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Magazine Mondiali di calcio 2026

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L’EDITORIALE

Per la terza volta consecutiva i Mondiali di calcio vanno in scena senza l’Italia, una delle nazioni più vincenti. Un’altra eliminazione dolorosa, che conferma la crisi di talenti del nostro calcio. Ma anche senza gli azzurri, la kermesse iridata non perde il suo fascino, anche se l’allargamento a 48 squadre rischia di abbassare il livello tecnico della competizione. Quando però arriveranno le sfide ad eliminazione diretta, stavolta dai sedicesimi di finale, non mancheranno le emozioni. Altra novità è l’organizzazione congiunta di tre Paesi. Solo in un’altra occasione i Mondiali si giocarono in più nazioni, nel 2002 in Corea e Giappone. Se per il Canada è una novità, per il Messico si tratta della terza volta, dopo il 1970 e il 1986, mentre gli Stati Uniti li ospitano di nuovo dopo 32 anni. L’edizione 2026 sarà la sesta iridata (record assoluto) per due campioni eterni come Messi e Cristiano Ronaldo, con il primo che difende il titolo conquistato quattro anni fa in Qatar. Le altre stelle pronte a brillare sono il francese Mbappé, lo spagnolo Lamine Yamal, l’inglese Kane e il norvegese Haaland. Fabio Varesi

Supplemento al n. 21 de: edizione del 23-5-2026

Direzione, redazione, prestampa: Piazza Fiume, 17 - Cremona Tel. 0372 20586

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Dir. responsabile: Vanni Raineri

Testi: Fabio Varesi - Vanni Raineri Grafiche: Uggeri Pubblicità

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Il ct del Brasile prova a riportare i verdeoro in cima al mondo

Ancelotti cerca l’impresa

I sudamericani non vincono il titolo da 26 anni, ma non sono tra i favoriti. Molto atteso McTominay (Scozia), colonna del Napoli

GRUPPO A

Il Messico vanta i migliori piazzamenti nelle due precedenti edizioni casalinghe (i quarti nel 1970 e nel 1986) ed è una Nazionale di buon livello, che ha come colonne il difensore Johan Vásquez del Genoa e l’attaccante Germán Berterame dell’Inter Miami di Leo Messi. L’obiettivo del ct Javier Aguirre è passare il primo turno, poi tutto quello che viene è di guadagnato. Il Sudafrica torna ai Mondiali dopo 16 anni. Alla quarta partecipazione iridata, i Bafana Bafana del ct belga Hugo Broos non nutrono grandi ambizioni e puntano a non fare brutte figure, disponendo di una rosa modesta. Da seguire l’attaccante Lyle Foster del Burnley, uno dei pochissimi a giocare in Europa. La Corea del Sud partecipa ininterrottamente ai Mondiali dal 1986, con la perla del 4º posto nell’edizione casalinga del 2002. Quattro anni fa è uscita agli ottavi, ma dopo aver fatto fuori al primo turno l’Uruguay. Il ct Hong Myung-bo punta molto sulla velocità dei suoi giocatori, molti dei quali sono cresciuti in Europa. La Repubblica Ceca è arrivata alla rassegna iridata eliminando a sorpresa la Danimarca, sulla carta molto più quotata della Nazionale del ct Miroslav Koubek, forte fisicamente, ma con pochi talenti, tra i quali si segnalano Tomas Soucek, centrocampista del West Ham e la punta Patrik Schick del Bayer Leverkusen. Passare il primo turno non è però impossibile.

GRUPPO B

Tra le tre Nazionali di casa, quella meno attrezzata appare il Canada del ct americano Jesse Marsch. Per la terza

volta presente, può schierare qualche buon giocatore come i centrocampisti Ismaël Koné del Sassuolo e Alphonso Davies del Bayern Monaco e l’attaccante Jonathan David della Juventus. Grazie al sostegno del pubblico, il Canada proverà a passare il turno, ma non sarà facile. Veniamo ora alla Bosnia Erzegovina, la cui presenza fa male agli italiani, visto che ha eliminato gli azzurri ai playoff. Per la Nazionale del ct Sergej Barbarez essere ai Mondiali è già un grande successo, ma sulla carta può puntare al passaggio del turno. I giocatori di spicco sono Edin Dzeko, Kerim Alajbegovic e gli “italiani” Sead Kolasinac (Atalanta), Tarik Muharemovic (Sassuolo) . Il Qatar del ct spagnolo Julen Lopetegui è la Nazionale più debole del gruppo B, ma vuole riscattare il Mondiale casalingo, terminato con tre sconfitte e un solo gol segnato. La lezione sarà servita? La Svizzera del ct Murat Yakin partecipa per la sesta volta consecutiva ai Mondiali, ma non ha mai superato gli ottavi. Stavolta può puntare a farlo, disponendo di una rosa

con poche stelle (Manuel Akanji dell’Inter e Dan Ndoye del Nottingham), ma tanti buoni giocatori, che formano un complesso ostico per tutti.

GRUPPO c

Basterà un allenatore vincente come Carlo Ancelotti a rilanciare il Brasile, a secco da 24 anni? In patria ci sperano, anche se sulla carta ci sono Nazionali più forti. Rispetto al passato, i grandi giocatori sono pochi e puntare ancora su Neymar potrebbe non essere vincente. Il Brasile si affida in difesa a Marquinhos del Psg e in attacco a Vinicius del Real Madrid e Raphinha del Barcellona. Sufficiente per essere protagonista? I critici non ne sono convinti, ma con Ancelotti tutto è possibile. Il Marocco del ct Mohamed Ouahbi è reduce dal quarto posto del 2022 e dalla vittoria della Coppa d’Africa (ma a tavolino), quindi va rispettato, anche se ripetersi ad alti livelli non sarà facile. Le stelle sono Achraf Hakimi del Psg e Brahim Díaz del Real Madrid, un po’ poco per puntare in alto un’altra volta. La Nazionale di Haiti ci riporta al 1974, quando un gol di Sanon interruppe il favoloso record di imbattibilità di Zoff. Come allora i caraibici del ct Sébastien Migné e del bomber Duckens Nazon hanno l’obiettivo di non sfigurare, consapevoli della poca qualità a disposizione. La Scozia del ct Steve Clarke torna ai Mondiali dopo 28 anni e in 8 partecipazioni non ha mai passato il primo turno, malgrado ottime rose. Stavolta può riuscirci, trascinata da Scott McTominay, colonna del Napoli.

Carlo Ancelotti, ct del Bresile
Johan Vásquez (Messico)
Scott McTominay (Scozia)

I tedeschi vogliono riscattare le ultime due uscite al primo turno

La Germania può rifarsi

GRUPPO D

Il Mondiali casalingo non coincide con un momento molto brillante degli Stati Uniti, che proveranno ad eguagliare il traguardo degli ottavi, raggiunto quattro anni fa. I giocatori di maggior spicco a disposizione del ct argentino Mauricio Pochettino sono il milanista Christian Pulisic e lo juventino Weston McKennie, che devono però migliorare il rendimento offerto nel campionato italiano. Dopo tre mancate qualificazioni, il Paraguay torna nella rassegna iridata, ma senza grandi ambizioni. Il ct argentino Gustavo Alfaro punta su Miguel Almirón, il fantasista dell’Atlanta United ed ex Newcastle e su Antonio Sanabria, che alla Cremo ha fallito, ma che in Nazionale ha fatto sempre bene. Il resto della rosa non permette grandi ambizioni. Lo stesso discorso fatto per gli Stati Uniti vale anche per l’Australia del ct Tony Popovic, che spera di raggiungere ancora gli ottavi, ma non sarà facile, visto che non dispone di grandi talenti e che farà leva sul collettivo e in difesa su Alessandro Circati del Parma. La favorita del gruppo D è la Turchia di Vincenzo Montella, che ha un centrocampo di tutto rispetto con Hakan Calhanoglu dell’Inter, Kenan Yildiz della Juventus e Zeki Celik della Roma, oltre ad Arda Güler del Real Madrid.

GRUPPO E

Una delle grandi nazionali del calcio mondiale è la Germania, che però dopo il titolo iridato del 2014 ha faticato ad essere protagonista. Ora però ha una nuova generazione di talenti, che fa ben sperare il popolo teutonico. Il ct Julian Nagelsmann confida molto sull’estro di Jamal Musiala (Bayern Monaco) e Florian Wirtz (Liverpool) e sulla vena realizzativa di Kai Havertz (Arsenal) e Nick Woltemade (Newcastle). Tra i convocati è tornato il portiere Manuel Neuer, reduce da una grande stagione con il Bayern Monaco. La presenza di Curaçao è davvero suggestiva, visto che è un’isola caraibica di soli 156mila abitanti e che giocare i Mondiali è un successo straordinario e il ct olandese Dick

La Nazionale teutonica punta molto sui giovani talenti

Musiala e Wirtz. Competitiva anche la Turchia di Montella

Advocaat e i suoi giocatori devono viverli come tali. La Costa d’Avorio del ct Emerse Faé si presenta con molti campioni africani del 2024 e con il nuovo arrivato Ange-Yoan Bonny dell’Inter, nato in Francia, ma che ha scelto la Nazionale del Paese dei genitori. Gli altri giocatori di spicco sono Franck Kessie (Al-Ahli), Wilfried Singo (Galatasaray) ed Evan Ndicka (Roma), che puntano a fare più strada possibile. L’Ecuador punta almeno ad arrivare ai sedicesimi di finale, per riscattare l’eliminazione al primo turno in Qatar. Il ct argentino Sebastian Beccacece si affida soprattutto ad alcuni veterani come Enner Valencia per non fare brutta figura.

GRUPPO F

L’Olanda vuole essere di nuovo protagonista, come è accaduto in Qatar, quando uscì ai quarti solo ai rigori con l’Argentina. Il ct Ronald Koeman (ex grande giocatore) dispone di tanti giocatori di valore come i difensori Virgil

van Dijk (Liverpool) e Denzel Dumfries (Inter), il centrocampista Tijjani Reijnders (Manchester City) e gli attaccanti Cody Gakpo (Liverpool) e Donyell Malen, esploso nella Roma. Il Giappone del ct Hajime Moriyasu, che quattro anni fa fece uno sgambetto alla Germania, punta almeno alle sfide ad eliminazione diretta. Tra i convocati spiccano il portiere Zion Suzuki del Parma e l’ex interista Yuto Nagatomo (classe 1986). Una presenza a sorpresa è la Svezia, salvata da pessime qualificazioni dalla Nations League e qualificatasi ai playoff. Il ct inglese Graham Potter punta molto sul bomber Viktor Gyökeres dell’Arsenal e sugli “italiani” Isak Hien (Atalanta) ed Emil Holm (Juventus). La Tunisia del ct Sabri Lamouchi, alla terza partecipazione di fila, punta a superare finalmente il turno, confidando in chi gioca in Europa, come il centrocampista Ellyes Skhiri (Eintracht) e il difensore Ali Abdi del Nizza.

Florian Wirtz (Germania)
Christian Pulisic (Stati Uniti)
Donyell Malen (Olanda)
Hakan Calhanoglu (Turchia)

I transalpini possono schierare tanti talenti e sono tra i favoriti La Francia è una corazzata

Mbappé è la perla di un attacco da favola. Punta al titolo anche la Spagna, targata Barcellona, che confida in Lamine Yamal

GRUPPO G

Uno dei gironi più prevedibili vede favorito d’obbligo il Belgio, che però tende a steccare nei grandi appuntamenti e ha parecchi dei suoi alfieri che viaggiano verso la pensione. Ad esempio Lukaku e De Bruyne del Napoli, ma anche il portiere Courtois (Real Madrid) e Witsel (Girona). Promettono di recitare un ruolo da protagonisti l’esterno Trossard, fresco campione in Premier con l’Arsenal, Doku del Manchester City, Onana e Tielemans (Aston Villa). Altri “italiani” convocati dal ct Rudi Garcia sono i milanisti Saelemaekers e De Winter e l’atalantino De Ketelaere. L’Egitto del ct Hassan può dare fastidio, trascinato dal leader Mohamed Salah (Liverpool), affiancato da altre stelle tra cui spicca Omar Marmoush (Manchester City). Tra i convocati ci sono anche Zico e Trezeguet, ma si tratta di copie… contraffatte. Qualche chance potrebbe averla l’Iran, che dovrebbe risolvere gli ultimi intoppi per partecipare e che giocando le sue tre partite tutte negli Stati Uniti, ci metterà certamente una carica speciale. Infine la Nuova Zelanda, la vera outsider, alla terza partecipazione

dopo il 1982 e il 2010 ma senza mai vincere un incontro.

GRUPPO H

Anche stavolta la Spagna di Luis de la Fuente si presenta con grandi ambizioni e si affida al blocco dei campioni del Barcellona. In particolare Lamine Yamal si annuncia come uno dei grandi protagonisti della rassegna iridata, ma con lui ci sono altri giocatori usciti dalla “Masia” come Cubarsì, Dani Olmo, Pedri, Fermìn Lopez, Gavi. Sempre del Barça anche Ferràn Torres. Clamoroso che per la prima volta non sia rappresentato il Real Madrid. Mancherà Morata, leader nel mezzo sarà l’ex pallone d’oro Rodri (Manchester City),tra i pali Unai Simòn dell’Athletic Bilbao. Mai da sottovalutare ai Mondiali l’Uruguay. Salutati in attacco Cavani e Suarez, “Il Loco” Bielsa si affida ai gol di Darwin Nunez, oltre ai noti Muslera, Giménez e Càceres in difesa. La stella è però Federico Valverde del Real Madrid, gran-

de protagonista con una tripletta del 3-0 in Champions contro il City. L’Arabia Saudita spera di ripetere l’exploit degli ultimi Mondiali, quando sconfisse nel match inaugurale l’Argentina, che poi avrebbe trionfato, ma non sembra attrezzata. E meno ancora è la novità assoluta: Capo Verde, ma già esserci è una grande festa.

GRUPPO I

È qui la favorita d’obbligo, la Francia campione due volte, nel 1998 e nel 2018. Spaventa soprattutto il potenziale in attacco dei bleus: Mbappé e Dembelé (Pallone d’oro in carica), poi Doué, Barcola, Thuram, Cherki, Mateta, Olise. Si pensi che gente del livello di Kolo Muani, Griezmann, Coman e Nkunku non ha trovato spazio nelle convocazioni di Deschamps. Per il resto, tra i pali il milanista Maignan e a centrocampo a far legna Kanté con Rabiot e Koné. Il gruppo è tra i più forti. Tra le sorprese si candida la Norvegia trascinata da Erling Haaland, dalla media gol impressionante in ogni competizione. Lo affiancherà in attacco Sorloth dell’Atletico Madrid, mentre a centrocampo al fianco del campione d’Inghilterra nell’Arsenal, Odegaard, giostreranno Thorstvedt del Sassuolo e il grigiorosso Thorsby. Regala spesso spettacolo il Senegal, che batté i campioni del mondo della Francia nel match di esordio del 2002 e che potrà schierare Mané, Mbaye, Mendy e l’ex Napoli Koulibaly. Sulla carta senza scampo l’Iraq, che ha l’unico precedente nel 1986.

Kylian Mbappé (Francia)
Lamine Yamal (Spagna)
Erling Haaland (Norvegia)
Federico Valverde (Uruguay)

I due intramontabili campioni giocano la sesta edizione

Messi e CR7 sono da record

GRUPPO J

È il girone di Leo Messi, secondo tanti il più grande di sempre. La sua Argentina del ct Scaloni è campione in carica dopo la pirotecnica finale vinta ai rigori sulla Francia in Qatar. Anche stavolta l’Albiceleste divide i favori del pronostico coi transalpini, ma probabilmente un passo dietro data la varietà offensiva dei francesi. Per il ruolo di prima punta, solito ballottaggio tra Julian Alvarez e Lautaro Martinez, una sicurezza tra i pali è Emiliano Martinez dell’Aston Villa, poi nomi noti come Molina, Otamendi, Romero, De Paul e McAllister, ma anche emergenti come Mastantuono (Real Madrid) e la coppia del Como formata da Nico Paz e Perrone. A giocarsi il secondo posto, secondo i pronostici saranno l’Algeria, che punta sempre sulla regia dell’ex milanista Bennacer (oggi alla Dinamo Zagabria), sulla spinta di Nouri (Manchester City) e sulla fantasia di Mahrez (che gioca in Arabia), e l’Austria, che si affida sempre all’esperienza in difesa di Alaba (affiancato dal roccioso Danso del Tottenham) e di Arnautovic in attacco e che a centrocampo può schierare Laimer (Bayern Monaco) e Sabitzer (Borussia Dortmund). Destinata a fare da comparsa (ma il Mondiale qualche sorpresa la riserva sempre) è la Giordania, alla prima assoluta nella rassegna iridata, la cui stella è il talentuoso Al-Taamari che gioca nel Rennes. GRUPPO K

Come per Messi (e per il portiere messicano Ochoa), anche per Cristiano Ronaldo è il sesto Mondiale, record assoluto nella storia del calcio. Il suo Portogallo si è qualificato alla semifinali solo due volte (1966 e 2006), anche se ha vinto gli Europei 2016 e l’ultima Nations League. Il valore della rosa del ct Martinez non è indifferente, con Ruben Dias e Cancelo in difesa, Neves, Vitinha, Bruno Fernandes e Bernardo Silva a centrocampo e Conceicao e Gonçalo Ramos (oltre a CR7) in attacco, dove non si segnalano per continuità Joao Felix e Leao. Ad insidiare i lusitani per il primato si candida la Colombia che si affida al talento in attacco di Luis Dìaz

L’Argentina appare più attrezzata di un

Portogallo spesso incompiuto. L’Inghilterra confida molto sulla vena realizzativa di Kane (61 gol in stagione)

del Liverpool e di James Rodriguez, che gioca in Usa dopo non aver mai davvero sfondato nei campionati che contano, ma occhio al giovane dell’Aston Villa, Jhon Duran, cui madre natura ha donato ogni tipo di qualità ma che spesso fa di testa sua: si candida a essere la sorpresa dei Mondiali. La Repubblica Democratica del Congo ha strappato il pass in extremis vincendo lo spareggio con la Giamaica grazie al gol nei supplementari di Tuanzebe. In rosa si segnalano il capitano Mbemba (difensore del Marsiglia) e l’ex grigiorosso Pickel. Infine l’Uzbekistan in cui spiccano il difensore del City Khusanov e l’ex Roma Shomurodov.

GRUPPO L

L’Inghilterra del ct tedesco Tuchel ci riprova fidando sull’abitudine dei suoi a giocare nel campionato più competitivo

del mondo. L’impressione è che continui a mancare un portiere che da sicurezza e anche la difesa non sembra infallibile: Stones è il più affidabile, ma il suo contratto col City scade tra un mese, e non sarà rinnovato. Altra storia a centrocampo, grazie al recuperatore di palloni Rice, alla classe totale di Bellingham e soprattutto alla vena realizzativa sempre micidiale di Harry Kane (61 gol in stagione!). La Croazia batté gli inglesi nella semifinale del 2018 e si presenta con un mix di esperti (Modric su tutti, ma anche Perisic, Pasalic, Kovacic) e nuovi big (Stanisic, Gvardiol, il torinista Vlasic e il comasco Baturina). Il Ghana dell’esperto attaccante Ayew non sembra avere speranze di infastidire la coppia favorita, così come Panama, qualificata al suo secondo Mondiale dopo Russia 2018.

Lionel Messi (Argentina)
Harry Kane (Inghilterra)
Luka Modric (Croazia)
Cristiano Ronaldo (Portogallo)

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Cinque i successi, tre dei quali con il mitico Pelé

in campo

Il Brasile è il più vincente

L’affascinante storia dei Mondiali di calcio è iniziata nel 1930, quando Jules Rimet (all’epoca presidente della Fifa) decise di organizzare la prima rassegna iridata in Uruguay. Allora il calcio non era certo ricco come ai giorni nostri e non tutte le Federazioni si sobbarcarono la costosa trasferta in Sudamerica. Assenti Italia, Germania e soprattutto Inghilterra (che fino al 1950 si riteneva troppo forte per partecipare alla Coppa Rimet), per la Nazionale di casa e l’Argentina fu facile raggiungere la finale, vinta dagli uruguaiani. Il piccolo Paese sudamericano si è imposto anche nel 1950, in un’altra edizione a scarsa partecipazione, dopo gli orrori della guerra. Nei successivi 72 anni l’Uruguay ha racimolato solo due quarti posti. Le altre due edizioni giocate prima del secondo conflitto mondiale sono state vinte dall’Italia di Vittorio Pozzo: nel ’34 con qualche aiutino favorito dal regime fascista e con pieno merito nel ’38 in Francia. Gli azzurri hanno poi trionfato nel 1982 e nel 2006, partendo senza i favori del pronostico e tra le polemiche a causa di grandi scandali che avevano travolto il calcio italiano. Ma i ct Bearzot e Lippi sono stati bravi a fare gruppo e a sfruttare al meglio i tanti talenti a disposizione. L’Italia vanta anche due secondi posti, nel 1970 in finale con il Brasile (dopo l’epico 4-3 con la Germania Ovest) e nel 1994, sempre contro i sudamericani, ma stavolta perdendo solo ai rigori, oltre a un amaro terzo posto a Italia

Quattro titoli per l’Italia (come la Germania), ma per gli azzurri ci sono state solo delusioni negli ultimi 20 anni

’90 e un quarto nel 1978. Gli azzurri sono stati però troppe volte eliminati al primo turno e non hanno partecipato, perché eliminati nelle qualificazioni, a ben quattro edizioni: troppe per una Nazionale che vanta quattro successi. Quattro stelle mostra in bella vista sulla maglia anche la Germania, che ha trionfato nel 1954, nel 1974, nel 1990 e nel 2014, quando ha travolto 7-1 il Brasile in semifinale. La squadra più bella è comunque quella del ’74, capitanata da Beckenbauer, che ha sconfitto in finale l’ammiratissima Olanda. I tedeschi sono stati anche quattro volte secondi (1966, 1982, 1986, 2002), ma nelle ultime due edizioni sono stati eliminati al primo turno, cosa mai accaduta prima del 2018. Tre le vittorie dell’Argentina, la nazione che ha avuto grandissimi talenti nella sua storia, ma che ha vinto per la prima volta solo nel 1978. Da allora è

ALBO D , ORO

ITALIA

ARGENTINA

GERMANIA

BRASILE

FRANCIA

BRASILE

ITALIA

SPAGNA

BRASILE

GERMANIA 0.

GERMANIA

FRANCIA

ARGENTINA

stata spesso protagonista, trionfando anche nel 1986 e nel 2022, trascinata da due immensi campioni come Maradona e Messi e perdendo due finali nel 1990 e nel 2014. Due i successi (1998 e 2018) e due finali (2006 e 2022) per la Francia, uno a testa per Inghilterra (1996) e Spagna (2010), mentre tra chi non ha mai vinto spicca l’Olanda, sconfitta in ben tre finali (1974, 1978 e 2010). E veniamo, in conclusione di questo breve excursus della storia dei Mondiali, alla nazione in vetta all’albo d’oro: il Brasile. Dopo la dolorosa sconfitta casalinga nel 1950 con l’Uruguay, i verdeoro hanno dominato il mondo, vincendo tre volte in quattro edizioni: 1958, 1962 e 1970. Un periodo favoloso targato Pelé, uno dei più grandi della storia, che aveva al fianco compagni di valore, come è accaduto nel ’70 in Messico. Il Brasile si è poi imposto nel 1994, ma senza brillare e nel 2002, quando vinse tutte le partite grazie a un attacco da sogno formato da Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho. Sconfitto in finale nel 1998, vanta anche un terzo posto nel 1978, ma dopo il trionfo asiatico, è arrivato tra le prime quattro solo una volta, a conferma che anche il Brasile fa fatica. Per quanto riguarda i numeri, il goleador all time è il tedesco Miroslav Klose (16 reti), mentre il giocatore con più presenze è Lionel Messi (26).

Pelé (Brasile) nel 1970
Zoff (Italia) nel 1982
Messi (Argentina) nel 2022

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