Soluzioni tailored made per le industrie di processo
Soluzioni tailored made per le industrie di processo
INGREDIENTI
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L’importanza degli ingredienti nella cosmetica
L’importanza degli ingredienti nella cosmetica
FARAemotions fragrances are the essential ingredients that elevate your makeup, body care, hair care, and skincare products: bespoke solutions that perfectly capture your brand’s essence.
BEAUTY
Frosty
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LIP
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Produttori di Fragranze e Aromi, dal 1998.
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Aromi dal carattere glaciale e accattivante, perfetti per esaltare la percezione di freschezza
Aromi dal carattere glaciale e accattivante, perfetti per esaltare la percezione di freschezza
“Frosty” è la linea L.R. pensata per rivoluzionare l’esperienza sensoriale dei lip plumper.
“Frosty” è la linea L.R. pensata per rivoluzionare l’esperienza sensoriale dei lip plumper.
Il ruolo fondamentale dei coloranti nella cosmetica di Paolo Beducci
8.
MATERIALI
Esaltare l’origine riciclata nei materiali plastici di design
14.
TRANSIZIONE DIGITALE
IBM e L’Oréal sviluppano il primo modello di AI per la creazione di cosmetici sostenibili
16.
MACCHINE
Le innovazioni di Marchesini Group per l’industria farmaceutica e cosmetica
18. BUSINESS NEWS
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AMBIENTE & RICICLO
Riciclo delle bioplastiche: un modello consolidato in espansione
24.
SOFTWARE
Soluzioni software tailor made per le industrie di processo
26.
MACCHINE
Processo di macinazione in isolatore: il know how integrato di Nuova Guseo
28.
Waldemar Feldbusch è il nuovo CFO di Mewa 22.
AMBIENTE & RICICLO
INGREDIENTI
L’importanza degli ingredienti nella cosmetica
34.
BUSINESS NEWS
LR Industries: uno stabilimento alimentato da energia al 100% rinnovabile
36.
COMPONENTI
Cosmetica e settori esigenti: le “molle” per continuare a crescere
40.
Assobioplastiche: “Concorrenza sleale e dumping soffocano la ripartenza del settore” 32.
MACCHINE
Minebea Intec aumenta la produzione di celle di carico
44.
CONSULENZA
L’innovazione si fa insieme
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La nostra passione per la setacciatura nasce al termine degli anni ’70
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I Coloranti nella cosmetica:
Funzione, Tipologie e Regolamentazione
Il ruolo fondamentale che i coloranti cosmetici hanno assunto nel corso degli anni, le norme che ne guidano l’utilizzo e la ricerca di soluzioni che rispecchino caratteristiche di naturalezza e sostenibilità.
tc tecnologiecosmetiche novembre 2025
tecnologiecosmetiche.it
5 PRIMO PIANO
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Il ruolo dei coloranti nella cosmetica odierna è fondamentale. Che si tratti di un rossetto dal colore impertinente o sgargiante o che ci si riferisca al più moderato e naturale dei fondotinta, passando per l’esperienza degli shampoo coloranti, la presenza di pigmenti che delineano l’utiilzzo del colore non è però solo id carattere estetico.
Infatti proprio il colore ha un ruolo che finisce per influenzare la percezione sensoriale del prodotto stesso e di conseguenza avere ricadute sulla stessa identità del prodotto in cui i pigmento è utilizzato.
Tutto questo però non può essere finalizzato al mero aspetto creativo, ma deve tenere in considerazione regole e standard di sicurezza che ne garantiscano anche la stabilità nonché la compatibilità cutanea.
1. La funzione dei coloranti nei cosmetici la funzione principale dei coloranti all’interno di un cosmetico è sicuramente legata a doppio filo con l’aspetto psicologico ed emozionale. Il colore infatti non solo ha un ruolo nel rendere più o meno attraente il prodotto rispetto alla propria clientela, ma comunica la funzione, accompagna l’identità di brand, migliorandone l’utilizzo e ovviamente aggiungendo proprietà funzionali.
2. Le principali categorie di coloranti volendo suddividere in categorie i coloranti che addizionano i cosmetici possiamo individuare sostanziose quattro granfi famiglie
- Pigmenti insolubili (es. Ossidi di ferro, Biossido di titanio)
- Coloranti naturali (es. Carmine, Beta-carotene)
- Coloranti perlati (es. Mica rivestita di ossido di titanio).
3. Normativa sui coloranti cosmetici
Terzo elemento di cui si deve necessariamente tenere conto e di cui riportiamo in queste pagine sono le norme e i regolamenti. In particolare in questo specifico caso ci si riferisce all’Allegato IV del Regolamento (CE) n. 1223/2009 che ne indica confini e ammissibilità. Negli stati Uniti invece per essere utilizzati devono ricevere il benestare della FDA. In ogni caso ciascun Paese può produrre regolamentazioni specifiche.
4.Rischi e problematiche
Alcuni coloranti possono causare allergie o sensibilizzazione cutanea. Sia pigmenti naturali che sintetici richiedono valutazioni di sicurezza rigorose.
Viviamo una fase in cui sta crescendo la domanda di coloranti naturali, minerali purificati e pigmenti vegani certificati. Questo finisce per alimentare una tipologia di mercato in cui la trasparenza nella comunicazione INCI diventa centrale
6. Focus su alcuni coloranti iconici
Ossidi di ferro, Biossido di titanio, Carmine e Cloro filla sono tra i coloranti più usati e caratteristici in cosmetica.
7. Il futuro dei coloranti cosmetici
La ricerca in questo settore si sta velocemente indirizzando verso i coloranti di origine biotech, microcapsulati e pigmenti intelligenti. Lo scopo in questo caso è individuare il punto di in contro ideale fra sicurezza, performance del pro dotto e sostenibilità ambientale
8.Conclusioni
Risulta quindi evidente la centralità dei coloranti nel mondo della cosmetica. Si tata di strumenti fondamen tali che però devono essere scelti con accuratezza. In fatti una scelta oculata è il discrimine fra la possibilità di garantire qualità, sicurezza e ruolo etico del prodot to e della sua preparazione.
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È davvero possibile trasmettere il valore della sostenibilità
attraverso il colore, i materiali e le finiture
delle materie plastiche? La soluzione è quella di non nascondere le imperfezioni ma, anzi, di svelarle.
di Chris Lefteri, esperto di fama internazionale nel campo del design dei materiali e organizzatore dei Guided Tours alla K 2025
Esaltare l’origine riciclata nei materiali
di design
Progettare il design dei prodotti con materiali sostenibili ci pone di fronte a un paradosso. Se si sostituisce un materiale meno sostenibile con uno più sostenibile, ma si fa il lavoro così bene che la nuova versione più responsabile è visivamente indistinguibile da quella originale, meno responsabile, si pone la questione del come preservare la narrazione della sostenibilità e come comunicare questo grande risultato?
Gran parte del lavoro di progettisti consiste nel riprodurre la conoscenza delle materie plastiche più diffuse
e dei processi comuni, ma ora vanno pensati in chiave responsabile e sostenibile. Ad esempio, invece di galvanizzare le materie plastiche per creare superfici lucide e di qualità, potremmo utilizzare un processo riciclabile il cui risultato finale è molto simile, se non visivamente identico, all’originale. Ma vogliamo veramente fare solo questo: replicare quello che abbiamo sempre fatto (plastiche metallizzate, superfici lucide) in modo più sostenibile? Oppure vogliamo fare le cose in modo diverso, stimolare l’immaginazione del consumatore e ispirarlo con un nuovo approccio? Da un punto di vista pu-
ramente ambientale, un’estetica progressista è meno preoccupante, purché tutto sia realizzato in modo più responsabile. Ma non stiamo forse perdendo una grande opportunità di fare qualcosa di completamente diverso? Non dovremmo forse mettere in discussione le aspettative relative ai colori, ai materiali e alle finiture (CMF - Colour, Material, Finish)?
Ridefinire l’estetica della plastica esaltando le tracce dei processi produttivi
Da tempo ci siamo abituati al fatto che materiali come il legno e il metallo hanno le loro imperfezioni naturali e le “celebriamo” addirittura come segni di autenticità, età e bellezza. Perché non facciamo lo stesso con la plastica stampata a iniezione?
Alcuni marchi stanno iniziando a ridefinire l’estetica della plastica. Il controller Microsoft Xbox Remix Special
Edition ne è un perfetto esempio. Esso è realizzato in plastica riciclata e presenta sulla superficie sottili volute, linee di flusso e variazioni di colore - tracce visibili del suo contenuto riciclato. Invece di nascondere questi “difetti”, Microsoft ha deciso di svelarli, rendendo ogni controller visivamente unico.
Con lo sgabello Perch di Steelcase è stato fatto un ulteriore passo avanti in questa direzione. Questo complemento d’arredo è realizzato con plastiche difficili da riciclare provenienti dai rifiuti elettronici e presenta numerose irregolarità di colore nonché “linee fantasma”, causate dal comportamento di fusione irregolare del materiale riciclato.
Questi esempi mostrano che esiste una nuova possibilità: cambiare il modo in cui definiamo la bellezza della materia plastica e sviluppare un linguaggio estetico in cui le tracce dei processi produttivi e delle materie prime non rimangano nascoste, ma diventino un segno di valore e onestà.
Cambiare la concezione di lusso grazie alla sostenibilità
Si pone dunque la domanda se, oltre a cercare soluzioni sostenibili per materiali e superfici consolidate come il cromo, dovremmo cercare anche altri processi sostenibili per caratterizzare un nuovo tipo di lusso. In altre pa-
Le fibre unidirezionali di polipropilene (PP), comunemente utilizzate nei compositi strutturali, conferiscono alle materie plastiche non materiche un nuovo linguaggio visivo
role, la sostenibilità dovrebbe incoraggiare i consumatori a cambiare la loro concezione del lusso, anziché limitarsi a replicare quella attuale?
Alcuni marchi stanno già dimostrando come sia possibile realizzare questo cambiamento. Panasonic, ad esempio, ha sviluppato Nagori, un materiale plastico che contiene minerali prodotti durante il trattamento delle acque. La sua estetica stratificata, simile a quella di una gemma, offre un look unico e sofisticato, in grado di rivaleggiare con i più lussuosi materiali tradizionali utilizzati per dare accenti e definire dettagli. Allo stesso modo, le fibre unidirezionali di polipropilene (PP), comunemente utilizzate nei compositi strutturali, conferiscono alle materie plastiche non materiche un nuovo linguaggio visivo. La loro texture lineare conferisce un’estetica distintiva e di alta qualità che potrebbe essere considerata un elemento di lusso moderno, basato sull’innovazione dei materiali e sulla riciclabilità al 100%.
L’estetica “macchiettata” dei materiali sostenibili
Il problema è che materiali comuni come le materie plastiche sono ancora molto richiesti. Tali materiali sono perfetti, puri e privi di difetti e trasmettono immediatamente un senso di lusso. Il risultato di oltre 70 anni in cui i designer hanno imparato a utilizzare materie pla-
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stiche, metalli e nuove finiture. La perfezione è ancora la regola. È per questo che la plastica vergine e altri materiali ci affascinano così tanto; è necessario un vero e proprio cambiamento di coscienza per abbandonare la fornitura costante di materiali vergini prevedibili, di alta qualità e perfetti a cui ci siamo abituati.
Una delle principali tendenze dei materiali sostenibili negli ultimi anni è l’estetica “macchiettata”. Che si tratti di fibre naturali o di scarti di riempimento inorganici, questi effetti conducono la storia dei materiali in una direzione promettente. Non solo celebrano l’origine riciclata o a base biologica del materiale, ma creano anche un’estetica unica e irripetibile che conferisce a ogni prodotto un’impronta digitale unica legata alla sua storia di sostenibilità.
Diversi marchi, tra cui i principali attori dell’industria automobilistica, hanno iniziato ad adottare questa nuova estetica su larga scala e stanno lavorando a stretto contatto con i fornitori di materiali per sviluppare qualità riciclate innovative che rendano visibile la sostenibilità. Un esempio degno di nota è la Volvo EX30 con i suoi rivestimenti degli sportelli e le sue tappezzerie macchiettati e realizzati con materiali riciclati. Queste texture di grande effetto sono diventate un elemento caratterizzante del design degli interni del veicolo e sono valse all’EX30 diversi riconoscimenti, tra cui il prestigio-
so premio Red Dot “Best of the Best” nel 2024. Analogamente, in collaborazione con LyondellBasell, la Dacia ha introdotto componenti in plastica macchiettati per gli interni dei suoi veicoli che contengono materiali riciclati post-consumo. Queste superfici conferiscono alle auto un’estetica orientata alla sostenibilità e rendono visibile l’origine riciclata del materiale, allontanandosi volutamente dalla ricerca di superfici uniformi e prive di difetti che l’industria persegue da tempo.
re innovativo. È qui che entrano in gioco i progettisti di CMF. È compito del designer suscitare il desiderio e farci innamorare di un prodotto. Ecco perché i clienti pagano per il design. Nel contesto della sostenibilità, il loro compito come designer non è solo quello di rendere le cose belle, ma di rendere il racconto della sostenibilità positivo e desiderabile. Ovviamente, non è possibile raggiungere questo obiettivo da soli. Sarà necessario crescere tutti quanti insieme, designer industriali, specialisti CMF, scienziati dei materiali e produttori di ma-
Possibilità e resistenze verso una sostenibilità visibile, onesta e desiderabile È interessante notare che molti consumatori sembrano aperti a questo cambiamento. C’è un crescente entusiasmo per i prodotti che segnalano visibilmente un allontanamento dalla produzione ad alta intensità di risorse dannosa per l’ambiente. La vera resistenza viene però spesso dall’interno: dai responsabili delle decisioni che temono di non essere abbastanza attraenti per il mercato di massa, o dai team di controllo qualità che devono affrontare il problema della mancanza di standard chiari e misurabili per la valutazione di questi nuovi materiali, intrinsecamente variabili. Le persone vogliono acquistare prodotti più rispettosi del pianeta, ma si preoccupano anche dell’aspetto e della texture. Molti consumatori sono tentati di acquistare un articolo semplicemente per il suo caratte-
terie plastiche e finiture, lavorando insieme più strettamente che mai.
Insieme, dobbiamo sviluppare un nuovo linguaggio estetico che renda la sostenibilità visibile, onesta e desiderabile.
È proprio questo lo spirito delle Guided Tours che Chris Lefteri, esperto di fama internazionale nel campo del design dei materiali e organizzatore dei Guided Tours alla K 2025 condurrà in occasione della fiera. Egli ha raccolto una selezione delle soluzioni più innovative e lungimiranti per le materie plastiche, i materiali e le finiture sostenibili, soluzioni che sono a disposizione di tutti e che servono come punto di partenza per questo nuovo entusiasmante viaggio. L’obiettivo è dare ai designer della K di Düsseldorf nuove fonti d’ispirazione, esempi reali nonché gli strumenti per creare un futuro in cui qualità del design e sostenibilità vadano di pari passo.
L’estetica “macchiettata” dei materiali sostenibili, non solo celebra l’origine riciclata o a base biologica del materiale, ma crea anche un’estetica unica e irripetibile che conferisce a ogni prodotto un’impronta digitale unica legata alla sua storia di sostenibilità
Faravelli scommette sul talento con ”The Un.expected”
Dalle aule all’industria: una nuova collezione
FARAemotions
firmata da giovani promesse della profumeria cosmetica.
Il 19 novembre, una serata speciale a Spazio Gessi, a Milano, celebra i volti e le visioni del futuro. Un bando che diventa collezione. Un’azienda che si fa mecenate.
Oltre le convenzioni
Che cosa succede se un’azienda storica decide di mettere da parte le convenzioni e affida la nuova collezione del suo brand di fragranze cosmetiche – FARAemotions – a giovani promesse ancora sconosciute?
Succede…”The Un.expected”.
Così è nato il bando creativo promosso da Faravelli per FARAemotions, il brand dedicato al mondo olfattivo e immaginativo del Gruppo: un’iniziativa che non solo ha dato vita a cinque fragranze cosmetiche sorprendenti, ma ha anche spalancato le porte a una nuova visione, in cui impresa e formazione si incontrano per creare valore culturale, oltre che estetico.
La nota che non ti aspetti: un gesto coraggioso, una scommessa vera
Lanciato a maggio 2025 dalla Faravelli Academy, il bando “La Nota che Non Ti Aspetti” ha coinvolto gli studenti del corso ITS in Fragrance & Cosmetic Products della Scuola Nuove Tecnologie della Vita – ITS Academy. Il brief? Tutt’altro che semplice: ideare una fragranza per valorizzare la cosmesi di viso, corpo o capelli, capace di sorprendere, stupire, incuriosire, inserendo una nota olfattiva inusuale e anticonvenzionale. Il progetto è un esempio di sinergia tra impresa e formazione e segna l’inizio di un nuovo approccio per FARAemotions, brand sensibile al linguaggio delle emozioni e dell’innovazione sensoriale.
Una collezione che custodisce l’imprevedibile Tra le 11 proposte ricevute, una giuria tecnica ha selezionato 5 progetti finalisti, valutati per originalità, coerenza con il tema e potenziale innovativo.
Le cinque fragranze vincitrici, che riportiamo in ordine alfabetico, sono diventate le protagoniste della nuova collezione The Un.expected:
• Deep Breeze - Beatrice Guerra, Sara Scalera, Mat-
teo Gaudio
• Honey Menthose - Monica Patrizio
• Kaffa - Maria Rosa Panelli, Emmanuella Eba
• Lotus Aura - Cindy Yamileth Delgaso Sosa
• Sensoria - Ciro Palomba
The Un.expected Night a Spazio Gessi
Nel cuore di Milano, il 19 novembre a Spazio Gessi, Faravelli dedica una serata esclusiva al progetto The Un.expected, per celebrare la collezione.
Una serata esclusiva riservata a professionisti del settore cosmetico, giornalisti, opinion leader, pensata per incontrare i giovani autori, ascoltare le loro storie, immergersi nelle fragranze e partecipare a una votazione segreta inedita che decreterà, in tempo reale, la fragranza vincitrice assoluta del bando.
Lo stand “The Un.expected” a Making Cosmetics
Anche lo stand Faravelli a Making Cosmetics (Milano Rho Fiera, Padiglione 8 - stand A26) si trasforma in un luogo da esplorare, tra mistero e creatività, dove le fragranze saranno protagoniste in un allestimento dal concept evocativo.
L’azienda ringrazia chi ha creduto nel progetto Faravelli desidera ringraziare non solo i selezionati, ma tutti gli studenti che hanno partecipato al bando, per l’entusiasmo, l’impegno e la qualità delle proposte presentate. Un grazie speciale, quello dell’azienda, alla Scuola Nuove Tecnologie della Vita - ITS Academy e ai Tutor del corso ITS in Fragrance & Cosmetic Products nelle persone di Arianna Raimondi e Davide Fumagalli che hanno accompagnato gli studenti lungo questo percorso creativo e formativo, con passione e competenza.
Il progetto The Un.expected è una scommessa sull’imprevedibile, su sfrontatezza e idee. Un atto creativo che butta il cuore oltre l’ostacolo e riscrive le regole del gioco.
Tra accordi arditi, impressioni fugaci, creatività a briglia sciolta e sensualità trasversali, The Un.expected darà forma a qualcosa di sorprendente, nuovo e inaspettato, pronto a svelarsi solo a chi saprà affrontarlo con fiuto, curiosità, spirito libero e intuizione.
L’intelligenza della cosmetica
IBM e L’Oréal sviluppano il primo modello di AI per la creazione di cosmetici sostenibili.
IBM e L’Oréal, esperto mondiale nel settore della bellezza, annunciano una collaborazione che farà leva sulla tecnologia e l’esperienza di IBM nell’ambito dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) per estrarre nuovi insight dai dati di formulazione cosmetica, e promuoverà l’utilizzo di materie prime sostenibili da parte di L’Oréal, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi di energia e di materiali. Questa collaborazione permetterà lo sviluppo di un foundation model di AI personalizzato progettato per aumentare significativamente la capacità dei team di Ricerca & Innovazione di L’Oréal nel raggiungere prestazioni all’avanguardia e ottenere la soddisfazione del consumatore in ogni categoria cosmetica e in ogni regione del mondo. Questo foundation model è ritenuto il primo del settore nel suo genere, e ridefini -
sce l’innovazione promossa dall’AI tra bellezza, chimica e tecnologia.
Un progetto mirato alla tutela delle risorse naturali La collaborazione unisce l’incomparabile esperienza L’Oréal nella scienza cosmetica con le tecnologie d’avanguardia nell’ambito dell’intelligenza artificiale per la ricerca scientifica di IBM, al fine di aprire le porte a un futuro in cui la scienza e la tecnologia possano informare e contribuire a dare priorità a soluzioni ecologicamente responsabili e innovative.
Per preservare le risorse naturali della terra, è fondamentale ricercare materie prime rinnovabili e sostenibili per lo sviluppo dei prodotti per i consumatori. Questo progetto contribuirà a raggiungere l’ambizioso obiettivo di L’Oréal, fissato nel programma “L’Oréal per il Fu-
turo”, di basare entro il 2030 la maggior parte delle formule dei suoi prodotti su materiali di origine biologica e/o sull’economia circolare.
Sostenibilità e innovazione per rivoluzionare la cosmetica
“Nell’ambito del nostro Programma di Trasformazione
Digitale, questa partnership ci consentirà di accelerare e ampliare l’innovazione e la riformulazione dei nostri prodotti, raggiungendo sempre nuovi livelli di inclusività, sostenibilità e personalizzazione”, ha dichiarato Matthieu Cassier, Chief Transformation & Digital Officer – L’Oréal Research & Innovation.
“Grazie agli anni di esperienza scientifica nel settore della bellezza e alla strutturazione dei dati, questa importante alleanza con IBM inaugura una nuova entusiasmante era per il nostro processo di innovazione e sviluppo”.
“Questa collaborazione rappresenta un’applicazione davvero significativa dell’AI generativa, mettendo a frutto la potenza della tecnologia e delle competenze per il bene del pianeta”, ha dichiarato Alessandro Curioni, IBM Fellow, Vice President Europa e Africa e Direttore IBM Research Zurich. “In IBM, siamo convinti che l’AI
personalizzata e sviluppata per scopi specifici possa rivoluzionare il mondo delle imprese. Utilizzando la più recente tecnologia AI di IBM, L’Oréal sarà in grado di ricavare informazioni significative dai suoi ampi set di dati sulle formule e sui prodotti per creare un modello AI su misura e raggiungere i propri obiettivi operativi, continuando a realizzare prodotti di alta qualità e sostenibili”. “Questa collaborazione unisce l’eccellenza dell’intelligenza artificiale con la competenza nel settore cosmetico per rivoluzionare la formulazione di prodotti”, afferma Guilhaume Leroy-Méline, IBM Distinguished Engineer e CTO dei Servizi di Business Transformation di IBM Consulting Francia. “Si tratta di un esempio di ricerca potenziata dall’AI, che pone l’accento su sostenibilità e diversità”.
Modello AI per prodotti nuovi o già esistenti
La creazione di questo modello di AI utilizzerà un vasto set di dati sulle formulazioni e sui componenti per accelerare l’esecuzione di molteplici attività da parte di L’Oréal, tra cui la formulazione di nuovi prodotti, la riformulazione di cosmetici esistenti e l’ottimizzazione per la produzione su larga scala; strumenti che supporteranno al meglio i 4.000 ricercatori di L’Oréal in tutto il mondo nei prossimi anni.
Inoltre, IBM Consulting supporterà L’Oréal nel suo obiettivo di ripensare e ridisegnare il processo di scoperta delle formulazioni. Comprendere il “comportamento” degli ingredienti rinnovabili nelle formule cosmetiche aiuterà L’Oréal a sviluppare linee di prodotti più sostenibili con maggiore inclusività e personalizzazione per i suoi consumatori in tutto il mondo.
I progressi dei foundation model nel campo dell’NLP
I foundation model sono un tipo di modello di AI addestrato su un ampio set di dati non classificati, capaci di svolgere diverse attività e di trasferire le conoscenze acquisite da un contesto all’altro. Questi modelli hanno fatto significativi progressi nel campo dell’elaborazione del Linguaggio Naturale (NLP) negli ultimi anni, e IBM sta applicando in modo pionieristico i foundation model oltre il linguaggio, spaziando dalla chimica alle serie temporali e alla geolocalizzazione.
La tecnologia AI di IBM ha il potenziale di aumentare la creatività di L’Oréal nella ricerca di nuove formulazioni cosmetiche per trasformare l’industria della bellezza. L’Oréal, insieme all’esperienza e alla tecnologia di IBM, contribuirà a plasmare un futuro in cui l’innovazione incontra la sostenibilità, offrendo prodotti che saranno unici come le persone che li utilizzano quotidianamente.
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Riempimento di polveri e liquidi cremosi
Le innovazioni di Marchesini Group per l’industria farmaceutica e cosmetica.
Marchesini Group, azienda esperta negli impianti di confezionamento per l’industria farmaceutica e cosmetica, ha partecipato lo scorso maggio Pharmintech powered by Ipack-Ima, la fiera dedicata alle innovazioni e soluzioni di processo e confezionamento.
L’appuntamento fieristico è stata un’occasione di confronto e networking per Marchesini Group che guarda al 2025 con cauto ottimismo, dopo il buon risultato del 2024 che si è chiuso con un fatturato consolidato di oltre 600 milioni.
“Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti lo scorso anno, il Gruppo infatti ha continuato stabilmente a crescere”, commenta Valerio Soli, AD di Marchesini Group. “Puntiamo a raggiungere nel medio breve termine il miliardo di fatturato attraverso ulteriori acquisizioni e opportunità di business in nuove aree geografiche. Nell’ottica di offrire linee sempre più complete e integrate ai nostri clienti, abbiamo deciso di esporre in fiera a Milano alcuni modelli di macchine in grado di confezionare diverse tipologie di farmaci e cosmetici, senza dimenticare i servizi digital con protagonista l’intelligenza artificiale.”
Le soluzioni esposte a Pharmintech
A Pharmintech powered by Ipack-Ima, il Gruppo ha esposto un’ampia gamma di soluzioni per l’industria farmaceutica e cosmetica: dalle macchine per il processo fino al confezionamento primario di prodotti solidi, liquidi e in polvere con un corner dedicato anche alle tecnologie digital.
Per quanto riguarda il business farmaceutico, due sono stati i focus principali: da un lato le soluzioni per il riempimento di prodotti in polvere, sul quale il Gruppo sta puntando molto nell’ultimo periodo grazie all’integrazione del marchio MAR; dall’altro le tecnologie legate al processo con il marchio Dumek, sempre più orientato alla produzione farmaceutica e al rispetto quindi delle normative che disciplinano questo settore.
Erano quindi visibili sullo stand una macchina riempitrice polveri con tecnologia di riempimento a disco vuoto-pressione e IPC 100% e un turboemulsionatore sottovuoto per il processo di prodotti liquidi o cremosi, caratterizzato da un sistema interattivo che lascia intravedere le varie fasi di produzione.
Spazio anche a una monoblocco per il confezionamento di prodotti in blister con integrata la nuova astuccia-
trice alternata in grado di macchinare un’ampia gamma di formati ad una velocità massima di 150 pezzi al minuto. Completano l’offerta anche una selezione di macchine da laboratorio targate Dott. Bonapace che includono: una linea completa di riempimento, raffreddamento, codifica e sigillatura di ovuli e supposte; un sistema a due canali per il conteggio e il riempimento di flaconi con compresse, capsule e softgel, ma anche una incapsulatrice, una blisteratrice semi-automatica con tre stazioni indipendenti per termoformatura, sigillatura e taglio ed una comprimitrice rotativa.
Per quanto riguarda, invece, il business cosmetico, la Beauty Division ha esposto una linea per tubetti, prima riempiti e chiusi da un’intubettatrice di Axomatic, poi adagiati in astuccio dall’astucciatrice orizzontale a movimento alternato di V2 engineering. In mostra anche una linea, sviluppata dalla collaborazione tra marchi Vibrotech e Axomatic, composta da un sistema di
alimentazione robotizzato perfettamente integrato con una macchina di riempimento e tappatura per flaconi stabili.
Protagoniste di questa edizione sono state anche le tecnologie della divisione Digital (tra cui la manutenzione predittiva, il Customer Portal e il cambio formato in realtà aumentata), ma anche i sistemi di visione di SEA Vision che ha festeggiato allo stand i suoi 30 anni di esperienza nel settore.
Monoblocco per il confezionamento di prodotti in blister con integrata la nuova astucciatrice alternata
Dettaglio macchina riempimento polveri
> > Le prime laureate in Cosmetic Industrial Science
Nell’estate di quest’anno l’Università Statale di Milano ha festeggiato le prime sette dottoresse del corso di laurea magistrale in Cosmetic Industrial Science – CosmIS, attivato nell’anno accademico 2023/2024 dal dipartimento di Scienze farmaceutiche. Alla cerimonia di proclamazione –che si è svolta in presenza di Chiara Torre, prorettrice alla didattica, e di Lucia Zema, presidente del corso di studi –sono state conferite le prime lauree di questo percorso fortemente professionalizzante, pensato per formare figure altamente qualificate per il settore cosmetico.
Le neolaureate –Camilla Cilluffo, Mona Darei, Carlotta Fasan, Emma Fumagalli, Giorgia Gavinelli, Greta Mombelli e Diana Polumestnaia –si sono distinte per l’eccellenza dei risultati, con cinque tesi valutate
con il massimo dei voti e quattro con lode. Due le studentesse internazionali.
Il corso di laurea magistrale CosmIS testimonia la riuscita sinergia tra formazione accademica e mondo produttivo, in un settore strategico per il sistema economico nazionale. Nei suoi primi due anni di attivazione, CosmIS ha attratto studenti e studentesse da tutto il mondo, con una percentuale di internazionali pari al 40% provenienti da Europa (Germania, Grecia, Russia, Albania, Kosovo), Asia (Kazakistan, Cipro, Cina, Iran, Siria), Africa (Egitto), Sud America (Brasile) e Stati Uniti.
Il percorso, interamente in lingua inglese, combina lezioni teoriche con attività di laboratorio, seminari tenuti da esperti del settore e un tirocinio curriculare di sei mesi, in Italia o all’estero, finalizzato all’inserimento immediato in ambito aziendale. Già dal prossimo anno,
> > ExoLab Italia: nuovo Ceo e un ambizioso piano industriale
Valerio Ferri è stato nominato lo scorso maggio chief executive officer di ExoLab Italia, azienda biotech all’avanguardia nella produzione di esosomi vegetali per i mercati della cosmetica, nutraceutica e farmaceutica. Ferri guiderà la società in una nuova fase di crescita e consolidamento internazionale, in linea con un ambizioso piano industriale quinquennale.
Con una lunga esperienza nei settori nutraceutico e farmaceutico, Valerio Ferri approda in ExoLab Italia dopo ruoli di vertice in realtà di primo piano come Biofarma Group e Fidia Farmaceutici, contribuendo a una loro crescita significativa. Inoltre, ha ricoperto un ruolo strategico in Fareva, secondo produttore al mondo nel settore CDMO, consolidando le sue competenze nella gestione di grandi clienti globali e nella crescita internazionale. Il suo background include operazioni di M&A, internazionalizzazione e sviluppo strategico, fondamentali per le sfide future dell’azienda.
“Sono entusiasta di entrare a far parte di ExoLab Italia in un momento così dinamico della sua
inoltre, attiverà un programma di studio e mobilità europeo (Blended Intensive Programmes, BIP). CosmIS forma professionisti pronti ad affrontare le sfide globali nei settori della ricerca, produzione, controllo qualità e marketing dei prodotti cosmetici, ponendosi come un punto di riferimento nel panorama universitario internazionale.
storia. Gli esosomi vegetali rappresentano una frontiera straordinaria nell’innovazione biotecnologica e sono certo che, grazie all’eccezionale know-how scientifico e industriale del team, riusciremo a consolidare la leadership in Europa e a espanderci a livello globale”, commenta Valerio Ferri. Il nuovo piano industriale, incentrato sull’espansione nei settori cosmetico e nutraceutico, entrambi caratterizzati da tassi di crescita a doppia cifra, prevede: rafforzamento del posizionamento B2B nei mercati internazionali; nuove linee produttive e ampliamento dello stabilimento a 1.000 m2; aumento della capacità produttiva; investimenti in ricerca avanzata e nuove tecnologie di somministrazione; assunzione di 20 nuove risorse entro tre anni. Con il recente round di finanziamento da 5 milioni di euro e una strategia solida di sviluppo, ExoLab Italia si prepara a diventare un riferimento internazionale nella biotecnologia naturale applicata alla salute e al benessere.
“In un mondo sempre più attento a salute e sostenibilità, ExoLab si pone come ponte tra natura e scienza, trasformando la biodiversità italiana in soluzioni innovative per il benessere globale”, conclude Ferri.
Valerio Ferri
S S4
Controllo totale
Zero cross contamination
Engineering | Design | Planning | Construction & Commissioning
Si amplia il Consiglio di direzione del Gruppo tedesco.
Con effetto dal 1° ottobre 2025, il Consiglio di Vigilanza della Mewa Textil-Service SE ha nominato
Waldemar Feldbusch nuovo Chief Financial Officer (CFO), all’interno del Consiglio di Direzione del Gruppo con sede a Wiesbaden. Con questa nomina, l’organo direttivo si amplia con l’aggiunta di una quarta area di competenza, Finance & Compliance, e Feldbusch guiderà le attività strategiche e operative del Gruppo insieme a Bernhard Niklewitz (CEO), Michael Kümpfel (CCO) e Björn Scheel (COO).
Waldemar Feldbusch (41 anni), ingegnere gestionale, opera in Mewa dal 2017. Fino ad oggi ha guidato l’area Finanze ed è membro del Comitato Esecutivo. In precedenza, ha lavorato per Deutsche Bank e nel settore private equity a Francoforte.
Il ruolo di CFO era finora ricoperto dal Presidente del Consiglio di Direzione e CEO Bernhard Niklewitz, che lo svolgeva congiuntamente al proprio incarico. “Con l’ampliamento del Consiglio di Direzione rafforziamo le funzioni di finanza, controlling e compliance e implementiamo ulteriormente le strutture di governance del Gruppo Mewa per sostenere una crescita duratura”, ha dichiarato Andreas Söffing, Presidente del Consiglio di Vigilanza. “Siamo molto lieti di poter affidare questo ruolo a Waldemar Feldbusch, un giovane dirigente di
grande talento cresciuto all’interno del nostro Gruppo”. Fondata nel 1908 a Ostritz, in Sassonia, Mewa è oggi uno dei principali fornitori europei di servizi tessili. Il gruppo, gestito dalla famiglia ormai da quattro generazioni, fornisce ad oltre 200.000 clienti in 26 Paesi abbigliamento da lavoro con un servizio a 360 gradi e ha registrato nel 2024 un fatturato di 937,9 milioni di euro. Negli ultimi decenni, Mewa è cresciuta costantemente grazie alle proprie forze e, dal 2022, opera come società europea per azioni (SE). La crescita è stata trainata dall’ingresso in nuovi mercati europei e dall’espansione continua dei segmenti di business B2B. L’offerta del Gruppo è stata recentemente ampliata con soluzioni integrate per il settore delle camere bianche. A Meißenheim, nel sud della Germania, è prevista per l’inizio del 2026 l’apertura di un nuovo stabilimento progettato secondo i più elevati standard di sostenibilità, dedicato all’abbigliamento per le cleanroom. Questa struttura permetterà di potenziare le capacità produttive a beneficio di clienti operanti in settori altamente sensibili, quali il farmaceutico, microelettronico, medicale e il comparto dei semiconduttori. Lo sviluppo strategico dei settori di attività è ulteriormente rafforzato da acquisizioni mirate: nel 2024 sono state acquisite l’azienda di finissaggio tessile Spessart e la Mikroclean, specializzata in camere bianche.
Guideranno congiuntamente le attività strategiche e operative del Gruppo (da sinistra a destra): Michael Kümpfel (CCO), Bernhard Niklewitz (CEO), Waldemar Feldbusch (CFO) e Björn Scheel (COO). (Foto: Mewa)
MULINI CONICI
IMPIANTI DI MICRONIZZAZIONE
SISTEMI DI CONTENIMENTO
MULINI A MARTELLI
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Riciclo delle bioplastiche: un modello consolidato in espansione
Presentata la relazione di gestione 2024 del Consorzio
Biorepack: in aumento il tasso di riciclo degli imballaggi in bioplastica che si attesta al 57,8%. Balzo in avanti anche al Sud.
Acirca tre anni dall’inizio dell’operatività del Consorzio Biorepack, i numeri relativi alla gestione e al riciclo organico delle bioplastiche compostabili fotografano un sistema – primo in Europa – efficiente e oramai consolidato. A confermarlo sono non solo i dati sui tassi di riciclo ma anche quelli relativi alla popolazione servita, ai Comuni convenzionati e ai corrispettivi economici ad essi riconosciuti.
Sul fronte del riciclo – rivela la Relazione di gestione 2024 del consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, presentata a Milano nel corso dell’assemblea annuale dei consorziati – il tasso ha raggiunto il 57,8%, in crescita di circa 2 punti percentuali nel confronto con l’anno precedente. Il tasso di riciclo supera così di otto punti percentuali il tasso di riciclo europeo 2025 sulla plastica (fissato al 50%) e di tre l’obiettivo del 55% fissato per il 2030.
L’Assemblea annuale dei consorziati
Biorepack durante la quale è stata presentata la Relazione di gestione 2024 del consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile tecnologiecosmetiche.it
La situazione delle regioni italiane
Nello stesso arco temporale, la popolazione italiana coperta dai servizi di raccolta e riciclo organico delle bioplastiche compostabili fa segnare un vero e proprio boom: ha superato infatti l’85%, con una crescita di 11 punti percentuali rispetto al 2023. In 9 regioni (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Calabria e Puglia) la copertura è superiore al 90%.
L’aumento è particolarmente marcato nelle regioni del Sud Italia: la Calabria raggiunge il 100% della popolazione (+76 punti percentuali), la Campania che sale di 34 punti percentuali e la Puglia che raggiunge il 100%. Al Centro, l’incremento è guidato da Lazio e Umbria, mentre al Nord si consolidano i già elevati livelli, con in particolare il Friuli-Venezia Giulia che segna +23 punti percentuali e il Piemonte che segna +10 punti percentuali.
Marco Versari: “Valorizzare i rifiuti per aumentare la fertilità dei terreni agricoli e contrastarne il degrado”
“Sono numeri che ci riempiono di orgoglio. In poco più di tre anni di attività abbiamo raggiunto risultati che certamente, all’inizio, non potevano essere dati per scontati e oggi possiamo dire che il nostro consorzio, primo in Europa nel suo genere, è presente in tutta Italia”, commenta il presidente di Biorepack, Marco Versari. “Tutto ciò conferma il valore delle attività realizzate dal nostro consorzio e dimostrano l’importanza per il Paese di poter contare su un soggetto capace di costruire sinergie e alleanze con chi, a livello locale e regionale, si occupa della raccolta e del trattamento dei rifiuti organici e compostabili.
Valorizzarli nel modo migliore significa infatti non sprecare una frazione dei rifiuti importante sia per quantità sia per l’apporto che può fornire nella sfida di proteggere e aumentare la fertilità dei nostri terreni agricoli, contrastandone il degrado. E in questo quadro, gli imballaggi in bioplastica compostabile si confermano uno strumento importante per aumentare qualità e quantità della raccolta della frazione organica dei rifiuti”.
Da non sottovalutare tra l’altro che le attività del Consorzio si traducono, per i soggetti convenzionati, in preziose risorse economiche: nel 2024 i corrispettivi riconosciuti ai
Comuni e agli enti che si occupano per loro conto della differenziata hanno raggiunto i 12,7 milioni di euro a copertura dei costi di raccolta, trasporto e trattamento degli imballaggi in bioplastica compostabile contenuti nell’umido.
La sfida per una raccolta di maggior qualità
Per migliorare ulteriormente i risultati di riciclo occorre anzitutto aumentare la qualità della raccolta dei rifiuti or-
tc tecnologiecosmetiche novembre 2025
Il tasso di riciclo, che ha raggiunto il 57,8%, supera di otto punti percentuali il tasso di riciclo europeo 2025 sulla plastica (fissato al 50%) e di tre l’obiettivo del 55% fissato per il 2030
ganici. “Il problema principale è rappresentato dalla presenza dei materiali non compostabili nella FORSU, la cui eliminazione comporta anche la rimozione di matrici biodegradabili, tra cui le bioplastiche compostabili e gli scarti derivanti dalla manutenzione del verde, penalizzando così il tasso di riciclo finale”, aggiunge Versari.
Importante è poi anche efficientare i sistemi di trattamento per massimizzare la conversione dei materiali compostabili in ammendanti. Da qui l’impegno di Biorepack sul fronte della comunicazione e della ricerca. Da un lato, infatti, è essenziale promuovere le buone prassi per il miglioramento della raccolta differenziata del rifiuto umido urbano da parte dei cittadini. Dall’altro, bisogna stimolare progetti di ricerca con l’obiettivo di individuare le migliori pratiche di gestione e tecnologie impiantistiche in grado di massimizzare i quantitativi di matrici biodegradabili riciclate e di minimizzare gli scarti prodotti.
Il sostegno a ricerca e formazione
Non a caso Biorepack nel corso del 2024 ha portato avanti numerose collaborazioni con università, associazioni ed enti di ricerca con l’obiettivo di individuare le tecniche per il miglioramento dell’efficienza impiantistica (anaerobica e aerobica) e del trattamento delle bioplastiche, studiare gli effetti delle bioplastiche e del compost nei suoli, stimare il carbonio biogenico presente nei sacchetti ultraleggeri, sviluppare metodi per individuare l’eventuale presenza di polimeri non biodegradabili nelle bioplastiche compostabili immesse sul mercato, approfondire le attività di formazione giuridica sui temi relativi all’economia circolare.
“Gli investimenti in ricerca, in formazione dei giovani attraverso lo sviluppo di progetti didattici, il contrasto all’illegalità attraverso la cooperazione con le autorità competenti contro la diffusione degli shopper illegali sono attività realizzate in questi anni da Biorepack e che proseguiranno anche in futuro”, conclude Versari. “Sono tutte accomunate da un unico filo conduttore: fare il modo che il sistema Paese aumenti la conoscenza degli imballaggi in bioplastica compostabile, ne comprenda sempre più e meglio il valore per la collettività e l’importanza del corretto conferimento insieme al resto dei rifiuti organici”.
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Soluzioni software tailored made per le industrie di processo
Eon opera con progetti verticali che consentono di minimizzare i costi in fase di personalizzazione.
Con quarant’anni di esperienza, di cui oltre la metà maturata esclusivamente nel comparto chimico e Life Science, Eon Srl è oggi riconosciuta come uno dei principali partner tecnologici per le industrie di processo, in particolare nei settori chimico, coloristico, farmaceutico, cosmetico e integrazione alimentare.
Distributore esclusivo per l’Italia di Infor ERP Blending, piattaforma ERP funzionalmente completa per l’industria di processo, Eon Srl opera con soluzioni verticali che consentono di minimizzare i costi in fase di personalizzazione, ottimizzando l’investimento a livello di operations, flusso dei processi e attività di formazione. Il forte orientamento ai bisogni del cliente è il principale
tratto distintivo di Eon Srl, che in ogni progetto si propone non come un semplice system integrator, bensì come un consulente completo, anche per quanto riguarda la fase di revisione dei processi: un’attività, quest’ultima, che è di fondamentale importanza in tutte quelle applicazioni dove l’affidabilità e la conformità normativa rappresentano i principali fattori critici di successo. L’esperienza di Eon si traduce in soluzioni capaci di valorizzare le caratteristiche uniche di ogni azienda: questo approccio ha spesso permesso di ottenere risultati sopra le aspettative senza sforare i costi e i tempi preventivati.
Nel settore Life Science, grazie all’adozione di un sistema qualità “risk based” conforme a GAMP 5 - verificato in più audit di nostri clienti - e a un metodo di lavoro che integra la validazione sin dalle fasi progettuali, Eon Srl assicura un rigore metodologico che le ha permesso di ottenere riconoscimenti e fiducia da parte di grandi gruppi internazionali, con progetti realizzati non solo in Italia ma anche in Svizzera, Gran Bretagna, Cina, Singapore, Spagna e Stati Uniti.
Nel portafoglio prodotti, la piattaforma Infor ERP Blending riveste un ruolo chiave, grazie alla sua progettazione volta a coprire tutti i fabbisogni delle industrie di processo, senza ulteriori integrazioni di moduli esterni.
“Il nostro obiettivo è di supportare le aziende che operano nel mondo del processo lungo un corretto ed efficace percorso di digitalizzazione, valorizzando le loro peculiarità senza imporre limitazioni o vincoli legati al software”, afferma Sergio Fasana, founder e CEO di Eon Srl. “Crediamo che ogni realtà industriale abbia caratteristiche uniche, che devono essere valorizzate con tecnologie funzionali e non calate dall’alto. Per questo motivo il nostro approccio non è quello di adattare le aziende al software ma, viceversa, di costruire soluzioni in grado di adattarsi alle aziende, accompagnandole con un ruolo consulenziale in tutte le fasi del progetto”. Infor ERP Blending consente di operare con un Batch Record talmente completo da permettere la consuntivazione elettronica di tutti i dati inerenti il magazzino e la produzione senza dover implementare un MES o un WMS. Dispone inoltre di un LIMS di ottimo livello, della possibilità di informatizzare la raccolta dei dati di processo e dei controlli sui prodotti durante il ciclo produttivo.
Sono presenti componenti per l’assicurazione qualità come il Vendor rating, la gestione delle deviazioni e il supporto alla redazione dei Periodic Quality Report. Non manca infine il modulo per la gestione delle manutenzioni e funzionalità specifiche per il comparto chimico che consento di coprire tutte le tematiche legate alle normative CLP e GHS.
> > Processo di macinazione in isolatore: il know how integrato di Nuova Guseo
Un isolatore multi-milling a camera singola realizzato per un’azienda farmaceutica internazionale è un esempio concreto della capacità dell’azienda emiliana di coniugare un know how consolidato sia nella macinazione sia nel contenimento.
Nuova Guseo ha una storia centenaria. Il primo brevetto, relativo alla tecnologia di macinazione, risale infatti al 1911. Al contempo, l’azienda vive un presente in continua evoluzione, volta a trovare soluzioni tecnologiche d’avanguardia, coerentemente con la mission aziendale: “porre al centro la soddisfazione del cliente”.
L’ambito applicativo di elezione è rappresentato dal trattamento di materiali solidi per il settore chimico-farmaceutico, alimentare e cosmetico. La gamma dei prodotti contempla impianti di macinazione, di miscelazione e sistemi di contenimento di vario tipo. Questi ultimi nell’ambito della produzione farmaceutica hanno acquisito importanza sempre crescente, soprattutto in relazione all’aumento della tossicità dei prodotti trattati, quali API (Active
Pharmaceutical Ingredients) e soprattutto HPAPI (Highly Potent Active Pharmaceutical Ingredients),
Glove box e isolatori, che sono a tutti gli effetti delle camere di dimensioni variabili a seconda della tipologia di processo in esse svolto, garantiscono l’esecuzione delle operazioni ad un triplice livello di protezione: per l’operatore, per il prodotto e per l’ambiente esterno.
Una configurazione flessibile con componenti intercambiabili
Un esempio del costante processo di innovazione e dell’elevato grado di personalizzazione dei sistemi proposti è rappresentato dall’isolatore multi-milling a camera singola, realizzato per una importante società farmaceutica estera, per lo svolgimento di attività di calibrazione e macinazione in ambiente confinato. Si tratta di un esempio concreto della capacità di Nuova Guseo di coniugare un know how consolidato sia nell’ambito della macinazione che in quello del contenimento.
Il sistema è in configurazione passiva, ovvero non è dotato di un sistema di ventilazione autonomo, ma è collegato a una linea di aspirazione esistente. Il controllo della pressione all’interno della camera avviene tramite una valvola automatica. Il carico del prodotto avviene tramite una tubazione di scarico proveniente da un filtro essiccatore, situato in
un locale sovrastante quello in cui è installato l’isolatore multi-milling e interfacciato con una valvola di dosaggio a lobi attuata.
All’interno della camera di lavoro è installata una stazione di macinazione commutabile, composta da due teste di macinazione diverse e, a seconda delle esigenze di processo, facilmente intercambiabili: un mulino conico modello CM 100 e un mulino a martelli modello TB 80, azionati da un gruppo di motorizzazione comune, posizionato in un alloggiamento esterno alla camera di lavoro. L’uscita del prodotto avviene tramite uno speciale dispositivo a liner continuo. L’unità è inoltre dotata di un serbatoio pressurizzabile, montato lateralmente, per i fluidi di lavaggio. Il funzionamento del sistema è gestito tramite un sistema di controllo con PLC e software conforme alle norme GAMP 5. L’accesso ai dispositivi interni dopo le attività di decontaminazione è garantito da un’ampia visiva frontale. Qualora il lotto proveniente dal filtro essiccatore sopra descritto non debba essere macinato, ma semplicemente insacchettato in condizioni protette, l’unità di macinazione può essere rimossa e sostituita da una tubazione dedicata con i relativi dispositivi: un’ulteriore dimostrazione dell’estrema flessibilità operativa della configurazione proposta. Questo sistema è stato sottoposto con successo al test SMEPAC (Standardized Measurement of Equipment Particulate Airborne Concentration), linea guida emessa dall’ISPE (International Society for Pharmaceutical Engineering), per esaminarne le prestazioni di contenimento del particolato.
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È fatto di luci e ombre il quadro che emerge dal rapporto annuale di Assobioplastiche. Il presidente Bianconi: “Il comparto è in sofferenza e fatica a ripartire a causa di fattori distorsivi. Per ora, bisogna concentrarsi sulla lotta all’illegalità”.
Assobioplastiche:
“Concorrenza sleale e dumping soffocano la ripartenza del settore”
I settori serviti dalle plastiche compostabili
Quadro macroeconomico per l’Italia e i principali partner UE - PIL. L’andamento del PIL delle principali economie europee è stato piuttosto debole anche nel 2024: Germania in negativo per il secondo anno (2023 -0,3%, 2024 -0,2%), Italia e Francia ancora positive ma solo marginalmente (Ita + 0,5, F +1,1); la Spagna ha evidenziato un nuovo ottimo incremento (+3,3%).
Fonti: Istituti di statistica nazionali
Presentato l’11° rapporto annuale di Assobioplastiche. Nel 2024 in Italia, in base ai risultati dello studio effettuato da Plastic Consult, società indipendente che svolge studi e analisi di mercato nel settore delle materie plastiche, l’industria delle plastiche biodegradabili e compostabili è rappresentata da 278 aziende – suddivise in produttori di chimica di base e intermedi (7), produttori e distributori di granuli (22), operatori di prima trasformazione (189), operatori di seconda trasformazione (60) - con 2.913 addetti dedicati, 121.500 tonnellate di manufatti compostabili prodotti e un fatturato complessivo di 704 milioni di euro.
Secondo lo studio Plastic Consult, il numero di addetti dedicati, ovvero le risorse che nelle aziende del comparto si occupano direttamente dei prodotti che entrano nella filiera delle plastiche compostabili, è diminuito del 2,2%, passando da 2.980 unità nel 2023 a 2.913 nel 2024.
Nel 2024 il numero di imprese ha registrato un calo scendendo a 278 (-3,5% rispetto al 2023). A livello geografico, le regioni con il maggior numero di imprese di trasformazione, classificate per numero di addetti, sono le seguenti: Veneto (298 addetti dedicati, 27 aziende), Emilia-Romagna (297 addetti dedicati, 21 aziende), Campania (266 addetti dedicati, 19 aziende), Lom-
Evoluzione del fatturato settoriale. Totale, Milioni di Euro, 2012-2024 (nel 2016 il monitoraggio è stato limitato agli imballaggi, non sono disponibili dati. I dati relativi a intermedi e base chemicals sono disponibili dal 2015).
Il fatturato sviluppato dalla filiera è calato nel 2024 a 704 milioni di euro (- 15,4% rispetto all’anno precedente): a pesare su questa flessione è stata un’ulteriore netta riduzione dei listini (materie prime e base che-
micals in particolare, ma anche semilavorati e prodot ti finiti) che si è progressivamente consolidata nel cor so dell’anno passato.
Nel 2024 i volumi complessivi dei manufatti prodotti (sia finiti, sia semilavorati) hanno registrato un timido rimbalzo, salendo a quota 121.500 tonnellate (+0,5% rispetto al 2023): prestazione non distante dai risultati dell’aggregato delle termoplastiche convenzionali (po limeri vergini a -0,2%, riciclati pressoché stazionari). A li mitare la ripresa dei volumi hanno contribuito in misura decisiva i cali del monouso e dei sacchetti per l’umido.
Tra i principali settori applicativi, nel 2024 le maggiori difficoltà sono state incontrate dal comparto monou
Evoluzione degli addetti. Addetti dedicati, unità, 2012-2024 (nel 2016 il monitoraggio è stato limitato agli imballaggi, non sono disponibili dati. I dati relativi a intermedi e base chemicals sono disponibili dal 2015).
Fonte: Plastic Consult per Assobioplastiche
Evoluzione dei principali segmenti. Variazione % 2024/2023. Anche nel 2024 le maggiori difficoltà sono state incontrate dal comparto monouso, schiacciato tra la concorrenza sleale del falso riutilizzabile e dalle importazioni di manufatti compostabili dal Far East. Per converso, buona progressione del film agricolo, del packaging alimentare e degli ultraleggeri.
Fonte: Plastic Consult per Assobioplastiche
Q & C Qualità e Competenza
di Paolo Beducci
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L’importanza degli ingredienti nella cosmetica:
tra efficacia, sicurezza e consapevolezza
Il ruolo degli ingredienti nel mondo della cosmetica: centro nevralgico di ciascuna formula. Cosa sono, la nomenclatura INCI e gli ingredienti attivi.
Al di là di ogni bell’aspetto e ogni fantomatica promessa più o meno reale, nel mondo della cosmetica sono gli ingredienti ad essere il centro nevralgico di ciascuna formula. Risulta evidente che esiste anche un ruolo del packacing che deve ricoprire alcune caratteristiche legate alle promesse commerciali, ma è la formula, la composizione del prodotto ad essere l’unica cartina di tornasole per garantirne l’efficacia reale sulla pelle e quindi la sicurezza e la tollerabilità. Non si tratta di banalità, ma di nodi essenziali anche alla luce del crescente interesse dei consumatori per tutti gli aspetti che incidono su sostenibilità e trasparenza. Questo perché nel corso degli anni la consapevolezza è cresciuta e al tempo stesso è cresciuto il desidero di capire e comprendere gli ingredienti dei cosmetici. Conoscere non è più uno strumento riservato a pochi, ma è soprattutto un atto di consapevolezza. Ma cerchiamo di analizzare gli aspetti legati a questa presa di coscienza singolarmente.
Cosa sono gli ingredienti cosmetici?
Quando si parla di ingredienti cosmetici ci si riferisce generalmente a sostanze chimiche o naturali che vengono sfruttate con l’intenzione di conferire al prodotto una chiara e specifica funzione operativa. Ad esempio esfoliare, idratare,
detergere, colorare, profumare. Questi ingredienti possono avere un ruolo attivo,come ad esempio capita con l’acido ialuronico o la Vitamina C o possono avere un ruolo di semplice supporto come accade con i conservanti, gli emulsionanti o gli stabilizzanti. Ovviamente ciascun elemento deve essere citato nella relativa etichetta del prodotto seguendo le regole e la nomenclatura INCI.
L’INCI: leggere l’etichetta INCI è l’acronimo del termine International Nomenclature of Cosmetic Ingredients ed è rappresentato dalla lista degli ingredienti stampata sull’etichetta in ordine decrescente per ciò che si riferisce alla concentrazione di prodotto. Per questo motivo imparare a leggere l’etichetta oltre le semplici apparenze è determinate per capire osa ci sia realmente in un cosmetico e quindi individuare quei componenti che possono apportare disturbi di qualsiasi genere. Ad esempio gli allergizzanti, i prodotti potenzialmente irritanti, ma anche solo quelli che non si desidera avere nel prodotto. A fare da spalla al consumatore intervengono dei siti specializzati e delle app (un esempio interessante è INCI Decoder) che hanno proprio lo scopo di aiutare a capire e giudicare al meglio la composizione dei singoli cosmetici.
Attivi cosmetici e funzione
Sono definiti attivi alcuni ingredienti che hanno ruoli funzionali che impattano direttamente sulla pelle. Fra gli esempi possiamo citare l’acido ialuronico che ha caratteristiche idratati e rimpolpanti. O il Niacinamide che invee svolge il ruolo di equilibrante e anti-macchia. O ancora il retinolo che invece svolge un lavoro anti-age e rinnovante. Altro esempio è la Vitamina C che svolge un’azione antiossidante e illuminante sulla pelle. È evidente che l’efficacia di ciascuno di questi attivi cosmetici dipenda dalla concentrazione, dalla forma chimica e ovviamente dalla stabilità nella formula.
Naturale vs sintetico: un falso dilemma?
Troppo spesso il concetto di naturale viene messo in contrapposizione eccessiva rispetto a quello di sintetico. Il concetto di naturale uguale sicuro è il più sfruttato. Anche se non necessariamente e non sempre è così. Esistono infatti non pochi ingredienti naturali che possono avere effetti allergizzanti. È il caso degli olii essenziali ad esempio. Di contraltare invece sono numerosi gli ingredienti sintetici che sono tollerabili e sostenibili. Quindi il concetto non è nella naturalezza o nella sintesi del prodotto, bensì nella sua sicurezza, efficacia e alla capacità d’interagire con uno specifico tipo di pelle. E questo deve accadere al di là della sua origine.
Sicurezza e regolamentazione
Esiste un numero magico in europa è il 1223/2009. Questo è infatti il numero che indica il Regolamento CE riguardo gli ingredienti. Questo regolamento individua le sostanze proibite, autorizzate e i limiti di utilizzo da dichiarare obbligatoriamente. Si tratta di indicazioni che derivano da valutazioni tossicologiche obbligatorie cui il prodotto finito, prima di essere commercializzato, deve essere necessariamente sottoposta a test di stabilità e sicurezza. Inoltre proprio per
tc tecnologiecosmetiche novembre 2025
evitare azioni poco limpide, è richiesta una trasparenza sui claim che è costantemente in crescita.
Il ruolo del consumatore consapevole
Nel corso degli anni la consapevolezza dei consumatori è aumentata e di conseguenza anche la loro attenzione al le etichette. I consumatori, cercano informazioni, evitano i prodotti in cui sono presenti prodotti che possono avere in dicazioni non univoche sotto il profilo della sicurezza. È il ca so di siliconi, Peg, solfati, para beni. Si tratta di tendenze che assumono un vero e proprio ruolo di spinta per le aziende che in questo modo tendono a rivedere la formulazione di alcuni prodotti cercando di introdurre attivi più sostenibili e a migliorare la limpidezza circa contenuti e etichette.
Conclusioni
Nei cosmetici la parte fondamentale del prodotto sono ov viamente gli ingredienti. Per questo motivo averne l’esatta percezione permette all’utilizzatore di effettuare una scelta consapevole che abbia al tempo stesso come punto focale il rispetto della prorpia pelle e dell’ambiente. Si può per ceti versi affermare che la trasformazione quotidiana del mer cato sta portando un cambio di paradigma. Oggi il punto da cui può nascere la vera bellezza deve avere necessariamen te il supporto della conoscenza.
> > LR Industries: uno stabilimento alimentato da energia al 100% rinnovabile
L.R. Industries S.p.A., attiva nella creazione e produzione di fragranze ed aromi, nonché partner ideale per un prodotto Made in Italy di qualità, inedito e raffinato. I settori di applicazione delle sue produzioni di fragranze e aromi sono molteplici, dalla cosmetica alla profumeria, dal food and beverage al settore nutraceutico.
LR Industries è però anche una realtà attenta all’ambiente.
L’azienda ha infatti annunciato che il suo stabilimento è ora interamente alimentato da energia rinnovabile, grazie all’installazione di un avanzato impianto fotovoltaico da 199,75 kWp. Questo impegno verso la sostenibilità non solo permette di ridurre significativamente l’impatto ambientale, ma consente anche di contribuire attivamente alla salvaguardia del pianeta per le future generazioni.
Esempi pratici di riduzione delle emissioni
L’impianto fotovoltaico dell’azienda, con una produzione media annua di 279.000 kWh,
rappresenta un passo concreto verso un futuro più verde. Questa quantità di energia pulita evita l’immissione di quasi 149.000 kg di CO2 nell’atmosfera ogni anno.
Per dare un’idea del suo impatto positivo, questo risultato equivale a:
– Piantare tra 4.500 e 15.000 alberi ogni anno. Ogni albero piantato assorbe CO2 e produce ossigeno, migliorando la qualità dell’aria e contribuendo alla biodiversità.
– Non bruciare circa 23.300 kg di petrolio all’anno. Il petrolio è una delle fonti di energia più inquinanti e il suo utilizzo contribuisce significativamente all’inquinamento atmosferico e al riscaldamento globale. Scegliere l’energia solare evita questo impatto negativo, promuovendo una produzione più pulita e sostenibile.
– Evitare la combustione di circa 33.000-43.000 kg di carbone all’anno. A seconda della tipologia di carbone considerata, la produzione rinnovabile dell’azienda sostituisce una
quantità notevole di questa risorsa fossile altamente inquinante, contribuendo ulteriormente a ridurre le emissioni di gas serra.
Un esempio per le imprese
Per un “Futuro Luminoso”, gli uffici e la produzione sono alimentati da energia solare, e non è solo una scelta aziendale, ma un modello di sostenibilità che si spera possa ispirare altre imprese e comunità. Ogni passo verso l’energia rinnovabile è un passo verso un futuro più luminoso e sostenibile per tutti. LR Industries è entusiasta di essere parte di questa trasformazione e continuerà a lavorare per migliorare ed innovare, sempre nel rispetto dell’ambiente.
Processi più puliti?
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continuare a crescere
Mollificio Lombardo prosegue la sua crescita ed esplora nuove applicazioni e settori, come il cosmetico e il salvavita, attraverso una costante attenzione al cliente e la capacità di adattamento a esigenze diverse.
Il comparto cosmetico italiano continua a rappresentare un’eccellenza del nostro sistema manifatturiero, mostrando una forte capacità di resilienza e competitività, anche a livello internazionale. Secondo l’indagine congiunturale di Cosmetica Italia, il 2025 conferma le previsioni di inizio anno: i dazi restano un tema centrale, ma il settore gode di un clima di fiducia che si riflette sia sulla produzione che sui consumi. La crescita dell’export ne è la prova più evidente: nella prima metà dell’anno le esportazioni verso l’area Mercosur hanno registrato un incremento superiore al 40% rispetto allo stesso periodo del 2024, contro una media di crescita quinquennale di poco superiore al 4%. L’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur apre quindi nuove prospettive per l’industria cosmetica italiana, soprattutto per le imprese più dinamiche.
Proprio in questo scenario si inserisce Mollificio Lom-
Emilio Longoni, Amministratore
Delegato di Mollificio Lombardo
“ “
bardo, azienda che negli ultimi anni ha saputo diversificare con successo le proprie attività, cogliendo opportunità in settori complessi e in forte evoluzione. Abbiamo intervistato Emilio Longoni, Amministratore Dele-
La nostra forza risiede nella capacità di adattarci rapidamente alle esigenze dei clienti. Collaboriamo con multinazionali che richiedono standard elevatissimi, non solo sul prodotto ma anche in termini di sostenibilità
gato dell’azienda bergamasca, per comprendere come il mondo della cosmetica sia diventato una nuova area di sviluppo e quali siano le prospettive future.
Emilio Longoni, avete recentemente rilevato un nuovo cliente nel settore cosmetico, può dirci di più?
“Si tratta di un’azienda di packaging cosmetico situata a poca distanza dalla nostra sede, nella Bergamasca, che ha avuto l’esigenza di integrare molle nelle proprie soluzioni tecnologiche. Questo ci ha portati ad avviare una collaborazione: per noi è il primo cliente specializzato in cosmetica, un settore dalle forti potenzialità. Si tratta infatti di un segmento che ha registrato un importante impulso dopo la pandemia, soprattutto grazie all’ingresso della cosmetica anche nel canale farmaceutico. Da qui la nostra scelta: esplorare nuove applicazioni e mercati, come facciamo abitualmente”.
Le aziende cosmetiche vi richiedono anche molle di dimensioni molto ridotte?
“Certamente. Noi già produciamo molle di piccolissime dimensioni, utilizzate per lo più in settori come il medicale, l’alimentare e l’ortodontico. Parliamo, ad esempio, di misure quali 0,14 o 0,25 millimetri. Si tratta di mercati altamente specializzati, con esigenze molto specifiche in termini di materiali e standard di qualità”.
Quali prospettive vede Mollificio Lombardo per il suo futuro nel settore cosmetico?
“Il cosmetico è oggi uno dei comparti più dinamici e promettenti del made in Italy. I dati di Cosmetica Italia parlano chiaro: nel 2025 l’export crescerà di ulteriori 7 punti percentuali, raggiungendo un valore complessivo di 8,5 miliardi di euro. Noi vogliamo essere parte di questa crescita, mettendo a disposizione il nostro knowhow tecnico e la capacità di innovare. Il futuro ci vede orientati a consolidare la nostra presenza, sviluppan-
do collaborazioni di lungo periodo e contribuendo alla competitività dell’industria cosmetica italiana sui mercati internazionali”.
State investendo anche nel settore del salvavita. Può raccontarci di più?
“Sì, stiamo entrando in questo comparto con soluzioni destinate ai sistemi di sicurezza montati sui tetti delle abitazioni. In Italia molte strutture non sono a norma e, per la manutenzione, è necessario installare linee salvavita: in questo caso, le molle hanno un ruolo fondamentale nel’ammortizzare eventuali cadute degli operatori. Abbiamo già avviato collaborazioni con realtà industriali e stiamo ampliando la nostra presenza in questo mercato, che consideriamo molto promettente”.
In che modo supportate i clienti dal punto di vista tecnico?
“Mettiamo a disposizione un ufficio tecnico interno. Ogni volta che riceviamo il disegno di un prodotto, effettuiamo un’analisi di fattibilità e una valutazione dei rischi produttivi, per anticipare eventuali difetti sia in fase di lavorazione interna di prototipi che in fase di industrializzazione. Questo approccio consente di garantire affidabilità e qualità sin dalle prime fasi dello sviluppo”.
Mollificio Lombardo è ormai attiva in diversi settori, dal medicale al cosmetico, passando per l’alimentare. Qual è la chiave di questa versatilità?
“La nostra forza risiede nella capacità di adattarci rapidamente alle esigenze dei clienti. Collaboriamo con multinazionali che richiedono standard elevatissimi, non solo sul prodotto ma anche in termini di sostenibi-
lità. Per questo utilizziamo esclusivamente energia verde, garantiamo la tracciabilità dei prodotti e un’impronta carbonica molto bassa.
Pur non essendo un’azienda di grandi dimensioni, Mollificio Lombardo è in grado di rispondere a necessità complesse di realtà industriali strutturate. Il nostro valore aggiunto rimane però il rapporto diretto con i clienti: ci consideriamo una famiglia di imprenditori e collaboratori uniti, pronti ad affrontare nuove sfide con coesione e flessibilità”.
La sede di Mollificio Lombardo a Carvico (BG)
la produzione di celle di carico Minebea Intec aumenta
L’azienda ha investito una cifra a sette zeri in una nuova macchina per il carico statico da 2 tonnellate e in un centro di lavorazione rotativa nella sede di Amburgo.
Minebea Intec, fornitore attivo a livello mondiale di tecnologie per la pesatura e l’ispezione industriale, sta ampliando la propria capacità produttiva e ottimizzando i tempi di lavorazione per soddisfare al meglio la crescente domanda di celle di carico ad alta precisione e durata. L’azienda ha investito una cifra a sette zeri in una nuova macchina per il carico statico da 2 tonnellate e in un nuovo centro di lavorazione
rotativa nella sede di Amburgo. Che si tratti di un serbatoio di stoccaggio o di un silo esterno, di un recipiente di dosaggio, di un miscelatore o di un reattore, Minebea Intec offre attrezzature su misura per quasi tutte le bilance a tramoggia: celle di carico digitali e analogiche e moduli di pesatura, elettronica di pesatura innovativa, cassette di giunzione per cavi affidabili e kit di installazione per le diverse esigenze applicative.
“Le nostre soluzioni di pesatura garantiscono processi di dosaggio e riempimento precisi, continui, veloci e flessibili e riducono al minimo le perdite di materiale”, afferma Yannick Salzmann, Global Product Manager di Minebea Intec. “Sono anche utilizzate come soluzione igienica per il controllo del livello di riempimento”.
Poiché temi come la gestione delle risorse stanno diventando sempre più importanti in tempi di crisi energetica e di cambiamenti climatici, anche le tecnologie di pesatura orientate al futuro sono molto apprezzate dai clienti di tutto il mondo. Dai prodotti entry-level, come la cella di carico Pancake®per la pesatura dei container in alternativa ai sensori di livello, alle soluzioni premium, come il modulo di pesatura ad alta precisione Novego®, Minebea Intec offre soluzioni diverse a seconda delle esigenze.
Quest’ultimo modulo di pesatura, in particolare, è molto richiesto dal mercato. “Abbiamo sviluppato il nostro modulo di pesatura Novego® appositamente per le crescenti esigenze dell’industria alimentare, farmaceutica, cosmetica e delle materie plastiche”, commenta Yannick Salzmann. “La soluzione igienica completa offre un’ampia gamma di caratteristiche innovative per un’installazione semplice e senza errori e la massima resistenza alle forze laterali.”
La crescente domanda di celle di carico richiede un aumento delle quantità
Al fine di mantenere anche in futuro i tempi di produzione delle celle di carico il più brevi possibile, offrire la massima flessibilità e un’elevata disponibilità per le esigenze dei clienti, Minebea Intec ha investito una cifra a sette zeri nel costante potenziamento dell’automazione della propria produzione nella sede di Amburgo. “Con le nostre due nuove macchine possiamo ridurre i costi di produzione, aumentare l’efficienza e migliorare la qualità”, afferma Olaf Krusemark, responsabile dell’ingegneria industriale di Minebea Intec. “Questi investimenti sottolineano il nostro impegno per il miglioramento continuo e la soddisfazione dei clienti”. Le due nuove macchine sono più che semplici risultati tecnici: sono una promessa che Minebea Intec fa ai suoi clienti di rimane all’avanguardia della tecnologia e pronta a soddisfare le esigenze di un settore in continua evoluzione.
Macchina da 2 tonnellate completamente automatizzata per una maggiore qualità ed efficienza I requisiti per le proprietà delle bilance e delle celle di carico sono specificati in diversi documenti OIML. L’OIML R60 tratta i requisiti metrologici per le celle di carico e specifica i requisiti per l’incertezza di misura estesa
dello standard utilizzato per calibrare le celle di carico. “Queste incertezze possono essere raggiunte solo con standard di peso morto o con standard di pari precisione”, dichiara Olaf Krusemark. “Con il nuovo sistema, tutte le nostre celle di carico sono misurate in modo da essere conformi all’OIML per l’intero intervallo di temperatura specificato”.
Oltre agli elevati standard qualitativi, il principale vantaggio della macchina a carico morto da 2 tonnellate nella produzione di celle di carico sono l’implementazione di un magazzino di celle di carico, la completa automazione e la connessione digitale alla rete di produzione Minebea Intec. All’interno della camera di temperatura è stato realizzato un magazzino per 32 celle di carico disposte in cerchio. L’operatore carica il magazzino con 32 celle di carico e avvia il processo di misurazione, che dura diverse ore.
È facile caricare il magazzino con celle di carico con carichi nominali diversi. Ciascuna delle 32 posizioni del magazzino è dotata di un terminale a connessione rapida con tecnologia di connessione a 8 fili per collegare il cavo della cella di carico a un sistema di amplificatori multiplexer situato all’esterno della camera di temperatu-
ra. La sostituzione di una cella di carico nella stazione di carico richiede solo pochi secondi.
“Con la macchina di carico a carico morto, possiamo ridurre il carico sugli altri impianti di produzione, producendo così un numero maggiore di celle di carico e accorciando i tempi di consegna”, spiega Olaf Krusemark.
“Questa macchina garantisce che ogni cella di carico che lascia lo stabilimento Minebea Intec soddisfi i requisiti di precisione e affidabilità dei clienti”.
Olaf Krusemark, responsabile dell’ingegneria industriale di Minebea
Intec: “Con le nostre due nuove macchine possiamo ridurre i costi di produzione, aumentare l’efficienza e migliorare la qualità”
Investimento in un nuovo centro di tornitura
Minebea Intec ha anche investito in un nuovo cen tro di tornitura, che aumenterà ulteriormente la ca pacità produttiva.
Un centro di tornitura, simile alla macchina a carico morto, svolge un ruolo essenziale nella produzione di celle di carico, eseguendo lavorazioni precise sui pezzi destinati a questo scopo.
Queste macchine specializzate consentono di pro durre forme e superfici complesse con un eleva to grado di precisione. “Utilizzando questo centro di tornitura, possiamo aumentare ulteriormente la nostra produttività e allo stesso tempo garantire la qualità delle nostre celle di carico”, afferma Olaf Kru semark.
Molto di più di semplici prodotti di alta qualità
Minebea Intec non è solo sinonimo di un ampio por tafoglio di prodotti di alta qualità nel campo della tecnologia di pesatura e ispezione, ma è anche un partner competente per i suoi clienti durante l’intero processo di progettazione: dalla consulenza inizia le alla messa in funzione e alla manutenzione. Que sto approccio olistico garantisce che i clienti riceva no la migliore soluzione possibile per le loro esigen ze, consentendo loro di aumentare l’efficienza e ga rantire la qualità dei loro prodotti, siano essi alimen tari, cosmetici o medicinali.
“Questi investimenti nei nostri impianti di produzio ne sono un passo importante per consolidare ulte riormente la nostra posizione di fornitore leader di tecnologie di pesatura e ispezione.
Modernizzando i nostri impianti di produzione, pos siamo non solo soddisfare la crescente domanda, ma anche aumentare la nostra competitività ed ef ficienza”, afferma Karl Sommer, CEO e COO di Mi nebea Intec.
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44 L’innovazione si fa insieme
Oggi nessuno può evolvere da solo. Occorrono ecosistemi che connettano aziende, fonti di ricerca, tecnologie e persone.
Così G-Gravity propone percorsi basati su un concetto aperto e al contempo sistemico dell’innovazione, con particolare riferimento al settore life science.
Roberta Gilardi, Ceo e Founder di G-Gravity
Per fare innovazione e trasferire i suoi benefici nella società e nell’industria occorre facilitare le connessioni. Nessuna azienda o ente di ricerca, soprattutto in tempi di accelerazione tecnologica e digitale come quelli che stiamo vivendo, possiede il know how per innovare da solo, prescindendo dalla “contaminazione” con altre realtà e competenze. Fondando G-Gravity, Roberta Gilardi ha messo a frutto la sua profonda conoscenza del mondo delle start up e dell’open innovation, e ha elaborato un concetto di innovazione che si basa anzitutto sullo sviluppo di ecosistemi di conoscenze, capaci di attrarre e stimolare stakeholder con competenze e visioni diverse, convogliandoli infine verso l’obiettivo strategico indicato dal cliente.
Nel settore life science, per esempio, G-Gravity offre servizi avanzati di supporto all’R&D, scouting tecnologico e venture client. In particolare, il modello di venture client offre alle aziende l’opportunità di testare nuove soluzioni in contesti reali, facilitando l’integrazione di innovazioni disruptive nei loro processi e offerte.
Questo approccio accelera l’adozione di nuove tecnologie e crea una collaborazione più stretta tra G-Gravity e le imprese, con un focus sul successo condiviso e su soluzioni su misura che rispondano alle esigenze del mercato.
Roberta Gilardi, qual è stato il percorso che l’ha portata a fondare G-Gravity?
“Ho maturato un’esperienza di circa 30 anni nell’ambito della consulenza. Sono partita con alcune iniziative imprenditoriali all’inizio dell’espansione del settore digitale, tra fine anni Novanta e inizio Duemila. Intorno al 2006, mi sono precocemente interessata alla nascita e allo sviluppo di start up. Ho unito le mie competenze di tecnologia e business a quelle economico-finanziarie di mio fratello Massimiliano in una società che investe in start up e piccole imprese. Un’attività che mi ha fatto imparare molto ed entrare nel vivo del settore. Poi dal 2010, ancora una volta con un certo anticipo sui tempi, mi sono specializzata nell’open innovation. Con l’arrivo di altri soci, abbiamo strutturato una piccola società de-
Alcune immagini dell’hub space di G-Gravity a Milano, in via Legnone
dicata interamente al supporto alle start up. Mi è sempre piaciuto creare connessioni ed aprirmi a ciò che accade nel mondo dell’innovazione: così abbiamo messo a disposizione il nostro spazio di Milano ad altre realtà interessare al co-working, attraendo una vivace e affollata community, almeno fino all’arrivo del Covid.
Abbiamo tenuto duro e in questo contesto è nata, proprio nel 2020, la società G-Gravity, che si proponeva non solo come hub fisico per l’innovazione, ma anche come il punto di partenza per un progetto verticale dedicato a settori ad alta complessità, come quelli che ruotano attorno al grande tema della salute: quindi sanità, farmaceutica, tecnologie medicali, cura del paziente”.
Da dove parte il suo concetto di innovazione?
“Abbiamo coltivato in questi anni una nostra visione, che ho illustrato in un capitolo del libro “Shades of Blue,
Science, technologies and business strategies for the exploration of uncharted futures”, scritto con altri autori e coordinato dalla ricercatrice e Assistant Professor Marica Grego dell’Università di Pavia. In questo capitolo, intitolato “Managing Complexity of Innovation in the VUCA World and designing better Futures”, ho cercato di affrontare la complessità del concetto di innovazione, che non può essere ridotto a un tema di settore o di tecnologia. L’innovazione mette in gioco tanti elementi, ma non può fare a meno di una fase imprescindibile: ovvero la creazione di un ecosistema, di una rete di competenze e di realtà avanzate. Non si può innovare da soli a casa propria. Molte aziende hanno una forte area R&D, ma essa non è mai esaustiva, dato che il mondo fuori è molto più grande. Gestire e mettere in sinergia diversi stakeholder, competenze, centri di ricerca e start up è un’attività essenziale, anche se certamente non è semplice. Non si può dire a un’azienda come deve lavorare o crearle un ecosistema dal nulla. È un processo che si snoda attraverso diversi passaggi chiave”.
Quali, in particolare?
“Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto su tre pilastri: 1) community o ecosistema federato; 2) modelli o template; 3) piattaforma tecnologica”.
G-Gravity è nata non solo per essere un hub fisico
dedicato all’innovazione, ma anche il punto di partenza per un progetto verticale dedicato a settori ad alta complessità, come quelli che ruotano attorno al grande tema della salute
Cominciamo dall’ecosistema federato.
“Dobbiamo partire dal presupposto che nessuno può avere del know how interno su tutto, tantopiù a fronte della velocità con cui le conoscenze evolvono.
Al nostro interno disponiamo di ottime competenze per alcune industry, ma al contempo abbiamo creato relazioni e accordi specifici con diversi enti italiani e stranieri: acceleratori, università, centri di ricerca. Federiamo così diverse fonti di innovazione, ciascuna delle quali spesso, a sua volta, coinvolge numerose startup. Questi partner vedono in noi un’opportunità concreta di portare all’esterno l’innovazione che producono, in forma di trasferimento tecnologico o di soluzione su misura”.
tecnologiecosmetiche.it
Con modelli invece cosa intende esattamente?
“Ci stiamo concentrando sui servizi che riteniamo più efficaci ed efficienti per aiutare le aziende. Si tratta di format sviluppati nel tempo con i clienti. Uno dei nostri format più interessanti e completi è il Future Hub, che offre all’azienda un percorso mirato al suo obiettivo, che può essere lo sviluppo interno della cultura dell’innovazione, oppure l’esplorazione di un tema strategico.
Il Future Hub è un progetto sistemico che va in profondità e che può durare anche diversi anni. Il percorso di sprimentazione avviene nell’ambito di una fase del modello che noi chiamiamo Technological Playground, un ambiente di sperimentazione che di volta in volta può richiedere l’apporto di fonti di innovazione e start up esterne. Sono previste anche delle iniziative collaterali, come hackathon e programmi specifici di sviluppo e comprensione di scenari di business o tecnologici, secondo nostre metodologie. Questi programmi o eventi sono dei motori di generazione inseriti in un contesto guidato per trarre valore e trasferirlo nel contesto. Ancora una volta il nostro compito è mettere insieme esperti, creativi, studenti, start up, in generale stakeholder con connotazioni e visioni diverse, che aiutano l’azienda a fare connessioni, produrre idee, darsi priorità e approdare a dei risultati”.
Gli eventi e i programmi di innovazione hanno anche un obiettivo di team building?
“Cerchiamo non solo di far incontrare competenze ma anche, effettivamente, di giocare il ruolo di facilitatori e di esaltare il potenziale delle persone, che possono scoprire doti di leadership o relazionali che nella quotidianità del lavoro non erano emerse.
I partecipanti vanno coinvolti: solo così si possono sbloccare idee e nuove situazioni. Spesso il problema che si riscontra su un processo o su una linea di prodotto non ha tanto origine nella tecnologia, quanto nel contesto aziendale. Un caso eclatante ci capitò con una multinazionale: al termine di una serie di workshop che coinvolsero diverse decine di persone e vari ruoli di azienda, il Ceo si rese conto che avrebbe ottenuto dei risultati solo rivedendo in profondità la struttura organizzativa”.
Infine diceva che il terzo pilastro è la piattaforma tecnologica…
“È un progetto a cui stiamo lavorando e che rappresenta una parte essenziale della missione di G-Gravity. Il primo modulo della piattaforma che verrà rilasciato sarà un tool di supporto all’ecosistema. Ciò faciliterà ulteriormente la circolazione delle conoscenze all’interno della community.
La seconda parte della piattaforma, che ne sarà di fatto il cuore, sarà invece uno strumento intelligente, mirato alla gestione dei processi di innovazione e dei dati: in una prima fase saremo noi ad utilizzarlo direttamente, successivamente saranno i clienti a sfruttarlo come strumento di Innovation Management evoluto per i propri progetti”.
Roberta Gilardi
insieme a Miikka
Neuvonen, che fa parte dello
Start Up Runway di Helsinki, dove G-Gravity ha contribuito a fondare, in collaborazione con il governo finlandese, la piattaforma di innovazione
Vantaa Future Hub
Vi rivolgete soprattutto a grandi aziende o anche alle medie?
“Abbiamo lavorato con aziende di dimensioni molto diverse, anche perché nei nostri servizi si può investire in modo scalabile.
È evidente che le major hanno una maggiore forza economica e sensibilità verso l’innovazione, ma al contempo siamo consapevoli che sono le medie imprese ad aver oggi più bisogno di fare un salto di qualità in questa direzione. Approntando un ecosistema standard di base e puntando sulla scalabilità di servizio, siamo in grado di supportare con progetti efficaci anche le realtà minori”.
Un’ultima curiosità: come è stato scelto il nome G-Gravity?
“La società fondata con mio fratello si chiama G2, che contiene l’iniziale del nostro cognome ‘al quadrato’ e l’idea dell’accelerazione. Successivamente, in un brainstorming sul nome della nuova realtà, uno dei soci, particolarmente creativo, ha suggerito di inserire l’idea della gravità, che aggiunge alla capacità di accelerazione quella di attrazione”.
DIRETTORE RESPONSABILE: Simone Ghioldi
HANNO COLLABORATO: Paolo Beducci, Alessandro Bignami, Eva De Vecchis, Chris Lefteri
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