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Talp 57

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SOMMARIO

TAlp bRuTTe nOTIzIe

4 Un danno incalcolabile per tutta la comunità speleo di Marco Innocenzi

TAlp AMbIenTe

6 Grotte e cave di Nadia Ricci

TAlp eSplORAzIOnI 36 Buca dei Francesi T/LU 1048 di Massimiliano Rossi

54 Niente di nuovo, niente di utile: un viaggio all’interno del Monte Tambura di Daniele Moretti 60 TAlp IMMAgInI

TAlp ScIenTIfIcA 66 Corso traccianti e colorazioni di Claudia Iori RIceRcA e TeRRITORIO 69 Girottolando tra gli ingressi dei Monti Pisani di Marco Innocenzi

FST A SPELEOKAMARATON 2021

La Federazione Speleologica Toscana non è mancata all’appuntamento del raduno SpeleoKamaraton 2021, tenutosi nei giorni 29 ottobre-1 novembre scorsi a Marina di Camerota (SA). L’organizzazione ha messo a disposizione gli spazi per poter allestire una piccola mostra fotografica, nella quale si riassumevano le attività di FST: ricerca, esplorazione, divulgazione e il consueto “banchino” per offrire ai visitatori il nostro TALP. Moltissimi speleologi ci hanno chiesto notizie sulla sorte del catasto storico di FST e hanno espresso il loro dispiacere per l’accaduto. Molto apprezzato il film di Roberto Tronconi “Corchia-La Montagna Vuota”, una piacevole sorpresa sapere che sarà divulgato on line gratuitamente per le molte persone che ci chiedevano il dvd. Hanno partecipato all’allestimento, gestione e sbaracco Nadia Ricci, Danilo Magnani, Paola Pierinami e Sandra Basilischi. Un raduno sentito in un posto davvero splendido: il Cilento ha ripagato ampiamente del lungo viaggio. Attendiamo adesso il prossimo raduno che si farà a… boh? Chissà… di Sandra Basilischi

“La Montagna Vuota” è online!

Esatto! Finalmente il film di Roberto Tronconi, vincitore della Campana d’Argento nelle Alpi Giulie nel 2020 (vedi Talp 56 per la notizia completa), è online. Infatti è possibile guardarlo o scaricarlo gratuitamente tramite il sito della FST al seguente link: http://www.speleotoscana.it/la-montagna-vuota/

FST PATROCINA SPELEOFOTOCONTEST

Dal 1° gennaio sono infatti aperte le iscrizioni per la 5° edizione di Speleofotocontest. L’evento si svolgerà in concomitanza con il XIII Congresso Nazionale di Speleologia che si terrà a Ormea (CN) dal 2 al 5 maggio 2022. Per info ed iscrizioni www.speleofotocontest.com www.congressospeleo2020.it

La redazione

Indirizzario Talp

Presto online, su nuove basi, la sezione del sito FST dedicata alla gestione abbonamenti TALP. Chiunque desideri accendere o rinnovare l’abbonamento a TALP deve iscriversi sul portale dedicato, raggiungibile dal sito web www.speleotoscana.it. La procedura di iscrizione è semplicissima e consente alla Commissione Editoriale di gestire gli abbonamenti in maniera più snella e veloce rispetto al passato. Gli abbonati, poi, potranno monitorare costantemente lo stato del loro abbonamento, caricare eventuali ricevute di pagamento e, se necessario, interagire velocemente con la Commissione.

Marco Menchise

Ora et labora

La Federazione Speleologica Toscana ha sempre portato avanti, come uno degli scopi fondanti, la tutela e la salvaguardia dell’ambiente carsico di superficie ma soprattutto del sottosuolo. Nel corso degli anni sono state molteplici le segnalazioni legate a criticità carsiche fatte pervenire al Parco regionale delle Alpi Apuane, alle autorità ed agli enti preposti, spesso in stretta collaborazione con la Società Speleologica Italiana.

Negli ultimi due anni invece si sono moltiplicate le richieste di intervento fatte alla Federazione Speleologica Toscana da parte di Enti, tra cui il Parco e il corpo dei Carabinieri Forestali proprio grazie al rapporto di collaborazione creato sul campo e all’essere identificati come “esperti in materia di cavità carsiche e sue criticità”.

Ciò conferma come la FST sia tenuta in considerazione come interlocutore privilegiato per le questioni inerenti questo tema, e di quanto le varie attività federali come tracciamenti degli acquiferi carsici (con le sue schede e la sua carta), rilievi di cavità ipogee naturali e artificiali (racchiusi nel catasto grotte), raccolta e divulgazione di notizie ed informazioni mediante TALP e sito, abbiano contribuito nel tempo a raggiungere, mantenere e consolidare una posizione di assoluto rilievo, autorevolezza e serietà, specialmente nei rapporti con gli enti regionali legati alla questione ambientale. Difatti nell’anno 2021 sono stati numerosi i sopralluoghi effettuati in appoggio alle autorità.

Il lavoro fatto dai volontari della FST, che si offrono per partecipare ai sopralluoghi, è notevole ed accurato, l’impegno richiesto purtroppo è molto e spesso per poter far fronte alle richieste dobbiamo ricorrere anche all’utilizzo di ferie e permessi lavorativi personali.

Di tutto questo lavoro, svolto senza clamori, tanto facili quanto inutili, e senza pubblicità, ma con scrupolo, serietà e dedizione, leggerete in questo numero di Talp.

Ma non solo cave! Parleremo anche di esplorazioni: la Buca dei Francesi, a cura del Gruppo Speleologico Archeologico di Livorno e il nuovo complesso della Carcaraia, un breve racconto appassionante sulla prima traversata del Tambura.

Non poteva mancare una testimonianza sul Corso di tecniche di colorazione e tracciamenti delle grotte per acquiferi carsici, organizzato ad ottobre dalla Commissione scientifica della FST.

Per finire, una grotta ritrovata grazie ai rilievi e alle testimonianze scritte e conservate nel nostro archivio storico.

Buona lettura e buon anno 2022.

Il Presidente della Federazione Speleologica Toscana Marco Innocenzi

Un danno incalcolabile per tutta la comunità speleo

A cura di Marco Innocenzi, Presidente della FST

Il primo giugno scorso Fabrizio Fallani, referente della Commissione catasto, mi comunica che le chiavi del magazzino di via Rocca Tedalda 115r a Firenze non aprono le porte e che ci sono segni di modifica delle serrature. Dopo diverse segnalazioni e richieste di intervento congiunto ai vigili urbani del Comune di Firenze, a ottobre riusciamo ad aprire le porte e riprendere possesso del nostro magazzino. All’apertura delle porte l’immagine che ci si presenta è quella che non avremmo mai voluto vedere, il magazzino completamente svuotato di tutto il nostro materiale, arredi compresi. Lo sconforto ci assale e nessuna parola riesce a descrivere quel momento. Il silenzio, le nostre facce sbigottite e gli sguardi affranti fanno già un chiasso insopportabile.

Ma veniamo ai fatti.

Il primo giugno, come già riportato, Fabrizio mi invia tramite WhatsApp queste foto:

Porta esterna serratura cambiata

Porta interna con serratura sostituita da lucchetto

Mi attivo immediatamente contattando tramite mail l’Ufficio del patrimonio immobiliare non residenziale del Comune di Firenze, dal quale abbiamo in affitto questo fondo. Mi risponde il dirigente e mi indica quali passi intraprendere per riavere il possesso del fondo, senza incappare in denunce da parte di chi lo ha occupato: si lo so sembra assurdo, ma la legge italiana a volte è incomprensibile. Non sto a sindacare e procedo come suggerito. Contatto l’Ufficio antidegrado del Comune (non è stato facile) e spiego l’accaduto. Dopo essere stato rimbalzato da tre o quattro uffici diversi, finalmente parlo con l’addetta, che mi riferisce di aver acquisito la mia segnalazione e che sarò contattato a breve. In effetti in serata mi chiamano, mi chiedono ulteriori informazioni e mi dicono che in sette/dieci giorni mi richiameranno per fissare il giorno dell’intervento insieme ai vigili urbani.

Passa una settimana, ne passano due, forse anche tre e a quel punto decido di chiamare nuovamente gli Uffici con cui avevo parlato, ma nessuno sa nulla: non esiste nessuna richiesta di intervento, non esiste niente di niente, né a nome della Federazione né a nome dell’indirizzo del magazzino. Riscrivo all’Ufficio del patrimonio, sottolineando quanto stava accadendo e le mie difficoltà a seguire le loro indicazioni. Tempestivamente mi chiamano direttamente al cellulare e il geometra del Comune mi indica il numero di telefono di un commissario della Polizia municipale di Firenze, sezione antidegrado, che mi avrebbe accolto personalmente e che si sarebbe preso in carico la no-

Porta interna con serratura sostituita da lucchetto (Marco Innocenzi).

stra pratica. Chiamo, fisso un appuntamento e mi reco a Firenze il 23 luglio, per presentare regolare querela contro ignoti per la perdita di possesso del magazzino. La settimana dopo mi contatta telefonicamente l’ispettore per organizzare l’intervento, ma essendo in procinto di partire per le ferie rimandiamo tutto a settembre.

Al mio rientro cerco di contattare il Commissario che aveva preso in carico la nostra pratica, ma senza successo, neanche dopo ripetuti messaggi e chiamate, fino a quando mi informano che è stato trasferito. Soltanto il 21 ottobre riusciamo ad organizzare l’intervento. Congiuntamente a tre agenti della Polizia municipale, erano presenti: rappresentanti del Gruppo Speleologico CAI di Firenze, Fabrizio Fallani, Stefano Bettini, in qualità di fabbro per l’apertura delle serrature, ed io.Appena arrivati abbiamo chiesto ai vicini se qualcuno aveva visto o sapeva qualcosa, ma senza successo, quindi abbiamo aperto le porte e vi lascio immaginare lo sconforto: il magazzino si presentava vuoto, senza più nulla di nostro, della Federazione, del

21 ottobre magazzino vuoto (Marco Innocenzi).

G.S. CAI di Firenze, col quale lo dividevamo, senza arredi e soprattutto senza l’archivio storico cartaceo del Catasto grotte. Oltre un secolo di rilievi speleologici andati perduti in un solo colpo!

All’interno solo cianfrusaglie per noi prive di significato. Ma, in particolare, la nostra attenzione è stata attratta dalla vista di un bell impianto elettrico nuovo, così come il ripristino dei servizi idrici, bagno compreso. Chiamati i rispettivi tecnici, grazie alla presenza dei vigili, scopriamo che già ad aprile era stato attivato un nuovo allaccio di energia elettrica e servizio idrico. Con stupore ci rendiamo conto che il magazzino a giugno era già stato svuotato del materiale, fatto l’allaccio elettrico e idrico e ripristinati i rispettivi impianti.

Ma non è tutto, prima di andarmene, ho lasciato un adesivo della FST sulla porta, aspettando che qualcuno mi contattasse per l’accaduto. Un paio di giorni dopo, come previsto, ho ricevuto una telefonata dal presidente del CAI di Firenze, il quale riferiva di come la segreteria della sezione fosse stata contattata da un signore che, con tono alterato, si lamentava del fatto che noi avessimo cambiato le serrature, a suo dire senza titolo. Quindi dopo il danno anche la beffa, ho dovuto dimostrare di avere tutti i titoli a sostegno del regolare possesso di quel fondo.

A questo punto non mi restava che compiere l’ultimo atto. Il 9 novembre ho avanzato una denuncia alla polizia contro ignoti, per il furto del materiale di proprietà della FST, anche se sapevo che questo non sarebbe servito in nessun modo a recuperare l’archivio storico.

Chiaramente ho contattato telefonicamente colui che ha preso il possesso del nostro magazzino, ma non mi ha dato nessuna informazione utile.

Con rammarico a questo punto, non avendo più nulla da conservare, ho comunicato al comune di Firenze la decisione del CF, da gennaio non avremmo avuto più bisogno del magazzino e la storia di Rocca Tedalda 115 rosso è finita nel peggiore dei modi.

Fortunatamente anni fa abbiamo iniziato e terminato scansione e digitalizzazione di tutti i documenti dell’archivio storico della Federazione: le informazioni non sono andate perdute.

Potete trovare e consultare tutto l’archivio sul nostro sito www.speleotoscana.it

Grotte e cave: resistere per esistere!

Una silenziosa lotta alla scomparsa…

Nate nel marmo le nostre grotte!

Fortunate loro, scavate nel bianco calcare a formare maestosi vuoti sotto le nostre Apuane. Sfortunate loro, il sottosuolo se lo contendono con chi lavora di quel bianco e maestoso marmo!

Credo che chiunque legga queste righe abbia ben presente gli aguzzi picchi apuani zappati qua e là da bianchi ravaneti di cava che da sempre si allargano nel panorama delle nostre montagne. Credo anche che molti di voi siano a conoscenza delle varie battaglie per la salvaguardia delle stesse. Ma credo che ben pochi siano a conoscenza del ruolo della FST nella custodia delle Apuane.

Da anni la Federazione infatti riveste il ruolo di referente tecnico durante i sopralluoghi in cava convocati dall’Ente Parco delle Alpi Apuane e dal 2020 anche dai Carabinieri forestali.

Avete presente, quando guardando un taglio di cava vi sembra di scorgere i resti delle pareti di un pozzo? O le forme tipiche di un meandro? La Commissione Ambiente della FST svolge proprio il ruolo di consulenza tecnica alle istituzioni, in risposta alle segnalazioni ad esse pervenute, al fine di salvaguardare le grotte apuane ed i bacini idrografici.

Non mi dilungo oltre, le relazioni che leggerete in queste pagine si raccontano da sole, rivelando l’enorme lavoro che, silenziosamente, la speleologia toscana sta portando avanti per il nostro territorio.

La Redazione

La

Commissione Ambiente e le attività 2020/2021

A cura di Nadia Ricci

La Commissione Ambiente nell’ultimo biennio ha visto moltiplicare i suoi impegni e sopralluoghi in cava, convocata sia dal Parco delle Alpi Apuane sia dai Carabinieri Forestali, ogni volta che l’attività di escavazione intercetta cavità carsiche note o sconosciute, come stabilito dal protocollo d’intesa recentemente siglato tra le parti che potete leggere che potete leggere da pag. 32. Di seguito vengono esposte le tappe delle vicende che hanno interessato le criticità carsiche attualmente aperte.

Grotta Bailame (T/LU 1464)

Scoperta nell’estate del 1997 dal Gruppo Speleologico Pistoiese, si apre a quota 1280 metri s.l.m. lungo la parete che sovrasta il fronte della Cava Bassa di Carcaraia (Comune di Minucciano - Lucca). Nell’immagine seguente, risalente al 2001, potete vedere com’era l’ingresso originariamente.

Cava Carcaraia

Nell’estate del 2008/2009 la grotta era già pesantemente compromessa, come si può vedere dall’immagine che segue.

Localizzazione Grotta Bailame 2001 (Siria Panichi).
Taglio ingresso Grotta Bailame 2008 (Siria Panichi).

Buca di Belfagor (T/LU 890)

Scoperta ed esplorata dai Gruppi Speleologici Pisano e Lucchese a metà degli anni ‘80. L’immagine che segue, risalente al 2001, mostra l’ingresso della cavità come si presentava in origine, prima che l’attività di escavazione lo tagliasse.

Nel 2009, ma probabilmente già negli anni precedenti, l’asportazione di materiale metteva in evidenza un ramo secondario e senza sbocco della cavità, come si nota nella foto sottostante dell’agosto di quell’anno.

Ingresso Buca Belfagor 2001 (Loriano Lucchesi).
Taglio ingresso Buca Belfagor 2009 (Siria Panichi).

Abisso Cann’Abiss (T/LU 1573)

Nel 2001, anno della scoperta e dell’esplorazione della cavità da parte del Gruppo Speleologico Pistoiese, l’ingresso che si apriva al limite del piano della Cava Bassa si presentava così.

La situazione cambia decisamente durante gli anni 2002, 2003 e 2004, quando l’ingresso viene asportato e il resto della grotta riempito da materiale di risulta.

Ingresso Abisso Cann’Abiss 2001 (Siria Panichi).
Taglio ingresso Abisso Cann’Abiss 2002 (Siria Panichi).

Negli ultimi tempi la ditta proponente, su richiesta del Parco, si è impegnata a produrre la documentazione relativa alla localizzazione degli ingressi delle tre cavità (Bailame, Belfagor e Cann’Abiss), nonché a stabilire i tempi e gli interventi necessari per ripristinarne l’accessibilità

- Ingresso Grotta Bailame: previsto il posizionamento di una rete fasciante a protezione delle sottostanti aree di lavorazione; manutenzione di un sentiero tracciato che con un minimo di attrezzamento (paletti in ferro e correnti di sostegno) porta fino alla tecchia della cava soprastante l’ingresso della grotta.

- Ingresso Grotta Belfagor: completata la fase operativa di abbattimento delle masse aggettanti e realizzati gli ultimi interventi per completare il passaggio (cordolature di protezione in elementi metallici tipo tubi innocenti con tavole fermapiede sul lato valle e funi di ancoraggio lato monte attrezzate da operatori specializzati), l’accesso potrà essere nuovamente fruibile.

- Ingresso Grotta Cann’Abiss: la rimozione progressiva del detrito che si trova ai piedi delle vecchie bancate di cava e la definitiva scopertura dell’ingresso della grotta potrà avvenire soltanto

a conclusione dell’opera di bonifica delle bancate stesse.

- Pulizia Dolina Nord di Carcaraia: si stima che dalla condizione attuale siano da rimuovere nella parte centrale almeno altri 10-12m di detriti. Questi non possono essere rimossi direttamente, altrimenti si creerebbero condizioni di potenziale instabilità delle pareti e dei limiti dello scavo, ma dovranno essere rimossi in progressione con quanto previsto dal progetto.

Dalle foto relative a come si presentava la zona negli anni successivi al 2015, si evince che gli interventi di messa in sicurezza della tecchia soprastante l’ingresso della Grotta Bailame, siano stati grossomodo eseguiti.

Rete fasciante a protezione del piazzale e corda per raggiungere il ciglio della tecchia 2015 (GS Pistoiese).

Dicasi lo stesso per quanto riguarda l’intervento finalizzato a rendere accessibile l’ingresso della Grotta Belfagor.

Cordolature di protezione in elementi metallici con tavole fermapiede e funi di ancoraggio 2017 (Siria Panichi).

Non altrettanto si può dire per quanto riguarda gli interventi che dovevano essere realizzati per scoprire dai detriti l’ingresso dell’Abisso Cann’Abiss e renderlo accessibile.

Ingresso Abisso Cann’Abiss 2017 (Siria Panichi).

La situazione dell’area Cava Carcaraia in cui si trovano gli ingressi delle tre grotte Bailame, Belfagor e Cann’Abiss a fine maggio 2020 è quella che emerge dalla documentazione fotografica che riportiamo di seguito.

Taglio ingresso Grotta Belfagor maggio 2020 (Danilo Magnani).
Canale ravaneto che ricopre Abisso Cann’Abiss maggio 2020 (Nadia Ricci).
Tecchia soprastante la Cava con ingresso Buca Bailame maggio 2020 (Danilo Magnani).

Durante il novembre 2020, a seguito di ulteriore segnalazione da parte di FST, è avvenuto un sopralluogo per la verifica delle condizioni di accesso degli abissi nell’area. Si riporta di seguito quanto concordato dal Parco delle Alpi Apuane, dalla Federazione Speleologica Toscana e dalla ditta Acquabianca Marmi scrl:

“Relativamente agli interventi da realizzare per garantire l’accessibilità delle cavità carsiche presenti nell’area di cava saranno effettuate le seguenti azioni:

Abisso Cann’abiss

L’ingresso della cavità si trova in un versante attualmente non interessato da attività di escavazione ma abbondantemente trasformato da attività pregresse. Quello che presumibilmente è un ingresso alle gallerie sottostanti è intasato da detriti e pertanto l’abisso non è accessibile. Le azioni da effettuare sono le seguenti:

1. la ditta provvederà a sospendere ogni attività estrattiva nel raggio di 15 metri dall’ingresso dell’Abisso;

2. la ditta, in collaborazione con la FST, provvederà a perfezionare il rilievo dell’area interessata dalla cavità carsica, sia in pianta che in sezione, inserendo lo sviluppo delle gallerie e dimensionando precisamente la loro posizione e la loro distanza rispetto al profilo attuale dei versanti di cava;

3. la ditta provvederà a rimuovere il detrito presente nell’intorno dell’ingresso dell’abisso, mettendo in sicurezza il versante e cercando di individuare lo sviluppo delle gallerie sottostanti;

4. Parco, FST e ditta Acquabianca Marmi scrl effettueranno un nuovo sopralluogo congiunto, per verificare il sito e le condizioni di accesso all’Abisso, una volta effettuate le azioni di cui ai punti 2 e 3;

Abisso Bailame

L’ingresso della cavità si trova in una parete verticale ed è attualmente inaccessibile. Le azioni da effettuare sono le seguenti:

1. la FST farà una prima esplorazione al fine di individuare quale degli ingressi presenti sul versante è effettivamente quello che introduce all’abisso;

2. la ditta provvederà a realizzare un accesso in

sicurezza tramite la stesura di un cavo in acciaio che colleghi il versante presente sulla sinistra, raggiungibile, con l’ingresso dell’abisso;

Abisso Belfagor

L’ingresso della cavità si trova in una parete verticale ed è attualmente accessibile con difficoltà. Le azioni da effettuare sono le seguenti:

1. la FST farà una prima esplorazione al fine di individuare quale degli ingressi presenti sul versante è effettivamente quello che introduce all’abisso;

2. la ditta provvederà a realizzare un accesso in sicurezza tramite la realizzazione di un tratto di via ferrata che colleghi l’attuale passerella con l’ingresso dell’abisso.

Nel corso della prossima conferenza di servizi, una volta acquisite le informazioni della ditta Acquabianca Marmi scrl e della Federazione Speleologica Toscana, relative alla accessibilità delle cavità carsiche in oggetto, il Parco definirà i tempi per l’esecuzione delle opere”.

Da contatti col professionista della ditta concessionaria risalenti a fine 2020, possiamo dire che gli interventi di cui sopra, causa sospensione dei lavori durante la stagione invernale, potranno essere realizzati a partire dai prossimi mesi di maggio/giugno.

A fine maggio 2021 FST è stata convocata per un nuovo sopralluogo, al fine di programmare in dettaglio gli interventi da avviare e che erano stati pianificati precedentemente.

Gli accordi presi sono stati i seguenti.

Per Cann’Abiss è stato stabilito di scavare direttamente la sala che presumibilmente rappresenta l’attuale ingresso della grotta, essendo stata tagliata la parte soprastante. (Carcaraia Figura 1 - Rilievo Abisso Cannabiss con indicazione del presunto ingresso attuale).

Tale intervento prevede di allontanare il materiale detritico in via definitiva dal cantiere, unitamente alle operazioni in corso di scopertura della Dolina Nord e al necessario arretramento della scarpata detritica locale.

A cadenza almeno mensile saranno predisposti da parte della Società dei report per illustrare ad FST e Parco lo stato di avanzamento dei lavori di scopertura. Una volta riscoperto uno o più acces-

si, di comune accordo, si definiranno le modalità tecniche per renderli accessibili predisponendo in cava un adeguato percorso.

Nel corso dello stesso sopralluogo è stata individuata da terra l’imboccatura in parete del Bailame e presi accordi per la realizzazione della linea vita di collegamento con lo stesso imbocco e con l’imbocco della Belfagor. In particolare è stato concordato che un tecnico dell’FST unitamente ad uno per conto della Società (operatore tecchiaiolo della Vertical Services srl) andranno in parete in prossimità delle cavità per poi istruire la Società sulle modalità di allestimento dei due accessi.

Ad oggi gli interventi stanno proseguendo e, da ultime notizie avute dal geologo professionista, le linee vita previste per il raggiungimento degli ingressi di Bailame e Belfagor sono in via di perfezionamento, mentre l’asportazione del detrito dall’ingresso di Cann’Abiss sta andando a rilento a causa di un incendio doloso per mano di sconosciuti che ha coinvolto quattro mezzi pesanti, tra cui un dumper utilizzato appunto nelle operazioni di scavo.

Si ipotizza comunque di ultimare i lavori durante la prossima stagione primavera/estate 2022. Speriamo sia la volta buona.

Cava Rigo

Abisso Tripitaka (T/LU 1024)

Alla fine del 2019 veniamo a conoscenza che all’interno del piano di cava Rigo (località Arni - Comune di Seravezza - Lucca) i detriti dell’attività di escavazione hanno parzialmente ostruito l’ingresso dell’Abisso Tripitaka.

Verificata la veridicità dell’informazione e scattate alcune foto sul posto, nell’aprile del 2020 segnaliamo al Parco delle Alpi Apuane la criticità carsica (Protocollo n°13-LT-2020-U).

Ingresso Tripitaka dicembre 2019 (Nadia Ricci).Ingresso

Il Parco, contattate le parti in causa ossia FST aps e la ditta concessionaria di cava Rigo, stabilisce di eseguire un sopralluogo in data 09 giugno 2020, dal quale emerge che il professionista geologo incaricato, basandosi sui dati del Catasto Grotte della Regione Toscana non aggiornati, ha erroneamente posizionato l’ingresso della cavità sulla tavola del progetto di coltivazione e ripristino di Cava Rigo e di conseguenza ignorava che si trovasse dove i cavatori stavano accumulando detrito.

A seguito di detto sopralluogo, il Parco emette un provvedimento di diffida nei confronti della ditta concessionaria, in cui si stabilisce che:

-nel caso dovessero essere intercettate cavità carsiche, al momento non censite e non visibili, dovrà essere immediatamente sospesa l’attività, dandone comunicazione alle amministrazioni interessate;

-devono essere sospese le lavorazioni in corrispondenza dell’ingresso dell’Abisso Tripitaka,

per un raggio di almeno 15 metri, rimuovendo il materiale detritico fino ad ora accumulato e mettendo in sicurezza la cavità carsica da ogni sversamento di detriti, fanghi acque di lavorazione e quanto altro possa mettere a rischio l’ecosistema interno della grotta;

-deve essere garantito agli speleologi l’accesso alla cavità in sicurezza.

Tale diffida viene ufficializzata attraverso la Pronuncia di Compatibilità Ambientale n. 15 del 22 luglio 2020, con cui il Parco provvede ad integrare e modificare il Programma di GestioneAmbientale della PCA n. 18 del 20 settembre 2019.

Nei mesi successivi alla diffida, la ditta concessionaria si limita a rimuovere i detriti dall’ingresso della grotta, posizionando sul lato che guarda il piano di cava una barriera di blocchi di marmo a protezione dello stesso. Non procedono però alla realizzazione di un percorso sicuro, che garantisca agli speleo l’accesso alla cavità come stabilito.

Ricci).Ingresso Tripitaka settembre 2020 (Nadia Ricci).

La Federazione sollecita il rispetto delle prescrizioni di cui sopra con sua lettera del 22 ottobre 2020, in cui si segnala anche l’intercettazione di quello che potrebbe essere un nuovo accesso alla grotta (Protocollo n° 23-LT-2020-U).

I Guardiaparco eseguono un nuovo sopralluo-

go in cava in data 11 novembre 2020, a cui fa seguito la comunicazione del Parco a FST aps, con la quale si riferisce che l’apertura oggetto di segnalazione, venuta alla luce a seguito di operazioni di pulizia, è di origine artificiale e non risulta connessa con l’Abisso Tripitaka.

La vicenda, vuoi anche per la stagione particolarmente avversa e le abbondanti nevicate, è lontana dall’essere risolta. Infatti la situazione in Cava Rigo è quella che risulta dalla foto che segue, risalente al giugno 2021.

Ingresso Tripitaka marzo 2021 (Nadia Ricci).
Ingresso Tripitaka giugno 2021 (Nadia Ricci).

Il Comitato Federale decide di sollecitare ulteriormente il Parco al rispetto delle prescrizioni elencate sopra con lettera datata giugno 2021, inviata per conoscenza anche ai Carabinieri Forestali (Prot n°21-LT-2021-U).

Aquesto sollecito il Parco ha risposto con l’Ordinanza di sospensione e riduzione in pristino n. 6 del 7 luglio 2021, nella quale ordina alla ditta Calacata Arni srl:

a) di realizzare le opere di sistemazione ambientale di seguito elencate, entro 30 giorni dal ricevimento della presente Ordinanza:

1. liberare completamente l’ingresso dell’AbissoTripitaka dal detrito che continua ad occluderlo;

2. adottare e mettere in opera tutte le necessarie misure per la tutela dell’ambiente carsico ipogeo da eventuali infiltrazioni di marmettola e di acque dilavanti;

3. rimuovere il cumulo di detriti posto a sinistra della strada di arroccamento che incombe sull’ingresso dell’Abisso Tripitaka, onde evitare probabili rotolamenti di materiali verso l’Abisso medesimo;

4. mantenere libero da massi e detriti lo spazio antistante l’Abisso Tripitaka e garantirne un percorso di accesso in sicurezza, privo di massi e materiali ingombranti;

b) di comunicare al Parco l’avvenuta fine lavori delle opere di sistemazione ambientale di cui sopra, allegando idonea documentazione fotografica.

Dalla foto che segue, si evince che sono state applicate le prescrizioni n. 1 e 3, mentre risultano ancora inapplicate le prescrizioni n. 2 e 4. Infatti il piano di cava antistante l’ingresso dell’Abisso si trova ad un livello superiore all’ingresso stesso e questo facilita l’infiltrazione di marmettola e di acque dilavanti durante fenomeni di precipitazione. Inoltre ad oggi non è stato allestito un percorso di accesso in sicurezza tale da consentire agli speleo una ispezione della cavità, per verificarne lo stato di conservazione ed eseguirne il rilievo, al fine di misurare la distanza dei vuoti rispetto ai piani di escavazione, come era negli accordi presi con la ditta concessionaria, presenti i rappresentanti del Parco, ormai nel giugno 2020.

FST chiede quindi che il livello del piano di cava venga abbassato rispetto all’ingresso dell’Abisso e venga consentito ai soci della Federazione l’accesso in sicurezza in cava e nella cavità per ispezione e rilievo. Siamo ad oggi in attesa di ulteriori sviluppi della vicenda.

Ingresso Tripitaka agosto 2021 (Nadia Ricci).

Cava Fondone

Buca della Neve di Cava Fondone (365 T/LU)

Ainizio maggio 2021 su richiesta dei Carabinieri Forestali di Lucca, FST è stata convocata per effettuare un sopralluogo in Cava Fondone del Monte Altissimo (Seravezza – LU), a seguito di una segnalazione arrivata riguardo l’intercettazione di cavità carsica: si presumeva che si trattasse della Buca della Neve di Cava Fondone, censita nel Catasto Grotte della Toscana al numero 365 T/LU.

Erano presenti anche i guardiaparco del Parco delleApuane e tecnici del Comune di Seravezza. L’area di MonteAltissimo in questione presenta un carsismo molto sviluppato. Per farsi un’idea di quanto detto, basti vedere l’ortofoto sotto riportata, in cui sono stati posizionati nella cava gli ingressi delle grotte ad oggi presenti a catasto.

Il pallino rosso col numero 365 indica la posizione dell’ingresso della Buca della Neve di Cava Fondone. Ingressi grotte presenti in Cava Fondone.

Sulla rivista Sottoterra n. 86 dell’aprile 1991 si legge che “... fra tutte le cavità della zona questa ha l’ingresso più appariscente, essendo visibile dalla carrozzabile sul fianco ovest di Cava Fondone, come ampia spaccatura ...”

Ingresso storico di Buca della Neve di Cava Fondone.

Fino all’agosto 1986 la grotta era costituita dal solo pozzo di ingresso, poi dopo il forzamento della fessura di fondo da parte del Gruppo Speleologico Lucchese, la cavità è stata portata agli attuali - 140 metri. Una descrizione dettagliata della morfologia della grotta si trova nel numero 74 della rivista Sottoterra.

In occasione del sopralluogo l’area dove si apre l’accesso alla cavità (dietro alle persone a centro foto) si presentava in questo modo:

Grazie alla ripetizione del rilievo topografico dei primi metri della grotta, siamo riusciti a stabilire con certezza che si trattava della 365 T/LU, cosa per niente scontata visto che la zona è stata completamente sconvolta dall’attività di escavazione.

Infatti sovrapponendo al vecchio rilievo presente a Catasto la poligonale eseguita nell’occasione, ci siamo resi conto che il caposaldo n. 5 corrispondeva con l’attuale ingresso della Buca e di conseguenza mancavano all’appello i primi 15 metri di sviluppo.

Ingresso Buca della Neve maggio 2021 (Nadia Ricci).
Ingresso Buca della Neve armato per il sopralluogo (Nadia Ricci).

Sovrapposizione della poligonale sul rilievo storico della Buca della Neve.

Durante il sopralluogo abbiamo messo in evidenza alcune gravi criticità nella conduzione della Cava, ossia la cattiva gestione dei rifiuti di lavorazione (marmettola) e la mancata sigillatura delle innumerevoli fessure, come si vede dalle foto seguenti.

Marmettola accumulata all’interno della Buca della Neve (Nadia Ricci).

Fessura non sigillata presente sul piano di cava (Marco Innocenzi).

Buca Sopra Cava Fondone (1010 T/LU)

In Cava Fondone è stata ispezionata anche la Buca Sopra Cava Fondone, censita al numero 1010 T/LU del Catasto Grotte. Nel maggio scorso la situazione di questa grotta era quella che mostrano le foto che seguono.

Ingresso Buca Sopra Cava Fondone (Nadia Ricci).
Areale dove si apre l’ingresso della Buca Sopra Cava Fondone (Nadia Ricci).

Anche in questo caso, dal confronto tra rilievo eseguito a “occhiometro” e rilievo presente a Catasto, abbiamo dedotto che sono stati asportati i primi 15 metri di grotta. Sul fondo del pozzo c’è ora un letto di detrito, che di fatto rende impossibile proseguire la discesa verso il fondo conosciuto della grotta.

livello ingresso attuale

A completamento dell’attività, durante quel fine settimana di maggio, i volontari della Federazione hanno riposizionato numerosi ingressi delle grotte conosciute in zona. Alcune di queste non sono state ritrovate, perché coperte dai detriti di lavorazione o semplicemente tagliate e asportate, quali:

• Pozzetto a Ovest della Buca Sopra Cava Fondone 1132 T/ LU

• Buca del Piano 1133 T/LU

• Pozzetto Sopra Cava Fondone 1125 T/LU

• Pozzo dei Cubi 1127 T/LU

• Pozzo Sopra la Cava 1126 T/ LU

• Abisso Luigi Zuffa 316 T/LU

• Abisso Ribaldone 711 T/LU

A seguito del sopralluogo di cui sopra il Parco delle Alpi Apuane ha emesso Ordinanza di sospensione e riduzione in pristino n. 2 del 31 maggio 2021, nella quale ordinava alla ditta Henraux, con effetti dalla data di notifica della presente ordinanza:

a) la sospensione immediata di ogni attività di lavorazione nelle aree interessate dalle cavità carsiche denominate “Buca della neve di cava Fondone” codice 365 T/LU e “Buca sopra cava Fondone” codice 1010T/LU, per un raggio di almeno 15 metri misurato dal bordo esterno degli ingressi delle cavità, come individuate nell’allegato cartografico allegato alla presente Ordinanza;

b) la pulizia immediata dei piazzali di cava comprensiva della rimozione della marmettola e di ogni altro materiale fine presente;

c) la realizzazione immediata di un idoneo sistema di raccolta e convogliamento delle acque presenti sui piazzali di cava, al fine di evitare infiltrazioni di marmettola nelle

eventuali fratture presenti;

d) la sigillatura immediata di ogni frattura presente sui piazzali di lavorazione;

e) l’esecuzione di un rilievo dello stato attuale della cava con la sovrapposizione dello stato autorizzato e con l’inserimento degli ingressi delle cavità carsiche “Buca della neve di cava Fondone” e “Buca sopra cava Fondone” e di ogni altra cavità carsica censita e presente nel sito estrattivo, da rendersi nella forma di perizia giurata da tecnico abilitato, da trasmettere al Parco entro 15 giorni dal ricevimento della presente Ordinanza.

Demandava a successive proprie Ordinanze la richiesta di riduzione in pristino, di risistemazione e di eventuale ricostruzione dell’assetto morfologico ed idrogeologico e delle specie vegetali ed animali come previsto dalla L.R. 30/2015.

All’indomani del provvedimento del Parco, sul quotidiano La Nazione del 6 giugno usciva un articolo dai toni a dir poco trionfalistici, di cui riportiamo la pagina.

L’illusione che per una volta fossimo riusciti a fermare lo scempio delle Apuane è durata poco. Dalle foto che seguono dell’agosto scorso, ricevute con una segnalazione anonima, emerge che la prescrizione alla lettera a) non è stata rispettata. Infatti sul piano di cava dove si concentrano attualmente i lavori di escavazione, gli ingressi della Buca della Neve di Cava Fondone 365 T/LU e di altra cavità non catastata, sono stati protetti dal pericolo di infiltrazioni di marmettola con la realizzazione di muretti alti circa 50 cm, ma la loro distanza dai tagli di lavorazione risulta ben inferiore ai 15 m previsti.

Ingresso cavità non catastata protetta da cordolo di 50 cm (Nadia Ricci).
Ingresso Buca della Neve protetta da cordolo di 50 cm (Nadia Ricci).
Panoramica di Cava Buca in Cava Fondone con indicazione degli ingressi (Danilo Magnani).

La FST ha chiesto quindi, con lettera inviata al Parco e ai Carabinieri Forestali (Prot. 26-LT-2021-U), la cessazione dell’escavazione su quel piazzale di cava, non potendo in nessun modo essere rispettati i vincoli delle distanze dagli ingressi e dagli sviluppi delle cavità presenti.

Siamo ancora in attesa di risposta.

Cava Piastraio-Piastriccioni

A inizio giugno 2021 volontari della Federazione convocati dai Carabinieri Forestali hanno partecipato ad un sopralluogo in Cava Piastraio-Piastriccioni: cava in galleria di notevoli dimensioni, che si sviluppa su tre livelli, sul M.te Corchia, Comune di Levigliani (LU). Durante il sopralluogo erano presenti anche guardiaparco del ParcoApuane e funzionari della Regione Toscana. Scopo del sopralluogo era principalmente quello di verificare il rispetto del piano estrattivo autorizzato e il rispetto delle prescrizioni del Piano di Compatibilità Ambientale e Nulla Osta rilasciato dal Parco.

Dalla visita in cava è emerso quanto segue:

• cattiva gestione dei rifiuti di lavorazione, marmettola in particolare, e mancanza di un idoneo sistema di raccolta e convogliamento delle acque;a

• cavità intercettate e non segnalate;

• cavità ispezionabili, ma sigillate e non segnalate;

• pozzo di considerevoli dimensioni intercettato e non segnalato, anzi celato con blocchi di marmo squadrati.

Più di ogni descrizione, dicono molto le foto che seguono:

Accumulo di marmettola arginata da blocchi (livello 2 di cava) (Nadia Ricci).

onnipresente sui piani di escavazione (livello 1 di cava) (Nadia Ricci).

Blocchi che celano artatamente una verticale di considerevoli dimensioni non segnalata (livello 3 di cava) (Nadia Ricci).

Marmettola

A seguito del sopralluogo il Parco ha emesso l’Ordinanza di sospensione e riduzione in pristino n. 3 del 7 giugno 2021, che ordina alla ditta Cooperativa Condomini Lavoratori Beni Sociali di Levigliani a r.l.:

a) la sospensione immediata di ogni attività di lavorazione nelle aree interessate dalle cavità carsiche individuate per un raggio di almeno 15 metri misurato dal bordo esterno degli ingressi delle cavità;

b) la rimozione del materiale che è stato posto a tamponamento e occlusione delle cavità carsiche di cui sopra, per consentirne l’ispezione speleologica, entro trenta giorni dal ricevimento della presente ordinanza, dandone comunicazione al Parco e alle altre amministrazioni interessate;

c) la pulizia immediata dei piazzali di cava comprensiva della rimozione della marmettola e di ogni altro materiale fine presente;

d) la realizzazione immediata di un idoneo si-

stema di raccolta e convogliamento delle acque presenti sui piazzali di cava, al fine di evitare infiltrazioni di marmettola nelle eventuali fratture presenti;

e) l’esecuzione di un rilievo dello stato attuale della cava con la sovrapposizione dello stato autorizzato e con l’inserimento degli ingressi delle cavità carsiche individuate da rendersi nella forma di perizia giurata da tecnico abilitato, da trasmettere al Parco entro 15 giorni dal ricevimento della presente Ordinanza.

Demanda inoltre a successive proprie Ordinanze la richiesta di riduzione in pristino, di risistemazione e di eventuale ricostruzione dell’assetto morfologico ed idrogeologico e delle specie vegetali ed animali come previsto dalla L.R. 30/2015.

Nonostante siano trascorsi ampiamente i trenta giorni previsti dalla notifica dell’Ordinanza, non abbiamo riscontro circa gli sviluppi della vicenda.

Cava Piastrabagnata

A giugno e settembre 2021 FST è stata convocata per un sopralluogo in Cava V e VI di Piastrabagnata - Valle di Arnetola - Vagli di Sotto (LU) dal Parco delle Apuane.

Scopo del sopralluogo era quello di verificare lo stato e la rilevanza di due cavità carsiche e due fratture beanti individuate nel Rapporto istruttorio del Settore Pianificazione e controlli in materia di cave della Regione Toscana (acquisito al protocollo del Parco in data 22.05.2021 al n. 2019), nonché oggetto della Ordinanza del Presidente del Parco n. 5 del 29 giugno 2021.

Dal sopralluogo è emerso in sintesi quanto segue:

Cavità carsica presente nell’angolo Nord Est di Cava VI: la cavità risulta attualmente protetta da infiltrazioni di acqua, tramite un muretto in blocchi di cemento, realizzato in prossimità della base dell’apertura. La cavità, da una analisi spedita condotta da uno speleologo al momento del sopralluogo, risulta esplorabile, in direzione orizzontale, per circa 10 metri.

Attualmente il pavimento della cavità risulta riempito di terra naturale.

Cavità carsica angolo NE Cava VI.

Alla ditta Cooperativa Apuana Vagli Sopra soc. coop. a r.l. è stato richiesto:

• di rimuovere la parte superficiale della terra che occlude il pavimento per una profondità di circa 2 metri;

• che nella attuazione delle azioni previste nel progetto di coltivazione approvato, sia sempre e comunque garantita la protezione della cavità carsica da infiltrazioni di acqua e materiale detritico, e la sua accessibilità ai fini della esplorazione speleologica;

• lo sbasso del piano attuale, che nel progetto approvato si spinge fino in prossimità del muretto di protezione della cavità, dovrà attestarsi e non superare la frattura presente e visibile sul piano di cava, garantendo un margine di protezione variabile tra i 4 e 6 metri dal bordo dell’ingresso. La ditta dovrà identificare graficamente tale frattura negli elaborati del piano di coltivazione, trasmettendone copia al Parco e alle altre amministrazioni interessate.

Frattura presente sul lato Nord di Cava VI: la frattura risulta attualmente protetta da infiltrazioni di acqua, tramite la cementazione del pa-

vimento di cava e un muretto in blocchi di cemento, realizzato in prossimità della base. La frattura risulta completamente riempita da terre e detriti naturali e pertanto non risulta esplorabile.

La frattura non presenza rilevanza e pertanto non si ritiene di dover richiedere particolari azioni di tutela se non quella di garantirne la protezione da infiltrazioni di acqua e materiale detritico.

Cavità carsica presente sul lato Sud di Cava VI: la cavità risulta attualmente protetta da infiltrazioni di acqua, tramite un muretto in blocchi di cemento, realizzato in prossimità della base dell’apertura e da un telo di plastica.

All’interno della cavità risulta presente una vasca di raccolta delle acque i cui condotti di immissione sono stati occlusi e pertanto al momento non riceve acqua dall’esterno.

La cavità ha dimensioni tali da poter essere esplorabile, anche se al momento del sopralluogo il telo in plastica e la presenza della vasca di raccolta ne hanno impedito una visione dell’ingresso e dell’immediato interno. L’area prospicente la cavità, per un raggio di 15 metri, non risulta oggetto di escavazione.

Frattura beante lato N Cava VI (Roland Doja).
Frattura beante lato N Cava VI (Roland Doja).

Alla ditta Cooperativa Apuana Vagli Sopra soc. coop. a r.l. è stato richiesto:

• di rimuovere la vasca di raccolta delle acque e il telo in plastica, provvedendo alla raccolta delle acque in altra zona e secondo modalità non interferenti con la cavità; • che nella attuazione delle azioni previste nel progetto di coltivazione approvato sia sempre e comunque garantita la protezione della cavità carsica da infiltrazioni di acqua e materiale detritico, e la sua accessibilità ai fini della esplorazione speleologica. In particolare la prevista rampa di accesso ai piani superiori della cava, progettata nelle vicinanze della cavità, dovrà essere realizzata in blocchi ciclopici e non in materiale detritico e dovrà avere una distanza dall’ingresso della cavità di almeno 3 metri.

Frattura presente sul lato Est di Cava V: la frattura risulta attualmente protetta da infiltrazioni di acqua, tramite la cementazione della base e del pavimento del piano di cava. Il fronte di cava in cui è presente la frattura, dal giorno del sopralluogo effettuato dal Settore Pianificazione e controlli in materia di cave della Regione Toscana, al giorno dell’emissione dell’Ordinanza del Parco, che ha sospeso le lavorazioni, è stato arretrato di circa 4 metri e la frattura presente risulta ulteriormente ridotta rispetto a

quella rilevata durante il sopralluogo della Regione. La frattura non presenta rilevanza e pertanto non si ritiene di dover richiedere particolari azioni di tutela se non quella di garantirne la protezione da infiltrazioni di acqua e materiale detritico.

A conclusione del sopralluogo la Federazione Speleologica Toscana, in merito allo sviluppo delle coltivazioni sul fronte alto della cava VI, autorizzate con un recente provvedimento regionale ma non ancora avviate, ha suggerito alla ditta di verificare, prima dell’inizio delle coltivazioni, la possibile presenza di cavità carsiche di rilevo, rendendosi disponibile ad effettuare tale attività di ricerca e verifica.

I provvedimenti sopra elencati sono contenuti nella Ordinanza di sospensione e riduzione in pristino n. 8 del 27 settembre 2021.

Frattura beante lato E Cava V.

Cava Fossa dei Tomei

Durante il mese di giugno 2021 e nuovamente lo scorso 21 settembre la Federazione, invitata dal Parco delle Apuane, ha partecipato ad un sopralluogo presso la Cava Fossa dei Tomei (Valle di Arnetola - Comune di Vagli - LU), per verificare lo stato di due cavità: Buca del Bancaio 1299 T/ LU e Abisso dei Tarzanelli 1046 T/LU. L’ingresso della prima cavità non è stato rinvenuto, mentre l’ingresso dell’Abisso dei Tarzanelli origina-

le si presume sia stato coperto dalla massicciata realizzata per il posizionamento di cisterne della cava. Fortunatamente accanto alla massicciata è stato notato un buco soffiante di piccole dimensioni, che si presume sia un ingresso secondario dell’abisso. Il Parco ha disposto che i cavatori rimuovano le cisterne e la massicciata, affinché sia possibile rendere di nuovo accessibile la cavità carsica e verificarne lo stato di conservazione.

Cisterne nei pressi dell’ingresso Abisso Tarzanelli (Marco Innocenzi).

Nella giornata del 21/09/2021 durante un sopralluogo congiunto con l’ente Parco Regionale delle Alpi Apuane alcuni membri della Federazione Speleologica Toscana aps, in particolare facenti parte della Commissione Scientifica, hanno potuto osservare presso la Cava Borella (Vagli di Sotto - Lucca) un ingente numero di individui di Ichthyosaura alpestris.

Il sito estrattivo della Cava Borella posto nel bacino estrattivo Monte Pallerina nel Comune di Vagli di Sotto (LU) è stata lavorata fino al secondo dopoguerra e dismessa nel 1980. Nel 1996 fu progettato un lodevole recupero del sito estrattivo da destinarsi ad eventi e spettacoli culturali. Nel 2011 è stata deliberata dal Comune di Vagli di Sotto la riattivazione di questo sito estrattivo, fino ad oggi, che è stato nuovamente fermato.

Cava Borella

Sito estrattivo dismesso (foto da web).

Tritone alpestre (Francesca Datoli).

Come si può osservare dalla precedente foto, grazie all’apporto di acqua meteorica, al fondo impermeabile e alla stessa morfologia dovuta all’attività estrattiva, all’interno della cava si è formato un laghetto, che come già detto precedentemente, è stato colonizzato dal Tritone alpestre apuano. Le specie appartenenti a quest’ordine sono conosciute con il nome comune di tritoni e salamandre, ma tassonomicamente sono definiti Caudati o Urodeli.

Unanfibiourodeloècompresotra le specie segnalate dal Repertorio naturalistico toscano (RE.NA.TO.), nelle schede BioItaly dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana - Sistema informativo regionale ambientale e nelle schede del Ministero dell’Ambiente. Inoltre è inserito nell’elenco dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) come Least Concern (minor preoccupazione) nonostante sia all’interno della lista rossa.

Nella “Relazione di incidenza delle previsioni di piano relativa ai Siti di Importanza Regionale presenti nel territorio comunale”, realizzata nel 2009 dalla Dott.ssa Paola Lanese per conto del Comune di Massa, vi è il rimando alla “Direttiva Habitat, che mira alla conservazione di tutti gli habitat naturali e seminaturali della flora e fauna selvatiche e con la quale viene predisposta una rete ecologica europea di Zone Speciali di Conservazione (ZSC) chiamata Rete Natura 2000”. Per queste zone è prevista l’adozione di misure di conservazione per prevenire il degrado degli habitat naturali e semi naturali e di qualsiasi elemento di perturbazione delle specie vegetali e animali selvatiche, come è già stato fatto per la Cava

An bio urodelo (Francesca Datoli).

Valsora (MS), che è rientrata in tale rete.

Con lettera Prot n° 28-LT-2021-U lo scorso 23 ottobre la Federazione SpeleologicaToscana aps ha segnalato al ParcoApuane, all’Assessore all’Ambiente, Economia circolare, Difesa del suolo, Lavori pubblici e Protezione civile, al Direttore generale del Dipartimento per il Personale, la Natura, il Territorio e il Mediterraneo – Direzione generale per il Patrimonio Naturalistico (PNA) Ministero per la Transizione Ecologica l’abbondante presenza di individui di Ichthyosaura alpestris (Tritone alpestre apuano), all’interno della Cava Borella in Valle di Arnetola (Comune di Vagli – Lucca) al fine di preservare il loro habitat. Siamo in attesa di riscontro e speriamo per il meglio.

Appello: come avete potuto constatare, gli impegni sul fronte della tutela dell’ambiente carsico sono numerosi e richiedono lo sforzo costante e sistematico di tante persone. Per questo la Commissione invita chiunque fosse interessato a offrire il tempo che potrà per la causa, contattando il Comitato Federale.

Lo schema del presente protocollo d’intesa è stato approvato con deliberazione del Consiglio direttivo n. 23 del 29 giugno 2021

PROTOCOLLO D’INTESA

tra il Parco Regionale delle Alpi Apuane e la Federazione Speleologica Toscana per lo sviluppo di attività di tutela e valorizzazione delle cavità e forme carsiche delle Alpi Apuane, con particolare riguardo a quelle presenti all’interno delle aree contigue di cava

Premesso che:

Il Parco Regionale delle Alpi Apuane, più avanti Parco, ha tra i propri obiettivi strategici, la conservazione e la valorizzazione delle risorse ambientali e paesaggistiche del territorio di propria competenza, comprendendo quello ricadente all’interno dei confini dell’area protetta, delle aree contigue e delle aree contigue di cava;

Il Parco intende attuare la tutela, conservazione e valorizzazione delle risorse ambientali e paesaggistiche, comprendendo quelle costituite dal patrimonio carsico, soprattutto in quelle aree dove tali risorse sono messe maggiormente a rischio per la contestuale presenza di attività antropiche potenzialmente impattanti;

La Federazione Speleologica Toscana, più avanti F.S.T., costituita il 14 maggio 1967 e con durata illimitata, opera ai sensi del Codice Civile e del Codice del Terzo Settore, di cui al D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117, è un’associazione apolitica, senza scopo di lucro ed ha sede sociale nel comune di Livorno;

La F.S.T., tra le diverse finalità indicate nel proprio statuto, contribuisce alla protezione delle grotte, nonché alla tutela del paesaggio carsico di superficie, attraverso attività di ricerca scientifica e speleologica, nonché attività divulgative ed educative;

La F.S.T. cura il catasto delle grotte, pubblicato sul proprio sito web, che contribuisce alla formazione e implementazione del Catasto Regionale delle grotte e delle aree carsiche della Toscana, istituito presso la Giunta regionale, elemento costitutivo del sistema conoscitivo ed informativo regionale;

La F.S.T. partecipa, attraverso propri esperti speleologici, alla Commissione speleologica regionale, istituita ai sensi dell’art. 4 della legge regionale 2 aprile 1984, n. 20 “Tutela e valorizzazione del patrimonio speleologico. Norme per lo sviluppo della speleologia”, quale organo tecnico consultivo della Giunta e del Consiglio regionale della Toscana, per le tematiche in oggetto;

La F.S.T. offre da tempo al Parco e alle altre amministrazioni deputate alla protezione e al controllo dell’ambiente, il proprio contributo di conoscenza scientifica e di approccio logistico alle cavità e alle forme carsiche, finalizzato alla loro tutela e valorizzazione, nonché alla prevenzione e mitigazione di possibili impatti negativi.

Tutto ciò premesso, i soggetti sottoscrittori del presente atto convengono quanto segue:

Art. 1 – Finalità

1. Il presente Protocollo ha come fine lo sviluppo di attività volte alla conoscenza, tutela, valorizzazione e fruizione in sicurezza del patrimonio carsico ipogeo ed epigeo delle Alpi Apuane, ricadente nel territorio di competenza del Parco, con particolare riferimento a quello interno alle aree in cui è consentito l’esercizio delle attività estrattive, dove maggiori sono i rischi che ne sia compromessa la consistenza, il valore ambientale e la fruizione.

2. Il Parco e la F.S.T. convengono che le principali azioni da svolgere per attuare la presente finalità sono le seguenti:

a) i piani di coltivazione devono riportare uno stato attuale dell’area in cui sia segnalata la presenza delle cavità carsiche censite e sia rappresentata la loro conformazione in relazione ai previsti avanzamenti dei fronti di cava;

b) le attività di coltivazione devono essere interrotte laddove siano intercettate cavità e forme carsiche, per permettere al Parco, alla F.S.T. e agli altri soggetti competenti, di effettuare le opportune verifiche;

c) i piani di coltivazione e i relativi studi di impatto ambientale devono contenere la descrizione dell’ambiente carsico, le previsioni di possibili impatti nonché tutte le idonee misure di mitigazione e monitoraggio;

d) nell’esercizio delle attività estrattive deve essere posta particolare attenzione alla corretta gestione delle acque meteoriche dilavanti e delle acque di lavorazione al fine di evitare impatti negativi sull’ambiente carsico;

e) gli ingressi delle cavità carsiche devono essere mantenuti liberi da detriti, devono essere protetti dalle infiltrazioni di acque miste a materiali fini e ne deve essere garantito l’accesso per la esplorazione speleologica;

f) gli ingressi delle cavità carsiche che si trovano all’interno delle aree di cava, devono poter essere raggiunti in sicurezza, attraverso un percorso individuato di concerto con il soggetto gestore della cava e indicato in apposita cartellonistica posta all’esterno dell’area di cava medesima.

Art. 2 – Impegni comuni

1. Le finalità del precedente articolo costituiscono obiettivi comuni del Parco e della F.S.T., da perseguire nello svolgimento delle proprie attività istituzionali e segnatamente:

a) per il Parco nello svolgimento delle attività di formazione dei propri strumenti pianificatori e programmatori, di rilascio delle autorizzazioni per interventi nel territorio di propria competenza e nei relativi controlli ambientali;

b) per la F.S.T. nello svolgimento delle attività di esplorazione speleologica e scientifica delle cavità carsiche, nelle attività di implementazione del Catasto Regionale delle grotte e delle aree carsiche della Toscana e nelle attività divulgative ed educative.

2. Il Parco e la F.S.T. si impegnano a scambiarsi reciprocamente le conoscenze acquisite in merito al patrimonio carsico delle Alpi Apuane, al fine di realizzare le finalità di cui al precedente articolo.

3. I due partner si impegnano a coinvolgere altri soggetti, pubblici e privati, che condividano lo spirito e la lettera del presente Protocollo, attraverso altri e analoghi atti, distinti o integrativi del presente.

Art. 3 – Impegni del Parco

1. Il Parco, nel corso dei processi di formazione dei propri strumenti pianificatori e programmatori, si impegna a richiedere alla F.S.T. contributi da rendersi sulla base delle relative conoscenze dell’ambiente carsico delle Alpi Apuane.

2. Il Parco, nel corso dei procedimenti di rilascio delle pronunce di compatibilità ambientale e delle autorizzazioni di propria competenza che riguardano aree in cui è segnalata la presenza di cavità e forme carsiche di rilievo, si impegna a richiedere alla F.S.T. contributi resi sulla base delle relative conoscenze dell’ambiente carsico delle Alpi Apuane.

Art. 4 – Impegni della F.S.T.

1. La F.S.T. si impegna a segnalare al Parco ogni nuova cavità e forma carsica suscettibile di essere tutelata ed inserita nel Catasto Regionale delle grotte e delle aree carsiche della Toscana.

2. La F.S.T. si impegna a segnalare al Parco ogni attività antropica che possa compromettere la consistenza, il valore ambientale e la fruizione delle cavità carsiche presenti nelle Alpi Apuane.

3. La F.S.T. si impegna ad effettuare sopralluoghi congiunti con il Parco e le altre amministrazioni competenti al fine di verificare la consistenza, il valore ambientale, l’accessibilità e la fruibilità delle cavità carsiche presenti nelle Alpi Apuane.

Art. 5 – Ulteriori impegni relativi alla predisposizione di cartellonistica illustrativa

1. Il Parco e la F.S.T. convengono che la conoscenza, la divulgazione e la fruizione del patrimonio carsico apuano sono condizioni fondamentali per la sua compiuta tutela e valorizzazione. Pertanto, compatibilmente con le risorse logistiche e finanziarie disponibili, si impegnano a predisporre un sistema di cartellonistica illustrativa caratterizzata indicativamente dai seguenti contenuti, che contribuisca a svilupparne la conoscenza:

a) i loghi dei due partner;

b) un testo descrittivo della cavità carsica, accompagnato da eventuali immagini;

c) le modalità di esplorazione speleologica in sicurezza da adottare;

d) gli eventuali rischi connessi a particolari condizioni della cavità carsica e del suo intorno; e) il percorso da seguire per raggiungere in sicurezza l’accesso della cavità dal bordo esterno dell’area di cava, nel caso la cavità carsica si trovi all’interno di un’area di escavazione.

2. Il Parco e la F.S.T. predispongono la cartellonistica illustrativa di cui sopra secondo le seguenti modalità:

a) collaborano alla messa a punto di un cartello illustrativo tipo da utilizzare come modello base per la cartellonistica successiva;

b) collaborano alla predisposizione dei progetti grafici dei cartelli illustrativi delle cavità e forme carsiche per le quali si ritiene utile fornire tali informazioni;

c) predispongono il progetto grafico dei cartelli illustrativi delle cavità carsiche interne o contigue alle aree di cava, la cui istallazione è effettuata a cura e spese del titolare della attività di cava, come misura di mitigazione, monitoraggio o compensazione connessa al rilascio della pronuncia di compatibilità ambientale;

d) predispongono il progetto grafico e l’istallazione dei cartelli illustrativi delle cavità e forme carsiche interne all’area parco, a seconda delle rispettive disponibilità logistiche e finanziarie;

e) compatibilmente con le risorse logistiche e finanziarie disponibili, è prioritaria la predisposizione dei cartelli illustrativi delle cavità carsiche per le quali a giudizio del Parco o della F.S.T. si renda necessario fornire informazioni per motivi di tutela ambientale o di sicurezza della esplorazione.

Art. 6 - Accesso di soci della F S.T. a zone a circolazione veicolare limitata

1. Il Parco riconosce ai soci della F.S.T. la possibilità di un percorso autorizzativo facilitato per accedere a zone dell'area protetta in cui il Parco ha individuato limiti alla circolazione veicolare, nel caso in cui l'uso del mezzo a motore risulti indispensabile e non sostituibile per il trasporto di materiali necessari alla ricerca speleologica.

2. La F.S.T. presenta, attraverso dichiarazione sostitutiva, la domanda relativa all'area di interesse esplorativo, con l'elenco dei mezzi da autorizzare (tipo e targa) e i nominativi dei rispettivi proprietari, nel rispetto dei limiti quantitativi e temporali previsti per la specifica zona a circolazione veicolare limitata.

3. Il Parco esenta queste domande dal pagamento degli oneri istruttori previsti in via ordinaria.

Art. 7 – Ambito di applicazione

1. Le norme del presente Protocollo si applicano alle aree parco, alle aree contigue e alle aree contigue di cava, così come individuate dal piano per il parco vigente.

Art. 8 – Soggetti referenti

1. Il Parco e la F.S.T. comunicano i nominativi dei soggetti o degli uffici individuati come propri referenti per l’attuazione del presente Protocollo.

Art. 9 – Controversie

1. I soggetti sottoscrittori del presente Protocollo concordano di definire amichevolmente e per via amministrativa qualsiasi controversia che possa nascere dall’esecuzione ed interpretazione dello stesso atto.

Art. 10 – Richiamo alle leggi vigenti

1. Per quanto non esplicitamente previsto nel presente protocollo si fa riferimento alle norme vigenti.

Art. 11 – Durata

1. Il presente protocollo ha validità quinquennale a far data dalla sua sottoscrizione.

Il Presidente della Federazione Speleologica Toscana

Marco Innocenzi

Il Presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane

Aberto Putamorsi

Putamorsi Alberto 23.08.2021 10:28:34

GMT+00:00

La data di sottoscrizione del presente protocollo è quella indicata nell’ultima firma digitale apposta

Marco Innocenzi

28.07.2021

19:13:50

GMT+01:00

Parco
Regionale
Alpi
Apuane,

Buca dei Francesi

T/LU 1048

a cura di Massimiliano Rossi (GSAL)

IntroduzIone

Le pareti verticali che stringono la valle di Arnetola, sopra Vagli (LU), hanno sempre irresistibilmente attratto speleologi da ogni parte d’Italia e non solo. Questa angusta valle, modellata in passato da un importante ghiacciaio, presenta molti abissi che si spingono sotto terra dai 400 ai 900 metri di profondità e si manifestano prevalentemente con andamento verticale a causa della storia geologica della zona, che non ha permesso stasi al livello di falda durature a tal punto da creare gallerie freatiche orizzontali. Negli anni è stata descritta come una delle zone con più alta densità di abissi, si esplora ininterrottamente dai primi anni ‘60. Per la maggior parte si tratta di grotte ad andamento verticale, fortemente attive, quasi impraticabili per gran parte dell’anno. La Buca dei Francesi (T/LU 1048) non fa eccezione. E’un susseguirsi di piccoli salti, nel primo tratto della grotta, intervallati da stretti e bagnati meandri causa di infinite tribolazioni ai visitatori e una parte finale che cresce drasticamente in ampiezza con una serie di pozzi, seguiti da una bella forra nel marmo e dal pozzo finale di 120 metri.

Dopo 40 anni dal primo approccio a la Buca dei Francesi, è giunto il momento per tracciare una linea e fare il punto della situazione. Le esplorazioni e gli infiniti lavori di disostruzione hanno subito negli anni delle lunghe pause, dovute a diverse priorità, mancanza di mezzi e alle continue difficoltà che la grotta ha costantemente gettato in faccia agli speleologi coinvolti. Ma si sa che quando soffia in tal modo, il richiamo è irresistibile e diventa soltanto una mera questione di tempo. La Buca dei Francesi è una di quelle grotte che non si lasciano percorrere facilmente. L’esplorazione iniziata nei primi anni

‘80 da una squadra francese, proseguita poi dal GSAL (Gruppo Speleologico Archeologico Livornese) e dal GSL (Gruppo Speleologico Lucchese), non si è ancora conclusa. Deve il nome a coloro che trovarono l’ingresso, che a loro volta la ribattezzarono Abisso Luigia Bella, dal nome di una ragazza vista in paese. L’ingresso si trova appena sotto la strada di cava della Colubraia e i francesi sono i primi a decidere di allargarlo per tentare l’entrata, dato che in quegli anni gli speleo toscani sono concentrati su grotte di più facile accesso. Appena iniziata la disostruzione, è evidente la presenza di una notevole portata d’aria, tale da spingere i toscani a congiungere le forze con i francesi. Questi ultimi si dedicano all’esplorazione del ramo destro, Meandre des Kits Maigres, arrivando piuttosto velocemente alla cosiddetta Voltina. Dal 1985 al 1989 Livornesi e Lucchesi si concentrano sul ramo sinistro, arrivando su un pozzo da 30 metri e ricongiungendosi al punto di arrivo dei francesi a -140 metri, come riportato nel rilievo GSAL del 1988 dal catasto FST.

Vengono a questo punto archiviate le esplorazioni, per essere riprese solamente negli anni 2000 con una massiccia campagna di disostruzione resa necessaria dalle continue strettoie, a tratti impraticabili. Ma l’aria è tantae tanto basta a motivare gli speleo. Proseguono i lavori e la fatica inizia a dare risultati: al di là della Voltina si prosegue, mai in piedi e mai comodi, attraverso interminabili strettoie. Ai passaggi impraticabili si attribuiscono volta per volta nomi che rimandano a occlusioni idrauliche di vario tipo, cercando di sdrammatizzare.

C’è da aspettare il 2014 per una saletta “comoda”. Un bel meandro nel marmo che scende e un camino, ampio e bagnato, che sale. L’entusiasmo è tanto, si segue il meandro per qualche

FEDERAZIONE SPELEOLOGICA TOSCANA

decina di metri ma la Luigia non ha ancora mostrato il peggio di sé: di nuovo strettoie, urge una nuova disostruzione. Si decide di lavorare su due fronti: la via delle risalite, con pozzi e meandri ampi e promettenti e la via del fondo che invece riserva ancora passaggi scomodi: meandro Capec, passaggio Ninetto, p500. E’ bene sorvolare sull’origine dei nomi. Quindi d’improvviso, a -250 circa dall’ingresso, si svelano in ampiezza le meraviglie della grotta, con una successione di pozzi resi ancora più ariosi dalle strettoie da cui si arriva; 40, 60, 80, una lunga forra nel marmo e il finale da 120 metri.

Disostruzione

Correva l’anno 1979 e il nostro Giampaolo Bianucci scriveva su Speleologia n.2:

“Quando nel marzo del 1973, dopo aver traversato l’abitato di Vagli di Sopra e proseguito lungo la strada che conduce alle cave di marmo della Valle di Arnetola, mi fermai davanti all’ingresso della Buca della Pompa, non sapevo certo che negli anni futuri quei luoghi sarebbero divenuti meta abituale della mia attività speleologica.”

Membro fondatore e memoria storica del GSAL, Giampaolo ci racconta come l’Arnetola sia diventata il campo permanente del gruppo livornese, raccogliendo collaboratori in pianta stabile e ospiti più o meno ricorrenti da tutta la Toscana e non solo.

“in quegli anni il GSALe il GSLscelsero l’Arnetola come area carsica ove organizzare la loro principale attività esplorativa. Numerose erano le manifestazioni di carsismo superficiale altrettanto numerosi gli ingressi più o meno evidenti. Ovviamente il nostro lavoro si indirizzò a quelle grotte immediatamente accessibili, rimandando i lavori di disostruzione ai periodi di magra.

A partire dal 1973 Livornesi e Lucchesi esplorarono l’abisso Pina Boschi (buca della Pompa) per rilevare e verificare eventuali prosecuzioni. Quindi l’abisso della Cava III (o del Pozzone) con gli speleo di Pontedera e Pisa. E di nuovo Livornesi e Lucchesi alle prese con l’abisso Coltelli, quello che nel 1976 sarebbe divenuto il più profondo della Toscana, con i suoi -730 metri, e che fu la prima grotta in cui utilizzammo le nuove tecniche di progressione su sola corda. Ci indirizzammo anche verso alcune grotte esplorate dagli amici del GSB (gruppo speleologico

Bolognese) molti anni prima come l’abisso Pelagalli, la Colubraia e l’abisso Francesco Simi, visitato dai ‘vecchi’ del GSL nel 1971, per verificare prosecuzioni e collegamenti. Fu così che nel 1977 iniziammo il Pelagalli, mentre la ricerca della Voragine di Colubraia non dette esito. Contemporaneamente, speleologi Triestini proseguirono l’esplorazione del Simi oltre il sifone sospeso, raggiungendo il fondo. Ci consolammo eseguendo il rilievo completo della cavità. L’anno successivo, ancora con gli amici Lucchesi, fummo impegnati duramente nell’esplorazione dell’abisso Mandini. Ovviamente le nostre esplorazioni in Arnetola avevano richiamato l’interesse di altri gruppi e mentre noi eravamo impegnati al Mandini il GSS (gruppo speleologico Savonese) esplorava l’Attilio Guaglio e poi l’Eunice, che noi conoscevamo, ma della quale avevamo rimandato l’esplorazione.

Alla fine degli anni ‘70 le grotte con ingressi di facile accesso erano ormai introvabili, iniziammo così il programma di ricerca e disostruzione. Con Mario Nottoli e Roberto Storai organizzammo anche lo scavo e la disostruzione della prima parte di quella che sarebbe poi diventato l’abisso Luigia Bella o buca dei Francesi. Nel 1981 speleologi di due gruppi Francesi erano in zona per visitare alcune delle grotte in Arnetola, e videro l’ingresso sotto strada. Come sempre accade quando ci sono nuove presenze, facemmo conoscenza e maturò l’idea di provare ad aprire quell’ingres-

In queste pagine: foto storiche archivio Giampaolo Bianucci.

so. Grazie alla disostruzione di Nottoli e Storai l’ingresso divenne accessibile ma pochi metri all’interno nuove strettoie impedivano il proseguimento. La vacanza degli amici Nizzardi era ormai giunta al termine ma rimase nei loro propositi di tornare in Arnetola.

Successivamente e a più riprese, GSAL e GSL lavorarono sodo per esplorare questa cavità seguendo la via dell’arrivo della forte corrente d’aria. Nell’estate 1982 una corposa disostruzione rese possibile la discesa di un centinaio di metri fino a un piccolo meandro in gran parte ostruito da pietre che impedì il proseguimento.

L’anno successivo i ragazzi francesi tornarono in Arnetola, e naturalmente si dedicarono ancora alla grotta. Scesero il ramo da noi esplorato, e data la manifesta impossibilità di proseguire, provarono altre vie: in prossimità dell’ingresso, riuscirono ad entrare in un ramo parallelo che esplorarono fino alla profondità di -137 metri dove nuove strettoie impedivano ancora una volta il proseguimento. Ci inviarono l’estratto del bollettino in cui pubblicarono il rilievo e la descrizione dell’esplorazione della Buca dei Francesi, come noi fin da subito l’avevamo chiamata, ma che loro scherzosamente avevano rinominato “Abisso Luigia Bella”, in onore di una bella ragazza che avevano notato dal Trombino nelle serate in cui scendevano in paese.”

In queste pagine: foto storiche archivio Giampaolo Bianucci.

Presenti nelle foto, in ordine sparso: Giampaolo Bianucci, Susanna Uggeri, Roberto Storai, Adriano Roncioni, Mario Nottoli, Alessandro Campetti, alcuni soci dei gruppi francesi Club Martel Abime, Club Nicois.

Segue il resoconto dei ragazzi francesi:

AttAcco AllA VoltInA

Dopo un lungo stop dovuto a differenti priorità e alla mole di lavoro e personale necessario per continuare la disostruzione, alcuni membri del GSAL decidono di riarmare la grotta fino all’attuale fondo, la Voltina, con un’unica punta nel 2005. Durante l’estate dell’anno successivo, dopo dure sessioni di lavoro, riescono a rendere praticabile il passaggio: si continua. Non per molto però, un’altra fessura impedisce l’avanzamento. Quindi nel 2007-2008, la disostruzione continua, si passa la prima fessura e si arriva ad un saltino chiuso subito dopo dall’ennesima strettoia.

Occorrono anni di lavoro per una vera e propria svolta, ma la tenacia e l’entusiasmo trascinano molti soci GSAL nelle faticose operazioni di avanzamento. Nel 2013 lo sfondamento si concretizza e si arriva in una saletta che consente di proseguire in due direzioni: la base delle risalite. L’anno successivo, grazie al ripristino della baracca del Guaglio, viene organizzato un lungo ed affollato campo estivo in Arnetola, nel quale le forze si dividono tra la Buca della Carriola e la Buca dei Francesi. Prende corpo quindi una laboriosa campagna di rilievo, esplorazione verso

il fondo e lungo le risalite, sempre più vicine all’esterno, e la sempre necessaria bonifica, che consente di avanzare ulteriormente agevolando allo stesso tempo le punte successive. La Voltina viene ulteriormente lavorata per agevolare il passaggio e inoltre vengono controllati dei buchi promettenti sotto alla Carriola, chissà che tra quelli non ci sia un collegamento con le risalite dei Francesi. Più avanti infatti, verranno concentrati gli sforzi su quello che poi verrà chiamato il Vallo di Adriano. Le attività di questo periodo sono determinanti sotto vari aspetti: i lavori alla Voltina e la disostruzione del ramo Lord of Destruction portano a una prosecuzione della grotta verso il fondo e su una risalita nel marmo liscio. Molti partecipanti si aggiungono in quel periodo, del gruppo Livornese e non: Gianna Cascone, Marco Menicucci, Adriano Roncioni, Mario Nottoli, Stefano Nicolini, Lucia Tronconi, Emilio Poggetti, Luca Tinagli, Gianluca Salvadori e altri ancora. Nel 2015 continuano le infinite operazioni di bonifica, si arriva al pozzo finale delle risalite e il rilievo continua fino a poco prima del P40, ancora da vedere.

Verso Il fondo

Una punta di Emilio Poggetti, Silvio Perini, Andrea Russino consente l’arrivo sui pozzi finali e l’inizio della discesa. Durante le numerose uscite nel 2016-2017 si lavora alla messa in sicurezza e all’armo dei pozzi e sempre nel 2017 le risalite vengono ultimate dal GSAL, dopo aver allestito il campo Bahamas. Una piena costringe per qualche ora Roland Doja, Giulio Della Croce, Nicola Spagnoli e Silvio Perini a godersi l’acqua fresca dell’Arnetola. La Voltina, rimasta libera per appena qualche centimetro di aria, costringe i nostri a gattonare a mollo nell’acqua. Nello stesso anno proseguono ininterrotte le punte verso il fondo da parte del GSAL con vari ospiti (Federico Di Vita, Silvio Perini, Susana Crespo, Paola Lau-

dando e altri amici del Gruppo Grotte Trevisiol e del Gruppo Speleologico Lunense) fino a metà del p120 finale, per mancanza corde. Si deve attendere il 2018 per l’agognato fondo, una frana che con ogni probabilità prosegue impraticabile fino al livello di falda, stimato un centinaio di metri più in basso. Roland e Enrico Carnati, uno dei nostri amici “nordisti” che ritorneranno anche l’anno successivo a dare una mano, armano l’ultima parte di quello che viene battezzato Pozzo dei 4 Mori. Arriviamo quindi al 2019. Un’uscita sul fondo di inizio estate di Roland, Giulio e Adriano Civitillo completa il rilievo della grotta, lasciando per i mesi futuri alcune finestre da esplorare sui pozzi finali.

Susana Crespo, rilevando verso il fondo (Michele Pazzini).

AttuAlItà

Il 2019 è l’anno in cui il GSAL decide di fare un passo avanti nel tentativo di verificare la congiunzione tra il Vallo di Adriano e le risalite della Buca dei Francesi. I test verranno condotti con D-limonene e captori e lancio di CO2 con un rilevatore in dotazione al gruppo. Infatti durante il campo estivo di quell’anno, il gruppo livornese ha accolto molti ospiti, tra cui Susana Crespo, Adriano Bartoletti, Enrico Carnati e Cesare Maspes (al nostro amico Adriano sarà intitolato il Vallo) e ha parallelamente portato avanti la disostruzione al Vallo e la collocazione degli estintori in cima alle risalite (lasciati in una precedente uscita al campo Bahamas). Quello è anche l’anno in cui ho avuto il primo approccio con la Buca dei Francesi, con la speleologia in generale e col tempo mi sono reso conto di quanto la valle di Arnetola sia carica di storia e memorie di generazioni di speleologi, considerate le innumerevoli esplorazioni susseguitesi nell’area. Memorie condivise dai racconti serali di passate avventure da parte dei membri più

anziani del gruppo, senza tralasciare le dolorose trasformazioni della silhouette delle montagne che proteggono l’Arnetola, susseguitesi inesorabilmente nel corso degli anni. Da neofita del GSAL e della speleologia, si sentiva parlare della Buca dei Francesi un po’ come uno spauracchio per bambini e qualsiasi esperienza precedente veniva sminuita a paragone (soprattutto parlando di “stretto”), un po’ con ragion veduta, un po’ marciandoci sopra come si fa in certe situazioni, soprattutto coi nuovi. Sicuro è, che una sostanziosa fetta della storia del gruppo livornese è stata vissuta qui e per i corsisti quella grotta in particolare diventa un banco di prova da affrontare per affrancarsi dal noviziato. E quindi nel 2020, con le carte più o meno in regola partecipo all’uscita estiva divisa in due gruppi: il primo gruppo si occuperà del lancio del D-limonene dalle risalite, il secondo dell’esplorazione di alcune finestre promettenti verso il fondo. Di seguito il dettagliato resoconto dell’operazione del primo gruppo, redatto da Davide Viola:

Buca dei Francesi – Valle di Arnetola (Vagli di Sotto) 1048-T/LU

prove con traccianti aerei

Gruppo Speleologico Archeologico Livornese (GSAL) – Museo di Storia Naturale

Introduzione

Il Gruppo Speleologico Archeologico Livornese – Museo di Storia Naturale, sta da anni esplorando il fondo e la parte superiore delle “risalite” dell'Abisso Luigia Bella (detta Buca dei Francesi) 1048T/LU (1.145 m s.l.m.) situata nella Valle di Arnetola nel comune di Vagli di Sotto.

Il 7 agosto 2020 è stato eseguito il lancio di un terpene (D-limonene) per accertare il collegamento tra la sommità delle “risalite” e il “Vallo di Adriano” un ingresso (1.185 m s.l.m.) situato al centro del canale della cava (che va verso la focetta dell'Acqua fredda) scendendo per circa 10 metri all'interno dello stesso canale.

Alcuni captori sono stati posizionati inoltre presso fessure “soffianti” poste ad alcune decine di metri dal Vallo di Adriano.

Costruzione e posa dei captori

I rilevatori sono stati preparati disponendo un mono strato di carbone attivo tubolare (2-3 g) tra due reticelle di politene a maglia molto larga. E' stata posta la massima cura nell’evitare accumuli di carbone graffettando la struttura in più punti.

Il contenitore è stato posto ove il flusso dell’aria è risultato massimo, si deve sottolineare che purtroppo il misuratore di portata non ha rilevato correnti d'aria di velocità superiore a 0,1 m/s, pertanto la scelta del posizionamento è stato effettuata seguendo il fumo di una sigaretta.

Due giorni prima del lancio sono stati posizionati i captori per il “bianco” mentre, prima del lancio del tracciante sono stati posizionati i captori di misurazione.

Dopo circa 12 ore i captori sono stati rimossi mettendoli uno ad uno in propri contenitori chiusi ermeticamente.

Per la conservazione dei captori è stato ridotto al minimo il deposito in contenitori in PE, è infatti preferibile utilizzare, per tempi lunghi, contenitori stagni in vetro.

Il carbone attivo del captore è stato travasato in recipienti di vetro chiusi e conservato in frigorifero.

Lancio del D-limonene

Circa 200 cc di tracciante sono stati posti in un bicchiere posizionato sulla sommità delle risalite ad una quota di 1.165 m s.l.m. Un’armatura metallica è stata realizzata per sorreggere una larga striscia di tessuto che pesca nel liquido e ne consente l’ancoraggio alla volta della galleria.

E' stata misurata una temperatura della grotta di 6,8°C coincidente con la temperatura dell'aria soffiante dal Vallo di Adriano.

Odore Agrumi Infiammabilità (°C) 54 Temp. Fusione (°C) -74 Esplosività (%) 0.7-6.1

Temp. Ebollizione (°C) 162 Soglia odore (mg/m3) 0.2

Densità (g/cc) 0.84 Allergibilità (%) 0.3-3

Tensione vapore (Pa) 160 LD50 (mg/kg) 6.000

Solubilità in acqua (%) 0.002 Soglia esposiz. TLV (mg/m3) 550

Proprietà del D-limonene

Il lancio è avvenuto alle ore 23:10 del 07/08/2020 ad una distanza di circa 20-30 metri dall'ingresso del Vallo di Adriano (dato risultante dal rilievo e dalle prove ARVA eseguite nel 2019).

Foto. Lancio del D-limonene sulla sommità delle “risalite”

Primo tentativo: il rilevamento olfattivo del tracciante

A distanza di circa 13 ore dal lancio (ore 13:00 del 08/04/2020) è stata effettuata una verifica olfattiva senza esito positivo. I problemi derivanti da questo tipo di indagine sono comunque noti: soggettività, diversa sensibilità individuale, assuefazione.

Misurazione del D-limonene nei captori – risultati e prospettive

La presenza e la separazione del tracciante eventualmente presente nel carbone è stata tentata mediante gascromatografia. L’estrazione è stata eseguita ponendo 1 g di carbone in una provetta e addizionando 2 cc di esano contenente 0,5 mg di tetradecano (standard interno).

I “bianchi” e i campioni sono stati immersi per una decina di minuti, agitando di tanto in tanto, quindi il liquido è stato travasato in capsule da 5 ml per la successiva iniezione in GC-MS.

Le condizioni di lavoro GC-MS sono state:

Colonna: Capillare ZB5-MSi (30m x 0,25mm x 0,25µm)

Temperatura forno: 6 min a 35 °C; da 35 a 300 °C a 10°C/min; 2 min a 300 °C

Temperatura iniettore: 300°C (spitless mode)

Volume iniettato: 2µl

Carrier gas: He, 1.2 ml/min

Temp. transfer line: 300 °C

Settaggio MS: 35-550 u.m.a.

Tempi di ritenzione

D-Limonene: 13.11 min (r.r.t.: 0.69)

Tetradecano (St. int.):18.84 min (r.r.t.: 1.00)

Purtroppo nessuno dei captori è risultato positivo al D-limonene mentre è stato regolarmente rilevato lo standard interno.

Le cause della mancata rilevazione del D-limonene non scoraggiano tuttavia l'attività di scavo nel Vallo di Adriano, inoltre proseguirà il lancio con traccianti aerei. Sarà migliorato, in particolare, il posizionamento del lancio ponendo il tracciante ad una quota più elevata e saranno impiegati tempi di lancio superiori (almeno 1 settimana). Si prevede inoltre l'utilizzo di un altro tracciante aereo: l'anidride carbonica (contenuta in alcuni estintori) con un rilevatore per CO2 in dotazione al GSAL.

Ringraziamenti

Il Gruppo Speleologico Archeologico Livornese ringrazia la Federazione Speleologica Toscana per il supporto alle attività condotte ed in particolar modo al docente del corso sull’impiego dei traccianti aerei in speleologia Gian Domenico Cella direttore del laboratorio idrologico – Rifugio Seppenhofer, Taipana (UD).

Il risultato può sembrare sconfortante, se ci si dimentica che quella grotta rende ogni operazione una sfida. Ci saranno altre prove, ci saranno altre esplorazioni esterne alla ricerca di fessure promettenti e la disostruzione nel Vallo proseguirà. Per quanto riguarda invece la seconda squadra, c’è da tornare organizzati per quello che ha tutta l’aria di essere un p50 inesplorato, situato a quota -280 bypassando la parte attiva di passaggio per il fondo. Un particolare di Giulio Della Croce sull’uscita:

“Ci guardiamo intorno in cerca di un’illuminazione e notiamo una fessura sul pavimento: sasso! Silenzio, silenzio, silenzio, tonfo inequivocabile di un pozzo di ben oltre 50 metri. Si riaccendono le speranze, Elena parte per scendere il p40 bypassato poco fa e parte del successivo 60 per cercare di collocare il nuovo pozzo. Dopo qualche minuto risale sorridente comunicandoci che non sembra esserci collegamento tra il nuovo ambiente e la zona già armata. L’unica nota stonata è che l’ingresso del nuovo pozzo consen-

te ai sassi di scendere ma non concede lo stesso lusso agli speleologi, seppur di pochi centimetri. Torneremo attrezzati.”

E un frammento delle mie impressioni:

“Si riparte, esulto per quanto mi riscalderò bestemmiando nelle strettoie, immemore del vento bestiale che soffia in faccia costantemente. Mai una gioia. Mi fingo invertebrato, ma non aiuta. Arranco dietro agli altri, e finalmente arriva un lamento di disappunto da Elena, il primo dopo ore, e mi sento vigliaccamente rincuorato. Quei modesti saltini che dovrebbero darci modo di rifiatare dopo il meandro, si rivelano pestiferi in salita. Uscite scomode così non si trovano facilmente, e gli armi non perdonano, ma d’altronde “la comodità d’uscita non è un parametro di secondaria importanza: non esiste assolutamente” (cit.). Arrivati alla base delle risalite, io ho perso la favella e il buonumore, e si decide per un tè caldo. Dopo la Voltina, annusiamo l’uscita e arriviamo fuori giusto in tempo per un’alba meravigliosa sulla valle.”

Il VAllo dI AdrIAno

Gli sforzi sostenuti per la disostruzione e la messa in sicurezza del Vallo di Adriano meritano un piccolo riassunto. Come detto in precedenza, erano stati trovati dei buchi potenzialmente promettenti lungo il ravaneto sotto alla Carriola, questione non affrontata a fondo fino al 2018, quando il GSAL decide di concentrarsi su uno di questi in particolare. Seguono quindi molte uscite per la disostruzione e soprattutto per la messa in sicurezza della frana iniziale, che diventerà una serie di gradoni che portano a un pozzo, in fondo al quale stiamo attualmente lavorando seguendo

una fessura laterale. Con una profondità di circa 28 metri, la speranza è di ricongiungersi da qualche parte al culmine delle risalite, potendo così evitare il maledetto meandro Lord of Destruction. Il test con il D-limonene purtroppo non ha dato esito positivo, ma i lavori proseguiranno fin quando possibile. Anche questo lavoro ha creato una forte aggregazione tra i membri del GSAL, noi nuovi arrivati e la gradita moltitudine di ospiti che si sono susseguiti nei vari campi estivi, oltre a rappresentare una utile alternativa alla grotta stessa quando il maltempo non consente visite.

epIlogo e rIngrAzIAmentI

Ci aspetta quindi ancora molto lavoro, con i programmi che hanno subito una battuta di arresto stagionale ed epidemica, ma la voglia di concludere è tanta. E la speranza di trovare un passaggio che in qualche modo consenta di saltare tutto quello stretto è un mormorio che ci risuona nelle orecchie costante e melodioso. Un ringraziamento particolare va a tutti i membri del GSAL e in particolare a coloro ai quali ho rotto l’anima per scavare nei ricordi, Giampaolo Bianucci, Marco Menicucci, Gianna Cascone, Fabrizio Serena, Gianni Niccolai, Roland Doja. Giulio Della Croce che ho tormentato costantemente (lui sa che senza un pungolo non dà il meglio di sé). Elena Casolaro e Davide Viola per il materiale a cui hanno lavorato. Ci sono moltissime persone e gruppi speleologici che

negli anni hanno lavorato e contribuito a far si che la Luigia si facesse grotta, ne ho nominati solo alcuni, conoscendone ancora meno. Per quelli che non ho menzionato mi scuso, non è mancanza di rispetto ma di esperienza diretta.

BiBliografia parziale

BraSCHi S., Del freo p., TreViSaN l., 1986.ricostruzione degli antichi ghiacciai sulle alpi apuane - atti Società Toscana Scienze Naturali, Memorie, serie a, XCiii, 203-219

SiVelli M., ViaNelli M., 1982. abissi delle alpi apuane - guida speleologica

BiaNUCCi g.p., NoTToli M., 1979. Nuova esplorazione in arnetola: abisso Mandini -678. Speleologia - rivista della Società Speleologica italiana n.2: 2, dicembre 1979

Gli ampi ambienti dei pozzi terminali (Michele Pazzini).

Niente di nuovo, niente di utile: un viaggio

all’interno del Monte Tambura

A cura di Daniele Moretti

Niente di nuovo, niente di utile.

Questa potrebbe essere la sintesi “stringata” di un viaggio durato quasi tre giorni all’interno del Complesso Carsico della Carcaraia (Alpi Apuane): una “gran randonnée” ipogea.

Solo ad immaginarla, seduti in prossimità dell’ingresso di Chimera e spaziando con lo sguardo il panorama esterno che ci separa da quello di Mani Pulite, si può essere assaliti da mille perplessità. L’unica certezza, che abbiamo da circa un anno, è che esiste. Quindi si può percorrerla.

Mancava solo l’idea di proporla.

Non passa molto tempo che la lacuna viene col-

mata dalla instancabile e brillante mente di Marc.

Ed ecco che, da lì a breve, ci troviamo in viaggio da un ingresso all’altro.

Ostentando una parvenza di sicurezza, potrei osare dire che per la prima volta abbiamo trascorso tante ore in grotta, per 3/4 del tempo in movimento all’interno del Monte Tambura, senza mai ripassare sui nostri passi.

Tralasciando i francesismi, abbiamo fatto una traversata...

In altre parole, ci siamo inoltrati nel sistema senza produrre un solo metro di grotta nuova, né aggiungere una sola battuta di rilievo al già conosciuto,

. Primi pozzi di Chimera (Marc Faverjon).

tanto meno piantare un solo fix per dar conoscenza all’ignoto.

Si, avete capito bene, non abbiamo illuminato nessun buio che già non avesse visto prima la luce delle lampade frontali.

Qualcosa di veramente anomalo , direi oltre l’ordinario per una volta, perché distante dalla nostra normalità: tanta fatica per esplorare niente.

Da grulli… potrebbe pensare o dire un eventuale fiorentino.

E come dargli torto!

Entrati dalla porta più a Sud-Est del sistema, quella dell’Abisso Chimera, siamo usciti per la più distante ad Ovest dell’ingresso di Mani Pulite. Nel mezzo siamo transitati per l’abisso Saragato e l’abisso Gigi Squisio-Spluto.

Tutti abissi, che di giunzione in giunzione, hanno perso la loro singolarità abdicando al “complesso”. Senza dimenticare l’abisso dell’Aria Ghiaccia, che non è possibile percorrere in sequenza lungo la traversata, se si sceglie di uscire per Mani Pulite: o l’uno o l’altro.

Un tragitto di:

- 9 km di sviluppo spaziale percorso (sugli almeno 70 km totali del sistema, per ora);

- 4680 metri di dislivello complessivo ( -2370 m in discesa, +2310 m in risalita);

- 56 ore trascorse tra la porta di ingresso e quella di uscita verso l’esterno.

Scesi fino al Pozzo Trilla (-540) in Chimera, si risale per 400 metri fino allo svalico in testa al Pozzo “L’avete presa di punta”(-135), che immette nell’abisso Saragato al Salone del Gambirillone.

Un fortuito quanto improbabile varco permette appena di filtrare attraverso il pavimento di frana. Oltre, 20 metri più in basso, la Sala dell’Allunaggio. Così chiamata non tanto perché venne esplorata esattamente in occasione della ricorrenza del cinquantesimo dello sbarco dell’uomo sulla Luna, ma quanto per descrivere la dimensione emozionale in cui ci sentivamo immersi durante quella campagna di esplorazioni, condotte entrando dall’ingresso del Saragato, dove il limite delle esplorazioni si spinsero fino oltre i 1600 m di dislivello dall’ingresso: da

Sala dell Allunaggio - Ramo S.E. - Saragato (Daniele Moretti).
Meandro del Cavolo Nero - Ramo S.E. - Saragato (Daniele Moretti).
Attacco Pozzo Wanna Marchi, P 230 Ramo S.E. - Saragato (Daniele Moretti).

-900m sul ramo SE si è risaliti e arrampicati più di 700 m di dislivello, inseguendo più che un obiettivo preciso, un metodo esplorativo ormai collaudato all’interno del Tambura.

Continuando la discesa, lungo una serie di pozzi e meandri, si arriva al campo base di -900 del Ramo Sud-Est per il primo bivacco.

L’indomani si risale il Ramo dei Lord e il Pozzo Plexiglass, le cui esplorazioni risalgono al 1993.

Abbandoniamo il pozzo Plexiglass attraversando una piccola finestra che immette nella Sala di Filippo, per ricollegarci al Ramo Nord del Saragato intorno ai -500.

Ora si riprende a discendere lungo la Forra del Vento, fino ad imboccare la galleria del Prelovsek. Si discende (ma anche si risale), fino ad affacciarsi sul Pozzo Aky: con un pendolo di 10 m nel vuoto ci si lascia andare nel buio prima di risalirlo fino in testa alla volta, dove in breve si raggiunge la galleria Quadrata. Ancora su, per pozzi, fino ad entrare nell’abisso Gigi Squisio.

Dal Pozzo dell’Osservatorio si filtra in qua e là,

in sù e giù, verso lo Spluto per entrare in Mani Pulite attraverso il Ramo Senza Imbrago. Altre 4 ore tra meandri, frane di ogni tipo, qualche strettoia per scendere fino al Campo Base a -750 di Mani Pulite. Ancora un bivacco di 4-5 ore prima di uscire verso esterno.

Direi stanchi, ovvio. Sorridenti come sempre, certo.

Solo un viaggio nella memoria.

Per ricucire lungo un percorso di continuità spaziale i ricordi di quasi 30 anni di attività esplorativa, impiegati per contribuire a dar forma al complesso attuale.

Per rendere onore e apprezzare il lavoro di molti, donne e uomini appartenenti a più gruppi speleologici (e non), che in tempi diversi sono stati protagonisti delle esplorazioni.

O più semplicemente per vedere tutto d’un fiato la “spina dorsale” che tiene insieme il sistema, percorrendola esposti come vele al vento alle forti correnti d’aria che spirano all’interno del complesso.

E anche per aggiungere un pizzico di leggerezza

Traverso sopra il P180 senza ritegno, a una dozzina di ore dal bivacco del Ramo dei Lord e sei da quello di Mani Pulite (Marc Faverjon).

alla disciplina dell’esplorazione, radicata solidamente ad un fondo infinito fatto di emozioni.

Andava fatta? L’abbiamo fatta.

Alla “gran randonnée dal 3 al 5 agosto 2021 hanno partecipato: “Susy” Susanna Crespo, Marco Bertoli, Marc Faverjon, “Pota” Matteo Rivadossi, Gianni Guidotti , “Pupi” Daniele Moretti.

Meandro in prossimità del 1° svalico , risalite del Ramo S.E. Saragato (Daniele Moretti).Sifone
Moretti).Sifone al termine dell’attivo del Meandro Senza Imbrago - Mani Pulite (Daniele Moretti).

Speciale “Il complesso della Carcaraia”

che nel 2021, grazie all’enorme lavoro di esplorazione, riesplorazione e giunzioni varie ha raggiunto i 70 km di sviluppo (per ora...)

Foto di Marc Faverjon

Chimera.

Il Gigante di marmo.

Sifone terminale di Chimera.

Risalite del ramo Raimbow, Chimera.
Gli Occhi, condotte di -900 m, Chimera.
Aria Ghiaccia.
Mani Pulite.
Pozzo Firenze, Saragato. Meandro dei pipistrelli, giunzione Saragato - buca sopra la cava bassa. P60, buca sopra la cava bassa.
Squisio - Spluto, il pozzo del ovo.
Il “Traverso 93” sopra il pozzo Firenze.

Corso di tecniche di colorazione e tracciamenti delle grotte

A cura di Claudia Iori, segretario Commissione Scientifica

Nel primo fine settimana di Ottobre 2021 si è svolto a Levigliani il “Corso sulle tecniche di colorazione e tracciamento in grotta” organizzato dalla Federazione Speleologica Toscana con il patrocinio del Comune di Stazzema (LU), del Parco Regionale delle Alpi Apuane e con la collaborazione del Corchia Park, oltre ad omologhe CAI come aggiornamento ISS OTTO e II° IT/AI SSI.

Ad aprire le danze venerdì nel tardo pomeriggio ci pensano Marco Innocenzi (presidente FST) e Marco Marovelli (vice presidente FST) che, con un discorso introduttivo, danno il benvenuto ai corsisti e presentano il primo relatore del corso: Leonardo Piccini, il quale parlerà di idrogeologia carsica. Una breve pausa per la cena e poi ci ritroviamo nuovamente per poter assistere alla proiezione del

film “Corchia: la Montagna vuota” messo gentilmente a disposizione dal regista Roberto Tronconi.

Sabato mattina tanti visi ancora assonnati si riversano nella sala messa a disposizione dall’Hotel Vallechiara; sono previsti tanti interventi e quindi partiamo subito. Il primo relatore è Bartolomeo Vigna, che dal Politecnico di Torino è sceso in “trasferta” per fare la sua presentazione sui traccianti artificiali e sulle sonde; il suo è stato un intervento molto seguito e partecipato e la Federazione Speleologica Toscana ci tiene a ringraziarlo in modo particolare.

A seguire intervengono: Nadia Ricci che ci mostra come si costruiscono i captori, Giovanni Menga dell’Arpat, interpellato sull’utilizzo del cloruro di sodio come tracciante e Nicola Ardara, a cui spetta l’arduo compito di farci capire come fun-

In aula (Sandra Basilischi).

ziona il fluorimetro e soprattutto il programma per scaricare i dati immagazzinati.

Appena finito il pranzo e dopo aver fatto il pieno con litri di caffè è giunto finalmente il momento di entrare in grotta per mettere in pratica e vedere dal vivo quanto spiegato finora. L’intero gruppo si dirige quindi verso il Corchia e, grazie anche al Corchia Park che per questa specifica occasione ci ha permesso di passare dall’ingresso turistico, in poco tempo raggiungiamo il punto prescelto, ovvero il Ramo del Fiume. Leonardo Piccini e Nicola Ardara si mettono subito al lavoro per piazzare e fissare sonde e fluorimetro per poi passare alla parte più coinvolgente e affascinante di tutto il processo: il rilascio dei traccianti. Essendo solo una prova dimostrativa i quantitativi sono minimi: 2 Kg di sale, 70 g di tinopal e 70 g di fluoresceina, ma il risultato (soprattutto grazie a quest’ultima) è assicurato e d’impatto. L’acqua si colora di rosso, poi di verde e i corsisti non riescono a trattenersi dallo scattare fotografie. Infine interviene Marco Genovesi, lasciando tutti a bocca aperta: con una lampada

In grotta durante la prova pratica, colorazione dovuta alla uoresceina (Alessio Tovani).

grotta durante la prova pratica, e etto ottenuto con la lampada

In
di Marco Genovesi (Alessio Tovani).

particolare mostra la colorazione blu dell’acqua dovuta al tinopal ed invisibile ad occhio nudo. La colorazione è perfettamente riuscita e si può tornare al Vallechiara.

Domenica, ultimo giorno di corso. Una squadra si occupa di andare a ritirare sonde e fluorimetro in grotta e per le 9:00 siamo pronti ad iniziare con le ultime lezioni. Il primo ad intervenire è Danilo Magnani che ci mostra dal sito www.speleotoscana.it il nuovo database sulle colorazioni dove possiamo trovare tutte le informazioni sui vecchi test effettuati dalla Commissione Scientifica della FST; a seguire Leonardo Piccini che ci spiega e ci mostra come raccogliere i dati ottenuti a fine colorazione e soprattutto come interpretarli. Ultimo intervento della mattinata è affidato a Marco Genovesi che effettua una dimostrazione pratica di analisi su captori positivi sia alla fluoresceina che al tinopal.

Siamo arrivati ormai all’ora di pranzo, ma ci ritagliamo ancora una mezz’oretta per la consegna degli attestati e la classica foto di gruppo.

A conclusione delle quasi tre giornate di corso, con 7 diversi relatori, 23 corsisti arrivati a Levi-

gliani anche da fuori Toscana e tutto lo staff della FST, possiamo considerarci più che soddisfatti della buona riuscita del corso e soprattutto dall’entusiasmo dimostrato sia da chi il corso lo ha organizzato, sia da chi l’ha seguito.

al blu dovuta al Tinopal

Un doveroso ringraziamento va a tutti i relatori che sono intervenuti in queste giornate e all’Hotel Vallechiara che ci ha accolti - e sopportati - per tre giorni. Adesso non resta altro che ritrovarci tutti in grotta alla prossima colorazione!

Marco Genovesi mostra la colorazione tendente
(Sandra Basilischi).
Foto di gruppo (Sandra Basilischi).

Girottolando tra gli ingressi dei Monti Pisani

A cura di Marco Innocenzi

Un sabato arancione, proprio prima di altro periodo rosso, con la mia compagna Angela, decidiamo di fare un giro a fare foto agli ingressi delle grotte sui Monti Pisani, per caricarli sul sito del catasto delle grotte della Federazione Speleologica Toscana, come chiesto da Fabrizio Fallani all’ultima assemblea, mentre esponeva le novità.

La giornata è meravigliosa, decidiamo quindi di dirigerci da Caprona in direzione La Verruca. Prima destinazione: Grotta della cava di San Giuliano meglio conosciuta come Vavavvuma. Dopodiché

rientrando, visto che ricordavo di un ingresso nelle vicinanze, piccola deviazione e raggiungiamo anche questa grotta.

Di questa, non accatastata, ma da noi rinominata “Il Cacciatore”, qualche anno fa avevamo fatto insieme all’amico Andrea Russino del GSPi il rilievo. Il fatto che una grotta del genere non fosse stata trovata dai nostri avi speleologici e non fosse ancora accatastata mi aveva fatto sempre pensare, ma chissà! E tutto è sempre rimasto nel cassetto… Proseguendo il nostro giro, avevo ancora un

Ingresso grotta (Angela Guiso).

Articolo di V. Verole con la descrizione della posizione della grotta.

obiettivo: una grotta che ho cercato per anni senza successo, sul catasto riportata come Grotta del Cane di Uliveto numero catastale 137T. Come indicato nella cartografia, dovrebbe trovarsi vicino ad una strada ma decido di fare il percorso meno agevole quindi di tagliare in mezzo al bosco in direzione della grotta fantasma…. Anche oggi, no-

nostante graffi e timore per l’edera velenosa, che spadroneggia sui monti pisani, nulla di fatto. Dopo esserci lavati le mani e la faccia, sconsolati, ci sediamo per terra. Angela mi chiede se ho la possibilità di cercare nella bibliografia della grotta qualche informazione aggiuntiva che ci possa far capire la posizione esatta della grotta. Presto fatto!

Abbiamo l’archivio storico, messo a disposizione dalla Commissione Catasto. Dal sito risultano due bei rilievi fatti da Vittorio Verole nel 1960 e uno stralcio con queste frasi:

In effetti dalla descrizione mi sembrava di essere nel versante opposto quindi verifico sulla mappa queste indicazioni.

Mi si accende una lampadina e comincio a pensare alle indicazioni di Verole che portano alla grotta del cane di Uliveto ma che corrispondono, come indicazioni, a quella innominata trovata con il GSPi. Sembrava appunto impossibile che una grotta con un ingresso così evidente non fosse stata mai notata! In ultimo verifico i rilievi, santo catasto online! E li confronto con quelli fatti qualche anno prima alla grotta innominata e…

Mistero risolto, la grotta innominata è la Grotta del Cane di Uliveto 137T del catasto della FST.

Nota triste:

Confrontandoirilievisinota,inparticolaredalla pianta, che la parte iniziale è diversa. Attualmente in prossimità dell’ingresso ci passa una strada, senza fare troppe ipotesi si vede benissimo che la prima parte è stata asportata e quel gomito iniziale presente nel vecchio rilievo ora non esiste più.

CTR con posizionate la posizione della grotta Buca del Cane e la nuova posizione.

Rilievo di V. Verole presente nell’archivio storico.

I L C A C C I AT O R E

scala 1:250

sezioni trasversali

03 - 08 - 2013

R I L. M. Innocenzi, A. Russino

D I S A. Russino

Gruppo Speleologico CAI Pisa

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