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"L’epopea di Gilgamesh" di Laura Vitale

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Illustrato da Miriam Zaccara


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Laura Vitale

Introduzione e commento di Paolo Molinari Illustrato da Miriam Zaccara


gli odissei sono libri attenti alla leggibilità, dedicati a tutti i

lettori, perché siamo tutti compagni di Ulisse! Abbiamo curato ogni dettaglio (scelta della carta, impaginazione, interlinea, font, spaziature, allineamenti, colori e lunghezza delle righe) perché la lettura possa essere gustata al meglio. Scopri di più su itacaedizioni.it

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Laura Vitale L’epopea di Gilgamesh www.itacaedizioni.it/epopea-di-gilgamesh Prima edizione: marzo 2021 © 2021 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0677-9 Progettazione grafica e impaginazione: Daniela Dal Pane, Isabel Tozzi Stampato in Italia da D’Auria Printing, S. Egidio alla Vibrata (TE) Col nostro lavoro cerchiamo di rispettare l’ambiente in tutte le fasi di realizzazione, dalla produzione alla distribuzione. Questo prodotto è composto da materiale che proviene da foreste ben gestite certificate FSC‰, da materiali riciclati e da altre fonti controllate. Utilizziamo materiale plastic free, inchiostri vegetali senza componenti derivati dal petrolio e stampiamo esclusivamente in Italia con fornitori di fiducia, riducendo così le distanze di trasporto.

VEGETABLE INK


Introduzione

Introduzione

«Bisognerebbe scrivere di cose eterne per essere

certi che saranno attuali.» Così scriveva Simone Weil a proposito della letteratura, ed è il motivo per cui dopo 5.000 anni siamo ancora qui a leggere il mito di Gilgamesh. Questa storia non parla di macchine, di cellulari, di computer o delle mille cose transitorie di cui è riempita la nostra quotidianità, ma di cose permanenti: la luna, gli alberi, l’amicizia, la morte, il dolore, l’amore… Cose che esistono da migliaia di anni ed esisteranno sempre. L’origine di questa narrazione si perde nella notte dei tempi perché prima di essere scritta è stata narrata a voce per secoli, eppure la cosa incredibile è il fatto che riesce ancora ad emozionarci, a parlarci. Nonostante sia stata inventata da uomini in un tempo totalmente diverso dal nostro, in cui è impossibile anche solo immedesimarsi, la comprendiamo, ci ferisce, ci costringe a pensare. Questo è possibile perché parla di realtà che non passeranno mai: il cuore dell’uomo e la vita. 3


L’EPOPEA DI GILGAMESH

Leggere questo mito è, allora, come tornare all’inizio, quando le parole avevano un peso e la vita un significato. Questo racconto è come una miniera d’oro, in cui ogni generazione umana scende e torna in superficie con qualche ricchezza. La sua inesauribilità sta proprio nella sua densità, nell’andare al cuore dell’esistenza. In un’epoca, come dice ancora Simone Weil, «dove la società è diventata una macchina per infrangere i cuori, per schiacciare gli spiriti, una macchina per fabbricare incoscienza, stupidità, corruzione, ignavia e soprattutto arroganza», il mito di Gilgamesh è un vero libro fondativo, una bussola preziosa per ritrovare la nostra umanità e un sentiero per iniziare ad affrontare il viaggio della vita. Ultima annotazione che riguarda i bambini. Il loro sguardo, stupito e pieno di meraviglia sul mondo, è ciò che più si avvicina alla condizione degli uomini che hanno inventato questo mito. Per loro la realtà è viva, pulsante; ne percepiscono istintivamente e semplicemente quella parte che potremmo definire la “natura spirituale”, come era per l’uomo agli inizi della sua storia. Tolkien, grande narratore e conoscitore di miti, diceva che per «i piccoli uomini» non è importante capire il senso profondo di quello che leggono, quello ri4


Introduzione

guarda gli adulti; la cosa importante è la possibilità di leggere storie all’altezza dei loro desideri. Nostro compito è donare ai bambini questa dote di significato attraverso storie grandi di umanità, senza la pretesa di vederne subito il risultato. I semi gettati nelle menti e nei cuori porteranno frutto negli anni a venire, quando la loro umanità ne avrà bisogno. Per questo ritengo “salutare” per tutti immergersi nella storia del viaggio di Gilgamesh. Paolo Molinari

Laura Vitale è docente nella scuola primaria. Paolo Molinari è formatore e direttore didattico. 5


L’EPOPEA DI GILGAMESH


Prologo

Prologo

Vi narrerò di Gilgamesh, colui che vide tutto. Proclamerò al mondo le sue grandi imprese. Lui che esplorò i paesi più lontani e percorse sentieri per conoscere l’ignoto. Lui che indagò ogni cosa segreta, e volle raggiungere l’irraggiungibile. Volle svelare i misteri della vita, e ribellarsi al suo destino mortale. Lui che cercava l’immortalità trovò saggezza nella rassegnazione.

Di lui fu scritto sulla stele di pietra.

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L’EPOPEA DI GILGAMESH

Gilgamesh, re di Uruk

Gran parte del mondo era a quel tempo ancora

immersa nell’oscurità. Non esistevano mura, città e campi coltivati, non esistevano templi, sovrani e leggi da rispettare. Tribù di nomadi, pastori e cacciatori, vagavano combattendo e fuggendo, sempre alla ricerca di un luogo dove stabilirsi e vivere in pace. Ovunque tenebra, paura, e incertezza del domani. Ma nella terra di Sumer due fiumi scorrevano lenti abbracciando distese di verdi palmeti e biondi campi di grano, abbeverando greggi e placide mandrie: terra tra i due fiumi, era detta perciò Mesopotamia. Proprio lì sorgeva la splendida Uruk dalle possenti mura edificate in mattoni ben cotti e di ottima fattura, con le sue alte torri e il suo sacro tempio.

Sulla potente città di Uruk, lungo le sponde del fiume Eufrate, regnava Gilgamesh. Egli era il quinto sovrano di questa città dopo il Diluvio. Fu lui a far innalzare le mura della città. E fu lui 8


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a porre le fondamenta dell’Eanna, la Casa del Cielo, il tempio dedicato ad Anu, dio del firmamento, e a Ishtar, dea dell’amore. Quando fu creato, Gilgamesh ricevette in dono dagli dèi un corpo perfetto, la bellezza, il coraggio, la forza. Essi lo resero impetuoso e irruente come un toro selvaggio. Per due terzi lo fecero di natura divina, solo per un terzo era uomo.

Gilgamesh era bellissimo, forte, impetuoso, ma non dava pace al suo popolo. Giorno e notte gettava scompiglio tra la popolazione chiamandola a raccolta secondo i suoi capricci. La costringeva a sacrifici e lavori incessanti, trascurando il bene comune e inseguendo solo la sua gloria. Invece che un buon re, era diventato per il suo popolo un implacabile tiranno. La costruzione delle possenti mura di Uruk, che lui voleva sempre più alte e robuste, e le continue guerre combattute con le città vicine tenevano gli uomini lontani dalle loro famiglie e molti non facevano più ritorno. Nessuno osava ribellarsi e sfidarlo apertamente, ma ogni madre, moglie, fidanzata o figlia si lamentava di Gilgamesh.

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Gilgamesh, re di Uruk

Egli era la causa dei loro dispiaceri e non aveva pietà per nessuno. Decisero allora di rivolgersi con preghiere al potentissimo dio Anu.

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L’EPOPEA DI GILGAMESH

Una storia che ci fa riflettere Il poema di Gilgamesh è la più anti-

ca storia narrata dall’uomo. Essa ci fa riflettere e ci porta a scoprire aspetti fondamentali dell’esperienza.

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Epilogo

1. La vita come viaggio

I versi del prologo ci introdu-

cono immediatamente al senso profondo di questo mito, spiegandoci che si tratta della storia di un viaggio: ecco apparire l’archetipo più importante della letteratura. Ma perché la vita è un viaggio? Non per il fatto che si parte con la nascita per arrivare alla morte, come banalmente si trova scritto in alcune antologie. Noi entriamo nell’esistenza nudi, non solo fisicamente, ma anche culturalmente, entriamo nel mondo senza un significato precostituito. Siamo gli unici esseri viventi dotati di coscienza; per l’uomo non è sufficiente possedere l’istinto per vivere, abbiamo bisogno di un senso. Nasciamo pieni di domande, ma senza risposte. Mark Twain scrive: «I due giorni più importanti nella tua vita sono il giorno in cui sei nato e il giorno in cui scopri il perché». La vita è il viaggio per trovare questo significato; 85


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l’uomo si deve muovere, deve spostarsi, perché non è stando chiuso in casa a pensare su sé stesso che troverà una risposta, deve esplorare la realtà disposto ad incontrare altri uomini. La verità profonda insita in questa metafora del viaggio è che l’umanità non è data in modo compiuto con la nascita, ma deve essere conquistata. Per diventare uomini non basta il trascorrere del tempo; il nostro corpo cresce e invecchia col passare degli anni, ma si diventa uomini soltanto attraverso un viaggio alla ricerca della verità, del senso della propria esistenza. Compagni inseparabili di questa avventura sono il dolore e la fatica, le due parole che continuamente ritornano nel testo originale come un ritornello lungo tutto il racconto. Non a causa di una colpa, ma come condizioni necessarie per diventare uomini. Il mito di Gilgamesh è dunque il racconto di questo viaggio esistenziale alla ricerca del senso della vita.

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Monta

Acqua

gna

Lo sapevi che… Pesce

Terra

Bere

… i Sumeri iniziarono a scrivere per ricordare il cibo e i beni che conservavano nelle ziggurat. All’inizio gli scribi rappresentavano ogni prodotto, poi cominciarono a sostituire i disegni con segni corrispondenti a suoni, impressi su tavolette di argilla.

Andare

Nasce così la scrittura cuneiforme.

Orzo

Toro

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W Y Z

Prova a scrivere il tuo nome:

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Indice Introduzione 3 L’epopea di Gilgamesh Prologo 7 Gilgamesh, re di Uruk 8 Creazione di Enkidu 12 Enkidu e Gilgamesh 18 Verso l’avventura 22 Nella foresta dei Sacri Cedri 26 Ishtar e il Toro del Cielo 34 La morte di Enkidu 40 Il lamento di Gilgamesh 44 L’ultima missione 46 Il sentiero del Sole 50 Sulle sponde dell’Oceano 56 A Dilmun 62 Il racconto del Diluvio 66 Il dono di Utnapishtim 72 La pianta e il serpente 76 Ritorno a Uruk 80 Epilogo 83 Una storia che ci fa riflettere 1. La vita come viaggio 2. Arroganza 3. Incontro 4. Limite 5. Giudizio

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L’EPOPEA DI GILGAMESH

Se osservi con attenzione noterai che

nella foresta si nascondono molte cose… Ci sono dieci pietre preziose, una gazzella, tre camaleonti, uno scorpione e la zampa di Humbaba.

Divertiti a esplorarla! 96


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