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Alleanza scuola lavoro. Non è mai troppo tardi (a cura di Ubaldo Casotto)

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ALLEANZA SCUOLA LAVORO a cura di Ubaldo Casotto


Alleanza scuola lavoro Non è mai troppo tardi A cura di Ubaldo Casotto


per molto tempo nelle librerie degli appassionati. Se non fosse stato per l’incontro con Nicolò, socio in questo progetto, probabilmente non sarei mai stato in grado di realizzare questo mio sogno. Quindi il ringrazimento principale va a lui per aver “sposato”alleanza scuola lavoro 4 il progetto e per la passione che ha messo Volume edito obiettivo. in occasione della mostra nel voler perseguire questo Alleanza scuola lavoro.aNon troppo tardi Un ringraziamento va sicuramente tuttiè mai gli intervistati esposta alla XLII edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli e agli “intermediari” che ci hanno permesso di incontrare realizzata con il sostegno di Banca Intesa e Tim i protagonisti di questo libro, in particolare Pietro Manganoni, è promossa In collaborazione con amico fraternoLadimostra Claudio Torri edaGigi Soldano, Futuro Fondazione Cariplo che ha credutoFondazione nel nostro Costruiamo progetto e ciilha fornito la maggior parte delle Fondazione Censis Fondazione Aristide Merloni fotografie che adornano questa pubblicazione. Fondazione Deloitte Fondazione GiGroup Un pensiero a Marina che mi ha sempre sostenuto soprattutto DiSal nei momenti di difficoltà e agli amici di sempre che Con ancora prima di aver il contributo di chiuso il progetto mi chiedevano di riservargli Federlegno Arredo Conad una copia del libro, autografata naturalmente. Gianluca Ferrini A cura di Ubaldo Casotto

Comitato scientifico Lorenzo Ornaghi, presidente Comitato scientifico Fondazione Costruiamo il Futuro Giorgio De Rita, segretario generale Censis Anna Maria Poggi, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, Giurisprudenza, Università di Torino Tommaso Agasisti, ordinario di e e legittimo proprietario. Ingegneria economico-gestionale, o protagonista: Politecnico credit Paris di Match. Milano e donate dagli stessi protagonisti. Ezio Delfino, dirigente scolastico, presidente DiSal nte senza riuscire ad individuarla. Ernesto Lanzillo, Fondazione Deloitte autori alla mail info@parisdakar.it Carlo Mango, Fondazione Cariplo Gianmario Spacca, Fondazione Aristide Merloni Antonio Bonardo, Fondazione GiGroup Progetto grafico Deseip, Milano Progetto allestimento Maria Chiello Noleggio della mostra Meeting Mostre info@meetingmostre.com www.meetingmostre.com

Catalogo Alleanza scuola lavoro Non è mai troppo tardi www.itacaedizioni.it/alleanza-scuola-lavoro Prima edizione: agosto 2021 © 2021 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0703-5 Illustrazione di copertina: DEseip Stampato in Italia da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC)

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Col nostro lavoro cerchiamo di rispettare l’ambiente in tutte le fasi di realizzazione, dalla produzione alla distribuzione. Questo prodotto è composto da materiale che proviene da foreste ben gestite certificate FSC ‰, da materiali riciclati e da altre fonti controllate. Utilizziamo inchiostri vegetali senza componenti derivati dal petrolio e stampiamo esclusivamente in Italia con fornitori di fiducia, riducendo così le distanze di trasporto.

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Dopo mezz’ora col ragazzo, Meeks era giunto alla conclusione che era abbastanza suonato e abbastanza ignorante da essere un buon lavoratore, e lui aveva appunto bisogno di un ragazzo energico e molto ignorante da metter sotto a lavorare. Flannery O’Connor, Il cielo è dei violenti Nei luoghi dove la gente aveva perduto la fede al punto da essere incapace d’insegnare ai propri figli, fui attento a fornire scuole oltre che chiese; e se non eravamo in grado di fornirle entrambe, allora la scuola veniva prima e la chiesa dopo. Thomas S. Eliot, Cori da «La Rocca» L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo. Nelson Mandela


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Introduzione

Dopo i momenti di crisi (guerre, epidemie, crisi economiche e sociali) l’investimento che può rilanciare e storicamente ha rilanciato un Paese è quello in educazione e formazione. Lo documenta la storia italiana ed europea con le istituzioni educative dei gesuiti nel Cinquecento, quelle dei barnabiti del Seicento, gli istituti professionali di don Bosco nella Torino industriale dell’Ottocento, l’opera di don Gnocchi nella Milano del dopoguerra o l’esperienza dei Martinitt, o ancora l’istituzione delle “150 ore” negli anni ’70 per il diritto allo studio degli operai. Lo documenta l’impegno dello Stato italiano nel Novecento di cui diamo conto nella prima sezione di questa mostra. Mario Draghi al Meeting di Rimini del 2020 ha detto che vi è «un settore, essenziale per la crescita […] dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani. Questo è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore». Noi pensiamo che questo investimento non possa prescindere da un rapporto del sistema formativo con il sistema produttivo. Non basta un’alternanza scuola lavoro, bisogna passare all’“alleanza” scuola lavoro. La parola alleanza già risponde al timore che immediatamente e ideologicamente si affaccia di una subordinazione dell’educazione agli interessi produttivi. Scopo della scuola è e resta l’educazione, cioè la formazione integrale della persona che avviene attraverso la sua graduale introduzione alla realtà totale. Proprio per questo il lavoro – che la nostra Costitu-


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zione (art. 4) definisce come una attività o la funzione con cui ognuno concorre «al progresso materiale o spirituale della società» –, pur non essendo lo scopo del processo formativo, non può risultarvi estraneo. Il fatto che a un giovane diplomato o laureato si prospettino 40-50 anni di lavoro (cioè di collaborazione al bene comune) non può essere trascurato da chi deve pensare e strutturare il suo iter formativo. Il 2021 è il quarantesimo anniversario della pubblicazione della Laborem exercens, la grande enciclica sociale di san Giovanni Paolo II nella quale il Papa, che fu anche operaio (prima in una cava di pietra e poi in fabbrica), spiegò che il lavoro qualifica la natura dell’uomo e che scopo del lavoro dell’uomo è l’uomo stesso, «perché mediante il lavoro l’uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza sé stesso come uomo e anzi, in un certo senso, diventa più uomo». E parlando della piaga della disoccupazione, e in particolare della «disoccupazione degli intellettuali» disse che «avviene o aumenta quando l’istruzione accessibile non è orientata verso i tipi di impegno o di servizi richiesti dai veri bisogni della società, o quando il lavoro, per il quale si esige l’istruzione, almeno professionale, è meno ricercato o meno pagato di un lavoro manuale». Non aveva paura Karol Wojtyla a dire che «il lavoro e la laboriosità condizionano anche tutto il processo di educazione nella famiglia» e che «la capacità di lavoro – cioè di partecipazione efficiente al moderno processo di produzione – esige una preparazione sempre maggiore e, prima di tutto, un’adeguata istruzione». Per san Giovanni Paolo II, infatti, «all’organizzazione della vita umana secondo le molteplici possibilità del lavoro dovrebbe corrispondere un adatto sistema di istruzione e di educazione, che prima di tutto abbia come scopo lo sviluppo di una matura umanità, ma anche una specifica preparazione ad occupare con profitto un giusto posto nel grande e socialmente differenziato banco di lavoro». Ora, è universalmente evidente che parlare di scuola a 360


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gradi si rischia di parlare di tutto e quindi di niente, la mostra intende invece focalizzare il rapporto scuola-università-mondo del lavoro concentrandosi su quella parte del sistema scolastico e universitario che ha dichiaratamente questa vocazione. Che cosa ha voluto dire investire in formazione ed educazione? Che vuol dire farlo oggi? Come riconnettere scuola, università e mondo del lavoro? È questo, o anche questo, che significa investire in capitale umano? Le risorse ci sono, anche se sono caricate come debito sulle spalle chi oggi è giovane. Investire nei giovani – diceva sempre Mario Draghi al Meeting di Rimini – vuol dire dotarli degli strumenti con cui potranno affrontare questo enorme debito. Che non sia l’unica eredità che gli lasciamo. La mostra di cui pubblichiamo il catalogo (ampliato e approfondito rispetto ai testi dei pannelli) si divide in quattro parti: una prima parte storica, che documenta l’impegno e la crescita di consapevolezza dello Stato italiano dall’Unità a oggi nell’investimento in educazione; una seconda parte statistica, che fotografa con dati e tabelle la situazione della scuola italiana oggi evidenziandone le problematiche; una terza parte esperienziale (in mostra è costituita da un video) in cui presentiamo alcuni esempi in cui l’alleanza scuola lavoro è già una realtà (potevano essere altri e molti di più – lo sappiamo – ma ci sembrano significativi e utili per formulare proposte che non rischino l’astrattezza); una quarta parte di proposte in cui persone autorevoli rispetto al tema che trattano indicano dieci strade da battere per rispondere alla domanda da cui siamo partiti: che cosa vuol dire investire in educazione e formazione oggi?


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Indice

Introduzione 7 prima parte Investire in educazione 160 anni di storia

1. L’Unità d’Italia 2. Il periodo giolittiano 3. Il secondo dopoguerra 4. Il Piano decennale della scuola 5. Le scuole professionali 6. 1962: la scuola media unica 7. 11 dicembre 1969: nasce l’università di massa 8. Il declino dell’istruzione tecnica 9. Una nuova consapevolezza del rapporto scuola lavoro 10. Alternanza e dintorni

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seconda parte Fotografia (un po’ mossa) della scuola italiana in numeri 1. La lunga lotta all’analfabetismo 2. Come cambiano le scelte scolastiche 3. Gli studenti delle scuole italiane 4. Il tarlo dell’abbandono e dei Neet 5. Un problema per le imprese

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10. Introduzione alla realtà 123

6. La sottoccupazione di diplomati e laureati 7. Una scuola dell’inclusione 8. L’edilizia scolastica 9. Scuola e digitale 10. L’Italia e l’Europa

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terza parte Cronache di alleanza scuola lavoro quarta parte Che cosa vuol dire investire in educazione oggi? Dieci proposte a partire dall’esperienza 1. L’autonomia delle scuole Tommaso Agasisti 92 2. Il dirigente scolastico, leadership e innovazione Ezio Delfino 96 3. Docenti: formazione, selezione, aggiornamento Carlo M. Fedeli 99 4. Educare le Soft Skills Ludovico Albert 102 5. Una scuola in rapporto con il territorio e le imprese Don Elio Cesari 104 6. La scuola (anche) come luogo Giorgio De Rita 108 7. Innovazione Paolo Maria Gilberto Maino 110 8. Orientamento – Sapersi orientare Dario Eugenio Nicoli 113 9. Docenti e studenti. Appuntamenti a scuola Luigi Ballerini 117 10. Introduzione alla realtà Luigi Giussani 121


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Imparare è un’esperienza; tutto il resto è solo informazione. Albert Einstein

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La disoccupazione degli intellettuali avviene o aumenta quando l’istruzione accessibile non è orientata verso i tipi di impegno o di servizi richiesti dai veri bisogni della società, o quando il lavoro, per il quale si esige l’istruzione, almeno professionale, è meno ricercato o meno pagato di un lavoro manuale. All'organizzazione della vita umana secondo le molteplici possibilità del lavoro dovrebbe corrispondere un adatto sistema di istruzione e di educazione, che prima di tutto abbia come scopo lo sviluppo di una matura umanità, ma anche una specifica preparazione ad occupare con profitto un giusto posto nel grande e socialmente differenziato banco di lavoro.

San Giovanni Paolo II Laborem Exercens L’immaginazione è un dono, ma deve essere coltivata e nutrita, anche grazie allo spazio che la ospita, allo spirito del luogo in cui abita. La scuola è, o dovrebbe essere, il luogo per eccellenza dell’educazione dei nostri figli, della loro capacità di credere nel futuro, nello sviluppo, nella vocazione individuale, di dare significato e direzione allo sforzo di ciascuno per rischiare e migliorare. Un luogo fisico nel quale crescere e confrontarsi.

Giorgio De Rita

€ 12,00


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