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Il Romanista del 6 marzo 2026

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NON HO DETTO JOYA

Niente tango a Genova Dybala si ferma di nuovo. Durante il primo allenamento in gruppo, torna il dolore al ginocchio che lo tiene fuori da fine gennaio. Oggi il punto coi dottori

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L’IMPREVISTO STOP! DIMENTICA

Simone Valdarchi

Quell’espressione un po’ così che abbiamo noi, prima di andare a Genova. Non ci vuole chissà quale indovino per immaginare quale sarà...

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GASP ALL’UNIVERSITÀ «VINCI COI FORTI»

L’intervento con gli studenti: «Conta prima la squadra poi i singoli. Gli errori servono a migliorare noi stessi» Pag 4

PUNTO E VIRGOLA AL LAVORO

Daniele Lo Monaco

Anche se la vita sembra scorrere tranquilla, tra una vittoria sfumata contro un ex che da Trigoria è fuggito e un’altra inseguita contro un altro ex che più di altri ha rappresentato il disagio di come dalle nostre parti si possano complicare storie apparentemente serene, forse è il caso che qualcuno cominci a mettere un freno alle indiscrezioni che continuano a mettere su posizioni assai distinte i protagonisti della nuova e si spera vincente stagione romanista.

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DAL CAMPO

NIENTE JOYA ALTRO STOP PER DYBALA

Trigoria Paulo inizia l’allenamento in gruppo, poi si ferma

Il ginocchio fa ancora male. A Genova senza lui e Soulé

Simone Valdarchi simone.valdarchi@ilromanista.eu

Quell’espressione un po’ così che abbiamo noi, prima di andare a Genova. Non ci vuole chissà quale indovino per immaginare quale sarà l’espressione di Gasperini domani, mentre con la squadra si muoverà verso la Liguria, ancora una volta senza alcuni dei pezzi pregiati del suo attacco. A Marassi, un tempo casa sua, domenica Gasp va a caccia di altri tre punti preziosi per la Champions, ma dovrà farlo senza Soulé - si sapeva - e Dybala.

Già, perché il ginocchio di Paulo non ha smesso di tormentarlo e ieri mattina, l’allenamento che doveva rappresentare il suo definitivo ritorno in gruppo si è trasformato nell’ennesima tappa di un calvario silenzioso.

AUMENTATI I CARICHI, L’ARGENTINO

HA DI NUOVO AVVERTITO IL FASTIDIO

CHE LO TIENE

FUORI DA FINE GENNAIO

Più che dolore, da Trigoria parlano del “fastidio” avvertito dalla Joya all’articolazione che sente mobile. Quello stesso ginocchio colpito duramente durante Roma-Milan, che lo tiene fuori dai giochi ormai da fine gennaio. Un brutto colpo per Dybala, in quella che comunque resterà tra le settimane più belle della sua vita vista la nascita della piccola Gia - ancora auguri a lui e a mamma Oriana -, ma soprattutto uno stop inaspettato. La terapia conservativa intrapresa in accordo con lo staff medico sembrava aver sortito gli effetti sperati, con Paulo rientrato nella lista dei convocati per la sfida alla Juve, il suo passato, ma la ricaduta di ieri getta ombre anche sulla decisione presa qualche settimana fa. Oggi l’argentino farà un nuovo punto della situazione con i dottori al Fulvio Bernardini, anche se non sono previsti altri

MALEN RIMANE L’UNICA CERTEZZA LÌ DAVANTI. ORA 5 GARE

VICINE, VAZ DEVE CONVINCERE

esami strumentali e l’ipotesi di un artroscopia rimane comunque remota. Insomma certezze poche, fatta eccezione per la sua più che probabile indisponibilità per la trasferta a Genova. Come detto, Dybala si aggiunge a una lunga lista di indisponibili nel reparto offensivo, insieme al connazionale Soulé, oltre ai lungodegenti Ferguson e Dovbyk, mentre tra i difensori mancheranno Hermoso e lo squalificato Wesley. Matias pro-

verà a tornare in gruppo soltanto durante la prossima settimana, ma non è scontata la sua presenza per l’andata degli ottavi di finale di Europa League al Dall’Ara, contro il Bologna, di giovedì prossimo. Evan, invece, in queste ore sta decidendo il suo destino insieme ai dottori del Brighton, ma l’idea è che l’operazione alla caviglia sia l’unica via rimasta disponibile. Artem, invece, sotto i ferri c’è già finito, ma avrà bisogno di un altro mese abbondante

MATIAS TORNERÀ A LAVORARE IN CAMPO SOLTANTO SETTIMANA PROSSIMA. HERMOSO ANCORA OUT

prima di recuperare dalla lesione tendinea di inizio gennaio. Malen, quindi, rimane l’unico punto fermo lì davanti. Intorno a lui, col Genoa, gireranno ancora Pisilli e Pellegrini, come contro la Juventus, con Venturino e Zaragoza pronti a dare il loro contributo a gara in corso. Ora però il calendario diventerà più fitto, con 5 gare in 14 giorni. E allora ci sarà bisogno anche dell’apporto di Vaz, che deve convincere Gasperini e la Roma. ■

VERSO IL FERRARIS

Gasperini al lavoro per ricostruire le fasce

Rensch e Tsimikas alla ricerca della titolarità

Da una parte la speranza di conquistare un’altra maglia da titolare, dall’altra quella di avere a disposizione un’altra chance per provare a convincere Gian Piero Gasperini. Questi sono gli stati d’animo che stanno vivendo nelle ultime ore Devyne Rensch e Kostas Tsimikas in vista della sfida di campionato contro il Genoa (appuntamento fissato domenica alle ore 18). Al Ferraris la Roma dovrà fare a meno di Wesley (oltre che di altri interpreti) e Gasp deve ricostruire le due fasce. L’ultima assenza del brasiliano in campionato risale alla sfida dell’Unipol Domus contro il Cagliari (gara persa per 1-0 dai giallorossi) e da quel momento è stato uno dei pilastri della Roma, con il tecnico che punta e si affida costantemente a lui.

Contro il Genoa ci sarà sicuramente Celik che tornerà ad occupare il suo ruolo come esterno nella linea a 4 di centrocampo sulla corsia di destra, con Ghilardi che prenderà posto come braccetto di sinistra al fianco di Ndicka e Mancini a formare il terzetto difensivo.

L’olandese Devyne Rensch GETTY IMAGES

Sulla corsia sinistra

Il vero ballottaggio per la partita contro i rossoblù riguarda la fascia sinistra. Il dubbio di Gasperini è tra Rensch e Tsimikas.

L’olandese contro la Juventus ha fornito una prova di altissimo livello che potrebbe spingere il

WESLEY SARÀ ASSENTE PER SQUALIFICA. CELIK

TORNA A DESTRA NELLA

LINEA DI CENTROCAMPO. DIETRO ECCO GHILARDI

Qui a fianco, Matias Soulé in campo durante Napoli-Roma, ultima gara giocata dall’argentino prima di fermarsi per la pubalgia che lo sta tenendo fuori dal campo. In basso, l’esultanza di Donyell Malen dopo il suo gol contro la Juventus, rete del momentaneo 3 a 1. A sinistra, in grande, Paulo Dybala in campo a Trigoria durante un allenamento AS ROMA VIA GETTY IMAGES

E VIRGOLA di Daniele Lo Monaco

DIETRO LE QUINTE AVVISO AI NAVIGANTI SI LAVORI PER LA ROMA

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

tecnico giallorosso a riproporlo dal primo minuto. L’eventuale decisione di schierare Tsimikas dal primo minuto sarebbe una scelta esclusivamente tattica, con un esterno puro di piede mancino.

Una grande chance per entrambi con Rensch che vuole confermare la grande prestazione contro la Juventus della scorsa giornata e che vuole convincere Gasp a puntare su di lui per il finale di stagione. Tsimikas a giugno molto probabilmente tornerà al Liverpool ma ha sempre dimostrato grande professionalità nonostante non abbia mai convinto l’intero popolo giallorosso. Per rivedere Angeliño in campo servirà ancora del tempo, sperando di ritrovare una risorsa importante per le corsie esterne. Per quanto riguarda il resto della formazione in mediana potrebbe essere confermata la coppia titolare Cristante-Koné con Pisilli che partirebbe sulla trequarti al fianco di Pellegrini alle spalle dell’insostituibile Malen. ■ IM

Ranieri, Massara e Gasperini sembrano camminare su rette parallele che non si incontrano mai, nonostante il totale (o quasi) gradimento che ciascuno di loro gode presso la tifoseria giallorossa e la fiducia molto solida che Friedkin ha riposto in loro. Ma la realtà oggi ci racconta altro. E noi che da questo giornale abbiamo accompagnato questo progetto con entusiasmo sin dalle prime battute, e alla vigilia di un finale di stagione assai promettente, non possiamo che auspicare che si trovi una modalità di collaborazione che consenta a tutti di lavorare ciascuno secondo le proprie competenze per arrivare insieme all’obiettivo comune. Oggi, spiace dirlo, ma non sembra così. Basta mettere insieme i puntini che la realtà tratteggia ogni giorno. Dal mercato passato a quello futuro, dalle questioni mediche a quelle organizzative, dall’under 23 alla vicenda Totti, non c’è stato un argomento extracampo su cui si è avuta l’impressione che a Trigoria ci fosse identità di vedute. È solo un’impressione? Speriamo tutti sia così, ma chiunque oggi metta piede nella sede romanista poi uscendo racconta una realtà differente. E mentre diversi giornali riportano indiscrezioni sui possibili candidati alla figura di nuovo responsabile del settore giovanile (e ci chiediamo che se ne farà dei Conti e dei De Rossi, e magari chi voglia il ritorno di Tarantino oppure chi quello di Vergine, ammesso che siano buoni i nomi che vengono fatti; e anche qui la speranza è che si porti qualcuno realmente in grado di continuare il grande lavoro fatto nel recente passato); e mentre ci tornano a mente le parole su Gasperini nei giorni in cui Ryan è stato a Trigoria («per fortuna è qui, altrimenti molte operazioni non si sarebbero potute fare») e le altre sull’organizzazione («è a Trigoria che bisogna fare le cose fatte bene»); e mentre pensiamo alla recente riunione/chiarimento di tutti i medici a Trigoria (i consulenti in Svizzera e i responsabili in Italia, tranne uno che è stato già allontanato a novembre); e mentre i giocatori continuano a saltare (l’ultimo, ieri, Dybala, mentre di Ferguson e Dovbyk si sono perse le tracce, così se a Malen viene un raffreddore il più esperto dietro di lui ha diciannove anni); e mentre nessuno sa rispondere alla domanda sull’allestimento o meno della squadra under 23; e mentre la vicenda Totti, riaccesa da Ranieri in un’intervista a Sky tra la sorpresa generale, ha vissuto un’improvvisa e a quanto pare inopportuna accelerazione con la cena con Gasperini e Candela; e mentre tutto questo, a Trigoria bisogna concentrarsi per preparare al meglio la partita di domenica col Genoa e quello successivo di Como, e poi il doppio confronto col Bologna, che può valere i quarti dell’Europa League. Magari non serve a niente ribadirlo, ma a nessuno venga in mente oggi di immaginare un futuro senza Gian Piero Gasperini. Ci metta mano il presidente Friedkin, prima che le questioni si complichino. ■

ALL’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE

«MIGLIORARSI SEMPRE»

Gasperini agli studenti «La perfezione non esiste, si deve inseguire l’eccellenza con il lavoro

Se non hai una squadra forte non si vince, poi emergono i singoli. La Roma per me una sfida»

Un misto di calcio, cultura sportiva ed educazione. Ieri il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini è stato ospite dell’evento “Oltre la Medicina - Il coraggio di sbagliare”, all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha parlato agli studenti di «non seguire la perfezione ma l’eccellenza», ma anche di come «per vincere serve una squadra forte», passando dal messaggio motivazionale, ai commenti di campo e di grandi campioni, fino a un doppio «Daje!», che ha fatto partire il boato dei presenti. Ecco alcuni estratti del suo intervento.

Quanto è condizionante e importante l’errore e superare l’errore?

«Il nostro è uno sport di tecnica imperfetta, imprecisa, errori si fanno in ogni allenamento e partita. La convivenza con l’errore c’è quotidianamente, nello sviluppo stesso del gioco. Sull’errore ci passiamo sopra noi, non ci condiziona totalmente. Non è così determinante come nella vita o in altri sport, ma questo ti dà una forza diversa. Dall’errore impari qualcosa, sull’errore ci lavori, per tirare meglio, per scegliere meglio, dribblare meglio, non c’è mai perfezione. Nel calcio non esiste la perfezione, ma questo ci allena a sbagliare. Perché andiamo sull’errore e vogliamo farlo meglio. Ci tempriamo a superare l’errore e andare avanti».

Un consiglio per superare l’errore nel calcio e non solo?

«L’aspetto mediatico è quello più pesante. Anche in una prestazione fatta bene, un episodio determinante come l’errore di un portiere o un gol sbagliato fa cambiare totalmente il giudizio della prestazione. Noi più che guardare gli altri dobbiamo guardare noi stessi, se possiamo applicarci di più o fare meglio. Non possiamo fare la corsa sul giudizio esterno, a volte è crudele o esageratamente positivo. Non è mai molto equilibrato, poi c’è il tifo che fa vedere diversamente le cose. Dobbiamo analizzare la nostra capacità, lavorare su noi stessi, è la cosa più importante. Non possiamo pensare al percorso straordinario di un altro, dobbiamo pensare se il nostro percorso ci ha migliorato. Fondamentale in una squadra e nei singoli, ma anche in altri settori. La fiducia la ottieni quando ti senti più preparato e più forte. Magari per voi vale quando siete molto preparati su un esame. Ne siete consapevoli, ma non potete fare la corsa sul più bravo del corso. Dobbiamo avere sempre l’obiettivo di migliorare noi stessi, superare i nostri record, allora l’errore non più un problema, ma ti aiuta ad andare oltre».

NEL CALCIO GLI ERRORI

ESISTONO E SONO MOLTO

FREQUENTI. LA FORZA STA

NEL SAPER GUARDARE

AVANTI PER CRESCERE

Gasperini durante il suo intervento e il

Viene trasmesso un discorso del cestista Antetokoumpo «Questo è lo spirito dello sportivo, delle persone, non è vincente solo chi vince una coppa o alza un trofeo. Io adotto una frase, non mia, con i miei giocatori, non mia: “Noi non perdiamo mai, o vinciamo o impariamo”. Dalle sconfitte si impara molto più che dalle vittorie. L’altra sera se fosse finita 3-2 saremmo stati tutti più felici e martedì avremmo ripreso la partita senza vedere gli errori che abbiamo fatto, senza verificare perché abbiamo preso quei gol. Ma la partita era la stessa. L’episodio fa cambiare tutto. La forza è questa, imparare dagli esami andati male, dalle sconfitte. Quando non superate un esame, il problema non è la materia ma siete voi. La materia è sempre quella. Come con un avversario che non riesci a battere, un giocatore che mi dà sempre problemi. Se non lo superiamo è perché non lo stiamo affrontando nella maniera giusta, dobbiamo lavorare su noi stessi e imparare di più. Questa è una sfida che va oltre il singolo esame e la singola partita. Prende in considerazione cosa vogliamo fare: vogliamo crescere e migliorarci, come squadra vogliamo giocare meglio. Quando questo diventa la priorità matematicamente abbiamo uno scopo più alto della singola partita. Perché vogliamo diventare più bravi, facendo qualcosa che ci piace. Se io impongo ai miei giocatori qualcosa facciamo fatica. Se dico a un attaccante che deve giocare difensore lo fa ma per poche partite. Devi fare qualcosa che ti piace di più, è fondamentale. Qualcosa in cui credi, in cui puoi migliorare e raggiungere obiettivi migliori su te stesso, non rispetto al mondo. Perché uno vince la Champions, gli altri hanno fallito? Gli errori tecnici li superi allenandoti, studi di più. Ci sono solo alcuni non accettabili, quelli di comportamento e atteggiamento. Se questi condizionano la squadra allora andiamo in

contrasto. Dobbiamo cercare sempre il bicchiere mezzo pieno, a quel punto ti diventa più facile battere l’avversario».

A noi cosa direbbe per incoraggiarci dopo un fallimento per non scappare?

«Il fallimento non esiste, esistono degli errori. Si riparte guardando avanti. Quando vinciamo delle gare non andiamo a rivederle, siamo contenti, passiamo a quella successiva. La forza di guardare avanti, è la vita, fatta di cicli e momenti. Se vinci una partita con poco rischio ti dà poca soddisfazione. Questo dobbiamo cercare, non possiamo fermarci su una sconfitta o un esame andato male. Impariamo dalla sconfitta, la parte motivazionale è fondamentale».

Come si gestisce invece chi è in stato di grazia, ha successo e gli fa tutto bene?

«Quando hai uno stato d’animo positivo ti riesce più facile, ma anche i migliori goleador hanno avuto periodi difficili. Prima o poi arrivano. L’euforia a volte dà un po’ alla testa, è una cosa da gestire come quando va male, ma viviamo di queste pressioni. Sono fondamentali anche quelli che avete intorno, gli amici, la famiglia, con chi scambiate opinioni e idee. Più la squadra è forte e di carattere più vi sentite forti voi. Ma i giovani in questo sono molto forti. E fanno molto più squadra di noi adulti».

Michael Jordan diceva che i grandi giocatori vincono le partite, le grandi squadre i campionati. «Non si vince se non hai la squadra forte. Poi emergono i singoli, tanti giocatori hanno reso diversamente in altre squadre».

Il caso Ilicic e l’aspetto psicologico. «Il caso Ilicic era dopo il Covid, una

patologia, è diverso dall’errore e da questo. Si parla di aspetti psicologici, poi l’errore può interpretare le cose in maniera diversa. Nel mio mondo c’è un modo più attento alla psicologia, ma io rimango al 105 per 68, il campo. Non vado a rimboccare le coperte o chiamo troppo i giocatori. Non so cosa fanno i giocatori fuori dal campo, se hanno una delusione amorosa, hanno litigato con qualcuno, non posso occuparmi di tutto. Io mi occupo del campo e mi limito a quanto è riferito alla nostra professione».

Viene trasmesso in aula un discorso del tennista Roger Federer. «Non esiste la perfezione, bisogna inseguire l’eccellenza. Se seguiremo la perfezione saremo costantemente delusi. I perdenti sono quelli che mollano, che non rincorrono il miglioramento di se stessi. Fate sempre la corsa su voi stessi e questo vi permetterà di essere sempre forti, inseguendo al meglio i traguardi. Quello che dice Federer è fantastico, ha perso la metà dei punti ed è il migliore. Vuol dire la capacità di fare i punti decisivi. Nelle cose più difficili i giocatori più importanti riescono a trasformare la paura in aggressività sportiva, nei punti decisivi al match point tirano fuori l’aggressività necessaria per non perdere. Questa capacità reattiva distingue i livelli di prestazione. Nella difficoltà esci più forte, più preparato, più carico se non ti inibisci».

Se i giovani italiani non emergono dipende dai mister che hanno paura di sbagliare?

«Sono situazioni diverse. La Spagna ha rispetto la sua razza, non ha inseguito situazioni fisiche. Non tutti devono essere alti 1 e 90 per giocare a calcio. Si sono fondati sulla tecnica, la qualità, l’estro, tipici della loro cultura e hanno ottenuto grandi risultati. Altri come la Norvegia sono stati straordinari, in un paese di pochi milioni di abitanti, prima ci battevano a hockey forse e ora su tutto il resto. Non è facile, è una questione culturale. Noi deleghiamo i nostri bambini alle scuole calcio, le famiglie fanno enormi sacrifici, ma mi sembra più un parcheggio per tenerli tranquilli piuttosto che altro. Ma non abbiamo il pensiero che lo sport ti forma fisicamente e mentalmente, che ti permette di affrontare le sconfitte. Abbiamo grandi potenzialità ma non è nella nostra cultura questo. Nel tennis e negli altri sport, anche individuali, si è lavorato meglio. Nel calcio siamo in difficoltà. Anche nel volley studiano molto, sono iscritti all’università. Sono forti fisicamente sì, ma lo sono mentalmente. E sono convinto che parta tutto dalla centralina piuttosto che dal quadricipite e dai muscoli».

Lei si è rimproverato di non essere stato se stesso all’Inter, ma è stata la scintilla che l’ha portata a fare tutto quello che ha fatto a Bergamo. «Non si può mai sapere cosa succede nella vita. Ho avuto un percorso in ascesa e poi una caduta clamorosa, o almeno sembrava. Si è rivelata una opportunità incredibile. Se io avessi fatto una stagione normale magari non sarebbe nato tutto questo. Per tanto tempo ho pensato di non poter

tornare in una squadra top, ma me la sono costruita. Perciò è importante che anche dalle situazioni negative riesci a prendere l’esperienza per ripartire».

Cosa la rende Gasperini e cosa pensa di avere di diverso rispetto ad altri?

«La chiave maggiore per ottenere qualcosa sta nella fiducia, l’ho sperimentato poi. Ma la fiducia non è gratis. Parte magari da richiami, più che altro sugli atteggiamenti, ma anche da qualcosa di severo. Le scuole di chi ha avuto successo non sono state facili, non c’era il 6. Si faceva agonismo ad alti livelli, erano ragazzi selezionati con certi obiettivi, con una scuola dura, per superare delle prestazioni di livelli alti. Per incidere su dei ragazzi dicevo che io avevo più fiducia in loro di quanta ne avevano loro: “Guarda che sei tu che non ci credi”. Questo è uno stimolo forte. Poi c’è la squadra. Essere alla Roma è una cosa che deve darti grande fiducia e coraggio, non puoi permetterti di avere timore. Possiamo perdere partite, contro avversari più o meno forti, ma non possiamo mai perdere queste caratteristiche, bisogna dare sempre il meglio. Questo l’ho coltivato dal settore giovanile che è stata una palestra enorme».

Per fare i medici o i calciatori basta studiare o serve una predisposizione?

«A certi livelli bisogna avere predisposizione. Evidente che non tutti possono arrivare in Serie A. Non facciamo gli assistenti sociali, facciamo agonismo, quindi sono selezionati. Bisogna allenarsi per migliorarci. Dipende tutto da come affronti la professione. Io la interpreto con la crescita attraverso l’allenamento».

Perché ha avuto il bisogno e la voglia di abbandonare la “comfort zone” dell’Atalanta per arrivare alla Roma?

«Ho avuto voglia di mettermi in gioco e andare in quella che tutti indicavano come la piazza più difficile. Se fai bene qui la gratificazione è più alta, il livello di rischio era il più alto. Questo mi ha mosso. È una sfida, si vive di sfide, quando uscirò da questa sfida saprò di aver dato il massimo e questo è qualcosa che vale più di tutto».

Che messaggio vorrebbe lasciare oggi?

«Se sono venuto, e vi ringrazio, è per portare questo messaggio. Voi siete tutti forti! Siete tutti giovani con un futuro davanti, da non limitarvi a un episodio negativo. Voi rappresentate il futuro per questa nazione. Il messaggio è questo, che è quello che voglio trasmettere alle mie squadre. Si basa sulla fiducia, il coraggio e poi, concedetemelo, daje, dajeee!!!» ■

LA FIDUCIA È UN ALTRO ASPETTO FONDAMENTALE SIN DALLE GIOVANILI. COME QUELLA, IN OGNI CAMPO, CONTA IL CORAGGIO

Gian Piero
divertente e divertito «Daje» di fine discorso

RENDIMENTI A CONFRONTO

5 PUNTI DI DIFFERENZA

Nel 2026 Nelle 10 giornate trascorse fra andata e ritorno la Roma ne ha raccolti 18, il Genoa 13

Entrambe hanno avuto avversari difficili. E stanno migliorando i rispettivi numeri offensivi

Lorenzo Latini lorenzo.latini@ilromanista.eu

Sono passati poco più di due mesi da quando Roma e Genoa si sono affrontate allo Stadio Olimpico in quella che è stata la prima partita di De Rossi da avversario dei giallorossi: era il 29 dicembre, ultima gara del 2025, e gli uomini di Gasperini passarono in scioltezza, 3-1, con tre gol nella prima mezz’ora e una ripresa di gestione. Daniele era arrivato da neppure due mesi e stava ancora plasmando la squadra secondo le sue idee, dopo un avvio di stagione disastroso per il Grifone, capace di raccogliere soltanto 6 punti nelle prime dieci giornate con Vieira. Da quel 3-1 dell’Olimpico, però, molte cose sono cambiate in casa ligure; la Roma, invece, si sta confermando per il momento come la quarta forza del campionato. Lo era anche allora: quel successo sul Genoa la attestava a -1 dal Napoli terzo e a +1 sulla Juventus. Nei dieci turni successivi la Roma ha raccolto 18 punti (media per gara di 1,8), frutto di 5 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte (contro Atalanta e Udinese). C’è da dire che, dall’inizio del nuovo anno, Mancini e compagni hanno avuto gli scontri diretti contro la Dea, il Milan, il Napoli e la Juventus, che inevitabilmente hanno influito sul rendimento in questi due mesi abbondanti.

Resta necessaria un’inversione di tendenza nei big-match, ma i due ko già citati rappresentano le uniche gare in cui la Roma ha completamente “steccato” nel 2026 in campionato. È migliorata senza dubbio l’efficacia sotto porta, e lo testimoniano i numeri: subito dopo il successo contro DDR il 29 dicembre scorso, la Roma contava 20 gol in 17 partite, per una media di 1,17 per gara; nelle 10 giornate successive – complice l’arrivo di Malen – ne ha segnati 17, per una media di 1,7 ogni 90’. Il mi-

glioramento sembra minimo, ma gli 8 centri nelle ultime tre partite (contro Napoli, Cremonese e Juve) testimoniano la crescita dal punto di vista offensivo.

La svolta di DDR È cresciuto in ogni aspetto il Genoa, che da allora ha raccolto 13 punti in dieci giornate: allora era 17simo, con 2 punti di vantaggio sulla terzultima; ora le lunghezze sulla zona più calda della classifica sono 3, ma a fronte di un calendario che è stato quasi proibitivo. Oltre agli scontri diretti

contro Pisa, Parma, Cagliari e Cremonese, i ragazzi di De Rossi hanno affrontato anche Milan (1-1 a San Siro), Bologna (vittoria in rimonta, da 0-2 a 3-2), Lazio (sconfitta su rigore per 3-2 al 100’), Napoli (altro 2-3, con rigore assai contestato al 95’) e Inter (02): aver raccolto 4 punti da queste cinque sfide è già un dato significativo del buon lavoro svolto finora da DDR, che avrebbe meritato quanto meno di pareggiare contro Lazio e Napoli.

L’arrivo della leggenda di Ostia ha anche reso più intra-

Partita Risultato Atalanta-ROMA 1-0

Lecce-ROMA 0-2

ROMA-Sassuolo 2-0

Torino-ROMA 0-2

ROMA-Milan 1-1

Udinese-ROMA 1-0

ROMA-Cagliari 2-0

Napoli-ROMA 2-2

ROMA-Cremonese 3-0

ROMA-Juventus 3-3

prendente la squadra: come per la Roma, i numeri offensivi sono migliorati nel 2026, passando dai 17 gol segnati nelle prime 17 giornate ai 15 messi a segno nelle 10 del nuovo anno. Colombo è rinato, Norton-Cuffy e Frendrup non smettono di stupire, Ostigard e Vasquez sono difensori affidabili, Malinovskyi sembra continuo. Insomma, guai a sottovalutare una squadra che ha un grande bisogno di punti per allontanarsi dalla parte bassa della classifica e, allo stesso tempo, può contare su una rosa di qualità. ■

Gian Piero Gasperini e Daniele De Rossi posano per i fotografi prima della sfida d’andata tra Roma e Genoa, giocata all’Olimpico lo scorso 29 dicembre e vinta 3-1 dai giallorossi. In basso Norton Cuffy, valore aggiunto per i rossoblù GETTY IMAGES
Roma, il rendimento in A nel 2026
Genoa, il rendimento in A nel 2026

PIETRALATA

AMULETO VENERDÌ 13

Assemblea Capitolina Tra una settimana sarà discussa la delibera sul nuovo stadio della Roma

Le prime due commissioni convocate hanno già approvato all’unanimità. Residuali le voci del no

Andrea de Angelis

Ora è ufficiale: venerdì 13 marzo, a partire dalle ore 10, alla presenza del sindaco Gualtieri, sarà discussa in Assemblea Capitolina la delibera predisposta dalla Giunta sul nuovo stadio della Roma. A renderlo noto è stata ieri la presidente dell’Assemblea, Svetlana Celli. «Siamo pronti ad esprimerci su un progetto strategico per la città di Roma – ha detto la presidente – Un’opera importante non solo per la società sportiva, ma anche per la rigenerazione urbana del quadrante interessato». E che sia un venerdì 13... non “venerdì 13”, vista la tradizione superstiziosa sulla data. Sempre di ieri è la notizia dell’approvazione della delibera da parte delle prime due Commissioni convocate sul tema. Si tratta della Commissione Patrimonio e di quella per le Politiche Abitative, che hanno espresso parere favorevole all’unanimità dei presenti (in entrambe le occasioni ci sono stati due consiglieri di opposizione che hanno deciso di non partecipare al voto), mandando quindi un segnale forte al mondo politico. Segnale che oggi dovrebbe essere ribadito dalle ultime 4 commissioni chiamate ad esprimersi. Si comincerà alle 8.30 con le Commissioni Mobilità, Urbanistica e Ambiente, che si riuniranno in seduta congiunta. Ultima sarà la Commissione Sport, convocata per le ore 13. E come detto, ci si aspetta che i consiglieri capitolini rinforzino la volontà espressa in più di un’occasione dal Campidoglio di voler realizzare questa opera. Anche per silenziare una volta per tutte le voci (poche se non isolate) contrarie al progetto. Come quella del deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Filiberto Zaratti, che ha addirittura presentato un’interrogazione parlamentare sullo stadio, denunciando «mostruosi interessi speculativi» dietro il progetto, ipotizzando anche un presunto danno erariale per le casse pub-

Malgrado

Gabriele Fasan

gabriele.fasan@ilromanista.eu

VELOCCIA RISPONDE A ZARATTI: «SI PUÒ ESSER CONTRARI MA NON AVERE PREGIUDIZI»

tutto,

La prossima partita casalinga della Roma sarà in Europa. Tredici giorni ancora prima di poter rivedere la squadra dal vivo per i tifosi giallorossi residenti nella Capitale e provincia, dopo il divieto di viaggiare loro imposto dal Ministero dell’Interno fino a fine stagione. Europa o Italia non conta, la legge sul territorio nazionale non conosce competizione. Sarà anche per questo che è tanta l’attesa per la sfida di ritorno degli ottavi di finale di Europa League che mette di fronte la squadra di Gasperini e il Bologna di Italiano, nel derby tricolore: ad

bliche. Denuncia che ha trovato pronta la risposta delle istituzioni, a partire da colleghi di coalizione in Parlamento, per finire con l’Assessore all’Urbanistica di Roma, Maurizio Veloccia, che è intervenuto nel merito delle invettive di Zaratti. «In primo luogo è opportuno ricordare il volume di investimenti che la Roma farà per realizzare il nuovo Stadio – ha dichiarato Veloccia – oltre un miliardo di euro per la realizzazione dell’impianto, la trasformazione dell’area di progetto, la creazione

di un parco di oltre sette ettari, la gestione e la manutenzione di tutta l’area in concessione. Non stiamo consegnando un impianto già realizzato da noi, chiavi in mano e pronto a produrre un profitto, ma stiamo consegnando un’area pubblica dismessa e abbandonata da decenni, che sarà trasformata». «Si può essere ideologicamente contrari alla realizzazione di nuovi stadi – ha poi aggiunto – ma non necessariamente cercare pretesti per dar forza ai propri pregiudizi». ■

Un’immagine dell’interno del progetto dello Stadio della Roma a Pietralata ripresa dai rendering fin qui resi pubblici

LA DESIGNAZIONE A Genova arbitra Colombo Ruolino top

Genoa uovo di Colombo: città di Cristoforo arbitra Andrea, di Como, e con in campo il genoano Lorenzo, di Vimercate (provincia di Monza-Brianza). Sembra la fiera dell’est e invece è semplicemente la strana coincidenza di domenica pomeriggio alle 18, quando al Ferraris di Genova si sfideranno la Roma di Gasperini in trasferta e il Genoa di un simbolo di Roma e di romanismo come Daniele De Rossi. Ma dalla piccola curiosità semantica al campo la direzione di gara che l’Aia ha affidato a Andrea Colombo lascia sulla carta abbastanza tranquilla la squadra giallorossa. In assoluto si tratta di un arbitro in ascesa, della nuova generazione “nativa” Var, solitamente autorevole e non autoritario in campo, Colombo è uno di quelli che lascia giocare, tentando di arbitrare una partita come si dice in gergo “all’inglese”, ma come sarebbe giusto dire, “di calcio”. Non lo sfoggio del fischietto o del tempo poco effettivo. Inoltre Colombo, che piaceva finanche a Mourinho, ha diretto la Roma nove volte ha un bilancio decisamente in attivo: quattro vittorie e cinque pareggi. Nessuna sconfitta ma soprattutto molti big match arbitrati (due con la Juve, uno col Milan e due col Napoli, come l’ultima sfida al Maradona) e andati lisci quanto a contestazioni. Al di là della battuta che è di Como e la squadra di Fabregas se la gioca per l’Europa con Gasp, Colombo promette bene per il nostro calcio. Sorprende semmai una squadra arbitrale da partita di cartello per un Genoa-Roma, visto che al Var ci sarà il veterano Mazzoleni. ■ GF

oltre 50 mila per Roma-Bologna. Ostacoli in trasferta

AL DALL’ARA

SEDE” E CON FIDELITY: QUALCUNO RINUNCIA. SPERANZA APPELLO

oggi sono stati superati abbondantemente i 50 mila spettatori e si andrà ovviamente a riempimento e, con tutta probabilità, a un sold out da qui al 19. Certo non manca lo scoramento per non poter seguire la squadra anche al Dall’Ara nella gara di andata di giovedì prossimo. Lì, almeno, ci saranno i romanisti “fuori sede” (esclusivamente se sottoscrittori del programma di fidelizzazione della A.S. Roma e questo ha indotto qualcuno a rinunciare) e potranno sedere nel settore ospiti, mentre le notizie negative però non finiscono perché a Genova sarà proprio chiuso il settore ospiti e se non ci saranno ulteriori divieti all’insegna

della “discriminazione territoriale” si correrà il rischio che i romanisti di altre città si mescolino ai tifosi avversari nelle varie tribune. Anomalie di un dispositivo che dovrebbe garantire la sicurezza... La speranza di tornare “liberi cittadini” per i romani arriva dall’Appello al Consiglio di Stato, fissato, come Roma-Bologna, per il 19 marzo. Si punta alla revoca di un provvedimento che anche il Tar in prima istanza ha giudicato non del tutto corretto, riaprendo ai residenti in regione purché non nella Capitale. Se arriverà un semaforo verde, la Roma recupererà i suoi tifosi fuori casa contro Inter, Bologna (campionato), Parma e Verona. ■

Amore e dissenso: la Curva Sud domenica scorsa per Roma-Juventus ha fatto sentire il proprio calore e la propria voce MANCINI

ROSI PROMUOVE

GASP: «PERFETTO!»

Le parole Aleandro: «Un vero peccato il 3-3 con la Juve»

Martina Stella martinastella@ilromanista.eu

La Roma continua la sua corsa in campionato e domenica sarà attesa dalla trasferta sul campo del Genoa, una sfida storicamente insidiosa quel di Marassi. I giallorossi arrivano all’appuntamento dopo il pareggio contro la Juventus, una gara intensa che ha lasciato sensazioni contrastanti nell’ambiente romanista.

Proprio su questo momento della squadra è intervenuto l’ex difensore giallorosso Aleandro Rosi, che ha analizzato la stagione della Roma e il lavoro dell’allenatore Gian Piero Gasperini. Il giudizio complessivo, secondo Rosi, resta comunque molto positivo. «Il lavoro di Gasperini fin qui è stato praticamente perfetto», ha spiegato l’ex terzino.

«La Roma ha ritrovato identità e intensità, si vede una squadra con idee chiare in campo. Questo è merito dell’allenatore e del suo modo di lavorare». Rosi ha poi commentato anche la gara contro la Juventus, sottolineando come la prestazione sia stata comunque di alto livello: «Contro la Juve la Roma aveva fatto una grande partita. La squadra era in controllo e stava gestendo bene la gara, poi nel finale qualcosa non ha funzionato». Lo sguardo però è già rivolto alla prossima sfida di campionato.

SONO BEN 34 LE PRESENZE CON IL GRIFONE. PRODOTTO DEL VIVAIO DI TRIGORIA, NE CONTA QUASI 100 CON IL CLUB GIALLOROSSO

LÌ GENOA Norton-Cuffy e Otoa ad un passo dal forfait

Pietro Laporta pietrolaporta@ilromanista.eu

Mentre la Roma prosegue il lavoro di avvicinamento alla gara di domenica contro il Genoa, non è da meno la formazione rossoblù.

A Genova, gli uomini di De Rossi continuano ad allenarsi verso la partita che l’anno scorso segnò la fine dell’avventura in giallorosso di DDR. Era il 15 settembre 2024: da allora, domenica saranno passati 539 giorni, e Daniele dovrà provare a beffare la Roma proprio come accadde quel giorno, e come invece non è successo lo scorso 29 dicembre, nel primo confronto tra la leggenda romanista e la sua ex squadra (vittoria per 3-1). Per farlo, con ogni probabilità il tecnico di Ostia non

«A Genova non sarà semplice», ha aggiunto l’ex giallorosso. «Il Genoa è una squadra organizzata e in casa ha sempre grande spinta dal pubblico. Però se la Roma gioca con la stessa intensità vista contro la Juve può fare risultato». Una trasferta delicata, dunque, ma anche un banco di prova importante per dare continuità al percorso della squadra di Gasperini, che dovrà fare a meno di Wesley: «All’inizio non mi faceva impazzire, viene da un altro campionato in cui magari si attacca solo, arriva in Italia dove c’è tanta tattica, con Gasperini che in allenamento ti asfalta... All’inizio non mi entusiasmava, ma è un giocatore fondamentale per Gasperini. Mi sarebbe piaciuto vederlo a destra, immedesimandomi in lui so che è bello andare sul fondo con il tuo piede naturale, ma rimane comunque una bella sorpresa». ■

potrà contare su due giocatori: non sono apparse migliorate, nell’allenamento di ieri, le condizioni dei due giocatori classe 2004, Sebastian Otoa e Brooke Norton-Cuffy. Il centrale danese si era messo in mostra tra dicembre e gennaio con sei presenze consecutive: dopodiché, un gettone nelle sei gare successive, quindi il problema alla caviglia che lo ha reso indisponibile nelle ultime due. L’assenza più pesante è sicuramente però quella di Norton-Cuffy: il laterale, dopo il gol segnato al Torino il 22 febbraio ha accusato un problema muscolare che lo ha già costretto al forfait contro l’Inter. ■

I marcatori

14 reti: Lautaro Martinez (Inter)

9 reti: Hojlund (Napoli), Douvikas e Nico Paz (Como)

6 reti: Soulé e Malen (Roma)

4 reti: Wesley (Roma)

3 reti: Pellegrini, Ferguson e Dovbyk (Roma)

2 reti: Cristante, Koné, Ndicka e Dybala (Roma)

1 rete: Celik, Hermoso, e Pisilli (Roma)

Roma-Lazio

Aleandro Rosi esulta dopo il suo gol in Parma-Roma 0-4, nel campionato di Serie A 2006/07 GETTY IMAGES
Sebastian Otoa, classe 2004 GETTY IMAGES

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