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La Plastica Oggi e Domani n. 1 2026

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L’impegno della

ATTUALITÀ

ATTUALITÀ

L’impegno della chimica italiana su sicurezza e ambiente

APPUNTAMENTI

APPUNTAMENTI

Plast 2026 amplia l’orizzonte della manifattura

Plast 2026 amplia l’orizzonte della manifattura

MACCHINE

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OGGI DOMANI e

4 EDITORIALE

Filiera plastica: la sfida sistemica della transizione

6

STORIA DI COPERTINA

Investimenti e robotica integrata per conquistare l’Europa

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ATTUALITÀ

EPS: mercato stabile, riciclo in crescita e nuove prospettive in Europa

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ATTUALITÀ

Un settore interconnesso e in continuo movimento

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ATTUALITÀ 14

ATTUALITÀ

L’impegno della chimica italiana su sicurezza e ambiente

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ATTUALITÀ

Macchine: rallenta l’export, tiene il mercato interno

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ATTUALITÀ

Dalla strategia ai numeri per accelerare sulla transizione

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ATTUALITÀ

Un approccio pragmatico alle sfide del PPWR

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ATTUALITÀ

Il mercato del giocattolo torna a crescere

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ATTUALITÀ 28

ATTUALITÀ

Etichettatura ambientale: aumentano tracciabilità e trasparenza degli imballaggi

APPUNTAMENTI

Arriva la prima edizione della biennale dedicata ai materiali compositi

ANNO XV - N. 1 FEBBRAIO/MARZO 2026

APPUNTAMENTI

SPS Italia: automazione e digitale per spingere la manifattura industriale 44

MACCHINE

Compounding, riciclo e produzione di poliolefine da un unico fornitore

58

MATERIALI

Resina per la stampa 3D di ingranaggi

APPUNTAMENTI

Il futuro della plastica tra innovazione tecnologica e soluzioni green 34

RICICLO 46

RICICLO

APPUNTAMENTI

Plast 2026 amplia l’orizzonte della manifattura

36

APPUNTAMENTI

“La chimica è il motore della transizione energetica e dell’economia circolare”

Se l’illuminazione viene dai rifiuti

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AMBIENTE

La chimica al centro della nuova economia circolare europea

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AMBIENTE

Il metodo per smascherare la componente non biodegradabile nelle bioplastiche 51 STAMPAGGIO A INIEZIONE

54

SICUREZZA

L’AI per il controllo della contaminazione nella produzione dei medical devices

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AUTOMAZIONE

Pressa per pneumatici con automazione decentralizzata

59

MATERIALI

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MATERIALI

Lastre e componenti in policarbonato riciclato per lucernai

64

ELENCO INSERZIONISTI

Filiera plastica: la sfida sistemica della transizione

La filiera italiana della plastica e degli imballaggi vive oggi una fase di trasformazione strutturale, sospesa tra spinte regolatorie sempre più stringenti, domanda in evoluzione e capacità industriale che continua a dimostrarsi uno dei pilastri del Made in Italy. I numeri restituiscono un quadro solido: l’Italia dell’imballaggio vale complessivamente 51,3 miliardi di euro, con una produzione che nel 2024 ha raggiunto 17,26 milioni di tonnellate e un fatturato di 37,96 miliardi. Un comparto che rappresenta il 3,3% della manifattura e l’1,7% del PIL, destinato a crescere stabilmente nei prossimi anni. Ma la rotta è complessa, l’obiettivo europeo fissato dal PPWR – ridurre del 15% i rifiuti di imballaggio entro il 2040 – richiede un cambio di paradigma che coinvolge l’intera catena del valore. In questo contesto il packaging flessibile si conferma una leva strategica perché leggero, efficiente, capace di garantire sicurezza e shelf-life, pesa in media solo il 2-3% del prodotto contenuto e contribuisce in modo concreto alla riduzione delle emissioni. In Europa vale 18,8 miliardi e il suo consumo globale è previsto in aumento fino a 1.816 miliardi di unità entro il 2029. Ma la sfida del riciclo resta aperta e impone un approccio sistemico. Non a caso Giflex ha proposto la creazione di un tavolo di filiera per lavorare sulla riduzione dell’immesso al consumo in dialogo con Governo e Parlamento. Parallelamente, la filiera delle bioplastiche italiane continua a rappresentare un laboratorio avanzato della bioeconomia. L’edizione 2025 del catalogo Assobioplastiche mostra un sistema che integra ricerca, agricoltura, industria e riciclo, con 121.500 tonnellate di manufatti compostabili prodotti nel 2024 (+0,5%). Dopo un de-

cennio di crescita, il settore ha registrato un rallentamento nel biennio 2023-24, complice il rientro dei costi energetici, ma mantiene una struttura solida e un ruolo chiave all’interno dei sistemi EPR, grazie anche al contributo di realtà come CIC e Biorepack. Guardando ai materiali plastici tradizionali, il mercato dell’EPS conferma il proprio processo di assestamento: 120mila tonnellate consumate nel 2024, con un equilibrio ritrovato tra edilizia e imballaggio. Il riciclo compie passi avanti: le piattaforme PEPS hanno recuperato 11.500 tonnellate (+11,6%), che superano le 22mila considerando anche i flussi non domestici. Un segnale di maturità importante per una filiera che punta sulla circolarità come leva competitiva. Infine, il mondo del giocattolo – dove la plastica resta protagonista – mostra una rinnovata vitalità: nel 2025 il mercato italiano cresce del 6% a valore e dell’8% in unità, trainato da collezionabili, costruzioni e giochi di carte strategici. Una dinamica che conferma la capacità delle aziende di innovare materiali, sicurezza e design, intercettando trend di consumo sempre più fluidi. La plastica, in tutte le sue declinazioni, continua dunque a rappresentare un ecosistema industriale complesso e reattivo. La sfida dei prossimi anni sarà conciliare competitività, sostenibilità e neutralità tecnologica, senza perdere di vista un principio essenziale, ovvero che la transizione non può essere affrontata da singoli segmenti, ma solo da una filiera che avanza compatta, con competenze, responsabilità condivise e visione industriale.

storia di copertina

Con il nuovo stabilimento produttivo in Serbia, Haitian conferma di voler continuare a investire in Europa, dove l’Italia resta il mercato più strategico, insieme alla Germania. Ne parliamo con Davide Bonfadini, responsabile di Haitian MM Italy, distributore esclusivo delle presse a iniezione del Gruppo nel nostro

Investimenti e robotica integrata per conquistare l’Europa

Distributore esclusivo dei marchi Haitian e Zhafir in Italia e Romania, Haitian MM Italy è specializzata nella vendita, distribuzione e assistenza di presse a iniezione per la trasformazione delle materie plastiche. Negli ultimi anni l’azienda ha consolidato il proprio ruolo nel panorama europeo, rafforzando non solo i volumi di vendita ma anche il posizionamento tecnologico del marchio. Abbiamo intervistato Davide Bonfadini, CEO di Haitian MM Italy, per fare il punto su un 2025 chiuso con risultati record, sull’apertura del nuovo stabilimento in Serbia, sull’andamento del mercato europeo e sulle prospettive legate alla divisione pressofusione e all’automazione. Ne emerge il ritratto di un gruppo che punta con decisione su rapidità di consegna, soluzioni su misura e integrazione sempre più spinta tra macchina e robotica.

Davide Bonfadini, Haitian MM Italy come ha chiuso il 2025?

“Il 2025 è stato per noi un anno estremamente significativo: abbiamo registrato un fatturato record, con un incremento sia nel numero di macchine vendute sia nei ricavi generati. È cresciuto anche il numero di nuovi clienti, oltre al consolidamento di quelli storici. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l’aumento delle richieste di macchine speciali realizzate su commessa. Se in passato il marchio era percepito soprattutto come sinonimo di prodotto affidabile e competitivo nei grandi volumi, oggi Haitian è riconosciuta anche come partner capace di sviluppare soluzioni personalizzate e tecnologicamente avanzate.

Dal punto di vista qualitativo è considerato un player all’altezza dei principali competitor, non solo in Italia ma in diverse aree europee”.

Davide Bonfadini, CEO di Haitian MM Italy
Pressa Elettrica
Zhafir modello Zeres V

Automazione realizzata completamente da Haitian

Il Gruppo ha da poco aperto uno stabilimento in Serbia: con quali obiettivi?

“La nuova struttura è destinata a rafforzare la presenza produttiva di Haitian in Europa.

L’impianto, la cui inaugurazione ufficiale è prevista con un open house nel giugno 2026, avrà una capacità di circa 1.500 macchine

all’anno e servirà sia il mercato europeo sia quello turco, storicamente molto rilevante per la trasformazione delle materie plastiche. Le macchine destinate al mercato italiano saranno prodotte in parte in Serbia e in parte nell’headquarter in Cina. Attualmente in Serbia vengono realizzati modelli idraulici, ma

storia di copertina

“La nostra capacità di offrire macchine disponibili a magazzino, con consegna immediata, si è rivelata determinante”

Questo investimento conferma l’interesse di Haitian per l’Europa. È una strategia che sta dando i risultati sperati, nonostante le attuali difficoltà del mercato comunitario? Il ruolo dell’Italia, che vi vede protagonisti, è sempre preminente a livello europeo?

“L’Italia è tradizionalmente il secondo mercato europeo per numero di macchine vendute, dopo la Germania, e continua a rivestire un ruolo centrale. In Europa vendiamo circa 1.250 macchine l’anno per un fatturato complessivo di circa 120 milioni di euro. Nonostante il contesto geopolitico complesso, restiamo competitivi. Uno dei nostri punti di forza è sempre stata la disponibilità di macchine in pronta consegna. Storicamente i tempi medi erano attorno ai tre mesi; oggi, grazie all’assemblaggio in Serbia, possiamo consegnare in 30-40 giorni. Questo ci consente di intercettare richieste urgenti e di conquistare quote di mercato. Anche la logistica dei ricambi sarà potenziata: l’hub europeo verrà trasferito dalla Germania alla Ser-

Pressa idraulica servo-assistita Haitian modello Jupiter V con chiusura a due piani

bia, con vantaggi in termini di rapidità e gestione dei componenti”.

Le misure di Transizione 4.0 e 5.0 hanno contribuito a sostenere le vendite?

“Sì, in modo significativo. Molti clienti hanno colto l’opportunità per rinnovare un parco macchine ormai obsoleto. La nostra capacità di offrire macchine disponibili a magazzino, con consegna immediata, si è rivelata determinante: spesso gli investimenti vengono effettuati in tempi molto rapidi, anche in situazioni di emergenza produttiva”.

Quali modelli del Gruppo sono oggi più richiesti in Italia?

“Circa il 60% del mercato italiano si orienta verso macchine elettriche o ibride, apprezzate per le performance, l’efficienza energetica e ripetibilità.

Negli ultimi 18 mesi ha riscosso un forte interesse anche la serie Mars, con tecnologia idraulica servoassistita, grazie all’ottimizza-

La nuova sede produttiva Haitian in Serbia

spazio espositivo verrà raddoppiato. Tra le soluzioni che saranno in mostra: una macchina elettrica per il medicale, una elettrica bicomponente a marchio Zhafir, una soluzione per il packaging e una pressa elettrica a due piani da 500-600 tonnellate. Mecspe di Bologna è una fiera invece più piccola e quindi porteremo solo due macchine. In generale, nel 2026 ci dedicheremo molto ad automazione e robotizzazione: oggi circa

zione dei consumi e alla competitività complessiva della soluzione”.

Quali progetti vedremo maturare nel 2026, anche in vista di appuntamenti come Mecspe e Plast?

“A Milano, in occasione di Plast, il nostro

“Nel 2026 ci dedicheremo molto ad automazione e robotizzazione: oggi circa l’80% delle macchine vendute è completato con robot e sistemi integrati.”

l’80% delle macchine vendute è completato con robot e sistemi integrati. La robotica viene sviluppata in collaborazione con la divisione Smart Solutions di Haitian in Germania, con cui analizziamo le esigenze del cliente, allo scopo di creare una soluzione ad hoc. Ascoltiamo attentamente le necessità dell’utilizzatore, che poi trasferiamo all’ufficio tecnico in Cina, dove viene realizzata su misura l’isola robotizzata. Il mercato italiano presenta richieste molto diverse rispetto a quello di altri paesi; quindi, il nostro ruolo di mediazione risulta fondamentale per garantire soluzioni coerenti con le reali esigenze produttive”.

Sede Haitian MM Italy a Brescia

EPS: mercato stabile, riciclo in crescita e nuove prospettive in Europa

Nel 2025 il mercato del poliestere espanso sintetizzato mantiene volumi solidi, confermandosi ancora una volta come “un materiale insostituibile” e attento all’ambiente.

Il mercato italiano del polistirene espanso sinterizzato (EPS) conferma la fase di assestamento iniziata nel 2024, quando i consumi hanno raggiunto 120mila tonnellate, segnando un ritorno ai livelli pre-Superbonus e pre-Covid.

Ora, a fine 2025, il settore guarda avanti con fiducia, sostenuto da politiche europee sull’efficienza energetica e sulla riciclabilità dei materiali.

Secondo i dati diffusi da AIPE, l’Associazione Italiana Polistirene Espanso Sinterizzato (Indagine di settore eseguita dalla società di consulenza Plastic Consult) i principali comparti applicativi – edilizia e imballaggio –mantengono volumi solidi.

In edilizia, l’uso di EPS si è stabilizzato intorno alle 68mila tonnellate, impiegato soprattutto nei cappotti termici, sistemi radianti e soluzioni leg-

Applicazione

dell’EPS in edilizia

gere per l’edilizia sostenibile.

Nel settore imballaggio, con quasi 49mila tonnellate, il materiale conferma la sua centralità in ambiti chiave come alimentare, ittico e farmaceutico, grazie a prestazioni uniche in termini di protezione, igiene e isolamento.

“Il 2025 segna la normalizzazione del mercato dopo la corsa legata agli incentivi edilizi, ma anche l’avvio di una fase più matura e sostenibile”, spiega Giuseppe Rinaldi, Presidente di AIPE. “Le prospettive restano positive. In edilizia, la Direttiva EPBD IV ‘Case Green’ impone una svolta verso l’efficienza energetica: è urgente un recepimento rapido e coerente, ed è necessario un quadro normativo stabile per pianificare in modo sostenibile ed equilibrato investimenti e interventi utili alla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio nazionale. Nel

packaging, il nuovo Regolamento PPWR rappresenta per il nostro comparto un’opportunità concreta per valorizzare la riciclabilità dell’EPS e l’utilizzo di materiale riciclato post-consumo. La resilienza del polistirene espanso rappresenta un ulteriore punto di forza del comparto: i fatti dimostrano che questo materiale continua a essere insostituibile, nonostante i ripetuti tentativi di sostituzione guidati da pregiudizi ideologici più che da dati oggettivi. Le sue performance tecniche, ambientali ed economiche ne confermano ogni giorno la competitività e l’efficacia nelle applicazioni principali”.

Imballaggi in EPS: 11.500 tonnellate recuperate nel 2024 Sul fronte riciclo, la filiera italiana mostra progressi tangibili. Nel 2024 le Piattaforme PEPS (Piattaforme Corepla per il riciclo degli imballi in EPS di cui fanno parte alcune aziende associate AIPE), specializzate nel recupero di imballaggi in EPS, hanno gestito 11.500 tonnellate, in crescita dell’11,6% rispetto al 2023. Considerando anche altri flussi non domestici, AIPE stima che il totale raddoppi, giungendo così a oltre 22mila tonnellate avviate a riciclo.

Tra le esperienze più virtuose spicca la collaborazione di AIPE con il Mercato Ittico di Milano, dove dal 2022 vengono recuperate e riciclate oltre 200 tonnellate all’anno di cassette in EPS, praticamente la totalità di quelle utilizzate. L’Associazione partecipa inoltre al sistema RecoTrace, la piattaforma europea di EUMEPS che monitora i dati sul riciclo di EPS a livello continentale.

Da oltre trent’anni, AIPE continua a promuovere un modello industriale fondato su circolarità, innovazione e tracciabilità, confermando il ruolo dell’EPS come materiale strategico per la transizione sostenibile.

Giuseppe Rinaldi, presidente di AIPE

attualità È stata pubblicata la nuova edizione del catalogo

Assobioplastiche sulla filiera delle plastiche biodegradabili e compostabili. Dai dati emerge un settore dinamico in cui la crescita del prodotto sul mercato viaggia di pari passo con la corretta gestione del suo fine vita.

Èstata pubblicata l’edizione 2025 del catalogo della filiera delle plastiche biodegradabili e compostabili realizzato da Assobioplastiche. Il volume offre una fotografia aggiornata di un sistema economico fortemente interconnesso, in grado di unire ricerca, agricoltura e industria, mondo dei consumi e del commercio, riciclo e produzione di compost e biogas.

Oltre ai dati sul mercato delle bioplastiche in

Un settore interconnesso e in continuo movimento

Italia e sul loro riciclo, il catalogo presenta le imprese associate ad Assobioplastiche: dalle aziende (nazionali e straniere) che producono i biopolimeri, alle imprese che trasformano tali biopolimeri in manufatti finiti (come shopper per la spesa, sacchetti per l’ortofrutta o altri alimenti sfusi, sacchetti per raccolta rifiuti, stoviglie per la ristorazione, etc.), fino agli operatori della distribuzione e del riciclo.

Tra i soggetti chiave della filiera figurano il Consorzio italiano Compostatori, che tratta e ricicla questi materiali nei propri impianti insieme alla frazione organica e Biorepack, Consorzio nazionale per il riciclo organico

degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, primo sistema nazionale di responsabilità estesa del produttore (EPR) in Europa dedicato agli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile certificati UNI EN 13432.

I l catalogo amplia inoltre la sua cornice internazionale grazie al contributo di European Bioplastics (EUBP), voce europea delle bioplastiche da oltre tre decenni, che presenta un quadro aggiornato sulle importanti novità legislative che coinvolgono il settore della bioeconomia a livello comunitario. Spazio, infine, alle “Linee guida Compostable by Design”, un riferimento opera -

tivo per aziende, produttori e decisori politici per comprendere quando e come utilizzare imballaggi e prodotti compostabili in modo efficace all’interno dell’economia circolare.

L’andamento della filiera delle bioplastiche

Dal 2011 Plastic Consult monitora e analizza la filiera delle bioplastiche e il “Rapporto annuale Assobioplastiche - La filiera dei polimeri compostabili” è arrivato alla sua undicesima edizione.

Nel 2024 i volumi complessivi di manufatti in polimeri compostabili prodotti in Italia

I principali settori di applicazione

S econdo le informazioni riportate sul catalogo la filiera delle bioplastiche rappresenta una sistema fortemente interconnesso che va dalle aziende che producono i biopolimeri, alle imprese che trasformano tali biopolimeri in manufatti finiti, alle ditte che li vendono e, per chiudere il cerchio, al Consorzio Biorepack e al Consorzio italiano Compostatori, che li ricicla nei propri impianti assieme ai rifiuti organici.

I principali settori di applicazione delle bioplastiche biodegradabili e compostabili sono molteplici e vanno da quelli riconducibili alla raccolta differenziata della frazione organica e degli sfalci erbosi, al traspor-

sono stati pari a 121.500 tonnellate, in crescita dello 0,5% rispetto al 2023: prestazione non distante dai risultati dell’aggregato delle termoplastiche convenzionali (polimeri vergini a -0,2%, riciclati pressoché stazionari). Dopo un decennio di crescita costante, tra il 2012 e il 2022, l’industria italiana delle bioplastiche ha registrato un’inversione di tendenza nel biennio 2023-24. Per quanto riguarda il calo del fatturato occorre, tuttavia, tener conto del rientro dai costi energetici (che erano cresciuti esponenzialmente tra il 2021 e il 2022).

Fonte: Plastic Consult per Assobioplastiche

to merci, fino al settore alimentare e all’agricoltura.

La crescita del mercato delle bioplastiche deve andare di pari passo con la corretta gestione del loro fine vita.

I manufatti in plastica biodegradabile e compostabile certificati ai sensi della norma UNI EN 13432, se sono imballaggi, o UNI EN 14995, se non sono imballaggi, possono essere raccolti insieme al rifiuto organico e riciclati negli impianti di compostaggio o negli impianti integrati di digestione anaerobica e compostaggio.

L’Osservatorio del Bioriciclo per un aggiornamento continuo

Secondo i principali risultati raggiunti dal settore dell’organico elaborati dal Centro Studi CIC, nel 2023 sono state raccolte 7.471.000 t di rifiuto organico in modo differenziato; sono state trattate 6,9 Milioni t di rifiuto organico negli impianti industriali di Compostaggio o di Digestione Anaerobica e Compostaggio; sono state risparmiate 5.9 Mt di Co2eq con il trattamento biologico del rifiuto organico rispetto all’avvio in discarica (elaborazione: tool CO2mpost del CIC).

Il CIC da sempre sottolinea come la qualità del rifiuto organico conferito presso gli impianti di riciclo costituisca un fattore fondamentale per l’ottimizzazione del processo e la piena transizione all’economia circolare. In tal senso i manufatti in plastica biodegradabile e compostabile rivestono un ruolo essenziale a garanzia della qualità della raccolta del rifiuto organico ma, nonostante sia ormai trascorso un decennio dall’introduzione nella normativa italiana dell’obbligo di utilizzo di sacchetti biodegradabili e compostabili certificati ai sensi della norma UNI EN 13432 per la raccolta dei rifiuti organici, i sacchetti in plastica tradizionale rappresentano ancora ben il 23% dei materiali indesiderati conferiti erroneamente con l’umido. Per promuovere il modello virtuoso italiano di gestione congiunta di umido e bioplastiche biodegradabili e compostabili certificate, il CIC ha ideato insieme a Biorepack, consor-

I manufatti in plastica biodegradabile e compostabile rivestono un ruolo essenziale a garanzia della qualità della raccolta del rifiuto organico

zio di filiera con anch’esso un ruolo strategico nella raccolta differenziata della frazione organica, l’Osservatorio Bioriciclo. Questo strumento nasce come piattaforma di riferimento per l’aggiornamento continuo su aspetti tecnico-scientifici, normativi e informativi relativi alla filiera del riciclo organico, alle bioplastiche compostabili certificate e, più in generale, alla sostenibilità ambientale. Assobioplastiche unisce la propria voce a quella di CIC e Biorepack in merito all’urgenza di ampliare le attività formative e informative volte a guidare i cittadini a una corretta raccolta differenziata della frazione umida, al fine di garantire una sempre più elevata qualità dei flussi avviati a trattamento, utilizzando gli idonei sacchetti biodegradabili e compostabili.

I risultati raggiunti nel 2024 e le sfide aperte

Le attività del Consorzio Biorepack indicano numeri in crescita anche nel corso del 2024, ultimo anno per il quale si hanno dati disponibili. Risultati che confermano il valore di un

sistema dedicato alla gestione del fine vita degli imballaggi in bioplastica compostabile. Oltre ai dati relativi al riciclo organico, che si conferma essere già stabilmente superiore rispetto all’obiettivo 2030, sono in netto aumento anche la quota dei Comuni convenzionati (+15 punti percentuali in un anno), della popolazione coperta dai servizi (+11 percentuali) e i corrispettivi economici erogati ai soggetti convenzionati (+ 35% rispetto all’anno precedente).

Tra i principali risultati raggiunti dal Consorzio Biorepack:

• 43.496 tonnellate di bioplastica compostabile riciclata insieme alla FORSU

• 57,8% riciclo organico rispetto all’immesso sul mercato, al netto degli scarti

• 74,3% comuni coperti da convenzioni con Biorepack

• 85,5% quota di popolazione servita

• 12,7 milioni valore dei corrispettivi economici riconosciuti ai soggetti convenzionati

I numeri evidenziano i risultati positivi finora ottenuti e fanno anche comprendere i margini di miglioramento nelle attività di riciclo or-

ganico degli imballaggi in bioplastica compostabile.

Sul fronte tecnologico, sono cruciali le azioni svolte da Biorepack, che ogni anno effettua oltre 1500 analisi del rifiuto conferito. Fondamentale anche la collaborazione costante con i gestori degli impianti di trattamento: ciò permette di diffondere le buone pratiche capaci di massimizzare il riciclo della frazione organica minimizzando contemporaneamente la produzione di scarti durante il processo. L’obiettivo è di innalzare i livelli di performance dei principali impianti di trattamento italiani: nella maggior parte di essi, ancora oggi, il tasso medio di scarto prodotto è ben lontano dalla soglia minima necessaria a garantire la sostenibilità economica delle attività di trattamento.

Di pari importanza sono le attività di comunicazione rivolte alle famiglie e agli operatori commerciali: accrescere la consapevolezza collettiva è essenziale per diminuire gli errori di conferimento e rispettare gli obiettivi comunitari, mantenendo sotto il 10% la quota di rifiuti destinati alla discarica.

Sollevamento e posizionamento di silos

Sollevamento Mammoet per l’impianto di copolimeri

Costruire un nuovo impianto di produzione è un’impresa complessa, che richiede di tenere conto di numerose interfacce tra le fasi di montaggio, affrontare tempistiche serrate e soddisfare requisiti di sicurezza elevati. Poiché qualsiasi ritardo può comportare un avvio posticipato della produzione, i processi devono essere pianificati con precisione e l’interfacciamento tra le diverse fasi di costruzione va coordinato senza disallineamenti.

TOPAS Advanced Polymers è esperto nel mercato dei copolimeri di olefine cicliche (COC), una classe di materie plastiche di invenzione relativamente recente e la cui domanda è in continua crescita. Anticipando la crescita del mercato, l’azienda ha deciso alcuni anni fa di affiancare all’esistente sito di Oberhausen, nella Ruhr, un nuovo impianto con capacità di 20.000 tonnellate l’anno di COC nel gigantesco sito industriale chimico di Leuna, nei pressi di Lipsia. Il team di Mammoet si è occupato della pianificazione e dell’esecuzione di tutti i servizi di sollevamento e installazione delle attrezzature, incluso il trasporto interno dall’area di stoccaggio temporaneo al cantiere. La costruzione del nuovo impianto richiedeva lo spostamento e l’installazione di oltre 500 componenti tra cui elementi di grandi dimensioni e pesanti come il reattore, le colonne, i silos, i serbatoi, gli scambiatori di calore, i forni e numerose unità più piccole e delicate come pompe, sistemi skid e altre attrezzature speciali. L’installazione di dodici silos rappresentava una sfida logistica particolare, in quanto dovevano essere collocati e allacciati subito dopo la consegna per liberare lo spazio destinato all’arrivo di altri componenti.

Grazie alla sua consolidata esperienza in progetti di installazione grandi e complessi, all’elevata disponibilità di gru, trasporti e attrezzature speciali, a un team internazionale esperto e al rispetto dimostrato, nel tempo, dei più elevati standard di sicurezza, Mammoet si è aggiudicata la commessa garantendo un unico punto di contatto per tutti i servizi di sollevamento, trasporto interno e installazione, coordinando il lavoro e le attività degli altri contractor presenti nel cantiere oltre che eseguire le fasi affidatele direttamente. Ciò ha garantito l’uso efficiente delle risorse e la fluidità delle operazioni in cantiere, semplificando la vita al cliente e garantendo la gestione degli imprevisti.

L’impegno della chimica italiana su sicurezza e ambiente

La chimica in Italia si conferma un’industria chiave per affrontare le sfide della sostenibilità: i suoi prodotti e processi sono indispensabili per la transizione ecologica del Paese.

Per offrire una fotografia della capacità del settore nel perseguire in maniera equilibrata lo sviluppo sociale, ambientale ed economico, Feder-

chimica ha presentato lo scorso novembre il 31° Rapporto annuale Responsible Care®, il programma mondiale volontario, nato in Canada nel 1985 e attivo in Italia dal 1992, per la promozione dello sviluppo sostenibile del comparto. Il documento mette in luce l’impegno e la leadership dell’industria chimica nel generare competenze, progettualità e risultati misurabili

nell’ambito della sostenibilità affrontando tre specifici ambiti:

- Prosperità: creazione di valore condiviso (valore economico generato, investimenti in ricerca e sviluppo e spese per sicurezza, salute e ambiente).

- Pianeta: soluzioni per la transizione ecologica (cambiamento climatico, efficienza energetica, Il rapporto Responsible Care disegna un comparto di riferimento per sostenibilità, transizione ecologica e progresso sociale. Dal 1990 le emissioni di CO2 sono diminuite del 70%, in anticipo sugli obiettivi Ue. Calano del 46% gli infortuni sul luogo di lavoro rispetto al 2010.

abbattimento emissioni in aria, acqua e suolo, gestione circolare dei rifiuti).

- Persone: generazione di benessere per i lavoratori e i consumatori (welfare e occupazione, sicurezza e salute sui luoghi di lavoro).

“Da oltre trent’anni il Rapporto Responsible Care illustra i significativi progressi del settore nel ridurre l’impatto ambientale mantenendo o aumentando, al contempo, il valore economico e sociale generato e distribuito alla collettività”, dichiara Francesco Buzzella, presidente di Federchimica.

“Il Programma testimonia il percorso virtuoso delle imprese chimiche verso lo sviluppo sostenibile, attuato attraverso il perseguimento del cosiddetto ‘decoupling’, ossia l’inversione della correlazione tra la variabile socioeconomica e quella ambientale. In altre parole, lo sviluppo è sostenibile se crescono la ricchezza, il benessere e le tutele sociali, a fronte di una riduzione del consumo delle risorse e degli impatti sull’ambiente. È importante valorizzare questi risultati, anche alla luce del ruolo trainante della chimica per i settori a valle e per il suo contributo nel trasferire tecnologia e sostenibilità”, Nel 2024 l’industria chimica ha generato un valore della produzione pari a 65 miliardi di euro. Di questi, il 90,3% (58,7 miliardi di euro)

viene distribuito agli stakeholder, sotto forma di acquisti di beni e servizi, spese per il personale e imposte versate alla pubblica amministrazione. L’industria chimica contribuisce al bilancio pubblico e all’offerta di servizi ai cittadini, versando tributi per 1,2 miliardi di euro, ai quali si aggiungono quasi 2,5 miliardi di euro in imposte e oneri sociali, connessi alle spese per il personale. Gli investimenti e i costi operativi destinati alla sostenibilità sociale ed ambientale delle imprese aderenti a Responsible Care® rappresentano annualmente oltre il 2% del valore economico generato, per un ammontare complessivo di 708 milioni di euro, di cui 301 milioni in investimenti.

In calo infortuni ed emissioni

Il settore chimico vanta da anni una posizione di leadership nell’ambito della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. L’incidenza degli infortuni nel settore è inferiore del 40% rispetto alla media manifatturiera. Il numero degli infortuni, a parità di ore lavorate, è diminuito del 46% dal 2010 e ben dell’80% rispetto al 1990. “Dal Rapporto – afferma Buzzella – emerge chiaramente come sicurezza, salute e un elevato livello di benessere sui luoghi di lavoro sia-

no elementi distintivi del settore chimico. Un risultato che si deve anche all’impegno delle Parti sociali settoriali: Responsible Care prevede, infatti, un particolare coinvolgimento dei lavoratori e dei loro rappresentanti sui temi di sicurezza, salute e ambiente, attraverso il modello partecipativo del CCNL”.

Sotto il profilo ambientale, si conferma il trend di diminuzione delle emissioni: dal 1990, le emissioni dirette della chimica sono diminuite del 70%. Questo valore pone l’industria chimica già in linea con l’ambizioso obiettivo europeo al 2030 (-55%). Nel 2023, le emissioni dirette in Italia erano 9,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, il 2,5% del totale nazionale (erano il 6% nel 1990). Considerando le emissioni dirette e indirette, l’industria chimica ha ridotto i propri impatti sui cambiamenti climatici del 71%. In termini di economia circolare, il riciclo è la prima modalità di destinazione dei rifiuti (49%), in significativo aumento rispetto al 2015: era il 23%.

Un settore virtuoso, che ha perseguito con costanza risultati migliori di quelli stabiliti dalle normative. Tuttavia, per preservare gli obbiettivi raggiunti e salvaguardare la competitività delle imprese, è necessario un quadro politico e le-

La premiazione del progetto di Novamont “La qualificazione del Carbon Footprint di prodotto lungo la filiera secondo la ISO 14067”

Francesco Buzzella, presidente di Federchimica

gislativo che sostenga, e non penalizzi, la crescita del settore.

“Tanti sono i cambiamenti in atto, da quello climatico ai nuovi assetti mondiali, di cui è necessario prendere coscienza e i cui effetti richiedono alle nostre imprese una forte capacità di adattamento. La politica industriale europea attuale è spesso caratterizzata da poco pragmatismo”, continua il presidente di Federchimica. “Servono normative adeguate, che sostengano la competitività. Per questo gli obiettivi ambientali devono essere realistici, in linea con le capacità tecnologiche e le tempistiche di investimento delle nostre imprese: il raggiungimento del nuovo obiettivo proposto dalla Commissione europea sulla riduzione di gas serra al 2040 (-90% rispetto al 1990), comporterebbe per il nostro settore un’ulteriore riduzione delle emissioni pari ai 2/3 dei valori attuali, target molto difficile da raggiungere sulla base delle tecnologie oggi a disposizione. Occorre un quadro legislativo chiaro, certo e snello per attrarre capitali, investimenti e risorse umane di eccellenza, supportato da un’amministrazione pubblica efficiente. Il Clean Industrial Deal e il Piano d’azione per l’industria chimica europea, recentemente pubblicati dalla Commissione, sono un’occasione da non perdere, e devono costituire la base per il rilancio e la competitività del nostro settore e di tutto il sistema economico nazionale ed europeo”.

I progetti più “responsabili”

Da 21 anni la presentazione del Rapporto viene accompagnata dal Premio Responsible Care, un riconoscimento assegnato alle aziende aderenti all’omonimo programma per aver perseguito efficacemente la sostenibilità con progetti specifici. Quest’anno le aziende vincitrici sono:

Altair Chemical per il progetto “Carbonato di potassio da cattura CO2”.

Altair Chemical ha sviluppato un sistema di recupero della CO2 contenuta nei fumi di due cogeneratori ad alto rendimento, che li convoglia direttamente nel processo di produzione

del carbonato di potassio (K2CO3) dello stabilimento di Volterra.

Il sistema ha consentito di passare dall’utilizzo di CO2 acquistata in forma liquida e trasportata in autocisterne, ad un sistema di recupero della CO2 che consente di recuperare il 30% delle emissioni del cogeneratore per un utilizzo del gas climalterante pari a 8.000 t/anno e la diminuzione del consumo di metano del 20% per raggiungere la temperatura di processo (l’uso dei fumi permette di partire da una temperatura di 80°C anziché da quella ambiente).

Henkel Italia per il progetto “IoT e sensori intelligenti per una manutenzione sicura, sostenibile ed efficiente”

Henkel ha sviluppato una piattaforma IoT innovativa che, grazie a sensori intelligenti e algoritmi avanzati, monitora in tempo reale componenti critici, rilevando perdite, vibrazioni anomale e cambiamenti strutturali. I dati vengono elaborati e trasmessi a una dashboard digitale, generando notifiche automatiche per interventi mirati e tempestivi. Il progetto, in fase di espansione, mira a creare un ecosistema digitale per una manutenzione sostenibile, in grado di ridurre gli interventi manuali in zone pericolose, il rischio ambientale e l’impronta di carbonio, prevenire proattivamente i guasti, le perdite di prodotto, ottimizzare la vita operativa degli asset, oltre che aumentare la consapevolezza e la cultura della sicurezza”.

Novamont per “La qualificazione del Carbon Footprint di prodotto lungo la filiera secondo la ISO 14067”

Novamont ha sviluppato uno strumento per calcolare la carbon footprint dei prodotti (per esempio sacchetti, imballaggi monouso) dei propri clienti. Lo strumento è utilizzabile dai clienti in modo autonomo e garantisce la loro crescita e sensibilizzazione sulla misurazione e sulla mitigazione dei gas serra associati ai prodotti. Lo strumento, allineato alle norme ISO 14040 e 14044 (LCA) e alle norme internazionali per il calcolo dell’impronta di carbonio, ha ricevuto esito positivo da una verifica di terza parte a fine 2024. Inoltre, permette una maggiore trasparenza dimostrandosi un valido supporto all’evoluzione normativa (come la Direttiva sulla rendicontazione societaria di sostenibilità), con un rilevante valore competitivo.

Syensqo per “Safety Half Days, progetti e iniziative per la sicurezza”.

I “Safety Half Days” sono incontri per la sensibilizzazione sulla sicurezza e la salute sul lavoro, realizzati insieme a numerose altre iniziative per l’obiettivo “zero infortuni” nel sito di Bollate. Sono stati presentati progetti d’intervento strutturale per la sicurezza stradale interna e organizzate attività interattive, tra cui due spettacoli di improvvisazione teatrale sulla sicurezza. Sono state trattate anche le abitudini dei dipendenti sull’uso di DPI, evidenziando l’importanza di collaborazione, comunicazione, fiducia e allineamento fra di loro. È stato istituito un Safety Culture Team, che sensibilizza i colleghi coinvolgendoli attraverso giochi, interviste e iniziative con frequenza quindicinale.

S S4

Dal design alla produzione: ambienti ottimizzati

per il medicale

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Macchine: rallenta l’export, tiene il mercato interno

Il preconsuntivo 2025 elaborato dal Centro Studi Mecs-Amaplast, anche in base all’andamento del commercio estero (dati di fonte ISTAT), restituisce un quadro in chiaroscuro dell’industria italiana delle macchine per plastica e gomma.

Il cedimento di qualche punto dell’export –nell’ordine del -6% per il cumulato gennaio-settembre, rispetto allo stesso periodo del 2024 – determina una flessione stimata

Un anno in chiaroscuro per i costruttori italiani di tecnologie per l’industria della plastica e della gomma. Preoccupa il calo delle vendite all’estero, che riguardano i tre quarti della produzione.

sull’intero anno in cinque punti della produzione che, mediamente, è destinata per tre quarti ai mercati esteri.

Si ritiene quindi che l’andamento positivo del

mercato interno – che ha fatto ricorso in misura ancora sostenuta alle importazioni, in aumento di sedici punti rispetto ai primi nove mesi del 2024 – non possa a consuntivo

controbilanciare la performance poco brillante delle vendite all’estero.

Del resto, ancora una volta, si conferma la ciclicità quadriennale delle esportazioni di settore che, dopo il robusto recupero post-pandemico, segnano quest’anno una battuta d’arresto, influenzata dalle perduranti turbolenze che condizionano i mercati. Seppure la contrazione dell’export si sia parzialmente e progressivamente attenuata nel

corso dell’anno – facendo sperare in un ulteriore miglioramento nell’ultimo trimestre – il trend macroeconomico globale debole, le tensioni commerciali e i conflitti in atto influiscono sulla propensione all’investimento in molti mercati.

Si osserva un rallentamento dei flussi di vendita verso tutte le macro-aree geografiche, con l’eccezione del quadrante asiatico, trainato dalle due maggiori destinazioni del Far East: infatti, le forniture ai trasformatori cinesi sono aumentate del 22% e quelle agli indiani del 53%.

Al contrario, emergono segni meno a partire dal Vecchio Continente, in rosso di sette punti rispetto al gennaio-settembre 2024, con minori consegne a Germania, Francia, Turchia, Cekia, Svizzera Austria, solo per citare alcuni mercati tra i primi venti.

Rispetto al Nord America, si verifica una dicotomia tra i due più importanti Paesi che ne fanno parte: se da un lato tengono le vendite agli Stati Uniti – nonostante la grande incertezza causata dall’introduzione dei dazi –con un confortante +5%, crollano quelle al Messico (-41%), dopo quattro anni di forte crescita.

In Sud America, frenano bruscamente le forniture al Brasile (-37%) mentre aumentano quelle ad altri Paesi dove è presente un’industria trasformatrice di una certa consistenza come l’Argentina (+61%) e il Cile (+75%).

N el continente africano, facendo riferimento ai principali mercati, tra quelli della fascia mediterranea si rileva una buona performance solo per l’Egitto (+19%); nel sub-Sahara Kenya e Nigeria chiudono il

terzo trimestre in positivo mentre il Sudafrica dimezza gli acquisti.

“L’incertezza globale frena gli investimenti”

“Se il preconsuntivo del mercato domestico è positivo – anche come conseguenza degli incentivi di Governo, nonostante le difficoltà nella fruizione della misura Transizione 5.0 e l’improvviso esaurimento dei fondi destinati a Industria 4.0 – le aziende italiane costruttrici di macchine per plastica e gomma guardano con preoccupazione al contesto geopolitico globale, soprattutto a causa del clima di incertezza che costringe le aziende alla prudenza nella programmazione degli investimenti”, dichiara il presidente Amaplast Massimo Margaglione.

L’auspicio è che governi e istituzioni sovranazionali adottino rapidamente politiche di riequilibrio e interventi correttivi per mitigare le tensioni commerciali e, naturalmente, porre fine ai conflitti veri e propri che continuano a minacciare la stabilità mondiale”.

Made in Italy in tour

N on si ferma l’attività promozionale di Amaplast per supportare il Made in Italy di settore, con particolare riferimento alle partecipazioni fieristiche.

Dopo Plastex e Plastindia, verrà organizzato Un Punto Italia a Expo Plasticos (Guadalajara, 24-26 marzo).

Questi appuntamenti fieristici saranno anche momenti di promozione di Plast 2026 (Milano, 9-12 giugno), organizzata dalla società di gestione di Amaplast.

Dalla strategia ai numeri per accelerare sulla transizione

Il 21esimo Bilancio di Sostenibiltà di RadiciGroup riporta risultati tangibili sul fronte ambientale e gestionale. Innovazione, circolarità e sistemi integrati rafforzano un modello industriale sempre più solido e responsabile.

RadiciGroup ha pubblicato il suo 21° Bilancio di Sostenibilità, relativo all’anno 2024, confermando un percorso più che ventennale di trasparenza e misurazione in ambito economico, ambientale e sociale. Dal primo Bilancio Sociale del 2004 alla rendicontazione secondo i GRI Universal Standards, il Gruppo guarda ora alla prossima sfida: l’a dozione dei criteri previsti dalla Corporate Sustainabili ty Reporting Directive (CSRD). Nel quinquennio 2020-2024 Radici Group ha investito 277 milioni di euro per rafforza re competitività e sostenibili tà, di cui 44 milioni nel solo 2024. Gli investimenti ambientali ammontano a 3,3 milioni di euro, con interventi mirati all’efficienza energetica, alla riduzione delle emis

sioni e all’introduzione delle migliori tecnologie disponibili.

Un paio di anni fa, il Gruppo ha definito “From Earth to Earth” una roadmap di sostenibilità che indica obiettivi e azioni concrete nelle aree Environmental, Social e Governance (ESG) da raggiungere entro il 2030.

E il 2024 segna il raggiungimento di alcuni importanti obiettivi, tra cui quello della riduzione delle emissioni dirette (Scopo 1) che, rispetto al 2011, sono state abbattute dell’81%. Inoltre, l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili (63,5%), di cui una parte crescente autoprodotta, insieme alla gestione circolare dell’acqua, dei materiali e dei rifiuti - con un tasso di recupero degli imballaggi prossimo al 100% - testimoniano un modello industriale sempre più sostenibile e segnano il raggiungimento di altrettanti obiettivi stabiliti da RadiciGroup nella sua roadmap “From Earth to Earth”.

Sostenibilità: emissioni, sicurezza e prodotto

Per la prima volta, nel report 2024 sono state calcolate le emissioni Scope 3 a livello di Gruppo, in linea con le linee guida del GHG Protocol.

Le prossime sfide riguarderanno una misurazione sempre più estesa e accurata della footprint della value chain, con un impegno condiviso, sinergico e collaborativo tra RadiciGroup, fornitori e clienti.

Sul fronte sociale, l’anno si è chiuso con un netto miglioramento degli indicatori di salute e sicurezza e con nuove iniziative di formazione e sviluppo professionale tagliate sui diversi contesti culturali nei quali opera il Gruppo. RadiciGroup continua inoltre a promuovere un ambiente di lavoro inclusivo, fondato sul rispetto dei diritti umani.

La sostenibilità passa anche dall’innovazione di prodotto: materiali riciclati e bio-based, tintura in massa per ridurre acqua ed energia, soluzioni a bassa carbon footprint misurata tramite Life Cycle Assessment. Grazie al proprio know-how nel riciclo del nylon, il Gruppo promuove l’eco-design e aderisce al modello di economia circolare, con l’obiettivo di contribuire a valorizzare ogni fase del ciclo produttivo in collaborazione con la catena del valore. Dal punto di vista della governance, i Sistemi di gestione rafforzano l’approccio sistemico e integrato alle tematiche ESG e supportano una tracciabilità sempre più ampia delle informazioni. Infine, la digitalizzazione si conferma un enabler della strategia aziendale, con sistemi avanzati per la gestione dei dati, l’efficienza produttiva e

Un approccio pragmatico alle sfide del PPWR

Giflex propone un approccio pragmatico alla regolamentazione europea sugli imballaggi, attraverso prassi di mercato che generano riduzione di immesso al consumo, progetti di investimento mirati e un miglior sistema di raccolta e riciclo.

Italia dell’imballaggio è una filiera solida, innovativa e competitiva del Made in Italy che vale 51,3 miliardi di euro tra produttori di imballaggio e costruttori di tec-

nologie per il confezionamento, la stampa e il converting.

La produzione nazionale di imballaggi è un comparto strategico per l’economia nazionale e rappresenta il 3,3% del fatturato della manifattura e l’1,7% del PIL, nel 2024 ha raggiunto 17,26 milioni di tonnellate, in crescita dell’1,1% rispetto all’anno precedente e un fatturato complessivo che si attesta a 37,96 miliardi di euro. Le previsioni indicano una crescita stabile della produzione nazionale, con un incremento atteso del +1% nel 2025 e un tasso medio annuo del +1,2% fino al 2028 (Fonte: Istituto Italiano Imballaggio).

Se i dati economici delineano un settore in buona salute, la transizione verso un’innova-

zione sostenibile continua a svilupparsi lungo percorsi complessi e spesso impervi. Oggi la filiera si trova a dover rispondere sia alla sfida ambiziosa lanciata dall’Unione Europea che, con il nuovo regolamento Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), mira a ridurre entro il 2040 i rifiuti di imballaggio del 15%, sia di fronte alla costante crescita della domanda, da parte dei consumatori, di imballaggi sicuri, pratici e sostenibili. Continuare a crescere riducendo l’immesso al consumo è l’obiettivo da perseguire, ma per raggiungerlo è necessaria una soluzione di sistema che tenga insieme tutta la filiera in dialogo con le istituzioni a cui chiedere strumenti stabili e applicabili che non lascino indietro nessun attore, da chi pro-

duce a chi utilizza, da chi recupera a chi ricicla gli imballaggi.

È stato questo il tema al centro dell’incontro tenutosi presso il Senato della Repubblica, Filiera a confronto: l’Italia dell’imballaggio verso la nuova normativa europea, su iniziativa del Senatore Gianluca Cantalamessa, Membro della Commissione Industria del Senato della Repubblica, organizzato da Giflex – Gruppo Imballaggi Flessibili, per presentare i dati economici 2024 del comparto, le richieste e le possibili prospettive alla luce del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR).

“Oggi servono strumenti stabili e applicabili per chi produce, per chi utilizza, per chi recupera e per chi ricicla gli imballaggi. Le imprese non possono lavorare nell’incertezza: devono programmare, investire, innovare”, afferma Alberto Palaveri, presidente di Giflex – Gruppo Imballaggio Flessibile e vicepresidente Assografici, con delega al Packaging, “Siamo qui per rafforzare e difendere nel nuovo contesto europeo la leadership della nostra filiera”.

Rispetto all’attuale quadro legislativo europeo (PPWR) Giflex propone un approccio

La produzione nazionale di imballaggi è un comparto strategico per l’economia nazionale e rappresenta il 3,3% del fatturato della manifattura e l’1,7% del PIL

condo obiettivo è migliorare il sistema di raccolta e riciclo che cambia con il cambiare degli imballaggi, una sfida che l’Italia deve affrontare con spirito industriale senza precludersi soluzioni che possono essere abilitanti come, ad esempio, il riciclo chimico. “Così come sul tema del revamping la filiera ha chiesto alle istituzioni di migliorare l’efficienza energetica intervenendo solo su una parte della linea produttiva, e ha trovato un primo riconoscimento nella Legge di Bilancio, ora la stessa logica deve accompagnare questa nuova fase della filiera dell’imballaggio, con criteri di sostenibilità chiari e strumenti in grado di compensare i costi del passaggio verso imballaggi sempre più innovativi e sostenibili così da proteggere la competitività della nostra filiera e farla diventare un esempio virtuoso di efficienza e sostenibilità”, conclude Palaveri.

pragmatico alla regolamentazione europea sugli imballaggi, costruttivo e non ideologico, orientato ai risultati e alla fattibilità industriale. Chiede quindi che il governo agevoli le prassi di mercato che generano riduzione di immesso al consumo, attraverso progetti di investimento mirati per permettere alle imprese di trasformare gli obiettivi regolatori in scelte industriali e in risultati misurabili. Il se-

I vantaggi dell’imballaggio flessibile

In parte la risposta alla discrasia tra crescita della domanda e riduzione dell’imballaggio risiede nel flessibile, una soluzione efficiente per ridurre il rapporto peso/prodotto (in media un flessibile pesa il 2-3% del prodotto contenuto) perché impiega una quantità inferiore di materie prime e genera basse emissioni di CO2 contribuendo agli obiettivi europei. Nel 2024 in

L’imballaggio flessibile è smart per natura, garantisce prestazioni a zero contaminazioni, assicura la sicurezza alimentare allungando la shelf-life e riducendo gli sprechi alimentari

Europa l’imballaggio flessibile ha raggiunto un fatturato di 18,8 miliardi (Fonte: FPE-Flexible Packaging Europe - Wood Mackenzie) e il suo futuro sembra promettere ottimi numeri a livello mondiale con una previsione che stima entro il 2029 un consumo di 1.816 miliardi di unità (+8,8% rispetto al 2024) e a livello europeo una crescita di 270,9 miliardi di unità (+6,4%) (Fonte: FPE-Flexible Packaging Europe - Euromonitor International). In Italia il settore impiega circa 12.000 addetti con una produzione intorno alle 400.000 tonnellate e un fatturato di oltre 4,3 miliardi di euro (Fonte: Giflex - Mecs).

L’imballaggio flessibile è smart per natura, garantisce prestazioni a zero contaminazioni, assicura la sicurezza alimentare allungando la shelf-life e riducendo gli sprechi alimentari, inoltre garantisce salute e igienicità, ma per il suo riciclo servono azioni concrete. L’imballaggio flessibile, però, non può affrontare da solo la complessità regolatoria. È necessario un approccio condiviso tra attori della filiera e la politica per strutturare soluzioni adeguate e condivise, per questo Giflex intende promuovere nei prossimi mesi la costituzione di un tavolo di lavoro di filiera sulla riduzione dell’immesso al consumo, in dialogo con Governo e Parlamento.

“Il Made in Italy dell’imballaggio è un modello industriale di eccellenza, competitivo e sosteni-

bile. L’Europa deve riconoscere e valorizzare chi è avanti, non penalizzarlo con burocrazia e norme rigide uguali per tutti”, afferma il Senatore Gianluca Cantalamessa, Membro della Commissione Industria del Senato della Repubblica. “La sfida della riduzione dei rifiuti si vince con un approccio di filiera, dialogo con le istituzioni e flessibilità normativa, non con regolazioni ideologiche che mettono a rischio competitività e lavoro. L’Italia deve difendere con forza la propria filiera e dire basta a norme ideologiche che frenano innovazione, crescita e leadership industriale”.

Imballaggio: un comparto da valorizzare, motore dell’industria manifatturiera

“Il settore dell’imballaggio rappresenta uno dei pilastri dell’industria manifatturiera italiana, con un valore che sfiora i 38 miliardi di euro, oltre centodieci mila addetti e una forte vocazione all’innovazione”, ha spiegato Alessandra Fazio, presidente dell’Istituto Italiano Imballaggio. “È una filiera strategica che accompagna tutte le principali industrie del Paese – dall’alimentare al farmaceutico, dalla chimica al largo consumo – e che oggi è chiamata a rispondere a sfide decisive come la transizione ecologica, l’innovazione dei materiali e l’evoluzione del quadro normativo europeo”.

“Il packaging non è un problema da ridurre, ma una funzione da valorizzare”, ha commentato Riccardo Cavanna, presidente UCIMA. “Le macchine di confezionamento italiane nascono per fare questo: garantire sicurezza, qualità e continuità produttiva, usando meno risorse e riducendo gli sprechi. Oggi la sostenibilità non è una parola astratta: è capacità industriale. È adattare impianti esistenti, progettare nuove tecnologie, integrare nuovi materiali, rendere i processi più efficienti senza fermare la produzione. Le nostre imprese lo stanno già facendo, ogni giorno, sui mercati di tutto il mondo. La transizione non può essere solo un obiettivo normativo: deve essere un percorso praticabile. Servono regole chiare, tempi coerenti e strumenti che accompagnino gli investimenti. Il revamping va in questa direzione. Come UCIMA crediamo in un approccio di filiera e in un dialogo costante con le istituzioni, perché competitività e riduzione dell’impatto possono avanzare insieme”.

“Oggi sappiamo bene che per avere effetti positivi di sostenibilità dei processi, bisogna ragionare in termini di filiera e non in maniera disomogenea guardando allo sviluppo delle singole parti”, ha dichiarato Enrico Barboglio, direttore generale ACIMGA. “Guardando al packaging dobbiamo prima di tutto guardare ai suoi ruoli fondamentali: protezione, preservando il contenuto, e comunicazione, facendo conoscere il contenuto. Ecco che le macchine del comparto rappresentato da Acimga diventano essenziali nei processi lungo tutta la supply chain, perché svolgono funzioni di accoppiamento e laminazione, che servono a proteggere, e perché svolgono funzioni di stampa, che sono essenziali per comunicare. Come rappresentanti dei produttori di macchine e tecnologie nella filiera del printing e del packaging, siamo di conseguenza parte attiva nei processi di innovazione e spinta verso transizione digitale e transizione green”.

Il mercato del giocattolo torna a crescere

Dopo la flessione del 2024, il settore mostra segnali di ripresa, trainato da tre categorie chiave: collezionabili di ogni tipo, costruzioni e giochi da tavolo.

Nel 2025 il mercato italiano del giocattolo, importante sbocco per l’industria delle materie plastiche, ha registrato una crescita del +6% a valore e del +8% in unità, segnando un ritorno in positivo dopo la fase di flessione dell’anno precedente. La ripresa è stata guidata da categorie specifiche, tra cui action figure collectibles, building sets e strategic trade card games. Nel contesto europeo, l’Italia si distingue come mercato particolarmente vivace, con incrementi superiori alla media continentale (+5% a valore e +4% in unità).

La crescita è stata costante durante tutto l’anno, con picchi ad aprile in occasione della Pasqua. L’ultimo trimestre concentra il 47% del fatturato complessivo grazie alla spinta delle festività natalizie.

Questo è lo scenario che emerge dal report annuale redatto dalla nota società di ricerche Circana, che evidenzia una crescita del 37% per il comparto dei prodotti collezionabili, oggi arrivati a rappresentare il 13% del fatturato totale: dalle action figure alle carte, il collezionismo continua ad attirare consumatori di tutte le età. Tra le super categorie, i giochi da tavolo si confermano centrali nelle serate degli italiani, mentre i building set registrano la crescita più rapida in termini di

fatturato. Tendenze che si riflettono in modo evidente anche nell’andamento delle properties, che restano un driver strategico nelle scelte di acquisto: Pokémon, Formula 1 e Lilo & Stitch hanno registrato i guadagni più elevati. Allo stesso tempo, anche il mercato delle licenze continua a dimostrarsi particolarmente florido. Nel 2025 ha registrato un nuovo record, superando il 30% del giro d’affari complessivo, con una crescita sette volte più veloce dei prodotti non licenziati e confermandosi dunque come uno strumento strategico per costruire identità di brand, fidelizzare consumatori e generare valore.

Il settore della prima infanzia soffre la denatalità

Il settore della prima infanzia, invece, secondo quanto riportato dalla società leader al mondo nella consumer intelligence di ricerche NIQ, continua a vivere una complessa fase di flessione pari al -3,1% a valore, influenzata anche dalla forte denatalità che ne limita il potenziale e impone sfide significative alle aziende del settore. Segnali di crescita vengono dai seggiolini auto, grazie a nuove normative più stringenti, mentre gli electronic devices risollevano parzialmente la situazione. Proprio il tema della sicurezza diventa centrale, tanto che Assogiocattoli ha avviato una collaborazione con ASAPS – Associazione Sostenitori Amici della Polizia – con l’obiettivo di promuovere e diffondere una maggiore consapevolezza su queste tematiche. In un contesto così dinamico e sfidante, Assogiocattoli si pone al fianco di aziende e consumatori confermando per il sesto anno consecutivo il suo impegno concreto attraverso la campagna istituzionale Gioco per sempre, continuando a valorizzare il ruolo del gioco come strumento educativo, sociale e culturale nella vita di tutti i giorni. A testimoniarne l’efficacia il grande riscontro ottenuto dall’iniziativa solidale Giocattolo Sospeso, che in cinque anni di attività ha distribuito su tutto il territorio italiano oltre 124mila giocattoli a bambini e nuclei familiari in

Il prossimo appuntamento con Gioco per sempre è il 10 e l’11 maggio per la 9ª edizione di Toys & Baby Milano, l’evento B2B dedicato agli operatori dei settori giocattolo, prima infanzia, cartoleria, carnevale, festività e party. Come ormai da tradizione, in programma la Cerimonia di premiazione dei Gioco per Sempre Awards, i premi dedicati al mondo del gioco e del giocattolo assegnati da una giuria di esperti che intende valorizzare la qualità dei prodotti e l’impegno delle aziende che si sono distinte nella loro attività. Un’occasione di confronto fondamentale per leggere e capire i cambiamenti del mercato, per affrontare con più consapevolezza le sfide e le opportunità di un settore in continua trasformazione.

Christian Previati nominato direttore marketing di ECO

ECO The Photovoltaic Group ha nominato Christian Previati come nuovo direttore marketing. Professionista con una consolidata esperienza nel marketing e nella comunicazione, Previati vanta oltre vent’anni di attività in contesti complessi e competitivi, durante i quali ha sviluppato una profonda conoscenza delle strategie di posizionamento, del project management e della gestione di progetti di ampia portata. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo marketing all’Università degli Studi di Torino e un Master MBA conseguito alla Bologna Business School, ha intrapreso un percorso professionale che lo ha portato a ricoprire ruoli di crescente responsabilità.

Negli ultimi anni ha lavorato in Italian Exhibition Group, società quotata nata dalla fusione tra la Fiera di Rimini e la Fiera di Vicenza, dove ha guidato le strategie di marketing, comunicazione e sviluppo di KEY – The Energy Transition Expo, diventata in pochi anni la seconda manifestazione europea dedicata alla transizione energetica. In questo ruolo ha contribuito in modo determinante alla crescita e all’internazionalizzazione dell’evento, rafforzandone il posizionamento tra le principali piattaforme di incontro per la filiera dell’energia green. La sua carriera si è sviluppata nel settore fieristico e della consulenza, con esperienze in MADE expo (gruppo Fiera Milano), Scamper Consulenza e ANIF Eurowellness, che gli hanno permesso di consolidare competenze trasversali nella comunicazione strategica e nel marketing industriale.

Con il suo ingresso, ECO Group prosegue un percorso di

po che negli ultimi anni ha visto una espansione significativa di dimensioni e attività. A partire dal 2025 e fino a giugno 2026, il Gruppo ha avviato un importante piano di potenziamento dell’organico, che prevede 29 nuove assunzioni: ad oggi sono già state inserite 16 risorse, tra cui Christian Previati, mentre le restanti 13 saranno inserite nei prossimi mesi per rafforzare le aree tecniche, progettuali e gestionali. Il piano conferma la volontà di ECO di investire nel capitale umano e di valorizzare competenze e diversità, con un’attenzione concreta anche al potenziamento della presenza femminile in azienda.

Beaulieu International Group rileva la società IFG Asota

Beaulieu International Group (B.I.G.) annuncia di aver firmato un accordo per l’acquisto del 100% delle quote di IFG Asota GMBH, azienda austriaca specializzata in fibre e attore chiave nel mercato globale delle fibre sintetiche in fiocco. Questa acquisizione strategica rafforza la Divisione Fibre di Beaulieu (BFI) e rappresenta un passo importante nella sua ambizione di diventare il partner più affidabile al mondo per soluzioni sostenibili nel settore dei non tessuti.

IFG Asota GMBH apporta una profonda competenza nelle fibre in polipropilene (PP), poliammide (PA), polietilene (PE) e biopolimeri come il PLA, servendo un’ampia gam-

ma di mercati ad alto valore aggiunto tra cui pavimentazione, automotive, filtrazione e applicazioni tecniche. L’azienda è particolarmente nota per le sue solide capacità di innovazione, supportate da un centro di ricerca dotato di una linea pilota unica nel suo genere, che accelera i tempi dei progetti di sviluppo offrendo la possibilità di prototipare nuove fibre. La vasta esperienza nelle applicazioni tecniche e nei polimeri biobased e riciclati accelera il percorso di Beaulieu verso la leadership di prodotto.

Un’integrazione strategica per innovazione e sostenibilità

Per Beaulieu, l’acquisizione di IFG Asota

GMBH rappresenta una scelta naturale e strategica all’interno di Beaulieu Fibres International (BFI). È pienamente in linea con l’ambizione di Beaulieu di essere “l’esperto più completo nelle fibre in fiocco”, supportando i clienti nel superare i propri limiti — in termini di prestazioni, sostenibilità o efficienza produttiva — sia nei tessili tecnici non tessuti monouso sia in quelli durevoli.

Come delineato nella strategia aziendale di Beaulieu, il Gruppo continua a esplorare attivamente opportunità per consolidare la propria posizione di leadership ed espandere la propria presenza globale.

Etichettatura ambientale: aumentano tracciabilità e trasparenza degli imballaggi

Secondo l’Osservatorio

IdentiPack di CONAI e GS1 Italy, oltre il 55% dei prodotti a scaffale riporta la codifica del materiale di imballaggio e più dell’83% delle confezioni vendute indica come fare correttamente la raccolta differenziata.

L’etichettatura ambientale sugli imballaggi dei prodotti di largo consumo continua a rafforzarsi sugli scaffali italiani, ma procede a velocità diverse a seconda del tipo di informazione. A dirlo è l’ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack, promosso da CONAI e GS1 Italy, che per la prima volta affianca alla fotografia annuale una lettura storica dell’evoluzione semestrale e amplia il perimetro di analisi includendo, oltre a ipermercati e supermercati, anche il canale del libero servizio (supermercati con superficie inferiore ai 400 mq, circa 9.615 punti vendita) offrendo così una visione più completa e rappresentativa del mercato nazionale.

Un’analisi resa come sempre possibile dai dati del servizio “Immagino” di GS1 Italy Servizi, basata su un paniere che varia a ogni edizione in funzione delle referenze digitalizzate, e che restituisce trend e direzioni di sviluppo, più che confronti puntuali tra singoli periodi. Nel periodo che va da luglio 2024 a giugno 2025, il 55,2% delle referenze grocery in vendita in ipermercati, supermercati e libero servizio

riporta in etichetta la codifica identificativa del materiale di composizione del packaging, come previsto dalla Decisione 129/97/CE. Si tratta di 82.306 prodotti, in crescita di +3,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Guardando ai volumi di vendita, oltre 21,5 miliardi di confezioni acquistate dagli italiani riportano questa informazione, pari al 78,6% delle unità vendute, con un incremento di +1,8 punti percentuali su base annua. Il comparto del freddo si conferma il più virtuoso (67,2% delle referen-

ze), seguito da carni (61,3%), fresco (61,2%) e drogheria alimentare (60,4%). Restano invece sotto la media bevande (38,8%), petcare (41,7%) e cura persona (47,5%), seppur con segnali di recupero in alcune categorie.

Dalla raccolta differenziata al digitale: segnali positivi, sfide ancora aperte

Ancora più diffusa è la presenza in etichetta delle indicazioni sulla tipologia di imballaggio e

ziata. Queste informazioni sono presenti sul -

te, pari all’83,6% del totale grocery. Rispetto all’anno precedente, l’incidenza cresce di +2,2 punti percentuali per numero di prodotti e di +1,2 punti per confezioni vendute. I reparti più

avanzati sono freddo (83,9% delle referenze), fresco (75,6%) e carni (73,8%), mentre cura persona, petcare e bevande restano ancora distanti dalla media.

Più contenuta, ma in lieve crescita, la presenza di marchi e dichiarazioni ambientali volontarie, riportate dall’8,9% delle referenze e dall’11,5% delle confezioni vendute (oltre 3,1 miliardi di unità). In questo ambito spiccano cura persona, cura casa, drogheria alimentare e freddo, mentre ittico e petcare restano fanalini di coda.

Ancora marginale la comunicazione sulla certificazione di compostabilità del packaging, anche per il numero di pack che rientrano in questa tipologia di soluzioni: lo 0,2% dei prodotti a scaffale venduti riporta questa informazione, senza variazioni rispetto all’anno precedente. I casi si concentrano soprattutto nei reparti freddo, cura casa e ortofrutta.

Nonostante le opportunità offerte dagli strumenti digitali come i QR code standard GS1, solo il 3,6% dei prodotti invita i consumatori a consultare online le informazioni ambientali, quota che scende al 3,2% se si guardano le confezioni vendute (883 milioni di unità), in lieve calo rispetto all’anno precedente. Il cura casa resta il comparto più avanzato su questo fronte (28,1% delle referenze), mentre in molti reparti l’uso del digitale è ancora sporadico o assente.

Ormai diffusa è la presenza in etichetta delle indicazioni sulla tipologia di imballaggio e sul corretto conferimento in raccolta differenziata

“La corretta comunicazione ambientale da buona pratica a obbligo”

“La comunicazione ambientale sugli imballaggi sta diventando sempre più concreta e utile per i consumatori”, commenta Simona Fontana, direttore generale CONAI. “I dati di IdentiPack, rafforzati dalla crescente rappresentatività del campione analizzato, confermano che le imprese stanno investendo nella trasparenza, con l’indicazione dei materiali e delle modalità di raccolta differenziata ormai diffuse. La Direttiva 825 e le future norme europee sui green claim rafforzano poi l’importanza di fornire informazioni affidabili e scientificamente dimostrabili. Ecco perché la corretta comunicazione ambientale non sarà più solo una buona pratica ma un obbligo. È un passo decisivo verso una circular economy in cui sostenibilità e responsabilità diventano leve di valore a lungo termine. E il consumatore, quindi ognuno di noi, ha un ruolo proattivo nelle scelte di acquisto e nella gestione domestica degli imballaggi post-consumo”.

Ancora marginale la comunicazione sulla certificazione di compostabilità del packaging, anche per il numero di pack che rientrano in questa tipologia di soluzioni

“L’analisi condotta da IdentiPack, sulla base degli oltre 148 mila prodotti digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, conferma come gli imballaggi siano sempre di più un veicolo prezioso di tracciabilità, trasparenza e fiducia tra imprese e consumatori, anche per quanto riguarda i temi ambientali”, sottolinea Bruno Aceto, ceo di GS1 Italy. “Come diffuso e consultato mezzo di comunicazione, le etichette consentono di promuovere la cultura della sostenibilità, avvicinando un pubblico ampio e trasversale ai diversi target e canali distributivi”.

ALPLA raggiunge un fatturato di 5,2 miliardi di euro

Nonostante il difficile contesto economico globale, ALPLA può guardare a un esercizio 2025 positivo. Con un fatturato di 5,2 miliardi di euro (2024: 4,9 miliardi), lo specialista del packaging e del riciclo ha chiuso con successo l’esercizio 2025. ALPLA ha registrato un

Lo stabilimento

DuPont

aumento sia del numero di dipendenti, arrivati a circa 25.500, sia del numero di siti produttivi, saliti a 206.

L’andamento positivo in Nord e Sud America e i solidi risultati nel segmento dello stampaggio per estrusione-soffiaggio (EBM) rappresentano fattori incoraggianti. Allo stesso tempo, i margini dell’intero settore sono sotto pressione a causa dell’aumento dei costi e della domanda debole, in particolare nell’Europa occidentale.

Gli investimenti in stabilimenti e tecnologie, l’avvio di programmi di formazione negli Stati Uniti e l’ingresso nel riciclo in Sud America hanno sostenuto una crescita duratura. A livello globale, la divisione stampaggio a iniezione ALPLAinject è stata rafforzata nel 2025 con l’integrazione di sei siti di KM Packaging. ALPLApharma si è affermata nel mercato del packaging farmaceutico con una presenza significativa-

mente ampliata. ALPLA guarda inoltre con interesse alle opportunità future offerte dalle soluzioni a base fibra sviluppate da Paboco e Blue Ocean Closures (BOC).

Con nuovi obiettivi di riciclo al 2030, ALPLA intende difendere il proprio ruolo pionieristico nell’economia circolare, nonostante le sfide del mercato del riciclo. Progetti innovativi, come la recente collaborazione con NTCP nei Paesi Bassi per la produzione di materiale riciclato in HDPE idoneo al contatto alimentare, indicano la direzione futura. La quota di materiale riciclato post-consumo (PCR) dovrà essere portata al 30% entro il 2030.

A tal fine, ALPLA sta ampliando la capacità produttiva installata e pianificata, passando da 400.000 a 700.000 tonnellate. A partire dal 2026 saranno investiti ogni anno 15 milioni di euro nel riciclo.

ottiene la certificazione ISCC PLUS

L’impianto DuPont di produzione Nomex® presso lo stabilimento di Tamón, nelle Asturie, ha ottenuto la certificazione International Sustainability and Carbon Certification (ISCC PLUS). Questo risultato dimostra l’impegno di DuPont nel conseguire i propri obiettivi di sostenibilità e sviluppare soluzioni Nomex affidabili, realizzate e distribuite globalmente con materie prime sostenibili.

Questo risultato rappresenta una pietra miliare negli sforzi dell’azienda a favore del clima e della sostenibilità in un contesto di economia circolare. La certificazione ISCC PLUS consente di verificare la sostenibilità di un prodotto lungo l’intera filiera, dall’approvvigionamento delle materie prime alla produzione e distribuzione, utilizzando l’approccio del bilancio di massa, in modo coherente, trasparente e affidabile.

Uno degli aspetti chiave della certificazione ISCC PLUS è che contribuisce a ridurre l’impronta di carbonio dei prodotti e a sostituire gradualmente le materie prime basate sui combustibili fossili con alternative più sostenibili, promuovendo al contempo la transizione verso un’economia più circolare.

Il conseguimento della certificazione ISCC rafforza i progressi di DuPont indicati nel recente Rapporto sulla Sostenibilità 2025 dell’azienda, tra cui una riduzione del 55% delle emissioni di Scope 1, 2 e Scope 3 rispetto ai valori di riferimento, superando l’obiettivo di DuPont per il 2030 e supe-

rando le aspettative dell’obiettivo di 1,5°C dell’Accordo di Parigi. Dal 2022, Nomex viene prodotto con energia elettrica rinnovabile, attraverso l’acquisto di crediti di energia rinnovabile (REC) e Garanzie di Origine (GO) per un importo pari all’energia consumata annualmente nelle attività di DuPont. Inoltre, il sito delle Asturie ha collaborato con ENGIE per un impianto fotovoltaico da 12 MW entrato in funzione all’inizio di quest’anno, a dimostrazione dell’impegno per l’energia solare in loco. La certificazione ISCC PLUS per la produzione di Nomex® presso lo stabilimento produttivo delle Asturie contribuisce alla strategia di DuPont di ridurre ulteriormente le emissioni di Scope 3 e di collaborare con le catene di fornitura globali per un’economia più circolare.

La sede di DuPont nelle Asturie

Arriva la prima edizione della biennale dedicata ai materiali compositi

Sventola la bandiera a scacchi per le aziende che vorranno esporre alla prima edizione di Composites Future, la biennale dedicata all’industria dei materiali compositi (tecnologie, attrezzature, materiali) che si terrà nel padiglione 18 di FieraMilano-Rho dal 9 al 12 giugno 2026: le imprese che decideranno di iscriversi alla mostra-convegno entro il prossimo 30 novembre potranno usufruire di una agevolazione sui costi di partecipazione.

L’evento è parte del nuovo format espositivo “Matec-materiali e tecno-

L’agenda

Mecspe

4 - 6 marzo 2026

Bologna www.mecspe.com/it

Jec World

10 - 12 marzo 2026

Parigi, Francia www.jec-world.events

Chinaplas

21 - 24 aprile 2026

Shanghai, Cina www.chinaplasonline.com

logie”, l’appuntamento di primavera dedicato all’industria manifatturiera che vedrà il coinvolgimento di Plast – la fiera delle tecnologie per l’industria delle materie plastiche e della gomma – e di Xylexpo, la biennale internazionale delle tecnologie per il legno e il mobile.

Tre fiere per un unico, grande evento dedicato ai temi della multimaterialità che si prevede accoglierà 1.700 espositori e 60mila visitatori, di cui il 30 per cento da oltreconfine, su un’area netta espositiva di circa 70mila metri quadrati.

Plastpol

19 - 22 maggio 2026

Kielce, Polonia www.targikielce.pl/en/plastpol

SPS Italia

26 - 28 maggio 2026 Parma www.spsitalia.it

Interplas

2 - 4 giugno 2026 Birmingham, Regno Unito www.interplasuk.com/newfront

Un settore in evoluzione

L’evento – promosso da Assocompositi, l’associazione italiana dei compositi e affini – colma di fatto una evidente lacuna nel calendario fieristico, arricchendo l’ambito espositivo con un intenso programma di incontri, approfondimenti e dimostrazioni pratiche che racconteranno l’evoluzione di questo importante settore industriale nel panorama manifatturiero, oltre a illustrare lo stretto legame con le tecnologie dedicate ad altri settori e che trovano da tempo piena applicazione anche nel mondo dei materiali compositi.

Smart Chemistry Forum

2 - 5 giugno 2026

Barcellona, Spagna www.feique.org

Plast

9 - 12 giugno 2026 Milano www.plastonline.org

Global Green Plast 8 - 11 luglio 2026

Casablanca, Marocco www.globalgreen-plast.ma

Fakuma 12 - 16 ottobre 2026

Friedrichshafen, Germania www.fakuma-messe.de/en

NPE

3 - 7 maggio 2027 Orlando, Florida www.npe.org/npe2027

K 18 - 25 ottobre 2028

Düsseldorf, Germania www.k-online.com

Il futuro della plastica tra innovazione tecnologica e soluzioni green

Chinaplas 2026 riunisce innovazione tecnologica, materiali ad alte prestazioni e manifattura intelligente. Un hub globale che connette supply chain, buyer internazionali e nuove applicazioni ad alto valore aggiunto.

Dal 21 al 24 aprile 2026, la fiera di settore Chinaplas 2026 si terrà presso il National Exhibition and Convention Center (NECC) di Hongqiao, Shanghai, Cina. Considerata una delle principali esposizioni mondiali dedicate alla plastica e alla gomma, questa edizione si estenderà su oltre 390.000 metri quadrati distribuiti in 16 padiglioni, riunendo più di 4.600 espositori provenienti da tutto il mondo. Verranno presentati progressi rivoluzionari nei nuovi

materiali, innovazioni intelligenti e trasformazioni green.

La fiera mira a rafforzare l’evoluzione dell’industria verso uno sviluppo di fascia alta, intelligente e sostenibile, favorendo il passaggio da “Made in China” a “Innovated in China”.

Nel contesto della rapida rivoluzione globale in ambito tecnologico, energetico e industriale, le nuove forze produttive di qualità — in particolare innovazione e sviluppo green a basse emissioni — sono diventate motori fondamentali della crescita di alta qualità. Chinaplas 2026 intercetta con precisione queste tendenze, riunendo i principali espositori internazionali per presentare prodotti e soluzioni all’avanguardia e costruire un ecosistema di innovazione industriale.

Rispondere alle esigenze evolutive delle industrie a valle

Con la rapida crescita di settori come veicoli a nuova energia, economia a bassa quota,

aerospazio, trasporto ferroviario, robotica umanoide, energia eolica e fotovoltaica, Chinaplas 2026 si concentrerà su “aggiornare le applicazioni attraverso l’innovazione dei material:

• Plastiche modificate ed elastomeri termoplastici speciali migliorano resistenza e conducibilità elettrica di plastica e gomma, rendendole adatte a batterie per veicoli elettrici e guarnizioni aerospaziali.

• Plastiche ingegneristiche ad alte prestazioni offrono resistenza a temperature estreme e alla corrosione per attrezzature di fascia alta.

• Materiali compositi termoplastici leggeri e durevoli diventano essenziali per l’economia a bassa quota e per l’industria dei robot umanoidi.

Aprire le porte all’era della “Smart Manufacturing”

Intelligenza artificiale e automazione stanno ridefi-

con esperti per analizzare le tendenze di settore e promuovere uno sviluppo di alta qualità. Chinaplas è una piattaforma di riferimento per l’espansione globale delle aziende di plastica e gomma. Integra risorse di settore, collega filiere a monte e a valle e attrae buyer qualificati da tutto il mondo.

Nel 2025 la fiera ha accolto:

nendo la logica produttiva dei settori plastica e gomma, accelerando la transizione verso la manifattura intelligente.

A Chinaplas 2026 saranno presentate soluzioni complete lungo tutta la catena produttiva:

• Linee automatizzate di stampaggio a iniezione, estrusione e soffiaggio

• Sistemi di gestione digitale basati su Industrial IoT

• Piattaforme intelligenti di ispezione e controllo qualità

Queste tecnologie consentono di aumentare l’efficienza produttiva e ottimizzare i costi del lavoro, favorendo il passaggio dall’automazione all’intelligenza industriale.

Trasformazione green: soluzioni per gli obiettivi “Dual Carbon”

Per raggiungere gli obiettivi nazionali cinesi di picco e neutralità carbonica (“Dual Carbon”), le soluzioni green e a basse emissioni sono diventate decisive per la crescita sostenibile dell’industria.

Chinaplas 2026 presenterà tecnologie e soluzioni innovative per la riduzione delle emissioni:

• Tecnologie di riciclo di oli e riutilizzo di composti organici volatili, trasformando i rifiuti in risorse di valore e favorendo l’economia circolare.

• Sviluppo di materiali bio-based, biodegradabili ed eco-compatibili, inclusi agenti di accoppiamento e rinforzo per migliorare plastiche riciclate e bioplastiche.

Queste innovazioni aiutano le imprese ad accedere ai mercati green e ad adeguarsi agli standard ambientali.

Convergenza di buyer globali ed eventi innovativi

Chinaplas 2026 registra una crescita non solo quantitativa ma anche qualitativa. Il numero di stand prenotati ha già superato le previsioni, portando l’area espositiva oltre i 390.000 mq — un nuovo record rispetto all’edizione 2024 di Shanghai.

La fiera si distingue per:

• Elevata diversità e qualità degli espositori

• Presenza di aziende leader globali della plastica e della gomma

• 281.206 visitatori professionali

• Provenienti da oltre 170 Paesi e regioni

• 68.542 visitatori internazionali (24,37% del totale)

Un nuovo traguardo in termini di internazionalizzazione.

Per il 2026, l’organizzazione rafforzerà ulteriormente la dimensione globale, coinvolgendo associazioni estere e buyer dei settori automotive, elettronica, packaging e altri.

Attraverso CPS+ eMarketplace, partner strategico O2O di Chinaplas, la fiera offre un’esperienza integrata online e offline:

• Accesso continuo alle informazioni sugli espositori

• Pianificazione di incontri in loco

• Matching preciso tra domanda e offerta

In un contesto di incertezza nel commercio globale, l’industria cinese di plastica e gomma dimostra competitività grazie all’innovazione di alta qualità. I buyer internazionali cercano non solo prodotti convenienti, ma anche attrezzature intelligenti e materiali green avanzati. Coinvolgendosi nell’innovazione cinese, Chinaplas 2026 si propone come porta d’accesso strategica alla supply chain globale della plastica e della gomma. Intelligenza artificiale e automazione stanno ridefinendo la logica produttiva dei settori plastica e gomma, accelerando la transizione verso la manifattura intelligente

• Additivi prodotti con tecnologia di cattura del carbonio per ridurre le emissioni nei processi produttivi.

• Oltre 1.400 aziende “Shining Niche” riconosciute dal governo cinese per eccellenza, specializzazione e innovazione

Sono inoltre previsti numerosi eventi paralleli

Plast 2026 amplia l’orizzonte della manifattura

L’appuntamento milanese si integra in un progetto espositivo condiviso con legno e compositi, creando connessioni tecnologiche e nuove opportunità di mercato. Una piattaforma europea che rafforza ruolo, numeri e attrattività internazionale del settore.

Plast 2026, in programma dal 9 al 12 giugno 2026 a Fiera Milano, diventa parte di MaTec, un progetto fieristico che unisce tre fiere della manifattura: Plast (tecnologie per plastica e gomma), Xylexpo (biennale mondiale delle tecnologie per il legno e mobile, organizzata da Acimall) e Composites Future (mostra-convegno per i materiali compositi, con Assocompositi). L’obiettivo è quello di unire competenze trasversali e settori complementari per una visione integrata dell’industria. Ad esempio, alcuni centri di lavoro per il legno trovano applicazione anche nella lavorazione della plastica e di altri materiali, mentre i compositi legno-plastica sono particolarmente performanti nell’arredamento e nell’edilizia; quest’ultima rappresenta uno dei settori di destinazione strategici degli impianti in mostra a Plast. Mentre l’industria manifatturiera europea attraversa una fase di ridefinizione accelerata dalle pressioni normative, dalla transizione ecologica e dalla necessità di innovare processi e materiali, MaTec si propone come risposta concreta: 8 padiglioni che ospitano tre fiere complementari per favorire contaminazione tecnologica e sinergie tra settori. Questa “triplice intesa” fieristica si propone come collettore di contaminazioni, offrendo un ambiente espositivo ricco di stimoli, dove il visitatore può scoprire soluzioni di -

verse ma complementari tra loro.

“Per affrontare le sfide sempre più impegnative del settore, è fondamentale adottare strategie innovative e creative”, ha commentato Mario Maggiani, direttore generale di Promaplast, società che organizza la manifestazione. “Plast 2026 si svolgerà in concomitanza con Xylexpo, biennale internazionale dedicata alle tecnologie per la lavorazione del legno e per l’industria del mobile, consentendo la libera circolazione dei visitatori tra le due fiere. Questa sinergia è particolarmente rilevante poiché esistono complementarità tra i settori: ad esempio, alcuni centri di lavoro per il legno trovano applicazione anche nella lavorazione della plastica e di altri materiali. La nostra determinazione e la fiducia nel settore fieristico ci permettono di offrire ancora una volta un evento di riferimento per l’industria delle materie plastiche in un panorama fieristico internazionale sempre più competitivo”.

Plast 2026 si propone di riaffermare il proprio ruolo centrale nel settore delle materie plastiche e della gomma, offrendo un’opportunità imperdibile di aggiornamento, innovazione e business per espositori e visitatori. La manifestazione rappresenterà inoltre una vetrina d’eccellenza per la produzione europea di impianti per la lavorazione delle materie plastiche e della gomma, sottolineando il primato tecnologico e qualitativo del Vecchio Continente e favorendo il dialogo con i mercati emergenti protagonisti di una nuova fase di sviluppo economico e tecnologico.

Cresce il numero di nuovi espositori

La manifestazione milanese dimostra infatti la sua resilienza con l’adesione, finora, di oltre 160 nuovi espositori rispetto all’edizione precedente, di cui il 30% rappresentato da aziende internazionali. Questo risultato assume particolare significato in un contesto di mercato decisamente complesso, che vede settori strategici come l’automotive attraversare una fase di trasformazione e adattamento alle attuali dinamiche globali.

La capacità di attrarre nuovi espositori in questo scenario conferma la solidità e l’appeal internazionale di Plast e sottolinea la crescente fiducia del settore nella manifestazione milanese come piattaforma di riferimento per presentare innovazioni e sviluppare partnership commerciali.

L’organizzazione punta, inoltre, a incrementare significativamente la presenza di visitatori internazionali con rappresentanti dai principali Paesi destinatari dell’export italiano, grazie anche alle delegazioni di buyer organizzate in collaborazione con Agenzia ICE e ad accordi strategici con importanti associazioni di categoria, sia interne al comparto sia rappresentative dei mercati di sbocco. La preregistrazione gratuita per i visitatori sarà attiva a partire da marzo 2026.

RUBBER

CORKS

Il presidente del comitato organizzativo di Expoquimia 2026 analizza sfide, investimenti e scelte urgenti per rafforzare competitività e leadership industriale in uno scenario globale in profonda trasformazione.

“La chimica è il motore della transizione energetica e dell’economia circolare”

Carles Navarro, presidente del comitato organizzatore di Expoquimia 2026 ed ex direttore generale di BASF Spagna, è una delle voci più influenti nella promozione della sostenibilità nell’industria chimica. In questa intervista condivide la sua visione sulle sfide e sulle opportunità che il settore sta affrontando in un momento cruciale per promuovere decarbonizzazione, innovazione e competitività in tutti i comparti industriali, come sarà evidenziato durante la manifestazione, in programma dal 2 al 5 giugno presso il quartiere fieristico Gran Via di Fira de Barcelona.

Come definirebbe la situazione attuale e il potenziale dell’industria chimica in Spagna?

“L’industria chimica spagnola sta attraversando appuntamenti

se sfide ma dimostrando al tempo stesso una grande solidità. In pochi anni si è consolidata come uno dei principali motori industriali del Paese, fino a diventare il primo settore esportatore dell’economia spagnola, con una crescente presenza nei mercati extra-UE e un fatturato annuo superiore agli 80 miliardi di euro. Questo dimostra che stiamo parlando di un comparto forte, resiliente e internazionalizzato, capace di continuare a crescere anche in contesti complessi. La sfida ora è sfruttare questa posizione per accelerare gli investimenti in decarbonizzazione, digitalizzazione e innovazione, operando però in un quadro normativo che non comprometta la nostra competitività rispetto agli altri poli chimici globali. Detto questo, è importante riconoscere che non tutti i segmenti dell’industria chimica spagnola stanno evolvendo allo stesso

Carles Navarro, presidente del Comitato Organizzatore di Expoquimia, la fiera internazionale per l’industria chimica e di processo, che si terrà a Barcellona dal 2 al 5 giugno 2026

ritmo. La chimica di base, ad esempio, ha registrato diversi anni di contrazione e presenta prospettive più moderate rispetto ad altri ambiti più dinamici. Ciò evidenzia la necessità di adottare misure mirate per rafforzare la competitività e garantire una crescita equilibrata del settore”. L’industria chimica è strategica per numerosi settori, tra cui mobilità, energia, farmaceutica, costruzioni e alimentare. Quale ruolo dovrebbe svolgere per accelerare competitività e decarbonizzazione del tessuto industriale spagnolo?

“La chimica è il motore della transizione verso un’economia circolare e a basse emissioni di carbonio. Svolge un ruolo assolutamente cruciale nella trasformazione del mondo. Circa il 98% delle attività produttive richiede la chimica in qualche fase della propria catena del valore. Non esiste un futuro decarbonizzato, circolare o basato sulla transizione energetica senza la chimica. Tuttavia, il settore affronta una doppia sfida strategica. Da un lato, dobbiamo trasformare noi stessi, decarbonizzando i nostri processi produttivi. Dall’altro, dobbiamo offrire soluzioni innovative ai nostri clienti affinché possano trasformarsi a loro volta. Siamo parte della soluzione, ma questo richiede una strategia coordinata tra imprese, governo e centri di ricerca. La Spagna può contare su leader globali nella chimica in grado di guidare questa trasformazione non solo a livello nazionale, ma anche come riferimento per l’Europa. Tuttavia, è necessario che le amministrazioni ascoltino il settore”.

La transizione verso energie rinnovabili e processi circolari è una delle principali sfide. Quali barriere ritiene più critiche e di cosa ha bisogno il comparto per avanzare più rapidamente?

“Senza dubbio l’energia è la principale barriera: dobbiamo elettrificare tutti i processi utilizzando energia rinnovabile sufficiente, stabile e a prezzi competitivi. La Spagna ha il potenziale per diventare la prima destinazione europea per investimenti industriali grazie all’accesso a energia pulita, ma deve investire in generazione, infra-

strutture e distribuzione per garantirne la disponibilità. È inoltre fondamentale semplificare la regolamentazione. Siamo arrivati a un punto in cui la burocrazia non accelera la sostenibilità, anzi talvolta la rallenta. Serve un’amministrazione che semplifichi le procedure e comprenda che l’innovazione sostenibile richiede flessibilità. Infine, occorre facilitare l’accesso a tecnologie dirompenti su larga scala e a costi ragionevoli. Qui il settore pubblico deve svolgere un ruolo decisivo, sostenendo R&S&I per permettere a queste tecnologie di passare dal laboratorio all’industria in tempi rapidi”.

Quali tecnologie dirompenti vede più vicine a una diffusione su larga scala nel prossimo decennio?

“Oltre a elettrificazione e digitalizzazione, assisteremo a un salto decisivo di alcune tecnologie sostenibili. L’idrogeno verde diventerà comune nei settori che oggi dipendono da fonti fossili. È un combustibile pulito, con emissioni zero in produzione e utilizzo, e con un enorme potenziale di decarbonizzazione per i comparti difficili da elettrificare. Ci saranno progressi significativi anche nelle tecnologie di cattura, stoccaggio e utilizzo della CO2. Queste soluzioni non solo im-

Il settore chimico ha conoscenze e volontà per guidare la transizione verde, ma serve un contesto che favorisca la competitività

pediscono che la CO2 raggiunga l’atmosfera, ma la trasformano in nuovi materiali, carburanti sintetici o prodotti chimici. Anche il riciclo chimico assumerà un ruolo crescente per recuperare plastiche e rifiuti oggi difficili da trattare, spesso destinati a incenerimento o discarica. Questo processo consente di recuperare molecole di base per produrre materiali di alta qualità, praticamente equivalenti a quelli di origine fossile. È economia circolare allo stato puro. La tecnologia esiste già, ma deve crescere su scala esponenziale”.

La trasformazione digitale è una priorità. Come può la digitalizzazione migliorare sostenibilità ed efficienza senza compromettere la competitività?

“La digitalizzazione è un alleato strategico. Migliora l’efficienza operativa e accelera la sostenibilità. Strumenti come intelligenza artificiale, digital twin e analisi avanzata consentono di ottimizzare i processi, prevedere i consumi energetici, ridurre gli scarti prima che si generino e gestire in modo proattivo gli incidenti, migliorando sicurezza ed efficienza degli impianti. Tutto ciò rafforza anche la competitività e la capacità di adattarsi a contesti in evoluzione”.

La chimica è essenziale nella vita quotidiana ma spesso genera diffidenza. Cosa dovrebbe cambiare nella comunicazione del settore?

“Prima di tutto, dobbiamo agire. Trasformare realmente le nostre aziende in modelli sicuri, innovativi e circolari, e poi comunicarlo con umiltà e trasparenza, basandoci su dati concreti. Dobbiamo aprire le nostre porte, spiegare cosa facciamo e perché, riconoscere le sfide ancora aperte e dimostrare che stiamo lavorando per ridurre l’impatto ambientale. Allo stesso tempo, dobbiamo comunicare meglio che la chimica è parte della soluzione alle grandi sfide sociali — energie rinnovabili, salute, alimentazione sicura, città sostenibili — sempre con evidenze e progetti reali. È così che si costruisce fiducia”.

Innovazione, talenti e trasferimento tecnologico: a che punto siamo?

“L’industria chimica spagnola guida gli investimenti in R&S&I e dispone di talenti altamente qualificati, supportati da università e centri di eccellenza tecnologica. Tuttavia, è necessario rafforzare la collaborazione tra imprese, mondo accademico e amministrazioni per accele-

rare il trasferimento tecnologico e portare l’innovazione dal laboratorio al mercato più rapidamente. Inoltre, è fondamentale integrare profili giovani e digitali per garantire il ricambio generazionale e le competenze richieste dalla trasformazione in atto”.

Obiettivo emissioni nette zero entro il 2050: è ottimista?

“Sono ottimista ma realista. Il settore ha conoscenze e volontà per guidare la transizione verde, ma serve un contesto che favorisca la competitività. Raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 richiede decisioni immediate e coraggiose: garantire energia rinnovabile abbondante, stabile e accessibile e adottare politiche che facilitino gli investimenti in decarbonizzazione. Occorre anche sfruttare i fondi europei per creare un ecosistema industriale sostenibile. Soprattutto, dobbiamo riconoscere che questo obiettivo è raggiungibile solo attraverso uno sforzo collettivo tra imprese, amministrazioni e società”.

Quale ruolo dovrebbe avere Expoquimia?

“Expoquimia deve — e sarà — la grande voce del cambiamento. È il principale appuntamento dell’industria chimica nell’Europa meridionale. Deve dinamizzare il mercato, favorire il contatto tra espositori e buyer di diversi settori industriali e, soprattutto, mostrare l’innovazione e la capacità della chimica di incidere positivamente su sostenibilità ed efficienza dei processi produttivi”.

Un messaggio finale per chi sta valutando la partecipazione?

“Expoquimia 2026 sarà un’edizione trasformativa. Saremo più aperti che mai all’intera catena del valore. Coinvolgeremo i settori che utilizzano la chimica come protagonista: automotive, energie rinnovabili, alimentare, farmaceutico, trattamento acque, agrochimica, costruzioni, plastica”.

SPS Italia: automazione e digitale per spingere la manifattura industriale

Automazione e IA hanno portato grandi opportunità, ma anche una crescente complessità dei sistemi produttivi. A Parma un hub fondamentale per le aziende che vogliono adottare le nuove tecnologie in modo consapevole.

La fiera principale del nostro paese su automazione e digitale per l’industria, ovvero SPS Italia. si terrà dal 26 al 28 maggio a Parma. La 14esima è stata presentata a inizio anno MADE - Competence Center Industria 4.0, una sorta di tempio dell’innovazione per la manifattura industriale.

Ad aprire la conferenza ci ha pensato Donald Wich, da tempo amministratore delegato e colonna portante di Messe Frankfurt Italia. “In questo inizio di 2026 le tensioni geopolitiche hanno già vissuto un picco. In questo quadro incerto l’industria resta un motore di innovazione oltre che una garanzia di continuità. Più che mai in Italia, che oggi è il quarto esportatore al mondo. A garantire l’eccellenza delle soluzioni tecnologiche in mostra a SPS è il Comitato Scientifico della fiera, che continua a crescere. Ma SPS non significa solo alta tecnologia: protagoniste restano le persone, che vivono questo appuntamento come un’imperdibile occasione di networking e scambio di esperienze”. La manifestazione si presenterà nel suo tradizionale layout espositivo: sei padiglioni con il

meglio delle tecnologie e delle soluzioni per il mondo industriale. Confermato anche Digital District, il percorso dimostrativo articolato in quattro aree: Academy, Start-up, Industrial IT&AI, Focus AI. Quest’ultimo spazio si consolida guardando alle opportunità d’integrazione tra intelligenza artificiale e robotica nei processi produttivi.

Come ogni anno la fiera non sarà solo una vetrina espositiva, ma un momento qualificato di dialogo e approfondimento sui temi più strategici per la manifattura. Tra gli argomenti al centro del palinsesto dei convegni: AI Agents, Cybersecurity, Robotics & Physical AI, Software-defined manufacturing per una maggiore flessibilità nella produzione, ESG Environmental Social Governance - sostenibi-

lità come pilastro nella pianificazione industriale.

“SPS Italia è un riferimento per le aziende che puntano sulla tecnologia e sull’aggiornamento di persone e competenze per affrontare un presente complesso, fatto di sfide ma anche di opportunità da intercettare e valorizzare”, ha continuato Donald Wich. “Automazione, digitale, intelligenza artificiale, cybersecurity, formazione, upskilling e reskilling si confermano direttrici portanti della manifestazione del percorso On Tour, articolato in tre tappe sul territorio nazionale”.

Mercato dell’automazione in crescita del 4%

È intervento poi Andrea Bianchi, presidente di ANIE Automazione: “Secondo il preconsuntivo 2025 dell’Associazione, il nostro mercato ha registrato una crescita del fatturato del 4% rispetto all’anno precedente. Le attese per il 2026 indicano una sostanziale continuità, pur in un contesto di visibilità limitata caratterizzato da elementi di opportunità e da fattori di incertezza: da un lato la coda del PNRR e tassi favorevoli sostengono gli investimenti, dall’altro le continue perturbazioni esogene e il nuovo Piano Transizione condizionano i comportamenti degli imprenditori e richiedono un atteggiamento ponderato anche nel formulare qualunque previsione. Nonostante ciò, l’automazione industriale continua a distinguersi per la sua dinamicità, capacità innovativa e varietà applicativa: digitalizzazione e Industrial AI, integrazione virtuosa tra tecnologia e competenze umane, si confermano tra i principali motori di crescita. L’edizione 2026 di SPS Italia offrirà a espositori e visitatori un’occasione concreta per osservare le trasformazioni in atto e quelle ancora in fase embrionale, oltre che per scoprire come le tecnologie dell’automazione potenzino le capacità dell’uomo e sostengano trasversalmente settori chiave nel nostro paese”.

Governare la complessità, una nuova leva competitiva

“Negli ultimi anni l’industria ha accelerato sull’adozione di tecnologie digitali, dall’automazione avanzata all’intelligenza artificiale”, ha detto nel suo intervento Federico Milan, Digital Innovation Manager di Breton, membro del Comitato Scientifico di SPS Italia. “Questa evoluzione ha portato grandi opportunità, ma anche una crescente complessità dei sistemi produttivi, spesso sottovalutata. Il tema non è più solo cosa la tecnologia è in grado di fare, ma come viene governata, compresa e integrata nei processi decisionali.

Il Position Paper 2026 nasce da una constatazione: oggi il vero fattore critico non è l’innovazione in sé, ma la fiducia nei sistemi che stiamo costruendo. Una fiducia che si fonda su architetture leggibili, regole chiare, metriche coerenti e, soprattutto, su persone in grado di interpretare e guidare la tecnologia in modo consapevole.

L’obiettivo è offrire all’industria non un elenco di tecnologie, ma un quadro di riferimento per prendere decisioni migliori, evitando semplificazioni e deleghe implicite. In un contesto di trasformazione profonda, governare la complessità diventa la vera leva competitiva e culturale”.

Un momento della presentazione della 14esima edizione di SPS Italia a Milano presso gli spazi del MADECompetence Center Industria 4.0

La parola agli espositori

“SPS Italia si conferma un punto di riferimento per l’ecosistema manifatturiero e tecnologico italiano, da sempre un’eccellenza tecnologica e meccanica riconosciuta nel mondo”, ha di-

chiarato Stefano Gandolfi, Regional Marketing Manager di Omron, coinvolto nella tavola rotonda con alcuni espositori e moderata da Marco Vecchio, segretario di Anie Automazione. “Mai come in questi anni dove le nuove tecnologie, i nuovi trend di mercato, e la complessità delle relazioni internazionali compongono un rebus difficile da risolvere, l’ecosistema ha bisogno di lavorare in sinergia per difendere la propria posizione di leadership tecnologica”, ha proseguito Gandolfi. “Omron, da 93 anni pioniere di innovazione, da tempo ha messo al centro della propria strategia la collaborazione uomo-macchina, come fondamento per gli obiettivi di performance e flessibilità, e quest’anno porteremo a SPS Italia 2026 nuove tecnologie e un percorso di evoluzione nati dalla volontà della corporate di mettere l’Europa, e soprattutto l’Italia, al centro della propria evoluzione tecnologica”. Duilio Perna, Managing Director di Beckhoff Italia ha spiegato che “progresso vuol continuità di innovazione: un percorso in cui le tecnologie cambiano ma resta centrale l’attenzione a soluzioni concrete per l’automazione. Le rivoluzioni tecnologiche diventano decisive quando si traducono in strumenti affidabili e utilizzabili, capaci di portare valore misurabile nei processi

e nelle macchine. Per Beckhoff l’AI è il passo naturale di una rivoluzione tecnologica iniziata con il PC-based control: portare la potenza dell’IT dentro l’automazione mantenendo real-time e affidabilità. Oggi i modelli di AI, soprattutto i LLM, accelereranno progettazione, messa in servizio e gestione operativa delle macchine; l’obiettivo è farli diventare strumenti quotidiani per gli ingegneri, non soluzioni ‘da laboratorio’. In parallelo, l’evoluzione del controllo continua a spingere prestazioni ed efficienza”.

La parola è poi passata a Stefania Svanoletti, Head of Sales Vertical Markets Digital Industries, Siemens Italia: “L’AI industriale non è un add-on, ma l’intelligenza distribuita che amplifica la nostra automazione e connette progettazione, esecuzione ed energia in un’unica architettura affidabile. Il MADE è il luogo ideale per raccontarlo: siamo soci fondatori dal 2018 e, dal 2025, il Competence Center è parte dell’ecosistema Siemens Xcelerator, ampliando insieme le possibilità per la trasformazione digitale delle imprese. Qui abbiamo portato tecnologie concrete – Digital Twin, software di progettazione e simulazione, automazione Siemens – e soluzioni basate sull’AI”.

Alla tavola rotonda, è seguito un breve speech

di Elisa Signaroldi, Marketing & Communication Manager di 40Factory “SPS Italia rappresenta da sempre la bussola della nostra crescita: il passaggio dai primi passi del 2018 al grande salto nel Padiglione 5 (Stand I45) riflette l’evoluzione di un’azienda che ha saputo raccogliere 5 milioni di euro e la fiducia di decine di leader del manifatturiero, entrando quest’anno a far parte del Comitato Consultivo della fiera Il nostro obiettivo è chiaro: creare un ponte tra OEM e End User, trasformando il rapporto da puramente transazionale a relazionale. Per farlo, puntiamo tutto sul timing e sulla capacità di anticipare i bisogni del mercato. Ne è un esempio la nuova verticalizzazione sulla Safety, novità del 2026: la nostra piattaforma MAT evolve in un marketplace di moduli specialistici sviluppati con partner d’eccellenza. Insieme ad Access Safe, presentiamo una soluzione d’avanguardia per la prevenzione infortuni che integra l’infrastruttura di data collection di MAT con tecnologie di frontiera, approcciando la sicurezza in modo totalmente data-driven”.

I temi del nuovo Position Paper

SPS Italia sarà l’occasione per la presentazione di un nuovo Position Paper del Comitato Scientifico della fiera, il documento che mira a offrire alle aziende linee guida utili per orientarsi nel panorama delle tecnologie. Quattro i principali argomenti scelti per questa edizione: governare sistemi complessi: regole, standard e fiducia come infrastruttura invisibile dell’innovazione; l’architettura decide: dal campo al cloud, integrazione, responsabilità, controllo; automazione e controllo: robotica avanzata nei sistemi socio-tecnici complessi; comprendere per decidere: metriche, KPI e il ruolo critico delle persone nei sistemi industriali digitali.

A cura di alcuni membri del Comitato Scientifico, il progetto cresce con la presentazione del libro “Tecnologie e Competenze in evoluzione per le fabbriche digitali”, che raccoglie esperienze, competenze e considerazioni dei suoi autori.

Relicyc premiata per la sostenibilità e l’innovazione digitale

Relicyc è un punto di riferimento nazionale nella gestione completa del ciclo di vita del pallet a fine utilizzo.

L’azienda si è resa protagonista della cerimonia di premiazione del Premio

Luca Ometto, giunto quest’anno alla sesta edizione e ospitato presso il Caffè Pedrocchi di Padova. Organizzato dalla Fondazione Ometto E.T.S., il riconoscimento ha visto come focus l’innovazione, la sostenibilità e l’intel -

ligenza artificiale. L’obiettivo del premio Luca Ometto – nato nel 2019 in ricordo di Luca Ometto, ideatore e fondatore del portale libreriauniversitaria. it –è valorizzare le imprese della provincia di Padova che si siano distinte nei settori della sostenibilità (ambientale, gestionale o sociale) e dell’intelligenza artificiale.

Relicyc ha partecipato nella categoria “Sostenibilità”, che raccoglie le iniziative orientate al miglioramento delle performance ambientali, organizzative e sociali, con impatti positivi sull’ambiente, sugli stakeholder e sulla collettività.

A convincere la giuria è stato il progetto Certified Recycled Plastic®, che sfrutta la tecnologia blockchain per raccogliere le informazioni relative ai materiali lotto per lotto a seconda del livello della catena del valore.

Un servizio che garantisce la tracciabilità fisica, contrattuale, logistica, finanziaria, ambientale e informatica della materia plastica utilizzata

nei pallet Logypal: permette infatti di rendere pubbliche le informazioni tracciate attraverso QR code univoci che, posti sui singoli lotti, verificano caratteristiche e provenienza del materiale plastico riciclato, tracciando milioni di kg di plastica che Relicyc macina ogni anno.

La conformità a normative di sicurezza informatica garantisce la riservatezza e la protezione delle informazioni sensibili durante il processo di tracciamento e certificazione. La creazione del digital twin permette di monitorare, analizzare, simulare il comportamento e prevedere problemi della sua controparte reale senza interagirvi direttamente. La blockchain determina infine un totale coinvolgimento degli stakeholder, dai produttori ai riciclatori, dai brand ai consumatori.

“Ci fa davvero piacere che un Ente del territorio valorizzi le realtà che operano nella stessa area geografica”, commenta Alessandro Minuzzo, CEO di Relicyc. “Un’azienda sana e riconosciuta è un valore anche per il territorio e per la rete di associazioni ed enti pubblici e privati che lavorano al suo interno”.

Una piattaforma per semplificare le valutazioni di riciclabilità

RecyClass ha presentato il TechAp Tool, una piattaforma online progettata per semplificare la gestione delle valutazioni di riciclabilità delle innovazioni nei prodotti in plastica. Con quasi 100 valutazioni previste nel 2025, il TechAp svolgerà un ruolo chiave per l’industria nell’accelerare il processo di analisi, in vista dei prossimi requisiti del Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR).

“Il mercato europeo sta entrando in una nuova fase della gestione dei rifiuti, in cui la riciclabilità non è più un’opzione,

ma un obbligo”, dichiara Paolo Glerean, presidente di RecyClass. “Il TechAp Tool accelererà l’innovazione nel design del packaging. Offre alle aziende un percorso rapido e affidabile per monitorare le fasi di ottenimento delle approvazioni che dimostrano la compatibilità delle loro soluzioni innovative con le tecnologie di riciclo più avanzate disponibili in Europa”.

Le aziende interessate a valutare la riciclabilità dei propri prodotti possono contattare il team RecyClass per avviare la procedura tramite il TechAp Tool. La piattaforma consente di seguire online

ogni fase della valutazione – dallo screening iniziale ai test di laboratorio fino all’approvazione finale – garantendo piena trasparenza e cicli decisionali più rapidi.

In previsione della necessità di processi di valutazione della riciclabilità più solidi nell’ambito del Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) e dei relativi obiettivi di riciclabilità, il TechAp Tool offre un processo decisionale tracciabile basato su protocolli standardizzati di valutazione della riciclabilità fondati su criteri scientifici.

GreenDot chiede l’eco-modulazione per sostenere i riciclatori di plastica

La chiusura degli impianti di riciclo della plastica in Europa sta accelerando in modo drammatico.

Negli ultimi tre anni è già andato perso oltre un milione di tonnellate di capacità di riciclo, pari a circa il 25% della capacità totale, e sono previste ulteriori chiusure. Per fermare questa tendenza, GreenDot chiede l’immediata introduzione dell’eco-modulazione nei sistemi europei di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR).

35 anni fa, Der Grüne Punkt ha introdotto il primo sistema duale di EPR per ridurre l’inquinamento e promuovere il riciclo. Tuttavia, il legame tra i prezzi delle plastiche di origine fossile e quelli delle plastiche riciclate, insieme alla mancanza di incentivi per i brand all’utilizzo di materiale riciclato, ha finora rallentato il ciclo “packaging-to-packaging”.

Il Regolamento UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) stabilisce obiettivi vincolanti di contenuto riciclato per gli imballaggi in plastica a partire dal 2030. Fino ad allora, però, esiste il rischio di una massiccia perdita di capacità produttiva e di investimenti, poi-

ché molti proprietari di marchi hanno già abbandonato i loro impegni volontari sull’utilizzo di materiali riciclati. L’eco-modulazione con un bonus per l’impiego di riciclati rappresenterebbe una soluzione immediata, secondo GreenDot.

L’eco-modulazione crea l’incentivo economico necessario affinché i brand integrino plastica riciclata nei propri imballaggi. Premia i comportamenti sostenibili e rende nuovamente attrattivi gli investimenti nel riciclo. Francia e Paesi Bassi hanno già adottato questa misura.

“Se non interveniamo ora, entro il 2030 l’Europa perderà ulteriore capacità di riciclo e diventerà sempre più dipendente dalle importazioni “, avverte Laurent Auguste, Ceo di GreenDot. “L’eco-modulazione è il ponte tra la situazione attuale e i futuri obiettivi vincolanti. La Germania e gli altri Stati membri devono agire con urgenza”.

Lo sviluppo di un’economia circolare funzionante per le plastiche non è solo una necessità ecologica ed economica, ma anche una questione di indipendenza strategica per l’Europa.

HDPE per uso alimentare: un progetto pionieristico

Alpla sta sviluppando un materiale riciclato in HDPE idoneo al contatto alimentare. Lo specialista internazionale del packaging e del riciclo sta ora valutando il processo brevettato a base solvente in un impianto pilota a Heerenveen, in collaborazione con l’istituto tecnologico indipendente NTCP. Il progetto, finanziato dal Ministero olandese per la Politica climatica e la Crescita verde, avrà una durata di quattro anni. In tempo per l’entrata in vigore del PPWR nel 2030, la soluzione innovativa sarà portata su scala industriale.

A partire dal 2030, gli imballaggi nell’UE dovranno contenere una quota minima di materiale riciclato. Alpla e NTCP stanno lavorando a una soluzione sostenibile e conveniente per gli imballaggi alimentari in plastica. La tecnologia di riciclo brevettata dovrebbe consentire per la prima volta la produzione su scala industriale di rHDPE (HDPE riciclato) idoneo al contatto alimentare.

L’obiettivo è ottenere nel prossimo futuro l’approvazione dell’European Food Safety Authority (EFSA). La costruzione e la gestione dell’impianto pi-

lota forniranno indicazioni fondamentali per l’industrializzazione del processo.

A tale scopo, Alpla ha costituito nei Paesi Bassi una propria società di riciclo.

“Ad oggi, nell’UE non esiste alcun processo certificato per la produzione di HDPE riciclato per uso alimentare.

La nostra tecnologia per la pulizia e la lavorazione di materiale post-consumo potrebbe rappresentare un vero punto di svolta “, spiega Michael Heyde, Head of Technology Recycling Division di Alpla. L’azienda produce già PET e HDPE riciclati nella propria divisione riciclo in 14 sedi nel mondo, con una capacità

installata e prevista di 400.000 tonnellate. Gran parte di questo materiale viene trasformata internamente in imballaggi. La futura industrializzazione della nuova tecnologia dovrebbe rendere disponibile sul mercato FMCG (Fast Moving Consumer Goods) packaging alimentare in rHDPE su larga scala.

“Questa cooperazione con Alpla si inserisce nelle attività principali e nella missione di NTCP come istituto indipendente di conoscenza, ovvero facilitare e accelerare lo sviluppo tecnologico insieme ad attori pionieri”, sottolinea Martine Brandsma, Ceo di NTCP.

Il project team di Alpla e NTCP (Foto NTCP)

Se l’illuminazione viene dai rifiuti

Trasformare i rifiuti in infrastrutture, la raccolta differenziata in valore concreto, l’economia circolare in un servizio urbano misurabile. È questo l’obiettivo del progetto pilota avviato da A2A a Stradella, in provincia di Pavia, dove prende forma una sperimentazione innovativa di illuminazione pubblica realizzata con plastica riciclata post-consumo.

Il progetto, promosso da A2A Illuminazione

Gianpietro Bellinzona, sindaco di Stradella:

“Questo progetto dimostra come la raccolta differenziata possa generare un beneficio concreto per la comunità”

Pubblica con il supporto di A2A Ambiente in collaborazione con il Comune di Stradella e con i partner industriali Niteko Illuminazione, Corepla (il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) e Breplast - Gruppo Montello, rappresenta un esempio avanzato di integrazione tra filiera ambientale, innovazione tecnologica e servizi per le città.

Cuore della sperimentazione è l’installazione di 21 lanterne urbane “Olimpia”, della linea Lorelux di Niteko, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di apparecchi illuminanti sostenibili, realizzate in polietilene post-consumo proveniente dalla raccolta differenziata locale. Un materiale che, dopo essere stato selezionato e certificato, torna nel territorio sotto forma di nuova illuminazione pubblica.

Dalla selezione e certificazione dei rifiuti plastici garantite da A2A Ambiente e Corepla, passando per la trasformazione industriale del rifiuto selezionato in materia prima riciclata certificata operata da Breplast e poi alla progettazione e produzione delle lanterne da parte di Niteko, l’intero processo è stato reso trasparente, dimostrando come un rifiuto possa diventare risorsa industriale e infrastrutturale. La sperimentazione, autorizzata dal Comune di Stradella, consentirà di monitorare per 12 mesi le prestazioni dell’impianto in termini di consumi energetici, durabilità dei materiali, qualità della luce, sostenibilità ambientale e riciclabilità, con l’obiettivo di valutare l’applicabilità del modello su scala più ampia. Le lanterne “Olimpia” installate a Stradella sono realizzate con una percentuale di plastica riciclata superiore al 50%, certificata PSV, e integrano tecnologia LED ad alta efficienza e il sistema autopulente brevettato Rotoskin®, che contribuisce a ridurre la manutenzione e a mantenere elevate prestazioni nel tempo.

A2A Illuminazione Pubblica ha individuato Stradella come contesto ideale per il progetto pilota, mettendo a disposizione un impianto di propria gestione e garantendo il monitoraggio tecnico delle prestazioni. A2A Ambiente ha supportato la selezione e la gestione del materiale, la Breplast ha trasformato il rifiuto pre-selezionato per polimero in materia prima, mentre il Comune ha reso possibile la sperimentazione sul territorio, assumendo un ruolo

A2A sperimenta

a Stradella il primo impianto d’illuminazione pubblica con plastica riciclata postconsumo, con l’obiettivo di integrare filiera ambientale, innovazione tecnologica e servizi per le città.

attivo in un’iniziativa che ambisce a diventare un riferimento nazionale per l’economia circolare applicata ai servizi urbani.

“Un progetto locale destinato a diventare un benchmark nazionale”

“Nella logica di una Life Company integrata nelle filiere dell’energia e dell’economia circolare – afferma Federico Mauri, direttore generale di A2A Illuminazione Pubblica – A2A sperimenta modelli di business innovativi e sostenibili, in grado di coniugare efficienza energetica, sostenibilità ambientale e solidità economica, con l’obiettivo di definire benchmark replicabili a livello nazionale. Il progetto di Stradella si inserisce pienamente in questo percorso, rappresentando una sperimentazione avanzata di illuminazione pubblica realizzata con plastica riciclata post-consumo”.

“Siamo orgogliosi di ospitare questo progetto pilota – dichiara Gianpietro Bellinzona, sindaco di Stradella – perché dimostra ai cittadini, in modo semplice e visibile, come la raccolta differenziata possa generare un beneficio concreto per la comunità. I rifiuti plastici raccolti a Stradella sono tornati qui, sotto forma di nuova illuminazione pubblica: un esempio virtuoso che speriamo possa essere replicato in molte altre città”.

“Questo progetto è nato come un’idea tecnica,

Federico Mauri, direttore generale di A2A: “Sperimentiamo modelli di business innovativi e sostenibili, in grado di coniugare efficienza energetica, sostenibilità ambientale e solidità economica”

ma è diventato molto di più: un percorso di collaborazione autentica tra partner pubblici e privati”, sottolinea Giuseppe Vendramin, direttore tecnico e commerciale di Niteko. “Desidero ringraziare personalmente A2A, Corepla e Breplast per la disponibilità, la trasparenza e l’impegno nel condividere dati, processi e informazioni operative. Grazie al contributo di ciascuno, siamo riusciti a tracciare ogni fase della filiera e a dimostrare che l’economia circolare può essere reale, misurabile e utile alle comunità”.

“Questo progetto dimostra quanto il gioco di squadra tra attori diversi sia fondamentale per trasformare un’idea in un risultato concreto”, afferma il presidente di Corepla Giovanni Cassuti. “L’integrazione delle diverse competenze ha infatti consentito la trasformazione di un rifiuto in una soluzione concreta di economia circolare, capace di generare valore ambientale, sociale e industriale. La prova che solo attraverso una visione comune è possibile costruire modelli sostenibili che vadano oltre il singolo intervento e diventino esempi replicabili per il futuro, in cui l’innovazione nasce dalla responsabilità condivisa e dalla capacità di fare sistema”.

“Riciclare è una scelta strategica, sostiene l’innovazione tecnica, l’occupazione e l’indotto locale, nazionale ed europeo; genera valore sul territorio e riduce la dipendenza di materie prime estere. Questa iniziativa mostra alla collettività la concretezza dei benefici del riciclo; col conferimento dei rifiuti plastici entra in gioco una efficace ed efficiente catena industriale che produce risultati tangibili”, rimarca Francesca Sancinelli, presidente del Cda Breplast e vicepresidente Cda Montello.

Le lanterne installate a Stradella non rappresentano solo un intervento di illuminazione pubblica, ma raccontano un nuovo modo di concepire i servizi urbani: infrastrutture che nascono dai rifiuti, coinvolgono i cittadini e restituiscono valore al territorio. I dati raccolti nei prossimi mesi costituiranno la base per valutare l’estensione del modello ad altri contesti urbani.

La transizione verso un modello produttivo più sostenibile passa dall’industria chimica. Il Circular Economy Act sarà determinante per rafforzare autonomia strategica e mercato interno, ma solo se saprà creare condizioni concrete per investire e competere.

La chimica al centro della nuova economia circolare europea

Il settore chimico, spesso considerato la “madre di tutte le industrie”, si colloca al centro della futura economia circolare europea. Puntando sulla circolarità nella progettazione di materiali e prodotti – attraverso durata, riutilizzabilità, riparabilità, riciclabilità e valorizzazione di risorse a basso valore – l’industria chimica fornisce soluzioni innovative che apportano benefici sia al comparto stesso sia ai settori a valle, come automotive, edilizia e costruzioni, elettronica, tessile, agricoltura e retail. Questo consente alle industrie downstream di diventare più circolari, posizionando il settore chimico come attore chiave nella costruzione di una società circolare. Cefic definisce l’economia circolare come “un approccio sistemico che coinvolge processi industriali e attività economiche lungo l’intera catena del valore, progettati in modo riparativo o rigenerativo, con l’obiettivo di un’economia climaticamente neutra e/o efficiente nell’uso delle risorse, mantenendo il valore di prodotti, materiali e risorse il più a lungo possibile”.

Nel documento Molecule Managers, che delinea una visione di medio secolo per il futuro dell’Europa, è stata introdotta la possibilità di raggiungere una cosiddetta “super-economia circolare” come concetto visionario al 2050, in cui la chimica occupa un ruolo centrale, insieme alla descrizione dei passi necessari per arrivarci.

Tuttavia, sono ancora necessari numerosi ulteriori interventi per concretizzare questa prospettiva. Il Transition Pathway dell’UE per l’industria chimica evidenzia l’importanza delle materie prime circolari. Le linee guida Cefic Safe and Sustainable by Design includono principi per progettare prodotti sicuri e sostenibili, considerando anche gli aspetti di fine vita e di circolarità.

Un’economia circolare europea in un contesto globale

È ormai chiaro che l’economia circolare svolge un ruolo essenziale che va oltre la gestione dei rifiuti, concentrandosi sull’uso ottimale

delle risorse e rappresentando quindi un elemento critico per l’autonomia strategica dell’UE e la sicurezza delle materie prime.

L’Unione europea è impegnata da tempo sull’economia circolare, come dimostrano le numerose politiche derivate dal Circular Economy Action Plan (CEAP). Il CEAP ha introdotto molte iniziative, ma l’enfasi sulla quantità più che sulla qualità ha generato difficoltà di attuazione, poiché non sempre le misure sono risultate pratiche, applicabili, fattibili, esigibili e realizzabili.

Nel contesto attuale, caratterizzato da una perdita di competitività dell’Europa dovuta ai prezzi elevati dell’energia, alla stagnazione economica e alla crescente delocalizzazione produttiva fuori dall’UE, la creazione di un mercato per prodotti circolari e sostenibili è essenziale. Questo consentirà di rendere competitive le soluzioni circolari e di mantenere in Europa questa industria strategica. I progetti di economia circolare affrontano importanti sfide finanziarie, legate alla carenza di domanda, alla ri-

dotta competitività, alla mancanza di quadri normativi abilitanti e di adeguato sostegno pubblico. Questi fattori aumentano il rischio e peggiorano l’economia dei progetti, rendendo poco attrattivo il business case per gli investimenti. È quindi fondamentale l’allineamento di tutte le politiche agli obiettivi dell’UE per garantire un’industria chimica europea prospera, più circolare e più competitiva. L’Europa dovrebbe inoltre rafforzare la propria autonomia strategica non solo per le materie prime critiche, ma anche per prodotti chimici e plastica, incentivando l’utilizzo di feedstock di carbonio circolare di origine europea o di materie prime conformi a standard equivalenti nei prodotti immessi sul mercato UE. Ciò rafforzerebbe il mercato unico, l’autonomia strategica e la competitività europea.

Sosterrebbe inoltre la creazione di una vera economia circolare europea, riducendo il problema dei rifiuti e consentendo modelli di business sostenibili per i produttori europei, inclusi i riciclatori che oggi faticano a causa della scarsa domanda di materiali ottenuti da materie prime secondarie.

Come sfruttare l’intero potenziale del CEA

Il Circular Economy Act (CEA) è destinato a diventare una pietra angolare del Clean Industrial Deal dell’UE, rafforzando autonomia strategica, competitività e sostenibilità attra-

verso riforme sistemiche orientate alla circolarità. Come indicato nella consultazione della Commissione europea, l’atto mira, tra l’altro, a istituire un mercato unico delle materie prime secondarie, armonizzare i criteri di end-of-waste (EoW) e di sottoprodotto e semplificare i regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR). Cefic sostiene con forza tali ambizioni, riconoscendo la necessità di coerenza normativa tra le diverse legislazioni UE e di condizioni abilitanti per simbiosi industriale, innovazione e investimenti. Allineando performance di circolarità e competitività, il CEA può rendere sostenibile il business case per la circolarità, ampliare l’utilizzo di feedstock circolari e sostenere la transizione verso un’economia europea climaticamente neutra ed efficiente nell’uso delle risorse. Sostenere la transizione richiede anche di riconoscere che alcune misure proposte nella consultazione pubblica sul CEA possono essere rilevanti nel breve termine ma meno nel lungo periodo, o viceversa. Per liberare il pieno potenziale del Circular Economy Act, Cefic raccomanda di:

• garantire una regolamentazione coerente e condizioni favorevoli agli investimenti;

• stimolare la domanda rafforzando la sostenibilità economica della circolarità attraverso un insieme di misure, tra cui (ma non solo) gli appalti pubblici verdi;

• rafforzare l’offerta ampliando l’utilizzo di fe-

Il Transition Pathway dell’UE per l’industria chimica evidenzia l’importanza delle materie prime circolari

I progetti di economia circolare affrontano importanti sfide finanziarie, legate alla carenza di domanda, alla ridotta competitività, alla mancanza di quadri normativi abilitanti e di adeguato sostegno pubblico

edstock circolari e favorendo la diversità tecnologica;

• creare un mercato unico delle materie prime secondarie armonizzando i criteri di “end of waste” e di sottoprodotto e attuando regimi semplificati di responsabilità estesa del produttore.

Il metodo per smascherare la componente non biodegradabile nelle bioplastiche

La ricerca sviluppata dall’Università di Pisa in collaborazione con il consorzio Biorepack permette di individuare rapidamente il polimero non biodegradabile presente in quantità superiore al limite consentito.

Fornire uno strumento affidabile per individuare e quantificare il materiale non biodegradabile aggiunto in maniera fraudolente nel processo di produzione degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile. È questo il risultato di uno studio condotto da un team del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, guidato da Erika Ribechini, professoressa ordinaria di Chimica, insieme al Marco Mattonai, Federica Nardella Marta Filomena. La ricerca, pubblicata sul Journal of Analytical and Applied Pyrolysis, è il frutto di una collaborazione con Biorepack, il consorzio nazionale per il riciclo organico delle bioplastiche compostabili.

Lo studio risponde a un problema ancora poco noto ma di grande rilevanza ambientale. Per garantire la corretta compostabilità e biodegradabilità delle bioplastiche, la normativa europea stabilisce un limite massimo dell’1% di polietilene, un polimero non bio-

degradabile. Ma fino a oggi mancava un metodo efficace per verificare che questo limite fosse rispettato. I nuovi strumenti sviluppati a Pisa colmano questa lacuna.

“Non è sufficiente etichettare un prodotto come biodegradabile e compostabile: è essenziale verificarne l’effettiva conformità, per evitare che i residui plastici persistano nell’ambiente per anni”, sottolinea Marco Mattonai.

Controlli più rigorosi per ridurre il rilascio di microplastiche

I risultati delle analisi sinora condotte hanno rivelato che circa metà delle buste sottoposte ai controlli sono fuori norma con quantità di polietilene anche sino al 5%. Si tratta di prodotti in gran parte di provenienza extra UE.

Un controllo più rigoroso dei materiali compostabili contribuisce quindi a ridurre il rilascio di microplastiche nel suolo e nelle acque, migliora la qualità del compost impiegato in agricoltura e scoraggia l’uso improprio delle diciture “biodegradabile” e “compostabile”, tutelando le imprese che operano legalmente nel rispetto delle normative italiane e comunitarie in materia.

“Con le metodiche analitiche che abbiamo sviluppato è finalmente possibile effettuare controlli affidabili anche su campioni complessi, in tempi rapidi e con costi contenuti, offrendo uno strumento concreto a tutela dell’ambiente e della trasparenza verso i consumatori”, aggiunge Erika Ribechini.

Sul piano operativo, il protocollo si basa su tecniche di pirolisi analitica accoppiata a spettrometria di massa, capaci di rilevare concentrazioni di PE anche inferiori all’1%, in linea con i limiti di legge. Questo lo rende uno strumento efficace sia per il controllo di qualità in ambito industriale, sia per la sorveglianza ambientale.

“Il nostro consorzio ha tra i suoi obiettivi statutari quello di garantire l’assoluto rispetto delle rigorose normative che regolano il settore delle bioplastiche compostabili, al fine di assicurare che la loro trasformazione in compost insieme al resto dei rifiuti organici apporti benefici al suolo e alla filiera agricola”, conclude l’ingegner Carmine Pagnozzi, direttore generale di Biorepack.È per questo che siamo felici di poter sostenere lo sviluppo di strumenti di controllo scientificamente inappuntabili, rafforzando così una filiera sostenibile di cui l’Italia è leader continentale”.

Soluzioni per le esigenze degli stampatori orientali

A Chinaplas 2026, Arburg porterà il concetto innovativo dell’elettrica Allrounder Trend ed esporrà nel padiglione con i costruttori asiatici, applicando la sua strategia “local-to-local”.

Dal 21 al 24 aprile 2026, Arburg sarà presente a Chinaplas a Shanghai, in Cina (padiglione 4.1, stand D42). Nella manifestazione farà il suo debutto asiatico il concetto di macchina elettrica Allrounder Trend. Arburg presenterà inoltre un’innovativa macchina a tavola rotante e la sua ampia gamma di servizi di automazione –ancora una volta con un focus sulla strategia “local-to-local”.

“Chinaplas è la piattaforma più importante per presentare ai clienti asiatici la nostra strategia local-to-local. Per questo motivo non siamo più collocati nel Padiglione tedesco, ma accanto ad altri costruttori locali di macchine, nel Padiglione 4.1”, spiega Zhao Tong, Managing Director di Arburg in Cina. “Con le nuove macchine standard Trend non ci rivolgiamo solo ai clienti esistenti, ma anche ad aziende per le quali il nostro portafoglio non era finora stato preso in considerazione”.

Un nuovo concetto di macchina

Criteri fondamentali per il successo della Allrounder Trend elettrica sono la rapidità di installazione, l’operatività intuitiva e la facilità di manutenzione. Ulteriori vantaggi sono i tempi di consegna ridotti e il prezzo competitivo. La Allrounder Trend è particolarmente interessante per gli stampatori a iniezione asiatici, in particolare nei settori della mobilità e dell’elettronica. Un’altra novità è il sistema di controllo Gestica lite con dashboard moderna. Anche in questo caso l’attenzione è rivolta alla semplicità di utilizzo e a un’interfaccia chiara.

Al lancio sul mercato sono disponibili quattro grandezze di forza di chiusura, da 500 a 2.000 kN, con gruppi di iniezione elettrici nelle taglie da 100 a 800. La velocità di iniezione è di 200, 350 e 500 millimetri al secondo.

Presso lo stand Arburg saranno

esposti due modelli Allrounder Trend per applicazioni standard: uno con forza di chiusura di 1.000 kN che produce connettori PCB in LCP: l’altro dotata di sistema robotico Flexlift 10+2, che realizza ingranaggi in POM. Il Flexlift è disponibile esclusivamente in Asia.

Celle produttive personalizzate per l’Asia

Presso l’Arburg Technology Factory (ATF) di Pinghu, le Allrounder vengono completate con automazioni fornite da partner locali e integrate in celle produttive personalizzate. Qui Arburg assembla ora anche la Allrounder Trend per la Cina e il mercato asiatico. “L’affidabilità di processo e la qualità dei componenti continueranno ad acquisire importanza, e verranno utilizzati sempre più robot e celle produttive complesse”, afferma Zhao Tong.

Sovrastampa di inserti completamente automatica

Sarà presentato anche un esempio di sistema chiavi in mano progettato per le esigenze dei clienti regionali a Chinaplas 2026: una Allrounder 1600

T con forza di chiusura di 2.000 kN che sovrastampa inserti in modo completamente automatico. La macchina a tavola rotante produce, ad esempio, moduli ad alta tensione per connettori automobilistici. Un piccolo robot a sei assi alimenta gli inserti metallici tramite una piattaforma di trasferimento e impila i pezzi stampati finiti. Un secondo robot a sei assi posiziona gli inserti nello stampo a iniezione e, dopo la sovrastampatura con PBT rinforzato con fibra di vetro, trasferisce i preformati nello stampo, dove il modulo finale viene realizzato attraverso un’ulteriore fase di sovrastampatura.

Digitalizzazione e servizi

In qualità di leader tecnologico e specialista di sistemi, Arburg non fornisce solo macchine per stampaggio a iniezione e impianti chiavi in mano, ma supporta anche i clienti nella digitalizzazione e con servizi completi. In fiera sarà mostrato come sia possibile produrre componenti in plastica in modo efficiente, rapido e con elevati standard qualitativi grazie ai piloti digitali innovativi e agli assistenti del sistema di controllo Gestica.

Zhao Tong, Managing Director di Arburg in Cina

Tutte le foto: Coperion, Stuttgart Germany

Dalle singole macchine agli impianti completi: a PlastIndia 2026 Coperion ha presentato soluzioni integrate per produttività elevata, riduzione dei consumi e affidabilità operativa.

Compounding, riciclo e produzione di poliolefine da un unico fornitore

APlastIndia 2026, a New Delhi, Coperion ha presentato la propria competenza tecnologica e di processo nella produzione, trasformazione e nel riciclo delle materie plastiche. Per tutti e tre gli ambiti applicativi Coperion ha realizzato sia singoli componenti sia sistemi completi da un unico fornitore. Le soluzioni Coperion si sono concentrate su efficienza operativa e massima affidabilità, incremento della qualità del prodotto e utilizzo responsabile delle risorse.

Con i sistemi Coperion, i clienti hanno potuto contare su un unico interlocutore e un unico fornitore – dal concept all’ingegneria, dalla messa in servizio fino all’assistenza post-vendita. Ogni componente chiave ha integrato il know-how di Coperion nella produzione e nell’ingegneria di processo.

Massima efficienza nel compounding e nel riciclo

L’estrusore bivite ZSK 58 Mc18 offre una coppia specifica di 18 Nm/cm³ e raggiunge portate fino a 2.500 kg/h con un consumo energetico contenuto. Gli estrusori ZSK hanno dimostrato negli anni elevate prestazioni di dispersione e una lavorazione delicata del prodotto nel compounding e nel riciclo delle materie plastiche, garantendo una qualità molto elevata. L’estrusore è robusto e affidabile con un’elevata disponibilità dell’impianto e valori OEE (Overall Equipment Effectiveness) estremamente alti. Oltre alla serie ZSK, Coperion ha propostoin fiera anche gli estrusori bivite STS e CTE.

Lo ZSK 58 Mc18 è stato esposto insieme al dosatore bivite ad alta precisione Coperion K-Tron K2-ML-D5-T35, dotato di EPC

(Electronic Pressure Compensation) e sistema di attivazione dei solidi ActiFlow™.

Con un impianto di riciclo bottle-to-bottle in fase di realizzazione per il produttore indiano di preforme e packaging plastico Magpet Polymer Pvt Ltd., Coperion dimostra come le diverse tecnologie del proprio portafoglio interagiscano tra loro per generare valore aggiunto. La linea di riciclo PET, che integra tecnologie Herbold Meckesheim per il trattamento meccanico e soluzioni Coperion per estrusione e compounding, è stata progettata per una portata di 5.500 kg/h.

Competenza nel trasporto e nel dosaggio

Nel 2026 Coperion ha celebrato il 30° anniversario della sua filiale Coperion Ideal a Noida, in India. Coperion Ideal è specializzata

Il dosatore ad alta precisione Coperion

K-Tron K2-MLD5-T35

nello sviluppo di tecnologie per la movimentazione di materiali sfusi e per lo scarico e il dosaggio di additivi. Competenze in progettazione, ingegneria e project management, oltre alla produzione e al servizio in-house, hanno completato l’offerta locale per i clienti indiani.

A PlastIndia, Coperion ha esposto la valvola deviatrice WZK a due vie, prodotta nello stabilimento indiano, per il trasporto di granuli e

Le soluzioni Coperion si sono concentrate su efficienza operativa e massima affidabilità, incremento della qualità del prodotto e utilizzo responsabile delle risorse

polveri. Sono state inoltre presentate una valvola rotativa ad alta pressione ZVH 250 per granuli e la valvola a ghigliottina universale FFU in una nuova versione compatta. In rappresentanza della competenza Coperion nel dosaggio, è stato inoltre esposto un dosatore vibrante Coperion K-Tron K3-V100, caratterizzato da elevata precisione gravimetrica, particolarmente adatto per materiali complessi come riciclati di piccole dimensioni o flakes nel processo di estrusione.

Soluzioni per l’industria delle poliolefine

Oltre alle linee di compounding e riciclo, Coperion realizza impianti completi per la produzione di poliolefine, consolidati nel tempo per affidabilità operativa. Gli sviluppi più recenti si sono concentrati sulla riduzione dei consumi energetici, sull’aumento delle prestazioni degli impianti, sulla riduzione dei costi di investimento e su soluzioni di processo

innovative, come il rapido cambio colore da nero a naturale senza necessità di pulizia del sistema.

A PlastIndia, Coperion ha dimostrato la propria competenza nella realizzazione di sistemi completi attraverso una simulazione 3D immersiva. I visitatori dello Stand H6-A6 nel Padiglione 6 hanno potuto approfondire sia il funzionamento degli impianti completi sia quello dei singoli componenti.

Servizi

completi per la massima disponibilità degli

impianti

Coperion persegue l’obiettivo di garantire elevate performance e disponibilità delle proprie tecnologie lungo l’intero ciclo di vita, riducendo il rischio di fermo impianto e mantenendo costantemente alta l’efficienza dei processi. Grazie a una rete globale di ingegneri di processo e sviluppo altamente specializzati e con conoscenza delle condizioni locali, Coperion fornisce assistenza su macchine e linee direttamente sul campo, con la possibilità di intervenire rapidamente quando necessario.

La valvola deviatrice WZK a due vie
ZSK Mc18

L’AI per il controllo della contaminazione nella produzione dei medical devices

Grazie a sistemi di Computer

Vision, Machine Learning e analisi predittiva, S4S Service for Solution è in grado di tradurre la digitalizzazione in soluzioni reali e operative capaci di ottimizzare i processi di produzione, ridurre il rischio di contaminazione e migliorare la conformità normativa.

La produzione di dispositivi medici rappresenta uno dei contesti industriali più regolamentati e sensibili al mondo. Ogni componente, ogni fase di assemblaggio e ogni processo di confezionamento deve rispettare standard estremamente rigorosi in materia di qualità, sicurezza e tracciabilità.

Tra le sfide più complesse troviamo il controllo della contaminazione, un tema che, oltre ad avere implicazioni sanitarie e normative, impatta direttamente sulla reputazione e sulla sostenibilità economica delle aziende del settore. Incluso nei protocolli GMP (Good Manufacturing Practice) e nelle norme ISO dedicate ai dispositivi medici, il controllo della contaminazione è oggi un elemento cardine della manufacturing excellence.

Negli ultimi anni, tuttavia, il settore ha conosciuto una trasformazione radicale grazie all’introduzione di tecnologie digitali e di Intelligenza Artificiale (AI), che stanno ridefinendo il modo in

cui i processi produttivi vengono monitorati, analizzati e migliorati.

In questo scenario, aziende come S4S –Service for Solution rappresentano attori fondamentali in grado di tradurre la potenza dell’AI in soluzioni reali e operative, capaci di ottimizzare i processi di produzione, ridurre il rischio di contaminazione e migliorare la conformità normativa.

Il ruolo dell’AI nel controllo della contaminazione

Il controllo della contaminazione nelle linee produttive di medical devices coinvolge una mol-

teplicità di fattori:

• presenza di particolato o microinquinanti ambientali;

• rischio microbiologico dovuto a condizioni operative o errori umani;

• contaminazioni crociate fra batch produttivi;

• deviazioni di processo dovute a usura delle apparecchiature o irregolarità nel mantenimento delle condizioni asettiche.

Tradizionalmente, tali criticità venivano gestite attraverso ispezioni visive, test di laboratorio periodici e controlli manuali. Tuttavia, questi metodi – pur fondamentali – presentano limiti di tempestività e di granularità dei dati.

L’AI cambia completamente la prospettiva. Grazie a sistemi di Computer Vision, Machine Learning e analisi predittiva, è oggi possibile:

1. Monitorare in tempo reale le condizioni ambientali e dei macchinari, rilevando microvariazioni di temperatura, umidità o particolato con una sensibilità superiore a quella umana.

2. Riconoscere pattern anomali nelle sequenze produttive, anticipando la comparsa di contaminazioni o deviazioni.

3. Automatizzare le procedure di ispezione visiva grazie ad algoritmi di visione artificiale addestrati per identificare particelle, residui o microfessure non visibili a occhio nudo.

4. Ottimizzare la manutenzione predittiva: l’AI non solo segnala il problema, ma impara dalle condizioni operative precedenti per prevedere con precisione quando un guasto o un deterioramento potrebbe generare rischio di contaminazione.

Il passaggio da un controllo “a posteriori” a un controllo predittivo e dinamico è la chiave di volta di questa trasformazione.

Dalla tecnologia al valore operativo: il ruolo di S4S Service for Solution

S4S – Service for Solution opera da anni come integratore di sistemi e partner tecnologico per aziende che vogliono evolvere verso modelli produttivi più efficienti, digitalizzati e sostenibili. La sua esperienza nel mondo dei medical devices la pone oggi in una posizione di vantaggio nel tradurre l’innovazione tecnologica in soluzioni misurabili e conformi agli standard regolatori.

Attraverso l’adozione e l’integrazione di strumenti basati su Intelligenza Artificiale, S4S supporta i propri clienti su tre livelli principali:

1. Analisi dei processi e assessment digitale S4S studia le linee produttive esistenti, identificando i punti critici di potenziale contaminazione e le aree in cui la raccolta dati è limitata o non integrata. Questa fase consente di definire una mappatura del rischio e di valutare la maturità digitale dell’impianto.

2. Integrazione di sistemi AI-based

L’azienda implementa sensori avanzati, piattaforme di controllo automatizzato e modelli di Machine Learning capaci di elaborare grandi volumi di dati provenienti da macchine, camere bianche e ambienti di confezionamento.

Il risultato è una rete intelligente capace di correlare parametri anche apparentemente scollegati — come il flusso d’aria, la vibrazione degli strumenti o la variazione minima di luce — per individuare in anticipo un rischio di contaminazione.

3. Continuous improvement e partnership strategica

S4S non fornisce soltanto tecnologia, ma un servizio dinamico e continuativo che accompagna il cliente lungo tutta la curva di apprendimento dell’AI.

Grazie a dashboard personalizzate e report automatici, i team di qualità e produzione possono prendere decisioni basate su dati, ottimizzando le procedure e migliorando la conformità alle norme ISO 13485 e 14644.

AI e cultura della qualità: un nuovo paradigma produttivo

L’adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale nel controllo della contaminazione non rappresenta solo un miglioramento tecnologico, ma un cambio culturale.

Significa passare da una logica di conformità obbligata a una logica di qualità proattiva, dove ogni dato è un elemento di conoscenza e ogni macchina diventa parte di un ecosistema che apprende.

Con l’AI, la gestione della qualità evolve verso una dimensione dinamica: i sistemi riconoscono deviazioni, si autoregolano e suggeriscono interventi, riducendo drasticamente l’impatto di errori umani e il costo della non qualità.

In questo contesto, S4S Service for Solution si propone come partner strategico e consulenziale, capace di combinare competenza ingegneristica, visione sistemica e capacità di integrazione tecnologica.

Doccia aria per i materiali in ingresso dal magazzino

Una alleanza tra tecnologia e responsabilità

Nel settore medicale, dove ogni microdecisione può avere conseguenze sulla vita dei pazienti, l’AI deve sempre essere al servizio della responsabilità e della trasparenza.

Pressa per pneumatici con automazione decentralizzata

HF Group ha sviluppato Curemaster PCR, una pressa per pneumatici per autovetture ad alte prestazioni. Curemaster PCR eccelle nella distribuzione omogenea della pressione, migliorando l’uniformità e la qualità degli pneumatici prodotti. Il design sottile del sistema riduce lo spazio di ingombro, i costi di trasporto e consente una rapida installazione. I decision-makers di HF non erano però del tutto soddisfatti poiché desideravano una maggiore digitalizzazione e modularità del sistema.

Due complementi ideali

Il vantaggio principale dei sistemi di automazione decentralizzata è la loro estrema effi-

Per implementare il nuovo concetto, HF Group aveva bisogno di un partner adeguato con grande competenza e una vasta esperienza nella progettazione e nell’implementazione della decentralizzazione. La scelta si è orientata verso una vecchia conoscenza: Murrelektronik. Il team Murrelektronik ha visionato una macchina PCR Curemaster presso la sede di HF Group nel distretto Hamburg-Harburg determinandone i requisidi Murrelektronik.

cienza grazie a controllo e azionamento situati in prossimità della macchina. Questo permette flessibilità e scalabilità per tutte le applicazioni, quindi meno complessità e ingombro degli armadi di controllo. Non solo: meno tempo e costi di installazione che solitamente incidono per circa il 50% degli oneri totali. Con l’IO-Link è possibile implementare perfettamente architetture di automazione decentralizzate. Ciò garantisce il collegamento di sensori e attuatori intelligenti ai sistemi di automazione e consente la comunicazione bidirezionale punto-punto tra un master IOLink e dispositivi IO-Link come i dispositivi di acquisizione dati e gli attuatori. IO-Link offre

anche diagnostica completa e parametrizzazione semplificata, integrandosi nei sistemi di automazione anche come retrofit.

Le 5 fasi del progetto

ti del prodotto e i moduli. Assieme ad HF Group ha poi definito il concept e consegnato i primi componenti. Il progetto si è svolto nell’arco di cinque intensi giorni di lavoro in cui si è proceduto per step precisi: idea generale della situazione, verifica del materiale più adatto all’implementazione, etichettatura di sensori e attuatori è stato il primo passo. Come seconda fase, posa di cavi e moduli dei sensori e degli attuatori e collegamento dei sensori e attuatori aggiuntivi (ad esempio la barriera fotoelettrica e il sistema di misurazione della posizione). Ha fatto seguito l’installazione dei primi moduli bus sulla macchina e le flange su sensori e attuatori, la realizzazione di vari cavi adattatori (ad esempio da 7/8” a M12) nonché il ricablaggio dell’armadio di controllo per la fornitura di 24 V al sistema.

Quarto passo con l’installazione dei nuovi hub, i moduli aggiuntivi e cablaggi. In questa fase, Murrelektronik ha riparametrizzato i moduli utilizzando il TIA portal di Siemens. A conclusione dell’intenso programma si sono svolti i primi test e la messa in funzione del Curemaster PCR.

“In questo entusiasmante progetto abbiamo potuto dimostrare, insieme al cliente, i vantaggi della decentralizzazione e del nostro portfolio di prodotti”, ha sottolineato Michael Henn, Application Engineer di Murrelektronik.

“Il fattore decisivo è stata l’eccellente collaborazione interfunzionale tra tutte le figure coinvolte nel progetto e, naturalmente, l’intenso scambio con il team di HF Group, che

ci ha supportato in ogni modo possibile”, ha commentato Carsten Schmitz, Key Account Manager di Murrelektronik.

“Il team di Murrelektronik ha fatto un ottimo lavoro”, ha aggiunto Warren Rudman, Vicepresidente di HF Group. “Il Curemaster PCR è ora compatibile con l’IO-Link e il suo funzionamento è a prova di futuro”. Grazie all’approccio plug and play, la fase di cablaggio è ora molto più semplice e richiede solo 60 ore invece di circa 200. Anche l’affidabilità diagnostica è stata notevolmente migliorata, in linea con il motto individuare gli errori invece di cercarli.

Grazie all’approccio di decentralizzazione, sono necessari complessivamente molti meno cavi e di conseguenza è stato possibile ridurre di circa la metà le dimensioni dell’armadio di controllo.

Il successo del progetto e il perfetto lavoro di squadra hanno stimolato entrambe le aziende a puntare ancora più in alto. HF Group e Murrelektronik intendono infatti ampliare la loro collaborazione. Come prossimo obiettivo, HF Group è intenzionato a dotare il Curemaster PCR di un sistema di carico e scarico automatizzato. Con queste premesse ci saranno ancora più opportunità per sviluppare la decentralizzazione Murrelektronik e perfezionare ulteriormente la cooperazione fra i team.

Un modulo ibrido per combinare le funzioni base

Grazie al modulo ibrido MVK Fusion è stato possibile collegare qualsiasi dispositivo di

sicurezza a 8 poli tramite accoppiamenti individuali. Si sono sfruttati così, in modo completo e coerente, i vantaggi della tecnologia di installazione elettrica decentralizzata per le applicazioni di sicurezza.

MVK Fusion è il modulo fieldbus che combina tre funzioni base: sensori e attuatori digitali, sicurezza e comunicazione IO-Link.

MVK Fusion è in grado di gestire sistemi di automazione acquisendo comandi di protezione e safety fino a Performance Level E (PL E).

Il modulo dispone di due slot IO-Link, due porte con quattro I/O digitali e quattro slot safety (sei ingressi e due uscite). Le porte digitali possono essere configurate come I/O, gli slot IO-Link hanno un ampio range di funzioni mentre gli slot di sicurezza integrano requisiti safety digitali. L’uscita safety è dotata di due canali configurabili mentre una speciale porta IO-Link classe B assicura la disattivazione in sicurezza fino al PL D.

MVK Fusion è un modulo PROFIsafe, adatto per applicazioni in Conformance Class C (IRT), Shared Device e Netload Class III e raggiunge elevati livelli di sicurezza rappresentando una protezione ottimale per macchinari e operatori.

Resina per la stampa 3D di ingranaggi

L’innovativo materiale messo a punto da Igus consente di realizzare ingranaggi di alta precisione ed elevata resistenza, con una durata d’esercizio fino a cinque volte superiore rispetto alle resine standard.

Gli ingranaggi sono il cuore di molti sistemi meccanici. Azionano macchine, rendono possibili movimenti precisi nei robot e sono indispensabili nei riduttori e nei distributori automatici. Applicazioni che, nella maggior parte dei casi, richiedono soluzioni personalizzate in grado di assicurare la massima resistenza. Per rispondere a queste specifiche esigenze, igus ha sviluppato la nuova resina iglidur i4000 per la stampa 3D tramite processo DLP, appositamente messa a punto per la realizzazione di ingranaggi ad alte prestazioni. Questo innovativo materiale, infatti, offre un allungamento a rottura 13 volte superiore e una durata d’esercizio cinque volte superiore rispetto alle più comuni resine per la stampa 3D. Solo tre anni fa, igus ha introdotto sul mercato iglidur i3000, la sua prima resina ad elevata risoluzione e precisione per la stampa 3D tramite processo DLP destinata alla produzione di componenti resistenti all’usura. “Da allora abbiamo registrato una crescente domanda di ingranaggi esenti da lubrificazione in forme e dimensioni sempre più personalizzate. Le resine sono un’ottima opzione per rispondere a queste richieste, poiché consentono di ottenere tramite stampa 3D componenti di qualità comparabile a quelli realizzati mediante stampaggio a iniezione”, spiega Nicolò Fassi, Responsabile della Business Unit Additive Manufacturing in igus Italia. Così, igus ha continuato a investire nella ricerca sulle resine sintetiche e ha sviluppato iglidur i4000, un materiale particolarmente adatto per la produzione di ruote dentate precise e resistenti all’usura. “Questa resina risulta ideale anche in fase di pre-sviluppo, ovvero per realizzare prototipi, quando il progettista è alle prese con il proof of concept o proof of principle. La pro-

Iglidur i4000 è stata specificamente progettata per la produzione di ingranaggi precisi e resistenti all’usura. Rispetto alle più comuni resine per la stampa 3D, offre un allungamento a rottura 13 volte superiore e una durata d’esercizio cinque volte maggiore. Foto igus GmbH

duzione tramite DLP, infatti, è veloce e conveniente e le personalizzazioni possono essere fatte in tempi molto brevi”, commenta Fassi. iglidur i4000, inoltre, è compatibile anche con altre tecnologie di stampa come SLA e LCD.

La durata d’esercizio aumentata di cinque volte

Oltre alle specifiche meccaniche, le resine convenzionali spesso non sono progettate per resistere all’abrasione, all’usura e ai carichi presenti nelle applicazioni con ingranaggi. “iglidur i4000 è stata sviluppata in stretta collaborazione con i clienti per soddisfare i requisiti di prestazioni, flessibilità e stabilità richiesti”, racconta Fassi. Inoltre, è caratterizzata da un’elevata

resistenza all’usura e all’allungamento a rottura, proprietà fondamentali per gli ingranaggi esposti a carichi permanenti durante il movimento. I test condotti nel laboratorio igus di Colonia dimostrano che iglidur i4000 offre una durata d’esercizio cinque volte maggiore e un allungamento a rottura 13 volte superiore rispetto a iglidur i3000 e alle altre resine ad alta durezza disponibili sul mercato.

Le specifiche autolubrificanti del materiale consentono, inoltre, di eliminare grassi o oli nell’applicazione, rendendo l’ingranaggio esente da lubrificazione e da manutenzione. iglidur i4000 è già disponibile e i primi clienti la stanno già utilizzando per la realizzazione dei propri ingranaggi.

Schiuma strutturale per molteplici applicazioni

Maricell, società con oltre 40 anni di esperienza, produttore italiano specializzato nel settore dei materiali d’anima per compositi, annuncia la propria partecipazione al JEC World 2026, il più importante evento internazionale dedicato ai materiali compositi, in programma a Parigi dal 10 al 12 marzo 2026.

Dopo il successo dell’edizione precedente, l’azienda sarà presente alla Hall 5 – Booth K20 e terrà una sessione tecnica dal titolo: “Maricell: Top-Tier Core in Competitive Sports”. L’intervento si svolgerà giovedì 12 marzo a partire dalle 11:30 presso l’Agora 5 (Hall 5) e sarà dedicato agli aggiornamenti sulle performance meccaniche e alle più recenti applicazioni ambiziose di MYcell, la schiuma strutturale firmata Maricell.

MYcell è una soluzione d’anima struttu -

rale estremamente versatile, progettata per soddisfare le esigenze di molteplici settori applicativi: dal subsea e marine fino all’aerospazio e agli sport ad alte prestazioni. La sua adattabilità e le elevate caratteristiche meccaniche la rendono il materiale ideale per affrontare le sfide più competitive nel mondo dei materiali compositi. Bob, canoe, sci, tavole da surf, catamarani: ogni disciplina rappresenta un banco di prova estremo in cui leggerezza, resistenza e affidabilità strutturale sono determinanti. In questi contesti, MYcell dimostra di essere un top-tier core, capace di offrire performance elevate anche nelle condizioni più impegnative.

Durante la sessione tecnica saranno presentati gli aggiornamenti sulle prestazioni meccaniche di MYcell e non mancheranno novità

Se la sostenibilità comincia dal tetto

Un tetto industriale non è solo una copertura, ma può diventare il punto di partenza di una strategia di sostenibilità. È quanto dimostra Scandinavian Tobacco Group (ST-GROUP), che nello stabilimento belga di Lummen ha scelto di affidarsi a Derbigum per rinnovare parte delle proprie coperture e renderle pronte all’installazione di pannelli fotovoltaici. Da tempo ST-Group ha avviato un piano di riduzione dell’impronta di carbonio attraverso l’energia solare. Un’ispezione preliminare ha però riservato una sorpresa: i tetti più datati, realizzati con prodotti Derbigum, erano ancora in ottime condizioni, mentre coperture più recenti, non realizzate con prodotti Derbigum, presentavano già gravi difetti come bolle e perdita di granuli. La parte più critica, circa 5.500 mq di superficie, necessitava di un rinnovamento completo prima di poter ospitare i pannelli fotovoltaici.

Per l’intervento di rifacimento di questa porzione di tetto è stata scelta la membrana Derbicolor NT Patch bianca, installata dall’applicatore specializzato Zolderse Dakprojecten (ZDP). Si tratta di una soluzione innovativa e sostenibile, progettata non solo per garantire una protezione impermeabile di lunga durata, ma anche per migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Il colore bianco, infatti, riflette i raggi solari, limita il surriscaldamento del tetto e aumenta le prestazioni dell’impianto fotovoltaico.

Derbicolor NT Patch si distingue inoltre per la facilità di posa anche a basse temperature. È ideale infatti in situazioni in cui il clima è particolarmente rigido, in quanto le patch presenti nella parte sottostante della membrana si

sulle più recenti applicazioni in ambito sportivo ad alta competitività, tra cui alcuni case history che dimostrano la capacità del materiale di rispondere a requisiti strutturali sempre più sfidanti.

“La presenza al JEC World 2026 sarà occasione per dimostrare concretamente come MYcell sia oggi un core di riferimento nelle applicazioni sportive ad altissima competitività”, ha dichiarato Massimiliano Demenego Della Mora, CEO di Maricell.

attivano più facilmente con fiamma o bruciatore ad aria calda anche nelle condizioni climatiche più severe.

La componente ecologica della membrana è altrettanto rilevante: Derbicolor NT Patch è prodotta con materie prime riciclate e 100% riciclabili e risponde ai principi dell’economia circolare, riducendo al minimo l’impatto ambientale.

“Crediamo che ogni tetto possa diventare una risorsa per l’ambiente e per le comunità”, sottolinea Franco Villa, Country Manager Derbigum Italia.

Un tool per progettare schiume poliueretaniche sostenibili

Covestro, fornitore leader di materiali polimerici ad alte prestazioni, ha lanciato il CQ-Configurator. Si tratta di uno strumento digitale pionieristico che consente ai partner della catena del valore del poliuretano di progettare soluzioni in schiuma più sostenibili basandosi sui dati ambientali di Covestro. Questo tool supporta sia schiume poliuretaniche flessibili sia rigide – dai materassi ai pannelli isolanti – e traduce in modo fluido le informazioni a livello di materie prime in dati di impatto prodotto concreti e utilizzabili.

“Il CQ-Configurator consente valutazioni rapide e basate sui dati delle performance ambientali, migliorando al contempo la trasparenza lungo l’intera catena del valore del poliuretano”, dichiara Patrizia Wegner, VP Sales Flex Foam EMLA di Covestro.

“Le aziende possono ora confrontare le scelte di materiali

e raggiungere il profilo di sostenibilità desiderato del prodotto in pochi clic, eliminando la necessità di calcoli lunghi e complessi e di processi di allineamento prolungati”, aggiunge Dennis Wagner, Marketing Manager Soft Furniture di Covestro.

Il CQ-Configurator consente in modo intuitivo agli utenti di selezionare applicazioni in schiuma flessibile o rigida – come materassi, pannelli isolanti o formulazioni speciali – definire le proprietà tecniche e specificare le percentuali di isocianati e polioli in versione mass-balanced. Il tool calcola quindi l’impatto di CO2 associato e la quota di materiali sostenibili per ciascuno scenario di formulazione.

Il CQ-Configurator fornisce alle aziende una base informativa trasparente a supporto delle decisioni interne. Consente confronti rapidi tra diverse opzioni di materiali, con risultati esportabili che facilitano l’allineamento interfunzionale e le discussioni con i clienti. Allo stesso tempo, collega le scelte dei materiali a benefici di sostenibilità rilevanti per il mercato, supportando sia lo sviluppo prodotto sia le strategie di marketing.

L’interfaccia intuitiva garantisce che sia utenti tecnici sia non tecnici possano sfruttare efficacemente gli insight generati.

“Poiché la sostenibilità sta diventando un fattore differenziante chiave in mercati come bedding, arredamento, edilizia ed elettrodomestici, il CQ-Configurator aiuta le aziende a compiere scelte consapevoli che allineano le prestazioni del prodotto alle considerazioni economiche”, conclude Wagner.

Premiati i tessuti tecnici Kurz da materiali riciclati

Oro per Leonhard Kurz al German Design Award 2026. Nella categoria

“Excellent Product Design - Material and Surfaces”, l’innovazione Tessuti Tecnici realizzati con Recosys® rPET ha ricevuto il massimo riconoscimento. Con questo prestigioso premio, la giuria celebra

uno sviluppo tecnologico dei materiali che permette di realizzare tessuti tecnici robusti a partire da materiali riciclati, stabilendo nuovi standard per applicazioni orientate al design, non solo nei settori automotive e della mobilità.

Con Recosys rPET, Leonhard Kurz ha sviluppato una soluzione che rende i materiali riciclati particolarmente utili per l’industria automobilistica. La base di questo sviluppo è il sistema di take-back e riciclo Recosys 2.0 di Kurz, che permette di trasformare supporti PET usati provenienti dall’industria grafica in PET riciclato puro (rPET). Questo materiale può poi essere ulteriormente lavorato per una vasta gamma di applicazioni, come la produzione di oggetti di uso quotidiano.

Un esempio significativo sono le fibre

rPET, che costituiscono la base per la realizzazione dei tessuti tecnici e rispondono anche a requisiti estetici. I tessuti possono essere lavorati in modo simile ai materiali vergini, sono durevoli e offrono nuove possibilità per soluzioni di superfici orientate al design.

La giuria del German Design Award ha apprezzato la combinazione di efficienza dei materiali, alta qualità del design e fattibilità industriale. “Con i tessuti tecnici realizzati con Recosys rPET dimostriamo come il ciclo dei materiali possa essere chiuso anche oltre le applicazioni tradizionali del packaging, contribuendo alla riduzione delle plastiche vergini”, sottolinea Theresa Stigler, Responsabile Environmental and Safety Management della divisione Recycling & Sustainability di Kurz.

Lastre e componenti in policarbonato riciclato per lucernai

Tecnocupole Pancaldi affianca il mondo accademico in un progetto di dottorato con l’Università di Bologna per ripensare il ciclo di vita del policarbonato e sviluppare lucernari a sempre maggiore contenuto riciclato.

Tecnocupole Pancaldi, storica azienda specializzata nella progettazione e produzione di cupole e lucernari Made in Italy, prosegue il proprio impegno in ricerca e innovazione sostenibile affiancando il mondo accademico in un percorso triennale di dottorato di ricerca dedicato allo studio della seconda vita del policarbonato, materiale chiave per i propri prodotti.

Avviata nel novembre 2024 e in programma fino a novembre 2027, la ricerca – finanziata dall’azienda in collaborazione con l’Università di Bologna – ha chiuso con successo il suo primo anno di attività.

Protagonista del progetto è Elettra Savigni, dottoranda in Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali, selezionata tramite bando PNRR (40° ciclo), che sta sviluppando la sua ricerca orientata su tre pillar scientifici: lo sviluppo di miscele tra policarbonato post consumo e sfrido industriale di produzione, lo studio dell’efficacia di trattamenti di coating protettivi per aumentare la durabilità dei materiali e infine la ricerca di materiali isolanti alternativi al poliuretano attualmente utilizzato.

“Nei primi sei mesi il mio lavoro si è concentrato sull’analisi dello stato di degradazione del policarbonato proveniente da cupole a fine vita e sulla sperimentazione di diverse formulazioni ottenute tramite riciclo meccanico”, racconta Elettra Savigni. “Da subito è apparso quanto la presenza di contaminanti e sporco incida in modo significativo sulla qualità del compound, mentre ora mi sto focalizzando sull’ottimizzazione delle prestazioni del materiale post consumo, anche attraverso additivazione, per migliorarne la resa nelle miscele con lo sfrido industriale”.

Materiali isolanti con prestazioni termiche avanzate

La ricerca ha evidenziato una complessità intrinseca legata alla specifica applicazione dei prodotti: i lucernari, in-

fatti, sono elementi dell’involucro edilizio costantemente esposti agli agenti atmosferici, fortemente sollecitati dagli effetti del climate change e dell’inquinamento, con variabili ambientali che influiscono in modo determinante sui processi di degrado e che rendono la sperimentazione particolarmente sfidante ma anche altamente significativa dal punto di vista industriale.

Parallelamente, sul fronte dei materiali isolanti si stanno valutando soluzioni che privilegino le prestazioni termiche rispetto a quelle meccaniche, mentre per quanto riguarda i coating protettivi sono in corso prove di invecchiamento accelerato in laboratorio su policarbonato trattato con diverse tecnologie, al fine di analizzarne il comportamento nel tempo.

Ma dal punto di vista scientifico, i primi risultati confermano l’elevato potenziale del policarbonato: già con miscele contenenti il 70% di materiale vergine e il 30% di materiale riciclato si osservano performance molto promettenti, aprendo la strada, nel medio periodo, allo sviluppo di lastre e componenti con percentuali sempre più elevate di contenuto

riciclato, fino all’obiettivo di un prodotto realizzato interamente da post consumo e scarti industriali.

“Il coinvolgimento di Tecnocupole Pancaldi in questo progetto è un esempio virtuoso di collaborazione tra impresa e università. L’approccio scientifico allo studio della seconda vita del policarbonato apre scenari promettenti nel campo dei materiali riciclabili”, spiega Laura Sisti, docente e tutor scientifico della ricerca presso l’Università di Bologna.

“Siamo orgogliosi di sostenere un progetto che non solo affronta il tema del fine vita dei materiali, e che lo affida a una giovane ricercatrice brillante come Elettra”, commenta Michela Pancaldi, CEO di Tecnocupole Pancaldi.

“Crediamo fortemente che la transizione ecologica passi anche da iniziative concrete come questa, capaci di generare conoscenza e valore. Crediamo fortemente in questo progetto e nella nostra quotidianità aziendale stiamo creando, con investimenti importanti in termici economici e di tempo, in un circuito interno di circular economy, a prescindere dal ROI che potrebbe generare”.

Indumenti protettivi con alta traspirabilità

DuPont ha annunciato che test indipendenti sul suo nuovo materiale Tyvek® APX™ per dispositivi di protezione individuale hanno rivelato un’eccezionale traspirabilità del materiale in condizioni reali, riducendo la sollecitazione termica percepita e accorciando i tempi di recupero rispetto alle opzioni di abbigliamento tradizionali.

È stata avviata una collaborazione con l’Empa, il Laboratorio federale svizzero per la scienza e la tecnologia dei materiali, per valutare l’impatto fisiologico degli indumenti protettivi Tyvek di nuova generazione di DuPont. L’approccio multiscala basato sui dati segna una pietra miliare significativa nell’impegno di DuPont verso l’innovazione nei DPI, con particolare attenzione al miglioramento del comfort di chi li indossa senza compromettere la sicurezza.

Lo studio ha sfruttato il modello avanzato di termoregolazione umana di Empa e le prove in ambiente controllato per valutare lo sforzo termico, il tasso di sudorazione, la temperatura della pelle e la percezione generale del comfort, che è stata poi integrata da prove umane con monitoraggio biometrico per convalidare i dati della simulazione. La ricerca ha valutato la traspirabilità degli indu-

menti protettivi Tyvek APX in condizioni di lavoro reali, tra cui temperature ambientali elevate, umidità controllata e livelli di attività medi e intensi.

La simulazione basata sul modello di termoregolazione di Empa ha previsto che il materiale Tyvek APX consente un aumento più lento della temperatura corporea interna e della temperatura cutanea. Questo effetto aiuta a ridurre lo stress termico e lo stress da calore percepito e riduce i tempi di recupero durante le attività ad alte temperature e faticose, rispetto ai tradizionali indumenti, compresi gli indumenti quotidiani.

Le sperimentazioni sugli esseri umani che hanno coinvolto dati fisiologici di individui dotati di sensori biometrici hanno convalidato i dati ottenuti da queste simulazioni. I risultati hanno confermato che la maggiore traspirabilità degli indumenti Tyvek APX riduce significativamente il carico termico rispetto ad altri indumenti protettivi. Questa riduzione dello stress termico è evidenziata da una temperatura corporea e cutanea più bassa e da una riduzione delle risposte cardiovascolari e respiratorie.

“DuPont si impegna ad adottare metodologie scientifiche basate sui dati che vanno oltre i tradizionali metodi di test dei DPI”, afferma Aldjia Begriche, Global Application Development Leader di DuPont Personal Protection. “La collaborazione scientifica con Empa ha fornito un rigoroso set di dati simulati che è stato poi verificato da sperimentazioni umane con monitoraggio biometrico di persone reali utilizzando parametri quali la temperatura della pelle, la temperatura corporea interna, la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria e la perdita di sudore”.

Syensqo vince il Green Tech Award per la sua resina bio-based

Syensqo, player internazionale nei materiali avanzati, è stata premiata con il Green Tech Award al Race Tech World Motorsport Symposium per il suo prepreg epossidico bio-based MTM® 49-3. Sviluppato con il 30% di monomeri di origine biologica, MTM 49-3 e30 mantiene la stessa resistenza meccanica, temperatura di transizione vetrosa (190°C) e lavorabilità del prodotto convenzionale, offrendo al contempo fino al 40% di riduzione del peso rispetto ai metalli.

“Questo premio dimostra che la vera innovazione consiste nel garantire sostenibilità senza compromessi sulle prestazioni”, ha dichiarato Gaurav Unni, Global Sales Leader - Automotive Composites di Syensqo. “La nuova variante MTM 49-3 integra contenuti bio-based, ma soddisfa gli elevati standard dell’industria motorsport, dimostrando che i materiali avanzati possono aiutare il mondo delle corse a ridurre l’uso di combustibili fossili, mantenendo la propria competitività”.

Il materiale è stato testato in pista grazie a una collaborazione con il Mercedes-AMG Petronas Formula One Team, dove è stato impiegato con successo nei deflettori dei freni posteriori della monoposto W16 al Gran Premio dell’Azerbaigian 2025.

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