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Léon Harmel, la profezia di un’impresa

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LÉON HARMEL

a cura di ubaldo casotto francesco cassese

Questo libro appartiene a ____________________________________

LÉON HARMEL, LA PROFEZIA DI UN’IMPRESA

Mostra realizzata da Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS in occasione della 47a edizione

A cura di

Ubaldo Casotto

giornalista e direttore scientifico della Fondazione Costruiamo il Futuro

Francesco Cassese

Change Management Consultant

Con il contributo di Censis

Progetto di allestimento

Clara Patelli con Andrea Benzoni

Ideazione grafica

Andrea Benzoni

Realizzazione video

Collarino & Morandi Comunicazione

Luca Mondellini

Coordinamento del progetto di allestimento

Angelo Matteoni

Progetto illuminotecnico

Chiara Tabellini

Stampa Immaginazione Event Solutions

Immagini

Archives Départamentales de la Marne https://archives.marne.fr/

Un sentito ringraziamento a Émeric Saucourt-Harmel

Promossa da Fondazione Costruiamo il Futuro Compagnia delle Opere

Con il sostegno di

Noleggio mostra IES – International Exhibition Service www.meetingmostre.com

Si ringrazia Silvano Carletto, Presidente della Cartiera Pirinoli Società Cooperativa, Roccavione (CN); Giuseppe De Rita, Presidente del Censis; Daniela Fumarola, Segretario generale della Cisl; Fabrizio Leopardi, Direttore risorse umane di Leroy Merlin; Jacques-Benoît Rauscher O.P., Docente di teologia morale all’Università Cattolica di Lione; Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà

LÉON HARMEL

LA PROFEZIA

DI UN’IMPRESA

la progenie. rende immortale al ricordo. Sicuramente. la stampa di un libro. e rilegata, ha qualcosa di affascinante. nome impresso, probabilmente resterà appassionati.

Pubblicare è dare alla luce.

LÉON HARMEL, LA PROFEZIA DI UN’IMPRESA

Desideriamo mettere in luce parole che accompagnino le persone nella vita.

Questa è la responsabilità che abbiamo come editori. Libri compagni di viaggio.

Nicolò, socio in questo progetto, grado di realizzare questo mio sogno. va a lui per aver “sposato” messo

Nella collana Telemaco

«Non si può morire per un dollaro». La rivoluzione di Amadeo Peter Giannini

A cura di F. Cassese, M. Castellaneta, M. Marzegalli, P. Nardi, S. Selva

tutti gli intervistati permesso di incontrare particolare Pietro Manganoni, Gigi Soldano, ci ha fornito la maggior parte delle pubblicazione. sempre sostenuto soprattutto amici di sempre che ancora prima di aver riservargli naturalmente.

Con la collaborazione di studenti delle Università Bocconi e Cattolica di Milano

Sub tutela Dei. Il giudice Rosario Livatino

A cura di G. Facciolo, M. Filippi, R. Masotto, S. Taormina, C. Torti, C. Tremolada, P. Tosoni

Il medico del popolo. Vita e opera di José Gregorio Hernández

A cura di Carlos Izzo, Leonardo Marius

Léon Harmel, la profezia di un’impresa www.itacaedizioni.it/leon-harmel-la-profezia-di-un-impresa

Prima edizione: agosto 2026

© 2026 Itaca srl, Castel Bolognese

Tutti i diritti riservati

ISBN 978-88-526-0852-0

Crediti fotografici

Foto catalogo: Archives Départementales de la Marne (archives.marne.fr)

Foto di Leone XIV a pagina 59: © Vatican Media SF

Per le immagini l’Editore è a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare.

Col nostro lavoro cerchiamo di rispettare l’ambiente in tutte le fasi di realizzazione, dalla produzione alla distribuzione. Questo prodotto è composto da materiale che proviene da foreste ben gestite certificate FSC, da materiali riciclati e da altre fonti controllate. Utilizziamo inchiostri vegetali senza componenti derivati dal petrolio e stampiamo esclusivamente in Italia con fornitori di fiducia, riducendo così le distanze di trasporto.

Stampato in Italia da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC)

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Prefazione

Léon Harmel, questo sconosciuto. La mostra presente al XLVII Meeting di Rimini, promossa dalla Fondazione Costruiamo il Futuro e dalla Compagnia delle Opere, poteva avere questo titolo. Pochissimi tra coloro a cui ne abbiamo parlato conoscevano il nome di questo industriale francese vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Il suo nome ci è riemerso alla memoria per colpa – se così si può dire, in questo caso comunque un’agostiniana felix culpa – di due persone: Robert Prevost e Luigi Giussani. Una scelta del primo ha innescato il ricordo di una lezione del secondo.

Il 10 maggio 2025, appena eletto Papa, Robert Prevost ha così spiegato la sua scelta di chiamarsi Leone XIV. Parlando al Collegio cardinalizio, ha detto:

«Ho pensato di prendere il nome di Leone XIV. Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro».

Rerum novarum, Leone XIII, dottrina sociale della Chiesa… e qui riemerge il ricordo delle lezioni del corso sulla natura della Chiesa tenute da don Giussani in Università Cattolica a Milano, là dove, parlando del fattore umano attraverso cui si comunica il divino nella Chiesa, a un certo punto citava proprio Leone XIII e la Rerum novarum, aggiungendo che vi era un industriale il quale aveva applicato integralmente la dottrina sociale, e questi era Léon Harmel. Rifece il suo nome negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso in alcune assemblee della allora neonata Compagnia delle Opere, accostandola esemplificativamente al modello cooperativistico che Harmel aveva realizzato nella sua azienda.

Di Léon Harmel sapevamo solo questo. Ma la decisione di Leone XIV di riporre come centrale per gli uomini del nostro tempo, e quindi per i cristiani, la “questione sociale” di fronte alle res novae che chiamano la nostra responsabilità all’impegno per la «custodia della persona umana» (come dice il sottotitolo delle Magnifica humanitas1) ha riacceso l’interesse per Harmel. E studiarlo è stata una vera scoperta, come vedrete dalle pagine che seguono.

Esse documentano non solo la vita e le opere di un personaggio straordinario, che ebbe intuizioni in largo anticipo sui tempi e le tradusse in opere che ancora oggi ci stupiscono, ma soprattutto tracciano i passi di un metodo di impressionante attualità, come attesta la prima enciclica di papa Leone XIV, e come si rileva dalle testimonianze di imprenditori, studiosi, operai, sindacalisti che si sono misurati

1 Leone XIV, Magnifica humanitas. Lettera Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2026.

con Léon Harmel dall’interno dell’esperienza che vivono nel mondo del lavoro e nella società odierni.

Il Meeting ha voluto titolare questa mostra La profezia di un’impresa. Giustamente, perché non riguarda il passato, ma indica il compito del presente: una storia carica di senso che ci protende all’avvenire come gente che coscientemente «si impegna a costruire il mondo nel bene» (Leone XIV, Magnifica humanitas, n. 236).

Maurizio Lupi

Presidente della Fondazione Costruiamo il Futuro

Andrea Dellabianca

Presidente della Compagnia delle Opere

Premessa Il tradizionalista innovatore

È convinzione di molti storici e teologi che Léon Harmel sia stato, se non l’unico, sicuramente il primo industriale ad applicare la Dottrina sociale della Chiesa, anticipandone molti temi con la realizzazione della “Corporazione cristiana” nell’insediamento industriale del lanificio di famiglia in Val-des-Bois (Marna).

Di lui il cardinale Alessandro Lualdi, arcivescovo di Palermo, che lo aveva conosciuto quando era rettore del Seminario lombardo, disse: «Ai miei occhi era il realizzatore nella pratica delle dottrine sociali di Leone XIII», il quale, lo si può affermare con certezza, nello scrivere l’enciclica Rerum novarum aveva ben presente l’opera di Harmel, il cui “laboratorio sociale” inizia negli anni Settanta dell’Ottocento. L’enciclica di papa Pecci esce nel 1891.

Luigi Giussani, che conosceva l’opera di Léon Harmel, nelle sue lezioni in Università Cattolica, precisamente all’interno del corso1 da qui poi nacque il volume Perché la Chiesa, parlava della “questione sociale” di cui trattò l’enciclica:

1 Schema per un corso sulla Chiesa. Appunti a cura degli studenti, CUSL, anno accademico 1976-77, p. 35.

«Quando Leone XIII ha scritto la Rerum novarum, anticipava così i tempi che la stampa liberale parlò di Papa socialista, eversivo e l’enciclica fu praticamente seppellita, per essere dissepolta ben dopo. Se i cattolici industriali di allora invece o oltre che regalare i campanili o le panche alle chiese avessero preso sul serio la Rerum novarum, può darsi che il rapporto tra la Chiesa e la mentalità comune sarebbe stato profondamente diverso».

L’orario di lavoro e il diritto al riposo

Harmel diminuisce l’orario di lavoro per gli adulti da dodici a dieci ore giornaliere, e lo fa a parità di salario. Per lui è una questione di giustizia, ma anche economica. È convinto che la diminuzione di orario sarà compensata da un aumento di produttività, salute ed equilibrio di vita migliori portano a migliore produzione in meno ore.

«La fede fa credere che ciò che non è buono per l’uomo non è buono neanche per gli affari».

Sancisce il riposo festivo sostenendo che non concedere il riposo domenicale non è solo un errore morale, è un errore economico, e abolisce il lavoro notturno.

«La nostra società democratica si vanta di aver dato tutti i diritti al lavoratore, ma gli rifiuta il diritto al riposo».

Adotta, inoltre, le prime regole di conciliazione lavorofamiglia: le donne escono mezz’ora prima, hanno permessi per il mercato il giovedì, il sabato lavorano mezza giornata. È anche il primo a riconoscere alle madri un congedo di maternità retribuito di sei settimane.

Come dice Pierre Guillaume Frédéric Le Play: «Oggi, come nel passato, una delle chiavi di volta dell’edificio sociale è il rispetto portato al carattere della donna».

In Francia le dieci ore giornaliere diventeranno legge nel 1900, il riposo domenicale nel 1906, il congedo maternità nel 1909.

TESTIMONIANZE

Presidente della Fondazione per la sussidiarietà

Fare profitto valorizzando le persone e costruendo luoghi d’educazione

Quando incominciammo la Compagnia delle Opere, dialogando con don Giussani, ci parlò di Léon Harmel, un personaggio che aveva attuato, unico, nelle sue imprese la Rerum novarum. Ci disse che se tutti avessero fatto come Léon Harmel la produzione moderna sarebbe stata redenta. Nell’idea, quindi, che avremmo avuto un’economia in cui l’uomo sarebbe stato al centro.

Io ritrovo oggi in quello che dice Leone XIV nell’enciclica molte delle cose che ci suggeriva Giussani. Faccio tre accenni importanti.

Il primo è che la responsabilità di impresa deve avere a che fare con la qualità e la dignità del lavoro, e che l’iniziativa imprenditoriale deve riconoscere il lavoro dignitoso. Il primo aspetto di questa centralità della persona è che un’impresa fa profitto, ma fa profitto valorizzando le persone. Il secondo tema è il fatto che il Papa lega questo alla conoscenza. Parla, infatti, di investimenti in competenze come fattore fondamentale per lo sviluppo. L’idea della conoscenza, della capacità di conoscere dell’uomo come fattore fondamentale è l’idea del capitale umano, di non

cognitive skills, di socio-emotional skills, di character skills, di queste caratteristiche dell’uomo che sono oggi uno snodo a livello educativo.

Il terzo punto è là dove il Papa parla di luoghi educativi, luoghi dove si deve educare questo uomo nuovo, questa nuova mentalità. Luoghi che sono il vero modo d’essere della sussidiarietà. La sussidiarietà vive in corpi intermedi, cioè in luoghi dove si ragiona, si dialoga, si costruisce un pensiero critico, invece di essere semplicemente esecutori di ordini o delle particelle governate dall’alto, tipo l’intelligenza artificiale.

LA

LA MAGNIFICA UMANITÀ

CREATA DA DIO SI TROVA OGGI

DI FRONTE AD UNA SCELTA

DECISIVA: INNALZARE UNA NUOVA

TORRE DI BABELE O EDIFICARE

LA CITTÀ DOVE DIO E L’UMANITÀ

ABITANO INSIEME.

OGNI GENERAZIONE RICEVE IN EREDITÀ IL COMPITO DI DARE

FORMA AL PROPRIO TEMPO:

DI FAR MATURARE LA STORIA

COME LUOGO IN CUI LA DIGNITÀ

DI OGNI PERSONA SIA CUSTODITA, LA GIUSTIZIA PROMOSSA E LA FRATERNITÀ RESA POSSIBILE.

LEONE XIV

L’industriale francese Léon Harmel

è riconosciuto dagli storici come il primo che ha precorso e realizzato gli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa.

La sua impresa è stata una profezia.

Essa indica il compito del presente, l’impegno indicato da Leone XIV nella sua prima enciclica: «custodire e valorizzare la magnifica umanità che ci è data in dono» e «costruire il mondo nel bene».

Caro Santo Padre, essere del proprio tempo, comprendere il proprio tempo, vivere con il proprio tempo

ci è sempre sembrato indispensabile mezzo per poter lavorare efficacemente a renderlo migliore.

Léon Harmel

€ 12,00

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