Per informazioni: www.ilpontecodroipo.it info@ilpontecodroipo.it
Autorizzazione del Tribunale di Udine N. 336 del 03/06/1974
Copertina: foto di “Il Ponte”
Stampa: Tipografia Menini Spilimbergo (PN)
“Il Ponte” è inviato alle famiglie dei Comuni di: Codroipo, Basiliano Bertiolo, Camino al Tagliamento, Flaibano, Lestizza, Mereto di Tomba, Rivignano Teor, Sedegliano, Talmassons, Varmo e a chi ne fa richiesta.
La collaborazione è aperta a tutti. “Il Ponte” si riserva in ogni caso il diritto di rifiutare o modificare qualsiasi scritto o inserzione. Manoscritti e foto, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Per la pubblicazione di annunci, anniversari e ricorrenze, si prega di contattare la Redazione.
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LA RIVISTA TORNA, COSÌ COME le BUONE ABITUDINI
La pubblicazione cartacea da marzo è tornata a nuova vita.
Cari amici e lettori, ecco di nuovo la rivista nelle vostre case. Una richiesta partita da voi e condivisa dalla nostra linea editoriale. Il nostro progetto nasce dalla volontà di non escludere una parte significativa della popolazione che, per età, abitudine o scelta personale, non utilizza i canali digitali come principale fonte informativa. Si propone quindi come strumento di inclusione, prossimità e coesione sociale, capace di garantire un accesso equo e continuativo all’informazione locale.
La scelta di investire nella versione cartacea non rappresenta un ritorno al passato, ma una strategia editoriale integrata: la testata opera quotidianamente online, mentre l’edizione cartacea svolge una funzione complementare, più riflessiva e approfondita, capace di stimolare memoria, consapevolezza e partecipazione civica, in particolare nella grande fascia di popolazione adulta e anziana, che costituisce una risorsa fondamentale in termini di esperienza, radicamento e trasmissione delle tradizioni.
Non dimenticate che la rivista ha bisogno del sostegno di tutti per affrontare i costi di stampa e di distribuzione. Ognuno può contribuire, ed è veramente facile fare una donazione! Basta un semplice bonifico i cui dati troverete anche sulla sinistra o con carta di credito inquadrando il QR code sotto. Vi assicurerete l’arrivo a casa di ogni numero della rivista, programmata per quest’anno in 4 uscite: marzo, giugno-luglio, settembre-ottobre, dicembre. La storia consolidata de “Il Ponte” nato oltre 50 anni fa, rappresenta un patrimonio culturale importante e un punto di orgoglio per tutta la Comunità.
A tutti voi una buona lettura e gli auguri di una serena Pasqua!
Il direttore, Paolo Di Biase
Torrefazione: via Mangiarotti, 24 - Codroipo
Negozio: via Candotti, 159 - Codroipo
DISTRETTO SANITARIO
DI CODROIPO
Centralino e informazioni: 0432 191 0111
Prenotazione prestazioni sanitarie: numero unico call center salute e sociale: 848 448 884 o 0434 223 522 da lunedì a venerdì 7.30/18.00 sabato 8.00/12.00
Vaccinazioni: le prestazioni vengono erogate esclusivamente su appuntamento negli ambulatori vaccinazioni, contattando il call-center al numero 0432 909 180, nei seguenti orari: - lunedì, martedì e mercoledì: 12.00/13.00 e-mail: vaccinazioni.codroipo@asufc.sanita.fvg.it
Centro Salute Mentale: telefono 0432 909 190 da lunedì a venerdì 8.00/18.00 sabato 8.00/14.00
Numero unico emergenze: 112
FARMACIE DI TURNO
20 - 26 marzo
FLAIBANO - TALMASSONS
27 marzo - 2 aprile
CODROIPO (Toso)
3 - 9 aprile
BERTIOLO (3 - 5 aprile)
CAMINO (6 - 9 aprile)
CODROIPO (Cannistraro turno diurno)
10 - 16 aprile
CODROIPO (Mummolo)
17 - 23 aprile
BASILIANO
BERTIOLO (20 - 23 aprile)
CAMINO (17 - 19 aprile)
CODROIPO (Mummolo turno diurno)
24 - 30 aprile
CODROIPO (Forgiarini)
MERETO DI TOMBA
Verifica eventuali modifiche alle farmacie di turno inquadrando il QR code
CONTINUITÀ ASSISTENZIALE (ex Guardia Medica)
Il medico di famiglia è in servizio dalle 8.00 alle 20.00 da lunedì a venerdì e dalle 8.00 alle 10.00 del sabato.
Il servizio di guardia medica notturna feriale inizia alle ore 20.00 e termina alle 8.00 del giorno seguente.
Il servizio prefestivo comincia alle ore 10.00 del sabato e dei giorni prefestivi, e termina alle ore 20.00.
Il servizio festivo è attivo dalle 20.00 del giorno precedente, per l’intera giornata, fino alle 8,00 del giorno feriale.
Il servizio di guardia medica per i comuni di Codroipo, Bertiolo, Camino, Sedegliano e Varmo ha il proprio recapito al polo sanitario di Codroipo nella nuova sede di Viale Veneto, 33. Prima di recarvisi è consigliato telefonare allo 0432 909 102 o 0432 191 0102. Per i comuni di Basiliano, Lestizza, Mereto di Tomba, e Talmassons, a Mortegliano (telefono 0432 816 246). Per il comune di Rivignano all’ospedale
civile di Latisana (telefono 0431 529 200 o 335 534 7475). Per Flaibano all’ospedale civile di San Daniele del Friuli (telefono 0432 941 773 o 329 231 2134).
GUARDIA FARMACEUTICA
Il turno di Guardia Farmaceutica funziona dalle 8.30 del venerdì alle 8.30 del venerdì successivo.
Le farmacie di turno rispondono a chiamata e con ricetta medica urgente dopo l’orario di chiusura e nei festivi.
Durante la chiusura va corrisposto il diritto di chiamata da euro 7,50 nelle zone urbane (come Codroipo) a euro 10,00 nelle zone rurali.
EMERGENZE VETERINARIE
Numero unico emergenze: 112
IL PONTE TRA LA GENTE
Il Ponte è ora disponibile nell’EDICOLA DA MAURIZIO in Viale Francesco Duodo a Codroipo. Se non hai ricevuto una copia de “Il Ponte”, la troverai lì fino ad esaurimento.
CI SARÀ ANCHE UNA CASSETTA PER LE DONAZIONI, perché la nostra Associazione vive del sostegno di tutti. Potrai, inoltre, inserire un biglietto con il tuo recapito, e dalla prossima edizione la rivista ti arriverà direttamente a casa.
Edicola da Maurizio
Viale Francesco Duodo, 5 - Codroipo
L’ente Solidal&voluzione O.D.V., iscritto nel Registro Unico Nazionale per il Terzo Settore (RUNTS), cerca nuovi volontari.
Ogni mattina, a partire dalle 7.30, davanti alle scuole del territorio, c’è bisogno di presenza, attenzione e responsabilità. Solidal&voluzione O.D.V. opera da decenni con spirito di servizio e senso civico, mettendo al centro la tutela dei più fragili: bambini, anziani e famiglie.
Le richieste di collaborazione sono cresciute negli ultimi anni e sempre più spesso siamo chiamati ad affiancare la Polizia Locale e le Amministrazioni comunali per garantire sicurezza durante attività scolastiche, eventi pubblici e manifestazioni.
Stiamo sviluppando nuove progettualità per rafforzare la presenza civica dei nostri volontari a protezione della comunità. Per questo desideriamo coinvolgere nuove persone disponibili a condividere questo percorso.
ATTIVITÀ PRINCIPALI:
- Vigilanza e preaccoglienza scolastica scuole di Varmo
- Vigilanza viaria scuole di Codroipo
- Scorta viaria e supporto alla sicurezza della circolazione durante processioni, commemorazioni ed eventi pubblici, in collaborazione con le autorità competenti.
- Servizi di antincendio, gestione emergenze e primo soccorso durante le manifestazioni sportive, culturali e ricreative.
FORMAZIONE
CON RILASCIO DI ATTESTATI:
- Corsi di antincendio, gestione delle emergenze e primo soccorso.
- Abilitazione all’uso del Defibrillatore (DAE).
- Corsi specifici sulla sicurezza viaria organizzati dal Comando della Polizia Locale di Codroipo.
Non servono esperienze particolari: conta la disponibilità a dedicare parte del proprio tempo al bene comune. La sicurezza non è solo un compito istituzionale: è una responsabilità condivisa. Ogni nuova adesione rafforza l’intera comunità. Se credi che il bene comune meriti presenza e responsabilità, unisciti a noi. Il tuo contributo può fare la differenza.
Per info scrivi a solidalevoluzione@gmail. com o chiama il 347 4107224.
Claudio
Pezone Presidente, Ente Solidal&voluzione O.D.V.
CERCASI VOLONTARI
C’è un posto nella tua comunità che aspetta anche te.
Rivis al Tagliamento frazione di Sedegliano (Ud) Sagra delle Rane
www.sagradellerane.it - seguici su
Vi proponiamo: rane, calamari, spiedini di gambero, pollo allo spiedo, patate fritte, fagioli con cipolla, formaggio, frico, gnocchi burro e salvia, gnocchi al ragù, cotoletta alla milanese, hamburger, ottimo vino, bibite e birra alla spina. I festeggiamenti si svolgeranno come di consueto lungo la sponda del Tagliamento. Vi aspetta una interessante pesca di beneficenza enogastronomica.
Tutti i giorni di Sagra, alle ore 18,00 visita guidata alle bellezze del territorio: la Chiesa del sec. XVI di San Girolamo e il Vecchio Mulino.
Il Friuli-Venezia Giulia conferma il proprio ruolo di riferimento nazionale nella protezione degli animali d’affezione, proseguendo un percorso iniziato con la storica abolizione della soppressione dei cani non reclamati nel 1990. La nuova normativa, infatti, non prevede solamente l’obbligo di identificazione e la sterilizzazione se il gatto esce, ma determina e vieta comportamenti a tutela del benessere animale, in questo caso dei gatti.
Custodia
Al fine di contenere l’incremento del randagismo felino e l’abbandono di cucciolate indesiderate, a partire dal 1° luglio 2026, ai sensi dell’art. 27 ter della L.R. 20/2012, tutti i gatti circolanti sul territorio devono essere sterilizzati, pena sanzione (da 150 a 900 euro).
Tutti i gatti a partire dal 1° luglio 2026, devono essere identificati tramite microchip, ed iscritti nell’apposita Banca dati Regionale SINAC, ai sensi dell’art. 27 bis della L.R.20/2012 (sanzioni da 150 a 900 euro).
Tutela e benessere animale
I gatti non devono essere tenuti in terrazze o balconi senza possibilità di accesso all’interno dell’abitazione, ovvero in rimesse o cantine e non devono essere segregati, sia all’interno che all’esterno dell’abitazione in modo continuativo in trasportini e/o contenitori di vario genere come ad esempio gabbie o in condizioni che ne determinino sofferenza e maltrattamento.
È vietata la limitazione del movimento dei gatti mediante detenzione a catena, qualsiasi tipo di corda, filo di ferro e quant’altro possa mantenere legato il soggetto felino.
Qualora il detentore, o identificato tale, alimenti alcuni felini soliti vivere in libertà, anche per più generazioni, accogliendoli talvolta in casa o quant’altro, se non li riconosce come propri deve attivare la procedura di riconoscimento di colonia felina facendone segnalazione alla Polizia Municipale del Comune di riferimento.
I gatti che vivono buona parte della giornata all’esterno dell’abitazione devono potervi accedere almeno nelle ore notturne, durante condizioni meteorologiche avverse ed ogni qualvolta l’animale presenti sintomi di malattia o malessere.
Va assicurata la quotidiana pulizia della lettiera. Anche nel caso in cui l’animale possa accedere all’esterno dell’abitazione, o vi passi il maggior tempo della giornata, va assicurata la presenza di una lettiera pulita nelle immediate pertinenze dell’abitazione.
Nel caso di più gatti detenuti in ambiente domestico agli stessi deve essere comunque garantita una superficie minima di movimento di mq 2 per ciascun gatto.
a cura di Roberta Nastati, medico veterinario
NUOVI OBBLIGHI per i DETENTORI di GATTI
Inoculo del microchip, iscrizione all’anagrafe felina regionale e sterilizzazione per i gatti circolanti.
Cure sanitarie
Il detentore assicura la necessaria prevenzione dalle malattie, provvedendo a consultare un medico veterinario per eventuali profilassi vaccinale contro le principali malattie infettive della specie, ed effettuando adeguati trattamenti antiparassitari periodici, nonché ogni profilassi sanitaria a prevenzione dalle principali malattie infettive/ parassitarie.
Il detentore, ogni qualvolta lo stato di salute dell’animale lo necessiti o si ravvisino atteggiamenti o funzioni diverse dal normale, deve consultare un medico veterinario.
Trasporto
Ai sensi del regolamento CE 1/2005 e del decreto legislativo 151/2007, il trasportatore dell’animale deve adottare le seguenti misure:
- prevedere frequenti interruzioni del viaggio al fine di prevenire che l’animale trasportato presenti segni di stress, per garantirne il riposo, l’alimentazione e la sgambatura;
- trasportare gli animali in condizioni e con i mezzi tali da non procurare loro sofferenza, ferite o danni fisici utilizzando contenitori idonei, o contenimento mediante apposite cinghie di aggancio per cinture di sicurezza, o in spazi divisi dall’abitacolo tramite apposite reti, in modo da garantire la massima sicurezza;
- trasportare o porre animali nel baule dell’autovettura, anche se ferma, solo se questo è un tutt’uno con l’abitacolo;
- provvedere che l’animale trasportato non abbia la possibilità di oltrepassare con la testa la sagoma dell’automezzo, al fine di evitare danni a terzi o a se stesso;
- adottare tutte le misure necessarie a prevenire ed a evitare pericoli e/o danni per tutti gli occupanti del veicolo od a terzi, ferme restando le norme previste dal Nuovo Codice della Strada.
Gli animali non devono essere mai lasciati chiusi in veicoli e/o rimorchi senza un’adeguata aerazione in condizioni climatiche non idonee.
Cosa fare entro il 1° luglio?
Chi: tutti i gatti residenti in FVG, con inserimento da effettuare entro 60 giorni dalla nascita o 10 giorni dall’acquisto/adozione o prima della cessione, anche se gratuita.
Dove: in Azienda sanitaria o dal veterinario convenzionato che procederà con l’iscrizione del detentore e del gatto all’anagrafe felina regionale.
Come: l’inserimento del microchip è una procedura sottocutanea, rapida e indolore, eseguita da veterinari abilitati.
Costi: l’inoculazione e la registrazione tramite l’azienda sanitaria regionale ha un costo di 25,00 euro in Azienda sanitaria, qualcosina in più in strutture veterinarie private.
Sterilizzazione: obbligatoria dal 1° luglio 2026 per i gatti circolanti sul territorio.
Agevolazioni
La Regione FVG ha stanziato 220.000 euro per l’inserimento gratuito del microchip e per la sterilizzazione nei gatti domestici lasciati liberi di circolare, con priorità ai nuclei familiari con attestazione ISEE non superiore ai 30.000 euro, presso i veterinari convenzionati.
a cura dell’Associazione Musicale e Culturale “Città di Codroipo”
Il fondatore, Paolo Fazioli, è ingegnere meccanico e pianista diplomato al Conservatorio di Pesaro. Questa doppia formazione incide in modo diretto sull’identità dell’azienda: lo strumento viene concepito come sistema acustico complesso, in cui ogni variabile - materiali, tensioni, geometrie, densità - contribuisce alla costruzione del suono. L’obiettivo iniziale non è competere sui grandi numeri, ma definire uno standard qualitativo elevato e una cifra timbrica riconoscibile, capace di distinguersi in un panorama dominato da marchi storici. Un pianoforte a coda Fazioli richiede mediamente tra le 700 e le 800 ore di lavorazione effettiva. L’intero processo, dalla selezione dei legni alla consegna, può estendersi fino a due anni, includendo fasi di stagionatura naturale e progressivi assestamenti strutturali. La produzione annua si mantiene intorno ai
L’ECCELLENZA FAZIOLI
FAZIOLI PIANOFORTI: ANATOMIA di un’ECCELLENZA ITALIANA
Il pianoforte è nato in Italia all’inizio del Settecento, ma per gran parte della sua storia industriale i marchi di riferimento sono stati tedeschi e statunitensi. Nel 1981, a Sacile nasce Fazioli Pianoforti, azienda che in pochi decenni si posiziona nel segmento più alto del mercato internazionale, proponendo una sintesi tra artigianato tradizionale e progettazione ingegneristica.
130-150 strumenti, una quantità contenuta che consente un controllo diretto su ogni fase costruttiva e una stretta collaborazione tra progettisti, tecnici e accordatori. Per la tavola armonica viene utilizzato abete rosso della Val di Fiemme, area alpina storicamente legata alla liuteria classica e al lavoro di Antonio Stradivari. La scelta del legno, la sua venatura e la corretta stagionatura incidono sulla risposta elastica della tavola e sulla capacità di proiettare il suono in sala. Altri elementi strutturali, come somiere e fasce, sono realizzati con essenze selezionate per garantire stabilità meccanica e tenuta nel tempo, fattori decisivi in uno strumento sottoposto a tensioni che superano complessivamente le venti tonnellate. Accanto alla tradizione costruttiva, l’azienda ha introdotto alcune innovazioni meccaniche, tra cui il cosiddetto quarto pedale. Diversamente dal pedale “una corda”, che modifica lateralmente l’azione dei martelletti, questo dispositivo riduce l’intensità sonora avvicinando i martelletti alle corde senza alterare in modo significativo il timbro. Il risultato è un controllo più raffinato delle dinamiche, particolarmente apprezzato in ambito cameristico e contemporaneo. Nel corso degli anni i pianoforti Fazioli sono stati scelti da istituzioni come la Juilliard School di New York e impiegati in competizioni di rilievo internazionale come il Concorso Chopin di Varsavia. La loro presenza nei principali contesti concertistici testimonia come, anche in un settore fortemente ancorato alla tradizione ottocentesca, esista ancora spazio per la ricerca e per nuove realtà capaci di coniugare rigore ingegneristico, controllo artigianale e identità sonora definita. Recentemente, una coppia di associati alla Scuola di Musica Città di Codroipo ha acquistato un Fazioli tre quarti di coda, concedendolo in comodato d’uso gratuito all’Associazione. Lo strumento è ora a disposizione di insegnanti e allievi per lezioni, masterclass e attività concertistiche, offrendo agli studenti l’opportunità di confrontarsi quotidianamente con un pianoforte di alta gamma e di maturare un’esperienza formativa su uno strumento di livello professionale.
Chiara Grillo e Raffaele Pisano
RISUONA nella SALA CONCERTI della SCUOLA DI MUSICA
Un suono pieno, profondo, capace di riempire ogni angolo della sala. Sabato 28 febbraio, alla Sala concerti della Scuola di Musica di Codroipo, non si è celebrata soltanto l’inaugurazione di un nuovo pianoforte: è stato un vero battesimo musicale, un momento destinato a lasciare il segno nella vita culturale della comunità. Protagonista assoluto, uno strumento di straordinario valore artistico. Un pianoforte firmato Paolo Fazioli, ospite d’onore della serata, accolto con calore e curiosità. Ingegnere, inventore e costruttore, Fazioli ha fondato nel 1981 a Sacile l’azienda Fazioli Pianoforti, oggi riconosciuta nel mondo come una delle eccellenze artigianali e musicali italiane. Il pianoforte inaugurato è stato acquistato da Luca Mattiussi e Lucia Cengarle, soci dell’Associazione, che lo hanno messo a disposizione in comodato d’uso gratuito. Un gesto di rara generosità, che arricchisce in modo concreto la dotazione strumentale della Scuola, aprendo nuove prospettive didattiche e artistiche. Alla cerimonia erano presenti numerose autorità e figure di
riferimento del territorio: il sindaco Guido Nardini, il vicesindaco Giacomo Trevisan, mons. Ivan Bettuzzi, ed Edi Azzano in rappresentanza del Lions Club San Vito al Tagliamento, realtà attiva anche nel Codroipese. Tra gli ospiti anche l’ex sindaco Vittorino Boem, che vent’anni fa aveva inaugurato la Scuola, in un ideale passaggio di testimone tra passato e futuro. Dopo i saluti della direttrice didattica Chiara Grillo e del presidente Francesco Tempo, la parola è passata alla musica. Si sono alternati gli allievi dei dipartimenti di classica e moderna - Anna Nardini, Giada Burba, Emma Glerean, Enrico Zaninello, Filippo Tonutti in duetto con la maestra Elisabetta Tonizzo - accompagnati dai maestri Geremy Serravalle e Giorgio Cozzutti. Esecuzioni che hanno messo in luce il lavoro paziente e appassionato che anima ogni giorno le aule della Scuola. Poi il gran finale in crescendo con tre pianisti ben noti al pubblico: Ferdinando Mussutto, Matteo Andri e Giorgio Cozzutti. Prima le esibizioni solistiche, poi a quattro mani e infine a sei, in una funambolica trascrizione della sinfonia da “Il barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini. Un’esplosione di energia e virtuosismo che ha strappato applausi convinti e prolungati.
Paolo Di Biase
IMPORTANTE INTERVENTO di RECUPERO a VILLA MANIN
Restaurati i portoni della Cappella di Sant’Andrea dal laboratorio artistico L’Arte del Restauro.
Un nuovo intervento di tutela ha interessato la Cappella di Sant’Andrea Apostolo, ovvero la Chiesa di Villa Manin a Passariano, le cui notizie più antiche risalgono alla metà del Cinquecento. Nel primo Settecento la chiesa venne progressivamente inglobata nel complesso dei Manin, assumendo l’assetto architettonico che ancora oggi la contraddistingue. Il prospetto, realizzato con elegante sobrietà, è caratterizzato al centro della fronte principale da colonne tuscaniche binate su piedistallo triangolare, al cui interno è inserito lo stemma in pietra della famiglia Manin. Sulla cornice di coronamento sono disposte statue in pietra tenera di Vicenza. Sopra la linea di gronda trovano posto le immagini dei quattro Evangelisti, mentre alla sommità del timpano è collocata la Madonna con Bambino, affiancata da due figure velate adagiate sugli spioventi. Nei mesi scorsi la cappella è stata oggetto di un importante intervento di restauro che ha riguardato i portoni di ingresso e quelli laterali, fortemente danneggiati dall’azione degli agenti atmosferici. L’operazione è stata condotta da L’Arte del Restauro di Gianluca Pasqual - laboratorio di riferimento specializzato per gli interventi di parti lignee che vanta numerosi interventi di prestigio sul territorio - in collaborazione con la Soprintendenza e con la società A.RE.CON di Campoformido. Per consentire un lavoro accurato si è reso necessario il trasferimento dei manufatti nel laboratorio della bottega artigiana a Sedegliano. L’intervento ha avuto carattere conservativo: le parti compromesse sono state ripristinate mediante tassellature e consolidamenti del legno, mentre si è proceduto alla rimozione della precedente unità pittorica, ormai deteriorata. In accordo con la Soprintendenza è stata quindi definita una nuova finitura, pensata per valorizzare i decori e gli intagli originali, restituendo leggibilità e dignità a elementi architettonici di grande pregio storico. Il restauro contribuisce così a preservare un tassello significativo del patrimonio artistico e architettonico, legato alla storia dei Manin e del territorio.
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Siamo nella sede decentrata del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, in via della Prefettura a Udine, dove incontriamo Mauro Bordin. Nato nel 1973, originario di Palazzolo dello Stella, è stato sindaco del suo Comune per tre mandati (2001-2016). Eletto in Consiglio regionale nel 2018, nel 2023 è stato nominato presidente dell’Assemblea legislativa con sede nel palazzo di piazza Oberdan a Trieste.
Con lui, grazie alla sua disponibilità, affrontiamo il tema delle comunità friulane all’estero, anche alla luce di una recente ricerca dell’Università degli Studi di Udine, dedicata all’emigrazione friulana in Argentina tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Presidente, lei è stato recentemente in visita a Buenos Aires e in altre città: quale situazione ha trovato?
Il mio viaggio ha toccato tre tappe: Madrid, Montevideo e Buenos Aires. Realtà molto diverse tra loro. A Madrid ho incontrato una migrazione recente e giovane, composta da professionisti altamente qualificati che hanno scelto la capitale spagnola per opportunità lavorative di alto livello. Una comunità dinamica, ben inserita e orientata al futuro. Diversa la situazione in Sud America. A Montevideo ho partecipato alle celebrazioni per gli 80 anni della Famee Furlane, culminate con la posa di un mosaico in una piazza cittadina, realizzato in collaborazione con l’amministrazione locale. Un gesto simbolico che testimonia un percorso di integrazione e crescita condivisa: i friulani sono riusciti a farsi apprezzare e oggi fanno pienamente parte del Paese che hanno contribuito a sviluppare.
COMUNITÀ FRIULANE all’ESTERO
Ne parliamo con il Presidente del Consiglio Regionale.
Una recente ricerca dell’Università degli Studi di Udine sull’emigrazione friulana in Argentina tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento conferma che il friulano non è solo una lingua, ma un potente elemento identitario capace di sopravvivere anche oltreoceano. Lo studio evidenzia come il destino della lingua vari a seconda dei contesti: nelle grandi città sudamericane tende a scomparire nell’arco di due o tre generazioni, mentre nelle aree rurali ha mantenuto più a lungo un uso collettivo e comunitario. Una realtà che emerge chiaramente osservando i Fogolârs furlans dell’area di Buenos Aires. Nel Fogolâr del centro città prevale una gestione giovane e dinamica, con attività culturali vivaci: qui si parla soprattutto italiano, mentre il friulano è meno diffuso tra le generazioni più recenti. A Castelmonte di Buenos Aires, invece, si respira un’emigrazione più antica: la presenza del santuario e l’opera del missionario friulano don Claudio Snidero, che dirige una scuola professionale, hanno contribuito a mantenere vivo il legame linguistico e spirituale con la terra d’origine. Nel Fogolâr Furlan di Florencio Varela, nell’area metropolitana bonaerense, la comunità gestisce scuole primarie e secondarie dove si insegnano italiano e friulano a circa 600 studenti. Un presidio culturale importante, che tuttavia affronta oggi la sfida del ricambio generazionale.
Ci sono iniziative politiche a favore degli italiani all’estero che si concentrano su diversi ambiti come: assistenza consolare, partecipazione democratica, promozione culturale e valorizzazione del “Turismo delle radici” che però forse non tutti conoscono.
Per i nostri corregionali all’estero esiste una rete di punti di riferimento solida e attiva. Ambasciate e Consolati rappresentano il primo presidio istituzionale: realtà che, sul campo, dimostrano disponibilità, vicinanza e un dialogo costante con le comunità italiane. Accanto alle rappresentanze diplomatiche operano i Comites, [organismi rappresentativi eletti direttamente dalla comunità locale, ndr], le Camere di commercio italiane all’estero e le associazioni dei corregionali,
che offrono assistenza, promuovono iniziative culturali e mantengono vivo il legame con il territorio d’origine. A livello nazionale e regionale sono inoltre attivi progetti mirati a incentivare il cosiddetto “Turismo di ritorno”: percorsi che invitano le nuove generazioni dei discendenti degli emigranti a riscoprire i luoghi da cui partirono i loro avi, rafforzando identità e appartenenza. Ma l’obiettivo non è solo culturale. In un contesto segnato da denatalità e carenza di manodopera, favorire il rientro dei corregionali o l’arrivo dei loro discendenti rappresenta anche un’opportunità strategica per il mondo del lavoro. Un percorso che può offrire ai giovani prospettive professionali qualificate in un Paese con cui condividono radici, lingua e cultura. In questa direzione si inserisce anche l’accordo siglato durante l’ultima missione in Argentina tra l’Università di Udine e la città di Rosario per la formazione in ambito infermieristico e medico: un canale concreto di collaborazione e mobilità. La sfida, oggi, è rendere l’Italia sempre più attrattiva. Non solo come terra delle origini, ma come luogo in cui costruire un futuro.
Presidente Bordin, abbiamo toccato molti temi e purtroppo non abbiamo spazio per approfondirli tutti. Le chiedo però ancora una cosa: c’è un messaggio che vuole lasciare ai nostri lettori che le sta particolarmente a cuore?
Sì: l’orgoglio di appartenere al Friuli Venezia Giulia e alla friulanità. È un sentimento che cerco di trasmettere sia qui, nella nostra regione, sia quando incontro le comunità dei corregionali all’estero. Il Friuli Venezia Giulia ha saputo compiere un percorso straordinario: da terra segnata dalla povertà del dopoguerra a regione oggi tra le più dinamiche d’Italia, con un ruolo riconosciuto anche a livello europeo. Una piccola realtà per dimensioni, ma forte per posizione geografica, capacità amministrativa e uso responsabile delle risorse. Il simbolo più alto di questa identità resta il terremoto del 1976: solo un popolo con valori solidi, senso di comunità e grande resilienza poteva rialzarsi con quella rapidità ed efficacia, diventando un modello per tutto il Paese. È da lì che nasce il nostro orgoglio: dalla capacità di trasformare le difficoltà in forza e futuro.
a cura di Paolo Di Biase
Per anni un “Asse” è stato annunciato da ciascuno dei paesi a seconda del proprio punto di vista. Le questioni europee sono invece più complesse e molte devono essere inevitabilmente concepite a geometria variabile. Perché questi assi si formano continuamente a seconda dei temi e degli interessi nazionali. Distinti, ma anche connessi in un unicum che richiede vari livelli di equilibrio e di compromessi. Neppure Giorgia Meloni è sfuggita alla tentazione d’infilarsi in un asse. Giungendo a parlare addirittura di un “motore” formato dalla locomotiva tedesca e dalla vaporiera italiana. Per attutire i dissapori con la vicina Francia, la premier Meloni ha messo sul tavolo la questione del debito pubblico che a noi serve né più né meno come a Parigi, anche perché se gli altri 26 paesi un giorno dovessero decidere di presentarci il conto, non ci sarà alcun asse a salvarci. Comunque, e nonostante alcune problematiche, con la Francia i rapporti restano all’insegna di una forte interconnessione. In misura maggiore, se non crescente, noi siamo però legati alla Germania per le cui imprese, la nostra struttura produttiva costituisce un importantissimo indotto e fattore di reciproca dipendenza, sugellato da un trattato commerciale dell’ottobre del 2025 che costituisce uno dei più importanti accordi mai sottoscritto tra i due paesi. Dove sta dunque la novità dell’Asse italo tedesco? Due sono le linee principali di tendenza. La prima è quella che punta ad una modifica dei Trattati in modo che si allarghino le aree in cui un’Europa sempre più federata trovi nuova linfa vitale. Dall’altra, esiste la spinta - in qualche modo influenzata anche dalle pressioni americane - a pensare ad un’Europa che dipenda sempre più dalle
L’IDEA dell’ASSE
Malattia infantile dell’europeismo, che non scioglie i nodi degli europei.
decisioni dei singoli governi. L’Europa delle nazioni, invece che quella dei popoli. E sulla prima gli interessi statunitensi possono fare breccia in maniera più consistente. La Germania è quella che maggiormente intende sfruttare, per i propri interessi, il richiamo di questa seconda linea. Oltre a liberarsi dei tanti lacci e lacciuoli che l’hanno condizionata dopo la sconfitta della Seconda Guerra Mondiale, in particolare sul piano del riarmo. Si ritrova così come compagni di strada quelli che, in realtà, non hanno mai voluto l’Europa e, poi, sono stati costretti a conviverci e a riceverne i vantaggi una volta finiti, loro al governo dei propri paesi.
L’Italia è un caso di scuola in questo senso come ha dimostrato la gestione del Pnrr, l’accettazione da parte di Giorgia Meloni e di Giancarlo Giorgetti del Patto di stabilità la cui conseguenza più diretta è stata la finanziaria “povera” di quest’anno ed il rispetto dei limiti di bilancio. Inoltre, appare altrettanto evidente come siano ineludibili la questione dell’armonizzazione fiscale tra i 27. Così come il tema della difesa comune destinata ad imporsi - se non si vorranno buttare via soldi a danno di sanità, scuola ed alla risposta alla sempre più diffusa povertà ed al disagio di ampie fasce del ceto medio - all’interno di una logica di integrazione, unica in grado di superare l’ordine sparso con cui hanno proceduto finora i singoli paesi. Siamo, in realtà, in un mondo sempre più
multipolare. Cosa che spiega la reazione trumpiana di difesa di vecchi equilibri economici e di peso nelle relazioni internazionali. Il quesito cruciale, allora, è quello su quale sia il modo migliore per sancire e mettere in campo una “sovranità europea” che non si costruisce in poco tempo e neanche con la creazione di Assi. Non è più possibile, né opportuno, ritenere che esistano le condizioni per cui due paesi da soli possano davvero fare la locomotiva degli altri. Soprattutto se gli aspiranti capitreno non hanno lo stesso peso e la stessa capacità decisionale. Sono del resto le cose a imporre una logica diversa, come dimostra la grande discussione dove i leader europei hanno affrontato una questione che li accomuna tutti: quella della competitività dell’industria europea in settori strategici come sono le tecnologie pulite, la chimica, l’acciaio, l’automotive e la difesa. Il Premier belga ha ricordato che “stiano affrontando una crisi esistenziale con chiusure delle fabbriche e calo degli investimenti a causa degli elevati costi dell’energia, delle normative e del ‘dumping cinese’ su “beni ingiustamente sovvenzionati che inondano i mercati europei”. La sua conclusione: “Sappiamo tutti che dobbiamo cambiare rotta. Eppure, a volte, ci sembra di essere ancora sul ponte della nave, a fissare l’orizzonte, senza toccare il timone”. Quanto agli assi è meglio lasciarli scritti nella storia europea del secolo scorso.
Graziano Vatri
Pubbliredazionale
A rendere ancora più significativo l’evento è stato il conferimento di una medaglia commemorativa da parte di Confapi FVG all’imprenditore, quale riconoscimento della tenacia e della lungimiranza dimostrate nel corso di sessant’anni di attività.
Dalle finiture artigianali a un’azienda strutturata
La storia dell’azienda affonda le radici nel 1965, quando Valerio Sabinot avvia una ditta individuale specializzata nelle finiture di superfici murarie interne ed esterne.
Negli anni, grazie all’ingresso della nuova generazione e al successivo passaggio completo delle consegne - infatti oggi l’attività è guidata da Michela e Nicola Sabinot - l’impresa si è evoluta da realtà a connotazione artigianale a società con gestione strutturata e organizzata.
Un cambiamento che non ha mai fatto perdere di vista l’obiettivo originario: la soddisfazione del cliente, attraverso qualità del lavoro, affidabilità e competenza tecnica.
Un punto di riferimento per le ristrutturazioni
La Valerio Sabinot Srl è attiva nella ristrutturazione di edifici civili, industriali, ospedalieri e scolastici.
Si occupa inoltre di bonifica di materiali contenenti amianto, impermeabilizzazioni e di tutte le opere necessarie alla trasformazione, al completamento e all’adeguamento degli edifici.
Un’offerta ampia, resa possibile da uno staff altamente qualificato, composto da muratori specializzati, cartongessisti, piastrellisti, imbianchini, impermeabilizzatori, parchettisti e bonificatori. Un’organizzazione che consente di seguire ogni fase del cantiere, garantendo interventi completi e coordinati.
VALERIO SABINOT: OLTRE 60 ANNI di IMPRESA e INNOVAZIONE
nel CUORE del FRIULI
Sessant’anni di storia imprenditoriale, radicamento nel territorio e sguardo costante al futuro. Lo scorso maggio, a Basiliano, la Valerio Sabinot Srl, ha celebrato un traguardo importante: sei decenni di attività nel settore dell’edilizia, con una grande festa nella sede aziendale che ha riunito collaboratori, famiglie, istituzioni, fornitori, ex dipendenti e persino alcuni competitor.
Strutture, mezzi e certificazioni
La sede dell’azienda si trova nella zona artigianale di Basiliano, in una struttura moderna che comprende 100 metri quadrati di uffici e 1.000 metri quadrati adibiti a deposito. Il parco mezzi e le attrezzature testimoniano una realtà solida e ben organizzata: 8.000 metri quadrati di ponteggi metallici, 12 autocarri - tra cui due ribaltabili e uno dotato di gru idraulica - e numerose attrezzature specialistiche.
Sul fronte delle certificazioni, l’azienda ha conseguito nel 2004 la certificazione di qualità ISO 9001 e dal 2018 anche la certificazione ambientale ISO 14001. Recentemente ha inoltre ottenuto la ISO 45001, relativa alla salute e sicurezza sul lavoro.
A completamente del profilo la Valerio Sabinot srl vanta una corposa attestazione SOA
che abilità l’impresa all’esecuzione di lavori pubblici in varie categorie e per importi significativi.
Un anniversario che guarda al futuro Il sessantesimo anniversario non rappresenta soltanto una celebrazione del passato, ma anche un punto di partenza verso nuove sfide.
In un settore in continua evoluzione, tra innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e crescente attenzione alla sicurezza, la Valerio Sabinot Srl conferma la propria volontà di investire in qualità, competenze e radicamento territoriale.
Una storia imprenditoriale che, partita nel 1965 da una piccola ditta individuale, oggi continua con lo stesso spirito di impegno e responsabilità verso il territorio friulano.
Il crescente costo della vita viene indicato come una delle principali cause della denatalità. In particolare allevare un figlio impiegherebbe sino ad un terzo delle spese familiari: le stime parlano di 150/200,000 euro mediamente necessari per crescere un figlio fino ai 18 anni. Il pensiero declina, con struggente nostalgia, al tempo di “una volta”, quando i figli erano molti di più e “costavano pochissimo”. È stato davvero così? Retrocediamo di un paio di secoli. Non prendiamo in considerazione le terribili percentuali di morti perinatali che, anche in periodi in cui le epidemie si erano dimostrate clementi, raggiungevano picchi vertiginosi. Nell’anno 1817 a Codroipo, ad esempio, su 1736 abitanti, i nati furono 52, i morti 67, di cui ben 40 furono fanciulli.
Concentriamo la nostra attenzione su qualche indicatore curioso. Quando nel novembre 1772 la giovane Valentina sposa il compaesano di Blauzzo Santo Cecon, suo padre Michiel Galli Otto stila un accurato elenco con i capi della dote matrimoniale che le fornisce e che il “sartore” Francesco Petris, con attestazione giurata, stima in lire venete 972 e soldi 1. Si trattò sicuramente di un bel depauperamento patrimoniale, tuttavia dovuto. Quand’anche il padre non fosse stato più in vita - come accadde per Lucia Guato del mulino di Bert, alla vigilia del suo matrimonio con Giobatta Fabris di Rivignano - il marito della sua gemella Maria si fece carico di liquidare in tre tempi la dote matrimoniale di 200 ducati da 6 lire e 4 soldi ciascuno. Il contratto nuziale, che nell’aprile 1810 gratificò il codroipese Carlo Bianchi sposando la concittadina Anna Maria Colla, comportò per Pietro Colla il conferimento di 511 ducati e 13 lire, per metà in contanti; la nipote Domenica
INVERNO DEMOGRAFICO
Il drastico calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione, definito “inverno demografico”, è un fenomeno che non risparmia il Medio Friuli.
che nell’aprile di 19 anni dopo sposò Clemente Buttazzo fu dotata di lire austriache 3.646 e 9 soldi. Nell’ottobre del 1836 Giuseppe Chiarottini trasferì a Pietro Colla (nipote dell’omonimo sopra ricordato) lire austriache 3.428 e 57 soldi quale dote di accompagnamento della figlia Elisabetta, novella sposa. Nel gennaio 1799 Anna Maria Corner di Goricizza, quando si unì a Tommaso Bertossi di Gemona, ricevette dalla madre Teresa una dote sontuosa di 800 ducati. Pochi giorni dopo, più modestamente, Danielle Scaino di Gradiscutta dispose per la figlia Maddalena, futura moglie di Sebastiano Cordovado di Camino, una dote del valore di 73 ducati. Pur nella diversità della condizione economica, non si può dire che crescere una figlia da maritare non fosse oneroso. Forse risultava ancor più gravoso economicamente il percorso di chi sceglieva la vita religiosa. Per il manteni-
mento agli studi del figlio chierico, la famiglia era tenuta ad accantonare preventivamente un “patrimonio ecclesiastico”.
Il chierico Giovanni Bianchi da Rivolto dal settembre 1798 era sostenuto con ducati 1069 e 22 lire; suo nipote Giuseppe dal settembre 1832 con austriache lire 7.619,47. Non risultando sufficiente quello già disposto, i genitori del chierico Andrea Levis il 21 giugno 1832 integrarono il suo patrimonio ecclesiastico con 1.912,5 lire austriache (equivalenti al valore dell’intero fabbricato oggi occupato dalla banca 360). Importi tutti che, per equivalenza, sono pari o superiori a quelli citati in premessa. Ma, trattandosi di un intervento di sapore storico, è prudente guardarsi dal trarre frettolose conclusioni.
Fonte: Archivio di Stato di Udine, Archivio notarile antico.
a cura di Mario Banelli
“L’industria della nostra regione” afferma il Presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo “si colloca ai vertici europei per la ricchezza creata dalla produzione. Siamo ai livelli della Germania, che è stabilmente la prima manifattura continentale. L’industria è il motore della crescita e rimane la spina dorsale della nostra economia: il Friuli Venezia Giulia e l’Italia stanno in piedi grazie alla manifattura avanzata, che crea valore attraverso l’innovazione e l’export, offrendo posti di lavoro qualificati con un’intensità superiore a qualsiasi altro comparto economico e con retribuzioni mediamente più elevate.” Lo studio ragiona su quattro indicatori statistici di fonte Istat ed Eurostat. Il primo riguarda il Valore Aggiunto: il comparto industriale genera il 23,5% del valore aggiunto totale regionale; evidenziando un peso ben superiore alla media nazionale. Infatti, l’Italia presenta un rapporto tra valore aggiunto dell’industria e valore aggiunto complessivo pari al 19,0%, la Germania il 23,4%, la Francia il 13,7%, la Spagna il 15,6%, l’Austria il 21,0%. Il secondo riguarda gli occupati; gli addetti dell’industria in Friuli Venezia Giulia sono 127 mila e rappresentano il 24,1% dell’occupazione complessiva regionale (526 mila occupati totali); è un lavoro stabile e qualificato. Il terzo
L’INDUSTRIA MOTORE della CRESCITA dell’ECONOMIA REGIONALE
Questo il titolo dello studio redatto dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine.
indicatore riguarda gli investimenti e la spesa in ricerca e sviluppo: l’industria contribuisce a quasi il 35% degli investimenti complessivi e a circa il 50% della spesa in ricerca e sviluppo, svolgendo una funzione determinante nel sostegno ai processi di innovazione, alla crescita della produttività e al rafforzamento della competitività del sistema economico regionale. Il quarto indicatore riguarda il commercio estero: le esportazioni regionali sono riconducibili per il 95% al comparto manifatturiero. La forte vocazione internazionale dell’economia del Friuli-Venezia Giulia si basa sui prodotti dell’agroindustria, della meccanica, dell’arredamento, delle macchine e impianti industriali, della siderurgia, ecc. Grazie a queste esportazioni l’economia regionale presenta un forte surplus commerciale (differenza tra export e import di beni manufatti), che contribuisce in misura rilevante a elevare il prodotto interno lordo. Ancora le parole del Presidente di
Confindustria Udine Luigino Pozzo: “La capacità produttiva del manifatturiero in questi ultimi anni si è contratta come numero di aziende, ma ha conservato una sua base rilevante e si è rafforzata sotto il profilo produttivo e finanziario. Il nostro tessuto produttivo è diventato innovativo e sostenibile. Ha saputo resistere alle molteplici crisi che si sono susseguite negli ultimi anni. Siamo in una nuova fase di post globalizzazione, segnata da instabilità geopolitica e grandi sfide tecnologiche e ambientali, e l’industria ha il ruolo di apripista. Guardiamo avanti consapevoli di ciò che ci attende: al di là dei fattori esterni, la nostra economia potrà crescere in modo sostenuto solo se saprà imprimere una forte accelerazione alla produttività. Gli investimenti in tecnologia, nella formazione e qualificazione delle risorse umane rappresentano il principale canale per diffondere l’innovazione, da cui derivano la maggior parte dei guadagni di produttività”.
“Il servizio di una volta in un’azienda proiettata al futuro”
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a cura di Mario Passon
La corsa all’intelligenza artificiale (IA), le iniziative green e l’ossessione per i titoli tecnologici avevano relegato il petrolio al ruolo del brutto anatroccolo, ovvero un investimento apparentemente fuori moda e poco seducente. Ma ciò che viene messo da parte non scompare mai davvero. La nostra psiche, quando rimuove un problema, tende poi a farlo riaffiorare con forza, spesso nel momento meno opportuno. Così, all’inizio del 2026, l’oracolo nero bussa di nuovo alla porta: i barili tornano a dettare i tempi dell’inflazione, la volatilità energetica riaccende i timori dei banchieri centrali e improvvisamente ci rendiamo conto di aver raccontato una favola senza finale. La premessa di questo numero è perciò un invito all’umiltà: se nel nuovo mondo i chip e gli algoritmi dominano l’immaginario, i barili di petrolio continuano a sorreggere la realtà economica. Gli investitori hanno la memoria corta. Nel 2025, i flussi di denaro si sono riversati sui colossi della tecnologia e sui “racconti” legati all’IA, mentre il settore energetico finiva sempre più ai margini. L’entusiasmo ha assunto i tratti di un bias cognitivo che, tradotto in parole semplici, è una scorciatoia mentale che porta a decisioni rapide, ma spesso sbagliate. Più in particolare, i due meccanismi istintivi sono il recency bias (proiettare il recente passato nel lontano futuro) e il “glamour effect” (confondere la moda con la sostanza). Alla fine del
Il RITORNO dell’ORACOLO NERO
Nell’arena scintillante del 2025 la narrazione dominante sembrava aver sepolto per sempre il vecchio oro nero.
2025 il comparto tecnologico rappresentava circa il 33 % dell’indice S&P500 (forma abbreviata di Standard&Poor’s 500 - indice azionario, statunitense), un livello superiore a quello raggiunto durante la bolla dot-com, la speculazione finanziaria sui titoli tecnologici legati a Internet. Se si includono anche i giganti non classificati formalmente nel settore - come Alphabet, Amazon, Tesla e Meta - il peso complessivo si avvicina alla metà dell’indice. La narrativa prevalente degli uffici studi era pressoché unanime: ridurre la concentrazione e riequilibrare i portafogli verso comparti difensivicome lusso, utilities, farmaceutica e beni di prima necessità - per attutire l’impatto di una possibile correzione. Nel frattempo, il petrolio scivolava nell’oblio: il WTI (West Texas Intermediate, utilizzato come prezzo di riferimento) ha archiviato il 2025 con un calo di oltre il 20%, nonostante una domanda globale in crescita. I consumi mondiali sono aumentati di oltre 700.000 barili al giorno e la produzione ha toccato livelli record. Mentre la psicosi verde dipingeva un futuro prossimo senza idrocarburi, il mondo continuava a bruciarne più di 104 milioni di barili al giorno. Il
contrasto fra percezione e realtà è la prima lezione da imparare: non confondere il racconto con i fondamentali. Chi pensava che l’energia fosse ormai una variabile residuale per i prezzi si è dovuto ricredere. A inizio gennaio, in Iran sono esplose le proteste antigovernative, alimentate da una profonda crisi economica e sociale. Le manifestazioni iniziate a fine 2025 si sono estese a macchia d’olio a numerose città e province, coinvolgendo non solo lavoratori e studenti, ma una popolazione sempre più stanca di una situazione ormai sistemica. Questi episodi - unitamente al rischio di blocchi nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso - hanno ricordato agli investitori che l’inflazione energetica dorme, ma non muore. Questa storia ci ricorda che investire non significa prevedere il futuro, ma prepararsi a più futuri possibili. Significa diffidare delle certezze assolute, evitare i portafogli “monotematici” e accettare che il mondo non procede per slogan, ma per equilibri instabili. Perché, come spesso accade, non è l’asset più amato a fare la differenza, ma quello che nessuno stava più considerando. E l’oracolo nero, silenzioso ma ostinato, è lì a ricordarcelo.
a cura di Azimut Capital Management Sgr
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Afine 2024 è entrato in vigore il nuovo Codice della Strada, presentato come un intervento ispirato al principio della “tolleranza zero” nei confronti della guida in stato di ebbrezza e della guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti. Tra le modifiche più rilevanti - e discusse - vi è stata quella relativa all’art. 187 del Codice della Strada (D.Lgs. n. 285/1992), intitolato “Guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti”. Fino all’entrata in vigore della riforma, la norma in commento puniva “chiunque guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope”. Non era dunque sufficiente accertare la mera positività alla sostanza, ma tale assunzione doveva concretamente incidere sulle capacità psicofisiche del conducente al momento della guida. Con la riforma del 2024 è stato eliminato invece l’inciso “in stato di alterazione psico-fisica”. La nuova formulazione sanziona, dunque, chi guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope, senza apparentemente imporre la necessità di accertare l’effettiva alterazione. In base a una lettura strettamente letterale, il semplice riscontro della positività potrebbe quindi apparire sufficiente a integrare la fattispecie punita dalla norma. In tale contesto è intervenuta una circolare del Ministero dell’Interno e del Ministero della Salute dell’11 aprile 2025, con l’obiettivo di fornire un’interpretazione della norma in esame. La circolare ha precisato che le analisi tossicologiche devono essere idonee a circoscrivere l’assunzione in un arco temporale definito e che occorre dimostrare che la sostanza sia stata assunta in un periodo prossimo alla guida, tale da far presumere la persistente produzione di effetti sull’organismo durante la conduzione del veicolo.
a cura di Coceani-Forgiarini Studio Legale Associato
GUIDA DOPO l’ASSUNZIONE di
SOSTANZE
Chiarimenti sulla riforma.
STUPEFACENTI
Nel frattempo, alcuni giudici di merito, tra cui il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pordenone, hanno sollevato diverse questioni di legittimità costituzionale dell’art. 187, ritenendo in sintesi che il testo risultante dalla riforma violi principi costituzionali fondamentali (tra cui il principio di ragionevolezza, di proporzionalità, di necessaria offensività del reato, di tassatività o determinatezza della norma penale, nonché quello della finalità rieducativa della pena e di eguaglianza), in quanto la nuova formulazione consentirebbe appunto di punire chiunque abbia assunto stupefacenti in qualsiasi momento anteriore alla guida, anche giorni, settimane o mesi prima. Essa produrrebbe, pertanto, risultati irragionevoli e sproporzionati, incriminando anche condotte del tutto inoffensive rispetto alla sicurezza della circolazione stradale.
La Corte costituzionale, con la recente sentenza n. 10/2026, ha sottolineato la necessità di un’interpretazione restrittiva della nuova norma, in conformità ai principi costituzionali di proporzionalità e offensività, oltre che alla stessa finalità perseguita dal legislatore, consistente nella tutela di beni giuridici quali la vita, l’integrità fisica e i beni patrimoniali - tutti beni di spiccato rilievo costituzionale - suscettibili di essere posti in grave pericolo da chi si ponga alla guida di un veicolo in condizioni psicofisiche alterate dall’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope.
La Corte Costituzionale ha richiamato espressamente la circolare dell’11 aprile 2025, affermando che l’espressione “dopo aver assunto” deve essere interpretata nel senso di richiedere uno stretto collegamento temporale tra l’assunzione e la guida, collegamento che deve tradursi nell’idoneità della sostanza a incidere negativamente sull’abilità alla guida. La prova del reato - afferma la Corte Costituzionale - richiederà “che, in un momento cronologicamente prossimo alla condotta di guida, venga accertata la presenza nei liquidi corporei dell’agente di sostanze stupefacenti o psicotrope che per qualità e quantità, in relazione alle singole matrici biologiche in cui sono riscontrate, risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare in un assuntore medio un’alterazione delle condizioni psico-fisiche, e conseguentemente delle normali capacità di controllo del veicolo”. La Corte ha quindi ritenuto che la nuova formulazione dell’art. 187 non sia costituzionalmente illegittima, purché venga interpretata nel senso che possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo concreto per la sicurezza della circolazione stradale.
Quanto esposto nell’articolo è una disamina generale a fini divulgativi, dovendosi sempre verificare il caso particolare in ragione degli elementi di fatto specifici e della giurisprudenza in materia.
ARIA
PRIMAVERA
GIOVANI per il TALENTO UNIVERSITARIO
Premiate a Roma Giulia Fioritto e Silvia Pignolo.
Sempre con la grinta di chi non si ferma, Giulia Fioritto e Silvia Pignolo, classe 2003, codroipesi doc, compagne di liceo linguistico a Udine, hanno messo ali al loro talento vincendo il prestigioso “Premio America Giovani della Fondazione Italia USA”, consegnato a Roma, alla Camera dei Deputati. Il riconoscimento è riservato ai neolaureati di eccellenza e offre una borsa di studio per il master in Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy. Per vari anni, la danza è stata per entrambe passione e scuola di disciplina, impegno e resilienza. “Le opportunità sono importanti, ma senza impegno e costanza non si va lontano”, dichiarano.
Giulia Fioritto, diplomata al “C. Percoto” di Udine, a 19 anni si è trasferita a Roma per seguire la passione per il diritto e le relazioni internazionali. Laureata con 110 e lode in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali a La Sapienza, ha discusso una tesi sul conflitto russo-ucraino e sull’istituzione di un tribunale speciale per il crimine di aggressione. Ora frequenta il Master of Arts in International Studies all’Università Roma Tre, interamente in lingua inglese. È attiva nel sociale come ONE Youth Ambassador 2026 e nel MSOI Roma, il Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale. Viaggi ed esperienze all’estero, tra Paesi Bassi, Dubai e Malta, hanno arricchito il suo profilo umano e culturale, stimolando curiosità, apertura mentale e voglia di mettersi sempre alla prova. Il premio conferma il suo percorso e la proietta verso Erasmus e tirocini internazionali. Silvia Pignolo ha conseguito il doppio diploma statunitense distinguendosi come “valedictorian”, migliore della classe. Si è laureata con 110 e lode in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste. Un semestre Erasmus a Salisburgo le ha aperto la mente, permettendole di confrontarsi con culture diverse e ampliare gli orizzonti, rafforzando autonomia e sicurezza in sé stessa. Oggi frequenta la laurea magistrale in International Relations alla Ca’ Foscari Venezia. Appassionata di lingue e relazioni internazionali fin dall’infanzia, considera il sostegno della famiglia fondamentale e sa che costanza e impegno fanno la differenza. Punta a una carriera internazionale, con l’obiettivo di contribuire concretamente al mondo della diplomazia, promuovendo scambi culturali e cooperazione. Il premio conferma le sue scelte e le apre nuove prospettive, alimentando motivazione e progetti futuri.
Giulia e Silvia incarnano così la forza di una generazione di giovani che, partendo da realtà piccole come Codroipo, sanno guardare oltre, coltivare passioni e studio con tenacia e trasformare i sogni in opportunità concrete, usando perseveranza e determinazione come strumenti e doti per costruire un futuro che le rappresenti al meglio.
Pierina Gallina
Più di MILLE PERSONE per la SFILATA di CARNEVALE
Tra 11 gruppi, per un totale di 400 partecipanti, vince la scuola di musica “Città di Codropo”. Va in archivio con un altro successo la sfilata di Carnevale di Codroipo. L’evento, tornato nel 2025 dopo un’assenza di 28 anni, ha nuovamente affollato le vie del centro, coinvolgendo in tutto un migliaio di persone. Ad aver partecipato all’iniziativa, organizzata da “Codroipo c’è” col patrocinio del Comune di Codroipo, sono stati complessivamente undici gruppi mascherati, cinque in più rispetto a dodici mesi fa. A essere state coinvolte le varie associazioni del territorio, a conferma che di manifestazione in manifestazione si assiste a un sempre maggior coinvolgimento di tutte le realtà della zona. A organizzare il Carnevale è stato “Codroipo c’è”, associazione che riunisce le realtà economiche di Codroipo e Medio Friuli. Il Comune di Codroipo ha garantito il patrocinio all’evento. Gli undici gruppi hanno sfilato partendo da via Giovanni Battista Candotti e arrivando in piazza Garibaldi. Nel percorso hanno toccato alcuni punti caratteristici del centro, come il Duomo di Santa Maria Maggiore. A essersi aggiudicati il premio come miglior gruppo è stata la Scuola di Musica “Città di Codroipo”. La formazione ha sfilato su un carro in cui ha creato una piccola band, che suonava la celebre canzone dei Queen “We Will Rock You”. I componenti del gruppo erano vestiti da note musicali. In seconda posizione si è classificata la Pro Loco di Zompicchia - Chei di Supicie, al terzo la Scuola dell’Infanzia Belvedere. Ad aver vinto il premio simpatia è stata “La Vecchia Fattoria” di Camino al Tagliamento. Il gruppo più numeroso è risultato quello della Scuola dell’Infanzia Stella del Mattino di Codroipo. Il premio maschera singola è andato, a pari merito, ad Acquaman e Cowgirl, quello alla famiglia vincitrice a Magica Venezia. Gli altri gruppi che hanno preso parte alla sfilata sono stati l’Ape Pantianicco, il Gruppo volontari codroipesi, il Csre, l’Associazione La Pannocchia e la Pro Loco San Paolo. Ad aver contribuito alla realizzazione della giornata anche gli Alpini di Beano. Oltre ai gruppi la musica dal vivo della “Caramel Party Band”. “Una giornata che si è chiusa con un bilancio oltre le aspettative” ha commentato il presidente di Codroipo c’è, Piergiorgio Iacuzzo. “Ho visto tanto entusiasmo e partecipazione da parte della cittadinanza. La scelta di riportare il Carnevale dopo una lunga assenza si sta rivelando giusta”. “Come amministrazione non possiamo che essere soddisfatti per la riuscita dell’evento, che ha coinvolto tante persone” ha detto il Vicesindaco di Codroipo, Giacomo Trevisan.
Alberto Bertolotto, “Codroipo c’è”
RIPARTE il CAFFÈ LETTERARIO
Il 26 marzo in Biblioteca con Gabriele Gobbo e “Digitologia”.
Dopo una breve pausa, il Caffè
Letterario Codroipese è pronto a riaprire le sue serate, momenti di incontro, riflessione e dialogo che negli anni hanno saputo creare una comunità viva e attenta. L’appuntamento è fissato per martedì 26 marzo, in Biblioteca Comunale, alle ore 20.30, con un ospite di grande attualità: Gabriele Gobbo, che presenterà il suo libro “Digitologia”, che porta un sottotitolo molto significativo: “Non è un’epoca facile, ma è l’unica che abbiamo”.
Il Codroipese Gobbo è un divulgatore, formatore e comunicatore nel campo della cultura digitale. Ha presentato il suo libro in tutta Italia ed anche alla Camera dei Deputati a Roma. Non è un “tecnico chiuso nel laboratorio”, ma una figura che da anni lavora per spiegare come la tecnologia entri nella vita quotidiana delle persone comuni: famiglie, studenti, professionisti, cittadini, un interprete del nostro tempo: qualcuno che ci aiuta a capire non le macchine, ma ciò che le macchine stanno cambiando dentro la nostra vita quotidiana.
Nel volume Digitalogia, Gobbo riflette su ciò
che sta accadendo alla nostra società: il digitale non è più uno strumento facoltativo; è diventato l’ambiente in cui viviamo, comunichiamo, ci informiamo; la vera sfida non è tecnologica, ma culturale e umana. l suo intento non è entusiasmare né spaventare, ma aiutare a trovare un equilibrio tra innovazione e consapevolezza, una persona che ci aiuta a capire il nostro tempo. In un tempo in cui la tecnologia permea ogni aspetto della nostra quotidianità, “Digitologia” offre uno sguardo lucido e accessibile sul mondo digitale, aiutando i lettori a comprenderne dinamiche, rischi e opportunità. Con uno stile chiaro e diretto, Gobbo accompagna il pubblico in un percorso che unisce informazione, consapevolezza e spirito critico. La serata sarà non solo una presentazione, ma un’occasione di confronto aperto con l’autore su temi che toccano da vicino tutte le generazioni: comunicazione online, social network, informazione e disinformazione, educazione digitale.
Il Caffè Letterario riprende così il suo cammino, fedele alla propria missione: offrire spazi di cultura condivisa, stimolare il dialogo e
PREMIATI I PIONIERI DELLA RHOSS
Ricevono il libro storico dei Locatelli. Sono rimasti in undici, su ventiquattro, i pionieri della Rhoss, gli ex ventenni che nel 1968 furono mandati in Svizzera, alla fabbrica di caldaie Herman Piren, nei pressi di Berna, per imparare un mestiere che allora guardava al futuro. A sceglierli fu Giulio Locatelli, all’epoca proprietario della Ceramica Scala di Orcenigo, convinto che il domani dell’industria passasse dalle caldaie. Quei giovani, oggi testimoni di un’epoca, sono Benvenuto Ernesto, Sergio Bortolotti, Oreste
mantenere viva la curiosità intellettuale del territorio.
Come presidente del Caffè Letterario Codroipese, sono particolarmente felice di riprendere il nostro cammino con un tema così attuale ma proposto in modo accessibile e umano. Sarà una serata per capire di più, ma soprattutto per sentirci parte di una comunità che continua a dialogare e a crescere insieme.
Chiarcossi, Costantino Gastaldello, Roberto Cassin, Angelo Cudin, Tullio Peressini, Lamberto Di Lenarda, Fernando Scaini, Nevio Fabbro e Illario Danussi. In Svizzera impararono tecniche e processi produttivi destinati a essere replicati in Italia. Un’intuizione che si rivelò vincente. Nel 1969 aprì infatti la fabbrica Rhoss, in via Oltreferrovia a Codroipo, guidata da Giulio Locatelli, soprannominato “Penna Bianca”, che nello stesso anno aveva venduto la Ceramica Scala all’American Standard. Nessuno poteva ancora immaginare che quell’azienda sarebbe diventata un fiore all’occhiello a livello internazionale.
Molti di quei giovani hanno trascorso l’intera vita lavorativa in Rhoss, rimasta ai Locatelli, con Pier Antonio amministratore delegato, Aldo e Luciano, fino al 1999,quando, dopo la morte del fondatore, venne ceduta al gruppo Rossi di Irsap di Rovigo. Ma ciò che non si è mai sciolto è il legame umano, quel un senso di appartenenza profondo, quasi familiare, riassunto nel motto che ancora oggi li unisce: “Noi siamo Rhoss”. Parole risuonate anche nel recente incontro coordinato da Libio Ruffo, ex perito progettista, alla presenza di Alessio Locatelli, primogenito di Aldo, che ha donato a ciascuno il volume “I Locatelli: una storia familiare, civile e industriale”. L’assessore comunale di Codroipo, Giorgio Turcati, ha ricordato quando, da ragazzo, seguiva il padre Lauro, termoidraulico, in fabbrica, respirando fin da allora stima e rispetto per quell’ambiente. “Lo spirito che ci accomuna non si è mai perso, neppure col passare del tempo”, ha concluso Ruffo. P.G.
Luisa Venuti
L’Associazione Musicale e Culturale
Città di Codroipo sta costruendo negli ultimi anni un calendario di proposte trasversali che allargano lo sguardo, intrecciando formazione, ricerca e dimensione sociale. Nello specifico sta avviando un percorso di approfondimento etnomusicologico, con l’intento di integrare nella didattica uno sguardo più ampio sulle tradizioni musicali del territorio.
Dopo il primo appuntamento del 7 marzo scorso all’Auditorium comunale di Codroipo dove si è tenuto il seminario “La Sunete e il Clarinet - l’Ostermann mai cantato”, dedicato al canto erotico femminile nella tradizione orale friulana, il prossimo evento avrà luogo il 22 marzo presso la Scuola di Musica con il laboratorio “Voci e vocalità nei canti di tradizione orale”, guidato da Giuseppina Casarin. Trattasi di un percorso che invita a riscoprire e praticare i canti di tradizione orale come esperienza collettiva, capace di mettere in relazione memoria, identità e dimensione contemporanea.
Il 16 maggio, invece, in Auditorium lo spettacolo in lingua friulana “Il Morbin”, a cura di Li Sgrimis, che traduce in forma scenica materiali e suggestioni emerse dal lavoro di ricerca. Parallelamente, il Laboratorio vocale e teatrale, giunto al secondo anno, non si limita al lavoro tecnico sulla voce o sulla presenza scenica, ma si configura come uno spazio di esplorazione espressiva. In questo contesto si inserisce l’ospitalità del maestro Roberto Anglisani, che ha presentato il suo ultimo monologo in un incontro riservato agli associati: un momento di confronto diretto con una voce autorevole del teatro di narrazione, occasione preziosa per chi sta sperimentando linguaggi tra parola, musica e scena.
Accanto alle iniziative legate alla ricerca, l’associazione conferma un’attenzione costante al benessere della persona. Crescono gli iscritti al corso di musicoterapia, segno di un bisogno reale sul territorio, dove la musica diventa strumento di relazione e sostegno. Torna, inoltre, il corso di neurostimolazione cognitiva e movimento: un’attività di gruppo che utilizza ritmo, musica e relazione interpersonale per stimolare attenzione, concentrazione e memoria. Il corso, riservato agli over 60, non richiede alcuna preparazione musicale. Per informazioni, contattare: segreteria@scuolamusicacodroipo.it
Associazione Musicale e Culturale
“Città di Codroipo”
SCUOLA di MUSICA
Tra tradizione e benessere.
Un 2025 di CRESCITA per la BIBLIOTECA di CODROIPO
Anche il 2025 conferma per la Biblioteca Civica “don G. Pressacco” di Codroipo il trend di crescita e ripartenza consolidato negli anni passati.
I giorni di apertura complessivi nel 2025 sono stati 285. I nuovi iscritti sono stati 202. A oggi, la Biblioteca Civica è aperta 38 ore alla settimana. Infine, la componente femminile dell’utenza si conferma di gran lunga prevalente per quanto riguarda i prestiti, con 18.144 femmine e 7.484 maschi. Numerosissimi anche gli eventi ospitati o organizzati direttamente dalla Biblioteca Civica, se ne contano circa 60 nell’arco dell’anno, oltre alle numerose attività di lettura per bambini a cura del nutrito e appassionato Gruppo delle Lettrici Volontarie.
La Biblioteca di Codroipo è ospitata dal 1999 in una struttura moderna circondata da un ampio parco, utilizzato in precedenza come campo di calcio. Progettata dall’Architetto Leonardo Miani e fortemente voluta, e finanziata, dall’allora Amministrazione comunale del Sindaco Giancarlo Tonutti. È al servizio di Codroipo ma anche di tutto il circondario, in particolare del bacino d’utenza della rete delle 12 Biblioteche del Sistema Bibliotecario del Medio Friuli, di cui è capofila. Ha una dotazione di più di 77mila volumi (circa 61mila nella sezione adulti e 16mila nella sezione bambini). Conserva, inoltre, quattro fondi molto importanti: il fondo “don Gilberto Pressacco”, il fondo “Elio Bartolini”, il fondo “Nicola Benois” e il fondo “Egidio Marzona”. L’Amministrazione comunale ribadisce la grande attenzione posta verso la struttura che arricchisce i servizi a disposizione di tutti i cittadini di Codroipo e del Medio Friuli. Silvia Polo, Assessore alla Cultura e all’Istruzione dichiara, a tal proposito, la sua soddisfazione e il suo ringraziamento verso il responsabile Giulio Pagotto e tutto il personale che opera nella Biblioteca. Polo sottolinea inoltre la nuova attività lanciata già dai primi mesi di quest’anno: un progetto di promozione alla lettura molto prestigioso, intitolato “Che Storie!”, con la partecipazione dei maggiori scrittori contemporanei, insieme agli studenti delle classi medie, nei comuni del Sistema Interbibliotecario del Medio Friuli. In quella fascia d’età è particolarmente difficile attrarre giovani lettori e questa iniziativa è rivolta proprio a ragazze e ragazzi per farli appassionare alla lettura grazie all’incontro e all’ascolto.
L’Amministrazione comunale
Si è svolto nel tardo pomeriggio del 26 febbraio, all’Auditorium comunale, un partecipato incontro pubblico, promosso da Ambito Donna con la collaborazione di tutti i Comuni aderenti, ANDOS Comitato di Codroipo, Asp Daniele Moro e l’Associazione Voce Donna e ospitato dall’Amministrazione comunale di Codroipo, per ribadire con forza il valore della prevenzione quale strumento essenziale nel contrasto alla violenza di genere.
Ospite straordinario della serata è stato Gino Cecchettin, la cui presenza ha conferito all’appuntamento un significato particolarmente intenso e condiviso.
Dopo i saluti istituzionali dell’Assessora alla Salute, ai Servizi Sociali e alle Pari Opportunità Paola Bortolotti e della rappresentante della Commissione Regionale Pari Opportunità Corinna Mestroni, si sono susseguiti gli interventi di approfondimento, offrendo al pubblico un quadro articolato del fenomeno. La dottoressa Lucia Beltramini, dirigente psicologa dell’Azienda Sanitaria ASUFC, ha posto l’attenzione sul tema della consapevolezza e della prevenzione, analizzando i meccanismi psicologici e relazionali che possono innescare e alimentare dinamiche violente. A delineare il quadro normativo e gli strumenti giuridici a tutela delle donne vittime di violenza è stata l’avvocata Maddalena Bosio, che ha illustrato le principali misure di protezione previste dall’ordinamento. Un focus specifico è stato dedicato ai servizi attivi sul territorio. Stefania Bertino, responsabile del Servizio Sociale dei Comuni dell’Ambito Territoriale Sociale del Medio Friuli, ha presentato il progetto Sunrise: un percorso integrato che offre sostegno psicologico, consulenza legale e accompagnamento personalizzato, rivolto sia alle donne vittime di violenza sia agli uomini autori di comportamenti violenti, nella prospettiva di un intervento che miri non solo alla tutela ma anche alla prevenzione.
Roberta Brescancin, responsabile delle strutture di accoglienza dell’associazione “Voce Donna”, ha quindi illustrato lo “Sportello di Ascolto Territoriale”, presidio fondamentale di accoglienza e supporto per chi si trova in situazioni di difficoltà, capace di orientare e accompagnare verso percorsi di protezione e autonomia.
La serata si è conclusa con la testimonianza di Gino Cecchettin, padre di Giulia, uccisa a 22 anni dall’ex fidanzato, e oggi presidente e fondatore della Fondazione Giulia Cecchettin.
In dialogo con Martina Delpiccolo,
CONTRASTO alla VIOLENZA di GENERE
Prevenzione e tutela, la rete che protegge. collaboratrice del Messaggero Veneto per le pagine culturali, Cecchettin ha offerto una riflessione lucida e toccante sull’urgenza di un cambiamento culturale che affondi le proprie radici nell’educazione al rispetto e nel riconoscimento pieno del ruolo della donna nella società, nella coppia e nella famiglia. Un confronto che ha rilanciato l’idea di un modello sociale fondato sulla libertà, sulla dignità e sulla felicità condivisa.
L’incontro ha rappresentato anche un’occasione per fare il punto sui servizi attivi nel territorio, illustrando strumenti, percorsi di accompagnamento e reti di supporto dedicate alle vittime di violenza: un momento pubblico di informazione e consapevolezza, volto a ribadire l’importanza di un impegno corale tra istituzioni, professionisti e comunità.
Paolo Di Biase
EMERGENZA MEDICI di FAMIGLIA
Confronto con la Regione e soluzioni temporanee. Si è svolto a Codroipo un incontro tra i Sindaci e gli Amministratori del Medio Friuli e l’Assessore regionale alla Sanità Riccardo Riccardi, alla presenza del direttore generale dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale Denis Caporale e del direttore del Distretto sociosanitario del Medio Friuli Giovanni Cattani, per fare il punto sull’emergenza dei medici di base nel territorio. La situazione si è aggravata a seguito del mancato rinnovo, nell’ambito della legge finanziaria nazionale, dei contratti per i medici in pensione che garantivano attività ambulatoriale nei distretti. In attesa di un intervento del Parlamento per rifinanziare tali incarichi come misura emergenziale, tra gennaio e febbraio il Distretto del Medio Friuli ha attivato tre ambulatori su prenotazione per gli ex assistiti dei medici Soramel, Trina e Lapadula rimasti senza medico di riferimento. Nel corso dell’incontro è stata inoltre ribadita la necessità di completare la piena messa in funzione dell’Ospedale di Comunità. Gli amministratori hanno assicurato che continueranno a monitorare la situazione e a rappresentare agli enti competenti le esigenze del territorio, dove sono oltre 2.600 i pazienti attualmente senza medico di base, di cui 1.887 nel solo Comune di Codroipo.
Silvia Iacuzzi
Pubbliredazionale
Momento
CASA FUNERARIA FABELLO
Uno spazio di luce e silenzio accanto al cimitero di Codroipo.
Sorge in viale Rimembranza 9 a Codroipo la Casa funeraria Fabello. Una struttura in un’area naturale, pensata per offrire un luogo sereno e raccolto dove accompagnare i propri cari per l’ultimo saluto.
Immersa nel verde, la nuova realtà, voluta da Gino Fabello in ricordo della moglie Felicina, si propone come uno spazio capace di coniugare dignità, armonia e rispetto, inserendosi con discrezione nel paesaggio circostante.
Il progetto architettonico, firmato da Studio Architettura Moretti di Codroipo, si caratterizza per uno stile minimalista, luminoso e dinamico. L’edificio, studiato anche per dialogare con gli elementi naturali, presenta linee essenziali e una prevalenza del bianco, colore scelto per evocare la luce e una dimensione di quiete che avvolge gli ambienti.
La struttura comprende una sala del commiato, destinata alle cerimonie civili, e quattro sale indipendenti per l’esposizione delle salme. Ogni stanza si apre su un patio privato in cui trova posto un ulivo, simbolo universale di pace, che contribuisce a creare un’atmosfera intima e raccolta. L’attenzione ai dettagli e alla relazione con l’esterno mira a favorire un clima di serenità, nel quale il dolore possa trovare uno spazio di rispetto e di umanità.
La Casa funeraria è pronta ad accogliere le famiglie in un contesto pensato per offrire conforto e raccoglimento, un luogo accogliente, che mantiene il legame con la tradizione del territorio, garantendo equilibrio tra innovazione e continuità culturale per restituire al momento del commiato una dimensione di pace, sobrietà e condivisione.
Per informazioni: 0432 906181 - fabello@fabellocodroipo.it Onoranze Funebri Fabello, Via Balilla 17, Codroipo
CASA FUNERARIA FABELLO, ACCANTO AL CIMITERO DI CODROIPO
fabellocodroipo.it telefono 0432 906181
BERTIOLO
77ª FESTA REGIONALE del VINO FRIULANO
Quando il Friuli si racconta attraverso il vino, la cultura e la comunità. Ci sono luoghi dove la primavera non arriva solo sul calendario, ma si sente nell’aria. A Bertiolo, nel cuore del Medio Friuli, la bella stagione inizia così: con un calice in mano, una musica che riempie le piazze e il profumo del vino friulano che esce dai portoni storici. Dal 14 al 29 marzo 2026 torna la 77ª Festa Regionale del Vino Friulano, uno degli appuntamenti più autentici e longevi del panorama enogastronomico regionale. Il cuore pulsante della Festa è la storica Enoteca di Bertiolo, che ospita la 43ª Mostra Concorso Vini “Bertiûl tal Friûl 2026”: una vera mappa sensoriale del Friuli Venezia Giulia, tra vitigni autoctoni, storie di cantine e passione per la qualità. L’inaugurazione di sabato 14 marzo apre ufficialmente la Festa con premiazioni, musica e il tradizionale taglio del nastro. Accanto al vino, la Festa celebra anche le persone che incarnano lo spirito del Friuli. Nato nel 1998, il Premio “Friulano DOC” si propone di valorizzare personalità che, attraverso il proprio talento e la propria integrità, rappresentano i valori più autentici della nostra terra, portando il nome del Friuli oltre i confini regionali. Per l’edizione 2026, il riconoscimento viene conferito a Ilaria Tuti, voce autorevole e apprezzata della narrativa italiana contemporanea, scrittrice originaria di Gemona del Friuli, proprio quest’anno che ricorre il 50° del terremoto del 1976. Ma la Festa del Vino Friulano è molto di più. È una festa da camminare, da esplorare senza fretta. Tra mercati dell’artigianato, mostre d’arte, eventi culturali e spettacoli itineranti, ogni angolo di Bertiolo offre una sorpresa. Il gusto resta il filo conduttore. Accanto ai vini friulani trovano spazio i sapori del territorio: serate enogastronomiche, degustazioni guidate, prodotti tipici e filiere corte raccontano una cucina sincera, legata alla stagionalità e alla tradizione. Il Mercato di San Giuseppe e la Piazza Campagna Amica Coldiretti FVG permettono di incontrare direttamente i produttori e portare a casa un pezzo di Friuli.
La Festa è anche un invito a rallentare. A riscoprire il piacere della conversazione, della convivialità, dello stare insieme. Non a caso il suo motto storico è “Savors, vins e cjacaradis”: sapori, vini e chiacchiere.
Dal 14 al 29 marzo 2026, a Bertiolo, il Friuli ti aspetta e brinda con te.
Pro Loco Le Risorgive
PRESENTATO “BLESSAN a si CONTE”
“Storie par imagjines di un pais da so int”.
Il libro a cura di Ofelia Basaldella è stato presentato su iniziativa della Pro Loco Blessano nel salone dell’ex asilo recentemente ristrutturato, alla presenza di tanti cittadini. Ci sono luoghi, pur piccoli sulla carta geografica che racchiudono un mondo intero, dove ogni vicenda, ogni casa, ogni famiglia e ogni volto racconta una storia. Il libro “Blessan a si conte” nasce dal desiderio di custodire la memoria di un paese dove le radici sprofondano e dove il tempo, pur scorrendo, ha lasciato tracce indelebili. Un viaggio attraverso ricordi, figure e testimonianze di persone che con il loro impegno, semplicità o visione hanno dato forma a Blessano. Storie che in passato si tramandavano oralmente che oggi rischiano di scomparire nel silenzio immerso dal ritmo veloce dei giorni moderni. Il libro è composto di circa 320 pagine, che riportano cognomi e soprannomi, le Associazioni, i cantori, il coro, la compagnia teatrale, l’Asd Calcio Blessanese, la latteria turnaria, la cooperativa, il gruppo Folcloristico “danzerini Udinesi” di Blessano, la Pro Loco, Chei dal Borc di Dore e tante fotografie sulle commemorazioni religiose, comunioni, compagnie, coscrizioni, emigranti, mestieri, militari, scuola, matrimoni, feste, gruppi familiari, Associazioni, bambini, documenti e persone che hanno dato lustro a Blessano. C’è poi una ricca prefazione con l’intervento iniziale del giornalista Walter Tomada che descrive che l’album è un patrimonio di ricordi di un secolo di memorie paesane. Il Sindaco Marco Olivo ha ricordato che il libro è un atto d’amore verso la nostra terra e la nostra gente. Willer Zilli, vicepresidente della Pro Loco, nel portare il saluto del sodalizio a tutte le autorità, ha rimarcato che Blessano ha sempre mostrato una certa vivacità, commissionando nel 1526 un affresco a Giovanni Antonio de Sacchis detto il Pordenone. Ofelia Basaldella si è detta orgogliosa di aver collaborato per realizzare la pubblicazione e confida che sfogliare l’album dei ricordi sia l’occasione per riscoprire o ricordare una Blessano che non c’è più, ma costituisce le radici di ciò che il Paese è oggi. Amos D’Antoni
PREMIATA la SCUOLA MATERNA di VISSANDONE
Concorso Presepi nelle Scuole del Friuli Venezia Giulia.
Alla 21^ edizione del premio promosso da UNPLI FVG Aps, hanno partecipato 74 scuole tra Scuole dell’Infanzia, Scuole Primarie e, in via sperimentale, alcune Scuole Secondarie di Primo Grado, con la realizzazione complessiva di 57 presepi. Tra le 5 Scuole dell’Infanzia prime classificate, premiate per la qualità educativa, la creatività e la coerenza con il tema proposto, c’è anche la Scuola dell’Infanzia “Maria Del Giudice” di Vissandone. Il tema proposto, “Siamo tutti pastori del mondo. Umanità che cura e protegge”, è stato ispirato ai valori richiamati dalle celebrazioni ONU 2026 e si fonda su principi quali rispetto reciproco, tutela del Creato, uguaglianza, inclusione, giustizia e pari dignità. Il Concorso è stato individuato come percorso educativo interdisciplinare, finalizzato alla trasmissione della tradizione del presepe e alla promozione di comportamenti responsabili, anche attraverso l’uso di materiali naturali o riciclati. Silvia Iacuzzi
INCANTI del NUOVO ANNO
Nel segno della grande musica.
Il mese di gennaio ha visto Camino al Tagliamento protagonista di un’importante iniziativa culturale, promossa dall’Assessorato alla Cultura con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, con la rassegna “Incanti del Nuovo Anno”, due appuntamenti musicali in cui si sono coniugati qualità artistica, valorizzazione del territorio e partecipazione della comunità. Una proposta capace di mettere al centro non solo la musica, ma anche i luoghi e le persone.
Sabato 17 gennaio, con “Corni delle Alpi sul Tagliamento”, il pubblico è stato invitato a vivere un’esperienza immersiva nel paesaggio locale. Il ritrovo a Pieve di Rosa e la breve passeggiata verso il luogo dell’esibizione hanno trasformato il concerto in un momento di scoperta del territorio: il suono solenne dei corni alpini si è diffuso sulle sponde del Tagliamento, dialogando con l’ambiente naturale e restituendo un’immagine autentica e suggestiva del paesaggio invernale, evocata anche nel borgo di Gorizzo con vista sulla Villa Colloredo-Mels-Mainardi-Pancotto e nella Chiesa di San Vidotto.
Di tutt’altra cifra, ma altrettanto coinvolgente, il concerto di sabato 31 gennaio nella Chiesa di Ognissanti, dedicato alla “Misa a Buenos Aires (Misatango)” di Martín Palmeri. L’opera, che fonde la struttura della messa tradizionale con il ritmo e la passione del tango argentino, ha conquistato gli ascoltatori per intensità emotiva e ricchezza timbrica. Il concerto ha coinvolto realtà corali e strumentali di rilievo - l’Insieme Vocale Città di Conegliano, la Corale Vincenzo Ruffo di Sacile, l’Ensemble Armonia di Cordenons e l’Orchestra dell’Accademia Musicale Naonis di Pordenone - sotto la direzione del M° Alberto Pollesel, con la partecipazione dei solisti Annagiulia Bonizzato (soprano), Maria Tea Lusso (pianoforte) e Mirko Satto (bandoneon). Un lavoro corale, in tutti i sensi, che ha espresso pienamente il valore della collaborazione tra istituzioni, associazioni e musicisti. La chiesa gremita e gli applausi prolungati al termine del concerto hanno testimoniato il successo dell’iniziativa, capace di offrire alla comunità un momento di alta qualità artistica e di intensa partecipazione emotiva.
“Incanti del Nuovo Anno” è stato quindi anche un modo per creare spazi di condivisione nel segno della eccellenza, promuovendo il senso di appartenenza e l’identità locale: si ringrazia la Parrocchia di Camino al Tagliamento e le persone che hanno aiutato e partecipato.
L’Amministrazione Comunale
COLORE, ANIMA e NATURA
A Villa Valetudine la personale di Elena Bullo.
È stata inaugurata a metà febbraio, nella suggestiva cornice di Villa Valetudine, la mostra personale di Elena Bullo, artista capace di trasformare la natura in emozione e il colore in linguaggio dell’anima.
Ad accogliere il pubblico sono stati Ad Smets e Sjaak Verweij, proprietari di questa autentica oasi di arte e cultura nel cuore di Camino al Tagliamento. A presentare l’artista è stata Roberta Passalacqua, che ha descritto la pittrice come “briosa, vivace, fortemente pratica”, evidenziando quanto il suo temperamento energico e diretto si rifletta in opere realizzate con materiali diversi e animate da una potente vitalità cromatica. Il verde intenso, il mare, il fiume Tagliamento: la natura è la grande protagonista della pittura di Bullo. Le sue tele, attraversate da colori vibranti e luminosi, restituiscono i “miracoli” dell’ambiente. Non si tratta di semplice rappresentazione, ma di un racconto emotivo e diretto, in cui il paesaggio diventa esperienza interiore. Intervenuta dopo la presentazione, l’artista lignanese ha parlato del suo rapporto profondo con l’arte, definendola senza esitazione “cura dell’anima”. Per Bullo, dipingere è uno spazio intimo in cui accogliere e trasformare le emozioni, una medicina silenziosa capace di sanare ferite e ristabilire equilibrio. Quello che nasce come un “atto di guarigione” personale si trasforma poi in un ponte verso gli altri, un linguaggio universale che permette di condividere il proprio cammino interiore con chi osserva. Accanto alla ricerca artistica, forte è anche l’impegno sociale. Nel 2000 l’artista ha dato vita al “Progetto Elenoire”, sviluppato nell’ambito dell’UTE di Latisana. Nato inizialmente per ragazzi diversamente abili, il progetto si è poi ampliato coinvolgendo persone di diverse età attraverso laboratori d’arte organizzati in varie località, tra cui Lignano Sabbiadoro e Palazzolo dello Stella. Un’esperienza di scambio continuo che Bullo definisce un dono reciproco, perché ogni incontro diventa occasione di crescita e scoperta. La splendida giornata di sole ha accompagnato il momento conviviale con i numerosi ospiti presenti, alcuni giunti anche dall’Austria. Tra le autorità, l’assessore alla cultura del Comune di Lestizza, Daniela Marangoni. La mostra resterà aperta fino al 5 aprile 2026, tutti i giorni - sabato e domenica compresi - su appuntamento.
Paolo Di Biase
CONCERTO di SAN VALENTINO della CORALE CAMINESE
Giunge alla 39^ edizione l’appuntamento con l’organo e la coralità.
Si è rinnovato domenica 15 febbraio, nella suggestiva cornice della Chiesa di Ognissanti, lo storico appuntamento con il “Concerto di San Valentino” per organo e coro. Giunto alla sua 39^ edizione, l’evento si consolida quale iniziativa imprescindibile nel panorama culturale di Camino al Tagliamento, celebrando l’equilibrio espressivo tra la componente organistica e la compagine corale. La serata, svoltasi a conclusione dei festeggiamenti per il Santo Patrono del paese, ha rappresentato un piacevole momento di condivisione e alta musica. Il programma ha visto come protagonista iniziale la Maestra Elena Fabris, organista udinese di caratura internazionale con una formazione d’eccellenza tra Italia e Germania. La Maestra Fabris ha proposto un vasto repertorio che ha spaziato dal rigore barocco di Johann Sebastian Bach alla liricità di Felix Mendelssohn, fino alle suggestioni romantiche di Robert Schumann e alle intense atmosfere di “Resignation” di Marco Enrico Bossi. Nella seconda parte dell’evento, la scena è stata occupata dalla Corale Caminese, diretta dal Maestro Francesco Zorzini. Sostenuta dal prezioso accompagnamento dell’organo, la corale ha eseguito celebri pagine del repertorio sacro di Händel, Mozart, Saint-Saëns e Fauré, arricchite dalla proposta contemporanea dello stesso Zorzini con il brano “Narrano i cieli” su testo di Padre David Maria Turoldo. L’iniziativa, organizzata dalla Corale Caminese APS e dalla Parrocchia di Camino al Tagliamento, è stata resa possibile grazie alla collaborazione delle Associazioni “Kairos” e “Davide Liani” e dell’Accademia Organistica Udinese. Fondamentale il supporto delle istituzioni, tra cui il patrocinio del Comune di Camino al Tagliamento, dell’USCI FVG e il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
Un sentito ringraziamento è stato rivolto a Don Maurizio e alla comunità parrocchiale per l’ospitalità, alle autorità intervenute e a tutto il pubblico presente, la cui calorosa partecipazione ha coronato nel migliore dei modi il successo di una manifestazione che da quasi quattro decenni valorizza il patrimonio artistico del territorio.
Francesca Espen
FLAIBANO Un PASSATO COMPLESSO e STRATIFICATO
Un territorio tra storia antica e vicende moderne.
Probabilmente di origine romana - il nome deriva da Flavianus, un romano che fondò il paese poco dopo la fondazione di Aquileia, la “villa” di Flaibano affonda le proprie radici in epoche lontane. Flaibano appartiene all’ex-Provincia di Udine e comprende anche la frazione di San Odorico, continuando a custodire una storia complessa e stratificata, specchio di secoli di trasformazioni istituzionali e sociali che hanno attraversato il Friuli nei secoli. La prima attestazione documentaria risale all’XI secolo, quando il territorio faceva parte della pieve di San Pietro di Dignano, dipendente dall’abbazia di Moggio. Già nella prima metà del Quattrocento, tuttavia, gli abitanti manifestarono la volontà di affrancarsi, rivendicando il diritto a una parrocchia autonoma, segno di una comunità viva e consapevole della propria identità con una crescente autonomia civile e religiosa. Nel corso del Seicento Flaibano passò sotto la giurisdizione del Capitolo di Udine. Costituitosi inizialmente come comune rurale, con l’età napoleonica entrò a far parte del Dipartimento di Passariano, nel Distretto di Udine, come Comune di terza classe del Cantone di San Daniele. Con la nascita del Regno Lombardo-Veneto il territorio fu inserito nella Provincia del Friuli, Distretto di San Daniele, ottenendo nel 1819 un Consiglio comunale, che sostituì il precedente “Convocato Generale degli Estimati”. Nel 1866 Flaibano venne annesso al Regno d’Italia. Le vicende della Prima guerra mondiale segnarono profondamente il paese: durante la ritirata di Caporetto il centro abitato subì pesanti bombardamenti da parte delle truppe italiane in ripiegamento. Fino al 1927 il Comune mantenne ufficialmente la denominazione di “Comune di San Odorico”, nonostante la sede municipale fosse già da tempo trasferita a Flaibano.
Ancora oggi sono presenti vari resti di epoca romana, come ville e depositi, e numerosi sono gli edifici di forte pregio artistico che conservano notevoli esempi artistici d’importanti pittori e lapicidi friulani. Da notare anche Villa Marangoni Masolini a San Odorico, che sorge poco distante dalle ghiaie del Tagliamento. Un tempo monastero di frati benedettini che gestivano l’abbazia e il guado sul Tagliamento riscuotendo il pedaggio.
Silvia Iacuzzi
FRIULI nel CUORE
Grazie Lestizza, Nespoledo e Villacaccia.
Dopo
quattro anni intensi e colmi di grazia, è arrivato per me il tempo di lasciare il Friuli. Non è facile salutare una terra che mi ha accolto con discrezione e poi, giorno dopo giorno, mi ha aperto il cuore. Parto con la valigia piena di volti, di storie, di strette di mano sincere. E soprattutto parto con una parola che supera tutte le altre: grazie. Un pensiero riconoscente va al nostro Vescovo per l’attenzione e la guida nel cammino pastorale, e ai confratelli sacerdoti che ho conosciuto in questi anni: fratelli nel ministero, compagni di strada, con cui ho condiviso fatiche e speranze. La comunione presbiterale è stata un dono prezioso. Ma il cuore di queste righe è per voi, carissimi parrocchiani di Lestizza, Nespoledo e Villacaccia. Sono arrivato tra voi con il desiderio di servire; ho trovato una Chiesa viva, radicata nella storia e profondamente intrecciata con la vita della gente. In Friuli la fede non è un accessorio, ma una trama che sostiene l’esistenza quotidiana. L’ho vista nella laboriosità silenziosa, nella fedeltà alla Messa domenicale, nella cura delle chiese, nella dignità composta con cui affrontate le prove della vita.
A Lestizza, Nespoledo e Villacaccia ho incontrato comunità fiere delle proprie radici, capaci di custodire la memoria senza rimanere prigioniere del passato. Le nostre chiese raccontano secoli di storia, ma la storia più bella siete voi, popolo di Dio in cammino. Ho condiviso con voi la gioia dei battesimi, l’emozione dei matrimoni, il dolore dei funerali vissuti nella luce della speranza cristiana. In ogni circostanza ho percepito una fede concreta, fatta di gesti semplici e veri. Indimenticabili resteranno le feste del “Perdon”, così profondamente radicate nella vostra tradizione. Non solo celebrazioni religiose, ma momenti in cui il paese si raccoglie, si riconosce, si ritrova. In quei giorni ho visto la bellezza di una fede popolare autentica: le processioni, le liturgie curate con amore, le case aperte, le famiglie riunite, il senso di appartenenza che unisce generazioni diverse. Il “Perdon” è diventato per me il simbolo di una comunità che sa fare memoria, che sa ringraziare e che sa ripartire insieme. E come non ricordare le feste patronali? Attorno ai santi patroni ho visto la vostra identità più profonda: una fede che diventa cultura, amicizia, collaborazione. Penso in particolare a Lestizza e alla festa di San Biagio: i giovani, capaci di organizzare con entusiasmo e competenza momenti di aggregazione e di festa. Ma ciò che più mi ha colpito è stato vedere che la festa non si fermava all’organizzazione o al divertimento: tutti presenti alla Santa Messa, attenti, raccolti, consapevoli che il centro è l’altare. Questa è la vostra forza: una fede che non si oppone alla festa, ma la fonda e le dà significato. Come dimenticare la festa della Madonna del Carmine a Villacaccia: un momento di profonda fede e di comunità. Tutti i fedeli partecipavano alla Santa Eucaristia, cuore pulsante della celebrazione, per poi seguire con devozione la processione con la statua dell’amata Vergine Maria, accompagnata da canti e preghiere fino alla
piazza del paese. La giornata si concludeva in allegria con la cena preparata dagli “esperti cuochi” del paese e servita con dedizione dall’équipe San Giusto, segno concreto di collaborazione e fraternità. E come non pensare alla festa di Sant’Antonio a Nespoledo: non solo una festa, ma una tradizione centenaria fatta di preghiera, bellezza e senso di appartenenza, capace di unire generazioni nel ricordo e nella fede. Desidero esprimere un grazie particolare agli Alpini, presenza generosa e concreta in ogni iniziativa; ai donatori di sangue, segno silenzioso ma potentissimo di carità vissuta; all’equipe San Giusto per l’impegno e la dedizione nel servizio ecclesiale; al coro interparrocchiale, che con il canto ha elevato la preghiera e ha reso più solenni e belle le nostre celebrazioni; al gruppo amatori di calcio, al gruppo “zovins di Lestizza” e a tutti i giovani che con passione animano la vita dei paesi. Grazie a tutti i collaboratori, volontari, catechisti, ministranti, sacrestani, membri dei consigli pastorali ed economici, e a tutti i fedeli che, spesso lontano dai riflettori, hanno costruito giorno dopo giorno la vita delle nostre parrocchie. La Chiesa vive grazie alla vostra disponibilità. Un sincero ringraziamento desidero rivolgerlo anche all’amministrazione comunale, al Sindaco e al Consiglio, per il rapporto di collaborazione e di rispetto che abbiamo costruito in questi anni. Nella distinzione dei ruoli, ho sempre percepito attenzione e disponibilità per il bene della comunità. Quando istituzioni civili e comunità ecclesiale camminano nel rispetto reciproco, il paese cresce in unità e armonia. Per questo porto con me anche la gratitudine per questo dialogo sereno e costruttivo. Ho imparato ad amare il Friuli e i friulani: persone forse inizialmente riservate, ma di una lealtà e di una profondità straordinarie. Una volta entrati nel vostro cuore, si scopre un mondo di generosità autentica. Mi avete insegnato il valore della parola data, del lavoro fatto bene, della fede vissuta con coerenza. Se in questi quattro anni è stato seminato qualcosa di buono, è opera del Signore. Io sono stato semplicemente un sacerdote tra voi, chiamato a spezzare la Parola e il Pane. Ma posso dirlo con sincerità: ho ricevuto più di quanto abbia dato. La vostra fede mi ha sostenuto, il vostro affetto mi ha incoraggiato, la vostra amicizia mi ha fatto crescere. In questo cammino non sono mancati momenti di sofferenza, nati forse da incomprensioni o da parole non espresse nel modo migliore. Può accadere di non riuscire a farsi capire fino in fondo, e questo talvolta genera una certa solitudine, soprattutto quando si spera che qualcuno possa aiutare a fare chiarezza e riportare serenità. Desidero però ringraziare di cuore tutti i parrocchiani che mi sono stati vicini, che mi hanno sostenuto con discrezione, affetto e preghiera in questo tempo non semplice. La loro presenza è stata un dono prezioso.
Anche nella solitudine, il mio pensiero va al Signore Gesù sulla Croce: Egli conosce il peso dell’incomprensione e dell’abbandono, ma ci ha anche promesso la luce della Risurrezione e la salvezza. In questa promessa trovo consolazione e speranza, certo che ogni prova, vissuta con fede, porta frutto nel tempo di Dio.
Parto, ma non vi lascio. In Cristo restiamo uniti. Porterò sempre nella preghiera Lestizza, Nespoledo e Villacaccia. Porterò il suono delle campane, i volti incontrati all’uscita della Messa, le conversazioni semplici ma profonde, le feste condivise, i momenti di silenzio davanti al Signore. Grazie di cuore.
Il Friuli mi ha segnato per sempre.
E una parte del mio cuore resterà qui, tra voi.
Il vostro fratello, P. Chawki
Il CARNEVALE FESTEGGIATO con le MASCHERE DELL’IO
Successo da tutto esaurito per lo spettacolo “5 ferite e uno psicologo”.
In occasione delle festività del Carnevale, l’Auditorium comunale di Lestizza ha ospitato un appuntamento teatrale unico nel suo genere che invita alla riflessione interiore. La riedizione della produzione dell’Associazione LUNEDìPALCO intitolata “5 ferite e uno psicologo” di Margot dal Ben, un evento realizzato grazie al sostegno del Comune di Lestizza.
Mentre il periodo carnevalesco è solitamente associato a travestimenti scelti per gioco, tradizione o divertimento, questo spettacolo ha proposto una domanda provocatoria: quante maschere indossiamo ogni giorno senza nemmeno rendercene conto? La rappresentazione intensa e sorprendente ha accompagnato lo spettatore alla scoperta delle “maschere dell’Io”. Il fulcro della narrazione riguarda quei comportamenti che ogni individuo costruisce nel tempo per proteggersi dal dolore, dalle delusioni e dalle ferite emotive. Sebbene queste maschere abbiano inizialmente una funzione difensiva, lo spettacolo evidenzia come esse possano, a lungo andare, allontanarci dalla nostra vera essenza. Attraverso l’unione tra il linguaggio del teatro e lo sguardo
I CROSTOLI per la BENEFICENZA
Tradizionale evento per il Carnevale.
A febbraio, a Villacaccia, si è svolta la quarta edizione de “i crostoli per la beneficenza”. Evento organizzato da Padre Chawki Raffoul e dal gruppo Equipe San Giusto con le loro famiglie a sostegno della parrocchia.
Anche quest’anno molte persone della piccola frazione e dei paesi vicini hanno partecipato a sostegno di questa bellissima iniziativa.
Nicola Rossi
della psicologia, la rappresentazione offre un viaggio definito come autentico, profondo e umano. L’obiettivo dell’iniziativa non è stato solo l’intrattenimento, ma un invito esplicito a riconoscere le proprie fragilità e a imparare a sorridere delle proprie difese. In un momento dell’anno in cui le maschere sono protagoniste all’esterno, il palcoscenico di Lestizza ha offerto lo spunto e il coraggio necessario per provare a toglierne qualcuna, favorendo un incontro più vero con se stessi.
Roberta Paiani
Mereto di Tomba
FIESTE de PATRIE dal FRIÛL
Tre Comuni, un unico programma per celebrare identità e cultura.
IComuni di Basiliano, Mereto di Tomba e Sedegliano uniscono le forze per celebrare la “Fieste de Patrie dal Friûl” con un programma condiviso di eventi che intreccia arte, divulgazione storica e valorizzazione delle personalità che hanno rappresentato il Friuli nel dialogo con altre culture. Le tre amministrazioni comunali hanno costruito un calendario unitario che attraversa linguaggi diversi - dal cinema al teatro, dalla letteratura alla scuola - con l’obiettivo di coinvolgere pubblici di ogni età e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità friulana. Il programma prenderà il via il 9 aprile a Mereto di Tomba con una serata divulgativa dedicata al paleontologo Rafael Manazzone, figura di rilievo nel panorama scientifico e culturale del territorio. Il 10 aprile, sempre a Mereto, spazio al cinema con la proiezione del film “Marcho - L’ultima bandiera”, opera che racconta pagine significative della storia e dell’identità friulana. Il 17 aprile a Sedegliano sarà la volta della letteratura con la presentazione del libro “Stagjons, Haiku par Furlan” di Christian Romanini, un’opera che unisce la forma poetica dell’haiku alla lingua friulana, offrendo uno sguardo originale sulle stagioni e sul paesaggio interiore. Il 19 aprile a Basiliano andrà in scena lo spettacolo teatrale “Tant che Tupamaros”, proposta che intreccia memoria, impegno civile e identità culturale attraverso il linguaggio del teatro.
Accanto agli appuntamenti aperti al pubblico, la Fieste de Patrie coinvolgerà anche il mondo della scuola con gli interventi di DJ Tubet e Michele Polo negli istituti di Basiliano, Mereto e Sedegliano. Un’occasione di incontro con gli studenti per riflettere sulla lingua friulana come strumento espressivo contemporaneo e ponte tra generazioni. Il programma si arricchirà inoltre di ulteriori iniziative realizzate in collaborazione con le associazioni locali, senza alcun onere a carico del Comune di Mereto di Tomba, a testimonianza di una rete territoriale viva e partecipata.
La Fieste de Patrie dal Friûl si conferma così non solo come celebrazione simbolica, ma come progetto culturale condiviso capace di valorizzare storia, lingua e creatività, rafforzando il legame tra comunità e territorio in una prospettiva aperta al dialogo e al futuro.
L’Amministrazione comunale
PLAUTO tra LATINO e LINGUA FRIULANA
Un incontro inusuale in pieno stile plautino.
Afebbraio l’Amministrazione comunale di Rivignano Teor, in collaborazione con la Parrocchia di San Marco Evangelista e con il contributo della regione Friuli Venezia Giulia, ha presentato il libro: “Plauto. Trê comedis voltadis par furlan”. Un evento di cultura e lingua friulana, attraverso la quale Duilio Bigotto ha deciso di reinterpretare tre opere di Plauto: “Aulularia” (Storie di une pignate), “Casina” (Canelute: la frute che e nûl di canele) e “Miles gloriosus” (Il soldât svanton).
La serata si è alternata tra letture e divulgazione storica e un simpatico sketch dell’Associazione teatrale Drin e Delaide. Paolo Pitton, Enrico Bigotto e Federico Bernardinis hanno raccontato l’autore latino sul piano storico e umano. A sorpresa è intervenuto il responsabile organizzativo del Plautus Festival di Sarzina (FC), città natale dello scrittore, elogiando l’iniziativa e affermando che proprio questo incontro di idiomi, questa contaminazione di lingue diverse, rappresentano il vero spirito della visione plautina. Una serata che ha permesso di capire come la cultura crei connessioni al di là delle barriere linguistiche e al di là del tempo.
Benedetta Fasanelli Menestrina
Una COMUNITÀ più SICURA
Due defibrillatori e un corso di formazione.
È questo il cuore dell’iniziativa promossa da PrimaCassa Credito Cooperativo Fvg nell’ambito del progetto “Comunità e montagna in sicurezza”, realizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale, l’associazione dei Medici sportivi e il Soccorso alpino. I due dispositivi saranno destinati rispettivamente alla piazza di Rivignano e a quella di Teor, punti nevralgici della vita comunitaria. La consegna è stata accompagnata da un momento formativo rivolto ai commercianti locali, impegnati sia nell’apprendimento dell’utilizzo del defibrillatore sia nella pratica delle manovre di rianimazione, guidati da volontari esperti. Nel corso dell’incontro, svoltosi nella sala municipale, sono intervenuti il Sindaco di Rivignano Teor Fabrizio Mattiussi, il Presidente di PrimaCassa Marco Gasparini e l’Assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi. È stata ribadita l’importanza di una formazione sanitaria diffusa, capace di rafforzare la sicurezza collettiva e la qualità delle cure. L’obiettivo è chiaro: portare strumenti salvavita nei luoghi più frequentati e diffondere tra i cittadini la cultura del primo intervento rapido, che può fare la differenza in caso di arresto cardiaco o altre emergenze. Con l’installazione dei nuovi defibrillatori e il coinvolgimento diretto degli esercenti, Rivignano Teor compie così un ulteriore passo verso una rete di protezione più capillare, dove prevenzione, formazione e collaborazione tra istituzioni e realtà associative diventano elementi centrali per la sicurezza della comunità.
L’Amministrazione comunale
TANTI ISCRITTI, TANTI CORSI
Numeri più che positivi per l’UTE. L’UTE a Rivignano Teor e Varmo ha chiuso le iscrizioni all’Anno Accademico 2025/2026 con 713 iscritti. Un traguardo importante, che conferma una crescita costante e testimonia quanto l’attività dell’associazione sia apprezzata non solo dalla comunità locale ma anche dal territorio circostante.
Un numero che non rappresenta soltanto una statistica, bensì la misura concreta di un bisogno diffuso di cultura, incontro e partecipazione. L’UTE continua infatti a distinguersi per la capacità di intercettare le richieste di socialità e di approfondimento culturale dei propri associati, traducendole in proposte sempre nuove e stimolanti.
Sono ben 90 i corsi attivati, tutti frequentati con entusiasmo. In alcuni casi la partecipazione è stata così numerosa da richiedere lo svolgimento delle lezioni presso l’auditorium comunale, per garantire a tutti la possibilità di prendere parte alle attività. Un segnale evidente di quanto l’offerta formativa sia varia, coinvolgente e di qualità.
Accanto ai corsi trovano spazio lezioni aperte e convegni, occasioni preziose di approfondimento su tematiche scientifiche, culturali e sociali, grazie al contributo di relatori qualificati. Momenti di riflessione che arricchiscono ulteriormente il percorso formativo degli iscritti. Non mancano, inoltre, le gite culturali, sempre molto partecipate e attese con entusiasmo. Veri e propri appuntamenti di condivisione che permettono di scoprire, in uno o più giorni, luoghi affascinanti e ricchi di storia, consolidando al tempo stesso relazioni e amicizie.
Al centro di tutto resta l’impegno della coordinatrice Lorella e dei suoi collaboratori, animati da un obiettivo chiaro: offrire non solo opportunità di crescita culturale e sociale, ma anche la consapevolezza che partecipare alle attività dell’UTE significa prendersi cura di sé, mantenersi attivi fisicamente e giovani mentalmente. Un risultato che è insieme punto di arrivo e nuovo punto di partenza per un futuro che si preannuncia ricco di iniziative, entusiasmo e partecipazione.
Pietro Pighin
ZONA INDUSTRIALE di PANNELLIA
Quale futuro?
La Zona Industriale di Pannellia fa parte della storia di Sedegliano da oltre sessant’anni. È nata in un contesto molto diverso dall’attuale e per lungo tempo ha rappresentato uno spazio produttivo importante. Oggi però imprese, regole e modelli di sviluppo sono cambiati. Negli ultimi anni la Regione Friuli Venezia Giulia ha profondamente riorganizzato il sistema delle aree industriali e dei consorzi. Con la legge regionale del 2015, “RilancioImpresa”, e con la legge regionale del 2021, “SviluppoImpresa”, sono stati introdotti nuovi strumenti per rafforzare competitività e attrattività dei territori, valorizzando il ruolo dei consorzi e creando opportunità concrete di programmazione e investimento. Queste riforme hanno aperto possibilità importanti. Tuttavia, non tutte le aree sono riuscite a inserirsi pienamente in queste dinamiche. Pannellia, pur avendo potenzialità evidenti, non ha intercettato fino in fondo tali strumenti. Oggi non si tratta di guardare indietro, ma di capire come muoversi in avanti. Parlare di Zona Industriale significa parlare del futuro del Comune e del territorio. Lo sviluppo produttivo ha ricadute su molti aspetti della vita della comunità. Se un territorio crea lavoro stabile, diventa più attrattivo anche dal punto di vista residenziale. Sedegliano, con i suoi circa 3.700 abitanti, si trova accanto a Codroipo, centro di riferimento del Medio Friuli. Può quindi rappresentare un’alternativa interessante per famiglie che cercano qualità della vita restando vicine a servizi più strutturati. Maggiore attrattività significa più richiesta di abitazioni, recupero del patrimonio edilizio, sostegno alle imprese locali. Ma significa anche più bisogno di servizi. In questo senso la Zona Industriale si collega direttamente al tema della scuola. Nido, infanzia, primaria e secondaria sono elementi decisivi nella scelta di dove vivere. Lo sviluppo economico si intreccia quindi con la tutela e il rafforzamento dell’offerta educativa locale. Esistono però anche aspetti più complessi. Il Piano regionale di gestione dei rifiuti, approvato nel 2006 e aggiornato nel tempo, ha definito criteri localizzativi individuando alcune aree come idonee ad accogliere determinati impianti. La Zona Industriale di Pannellia rientra tra quelle considerate compatibili secondo tale pianificazione sovraordinata formata negli anni passati. Queste scelte non nascono oggi e non dipendono esclusivamente dall’ente locale. Tuttavia, incidono sulla realtà attuale e richiedono gestione attenta e responsabile, nei limiti previsti dalla normativa. Avere una visione significa evitare che il destino dell’area sia determinato solo dalla somma di singoli interventi. Significa chiedersi quale ruolo debba avere Pannellia nei prossimi anni e compiere scelte che tutelino le imprese presenti e future. Le aree industriali fanno parte di sistemi più ampi di servizi e relazioni istituzionali: quando si ragiona di governance e collegamenti con realtà produttive più strutturate e vicine, occorre considerare non solo la comodità logistica, ma anche l’equilibrio territoriale e la tutela delle imprese del nostro ambito.
C’è poi un dato oggettivo: il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione. È una realtà che riguarda molti piccoli Comuni, compreso il nostro. Ignorarla sarebbe un errore. Se un territorio non crea opportunità, i giovani se ne vanno. Se invece offre lavoro, servizi e qualità della vita, può diventare più attrattivo anche in un contesto demografico difficile. Non si tratta di immaginare crescite improvvise, ma di contenere un declino che altrimenti rischia di diventare strutturale. Anche poche nuove famiglie possono fare la differenza per mantenere scuole, attività e servizi.
Infine, va considerato un elemento spesso sottovalutato: sviluppare una zona industriale non inserita in un sistema consortile strutturato richiede risorse economiche, competenze tecniche, personale specializzato, progettazione e promozione del territorio. Un piccolo Comune
difficilmente può sostenere da solo, nel tempo, un impegno di questa portata. È una valutazione realistica delle dimensioni e delle capacità organizzative disponibili.
Per questo la riflessione sul futuro di Pannellia non è teorica né ideologica. È una necessità concreta. Occorre individuare un modello che garantisca tutela delle imprese, sviluppo equilibrato e sostenibilità nel tempo.
Il futuro non si improvvisa. Si costruisce con realismo, passo dopo passo, tenendo insieme economia, scuola, casa e qualità della vita.
L’Amministrazione comunale
PADRE DAVID MARIA TUROLDO
VII ed. del Concorso Internazionale di Composizione Corale.
Il Centro Studi padre David Maria Turoldo indice la VII edizione del Concorso Internazionale di Composizione Corale su testi di Padre David Maria Turoldo, con l’obiettivo di promuovere la creatività compositiva e valorizzare l’eredità poetica e spirituale del grande frate poeta friulano. In occasione dei 110 anni dalla nascita di Padre Turoldo, i partecipanti sono invitati a presentare un brano corale, ad uso liturgico, costruito sui testi appositamente selezionati da una commissione qualificata. Il componimento dovrà essere fornito in due versioni distinte: una per assemblea con organo (una voce + organo); una per coro SATB e organo (ad uso della schola cantorum).
Scadenza delle iscrizioni: 1 ottobre 2026
Informazioni e regolamento: concorso.centrostudituroldo@gmail.com oppure consultare il sito del Centro Studi: www.centrostudituroldo.it/ VII-edizione-2026.
Il Concorso, ormai punto di riferimento internazionale per compositori di ogni nazionalità, prosegue una tradizione pluriennale di impegno culturale, iniziata per stimolare la musica corale contemporanea attraverso il lirismo e la profondità dei testi di padre Turoldo. La partecipazione è aperta a tutti i compositori. Regolamento completo, testi di riferimento e modalità di invio delle partiture sono disponibili sul sito del Centro Studi. Centro Studi Turoldo
Tutto da capo è il nuovo singolo della cantautrice friulana Anastasia Zanello, disponibile dal 6 febbraio su tutte le piattaforme online. Oggi la giovanissima artista di Flumignano si racconta a noi de “Il Ponte”.
Come nasce questa canzone? Chi si cela dietro a “Tutto da capo”? Questa canzone nasce dal grande aiuto del produttore Marco Poletto, che nel 2021 partecipa a Sanremo giovani. Non gli piace affatto lavorare a macchinetta con noi cantanti. Preferisce infatti, sin dal primo istante, capire che persone siamo. Mi sono aperta molto con lui, raccontandogli cosa stava realmente accadendo dentro di me in quel periodo. Sentivo un bisogno vitale di dare voce ad un dolore con cui facevo i conti. Volevo scrivere una canzone che parlasse di me, molto introspettiva. Ho vissuto, infatti, un’esperienza che mi ha cambiata totalmente. Ho sofferto di DCA, [acronimo che sta per disturbi del comportamento alimentare, ndr]. Ho proprio sentito la necessità di dare un senso alla sfida che la vita mi aveva messo davanti. Volevo dare una chiusura e spiegare al mondo come ci si sente. Marco mi ha aiutato a rendermi conto che questo singolo non era solo un modo per me per stare meglio, ma era al contempo un luogo sicuro in cui ci si sarebbero potuti ritrovare in molti. E aveva ragione. Nei giorni successivi alla pubblicazione ho ricevuto un numero inaspettato di messaggi di persone più o meno giovani che si sono ritrovati nelle parole della mia canzone. Che dire: una grandissima soddisfazione!
A un certo punto della canzone fai riferimento al fatto che indossi le cuffiette? Cosa intendi dirci?
Quando studiavo all’Accademia di Milano, a fine giornata sapevo cosa
TUTTO da CAPO
Ania, la consapevolezza di chi siamo.
mi sarebbe successo. Sarei finita, come ogni sera, come in loop infinito, a sedermi in bagno a vomitare il cibo che avevo ingerito durante la giornata. La bulimia è così, ti fa vedere tutto nero intorno. Sembra non esistere la fantomatica “luce in fondo al tunnel”. Io non volevo sentirmi vomitare perché, in realtà, non volevo ammettere a me stessa di essere malata. Non lo accettavo. Chi hai sentito più vicino in quel periodo?
Certamente la mia famiglia. Per fortuna i miei genitori, anche se lontani, sono sempre stati molto vicini, facendomi sentire più umana, non un errore o un disagio ma una persona che poteva far riferimento su di loro nella maniera più assoluta. Sono adulti con una mentalità davvero aperta. Mi hanno da subito appoggiata nel caso volessi intraprendere un percorso terapeutico, cosa che poi ho effettivamente fatto. Mi hanno aiutata tantissimo a superare il mio DCA, li ho sentiti molto vicini al mio dolore. Ricordo con molto piacere che mia mamma andava a cercare in rete informazioni relative alla bulimia e sentiva pareri di esperti per aiutarmi. È un gran messaggio d’amore, per me. Cosa ti ha insegnato quest’esperienza? Cosa ti porterai d’ora in avanti?
Durante il DCA, soprattutto inizialmente, ero restia a farmi aiutare. Dovevo farcela da sola, mi dicevo. Poi, un giorno, mi sono guardata allo specchio e mi sono detta che così non potevo più andare avanti. Mi ero totalmente persa e socialmente isolata. Ad un certo punto, fortunatamente, ho deciso di mettere da parte il mio orgoglio e ho davvero realizzato di aver bisogno d’aiuto. Farsi aiutare non rende meno umani, anzi. Fa capire quanto tutti noi abbiamo il privilegio di sentirci fragili. Durante il mio disturbo alimentare ho sentito di grande aiuto sentire e percepire la lucidità di amici e colleghi. È importantissimo avere intorno delle persone che ti ricordano che sei molto altro oltre al disagio che ti distrugge. Mi ricordavano dei piccoli progressi che facevo quotidianamente. Grazie a questa dolorosa esperienza è sbocciata una nuova versione di Anastasia. Mi sono riscoperta in termini di personalità, il mio modo di approcciarmi al lavoro, e non solo, è notevolmente cambiato. Ho deciso che avrei dovuto mettere in musica, la mia più grande passione, tutto il mio dolore. Senz’altro l’insegnamento più emotivamente dirompente è quello di darsi il permesso di essere vulnerabili, anche quando tutto là fuori sembra andare alla velocità della luce. Qual è stato l’impatto dei social media sul tuo DCA? Ha avuto un impatto potentissimo. Sui social vedi sempre il bello, l’ideale irrealistico di perfezione, tutta apparenza. C’è ben poca sostanza. Guardando tutti quelli che mettevano storie e post, sembravano condurre “la vita perfetta”. Sembravano essere immuni dal dolore. E continuavo a sentirmi sbagliata.
Bisognerebbe trattare di più questo argomento?
Senz’altro. Penso che in Italia ci sia ancora molto lavoro da fare circa temi come i DCA e in generale la salute mentale. Sono per molti considerati dei tabù. Il problema è l’ambiente sociale e culturale. Sento che le cose possono davvero cambiare. A piccoli passi. Perché no, potremmo iniziare da semplici parole messe in musica.
Virginia Corchia
DON JUAN CARLOS
Il ricordo resta vivo.
Don Juan Carlos, ma per tutti semplicemente Don Carlos, è stato uno di quei regali preziosi della vita. Uno di quelli che ti capitano poche volte, che non ti aspetteresti mai ma che in realtà ti cambiano per sempre. Don Carlos è entrato nella vita della nostra comunità in punta di piedi, con il suo sorriso e con il suo inimitabile italiano colorato di spagnolo. La sua voce era casa. Una voce in grado di unire vite, pensieri, prospettive di persone. Per molti compaesani era prima di tutto amico e confidente, con cui ridere e rendersi conto di quanto, molte volte, la vita sia leggera. Un mese dalla sua scomparsa, il dolore nei nostri cuori è ancora vivo. Don Carlos è una di quelle persone che il cielo chiama troppo presto. Aveva ancora tanta energia da donare al mondo. Tra le tante cose che ci ha insegnato, c’è sicuramente quella di scegliere sempre per il bene perché fare del bene appaga ognuno di noi. A volte bastano un microfono, una videocamera e un ospite per dare vita a un sogno: il suo amato podcast “unPODidut”. Per non dimenticare il suo “luniscinema”, l’appuntamento settimanale del lunedì per condividere una delle sue più grandi passioni, quella della cinematografia, e ancora tantissime attività che creavano un legame indissolubile tra le nostre comunità come la Messa del Fanciullo e del Ragazzo, che vedeva la Chiesa gremita di famiglie e chierichetti. Don Carlos ha veramente lasciato il segno. L’ha fatto con estrema semplicità e genuinità. Ora noi abbiamo una missione importante: non dobbiamo dimenticarci di lui e di tutto quello cui ha dato vita. I suoi progetti proseguiranno perché è quello che lui avrebbe voluto più di tutto. Dobbiamo continuare a percepirlo qui in mezzo a noi perché Don Carlos, in fondo, non se n’è mai andato. Il 23 febbraio nella Chiesa di Talmassons si è tenuta la messa in suffragio di Don Juan Carlos, officiata da Padre Alexis, suo amato fratello.
V.C.
MISSIONE MERENDA
Mangiare con consapevolezza.
Mangiare è qualcosa che chiunque considera normale, soprattutto per noi, conosciuti come la patria della dieta mediterranea. Ma davvero sappiamo cosa mangiamo? Mangiamo bene? E ancora, quanto è importante saper mangiare? L’alimentazione è diventata un tema sempre più di tendenza, perché molte persone sentono la necessità di un supporto nella scelta dei prodotti da includere nel loro piano alimentare. Pensiamo ai genitori che, in varie occasioni, si trovano a convivere con dubbi su cosa proporre ai figli per i pranzi e le cene e sulle abitudini alimentari a loro più adatte. Al fine di aiutare genitori e non solo, martedì 24 febbraio 2026 alle ore 17.00 nell’aula magna di Talmassons è stato presentato il progetto didattico “Missione merenda”: un percorso di educazione alimentare che vede la presenza della dietista Silvia Brollo, della dott.ssa Valentina Sgobio e della società Serenissima ristorazione che ha spiegato le nuove linee guida dell’Azienda Sanitaria, focalizzandosi sulla composizione dei menù. “Missione merenda” coinvolgerà bambini e ragazzi della scuola primaria e secondaria di Talmassons a partire dal 16 marzo fino al 22 maggio. In sala, oltre ai genitori, hanno presenziato il sindaco Fabrizio Pitton e i componenti della commissione mensa. “Un aspetto importantissimo che rappresenta un valore aggiunto”, sostiene il primo cittadino, “in quanto contraddistingue il nostro progetto da altre realtà, non solo in un’ottica di controllo ma anche, e soprattutto, di comunicazione di un percorso condiviso per il miglioramento del servizio essendo la commissione formata dal corpo docente, dai genitori, dall’Azienda Sanitaria e dalla società del servizio di refezione scolastica”. Dai sopralluoghi effettuati sull’andamento del progetto sono state intercettate criticità che sono state tempestivamente eliminate grazie alla collaborazione del personale e della società di refezione. È fondamentale ricordare che tra i vari parametri utilizzati nella scelta del cibo da proporre ai ragazzi ci sono: gradimento degli alimenti, qualità del servizio, tempo di consegna, grammature, composizione e qualità sensoriale. Questi parametri, nonostante godano di un buon giudizio generale, saranno rivisti a fine anno in un incontro che avrà lo scopo di proporre un confronto propositivo in vista del futuro di questo servizio. Parlando di cifre, il progetto conta 85 pasti giornalieri che possono aumentare a 150 nelle giornate dei rientri [giornata scolastica che include il pomeriggio, ndr]. Il costo per utente è di 4 euro. Costo invariato ormai da molti anni, in quanto il comune compartecipa all’abbattimento del costo reale con una quota di circa il 30% nell’ottica di aiuto alle famiglie. Siamo orgogliosi di come il progetto abbia preso piede, dal momento che vi aderisce più dell’85% della popolazione studentesca. Un altro aspetto di questo progetto è quello di coinvolgere e soprattutto valorizzare l’economia locale dal momento che l’amministrazione comunale provvederà a offrire agli studenti il pane del panificio di Talmassons e lo yogurt della nostra latteria sociale rispettivamente il lunedì e il giovedì. I giorni restanti bambini e famiglie avranno cura di seguire e scegliere tra i prodotti indicati nel depliant del calendario del progetto. Dopo la positiva esperienza degli scorsi anni, l’Amministrazione si augura che il progetto possa riconfermarsi un successo anche quest’anno scolastico, perché insegnare a mangiare consapevolmente significa voler bene ai nostri ragazzi.
V.C.
“Il Ponte” per le COMUNITÀ del MEDIO FRIULI
Pronti a ripartire insieme.
Mario Passon e Virginia Corchia della nostra neonata Associazione “Il Ponte” APS, hanno incontrato il Sindaco di Talmassons Fabrizio Pitton per presentare le nuove progettualità, inclusa la ripresa della stampa della rivista. Il primo cittadino si è dimostrato molto contento di continuare questo rapporto che si è consolidato nel tempo. Entusiasta di essere parte di una rivista che ritorna e si rinnova, il Sindaco ha ricordato quanto “Il Ponte” sia un “importante strumento di democrazia e di unione della comunità”. Lo ringraziamo per il suo sostegno, come per quello di tutti i Sindaci del territorio che stiamo contattando per condividere idee e progettualità.
Silvia Iacuzzi
I MULINÂRS in SELLA per il SOCIALE
Solidarietà che abbatte le barriere.
Quando il rombo dei motori incontra il cuore della solidarietà, il risultato è una sinfonia di generosità che scavalca ogni pregiudizio. Lo sanno bene i “Mulinârs”, storico gruppo di motociclisti nato nel 1979 e che dal 2017 ha scelto di correre libero da vincoli, trasformando la passione per le due ruote in un impegno concreto per il territorio. L’ultimo successo del sodalizio, guidato dal nuovo direttivo in stretta sinergia con le autorità locali, è andato in scena lo scorso 27 settembre. Nel campo sportivo di Varmo, il gruppo ha risposto con entusiasmo all’appello di Filippo Vazzano e di suo figlio Nicolò, che attraverso la moto hanno trovato un linguaggio straordinario per abbattere le barriere sull’autismo. La “Motostrimpellata” non è stata solo un raduno, ma una vera festa della comunità, tra le note dei tre gruppi musicali - uno giovane emergente e gruppi storici come i Dusty Bottoms e Roadzrock - che si sono alternati sul palco e l’energia dei partecipanti. La serata ha vissuto momenti di grande partecipazione, culminati in una ricca lotteria di beneficenza resa possibile dai numerosi esercenti locali. Grazie alla generosità dei presenti e all’impegno di Anita, il ricavato della serata è stato interamente devoluto alla onlus “il Granello” di San Vito al Tagliamento.
Una donazione preziosa che conferma come i Mulinârs non siano solo centauri, ma una colonna portante del volontariato locale, capace di dare gas alla solidarietà e vincere la gara più importante: quella dell’inclusione.
In questo 2026 prevedono di partecipare a diversi raduni e di organizzare vari eventi come il Tilimentrefen o la Motostrimpellata. Per il resto faranno come dice il loro nome, macineranno km visitando posti e facendo del buon mototurismo.
Mulinârs Riding Group
SCAMBI EUROPEI per gli STUDENTI di VARMO
Prova tangibile di un’offerta formativa innovativa e al passo con i tempi. È con orgoglio e soddisfazione che, in qualità di Assessore all’Istruzione del Comune di Varmo, desidero celebrare il successo degli scambi europei, con il coinvolgimento della 3^A e della 3^B della nostra Scuola Secondaria di Primo Grado. Le mete scelte sono state rispettivamente Bruxelles con visita al Parlamento europeo e Atene con l’incontro con il Ministro dell’Istruzione greco Sofia Zacharakii. L’esperienza, realizzata grazie alla collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Codroipo e gli insegnanti, ha rappresentato un momento di crescita formativa e interculturale di livello. Un ringraziamento doveroso e sentito va alla Dirigente Scolastica, Erminia Salvador, e alla Vicaria, Lucia Shilter, per il profuso impegno riposto per la realizzazione del progetto, nonché ai docenti che grazie alla loro disponibilità hanno consentito ai ragazzi di sperimentare questa importante esperienza formativa. Bravi, ragazzi! Continuate a viaggiare, imparare e arricchire il vostro percorso di crescita. Laura Cosatto, Assessore all’Istruzione
INVESTIMENTI per RILANCIARE il SETTORE
SPORTIVO
L’Amministrazione comunale punta con decisione sullo sport come leva di crescita sociale e territoriale. Nell’ultimo anno diversi sono stati gli interventi strategici per la sistemazione e il rilancio del campo sportivo comunale e della palestra scolastica, con l’obiettivo di rendere le strutture più moderne, sicure, energeticamente autosufficienti e funzionali alle esigenze delle associazioni locali.
Rifacimento del manto erboso del campo di sfogo con creazione di un campo di calcio a 9 e di un campo di calcio a 5. Il primo progetto riguarda la riqualificazione del terreno di gioco del campo di sfogo, con il rifacimento del manto erboso in sintetico, grazie a un contributo di 500 mila euro ricevuto dall’Assessorato allo Sport regionale con compartecipazione comunale di ulteriori 50 mila euro. L’intervento è attualmente in gara e si prevede di iniziare i lavori durante il periodo estivo.
Riqualificazione della sede e degli spogliatoi dell’Asd Varmese e miglioramento dell’efficienza energetica. Il secondo progetto, finanziato, si è concluso. Il primo contributo è stato di 70 mila euro, ricevuto dalla Regione Fvg per la sistemazione della sede associazioni. Il progetto includeva il rifacimento del controsoffitto, sostituzione dei serramenti, isolamento acustico e installazione di pompe di calore. Gli spogliatoi, invece, sono stati riqualificati con l’installazione di una pompa di calore e un ulteriore impianto fotovoltaico, grazie a un investimento complessivo di 80 mila euro, finanziati da risorse comunali e da un contributo ricevuto dall’assessorato all’ambiente Regionale.
Sistemazione della palestra scolastica. Il terzo progetto riguarda la sistemazione della palestra scolastica dopo la grandinata del 2023, grazie al contributo ricevuto dal Dipartimento della Protezione Civile di 360 mila euro. Con queste risorse si è rifatto completamente il tetto, il cappotto e il pavimento in parquet.
“Ringrazio gli uffici per il lavoro svolto in questi mesi e l’Asd Varmese per la collaborazione. L’amministrazione ritiene lo sport un presidio educativo e sociale fondamentale e il nostro impegno è quello di offrire strutture adeguate, inclusive e all’altezza delle aspettative della comunità”.
Davide De Candido, Vicesindaco con delega allo Sport
Le POLISPORTIVE del MEDIO FRIULI PRIMEGGIANO nel PATTINAGGIO ARTISTICO
ORGNANO di BASILIANO
Doppio titolo regionale.
Ai Campionati Interregionali 2026 di pattinaggio artistico a rotelle disputati a Bassano del Grappa, la Polisportiva Orgnano ha conquistato due titoli regionali del Friuli, confermandosi ai vertici della disciplina proprio nell’anno del cinquantesimo anniversario di attività. Protagonista nella categoria Piccoli Gruppi è stato Evolution, formazione composta da 12 atleti, che ha trionfato con la nuova coreografia “L’Officina del Maestro”, firmata dal pluricampione Sandro Guerra. Il programma, ispirato alla figura di Maurice Ravel e alla nascita del celebre “Boléro”, ha unito tecnica, interpretazione e cura scenica, convincendo la giuria e regalando al gruppo non solo il titolo regionale del Friuli, ma anche il primo posto nella classifica generale tra tutte le regioni partecipanti nella categoria. Un risultato di rilievo per Evolution, già Campione Italiano in carica. Importante anche il successo del Grande Gruppo Euforia, formato da 20 atleti, che ha debuttato nella categoria con la coreografia “L’Ospedale delle Bambole”. Un racconto poetico ambientato tra i vicoli di Spaccanapoli, dove un ospedale magico restituisce vita ai giocattoli dimenticati, evocando emozioni e memoria. Euforia ha conquistato il titolo di Campione Regionale del Friuli e un prestigioso terzo posto nella classifica generale. I risultati sono frutto del lavoro degli allenatori e dello staff tecnico, oltre che della collaborazione con altre società del territorio. Ora l’attenzione è rivolta al Campionato Nazionale di Reggio Emilia, in programma a fine marzo, dove Evolution ed Euforia rappresenteranno il Friuli su un palcoscenico ancora più prestigioso.
CODROIPO
Roberta Paiani
Il Quartetto Iride sul podio a Bassano. Ottimo esordio federale per il Quartetto Iride della Polisportiva Codroipo, sezione Pattinaggio, che ha conquistato il terzo posto al Campionato interregionale disputato al Palasport di Bassano del Grappa. Alla loro prima esperienza in ambito federale, Alex De Matteis, Ylenia Liguori, Alessia Lospennato e Noemi Jaku sono saliti sul terzo gradino del podio, regalando grande soddisfazione alla società e ai sostenitori presenti. Il quartetto ha dimostrato fin da subito complicità, sincronia e determinazione, qualità che hanno permesso di distinguersi in una competizione di alto livello. Il campionato ha visto la partecipazione di 22 quartetti provenienti da Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lazio: un confronto impegnativo che non ha intimidito i nostri atleti. Il risultato rappresenta un importante punto di partenza per il Quartetto Iride, che continuerà a lavorare con impegno per crescere ulteriormente sotto la guida delle allenatrici Vera Rocchetto e Ania Martinuzzi, con il supporto dei coreografi Nicholas Masiero e Lorena Marcolini. L’obiettivo è proseguire nel percorso di miglioramento, consolidando l’intesa e puntando a nuovi traguardi nelle prossime competizioni.
Monia Pellegrini
L’INVERNO PORTA DUE VICECAMPIONESSE ITALIANE
Margherita Cengarle ed Elisa Zoratto ci portano in cima all’Italia.
i Campionati italiani Allievi/e svoltisi ala Palaindoor di Ancona, durante la mattinata di domenica 15 febbraio, la nostra velocista stabilisce il record regionale allieve in batteria sui 200 mt con 25”05, tempo che le consente di agguantare la finale del pomeriggio.
gliorarsi ancora... e lo fa, portando il suo record regionale al 24”79, risultando seconda e quindi vicecampionessa italiana dietro alla Calzolari capace di un 24”15! La settimana successiva, sempre ad Ancona, Elisa Zoratto, accompagnata da Adriano Sappa, ha partecipato al peso, giavellotto e disco ai campionati italiani invernali paralimpici. Elisa fa parte della categoria F11 essendo non vedente e si scontra con Assunta Legnante, già campionessa europea tra i normodotati, e pluricampionessa paralimpica nel peso. Questi i risultati: vicecampionessa nel peso con 6,45 mt, vicecampionessa nel disco con 17,23 mt e quarta nel lancio del giavellotto. Ma non finisce qui... Nel prossimo articolo vi aggiorneremo sui risultati degli altri atleti che hanno saltato, corso e lanciato, in Italia e all’estero, portando in alto i colori del Medio Friuli.
ASD Atletica 2000
Un FRIÛL CENCE ANIME
Taramont 50 agns.
Un event, il taramot, che tal secul passât nus jere rivât in cjase dome cu lis cronachis tai gjornâi e, tal ultin, cu lis imagjinis da la television cuant che si cognosseve cussì cheste grande tragjedie ch’e capitave ator pal mont. Ma in chê sere (... no, no cjantavin i grîs vie pai prâts dal Nadison.) l’anime dal Friûl e je stade scjassade, savoltade cetant in sot. Lis pieris e i claps, ch’a vevin supât il sudôr dai nestris vons, a son sdrumadis, tornadis par tiere, di dulà ch’a jerin stadis cjapadis sù par meti dongje lis nestris cjasis. E chei claps e chês pieris, in chê sere, a vaivin pal dolôr e par la muart che tal lôr sdrumâ a vevin puartât in tancj fogolârs. Puar Friûl! Un’altre volte in zenoglon! Ce isal? Ce isal stât?! Oh mari mê! Sturnîts, tal polvaron, tal mieç dai berlis di chei ch’a jerin ancjemò vîfs sot dai rudinaçs, si sgarfave cu lis ongulis par salvâ cualchidun di cjase! E l’albe, tal indoman, e veve presentât il stragjo patît pocjis oris prime. Dut finît, dut pierdût! E cumò? O vin passadis tantis, o passarìn ancje cheste. “O saltarìn fûr, no cui pîts, ma cul cjâf” al veve predicjât pre Checo Placerean. Si à vût di scombati cul disastri, ma soredut cu la burocrazie ch’e voleve paronâ la ricostruzion e, forsit par la prime volte, il Friûl al veve pontât i pîts e al veve pratindût di vignî fûr e di rinassi daûr da la sô storie e da la sô tradizion, da la sô identitât. Ve ca alore, chel meracul dai paîs tornâts a fâ sù piere su piere, clap su clap: Vençon, Glemone, Osôf, Majan, Buje ... Un meracul! S’a jerin colâts i claps, da lis maseriis si è jevât sù un spirt gnûf di riscuvierte da lis nestris lidrîs, da la nestre storie, da la nestre lenghe. O vin vût l’Universitât, il ricognossiment da la lenghe, o vin vût la Bibie! Ancje chescj, salacor, se no vessin vude chê tragjedie, no ju varessin vûts. Ce nus isal restât dopo cincuant’agns? Turolt al veve profetât: “Addio mio vecchio Friuli!”. Finît il Friûl cu la sô “rusticitas”, finît il Friûl contadin, il Friûl da lis ostariis dulà ch’a revocavin lis nestris vilotis. Cetant cjantâ, puar popul furlan!
E l’imagjine vere dai furlans cuale ise vuê? No si cjante plui, la marilenghe e je scuasit deventade vuarfine, lis glesiis scuasit vueidis. E sì che il Vescul Battisti al veve ancje sburtât a no molâ, a tignî dûr: “Anime dal Friûl no sta murî!”
Nol è plui chel Friûl. E padre David Maria Turoldo, tant che un profete, lu veve intraiodût, come che o leìn ta la Salmodie in bande. Chei nassûts dopo dal taramot no àn l’idee di trop ch’al è cambiât il Friul, di cetant ch’e je cambiade la societât furlane. O sin deventâts un paîs normâl, globâl e omologât. Oh, Diu! Come une vore fate cu l’inteligjence artificiâl: une vore precisine, ma cence anime. Dut al è sucedût di presse e, cence necuarzisi, si sin cjatâts tai nestris paîs cence sunôrs, cence odôrs, cence colôrs. E ju jodìn chescj paîs dormitoris; o sin sierâts in cjase, sentâts tal cjalt devant dal “casselot”! Nus ven sù une maluserie, une tristece che nus cjape insot tal cûr.
PERAULE di VITE
Jo o fâs gnovis dutis lis robis (Ap 21, 5)
La Peraule di vite e je gjavade dal Apocalis, il libri ch’al siere la racuelte di scrits dal Gnûf Testament. Il titul al vûl dî “Rivelazion” e la volontât dal autôr e je chê di fâ capî lis robis ultimis, il tornâ di Crist su la tiere, la disfate par simpri dal mâl e il nassi di un gnûf cîl e di une gnove tiere. Al è un test dificil di capî. A son i ains 81-96 dopo Crist. Lis persecuzions dai cristians a son tremendis. Il clime intes comunitâts cristianis al è di pôre: ce sarae di nô e dal messaç che nus è stât dât? Parcè Dio nol interven?
In chestis circostancis, l’autôr al ven mandât in esili, dai Romans, inte isule di Patmos. E chi al scomence a vê une serie di visions insieme cun l’ordin di scrivilis.
Gotart Mitri
Jo o fasarai gnovis dutis lis robis
Il libri dal Apocalis al voleve dâ sperance a lis comunitâts aviersadis: ancje se il presint al fos dificil e plen di violence, ancje se l’avignî al fos malsigûr, il ben a la fin al trionfarà e Dio al fasarà gnovis dutis lis robis. Ancje vuê, cjalant “il telegjornâl o la cuviertine dai gjornâi, a son tancj i spiei, tantis lis brutis gnovis che o riscjìn di no considerâ plui (...). Ma al è un Pari che al vai cun nô; al è un Pari ch’al bute lagrimis di pietât pai siei fîs. Un Pari che nus spiete par consolânus, parcè che al cognos ben il nestri patî e al à preparât par nô un avignî difarent. Cheste e je la grande vision de sperance cristiane, che si slargje su ducj i dîs de nestre vite, e che nus vûl ricreâ”.
Jo o fasarai gnovis dutis lis robis
No podìn savê cuant e cemût che chest al vignarâ e al è dibant volê cirî di capî. Al è sigûr,
SALMODIA per la GENTE FEDELE del MIO FRIULI
Mia gente, ritorna alla fonte segreta donde traevi la prodigiosa forza a misurarti con la sorte, e umile volontà ti soccorreva a non cedere, e orgoglio ti rendeva leggendaria nell’inaudita fatica: ancora germoglino le nodose radici e insieme alle corti in mezzo ai campi risorga dalle macerie la tua nobile anima, ora che altra morte più amara ti minaccia. Una diga innalza di affetti e ricordi a queste “monoculture” d’America: il tesoro difendi della tua dignitosa povertà degli avi e la memoria sia il tuo blasone: memoria dei tuoi vespri domenicali quando una festosa umanità inondava villaggi e campagne: ora che invece serpenti di macchine pure te assediano da tutte le strade, e pure te seduce questo furioso fascino del Nulla; e non un segno traspare di gioia dalle tue sagre, e di droga figli anche tuoi, o mio Friuli, appassiscono dalle serene contrade: tu che eri, Friuli, il paese raro della “meglio gioventù”: mio Friuli ritorna ad essere la terra che il mondo con invidia amava.
Salmodia di David Maria Turoldo
dut câs, che chest al sucedarà. Lis pagjinis ultimis de Bibie nus mostrin l’orizont ultin dal cjaminâ di chel ch’al crôt: La Gjerusalem dal Cîl, la Gjerusalem celeste. Jê e je inmagjinade prin di dut come une tende grandone, là che Dio al darà bon acet a ducj i oms par stâ simpri cun lôr (Ap 21,3). E cheste e je la nestre sperance. E ce fasaraial Dio, cuant che infin o sarìn cun Lui? Al doprarà une tenerece infinide intai nestris confronts, come un Pari che al da bon acet ai siei fîs che tant a àn faturât e patît. Ve’ la tende di Dio cui oms! Lui al sujarà ogni lagrime dai lôr vôi e no sarà plui la muart, ni corot ni lament ni ansime, parcè che lis robis di prime a son passadis (...). “Ve’, jo o fâs gnovis dutis lis robis!”Il Dio des nuvitâts!
Augusto Parody Reyese (Traduzion di Franca Mainardis)