i canzonieri
Guido Mezzera
CARO AMICO TI SCRIVO e altri racconti ascoltando le canzoni di Lucio Dalla
Prefazioni a quattro mani di Cristiano Cremonini Roberto Costa
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Caro amico ti scrivo
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a Lucio, perché nella vita non serve misurare, quello che conta è amare
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Guido Mezzera Caro amico ti scrivo www.itacaedizioni.it/caro-amico-ti-scrivo Prima edizione: marzo 2018 Š 2018 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0552-9 Itaca srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie on line: www.itacalibri.it Cura editoriale: Cristina Zoli Grafica di copertina: Andrea Cimatti In copertina: photo by Larm Rmah on Unsplash Stampato nel mese di marzo 2018 da Mediagraf, Noventa Padovana (PD)
Caro amico ti scrivo
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Sommario
Prefazione a quattro mani «Avere un pezzo di te negli altri» Cristiano Cremonini 7 Roberto Costa 9 Nota dell’autore
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Storie d’amore e d’affetto
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Uno spiraglio di amore
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È la colpa di non so di chi
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Tenendosi per mano
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Vorrei essere
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Te voglio bene assaje
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Cambierò 91 Caro amico ti scrivo
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Caro amico ti scrivo
Prefazione a quattro mani «Avere un pezzo di te negli altri» 7
Prefazione a quattro mani «Avere un pezzo di te negli altri»
«Di tante case non ce n’è stata una che non avesse una finestra, uno straccio di cielo qualunque che si affacciasse sui tetti delle città dove ho abitato e da dove ascoltavo, controllavo, cercavo i battiti del vostro cuore, i vostri respiri, le vostre bestemmie, il rumore dei vostri sogni […] E da lì in alto, fino a quando ci sarà una finestra, il mio cuore continuerà a cantare la vita e la storia che la prende»1. Questa, dicono, fu la risposta di Lucio a un giornalista che gli domandava cosa fosse per lui la popolarità: «Avere un pezzo di te negli altri». Indubbiamente una risposta molto poetica e profonda. Guido Mezzera, con i suoi fluidi racconti sbocciati ascoltando le sue canzoni, non fa, in fondo, che accogliere il desiderio del cantautore bolognese: perpetuare i messaggi scaturiti dalla sua grande anima, che sapeva riflettere le molteplici e multiformi realtà attorno a sé. In fondo questa vita non è che il primo tempo di una grande partita, sosteneva. Ma chi era, anzi, chi è Lucio Dalla? Sempre attraverso i testi delle sue canzoni emergo1 Gianfranco Baldazzi, Roberto Serra, Lucio Dalla. L’uomo degli specchi, Minerva, Bologna 2013.
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no tante facce, più o meno stravaganti, riconducibili a lui, perché non c’è autore al mondo che non viva nei suoi personaggi: il mercante, il ladro d’amore, il sognatore, il gatto randagio, il brigante, il clown… «Nessuno esplorerà mai tutto il pianeta Dalla», spiegano saggiamente Gianfranco Baldazzi e Roberto Serra. Lucio è tuttora un rebus… di ciò era ben conscio e fiero. Grande figlio di puttana, ma che amico per me, uno che ruba anche la luna, se la deve dare a te. Sotto l’ombra del cappello, non ti fa capire mai, se tira fuori il coltello o ti chiede come stai… Ancora… Cesare Bastelli lo definisce lo strampalato della vita… il faccia tosta, mentre David Zard era convinto che Lucio vivesse quasi costantemente fuori dal mondo. Molti invidiavano la sua esuberanza, definendola il suo più grande pregio, ma forse proprio da quella a volte andava protetto, se l’amica poetessa Alda Merini gli rimproverava di correre sempre troppo. Ma come facevi, dico io, a fermare la corsa di un fiume in piena? Lucio dove vai? Sempre in giro a cercare per le strade. Secondo il grande poeta Roberto Roversi, era l’artista che stava sempre un passo avanti alla sua ombra… che cambiava umore col vento, che si annoiava costantemente… un funambolo, un poetico affabulatore. Conobbi Lucio la prima volta nel 2009, quando lo invitammo al Teatro Guardassoni di Bologna, in via
Prefazione a quattro mani
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d’Azeglio, per incontrare gli studenti dell’istituto scolastico che aveva frequentato in gioventù. Il suo modo di porsi con i ragazzi fu vincente: bandì subito i convenevoli e parlò loro con estrema schiettezza e naturalezza di argomenti che riguardavano non i suoi successi artistici, bensì la vita di tutti i giorni, dimostrando così di essere un uomo molto saggio, ancorato alla realtà. Poi, sempre con estrema disinvoltura, terminati tutti i saluti, compresi quelli istituzionali rivolti a un anzianissimo, distinto senatore della Repubblica giunto per l’occasione, si girò verso il rettore della scuola chiedendogli un caffettino, e a me una paglia (ovvero una sigaretta, che non avevo poiché non fumo). «Ciao!» mi disse, e montò velocemente in sella alla sua grossa moto sportiva. Cristiano Cremonini Fa piacere constatare che il genio di Lucio Dalla sia sempre fonte di ispirazione anche trasversale. Guido Mezzera si è lasciato trasportare cogliendo l’ispirazione che le canzoni gli hanno suggerito, raccontando fatti apparentemente piccoli, ma molto intimi e profondi. Così come erano le canzoni che Lucio ci ha regalato. Quando gli feci ascoltare per la prima volta la musica di Se io fossi un angelo, prese subito il suo quaderno e di getto scrisse il testo. Poi mi disse: «Chi almeno una volta nella vita non ha desiderato essere un angelo custode, un angelo come uno di noi, coi nostri pregi e i nostri difetti? Una specie di espansione dell’anima
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da concetto mistico a condizione terrena e atea, quasi un amico con cui confidarsi e che a volte dobbiamo proteggere dalle intemperie della vita?». Dalla scriveva di piccole cose, fatti che sarebbero potuti accadere a ognuno di noi, cogliendone sempre la sottile metafora nascosta e che, una volta alla luce, ci colpiva per la sua bellezza semplice e unica e ci raccontava l’amore, l’amicizia, la vita, insomma. Questo libro è un evidente contributo di affetto e amore verso uno dei più grandi cantautori italiani. Roberto Costa
Cristiano Cremonini (Bologna 1974) è un tenore italiano. Sin dall’infanzia manifesta singolari doti per il disegno, la pittura e la musica. A ventuno anni avviene il suo debutto teatrale nel Don Carlo di Verdi. Il suo repertorio operistico spazia dal Settecento a tutto l’Ottocento, con alcune incursioni nel Novecento e nella musica contemporanea. La sua duttilità vocale gli ha di recente permesso di spaziare in numerosi generi musicali affermandosi a tutti gli effetti come artista crossover. Roberto Costa (Bologna 1955) a dieci anni strimpella già il pianoforte e la chitarra e suona con i primi complessini di amici, in cantina. Oltre a diventare un abile bassista, si specializza come arrangiatore e fonico. Negli anni collabora con Ron, Ivan Graziani, gli Stadio, Luca Carboni, i Matia Bazar, Mina, Gianni Morandi e per trent’anni è a fianco del grande Lucio Dalla come bassista, arrangiatore e produttore.
Nota dell’autore 11
Nota dell’autore
«È vero, principe, che lei una volta ha detto che la ‘bellezza’ salverà il mondo? […] Ma quale bellezza salverà il mondo?». Così l’interlocutore si rivolge al principe ne L’idiota di Fëdor Dostoevskij. L’affermazione «la bellezza salverà il mondo» è certamente di grande rilievo, ma anche di notevole coraggio. E infatti la domanda che segue richiede, in maniera profonda e drammatica, una risposta impegnativa e compromettente. Ciò che più mi ha affascinato di Lucio Dalla, di quello che ha cantato, attraversando mondi musicali e mondi reali tra i più disparati, è la sua capacità di stupirsi: davanti a qualcosa di eclatante, spudoratamente grande, bello, unico, originale, come di fronte a ciò che è semplice, apparentemente banale, usuale, consueto. Le sue canzoni raccontano storie di imprese leggendarie, come di momenti di vita quotidiana; sogni di infinito e modesti desideri di gente comune. E proprio la capacità di raccontare la bellezza nascosta nelle povere cose, nelle piccole vicende dei protagonisti delle sue canzoni, mostra la profondità e la sensibilità dell’anima di Lucio Dalla, carnale e spirituale al tempo stesso. C’è una canzone di Dalla intitolata Henna, un brano meno noto di altri, con un testo bellissimo, che mesco-
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la una piccola, privata storia d’amore con quella del mondo intero che va a rotoli, il dramma di un’umanità ferita dall’odio, dalla violenza, dalla guerra. La canzone termina così: Forse ti chiamerò perché vedi io credo che l’amore è l’amore che ci salverà. Vedi io credo che l’amore è l’amore che ci salverà. Dunque «quale bellezza salverà il mondo?». Questa è la domanda che Dostoevskij pone al principe Myškin, e a tutti noi. «È l’amore che ci salverà». Questa è la risposta, impegnativa e compromettente, che Lucio Dalla ci ha lasciato.