Skip to main content

"Il tranviere che suonava il clarinetto" di Valter Izzo

Page 1

Valter Izzo

IL TRANVIERE CHE SUONAVA IL CLARINETTO


1


2


Valter Izzo

Il tranviere che suonava il clarinetto Prefazione di Giancarlo Cesana

3


impresso, obabilmente resterà assionati. colò, socio in questo progetto, rado di realizzare mio sogno. Nellequesto edizioni Itaca a lui per aver François-Xavier “sposato” Bellamy I diseredati ovvero l’urgenza di trasmettere so Angelo Scola, Franco Anelli, Francesco Valenti

Bisogno educativo e compito della scuola utti gli intervistati esso di incontrare Roberto Laffranchini Si può essere un buon padre? lare Pietro Manganoni, Valter Izzo Soldano, Mi facciaparte dire un’Ave ha fornito la maggior delle Maria. La carità e le opere azione. e sostenuto soprattutto di sempre che ancora prima di aver rvargli lmente.

Valter Izzo Il tranviere che suonava il clarinetto www.itacaedizioni.it/il-tranviere-che-suonava-il-clarinetto Prima edizione: novembre 2020 © 2020 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0664-9 Stampato in Italia da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC) In copertina I genitori dell’autore a La Spezia, 1941

VEGETABLE INK

Col nostro lavoro cerchiamo di rispettare l’ambiente in tutte le fasi di realizzazione, dalla produzione alla distribuzione. Questo libro è stato stampato su carta certificata FSC® per una gestione responsabile delle foreste. Utilizziamo inchiostri vegetali senza componenti derivati dal petrolio e stampiamo esclusivamente in Italia con fornitori di fiducia, riducendo così le distanze di trasporto.

Seguici su www.itacalibri.it

Itacalibri

itacaedizioni

4

itacaedizioni


Ai miei figli e nipoti queste storie di educazione e del popolo che mi ha avviato alla vita

5


6


Prefazione

Conosco Valter Izzo da anni: Valter all’italiana e non Walter. Originale, fatto in casa. “Tutta un’altra storia” è intitolato uno dei capitoletti del libro. Ed è così: è tutta un’altra storia da quelle che corrono di solito. Nella scorsa primavera, superata la prima ondata di Covid-19, si parlava di ripresa come una specie di dopoguerra, con appelli all’energia del popolo italiano. Ora che il dopoguerra non è arrivato, gli appelli sono ancora più accorati. Bene, se si vuol capire chi ha rifatto l’Italia, sconfitta, dopo l’ultima guerra si legga il libro di Izzo, la descrizione del patrimonio di un uomo, le radici e la famiglia, le figure di riferimento, il nonno, la nonna, il padre e la madre, la gente sarda dell’isola della Maddalena, un mondo che, se oggi c’è, c’è poco, ricordato con nostalgia profonda. La coscienza del presente, infatti, è il precipitato, la memoria di quello che abbiamo vissuto. Il nonno, già militare in marina, è una figura forte e chiara. Qualche sua frase in dialogo con il nipote, per capire il tipo: “Tu, però, rispetti le leggi…” “Non le rispetto… le osservo e basta. Io rispetto solo i valori in cui credo.” “Paghi anche le tasse…” “Le imposte – mi interrompe”. Negli affari e nelle transazioni non gli importa di perdere, perché “ho dato la mia parola”. “Bisogna andare avanti, cambiando sé stessi. E diffidando delle rivoluzioni: sono troppe quelle che riportano il mondo al punto di partenza.” È la filosofia che percorre i racconti sulla storia dell’iso7


la, sulle battaglie della guerra, che diventano riferimenti del bambino Valter, che le fa sue, come se le avesse vissute. Senza odio e con la consapevolezza della dipendenza da vicende più grandi. Il papà e la mamma sono i protagonisti del faticoso lavoro per una vita migliore per sé e soprattutto per i figli, in una povertà dignitosa e orgogliosa, che abbassa la testa solo di fronte a Dio. La mentalità circostante cambia, lentamente e insensibilmente, sopravvivendo “una prassi, di cui la coscienza popolare ha perso le ragioni ideali”. Anche il papà era un marinaio, anche lui ha fatto la guerra. La famiglia è emigrata a Milano. Fa festa grande quando il papà “vince” il concorso per il posto fisso e sufficientemente remunerato di bigliettaio presso l’Azienda Tramviaria Milanese. Anche mio papà aveva ottenuto il posto di bigliettaio all’atm e, per quanto piccolo, ricordo la soddisfazione di mia mamma e la mia gioia riflessa. Poi viene la festa per la nuova casa “a riscatto” in un quartiere popolare, in corso di edificazione. Ancora una volta, anche a me successe la stessa cosa. Eravamo un paese in cui la trasformazione era concretamente visibile attraverso il nuovo che arrivava, inclusi gli elettrodomestici che non avevamo mai visto. “Mio padre non mi educa ad affrontare le prove: mi mostra come le vive lui”, dice Valter. Cioè lo ha educato con l’esempio. La madre era casalinga per missione, totalmente dedita alla conservazione e allo sviluppo della famiglia. E anche qui c’è da imparare. Quale lavoro vale l’impegno di tirare grandi e sostenere gli uomini? Certo è necessario il sacrificio che non è semplicemente rinuncia, ma amore alla verità più che a sé stessi, idea che nei nostri vecchi era diffusa. Per questo “mio padre non perde mai l’occasione per indicarmi modelli da seguire”, sostenuto dalla moglie, perché “mio padre ha indicato la strada che la famiglia doveva seguire per il nostro bene, ma è mia madre che l’ha resa possibile”. 8


Valter è cresciuto “in compagnia dei grandi”, innanzitutto della famiglia, ma anche preti, lo zio frate, maestre, personaggi insoliti come pescatori di frodo, carcerati e carcerieri, vicini, della Maddalena o della casa nuova a Milano, tutti protagonisti della sua educazione. “Grandi” non nel senso di importanti o famosi, ma nel senso di adulti, uomini e donne fatti, certi della positività della vita, comunicata attraverso i racconti e la pratica condivisa dell’esperienza. Grandi perché non lamentosi, ma generatori di amicizia con comprensione dei limiti propri e altrui. A proposito dei grandi importanti e famosi è notevole un’osservazione del padre che chiarisce perché le cose facciano così fatica ad andare diritte, nonostante scienza e competenza: “Generalmente le personalità di valore hanno notevoli capacità di analisi – nel proprio campo –, ma scarso interesse per tutto il resto: a loro preme soltanto che chi è al potere li lasci liberi di coltivare i propri interessi. Non hanno capacità di sintesi perché la visione d’insieme non li interessa: non si occupano del mondo attorno ma di andare a fondo di un particolare.” Così Valter è cresciuto senza alcun senso di inferiorità e anzi con la sicurezza decisa che ha confortato la sua ostinazione sarda. È diventato grande anche lui, ha conosciuto Valentina, l’ha sposata. Hanno avuto dei bambini e ne hanno adottato uno. Si sono avviati insieme verso un’altra storia, che Valter ha già raccontato in un libro precedente1. Giancarlo Cesana

Valter Izzo, Mi faccia dire un’Ave Maria. La carità e le opere, prefazione di Giorgio Vittadini, Itaca, Castel Bolognese 2019. 1

9


Indice

Prefazione Giancarlo Cesana

p.

7

Nota della curatrice Daniela Notarbartolo

»

11

Introduzione

»

13

» » » » » » » » » » » » » » » » » » »

19 22 25 28 30 33 36 40 43 45 48 51 53 56 59 62 66 70 73

Prima parte LA MADDALENA Un mondo a sé stante Tutta un’altra storia Al centro, Piazza Barò Sdebitarsi con la Provvidenza Fiocina e specchio Il polpo La Madonnetta Squarciò Il coraggio di smettere L’ultima bomba Qui sto bene La parola data Mille lire al mese Benedici! La bandiera L’asino Trasgressioni e tradizioni Preti Una famiglia ‘badante’ 188


Seconda parte MILANO LAMBRATE La Cascina Basciana Una scuola anomala Grandi cambiamenti Una casa vera Mobili L’esame da privatista La scuola e il sapere Le case dei tranvieri Insieme per ripartire La banda Porta Venezia Piazza Duomo In compagnia di un popolo Un’educatrice Santa Rita La giusta strada La meta

p. » » » » » » » » » » » » » » » »

79 82 84 86 89 93 96 99 101 105 108 111 115 118 121 124 126

La Disciplina Sono un bastardo Tommaso e Cecilia La mia via La moglie di un latitante Matriarcato Per amore e giustizia L’arma segreta Centum oculi Ora et labora I monaci: primi nelle isole Nanni Luigi Una vacanza diversa Fotografi Il Rosario di mia zia

» » » » » » » » » » » » » » » »

131 135 138 143 147 150 153 156 159 161 163 170 172 176 179 182

Epilogo

» 185

Terza parte GR A N DE A NCH’IO

189


Cala Gavetta e Piazza Barò sono sempre stati per me metafora della vita e di ogni meta: occorrono impegno e sacrificio – la gavetta – e l’incontro con qualcuno che ti proponga una strada e ti accompagni – il barone: una persona grande nell’animo prima che nel titolo. Valter Izzo

192


Una generazione di pescatori, operai e contadini era andata sotto le armi e al ritorno aveva trovato un Paese distrutto. A Milano, nel dopoguerra, arrivarono uomini e donne da tutta Italia, divisi da ideologie e partiti, ma uniti dalla voglia di riscatto e di ricostruzione: c’era un popolo intero di fronte al bene comune. Per secoli il popolo ha saputo risorgere da pestilenze e guerre sopravvivendo alle difficoltà e allevando frotte di bambini come me in compagnia dei grandi. Cos’è rimasto di questo popolo?

Valter Izzo

Valter Izzo (Ivrea 1945) ha lavorato come fisico; successivamente ha fondato opere di accoglienza, formazione e cura per giovani e adulti in difficoltà. Ha pubblicato Mi faccia dire un'Ave Maria (Itaca 2019).

€ 16,00 itacaedizioni.it


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
"Il tranviere che suonava il clarinetto" di Valter Izzo by Itaca Edizioni - Issuu