

SOMMARIO

23 Test di tracciamento Corchia 2020-2021 di Marco
Cava Piastraio: stop ai lavori in difformità di Nadia Ricci
46 Paese che vai, antenna che trovi! di Odoardo Papalini, Romagnoli Luisa e Sarti Riccardo
54 Analisi ad alta risoluzione della suscettività magnetica dei sedimenti clastici della Grotta di Cala dei Santi (Monte Argentario, Grosseto) di Allegra Burgassi
60 Le acque del sistema carsico Buca della Renella (Alpi Apuane): indagini idrochimiche e isotopiche per la comprensione dei circuiti idrogeologici di Marco Chimenti
68 Indice generale articoli per argomento
CONGRESSO NAZIONALE DI SPELEOLOGIA – 2/5 GIUGNO 2022 ORMEA (CN)
Nei giorni dal 2 al 5 Giugno si è tenuto ad Ormea (CN) il XXIII Congresso Nazionale di Speleologia “La melodia delle grotte”. Un evento che ha dovuto aspettare due anni causa pandemia, svolto in memoria di un indimenticato Giovanni Badino, grande sostenitore dell’interdisciplinarietà nello studio delle grotte. Presenti anche gli speleologi toscani che hanno trattato di geologia, biospeleologia, nuove e vecchie tecniche di rilievo, esplorazioni, meteorologia sotterranea, soprattutto del Monte Corchia, delle Alpi Apuane e del complesso della Carcaraia, del quale abbiamo potuto ammirare uno splendido e notevole rilievo (anche per le dimensioni), che ha suscitato non poca curiosità anche nei visitatori non speleo. Nell’area dedicata al consueto banchino FST, la Federazione ha potuto esporre molte foto e immagini delle nostre grotte, anche riassuntive delle varie attività di cui si occupa. Il Congresso ha offerto quattro giorni di sessioni scientifiche e speleologiche, proiezioni, tavole rotonde, mostre fotografiche, escursioni, anche didattiche ad oltre 300 partecipanti, non solo italiani, accolti a braccia aperte da un paese a forma di cuore chiamato Ormea. Piemonte? No, Piegrotte! di Sandra Basilischi

MOSTRA FOTOGRAFICA FST AL MUSEO DI STORIA NATURALE DEL MEDITERRANEO DI LIVORNO
Dal 3 luglio al 10 settembre presso il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno è stata esposta la mostra fotografica di FST aps, che vuole raccontare le molteplici attività che l’Associazione porta avanti da tempo e che sono utili per l’intera collettività.
Le sezioni in cui si sviluppa la mostra sono le seguenti:
1. sezione storica
2. sezione volontariato
3. sezione scientifica
4. sezione progetto ToscoBAT
5. sezione cavità artificiali
6. sezione progetto O.R.CO.
7. sezione esplorazione
8. sezione soccorso speleologico
9. sezione tutela ambientale
All’interno della sala espositiva museale erano inoltre presenti manichini che rappresentano lo speleologo degli anni 40, degli anni 70 e contemporaneo, per mostrare i cambiamenti che hanno riguardato sia l’attrezzatura tecnica che l’abbigliamento nel tempo.
Sui monitor della sala infine sono state proiettate tutte le foto che i vari autori hanno messo a disposizione della Federazione in vista della mostra e vari video/cortometraggi.
Durante gli oltre due mesi di durata la mostra ha riscosso un buon successo di pubblico.
di Nadia Ricci

TOSCANA SPELEOLOGICA SPELEOLOGICAL TUSCANY


Federazione Speleologica Toscana aps Museo di Storia Naturale del Mediterraneo Livorno, 3 Luglio – 10 Settembre 2022 MOSTRA TEMPORANEA
Se state leggendo queste righe significa che anche il cinquantottesimo numero di Talp è arrivato a destinazione, cari lettori. Non siamo riusciti a farvelo leggere nelle calde giornate estive, ma andrà benissimo per le giornate di pioggia, che si spera, vadano a rimpolpare i nostri amati reticoli carsici!
Un Talp ricco di scienza il 58.
Parleremo di studi geologici, grazie alle relazioni delle tesi di laurea vincitrici del “Premio Giannotti”. E ancora di colorazioni, tema caro alla FST con il gran lavoro che svolge la Commissione Scientifica, e di come il buon vecchio monte Corchia continui a stupirci, tra acqua che spunta dove non si pensava e nuovi vuoti da esplorare.
E poi ancora di congressi ed eventi, belli o brutti, che hanno caratterizzato i mesi passati e futuri!
Non voglio dilungarmi oltre, se non per dirvi di continuare ad esplorare, a studiare i nostri amati vuoti e poi, capisco la fatica, a farne partecipi tutti noi grazie ai vostri scritti, perchè la speleologia, più di ogni altra cosa, ha bisogno della luce e della conoscenza per essere viva!
Concludo ringraziando tutta la FST ed il CF per tutto il lavoro che spesso, silenziosamente, porta avanti e per la fiducia accordatami già da qualche anno, alla redazione di questa rivista. Invito chiunque ne abbia desiderio, ma va bene anche un briciolo di curiosità, perchè si sa che queste cose non è che richiamino proprio fiumi di persone, di farsi avanti nel dare una mano nell’arduo compito di portare su carta questa rivista e tutti i molteplici progetti a cui lavora senza sosta la nostra Federazione.
Buona lettura

La redattrice, Chiara Vannucci


Ambienti concrezionati del Khayyam.
Operazione Rilievo Corchia
Il ramo degli orchi e altri sviluppi dalle attività del 2021
Foto e testo a cura di Salvatore Iannelli
Che all’interno di questo complesso carsico ci fosse il “Ramo degli Orchi” ce lo immaginavamo con facilità, già solo per il fatto che è contenuto anche nel nome stesso del Monte “cORCHIa”. Che ne collegasse i suoi principali sistemi nella maniera più breve, diretta e affascinante, nessuno se lo sarebbe mai aspettato; motivo per cui la risposta che attendevamo dalla frana misteriosa del “Corno Sinistro”, la stiamo tutt’ora cercando.
Alcuni cenni storici.
“Era una delle mie prime punte in Fighiera. Nella seconda metà degli anni ’70 “, racconta Leonardo
Piccini della sua giovinezza: “C’erano i piemontesi e i faentini, andammo in fondo alla “Grande Galleria” nel “Corno Sinistro” e il quantitativo d’aria che attraversava la frana suscitò subito un certo interesse. Ci dividemmo in tre squadre. Una si dedicò da subito al tentativo di disostruzione della frana in fondo alla galleria. Un’altra scese il “P30” che è lì subito prima della frana. Io andai con altri ad esplorare il “Ramo dei Ciliegi” nel quale restano tuttora dei punti interrogativi. Quelli del P30 dissero che chiudeva con dei riempimenti di crollo, ma anche lì chissà se hanno guardato bene, meriterebbe tornarci! La frana fu messa subito da parte con la consape-





volezza che fosse una disostruzione laboriosa, con i mezzi di allora e con tutto il ben di dio che avevamo da esplorare…”
In occasione di un’uscita del Progetto ORCO avvenuta nel Novembre 2018, si aggiunge ai vari obiettivi la disostruzione della frana che interrompe la “Grande galleria del Fighiera” in fondo al “Corno Sinistro” e con un susseguirsi di punte dedicate a questo lavoro, nell’arco di 20 mesi, il 25 luglio 2020 riusciamo ad oltrepassare il vincolo. Ci aspettavamo che questo freatico, il piano più antico di tutto il sistema dal quale si sono sviluppati gli svariati abissi del Fighiera, continuasse lì imperterrito. Invece ecco che sembra apparire davanti ai nostri occhi un ennesimo abisso, travolti però da un vento contrario che ora sa di Corchia.
«Alessio é giù che “ragiona” e dopo poco esclama “si passa!”
Inutile descrivere questo momento... La frana intimorita si fa da parte, scendiamo tutti per circa 4 metri ancora fra blocchi (di dimensioni più grandi) giungendo all’arrivo di un attivo proveniente quasi sicuramente dal Ramo dei Ciliegi (ostruito verso la sommità) ci dividiamo nei vari punti di possibile prosecuzione, Barabba nota un

buco nero a prova di gatto, va dritto verso il basso fra sassi e fango, tanto fango... l’aria va lì, la maggior parte... senza alcun dubbio! Ma non tutta... Il Maresciallo fuma una sigaretta e ce ne da conferma. Quindi metto in moto e dopo pochi smontamenti si passa anche con il sacco in spalla.»
La via più evidente è stata da subito il “Grande Pozzo Versilia”, tant’è che abbiamo facilmente messo da parte l’obbiettivo iniziale.
«La contentezza comincia ad alternarsi con il timore e la giusta umiltà con la quale porsi ad un’esplorazione a tutti gli effetti.
Mi affaccio su un ambiente enorme apparentemente senza fondo, accendo le luci a piena potenza e non riesco ad illuminarlo tutto, il che è grave...
Scende anche Alessio, poi gli altri sparsi, in fila, tiriamo giù un sasso e fa qualche secondo pulito nel vuoto picchiando un colpo con eco assurdo sul fondo, io e Alessio ci guardiamo imbarazzati, cerco il punto migliore per partire con la 40 (l’ultima corda che ci rimane) consapevole di non riuscire a toccare il fondo ma speranzoso di poter vedere “qualcosa in più”.
Arrivo al nodo e mancano ancora 15-20 metri per toccare il fondo, le dimensioni del pozzo sono maestose»

il Marron Glacé nel suo punto più comodo. Il passaggio nel Marron Glacé.

18° ai Maremmani (Paolo Brunettin).
Il pozzo con un dislivello di circa 80 m va ad intercettare una grande frattura con direzione N-S sulla qualesisviluppailRamodegliOrchi.Abbiamofinito di scenderlo esattamente un mese dopo con la seconda punta, durante la quale ci siamo fatti strada scendendo una forra di dimensioni modeste, fra i blocchi di crollo che ne creano un livello intermedio. Poi la via è sembrata perdersi nuovamente sul più bello.
Questo è l’aspetto che più mi piace delle esplorazioni in questo complesso. Non regalano niente con facilità e non concedono mai di abbassare la guardia, soprattutto dopo esser stati esplorati e studiati da persone di cui (forse) conosciamo bene la sostanza e la storia. E’ facilissimo perdere la diritta via ed è sempre più entusiasmante ritrovarla, a differenza di altre realtà, dove superata la prima grande emozione nell’accedere ad una nuova esplorazione, non resta che percorrerla quasi banalmente piantando chiodi e legando corde.
«Dopo qualche metro mi affaccio su un ambiente letteralmente “lavato dall’acqua” circa 6m sotto si vede la base della frattura, gli altri stanno cercando passaggi al-

Ambienti del Finis A icae
Dal

ternativi, intanto disarrampico e dopo pochi metri sembra chiudere, ma ecco che dietro l’angolo si apre un meandro abbastanza selettivo e dalle pareti completamente ricoperte da uno spesso strato di fango nero... Quindi per capire se é finita qui o no, devo infilarmi li dentro?? Sento arrivare la Discepola Maria Maddalena e il maresciallo con delle corde, io proseguo nel “Marron Glacé” per capire se ne vale la pena mettere una corda e far scendere anche gli altri... Dopo circa dieci metri di meandro dove evitare di scivolare diventa un’impresa, comincio a sentire riecheggiare alcuni rumori, un altra curva secca ed ecco che mi affaccio su un ambiente enorme.
Sembra un miraggio! Mi manca l’aria!
E adesso chi glielo dice che devono passare nel Marron Glacé??
Facciosubitodietrofront,volosudaglialtriecercoleparole per dirgli che di là dal meandro impestato c’é qualcosa di assurdo, attacchiamo una corda e scendiamo, cerchiamo di sdrammatizzare la situazione del meandro,Alé ha smesso di ripetere a Maria Maddalena “tra poco usciamo perché é già tardi”. Alla fine del meandro attacco una corda su un salto da circa 8 m che ci porta su un terrazzo, ci affacciamo e giù c’é un salone, inutile descrivere il delirio.»
Dalla base del “Salone Auditorium” non siamo riusciti a trovare una prosecuzione in galleria per la quale avevamo già troppa bava alla bocca. Magari passa proprio sopra di noi, su quei camini che io e Alessio guardavamo a 50m sulla nostra testa, pietrificati come i blocchi di marmo intorno a noi. Altro che galleria! Da qui riparte un pozzo di cui il primo tiro è circa 50m in un cilindro del tipico marmo bianco venato del Corchia.
Dopo un mese e letteralmente decimati, proseguiamo con la terza punta cercando una prosecuzione in due, attraverso i blocchi di crollo che interrompono il primo tiro del pozzo. Siamo riusciti a trovarla dopo aver quasi perso l’orientamento girando e scendendo fra i blocchi, con qualche ambiente intermedio dove non appena mettevamo piede gioendo, si ridimensionava costringendoci nuovamente alla ricerca. Fin quando il “Pozzo a Chiocciola” ci ha concesso il tiro finale completando un dislivello totale di circa 100 m.
«Il pozzo non sembra chiudere ma ci sono di nuovo i blocchi che ne ostruiscono la base e stavolta arriva ac-
Gli ambienti della risalita a Valinor.
qua un po’ovunque ma si vede uno sfondamento laterale fuori dalla pioggia, beh la doccia la faccio dopo, intanto mi avvio a controllare quello...un paio di metri e si apre una galleria di notevoli dimensioni alla base di un salto da circa 7 metri.
Situazione allucinante...Mi giro verso il Maresciallo urlando “continua! Guarda qua che roba!” ma abbiamo finito le corde. Torno alla base del pozzo a fare la doccia per vedere meglio la situazione, guardiamo fra i blocchi, sembra continuare anche li...si intravedono ambienti più spaziosi di quelli attraversati in precedenza.
Il salto da 7 verso la galleria non si disarrampica, “Maresciallo togliti le longe, tanto non ti servono più....” Le longe mie unite alle sue più i pedali sono calcolate alla perfezione per scendere nella galleria e nel frattempo un boato sovrasta il rumore della pioggia che arriva alla base del pozzo.»
In realtà la “Galleria dei Sogni” non è una galleria freatica. Bensì un ambiente simile a quello di una grande galleria, dove enormi massi di crollo hanno creato un livello in un tratto molto ampio della frattura. L’abbiamo attraversata fino ad intercettare la forra dalla quale proveniva il boato e trascurando completamente il pozzo che sopraggiunge su di noi da zone sconosciute. La via continua ad approfondirsi e il sapore di Corchia è sempre più forte, se non altro vediamo con il rilievo che proprio sotto di noi abbiamo alcune regioni dei “Rami dei Fiorentini”. Avevamo impiegato anche longe e pedali nell’armo, quindi non rimaneva che tornare nel mondo esterno con un punto interrogativo angosciante quanto affascinante, grande come tutto il Corchia. Un’altra squadra nel frattempo stava compiendo una risalita al Grande Pozzo Versilia nel tentativo di intercettare l’arrivo che si trova dalla parte opposta del nostro e una seconda risalita per chiarire alcuni dubbi lungo la forra che porta al Salone Auditorium.
Ovviamente era da aspettarselo che la sorte, più bella è, più si fa desiderare. Non siamo riusciti a tornare prima di 8 mesi da quest’ultima punta. Il giusto tempo necessario per sognare e godere del nostro avvenire. Il 19 giugno 2021 torniamo a prendere la forma di una squadra guadagnando una terza unità. Non resta che scendere e scoprire da che razza di ambiente proveniva il boato che adesso si è placato, ma siamo subito bloccati sulla seconda verticale.


La Galleria del Labirinto Gruviera-Rami dei Fiorentini.
Galleria dell’iris - Rami dei Fiorentini.

«Da non crederci, non è possibile! Mi giro a prendere un blocco di circa 20kg che funzionerà da palla di cannone e miro dritto al nervo scoperto dei lastroni, il punto dove ipotizzo che tutta questa roba scarichi il suo peso, mi preparo a spalle larghe immaginando cosa succederà e fuoco! Il masso becca la lesione e va giù un mondo intero di macigni, mentre io con un balzo felino rimango incastrato in opposizione con spalle e gomiti tra le pareti della forra con i piedi nel vuoto. Leo si gira di colpo con uno sguardo a dir poco impressionato, mi guarda senza parole e io guardo lui mentre porto anche i piedi in opposizione, guardiamo verso il basso ed esclamo “ora si passa!”. Mentre ridiamo della situazione ci raggiunge Veronica spaventata dal chiasso che forse é stato registrato anche da qualche sismografo, domandandoci cosa fosse successo.»
Con questa disostruzione improvvisata, catalogata da Leonardo come “la disostruzione più veloce della storia”, risolviamo un passaggio a prova di strettoista e molto rischioso, a ridosso dei lastroni che ingombravano la via. Quindi riusciamo a scendere la seconda verticale raggiungendo l’attivo sul quale, spostandosi per qualche decina di metri e attraversando una frana molto selettiva,
sbuchiamo su un tratto di forra ampio e fossile.
«Questi sono i momenti che condannano le persone ad esplorare, come sa ben fare l’Abisso Fighiera.
Ci metto qualche minuto a ritrovare la lucidità, chiamo Leo gridando, era rimasto qualche metro indietro in attesa di notizie ma non mi sente, non posso muovermi oltre questo punto per non volare di sotto, mi guardo intorno e sondo la profondità della forra. I sassi si fermano circa 15-20m sotto di noi, siamo letteralmente sbucati in questo ambiente dall’alto, da un tappo di frana, poi in lontananza su una parete vedo un cordino su un anello ultradatato e perdo di nuovo la lucidità per qualche istante... Non c’é altro e non posso muovermi, é quasi sicuramente l’ancoraggio per il disarmo di un tentativo di risalita dal basso mollato al raggiungimento del tappo di frana. C’é aria di fiorentini...»
Siamo in seguito ritornati durante i primi di agosto per accertarci dell’avvenuta congiunzione con i Rami dei Fiorentini, scoprendo di sbucarvi nelle gallerie principali, per ironia della sorte, proprio sul pietrone dove Giovanni Badino e la sua squadra avevano lasciato traccia della prima congiunzione fatta nell’83 attraverso il
Risalendo il Pozzo Valanga-Rami dei Fiorentini.Le

“Khayyam” che probabilmente arriva qui in galleria proprio di fronte a noi. Da queste regioni, dove poco più in basso trova sviluppo il Ramo di Valle dell’Eden riconducendo al collettore, abbiamo proseguito cercando “la via per il mare” in risalita fino al campo base dei fiorentini per poi riscendere al Pozzo della Fangaia e uscire dai Pompieri.
«I sacchi sono stracolmi con le corde marce che abbiamo raccolto lungo la via e le poche ore di sonno della notte precedente si fanno sentire. Percorriamo tutto il Labirinto Gruviera e finalmente siamo al campo base.
Dopo mezz’ora di sosta ripartiamo.
Ripeto più volte “qualcuno deve aver spostato la Galleria Roversi più a valle. Il Maresciallo se la sta godendo la sua prima volta ai fiorentini, chissà quanto mi sta maledicendo pensando a quando gli avevo detto “Tranquillo, dallo Stalingrado in poi si va! Poi alla Fangaia siamo fuori.”
È tardi e gli occhi vogliono chiudersi... Ho sempre “rimproverato” i miei compagni quando hanno fatto tardi il venerdì sera prima delle punte in grotta e io ho fatto peggio. Ci fermiamo per 5 minuti all’attacco dell’ultima calata prima della Roversi, chiudo gli occhi e ripenso a
tutte le emozioni vissute nel Ramo degli Orchi quando la via sembrava chiudere e da lì a pochi minuti trovavamo la prosecuzione tutt’altro che scontata, poi scatto in piedi e dico “dobbiamo muoverci”.
Arrivati alla Fangaia partoriamo l’ultimo inutile pronostico “alle 5 saremo in cima alla franosa e ora ti voglio a salire quelle maledette scale! Perché il sasso é diverso!”. Alle 5 e 4 minuti ci siamo davvero, il Maresciallo dice “sento già l’aria di fuori”, arrampichiamo il pozzo destro dei pompieri con gli occhi mezzi chiusi e il sacco ausiliario che facilita il tutto, il vento della grotta ci spara fuori, dopo 20h di attività interrotta raramente da brevi pause, ammiro il panorama, il cielo ricoperto di nubi nere ed esclamo “Bello schifo, si stava meglio dentro!”»
A fine agosto una squadra ritorna per guadagnare metri sulla risalita che punta al mega arrivo sul Grande Pozzo Versilia. Questa e gli altri due fronti esplorativi in risalita, che tutt’ora sono un “lavoro in corso”, potrebbero riservare delle sorprese più importanti dello sviluppo che si approfondisce fino alla giunzione con i Rami dei Fiorentini.
Durante un’uscita in “Valinor” del 1984, in ocFiorentini.Le condotte che risalgono nei Rami dei Fiorentini dal Khayyam.
casione della nuova congiunzione compiuta da Leonardo Piccini e Bruno Steinberg nello stesso anno, Giovanni Badino scrive: «Dal Khayyam si “filtra” da Fighiera a Corchia, dal Valinor ci si va». Con il Ramo degli Orchi ci siamo “tuffati” dal Fighiera al Corchia attraverso ambienti maestosi, raggiungendo un attuale sviluppo di 600 m e un dislivello negativo di -340 m
Nello stesso anno, oltre all’esplorazione di questo ramo, che ho descritto integrando con piacevoli flashback riportati dalle relazioni delle punte esplorative, ci siamo dedicati a raggiungere obiettivi altrettanto importanti e attesi da tempo. In occasione della punta di giugno siamo andati a esplorare e rilevare un dedalo di diramazioni per circa 110 m di sviluppo, nelle zone in cui il “Finis Africae” comincia ad inabissarsi, lasciando però in sospeso alcuni dubbi. Sempre durante l’uscita fine di agosto abbiamo concluso la riesplorazione del Khayyam attraverso la via che da Finis Africae aveva intercettato la base

del P.60 fino ai Rami dei Fiorentini, dove attualmente si necessita la conclusione del rilievo e il disarmo. Su iniziativa e organizzazione di Paolo Brunettin è stato ripreso un lavoro iniziato nel 2011 e sospeso nel 2014 dal gruppo di Forte dei Marmi, sul ramo che dalla “Buca del Papi” (18° ingresso del Complesso) si riallaccia alle “Gallerie Dei Maremmani”. Qui abbiamo conclusoncludendone il rilievo per uno sviluppo totale di 331 m su -250 m di dislivello e disarmato l’intero ramo in un totale di 3 uscite avvenute fra i mesi di settembre e ottobre. In occasione del corso sulle colorazioni organizzato dalla FST, su iniziativa di Leonardo Piccini sono state riviste alcune diramazioni fra “Ramo del Fiume-Ramo dei Romani-Suzanne” producendo circa 150m di rilievo nuovo. Sempre su iniziativa di Leonardo, nello stesso periodo, abbiamo dedicato un paio di punte all’esplorazione della parte inferiore del “Ramo di Via Fani”, dove la via “classica” passa su un livello intermedio, mentre la base della forra si trova circa a 100 metri di dislivello più in basso, seguendo uno sviluppo indipendente che va poi ad intercettare il pozzo “Tao Quian” alla base del quale riparte un meandro abbastanza “selettivo e bagnato”con destinazione ignota dove rimane attualmente un fronte aperto.
In conclusione del 2021 abbiamo dedicato un’uscita per rivedere alcune cose nelle “Gallerie di Valinor” risalendo una nuova via in zone limitrofe alla congiunzione con le “Gallerie di Anna Maria Pagnoni” e un’altra diramazione che al contrario di quanto si possa pensare, per fortuna, è risultata chiudere.Abbiamo quindi portato fuori anche qui altri 260 m di rilievo e lasciato un interessante punto interrogativo sulla risalita.
I fronti aperti come al solito sono tanti, se andassimo a sommare anche quelli lasciati in sospeso negli anni precedenti, evitando assolutamente di aprirne altri, potremmo renderci conto dell’impotenza che abbiamo dinanzi ad un complesso del genere. Dunque l’unica cosa che potrebbe aiutarci a mettere da parte questo inconveniente è un lavoro di squadra sistematico e assiduo, dove almeno una o due persone per squadra abbiano un quadro chiaro e completo del complesso in cui andiamo ad operare. Al contrario porteremmo fuori tanto più tempo perso che buoni risultati.
Passaggi nella congiunzione Finis A icae-Khayyam.

L’attacco del ramo in risalita a Valinor.
Dal Pendolo a Cardoso:
risultati della colorazione e del monitoraggio della sorgente del Muglione (Stazzema - LU)
A cura di Leonardo Piccini - Commissione Scientifica, Federazione Speleologica Toscana
La sorgente del Muglione si trova lungo il fosso delle Piastre, modesto affluente destro del Torrente Vezza, a quota 450 m s.l.m. L’acqua sgorga dall’omonima “Tana”, una grottarella lunga una cinquantina di metri che pur nota da lungo tempo è

stata inserita a catasto solo nel 2017 con il numero 2140-LU. Questa grotta risulta infatti già descritta dettagliatamente nel fondamentale lavoro di Brian e Mancini intitolato “Caverne e grotte delle Alpi Apuane” che risale al 1913. Risulta quindi abbastanza strano che non fosse a catasto, tant’è che è rimasta ignota alla maggioranza degli speleologi sino a quando non è balzata alla ribalta in seguito all’inaspettato risultato della colorazione eseguita nell’Antro del Corchia nel marzo del 2020, facendola di fatto entrare di diritto nello stesso sistema carsico.
Il collettore del Corchia
Tra tutti i sistemi carsici noti al momento nelle AlpiApuane, quello del Corchia è l’unico che possa vantare un vero e proprio collettore sotterraneo, sia per quanto riguarda lo sviluppo sia per la portata, nonostante questo monte costituisca un massiccio minore rispetto ad altri ben più imponenti, come ad esempio il M. Tambura o il gruppo delle Panie.Ariprova di ciò si tenga conto che la sorgente principale che drena questo sistema carsico, le Fontanacce di Cardoso, ha una portata di circa 180 l/s, vale a dire di un ordine di grandezza inferiore rispetto a quella di sorgenti come la Polla di Forno, le sorgenti di Equi e la Pollaccia. Il torrente che vi scorre all’interno è però sicuramente il maggiore tra quelli noti attualmente in tutte le altre importanti grotte apuane.
Il collettore del Corchia ha origine nella porzione nordoccidentale del sistema, nota come Farolfi. I vari approfondimenti attivi si raccolgono in gran parte nel Ramo di -350 che dopo una lunga e bella forra intervallata da brevi cascate, raggiunge un pia-
L’ingresso della Grotta del Muglione con il usso d’acqua in uscita (Danilo Magnani).
no di gallerie freatiche situate intorno a quota 950 m. Il torrente, che in condizioni normali ha qui un flusso di pochi litri al secondo, si perde in un ampio sifone che chiude questa diramazione. Da qui, dopo un percorso ignoto di circa 500 metri lineari verso est, il torrente riappare nel Ramo della Valle dell’Eden e col nome di Gran Fiume dei Tamugni, fortemente ingrossato dai molti apporti ricevuti dagli attivi del settore alto del Fighiera.
Una alta forra interrotta da brevi rapide, porta questo torrente a ridosso dell’Antro del Corchia, in cui riemerge dopo un tratto sommerso in corrispondenza del Lago Nero e con il nuovo nome di Fiume Vianello. Qui il collettore riceve un importante affluente da destra, proveniente dai Rami dei Fiorentini, che raccoglie le acque dei ripidi versanti nord-occidentali del Corchia. Il torrente scorre per un lungo tratto in belle gallerie, di lago in lago, sino ad essere “inghiottito” in una profonda e rettilinea frattura in direzione sud (il Ramo del Fiume). Dopo un lungo percorso al fondo di una stretta spaccatura l’acqua cade in una serie di grossi pozzi battuti dalla cascata sino a ritrovare quiete nel lungo e profondo Lago Paola. Una galleria laterale (Rami dei Veronesi) riporta sul collettore a valle del lago, in ambienti costituiti da tubi freatici semi allagati, dove le acque sembrano quasi ferme e dove perciò sono stati abbandonati ingenti depositi di sabbia.
Un tratto sommerso lungo un centinaio di metri mette in comunicazione queste condotte con il Lagosifone, là dove gli speleologi di Firenze videro per la prima volta il collettore del Corchia nel lontano 1934. Qui il fiume, che fu battezzato Vidal, è sovrastato da grandi ambienti anch’essi pieni di sabbie, noti come Saloni Fossili, che quindi sembrano rappresentare un unico piano sviluppato poco sopra i 600 m di quota, che ha origine dal Lago Paola. In corrispondenza del Lagosifone si trova un altro importante affluente, che proviene dal settore centrale del sistema, ovvero dalla zona del Terzo e Quarto ingresso e dai Rami di Valinor. Il tratto che segue è noto a molti ed è costituito da una bellissima forra intervallata da brevi cascate sino al fondo del Corchia, dove l’acqua si perde tra grossi blocchi.
Come già descritto, nel lungo tratto di collettore percorribile, dai Tamugni a monte sino al fondo, ci sono solo due importanti affluenti, quello proveniente dai Rami dei Fiorentini e quello proveniente
dal Pozzo a Elle/Gronda. Per il resto il fiume riceve solo piccoli apporti conosciuti tra cui quello dai Rami dei Romani, che s’innesta nel Ramo del Fiume, e quello proveniente dal Pozzo del Centenario, che s’innesta nel collettore poco a monte del Lago Paola. Dal Lagosifone al fondo ci sono solo modesti stillicidi che rimangono tali anche in occasione di forti piogge. Questa ultima circostanza non deve stupire, visto che a sinistra (nord-est) del collettore si trova un muro di scisti paleozoici del basamento, che arrivano a sovrastare le zone più profonde. Rimaneva quindi difficile capire le sorti delle acque che scorrono nelle parti più lontane del Ramo del Pendolo e nelle sovrastanti Gallerie di Calenzano, cioè del settore più meridionale del complesso carsico.
Sulla base di questi ragionamenti, nel marzo del 2020 è stata effettuata, nell’ambito delle attività della Commissione Scientifica della FST, una co-

Schema idrogeologico del sistema del Monte Corchia con evidenziati i collegamenti ( ecce in verde) tra fondo del Corchia e Fontanacce di Cardoso e tra Pozzo del Pendolo e sorgente del Muglione.
lorazione che prevedeva l’immissione del colorante nel torrentello che si perde alla base del Pozzo del Pendolo, e la posa dei captori al Lago Paola, Lagosifone, Ramo dei Tre e lungo il Vidal, all’interno del sistema, e alle sorgenti delle Fontanacce di Cardoso, Pollaccia di Retignano, Risvolta e Muglione all’esterno. I captori sono risultati positivi sia alle Fontanacce sia al Muglione, negativi negli altri punti. La colorazione è stata eseguita nuovamente nel febbraio del 2021 e questa volta il fluorimetro, piazzato al Muglione, ha dimostrato in modo inequivocabile il collegamento idraulico tra il Ramo del Pendolo e questa sorgente.
La seconda colorazione
In data 28 febbraio 2021 sono stati immessi 1 kg

di fluoresceina nel torrentello presente alla base del Pozzo del Pendolo e che si perde in fessure e tra i depositi che chiudono questo ramo. In precedenza, la Grotta del Muglione era stata attrezzata con una sonda multiparametrica (CTD-Diver Eijke–kamp), in grado di registrare ogni 30 minuti livello dell’acqua, temperatura e conducibilità elettrica, e un fluorimetro portatile (GGUN-FL30) in grado di rilevare il passaggio del colorante e la torbidità. Associato a queste due sonde è stato piazzato anche un sensore di pressione e temperatura (Baro-Diver Eijke–kamp) pochi metri sopra il livello dell’acqua. La misura della pressione atmosferica è infatti necessaria per ricavare, per differenza, le reali variazioni del livello dell’acqua. Le sonde erano state immerse in una piccola vasca in muratura parzialmente danneggiata e utilizzata per captare le acque della sorgente con un tubo in polietilene. Le condizioni di flusso e le caratteristiche della vasca non permettono di ricavare in modo accurato le portate della sorgente sulla base dell’altezza dell’acqua; pertanto, sono state eseguite una serie di misure di portata durante i sopralluoghi, utili a ricostruire una curva altezza/ portata. Il fluorimetro è stato tolto in data 28 aprile 2021, mentre i due diver sono stati recuperati in data 21 dicembre 2021.
Il fluorimetro ha restituito una marcata curva di rilascio del colorante che ha inizio in data 14/03/2021 alle ore 01:00 circa. La curva presenta due picchi di concentrazione ben distinti. Il primo picco si ha in data 16/03 alle ore 11:30 con un valore di circa 190 ppb (parti per miliardo, ovvero μg/l), il secondo picco si ha invece intorno alle ore 21:30 del 18/03. Questo massimo, che raggiunge i 215 ppb, è seguito da una curva di decrescita che dopo 40 giorni e nonostante alcuni eventi di pioggia presenta ancora valori ben superiori a quelli precedenti l’arrivo del colorante.
Da questi dati risulta che il colorante immesso nel Pozzo del Pendolo ha impiegato 14 giorni per arrivare alla sorgente del Muglione; più esattamente 325 ore. Tenuto conto della distanza lineare tra punto d’immissione e sorgente, pari a circa 1,7 km, si ottiene una velocità media di flusso lineare di circa 120 m/giorno, cioè circa 5 m/h. Si tratta di una
L’installazione della sonda CTD-diver nella vasca interna della sorgente del Muglione (Danilo Magnani).


La centralina di acquisizione del uorimetro portatile utilizzato per monitorare il passaggio del colorante (Danilo Magnani).
velocità molto bassa che si spiega soprattutto con le condizioni di portata ridotta e decrescente che si sono avute nelle settimane dopo l’immissione del tracciante. Il percorso reale sarà ovviamente maggiore e quindi anche la velocità di scorrimento, ma rimangono comunque valori che fanno immaginare un flusso a pelo libero a basso gradiente e/o un flusso in zona satura in condotti relativamente ampi. Il dislivello tra punto d’immissione e sorgente è pari a 250 m, con un gradiente lineare del 14%. Il tempo di transito calcolato sul primo picco di tracciante è invece pari a 18 giorni. La curva di restituzione del colorante presenta due picchi ben separati che sembrano indicare, o due percorsi distinti o più pro-
babilmente una temporanea diluizione legata all’apporto di acque “pulite” legate a brevi precipitazioni, come messo in evidenza dal concomitante incremento della conducibilità elettrica. La risposta è comunque molto netta, anche se distribuita su circa 1 mese ed interrotta da un evento di piena consistente in data 10/04/2021.
Il periodo di passaggio del colorante manca di una parte del monitoraggio ma è stato possibile stimare l’andamento delle portate sulla base delle misure effettuate sul posto durante alcuni sopralluoghi e assumendo un decremento uniforme del flusso. Nel periodo tra il 14/03/2021 e il 10/04/2021, giorno in cui si è avuto l’evento di piena successivo
La posa del tubo di alloggiamento del uorimetro (Nadia Ricci).
alla colorazione, la concentrazione media del colorante è stata pari a 63 ppb (μg/l) mentre la portata media, ottenuta sulla base della curva di taratura, è stimabile in circa 5,6 l/s. Utilizzando questi due valori si ottiene una quantità di tracciante rilasciato dalla sorgente di circa 860 g, quindi confrontabile con la quantità immessa, pari a 1000 g. La quantità mancante è probabilmente stata rilasciata durante la piena del 11-12/04/2021, in forma più diluita (tra 5 e 9 ppb), che ha probabilmente ripulito il sistema dal colorante, anche se i valori sono rimasti alterati per ancora alcune settimane (3 ppb al 28/04/2021, rispetto a 0,5 ppb precedenti il 13/03/2021).
Questa colorazione conferma in modo inequivocabile e quantitativo quanto già rilevato da quella precedente (marzo 2020), dove al Muglione erano stati piazzati solo dei captori, poi risultati fortemente positivi.
Il monitoraggio idro-fisico
Con l’occasione della colorazione è stato anche eseguito il monitoraggio della sorgente che si è protratto dal 24 gennaio al 20 dicembre 2021. Purtrop-
po, la forte escursione della portata cui è soggetta questa sorgente ha fatto sì che nelle fasi di magra la sonda sia risultata solo parzialmente sommersa o del tutto emersa introducendo alcune interruzioni nei dati, tra cui una prolungata in piena estate. Le portate di minima sono state pertanto estrapolate sulla base delle misure effettuate direttamente alla sorgente. I dati di temperatura e conducibilità non sono invece recuperabili, anche se in assenza di piogge significative questi parametri in genere non subiscono importanti variazioni o al più un aumento regolare; queste interruzioni non comportano quindi importanti perdite d’informazioni sul carattere idrodinamico di questa sorgente.
La temperatura dell’acqua varia da 11,2 a 12,4 °C, con un valore medio di 11,4 °C. La temperatura mostra un significativo ciclo stagionale, con valori minimi in gennaio-febbraio e massimi in agosto-settembre. Oscillazioni molto marcate si osservano in occasione delle piene maggiori. Nelle piene più intense si osserva infatti un brusco aumento della temperatura dell’ordine di 0,3-0,4 °C, seguito da una netta diminuzione. Tale comportamento
Gra co relativo al monitoraggio della sorgente del Muglione durante il periodo di rilascio del tracciante.
cond. el. (us/cm) fluoresceina (ppb) portata (l/s) torbidità (NTU)
Andamento dei valori di livello idrico, temperatura e conducibilità elettrica registrati alla sorgente del Muglione durante il monitoraggio con ontate con le precipitazioni registrate alla stazione di Retignano. I periodi con temperatura e conducibilità mancanti si riferiscono a fasi di magra in cui la sonda era del tutto o parzialmente emersa. Le misure di livello idrico sono state ricavate per estrapolazione sulla base di misure eseguite direttamente sul posto.
Andamento dei valori di portata, temperatura e conducibilità elettrica registrati alla sorgente del Muglione tra aprile e giugno 2021. Il concomitate aumento di temperatura e conducibilità elettrica in occasione delle piene più evidenti è legato a fenomeni di pistonaggio riconducibili ad un usso almeno parzialmente in condizioni eatiche.
sembra essere legato a un fenomeno di pistonaggio che spinge acque residenti nell’acquifero, prima dell’arrivo di acque più fredde legate alle precipitazioni. La maggiore temperatura delle acque residenti è dovuta all’assorbimento del calore geotermico proveniente dalla crosta terrestre e non può invece essere imputata ad eventi infiltrativi “caldi”, perché questo si rifletterebbe in una contemporanea diminuzione della conducibilità.
La conducibilità elettrica varia invece da circa 240 μS/cm a oltre 325 μS /cm, con valori più bassi in inverno e maggiori in estate. Il valore medio è intorno a 275 μS /cm, decisamente superiore rispetto a quello delle maggiori sorgenti apuane. Gli eventi di piena sono anche qui caratterizzati da un primo brusco aumento della conducibilità, seguito da una netta diminuzione, con ritorno ai valori pre-piena in 2 o 3 settimane. Tale comportamento conferma quanto dedotto dalla temperatura, cioè un fenomeno di pistonaggio seguito dopo alcuni giorni da una diluizione dovuta alle acque di neo-infiltrazione. In generale questo comportamento suggerisce la presenza di una zona satura ben sviluppata prossima all’emergenza con a monte un tratto con flusso prevalentemente a pelo libero, nonché una rete di flusso ben organizzata caratterizzata da un collettore principale (dreno dominante).
Oltre il Pendolo…
A questo punto sorge spontaneo chiedersi se i risultati delle colorazioni, in particolare della seconda, e del monitoraggio permettono di fare qualche ipotesi sulle caratteristiche del percorso che separa il Pozzo del Pendolo dalla Grotta del Muglione. La seconda colorazione ci fornisce il tempo di flusso che, in condizioni di magra, è risultato di 14 giorni. Ipotizzando un percorso reale doppio di quello lineare, cioè di circa 3,5 km, la velocità media di flusso si aggira sui 10 m/h, cioè circa 17 cm al minuto. Un “passo” decisamente da lumaca, che in condizioni di magra è imputabile o ad un flusso a pelo libero con basso gradiente e caratterizzato da frequenti bacini con acque quasi ferme, o a un lento flusso in condizioni freatiche. In questo secondo caso, avendo avuto una portata media nel periodo della colorazione intorno a 5-6 l/s, questa velocità implica una superficie di flusso di circa 2 metri quadri, ovvero un diametro medio intorno ai 1,6 metri, nel caso si trattasse di un solo condotto forma cir-
colare. Diametro medio vuole ovviamente dire che si possono susseguire porzioni relativamente strette, dove la velocità di flusso sarà maggiore, a porzioni con una superficie di flusso utile anche di diversi metri quadri e quindi con flusso ancora più lento.
Più interessanti sono i risultati del monitoraggio idro-fisico, la cui interpretazione richiede però molta cautela, visto che cause diverse possono portare a comportamenti simili.
Quello che è evidente è che in occasione delle piene più significative, cioè quelle innescate da piogge di durata breve ma intense, la sorgente risponde, come già evidenziato, con un chiaro fenomeno di pistonaggio poi seguito da diluizione. Questo significa che l’acqua che inizia ad uscire con l’aumento della portata era già immagazzinata nell’acquifero, seppur non direttamente interessata dal flusso. In genere ciò implica la presenza di una zona sommersa ben sviluppata, visto che la diluizione dovuta all’infiltrazione si manifesta in genere solo dopo un paio di giorni.
Stimando la quantità d’acqua che fuoriesce prima che si registri una significativa diminuzione della conducibilità legata all’arrivo delle acque di infiltrazione rapida si può ottenere una stima del volume della zona sommersa. È bene ribadire che si tratta di stime molto approssimate che servono giusto a dare un’idea degli ordini di grandezza. Nel caso, ad esempio, di alcune delle piene meglio definite, il volume di acqua “pistonata” è pari arrotondando a circa 10.000 m3. Se tutto il percorso dal Pendolo fosse in condizioni freatiche questo vorrebbe dire che il flusso occupa una superficie media di circa 3 m2 . Riducendo la lunghezza del tratto freatico la sezione trasversale dei condotti deve ovviamente aumentare. Queste stime, al di là della loro elevata approssimazione, dipingono una situazione decisamente troppo semplicistica per poter essere considerate attendibili ma ci aiutano a fare delle ipotesi, per quanto fantasiose, su cosa ci sia oltre il Pozzo del Pendolo. Per aiutarci in questa ricostruzione è bene però soffermarsi prima su cosa c’è “a monte” del Pendolo, visto che questa parte la conosciamo bene.
La Galleria degli Inglesi è costituita nella sua parte principale da tre condotti sovrapposti e connessi tra loro. Il condotto superiore ha una tipica morfologia freatica e presenta a soffitto forme riconducibili alla fase di flusso a pieno carico. La galleria bassa ha invece una morfologia a forra, per quanto modi-
ficata da crolli e successive rielaborazioni da acque di percolazione.
Le acque che hanno scavato queste gallerie provenivano probabilmente in una prima fase dalla Galleria del Venerdì. Recenti ricerche dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell’Università di Pisa sui depositi alluvionali presenti alla Galleria delle Stalattiti fanno risalire questa fase ad almeno 1,2 milioni di anni fa. L’acqua da qui risaliva probabilmente lungo condotte, ora riconoscibili nella Galleria della Neve e nella Galleria Franosa, verso emergenze situate a quote maggiori rispetto al piano di gallerie sommerse.
Successivamente, una riorganizzazione della rete idrografica sotterranea determinata da un abbassamento del livello di base, ha causato una progressiva perdita di alimentazione di questo settore a favore di percorsi più profondi. Durante questa fase la Galleria degli Inglesi ha probabilmente attraversato un periodo di flusso a pelo libero che continuava in basso verso il Pozzo Suzanne e le gallerie sottostanti. Questa fase è testimoniata, tra l’altro, dagli ingenti depositi di conglomerati che contengono ciottoli ben arrotondati e di oltre 10 cm di diametro situati alla sommità del Pozzo Suzanne. Vale la pena osservare che dalla base di questo pozzo, oltrepassata la base del Pozzo del Centenario, la galleria scende sino al bivio per il Ramo del Giglio e da qui risale ripida per poi divenire orizzontale sino ad affacciarsi sul Pendolo. Questo andamento a saliscendi (o a montagne russe) è tipico di condotte di origine freatica ma viene poi solitamente rielaborato in condizioni epifreatico/vadose trasformandosi in una forra. Il Pendolo rappresenta probabilmente un tratto discendente di origine freatica rimasto ostruito al fondo durante la fase di progressivo svuotamento legata alla formazione dei condotti che si approfondiscono dal Ramo del Giglio. In sostanza, le gallerie che portano al Pendolo devono continuare oltre l’attuale ostruzione con dimensioni paragonabili a quelle del tratto a monte. L’andamento a sali/ scendi ne ha però determinato la parziale ostruzione durante la fase epifreatica caratterizzata da ripetuti alluvionamenti che hanno rimobilizzato i sedimenti alluvionali di cui ora rimangono solo poche tracce. Possiamo dunque immaginarci che quando il livello di base del sistema si trovava a quote circa 500 m superiori a quello attuale, il Corchia era drenato da sorgenti situate nella zona del Monte Alto, che
rappresenta la continuazione verso sud della stessa struttura geologica (la sinclinale del Corchia). La disattivazione di questo piano di gallerie e la migrazione verso nord-est del collettore principale, a favore di piani inferiori, ha fatto sì che in questo settore del sistema del Corchia la circolazione rimanesse sospesa rispetto al fondovalle, conservandosi in parte sino ad oggi ma alimentata ormai solo da apporti minori di acque di percolazione locale.
Conclusioni
La colorazione descritta in questa nota ha accertato che l’acqua che si perde al fondo del Pozzo del Pendolo riemerge alla sorgente del Muglione, dopo un percorso in linea retta di circa 1,7 km per un dislivello di circa 250 m. Tale percorso è proba-

L’immissione del tracciante nel ruscellamento presente alla base del Pozzo del Pendolo (Danilo Magnani).
bilmente caratterizzato sia da condizioni di flusso a pelo libero sia di flusso in condotti sommersi. Difficile fare ipotesi sulla proporzione tra queste due situazioni ma i fenomeni di pistonaggio indicano che comunque esiste una zona sommersa ben sviluppata. È probabile che la prima parte del percorso delle acque oltre la base del Pozzo del Pendolo avvenga in condizioni di flusso a pelo libero, durante il quale si perdono la maggior parte dei 250 m di dislivello esistenti tra il punto di immissione del tracciante e la sorgente.
Il dislivello tuttora presente tra sorgente e livello di base locale (circa 250 m s.l.m.) appare per molti versi inusuale. Sembra quindi probabile che la sorgente del Muglione fosse parte di un antico

L’immissione del tracciante nel ruscellamento presente alla base del Pozzo del Pendolo (Nadia Ricci).
sistema di drenaggio del sistema del Corchia che si è rapidamente disattivato in conseguenza del progressivo abbassamento del livello di base e della migrazione verso nord-est del collettore principale guidata dalla geometria della struttura del Corchia e pertanto rimasto “sospeso”.
Le ipotesi su quello che può esserci tra Pendolo e Muglione basate sul comportamento della sorgente e sulla morfologia delle parti note non vanno considerate ipotesi scientifiche ma solo elementi utili a stimolare le fantasie degli speleologi. Quel che è certo è che molto rimane ancora da scoprire anche in questo settore “marginale” del sistema del Corchia e che questa montagna, unica nel suo genere, ha ancora in serbo molte sorprese.
BiBliografia
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Test di tracciamento Corchia 2020-2021
(pozzo del Pendolo)
a cura di Marco Genovesi
Analisi dei captori
In questi ultimi due anni la Commissione Scientifica della F.S.T. ha organizzato due test di tracciamento, o “colorazione”, nel complesso carsico del monte Corchia, entrambi effettuati nel piccolo collettore temporaneo presente alla base del pozzo del Pendolo. Il test del 2020 è stato purtroppo condizionato dalla situazione pandemica in atto che ha impedito, almeno in parte, la corretta sequenza temporale delle previste operazioni di posizionamento e prelievo dei captori alle 4 sorgenti dell’area (Pontestazzemese, Pollaccia di Retignano, Risvolta, Muglione) e ai 4 punti di campionamento interni alla grotta (Ramo dei Tre-Scoobydoo, Lago Paola, Lago Sifone e Lago Marika). Il tracciamento è stato quindi ripetuto nel febbraio 2021 con il monitoraggio delle sole sorgenti Muglione (captori + sonda fluorimetrica) e Fontanacce di Pontestazzemese (solo captori) essendo le uniche risultate positive nel 2020, anche se in modo assai diverso). Per completezza, in questo report vengono riportati i risultati di entrambe.
Preparazione dei campioni per l’analisi Il primo passo è stato quello di verificare la corrispondenza dei campioni ricevuti con le etichette riportate nel foglio elettronico riassuntivo di tutte le operazioni di posizionamento e prelievo nei punti monitorati. Successivamente i carboni di ogni captore sono stati dapprima lavati con acqua distillata, o deionizzata, per l’eliminazione di eventuali impurezze come sabbie, argille e materia organica, quindi asciugati a bassa
temperatura (40°C) e infine inseriti in contenitori plastici preventivamente etichettati. Da ogni contenitore sono poi stati prelevati 4 grammi di carbone (bilancia digitale centesimale, accuratezza +/- 0,03 g) e introdotti in provette di vetro aggiungendo 12 cc di una soluzione eluente di alcool etilico alcalinizzato con KOH al 10%, agitando brevemente. Successivamente i contenitori sono stati posti in bagno a ultrasuoni per 2 minuti per facilitare il desorbimento del colorante. Infine gli eluati, dopo filtraggio, sono stati posti in cuvette monouso per fluorimetria (3,5 ml) e analizzati mediante un fluorimetro digitale Turner TBS-380.
Analisi fluorimetrica dei campioni
Il fluorimetro impiegato utilizza filtri a banda relativamente stretta (eccitazione λ465-485 emissione λ515-575). La sua risoluzione di 12 bit garantisce una risposta lineare della fluorescenza su tre ordini di magnitudine, nell’intervallo compreso tra 500 µg/L a 0,5 µg/L. Il limite di rilevamento LOD per la fluoresceina non è dichiarato, ma da alcuni test effettuati è risultato essere intorno a 0,1 µg/L per il tracciante in soluzione acquosa. Lo strumento è stato preventivamente calibrato usando soluzioni di riferimento a 1, 10 e 100 ppb (ppb= microgrammi/litro = μg/L) di fluoresceina, ottenute per diluizioni successive di una soluzione fresca di 1 g/L dello stesso lotto di tracciante impiegato nella colorazione: nell’intervallo di questi valori le misure ottenute hanno mostrato una risposta sufficientemente lineare, come da diagramma.


Come “bianco” di riferimento per le misure è stata usata la soluzione eluente stessa. Ogni misura riportata in tabella è stata più volte confrontata con quella del captore “bianco”, per cui si ritiene che l’accuratezza dei valori ottenuti sia ragionevolmente contenuta in un +/- 2-3%.
Nelle due tabelle seguenti sono riassunti i risultati delle analisi per i due tracciamenti:

Valutazione dei risultati
L’analisi dei captori delle due colorazioni stabilisce in modo inequivocabile la notevole positività della grotta-sorgente del Muglione, con probabilità l’unico recapito della fluoresceina immessa alla base del pozzo del Pendolo: un risultato confermato anche dai dati registrati dalla sonda fluorimetrica. Rimane da indagare la positività della sorgente di Pontestazzemese, con valori di fluorescenza nei captori assai minori ma tuttavia non trascurabili, considerando anche le maggiori portate. Del resto i valori di
fluorescenza dei captori interni disposti lungo il percorso del Vidal, estremamente bassi (circa un’ordine di grandezza inferiori a quelli di Pontestazzemese, colorazione 2020) non giustificano il livello positività di questi ultimi e allo stato attuale sono da interpretarsi più come falsi positivi, dovuti alla presenza di sostanze organiche o altri contaminanti adsorbiti durante la lunga permanenza in acqua. La positività delle sorgenti di base andrà quindi indagata con test specifici, già in programma.

Cava Piastraio:
stop ai lavori in di ormità
A cura di Nadia Ricci - Commissione Ambiente, Federazione Speleologica Toscana
Con Ordinanza di sospensione e riduzione in pristino n. 4 del 4 marzo 2022, il Presidente del Parco delle Alpi Apuane Alberto Putamorsi ha sospeso i lavori in difformità dalla Pronuncia di Compatibilità Ambientale e dal Nulla osta del Parco, realizzati alla cava Piastraio-Piastriccioni nel comune di Stazzema.
Alla ditta Cooperativa Condomini Lavoratori Beni Sociali di Levigliani a r.l. si contestano difformità morfologiche nella realizzazione di una porzione di galleria non autorizzata per cir-

ca 365 mc e la realizzazione di modesti sconfinamenti dal limite autorizzato delle gallerie. Durante un sopralluogo, realizzato congiuntamente dalla Federazione, Carabinieri Forestale e Comando Guardiaparco, è stato ordinato inoltre alla ditta la rimozione dei blocchi che celavano una cavità carsica intercettata durante l’escavazione, posta al 3° livello della cava. La cavità si presenta come un pozzo di sezione ellittica profondo circa 48 metri, sezione 7 per 11 metri.

Pozzo intercettato al livello 3° di cava Piastraio Piastriccioni (Marco Innocenzi).
Parte terminale del pozzo intercettato (Marco Innocenzi).
Presenti stillicidio e ventilazione. Rilevati accumuli di marmettola e sversamento di sostanza ignota.
L’accesso artificiale non si trova alla sommità del pozzo, ma ad una quota inferiore, per cui le sue dimensioni totali sono maggiori di quelle riportate. Il pozzo termina in meandro parzialmente ostruito da detrito di escavazione gettato e accumulato sul fondo.
L’Ordinanza impone la sospensione immediata di ogni attività e lavorazione nelle porzioni di gallerie oggetto di difformità e la riduzione in pristino, la risistemazione e l’eventuale ricostruzione dell’assetto morfologico ed idrogeologico e delle specie vegetali ed animali.
Sostanza ignota rinvenuta lungo il pozzo (Marco Innocenzi).
Deposito di marmettola rinvenuto lungo il pozzo (Marco Innocenzi).




Il provvedimento conferma inoltre la sospensione delle attività di escavazione nelle aree interessate dalle cavità carsiche, che erano già state individuate durante il sopralluogo di giugno 2021 e riportate nel precedente provvedimento (Ordinanza di sospensione e riduzione in pristino n. 3 del 7 giugno 2021) per un raggio di almeno 15 metri dal bordo esterno degli ingressi delle cavità, almeno fino a quando non sarà stata valutata l’eventuale non rilevanza di tali cavità.
Sarà necessario un ulteriore sopralluogo al livello 3° di cava Piastraio per perfezionare il rilievo del pozzo intercettato e stabilirne l’eventuale connessione col complesso carsico dell’Antro del Corchia.
Detriti di escavazione gettati e accumulati nel pozzo (Marco Innocenzi).
Meandro terminale del pozzo (Marco Innocenzi).


SpeleoFotoContest 2022
Nextgen
La 5ª edizione del contest e primo passo verso una nuova generazione
A cura di Paolo Dori e Luca (Nedo) Rossi
“Mamma mia o Nedo quanto l’hai fatta palloccorosa con que’premi, sembriamo la pesca di beneficenza!”, si direbbe qui in Versilia. Anzi, te l’ho proprio detto io quando volevi fare anche il premio al merito per il lavapiatti dell’autogrill. Però, nonostante tu sia fantasioso e spesso sia necessario tenerti a freno con le briglie tirate, hai
centrato in pieno l’obiettivo. Si, perché ancora di obiettivi, di fotocamere, di flash e di grotte si parla, dopo tre anni e mezzo dall’ultimo incontro tenutosi a Cardoso nel 2018. Anche in quel caso le difficoltà non mancarono assolutamente, ma alla fine riuscimmo a concludere quella edizione facendoci concrezionare la pelle e prepa-
randoci per una nuova.
Per chi non lo sapesse, Speleo Foto Contest è un momento di incontro fra speleo fotografi per condividere le tecniche di ripresa a cui è stato abbinato un concorso fotografico. Tutto ciò nacque al raduno speleo di Frasassi 2004, si concretizzò nel 2005 e nel 2007 al congresso nazionale di speleologia ad Iglesias, dove si tenne la sua ultima edizione, fino a quando, nel 2018, la caparbietà dell’attuale presidente dell’associazione è stata determinante per un nuovo evento. Così, 11 anni dopo rieccoci in scena.
Non bastavano undici anni di stop, guarda caso ci si mette di mezzo anche una robaccia che poi la gente ha chiamato “pandemia” a fermarci nuovamente per tre anni e mezzo. Ma quello è stato uno stop globale. Fortunatamente i lavori per il congresso di Ormea erano già iniziati e non abbiamo fatto altro che riprendere in mano quanto già avviato nel 2019 per poi portarlo a termine, con le dovute certificazioni, dal 2 al 5 giugno 2022.
Gli addetti ai lavori stavolta sono stati in minoranza a causa di una serie interminabile di motivi ma, se pur in forza ridotta, si è conclusa in grande stile anche la quinta edizione di Speleo

Foto Contest.
Non è stato facile scegliere un tema portante per il concorso di quest’anno, ma visto che noi speleologi abbiamo sempre quella perniciosa attrazione verso le cose difficili, ne abbiamo scelti ben quattro. Aria, Acqua, Terra e Fuoco sono stati il focus del concorso, cosa difficile da rappresentare graficamente ma come sempre qualcuno ci riesce… ed anche bene.
Salto di palo in frasca perché, per collegarmi all’attrazione di cui sopra, si rende necessario parlare dei premi. Potevamo accontentarci dei premi tradizionali? Le opinioni del direttivo di Speleo Foto Contest erano discordanti, anche perché essendo la nostra un’associazione culturale di soldi ne maneggia ben pochi. E quindi quale ulteriore premio proporre? Riunione di consiglio sempre e comunque in video conferenza, ma vedo brillare un paio di occhi. “Nedo, cosa stai per tirare fuori?”.
Acquisiszione dell’immagine 3d (Paolo Billeri).
IL PREMIO SENTINELLA! Oioi. O cos’è questa novità? Cosa mi tiri fuori ora dal cilindro? Ebbene si, la fantasia di Nedo non ha limiti. Si tratta in effetti di una replica tridimensionale in scala della celebre concrezione posta a guardia della sala delle aragoniti delle “Risalite dei Lucchesi” nell’antro del Corchia, chiamata la Sentinella. Ma come realizzarla? Io sono un mero esecutore di programmi già pronti, conosco le malizie per la stampa sia in PLA che in resina polimerizzante, ma alla fine non so disegnare su cad o peggio ancora non ho mai utilizzato software per la modellazione 3d quali Rhino o simili… Giocherello un po’su Tinkercad ma non arrivo a tanto. Realizzare la sentinella non è una cosa banale, uno scanner 3D non ce lo possiamo permettere, per cui come fare per portarla a casa senza asportarla?
Che cos’è il genio? Il genio è fantasia, intuizione, decisione e rapidità d’esecuzione. Recitava così un famoso film diretto da Mario Monicelli, che ereditò il progetto da Pietro Germi, ed è anche proprio così che è andata, perché la scena per portarci a casa la sentinella è stata un po’ alla “Amici miei”, con la sottile differenza che ad andare a prendersela non c’era il Conte Mascetti o tantomeno il professor Sassaroli, ma c’erano Nedo, Pallina®®, Paolo e Daniele, grazie anche alla preziosa collaborazione della


Cooperativa Sviluppo e Futuro di Levigliani, che gestisce l’Antro del Corchia turistico. Si perché la zingarata per andare alle risalite dei Lucchesi parte come sempre con uno zoccolo e una ciabatta, ossia senza attrezzature professionali, impossibili per noi da acquistare senza un sostanzioso sponsor, ma con tre puntatori laser a cui è stato applicato il reticolo per permettere la fotogrammetria, legati su tre gorillapod di modo da avere la tridimensionalità completa della figura. Le decine di foto scattate hanno fatto il resto, perché, una volta tornati alle rispettive case, sono state date in pasto ai vari software di modellazione 3D e, sempre grazie a Daniele, siamo riusciti ad avere il primo modello a tre dimensioni. Un po’piccino e anche molto grezzo, vista la quasi totale impossibilità nella riproduzione fedelissima delle aragoniti, ma intanto era sul piatto. Da modello 3D a stl per la stampa è un vento, ma….
Ed ecco il MA che spunta sempre da dietro l’angolo o, in questo caso, da dietro alla sentinella. Il file risulta con errori e non è possibile cor-
reggerlo con l’interprete degli stl. La stampante si rifiuta categoricamente di vedere il file di output. Cerchiamo di capirne il motivo… ossia, in parte l’avevamo capito perché c’erano spazi vuoti nel modello che avremmo dovuto colmare (o bimbi… del resto siamo speleologi, mica modellisti), ma anche dopo le opportune correzioni effettuate… niente da fare. Cerchiamo aiuto dappertutto. Perché la stampante a PLA vede perfettamente il file mentre quella a resina no? Vengono fuori ben 5 revisioni del progetto ma la stampante a resina si ostina a non voler leggere il file. Eppure era tutto corretto, tutto giusto, ma niente da fare, “formato file sconosciuto” continuava ad apparire sul display della stampante e noi a lambiccarci il cervello per cercare di capire il motivo. Il congresso di Ormea si stava avvicinando in modo paurosamente veloce e noi correvamo il rischio di non poter portare l’anteprima del premio. Ed alla fine…. l’illuminazione! Se il programma di slicing legge perfettamente il file sorgente e genera l’output comprensivo dei supporti rigorosamente in G-code ma la macchina
La sentinella... verde (Luca Nedo Rossi).La sentinella... ancora piu verde (Paolo Billeri).
non lo vede, da cosa può dipendere?
-36 ore a Ormea
Il software di slicing ha avuto ben 4 aggiornamenti. Cosa comprendevano gli aggiornamenti… effettivamente c’è scritto nel popup “what’s new” durante il download, ma ognuno ha la tendenza a non leggere quale sia l’aggiornamento effettuato nei vari software. Io tantomeno, però penso che, se il programma è stato rivisto, ci sarà da rivedere anche la macchina? Ed infatti, con non poca difficoltà, riesco ad aggiornare il firmware della stampante e finalmente a vedere la figura sul display della macchina. Mi trovo in una situazione che non so se piangere o sudare freddo, prevedo parecchio tempo per la stampa della prima prova, ma una volta fatto l’azzeramento dell’asse Z riempio il serbatoio di resina, chiudo la calotta e premo il tasto play. 10 secondi di titubanza poi prendo il telefono e chiamo Nedo, esclamando “STA STAMPANDO”. Ma, ahimè, dal primo pomeriggio siamo arrivati alla mattina dopo con mezzo risultato, il supporto si era staccato dal fondo. Censurando bestemmie… Riparto da capo con lo slicer, sistemando il modello in modo da farlo aderire al meglio al fondo, e lo faccio ripartire da capo. Ok, tempo presunto di stampa 10 ore circa. Ma alla fine siamo arrivati alla conclusione dopo 12 ore e 26 minuti, purtroppo dopo l’avvenuta partenza di Nedo e Pallina®®. Non era servita nemmeno la levataccia alle 6 per andare a vedere lo stato di avanzamento, no… in poche parole era tardi. Fortuna ha voluto che Davide da Livorno, andando ad Ormea, dovesse passare di qui. E dopo la corretta polimerizzazione della resina…. Alla sera la prima prova della Sentinella in 3D era finalmente ad Ormea.
Ma non c’era solo questo, dietro all’evento c’è tutta la preparazione delle foto, dei passepartout, della gestione degli iscritti… Lavoro ce n’è tanto, forse troppo, gestito in toto da Nedo e Romina che hanno fatto un ottimo lavoro.
Segue Luca (Nedo) Rossi
Dal mio punto di vista l’attesa è stata letteralmente snervante, ma non solo per vedere realizzata la sentinella, da sempre, fin dall’inizio. A marzo eravamo nel pieno delle tribolazioni per ottenere un file decente e riuscire a stamparlo,
come ha ben raccontato Paolo, e come se non bastasse a fine aprile avevamo soltanto 3 iscrizioni, di cui una in forse, per un totale di 13 foto nella migliore delle ipotesi. Presentarci così ad Ormea, con poche foto e senza “Sentinella” avrebbe significato fare una colossale figura di M. In quei momenti ci è venuto anche il pensiero di annullare tutto, ma a quel punto la figura rischiava di essere ben peggiore. Ho passato una settimana a guardare continuamente le notifiche per eventuali iscrizioni ma tutto taceva fino a quando…. “Notifica di email in arrivo”: un’altra iscrizione!
Anche se con una sola foto in più l’abbiamo accolta aggrappandoci alla ormai remota speranza che fosse il tanto atteso segnale dell’inizio del cambio di rotta... a soli 4 giorni dalla chiusura delle iscrizioni. Fino ad allora la disperazione ci faceva considerare come un mezzo successo arrivare a 20 foto in gara e raggiungere i numeri del 2018 ci sembrava un miraggio, specialmente in considerazione della scommessa che avevamo fatto di puntare su di un montepremi tangibile drasticamente ridotto in favore di un premio dal valore decisamente più simbolico come la “Sentinella”, ma oggettivamente meno consistente.
A volte accadono le cose più inspiegabili. Adesso, col senno di poi come spesso succede, non so se mi sarei imbarcato in una scommessa del genere, e tuttora non riesco a spiegarmi quale sia il misterioso processo alchemico che si è innescato per portare ad un risultato come quello ottenuto. Negli ultimi 3 giorni di iscrizioni aperte la soglia miraggio delle 20 foto non solo ce la siamo “bevuta”, ma anche la soglia del 2018 è stata superata ampiamente sia in termini di iscritti che di foto totali, attestandoci a quota 12 iscrizioni per 53 foto in gara. Numeri che, per la nostra piccola realtà associativa, neanche nelle più fervide fantasie erotiche avremmo mai avuto l’ardire di sperare.
Anche i dati relativi alla provenienza delle foto si sono rivelati decisamente positivi ed interessanti, per la prima volta dal 2005 erano più le foto in gara dall’estero che quelle dall’Italia, nonostante la concorrenza di altri contest internazionali ben più blasonati e consolidati. Due nuovi paesi, Ungheria e Israele, si sono aggiunti all’elenco dei già numerosi paesi da cui ci sono
arrivate foto durante le passate edizioni, quasi a voler rimarcare lo spiccato spirito di internazionalità che da sempre e sempre di più contraddistingue Speleo Foto Contest.
Chiuse le iscrizioni e via al voto online. In poco più di un mese abbiamo ricevuto quasi 17.000 visualizzazioni sull’album facebook con le foto in gara. Rapidamente siamo arrivati alla settimana prima della partenza per Ormea, gli ultimi giorni sono stati veramente febbrili per riuscire a preparare tutto in tempo, sperare di non dimenticarsi nulla e contestualmente portare avanti anche altri progetti che stanno crescendo per il futuro. Un lavoro encomiabile svolto da tutti ma soprattutto da Romina che si divideva tra le mie crisi di sconforto ed il suo lavoro di organizzazione degli altri progetti.
Arriva l’alba del 2 giugno, si parte!
La macchina è stracarica di materiale per allestire la mostra, strada miracolosamente libera ed alle 10 circa arriviamo ad Ormea dove troviamo subito Raffaella e Meo che ci accolgono e ci affidano a Manuela e Patrizia che praticamente staranno con noi per quasi tutto il tempo, aiutandoci sia nell’allestimento dell’esposizione che successivamente nell’accoglienza dei visitatori. Queste 4 persone come tutto il resto dello staff e della segreteria hanno svolto un ruolo cruciale per la buona riuscita del contest e per questo a loro non può che andare la nostra più profonda gratitudine. Circa 200 persone hanno visitato la mostra a partire dalle 12.00 di giovedì 2 fino alle 18.00 di sabato 4 giugno quando abbiamo ufficialmente chiuso la mostra così come le votazioni popolari in presenza ed online, con grande profusione di complimenti ed apprezzamenti, e siamo all’atto finale.
La giuria aveva già consegnato il verdetto ma, nonostante i ripetuti tentativi di corruzione ricevuti per svelare in anticipo il risultato, talvolta anche con proposte indecenti o minacce corporali, siamo stoicamente riusciti a mantenere il più stretto riserbo fino alla fine, il momento tanto atteso della premiazione. Per l’occasione è stata attivata anche la diretta tramite Facebook magistralmente diretta da Pallina ®® che per l’occasione si è trasformata da Vicepresidente a Regista e Cineoperatrice. Si comincia con i ringraziamenti di rito, tanti, troppi, non finiscono
più, ma non saranno mai abbastanza, e non saranno mai tutti. Nell’emozione del momento ho infatti colpevolmente dimenticato di ringraziare tre persone che pur non essendo presenti hanno sempre fatto in modo che questo evento potesse svolgersi nel migliore dei modi possibili: Romina, Annamaria e Paolo (pur brontolando troppo, ma anche questo ci vuole).
La parola a Max Goldoni per la lettura del comunicato della giuria che riportiamo:
“La giuria presieduta da Giampietro Marchesi e composta da Massimo Max Goldoni, Francesco Franz Maurano, Natalino Russo e Giampaolo Zaniboni si è dapprima trovata un po’ in difficoltà a suddividere le fotografie per “elementi” (Aria, Terra, Fuoco ed Acqua). Dopo questa prima fase si è passati ad un’analisi più approfondita e i giurati si sono trovati d’accordo nel considerare che le opere presentate si potevano dividere in due grandi gruppi:
foto frutto di scatti improvvisati, con talvolta risultati apprezzabili, ma anche con immagini tecnicamente insufficienti o anche non precisamente comprensibili;
scatti pensati e progettati per raggiungere un risultato cercato e voluto.
Tra questi ultimi scatti, taluni fanno riflettere, perché tendono a usare in modo eccessivo la luce, il colore e le altre possibilità offerte dal digitale. L’effetto, non di rado, prevale sul racconto, la descrizione dell’ambiente o della progressione.
Il digitale, le prestazioni degli apparati fotografici e il miglioramento dei sistemi di illuminazione hanno facilitato la vita dei fotografi speleo, e non solo, ma non possono supplire a una consapevole cultura dell’immagine.
Alla luce di queste considerazioni, la giuria ha operato scelte conseguenti:
I vincitori del Premio Sentinella per “I quattro elementi” sono:
Acqua: vincitore Boaz Langford con The large hall of the hypojenic Ayalon Cave
Aria: vincitore uPIX con Sotto il cielo stellato
Terra: vincitore William Nix con The depths of Turbary pot
Fuoco: vincitore Garet Howen con Brewery shaft
Le foto presentate da questi autori traducono


e large hall of the hypojenic Ayalon Cave (Boaz Langford).
Sotto il cielo stellato (uPIX).Broken
precise intenzioni, non eccedono nella ricerca di effetti, sono esteticamente piacevoli, tecnicamente corrette e documentano ambienti e situazioni di indubbio fascino e interesse.
Per quanto riguarda il Premio Sentinella Miglior Foto SFC22 la giuria ha deciso di assegnarlo ex aequo a:
Boaz Langford con The large hall of the hypojenic Ayalon Cave e a
William Nix con The depths of Turbary pot
La foto di Langford presenta un’inquadratura particolare, che colpisce e si ricorda. La morfologia dell’ambiente e le dimensioni dello stesso sono rappresentate con notevole efficacia.
William Nix ci emoziona mostrando la profondità, ma anche l’umidità e lo stillicidio nel vuoto verticale del pozzo. La scelta stilistica del bianco e nero esalta la geometria della composizione.
La qualità delle due immagini, molto differenti per stile, tecnica e soggetto ha quasi natural-
mente portato verso l’ex aequo. La giuria e il presidente della stessa ringraziano indistintamente tutti gli autori che hanno partecipato al concorso. La loro partecipazione ha reso possibile il buon esito del contest e permesso alcune considerazioni sulla documentazione fotografica, che ha grande valore nella rappresentazione del mondo sotterraneo.
Il Presidente di Giuria Giampietro Marchesi
I Giurati Massimo Max Goldoni, Francesco Franz Maurano, Natalino Russo, Giampaolo Zaniboni
Ormea, 4 giugno 2022
Adesso, superato ed assimilato questo turbine di emozioni, possiamo riprendere fiato. Per riposarci? Neanche per sogno! Per prendere la rincorsa e continuare a portare avanti i prossimi progetti che ci vedranno impegnati a breve, e dopo SFC18, SFC22 quale sarà il numero che accompagnerà la 6ª edizione di Speleo Foto Contest? …26?...24?...23?

silence (Igor Andretti).

e depths of Turbary pot (William Nix).

Brewery sha (Garet Howen).
Ágnes Berentés - Earth.


Alberto Ciampalini - Nere selci.
Ágnes
Berentés - Water.


Felicita Sprea co - Fiore di Roccia.


Boaz Langford - Salt crystal tower
Boaz Langford - Slat crystal chamber.

Frank Aron - Flying.

Frank Aron - In the crack


Igor Andretti - Underground clouds.
Igor Andretti - Dicothomy.



uPIX - Pata rei. William Nix - Alum Pot Dolly tubs window.
Michaela Lutz - Fragil.
Paese che vai, antenna che trovi!
Testo e foto a cura di Papalini Odoardo, Romagnoli Luisa, Sarti Riccardo Gruppo Speleologico l’Orso aps
Come Gruppo Speleologico, dopo anni di indifferenza da parte un po’ di tutti verso il lavoro che portiamo avanti nel territorio, siamo stati chiamati dall’attualeAmministrazione Comunale a collaborare ad un tavolo di lavoro per discutere e portare il nostro contributo circa l’installazione di un’antenna BT per telefonia mobile di Wind-Tre nel territorio del Comune di Castell’Azzara, nelle vicinanze della Grotta del Sassocolato, protetta e tutelata per la presenza di molte specie di Chirotteri (vedi anche atti del Congresso da noi fatto nel 1999).
Nel corso di vari incontri sia ufficiali che non, abbiamo protocollato circa 200 pagine di ricerche
relative agli effetti di tale impianto sulla popolazione dei Chirotteri, con un danno a tutto l’ecosistema ad essi collegato.
Abbiamo illustrato la vicenda e chiesto il supporto ad esperti del settore: l’Università di Firenze, il Prof. Paolo Agnelli, i ricercatori Simone Vergari e Gianna Dondini, che hanno redatto un documento a titolo gratuito contro l’installazione di detta antenna in quel sito (vedi Controvalutazione Wind3-Castellazzara nelle pagine seguenti).
Da non sottovalutare inoltre, il danno paesaggistico che tale opera arreca ad un paesaggio carsico come il nostro. Infatti la stessa è stata costruita ai

L’abitato di Castell’Azzara visto dalla strada che sale al paese: sopra le case, a sinistra si vede l’antenna contro il soprastante bosco di pini; al centro, il Poggio delle Forche alla cui base si apre la grotta
margini della Riserva Naturale del Monte Penna, Zona Sic e Zona Natura 2000, oltretutto zona interessata da progetti di salvaguardia paesaggistica, ignorando l’importanza dei relativi vincoli. Di seguito riferiamo gli eventi che hanno interessato il lavoro del Gruppo Speleologico l’Orso in questi lunghi mesi.
Cronologia degli avvenimenti
Nella prima riunione svoltasi nella sala del Consiglio comunale su iniziativa della minoranza, nel mese di aprile 2021 facciamo subito presente che noi come Gruppo, collaboreremo con l’Amministrazione. Pertanto lungi dal fare polemiche che ci appaiono sterili in questo momento, forniamo la documentazione al Sindaco e ai rappresentanti del SUAP (sportello unico per le attività produttive).
In particolare si tratta di ricerche e studi sugli effetti delle antenne (onde elettromagnetiche concentrate in un punto), le loro interferenze con i Chirotteri, specie protette da specifica legislazione.
Si conclude quindi che la vicinanza dell’antenna alla Grotta del Sassocolato comporta un danno alla popolazione di questi mammiferi e indirettamente a tutto l’ambiente circostante, compresa la vivibilità del luogo.
Nelle riunioni che si susseguono vengono proposte e discusse varie strade per contrastare e fermare l’installazione di questo mostro. Decidiamo però di uscire dal tavolo di lavoro, noi come altri, perché ci rendiamo conto che alcuni soggetti lo stanno trasformando in un modo per attaccare l’operato sia dell’Amministrazione locale sia del SUAP. Continueremo comunque a fare le nostre ricerche a supporto di quanto abbiamo protocollato.
Il 4 maggio ripartono i lavori per l’installazione dell’antenna.
Noi, in quel periodo, andiamo su e giù per sistemare la percorribilità della grotta (per la prossima apertura stagionale), per cui passiamo inevitabilmente lì davanti e notiamo la fretta degli operai del cantiere a terminare la messa in opera di tutto.
Il 7 maggio, infatti, viene completato il montaggio dell’antenna, ma non viene messa in funzione perché c’è una sospensiva per la richiesta, da parte della Regione, di una VIA (Valutazione Impatto ambientale) di 2°livello.
Aquesto ulteriore atto richiesto, Wind fa ricorso al TAR affermando che quanto da lei presentato è più

L’ingresso della Grotta del Sassocolato.
che sufficiente per portare a termine la sua opera.
Inoltre il Comune ancora non ha concesso i permessi per allacciare l’impianto alla corrente elettrica.
L’8 maggio è il giorno della manifestazione pacifica nei pressi dell’antenna, con la partecipazione di molti cittadini.
Il 19 maggio durante un colloquio telefonico tra Riccardo Sarti (GSO) e A. Balocchi (Unione dei Comuni), viene ribadito come sia importante far capire a tutti i soggetti interessati il danno ambientale che si viene a creare con l’installazione di tale opera, soprattutto considerando che, come è avvenuto nei paesi vicini, da una si è passati a più antenne.
Il 10 giugno viene indetta una riunione organizzata dalla Pro-Loco di Castell’Azzara: “Castell’Azzara quale futuro”. Partecipiamo portando a conoscenza delle altre associazioni il nostro modo di agire e lavorare a stretto contatto con l’Amministrazione, per far crescere e progredire il lavoro che portiamo avanti nella grotta, coin-

Il panorama visto dalla strada di accesso alla grotta... con l’antenna che svetta sugli alberi.
volgendo anche le realtà locali come agriturismi, ristoranti, aziende locali. A nostro avviso una sinergia tra tutti i soggetti può portare turismo e visibilità ai progetti a cui stiamo lavorando (visite guidate, sentieri, ecc...).
Il 12 giugno si sono aperte le visite al pubblico della grotta.
Il 17 giugno nuova manifestazione contro l’antenna. Anche in questa occasione abbiamo espresso la nostra disponibilità per la soluzione del problema, suscitando una generale approvazione.
Facciamo anche presente che nel territorio comunale già la situazione antenne è fuori controllo. Vedi ripetitori Monte Nebbiaio di cui tutti ignorano effetti sul territorio, perché mai controllati, e le antenne che sono sorte in prossimità del Sasso della Ripa. Anche in questo caso non si sa nulla né di permessi né di chi siano.
Il 29 settembre 2021 l’Amministrazione comunale indice un’assemblea pubblica per informare i cittadini sulla vicenda.
L’amministrazione e i tecnici riferiscono quanto segue:
• Alla Wind non è stato concesso né il diritto di passo né l’allacciamento alla rete elettrica dell’antenna. Il Comune ha proceduto a promuovere un piano antenne, incaricando professionisti adeguati. Una volta realizzato vi potrà concorrere anche la Wind.
• La Regione Toscana si è “accodata” al Comune e alla Comunità Montana contro la Wind, che con eccessiva disinvoltura ha realizzato l’opera basandosi su una VIAa dir poco ”frettolosa”. La Wind ha fatto ricorso al TAR.

Dalla strada che va alla grotta: l’antenna sovrasta i tetti delle ultime case del paese salendo verso la grotta; queste sono alte 5-6 m mentre l’antenna raggiunge quasi 30 m.
• Il TAR potrebbe emettere tre tipi di sentenza:
• dare torto alla Wind;
• rifare la VIA in modo serio, tenendo conto della popolazione dei Chirotteri della grotta. In questo caso occorrono almeno due, se non tre anni;
• dare torto al Comune e lasciare l’antenna dove si trova.
In data 7 ottobre 2021, il TAR della Toscana accoglie il ricorso presentato da Wind-Tre. Purtroppo la sentenza da torto al Comune e lascia l’antenna dove si trova.
L’amarezza del GSO è profonda, particolarmente accentuata dalla constatazione di come una problematica ambientale e zoologica importante sia stata liquidata in modo sbrigativo. Comunque noi continuiamo il nostro lavoro di ricerca e di approfondimento, dando disponibilità all’Amministrazione, nella speranza che a livello generale cresca la sensibilità di tutti verso l’ambiente e la necessità, più urgente che mai, della tutela della biodiversità nelle sue varie forme di vita.
A questo punto ci viene comunicato che gli avvocati interessati faranno il punto della situazione
e vaglieranno la possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato.
Concludiamo con l’assemblea pubblica del 16 ottobre, durante la quale la partecipazione è piuttosto scarsa. Il Sindaco presenta l’avvocato Biagi, incaricato dalle istituzioni. L’avvocato descrive gli ultimi avvenimenti, sottolineando il ritiro da parte del SUAP della prima approvazione e soffermandosi sulla sentenza del TAR del 4 ottobre e in particolare:
a) la sentenza è stata alquanto frettolosa;
b) la stessa ha letteralmente sorvolato sulla valutazione d’incidenza ambientale;
c) i provvedimenti normativi ultimi danno una notevole importanza ai collegamenti telefonici, facilitando notevolmente l’installazione di strumenti utili alla loro diffusione (antenne ripetitrici);
d) alla luce di tutto questo sarebbe più opportuno presentare un ricorso al Consiglio di Stato, contestando non la sentenza ma la procedura (VIA, ecc…) che ha portato all’approvazione della antenna da parte del TAR;
e) il Comune potrebbe chiedere i danni alla
Wind-Tre per l’alterazione del “profilo panoramico” o Sky-line del paese, basandosi sull’aspetto secolare di questo e sui vincoli che ci sono su questo.
Intanto il Comune sta lavorando su un “piano antenne”, ILIAD ed altre società hanno chiesto di poter installare nuove antenne e Wind-Tre potrebbe rientrare bonariamente nel gruppo delle aziende che usufruiscono di tale piano, mentre non può chiedere danni al Comune per il mancato funzionamento dell’antenna, in quanto questa non ha mai funzionato.
Attendiamo sviluppi futuri …
Certo è che le grandi industrie e compagnie telefoniche, analizzando anche quanto succede da altre parti, hanno utilizzato il periodo di pandemia come un’arma per potenziare e installare ripetitori ed antenne. Siamo consapevoli che non si possa fermare il progresso tecnologico, ma siamo anche consapevoli che lo sviluppo vada programmato nel rispetto dell’ambiente.
Rimaniamo a disposizione per quanto di nostra competenza e continueremo a monitorare il territorio come abbiamo fatto in 30 anni di attività.

Colonia Rhinolophus euryale Castell’Azzara (Gianna Dondini).
Relazione zoologica di commento alla Veri ca di Incidenza Ambientale
proposta
da WindTre s.p.a. e relativa al “Progetto di installazione di nuovo impianto tecnologico di radiotelecomunicazioni per telefonia cellulare”
a Castell’Azzara (Grosseto)
A cura di: Paolo Agnelli, Gianna Dondini e Simone Vergari
Abbiamo attentamente esaminato la Verifica di Incidenza Ambientale presentata da WindTre s.p.a. il 26/4/2021 e stilata da ERSE-environment (Ecological Research and Services far the Environment soc. coop. s.t.p.) riguardante il “progetto di installazione di nuovo impianto tecnologico di radiotelecomunicazioni per telefonia cellulare” da situare nel Comune di Castell’Azzara (Grosseto).
Date le nostre specifiche competenze zoologiche abbiamo posto particolare attenzione agli aspetti di potenziale impatto sulla fauna che vive sul territorio circostante l’abitato di Castell’Azzara e nella vicina Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “Monte Penna, Bosco della Fonte e Monte Civitella”, Cod. Natura 2000: IT51A0020, istituita secondo la Direttiva comunitaria “Habitat” (92/43/CEE) relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche.
Si tratta di un’area di elevato valore conservazionistico per la notevole biodiversità ambientale, caratterizzata da foreste mesofìle e praterie litofile ad elevato interesse fitogeografico. Vi sono presenti affioramenti geologici appartenenti alla Serie toscana di calcari e marne e proprio in ragione di tali affioramenti, vi si trovano alcune grotte, non aperte alla fruizione turistica, che sono di primaria importanza nella conservazio-
ne di specie altamente specializzate e rare, quali quelle dei pipistrelli che popolano principalmente la Grotta del Sassocolato.
Tale Grotta, studiata e monitorata ormai da almeno 30 anni, ospita infatti grandi colonie di almeno 9 specie di Chirotteri che sono incluse negliAllegati II e IV della Direttiva Comunitaria “Habitat”.
Tali specie, come tutti i Chirotteri, sono protette dalle seguenti normative:
• LN. 157 deiril/02/1992 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”;
• Convenzione di Bonn “Conservazione delle specie migratorie appartenenti alla fauna selvatica” (Bonn, 23/06/79, ratificata con L. 42 25/01/83);
• Convenzione di Berna_”Conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa” (19/09/79, ratificata in Italia con L. 503 05/08/81);
• Direttiva HABITAT_”Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche”(92/43/CEE, attuata con D.P.R. 357 08/09/97). Si elencano tutti i Chirotteri presenti in Italia negli allegati II e IV come specie di interesse comunitario che richiedono protezione rigorosa;
• European Bat Agreement, operativo dal
1994 (ratificato dall’Italia nel 2005). Prevede la protezione dei siti di rifugio, protezione delle aree di foraggiamento, divulgazione e sensibilizzazione del pubblico, ricerca sulla conservazione e gestione dei Chirotteri.
Inoltre esistono accordi comunitari di studio, sensibilizzazione e conservazione a cui l’Italia aderisce ormai da almeno 15 anni (EUROBATS).
Le specie sinora individuate nella grotta sono Rhinolophus hipposideros, R.euryale, R.ferrumequinum, Myotis myotis, M.blythii, M.mystacinus, Miniopterus schreibersii, Eptesicus serotinus e Hypsugo savii (Dondini et al., 1999), che frequentano regolarmente la cavità naturale con specifiche fenologie tipiche delle diverse specie. Il numero d’individui che costituiscono le diverse colonie varia con la specie e con la stagione, ma complessivamente ogni anno la grotta ospita almeno 2000 individui di chirotteri. Una biodiversità e abbondanze numeriche molto elevate, che secondo i criteri indicati dal Ministero dell’Ambiente (Agnelli et al., 2006), evidenziano la grotta del Sassocolato come un’emergenza chirotterologica di importanza nazionale e le riconoscono un ruolo chiave nella conservazione delle popolazioni di chirotteri della Toscana meridionale e della biodiversità dell’intera area, che va ben oltre i confini della ZSC del Monte Penna.
Vogliamo sottolineare che la cavità ipogea suddetta risulta essere uno dei pochi roost dove le specie presenti svolgono tutte le fasi del ciclo biologico, in particolare quelle più sensibili, come il parto, l’allevamento dei piccoli, e lo svernamento.
Questa presenza imponente di Chirotteri nella Grotta del Sassocolato apporta un costante e consistente quantitativo di nutrienti nelle cavità sotterranee, alimentando e sostenendo una ricca comunità di organismi troglobi, che sono rari e spesso addirittura endemici.
Inoltre le varie specie, quando escono per la caccia notturna agli artropodi, si spostano lungo corridoi di volo e in aree di foraggiamento che possono cambiare in relazione all’abbondanza delle prede e alle loro variazioni spazio-temporali. Questo comporta che i territori di caccia possano essere molto ampi, tanto che alcune
specie di pipistrelli arrivano ad avere un raggio d’azione di oltre 30 km dal roost (Dietz & Kiefer, 2014). Si può facilmente comprendere che le zone di foraggiamento che sostentano le abbondanti colonie della Grotta del Sassocolato possono localizzarsi ben oltre i confini della ZSC.
Riguardo alla ZSC Monte Penna, Bosco della Fonte e M.te Civitella, ricordiamo che entro i suoi confini si trova anche l’importante biotopo di bosco d’acero denominato “Fonte Penna” (tutelato dalla Società Botanica Italiana), che costituisce l’ambiente di elezione per le specie di Chirotteri forestali (anche migratrici), come di fatto avviene nella vicina Riserva del Pigelleto, dove sono state segnalate sia le Nottole di Leisler (Nyctalus leisleri) che il raro Barbastello (Barbastella barbastellus) (Dondini e Vergari, 2013). Queste specie aumentano l’importanza conservazionistica del sito e richiedono una più attenta valutazione di qualsiasi progetto potenzialmente impattante.
Quali sono i benefici che tali colonie di Chirotteri apportano al territorio e alla comunità umana che lo abita? Si tratta dei cosiddetti Servizi Ecosistemici resi dai pipistrelli, benefìci che ormai da alcuni anni vengono studiati più in dettaglio e meglio valutati (Kunz et al, 2011). Si tratta di servizi svolti dai Chirotteri con effetti diretti e indiretti che possono essere quantificati economicamente sulle attività umane. In particolare per ogni specie di pipistrello si può calcolare il prelievo quantitativo delle varie specie di artropodi dannosi (parassiti delle coltivazioni ed ematofagi), che determina un concreto risparmio in termini di prevenzione e controllo degli insetti infestanti.
Inoltre i Chirotteri svolgono un utilissimo ruolo di sentinella (Chirosurveillance) nei confronti dell’arrivo in un territorio di specie aliene di insetti, come ad esempio la cimice asiatica e il cinipide del castagno che sono stati scoperti con prezioso anticipo proprio dall’analisi del guano raccolto nei roost di questi formidabili predatori di pest).
In questo Antropocene assistiamo ad una severa crisi della biodiversità, innescata dalle modificazioni artificiali umane al clima, al paesaggio, alla flora, alla fauna, alla composizione e consumo dei suoli. Molte specie non riescono
ad adattarsi a ciò che noi stessi causiamo e purtroppo anche le popolazioni di molte specie di pipistrelli sono in preoccupante declino a causa del disturbo o distruzione di rifugi importanti, della diffusione di pesticidi, dello sviluppo dell’agricoltura intensiva, dell’abbattimento di alberi vecchi o deperenti, di impianti eolici mal collocati sul territorio e, più in generale, per l’alterazione, la frammentazione o la sparizione degli ambienti naturali in cui questi mammiferi cacciano e si rifugiano. Quindi, non dobbiamo aggiungere altre inutili minacce alla sopravvivenza di questi preziosi animali.
Nonostante la sua importanza, la Grotta del Sassocolato è stata completamente ignorata nella relazione WindTre, pur trovandosi a soli 400 m dall’impianto di telefonia mobile che produrrà importanti emissioni di radiofrequenze, senza contare che non sono stati minimamente presi in considerazioni i corridoi di volo e le aree di foraggiamento dei Chirotteri, che possono localizzarsi ben oltre i confini della zona protetta.
Cosa sappiamo oggi degli effetti di radiofrequenze e microonde sulla fauna selvatica? La radiofrequenza è una velocità di oscillazione nella gamma da circa 3 kHz a 300 GHz, che corrisponde alla frequenza delle onde radio e alle correnti alternate che trasportano i segnali radio. Le microonde sono onde elettromagnetiche con lunghezze d’onda che vanno da un metro a un millimetro, o equivalentemente, con frequenze comprese tra 300 MHz (0,3 GHz) e 300 GHz. Sono utilizzati per i sistemi di telecomunicazione mobile come Internet wireless e chiamate telefoniche mobili. Queste caratteristiche sono sufficientemente vicine per considerare insieme i potenziali impatti dei telefoni cellulari, delle loro stazioni base e dell’esposizione alle antenne Wi-Fi.
Ad oggi, i risultati degli studi condotti per indagare sull’eventuale effetto avversivo delle radiazioni elettromagnetiche sui pipistrelli sono in parte poco chiari. Di fatto sappiamo per certo che l’attività dei pipistrelli è stata significativamente ridotta negli habitat esposti a un campo elettromagnetico superiore a 2 v/m, rispetto a siti di controllo con campo elettromagnetico
pari a zero (Nicholls & Racey, 2007). Inoltre una chiara riduzione dell’attività dei pipistrelli è stata riscontrata anche a livelli inferiori di campo elettromagnetico quando valutata entro 400 m dall’impianto di emissione. Tutto ciò suggerisce che un segnale con determinate caratteristiche di impulso può indurre un allontanamento nei pipistrelli che si muovono nell’area in cerca di cibo durante la notte o che sono semplicemente in transito da e per la grotta nella quale devono trovare rifugio durante il giorno.
I motivi dell’effettiva riduzione dell’attività dei pipistrelli all’interno di habitat esposti alle radiazioni elettromagnetiche (e quindi in questo caso del loro prevedibile allontanamento dalla Grotta del Sassocolato) sembrano essere dovuti con maggior probabilità al risultato dell’induzione termica e di un aumento del rischio di ipertermia generati dal campo magnetico, piuttosto che agli impatti diretti delle frequenze radio e microonde.
Alcuni studi hanno poi mostrato un concreto effetto negativo sulla capacità riproduttiva di insetti e uccelli in prossimità degli impianti di telefonia mobile (Nicholls & Racey, 2009). Se la resa riproduttiva degli insetti all’interno di una certa area è ostacolata, è ragionevole che questo possa avere un effetto negativo a cascata sulle popolazioni di pipistrelli che proprio di insetti si cibano.
Studi recenti hanno appurato il collasso di colonie di api allevate, a causa delle emissioni di torri per la telefonia mobile (Kumar, 2018; Wyszkowska et al., 2019). Effetti analoghi in habitat naturali, con impatto sull’abbondanza e composizione in specie degli insetti impollinatori selvatici (Imenotteri, Ditteri, Coleotteri) sono stati verificati da Lazaro et al. (2016).
ConClusioni
Da quanto detto sopra, appare evidente che occorrano ulteriori ricerche per approfondire gli impatti delle onde elettromagnetiche sulla fauna, ma è altrettanto evidente che con le premesse ora esposte sia assolutamente necessario attenersi al principio di precauzione, l’applicazione del
quale vuole che gli obiettivi di conservazione dei siti Natura 2000 prevalgano comunque.
Una valutazione “appropriata” del progetto qui discusso deve sviluppare un’analisi di incidenza che tenga conto dell’integrità del sito Natura 2000, nel rispetto della sua struttura e funzionalità ecosistemica e dei suoi obiettivi di conservazione, cercando di individuare delle efficaci misure di mitigazione.
Fra le soluzioni alternative alla NON realizzazione dell’antenna indicata nel progetto, potrebbe essere prevista una diversa localizzazione dell’antenna stessa, in modo da ridurre al minimo la sua influenza su questo importantissimo roost e su tutta la zona ZSC, intesa anche per le aree contigue nel loro ruolo di corridoi ecologici
e di aree di foraggiamento per i chirotteri. Una ragionevole distanza minima si potrebbe individuare in 4 km come optimum in considerazione dell’ampia vagilità dei pipistrelli, che ogni giorno sono in grado di allontanarsi dal sito di rifugio dai 5 ai 30 km, durante la stagione di massima attività.
Certamente occorrerà spostare l’attuale localizzazione dell’antenna posta a soli 400m dalla grotta, individuare un’eventuale sito di riposizionamento dell’antenna e affidare a chirotterologi di esperienza un monitoraggio dei pipistrelli della grotta del Sassocolato per garantirne il controllo e per utilizzarli come utili bioindicatori delle eventuali oscillazioni delle loro popolazioni e delle loro prede.
BiBliografia
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Analisi ad alta risoluzione della suscettività magnetica dei sedimenti clastici della Grotta di Cala dei Santi
(Monte Argentario, Grosseto)
Tesi di Laurea vincitrice del premio Rodolfo Giannotti edizione 2022
Testo ed immagini a cura di Allegra Burgassi
1. INTRODUZIONE
Questo studio si è concentrato sull’analisi della suscettività magnetica dei sedimenti clastici della Grotta di Cala dei Santi (MonteArgentario, Grosseto), al fine di comprendere le condizioni paleoambientali e paleoclimatiche al tempo della loro deposizione.
Le proprietà dei sedimenti di grotta offrono numerose informazioni sul passato, specialmente per quanto riguarda le condizioni climatiche all’epoca della loro deposizione. La suscettività

Meccanismi deposizionali di in ltrazione all’interno di cavità naturali: i sedimenti erosi dai suoli super ciali percolano all’interno della grotta tramite atture nell’ammasso roccioso (da Martini et al., 2020).
magnetica (χ) di un materiale è identificata come una costante di proporzionalità adimensionale che mostra il grado di polarizzazione magnetica di un materiale quando esso è sottoposto ad un campo magnetico. Le misure di suscettività magnetica, riferite ad una massa nota, vengono espresse in m³/kg ed il valore, in quel caso, viene indicato con “χmass”. Materiali ferromagnetici sono quindi caratterizzati da elevati valori di suscettività magnetica, materiali paramagnetici sono invece caratterizzati da valori intermedi e materiali diamagnetici sono caratterizzati da bassi valori.
La pedogenesi assume un ruolo fondamentale


Vista dell’ingresso della Grotta di Cala dei Santi (Stefano Ricci).
per la suscettività magnetica poiché, a seconda della sua intensità e delle varie condizioni ambientali, può portare alla formazione di minerali più o meno magnetici. I suoli vengono erosi e i sedimenti che ne derivano percolano all’interno della grotta, portando con sé le fasi mineralogiche che si sono generate durante la pedogenesi (Ellwood et al., 2004). Per questo motivo, bassi valori di suscettività magnetica corrispondono a periodi climatici freddi e aridi in cui il processo pedogenetico si riduce notevolmente, mentre valori più elevati corrispondono a periodi più caldi e umidi che portano ad un notevole aumento del processo pedogenetico (Ellwood et al., 1997).
2. INQUADRAMENTO GEOLOGICO E GEOMORFOLOGICO DELLA GROTTA
La Grotta di Cala dei Santi è situata sul versante meridionale del promontorio del Monte Argentario che è collegato alla terraferma mediante due cordoni di sabbia («Tomboli») che si sono generati in seguito all’azione delle correnti marine e del moto ondoso. L’accesso alla grotta è consentito unicamente via mare e l’ingresso è


Vista dall’interno della Grotta di Cala dei Santi.
Interno della Grotta di Cala dei Santi in cui sono presenti tasche di dissoluzione.
situato ai piedi di una falesia alta circa 50 m in prossimità del livello del mare (2 m s.l.m.).La grotta è costituita da un’ampia camera (in parte riempita da sedimenti clastici e chimici) con una forma pressoché rettangolare (48x35 m di larghezza) e con un soffitto leggermente a cupola dove talvolta è possibile riconoscere tasche di dissoluzione (Moroni et al., 2019). La grotta si apre nella formazione del “Calcare Cavernoso” e presenta al suo interno una successione clastica sedimentaria spessa 3,66 m divisa in due macro-sequenze: la parte bassa è interessata dalle evidenze di occupazione neandertaliana e della Crocuta crocuta (iena macchiata), la parte alta risulta invece sterile. Recenti datazioni 14C e OSL consentono di collocare le evidenze di occupazione entro un intervallo temporale compreso tra circa 50000 e 40000 anni fa (Moroni et al., 2019). La parte bassa della sequenza è strutturata in una serie di livelli antropogenici separati da livelli sterili (nello specifico si tratta
di successioni sabbiose sigillate separate al tetto da livelli argillosi).
3. MATERIALI E METODI
La successione è stata campionata ad una risoluzione di 1 campione ogni 2 cm, per un totale di 183 campioni. Ogni campione ha permesso di prelevare 2 cm di successione e, quindi, questo metodo di campionamento ha consentito di esaminare la successione in modo continuo.
In laboratorio i campioni sono stati preparati per le successive analisi di suscettività magnetica per unità di massa (χmass). In particolare la procedura standard ha previsto le seguenti fasi, eseguite nell’ordine riportato di seguito: i-Asciugatura dei campioni all’aria aperta per 15 giorni allo scopo di togliere l’umidità; ii-Setacciatura con un setaccio in alluminio caratterizzato da maglie di 1000 µm; iii-Pesatura dei singoli campioni, mediante bilancia di precisione, di 10gr del passante; iv-Inserimento dei 10gr del

Successione clastica sedimentaria spessa oltre 3,5 m divisa in due macro-sequenze.
passante all’interno di contenitori di plastica trasparente amagnetici.
Successivamente sono state effettuate le misurazioni di suscettività magnetica mediante il suscettivimetro “Bartington Instruments” modello MS2 con in aggiunta un sensore “MS2B Dual Frequency” per misurare i campioni a bassa (LF: 0.465kHz±1%) ed alta frequenza (HF: 4.65kHz ±1%). La misura in bassa frequenza viene effettuata poiché questa enfatizza l’impatto delle particelle ultrafini nel valore della suscettività ed è proprio in questo tipo di particelle che sono inclusi i prodotti della pedogenesi.

Suscettivimetro “Bartington Instruments” modello MS2 con il sensore “MS2B Dual Frequency”.
4. ANALISI GEOSTATISTICA
Per ogni campione sono state fatte, come anticipato, misure in bassa ed alta frequenza. I dati ottenuti sono successivamente stati analizzati mediante due software: i-il Software “MATLAB” restituisce i dati smoothed (dati FIT), eliminando e riducendo il rumore di fondo e l’influenza degli outliers (valori anomali); ii-Il Software “MiniTab 19” riporta i dati ottenuti in “Boxplots” che riconoscono con un asterisco i valori anomali (outliers) e in “Scatterplots”.
5. ANALISI PALEOCLIMATICA
I valori di suscettività magnetica (sia i raw che gli smoothed) sono stati analizzati per capire il loro significato paleoclimatico utilizzando i seguenti metodi: il-Metodo di Ellwood et al., (2008) prevede di inserire un limite paleoclimatico laddove i valori successivi di χmass aumentano o diminuiscono di un fattore 2 o maggiore ed il trend si mantenga per almeno 2 valori
seguenti; ii-La tecnica delle “mobile windows” (Fanti., 2020) prevede di creare delle finestre di 4 misurazioni; iii-Il metodo della mediana (Fanti., 2020) indica di calcolare i limiti paleoclimatici nel modo proposto da Ellwood et al., (2008) e successivamente calcolare le medie degli χmass dei valori contenuti in ciascun intervallo paleoclimatico. Infine, considerando l’ultimo metodo precedentemente descritto e analizzando le medie ottenute per ogni intervallo: i-Se la media ottenuta è maggiore della mediana della popolazione (escludendo gli outliers), l’intervallo è “caldo e umido”; ii-Se la media è minore della mediana della popolazione (escludendo gli outliers), l’intervallo è “freddo e secco”; iii-Se si identificano popolazioni adiacenti caratterizzate da essere entrambe minori o maggiori della mediana, la restituzione grafica finale assumerà un unico colore e quindi un unico significato paleoclimatico.
6. ANALISI DEI DATI
6.1 ANALISI DEI DATI RAW DELLA SUCCESSIONE
Per entrambe le popolazioni dei dati “raw” di χmass in LF e HF, gli scatter plots mostrano una grande variazione di valori all’altezza del campione SA79, quindi nella prima parte della successione i valori sono coerenti e relativamente stabili fino al campione SA79, mentre dal campione SA80 i valori iniziano a fluttuare (causa inquinamento) e non sono ritenuti attendibili.
Per entrambe le popolazioni dei dati “raw” di χmass in LF e HF, i boxplots mostrano: i-5 outliers per la popolazione χmassLF; ii-7 outliers per la popolazione χmassHF. Tutti questi outliers sono collocati nella parte alta della successione (che risulta essere inquinata).
Applicando il metodo di Ellwood et al., (2008) sono presenti, nella parte di successione compresa tra i campioni SA1-79, 5 intervalli con probabile significato paleoclimatico sia nella popolazione LF che in quella HF (che mostrano i limiti in corrispondenza degli stessi campioni). Applicando il metodo della mediana (Fanti, 2020) il supposto significato paleoclimatico non cambia.
6.2 ANALISI DEI DATI FIT DELLA SUCCESSIONE
Per entrambe le popolazioni dei dati “fit” di
χmass in LF e HF, gli scatter plots mostrano una grande variazione di valori all’altezza del campione SA78, quindi nella prima parte della successione i valori sono coerenti e relativamente stabili fino al campione SA78, mentre dal campione SA79 i valori iniziano a fluttuare (a causa dell’inquinamento) e non sono ritenuti attendibili. Per entrambe le popolazioni dei dati “fit” di χmass in LF e HF, i boxplots mostrano: i-2 outliers per la popolazione FITχmassLF; ii-4 outliers per la popolazione FITχmassHF. Questi outliers sono tutti collocati nella parte di successione inquinata.
Applicando il metodo di Ellwood et al., (2008) sono presenti, nella parte di successione compresa tra i campioni SA1-78, 5 intervalli che presentano un probabile significato paleoclimatico, sia nella popolazione fit in LF che in quella fit HF (che mostrano i limiti in corrispondenza degli stessi campioni). Applicando il metodo della mediana (Fanti., 2020) è evidente, confrontando le medie degli intervalli dei dati fit in LF e HF con le rispettive mediane, che ci sia un cambiamento del significato paleoclimatico degli intervalli rispetto a quello attribuito ad essi utilizzando il metodo di Ellwood et al., (2008).
7. INQUINAMENTO
Al fine di identificare le fasi mineralogiche che hanno portato a questi valori alti e fluttuanti di suscettività magnetica nella parte alta della successione, sono stati selezionati i due campioni che mostravano i valori più alti di suscettività in LF e HF. Su questi sono state eseguite delle analisi diffrattometriche per analizzare sia il bulk che la frazione ferromagnetica (estratta dai campioni con l’ausilio di una calamita).
Per entrambi i bulk dei campioni, i diffrattogrammi non hanno mostrato evidenze di fasi mineralogiche ferromagnetiche probabilmente perché esse sono disperse all’interno di minerali non ferromagnetici (e.g. quarzo, calcite etc.) molto abbondanti che nascondono i picchi degli stessi minerali ferromagnetici. Per la frazione ferromagnetica, invece, i diffrattogrammi hanno mostrato sia dei picchi di minerali non ferromagnetici (e.g. quarzo, calcite, feldspato etc.) che suggeriscono l’esistenza di aggregati di minerali, sia picchi tipici della magnetite.
8. CONCLUSIONI
Per valutare la bontà dei risultati paleoclimatici della suscettività magnetica, ci siamo avvalsi di 2 proxies indipendenti come dati faunisti e datazioni al 14C. La risoluzione di questi dati non è tuttavia così buona da permetterci un confronto preciso con i dati di suscettività magnetica riscontrati, visto che le macrofaune rispondono più lentamente ai cambiamenti climatici a differenza delle microfaune (studiate solo nella parte alta della successione che risulta però inquinata). Le datazioni indicano che la successione si è deposta nel MIS3, una fase con clima temperato, in particolar modo nel picco di raffreddamento chiamato H5. Le faune indicano, invece, che la successione si è deposta in un clima complessivamente più caldo e umido, in ambienti principalmente forestati. L’analisi dei bar logs mostra una netta dominanza degli intervalli con possibile significato paleoclimatico freddo e arido per tutta la successione indagata, ad eccezione della parte basale della successione. Questo va in contrasto con il proxy delle faune e, per questo motivo, saranno importanti ulteriori studi.
Infine, è importante notare come l’inquinamento della successione sia dovuto a magnetite che caratterizza depositi litoranei nelle vicinanze della grotta. Questa fase mineralogica fortemente ferromagnetica non può derivare dal bedrock poiché il Calcare Cavernoso tipicamente non presenta tracce di magnetite (Gandin et al., 2000; Iacoviello e Martini, 2012). Anche un possibile inquinamento antropico (i.g. processi di combustione) è da escludere, considerando che la parte sommitale della successione (quella maggiormente inquinata da magnetite) è sterile e ciò significa che la grotta, durante quell’intervallo di sedimentazione, non era frequentata da animali e/o umani. È, invece, da ritenersi corretta l’ipotesi di Segre (1959) che sosteneva come i sedimenti sommitali della successione (sterili dal punto di vista archeologico) potessero essere considerati come sedimenti litoranei che, una volta in posto, avevano provocato la chiusura della grotta impedendo alle faune e all’uomo di accedervi.
BiBliografia
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Le acque del sistema carsico Buca della Renella (Alpi Apuane):
indagini idrochimiche e isotopiche per la comprensione
dei circuiti idrogeologici
Tesi di laurea del premio Rodolfo Giannotti edizione 2022
Testo ed immagini a cura di Marco Chimenti
Il presente lavoro riporta i dati associati ad una attività di monitoraggio su base mensile condotta nel periodo settembre 2020 - maggio 2021, delle acque ipogee del sistema carsico della Buca della Renella cercando di caratterizzarle dal punto di vista idrochimico ed isotopico e rappresenta un tentativo di comprendere nel modo più dettagliato possibile l’idrologia del sistema, i rapporti che sussistono con le acque meteoriche e superficiali del Canale di Regolo, nonché con il sistema idrogeologico circostante.
L’obiettivo è quello di fornire una base dati che consenta di comprendere in dettaglio sia il segnale climatico presente in vari proxies geochimici, che ricostruire i rapporti di natura idrologica che sussistono tra la grotta e le ricariche, data l’importanza delle Alpi Apuane in termini di risorse idriche sotterranee.
INTRODUZIONE
I cambiamenti climatici, enfatizzati dall’attività antropica, influenzano il ciclo idrologico e le risorse idriche disponibili.
Da questo punto di vista, gli acquiferi carsici rappresentano una risorsa preziosa, ma il loro studio è tipicamente ostico poiché oltre ad essere interessati da un significativo carsismo, si sviluppano in contesti geologicamente e strutturalmente complessi; gli elevati coefficienti d’infiltrazione efficace ed i tempi di residenza
relativamente brevi, favoriscono un’elevata variabilità dei flussi idrici nel tempo e nello spazio e rendono problematica la comprensione e la modellizzazione della circolazione sotterranea delle acque; quest’ultima, infatti, non può essere eseguita utilizzando i modelli concettuali efficaci per gli acquiferi omogenei presenti nelle aree pianeggianti (Menichini et al., 2015).
In tale contesto, le grotte assumono una forte rilevanza perché:
• si configurano come siti ottimali per tentare di ricostruire le modalità di circolazione sotterranea delle acque;
• rappresentano degli «archivi naturali» che consentono di effettuare ricostruzioni paleoambientali e paleoclimatiche.
LA BUCA DELLA RENELLA
Piccola cavità carsica a sviluppo prevalentemente orizzontale all’interno della Formazione dei Grezzoni (metadolomiti triassiche), ubicata alla confluenza tra il Canale Secco ed il Canale di Regolo, in prossimità dell’abitato di Forno (MS).
Svolge una doppia funzione idrogeologica:
• agisce da «troppo pieno» per il Canale di Regolo;
• opera come risorgenza intermittente per l’acquifero carsico locale (Zhornyak et al., 2011).


Dettaglio di speleotemi e drip.
Ingresso Buca della Renella.
METODI E CAMPIONAMENTI
Sono state effettuate dieci campagne di campionamento delle acque ipogee (sifone, vaschetta e drip) e superficiali (Canale di Regolo), per un totale di 43 campioni. Durante il campionamento sono state eseguite in situ la misura dei parametri fisico-chimici intrinsecamente instabili (T dell’acqua e pH), la determinazione della conducibilità elettrica, dell’alcalinità totale e, quando possibile, la stima della portata. Inoltre, sono stati raccolti i campioni
delle piogge mensili per mezzo di un pluviometro (PLRL) appositamente installato. Infine, all’interno del sifone presente all’interno della grotta, è stata installata una sonda CTD-Diver per la misura in continuo del livello idraulico, conducibilità elettrica e temperatura dell’acqua. Sui campioni di acque raccolti sono state effettuate le analisi chimiche di costituenti maggiori (Ca2+, Mg2+, Na+, K+, Cl-, HCO3-, SO42-,NO3-) e le analisi isotopiche del δ18O e δ2H dell’acqua.



Pianta della Buca della Renella (dx) e carta geologica dell’area (sx) (da Zhornyak et al., 2011)
Misurazione vaschetta.
Pluviometro PLRL installato nel piazzale della ex cava sovrastante la Buca della Renella.
RISULTATI E DISCUSSIONE
Attraverso il metodo classificativo di Piper è stato possibile classificare le acque in facies idrochimiche. Dalla classificazione risulta che la maggior parte delle acque appartengono alla facies bicarbonato-calcica, mentre la facies bicarbonato-magnesiaca è rappresentata dai campioni prelevati in una concrezione carbonatica (vaschetta) che trattiene le acque di stillicidio.
Le acque riflettono la composizione della roccia attraversata e ciò è evidente osservando l’ottima correlazione tra HCO3- e Ca2+ + Mg2+.
Le concentrazioni di Ca2+ e Mg2+ e HCO3mettono in evidenza come tali acque siano caratterizzate da distinti gradi di maturità:
• Le acque bicarbonato calciche (Ca-HCO3) provengono da differenti circuiti idrici ospitati in litologie carbonatiche;

Diagramma classi cativo Piper-Hill delle acque del sifone, vaschetta, stillicidi, e del Canale di Regolo.
• La facies bicarbonato magnesiaca (Ca-MgHCO3) è rappresentativa di acque caratterizzate da una circolazione sotterranea relativamente lunga all’interno delle medesime litologie carbonatiche, ma soggette a processi più intensi d’interazione acqua-roccia.
L’analisi dei dati isotopici dell’acqua ha permesso di stabilire che l’origine delle acque superficiali ed ipogee studiate è meteorica, e che la variabilità isotopica dipende essenzialmente dalla lunghezza del circuito sotterraneo che con-
sente alle acque di omogeneizzarsi dal punto di vista isotopico, e da eventuali processi di frazionamento all’equilibrio.
Il comportamento idrodinamico del sifone (Fig.9) suggerisce che la fonte principale di alimentazione di quest’ultimo sia dovuta all’infiltrazione delle acque del Regolo durante le fasi di piena al verificarsi delle precipitazioni, anche se non è da escludere a priori il possibile contributo dovuto alle acque di falda provenienti da circuiti secondari considerando che, quando le precipitazioni sono abbondanti, la CE registrata dalla

Diagramma binario nel quale sono riportate le concentrazioni degli ioni Ca2+ + Mg2+ e HCO3- delle acque campionate durante il monitoraggio.

Diagramma δ2H vs. δ18O per le acque del sifone, della vaschetta, degli stillicidi, del Regolo e delle precipitazioni raccolte dal pluviometro PLRL. Sono riportate anche la GMWL (Craig, 1961), la EMMWL (Gat e Carmi, 1970), la IMWL (Giustini et al., 2016) e la LMWL (Doveri et al., 2019).

Cronogramma della CE e T delle acque del sifone e del Regolo in relazione alle precipitazioni medie nel sottobacino. Sono inoltre rappresentati tramite cerchi i valori di CE e T del torrente rinvenuto all’interno alla grotta (RL-TOR).
sonda CTD-Diver è pressoché costante nonché i valori pressoché identici di CE e T dell’acqua misurati in un torrente estemporaneo (RL-TOR) rinvenuto all’interno della grotta in occasione del campionamento del 30 aprile 2021.
Oltre all’analisi dei parametri fisico-chimici, chimici ed isotopici delle acque superficiali, ipogee e meteoriche, è stata eseguita un’analisi HYSPLIT delle retrotraiettorie relative a ciascun mese in cui è stato effettuato il campionamento delle piogge. In questo modo è stato possibile ricostruire la provenienza media delle precipitazioni che hanno generato il segnale isotopico mensile misurato.
CONCLUSIONI
I risultati delle analisi fisico-chimiche, chimiche ed isotopiche delle acque nonché il calcolo della provenienza delle masse d’aria che hanno originato le precipitazioni locali, hanno permesso di comprendere in modo più dettagliato l’origine delle acque che alimentano il sifone della grotta, di individuare la presenza di una rete di circolazione sotterranea potenzialmente frammentata in parti indipendenti, e mettere in relazione il segnale isotopico medio delle precipitazioni locali, con la variabilità del segnale isotopico associato alle diverse tipologie di campioni ipogei (sifone, vaschetta e stillicidi) e superficiali (Canale di Regolo).




Retrotraiettorie delle masse d’aria nel periodo novembre 2020 - maggio 2021 elaborate con so ware HYSPLIT (dati: archivio GDAS 1 deg - NOAA).
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indice generale2022
gli articoli apparsi su TALP
elenco aggiornato al numero 57 (dicembre 2021)
n°Talp/pag.
Appendici carsiche
AbissodellaFocolaccia 37/4
Grotta Maria Colombo, Salerno, Campania 45/4
Archeologia
GliAntichiabitantidelMonteArgentario 47/53
Archivio
LegrottedelBoscodiLappata 52/27
Biospeleologia
La Tana di Castel Tendine, un ecosistema ipogeo da studiare 38/22
Difesa del territorio in Speleomantes italicus: relazionedelprogetto 40/43
Incontriconlafaunacavernicola 45/77
Grotta dolce grotta: utilizzo delle grotte 48/48
ToscoBat: il monitoraggio dei chirotteri 48/56
Progetto(geo)salamandra 50/22
ToscoBat: il monitoraggio deiChirotteri
50/141
Grotta dei Santi, MonteArgentario (GR): i piccoli mammiferideilivellimusteriani 53/64
Campi speleo
EmozionialVeladro 10/14
Carcaraia 17/44
Carcaraia, diario del Campo 25/26
Majella2002 25/38
Catasto
Commissionecatasto 4/11
Guidaalcatastodellegrotte 13/20
Proposta di una scheda per il catasto dellecavitàartificiali 19/46
La nuova scheda del Catasto Speleologico Toscano 28/58
Ilcatastodellecavitàartificiali 34/32
Il web gis del censimento grottedellatoscana 35/42
QuantoèlungoilCorchia 46/39
Orchi,lupiegallerieperdute 48/61
Cavità artificiali
Unacittàelesueacque:Pistoia 6/34
Nonsologrotte 7/28
OperesotterraneeinCappadocia 14/40
Speleologiaurbana:Portoferraio1996 15/21
La grande galleria dell’Appennino eisuoiaereatori 15/48
Bucadell’Antina 16/19
Storiadellecavitàartificialidell’abitato diPortoferraio... 19/4
I cunicoli del territorio di Sorano, Grosseto 19/10
Le condotte del sottopassaggio deltorrenteSiele 19/14
Esplorazione e rilievo di tre cisterne medioevali 19/20
Pistoiasotterranea 19/28
A Livorno tra chiese, conventi, lazzaretti e … fabbrichedicarburo 19/32
Pistoiasotterranea:unamostra 19/36
Rifacimenti urbani e distruzioni moderneaPistoia 19/38
Sienasotterranea:ibottini 19/42
LagalleriadiPiandelLago 19/50
SottoSiena:glialtribottini 29/32
Cavitàartificialinelsenese 37/26
Ipogeisalmastri... 39/64
Gli annessi agricoli al Podere
PiandeVignoli 44/17
LaGalleriadelleFontidell’Abbondanza 45/47
LecavitàartificialidiMassaMarittima 47/64
Ilrilievodiunacavitàartificiale 48/74
Gli insediamenti rupestri nella contea degli Ottieri,traToscanaeLazio 50/9
IlsistemaminerariodellaValleinlungo... 50/196
IlsistemaminerariodellaValleinlungo 50/196
GalleriaTeresa,MassaMarittima(GR) 51/74
Caratterizzazionedelleformazionisuperficialie monitoraggiodiunambienteipogeo:ilBottino diFonteGaia,Siena 53/40
Convegni
Convegno tecniche speleologiche Commissione Soccorso F.S.T dietro le quinte 4/4 1°ConvegnoItalianosuichirotteri 17/23
AtticongressoFSTGavorrano 23/Allaricercadigrottein…,.Biblioteca 25/10 1926-2006,80annidispeleologiaaPisa 32/40
AlpiApuane:nonsolocave 36/34
Apuane2007,unannodopo 37/44
Unascommessavinta 49/12
ImpressionisuToscanaipogea 49/14
L’impattoambientaledell’attivitàspeleologica 49/30
Didattica speleologica: vecchie e nuove idee a confronto 49/31
Nuove e vecchie forme di associazionismo speleologico 49/32
Corrige
GerfalcoVolumeI:PoggioMutti 47/86
Corsi
Metodidiricercapreistoricaingrotta 20/22
CorsodiSpeleoglaciologia 21/70
IIcorsoditopografiaerilievo 29/64
37°corsonazionaledifotografiaingrotta 31/42
3°stagediqualificaIstruttorieAiutoIstruttori ditecniche speleologicheSSI 35/40
CorsodiI°livelloin…Amicizia 36/38
Icoloridelbuio 37/48
Grottedighiaccio 39/68
49°corsodiperfezionamentotecnico 43/69
Corso di aggiornamento per accompagnatori ingrotteturistiche 43/71
Informare d’ambiente, agire consapevolmente 44/47
Primo corso di speleologia in Etiopia 46/82
Il primo Corso di Introduzione alla Speleologia svoltoinEtiopia 50/20
Dentro la Montagna.Alla Scoperta del mondo ipogeoapuano 50/93
Ritornoascuola 50/94
Speleobox per la didattica speleologica: analisi, criteriprogettualielineeguida 50/105
CorsodirilievoconTOPODROID 51/94
Corso3D 51/96
CorsoGPS 51/98
Corsotracciantiecolorazioni 57/66
Cronaca
Richiamo alla successione temporale delle esplorazionidell’AbissoOlivifer 3/27
Progetto,studiericercheA.Milazzo 4/33
PozzolaRagnaia 8/32
Caricavatori 10/28
Speleologiaeambiente 12/46
Lamontagnaèscoppiata 13/27
Relazione dei sopralluoghi nelle zonealluvionate... 13/29
IragazzidiFornovolasco 13/38
Il G. S. “l’Orso’e
laGrottadelSassocolato 15/12
Le grate dell’Antro del Corchia: lasentenza 15/34
EilCorchiava 17/41
Unepisodiodatenerpresente 20/16
GialloalbucoGiallo 21/84
GrottadelVentoedintorni 22/10
Cobardine - Fate: punto a capo 24/4
Documenti
LegrottenaturalidellaprovinciadiLivorno 21/10
Emozioni
Archiviostorico 1/8
Scrittidelcolatoio1991 3/25
La prova 4/25
Lamontagnavuota 5/32
Emozioni 7/35
Le porte della montagna 8/45
Il chiostro di S. Brandano 9/28
Canticodellavita 11/47
UnadiscesanelPozzoRevel 12/40
Incontriravvicinatidelterzotipo 14/17
XXVII Corso di Biospeleologia di3°Livello 17/38
8Ottobre1998:ilgiornodelserpente 18/18
…edinfondolaluce 27/22
Vie 31/60
Cronache turistiche e speleologiche siciliane. Diariodiunviaggiobellissimo... 44/34
Astrea,ventiannidopo 47/79
Treluci,milleocchi,unsolorespiro... 49/10
Esplorazioni
GrottaLilliput 1/10
AbissoSoledell’ovest 1/14
AbissoCheektoCheek 1/17
GrottadiS.AnnaVecchia 1/19
AbissoGnomo(monografia) 1/21
BucadiFoceLuccica 1/32
AbissoTopolinia 1/39
Alla ricerca delle gallerie perdute 2/6
Watankaunnuovoabisso delleAlpiApuane 2/15
Una nuova grotta in Orto di donna: labucaWilCoyote 2/19
Abisso del Giglio 2/25
LeBuchedeiMenhir 2/33
Belfagor 2/35
BucadelCarbonaio 2/38
Inostriprimidueanni 2/41
Buca di Cavallo Pazzo 2/44
BucadellaDoccia 3/7
LaBucadiPiastretaedintorni 3/10
CanalediRenara:nuovecavità 3/17
AbissoOlivifer 3/30
AbissodeiTarzanelli 3/38
BucadellacavadiUlivetoTerme 3/42
AbissoGuaglio:ramodeivespasiani 3/45
AbissoPerestrojka 3/47
Il colore del buio 4/6
Esplorazione“fatale” 4/17
Amarcord 4/21
NgoroNgoro 4/24
Esplorandonellamacchiamediterranea 4/27
Tra Milazzo e patatine 5/6
BucaCino 5/18
BucadelMagazziniere 5/32
Note su un nuovo ramo esplorato all’abissoColtelli 5/35
Apropositodigrottemarine 6/3
LanascitadiAlice 6/7
Nota su un nuovo ramo esplorato all’abissoColtelli 6/10
LaBucadelleAquilediRipanaia 6/14
LaBucadelleZanzare 6/19
La Sperucola del Serpente Volastro 6/26
Tre brevi storie sulle sorgenti di Roggio 6/46
Astrea 7/3
NeilMoss 7/13
LaBucadiNoceta 7/15
OperazioneManiPulite 7/18
LaBucadiMammaGhira 7/30
A&B 8/4
LaBucadelleOmbre 8/13
La congiunzione Mamma Ghira
Pelagalli e oltre 8/25
Pianiza: P56 8/29
Siamotornatiall’AbissoS.Vincenzo 8/34
Congiungendo…..congiungendo-1p. 9/4
SpeleologiainPania 9/14
Fontanino:ovverolaviadimezzo 9/30
BucaaNorddelmontePallerina 10/3
AttivitànellaToscanacentrale 10/20
LastranavicendadiIcaro 10/22
Ariaghiaccia:l’abissotrasversale 10/32
Alcunecavitàdell’Isolad’Elba 10/39
Monte Memoriante: una montagna sconosciuta 11/3
Arnetola:ilpuntodellasituazione 11/9
Ramo del Mulino:Abisso della buca del Poggione 11/19
PozzoLaRagnaia 11/28
SullependicidelPizzod’Uccello 11/36
Congiungendo...congiungendo-2p. 11/42
Buche,semprebuche,…solobuche 12/16
Unapiccolagrottanell’arenaria 12/22
ValSerenaia 12/26
LaviadiMammaGhira 12/36
LabucadiV 13/7
L’avventuradelMota-Mota 13/16
Ilnuovofondodell’AbissoBologna 13/22
AbissoPozzi 13/40
LaBucadelleNottole 13/44
LaBucadiMammaGracchia 14/20
Coltelli-Gnomo... 14/26
LaBucadelBiserno 15/29
Viadi“BucaSottolaStrada”... 15/37
StazzemaCaves 15/50
BucaAionevent’annidopo 16/26
Boana’96 16/33
L’area carsica dei Poggi ad estdiOrbetello 17/3
LaBucadiV 17/17
LeFate 17/27
1415-LU:AbissoGarfagnanaFV82 18/6
Golem 18/40
Monte Freddone: piccolegrotteeverdone 20/8
Pelagalliedintorni 20/24
Ildecimoingresso:i“Gracchi” 21/4
La Buca Libre 22/4
Le voci di dentro 22/22
Mani Pulite 22/26
BuckellenA.Montemurlo–Bocciolix 25/4
Carcaraia2002 25/34
La Tomba (Belagaio): ungraziosissimogioiello 26/10
Oltre leApuane: la Bucaccia, VoragineMarisMorelli 26/20
LegrottedelComunediPescaglia 26/40
Abisso 5 Luglio 26/44
Oltre alleApuane 2. L’inghiottitoio deiCasinidiCorte 27/6
Abisso 5 Luglio: aggiornamento dell’esplorazione 27/38
L’inghiottitoio del Mulinaccio 28/4
254T/Gr-GrottadiMontecchio 28/12
Buca Kelly: aspettando leApuane 28/28
L’AbissoCann’Abissealtrericerche.. 28/36
La Buca del Canneggiatore 29/4
U.S.P.:AbissoGigi-Squisio 29/12
Il “Ramo dei Romani” nell’Antro... 29/24
IRamideiFiorentininell’Antro... 30/2
GrottaLilliput,rivedutaecorretta 31/4
SperucoladelBuffardello,FV92 31/24
LagrottaVittorioPrelovscek 31/28
La“BucadelRospo”unagrotta... 32/4
Un’avventura che si chiama Bucadell’evento 32/10
Andarpergrotte…sull’Etna 33/4
Nuove scoperte all’Abisso delloSmilodonte 33/36
Gerfalco volume I: l’area carsica diPoggioMutti 33/42
Eabbiamotrovato 34/4
La grotta di Montecchio, ultimo aggiornamento:ilRamodeidannati 34/6
Pardessealmolonovo: il quattordicesimo ingressodell’AntrodelCorchia 35/4
Mirandola: nuove esplorazioni dell’abisso5luglio 35/14
Aria nuova: Monte Tambura, Resceto,Massa 36/8
AbissoChimera,SpeleoClubGarfagnana 37/6
AltaValBoana-685T/LU,BucaGofredo 37/10
Abisso Gigi Squisio, il“comunicare”nell’USP 37/18
GrottaVittorioPrelovsek 38/4
Su Cava Torre e nei marmi e calcari selciferidell’OrtodiDonna 38/16
Abisso Chimera, Speleo Club Garfagnana Lastoria,da-68a-1006! 39/4
NelloSquisiopiùprofondo 39/13
LerisalitedelBertarelli 39/18
Il Fosso di Capricchia, Careggine, CastelnuovoGarfagnana,Lucca 39/26
GrottadellaTurrite 40/4
InghiottitoiodiRioRimonio 40/14
Le grotte di Poggio Pinzo sul MonteArgentario 43/4
LaGrottadellaCava,M57 44/4
Sul Monte Freddone, fra ripidi canali ... 45/6
LerisalitedeiMaremmani 45/21
Speleologia a chilometro zero, la Buca del Col dei Burroni 45/34
Due cavità naturali nelle vulcaniti dei Monti Vulsinisettentrionali 45/41
La Buca delle Fate di Formentale 46/6
Sassetta,travecchieenuovescoperte 47/6
GerfalcoVolumeII:Fosini 47/30
T/GR2000:GrottadiCalaFinestra 47/40
L’areacarsicadelMonteArgentario 47/46
I rami del Cenenario in Corchia 48/4
LeesplorazionialsalonedelCentenario... 50/19
Ilcarsismonell’areadiMassaMarittima 50/30
LaBucadell’oloccoodellarinascita... 50/59
GrottedeiMontipisani,involod’uccello 50/102
LegrottedellaMontagnolasenese 50/103
BucaDelCampo:IngressoLorenzoBrizzi... 50/106
Grotted’Amiata 50/118
MediaValdiLima 50/154
AreacarsicadellaCalvana 50/175
Carcaraia:dal2001adoggi 50/190
La Piera non fa tabacchino, ovvero il19°ingressodelCorchia 51/4
LabucaHydraCMG 51/13
Prata di Massa Marittima (GR), grotte naturali ecavitàartificiali 51/18
Gate17 53/4
Un nuovo piccolo complesso: la Buca dell’AcquafreddaelaBucadellaFrana 53/9
LaGrottaMaona 53/18
Un mistero svelato per caso: piccola esplorazione neiMontidiCampigliaMarittima 53/28
Progetto Panie 54/4
Corchia Ovest 54/24
Ilbuodel“Papy” 54/32
ProgettoORCO2018 54/39
Le Mani nel Gigi 54/48
La volta che i maremmani … 54/55
AbissoGiuseppeFruzzetti 54/60
Ventunesimo 56/10
Progetto ORCO 56/29
PitticaSaPompa 56/36
Cavum Arietis 56/42
BucadeiFrancesiT/LU1048 57/36
Niente di nuovo, niente di utile: un viaggio all’internodelMonteTambura 57/54
Facciamo il punto su “Punta degli Stretti” passando per... 28/46
La Buca del Beato:.. 28/52
L’AbissoFrancoMilazzo 31/52
IIPozzodell’Argentiera 32/16
Il rilievo del complesso
Astrea-Bagnulo-Generatore-BucadiV 36/4
Esplorazione geomorfologica e speleologica dell’areacarsicadelMonteCetona 40/22
Andar per grotte: quando esplorare èanchescoprire 43/20
Buca del Teschio: una grotta ritrovata dopo 50anni! 51/44
Grottedimenticate:laBucadellaRisvolta 52/20
FST informa
FSTinforma 13/47
Quota500 14/36
Sottoscrizioneproalluvionati 14/37
ConvenzioneParcoApuane 18/28
Corchia:dal1841al2000 20/12
InaugurazionedellasedeF.S.T. 27/4
LanuovasedediFirenze 28/70
Convegno di Castelnuovo: sono prontigliatti 31/65
Marzo2012,finemandato: tiriamolesomme 43/73
Novità e progetti per TALP 45/85
PremiodiLaureaR.GiannottiIedizione 51/100
DiversamenteSpeleoToscana2016: una volta sognato un sogno non può finirenelnulla… 53/91
Un progetto silenzioso, altri modi di farespeleologia 53/95
ToscoBATpremiatodallaSSI 53/100
Geologia
LalentaagoniadellaGrottadiTorri 15/16
Note geomorfologiche sul complesso calcareo mesozoico del Monte Rotondo 22/6
Propostadistudiogeologico 27/40
Geologia assetto strutturale della grottadiMontecchio 34/10
Analisi di facies nei depositi terrigenidigrotta 35/22
Toscanasotterraneasconosciuta... 49/34
Rilevamentogeologicosotterraneodiskarn e mineralizzazioni a Pb-Fe, Buca Grande diMontorsi 50/107
Cavità di origine ipogenica nelle aree carsiche minoridellaToscanacentro-meridionale 50/108
Analisi di facies epi-ipogea e carsismo dei depositi pleistocenicidell’areadiPerolla 50/178
Ilcarsismoditipo“ghost-rockweathering”nelle grottedellaMontagnolasenese 50/194
Le aree carsiche della Toscana, un nuovo censimento 52/4
Grotte Marine
Le grotte marine della Toscana: primocontributo 41/4
Primo censimento delle grotte marine della Toscana 50/63
Idrogeologia
Risultato della prova di colorazione all’abissoE.Orsoni-Vetricia 1/48
LacolorazionedelPanne’ 15/52
Unnuovomododianalisideifluocaptori 16/42
Colorazione:SperucoladelSenzossi 18/26
Le“colorazioni”diManiPuliteeFarolfi 29/43
UnapienaadEquiTerme 29/60
IdrologiaaFornovolasco 36/10
Il progetto LISCA: laboratorio idro ... 45/69
IlprogettoLISCAaEquiTerme 48/20
Progetto di indagine del sistema idrocarsico della Grottadelvento 48/36
La carta degli acquiferi carsici delleApuane 48/42
RisultatisondaggioCommissioneScientifica Toscanaipogea 49/44
RisultatisondaggioCommissioneScientifica Toscanaipogea 49/44
PrimimonitoraggiallaGrottadelVento 50/4
Abisso Bombassei 55/55
GrottadelVento 55/60
Incontri
XVIICongressoNazionale 5/39
Tuttiinsiemeappassionatamente 6/36
Nebbia’93 8/20-22-24
Lagonovantaquattro 9/38
Sognodiunanottedifineestate 10/6
Alcooleincidenti 10/10
Casola‘95 11/27
SpeleoFotoContest2006 32/44
Tentativo di studio idrogeologico della sorgente di EquiTerme:analisideidatidisponibili 38/70
Seguireifiumidellanotte 42/4
Le sorgenti di Equi 42/8
La sorgente del Frigido 42/28
La sorgente de la Pollaccia 42/44
Le sorgenti di Pontestazzemese 42/58
Le colorazioni nell’area carsica deiMontidellaCalvana 42/76
Colorazioni, ovvero tutto quello che c’è da sapere... 42/92
Incontro del CNSAS con la speleologia toscana 43/63
AquaeFrigidae:Forno7luglio2012 46/72
Divulgarelaspeleologiagiocando 46/78
ProntiAttentisiParte:AquaeLucidae 48/16
DisabilitàeSpeleologia:incontrarsi... 50/28
Fotografaticonildovutorispetto 50/95
IlCNSASincontralaspeleologiatoscana 51/85
Speleologiaedisabilità 51/87
Quattrouominiingrotta,pertacerdelcane 51/87
La memoria delle Grotte: viaggio attraverso la paleontologia 51/91
MusicUnderground 54/67
SpeleoFotoContest2020 54/69
Itinerari
DallaGrottadiEquiallaPolladiForno 48/30
Itinerario Speleologico: dalla Buca del Gallo alle FontidiBufalona 51/58
Materiali
Ilcarburodicalcio 17
Meteorologia
Stima del volume di un sistema carsico basata sull’oservazione della circolazione d’aria agli ingressi.Analisi meteorologica dellaBucadelCanediScorgiano 38/54
Analisigeofisicaintegrataperlacaratterizzazione dellamicrometeorologiaipogea 53/74
Paleontologia
I “morti” della 482T 5/8
IlGulonell’acqua 13/5
Recensioni libri
Carlo Cavanna, Le grotte della provinciadiGrosseto 18/36
IllabirintodiChiusi 27/44
Ricerca e Territorio
Sentiero dei meno mille 54/89
ProgettoBIT 55/67
ProgettoOttieri 55/77
Caratteristiche mineralogiche e tessiturali degli speleotemi provenienti dalla “Buca delle Fate di San Giuliano Terme” 56/58
Studio delle caratteristiche isotopiche e microstratigrafichediunospeleotemadella Buca della Renella (AlpiApuane): implicazioni climatiche e idrologiche 56/65
GirottolandotragliingressideiMontiPisani 57/69
Soccorso speleo
SoccorsoSpeleo 14/38
AbissoSaragato 15/7
Spedizioni
Speleologiatoscanaall’estero 1/40
Luglio’91SuSpiria 5/21
InBoliviasulleormedeidinosauri 10/15
Etiopia2002:ricercapreistoricanellagrotta di Harurona (Gesuba) 29/4
LegrottedelWolayta(Etiopiameridionale) 3/24
Speleo informatica
Serverspeleo 11/44
SpeleologiaToscanainInternet 12/47
Speleo Quark
Alcuni dati dell’analisi statistica delle grottedelleAlpiApuane 3/20
Bere o non bere: questo è il problema 9/24
IlRedellagrottaèinpericolo 13/3
Ricercapreistoricanel“RiparoCavanna” 14/47
Stalattitieccentriche 16/23
AlcuneosservazioniinMaremma 18/22
La strana metereologia degli ingressidellegrotte 18/32
L’impossibilemeteorologiadellegrotte 20/4
Gli speleotemi come archivi naturalidelclimapassato 20/30
I gradienti di temperatura nei monti: unindicatoreesplorativo 21/72
Ilclimasotterraneoèsottosopra? 21/81
Cosa deve fare uno speleologo quando trovaunbabypipistrello? 22/18
Le implicazioni paleoambientali della composizione isotopica del carbonio dialcunestalagmitidelleAlpiApuane 24/50
Il clima delleAlpi Apuane tra 280.000e370.000annifa 26/30
Chetempofaingrotta? 31/32
Allimitedeltempo 33/20
Variazioni climatiche, speleotemi eCorchia 34/30
Antro del Corchia: un tempio sotterraneodelclima 35/36
La Buca del Frate di Perolla, unagrotta“mozzafiato” 40/28
Tre anni di rilevamenti del radon in Forra Lucia, Monti della Calvana 44/25
La Tana che Urla: quando il colore ... 45/62
Rilievo
Progetto ORSO-3D: Operazione Rilievo con Sensore Ottico in 3D 50/24
Speleosub
Speleologiasubacque 1/45
LarisorgenzadellaPollaccia 2/21
Studi sulla curva di esaurimento di una sorgentedelmonteMorello 2/30
EsplorazionedellarisorgenzadelTinello 3/14
Luglio’91:Suspiria 5/21
Un’occasionetuttaToscana 5/37
Infondo…è…unsifone 8/10
Fortissimamente Milazzo 9/22
RisorgenzadelTafornioneedintorni 10/24
AldilàdelVadoso 13/8
Lastoriacontinua 13/13
EsplorazionepostsifoneabissoUrli 16/16 Finalmenteinacqua 18/12
Ritorno a Tana Termini 56/44
Speleotemi
Piccolegrandigrotte:laRenella 38/50
Il monitoraggio della composizione isotopica delle acque di pioggia e di stillicidio dell’Antro del Corchia: implicazioni idrologiche e paleoclimatiche 50/96
Studi paleoclimatici sugli speleotemi toscani: ultimidatienuoveprospettive 50/147
Tante grotte, tanti archivi del clima passato: dati preliminari della convenzione INGV-FST 52/45
Talp Appunti
Magica...magica lampada 8
Note di geologia per speleologi 9
Chiacchierandodipoligonali 10
Fotografareingrotta 14
L’areacarsicadeiPoggiadestdiOrbetello 18
Alla scoperta del sottosuolo dei monti diCampigliaMarittima(LI) 19
Talp Archivio
Sopra alcune cavità del MontedelGiardino 12/6
TanaTermini 14/14
LaTanacheUrla 16/35
Una gita alla Tana di Cascaltendine nelMontediGragno 25/18
Agrotte,rovistandonegliarchivi... 31/12
DialcunegrottedellaGarfagnana... 32/22
Eremiti:glispeleonautidelpassato 36/20
Cavitàartificialiminori:stranicasi 39/50
150annidi“unitàspeleologica” 43/46
Talp Film
Opus Crystallinum 54/86
Corchia:laMontagnavuota 56/53
Talp Memorie RodolfoGiannotti 15/56
AVittorio 16/32
In ricordo di Francesco Viciani, socio fondatore dell’Unione Speleologica Calenzano 26/48
Luciano Salvatici e Giovanni Noferini 28/68
IginoTrombi 31/23
MarioLazzarini 32/48
PietroGittarelli 37/52
Giovanni Adiodati 42/96
DinoColtelli 47/96
Mai stata in grotta … speleologa persempre! 54/103
AbabboLido 54/104
In memoria di “Gnago” 55/88
Inmemoriadiungrandetraigrandi 56/78
Talp Notizie
Un danno incalcolabile per tuttalacomunitàspeleo 57/4
Talp Web
SottolegonnedelleApuane 54/93
La storia ed il ruolo della Commissione InformaticaFST 54/100
Tecnica
Perunforoinpiù 5/23
Ni-Cdchepassione 6/23
TrapanoBosch,bello...Belloimpossibile! 7/9
Fotografarea-1.000 16/3
Nuovistrumenti:ilGPS 16/12
Speleolaser 17/42
AbissoManiPulite:nonsoloesplorazioni 22/31
Complesso Cobardine - Fate: fotografare l’acqua 24/42
Il monitoraggio delle temperature agli ingressi dellegrotte 27/12
Unanuovaluce 34/16
ARVAcomestrumentodiricerca 35/28
Torrentismo
Torrentismo 2/28
TorrentismosuiPireneispagnoli 7/25
Rio Alba & Rio Simon 9/6
Nonsolospeleo 27/28
Torrentismo in Toscana 55/4
Esplorazioni inAlta Toscana 55/8
Il FiumeAlbegna: torrentismo e randonnéeacquaticiinMaremma 55/18
Tutela ambietale
Tutela e valorizzazione del patrimonio speleologico 6/40
Undisaccatastamento 8/3
Unagrottachenonc’è 9/3
DellestradeinApuaneoilprogresso 9/36
Diamociuntaglio 12/35
Alpi Apuane: escavazione e tutela ambientale... 15/3
ParcoAlpiApuane 16/47
Chirotteri:l’orecchione 18/20
Grotte,cave&gallerie 20/28
Igeo-trionidelleAlpiApuane 25/16
Èl’annodelleacque? 27/34
CaseCastello“disostruita”dallegname 31/40
Su CavaTorre … e le altre 56/4
SopralluogoCampofiorito 54/7
Grotteecave 57/6
Turismo estero
GarfagniniallaPierreS.Martin 9/19
InBoliviasulleormedeidinosauri 10/15
AvventuraspeleologicainEtiopia 11/24
Indonesia‘95 12/13
Yugoslavia 13/18
Usi e Costumi
Storia del fondatore delloSpeleoclubPontedera 1/42
Notediviaggio 2/18
NoveCon 5/16
Lascopertadell’AcquaCalda 6/31
Dererumspeleologica1° 7/36
Speleo-comunicare 8/42
Dererumspeleologica2° 9/33
Chicercatrova 10/34
Prepariamo insieme i sacchi per le esplorazionididomani 11/15
Oggettismarriti 11/43
Dererumspeleologica3° 12/3
Riservatoaineofiti 12/44
DererumSpeleologica4° 14/11
HomoSpeleus 16/29
