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Fava Di Lesso

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ilVernacoliere I grandi autori de

Contiene tavole e disegni inediti


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L’Autore Il 26 gennaio del 1971, in un lontano paese chiamato Livorno, un uomo e una donna trovarono un bel bimbo sotto un coómero (perché i cavoli li avevano già rubati tutti) e decisero di mettergli nome Daniele Caluri. Lo portarono a casa e lo crebbero con tanto amore e numerosi saraghi al guazzetto. Poi dissero questo bimbo va mandato a studiare, sennò rimane un ignorante e noi non vogliamo che diventi un assessore o, peggio ancora, faccia carriera in politica; dunque mentre si stavano arrovellando il cervello per capire quale scuola sarebbe stata adatta all’amato figlio, lo trovarono dietro le tende di cucina a disegnare mostri sul muro, ed ebbero l’illuminazione. Prima lo tonfarono benebene di botte, poi lo mandarono alla scuola-dove-si-pittura, in cui il bimbo si distinse con alti meriti nonostante si sbriciolasse a leggere fumetti da tutto il mondo, cosa che faceva notevolmente preoccupare il babbo e la mamma. Contemporaneamente l’infante si fece ragazzo e cominciò a dare segni di squilibrio; i genitori erano in ansia perché non faceva tutte le cose normali che fanno anche gli altri: non diventava - che so - campione di nuoto o basket, non andava in discoteca, quando usciva non era vestito bene né ben pettinato, non ascoltava la bella musica orecchiabile e soprattutto famosa dei giovani, non era timorato di Dio anzi ci si metteva contro, formava un complessino e andava a suonare sigle di cartoni animati vestito da Ryu, non andava a vedere il Titanic o il Principe d’Egitto ma guardava certi film assurdi e via dicendo. Ma tutto sommato non rubava né ammazzava nessuno, perciò lo lasciarono fare. E cominciò a disegnare per una rivistaccia volgare chiamata il Vernacoliere, creando personaggi strani, indiani sboccati, situazioni quotidiane, esserini fallòfori, amori telefonici, bambini arrapati e cattivi, conquistandosi i favori della gente. Da allora ci ha preso gusto, e non intende fermarsi.

Daniele Caluri si è diplomato Maestro di Belle Arti presso l’Accademia di Firenze. Grande firma del Vernacoliere, attualmente sta pubblicando sullo stesso mensile le avventure di Luana la Bebisìtter.


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I personaggi

FAVA DI LESSO

Che dire: è il personaggio principale. Pellerossa della tribù dei (xxx), iracondo e poco incline alla comprensione, ha un quoziente d’intelligenza di poco inferiore a quello del capitóne, ma dispone di numerose armi di difesa, tra le quali la principale è l’ignoranza.

VENTO CHE SIBILA

Il figlio minore (l’altro non si vedrà mai), erede diretto più delle doti psico-attitudinali del padre che del suo già diafano patrimonio, viene da questi indirizzato sulla via giusta - ma arbitraria - a mezzo manrovesci.

DUE CANI CHE TROMBANO

DIECI GRINZE

Ha centosedici anni ed è comprensibilmente il più anziano del villaggio, quello cioè con la carica più alta, la saggezza più grande, le palle più mosce, la nipote più bòna. Ma bòna veramente.

La moglie di Fava di Lesso, una gran brava donna, bella e onesta, non si merita assolutamente un compagno del genere. Ma si sa: l’amore, come la rassegnazione, è cieco.

...il-Vento-e-ilFuoco-e-l’Acqua-ela-Terra-poi-si-sveglia-con-la-Manoner-Vaso-chepesca-le-Cèe rappresenta la scienza, con una particolare predisposizione alla genetica applicata alla sfera sessuale.

COLUI-CHE-PIEGAAR-SU’-VOLERE

cocciolone

L’agile destriero di Fava di Lesso è in tutto e per tutto il suo alter ego equino. Veloce nel galoppo, scattante nella fuga, baro nel tressette, funge anche come cavallo da punta e da fiuto.


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