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Francesco secondo Francesco

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Francesco SECONDO Francesco

Giotto

affreschi della Basilica Superiore di Assisi

San Bonaventura

didascalie tratte dalla «Legenda maior»

Papa Francesco

frasi tratte dalla visita ad Assisi, 4 ottobre 2013 mostra a cura di Eugenio Dal Pane e Andrea Cimatti ispirata dal libro «Francesco secondo Giotto» di Roberto Filippetti www.itacaeventi.it www.itacaedizioni.it Referenze fotografiche: basilica superiore di San Francesco, Assisi © Archivio Franco Cosimo Panini Editore S.p.A. · Papa Francesco in Piazza San Pietro, Roma © Isacco Cimatti


Io ho scelto, come Vescovo di Roma, di portare il suo nome. Un uomo che si è spogliato di se stesso e si è rivestito di Cristo.

Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: «Non dimenticarti dei poveri!». E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero ... Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Francesco Udienza ai rappresentanti dei media, 16 marzo 2013

Ma c’è anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi. È quanto il mio Predecessore, il caro e venerato Benedetto XVI, chiama la «dittatura del relativismo», che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini. E così giungo ad una seconda ragione del mio nome. Francesco d’Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi è vera pace senza verità! Non vi può essere pace vera se ciascuno è la misura di se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo del bene degli altri, di tutti, a partire dalla natura che accomuna ogni essere umano su questa terra. Francesco Udienza al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 22 marzo 2013


L’omaggio di un uomo semplice Quando un uomo semplice di Assisi stese le vesti dinanzi al beato Francesco e rese omaggio a lui che passava; oltre a ciò – si crede per ammaestramento di Dio – asserì essere Francesco degno d’ogni riverenza, come chi era per fare in un tempo prossimo grandi cose, e perciò dover essere onorato da tutti.

Che cosa testimonia san Francesco a noi, oggi? La realtà fondamentale che Francesco ci testimonia è questa: essere cristiani è un rapporto vitale con la Persona di Gesù, è rivestirsi di Lui, è assimilazione a Lui.


Il dono del mantello Quando il beato Francesco si incontrò con un cavaliere, nobile ma povero e malvestito, dalla cui indigenza mosso a compassione per affettuosa pietà, quello, subito spogliatosi, rivestì.

L’incontro con Gesù lo portò a spogliarsi di una vita agiata e spensierata, per sposare “Madonna Povertà” e vivere da vero figlio del Padre che è nei cieli.


Il sogno del palazzo La notte seguente, essendosi il beato Francesco assopito, vide un palazzo splendido e grande con armi guerresche fregiate del segno della croce di Cristo; e, chiedendo di chi fossero, da una voce celeste gli fu risposto che esse sarebbero divenute tutte sue e dei suoi soldati.

Questa scelta, da parte di san Francesco, rappresentava un modo radicale di imitare Cristo, di rivestirsi di Colui che, da ricco che era, si è fatto povero per arricchire noi per mezzo della sua povertà.


La preghiera dinanzi al Crocifisso di San Damiano Pregando il beato Francesco dinanzi all’immagine del Crocifisso, dalla croce venne una voce che disse tre volte: «Francesco, va’, ripara la mia casa che tutta si distrugge», con ciò alludendo alla Chiesa di Roma.

Da dove parte il cammino di Francesco verso Cristo? Parte dallo sguardo di Gesù sulla croce. Lasciarsi guardare da Lui nel momento in cui dona la vita per noi e ci attira a Lui.


La rinuncia agli averi Quando restituì al padre ogni cosa e, deposte le vesti, rinunciò ai beni paterni e temporali, dicendo al genitore: «Da qui in avanti posso dire con certezza: Padre nostro che sei nei cieli, poiché Pietro di Bernardone m’ha ripudiato».

Chi si lascia guardare da Gesù crocifisso viene ri-creato, diventa una «nuova creatura». Da qui parte tutto: è l’esperienza della Grazia che trasforma, l’essere amati senza merito, pur essendo peccatori.


Il sogno di Innocenzo III Come il papa vedeva la basilica lateranense esser già prossima alla rovina; la quale era sostenuta da un poverello (si intende il beato Francesco), mettendole sotto il proprio dosso perché non cadesse.

Ci rivolgiamo a te, Francesco, e ti chiediamo: insegnaci a rimanere davanti al Crocifisso, a lasciarci guardare da Lui, a lasciarci perdonare, ricreare dal suo amore.


La conferma della regola Quando il papa approvò la Regola e diede mandato di predicare la penitenza, e ai frati, che aveano accompagnato il santo, fece fare delle corone, ovvero delle chieriche, perché potessero predicare liberamente la Parola di Dio.

Questa è la seconda cosa che Francesco ci testimonia: chi segue Cristo, riceve la vera pace, quella che solo Lui, e non il mondo, ci può dare. San Francesco viene associato da molti alla pace, ed è giusto, ma pochi vanno in profondità.


La visione del carro di fuoco I suoi frati videro il beato Francesco sopra un carro infocato e splendente correre per la casa, circa la mezzanotte, mentre il tugurio risplendeva d’una gran luce; onde stupirono quelli che vegliavano, si destarono e spaventarono gli altri che dormivano.

Qual è la pace che Francesco ha accolto e vissuto e ci trasmette? Quella di Cristo, passata attraverso l’amore più grande, quello della Croce.


La visione dei troni celesti In cielo molti seggi, e uno, più degli altri degno, d’ogni gloria rifulgente; e udì una voce che diceva: «Questo seggio fu di uno degli angeli che caddero, e ora è riservato all’umile Francesco».

È la pace che Gesù Risorto donò ai discepoli quando apparve in mezzo a loro. Ci rivolgiamo a te, Francesco, e ti chiediamo: insegnaci ad essere “strumenti della pace”, della pace che ha la sua sorgente in Dio, la pace che ci ha portato il Signore Gesù.


La cacciata dei diavoli da Arezzo Quando il beato Francesco vide sopra la città di Arezzo i demoni esultanti e al suo compagno disse: «Va’, e in nome di Dio scaccia i diavoli, così come dal Signore stesso ti è stato ordinato, gridando da fuori della porta»; e come quello obbedendo gridò, i demoni fuggirono e subito pace fu fatta.

Il Vangelo non riguarda solo la religione, riguarda l’uomo, tutto l’uomo, riguarda il mondo, la società, la civiltà umana. Il Vangelo è il messaggio di salvezza di Dio per l’umanità.


La prova del fuoco Quando il beato Francesco per la fede in Cristo volle entrare in un grande fuoco coi sacerdoti del Soldano di Babilonia; ma nessuno di loro volle entrare con lui, e subito tutti fuggirono dalla sua vista.

L’umanità ha veramente bisogno di essere salvata! Ognuno di noi ha bisogno di salvezza! Soli non ce la facciamo! Abbiamo bisogno di salvezza!


L’estasi Come il beato Francesco, pregando un giorno fervidamente, fu scorto dai frati levarsi da terra con tutto il corpo, con le mani protese; e una fulgidissima nuvoletta risplendette intorno a lui.

Salvezza da che cosa? Dal male. Il male opera, fa il suo lavoro. Ma il male non è invincibile e il cristiano non si rassegna di fronte al male. Il nostro segreto è che Dio è più grande del male. Dio è più grande del male.


Il presepe di Greccio Come il beato Francesco, in memoria del Natale di Cristo, ordinò che si apprestasse il presepe, che si portasse il fieno, che si conducessero il bue e l’asino; e predicò sulla natività del Re povero; e, mentre il santo uomo teneva la sua orazione, un cavaliere scorse il vero Gesù bambino in luogo di quello che il santo aveva portato.

Dio è amore infinito, misericordia senza limiti, e questo Amore ha vinto il male alla radice nella morte e risurrezione di Cristo. Questo è il Vangelo, la Buona Notizia: l’amore di Dio ha vinto!


Il miracolo della sorgente Salendo il beato Francesco sopra un monte in groppa all’asino di un povero uomo a causa di un’infermità, e invocando il detto uomo, che si sentiva morir di sete, un poco d’acqua, ne cavò da una pietra: la quale né prima v’era stata, né poi fu più vista.

Il Santo d’Assisi testimonia il rispetto per tutto ciò che Dio ha creato e come Lui lo ha creato, senza sperimentare sul creato per distruggerlo; aiutarlo a crescere, a essere più bello e più simile a quello che Dio ha creato.


La predica agli uccelli Andando il beato Francesco a Bevagna, predicò a molti uccelli; e quelli esultanti stendevano i colli, protendevano le ali, aprivano i becchi, gli toccavano la tunica; e tutto ciò vedevano i compagni in attesa di lui sulla via.

E soprattutto san Francesco testimonia il rispetto per tutto, testimonia che l’uomo è chiamato a custodire l’uomo, che l’uomo sia al centro della creazione, al posto dove Dio – il Creatore – lo ha voluto.


La morte del cavaliere di Celano Quando il beato Francesco impetrò la salute dell’anima per un cavaliere di Celano, che devotamente a pranzo l’aveva invitato; il quale, dopo la confessione e dopo aver disposto per la sua casa, mentre gli altri si mettevano a mangiare, d’improvviso esalò l’anima, addormentandosi nel Signore.

Il Vangelo ha due destinazioni che sono legate: la prima, suscitare la fede, e questa è l’evangelizzazione; la seconda, trasformare il mondo secondo il disegno di Dio, e questa è l’animazione cristiana della società.


La predica dinanzi a Onorio III Quando il beato Francesco, al cospetto del santo papa e dei cardinali, predicò con tale devozione e tale efficacia da apparire chiaramente come egli parlasse non con dotte parole d’umana sapienza, ma per divina ispirazione.

Ma non sono due cose separate, sono un’unica missione: portare il Vangelo con la testimonianza della nostra vita trasforma il mondo.


L’apparizione al capitolo di Arles Predicando il beato Antonio in Capitolo ad Arles sul titolo della Croce, il beato Francesco, benché corporalmente assente, apparve; e, stese le mani, benedisse i frati, così come poté vedere il frate Monaldo; e gli altri frati ne ebbero una grande consolazione.

Guardiamo Francesco: lui ha fatto tutt’e due queste cose, con la forza dell’unico Vangelo.


Le stimmate Pregando il beato Francesco sul fianco del monte della Verna, vide Cristo in aspetto di serafino crocifisso; il quale gl’impresse nelle mani e nei piedi e anche nel fianco destro le stimmate della Croce dello stesso Signore Nostro Gesù Cristo.

Francesco ha fatto crescere la fede, ha rinnovato la Chiesa; e nello stesso tempo ha rinnovato la società, l’ha resa più fraterna, ma sempre col Vangelo, con la testimonianza.


La morte del Santo Come, nel momento del trapasso del beato Francesco, un frate vide l’anima sua salire al cielo sotto forma di stella fulgidissima.

Il Crocifisso non ci parla di sconfitta, di fallimento; paradossalmente ci parla di una morte che è vita, che genera vita, perché ci parla di amore, perché è l’Amore di Dio incarnato, e l’Amore non muore, anzi, sconfigge il male e la morte.


La visione di frate Agostino e del vescovo di Assisi Il ministro, in Terra di Lavoro, infermò e presso alla fine e già da tempo avendo perduto la loquela, gridò e disse: «Aspettami, padre, vengo teco»; e subito spirato, seguì il santo padre.

Cristo è morto sulla croce per i nostri peccati ed è risorto. Con Lui noi possiamo lottare contro il male e vincerlo ogni giorno. Se io credo che Gesù ha vinto il male e mi salva, devo seguire Gesù, devo andare sulla strada di Gesù per tutta la vita.


L’accertamento delle stimmate Nella Porziuncola giacendo morto il beato Francesco, messer Girolamo, celebre dottore e letterato, moveva i chiodi, e le mani, i piedi, il costato del santo con le proprie mani frugava.

In tutta la vita di Francesco l’amore per i poveri e l’imitazione di Cristo povero sono due elementi uniti in modo inscindibile, le due facce di una stessa medaglia.


Il pianto delle clarisse Le turbe che erano convenute, trasportando verso la città d’Assisi con rami d’alberi e moltitudine di ceri accesi il sacro corpo fregiato delle celesti gemme, lo presentarono alla vista della beata Clara e delle sacre vergini.

Le suore di clausura sono chiamate ad avere grande umanità, un’umanità come quella della Madre Chiesa. E la vostra umanità viene per questa strada, l’Incarnazione del Verbo. È la strada dell’umanità di Gesù Cristo: sempre con Gesù, Dio-uomo.


La canonizzazione Quando il santo papa venendo in persona alla città di Assisi, diligentemente esaminati i miracoli, per consiglio dei frati suoi canonizzò il beato Francesco e l’iscrisse nel novero dei santi.

Perché il Verbo è venuto nella carne, Dio si è fatto carne per noi, e questo darà a voi una santità umana, grande, bella, matura, una santità di madre. E la Chiesa vi vuole così: madri, madre, madre. Dare vita.


L’apparizione a Gregorio IX Dubitando alquanto il santo papa Gregorio della piaga del costato, gli disse in sogno il beato Francesco: «Dammi una fiala vuota». E, come gliela diede, la si vide riempire dal sangue del costato.

Sapete che cosa ha detto Francesco una volta ai suoi fratelli? «Predicate sempre il Vangelo e se fosse necessario, anche con le parole!».


La guarigione del ferito di Lerida Il beato Francesco, sciogliendo con le sue mani le bende e toccando solamente le ferite, all’istante risanò in modo perfetto Giovanni di Lerida colpito a morte e dato per spacciato dai medici ma che lo aveva devotamente invocato all’ora del ferimento.

Ma come? Si può predicare il Vangelo senza le parole? Sì! Con la testimonianza! Prima la testimonianza, dopo le parole!


La confessione di una donna resuscitata Il beato Francesco resuscitò questa donna morta, la quale dopo aver fatto alla presenza di chierici e di altri la confessione di un peccato che non aveva ancora confessato, di nuovo morta si addormentò nel Signore e il diavolo fuggì confuso.

Oggi, nel nome di san Francesco, vi dico: non ho né oro, né argento da darvi, ma qualcosa di molto più prezioso, il Vangelo di Gesù.


La liberazione dell’eretico Pietro Il beato Francesco liberò questo prigioniero, accusato di eresia e per mandato del papa affidato al vescovo di Tivoli; ciò accadde nella festa dello stesso beato Francesco alla cui vigilia lo stesso prigioniero aveva digiunato secondo il costume della Chiesa.

Andate con coraggio! Con il Vangelo nel cuore e tra le mani, siate testimoni della fede con la vostra vita: portate Cristo nelle vostre case, annunciatelo tra i vostri amici, accoglietelo e servitelo nei poveri.


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