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IT - Myeloma Today - Volume 26 Numero 1 - Inverno 2026

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Una pubblicazione dell’International Myeloma Foundation

La top 10 delle novità nella ricerca sul mieloma all’ASH

Il congresso annuale dell’American Society of Hematology presenta entusiasmanti abstract di ricerca sul mieloma

L’International Myeloma Working Group e il team di leadership dell’IMF partecipano al principale forum di ematologia per favorire il progresso nel campo del mieloma

I 10 principali abstract del congresso

Quasi 30.000 persone appartenenti alla comunità delle malattie ematiche si riuniscono ogni dicembre in occasione del congresso ed esposizione annuale dell’American Society of Hematology (ASH, Associazione americana di ematologia) per presentare e discutere i dati più significativi della ricerca recente. Quest’anno, l’ASH ha ricevuto più di 9.000 abstract di ricerca, selezionandone oltre 8.000 per la presentazione. Sorprendentemente, più di 1.500 degli abstract presentati riguardavano il mieloma multiplo! Il mieloma si conferma come l’argomento in più rapida crescita ai congressi ASH. È davvero incoraggiante constatare i progressi compiuti nella ricerca sul mieloma, che risultano molto promettenti per i pazienti e le loro famiglie. Di seguito, condivido i 10 abstract sul mieloma che ho ritenuto più interessanti, divisi in due gruppi. Cinque riguardano la terapia con cellule T esprimenti il recettore chimerico per l’antigene (CAR), gli altri cinque le terapie con anticorpi bispecifici.

Terapia con linfociti CAR-T

Nel loro insieme, i cinque abstract che seguono offrono una speranza concreta di poter fornire ai pazienti la terapia con linfociti CAR-T in modo più semplice, efficace e sicuro.

LBA-1:

CAR-T in vivo

Questo “late breaking abstract” (LBA) era uno dei soli sei abstract che presentavano risultati ottenuti di recente. Oggetto di questo abstract sono i primi tre pazienti trattati con cellule CAR-T in vivo, cioè con il processo che avviene direttamente nel paziente. In genere, la terapia CAR-T avviene ex vivo, con i linfociti T che vengono prelevati dal flusso sanguigno del paziente, modificati in laboratorio e poi reinfusi nel soggetto. Il nuovo farmaco CAR-T in vivo viene somministrato direttamente al paziente, trasformando i suoi linfociti T in cellule CAR-T all’interno del suo stesso corpo, senza bisogno di raccoglierle, modificarle, produrle

La terapia CAR-T in vivo è un concetto straordinario che potrebbe semplificare di molto l’accesso al trattamento, fattore che attualmente rappresenta una sfida e un elemento di grande disparità nel mieloma. I pazienti trattati con cellule CAR-T in vivo nell’ambito di questo studio clinico, tutti con mieloma multiplo ad alto rischio (HRMM) e ampiamente pretrattati, hanno raggiunto la negatività alla malattia residua (MRD) nel primo mese, manifestando meno effetti indesiderati rispetto a quanto tipicamente osserviamo nella terapia con linfociti CAR-T ex vivo

La terapia con cellule CAR-T in vivo rappresenta un grande passo in avanti nel rendere più accessibile e sicuro per i pazienti quello che è il trattamento più efficace contro il mieloma.

Abstract 94:

Follow-up a lungo termine dei pazienti a rischio standard trattati con Carvykti

Carvykti® (ciltacabtagene autoleucel o “cilta-cel”) è la terapia con linfociti CAR-T attualmente utilizzata nel mieloma già alla prima recidiva (terapia di seconda linea). Due importanti studi clinici ne hanno valutato l’utilizzo nei pazienti: lo studio CARTITUDE-1, condotto su persone con più di 4 linee di terapia (in media 6) e lo studio CARTITUDE-4, condotto su persone con da 1 a 3 linee di terapia pregresse. Il follow-up a lungo termine dei pazienti a rischio standard in tali studi ha dimostrato esiti mai riscontrati prima.

Nella recidiva precoce, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 30 mesi era pari all’80%. Nella recidiva tardiva, la PFS era del 60%. Tradizionalmente, si preferiva impiegare la terapia CAR-T nei pazienti ad alto rischio, ma ora si osservano risultati davvero impressionanti nei pazienti a rischio standard, con una durata della remissione senza precedenti. Lo studio CARTITUDE fornisce inoltre dati più specifici da condividere con i pazienti a rischio standard nell’ambito del processo decisionale sulla terapia con linfociti CAR-T.

Abstract 1034:

Miglioramento della sicurezza di Carvykti

Elimina la linfodeplezione di precondizionamento

Logistica estremamente sempli cata per ampliare l’accesso

Una delle sfide poste da Carvykti sono gli effetti indesiderati neurologici ritardati, ossia la neurotossicità che si manifesta in genere un mese o più dopo il trattamento. Questi effetti possono essere piuttosto gravi, comprendendo sindromi analoghe a quelle di Guillain-Barré e della malattia di Parkinson. Prevenire o ridurre queste rare neurotossicità è fondamentale per garantire un trattamento altamente efficace in modo più sicuro.

L’assenza di colture ex vivo potrebbe aumentare la capacità funzionale dei linfociti T

Riduzione del costo di beni e produzione

Lo studio, condotto su più di 750 pazienti trattati con Carvykti, è giunto a due importanti conclusioni. Innanzitutto, è possibile ridurre il rischio di neurotossicità mediante una “terapia ponte” efficace, cioè il trattamento che viene somministrato tra la raccolta dei linfociti T e la loro reinfusione. In secondo luogo, un aumento della

Infusione diretta
Generazione di cellule CAR-T in vivo

dell’American Society of Hematology

conta linfocitaria assoluta (ALC) potrebbe essere predittivo di un rischio di neurotossicità maggiore; pertanto, strategie volte a ridurre l’ALC potrebbero rivelarsi preziose.

Abstract 258:

Terapia FasTCAR-T a doppio bersaglio (BCMA e CD19)

Per rendere la terapia con linfociti CAR-T ancora più efficace, è stata progettata una CAR-T in grado di aderire in modo più specifico alle cellule del mieloma prendendo come bersaglio due antigeni sulla loro superficie. Questo approccio viene esplorato nella molecola GC012F/AZD0120, che è stata testata anche in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi (NDMM). I risultati hanno mostrato estrema efficacia, con il 100% dei 30 pazienti che ha risposto e nessun caso di neurotossicità ritardata. Sono necessari più tempo e dati, ma quanto emerso finora sembra suggerire che la terapia con cellule CAR-T possa diventare ancora più efficace e sicura in futuro.

Abstract 256:

Una nuova terapia CAR-T con anito-cel In un altro approccio volto a migliorare l’efficacia e la sicurezza della terapia con linfociti CAR-T, la nuova molecola anito-cel è stata testata in pazienti con mieloma recidivato. L’unicità di anito-cel risiede in un innovativo modo di legare la cellula CAR-T alla cellula mielomatosa mediante un legame del “D-domain” che potrebbe risultare più preciso. Quasi tutti i pazienti trattati nello studio hanno mostrato un tasso di risposta globale (ORR) del 97% e non sono emersi casi di neurotossicità ritardata a fronte di più di un anno di follow-up sugli oltre 100 pazienti partecipanti. Poter disporre di una terapia con linfociti CAR-T estremamente efficace e con rischi di neurotossicità ritardata minimi o assenti è altamente auspicabile.

Anticorpi bispecifici

Gli abstract che seguono evidenziano con chiarezza come l’utilizzo degli anticorpi bispecifici abbia ancora molto da offrire nel mieloma. Questi studi includono l’uso di anticorpi bispecifici in combinazione, il trattamento dei pazienti in fasi più precoci della malattia, l’impiego come consolidamento e l’adattamento del trattamento in base alla presenza di MRD per approfondire la risposta.

LBA-6:

Tecvayli e Darzalex nella recidiva precoce

Si tratta del tanto atteso “late-breaking abstract” dello studio clinico di fase III MajesTEC-3, che confronta la combinazione dell’anticorpo bispecifico Tecvayli® (teclistamab-cqyv) più l’anticorpo monoclonale Darzalex® (daratumumab) rispetto allo standard di cura basato su una tripletta (tre farmaci) in pazienti con da 1 a 3 linee di terapia pregresse.

LBA-6 potrebbe rivelarsi come l’abstract più discusso nel campo del mieloma: i risultati sono davvero sensazionali. Dopo tre anni, l’83% dei pazienti trattati con la combinazione Tecvayli + Darzalex era ancora in remissione, rispetto al solo 30% delle persone trattate con la combinazione tripla. Anche la sopravvivenza globale (OS) risultava migliorata a distanza di tre anni (83% rispetto al 65%). Inoltre, i pazienti sono stati trattati con dosi di Tecvayli inferiori rispetto all’utilizzo tradizionale, in quanto il dosaggio è stato adattato a quello di Darzalex: somministrazioni settimanali per 8 settimane, poi ogni due settimane per 16 settimane e infine una volta ogni 4 settimane. Tuttavia, inizialmente è stato riscontrato un preoccupante segnale di infezione, con il 4% dei pazienti che è deceduto a causa di infezione. Gli sperimentatori hanno quindi modificato

L’International Myeloma Working Group (IMWG), un gruppo di ricerca fondamentale dell’IMF, ogni anno organizza una colazione per i membri che partecipano al congresso dell’ASH per discutere dei principali studi presentati sul mieloma

(da sinistra a destra) Heather Cooper Ortner, Dr. Joseph Mikhael, Lisa Paik, Dr. S. Vincent Rajkumar e Dr. Nikhil Munshi (continua nella pagina seguente)

I 10 PRINCIPALI ABSTRACT DELL’ASH – CONTINUA DA PAGINA 3

il protocollo introducendo precauzioni aggiuntive contro le infezioni, come la somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa (IVIG). Il numero di infezioni è così diminuito significativamente. I dati di questo studio porteranno quasi sicuramente all’utilizzo degli anticorpi bispecifici in una fase più precoce del decorso della malattia. Gli anticorpi bispecifici sono attualmente approvati per l’uso nel mieloma solo dopo quattro linee di terapia.

Abstract 367:

Tecvayli e Darzalex nella terapia di prima linea

La medesima combinazione di Tecvayli + Darzalex è stata testata come terapia di prima linea in pazienti di nuova diagnosi non idonei al trapianto. La sperimentazione è avvenuta nell’ambito di uno studio francese che ha confrontato la combinazione Tecvayli + l’agente immunomodulatore Revlimid® (lenalidomide) in una coorte (gruppo di pazienti) contro Tecvayli + Darzalex in un’altra coorte. Benché la combinazione sia stata utilizzata solo in 37 pazienti, il tasso di risposta è risultato pari al 100% e a 10 mesi di follow-up non ci sono ancora casi di recidiva! Si tratta di una combinazione importante da tenere d’occhio, poiché potrebbe condurre all’uso degli anticorpi bispecifici già in prima linea, contrapponendosi all’attuale impiego di combinazioni triple e quadruple (quattro farmaci).

Abstract 248:

Lynozyfic per ottenere la negatività alla MRD nella terapia di prima linea

Includo questo abstract in questa Top 10 in virtù del progetto innovativo dello studio clinico. Il trial ha valutato pazienti con mieloma sottoposti a terapia di induzione standard (fase iniziale del trattamento) finalizzata a ottenere la remissione, ma ancora positivi alla malattia minima residua (MRD). I pazienti hanno ricevuto quattro cicli dell’anticorpo bispecifico Lynozyfic™ (linvoseltamab-gcpt) per indagare sulla possibilità di una risposta più profonda alla negatività MRD, risposta che è stata effettivamente riscontrata in tutti i soggetti.

Sopravvivenza libera da progressione, %

L’importanza dello stato MRD è ben nota. Per approfondire la risposta al trattamento, l’approccio unico di questo studio ha aggiunto un anticorpo bispecifico che prende di mira l’antigene di maturazione delle cellule B (BCMA), una proteina presente sulla superficie delle cellule mielomatose. Questa forma di trattamento non viene attualmente impiegata nell’induzione. Lo studio è importante perché amplia il potenziale utilizzo degli anticorpi bispecifici, si avvale della MRD per orientare la terapia e fornisce un ulteriore meccanismo di azione per controllare il mieloma.

Abstract 699:

Consolidamento con cevostamab dopo la terapia con cellule CAR-T

Un possibile metodo per aumentare l’efficacia della terapia con linfociti CAR-T prevede il successivo utilizzo di un anticorpo bispecifico con un bersaglio diverso rispetto alla terapia CAR-T stessa. Attualmente, la terapia con cellule CAR-T ha come bersaglio l’antigene BCMA sulla superficie delle cellule mielomatose. Cevostamab è un nuovo anticorpo bispecifico in via di sviluppo progettato per colpire un altro antigene, FcRH5.

I pazienti coinvolti nello studio hanno ricevuto la terapia con linfociti CAR-T, seguita da cevostamab per circa sei mesi. A questo punto, lo studio ha interrotto il trattamento nei pazienti negativi alla MRD, proseguendolo invece in quelli che risultavano positivi. I risultati completi non sono ancora disponibili. Il disegno dello studio è affascinante perché mira a estendere la durata dei benefici della terapia con linfociti CAR-T sfruttando un nuovo anticorpo bispecifico con un bersaglio diverso sulla cellula mielomatosa. Orientato in base alla MRD, questo approccio potrebbe diventare parte del futuro della terapia contro il mieloma con cellule CAR-T.

Abstract 698:

Talvey più Tecvayli nei pazienti con EMD

Una delle forme di mieloma più difficili è quella in cui la malattia si sviluppa al di fuori del midollo osseo, nota come malattia

Figura 2. Lo studio MajesTEC-3 su Tecvayli più Darzalex mostra un miglioramento significativo della PFS

Sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 36 mesi

Tec-Dara Mediana, NR

HR, 0,17 (IC 95%, 0,12-0,23); P<0,0001a

Follow-up mediano: 34,5 mesi

DPd/ DVd Mediana, 18,1 mesi

tendono a rispondere meno bene, con periodi di remissione molto brevi a causa dell’aggressività della malattia. Questo studio combina due diversi anticorpi bispecifici con bersagli differenti sulla cellula mielomatosa. Talvey® (talquetamab) mira a GPRC5D, Tecvayli al BCMA.

I dati dello studio evidenziano risultati notevoli, con un tasso di risposta dell’80%, quasi il doppio rispetto alle terapie precedenti e una durata media della risposta superiore ai 12 mesi. Lo studio potrebbe anche condurre a un utilizzo innovativo degli anticorpi bispecifici basato sulla loro combinazione, soprattutto nelle forme di mieloma difficili da trattare.

In conclusione

La ricerca sul mieloma sta attraversando un periodo davvero entusiasmante e che fa presagire a terapie più efficaci e sicure per i pazienti che ci danno speranze concrete mentre ci avviciniamo sempre di più a una cura. MT

RESTATE AL PASSO! Per domande e dubbi relativi al mieloma, contattate l’InfoLine dell’IMF all’indirizzo InfoLine@myeloma.org o visitate il sito myeloma.org per ulteriori informazioni.

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