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Giotto la cappella degli scrovegni guida anteprima

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GIOTTO

LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI Guida a cura di Roberto Filippetti


GIOTTO

LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

Guida a cura di Roberto Filippetti


Giotto. La Cappella degli Scrovegni Guida a cura di Roberto Filippetti www.itacaedizioni.it/giotto-cappella-scrovegni-guida Prima edizione: novembre 2017 © 2017 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0540-6 Itaca srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie on line: www.itacalibri.it Coordinamento editoriale: Eugenio Dal Pane Cura editoriale: Cristina Zoli, Isabel Tozzi Progetto grafico: Andrea Cimatti Finito di stampare nel mese di novembre 2017 da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC)


Sommario INTRODUZIONE A GIOTTO

Ritratto 6 Cronologia 7 L’uomo gotico, san Francesco e Giotto 8 Giotto, pittore “francescano” 9 La pittura come dichiarazione d’amore alla realtà 10 Alcune novità della pittura di Giotto 14

LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

Santa Maria della Carità all’Arena La vera bellezza squadernata Come un film La verità è sinfonica: la Divina Commedia di Giotto Le corrispondenze: terzine e scene “abbinate” Corrispondenze tra Antico e Nuovo Testamento: le dieci formelle quadrilobate Genialità artistica e genialità teologica. La sequela come “metodo”

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registro superiore La storia apocrifa di Gioacchino e Anna e della Vergine Maria 40 1. Gioacchino cacciato dal Tempio 42 2. Gioacchino tra i pastori 43 3. L’annuncio ad Anna 44 4. Il sacrificio di Gioacchino 45 5. Il sogno di Gioacchino 46 6. Gioacchino e Anna alla Porta Aurea 47 7. La natività di Maria 48 8. La presentazione di Maria al Tempio 49 9. La consegna delle verghe 50 10. La preghiera per la fioritura delle verghe 51 11. Lo sposalizio della Vergine 52 12. Maria ritorna a Nazareth 53 L’Annunciazione, “cuore” della Cappella degli Scrovegni 54

registro mediano L’infanzia e la vita pubblica di Gesù 60 13. La visita di Maria a santa Elisabetta 62 14. La nascita di Gesù 64 15. L’adorazione dei Magi 66 16. La presentazione di Gesù Bambino al Tempio 68 17. La fuga in Egitto 70 18. La strage degli innocenti 72 19. Gesù fra i dottori nel Tempio 74 20. Il battesimo di Gesù 76 21. Le nozze di Cana 78 22. La risurrezione di Lazzaro 80 23. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme 82 24. La cacciata dei mercanti dal Tempio 84 registro inferiore I fatti attorno alla Pasqua 86 25. Il tradimento di Giuda 88 26. L’ultima Cena 90 27. La lavanda dei piedi 92 28. Il bacio di Giuda 94 29. Cristo davanti ad Anna e Caifa 96 30. Cristo deriso e flagellato 98 31. La salita al Calvario 100 32. La Crocifissione 102 33. Il compianto sul Cristo morto 104 34. La Risurrezione (Noli me tangere) 106 35. L’Ascensione 108 36. La Pentecoste 110 Le virtù, i vizi e il Giudizio Universale 112 Prudenza, Stoltezza 115 Fortezza, Incostanza 116 Temperanza, Ira 117 Giustizia, Ingiustizia 118 Fede, Infedeltà 119 Carità, Invidia 120 Speranza, Disperazione 121 Il Giudizio Universale 123


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LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

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Le corrispondenze: terzine e scene “abbinate” La Cappella degli Scrovegni è “bella”: fonde armonia, splendore e integrità, o “corrispondenza delle parti”, in un intreccio tra i vari registri di solito all’insegna del numero tre. Analoga la metrica in Dante e Giotto, all’insegna della terzina. Vediamone analiticamente due che approdano a Pietro e sinteticamente molte altre.

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Terzine verticali Gioacchino cacciato dal Tempio, Giuseppe nel­la Nascita di Gesù e Pietro nell’Ultima Cena hanno i volti e le acconciature di barba e capelli perfettamente identici; in Giuseppe e Pietro sono uguali anche la veste azzurra, il manto giallo-oro e i sandali. Così in tre storie diverse viene evocata la stessa sub-stantia: l’elezione alla speciale fecondità paterna. Gioac­chino, mortificato per la sterilità (come già Abramo) sarà il padre dell’Immacolata; Giuseppe il padre putativo di Gesù; Pietro il Santo padre della Chiesa. Nell’Annuncio ad Anna, costei si prostra in ginocchio all’irruzione dell’angelo il quale viene a dirle che avrà una figlia, Maria; nel registro mediano il primo dei re Magi è in ginocchio in adorazione del Re-Bambino (l’oro che ha consegnato è in verità un ostensorio sorretto da un angelo: custodirà quel “Pane degli angeli” che verrà istituito nel sottostante cenacolo); nel registro inferiore Gesù in ginocchio lava i piedi a Pietro. Diaconia, ministerium, servizio da parte del Signore che educa a fare lo stesso tra noi, certo. Ma anche adorazione: il Verbo incarnato in ginocchio, in adorazione della sua Chiesa in cui fango e oro si mescolano. Mai così sporchi, quei piedi! Mai così brillante l’oro del manto di Pietro! Pietro, la Chiesa: la dimora della permanenza di Cristo nella carne. E in Pietro il Verbo incarnato adora la dignità del singolo uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio. Proprio di fronte, in parete nord, c’è un’altra terzina di “inginocchiati”; pieni di attesa della manifestazione della scelta di Dio i primi, colme di stupore e commozione Marta e Maria – le sorelle di Lazzaro al quale Gesù ha ridato la vita –, e Maddalena, che ha appena riconosciuto il Maestro risorto.


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Corrispondenze tra Antico e Nuovo Testamento: le dieci formelle quadrilobate Dieci è il numero che evoca emblematicamente l’Antico Testamento: i Comandamenti dettati da Jahvè a Mosè, la Legge antica custodita nel Tempio. Nella Cappella degli Scrovegni, dieci sono i Patriarchi postdiluviani (Gn 11,10-26) raffigurati nell’arco che incornicia all’estremità orientale la volta stellata: Sem, Arpacsad, Selach, Eber, Peleg, Abramo, Reu, Serug, Nacor e Terach9. Ma è soprattutto nella parete nord che il dieci si cela molto spesso. La parete nord è senza finestre: simboleggia il freddo e il buio, ovvero l’attesa del Messia profetizzato come alba nuova. La Legge antica non va abolita, ma riscaldata dal comandamento nuovo dell’amore. Nel registro superiore di questa parete, dieci sono i gradini lungo i quali Maria bambina ascende, amorevolmente accompagnata da sua madre Anna, per la presentazione al Tempio; e dieci – in corrispondenza verticale, nel registro mediano – i dottori del Tempio, ai quali sta parlando il dodicenne Gesù. Dieci sono anche gli angioletti dolenti attorno al Crocifisso e al Cristo deposto, quando si fece buio all’ora nona e cielo e terra piansero la morte di Dio. Nel registro mediano e in quello basso della parete nord, al centro dei fregi che separano le storie della vita pubblica di Gesù e della Redenzione attraverso la Croce, campeggiano giusto dieci formelle quadrilobate, che narrano altrettanti episodi dell’Antico Testamento i quali prefigurano quelli del Nuovo Testamento rappresentati nel grande riquadro attiguo. Vediamoli. 9. Cfr. Claudio Bellinati, Giotto. Padua felix. Atlante iconografico della Cappella Scrovegni (1300-1305), Vianello Libri, Treviso 2000, p. 20.

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La circoncisione presso gli Ebrei (Gn 17,9-14) prefigura l’iniziazione cristiana attraverso il Battesimo. Qui un sacerdote del Tempio è realisticamente fissato nell’attimo in cui sta per intervenire col bisturi su un maschietto nudo. Prefigura Gesù che – ignudo, immerso nel Giordano – viene battezzato da Giovanni.

Mosè tocca con una verga la roccia di Meriba e compie il miracolo di fare scaturire l’acqua (Nm 20,1-13). Trait d’union tra l’acqua del Giordano e l’acqua miracolosamente trasformata in vino alle nozze di Cana.

Jahvè che dà la vita ad Adamo (Gn 2,7) prefigura Gesù che riporta in vita Lazzaro, quasi a connotare il nesso tra creazione e ri-creazione dell’umano. Totale appare la coincidenza tra la figura di Jahvè e quella di Gesù: la rossa veste bordata d’oro, il manto, il gesto del braccio benedicente, il profilo del volto, l’aureola nimbata.

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registro superiore La storia apocrifa di Gioacchino e Anna e della Vergine Maria

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1. Gioacchino cacciato dal Tempio

Nel registro superiore, sopra le finestre, nella parete sud, ci sono sei affreschi, che si concludono con la festa dell’8 dicembre: l’Immacolata Concezione di Maria. Nel primo vediamo Gioacchino — colui che sarà il nonno materno di Gesù — violentemente strattonato dallo scriba Ruben e cacciato dal tempio perché sterile, cosa reputata dagli ebrei un disonore. Ha negli occhi un gran dolore, stringe in braccio il capretto del sacrificio rifiutato dai sacerdoti (vestiti di verdastro e rosso, come una cinquantina

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d’anni dopo due dei sacerdoti che condanneranno Gesù). Nel recinto del tempio svetta, sorretto da colonnine tortili, un tabernacolo: è il sancta sanctorum che ricopre l’arca dell’alleanza; ma imita il ciborio di Arnolfo di Cambio che, nella chiesa romana di Santa Cecilia in Trastevere, sta sull’altare. E nel registro inferiore c’è la tavola-altare dell’Ultima cena: corrispondenze verticali. L’uomo fecondo viene benedetto dentro il recinto, mentre lui — lo sterile — viene maledetto e cacciato via.


2. Gioacchino tra i pastori

Gioacchino, «pieno di vergogna», non ritorna a casa, ma va con le sue bestie e i pastori nei monti, «in una terra lontana», come si legge nel vangelo apocrifo di Pseudo-Matteo (2,1), una delle principali fonti di questo primo ciclo di storie assieme al Protovangelo di Giacomo. I due giovani pastori s’interrogano perplessi: impressionante la capacità che Giotto ha di mostrarci i sentimenti attraverso la mi-

mica facciale! Altrettanto accurata è la “mimesi” del mondo animale, vegetale e minerale: le sette piante che verdeggiano sono querce, anche in riferimento allo sterile Abramo visitato dagli angeli alle querce di Mamre; il cagnolino che lo accoglie festoso è un levriero; il gregge è costituito da pecore garfagnine, quelle della sua Toscana. E le rocce suggeriscono che si prospetta una via faticosa, in salita.

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