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Emilia Vergani. Saggia e ardente

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il modo più comune fosse attraverso la progenie. Un figlio che porta il tuo nome ti rende immortale al ricordo. Sicuramente. er primo. Un altro modo credo fosse attraverso la stampa di un libro. L’immortalità della carta stampata, e rilegata, ha qualcosa di affascinante. EmiliaPorta Vergani anche in questo caso il tuo nome impresso, Saggia e ardente e attraverso e se fatto con il cuore e con passione probabilmente resterà per molto tempo nelle librerie degli appassionati. Mostra a cura di Il volto e la voce di Emilia Se non fosse stato perProgetto, l’incontroallestimento con Nicolò, socio in questo progetto, Davide Bartesaghi e coordinamento www.itacaedizioni.it/emilia-vergani-saggia-e-ardente eziosi, con la probabilmente non sarei mai stato in grado di realizzare questo mio sogno. Elena Mauri Paolo Fumagalli EmilianoQuindi Ronzoniil ringrazimento principale va a lui per aver “sposato” Enrico Rigamonti no arricchito, il progetto e per la passione che ha messo Franca Scanziani Samuele Sanvito bro. nel voler perseguire questo obiettivo. invitato a Un ringraziamento va sicuramente a tutti gli intervistati rro” Ferrini.Promossa e agli da “intermediari” che ci hanno permesso di incontrare i protagonisti di questo libro, in particolare Pietro Manganoni, creato. amico fraterno di Claudio Torri e Gigi Soldano, che ha creduto nel nostro progetto e ci ha fornito la maggior parte delle fotografie che adornano questa pubblicazione. Uncon pensiero a Marina Realizzata il contributo di che mi ha sempre sostenuto soprattutto ra nei momenti di difficoltà e agli amici di sempre che ancora prima di aver chiuso il progetto mi chiedevano di riservargli una copia del libro, autografata naturalmente. Per noleggiare la mostra Gianluca Ferrini Enrico Rigamonti 335 8031572 associazione@in-presa.it

Emilia Vergani. Saggia e ardente www.itacaedizioni.it/emilia-vergani-saggia-e-ardente Prima edizione: dicembre 2020 ©  2020 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati

978-88-526-0656-4 no che ne èISBN autore e legittimo proprietario. Impaginazione grafica: Isabel TozziParis Match. donate dallo stesso protagonista: credit Stampato Italia dadagli Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC) danno ci sono state indonate stessi protagonisti. to a cercareSeguici la fonte su: senza riuscire ad individuarla. uò contattare gli autori allaItacalibri mail info@parisdakar.it www.itacalibri.it itacaedizioni itacaedizioni

Col nostro lavoro cerchiamo di rispettare l’ambiente in tutte le fasi di realizzazione, dalla produzione alla distribuzione. Questo libro è stato stampato su carta certificata FSC‰ per una gestione responsabile delle foreste. Utilizziamo inchiostri vegetali senza componenti derivati dal petrolio e stampiamo esclusivamente in Italia con fornitori di fiducia, riducendo così le distanze di trasporto.

VEGETABLE INK


Sommario 4

PRESENTAZIONE

LA MOSTRA

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SAGGIA E ARDENTE

8

IL MONDO COME ORIZZONTE

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CHE VALE LA VITA SE NON PER ESSERE DATA?

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EMILIA E GIANCARLO

14

CASA CESANA

16

TRACCE DI MISTERO

18

CHE FANTASTICA STORIA È LA VITA

20

COSTELLAZIONE DI AMICIZIE

22

EMILIA, DONNA DELL’ACCCOGLIENZA COMBATTIVA

24

IL FUOCO E LA LEGNA

26

UNA FEDE SEMPLICE

28

IL VALORE PUBBLICO DELLA FEDE

30

IN-PRESA OGGI

32

EMILIA, SIGNORA DELLA VITA

35

LA MEMORIA VIVA DEGLI AMICI

57

DIARIO E APPUNTI DI EMILIA

69

IN-PRESA: UN VILLAGGIO DELL’EDUCAZIONE

73

«VIENI DIETRO A ME»

78

EMILIA VERGANI. BIOGRAFIA

82

LETTERA DEL CARDINALE ANGELO SCOLA


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presentazione Chi trascorresse un po’ di tempo in compagnia dei testi della mostra e, soprattutto, delle testimonianze raccolte in questa pubblicazione dedicata alla nostra amica Emilia in occasione del ventennale della sua morte, credo ne riemergerebbe con un’ultima, inevasa domanda: cosa significhi, o, meglio, come sia potuto accadere che particolari si direbbe insignificanti, in sé persino banali, possano essersi scolpiti nella memoria, a distanza di anni, così precisi e vivi e talmente carichi di senso da apparire impropri? Lì, tra i ricordi, i fatti, le riflessioni, si vedrebbe assurgere a protagonisti uno scambio di battute al telefono, una frase semplice e piena in risposta all’amico in ambasce per aver combinato un guaio, una postura nei giochi con i figli, l’essere chiamata “amica”, un sorriso, il dono di un giocattolo, il rimestar di un risotto. Perfino il ritornare con la memoria alla panca, al posto abituale da cui Emilia era solita assistere alla messa nella basilica romanica di una piccola frazione di paese. Eppure, nella banalità di quelle circostanze, c’è di più. Molto di più. Ben lo sappiamo: ci sono persone, o momenti di persone che, entrando nell’orizzonte della nostra esperienza, aprono e squarciano un varco tra il nostro mondo e un altro mondo. Non che lo spieghino, no. Ma lo rivelano. È un’irruzione improvvisa e inattesa che sorprende e di cui non si sa spiegare, se ci si pensa bene, come avvenga e perché. Appare, d’improvviso, come un miracolo. Si sa solo che, nel suo accadere, si intravvede in esso un’eco che rivela noi a noi stessi. È l’eco di un destino. E a noi non resta che custodirne il ricordo e accorgerci che quel mondo appare fatto apposta per noi. O che, più correttamente, noi, per quel mondo, siamo fatti. «Una cosa dell’altro mondo, in questo mondo» avrebbe scolpito, con impeto soddisfatto del vero, qualcuno che così gran parte ha avuto nella vita di tanti di noi.


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Abbiamo qui, dunque, una mostra e una raccolta di testimonianze a cui si aggiungono alcuni suoi scritti e interventi pubblici riguardanti In-Presa, l’opera da lei fondata. L’idea di ritornare con la memoria a Emilia nell’occasione del ventennale della sua scomparsa è di un gruppo di amici che l’ebbero, l’hanno, cara. E che lei, Emilia, ebbe, ha, cari. Il desiderio di fare qualcosa covava naturalmente nel cuore di molti ed è bastato accennarne perché prendesse forma e chiamasse a raccolta quella particolare forma di amicizia che è la comunità cristiana. In particolar modo, mostra e testimonianze devono molto al paziente lavoro di tessitura, raccolta e raccordo di Franca ed Elena. Così come molto si deve alla disponibilità dei tanti a raccogliere ricordi e pensieri e a mettere mano agli album di famiglia per dare volto ai ricordi. E al lavoro, oscuro, di chi ha curato l’edizione e provveduto a ricercare i fondi necessari. Il marito Giancarlo ha avuto il grande merito di accogliere l’idea, fidarsi degli amici, lasciarli fare, accompagnarli e, se del caso, approvare. Qui, occorre dire, ha seguito l’esempio di Emilia, pronto a ritrarsi per fare spazio ad altri. Potrebbe sembrare cosa di poco conto, ma solo per chi non sa come vanno le cose di questo mondo. Questa mostra e questa pubblicazione si devono anche a tutti gli amici, conosciuti e sconosciuti, di Emilia. Perché senza di loro la vita di Emilia non sarebbe stata, non sarebbe, quella che è. Il resto di questa vicenda umana, chissà quando iniziata, mai ancora finita, lo lasciamo e lo riconosciamo al Signore che, della storia, tira le fila; e nel cui mistero si raccolgono e si raccordano tutte le cose. Emiliano Ronzoni


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saggia e ardente È ormai sera quando la notizia giunge in Italia. Il 30 ottobre 2000 Emilia muore in un incidente d’auto a Encarnación in Paraguay. Suo marito Giancarlo è ferito gravemente. Molto gravemente. È un colpo improvviso e imprevisto. Un urto che lascia sospesi. Stordisce. Il tempo scompare, la parola scompare, nemmeno la domanda sul perché sembra poter trovare spazio. Don Luigi Giussani conosce Emilia. Dirà: «Saggia e ardente». Don Luigi Giussani conosce gli amici del Movimento di Comunione e Liberazione. Sa lo smarrimento del momento. Sa che ogni cosa di quel che accade chiede un senso. Il giorno dopo, per tutti, dedica un messaggio a Emilia. Niente è risparmiato del dolore del momento ma a tutti, al marito, ai figli, agli amici di paese, agli amici di quella grande amicizia che è Comunione e Liberazione nel mondo, è offerto un criterio con cui poter stare ritti di fronte a quel che è accaduto.


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Saggia e ardente: così è stata tra noi la vita di Emilia col consorte Giancarlo Cesana. Erano partiti per il Paraguay accettando gli inviti ripetuti dell’entusiasta Giò (Giovanna, creatrice di una delle più belle comunità internazionali di CL). Un grave incidente di automobile ha causato la morte di Emilia. Il Signore l’aveva conservata per suo marito e i suoi figli, e quindi per tutti noi; e così il silenzio, che nel suo carattere era naturale e profondo, si identifichi più facilmente ora per noi nell’attesa della finale resurrezione di Cristo. Ogni comunità preghi il Signore perché Emilia interceda per noi che, ancora in cammino, partecipiamo della sua purità e della sua gioia. Don Luigi Giussani


La memoria viva degli amici


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Clementina Isimbaldi Il tratto più caratteristico di Emilia, che non dimentico, è che lei viveva con intensità l’istante, come se avesse dentro gli occhi la carica costante di una Presenza. Le cose quotidiane – così come sono – erano per lei il manifestarsi della Presenza. E a questa Presenza desiderava corrispondere, come poteva, ma in ogni modo, sempre. Come quando un giorno, con serietà estrema – e con che determinazione! – ricordava a Giovanni, il figlio maggiore, che mi stava porgendo il caffè con la sola tazzina, che mancava il piattino… Oppure come quando mi chiese di raccontare in una serata ai suoi “ragazzi difficili” la mia esperienza di soli quindici giorni in Albania, proprio a me, come se si aspettasse chissà quale racconto. Ero rimasta stupita positivamente da questa sua richiesta: Emilia mi guardava con una stima più grande di quella che io stessa avevo nei miei confronti. E la sua richiesta aveva impreziosito la mia esperienza brevissima là, la sua aspettativa mi aveva permesso di riscoprire l’esperienza fatta là. Ecco, Emilia era questo. La testimonianza di una intensità di Presenza nel quotidiano, che ti vuole bene, che ti stima, e te lo fa capire con particolari solo apparentemente insignificanti. Dionisia D’Angelo Quando parlava di “missione”, in questo caso riferita all’asilo Santa Maria e al fatto che lì si incontravano persone cui testimoniare Cristo, diceva che “bisognava andarci tutte le mattine a tirare su la clèr”. È un modo di dire molto brianzolo per intendere il lavoro. Tira su la clèr chi al mattino apre la saracinesca del negozio per mettersi al lavoro e darsi da fare, incontrare le persone, comprenderne i bisogni; aprirsi per “vendere” qualcosa. Nel nostro caso, si trattava di proporre Gesù, non con discorsi, ma con l’esserci. Cioè, la missione non è un optional, ma un vero e proprio lavoro quotidiano, lì dove le circostanze ti hanno messo, senza pensare di sottrarsi. Un giorno ero andata da lei per chiederle un consiglio. I Servizi Sociali di Carate mi avevano chiesto di accettare un affido, dopo la conclusione di uno precedente durato


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tre anni e mezzo. Si era trattato di un affido difficile, non solo perché era part-time, con una ragazza che ogni sera e ogni week-end rientrava nella sua famiglia, ma anche perché la mia famiglia aveva affrontato un periodo particolarmente pesante. Emilia mi aveva detto che ciò di cui avevo paura era il rapporto che si sarebbe instaurato, perché “un rapporto in realtà chiede di essere per sempre”. Non ci avevo mai pensato. Enrico Rigamonti L’amicizia con Emilia inizia nel 1976 quando ero ancora studente. Abitavamo vicino e ricordo che un giorno andai a trovarla. Entrando dalla porta di via Vittorio Veneto dovetti passare sotto lo sguardo severo della sua mamma che abitava al piano terreno. Salii le scale ed entrai in casa. Di fronte alla porta c’erano due poltrone e a fianco la cucina. Emilia era incinta, in attesa di Giovanni, e se ne stava seduta. Non so se non avesse voglia di alzarsi o se fosse un po’ affaticata dalla gravidanza, fatto sta che mi disse: “Sai fare il caffè?”. Io non ero capace e lei mi disse: “Fa niente, fai così”. Mi guidò dandomi delle semplici indicazioni che ricordo ancora oggi quando carico la moka: acqua sino alla valvola e caffè fino all’orlo del suo contenitore. Questo episodio esprime bene la prima cosa che nel rapporto con lei ho capito e che poi ho visto ripetersi molte volte: Emilia era una che ha sempre fatto il fuoco con la legna che aveva; non aveva bisogno dei “perfetti”, ma ti lanciava facendoti sentire in grado. C. Non dimenticherò mai quanti chilometri e quanto tempo impiegava per venirmi a trovare alla casa d’accoglienza di cui ero ospite allora: Carate-Lecco almeno una volta a settimana e mai a mani vuote; i suoi inviti a casa sua per poi portarmi a trovare le sue amiche (e me le ha fatte conoscere tutte) o ai suoi ritrovi domenicali con tutti gli amici (stiamo parlando di una lunga tavolata all’aperto in un appezzamento di terreno): il che voleva dire che mi veniva a prendere e mi portava a casa lei.


Diario e appunti di Emilia


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Quaresima 1989 Non potremo mai essere sufficientemente grati a Dio per averci fatto incontrare il Movimento. La strategia di Dio nel mondo è quella della predilezione. Dio predilige, opera nel mondo prediligendo, facendosi particolarmente caro ad alcuni. E predilige non per far emergere, per la gloria davanti al mondo, per il successo e l’approvazione dei mass media, ma per fare di noi la «Sua» gloria nel mondo: vincitori su di esso, sbagliando e non schiavi dell’errore, disposti a cedere perché appoggiati a ciò che permette di ricominciare domani più tenaci di oggi. Dio predilige per sacrificare, come per Suo Figlio Gesù, ma il sacrificio è la vittoria sul mondo. La storia continua per il sacrificio di certi, prediletti. Siamo stati qualche domenica fa a pranzo con i bambini nella casa di Vittadini: è stata una grande festa! Mi ha colpito come in nessuna altra casa la sensazione che quella potesse essere anche la mia casa: che è casa anche nostra perché nessuno ne è padrone, ne ha il potere. La percezione fisica di una «libertà dalle cose che si usano senza nulla sottrarre alla appassionata attenzione all’uso della realtà». Il Gruppo Adulto vissuto così è veramente la fine del mondo.


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Gennaio 1990 Sento prezioso questo momento che il Movimento sta attraversando. Mi sembra che stia succedendo come nei momenti in cui ho visto cambiare di più i miei bambini. Si ha l’impressione di perdere quello che si è raggiunto fin lì e, d’altra parte, una fase della loro vita è definitivamente conclusa. C’è pericolo di tornare indietro, di fissarsi al presente, di non vederli crescere mai. È drammatico scegliere, condurli. Si ha paura che delle nostre incapacità, degli errori fatti, i nostri figli siano segnati. Poi, improvvisamente, al di là, si profila una nuova fase della loro vita: ricca, inaspettata, coinvolgente. Nelle nostre comunità sta succedendo la stessa cosa: persone stanno cambiando, costruendo il Movimento, creando aggregazione e presenza. D’altra parte, mi accorgo di come tra noi sia potentemente all’opera il diavolo. Il suo piano però è smascherato, è lo stesso del peccato originale: quando siamo feriti nell’amor proprio, incapaci di mendicare Dio, usa del nostro limite, dell’errore nostro e degli altri per creare sospetto e divisione. È un peccato radicato nella nostra carne. È un peccato che è quasi più carne della nostra carne, dei nostri desideri e propositi. È commovente vedere come Dio interviene sulla nostra miseria e meschinità, sull’amor proprio ferito, sullo scoraggiamento di non saper raddrizzare il guasto che si vede intorno.


In-Presa: un villaggio dell’educazione


Anche dopo vent’anni dal suo passaggio all’altra riva il volto di Emilia si staglia sempre più luminoso davanti allo sguardo di tante e assai diverse persone. Il segreto di Emilia era veramente la capacità di amare. Questa attitudine amorosa riguardava evidentemente anzitutto i suoi, il marito e i figli, ma si spingeva fino alla necessità di condividere i bisogni sociali come ha fatto con “In-Presa”.

Angelo Card. Scola

€ 15,00 itacaedizioni.it


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