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Dalla selva oscura al Paradiso (Enrico Planca)

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Enrico Planca

Dalla selva oscura al Paradiso La Divina Commedia letta con i carcerati


Dello stesso autore: La via del Paradiso Il bene, il male, la misericordia nella Divina Commedia

Enrico Planca Dalla selva oscura al Paradiso. La Divina Commedia letta con i carcerati www.itacaedizioni.it/dalla-selva-oscura-al-paradiso Prima edizione: dicembre 2016 Š 2016 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0515-4 Itaca srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie on line: www.itacalibri.it Cura editoriale: Cristina Zoli Grafica di copertina: Andrea Cimatti Stampato nel mese di dicembre 2016 da Press Up, Roma


Introduzione

Lo stile e la destinazione di queste letture sono simili a quelli della raccolta La via del Paradiso pubblicata nel 2015: letture concepite non per gli studiosi di letteratura ma per le persone comuni, invitate a incontrare la grande poesia dantesca e i suoi infiniti orizzonti di bellezza e di pensiero. In questo caso il gruppo di ascoltatori-lettori era formato primariamente da detenuti di un istituto di reclusione milanese. È stata una lettura della Divina Commedia con i detenuti e non ai detenuti, in un luogo e in un tempo caratterizzati da sofferenza, interrogativi e ribellione. Un tempo che vede la privazione della libertà come principale elemento ma, paradossalmente, anche l’emergere di una libertà esaltata da spazi privi di contenuto predeterminato che possono essere riempiti da “niente” oppure dalla libera adesione ad attività di vario tipo (di svago, di lavoro, di formazione professionale, di incontro, di cultura) configurate in base alle occasioni offerte dall’amministrazione carceraria e da chi ha voluto entrare nel carcere per offrire ai detenuti la propria amicizia e la propria storia. Dante è stato portato nel carcere da alcuni di questi amici e come uno di questi amici. Particolarmente interessante e stimolante è stata la presenza agli incontri di stranieri, di lingua, cultura e storia personale molto distanti dalla tradizione italiana e a maggior ragione dagli ambienti fiorentini e italiani del XIV secolo. Dante, ciò che Dante cerca e afferma, vale per tutti?


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Tema centrale di questa sequenza di letture è il Paradiso. Per una inveterata tradizione scolastica si è spesso indotti a pensare che la parte più bella della Commedia sia l’Inferno, di cui si conoscono soprattutto i grandi personaggi: Francesca da Rimini, Ulisse, il Conte Ugolino… Grandi passioni, grandi peccati, grandiose vicende umane. Eppure Dante racconta questi episodi per dire innanzitutto un grande bene, e il grande bene che vuole raccontare è il Paradiso (e ciò che al Paradiso conduce), cioè il destino buono che attende ogni persona che lo cerca e lo domanda. Il Paradiso è la compiuta felicità per cui l’uomo si sente nato e a cui la mano della Provvidenza può guidarlo a partire da qualsiasi selva oscura. Dante è l’uomo della speranza: egli vuole testimoniare di aver visto dove può arrivare – anzi, dove è destinato ad arrivare – il cammino umano e che vale la pena fare il cammino anche nei momenti più gravi e faticosi perché c’è un punto di arrivo buono e certo. Leggere il Paradiso vuol dire farsi accompagnare da Dante fin nel cuore di questa positività e di questa speranza. Allora apparirà utile, anzi necessario, fare anche il percorso dell’Inferno e del Purgatorio, perché sono passi verso questa meta. Si è ritenuto di cominciare con la lettura dei primi due canti dell’Inferno, che sono un prologo di tutta la Commedia nel quale Dante racconta l’inizio del suo viaggio e spiega perché e come era stato voluto e progettato. Sono canti fondamentali per la corretta interpretazione dell’opera e dell’intento secondo cui è stata concepita e costruita, con un lavoro di pensiero e di scrittura durato oltre quindici anni. Il percorso lungo il Paradiso è partito dai canti I e II nei quali Beatrice, dalla cima del Monte Purgatorio, mostra a Dante la struttura complessiva dell’universo, costruita secondo una dinamica unitaria di amore che coinvolge tutte le creature e le orienta al loro destino. Per spiegare ciò che Dante intende come esperienza di felicità, quindi come “paradiso”, si è scelto di leggere i canti III e


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XXI che hanno per protagonisti due tra le figure più luminose e rappresentative di tutta la cantica, cioè Piccarda Donati e san Pier Damiani: nelle loro parole e nei loro accenti traspare, con potente e ardente espressività, il compiersi nel bene del destino umano. A chiusura i canti XXXI e XXXIII, che narrano lo stupefacente arrivo di Dante alla meta finale fatto di esultanza, di luce, di pace e di chiarezza intellettuale. La forma orale della lettura e la limitatezza del tempo disponibile mi hanno ovviamente costretto a modulare l’esposizione rispetto a quanto preliminarmente elaborato per iscritto e qui pubblicato. Ho cercato di rispettare il pensiero di Dante, curando l’analisi approfondita dei testi ed evitando ogni semplificazione riduttiva: la particolarità del luogo non ha quindi impoverito, anzi, ha arricchito la lettura del testo dantesco nel profondo rispetto sia dell’Autore sia dei particolarissimi uditori. L’esito della lettura è stato significativo e sorprendente per chi vi ha variamente partecipato: lo si estende ora a un pubblico universale nella speranza di una uguale utilità e di un uguale gusto. E. P.

Quella di Opera è una grande Casa di reclusione, dotata anche di una sezione di massima sicurezza, situata nella periferia sud di Milano. Qui sono detenute circa millecinquecento persone e lavorano oltre seicento agenti di custodia. Dal 2010 alcuni volontari si sono impegnati in un’opera di incontro e compagnia ai carcerati, facendo propria la proposta di offrire loro solidarietà e amicizia nel solco della tradizione cristiana. L’azione ha seguito l’esperienza organizzativa dell’associazione Incontro e Presenza che da più di trent’anni svolge attività simili nelle carceri milanesi. Ogni sabato mattina i vo-


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lontari si recano nei diversi reparti e incontrano i detenuti che hanno chiesto un colloquio, all’interno di una cella adibita allo scopo. Il colloquio può durare anche un’ora; a volte si incontra un estraneo con il quale dover rompere il ghiaccio, a volte invece una persona con cui si è andata instaurando nel tempo un’amicizia e che ti accoglie ad esempio con un: «Ti hanno detto quelli del turno scorso che sto continuando a pregare per tuo figlio?». Di grande rilievo sono la collaborazione con la Direzione della Casa e la disponibilità degli agenti di custodia, che sostengono l’attività dei volontari garantendo gli spazi necessari e favorendo l’informazione sulle iniziative messe in piedi. Ciò che avviene negli incontri con i carcerati è affidato alla libertà e alla disponibilità di ciascuno: con alcuni il dialogo sul desiderio di felicità e sulla ricerca di chi e che cosa lo possa compiere è talmente serrato ed esigente che è inevitabile tornare a casa un po’ cambiati; con altri il tempo dell’incontro è tempo di paziente attesa e di stima della libertà altrui. L’esperienza possibile è di una duplice forma di misericordia: per il detenuto, perché è raggiunto da un abbraccio che accoglie e perdona e che diventa aiuto per riscoprire e ricostruire il proprio io; per il volontario, perché il confronto con un’umanità sofferente e carica di domande lo costringe a uno sguardo più serio e profondo anche su di sé. La carcerazione è condizione di sofferenza oggettiva, ma non è infrequente incontrare detenuti che esprimono gratitudine per l’essere stati salvati in questo modo da drammi e sofferenze ben peggiori. Il dialogo può risvegliare la consapevolezza che un cammino, un compito e quindi una forma di libertà sono possibili persino dentro le mura del carcere. Forse il motivo che rende i volontari così desiderosi di quei momenti è riposto proprio qui: nella scoperta che la strada inaugurata da Cristo con la sua risurrezione dalla morte rende possibile la salvezza da tutte le situazioni di morte e di sofferenza. Accorgersi di questo, dentro qualche frammento di dialogo o in


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certe frasi abbozzate oppure solo in uno sguardo, desta una appassionata curiosità che spinge a ritornare. Queste letture della Divina Commedia sono state l’occasione per uno sguardo sulla bellezza che l’opera di Dante esprime e per intuire un modo diverso di guardare la propria storia e la propria condizione. In questi incontri, detenuti e volontari si sono trovati seduti vicini, non separati come avviene abitualmente. Ascoltare Dante mentre racconta di Virgilio, l’amico datogli quale compagno del suo grande e drammatico viaggio nell’aldilà, e al contempo vedere seduto di fianco a me Gianluca ha dato a quel momento una particolare intensità e mi ha suscitato una gratitudine verso Chi ci ha messo a camminare insieme. È stata un’occasione nuova per scoprire che non esiste estraneo con cui non sia possibile un’esperienza di vera amicizia e non c’è colpa che impedisca di riprendere il cammino verso il compimento e la salvezza. Fabrizio Previdi Incontro e Presenza


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