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Codice Gaffurio | Asta Libri antichi e d'artista | 30 settembre 2026

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CODICE GAFFURIO CAPOLAVORO DELLA TEORIA MUSICALE MEDIEVALE E RINASCIMENTALE

ASTA 30 SETTEMBRE 2026


CODICE GAFFURIO


Il Dipartimento di Libri e Manoscritti è orgoglioso di presentare una delle testimonianze più significative della circolazione e della trasmissione della teoria musicale nell’Italia settentrionale tra XIII e XV secolo: il Codice Gaffurio. Redatto nel 1473 dal celebre compositore e teorico Franchino Gaffurio, il manoscritto fu acquistato nel 1925 dal conte Gian Ludovico Sola Cabiati. L’opera rappresenta una testimonianza di straordinaria rilevanza per la storia della cultura musicale occidentale: un quadro evolutivo che, dalla teorizzazione della notazione mensurale, conduce alla piena elaborazione delle più complesse tecniche polifoniche e del contrappunto. Tra i manoscritti autografi di Franchino Gaffurio oggi noti, il presente codice occupa una posizione di assoluto rilievo, in quanto si tratta del più antico volume vergato dall’autore finora individuato, un elemento che ne accresce ulteriormente il valore storico, filologico e collezionistico. A impreziosire il volume redatto nella sua accurata grafia è anche un ricco apparato di disegni marginali eseguiti a sanguigna, raffiguranti ritratti dell’epoca. In seguito alla vendita record del manoscritto appartenuto alla principessa Ippolita Sforza (febbraio 2026) e dell’urbinate Codice Santini (febbraio 2024), Il Ponte Casa d’Aste si fa nuovamente protagonista sul mercato delle aste di una delle più alte testimonianze della cultura umanista italiana. Stefania Pandakovic Capo Dipartimento Libri e Manoscritti


CODICE GAFFURIO


FRANCHINO GAFFURIO

Un protagonista della teoria musicale del Rinascimento

Franchino Gaffurio (Lodi, 1451 - Milano, 1522) è una delle figure più autorevoli della teoria musicale tra Quattro e Cinquecento. Musicista, compositore, docente e trattatista, fu maestro di cappella del Duomo di Milano per quasi quarant’anni e contribuì in modo decisivo alla sistemazione del sapere musicale del suo tempo, coniugando la tradizione medievale con la cultura umanistica del Rinascimento. Facendo propria la tradizione di Pitagora e di Boezio, Gaffurio interpretò le proporzioni musicali come espressione di un ordine universale, in cui numero, misura e armonia costituiscono il fondamento tanto della composizione quanto della conoscenza. La musica non è quindi soltanto concepita come un’arte del suono, ma quale disciplina fondata su principi matematici e armonici che riflettono l’equilibrio della natura e del cosmo. CODICE GAFFURIO


Leonardo da Vinci, Ritratto di musico (1485 ca.) Conservato presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano

Il manoscritto qui presentato appartiene agli anni della sua giovinezza: realizzato nel 1473 nel monastero di San Pietro in Lodi, documenta il percorso di formazione del giovane Gaffurio attraverso lo studio dei principali trattati teorici medievali. Tra questi occupano un posto centrale le opere di Franco da Colonia (XIII secolo), considerato il principale teorico della notazione mensurale – il sistema che permise di indicare con precisione la durata dei suoni – e di Marchetto da Padova (inizio XIV secolo), il più influente teorico musicale italiano del Medioevo. Trascrivendone i testi, Gaffurio si inserì consapevolmente in una tradizione di studi che costituirà il fondamento delle future elaborazioni teoriche.


TRA ISTITUZIONI ECCLESIASTICHE LODIGIANE E IMPORTANTI CASATE LOMBARDE

Fine XV – inizi XVI secolo FRANCHINO GAFFURIO E L’ORIGINE DEL CODICE Conte lodigiano e protagonista della teoria musicale rinascimentale, Franchino Gaffurio è l’autore certo del manoscritto. Secondo la tradizione bibliografica, il Codice sarebbe stato da lui donato alla Biblioteca dell’Incoronata di Lodi; data e circostanze di tale passaggio restano, tuttavia, da verificare documentalmente.

Età moderna – XVIII secolo NELLA BIBLIOTECA DELL’INCORONATA DI LODI Il volume entra nella raccolta dell’Incoronata, rimanendo nell’ambito delle istituzioni ecclesiastiche lodigiane. In seguito allo smembramento dell’istituto, il manoscritto sarebbe confluito nella Biblioteca Capitolare di Lodi. A questa fase potrebbe forse riferirsi il timbro a secco del Vescovado visibile alla pagina 3.

1810 UNA PRESENZA DOCUMENTATA A LODI Il 26 novembre 1810 il conte lodigiano Girolamo Astorri ebbe modo di esaminare personalmente il manoscritto grazie all’intermediazione di Giuseppe Carminati, canonico della Cattedrale di Lodi. La notizia, trascritta da Carlo Casati nel 1884, costituisce una delle prime attestazioni certe della presenza del Codice nell’ambiente ecclesiastico lodigiano.


XVIII – XX secolo LE TRACCE DI UNA STORIA MATERIALE Il manoscritto conserva diverse testimonianze del proprio percorso: annotazioni manoscritte di epoca settecentesca, correzioni numeriche e una nota a matita relativa a un’ “importazione temporanea” del 15 giugno 1921, probabilmente collegata a un passaggio all’estero o a una pratica doganale.

1925 IL RITORNO SUL MERCATO ANTIQUARIO Il Codice riappare con certezza nel mercato antiquario nella vendita della Libreria Antiquaria De Marinis organizzata da Hoepli a Milano. Il catalogo indica una provenienza dalla biblioteca del marchese Girolamo D’Adda Salvaterra (1815-1881), attribuzione plausibile alla luce dei suoi interessi culturali e collezionistici, ma non ancora documentata.

LA DENOMINAZIONE SOLA CABIATI Nella stessa occasione il manoscritto viene acquistato dal conte Gian Ludovico Sola Cabiati, dal quale deriva la denominazione con cui è oggi conosciuto tra gli studiosi. Da allora il volume è rimasto nella medesima discendenza familiare. LA LEGATURA E IL FASCINO DEI “RITRATTI DI LEONARDO DA VINCI” Il catalogo della vendita Hoepli del 1925 descrive l’attuale legatura in marocchino rosso con impressioni a secco e registra la curiosa iscrizione al dorso: “Ritratti di Leonardo da Vinci”. All’interno del volume è, inoltre, conservato un foglietto pubblicitario della serie Alinari Disegni dei grandi maestri, dedicato alla riproduzione di uno studio di teste attribuito a Leonardo da Vinci o alla sua bottega.


ALLE ORIGINI DELLA SCRITTURA POLIFONICA Dalla misura del tempo alla combinazione delle voci

Nel loro insieme i trattati appartenenti al manoscritto delineano un percorso didattico ordinato attraverso la teoria musicale tra gli ultimi decenni del Duecento e i primi del Trecento, con i testi di Franco da Colonia, Marchetto da Padova e altri scritti sulla notazione mensurale e la nota anonima sugli intervalli ammessi nel contrappunto. In apertura si trova l’Ars cantus mensurabilis di Franco da Colonia (pp. 3-14), con incipit “Incipit ars musice mensurate magistri Franconis. Prologus. Cum de plana musica quidam philosophi sufficienter tractaverint…” e explicit “… de figuris et pausationibus et de ipso organo sufficiant ibi dicta. Finis”, seguito dalla rubrica in rosso “Explicit musice mensurate ars magistri Franconis”. Segue il Lucidarium di Marchetto da Padova (pp. 27-61), introdotto dalla lettera “Epistola Marcheti de Padua super musicam suam. Magnifico militi ac potenti domino suo domino Raynerio…” e concluso con “…hec de musica plana sufficiant ibi dicta. Explicit Lucidarium Marcheti de Padua CODICE GAFFURIO


magistri in arte musice plane et mensurate”. È quindi trascritto il Pomerium dello stesso autore (pp. 62-73), qui incompleto e interrotto nel corso del primo libro, con incipit “Praeclarissimo principi domino Roberto Dei gratia Ierusalem…” ed explicit conservato “… exemplificatum est in numeris, sed tempus musicum superius diffinitur, et primum quia…”, che documenta la trasmissione frammentaria del testo nella tradizione manoscritta. Chiude il nucleo un trattato anonimo (p. 98), che definisce i principali intervalli ammessi nel contrappunto: “Novem sunt species contrapuncti, videlicet unisonus, tertia, quinta, sexta, octava, decima, duodecima…”, introducendo le regole fondamentali della combinazione polifonica delle voci e completando il percorso teorico dal sistema della notazione alla pratica compositiva.


UN ENIGMA AI MARGINI

I dodici ritratti un tempo attribuiti a Leonardo da Vinci

Un misterioso apparato di dodici disegni a sanguigna arricchisce il manoscritto, indipendentemente dal contenuto musicale dei trattati. La loro presenza è all’origine dell’antica dicitura riportata sulla legatura ottocentesca, che li identifica come «Ritratti di Leonardo da Vinci»: un’attribuzione suggestiva, oggi non confermata. Il nucleo figurativo non sembra, infatti, riconducibile né a Leonardo né a Franchino Gaffurio, ma costituisce un affascinante capitolo autonomo nella storia del volume. A rendere ancora più affascinante la vicenda contribuisce un’ipotesi avanzata dagli studi sul celebre Ritratto di musico di Leonardo da Vinci, secondo cui il soggetto raffigurato sarebbe proprio Franchino Gaffurio. Distribuiti tra le carte scritte e quelle lasciate bianche, i disegni raffigurano prevalentemente ritratti e figure intere, con una particolare attenzione ai dettagli fisionomici, ad abiti e ornamenti. Le immagini restituiscono un vivace spaccato della cultura figurativa tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento: giovani donne elegantemente abbigliate, uomini CODICE GAFFURIO


in armatura, profili aristocratici e scene di carattere devozionale. La qualità dell’esecuzione suggerisce che non si tratti di semplici annotazioni marginali, ma di veri e propri ritratti compiuti, realizzati con cura nella resa dei volti e nella descrizione dei costumi. Solo i disegni a p. 15 si discostano dalla struttura del manoscritto, occupando uno spazio indipendente dalla rigatura e comprendendo anche studi di armi e un profilo maschile. Rimane aperta la questione dell’autore e della datazione. Il codice è infatti registrato in un inventario della Scuola dell’Incoronata come Musica eiusdem (Franchini) et Marcheti in uno volumine, elemento che ha portato a ipotizzare una sua permanenza in ambito gaffuriano almeno fino al 1518. Se i disegni fossero anteriori a tale data, potrebbero essere legati all’ambiente frequentato da Franchino Gaffurio; in alternativa, potrebbero essere opera di un artista attivo in area lodigiana, entrato in contatto con il manoscritto in epoca successiva.


p. 3

giovane donna elegantemente vestita

p. 5

dama matura velata

p. 9

uomo laureato

p. 21

giovane donna con abiti eleganti e corona di perle

p. 27

figura femminile con cuffia e orecchini

p. 29

due figure di profilo, un giovane uomo riccioluto e una giovane donna dai capelli sciolti

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p. 13

giovane uomo con baffi e cappello piumato

p. 15

studi di armi (quattro armi intere, due puntali, una bocca di cannone) e profilo maschile

p. 17

giovane uomo in armatura

p. 35

uomo in armatura

p. 41

figura femminile idealizzata con corona d’alloro

p. 73

scena con tre figure, comprendente una giovane madre in preghiera con bambino in fasce e una figura femminile in atteggiamento devozionale


L’OFFICINA DEL MANOSCRITTO Un laboratorio intellettuale

Il manoscritto presenta una paginazione moderna in numeri arabi, apposta sul margine superiore esterno (pp. 2-98). Dei fogli che compongono il codice, venti risultano in parte o interamente lasciati bianchi. Un intero fascicolo (pp. 74-94) era evidentemente destinato a ospitare la parte mancante del Pomerium di Marchetto da Padova, mentre altri fogli rigati – collocati tra il trattato di Franco da Colonia e le opere di Marchetto – sembrano essere stati predisposti per accogliere ulteriori testi. L’apparato decorativo è essenziale, ma accurato: spazi riservati alle iniziali maggiori con lettere guida, iniziali minori e segni di paragrafo in rosso, rubriche e maiuscole rubricate. A p. 61 compare la sottoscrizione dello stesso Gaffurio: «Scriptum per me presbiterum Franchinum Gafforum in monastero Sancti Petri in Laude, 16 septembris 1473». A p. 98 annota, inoltre, il passaggio a Lodi del re Cristiano di Danimarca in viaggio verso Milano nel 1474: un ricordo che lo CODICE GAFFURIO


colloca, un anno dopo la trascrizione del codice, tra i cantori convocati nella Cattedrale di Lodi per celebrare l’evento. Alla p. 2 si conserva, infine, una nota di possesso di epoca successiva alla redazione del manoscritto: «Liber Franchini Gafurii musicam profitentis». Il manoscritto è autografo di Franchino Gaffurio, a eccezione dell’estratto sugli intervalli ammessi nel contrappunto a p. 98. Il Codice testimonia il metodo di lavoro del giovane Gaffurio, il quale non riesce sempre a prevedere con precisione l’estensione dei trattati e, in alcuni casi, conclude il testo al di sotto dello specchio di scrittura predisposto per iniziare quello successivo sulla pagina seguente. Significative sono anche le numerose correzioni e aggiunte che testimoniano una successiva revisione del testo. Alla sua stessa mano si devono le maniculae, le annotazioni marginali (pp. 37, 38, 45 e 50) e due disegni illustrativi in inchiostro rosso e nero (pp. 32, 33, 43, 45-48, 50-51, 55-57 e 59).


LA LEGATURA OTTOCENTESCA Tra decoro e racconto, una preziosa testimonianza

Il manoscritto è conservato in una raffinata legatura della seconda metà del XIX secolo in marocchino rosso, decorata con cornici a filetto impresse in oro, sguardie in carta marmorizzata e tagli dorati. Sul dorso compare la curiosa iscrizione in oro: «Ritratti di Leonardo da Vinci / Musica misurata / Ms. prezioso», testimonianza dell’antica attribuzione dei disegni marginali al maestro vinciano. La legatura, firmata Binda - Milano, è anche descritta nel catalogo Hoepli del 1925 e costituisce essa stessa un’importante testimonianza della storia collezionistica del Codice.

CODICE GAFFURIO


SCHEDA TECNICA Catalogazione specialistica

FRANCHINO GAFFURIO (1451-1522) IL CODICE SOLA CABIATI MANOSCRITTO AUTOGRAFO SU CARTA. LODI: 1473-1474. Straordinario manoscritto teorico-musicale contenente un nucleo dei principali trattati della teoria musicale medievale e del primo Rinascimento. Il volume raccoglie l’Ars cantus mensurabilis di Franco da Colonia (XIII sec.), il Lucidarium e parte del Pomerium di Marchetto da Padova (inizio XIV sec.), oltre a un trattato sul contrappunto, configurandosi non come una semplice miscellanea, ma come un percorso organico attraverso la teoria della notazione mensurale, della polifonia e della composizione. Folio (289 x 205mm). Manoscritto su carta, 100 pagine numerate a matita, 12 personaggi e alcune armi disegnati a sanguigna (occasionali forellini di tarlo e bruniture marginali, lievi macchie e fioriture). Marocchino rosso del XIX secolo firmato “Binda Milano”, raffinate cornici in oro e impresse a secco ai piatti, “Ritratti di Leonardo da Vinci. Musica misurata. Ms. prezioso” in oro al dorso, dentelles decorate in oro, sguardie marmorizzate (alcuni graffi e macchie, lievi difetti). Il presente lotto è soggetto a dichiarazione di interesse culturale con data 30/11/1925 e tuttora in vigore agli effetti del Codice dei beni culturali e del paesaggio, D.lgs 42/2004. Il lotto non potrà dunque lasciare il territorio italiano.

Stima € 180.000 - 250.000

Si ringrazia la professoressa Martina Pantarotto per la ricostruzione della provenienza del manoscritto e si rimanda al suo contributo I manoscritti milanesi di Franchino Gaffurio (Scripta, vol. 12, 2019, pp. 161-181, Fabrizio Serra Editore).

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CONTATTI Stefania Pandakovic Capo Dipartimento Elena Claudi Junior Specialist Tel. +39 02 8631477 Alice Sesana Junior Assistant Tel. +39 02 8631474 libri.manoscritti@ponteonline.com


IL PONTE CASA D’ASTE Palazzo Crivelli - Via Pontaccio 12, 20121 Milano Via Giacomo Medici del Vascello 8, 20138 Milano www.ponteonline.com


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