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Il Romanista del 3 marzo 2026

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ANIMO!

Corsa Champions Da otto anni la Roma non era così in alto alla 27ª . Nel 2017-18 aveva due punti in più e chiuse terza. Con Gasp ha 8 punti in più della passata stagione e 7 in più della prima stagione di Mou, che arrivò sesto ma vinse un trofeo. I numeri e il tempo dalla nostra parte!

NEL CUORE DI ROMA

COGITO ERGO SUD GASP TESTACCIO

Cagnucci

A MAGGIO SU CORAGGIO

LA PRIMA CENA

Totti & Gasperini Insieme a tavola grazie a Candela

GUAI AD ABBATTERSI

SU, CORAGGIO C’È TEMPO FINO A MAGGIO

Corsa Champions Da 8 anni la Roma non era così in alto alla 27ª: nel 2017-18 aveva due punti in più e chiuse terza

Lorenzo Latini lorenzo.latini@ilromanista.eu

Inutile negarlo: la delusione per il pareggio in extremis contro la Juventus è tanta, talmente tanta che si fa fatica a smaltirla a due giorni di distanza. La sensazione di aver sciupato un’occasione d’oro - portarsi a +7 sui bianconeri e a +8 sull’Atalanta in un colpo solo - è solo parzialmente mitigata dalla consapevolezza di aver disputato 75’ ottimi: purtroppo il black-out finale ha vanificato tutto, riaprendo i giochi che sembravano virtualmente chiusi fino a quel momento.

Ma Gasperini, che sembra aver fiutato lo scoramento di squadra e ambiente dopo il triplice fischio, si è fatto carico del ruolo di mental coach collettivo. Il suo «animo!» nell’analisi post-gara durante la conferen-

Andrea Di Carlo andrea.dicarlo@ilromanista.eu

Giochi bene o giochi Malen, la certezza rimane sempre la stessa e porta il nome di Donyell. Se l’obiettivo di un grande acquisto è spostare gli equilibri fin dal primo istante, l’impatto dell’ex Aston Villa sulla Serie A può essere definito solo in un modo: devastante. L’attaccante olandese non si è limitato ad ambientarsi, ha letteralmente preso d’assalto il nostro campionato, trasformando ogni pallone toccato in una sentenza per le difese avversarie.

Per capire al meglio l’entità della sua partenza nell’universo Roma, basta guardare il suo score. In appena 7 presenze, Malen ha già messo a referto 6 gol. Per contestualizzare questa statistica, basti pensare che ha già eguagliato il bottino realizzativo complessivo (in Serie A) dei due profili più attesi della stagione: Artem Dovbyk e Evan Ferguson. Questo a testimoniare quanto Malen stia viaggiando ad una velocità di crociera sconosciuta dalle parti di Trigoria, mostrando un killer instinct sotto porta che non si vedeva da anni in maglia giallorossa.

Ma la dimensione di Malen supera i confini nazionali. Allargando lo sguardo ai cinque principali campionati europei, il dato sottolineato da Opta diventa ancora più impressionante: dal

8 PUNTI PIÙ DELL’ANNO SCORSO. +7 RISPETTO ALLA PRIMA STAGIONE CON MOU, CONCLUSA AL 6° POSTO

DAL CAMPO

za stampa è stato un simbolico scossone, volto a “svegliare” calciatori e tifosi e a dar loro coraggio in vista del prosieguo della stagione. Stagione che è ancora lunga: sono almeno 13 le partite che attendono Mancini e compagni - auspicabilmente di più, nella speranza che si vada avanti in Europa League - e di certo nulla è perduto. Anche perché la classifica è ancora dalla nostra parte.

Il confronto col passato Del resto erano otto anni che la Roma non era tra le prime quattro dopo 27 giornate di campionato: l’ultima volta, nel 2017-18 (con Di Francesco in panchina), i giallorossi erano terzi con 53 punti, 2 in più rispetto a quelli attuali. Quella, non a caso, è stata l’ultima stagione in cui la Roma ha centrato la qualificazione in Champions League (raggiungendo peraltro anche la semifinale).

In seguito la squadra non è mai riuscita a ripetersi, né in termini di punti né in termini di piazzamento. Nel 2020-21, alla seconda stagione con Paulo Fonseca, alla ventisettesima la Roma aveva un punto in meno rispetto a oggi, 50, ma era sesta in classifica, e non quarta come oggi. Poi, complice un tracollo nel finale, Dzeko e compagni raccolsero soltanto 12 punti nelle ultime 11 giornate, chiudendo sesti a quota 62. Alla prima stagione di Mourinho eravamo sesti con 44 punti dopo 27 turni, l’anno successivo

IMPATTO NON MALEN DON INSEGUE KANE

momento del suo debutto stagionale, solo un “mostro sacro” come Harry Kane è riuscito a fare meglio di lui, siglando 9 reti. Con lui, a quota 6 reti, ci sono Yamal e Budimir: la prova tangibile che Malen ad oggi appartiene all’élite dei finalizzatori mondiali. La forza dell’olandese risiede nella sua capacità di unire una velocità esplosiva a una lettura degli spazi fuori dal comune. Non è solo un finalizzatore d’area, ma un attaccante moderno, capace

SENZA WESLEY, GASPERINI SPERA DI RECUPERARE HERMOSO E SOULÉ. DYBALA AL LAVORO PER UNA CONDIZIONE MIGLIORE

(2022-23) quinti con 47 punti: in entrambi i casi, alla fine chiudemmo sesti a quota 63. Stessa cifra raggiunta anche nel 202324, quando in panchina si avvicendarono Mourinho e De Rossi: al ventisettesimo turno eravamo quinti con 47 punti. Il dato peggiore riguarda la scorsa stagione, ovviamente a causa della disastrosa prima parte: dopo 27 giornate la Roma di Ranieri - già in fase di rimonta - era ancora ottava, con 43 punti; l’ottimo finale le permise di raggiungere i 69 punti (miglior risultato dal 2018-19 in

di strappare le partite in transizione, rendendo spesso vane le marcature preventive.

Verso il Genoa

Per dimenticare la delusione per il pareggio incassato dalla Juventus nei minuti finali (Malen tra i più furiosi), Gasperini si affiderà nuovamente alla verve della punta olandese. Ma non solo. Occorre recuperare forze fresche per andare a Genova e prendere tre punti fondamentali sul cammino Champions. In assenza di Wesley (squalificato), il focus di Gasperini già dalla ripresa di questo pomeriggio sarà cercare di recuperare Hermoso, Soulé e Dybala. Il difensore si è fermato nel riscaldamento di Roma-Cremonese e ha saltato anche la sfida con la Juventus: punta a rientrare tra i convocati per Genova. Discorso più complesso per i due argentini. Dybala (ieri diventato papà della piccola Gia) è rimasto in panchina senza nemmeno riscaldarsi, segnale di una condizione ancora da ritrovare: ha una settimana piena di lavoro per tornare ad essere una seria opzione per la sua Roma. Soulé, invece, si trova a gestire i fastidi che la pubalgia genera: tra terapie e lavoro specifico, spera anche lui di aggregarsi alla truppa romanista. Gasp attende segnali da loro e si gode questo Malen: con lui si può sognare in grande, tra l’obiettivo Champions e l’Europa League. ■

Gian Piero Gasperini durante la sfida contro la Juve e, nell’altra pagina, la grinta di Gianluca Mancini dopo il gol di Malen GETTY IMAGES
L’esultanza di Donyell Malen dopo la rete siglata alla Juventus GETTY IMAGES

poi) e il quinto posto. Insomma, i numeri sono dalla nostra parte: l’importante sarà riuscire a mantenere il passo avuto finora, onorando anche l’impegno in Europa League. Gettare alle ortiche il successo con la Juve è stato un vero peccato, ma che serva quanto meno da lezione: mai dare per certo un risultato, mai abbassare la guardia. Non vale solo per le big, ma anche per il Genoa, prossimo avversario domenica: chi si ferma è perduto, bisogna ripartire immediatamente. ■

L’INCONTRO

Dalle battute fino alla tavola: Gasperini e Totti a cena insieme nel cuore di Roma

Scherzando e ridendo, Gasperini e Totti sono andati a cena per davvero. È successo ieri sera, Da “Rinaldi al Quirinale”, noto ristorante del centro, grazie al tramite di Vincent Candela, vecchio amico del mister e quasi un fratello dell’ex capitano giallorosso. Quella di Totti, di qualche giorno fa, è stata veramente solo una battuta, che faceva riferimento ad un vecchio incontro casuale in un ristorante di Bergamo. Ma in qualche modo lì è nata l’accelerazione ad un’idea che i due covavano da un po’ di tempo: l’allenatore della Roma e l’uomo che della Roma ha rappresentato la sua storia più bella insieme a cena. Inevitabile vedersi, inevitabile raccontarsi, inevitabile rapportarsi. L’organizzazione della cena è stata tenuta in gran segreto, ma certi personaggi a Roma non sanno proprio essere trasparenti, neanche quando lo richiedono. È probabile anzi che una foto che si sono scattati a tavola renda presto di dominio pubblico quello che, per ora, è stato un assaggio per pochi e non ci riferiamo ovviamente a ciò che i tre hanno mangiato ma

soprattutto a quello che insieme in futuro potranno combinare. Il ruolo di cui si sta discutendo con la Roma per Totti è un ruolo per il momento molto rappresentativo, non strettamente operativo. Ma Gasperini avrebbe in mente qualcosa in più. Qualche giorno

“RINALDI AL QUIRINALE” LA LOCATION PRESCELTA; L’AMICO IN COMUNE VINCENT CANDELA HA FATTO DA TRAMITE TRA I DUE

AUGURI Fiocco rosa in casa Dybala: è nata la figlia È finalmente arrivata la gioia tanto attesa da Paulo Dybala: la moglie Oriana Sabatini ha dato ieri alla luce una bimba. La primogenita della coppia è nata all’Ospedale Gemelli di Roma, città con la quale si rinsalda il legame della Joya. Auguri dalla redazione de Il Romanista

GRUGLIASCO NOSTRA ANCHE GASPERINI È ANDATO A MIXER

Nfa in conferenza stampa ha detto di avere anche le idee chiare su come impiegare il talento di Totti anche fuori dal rettangolo di gioco anche se poi, a precisa domanda, ha declinato la questione elegantemente, senza dare ulteriori riferimenti. Probabilmente la sua idea sarebbe quella di coinvolgere Francesco anche nelle questioni sportive, magari nella ricerca dei giocatori, dando un peso alle sue parole per la sua grande esperienza nel calcio, per il fiuto che ha sempre avuto di riconoscere a distanza i talenti più puri. La stima tra i due è piuttosto solida, anche se qualche piccola asprezza in passato, quando erano su fronti contrapposti, c’è anche stata. Ma la mediazione di Candela in questo avvicinamento è stata molto importante. Nessuno può sapere oggi quel che potrà essere il futuro della Roma. E quale ruolo potrà avere nell’organigramma Francesco Totti, ammesso che dalle parole di Ranieri di qualche tempo fa si dovesse passare anche ai fatti. Quel che è certo è che da ieri sera l’obiettivo sembra più vicino. ■ DLM

on avrei mai pensato che dopo un Roma-Juventus le parole più romaniste le avrei ascoltate da uno nato a Grugliasco. «Hanno festeggiato un pareggio, abbiamo fatto una partita straordinaria, siamo a + 4, mancano undici partite, non accetto questa depressione. Su! Forza! Animo!». Un romanista pensa e parla così. Ho sentito deliri dopo la partita, tipo “era mejo perde”, qualcuno ha bestemmiato: “Una delle nostre sconfitte peggiori”… A parte che abbiamo pareggiato, ma poi che è? A che serve? Uno sfogo? Non crediate che Gasperini non fosse amareggiato eh... Io credo che il piagnisteo generale sia l’altra identica faccia dell’entusiasmo e della presunzione che prima, e forse durante la partita aveva accompagnato Roma-Juve. Certo dal 3-1 rode a tutti, ma tutte quelle palle sulla Juve in disarmo, sulla Juve stanca, sulla Juve che ha giocato 120’ in 10 e quasi eliminato il Gala, quelle amenità sul vantaggio del riposo sono l’altra faccia del piagnisteo di oggi. Una volta Falcao prima del derby del 23 ottobre 1983 disse: “Siamo avvantaggiati perché abbiamo giocato in settimana”… Ora, capisco, la mente di Falcao non è un metro di paragone nemmeno per Einstein, però non occorre avere la sua fronte alta per capire che giocare di più, sicuramente, può affaticare, ma a livelli così alti, in cui le squadra più o meno si equivalgono, la differenza la fa la testa, il non arrendersi, il restare sul pezzo, il crederci. Chi piange oggi riproduce l’atteggiamento che ci ha fatto pareggiare. Chi piange oggi è lo stesso che imputa alla Roma di aver sbragato. Non è successo niente. Si deve lottare e lo si sarebbe dovuto fare anche a +7. Anzi, andiamo sul pesante: “Nulla è perduto”. Lo disse Viola dopo un Roma-Juve che però non pareggiammo, ma perdemmo 1-2 e quando eravamo in corsa per uno Scudetto che aspettavamo da 41 anni, non per un quarto posto che manca da 8. Ah, tanto per esagerare, in quella settimana sempre quel maestro di pensiero e di estetica che è Falcao si presentò a Rai2, a Mixer, da Minoli perché aveva avvertito chiaramente la paura e la depressione della gente romanista dopo quella sconfitta (ma lì, un po’ lo posso capire: io ero distrutto, ma avevo 10 anni). Minoli gli chiese: “La Juve ha detto che crede allo Scudetto”. Falcao rispose: “Noi ci crediamo di più”. Ora vi pare che noi siamo depressi per un pari festeggiato dalla Juve come l’Ascoli? Vi pare che ‘ste cose ce le deve dire “uno” venuto da Grugliasco? Evidentemente sì. D’altronde ho sentito dire che l’Europa era finita dopo il ko col Lille e la stagione compromessa dopo il primo ko col Toro (invece, paradossalmente, s’è detto pure poco dopo l’eliminazione in Coppa Italia).A Genova sarà tostissima pure senza tifosi. Che facciamo? Ci mettiamo a pensare alla vita prima di Boga? Animo! Animo! L’animadeli… (nostra o vostra?). ■

Francesco Totti allo Stadio Olimpico GETTY

Dentro le partite giallorosse

Nel dettaglio

Roma, domenica 1 marzo 2026

27ª giornata del campionato di Serie A

Roma Juventus

3 gol 3 1,65 x-gol 1,36

47% possesso palla 53%

3 occasioni da gol 1

3 assist 1

4 calci d’angolo 1

53 palle recuperate 57

7 falli commessi 12

2 fuorigioco 0

2 parate 2

0 rigori 0

1 ammonizioni 0

0 doppie ammonizioni 0

0 espulsioni 0

120 distanza percorsa (km) 121

375 passaggi riusciti 414

84% precisione passaggi 83%

9 passaggi chiave 12

11 tiri totali 13

5 tiri in porta 5

4 tiri fuori 6

13 tiri respinti 11

0 pali 0

11 tiri in area 5

0 tiri da fuori area 8

20 cross totali 15

3 cross riusciti 4

5 dribbling 7 Tempo di gioco

Totale 95’ 03”

Effettivo 55’ 41”

L’ANALISI DI ROMA-JUVENTUS

BRAVI GASP E SPALLETTI

TRA INTUIZIONI ED ERRORI

Comunque applausi È stata una partita a scacchi, una mossa dopo l’altra E alla fine è stato giusto il pareggio anche se lascia a noi l’amaro in bocca

Daniele Lo Monaco daniele.lomonaco@ilromanista.eu

Dal punto di vista tattico Roma-Juventus è stata una partita bellissima e nessun risultato conquistato o perduto può togliere qualcosa a questo giudizio. Quando si segnano tre gol ad una diretta concorrente si è sempre fatto qualcosa di speciale sotto il profilo offensivo, quando se ne subiscono altrettanti c’è sempre qualcosa da trovare che non ha funzionato nella fase di non possesso o nelle palle inattive. Ma se vogliamo estendere le nostre riflessioni ad un principio calcistico di base, non possiamo che elogiare Gasperini e Spalletti per la battaglia che hanno ingaggiato a viso aperto e per ciò che stanno proponendo le loro squadre.

Le cinque fasi della partita

La partita ha vissuto 5 diverse fasi: una prima cosiddetta di studio in cui c’è stato un sostanziale equilibrio; un’altra, la parte centrale del primo tempo, in cui la Juventus è sembrata prevalere dal punto di vista tattico per qualche difficoltà - che poi esploreremo - che stava affrontando la Roma; poi c’è stata una fase intermedia con due reti, la prima di Wesley a fine primo tempo, la seconda di Conceicao a inizio della ripresa, reti belle quanto estemporanee; e quando sembrava che il pareggio potesse consentire alla Juventus di prendere l’abbrivio per il sorpasso è arrivata invece netta l’affermazione della Roma che ha dato l’impressione di averne di più dal punto di vista fisico, ma pure tecnico (soprattutto in attacco), e anche tattico, con la difesa della Juventus che sbandava paurosamente anche dopo il 3-1; e qui è arrivata invece l’ultima fase della gara, quella in cui a qualcuno tra i giallorossi sono tremate le gambe e quella dei cuori forti juventini che hanno consentito ai bianconeri di tenere quantomeno aperta la questione della qualificazione alla Champions League.

La partita a scacchi Decifrare ciò che gli allenatori avevano in testa indubbiamente non è stato facile, soprattutto all’inizio. I sistemi di gioco cambiavano in continuazione, a seconda della posizione della palla e di chi ne deteneva il possesso.

La Juventus è scesa in campo con tre difensori, ma impostava a quattro e, rispetto alle posizioni di partenza, allargava e allungava alcuni suoi giocatori fuori contesto, dando l’impressione davvero di avere una forma diversa. E basti leggere i tabellini dei giornali ieri mattina per averne conferma: la Juventus è stata ricostruita con il 4231, il 3421, il 343. Hanno tutti ragione: è stata quello e anche altro.

La Roma ha risposto con il meccanismo delle marcature individuali che mai come questa volta sembravano progettate a scalare, con un riferimento iniziale che poteva però cambiare a seconda del momento, della posizione e del tipo di pressione che si stava facendo. Chiara la scelta di Gasperini di “battezzare” uno dei tre centrali della Juventus, in questo

NEI RESOCONTI

DEL GIORNO

DOPO, LA JUVE È STATA

REGISTRATA

CON IL 343, CON IL 4231 E IL 3421

caso Kalulu, di poter portare il pallone con un po’ più di libertà rispetto ad altri: dalla sua parte teoricamente sarebbe toccato a Pisilli l’onere della prima marcatura, ma il polivalente centrocampista giallorosso (forse il giocatore più prezioso dal punto di vista tattico della sfida) aveva anche il compito di non lasciare da solo Celik con Conceicao e di assorbire qualche movimento interno di McKennie che magari Wesley avrebbe potuto non seguire. Questo ha portato in alcune situazioni, soprattutto nella parte centrale del primo tempo, la Roma ad arrivare in leggero ritardo rispetto al solito sulle marcature avversarie e a concedere quei metri che la Juventus non ha neanche saputo sfruttare, sbagliando delle scelte di rifinitura e delle conclusioni anche con i suoi uomini più rinomati, sbagli che hanno consentito alla gara di restare in equilibrio per gran parte del tempo. Gasperini aveva scelto di non sfidare il velocissimo Conceicao con Ghilardi, aveva preferito Celik da quella parte e rilanciare Rensch. Per far giocare Pisilli in quella posizione polivalente ha poi spostato Pellegrini sul centrodestra, zona di campo non frequentata dall’ex capitano giallorosso, ma la sua prestazione è stata comunque di buon livello, soprattutto per l’intelligenza tattica e la pulizia tecnica delle sue giocate. Il gol è stato un po’ il trionfo che ha accompagnato Gasperini nell’approccio a questa gara, con Pisilli che ha vinto un contrasto offensivo con Kalulu e ha assecondato la perfetta sovrapposizione esterna di Wesley che poi, ri-

Nelle posizioni medie in fase di possesso palla delle due squadre si possono cogliere alcuni dettagli. Intanto lo schieramento di gioco: la Roma è rimasta più o meno su una sorta di 352, con Pellegrini (7) che si è diviso tra il lavoro della seconda punta/trequartista in appoggio a Malen (14), con Rensch (2) e Wesley (43) sulle fasce, Cristante (4) che ha mantenuto un presidio centrale con Koné centrodestra e Pisilli centrosinistra e i tre centrali Mancini, Ndicka e Celik (poi spostato per 15 minuti da esterno al posto di Rensch, dopo l’ingresso di Ghlardi). La Juventus, invece, ha assunto varie forme, tra il 4231 e il 343, con McKennie (22) scheggia impazzita impegnato in diversi ruoli e con diverse funzioni. Thuram (19) si è diviso tra centro e sinistra

entrando sul destro, ha segnato il suo capolavoro con un tiro a giro perfettamente indirizzato. Nel gol realizzato dalla Juventus ad inizio ripresa c’è una prima valutazione da fare e che ci porta a mettere sullo stesso piano anche il giudizio sull’ultimo gol, quello del 3-3, e riguarda la posizione assunta dai giocatori della Roma sulle punizioni laterali degli avversari. Come non sfuggirà agli appassionati più attenti, è assai frequente vedere le difese schierarsi su quel tipo di punizione con tutti gli uomini al limite dell’area, o su una linea immaginaria comunque vicina a quella di gesso, e confidare poi sulla velocità della manovra di rientro che tiene comunque in fuorigioco gli avversari che dovessero eventualmente muoversi in anticipo. In queste due punizioni Gasperini ha effettuato una scelta differente, tenendo i suoi uomini a gravitare intorno alla zona del dischetto con un dispositivo “a fortino”, con qualche marcatura individuale e una densità che in quei casi impedisce per esempio al portiere di uscire con agilità. La scelta evidentemente non ha pagato e non ci stupiremmo se nelle prossime occasioni Gasperini cambiasse qualche cosa.

Quelle marcature perse

Le due reti della Roma del secondo tempo ci portano invece ad ammirare le qualità balistiche di Pellegrini e di smarcamento di Ndicka (colpevolmente perso da Cambiaso) nell’azione del 2-1 e soprattutto la straordinaria capacità di attaccare gli spazi (senza peraltro andare in fuorigioco) di Malen: perfetta la verticale con cui Koné ha assecondato il suo movimento, strepitosa l’esecuzione sia per la serenità con cui ha difeso quel pallone sotto la pressione di Kelly, sia per il tocco tecnico a scavalcare Perin. L’ultima rete, infine, quella del 3-2 della Juventus, scopre una delle magagne che ogni tanto tornano fuori nello schieramento difensivo di Gasperini, quando capita che un’azione si sviluppi troppo a lungo e qualche riferimento tra i giocatori venga perso. Così è successo che al momento del cross di Koopmeiners Celik si sia ritrovato da solo a marcare due uomini, Yildiz a cui ha conteso il pallone sul cross, e Boga che invece è andato a raccoglierlo calciando al volo da posizione ravvicinata e segnando il gol del 3-2. Gasperini in panchina a caldo ha chiesto dove fosse finito Mancini, ma Gianluca si era attaccato a McKennie nella sua proiezione offensiva precedente e ha continuato a marcarlo mentre Pisilli ha seguito l’inserimento di Cambiaso e Ndicka si è avvicinato allo stesso McKennie, preoccupato per l’inserimento in area alle spalle del compagno di squadra. Questo ha determinato un’incertezza che la Roma ha pagato caramente. Si può poi obiettare sull’ingenuità di El Aynaoui, protagonista della coppa d’Africa, ma non ancora nella Roma, che ha sicuramente concesso una punizione di troppo in occasione del gol del pareggio della Juve e soprattutto non ha sfruttato come la circostanza avrebbe richiesto uno smarcamento di Malen a pochi minuti alla fine. ■

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equilibrata e ogni giocatore sembra avere un avversario da marcare 6 Mancini è stato portato fuori zona da McKennie, Pisilli prima segue poi molla Yildiz, Ndicka da un’occhiata a Cambiaso, ma è preoccupato e guarda dietro
3 Sfortunatamente per la Roma, la palla respinta da Cristante nel contrasto con McKennie finisce proprio in quella zona vuota,
Ndicka va incontro all’avversario ma commette l’errore di girarsi sul tiro 7 Questo

NOTTE IN BIANCONERO

Roma-Juventus in Tevere La frustrazione per il risultato: dalle stelle alle stalle in un soffio

Ma anche la consapevolezza che stare a +4 su Spalletti e “rosicare” significa essere forti

«Quando le cose devono andare male, lo capisci subito». Così mi diceva un mio amico, al telefono, appena finita la partita del Napoli. Perché la rimonta del Como, da un lato, ed il gol di Lukaku, dall’altro, ci avevano fato capire, già da sabato, che il rischio che fosse, per noi, una giornata a somma zero, c’era tutto. La mia risposta («Aspettiamo e vediamo cosa fanno Milan ed Atalanta») non ridava speranza. Perché la risposta era tranchant: «Il Milan, magari al ’98, ma vince; l’Atalanta è fuori dai giochi». Quando, quindi, mi approssimavo all’Olimpico, rimanevo sorpreso dal fatto che, nei vari commenti che mi arrivavano sulle innumerevoli chat colme di passione e tifo, il problema sembrava essere tutto legato alla scelta di Gasperini di Rensch al posto o insieme a Celik («Ma te pare!? Celik è una garanzia: non lo puoi togliere proprio stasera!»). Oltre a questo, si dibatteva di poco altro, dandosi quasi per scontato che «sò stanchi: guarda tu l’Atalanta». E questa certezza diveniva via via più granitica una volta arrivato ai tornelli, in cui le voci erano tutte per una Roma atleticamente superiore rispetto ad una Juventus provata dai deludenti, per loro, 120 minuti e più della partita di Champions («Arrivati a metà secondo tempo,

crollano»). Prendevo, però, posto accompagnato da più di una perplessità, fosse solo perché, nelle innumerevoli partite giocate contro la Juventus, io non ricordavo di averla mai vista tirare i remi in barca. Di contro, l’idea di una Roma così dominante al punto di chiudere la partita con una qualche facilità strideva con quanto sin qui visto, quest’anno, contro le prime. Ma tant’è. Mi dicevo, quindi, tra me e me, che magari veramente il problema che avrebbe potuto occuparci fosse se Rensch valesse Celik e non se questa Roma potesse, finalmente, battere la Juventus e mettersi, comoda comoda, a sette punti. Si iniziava e, a poco a poco, tante certezze venivano meno mentre tante, di nuove, venivano a prendere forma. Si partiva dalla constatazione che Cristante, spostato quindici metri avanti, sbagliava tutto quello che c’era da sbagliare («Ma che gli ha

preso!?»), al punto da costringere Mancini a chiedere alla Tevere di applaudire per rincuorarlo. Si proseguiva con le invettive contro Pellegrini («E come te sbaji …), colpevole di avere mandato un tap in verso le ultime file della Curva Nord, dopo che Pisilli aveva fatto tutto bene («Gliela stava pè mette sur paletto …»).

Si finiva con dei peana proprio per lo stesso Pisilli, che sembrava avesse il dono dell’ubiquità, perché era un attimo che lo vedevi marcare McKennie per poi ritrovarlo, non sai come, spostato venti metri più in là a raddoppiare su Conceicao, per poi, ancora, rubare palla e partire in impostazione («Se Gattuso va al Mondiale, lo devo portare: questo vale Tardelli»). E poi c’era Koné, che evidenziava uno strapotere fisico e tecnico che lasciava davvero senza parole, soprattutto per un’azione con cui, palla al piede, par-

tiva da centrocampo e, andando a cercarsi gli avversari da smarcare, arrivava fino alla loro area («Bellissimo: pè fa ’n’azione così devi esse proprio tanto coatto!»). Ma qualche scricchiolio, qui e lì, si sentiva. Alla Tevere, difatti, non passava inosservato che «questi rubano palla e ripartono a mille all’ora», che «se la passano benissimo», e che, una volta arrivati al limite della nostra aerea, «cercano la porta pure da trenta metri». La conclusione, a quel punto, è che quella storia che ci eravamo raccontati, di una Juventus in disarmo fisico e piscologico, probabilmente poggiava su troppe presunzioni e poche certezze. Poi, però, Wesley faceva una di quelle cose che faceva Angelino l’hanno scorso («Quanto me manca…»), ed improvvisamente i seggiolini, più che esultare, respiravano. Perché averla messa in discesa alla fine del primo tempo, con il secondo che ci avevano raccontato che questi sarebbero crollati, faceva pregustare a tutti i tre punti per noi ed il baratro dei sette per loro. Nell’intervallo, difatti, era tutto un «ce semo», «manca poco», «basta gestirla con tranquillità». Ma eravamo talmente tanto tranquilli che Conceicao faceva un tiro meraviglioso («Un bel gò, va detto»), ma calciando comodo comodo, senza nessuno intorno. In quel momento, la preoccupazione avvolgeva tutti. Perché tutti erano convinti che quel pareggio gli avesse dato fiducia e l’avesse tolta a noi. A noi, che ci eravamo

raccontati che questi avrebbero dovuto essere stanchi come l’Atalanta ma, a differenza, pure delusi. Però tutti i dubbi svanivano grazie a Ndicka, Koné e Malen («Quanto abbiamo dovuto aspettare un giocatore così? Quanto?»). Ma mentre i seggiolini iniziavano a pensare a Genova, al Bologna, all’avversario nostro che adesso è solo il Como, mi si parava davanti la voce del mio amico che, al telefono, sabato sera mi aveva pronosticato che i guai arrivano da lontano. Perché quando fai due falli inutili, quando hai la fortuna di avere un calcio d’angolo a favore al primo dei quattro minuti di recupero, e la palla non la incolli a quella bandierina, come avrebbe fatto Lui, portandosela a casa con il risultato, ti meriti «di prendere un gol che era scritto», con «l’omo da solo a un metro dal portiere». Te lo meriti. E adesso «i punti sono quattro, e solo tre sul Como», e «domenica a Torino ci va il Pisa», non proprio il Real Madrid. E quella voce dal nulla che, sulle scale della Tevere, ci ricordava, bontà sua, che «se siamo tristi per un pareggio e perché abbiamo lasciato la Juventus a quattro punti, vuole dire che siamo forti», aiutava la ragione, ma non scaldava il cuore. Perché questa partita avevamo bisogno di vincerla. Mentre non avevamo proprio bisogno di passare, dopo Milan e Napoli, un’altra notte in bianco. A contare, nel disperato tentativo di prendere sonno, i punti che sarebbero stati, e che non sono più. ■

Federico Vecchio
Donyell Malen esulta sotto la Tevere dopo il gol del provvisorio 3-1 sulla Juventus domenica sera MANCINI. In basso la delusione di Manu Koné dopo il fischio finale GETTY IMAGES

TEGOLA BALDANZI

IPOTESI STIRAMENTO

Verso la Roma Altro stop per Tommaso. Dubbio Norton-Cuffy

Iacopo Mirabella iacopo.mirabella@ilromanista.eu

Il conto alla rovescia per la sfida di domenica tra Roma e Genoa è iniziato. Il Ferraris è pronto a colorarsi interamente di rossoblù (il settore ospiti rimarrà chiuso per il divieto di trasferte ai tifosi giallorossi) e i sostenitori del Grifone scaldano la voce per cercare di essere il dodicesimo uomo in campo, come chiesto da Daniele De Rossi fin dal suo primo giorno da allenatore del Genoa. Per Ddr non sarà una partita come le altre, così come anche per Gasp... un vero e proprio tuffo nel passato per entrambi gli allenatori.

La Roma di Gasperini ha bisogno di rialzare la testa dopo il pari per 3-3 contro la Juventus, risultato che lascia l’amaro in bocca dopo aver subito il gol del pari al 93esimo. Anche i rossoblù

andranno alla ricerca di una vittoria importante in chiave classifica dopo il passo falso di San Siro contro l’Inter (vittoria per 2-0 dei nerazzurri di Chivu). Attualmente il Genoa si trova a +3 sulla zona retrocessione e ogni partita può essere fondamentale per conquistare la salvezza.

Tra dubbi e infortuni

In questi giorni verranno valutate attentamente le condizioni fisiche di Norton-Cuffy. L’inglese è uno dei protagonisti del Genoa di De Rossi ma la sua presenza

PROBLEMA AL FLESSORE PER L’ESTERNO INGLESE. SULLA TREQUARTI SI CANDIDA MESSIAS. COLOMBO SARÀ LA PUNTA

SERIE A Italiano vince contro il Pisa ma perde Vitik e Joao Mario

Lorenzo Paielli lorenzo.paielli@ilromanista.eu

Atteggiamento giusto, ma non basta. Il Pisa perde anche in casa contro il Bologna e, insieme al Verona, si avvicina sempre di più alla retrocessione in Serie B. I prossimi avversari europei della Roma vincono all’ultimo minuto contro la squadra di Hiljemark, grazie a un gran gol di Odgaard. L’attaccante raccoglie l’assist di Freuler e, dalla distanza, lascia partire un mancino potente che si insacca sotto l’incrocio dei pali. Italiano perde Vitik nel corso del primo tempo: al 7’ il centrale rossoblù subisce una forte pallonata in volto e, almeno inizialmente, prova a rimanere in campo. Tuttavia, l’ex Sparta Praga si arrende al 21’ chiedendo il cambio. In realtà, i problemi riguardano il ginocchio e si estendono anche a Joao Mario, come confermato proprio dallo stesso Italiano nel post

FORTE CONTUSIONE AL GINOCCHIO PER I DUE CALCIATORI ROSSOBLÙ.

L’UDINESE DOMINA IN CASA CONTRO LA FIORENTINA

contro la Roma è in dubbio. Nella partita contro il Torino del 22 febbraio ha accusato un fastidio al flessore della coscia destra, problema che lo ha costretto a chiedere il cambio e a dare forfait nel turno precedente contro l’Inter. Occhio a un’altra possibile e importante assenza in casa dei rossoblù: ennesimo stop per Tommaso Baldanzi. Per l’attaccante in prestito dalla Roma si teme uno stiramento muscolare. De Rossi è pronto a riproporre il consueto 3-4-2-1 con Bilow tra i pali. Marcandalli, Ostigard e Vasquez a comporre il terzetto difensivo. Ellertson e Martin agiranno sulle corsie esterne nella linea a 4 di centrocampo mentre in mediana ci saranno Frendrup e Malinovskyi. Accanto a Vitinha si candida dunque Junior Messias alle spalle di Colombo, pronto ad essere l’unica punta di riferimento. ■

Addio a Fratel Ambrogio Annoni

Se n’è andato il 27 febbraio Fratel Ambrogio Annoni e ieri nella Chiesa Traspontina gli è stato dato l’ultimo saluto. Fratel Andrea che ha celebrato la funzione ha ricordato la sua raccomandazione: “La predica breve” ... C’è stato dunque il tempo per ricordare la sua storia di insegnante al Pio IX dove: “Sembrava uscire dalle colonne ... E arrivava dovunque c’era chi avesse bisogno”. Se n’è andato a 85 anni Ambrogio e ci sarebbero voluti anni per raccontarlo. E non c’è stato il tempo per ricordare che a metà degli anni 60 quando era arrivato a Roma nell’ordine dei Fratelli della Misericordia gli era stato assegnato il compito di assistere Fratel Porfirio padre e nume tutelare della Fortitudo e di Attilio Ferraris IV. E di Porfirio Ambrogio continuò l’opera alla guida della Fortitudo eternandone la memoria e divenendo il custode di aneddoti straordinari. A un genitore del Pio IX che chiedeva cosa insegnasse Ambrogio una mamma ha risposto: “Insegnava a vivere”. Ciao Ambrogio.

partita: «Joao Mario ha subito una forte contusione al ginocchio, così come Vitik». Condizioni da valutare, dunque, per la prossima sfida contro il Verona in campionato in programma l’8 marzo, con un occhio anche alla gara contro la Roma solo 4 giorni più tardi. A chiudere la 27ª giornata di Serie A è la sconfitta della Fiorentina in casa dell’Udinese. Al Bluenergy Stadium i bianconeri dominano (3-0), decidono le reti di Kabasele, Davis e Buksa. La Viola resta al terzultimo posto condiviso con Lecce e Cremonese a 24 punti. ■

14 reti: Lautaro Martinez (Inter)

9 reti: Hojlund (Napoli), Douvikas e Nico Paz (Como)

8 reti: Pulisic e Leao (Milan), Yildiz (Juventus), Calhanoglu (Inter), Kean (Fiorentina)

7 reti: Di Marco e Thuram (Inter), Berardi (Sassuolo), Orsolini (Bologna)

6 reti: Soulé e Malen (Roma)

4 reti: Wesley (Roma)

3 reti: Pellegrini, Ferguson e Dovbyk (Roma)

2 reti: Cristante, Koné, Ndicka e Dybala (Roma)

1 rete: Celik, Hermoso, e Pisilli (Roma)

Genoa-Roma

Roma-Atalanta

Roma-Lazio

Tommaso Baldanzi in campo con la maglia del Genoa al Ferraris GETTY IMAGES
Vincenzo Italiano in panchina a Pisa GETTY

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