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TALP 61

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TALP N 61, luglio 2024

Rivista a cura della Federazione Speleologica Toscana

Redazione

CHIARA VANNUCCI

DAVIDE MARTELLINI

DANILO MAGNANI

LEONARDO PICCINI

DANIELE SIGISMONDI NADIA RICCI

Coordinamento Grafico a cura della Redazione

CRONACHE

Periodico - Aut. Trib. n° 6 del 20/11/14 Dir. resp.: Barbara L. - Stampa: Nuovastampa - Ponsacco

Di questo numero sono state stampate 220 copie. Il contenuto degli articoli impegna solamente gli autori. La riproduzione anche parziale di articoli, notizie e disegni è consentita citandone la fonte.

In copertina:

Grotta Vittorio Prelovsek, Complesso carsico del Corchia, uPIX FOTOGRAFIA IPOGEA.

Presidente Comitato Federale NADIA RICCI

Consiglieri Comitato Federale SANDRA BASILISCHI LUCA ROSSI

ALESSIA FIORDALISO PIERPAOLO FIORITO DUCCIO PIERI

Commissione Catasto FABRIZIO FALLANI catasto@speleotoscana.it

Commissione Catasto Cavità Artificiali ODOARDO PAPALINI catastoartificiali@speleotoscana.it

Commissione Editoriale CHIARA VANNUCCI redazione@speleotoscana.it

Commissione Scientifica DUCCIO PIERI scientifica@speleotoscana.it

Commissione Ambiente ambiente@speleotoscana.it

Commissione Informatica MARCO MENCHISE informatica@speleotoscana.it

Commissione Comunicazione LUCA ROSSI comunicazione@speleotoscana.it

Indirizzi Federali:

Presidente e Rap. FST nel CNSS-SSI Nadia Ricci presidente@speleotoscana.it cnss@speleotoscana.it

Tesoriere Sandra Basilischi tesoriere@speleotoscana.it

Segretario Pierpaolo Fiorito segretario@speleotoscana.it

ASSOCIAZIONE SPELEOLOGICA SENESE c/o Franco Rossi, Via di Nottola, 19 Fraz. Stazione - 53045 Montepulciano (SI) ass@speleotoscana.it

COMMISSIONE SPELEOLOGICA I CAVERNICOLI c/o C.A.I. di Siena Piazza Calabria 25/A - 53100 SIENA cavernicoli@gmail.com

GRUPPO SPELEOLOGICO ALPINISTICO VALFREDDANA Via Provinciale - Loc. Matteino 55060 San Martino in Freddana (LU) gsavalfreddana@speleotoscana.it

GRUPPO SPELEOLOGICO ARCHEOLOGICO APUANO Via della Posta 8 - 54100 Canevara (MS) http://gsaapuano.blogspot.it gsaapuano@gmail.com

GRUPPO SPELEOLOGICO ARCHEOLOGICO LIVORNESE c/o Museo di Storia Naturale via Roma 234 - 57127 LIVORNO www.speleolivorno.it gsalivornese@yahoo.it

GRUPPO SPELEOLOGICO ARCHEOLOGICO VERSILIESE c/o Andrea Balloni Via Vitale, 191/i - 55047 Seravezza (LU) www.gsav.org info@gsav.org

GRUPPO SPELEOLOGICO CAI FORTE DEI MARMI

Via Michelangelo, 47 p.1 - 55042 Forte dei Marmi (LU) speleo@caifortedeimarmi.it

GRUPPO SPELEOLOGICO CAI PISA Via Fiorentina, 167 - 56121 PISA www.speleopisa.it info@speleopisa.it

GRUPPO SPELEOLOGICO FIORENTINO CAI Via del Mezzetta, 2 M - 50136 FIRENZE www.gsfcai.it info@gsfcai.it

GRUPPO SPELEOLOGICO L’ORSO: Via G. Marconi, 75 - 58034 Castell’Azzara (GR) gsorso@speleotoscana.it

GRUPPO SPELEOLOGICO LUCCHESE CAI Cortile Carrara, 18 - 55100 LUCCA info@gslucchese.it news@gslucchese.it

GRUPPO SPELEOLOGICO MAREMMANO CAI c/o Club Alpino Italiano Via Papa Giovanni XXIII n. 13/b 58100 Grosseto gsm.altervista.org gsmaremmanocai@gmail.com

GRUPPO SPELEOLOGICO MASSA MARITTIMA Via Norma Parenti, 80 - 58024 Massa Marittima (GR) www.gsmmspeleo.it info@gsmmspeleo.it

GRUPPO SPELEOLOGICO MONTAGNA PISTOIESE Via Villaggio Orlando, 100 51028 Campo Tizzoro (PT) www.caimaresca.it gsmp_cai@yahoo.it

GRUPPO SPELEOLOGICO PISTOIESE CAI Via Antonini, 7 - C.P. 1 - 51100 PISTOIA www.gruppospeleologicopistoiese.it gspistoiese@speleotoscana.it

GRUPPO SPELEOLOGICO TORRENTISTICO SPEOLO Via Lucchese Romana, 82 - 50054 FUCECCHIO (FI) www.speolonet.wordpress.com gstspeolo@gmail.com

SEZIONE SPELEOSUBACQUEA TOSCANA c/o Carletti Carlo Via V. Bellini, 40 - 50144 FIRENZE sst@yahoo.com

SPELEO CLUB FIRENZE c/o Stefano Merilli Via Guardavia, 8 - 50039 VICCHIO (FI) speleoclubfirenze@speleotoscana.it

SPELEO CLUB GARFAGNANA CAI Via Vittorio Emanuele 55032 Castelnuovo Garfagnana (LU) www.speleogarfagnana.blogspot.com speleo.garfagnana@alice.it

UNIONE SPELEOLOGICA CALENZANO Piazza Stazione, 1 - 50041 speleocalenzano@gmail.com

UNIONE SPELEOLOGICA PRATESE c/o CAI Prato Via Banchelli, 11 - 59100 PRATO www.spelelogiapratese.it info@speleologiapratese.it

GRUPPO SPELEOLOGICO CAI VALTIBERINO Piazza Garibaldi 1 52037 Sansepolcro (AR) stefanialunghini@gmail.com lucapoderini24@gmail.com

FEDERAZIONE SPELEOLOGICA TOSCANA

Via Roma 230, c/o Museo di Storia naturale del Mediterraneo - 57127 Livorno

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SOMMARIO

TALP ESPLORAZIONI

05 Riempire i Tratteggi di Massimiliano Rossi

11 Report Progetto ORCO anno 2023 di Nadia Ricci

30 Ritornando alle Buche della Cava dell’Onice di Caterina Pagano

TALP SCIENTIFICA

36 Test di tracciamento agli Abissi Olivifer e Watanka di Marco Genovesi

46 Note sul primo corso di biospeleologia organizzato da FST di Daniele Pagli, Duccio Pieri, Chiara Giubbani

TALP AMBIENTE

50 Relazione commissione Ambiente attività 2023 di Nadia Ricci

60 TALP IMMAGINI

TALP CAVITÀ ARTIFICIALI

68 Le Miniere dell’Argentiera, Sant’Anna di Stazzema di Nadia Ricci, Danilo Magnani, Diego Pieruccioni

RICERCA E TERRITORIO

88 Buca dei Ladri: conosciamo meglio chi la abita di Luisa Dainelli

BANDO DI CONCORSO per premi di Laurea “RODOLFO GIANNOTTI”, X edizione, anno 2024

La Federazione Speleologica Toscana aps bandisce un concorso per l’assegnazione del premio di laurea dedicato a “RODOLFO GIANNOTTI”. L’importo complessivo dei premi di laurea che saranno erogati ammonta ad euro 800,00. Possono presentare domanda di partecipazione al concorso i laureati presso tutte le Università del territorio nazionale in possesso di laurea di primo livello o magistrale di qualsiasi corso, che abbiano svolto una tesi di laurea con tema le grotte o le aree carsiche della Regione Toscana e abbiano conseguito il titolo di studio dal 1 gennaio al 31 dicembre 2024. Non verranno prese in considerazione tesi di argomento generale non direttamente riferibile alla realtà toscana. Il bando si propone di incentivare la ricerca scientifica e lo studio di tematiche collegate agli ambienti ipogei naturali e al fenomeno carsico in generale, contribuendo alla loro protezione, valorizzazione e tutela, e in particolare di: favorire gli studi di geologia, geomorfologia e idrogeologia, nonché la protezione delle risorse idriche del sottosuolo delle aree carsiche (con particolare attenzione all’approvvigionamento idrico degli abitati), incentivare gli studi biospeleologici per la conoscenza e protezione della fauna ipogea in cavità naturali e sostenere gli studi sul patrimonio paleontologico, paletnologico e storico o inerenti al folklore legato alle grotte.

È prevista l’assegnazione di 2 premi ripartiti in due categorie:

- un premio di euro 300,00, per il migliore candidato che abbia conseguito la Laurea di Primo Livello; - un premio di euro 500,00, per il migliore candidato che abbia conseguito la Laurea Magistrale (sia in unico che doppio ciclo).

Il premio in denaro, si intende al lordo degli adempimenti di legge, che gravano sul beneficiario.

In aggiunta al premio in denaro ciascun vincitore avrà la possibilità di partecipare gratuitamente ad un corso di speleologia organizzato entro l’anno successivo da uno dei gruppi federati FST aps.

Nello spirito di valorizzare la crescita professionale ed umana dei candidati, il premio sarà assegnato a laureati e laureate che abbiamo dimostrato qualità di innovazione nella tesi di laurea ed eccellenza nel percorso di studi compiuto. Il concorso è indetto dalla Federazione Speleologica Toscana aps (FST aps), che potrà avvalersi di una commissione di esperti del settore.

Scarica il bando completo su: https://www.speleotoscana.it/2024/05/25/bando-premio-di-laurea-rodolfo-giannotti-2024-10a-edizione/

IlComitatoFederale

Incontro con il CNSAS – SAST per la sensibilizzazione alla Sicurezza in Grotta

a cura di Daniele Sigismondi, Vice delegato della delegazione speleo toscana del CNSAS

Queste righe sono per tutti coloro che, nonostante l’importante numero di presenze riscontrate, non hanno potuto partecipare all’ultimo incontro tra CNSA-SAST e gli speleologi dei gruppi della FST e non solo.

È stato importante raccontare e poi presentare il mondo del Soccorso Speleologico. Soprattutto è stato importante riuscire a rappresentare, tramite i tanti aneddoti che abbiamo raccontato, quali sono i mille modi in cui l’incidente è sempre in agguato.

Il ruolo più importante del soccorso speleo non è infatti quello di portare fuori da una brutta situazione chi, suo malgrado, vi si trova ma trarre da tali esperienze insegnamenti che possano aiutare tutti gli speleologi a provare di evitare di cascarci. Siamo partiti da questo punto di vista nella giornata di sabato raccontando varie esperienze di incidenti in grotta che hanno suscitato domande e discussioni sul tema della prevenzione. E con questo il primo obiettivo è stato certamente raggiunto. Ovviamente sono temi che anche nei corsi di speleologia vengono toccati; ma se un gruppo non ha tra i propri soci un tecnico del soccorso speleo difficilmente si riesce ad uscire da una presentazione didascalica per entrare nel dettaglio dell’esperienza vissuta. E questo fa la differenza. Non possiamo certo ripetere qui di seguito quanto raccontato ma andate a leggere il bel “Storie di Soccorso Speleo” di Andrea Gobetti pubblicato dal CNSAS in occasione del cinquantenario dalla sua fondazione. Probabilmente nella biblioteca del gruppo lo trovate e forse vi stupirete di scoprire che non si tratta di un manuale di tecniche di soccorso ma proprio di un’importante lettura per capire come è possibile farsi male in grotta e di conseguenza imparare dagli errori (o dalle sfighe) altrui per fare un’importante esperienza di prevenzione.

A questo punto penso si capisca che questo articolo vuole essere un invito a partecipare alle prossime occasioni di questo tipo che con la FST non mancheremo di organizzare anche nei prossimi anni.

Un secondo importante obiettivo dell’incontro era quello di fornire ai partecipanti informazioni utili ad affrontare in modo corretto la gestione delle emergenze sotterranee prima dell’arrivo delle squadre di soccorso, unitamente alle modalità per attivarle.

I nostri sanitari hanno infatti proposto alcune attività interattive che sono riuscite a coinvolgere i partecipanti in simulazioni di autosoccorso quali, per esempio, come si esegue una corretta movimentazione di un ferito. Infine tecniche ed accorgimenti non prettamente “sanitari” ma ugualmente indispensabili in caso di incidente, come la scelta di un luogo per l’allestimento e l’organizzazione di un riparo per l’infortunato, oltre a semplici tecniche di recupero autonomo volte, non tanto alla risoluzione autonoma dell’incidente, ma allo spostamento dell’infortunato in un luogo più idoneo all’attesa delle squadre di soccorso organizzato. Ultimo ma non meno importante obiettivo è stato quello di presentare nel modo giusto il mondo del Soccorso Speleologico. Un punto fondamentale che abbiamo sottolineato è stato il concetto che i volontari del soccorso non sono supereroi, bensì speleologici come tanti che hanno deciso di prestare il proprio servizio e che dedicano un po’ del loro tempo a prepararsi per affrontare al meglio il compito al quale si sono dedicati.

Ma in questa sede mi viene da osare ancora di più. A differenza dei nostri colleghi alpini che operano ormai quotidianamente a prestare soccorso alle migliaia di persone che, ad oggi, affollano i sentieri di montagna e colline o sul mare, la nostra opera è dedicata esclusivamente al prestare soccorso agli speleologi. Vi siete mai domandati quanti di questi non sono vostri amici? Personalmente ritengo che entrare nel soccorso sia quasi un obbligo morale per ogni speleologo veramente attivo.

E anche questo obiettivo è stato pienamente centrato. Almeno un paio di persone hanno sciolto le loro riserve e sono entrati a fare parte del nostro sodalizio iniziando il percorso di scuola per diventare Operatore di Soccorso Speleologico.

Presentazione incontro FST-SAST (Sandra Basilischi) Come costruire un bivacco per infortunato (Sandra Basilischi)

Bentrovati cari lettori,

Che dire di questo Talp 61? Mano a mano che ho avuto modo di leggere gli scritti che arrivavano, si è definito, ai miei occhi, un numero molto interessante. Non troverete, in queste pagine, storie di grandi esplorazioni, né di grandi scoperte scientifiche.

Troverete però storie di speleologia, di quella fatta dalle persone che la amano ed amano condividerla con gli altri. E per amare la speleologia è necessario che i giovani speleologi si appassionino a lei diventando così motore di nuove esplorazioni, ricerche, scoperte…

Per far sì che questo accada bisogna investire qualche domenica nei corsi, bisogna stimolare e coltivare la curiosità dei nuovi, rinunciando magari a qualche weekend destinato a progetti più interessanti.

Leggendo qua e là tra le pagine di questi scritti, si ritrova, negli autori, questa consapevolezza e fa decisamente ben sperare per il prosperare di questa nostra speleologia.

Vi lascio quindi alla lettura, sperando che tra miniere, riesplorazioni, biospeleologia e tutto il resto, venga anche a voi il sorriso di soddisfazione e la voglia di continuare a “perdere tempo” con questa parte della speleologia, come è successo a me.

Mi accingo quindi a concludere ringraziando tutti coloro che leggerete in queste pagine, dagli autori degli articoli agli organizzatori dei vari eventi di cui si tratta, ai promotori di tutti i progetti in corso nelle nostre montagne, rinnovando l’invito a continuare a fare e divulgare come stiamo facendo, perché se il buio che tanto amiamo resta solo dentro le grotte, rimane solo buio!

Buona lettura

La Redattrice, Chiara Vannucci

Riempire i Tratteggi (con

nuovi speleo)

a cura di Massimiliano Rossi, GSAL

Come ogni simpatizzante di associazioni speleologiche sa bene, si arriva alla frequentazione di ambienti ipogei per i motivi più disparati. Mi viene da categorizzare la questione, con un buon margine di approssimazione, in tre macro-categorie: quella di carattere scientifico, ovvero tramite percorsi di studi in ambito di scienze naturali di vario tipo; quella di carattere ambientale, ipotizzando che grazie alla frequentazione generica della montagna, oppure abitando nelle vicinanze, si aumentino le probabilità di scontrarsi con quel tipo strano che va in grotta; e quella di carattere sociale, travolti come siamo da un flusso di condivisione, post e connessioni che rendono molto più semplice imbattersi in questa attività che al-

trimenti rimarrebbe sconosciuta ai più. Qualcuno ci finisce dentro perchè figlio d’arte, ma: “Cara, quest’anno la bimba la iscriviamo a pianoforte o al corso di I livello con il GSAL?” Sarebbe fantastico ma è un tantino improbabile. Ovviamente ci sono molte e variegate eccezioni, e analizzando a fondo la cosa si potrebbe anche trarre qualche conclusione sul motivo per il quale l’età di primo approccio alla speleologia sta aumentando, come osservava Badino1

Nella mia limitata esperienza, ho notato che le motivazioni dietro al primo approccio sono molto spesso ben differenti da quelle che spingono poi a rimanere, e se le prime diventano man mano più diffuse, con le seconde si ha una scrematura dra-

1. BADINO G., 2016. C’è un futuro per la speleologia esplorativa? - Progressione #63, Attività e ri essioni della commissione grotte “E.Boegan”

Campo base ‘76 Abisso Coltelli (Silvia Fornaciari)

stica, e dipendono molto da chi accoglie i nuovi. Per speleo esperti, ben preparati, motivati e con ambizioni esplorative, è un bel sacrificio impiegare molti dei pochi weekend a disposizione facendo fare uscite ai corsisti. Ma se non viene fatto, i gruppi rattrappiscono e muoiono in silenzio, e restano soltanto singoli individui molto capaci, per i quali aumenteranno gli anni sul groppone man mano che diminuiscono le spalle che li aiutano a portare quei chili di ferraglia a prendere la ruggine chissà dove. Quindi, se per i nuovi arrivati le grandi esplorazioni in profondità sono precluse, non significa che si debbano fare passeggiate ogni volta, e i tratteggi ci vengono miracolosamente in aiuto.

Riguardo alle grotte in Arnetola da noi tanto frequentate, per conoscenza diretta (ma credo che il discorso sia sovrapponibile un po’ dappertutto), le esplorazioni hanno seguito andamenti a ondate, dipendentemente dalla forza lavoro disponibile. In principio si cerca il fondo, in seguito si punta alle congiunzioni. Capita che la foga nel raggiungere l’obiettivo renda l’esplorazione meno capillare, e l’acetilene non consentiva di certo sparate di mille lumens a duecento metri di distanza. Quindi si disegnano finestroni, ampi tratteggi, sempre con una notevole approssimazione per eccesso riguardo alle dimensioni in scala. Giustamente i rilevatori devono motivare i giovani, come dar loro torto, e comunque le imprecazioni per essere stati fregati non riescono poi a uscire di grotta.

Unire molti utili al dilettevole è quello che abbiamo fatto come gruppo con il riarmo dell’Abisso Oriano Coltelli T/LU 642, con una decisione epica, presa al campo, sulla Vandelli, mentre si cercava di smaltire sbornia e maialetto. Riarmare da zero, dopo molti anni, richiede tempo e varietà di competenze, il che si sposa perfettamente con le ambizioni di crescita come gruppo. C’è posto per tutti, per chi deve imparare ad attrezzare, per acquisire familiarità con un rilievo e scegliere la strada migliore, per aumentare gradualmente la permanenza in grotta, finchè poi, a distanza di tempo, i più esperti possono sollazzarsi risalendo quei tromboni disegnati sui rilievi. E la cosa più bella è che, arrivati a quel punto, non saranno più da soli a mandare accidenti ai vecchi, e potranno dare nuova linfa a progetti aperti in precedenza, che richiedevano forze fresche.

Progressione sul pozzo da 70, Abisso O. Coltelli (Carlotta Lipuma)
Pisoliti, Abisso O. Coltelli (Silvia Fornaciari)

Cristalli di calcite, Abisso O. Coltelli (Silvia Fornaciari)

Quindi, nonostante per qualcuno potrebbero apparire come risultati discutibili, quelle piccole porzioni di rilievo aggiunte al posto dei tratteggi hanno a tutti gli effetti un valore aggiunto inestimabile in termini di crescita personale dei partecipanti, e di conseguenza, per il gruppo stesso.

La cosiddetta forra Superquark (in onore di Piero Angela, deceduto in quel periodo) si è rivelata a tutti gli effetti come la terza via verso il campo base ‘76: fossile, rossa e pericolosa. La bonifica è stata piuttosto impegnativa, ma nonostante tutto continua a saltare giù roba, rendendola poco appetibile come via preferenziale. Il ramo sud ha riempito due buchi, collengandoli tra loro, formando ancora un’alternativa sulla via del campo. La terza risalita in opera ha invece subito una battuta d’arresto a causa di condizioni di roccia piuttosto avverse, ma non dubito che la questione verrà archiviata con l’arrivo della bella stagione.

Resta da vedere un solo camino nei pressi del campo ‘76, ma ci sono idee abbastanza chiare su dove potrebbe portare. Quindi, in parallelo alle risalite, l’armo verso il fondo è proseguito, facendoci depennare un grosso trombone tratteggiato sopra il p35 appena oltre il campo. Pozzo bagnato,

Folletto del Coltelli, ghiotto di moschettoni (Silvia Fornaciari)Progressione verso il campo ‘76 (Silvia Fornaciari)

e roccia friabile come pane carasau, gli accidenti ancora vorticano cercando uno sfogo. Si proseguirà per raggiungere alcuni tratteggi sui pozzi terminali, e perchè no, ormai, per vedere il fondo.

Sempre nell’ottica di addestrare nuove leve, o sollazzare chi non ha voglia di scendere troppo, si darà un’occhiata pure ai pozzi che arrivano dall’Orso.

Tratteggi non mancano, nuovi speleo neppure.

Oltretutto, circola una leggenda inspiegabile riguardo a un “pozzone” che va appurata. I dettagli sono riservati.

Un grande apporto è arrivato grazie ad amici e ospiti del campo estivo, GSLunense, GSAA, GSAV, GSL, per citarne alcuni. Con l’augurio che la compagnia continui, sia per esplorazioni che per non far avanzare la porchetta, altrimenti lo chef s’incazza.

Via verso l’Orso (Silvia Fornaciari)

Report Progetto Orco anno 2023

a cura di Nadia Ricci

Quelle che seguono sono le relazioni delle varie attività svolte nei settori Corchia (120 T/LU) e Farolfi (754 T/LU) dal progetto ORCO (Operazione Rilievo COrchia) durante l’anno 2023.

I racconti, che si susseguono in rigoroso ordine cronologico, sono accompagnati dai rilievi topografici, eseguiti durante le sessioni di lavoro, e da alcune immagini.

Siamo ancora lontani dall’avere un rilievo organico dell’intero complesso carsico del Monte Corchia, soprattutto nel caso dell’Abisso Farolfi, particolarmente labirintico, ma il costante lavoro di esplorazione e riesplorazione continua incessan-

Lilliput, Farol (Salvatore Iannelli)

temente ed è quindi importante pubblicare anche i risultati parziali, in modo che nulla vada perduto e nella speranza che queste storie facciano da sprone per giovani generazioni di speleologi.

Un sentito ringraziamento agli autori:

• Alessio Betti

• Paolo Brunettin

• Pierpaolo Fiorito

• Danilo Magnani

• Leonardo Piccini

• Nadia Ricci

• Damiano Zanetti

Farolfi, Ramo dei Lupi e Rami di Mordor, 15 luglio 2023 di Paolo Brunettin e Leonardo Piccini

Nel mese di giugno, a seguito della riunione del progetto ORCO, arrivato ormai al suo dodicesimo anno, sono state proposte e programmate altre zone da rivedere e rilevare, oltre a quella ormai ben conosciuta del Fighiera. Per rinnovare e motivare nuove energie all’interno del progetto sono state indicate due zone di interesse: la zona del Ramo del Fiume e la zona Farolfi. La prima uscita, programmata per il 15.07 sarà in Farolfi, la seconda il 29.07 al Ramo del Fiume in Corchia.

Sabato 15 come da classico copione ci si ritrova alla Pasticceria Tonlorenzi di Ripa (Seravezza, LU ndr), per la colazione di rito, siamo in 11, con Leonardo si decide di fare due squadre: una con l’obiettivo Rami di Mordor e l’altra, Ramo dei Lupi.

Alla marginetta prima di Fociomboli prepariamo il materiale per poi proseguire verso l’ingresso del Farolfi. Soffia e soffia forte: il sistema con queste giornate calde si carica di energia, che si trasforma in un potente movimento di flussi che interessano gli ingressi bassi.

Formate le squadre non resta che entrare: Raffaella, Daria, Alessio, Alessandro, Pierpaolo e il sottoscritto verso il Ramo dei Lupi; Veronica, Viola , Giuseppe, Emiliano e Leonardo ai Rami di Mordor.

Ramo dei Lupi

Con Raffaella e Daria partiamo col rilievo topografico dal caposaldo CR26, mentre Alessio, Pierpaolo e Alessandro procedono con l’armo. P20 e

P50 per poco più di metà, fino alla finestra che si getta sulla galleria. Saltino da 10 m e per finire un P30. Dopo un riassunto di come acquisire i dati di rilievo si procede spediti: Raffaella con il DistoX e Daria che indica e segna i capisaldi, in breve siamo sul pozzo da 50, con due tiri siamo all’imbocco della galleria del Ramo dei Lupi. La parte finale del P50 sarà campagna di rilevo di una prossima sessione. Dal caposaldo 12 al 13 mi viene l’ansia: lo strumento continua a dare un tiro di 27 m con chiara evidenza di errore. Ripetiamo varie misure, ma nulla continua a sbagliare. Dopo vari controlli e bontà delle misure su tratti più corti, dividiamo la tratta in due, 8 m più altri 8 m. Farò delle prove a casa. In tutto questo abbiamo perso un po’di tempo e preso parecchio freddo. Alla fine chiudiamo la poligonale nella sala dove partono altre diramazioni tra cui i Rami di -350 e le Gallerie Perdute.Alle 18 riprendiamo la via dell’uscita, disarmando il tutto. Considerando che la zona è complessa ed articolata per le prossime uscite sarà da preventivare di lasciare armato fino a conclusione dei lavori. Alle 19.30 siamo fuori dal Farolfi dove ci riuniamo con la squadra di Mordor. Affamati ma soddisfatti ci meritiamo la classica cena speleo alla Pollaccia.

Rami di Mordor

Iniziamo il rilievo dal caposaldo CR28 con Veronica al DistoX e gli altri davanti in perlustrazione. Fatta la piccola risalita, nei cunicoli ci viene il dubbio che il magnete della luce frontale possa creare un disturbo eccessivo alla bussola e quindi interrompiamo il rilievo. Percorsi i cunicoli e

sceso il pozzetto, ci ritroviamo nella galleria che porta alla zona nota come Mordor.

Riprendiamo il rilievo dalla sala a destra dove si trova il vecchio campo base, alternandoci alle misure. Portiamo la poligonale fino alla grande sala che sovrasta un pozzo, poi decidiamo di interrompere visto che ci siamo lasciati alle spalle almeno 5 diramazioni importanti da rilevare. Proseguiamo in ricognizione oltre il pozzo lungo una bella galleria, fino alla base dei camini di Mordor, individuando anche qui diramazioni laterali da rilevare. La zona è un vero labirinto. Il pozzo, così come alcune diramazioni precedenti dovrebbero riportare nella zona iniziale di Mariagiulia, ma i percorsi andranno verificati.

Vista l’ora torniamo indietro, riprendendo il rilievo verso l’uscita delle condotte e poi a seguire dal caposaldo CR28 fino al caposaldo CR26, giusto per verificare la correttezza del vecchio rilievo. Uscendo verifichiamo alcuni passaggi alternativi che andranno anch’essi rilevati per poter rappresentare in modo adeguato la complessità di questa prima parte del Farolfi.

Ramo dei Lupi (Paolo Brunettin)

Hanno partecipato: Veronica Bacchinucci, Viola Morigoni, Leonardo Piccini, Emiliano Barneschi, Giuseppe Micheli, Raffaella Cavana, Daria Pecchioli, Alessandro Valli, Alessio Augugliaro, Pierpaolo Fiorito, Paolo Brunettin.

Corchia, Ramo del Fiume, 29 luglio 2023 di Paolo Brunettin

Anche questa mi tocca, non intendo dire che una tipa allunghi le mani, ma di relazionare l’ultima uscita del progetto ORCO: il Ramo del Fiume. «Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno ad esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione».

Don’t panic, sto divagando, ma è importante avere sempre con sé un asciugamano “Forse l’oggetto più utile che un autostoppista galattico possa avere”, anche in grotta.

Mi sono lasciato prendere dall’entusiasmo e comunque l’appuntamento rimane alla Pasticceria al termine dell’Universo alle 8:30 precise, ora terrestre di Sol. Ahimè! Avevo dimenticato i tempi speleo. All’appuntamento ci troviamo con Elena, Francesca e Daniele, poi ci raggiungono Nadia, Danilo e Lorenzo, un caffè due parole e dopo aver compattato le auto si parte alla volta del turistico Antro del Corchia.

Si entra dal “Serpente” e velocemente per l’aria che tira “belin che vento”, atterriamo sulle passerelle del turistico cozzando su ignari e stupiti gitanti con naso all’insù e la guida divertita del fuori programma.

Giunti al caposaldo CR15 nella sala sabbiosa che intercetta il Ramo del Fiume, ci si organizza per la progressione. Daniele, Lorenzo, Francesca ed Elena precedono come squadra d’armo, mentre Danilo, Nadia ed io alle operazioni di rilevamento. Dopo i primi tiri di DistoX, aggiustamenti e metodologia di acquisizione dei dati, procediamo velocemente, poco distanti dalla squadra che ci precede. Dopo il primo salto ci immettiamo in

una sorta di forra. A me pare più una faglia, che punta dritta verso sud come tagliata con un coltello, dove l’acqua scorre più in basso in modo fragoroso. A dire il vero pensavo, vista la stagione e la carenza di apporti idrici, ad una situazione di magra. Ma non è così: quando scendiamo al livello di scorrimento è inevitabile bagnarsi. Dopo una serie di saltini e ripetuti saliscendi in disarrampicata, giungiamo alla testa del pozzo Queen Elizabeth. Qui il fiume ci si tuffa dentro in una cascata, ché alla base l’acqua diventa nebulizzata. È meglio non restare molto.

Si continua per un breve tratto fino alla testa del Pozzo del Rombo, dove chiudiamo per oggi la poligonale di rilievo. Lorenzo precedentemente era finito in acqua e, dove decidiamo di fare sosta, svuota gli scarponi. Come dicevo, servirebbe proprio un asciugamano.

Dopo la breve sosta, riparto con Lorenzo per la via del ritorno. Siamo molto veloci e in breve giungiamo al CR15. Appena sento il gruppo dietro di noi mi avvio con l’intento di aspettarli alle passerelle. Passano una 30ina di minuti ma non si vede nessuno, nel frattempo l’ultimo turno di turisti si avvia verso l’uscita e scambio due veloci parole con la guida. Aspetto altri 30 minuti, ma nulla. Dove saranno finiti? Forse si sono fermati a mangiare un boccone, è l’unica spiegazione. Passa altro tempo e mi giunge l’odore di fumo di sigaretta, evidentemente stanno arrivando, però a quel punto sono indolenzito dal freddo e decido di uscire.

Alla fine la ragione del ritardo è stata il recupero di un vecchio cavo elettrico per il successivo smaltimento.

Accidenti, me ne sono andato senza dare un mano!

Ma alla fine la serata si conclude con le gambe sotto il tavolo, dalla Daniela, delle tagliatelle ai funghi strepitose e 450 m di rilievo fatto.

Hanno partecipato: Nadia Ricci, Francesca Onnis, Elena Scafardi, Danilo Magnani, Lorenzo Tognocchi, Daniele Paoli, Paolo Brunettin.

Farolfi, Rami di Mordor, 14 agosto 2023

di Danilo Magnani

Doveva essere Ramo dei Lupi e invece è stato Rami di Mordor.

Al Farolfi squadra risicata 2x2.

Pochi per i Lupi, manca una squadra d’armo che dia agio ai DistoX di fare il loro mestiere senza curarsi d’altro.

Ci dirottiamo in zona Mordor.

Leo e Pierpaolo da una parte (se dovessi dire esattamente dove non saprei, visto il labirinto che abbiamo davanti).

Io e Nadia una galleria laterale che parte da un vecchio caposaldo numerato nove, lungo il ramo principale.

Galleria è una parola grossa, diciamo condotta, anzi, in alcuni tratti decisamente condottina, con pregevole fanghiglia ad impanarci ben bene (verremo a sapere nei giorni successivi che si tratta del Ramo del Pandorino).

Leo: “mah, sarà un centinaio di metri ...”.

Alla fine i metri rilevati saranno 242. Considerati gli ambienti e le bestemmie, non male, direi.

La condotta principale, mai larga anche se ra-

gionevolmente transitabile, finisce con lo stringere in una saletta; l’altra condotta/meandro che si dirige dritta verso ovest “chiude” invece con un bel pozzo bianco che sale, dice il DistoX, per almeno 20 metri. Dove? Boh?

Gli altri racconteranno del loro misurare.

Hanno partecipato: Pierpaolo Fiorito, Danilo Magnani, Leonardo Piccini, Nadia Ricci

Corchia, Ramo del Fiume, 26 agosto 2023 di Damiano Zanetti

L’incontro coi partecipanti all’uscita è avvenuto alle ore 9:20 nei pressi dell’ingresso turistico dell’Antro del Corchia, per fini pratici la comitiva è stata divisa in tre sottogruppi:

• Daniele Paoli, Simone Grassi, Michele Pazzini, Francesca Onnis si sono occupati dell’armo; • Daniele e Greta del gruppo Nottole di Bergamo

Ramo del Fiume (Salvatore Iannelli)

hanno visitato il Ramo; • Danilo Magnani, Nadia Ricci e Damiano Zanetti (il sottoscritto) si sono occupati del rilievo.

Alle ore 10:00 dalla Buca del Serpente spirava un vento freddo sulle sterpaglie antistanti. Dopo aver indossato tuta e attrezzatura, i gruppi hanno iniziato ad addentrarsi a scaglioni nell’ingresso e, superati i primi pozzi, hanno raggiunto la Galleria Franosa e quindi le passerelle del percorso turistico.

Proseguendo lungo le passerelle attraverso la Galleria degli Inglesi, dopo aver lasciato alla propria sinistra le Gallerie della Neve, il percorso piega verso destra. In quel punto i gruppi hanno lasciato le passerelle per proseguire in direzione del Fiume Vidal e giunti al caposaldo CR15 hanno imboccato la galleria sulla destra iniziando a percorrere il Ramo del Fiume nella direzione del suo corso.

Rilievo

Superato il pozzo Q.E. II abbiamo ripreso le operazioni di rilievo lasciate in sospeso durante un’uscita precedente, dal caposaldo 63. Il rilievo è proseguito con altri 35 tiri attraverso i Pozzi del Rombo, della Delusione, del Caos e Davanzo. Siamo giunti all’ultimo pozzo del nostro rilievo alle ore 15:40. Questo è un pozzo di pochi metri di altezza, che si trova in corrispondenza di una cascata, a valle della quale il corso del fiume rallenta, generando un lago che occupa gran parte dell’area di quell’ampio ambiente.

La grotta continua con un tratto allagato superabile con canotti o allestendo dei traversi, nel quale il livello dell’acqua diventa rapidamente alto e dovrà essere rilevato in successive uscite.

Dopo un rapido pranzo abbiamo ripreso il cammino, risalendo il fiume verso l’ingresso del Serpente dal quale siamo usciti alle ore 20:00.

Farolfi, Meandro dei Siciliani e Rami di -350, 2 settembre 2023 di Pierpaolo Fiorito

Parte del gruppo si è trovata domenica mattina, come di consueto, presso la Pasticceria Tonlorenzi di Ripa intorno alle ore 09:00. Dopo il caffettino e altro, tutti partiti alla volta di Passo Croce, dove era già presente Leonardo, per poi spostarsi tutti assieme a Fociomboli, dove è arrivato anche Marco. Dopo aver preparato tutto il necessario una prima parte del gruppo si è incamminata verso l’ingresso del Farolfi, riuscendo ad entrare a partire dalle ore 11:30 circa.

Il gruppo si è diviso in due squadre. La prima composta da Nadia, Leonardo, Danilo, Marco e Pierpaolo si è diretta verso il Ramo dei Lupi, provvedendo all’armo della prima parte del percorso che comincia poco dopo il quadrivio posto all’altezza del caposaldo CR26, fino alla “finestra” (posta a 2/3 circa di profondità del P50), che permette l’ingresso nel Ramo dei Lupi, da dove si prosegue fino alla sala (dalla quale si prosegue in direzione del “Meandro Lago Nero (Salvatore Iannelli)

dei Siciliani”, dei rami di “- 350” e delle “Gallerie Perdute”), dove è stato posto nelle uscite precedenti il caposaldo “51” (vedi rilievi di Kunze del 15 luglio scorso), elevato a caposaldo “CR35”. Da questa sala la squadra si è divisa in due ulteriori squadre. Nadia e Danilo hanno provveduto al rilievo del “Meandro dei Siciliani” per una lunghezza di 207 metri; Leonardo, Marco e Pierpaolo si sono dedicati al rilievo della diramazione che conduce ai Rami di “- 350”, proseguendo fino all’altezza del P40 (segue dettaglio a cura di Leonardo).

La squadra composta da Paolo, Elisa, Elena ed Emanuele ha disceso completamente il P50 (oltre la “finestra”), provvedendo al rilievo completo della sua base e di un ramo caratterizzato da una morfologia alquanto complessa e labirintica (segue dettaglio a cura di Paolo).

Hanno partecipato: Nadia Ricci, Danilo Magnani, Leonardo Piccini, Paolo Brunettin (Kunze), Elena Scafardi, Elisa Peloso, Emanuele Ameglio, Marco Frati, Pierpaolo Fiorito.

Farolfi, Meandro dei Siciliani e Rami di -350, 2 settembre 2023 di Leonardo Piccini

Aggiungo qualche dettaglio alla relazione di Pierpaolo.

Il Meandro dei Siciliani porta all’inizio delle Gallerie Perdute e si approfondisce con un pozzo che ributta sul Ramo di -350, oltre il P40 che si traversa. Si tratta di una via alternativa, ma non poi più comoda di quella classica.

Dal CR35, una serie di passaggi stretti porta sempre sul -350 nel tratto di forra (bellissima!), che precede il P40.

Abbiamo quindi sostanzialmente chiuso un anello, anche se non strumentalmente, avendo quindi una verifica su questi rami.

Rimane da chiudere con la prima parte del ramo di -350.

Poi per il momento conviene concentrarsi su altri settori (Rami di Mordor) che sono prioritari e sulla zona d’ingresso, di cui esiste solo un rilievo approssimativo.

Alla fine, abbiamo deciso di disarmare il Ramo dei Lupi anche perché per arrivare al CR35 esiste una via più rapida e comoda dal CR28.

Farolfi, Ramo dei Lupi 2 settembre 2023

di Paolo Brunettin

Continua l’operazione rilievo Corchia settore Farolfi e si conclude il Ramo dei Lupi, partita in data 29/07. Obiettivo di oggi della nostra squadra è armare e scendere il P50 e rilevare la base dello stesso, che dovrebbe far parte di un unico grande pozzo, il P100, che si trova in prossimità dell’ingresso e proseguire con il rilievo di un ramo stretto, che a memoria ricordo di aver esplorato con il Gruppo di Lucca un ventennio fa.

A questo giro, dal confine Ligure siamo Elena ed io. Appuntamento al solito posto (Pasticceria Tonlorenzi di Ripa, ndr) con i ragazzi di Massa e Pistoia. Verso mezzogiorno entriamo in Farolfi. Pierpaolo, Gruppo di Massa, precede con l’armo e a seguire le squadre che andranno avanti. All’in-

Forra di Atlantide (Salvatore Iannelli)

gresso della Galleria dei Lupi ci prepariamo a scendere l’ultima parte del pozzo. Elisa si dedica all’armo fino alla base del pozzo, segue Emiliano ed infine Elena ed io con le fasi di rilievo.

Il pozzo fa parte di una faglia con direzione est, in un susseguirsi di saliscendi di blocchi di crollo, non molto stabili. Infatti Elena in una risalita, per il distacco di un appoggio, cade, fortunatamente senza conseguenze gravi. Dopo una trentina di metri siamo alla base del P100. Sotto i blocchi si apre una forra percorsa da un rigagnolo d’acqua, che permette di arrivare in fondo alla faglia e chiudere il disegno.

Dalla parte opposta si apre il passaggio stretto che mi ricordavo. A fatica percorro una decina di metri fino ad una saletta, dove prosegue la forra e riconosco i segni di disostruzione. Il passaggio si trova di fronte e basso, con molta aria sul viso. Provo a procedere, ma devo desistere, pare che la grotta si sia ristretta. Con l’amaro in bocca ritorno sui miei passi, dove mi attende Elena e conclu-

diamo il rilievo. Risaliamo il pozzo e procediamo lungo il Ramo dei Lupi, rivedendo altri punti di rilievo e alle 19 prendiamo la via del ritorno. Sul P50 ci raggiungono anche le altre squadre, che risalgono dai rami di -350.

Alle 21.30 siamo fuori. Sono affamato e un po’ deluso, ma una birra e la compagnia risolvono tutto.

Hanno partecipato: Elena Scafardi, Elisa Peloso, Emanuele Ameglio, Paolo Brunettin.

ORCO, 16 e 17 settembre 2023

di Pierpaolo Fiorito

Giorno 16 settembre Ci ritroviamo tutti alla “Pollaccia” (ristorante di Retignano, LU, ndr) intorno alle 08.30 (qualcuno è già arrivato la sera precedente), dove per due giorni siamo stati accolti dalla gentile ed ospitale Daniela.

Dopo la preparazione ed organizzazione dei

Farol (Salvatore Iannelli)
Farol (Salvatore Iannelli)

materiali si sono formate due squadre in partenza per le ore 08.45 circa: la prima composta da Leonardo, Francesca (Gruppo Speleologico Ligure A. Issel), Cristian e Giulio, si è recata in “Farolfi” per dedicarsi al rilievo dall’ingresso fino al caposaldo CR26 e la ricerca e controllo del P100 prossimo all’ingresso (seguirà dettaglio di Leonardo); la seconda composta da Salvatore, Damiano, Alessio e Pierpaolo, si è recata in “Fighiera” per proseguire un’attività esplorativa in risalita intrapresa in precedenza, entrando alle ore 10.50.

In serata tutte le squadre saranno fuori in tempo per consentire ai componenti, speleo ed amici in transito, una cena tutti assieme da Daniela, eccetto Francesca e Cristian che al termine delle attività partiranno.

Giorno 17 settembre

Ci ritroviamo tutti presso l’ingresso turistico del Corchia intorno alle ore 09.00 circa, dove arriva anche Alessio con il “carro armato”, per darci gentilmente un passaggio fino al piazzale sotto all’Ingresso di Eolo.

Come da prassi dopo la preparazione dei materiali si formano due squadre: la prima composta da Salvatore, Ivan, Damiano e Pierpaolo, è entrata velocemente dall’Eolo per raggiungere il Salone Manaresi, dal quale dopo avere ripercorso in breve salita la via che conduce al Fighiera, ha poi deviato per discendere il vicino P40 ed intraprendere il rilievo, non terminato, dei pozzi e rami che intercettano successivamente il Ramo della Fatica. La squadra per uscire è ritornata al salone Manaresi per proseguire seguendo il percorso della “traversata classica”; la seconda composta da Leonardo, Luisa, Giulio, Veronica e Derek, è entrata anch’essa dall’Eolo per dirigersi verso la base del Pozzo Bertarelli, scendendo parte del Pozzo dell’Infinito e attraversando un ramo che consente di raggiungere il Pozzo Bertarelli alla sua metà, dedicandosi al rilievo di queste zone (segue dettaglio di Leonardo). La squadra per uscire ha percorso a ritroso il tragitto.

Hanno partecipato: Leonardo Piccini, Francesca Cassina, Cristian Monticone, Giulio Della Croce, Salvatore Iannelli, Damiano Zanetti, Pierpaolo Fiorito, Alessio Tovani, Ivan Ghiselli, Luisa Dainelli, Derek Bruegger, Veronica Bacchinucci

ORCO, 16 e 17 settembre 2023 di Leonardo Piccini

Aggiungo qualche dettaglio relativo al gruppo di cui ho fatto parte.

Sabato in Farolfi abbiamo iniziato subito il rilievo poco dopo l’ingresso sino al bivio Lupi per la via alta (cordina), recuperato le corde e poi continuato il rilievo per la via bassa oltre l’attacco del P100 (Pozzo ABC), dove una frana nasconde chissà quali prosecuzioni. Giulio ha riarmato il pozzo, diviso in realtà in due parti da un grosso terrazzo e profondo in totale sui 70 m. Francesca, Cristian e io a ruota abbiamo continuato il rilievo sino al fondo dove una breve risalita ci ha portato in una galleria dove abbiamo ritrovato i punti di rilievo dell’uscita precedente.

Risaliti disarmando e poi rilevando in uscita il cunicolo iniziale. In totale circa 280 m di rilievo.

Le corde sono state riposte all’inizio dei Lupi.

A questo punto nella parte iniziale del Farolfi rimane da rilevare qualche cunicolo secondario e i Rami di Belfagor, anch’essi collegati col Pozzo ABC.

Domenica invece in Corchia. Raggiunta la base del Nettuno abbiamo “sguinzagliato” di nuovo Giulio, che con ottimi armi ci ha portato in poco tempo sino al fondo del Pozzo Bertarelli, passando per il Ramo dell’Infinito. A seguire Luisa e Derek in appoggio a Giulio e Veronica ed io con il rilievo. Non ho ancora confrontato il rilievo fatto con il vecchio disegno, ma ora abbiamo un altro aggancio.

In zona dovrebbe esserci da rilevare una via che da sopra il Nettuno riporta sull’Infinito e una che porta in alto sul Bertarelli.

Mancano anche il meandro dalla base dell’Infinito alla base del Bertarelli e a seguire da qui sino al Pozzo Franoso. Dalla base del Bertarelli, la forra prosegue abbastanza stretta. Vedremo se e quando tornare a percorrerla. Se non ricordo male esiste un accesso anche dal Salone Manaresi.

In totale 180 m di rilievo, di cui 50 però già rifatti recentemente.

Nonostante le difficoltà organizzative dovute all’incerta partecipazione, i risultati non sono mancati. Salendo dall’Infinito abbiamo visto anche una interessante finestra...

Corchia, Eolo, 17 settembre 2023 di Damiano Zanetti

Domenica 17 settembre, alle 9:00 circa del mattino ci siamo riuniti di fronte all’ingresso turistico del Corchia, erano presenti: Damiano, Derek, Giulio, Ivan, Leonardo, Luisa, Pierpaolo, Salvatore, Veronica e Alessio, che ha aiutato nel trasporto fino alle cave Pellerano.

Ci siamo presto divisi in due gruppi. Il primo, composto da Leonardo, Derek, Giulio, Luisa e Veronica, si è diretto al Pozzo Bertarelli.

Il secondo gruppo, composto da Salvatore, Pierpaolo, Ivan e Damiano, si è diretto verso il Ramo della Fatica.

Segue la relazione riguardante l’attività del secondo gruppo. Dopo una rapida vestizione e preparazione dei sacchi nel piazzale, il gruppo si è diretto verso la buca di Eolo, dalla quale è entrato alle ore 10:00 circa.

A pochi metri dall’ingresso il gruppo ha percorso il canyon che conduce al Pozzacchione, superato il quale, ha raggiunto il Salone Manaresi.

Da qui il gruppo ha proseguito in direzione di Valinor, salendo un salto di una decina di metri e scendendo fino ad un meandro. Al termine di questo si trova il pozzo proveniente dalle Gallerie di Valinor e una serie di dirupi che costituiscono il tratto iniziale del Ramo della Fatica, da questo punto sono iniziate le operazioni di armo.

Dal termine del meandro si discende in un pozzo che è stato armato con una corda da 60 m e a seguire una da 30 m. Sono stati sufficienti un paio di frazionamenti sul primo tratto del pozzo perfettamente verticale, che hanno inoltre reso possibile lo svolgimento del rilievo. La base del pozzo è intercettata da una forra attiva, che percorsa verso valle ci conduce ad una serie di “balze” da circa 10 m ciascuna fino a giungere in prossimità di una verticale da circa 20 m. Qui per mancanza di materiali sono seguiti diversi tentativi di sfruttare l’unico armo naturale a nostra disposizione. Questo si è presto rivelato del tutto inadeguato e la squadra è stata costretta a fare dietrofront, alle 13:30 circa si è concessa una pausa pranzo ed è ripartita alle ore 14: 15, muovendosi a ritroso verso il Salone Manaresi.

Salvatore e Pierpaolo si sono occupati del rilievo di tutto il tratto percorso fino al meandro che riporta nel Salone Manaresi, mentre Damiano e

Ivan si sono occupati del disarmo.

Una volta ricompattatasi nel Salone, la squadra ha iniziato la discesa verso il Pozzo delle Lame e il Pozzo del Portello, uscendo alle ore 18:00 circa.

Corchia, Ramo del Fiume e Serendipity, 8 ottobre 2023 di Nadia Ricci

L’appuntamento è stavolta direttamente all’ingresso turistico del Corchia.

La chiusura per ferie del Tonlorenzi ci spiazza e dobbiamo fare a meno della seconda colazione mattutina.

Il gruppo è nutrito e variegato: 6 apuani, 2 livornesi, 3 calenzanesi, 3 pisani, 1 versiliese e Sasa (pure lui versiliese), che ci raggiungerà nel pomeriggio. Un bel GS Toscano.

Duplice è l’obiettivo della giornata. Per quanto

Ramo Serendipity, Antro del Corchia (Davide Viola)

riguarda il rilievo, dobbiamo collegare ciò che è stato fatto nelle precedenti due uscite con l’arrivo del Ramo Serendipity e il Ramo dei Veronesi. Poi va disarmato totalmente il Ramo del Fiume, prima che la stagione delle piogge arrivi finalmente e renda quindi impossibile il recupero del materiale.

Decidiamo quindi di dividerci in due gruppi, uno prenderà la “direttissima” del Ramo Serendipity e l’altro percorrerà la “panoramica” del Ramo del Fiume.

Il primo gruppo arriva alla congiunzione Serendipity-Fiume rapidamente e, raggiunto il campo base utilizzato dai pistoiesi durante l’esplorazione, inizia a rilevare il Ramo dei Veronesi: alla fine della giornata ripeterà per intero il rilievo del Ramo, a ritroso, partendo dall’ultimo specchio d’acqua fino al campo base. Inoltre lo collegherà al Lago Paola (arrivo del rilievo fatto nelle uscite precedenti) e all’arrivo del Ramo Serendipity.

Il secondo gruppo invece, giunto al Lago Paola, decide per questioni di tempo di riprendere quasi subito la via del ritorno per affrontare il disarmo. Eh sì, le uscite domenicali non lasciano margini di recupero!

Non ero mai stata in quei luoghi e devo dire che la presenza dell’acqua, che, superato il tratto turbolento lungo i pozzi, diventa placida e quasi ferma nel susseguirsi dei laghi, è appagante.

A causa di un ritardo del gruppo di disarmo, la giornata non finirà ahinoi davanti ad una meritata birra, che fa il paio con la mancata colazione della mattina. Ma ci saranno altre occasioni.

I partecipanti: Danilo Magnani, Giuseppe Micheli, Francesca Poggi, Massimo Baruzzo, Nadia Ricci e Pierpaolo Fiorito dal GSAA; Davide Viola e Luisa Dainelli dal GSAL; Riccardo Moggia, Andrea Russino e Marco Oppo dal GSPi; Massimo Cecconi, Silvia Dabizi e Matteo Faggi dall’USC; Damiano Zanetti e Salvatore Iannelli (Sasa) dal GSAV.

Farolfi, Rami del Passatore (Mordor), 24 novembre 2023 di Paolo Brunettin

È sabato 24, il cielo è limpido con molto vento.

Dopo la pausa che ha impegnato i vari Gruppi in corsi di introduzione e stage, riprende l’appuntamento con il progetto ORCO.

Obiettivo di questa uscita di campagna è il set-

tore Farolfi, Rami del Passatore in zona Mordor.

Ci ritroviamo Io e Leandro, nuovo acquisto dopo il corso, con Alessandro Da Prato, alla solita Pasticceria per il rito della pasta e del caffè.

Appuntamento alle 9:30 a Passo Croce con Leonardo e Pierpaolo.

Come dicevo la giornata è molto limpida, un vento che porta via e, in quota, decisamente fredda e ci costringe a cambiarci nella marginetta, prima di Fociomboli ed avviarci velocemente verso l’ingresso.

Per non raffreddarci troppo entriamo velocemente e di buon passo giungiamo al vecchio campo base. Dopo una breve sosta con Leonardo, che definisce i compiti e materiale, procediamo verso il Ramo del Passatore. In pochi minuti siamo alla testa di un P20, da cui partirà la mia squadra di rilievo. Sul secondo P15 si deve prendere una finestra che dovrebbe essere la via vecchia per i rami di Maria Giulia. Da qui

Ramo Serendipity, Antro del Corchia (Davide Viola)

ci dividiamo con Leonardo e Pierpaolo, che decidono di spostarsi in un’altra finestra, opposta alla nostra.

Procediamo nella condotta, di caposaldo in caposaldo con Leandro al DistoX, Alessandro a traguardare ed io ai dati trasmessi sul palmare. Il percorso è regolare fino ad intercettare un ambiente più ampio con un saltino di pochi metri, molto bagnato. Troviamo sia armi datati che nuovi fix inox. Probabilmente armato in stagione secca, tanto che Alessandro in pochi metri è fradicio. Il meandro che parte da questa sala al momento non sembra praticabile, ma risalendo dalla parte opposta troviamo segni di passaggio e ancoraggi. Scendiamo altri saltini fino al termine di una spaccatura che si apre su un altro ambiente.

Alessandro in avanscoperta trova segni di passaggio. Mi affaccio, mi sembra di riconoscere qualcosa, infatti ci troviamo poco prima del traverso che immette nelle condotte di Maria Giulia. Dopo un breve allungo per scaldarci le ossa, riprendiamo la via del ritorno. Prima di risalire il saltino bagnato verifico la fattibilità del meandro e valuto che si potrebbe scendere da un altro passaggio, con il dubbio che occorra materiale d’armo. Bon, sarà per la prossima volta.

Alla finestra del P15 incontriamo anche Leonardo e Pierpaolo che stanno risalendo.

Ultima sosta al campo per buttare giù un boccone e ripartire.

All’ingresso troviamo ghiaccio che non era presente all’andata e si capisce perché. Il vento che entra è sottozero e la tuta bagnata diventa rigida. Non resta che arrivare all’auto e bere una birra dalla Daniela.

Hanno partecipato: Leandro Alberti, Alessandro Da Prato, Leonardo Piccini, Pierpaolo Fiorito, Paolo Brunettin

Farolfi, Rami di Mordor, 2 4 novembre 2023 di Leonardo Piccini

Aggiungo due righe su quanto fatto da Pierpaolo e me.

Sceso il P20 abbiamo traversato con facile pendolo sino a raggiungere una finestra, da cui inizia

una condotta in salita con molta aria. La condotta prosegue con svolte e saliscendi con dimensioni contenute, ma non disagevoli, per un centinaio di metri sino ad un pozzo sui 15 m chiuso al fondo. Zona complessa. Sopra al pozzo si raggiunge un ambiente grande con risalita possibile. Superata una zona tortuosa la condotta riprende dopo un netto cambio di direzione facendosi più stretta, ripida e bagnata.

Vista l’ora e le scomode condizioni di lavoro interrompiamo il rilievo. Pierpaolo prosegue per qualche decina di metri ancora in ambienti di ridotte dimensioni sino ad una fessura che si apre su un pozzo profondo.

Da vecchio rilievo alla base del pozzo parte una forra attiva che riporta sul vecchio fondo di -200.

Da verificare le chiusure dei rilievi nuovi con i vecchi prima di decidere se continuare su questo ramo.

Probabilmente converrà sbrogliare bene prima il nodo Mariagiulia-vecchio fondo.

Corchia, Ramo delle Eccentriche, 30 dicembre 2023 di Alessio Betti

Nella giornata di sabato 30 dicembre 2023, cinque membri del Gruppo Speleologico Archeologico Apuano si sono dedicati all’attività di rilievo topografico del Ramo delle Eccentriche, presso l’Antro del Corchia (Levigliani, LU).

Entrati dall’Ingresso del Serpente alle ore 11, il gruppo ha raggiunto l’imboccatura del Ramo tramite il percorso turistico. Qui sono state formate le due squadre: quella d’armo, costituita da Giuseppe e Alessio, atta a precedere nella progressione la squadra destinata alle operazioni di misurazione, composta da Nadia, Silvia e Danilo.

L’accesso al Ramo è situato poco prima della Foresta Pietrificata e subito presenta una galleria abbastanza bassa in leggera discesa, concrezionata, che conduce ad un paio di salette e ad un primo pozzetto di 3-4 m sul quale, per sicurezza e come aiuto alla risalita, è stata montata una corda da 10 m creando un nuovo armo artificiale.

Passato il primo pozzo si giunge in un’altra saletta dove iniziano ad essere presenti anche alcune concrezioni eccentriche. Da qui la volta si abbassa sempre di più fino a portare al punto più stretto del ramo.

Il tratto in questione, lungo una decina di metri, presenta un velo d’acqua a portata costante che scorre sul pavimento dove, dovendo procedere strisciando, è pressoché impossibile non bagnarsi.

Questo stretto passaggio conduce nella sala maggiormente concrezionata da stalattiti eccentriche, di varie dimensioni e forme. Purtroppo molte si presentano danneggiate, pertanto occorre prestare molta attenzione nell’avvicinarsi alle stesse, rimanendo bassi con la testa che, per la presenza del casco, ingombra di più di quello a cui siamo normalmente abituati.

Da questa meravigliosa sala si scende attraverso un’altra imboccatura piuttosto stretta, che attraversa una frana ormai cementata dalle concrezioni, dalla quale si accede ad un’altra sala il cui pavimento, formato da una grande concrezione, scende verso il basso avvitandosi su se stesso sino a diventare una delle pareti di un pozzo appoggiato. A monte dell’imboccatura si trova un comodo armo naturale e una serie di fix sui quali è stata montata una corda da 40 m, rivelatasi precisa per scendere il tratto di pozzo interessato, il quale presenta un primo frazionamento sulla parte stretta iniziale, un secondo frazionamento sulla volta e un altro paio di frazionamenti sulla parete, tutti artificiali.

All’altezza dell’ultimo frazionamento si apre un grande ambiente dal pavimento piuttosto scosceso, in parte in frana. L’uscita dal pozzo si trova sulla sinistra dello stesso dove, passando su una cengia, si raggiunge uno spezzone di corda utile ad aiutarsi nel raggiungere una parte meno scoscesa di sala.

La sala presenta più diramazioni. Scendendo sulla sinistra si accede ad un paio di salette, una delle quali nuovamente concrezionata da eccentriche. L’ambiente principale termina su uno spettacolare affaccio nel vuoto sul Pozzo dell’Elefante, dal quale proviene il forte fragore del fiume che scorre sul fondo.

Armando con una 15 m un primo tratto di discesa, si raggiunge un altro tratto di galleria, dove lo scorrimento dell’acqua crea un lago di qualche metro di diametro. Sotto una delle volte ai piedi del lago è posto il Caposaldo Vernice 031, punto terminale del rilievo.

Alle ore 15:30 è iniziata la risalita. Raggiunta

l’imboccatura iniziale sul percorso turistico, sono stati eseguiti i tiri di misurazione necessari a collegare il caposaldo iniziale del rilievo (definito in precedenza e marcato con gesso rosso) al Caposaldo FST N.8, “punto fiduciale ipogeo” necessario a restituire l’intera poligonale nella posizione esatta della cartografia già nota.

Concluse le misurazioni, il gruppo si è nuovamente diretto verso l’Ingresso del Serpente, dal quale è uscito alle ore 18 circa.

Hanno partecipato: Alessio Betti, Nadia Ricci, Danilo Magnani, Giuseppe e Silvia

ORCO, stato del progetto a fine 2023 di Leonardo Piccini

Approssimandosi la fine del 2023 vi aggiorno sulla situazione rilievi del progetto ORCO.

Il settore Antro del Corchia ha raggiunto 20700 m di poligonali. Sto aspettando gli ultimi rilievi della zona del Lago Paola per un conteggio finale, per definire la poligonale e riprendere con il disegno di questa parte. Come accennavo ci sarebbe da fare qualche verifica sulle zone del fondo e rifare il rilievo dalla Grande Cascata al Fondo, perché ho seri dubbi sulle vecchie poligonali. Ancora da aggiungere la zona del 21esimo ingresso per mancanza dei dati.

Il settore Fighiera ha raggiunto 22750 m di sviluppo. A parte le ultime esplorazioni di Salvatore e soci da aggiungere a breve, ci sarebbero ancora molti rami profondi da rivedere, ma al momento non ci sono forze per farlo.

I settori Rami dei Fiorentini e Valinor sono stabili da qualche anno, senza particolari lacune, a parte la questione Black & White rimasta aperta. Sviluppi delle poligonali rispettivamente 8800 e 7250 m.

Totale 59.500. Cioè circa 60 km, senza contare il settore Farolfi ... L’ultima stima lo dava 12 km, senza contare i rami nuovi esplorati da Marco Frati e soci. I lavori di rilievo ripresi da quest’anno al momento ammontano a 8475 m di poligonali ma mancano ancora molti rami da rintracciare, anche nelle parti esplorate da tempo.

Insomma… ci aspetta un 2024 ancora pieno di cose da fare, per chi avrà voglia di dare una mano.

Ritornando alle Buche della Cava dell’Onice

a cura di Caterina Pagano

Il punto di vista di chi si rivolge alla Speleologia da poco tempo, è sicuramente molto diverso da quello di chi si approccia alla materia da tutta la vita, per cui, il fatto che Danilo Magnani mi abbia chiesto di scrivere qualcosa sulle Buche della Cava dell’Onice è stato per me un’ottima opportunità per approfondire numerosi ambiti, fino a poco tempo fa per me sconosciuti.

Partiamo dall’inizio. Buca Prima (287 T/MS) e Buca Seconda della Cava dell’Onice (333 T/MS) sono due grottine di modeste dimensioni, se para-

Rilievo della Buca II della Cava dell’Onice

1966 V. Prelovsek

gonate agli immensi complessi apuanici, eppure sono in Apuane anche loro, sul fianco occidentale della sinclinale di Orto di Donna, nei marmi dolomitici, piccole piccole, localizzate poco sopra il paese di Forno.

I fornesi probabilmente hanno sempre saputo della loro esistenza, giacché, pur essendo un po’ delocalizzate rispetto all’abitato, non hanno un ingresso proprio piccolo. I primi ad esplorarle lasciandone traccia cartacea sono Prelovsek, Utili, i Fiorentini e amici del gruppo livornese (cit.), accompagnati dal locale Sig. Gabriele Tonarelli: il 9 giugno del 1963 scendono a Buca Prima e ne completano il rilievo fra luglio e agosto dello stesso anno, identificando una piccola galleria orizzontale concrezionata a -7 m, e la buca vera e propria che scende a -64 m.

Qualche anno dopo, nel 1966, partono esplorazione e rilievo di Buca Seconda, con una serie di scale. Scendono 30 metri, poi si fermano di fronte ad un ostacolo, osservando che la cavità si apre nei marmi ed è concrezionata.

Sono scritte poche righe a riguardo e questa storia finisce nel dimenticatoio per un po’ (o, per lo meno, non ho reperito altre testimonianze in questo gap temporale), precisamente fino al 2014, quando al gruppo dei lucchesi torna in mente di tornare a dare un’occhiata, ma di scritto c’è poco.

Non conosco molti speleo a cui chiedere informazioni, ma Danilo si; quindi, mi mette in contatto con Adriano Roncioni, che era presente a questa seconda esplorazione, e che è davvero disponibile ad essere torturato dalle mie domande, quindi, riporto con piacere le sue risposte.

Innanzitutto, mi faccio fare un breve racconto, giusto per inquadrare la situazione.

“Non c’è nulla di pubblicato, le abbiamo riguar-

date entrambe, in quella più alta (Buca Seconda) abbiamo trovato la prosecuzione forzando una breve strettoia con aria, che si apriva ad un paio di metri di altezza sopra il vecchio fondo. Sceso poi un pozzo a gradoni abbiamo forzato un’altra strettoia, che, però, non siamo riusciti a rendere “comoda”. L’altra buca, quella col pozzone (Buca Prima), dove hanno cavato il cosiddetto onice, l’abbiamo ripetuta fino ad un tratto semiallagato che ritenevamo potesse promettere prosecuzione, ma non ci siamo più tornati. Nelle parti alte che si sviluppano andando oltre all’imbocco del pozzone, senza scendere, sono stati campionati speleotemi per analisi paleoclimatiche”.

Adriano è stato sintetico e preciso e mi ha man-

dato delle foto meravigliose, ma mi è sembrato doveroso molestarlo un po’ con una serie di domande che, presumibilmente, chi è più speleo di me, o lo è da più tempo, riterrebbe inutili. In effetti erano più per cultura personale e forse off topic, quindi ne riporto solo una.

Perché, dopo tanto tempo, siete tornati proprio lì? “perché senz’altro sono le vie d’accesso al mitico collettore che porta le acque alla risorgenza del Frigido”.

In effetti il mitico collettore, ad oggi, non è ancora stato trovato, quindi l’aggettivo “mitico” se lo merita.

E così arriviamo al 2023. Alcune corde dei lucchesi sono rimaste a Buca Seconda e abbia-

Buca II della Cava dell’Onice, Pozzetto a gradoni (Adriano Roncioni, 2014)

Buca della Cava dell’Onice, galleria concrezionata (Adriano Roncioni, 2014)

mo avuto il permesso di usarle. Ottimo. Peso in meno da portare considerato l’avvicinamento non proprio agevole, anzi, per definirlo in maniera più precisa, è una bella sgambata in salita.

L’ingresso è a quota 700 m s.l.m. ed il primo giro alla Buca Prima è stato fatto a fine gennaio 2023 da Nicola Biagi, Luca Tonnarelli, Silvia Balloni, Rolando Alberti. Sono scesi una trentina di metri, poi, non avendo sufficiente corda a disposizione, sono rientrati. Il pozzo non è concrezionato, mentre lo è il ramo laterale senz’aria, quello dove nel 2014 è stata prelevata una stalagmite da campionare. Successivamente, ad aprile 2023, Danilo, Nadia e Silvia sono ridiscesi per fare un nuovo rilievo accompagnati da Alessio, Sara, Chiara e Luca. Il pozzo unico di 67 m è di roccia poco solida e termina in una zona allagata in cui non è stato possibile procedere perché va restringendosi rendendo impossibile un passaggio. Pazienza.

Buca Seconda invece ha regalato qualche soddisfazione in più: intanto perché non è un pozzo unico ma c’è anche qualcosa da fare. Il 28 gennaio 2023, Silvia, Rolando, Luca sono andati a fare un primo giro a Buca Seconda, “che è un po’ più in là”. La quota è sempre la solita di Buca Prima e anche l’avvicinamento è atletico. I ragazzi, comunque, hanno trovato tutte le corde lasciate lì e un po’ di ferraglia che ha risentito del tempo e dell’umidità, qualcosa da valutare, qualcosa da sostituire, ma tutto nel complesso utilizzabile. Luca aka Bobè ha scritto un po’ a riguardo nel blog del grottista, così è più facile farsi un’idea (gsaapuano.blogspot.com). Sono scesi dapprima fino al saltino dove si era fermato Prelovsek, poi hanno proseguito fino alla non-comoda strettoia che Luca definisce a “cilum”. Oltre la strettoia si sente rumore d’acqua, ma essendo un passaggio piuttosto angusto hanno deciso di ritornare successivamente, coi mezzi adeguati a fare spazio.

A questo punto della storia delle buche della cava dell’onice faccio la mia comparsa. Io che praticamente di speleo so pochissimo, mi trovo in una freddissima mattina di febbraio a viaggiare nel cassone di un pick up con Silvia lungo la via di cava che porta poi al sentiero per Buca Seconda. Grazie alla gentile concessione del fuoristrada da un local fornese, in effetti, si taglia parecchio avvicinamento, che resta comunque vigoroso. E questa volta siamo un bel gruppetto: Danilo Magnani, Nadia Ricci, Daniele Paoli, Rolando Alberti, Nicola Biagi, Luca Tonarelli, Nicola Vivoli, Giuseppe Micheli, Silvia Balloni, Lorenzo Tognocchi, Caterina Pagano. Chi è esperto, chi meno, chi praticamente è a casa propria. E lì, durante l’avvicinamento, in un tratto ancora non così ripido da consentire la chiacchierata, mi resta in testa una frase di Danilo, che non dimenticherò mai, perché in effetti è proprio uno dei motivi perché questo ambiente è così magnetico. “Non

è solo per le grotte, ma anche per le persone che si incontrano” (cit.). Danilo ha ragione, non sono solo i sassi, sono anche gli speleo che rendono questo mondo così entusiasmante.

L’obiettivo è arrivare al fondo, fare il rilievo (non sapevo ancora cosa fosse), vedere se prosegue.

Essendo una delle mie prime grotte mi distraggo e mi ingarbuglio un po’ nelle manovre, ma per il resto sono totalmente rapita, perché pur essendo un ambiente non così grande, Buca Seconda sembra creata da un artista: è concrezionata, lavorata e sinuosa. Dal mio punto di vista ci sono piccoli pozzi e salti non troppo complessi. Superiamo il cilum a martellate, moccoli e atteggiamenti maieutici verso svariate divinità e loro parenti, ma soprattutto martellate. Oltre la piccola strettoia, ora meno stretta, si prosegue ancora per un breve tratto, sempre elegantemente lavorato: non è questione di imponenza, di fatto non è un ambiente così esteso, ma ha una sua bellezza intrinseca, nel

Ingresso

vero, letterale senso del termine, e resterei ore a perdermi con lo sguardo in tutte quelle forme. E così si arriva al fondo e la magia si interrompe. Il rumore dell’acqua è forte, o almeno a me sembra così, ma non si va oltre. Nadia, Danilo e Rolando procedono al rilievo. Preciso e perfetto. Daniele e Giuseppe, nel frattempo, si infilano agili e scattanti in alto, su per una strettoia da cui penzola un pezzetto di corda, giusto per non lasciare nulla al caso, ma anche lì nessun segno d’aria o di prosecuzione. E così si ritorna tutti indietro, verso l’esterno, il buio della sera, il discesone nel bosco, il

RINGRAZIAMENTI

Ringrazio il Gruppo GSAA per tutte le informazioni, l’aiuto, i contatti e il materiale da consultazione che mi hanno consentito di scrivere queste righe.

Grazie ad Adriano Roncioni per le fotografie, le spiegazioni, il materiale e la disponibilità.

Disostruzione in Buca Seconda della Cava dell’Onice (Lorenzo Tognocchi)

pick up, il viaggio a ritroso, la birra.

Riassumendo, dunque, il mitico collettore del Frigido è ancora un mistero, chissà se qualcuno lo ha mai trovato. Le buche della cava dell’onice sono state adeguatamente ispezionate, anche se rimane il dubbio su qualche bella sorpresa, magari ventilata, in alto, oppure oltre i tratti allagati, in basso, tanto più che entrambe le grotte chiudono alla stessa quota, vicine, quasi a toccarsi, in una “Creazione di Adamo” così viva e naturale da non far perdere le speranze.

Chi lo sa? Lo troveremo?

BIBLIOGRAFIA

V. Prelovsek, F. Utili

Nota preliminare sulla Buca della Cava dell’Onice – Estr Notiz. N.3- 1965 Sez. Fiorent. CAI

L.Piccini, Russell Drysdale, Henk Heijinis

Karst morphology and cave sediments as indicators of the uplift history in the Alpi Apuane

Quaternary International 101-102 (2003) 219-227

della Buca II della Cava dell’Onice (Nicola Ardara)

Test di tracciamento agli Abissi Olivifer T/MS 1000 e Watanka T/MS 1036

(Gruppo del M. Grondilice/Contrario – Alpi Apuane) Ottobre 2019

a cura di Marco Genovesi

Introduzione

Entrambe le grotte sono situate sul ripido versante meridionale dello spartiacque principale apuano che collega il Pizzo d’Uccello al Monte Cavallo. L’ingresso superiore dell’Abisso Olivifer (1000 T/ MS) si apre alla quota di 1565 m, lungo un ripido canalone che scende dal M.te Grondilice (1808 m.). Scoperto nel dicembre 1988, fu portato in pochi mesi alla profondità di -1000 m, ulteriormente incrementata con esplorazioni successive fino alla quota di -1215 m (sifone). L’abisso si sviluppa prevalentemente al contatto tra calcari dolomitici (“Grezzoni”) e marmi dolomitici, con andamento nettamente verticale fino ai -900 m circa, quota alla quale inizia una zona di condotte freatiche che ne portano lo sviluppo agli attuali 7600 m. In questo settore profondo della grotta l’esplorazione di un lungo tratto in risalita portò poi all’individuazione di un ingresso basso (1309 T/MS), situato lungo il Canal Fondone alla quota di 915 m.

L’Abisso Watanka (1036 T/MS) è invece situato nella Valle degli Alberghi a circa 1 km verso SE, alla quota di 935 m. L’ingresso, aperto con una disostruzione nel febbraio 1989, porta in breve a una zona di condotte fossili a dimensioni metriche e in avanzata fase senile, relativamente complessa, cui fanno seguito alcuni approfondimenti sia fossili che vadosi. Il ramo principale, che si sviluppa nei marmi dolomitici ed è perennemente attivo da -100 m, porta a un “fondo” di -270 m, al termine di una grande forra aperta interamente nei calcari selciferi. Lo sviluppo rilevato è attualmente di circa 1700 m.

Entrambe le grotte, sia per la loro posizione geografica, che da un punto di vista idrogeologico, sembravano appartenere al bacino della Sorgente del Frigido (distanza tra fondo Olivifer e la sorgente circa 3,5 km, mentre per il Watanka sono 2,8 km). Per chiarire definitivamente questo aspetto, nell’ottobre 2019 la Commissione Scientifica della Federazione Speleologica Toscana ha pertanto organizzato una colorazione delle due grotte mediante l’utilizzo in contemporanea di due diversi tipi di traccianti, Fluoresceina e Tinopal. Il test ha dato esito positivo dopo 2 soli giorni alla Sorgente del Frigido per il Watanka (tinopal) e alla Sorgente Barrila presso Equi Terme per l’Olivifer (fluoresceina), ad una distanza di oltre 6 km dal punto di immissione. In entrambi i casi i tempi di corrivazione del tracciante sono risultati brevi, anche grazie alla buona situazione idrica al momento della colorazione e nei giorni successivi. Nel caso dell’Abisso Olivifer questo tracciamento sembra mostrare ancora una volta il caso in cui il bacino idrogeologico di alcune sorgenti (in questo caso Equi Terme) non corrisponde esattamente a quello geografico ma si estende al di là degli spartiacque superficiali. Per il Watanka, invece, il ridotto tempo di arrivo del colorante evidenzia soprattutto un collegamento piuttosto diretto con il “collettore” principale della Sorgente del Frigido. Per entrambe le grotte il risultato di questa colorazione apre interessanti scenari esplorativi e di studio del fenomeno carsico profondo in questo importante settore delle Apuane.

Frigido 2: Bijon 3: Renara 4: Barrila

O: Abisso Olivifer (ingresso basso) W: Abisso Watanka

Dettaglio delle operazioni

Il giorno 18 Ottobre 2019 sono stati immessi 3 kg di fluoresceina sodica all’Abisso Olivifer (ingresso T/MS 1309 alla profondità di -100 m circa, quota 815 m s.l.m. circa, ore 21) e 3 kg di Tinopal CBS-X al Watanka (base del Pozzo Mandala, profondità di -105 m, quota 835 m s.l.m., ore 24). In entrambi i casi le operazioni si sono svolte in condizioni idriche ottimali, con portata dei corsi d’acqua di alcuni l/sec. In precedenza alle sorgenti monitorate erano stati posizionati captori sia in carbone attivo (contenenti ognuno circa 15 g di carbone protetto da una doppia reticella in plastica), che in cotone chirurgico (anch’esso racchiuso in una reticella e impiegato

per il rilevamento del solo Tinopal), ognuno con un proprio codice identificativo. Prima dell’immissione del tracciante si è provveduto anche alla posa dei “bianchi” per verificare l’eventuale presenza di fluorescenza naturale nelle acque, fondamentali per un raffronto con i captori collocati in data successiva. Alla Sorgente del Frigido inoltre era stata installata anche la sonda fluorimetrica con datalogger GGUN FL24 per la misura in continuo di entrambi i traccianti. La completa sequenza di queste operazioni è stata dettagliata in un apposito foglio elettronico, di cui a seguire è presente un riassunto. Di seguito alcune immagini della colorazione e l’indicazione dei punti di immissione dei traccianti.

Abisso Watanka, immissione tinopal (Nicola Spagnoli)
Abisso Watanka, punto di rilascio del tinopal
Abisso Olivifer, immissione uoresceina (Roland Doja)
Abisso Olivifer, punto di rilascio della uoresceina

Sorgenti monitorate

Num. Sorgente Carsica Comune Coordinate ingresso UTMWGS84 Quota

S01FrigidoMassa5949054882197235

S02Bigione (“Bijon”)Massaw5947974882694260

S03RenaraMassa5973304880872300

S04BarrilaFivizzano5921864890972265

Analisi dei captori in carbone

Il carbone attivo contenuto nei sacchetti di rete di ogni captore è stato dapprima lavato con acqua distillata per eliminare le impurezze più grossolane, successivamente essiccato a bassa temperatura e infine inserito in contenitori sigillati e numerati. Da ognuno di questi sono poi stati prelevati 4 grammi di carbone (bilancia digitale centesimale, accuratezza +/- 0,03 g) e introdotti in provette di vetro aggiungendo 12 cc di una soluzione eluente di alcool etilico alcalinizzato con KOH al 10%,

agitando brevemente. Successivamente i contenitori sono stati posti in bagno a ultrasuoni per 2 minuti per facilitare il desorbimento del colorante, lasciandoli poi a riposo per 12 ore. Infine, gli eluati, dopo filtraggio, sono stati posti in cuvette monouso per fluorimetria (3,5 ml) e analizzati mediante un fluorimetro digitale Turner TBS380 e l’utilizzo di filtri a banda stretta (per la fluoresceina: eccitazione (λ465-485) ed emissione (λ515-575), per il tinopal: eccitazione (λ365395) ed emissione (λ440-470). Lo strumento è

TBS-380 Retta taratura (tinopal)

Retta taratura uoresceina

stato preventivamente calibrato usando soluzioni di riferimento a 1, 10 e 100 ppb per entrambi i traccianti: nell’ambito di questi valori le misure fornite hanno mostrato una risposta sufficientemente lineare (vedi i grafici della retta di taratura).

La modalità di lavoro dello strumento (una media di 5 misure in sequenza per ogni lettura) ha restituito valori piuttosto costanti e ripetibili per ogni campione esaminato, indice questo di una buon funzionamento. Come “bianco” di riferimento per le misure sono stati usati gli eluati stessi. Ogni misura riportata in tabella, se ritenuta significativa, è stata più volte confrontata con il “bianco” per cui si ritiene che la precisione dei valori sia ragionevolmente contenuta in un +/- 5%.

Nella tabella di seguito sono riassunte le risposte strumentali (dopo 12 – 40 ore) relative a ogni sorgente.

Analisi dei captori in cotone

I captori impiegati in questo test erano di due tipi: in carbone attivo (per la verifica di entrambi i

traccianti mediante l’uso del fluorimetro) e in cotone, per il solo Tinopal. La tecnica del cotone è ormai obsoleta ma solitamente efficace ed è stata scelta come ulteriore conferma.

Prima di essere esaminate le garze in cotone chirurgico sono state aperte e lavate accuratamente in acqua demineralizzata: quasi la metà sono risultate piuttosto sporche e contenenti sabbie o argille più o meno fini ma anche depositi di limo. Dalle garze così ripulite sono state ritagliate strisce più piccole, poste al buio completo e infine illuminate uniformemente con una lampada di Wood (raggi UVA) con lunghezza d’onda di circa 360 nm. L’esame visivo è tutto sommato semplice e la presenza del Tinopal è rivelata da una fluorescenza blu-azzurra piuttosto evidente: questo almeno per quantitativi di tracciante non troppo ridotti. Per avere una lettura più precisa, all’osservazione visuale diretta è stata affiancata anche un’analisi del colore impiegando una fotocamera digitale, cercando poi di interpretare l’immagine con un apposito software freeware (ImageJ). In pratica si esegue l’analisi RGB su porzioni scelte

Tabella dei dati strumentali

SorgenteCodice

Frigido (Forno)

Frigido (Forno)

Frigido (Forno)

Frigido (Forno)

Frigido (Forno)

Frigido (Forno)

Bijon (Forno)

Bijon (Forno)

Bijon (Forno)

Bijon (Forno)

Bijon (Forno)

S01-BIA/A29-set12,0018-ott12,008,510,520

S01-C01/A18-ott12,0022-ott15,003,744,5

S01-C02/A22-ott15,0026-ott17,003,144,83

S01-C03/A26-ott17,0010-nov15,0011,6912,8939

S01-C04/A10-nov15,0026-nov12,007,910,1721

S01-C05/A26-nov12,0007-dic10,008,7311,730

S02-BIA/A06-ott13,0018-ott15,003,33,6115

S02-C01/A18-ott15,0026-ott15,001,222,1625

S02-C02/A26-ott15,0007-dic16,008,510,9437

S02-C03/A10-nov16,0026-nov13,009,2511,2725

S02-C04/A26-nov13,0007-dic11,006,198,0114

RenaraS03-BIA/A06-ott11,0018-ott16,0068,2121

RenaraS03-C01/A18-ott16,0025-ott15,004,445,8712

Positivo

Positivo

RenaraS03-C02/A25-ott15,0010-nov16,008,4110,88 82 Dubbio

RenaraS03-C03/A10-nov16,0026-ott15,008,8511,2327

RenaraS03-C04/A26-ott15,0007-dic12,008,6210,7733

Equi TermeS04-BIA/A05-ott18-ott5,136,7918

Equi TermeS01-BIA/B05-ott18-ott5,466,94

Equi TermeS04-C01/A18-ott26-ott

Equi TermeS04-C01/B18-ott26-ott 30,537,36 14Positivo

Captori in cotone (fluorescenza)

Gra co con i valori ottenuti tramite il so ware ImageJ

Ra ronto visivo dei captori a garza

di ogni campione, rilevando i valori “mean” del solo canale BLU.

Questo metodo, per quanto non così accurato come con l’uso di un fluorimetro, permette comunque di apprezzare differenze non facilmente avvertibili con la sola valutazione “occhiometrica”.

Valutazione dei risultati

I dati fin qui raccolti sembrano indicare che le acque circolanti nelle grotte, Olivifer e Watanka, hanno punti di recapito ben diversi nonostante siano situate entrambe sullo stesso versante e a distanza non eccessiva, contenuta in 1 km circa. L’analisi dei captori (sia quelli in carbone attivo che cotone) e i dati registrati dalla sonda fluorimetrica GGUN FL24 hanno confermato la positività al Tinopal della Sorgente Frigido, mentre la Fluoresceina è stata rilevata alla sola Sorgente Barrila (Equi Terme), con il primo (e unico) captore già leggermente positivo. Purtroppo la perdita del secondo captore a causa del forte maltempo ci priva di una sicura conferma di questo dato. Si renderà pertanto necessario un secondo test per stabilire con precisione i tempi di corrivazione del tracciante mediante posizionamento della sonda fluorimetrica alle Sorgenti di Equi Terme. I tempi di arrivo di entrambi i traccianti risultano piuttosto brevi, contenuti entro pochi giorni e nel caso del Watanka addirittura solo due, visto che la sonda

fluorimetrica ha registrato l’arrivo del Tinopal alle ore 20 del giorno 20 ottobre, con il “picco” raggiunto nel giorno successivo (vedi immagine sottostante, curva in colore blu).

Gra co ottenuto tramite il programma FLUO

L’occhio vede ciò che la mente conosce

Note sul primo corso di biospeleologia organizzato da FST

a cura di Daniele Pagli, Duccio Pieri, Chiara Giubbani, Gruppo SPEOLO, FST

Introduzione

A seguito del congresso di Vicopisano nacque l’idea di approfondire il tema della biologia negli ambienti ipogei, dal momento che molti argomenti presentati erano a tema biologico. Si è notato quindi un certo interesse sull’argomento.

Dai contatti stretti in quell’occasione, è partita assieme ad altri relatori, Paolo Agnelli in primis, la sfida per l’organizzazione di un evento in collaborazione con il museo La Specola di Firenze.

L’FST e la Commissione Scientifica, di nuova

formazione, hanno quindi iniziato a gettare le basi per far sì che ciò che era partita come un’idea molto accattivante potesse divenire realtà.

Struttura del corso:

La massima, attribuita a W. Goethe, che ha aperto la parte introduttiva è “l’occhio vede ciò che la mente conosce”

L’obiettivo del corso è stato quello di dare una nuova lente tramite la quale osservare l’ambiente ipogeo che ci accoglie nelle nostre esplorazioni.

Estratto dalla prima lezione del corso (Daniele Pagli)

Spesso le specie che vivono in grotta sono molto ben adattate risultando quasi invisibili.

Le lezioni sono state strutturate in modo tale da avere un carattere applicativo. In tale senso, sono stati pensati tre moduli distinti:

- lezioni teoriche on-line riguardanti concetti base e le categorie tassonomiche principali. Queste hanno avuto durata massima di due ore, sì da non appesantire troppo il dopocena ai discenti.

Per chi fosse interessato le lezioni sono liberamente consultabili sul canale YouTube della Federazione;

- uscita in grotta assieme ad esperti per osservare sul campo i vari animali presentati durante le lezioni e vedere le metodologie di lavoro applicate dai vari specialisti, cercando di vedere “con gli occhi dell’esperto” una cavità ipogea. La grotta scelta è stata Buca Tana di Maggiano 827 T/LU sulla quale erano già presenti studi di letteratura scientifica.

Oltre a quanto sopra, è stata colta l’occasione per illustrare le modalità di rilevamento dei parametri ambientali quali temperatura, intensità luminosa e umidità;

- lezione in laboratorio per osservare le specie da vicino con l’ausilio di microscopi ottici e materiale messo a disposizione dal museo La Specola e da altri esperti che precedentemente avevano effettuato campionamenti in Toscana.

In aula i partecipanti hanno avuto modo di osservare le differenze tassonomiche nel dettaglio ed è stato spiegato come riconoscere le varie specie “toccandole con mano”, sempre assistiti dalla guida esperta dei professori del museo che hanno messo a disposizione le loro preziose conoscenze.

Dal punto di vista didattico è stato adottato un approccio che privilegiasse il coinvolgimento dei discenti, fornendo strumenti per avere un quadro generale della biodiversità piuttosto che soffermardosi sulle sottigliezze tassonomiche.

In questi incontri è emersa la figura dell’esperto non come un mago chiuso nella sua irraggiungibile torre di scienza ma come un amante del suo campo di studi che dedica la vita per far progredire le conoscenze e che fornisce un punto di riferimento ed una preziosa guida nelle osservazioni.

Un risultato supplementare di questo corso è

Attività sul campo alla Tana di Maggiano (archivio Commissione scienti ca)
Attività in laboratorio sugli esemplari della Specola (archivio Commissione scienti ca)

stata la revisione delle specie conosciute nella grotta osservata.

Se precedentemente, le specie rinvenute, risultavano 17; a seguito della visita, sono risultate essere complessivamente 21 (Tabella seguente)

Tabella 1: check-list della fauna nella Buca Tana di Maggiano 827 T/LU a confronto con i dati di letteratura disponibili, in grassetto le specie di nuova introduzione.

I dati ambientali ci dicono che nella zona più profonda della grotta, quella che ospita la maggior densità di chirotteri, l’umidità si attesta al 93% e la temperatura misurata è attorno agli 11.7 °, mentre nel salone centrale la temperatura è di circa 12°.

Conclusioni

Il corso si è concluso con un discorso del prof. Agnelli che ha passato virtualmente il testimone ai corsisti.

Le conoscenze acquisite li hanno resi partecipi della bellezza e della diversità che possono passare inosservate sotto i nostri occhi quando percor-

riamo gli ambienti sotterranei. A loro il compito di condividere con gli altri speleologi la meraviglia e la necessità di tutela di questi luoghi affinché le attività umane non distruggano questi ecosistemi fragili ancora così poco conosciuti.

La Federazione Speleologica Toscana e la sua Commissione Scientifica ringraziano per questo corso i relatori delle lezioni, il Dott. Giacomo Bruni, Dott.ssa Luisa Dainelli, Dott.ssa Valentina Balestra, i Professori Paolo Agnelli, Stefano Vanni, Stefano Taiti, Simone Cianfanelli e Fabrizio Serena, il museo della Specola di Firenze e la Dott.ssa Annamaria Nistri per aver concesso l’uso dei locali e delle attrezzature.

Fondamentale è stata la Commissione Comunicazione della FST che ha collaborato in maniera significativa alla concreta realizzazione del progetto.

Da ultimo, e non in ordine di importanza, un ringraziamento speciale va ai corsisti, i quali con la loro curiosità e viva partecipazione hanno reso questo corso un mezzo di condivisione fondamentale, che accende la fiamma dei prossimi progetti.

Buca Tana di Maggiano (archivio Commissione scienti ca)
Lezione in aula presso i locali della Specola del Prof. Agnelli sui chirotteri (archivio Commissione scienti ca)

Tabella 1: Specie analizzate

Phylum:Ordine:Famiglia:Specie:Letteratura:Rilevate:

MOLLUSCASTYLOMMATOPHORA

Oxychilidae Oxychilus sp. x

Helicodontidae Helicodonta obvoluta x

Chondrinidae Solatopupa juliana x

CRUSTACEAISOPODABuddelundiellidaeBuddelundiellia sanfilippoix

PhilosciidaePhiloscia affinisx

PorcellionidaePorcellio dilatatusxx

TrichoniscidaeSpeleonethes manciniix

DIPLOPODAGLOMERIDAGlomeridaeGlomeris sp.x

JULIDAJulidaeElbaiulius chrysopygusx

CHILOPODALITHOBIOMORPHALithobiidaeLithobius pusillusxx

ARACHNIDAARANAENesticidaeNesticus eremitax

ACARINAIxodidaeIxodus vespertilionisx

INSECTACOLEOPTERACarabidaeDuvalius apuanusxx

DIPTERALimoniidaeLimonia nubecolosaxresti

Calliphoridae Calliphora sp x

ORTHOPTERAGryllidaeGryllomorpha dalmatinaxx

RaphidophoridaeDolichopoda schiavazzixx

AMPHIBIACAUDATAPlethodontidaeSpeleomantes italicusxx

MAMMALIACHIROPTERARhinolophidaeRhinolophus ferrumequinumxx

Rhinolophus hipposiderosxx

MiniopteridaeMiniopterus schreibersixx

Relazione Commissione Ambiente attività anno 2023

Durante il 2023 FST è stata coinvolta in un’intensa attività di sopralluoghi in cava da parte del Parco delle Apuane, con cui è stato siglato un Protocollo d’Intesa dedicato. Oggetto di questo protocollo è l’implementazione delle conoscenze sullo stato di conservazione dell’ambiente carsico apuano ed in particolare di quello minacciato dalle attività estrattive, al fine di eliminare o mitigare ogni possibile impatto negativo e mettere in atto ogni possibile azione di tutela.

Il predetto scopo è raggiunto attraverso lo svolgimento delle seguenti attività:

- attività di scambio di informazioni e conoscenze, tra il Parco e la FST, in merito allo stato di avanzamento delle attività estrattive presenti nelle aree contigue di cava e agli impatti che tali attività possono produrre sulle cavità e forme carsiche presenti nell’area;

- svolgimento di sopralluoghi, indagini e ispezioni nelle cavità carsiche presenti nelle Alpi Apuane, da parte della FST, sia sulla base di specifiche richieste del Parco, sia sulla base di autonome valutazioni;

Frattura ortogonale alla galleria cava Piastriccioni n.6 Carrara (Danilo Magnani)

- predisposizione di report, da parte della FST, relativi ai sopralluoghi, indagini e ispezioni effettuati.

Sono altresì oggetto del Protocollo altre azioni di tutela e valorizzazione degli acquiferi carsici dell’area parco e contigua, insieme alla divulgazione della loro conoscenza speleologica.

Vediamo nel dettaglio i sopralluoghi effettuati.

Sopralluogo cava Piastriccioni N. 6, Carrara (MS)

Il 7 gennaio 2023 volontari della Federazione, in presenza della titolare della Tonelli Renato srl e della geologa della cava, hanno ispezionato una cavità intercettata durante l’attività di escavazione. L’escavazione avviene in galleria e la cavità intercettata si presenta come una frattura che attraversa ortogonalmente la parte sommitale della stessa, mentre alla base risulta chiusa.

Come si vede dalle immagini che seguono, le pareti della cavità non presentano forme di erosione carsica e, nonostante il periodo particolarmente piovoso, la frattura era interessata da modesto stillicidio. I vuoti sono stati creati dal crollo per gravità dei detriti avvenuto nel momento in cui sono stati asportati i blocchi tagliati durante la coltivazione.

Si tratterebbe della prosecuzione della frattura visibile all’esterno in corrispondenza della tecchia e dell’ingresso cava, come da foto a lato.

Alla luce di quanto esposto, la Federazione ha ritenuto che la cavità intercettata non fosse rilevante dal punto di vista carsico e il Parco ha di conseguenza sbloccato il cantiere.

Dettaglio attura all’esterno della cava Piastriccioni n.6

Carrara (Danilo Magnani)

Sopralluogo Cava PiastraioPiastriccioni, Levigliani (LU)

In data 20 aprile 2023, durante il sopralluogo congiunto alla presenza dei Guardiaparco e del Presidente della Cooperativa Condomini di Levigliani, i volontari di FST hanno ispezionato una cavità sul pavimento della cava in galleria al livello 2, intercettata e non segnalata, quindi tombata e da ultimo riaperta su nostra richiesta.

In seguito alla perlustrazione i volontari hanno verificato che si trattava di una verticale di circa 15 m di profondità e sezione trasversale di dimensioni medie pari a 2x3 m.

Il fondo del pozzetto si presentava piatto e privo di prosecuzioni.

Circolazione d’aria assente.

Vista l’irrilevanza della cavità, la Federazione ha richiesto la sigillatura dell’accesso, onde evitare l’infiltrazione di marmettola ed altri inquinanti.

Stato della cavità intercettata in cava PiastraioPiastriccioni nel 2021 (Marco Innocenzi)

Sopralluogo cava Piastrone, Comune di Seravezza (LU)

Il 15 giugno 2023 volontari della Federazione, in presenza dei Guardiaparco e dei cavatori, hanno verificato le caratteristiche e la rilevanza della cavità carsica intercettata presso cava Piastrone, gestita dalla Henraux SPA.

La cavità si apre sul piazzale posto a quota 1200 m slm e si presenta come una frattura di ampiezza oscillante tra i 15/25 cm, lunga circa 6 m, ostruita da detriti e orientata NE-SW. Questa frattura si allarga fino ad un massimo di 42 cm in corrispondenza della base della bancata.

Viste le dimensioni della cavità, non è stato possibile accedere, quindi i volontari hanno optato per una perlustrazione mediante Endoscopio

Stato della cavità intercettata dopo lo svuotamento cava Piastraio-Piastriccioni nel 2023 (Marco Innocenzi)

DEPSTECH con cavo semirigido di 5 m e telecamera di ispezione, collegato a cellulare Android, in grado di eseguire foto e video.

L’endoscopio è stato ancorato ad un palo telescopico di circa 5 m di lunghezza, che gradualmente è stato spinto all’interno della cavità. Il palo assai rigido è stato sostituito poi con una canna da pesca, assai più flessibile, che ha permesso di penetrare per quasi tutta la lunghezza della sonda.

Da un’analisi del video registrato è emerso come le pareti della cavità ispezionata fossero lavorate dall’acqua e rivestite da micro-concrezioni. Inoltre le immagini del punto più profondo raggiunto dalla sonda endoscopica evidenziava-

Dettaglio cavità intercettata da cava Piastrone (M. Cantarelli)

no parti buie che indicano vuoti e quindi la probabile prosecuzione della cavità. Ma l’elemento più importante emerso dal sopralluogo è la presenza di aria fredda in uscita e questo fa presupporre che la cavità si comporti da ingresso basso di un sistema di vuoti ipogei assorbenti soprastante.

I volontari della Federazione hanno concluso che nonostante le dimensioni del vuoto non rendano possibile l’accesso e nonostante la parte ispezionata tramite la strumentazione sopra descritta abbia volumi ridotti, la presenza di circolazione d’aria porti a credere che la cavità carsica intercettata in cava Piastrone faccia parte di un si-

Asta telescopica a cui è stata ancorata la sonda con telecamera (M. Cantarelli)

Frattura intercettata da cava Piastrone (M. Cantarelli)

stema ben più ampio e sviluppato. FST ne chiesto di conseguenza la protezione.

Visto l’esito del sopralluogo e la conseguente relazione prodotta da FST, la Commissione tecnica del Nulla Osta del Parco ha ritenuto che la cavità carsica intercettata dovesse essere tutelata e conservata. Ha confermato pertanto, per un principio di precauzione, il divieto di escavazione per un raggio di 15 m dalla cavità stessa, già stabilito con l’Ordinanza del Presidente n.1 del 19 gennaio 2023.

Sopralluogo

in Cava Bassa di Carcaraia, Vagli Sotto (LU)

In data 18 luglio 2023, per accordi precedenti presi coi cavatori e col Parco delle Apuane, alcuni volontari della Federazione si sono recati in Cava Bassa di Carcaraia per verificare lo stato di avanzamento dei lavori finalizzati alla riapertura dell’ingresso dell’Abisso Cann’Abiss, all’allestimento di vie ferrate per accedere agli ingressi di Grotta Bailame e Buca Belfagor e concordare i contenuti del cartello che dovrà essere piazzato alla sbarra della cava, riguardante i percorsi sicuri che gli speleologi dovranno seguire per accedere alle grotte presenti (come previsto dal Protocollo

d’Intesa siglato nel 2021 tra Ente Parco regionale delle Alpi Apuane ed FST).

Nel luglio e settembre 2022 i nostri volontari avevano già eseguito sopralluoghi in loco, dietro segnalazione dei cavatori che durante i lavori di scavo alla ricerca dell’accesso all’Abisso Cann’Abiss avevano individuato buchi soffianti. In entrambi i casi gli accessi si erano rivelati troppo stretti, ma era evidente che la via speleologica alla grotta fosse poco distante: rinvenuti vecchi ancoraggi; recentemente rinvenuta vecchia corda statica utilizzata dagli esploratori per la progressione.

Durante questo sopralluogo i volontari hanno sceso un pozzetto di una decina di metri e si sono ritrovati nella stessa sala raggiunta le volte precedenti, la quale continua su due diramazioni, una non percorribile in quanto chiude in strettoia, l’altra ugualmente non percorribile nell’immediato ma che potrà esserlo con un lavoro di scavo interno da parte degli speleologi. Da quest’ultima strettoia è visibile infatti una prosecuzione più comoda della grotta. Abbiamo quindi concordato con i cavatori la sospensione momentanea del loro lavoro esterno di scavo, in attesa dell’esito del nostro lavoro di scavo interno.

Corda utilizzata per la progressione rinvenuta durante lo scavo in cava bassa Carcaraia (T. Angeloni)

il

Ingresso Abisso Cann’Abiss protetto da blocchi in cemento e fogli in pvc (T. Angeloni)Ingresso Grotta Bailame (Nadia Ricci)

L’ingresso dell’Abisso Cann’Abiss è stato protetto da una barriera di blocchi in cemento rivestiti da fogli in pvc, per evitare in caso di precipitazioni l’infiltrazione della marmettola.

I volontari hanno collaudato la via ferrata che è stata allestita per raggiungere l’ingresso della Grotta Bailame, che attualmente si trova su un vecchio fronte di cava. Il percorso in salita è abbastanza

Pozzo sceso durante
sopralluogo Abisso Cann’Abiss (T. Angeloni)
Ferrata che conduce all’ingresso della Grotta Bailame (Nadia Ricci)

agevole, fatta eccezione per alcuni punti, nei quali i cavatori dovranno infiggere nella roccia altre staffe.

I volontari hanno collaudato la via ferrata che è stata allestita per raggiungere l’ingresso della Buca Belfagor, che attualmente si trova su un vecchio fronte di cava. Il percorso è da rivedere nel punto in cui è stata posizionata una passerella in legno: la passerella in legno dovrà essere sostituita da una passerella in ferro zincato, del tipo utilizzato nei ponteggi dei cantieri edili, e la stessa dovrà essere rialzata di 40 cm circa per consentire agli speleologi, con la loro attrezzatura ordinaria, di assicurarsi più agevolmente al cavo di acciaio della via ferrata.

Abbiamo concordato coi cavatori la posizione del parcheggio che dovrà essere utilizzato dagli speleologi e che sarà allestito nelle immediate vicinanze della sbarra posta all’ingresso della cava e comunque all’esterno del cantiere.

Abbiamo concordato inoltre il percorso sicuro di avvicinamento all’ingresso dell’Abisso Cann’Abiss, che seguirà quello individuato per Grotta Bailame fino al punto verde, per poi deviare a destra e scendere lungo le bancate attraverso l’ausilio di scale fisse fino all’accesso della cavità.

Dovremo ritornare in Cava Bassa per verificare la realizzazione di quanto concordato con i cavatori e ratificato dal Parco.

Cartello area cava bassa di Carcaraia con percorsi per raggiungere gli ingressi delle grotte

Passerella in legno lungo la ferrata che conduce all’ingresso della Buca Belfagor (Nadia Ricci)

Sopralluogo in cava Colubraia

Formignacola, Vagli di Sotto (LU)

In data 8 agosto 2023, alcuni volontari della Federazione, su richiesta del Comando Guardiaparco del Parco delle Alpi Apuane e alla presenza di rappresentanti della Onymar Quarries srl che gestisce cava Colubraia Formignacola, si sono recati in loco per ispezionare una cavità carsica intercettata durante i lavori di escavazione.

La segnalazione dell’intercettazione era stata inviata anche all’attenzione della nostra Associazione da parte di Apuane Libere odv lo scorso 26 giugno ed era già stato eseguito un primo sopralluogo da parte dei Guardiaparco.

Scopo della richiesta del nostro intervento era quello di valutare la rilevanza della cavità intercettata, definirne lo sviluppo rispetto all’attuale piano di coltivazione che i cavatori intenderebbero abbassare ed infine verificarne l’eventuale collegamento con Buca Luca 1069 T/LU il cui ingresso si apre alcune bancate sopra il vuoto in questione in zona ormai inattiva del cantiere.

La cavità perlustrata si presenta come una frattura, le cui dimensioni si possono desumere osservando il rilievo topografico che segue.

Durante il sopralluogo alcuni volontari della FST hanno armato e percorso la prima parte di Buca Luca, al fine di verificarne il collegamento con la cavità carsica intercettata: non è stata rinvenuta una via percorribile, ma si è potuta costatare una connessione sonora. Infatti gli speleologi che si trovavano all’interno della cavità sentivano il rumore del trapano utilizzato in Buca Luca per fissare gli ancoraggi e discendere il pozzo iniziale.

Di seguito viene riportata una Ortofoto Carta della cava, in cui sono state posizionate le piante delle due grotte, in modo da apprezzarne la vicinanza.

A seguito del sopralluogo il Parco ha emesso l’Ordinanza di sospensione e riduzione in pristino n. 5 del 21 agosto 2023, con la quale si ordina:

a) la sospensione immediata, in via precauzionale, di ogni lavorazione estrattiva nell’area interessata dalla cavità carsica in oggetto, meglio individuata negli allegati alla presente ordinanza, per un raggio di 7,00 metri dalla sua apertura, comprendendo le porzioni di cavità visibili sul piano orizzontale e su quello verticale;

b) la rimozione, per quanto possibile, del materiale lapideo che ostruisce parte della cavità carsica;

c) l’ampliamento del cordolo in cemento a protezione dell’ingresso della cavità carsica, raddoppiando le dimensioni in altezza e in pianta di quello esistente, rivestendolo in sasso sul lato esterno.

Sopralluogo cava Rigo - Abisso Tripitaka T/LU 1024, loc. Le Gobbie, Seravezza (LU)

In data 25 novembre 2023 alcuni volontari della Federazione, con i Guardiaparco del Parco delle Apuane e i Carabinieri della Forestale, hanno eseguito un sopralluogo presso cava Rigo, loc. Le Gobbie-Seravezza (LU), per verificare se quanto

Cava Colubraia Formignacola con gli ingressi della cavità intercettata e Buca Luca (Danilo Magnani)

prescritto dall’Ordinanza di sospensione e riduzione in pristino n. 2 del 19 gennaio 2023 fosse stato ottemperato dalla Calacata Arni srl e in dettaglio:

1) rimozione del tamponamento in calcestruzzo e del tamponamento in detriti realizzato all’ingresso delle due cavità carsiche;

2) asportazione di ogni materiale riversato all’interno delle cavità carsiche;

3) ricostituzione dell’assetto morfologico ed idrogeologico delle cavità carsiche, antecedente alle opere di tombamento;

4) esecuzione dei rilievi delle cavità carsiche;

5) rimozione della marmettola presente all’interno dell’Abisso Tripitaka.

Per quanto riguarda la n. 1, è stato praticato sulla parete tamponata un foro, le cui dimensioni troppo piccole non hanno consentito di verificare ciò che si trova all’interno. Lo spessore della parete e il diametro del foro impedivano di orientare la sonda munita di telecamera nella direzione desiderata. Inoltre il foro è stato praticato nella parte superiore della tamponatura, mentre sarebbe opportuno praticarne altri anche nella parte centrale ed inferiore della stessa. La situazione ottimale sarebbe rappresentata in ogni caso da un varco che consentisse l’accesso ad uno speleologo.

Per quanto riguarda la n. 2, la cavità ostruita da

detrito e già raggiunta durante il sopralluogo del 18 giugno 2022 non è stata liberata.

Da quanto fin qui evidenziato, emerge come neppure la prescrizione n. 3 ossia “ricostituzione dell’assetto morfologico ed idrogeologico delle cavità carsiche, antecedente alle opere di tombamento” sia stata ottemperata. Di conseguenza né i cavatori attraverso propri incaricati, né gli speleologi durante il sopralluogo hanno potuto effettuare la prescrizione n. 4 “esecuzione dei rilievi delle cavità carsiche”.

Per quanto riguarda la prescrizione n. 5, i volontari FST hanno fatto accesso all’Abisso Tripitaka per verificare lo stato della vasca con accumulo di marmettola alla base del pozzo P52, denunciata nella nostra lettera Prot. n° 31-LT-2022-U del 27/12/2022. Anche in questo caso, come si vede dalla foto che segue, è stata riscontrata una situazione di stallo rispetto al passato.

Il Parco a seguito del sopralluogo, con sua lettera del 30 novembre 2023 ha ribadito alla ditta Calacata Arni srl quanto già stabilito nell’Ordinanza sopra richiamata, ricordando che il perdurare della non ottemperanza delle prescrizioni impartite, costituisce il venir meno della compatibilità ambientale dell’intervento, accertata con il rilascio della pronuncia di compatibilità

OFC con in rosso la pianta di Buca Luca e in giallo la pianta della cavità intercettata

Parete con tombatura e in blu foro praticato per l’ispezione della cavità (Marco Innocenzi)

Cavità intercettata come si presentava nel giugno 2022 (Danilo Magnani),

ambientale vigente, e si stabilisce pertanto che il termine perentorio l’ottemperanza di dette prescrizioni è di 60 giorni dal ricevimento della presente, dopo di che saranno attivate le procedure sanzionatorie di cui all’art. 29 del Dlgs 152/2006.

Cavità intercettata come si presentava nel novembre 2023 (Cristian Leonardi)

Accumulo di marmettola alla base del P52 dell’Abisso Tripitaka (Nadia Ricci)

Segnalazione inerente alla Grotta Punta degli Stretti, Monte Argentario (GR)

In occasione di un recente sopralluogo effettuato da speleologi della FST alla Grotta di Punta degli Stretti (250 T/GR), avvenuto il 14 maggio 2023 sono stati osservati due tubi di plastica nera

provenienti ciascuno dalle due estremità della ex-galleria ferroviaria che interseca la grotta. I due tubi si immergevano entrambi nel primo grande lago della stessa.

Dalla disposizione dei tubi e dalla presenza di una pompa, nascosta in un piccolo sgabuzzino in muratura, si evince che si tratta di un prelievo di acqua dal lago della grotta. Dalla pompa parte quindi un altro tubo dalla destinazione ignota.

Doveroso è per la FST rimarcare come, oltre che creare un danno al bioma del lago e alla fauna della grotta, un utilizzo illecito ed incontrollato di queste acque, potrebbe portare anche a conseguenze preoccupanti per coloro che con queste entrino in contatto, data l’importante presenza di guano presente.

È bene ricordare che la grotta 250 T/GR ospita una ricca fauna ipogea, tanto che in una recente ricerca condotta dal Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze si mette in evidenza come questa grotta sia quella con il maggior grado di biodiversità animale conosciuta di tutta la Toscana (Agnelli & Vanni, com. pers.).

Purtroppo la grotta è da tempo caratterizzata da un forte disturbo antropico. A partire dalla realizzazione di una galleria ferroviaria, che ne attraversa ancora il suo tratto iniziale e che poi, una volta chiusa al traffico ferroviario, è stata illecitamente utilizzata per ospitare al suo interno alcune costruzioni ricettive, un bar, dei magazzini, ecc. Strutture abusive che poi sono state a loro volta abbandonate, lasciando, oltre ai ruderi di

Tubi presenti all’interno della Grotta Punta degli Stretti nel maggio 2023 (S. Picchianti)

tale scempio, anche grandi quantità di rifiuti che continuano ad accumularsi negli anni.

Oggi la pressione antropica è davvero fuori controllo e basta digitare poche parole-chiave su Google, per rendersi conto di come la grotta sia continuamente violentata da persone senza la minima preparazione tecnica e culturale. Spesso la grotta viene sfruttata, specialmente nella stagione estiva, per organizzare gite a scopo di lucro che vedono decine e decine di turisti calpestare il suolo in ogni anfratto della cavità, illuminare ogni angolo, danneggiare le formazioni calcaree, dare disturbo alle colonie delle numerose specie di chirotteri presenti con ben 6 diverse specie (5 dei quali in All. II della Direttiva Habitat) e minare la straordinaria biodiversità di questo luogo, documentata con almeno 35 diverse specie di 17 diversi Ordini di invertebrati.

In seguito alla nostra segnalazione, Regione Toscana-Direzione Ambiente ed Energia-Settore Tutela della Natura e del Mare ha richiesto indagini ed informazioni sulle opere abusive di derivazione di acque pubbliche ed opere edilizie all’interno della Grotta al Gruppo Carabinieri di Grosseto.

Da un sopralluogo successivo alla Grotta, volontari della Federazione hanno verificato che i tubi e la pompa sono stati asportati.

La FST, in accordo con l’Amministrazione comunale di Monte Argentario, sta perfezionando un progetto finalizzato alla protezione della cavità carsica e della sua fauna, consentendo al tempo stesso una corretta fruizione della grotta da parte di coloro che vorranno visitarla nei modi e tempi appropriati.

Pompa rinvenuta all’interno della Grotta Punta degli Stretti nel maggio 2023 (S. Picchianti)

Geometrie d’incanto

immagini dei rami Vittorio Prelovsek, Complesso carsico del Monte Corchia, uPIX FOTOGRAFIA IPOGEA

Le miniere dell’Argentiera, Sant’Anna di Stazzema

In

Apuane oltre alle grotte scavate dall’acqua

ci sono cavità scavate dall’uomo

a cura di Nadia Ricci, Danilo Magnani, Diego Pieruccioni

Confesso tutta la mia ignoranza in merito alla presenza nei secoli di un’attività mineraria tanto intensa quale quella che ha caratterizzato la zona dell’Argentiera, Apuane centro-meridionali.

La storia della Miniera del Bottino mi era vagamente familiare, ma non si possono certo ridurre a questa le vicende che hanno interessato l’area in questione.

Tutto è cominciato dalla proposta avanzataci da Diego Pieruccioni, di visitare e rilevare delle gallerie minerarie nei pressi di Sant’Anna di Stazzema. Pensavo fosse questione di un impegno breve, uno o due fine settimana al massimo. Beh, la cosa è andata avanti per circa un anno e di seguito viene illustrata. Buona lettura!

Introduzione

Le miniere dell’Argentiera o di Sant’Anna (comune di Stazzema, Lucca) si trovano sul versante meridionale del Monte Ornato e del Monte Rocca. Il giacimento è costituito principalmente da filoni di galena mista a sfalerite e tetraedrite ricca in argento e in misura minore da pirite, barite e ossidi di ferro. Malgrado le piccole dimensioni dei filoni, l’alta percentuale (fino a circa il 30% del peso) di contenuto in argento ha motivato intense attività minerarie soprattutto durante l’epoca rinascimentale.

Cenni storici

Periodo etrusco e romano

Si fanno risalire agli Etruschi e ai Romani alcuni lavori minerari della zona, anche se scarsissime sono le notizie storiche al riguardo. Tali lavori consistono in brevi gallerie di forma ellittica alte

non più di un metro e larghe 60 cm al massimo e in grandi caverne quali quelle osservate nella parte superiore della miniera del Bottino (situate sul versante settentrionale del Monte Ornato) e presso la galleria della Rava dell’Argentiera.

Durante la fase di sfruttamento etrusca si ritiene che il porto di Luni, alle foci del Magra, debba la sua fondazione al commercio cui davano luogo le miniere d’argento: lo stesso nome di Luni, o Luna, deriverebbe da quel metallo, essendo noto che gli antichi avevano dedicato l’argento alla Luna. Durante l’epoca romana la coltivazione delle miniere toscane subì un lungo periodo di arresto, vietata per legge.

Periodo medievale

Il periodo di calma successivo alle invasioni barbariche permise la ripresa dello sfruttamento delle miniere a cui in gran parte le repubbliche di Lucca, Siena, Volterra e Massa Marittima dovettero la loro potenza. Da atti pubblici del XI secolo risulta che le miniere del Bottino e della Val di Castello erano coltivate dai conti di Corvaia e diVallecchia, ai quali furono tolte dalla repubblica di Lucca, passando successivamente in possesso di quella di Pisa.

Le due repubbliche intervennero nelle contese continue tra i due feudatari e se ne divisero la protezione. Così le miniere appartennero prima ai lucchesi che, impadronitisene nel 1242, ne fecero dono nel 1316 a Castruccio Castracane, poi nel 1348 passarono in mano alla Repubblica di Pisa.

I nobili di Corvaia e di Vallecchia cercarono più volte di tornare in possesso dei loro domini senza riuscirci e questi rimasero alla repubblica di Pisa fino al 1515, per passare poi sotto il dominio di Firenze.

Periodo rinascimentale-mediceo

Lo sfruttamento delle miniere del suo stato fu un campo in cui Cosimo I De’ Medici profuse mezzi e iniziative, curandolo personalmente con l’interesse dell’uomo d’affari e la tenacia dello studioso. Dal 1539 al 1560 si ebbe pertanto una quantità di ricerche e di tentativi, sia in zone già sfruttate nel Medioevo, sia in zone ancora inesplorate. Molti tentativi di sfruttamento minerario risultarono infruttuosi e dovettero essere abbandonati quasi subito. Diverso invece fu il caso delle miniere d’argento nel Capitanato di Pietrasanta, dal 1539 al 1592. Il Capitanato di Pietrasanta comprendeva il territorio di Stazzema, Gallena e Valdicastello, cioè una zona in cui erano state attive miniere d’argento già nell’antichità e nel Medioevo.

Dal 1539 al 1542 però i lavori andarono molto a rilento. Dal 1542 in avanti invece si cominciò a lavorare con continuità. Il primo periodo fu caratterizzato da un lavoro febbrile: si ripulirono, si puntellarono, si dotarono le zone minerarie già conosciute (l’Argentiera e il Bottino) di tutte le infrastrutture necessarie alla lavorazione del minerale.

Di tutte le miniere che via via verranno aperte, quella del Bottino sarà di gran lunga la più redditizia fino alla fine del secolo e dell’attività.

Gran parte della manodopera (muratori, manovali, sterratori) proveniva dalle zone vicine, come ad esempio Stazzema, Campo Carbonaio, Ruosina, Pruno, Minazzana, Malventoso, Fabiano, Giustagnana, Farnocchia. Tuttavia la manodopera locale venne impiegata solamente in lavori generici, fin quasi al 1580. Solo a quell’epoca infatti si poté disporre di una manodopera specializzata locale. Fino ad allora, quasi tutti i fonditori, gli affinatori, i capatori, i saggiatori, diversi fabbri e molti cavatori furono fatti venire dalla Germania e dall’Austria, le zone ritenute all’epoca più ricche di esperienza in campo minerario. Gli italiani, da sempre contadini e allevatori, non potevano essere buoni tecnici, non sapevano riconoscere i filoni, seguirne l’andamento, lavorare con precisione e razionalità, come esigeva l’attività mineraria.

Anche Cosimo I era cosciente di questa realtà e quindi già dai primi mesi del 1542 cercò di reclutare manodopera tedesca e fiamminga.

Per seguire più da vicino l’andamento delle mi-

niere, Cosimo I si fece costruire dal 1561 il palazzo di Seravezza.

La miniera in cui si lavorava con maggior rendimento dal 1558 in poi era quella del Bottino: i filoni erano larghi da due dita a un palmo e talvolta raggiungevano la larghezza di un mezzo braccio. La miniera dell’Argentiera era invece caratterizzata da filoni molto più modesti e dal 1570 in poi andò esaurendosi. Verso il 1595 Ferdinando I ne ordinò la chiusura.

Senza dubbio la causa fondamentale dell’abbandono delle miniere di Pietrasanta va ricercata nell’arrivo massiccio dell’argento americano sui mercati europei.

Periodo moderno

Al breve periodo di ripresa delle miniere sotto il dominio dei Medici seguirono oltre due secoli di abbandono.

La prima metà del XIX secolo segna l’inizio di una ripresa generale dei lavori minerari in tutta la zona considerata, grazie all’arrivo di capitali stranieri.

Al 1833 risale la ripresa dei lavori delle miniere piombo argentifere della Val di Castello, per coltivare le quali si costituì in Francia la società Etablissement Metallurgique, che ne intraprese lo sfruttamento. Sfruttamento di breve durata a causa dell’insufficiente capitale investito, che fu rapidamente esaurito con la costruzione di una laveria e di sei forni a coppella.

Altra società veniva costituita da un certo Hahner console di Sassonia nel 1846, detta delle Miniere di Val di Castello, la quale diede impulso ai lavori della miniera dell’Argentiera.

Verso il 1907 questa passa nelle mani di un Sig. Gemignani di Viareggio, che vi fece eseguire qualche piccolo lavoro sino a quando queste miniere furono acquistate dalla Società Anonima delle Miniere dell’Argentiera (SAMA), che le riattivò nel 1919.

La SAMA rilevava così le concessioni di entrambi i versanti Monte Ornato, Argentiera e Bottino, dando inizio a importanti lavori di ammodernamento delle tecnologie estrattive e di produzione, come la laveria del Bottino, un raccordo ferroviario con la Tranvia dell’Alta Versilia per il movimento vagoni da e per la stazione di Querceta, un piano di carreggio che doveva collegare i due versanti al

CAVIT À ARTIFICIALI

di sotto del Monte Ornato per convogliare tutto il materiale alla laveria del Bottino ed evitare così i trasporti esterni (Galleria Cerpelli). L’entrata in vigore di una nuova legge mineraria sconsigliano SAMA a continuare le attività, che vengono rilevate dalla Società EDEM (Esercizio Deposito Escavazioni Minerarie), che concentra i lavori nella sola zona di Monte Arsiccio e per i minerali ferrosi, trascurando i giacimenti piombo-argentiferi dei quali perderà la concessione nel 1938.

Il resto è storia recente, dopo il secondo conflitto mondiale la EDEM riattiva le vecchie concessioni minerarie per prodotti ferrosi, ma il vero successo societario avviene con l’impiego della barite per la preparazione dei fanghi bentonitici usati nelle ricerche petrolifere e di idrocarburi con pozzi profondi e nel campo del nucleare.

Descrizione delle Gallerie

Le gallerie minerarie principali esplorate e rilevate sono in tutto 12, a cui si aggiungono 6 scavi minerari secondari che verranno semplicemente elencati. L’itinerario per raggiungere le gallerie dell’Argentiera parte dall’abitato di Sant’Anna di Stazzema (Stazzema – Lucca), famoso per essere stato teatro nell’agosto del 1944 di un efferato eccidio nazifascista, durante il quale persero la vita 560 civili, molti dei quali bambini: la piazza principale del paese è infatti dedicata ad Anna Pardini, la più giovane tra i trucidati. Oggi Sant’Anna di Stazzema è il centro del Parco Nazionale della Pace, dove dalla piazza della chiesa parte un sentiero che porta al Museo Storico della Resistenza e al Monumento Ossario.

Per raggiungere le miniere, da piazza Anna Pardini si prende via Sant’Anna, la si percorre per circa 650 m e si svolta a sinistra. Si prosegue per altri 200 m e si svolta ancora a sinistra. Percorsi ulteriori 250 m, si svolta a destra in via dell’Ossario. Dopo ancora 500 m, si parcheggia nei pressi della partenza di una teleferica, collegata con la cima del Monte Rocca, punto di partenza per raggiungere tutte le gallerie del sito minerario.

Galleria dell’Acqua

Dalla teleferica, per raggiungere la Galleria dell’Acqua si prosegue sulla destra per circa 200 m in direzione Casa dell’Argento: la miniera si apre a destra del lavatoio presente nell’aia della casa.

La Galleria dell’Acqua presenta all’ingresso uno stramazzo, realizzato per accumulare l’acqua impiegata dalle case ormai cadute in disuso, presenti nelle vicinanze della galleria.

La prima parte della galleria è quindi allagata, anche se facilmente superabile tramite l’uso di stivali al ginocchio. La presenza di acqua rappresenta un habitat ideale per Speleomantes e tritoni alpestri, particolarmente numerosi in questo tratto.

La sezione trasversale della galleria principale è tipico delle miniere rinascimentali: anguste dimensioni (mediamente 1,60x0,80 m) e caratteristica forma “a bara”, con pavimento e soffitto pari, parte centrale più larga. Le tecniche di scavo erano simili a quelle adottate nelle gallerie rinascimentali della famosa miniera di Freiberg, Germania.

Lasciata alle spalle l’area allagata, si nota sul soffitto un cunicolo ascendente, che si dirige verso

Ingresso della Galleria dell’Acqua (D. Magnani )

l’esterno. Di ridotte dimensioni e ormai completamente rivestito di colate di calcite, rappresenta probabilmente il cunicolo che veniva scavato inizialmente quale sondaggio del giacimento, alla ricerca del filone. Successivamente veniva scavata la galleria d’accesso, più comoda e sub orizzontale, per uomini e strumenti di lavoro.

Più avanti, raggiunto il filone, si dipartono vari rami le cui dimensioni diventano sempre più piccole e costringono ad una progressione carponi o addirittura strisciante.

All’interno di molti cunicoli è stata riscontrata la presenza di legna carbonizzata, probabilmente resti dell’accensione di antichi fuochi usati per surriscaldare la roccia, che poi raffreddata repentinamente veniva fratturata per shock termico e poi abbattuta più facilmente durante le operazioni di scavo.

Galleria di Borratana

Per raggiungere questa galleria dalla teleferica, collegata alla cima del Monte Rocca di cui sopra, si prosegue a piedi lungo la sterrata che ricalca il sentiero CAI n. 113. Si mantiene la sinistra all’incrocio con altro sentiero che porta alla Casa dell’Argento. Si prosegue lungo il n. 113, fino ad intercettare un canale d’acqua, denominato Fosso

della Borettana. L’ingresso principale di Borratana si apre proprio lungo il sentiero sulla destra.

La Galleria di Borratana ha complessivamente tre ingressi, di cui il principale si trova lungo il sentiero n. 113, mentre gli altri due si aprono superiormente lungo il canale.

Il terzo e più alto ingresso della Galleria è mostrato dalla foto che segue.

Ingresso n. 3 della Galleria di Borratana (D. Magnani)
Cunicoli della Galleria dell’Acqua (D. Magnani)

Sezione trasversale della Galleria di Borratana a forma di bara e scalpellature sul so tto

Ingresso della Galleria di Busatrave (D. Magnani)

All’interno della galleria sono quantitativamente rilevanti i tratti rinascimentali, con le pareti che mostrano gli evidenti segni degli scalpelli.

La Galleria di Borratana è molto vicina alla Galleria dei Felcini, come si vede dal rilievo topografico: le cavità sono divise da un soffitto/pavimento di detrito accumulato, nel corso degli anni di abbandono.

Galleria di Busatrave

Poco più avanti dell’ingresso principale di Borratana, il sentiero n. 113 passa sopra un ponticello ad arco in pietra. Sotto questo ponte si apre l’ingresso superiore della galleria.

Se invece poco prima del ponte si prende a destra e in discesa una traccia di sentiero, si arriva all’ingresso della galleria principale, le cui dimensioni sono particolarmente ridotte e sono presenti pozze d’acqua.

Al termine della galleria principale, sulla sinistra si apre un cunicolo discendente, purtroppo non percorribile in quanto allagato. Sulla destra e verso l’alto si sviluppa una rimonta che va verso l’ingresso superiore e quindi l’esterno.

Galleria dei Bussoli

Quasi la totalità delle gallerie di accesso delle Miniere dell’Argentiera presentano una zona iniziale allagata. Ma questa galleria più di qualsiasi

Ingresso superiore della Galleria di Busatrave (D. Magnani)

altra. Infatti, una volta varcato l’ingresso, si scende di qualche metro e si entra in acqua fino alla coscia avanzando per una settantina di metri e non sono certo sufficienti gli stivali al ginocchio.

La pozza è ferma, limpida e rappresenta un ambiente ideale per anfibi e Nyphargus, che vi nuotano indisturbati: almeno fino a prima del nostro arrivo.

La galleria principale ha le classiche forme e dimensioni delle miniere rinascimentali, come già detto, ed è completamente ricoperta da colate di calcite bianchissima. Sulle pareti abbiamo trovato nicchie dove venivano appoggiate lucerne e, a circa la metà del suo sviluppo, è presente una sezione squadrata che sembrerebbe il profilo di una porta ora concrezionata.

La galleria di accesso termina in una saletta dal cui pavimento parte una discenderia che porta ad un livello inferiore di 15 m circa. Da questo livello si dipartono due cunicoli di piccole dimensioni, che terminano in frana.

Galleria del Fabbro

Per raggiungere la Galleria del Fabbro o Pozzo al Fabbro, dalla piazzola della teleferica si prose-

Ingresso della Galleria del Fabbro o Pozzo al Fabbro (D. Magnani)

Tratto iniziale allagato della Galleria dei Bussoli (D. Magnani)
Pro lo di una porta ricoperto da concrezioni in Galleria dei Bussoli (D. Magnani)

gue a piedi lungo la sterrata che ricalca il sentiero CAI n. 113, ma lo si lascia quasi subito per imboccare sulla sinistra una traccia che conduce in discesa verso la zona mineraria. Percorsi la traccia per circa 350 m, l’ingresso della Galleria si apre lungo il sentiero sulla destra e verso l’alto, prima di raggiungere l’ingresso della sottostante Galleria Santa Barbara.

All’interno della galleria sono quantitativamente rilevanti i tratti rinascimentali, con le pareti che mostrano gli evidenti segni degli scalpelli e con la sezione trasversale con forma “a bara”, avente pavimento e soffitto pari, parte centrale più larga.

Subito dopo l’ingresso, è presente uno stramazzo, costruito per accumulare acqua utile ai lavori di scavo per la sottostante Galleria Santa Barbara. Quindi il primo tratto della Galleria è allagato.

Prima del bivio terminale, sulla destra è presente una discenderia allagata: già nelle descrizioni della galleria risalenti al ‘700 si riferiva di questo pozzo allagato.

Lungo le pareti della Galleria sono ancora ben

Bivio terminale della Galleria del Fabbro dove evidenti sono le sezioni trasversali a forma di bara (D. Pieruccioni)

visibili le scalpellature lasciate dai minatori durante il loro lavoro di scavo, senza l’ausilio dell’esplosivo in periodo rinascimentale.

Il bivio terminale è meraviglioso per forma e fattura.

Il ramo contrassegnato con la lettera C sul rilievo topografico termina contro parete. Mentre il ramo contrassegnato dalla lettera D termina con un sifone: l’acqua che ha riempito questo vuoto scorre verso l’ingresso della galleria principale, alimentando il laghetto che si forma grazie allo stramazzo.

Galleria dei Felcini

L’itinerario che conduce alla galleria parte ancora una volta dalla piazzola della teleferica. Da qui si prosegue a piedi lungo la sterrata che rical-

della Galleria dei Felcini (D. Magnani)

Ingresso

ca il sentiero CAI n. 113, si mantiene la sinistra all’incrocio con altro sentiero che porta alla Casa dell’Argento. Si prosegue lungo il n. 113, fino ad intercettare un canale d’acqua. Si abbandona il sentiero per scendere sulla destra orografica del canale, in assenza di tracciato, fino alla quota di 647 m slm.

Se escludiamo la galleria di accesso principale, scavata a scalpello, il resto della miniera è stato lavorato con tecnica a fioretto: il foro del fioretto veniva praticato manualmente, riempito di calce, che mescolata ad acqua produceva calore e un aumento di volume provocava il distacco della roccia e quindi l’abbattimento del minerale.

Le pareti della galleria principale sono per lunghi tratti completamente rivestite con muretti a secco, realizzati utilizzando il detrito proveniente dalla coltivazione.

La Galleria dei Felcini è molto vicina alla Galleria di Borratana, come si vede dal rilievo topografico: le cavità, probabilmente un tempo collegate, sono divise da un soffitto/pavimento di detrito accumulato.

Parete terminale della Galleria dei Felcini con evidenti i fori dei oretti (N. Ricci)

Galleria della Fontana

L’ingresso della galleria si trova poco sopra la Casa dell’Argento, a quota 747 m slm.

Esiste inoltre un piccolo ingresso superiore, di dimensioni molto contenute, che consente l’accesso al cunicolo che veniva scavato inizialmente quale sondaggio del giacimento, alla ricerca del filone.

Questo cunicolo è rivestito da concrezioni, cortine e stalattiti a forma di cannula ed interrotto a metà del suo sviluppo da una colonna.

Le pareti sono per lunghi tratti completamente rivestite con muretti a secco, realizzati utilizzando il detrito proveniente dall’abbattimento del minerale: per evitarne il trasporto verso l’esterno questo materiale di scarto veniva impiegato per riempire vuoti di coltivazione ormai esauriti e realizzare appunto muretti a secco.

Cunicolo rivestito da colate e stalattiti in Galleria della Fontana (N. Ricci)

Tappeto di pisolini all’interno della Galleria della Fontana (D. Magnani)

Il pavimento della galleria principale, dopo la zona iniziale anche in questo caso allagata, è per lunghi tratti ricoperto da un tappeto di pisoliti, dai colori che sfumano dall’écru al bruno.

Alla fine della galleria d’accesso, si apre una saletta, sul cui pavimento a destra parte una discenderia profonda una ventina di metri: dato il piano inclinato non verticale, si può percorrere mediante l’ausilio di una corda a nodi, non è necessaria attrezzatura speleologica.

La discenderia conduce nella zona del filone, da dove si dipanano a destra e a sinistra i vari cunicoli. Molti di questi sono separati tra loro da detrito di ripiena, dove una volta probabilmente si sviluppavano i vuoti di coltivazione.

Galleria del Metato

L’ingresso della galleria si apre lungo il sentiero che conduce al Pozzo al Fabbro (vedi sopra) sulla sinistra in corrispondenza dei ruderi di un metato, locale destinato all’essiccazione delle castagne per fare la farina, poco prima dell’ingresso della Galleria del Fabbro e di Santa Barbara.

In corrispondenza dell’ingresso, nella parte su-

Croce greca scolpita sopra l’ingresso della Galleria del Metato (D. Magnani)

periore, è stata incisa una croce greca.

Lo sviluppo della galleria è scarso e termina con un bivio. Entrambi i rami finiscono in strettoia. Evidenti sono i segni di animali, quali tassi ed istrici, che frequentano gli ambienti della miniera.

Nel canale vicino all’ingresso del Metato, si trova la Galleria dei Pungitopi, purtroppo completamente riempita di terra e detrito dall’acqua che ivi scorre abbondante in caso di forti precipitazioni. Non è quindi possibile l’esplorazione.

Galleria della Rava e Galleria Le Trincee

Ho scelto di descrivere queste due gallerie insieme, poiché l’avanzamento dei lavori di scavo le ha collegate, facendole di fatto diventare un’unica galleria con due ingressi principali. Come possiamo vedere dal rilievo topografico, gli ingressi sono addirittura quattro: tre per la Rava e uno per Le Trincee. Per arrivare all’ingresso principale della Rava bisogna partire dalla Galleria della Fontana. Da questo si sale nel bosco fino ad intercettare una traccia di sentiero che prosegue in piano e lo si prende a sinistra. Dopo circa 100 metri, questa traccia scende lievemente, fino a raggiungere un

pianoro dove si apre l’ingresso principale della Galleria Rava.

Vista la ripidità dei versanti su cui si aprono gli accessi alla Galleria Le Trincee, si consiglia di raggiungerla dall’interno della Rava, grazie al collegamento.

Le Gallerie Rava e Le Trincee, collegate tra loro, sono state lavorate anche in epoca relativamente recente, mediante l’impiego della polvere nera. Lo dimostra il fatto che le gallerie sono di notevoli dimensioni e molto evidenti sono i segni lasciati dai fioretti.

Le gallerie sono per lunghi tratti rivestite da muretti a secco, realizzati utilizzando il materiale di scarto.

I vuoti di coltivazione sono stati riempiti dai detriti accumulati durante gli scavi ed oggi si presentano come un dedalo di cunicoli e stretti passaggi.

Da segnalare l’assenza di acqua all’interno, contrariamente a quanto accade nelle altre gallerie dell’area mineraria.

Rare sono le concrezioni, perlopiù cannule e crostoni.

Monumentale è l’ingresso della Galleria Le Trincee, che prende il nome dall’enorme frattura a cielo aperto che la caratterizza.

Ambienti ampi interni della Galleria della Rava con muretti di ripiena (D. Magnani)
Ingresso della Galleria Le Trincee (D. Magnani)

Galleria Santa Barbara e Ribasso

Questa galleria è la più rappresentativa delle Miniere dell’Argentiera, dato che è quella più estesa ed ha avuto un periodo di sfruttamento più lungo e recente.

I segni più evidenti dell’attività di scavo risalgono al periodo più vicino a noi di sfruttamento di questa miniera, compreso tra la seconda metà dell’800 e gli inizi del ‘900.

Per raggiungere la galleria, dalla solita teleferica si prosegue a piedi lungo la sterrata che ricalca il sentiero CAI n. 113, ma lo si lascia subito per imboccare sulla sinistra una traccia che conduce in discesa verso la zona mineraria. Percorsi circa 400 m, l’ingresso della Galleria si apre nei pressi di un albero secolare, purtroppo caduto, e di alcuni ruderi.

In Santa Barbara, percorsa la galleria di carreggio principale, inizialmente allagata, incontriamo un bivio e, se imbocchiamo la diramazione di sinistra, troviamo subito una discenderia

Ingresso della Galleria Santa Barbara (D. Magnani)

allagata e più avanti un pozzo ascendente, lungo il quale sono stati costruiti pianerottoli con pali di legno, a cui venivano appoggiate scale ad uso dei minatori.

Se al bivio invece si imbocca la diramazione di destra, ci dirigiamo verso il Ribasso.

Questo è la zona della miniera scavata più recentemente, ossia con esplosivo, e di conseguenza anche quella più instabile: ambienti di grandi dimensioni, pavimenti su cui giacciono massi ciclopici, discenderie ormai crollate lungo le quali non è consigliato addentrarsi.

Continuando a percorrere la galleria principale, questa ad un certo punto si biforca e continua in entrambe le direzioni per circa 50 m a destra e 80 m a sinistra, finendo in entrambi i casi contro parete, dove lo scavo è stato interrotto.

Come già accennato, Santa Barbara ha una galleria inferiore a quota 555 m slm, che rappresenta il suo Ribasso. Dalla galleria di accesso esce un ruscello, le cui acque hanno un pH particolarmente acido e il fango tutto attorno ha un colore nero/ arancio per niente rassicurante.

Risalita lungo un pozzo in Galleria Santa Barbara (G. Caputo)

Dopo il breve tratto iniziale, l’ambiente si amplia in una sala enorme, con a pavimento un lago e verso l’alto il nero: con lampade più potenti della personale siamo riusciti ad illuminare il pozzo/discenderia, che conduce tra massi e detriti di varia origine al collegamento con Santa Barbara. Viste le caratteristiche del pozzo, abbiamo volentieri evitato di risalirlo, limitandoci a traguardare la luce di coloro che l’hanno raggiunto da sopra durante le operazioni di rilievo.

Frequente in Galleria Santa Barbara e nel Ribasso la presenza di concrezioni di origine batterica, di consistenza morbida e numerose sono le pozzette riempite da pisoliti.

Gli scavi minerari minori rilevati sono:

Galleria della Fontanina

Corsinello 1, Il Fratturone

Corsinello 2, La Galleria Dritta

Corsinello 3, Il Pozzetto

Galleria Cerpelli

Corsinello 5, La Galleria Colorata

Aspetti geologici e minerogenetici

La mineralizzazione estratta all’Argentiera di Sant’Anna è incassata nel basamento Paleozoico dell’Unità tettonica delle Apuane e in particolare entro la formazione delle Filladi Inferiori. Questa unità geologica, datata al Cambriano-Ordoviciano Inferiore (intervallo di tempo compreso tra 538 e 470 milioni di anni fa), rappresenta la formazione rocciosa più antica delle Alpi Apuane, e costituisce il basamento “impermeabile” di questa catena montuosa sulla quale poggiano le formazione carbonatiche del Triassico Superiore-Giurassico Inferiore (intervallo di tempo compreso tra 227 e 192 milioni di anni fa) ben note agli speleologi per la presenza di numerose grotte.

Le Filladi Inferiori sono caratterizzate da un’ampia variabilità di colore, tessiture, e composizione mineralogica. I litotipi più rappresentativi di questa formazione, nell’area esaminata, sono rappresentati da quarziti e filladi quarzitiche dal caratteristico colore sbiancato costituite da quarzo, mica bianca, e quantità variabili di clorite e tormalina. Localmente, all’interno di questa formazione, si rinvengono lenti di spessore da decimetrico a metrico di metarioliti (rocce magmatiche ricche in silice metamorfosate) del Permiano medio (circa 270 milioni di anni fa), conosciute con il nome di Metarioliti di Fornovolasco. Questa peculiare roccia, riconosciuta recentemente nelle Alpi Apuane meridionali, è costituita da quarzo, albite, mica bianca e rara clorite, mentre risulta caratteristica distintiva di questa roccia la presenza di “noduli” di tormalina blu/nera di dimensioni variabili da pochi millimetri fino ad un massimo di 4 centimetri.

La mineralizzazione estratta all’Argentiera di Sant’Anna è costituita da galena (PbS) e sfalerite (ZnS) mista a tetraedrite (Cu6[Cu4(Fe,Zn,Cd,Hg)2]Sb4S12S) la quale può avere un contenuto di argento variabile fino al 20-30% come quella estratta dalle vicine miniere del Bottino. La mineralizzazione è sviluppata in “filoni”, di spessore da millimetrico a centimetrico, allungati e deformati lungo la scistosità principale della roccia (scistosità S1, superficie originata durante il metamorfismo secondo la quale la roccia si sfalda su piani paralleli). Solo localmente la mineralizzazione raggiungeva spessori fino ad un metro, come nella Galleria Rava, Felcini, e Fontana.

Concrezioni morbide di origine batterica presenti all’interno della Galleria Santa Barbara (D. Magnani)

L’origine di questo giacimento è stato a lungo dibattuto nella letteratura geologica, e molte ipotesi sono state avanzate, come: i) un origine epigenetica prodotta dalla circolazione di fluidi idrotermali emanati da un’ipotetica intrusione granitica di età miocenica posta in profondità sotto le Alpi Apuane; ii) un origine singenetica di età paleozoica; iii) mineralizzazioni legate all’attività idrotermale connessa al ciclo magmatico del Triassico Medio (intervallo di tempo compreso tra 247 e 237 milioni di anni fa).

Solo negli ultimi anni, in base ad i nuovi dati geologico-strutturali, petrografici, geocronologici e geochimici è stato possibile proporre un nuovo modello minerogenetico per spiegare

BIBLIOGRAFIA

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La zona metallifera del Bottino e della Valle di Castello – suoi minerali e sue miniere, A. Pelloux, 1922

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l’origine di questo giacimento minerario e più in generale delle mineralizzazioni delle Alpi Apuane meridionali. In particolare le mineralizzazioni delle Alpi Apuane sarebbero da imputare all’attività idrotermale legata alla messa in posto delle Metarioliti di Fornovolasco nel Permiano medio e connessa più in generale con il processo di frammentazione del supercontinente Pangea. A questa attività idrotermale è da imputare anche l’alterazione sericitica e la formazione di vene a tormalina nelle Filladi Inferiori. Queste rocce, e le mineralizzazioni ad esse associate, sono state metamorfosate e deformate durante il ciclo orogenico “alpino” facendogli assumere l’attuale assetto geologico.

Pieruccioni D., Galanti Y., Biagioni C., Molli G., 2018a, Geology and tectonic setting of the Fornovolasco area, Alpi Apuane (Tuscany, Italy), in Journal of Maps, 14(2), pp. 357-367, https:// doi.org/10.1080/17445647.2018.1476985

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Il rilievo topogra co delle Miniere dell’Argentiera

La (ri)esplorazione delle gallerie minerarie dell’Argentiera è stata occasione di farne i rilievi topografici che abbiamo eseguito in grotta con DistoX e smartphone (Topodroid), mentre a casa per l’elaborazione dei dati e la stesura finale del disegno abbiamo utilizzato Csurvey e Inkscape.

Nella tabella in basso un riepilogo dei dati raccolti nelle sessioni di rilievo.

Il posizionamento degli ingressi è stato effettuato con Garmin Etrex 30x e realizzazione di poligonali da punto noto. Ove possibile le posizioni sono state confermate o corrette grazie alle Orto Foto Carte del servizio cartografico della Regione Toscana, riteniamo quindi aver ottenuto una

N. ingressi

Sviluppo Spaziale

elevata qualità nel posizionamento degli ingressi stessi.

Quando la dimensione della miniera ce lo ha permesso, per fare i punti di capisaldi sono state utilizzate delle paline di legno di 1 m di altezza sulle quali appoggiare il DistoX e posizionate al centro della galleria stessa in modo da ottenere una poligonale più aderente all’andamento delle miniere e stare il più possibile distanti dalle pareti (o soffitto o pavimento) nelle quali abbiamo nostro malgrado rilevato la presenza di minerali che disturbano moltissimo la lettura della bussola (magnetite). La chiusura di molti anelli di poligonale ha mostrato una buona qualità dei dati raccolti con discrepanze più che accettabili.

Sviluppo Planimetrico

BattuteLunghezza media battute

CA 168 T/LU Galleria Fontana26365851554,11

CA 169 T/LU Galleria Santa Barbara e Ribasso 28497771316,49

CA 170 T/LU Fontanina17641,75

CA 171 T/LU Galleria Metato13735113,37

CA 171 T/LU Galleria Fabbro1127122333,85

CA 173 T/LU Galleria dell’Acqua13823651223,14

CA 174+176 T/LU Galleria dei Felcini + Borratana 4317273635,04

CA 175+178 T/LU Galleria della Rava + delle Trincee 59218352224,15

CA 177 T/LU Galleria Busatrave24431114,00

CA 179 T/LU Galleria dei Bussoli1131118333,97 TOTALI20345131477854,40

CA 177

Gruppo Speleologico Archeologico

Gruppo Speleologico Archeologico

Ril. 03/12/2023 A. Betti, M. N. Ricci, S. Vezzoni, Dis. D. Magnani

Originale in scala 1:200

0

CA 171 T/LU GALLERIA

Gruppo Speleologico Archeologico

Gruppo Speleologico Archeologico

Ril. 22/04/2023 N. Ricci, D.

Dis. D. Magnani

CA 179 T/LU GALLERIA

Gruppo Speleologico Archeologico

Gruppo Speleologico Archeologico

Gruppo Speleologico Torrentistico

Ril. 23/12/2023 F. Braccini, Dis. D. Magnani

Originale in scala 1:500

0 25

Originale in scala 1:100 0 5 N N

T/LU GALLERIA INGRESSO ALTO DI BUSATRAVE
SEZIONE

CA 174 T/LU GALLERIA DEI FELCINI

Gruppo Speleologico Archeologico Apuano

Gruppo Speleologico Archeologico Versiliese

Gruppo Speleologico Torrentistico Speolo

Ril. FELCINI 03/12/2023 D. Magnani, N. Ricci, S. Vezzoni, N. Vivoli, D. Zanetti

Ril. BORRA TANA 03/12/2023 A. Betti, M. Del Carlo, D.Magnani, N. Ricci, S. Vezzoni, D. Zanetti 23/12/2023 S. Balloni, A. Betti, F. Braccini, D. Magnani, D. Pieruccioni, N. Ricci Dis. D. Magnani

Originale in scala 1:500 0 25

CA 176 T/LU GALLERIA DI BORRATANA

INGRESSO N.2 DI BORRATANA

INGRESSO N.3 DI BORRATANA

INGRESSO N.3 DI BORRATANA ESTERNO N.2 SEZIONE

ESTERNON.1

INGRESSO N.2 DI BORRATANA

GALLERIA DI BORRATANA

GALLERIA DEI FELCINI

GALLERIA DI BORRATANA

INGRESSO

INGRESSO N.3

PIANTA

CA 183 T/LU GALLERIA CERPELLI

Gruppo Speleologico Archeologico Apuano

Gruppo Speleologico Archeologico Versiliese

Gruppo Speleologico Torrentistico Speolo

Ril.18/02/2024 F. Braccini, D. Magnani, D. Pieruccioni, N. Ricci, S. Vezzoni

Dis. D. Magnani

Originale in scala 1:100

CA 182 T/LU CORSINELLO 3. IL POZZETTO

Gruppo Speleologico Archeologico Apuano

Gruppo Speleologico Archeologico Versiliese

Gruppo Speleologico Torrentistico Speolo

Ril.18/02/2024 F. Braccini, D. Magnani, D. Pieruccioni, N. Ricci, S. Vezzoni

Dis. D. Magnan

CA 180 T/LU CORSINELLO 1. IL FRATTURONE

Gruppo Speleologico Archeologico Apuano

Gruppo Speleologico Archeologico Versiliese

Gruppo Speleologico Torrentistico Speolo

Ril.18/02/2024 F. Braccini, D. Magnani, D. Pieruccioni, N. Ricci, S. Vezzoni

Dis. D. Magnani

CA 181 T/LU CORSINELLO 2. LA GALLERIA DRITTA

Gruppo Speleologico Archeologico Apuano

Gruppo Speleologico Archeologico Versiliese

Gruppo Speleologico Torrentistico Speolo

Ril.18/02/2024 F. Braccini, D. Magnani, D. Pieruccioni, N. Ricci, S. Vezzoni

Dis. D. Magnani

CA 184 T/LU CORSINELLO 5. LA GALLERIA COLORATA

Gruppo Speleologico Archeologico Apuano

Gruppo Speleologico Archeologico Versiliese

Gruppo Speleologico Torrentistico Speolo

Ril.18/02/2024 F. Braccini, D. Magnani, D. Pieruccioni, N. Ricci, S. Vezzoni

Dis. D. Magnani

Buca dei Ladri (262 T/PI): conosciamo meglio chi la abita

Estratto dalla tesi vincitrice del Bando Rodolfo Giannotti anno 2023.

Di Luisa Dainelli, Università di Pisa, GSAL; Fabrizio Serena, GSAL; Joachim Langenck, CoNISma; Stefano Mammola CNR Verbania, Alejandro Martinez Garcia CNR Verbania; Giulio Petroni, Università di Pisa.

ABSTRACT DEL LAVORO

Le grotte presenti a latitudini temperate, quali le nostre, sono solitamente povere di materia organica e di conseguenza ospitano una bassa abbondanza di macroinvertebrati terrestri. Un’importante eccezione a questo trend è rappresentata dalle cavità con popolazioni di pipistrelli, in cui il guano di questi mammiferi è una fonte importante di materia organica. Nonostante la grande tradizione di studi biospeleologici in Europa, la biologia delle grotte ricche in guano risulta poco studiata. Durante questo lavoro abbiamo effettuato un monitoraggio standardizzato di un anno, teso a caratterizzare la comunità di macroinvertebrati terrestri presente nella grotta toscana nota come Buca dei Ladri (262 T/PI), particolare per ospitare una grande colonia di pipistrelli che, ad ogni nuova primavera, torna ad abitare la grotta e a deporre al suo interno guano fresco. Gli organismi sono stati classificati al livello tassonomico più basso possibile usando sia caratteri morfologici che dati molecolari, con amplificazione e sequenziamento dei geni COI e 18S. I macroinvertebrati sono stati monitorati attraverso 30 plot di 1m2 ciascuno, disposti su tutta la superficie della grotta; un campionamento visuale e non invasivo è stato portato avanti mensilmente per un intero anno. Oltre all’abbondanza di ogni specie, per ogni plot sono state registrate variabili indipendenti (temperatura, range temperatura, complessità del substrato, presenza dei pipistrelli, substrato dominante). Abbiamo osservato un totale di 31 diverse specie, di cui 21 all’interno dei plot di campionamento. Le variabili indipendenti sono state messe in associazione con la diversità specifica (rappresentata dall’indice di Shannon) attraverso un

modello misto lineare (LMM). La diversità specifica (chiamata anche diversità alpha) è risultata positivamente associata con una maggior complessità del substrato e con la presenza dei pipistrelli all’interno della grotta, mentre è risultata negativamente associata ad un substrato in guano piuttosto che in fango o in terreno. Questo apparente conflitto dato dall’associazione negativa tra il guano e la diversità alpha è probabilmente dovuto al fatto che molto del guano presente è in realtà guano vecchio e secco che, come risulta anche da letteratura, ha ormai perso il suo valore nutrizionale. Un modello generale dissimilare generalizzato (GDM) ci ha inoltre permesso di identificare le principali variabili che influenzano la diversità beta. La complessità del substrato influenza la componente perdita/guadagno della beta diversità della comunità, mentre risulta irrilevante per la componente di ricambio in specie. Inoltre, la distanza fra i plot di campionamento influenza la componente di ricambio in specie quando i plot sono più distanti di 20 metri fra di loro. Abbiamo inoltre fatto osservazioni sulle abbondanze e sulle distribuzioni di alcune singole specie. La metodologia usata per questo studio può essere facilmente adattata ad altri siti ipogei, fiduciosi che sarà di stimolo a futuri studi sulla biodiversità in ambienti di grotta.

Il testo presentato di seguito è un piccolo estratto di tutto il lavoro svolto per la tesi; il focus è volutamente solo su alcune singole specie, particolarmente abbondanti alla Buca dei Ladri, ma potenzialmente osservabili anche in altre grotte della Toscana a chiunque abbia voglia di guardare un po’ per terra o sulle pareti fra un frazionamento e l’altro.

FOCUS SULLE SPECIE

Durante questo studio, abbiamo messo in relazione i conteggi della specie K. eremita alle variabili esplicative usando un modello misto lineare generalizzato (generalized linear mixed model, GLMM). L’abbondanza dei ragni è risultata aumentare in relazione ad una temperatura maggiore (variabile TEMPERATURA) e ad una maggiore eterogeneità del substrato (variabile DIAGONALE MAGGIORE), mentre diminuisce quando il substrato è fango piuttosto che roccia o suolo (livelli della variabileTIPOLOGIA SUBSTRATO). La diminuzione dell’abbondanza di K. eremita in relazione al substrato di fango piuttosto che di roccia o suolo potrebbe dipendere dal fatto che il fango, essendo bagnato, non rappresenti un buon mezzo su cui ancorare le ragnatele; il guano è invece indifferente, probabilmente non disturba perché per la maggior parte è secco o, anche quando è fresco, non va a coprire tutta l’area del quadrato e i ragni possono utilizzare i substrati rimanenti nel resto dell’area.

Kryptonesticus eremita

Temperatura

Range temperatura

Complessità substrato

Presenza pipistrelli (si)

Substrato dominante (guano vs fango)

Substrato dominante (guano vs roccia)

Substrato dominante (guano vs terreno)

Substrato dominante (fango vs roccia)

Substrato dominante (fango vs terreno)

Substrato dominante (roccia vs terreno)

Output del generalized linear mixed model dell’abbondanza di K. eremita. Per ogni variabile è rappresentato il valore del coe ciente e il suo intervallo di con denza al 95%. Le variabili signi cative (*) hanno l’intervallo di con denza che non comprende lo zero.

Buca dei Ladri, esemplare maschio di Kryptonesticus eremita (Simon, 1879) (Andrea Massagli)

Il coleottero Gnathoncus nannetensis è un tipico abitante di nidi di uccelli, tane di animali, vegetali marcescenti e anche guano di pipistrello (Vienna, 1980). Le specie del genere Gnathoncus Jacquelin-Duval, 1858 rinvenute in grotta non presenta-

no alcun adattamento morfologico di tipo troglobio, quindi sono da considerarsi solo abitanti recenti o troglosseni (Vienna, 1980). Hanno perlopiù una generazione annuale, e svernano allo stadio immaginale (cioè di adulto), la biologia di tutte le specie della famiglia Histeridae è stata comunque pochissimo indagata e non si hanno molte informazioni (Fabio Penati, comunicazione personale). Esemplari di G. nannetensis sono presenti nella Buca dei Ladri soprattutto quando ci sono i pipistrelli. Sembrerebbe che questi coleotteri non compiano l’intero ciclo vitale in grotta, dato che non sono mai stati osservati esemplari durante i mesi invernali, ma che si spostino, volando, all’interno della cavità solamente nei mesi estivi, probabilmente attirati dall’odore del guano fresco deposto dai pipistrelli (Fabio Penati, comunicazione personale); dentro il guano effettivamente sono stati osservati dei ditteri (Sphaeroceridae), che potrebbero rappresentare il cibo di Gnathoncus.

Abbondanze di G. nannetensis durante ognuno dei 12 mesi di campionamento, in associazione al dato di presenza/assenza dei pipistrelli.

Buca dei Ladri, esemplare di Gnathoncus nannetensis (Marseul, 1862) su guano di pipistrello (Luisa Dainelli)

Entrambi i sessi del flebotomo P. mascittii sono mellifagi, mentre solo le femmine sono ematofaghe per acquisire l’apporto proteico necessario allo sviluppo delle uova (Busani et al., 2012). I maschi, quindi, non possono mangiare in grotta;

l’esemplare su cui è stata fatta l’identificazione morfologica in questo studio (da parte del dott. Fabio Macchioni) era però un maschio. Avrebbe senso la presenza maschile in grotta solamente se vi si ritrovassero anche le femmine, e quindi se l’accoppiamento avvenisse in questo ambiente. Se così fosse, sembrerebbe ragionevole pensare che poi le femmine possano usare il substrato per deporre le uova, luoghi umidi e ricchi di materia organica sono, infatti, solitamente scelti per la deposizione (Cecilio et al., 2022); inoltre, queste potrebbero anche mordere i pipistrelli e quindi cibarsi in grotta (Lewis & Lane, 1976; Kniha et al., 2021). La necessità di un pasto di sangue per dar vita ad una nuova generazione, associata al fatto che i flebotomi sono cattivi volatori, fa sì che questi animali non abbiano, generalmente, delle forti preferenze di ospiti, ma che mordano l’ospite più vicino ed abbondante (Cecilio et al., 2022) che, nella Buca dei Ladri, potrebbe essere

Abbondanze di P. mascittii durante ognuno dei 12 mesi di campionamento, in associazione al dato di presenza/assenza dei pipistrelli.

Buca dei Ladri, esemplare di Phlebotomus mascittii (Grassi, 1908) (Marco Della Mea)

rappresentato dai pipistrelli. In assenza di fonti di sangue, è comunque possibile che si riproducano (autogenia facoltativa) (Shymanovich et al., 2020), quindi non è da escludere che la presenza di flebotomi nei mesi di novembre, dicembre e gennaio, in assenza di pipistrelli, sia dovuta a questa caratteristica delle femmine e che poi nei mesi seguenti ci sia una diapausa nel substrato, che può avvenire sia nello stadio di uovo che di larva al quarto stadio (Busani et al., 2012).

Questo piccolo isopode è una specie di recente descrizione e ritrovata, per il momento, solo nella zona dei Monti Pisani (Taiti & Montesanto, 2018). Misura circa 3mm, gli occhi sono completamente assenti ed è caratterizzata da avere l’esoscheletro ricoperto di tubercoli. Come tutti gli isopodi, ha abitudini saprofaghe, si nutre quindi della materia organica in decomposizione e approfitta, nel caso della Buca dei Ladri, anche di quella presente nel guano di pipistrello.

Il diplopode O. gracilis è una specie aliena di provenienza est asiatica, nota in Europa già dalla seconda metà del XIX secolo e riconosciuta fin da subito come specie invasiva per

la sua presenza in massa nelle serre; è anche una delle poche specie aliene di millepiedi in grado di colonizzare habitat naturali; è oggi infatti naturalizzata in molte parti d’Europa e del Caucaso, trovandosi anche in boschi vicini alle aree urbane (Stoev et al., 2010). Le prime segnalazioni europee sono quelle di Tömösváry del 1879 sull’Isola Margherita (Budapest, Ungheria) e di Latzel nel 1884 in alcune serre di Zeist, Utrecht e Amsterdam (Paesi Bassi) (Stoev et al., 2010). Oxidus gracilis risulta inoltre capace di colonizzare gli ambienti sotterranei: è rilevata in una grotta delle Canarie ricca di materia organica umida (Esquivel et al., 1986), in varie grotte del nord America (Reeves, 1999), in una della Turchia caratterizzata da disturbo antropico (Kunt et al., 2023). Per quanto riguarda invece zone geografiche più vicine, non si hanno segnalazioni ufficiali, né storiche né recenti, dalle collezioni dei musei di Calci (Pisa) e di La Specola (Firenze), ma, da recenti osservazioni personali di Joachim Langeneck, la specie risulta molto comune in ambienti epigei nella zona di Vorno, nella valle dei Monti Pisani che si apre alla base del versante opposto rispetto a San Giuliano Terme.

Buca dei Ladri, esemplare di Leucocyphoniscus pisanus Taiti, 2018 (Andrea Massagli)

Le osservazioni fatte durante questo studio dimostrano che svolge tutto il ciclo vitale in grotta: pur non essendo state ritrovate uova, sono state viste sia forme giovanili (fig. 9) che adulte (fig.8); in fig. 10 si possono osservare due esemplari che probabilmente si stanno accoppiando. Infatti, negli adulti di O. gracilis la prima coppia di appendici localizzate nel settimo anello del tronco è modificata in go-

Buca dei Ladri, forma giovanile di O. gracilis. Nei diplopodi le forme giovanili hanno meno segmenti degli adulti e presentano un solo paio di zampe per segmento (Luisa Dainelli)

nopodi, i quali sono usati come organi di presa o veicoli per il trasferimento dello sperma durante la copula (Drago, 2009). Dato che la popolazione della grotta ha probabilmente colonizzato l’ambiente da relativamente poco tempo, sarebbe interessante capire se ci fosse ancora una popolazione esterna per confronto; la letteratura riporta che gli individui di questa specie muoiono se soggetti per due ore ad una temperatura di -4°C (Stoev et al., 2010). Questa temperatura, nella zona ai piedi dei Monti Pisani, viene raggiunta raramente, negli ultimi dieci anni si tratta di un’evenienza che si verifica ogni 2-4 anni in maniera puntiforme (dati SIR Regione Toscana); quindi le temperature esterne, almeno in teoria, non sarebbero una barriera allo scambio tra la popolazione di grotta ed una eventuale popolazione esterna, né allo spostamento sul territorio di questa specie. Eventualmente, potrebbe essere interessante fare un confronto identificativo tra le due popolazioni, sia a livello genetico che morfologico, e anche indagare possibili differenze di ciclo vitale fra gli individui delle due popolazioni, per vedere se ci fossero, per esempio, perdita della ciclicità stagionale e riduzione delle uova deposte, come già riportato per altre specie di diplopodi di grotta (Minelli, 1982). Oxidus gracilis è la quinta specie

Buca dei Ladri, due esemplari adulti di Oxidus gracilis (C. L. Koch, 1847) (Andrea Massagli)

Buca dei Ladri, esemplari di O. gracilis in accoppiamento (Andrea Massagli)

per numero di osservazioni totali effettuate durante lo studio, dove le prime due più abbondanti sono i collemboli, che hanno però dimensioni nettamente minori e che sembrano risentire in maniera molto rapida della presenza dei pipistrelli, soprattutto per quanto riguarda gli Hypogastruridae. Buona parte della biomassa della Buca dei Ladri risulta quindi rappresentata da una specie non indigena, che verosimilmente ha anche un ruolo rilevante nella rete trofica, sia come preda che come consumatore di materia organica.

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Cecílio P., Cordeiro-da-Silva A., Oliveira F. (2022) Sand flies: Basic information on the vectors of leishmaniasis and their

Un contributo fondamentale a questo lavoro è stato dato da tutte le persone che mi hanno accompagnata in grotta durante questo anno. Alcune di queste persone sono venute con me perché interessate, in qualche modo più o meno vago, agli animali; altre per prendere un giorno di pausa dal lavoro; altre semplicemente per stare un po’ in grotta; e altre ancora, probabilmente, solo per amicizia: in ogni caso, senza il loro supporto sarebbe stato praticamente impossibile portare avanti lo studio.

È stato scritto che il primo passo verso la conservazione è la divulgazione. E la divulgazione si fa fuori dalle università, condividendo racconti ed esperienze (Bickford et al., 2012): io ho chiesto la partecipazione attiva delle persone del gruppo speleologico che frequento a questo lavoro sicuramente per necessità, ma dalla mia necessità è scaturita la curiosità dei partecipanti, che hanno dedicato un po’ del loro tempo per prendere nota dei miei conteggi di piccoli animali in mezzo al guano di pipistrello; qualcuno ne è uscito un po’ schifato, qualcuno affascinato, nessuno indifferente. E questo probabilmente è il risultato più importante.

Ringrazio tutti i componenti del GSAL, e in particolare Adriano Civitillo, Andrea Massagli, Claudia Ferro, Davide Viola, Dulia Melluso, Elena Casolaro, Enrico Lauretti, Giulia Bolognini, Giulio Della Croce, Marco Della Mea, Michele Brondi e Roberta Mezzena che mi hanno accompagnato in grotta durante questo anno e più.

Ringrazio la Federazione Speleologica Toscana per l’interesse dimostrato per il mio lavoro, cui è stato assegnato il Premio di Laurea Rodolfo Giannotti, anno 2023.

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ps: è consigliabile comunicare preventivamente l’intenzione di inviare articoli in modo che la redazione sia al corrente del materiale in arrivo… Il materiale deve essere inviato entro aprile per il numero di giugno, ed entro settembre per il numero di dicembre. Tuttavia è possibile che comunque la pubblicazione dell’articolo slitti al numero successivo se il numero precedente è già completo.

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RILIEVI E CARTE

I rilievi devono essere salvati come file .pdf (in particolare quelli stampati grandi come allegato alla rivista stessa) , nel formato (A1, A4, mezza pagina, ecc…) concordato per la stampa. Devono essere file vettoriali sia in fase di disegno che di asportazione. Se il livello di dettaglio diminuisce si può optare anche per il file .jpg (mezza pagina o inferiore). Anche il livello di dettaglio e i tratti delle linee devono essere proporzionati alle dimensioni di stampa. Per capirsi, il rilievo completo dell’Antro del Corchia, non può essere pubblicato su una pagina di Talp perchè sarebbe una macchia nera illeggibile. Quindi rilievi di aree vaste dovranno essere molto poco dettagliati per poter essere pubblicati in rivista. Per dettagliare gli stessi, eventualmente, si può optare per la stampa in A0 o A1, come allegato a Talp. Questa opzione va convenuta con la redazione ed ovviamente il rilievo deve essere ben dettagliato e completo.

I rilievi di piccole cavità o di aree circoscritte sono ottimi da allegare agli articoli, magari inseriti a pagina intera. Cartografie ed immagini esplicative dell’area di interesse (es: geolocalizzazioni su google maps o simili) possono essere inserite come file .jpg previa l’indicazione della fonte nella didascalia. Anche in questo caso attenzione alle dimensioni di eventuali segni grafici nelle immagini.

Nel rilievo deve essere riportato: il dislivello dall’ingresso al fondo, numero di catasto, sigla della provincia e nome della grotta, data, autori dei rilievi, gruppi speleologici.

In una tabella a parte possono essere inseriti gli altri dati: comune, località, area carsica, quota d’ingresso, coordinate chilometriche Gauss Est – Nord, dati metrici di sviluppo della grotta, ecc.

Sia i rilievi che le cartine (geografiche, geologiche, ecc...) devono avere riportata la scala grafica.

Di seguito le dimensioni dei file per l’adattamento alle pagine di Talp:

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