dalla redazione Katya Crema, ex olimpica di ski cross e ora Deputy Chef de Mission per
Un nuovo anno da trascorrere insieme
Anche in questo nuovo ciclo scolastico In classe accompagnerà studenti, famiglie e insegnanti nel percorso di apprendimento e approfondimento della lingua e della cultura italiana, una missione che ormai inseguiamo da quasi un decennio. In questo primo numero dell’anno parliamo di Olimpiadi Invernali di Milano – Cortina, un evento che per tutto il mese di febbraio offrirà l’occasione per seguire non solo gli atleti che si misureranno con gare spettacolari, ma anche per ammirare alcuni dei paesaggi montani più incredibili della Penisola. Per entrare nel clima della competizione, abbiamo incontrato Katia Crema, ex olimpica della squadra australiana ora impegnata nella missione per dare supporto agli atleti verde-oro. Un ritorno a casa per lei, che ha vissuto in Italia e che sente forte il legame con la terra dei suoi genitori. Vi suggeriamo poi un podcast da ascoltare se siete interessati agli aspetti culturali e non solo linguistici, grazie al racconto di Matt Absalom, docente dell’università di Melbourne, e conosciamo i dettagli della carriera di Emilia Filomena Petrucci Fields, che ha fatto della sua professione una vocazione. Riconosciamo il merito di un gruppo di studenti appassionati che si sono distinti per l’impegno e la determinazione nello studio dell’italiano. E per finire, recensioni di libri, poesie e l’emozione dei bambini di una scuola per una giornata molto speciale passata cantando e tenendo compagnia. Buona lettura.
la prossima edizione sarà in edicola giovedì 26 FeBBraio 2026
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A Cortina per contribuire al suo sport
BELLUNO - A Cortina, in questi giorni in fermento per i preparativi olimpici, c’è, insieme alle numerose delegazioni, una presenza che racconta una storia di sport, identità e responsabilità. Katya Crema, ex olimpica australiana di ski cross, è arrivata sulle Dolomiti con un ruolo chiave: quello di Deputy Chef de Mission della squadra chiamata a rappresentare l’Australia alle imminenti Olimpiadi Invernali in Italia. Un compito complesso il suo che, al fianco di Alisa Camplin - ex oro olimpico nello sci acrobatico e Chef de Mission -, sarà il punto di riferimento per tutti gli atleti dei cluster occidentali. “Con sette luoghi di gara e cinque villaggi olimpici sarebbe impossibile per una sola persona seguire tutto” ha spiegato. L’obiettivo della sua presenza in Italia è di garantire agli atleti le migliori condizioni possibili, “una grande responsabilità, ed è bello poter restituire qualcosa allo sport”.
E la volontà di mettersi a disposizione della comunità sportiva l’ha spinta a entrare nel Consiglio di amministrazione di Snow Australia come consigliera non esecutiva, con il ruolo di presidente del comitato atleti. Un impegno a cui si dedica in parallelo alla sua attività di imprenditrice, il che, come ha sottolineato, le offre “una prospettiva esterna”.
Durante il giorno Katya Crema dirige, insieme al compagno Liam, Hip V. Hype, un’azienda di sviluppo e consulenza per progetti immobiliari sostenibili, l’ultimo dei quali a Brunswick. E poi ci sono i loro due bambini, Elio e Massimo, di 3 e 5 anni, ai quali è già riuscita a trasmettere il suo amore per la montagna e lo sci. Una ruota che gira, in fondo, perché lo stesso era successo a lei, che ha scoperto la magia della neve con i genitori, Luciano e Monica, a loro volta accomunati dalla passione per lo sci, nonostante uno fosse veneto e l’altra siciliana. “Passavamo i fine
settimana sul monte Buller, e a 12 anni mi sono iscritta al club locale”, ha ricordato Crema, spiegando che il passo dall’agonismo al sogno di un’olimpiade è stato molto breve. “Ho lavorato duramente, sono entrata nella squadra nazionale, poi ho iniziato a gareggiare in Coppa del Mondo, che ha poi aperto la strada al resto”. Gli inizi sono nello sci alpino, disciplina praticata fino ai vent’anni, quando è arrivato il passaggio allo ski cross, quasi per caso e a poco più di un anno di distanza dalle Olimpiadi. “È come il motocross o il BMX, ma sugli sci”, una disciplina spettacolare ed estrema, entrata nel programma olimpico nel 2010, dopo l’esordio dello snowboard cross a Torino 2006. Un cambiamento che l’atleta
desiderava, stanca dei lunghi mesi in solitaria durante i suoi frequenti viaggi all’estero. Quegli stessi viaggi che, d’altro canto, le hanno regalato la fortuna di trascorrere una stagione intera a casa di Piero Gross, leggenda dello sci italiano e medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1976 a Innsbruck, in Austria. Il passaggio allo ski cross fa entrare Crema in una dimensione diversa, più sociale, come ha raccontato: “Uomini e donne viaggiano insieme,
si gareggia in squadra e il clima era di condivisione, molto più divertente. È uno sport folle, selvaggio, ma affascinante”. Sebbene la base tecnica resti la stessa, lo ski cross prevede ostacoli e salti fino a 35 metri, con l’ulteriore difficoltà di scendere contemporaneamente ad altri tre avversari. Controllo e sangue freddo non possono mancare e Katya Crema ha dalla sua parte anche una buona dose di determinazione. Le viene in mente un momento preciso, quasi una svolta, quando aveva 14 anni: “Dopo aver vinto i campionati nazionali australiani di sci alpino nello slalom gigante, gareggiando con atleti arrivati da tutta Australia - ricorda -, ho ricevuto un biglietto scritto a mano dal mio idolo, Zali Steggall
- unica atleta australiana ad aver mai vinto una medaglia olimpica per lo sci alpino (ndr) - che diceva ‘Ci vediamo un giorno alle Olimpiadi’”. Ricevere un messaggio del genere, da bambina e da un’atleta affermata che ammiri “è stato davvero fonte di grande ispirazione e mi ha fatto pensare: ecco, è questo quello che
voglio fare”. Crema è stata capace di mantenere la promessa con sé stessa ottenendo la convocazione alle Olimpiadi, uno dei momenti più emozionanti della sua carriera. Ha 21 anni quando viene chiamata a Vancouver, nel 2010, qualificandosi a sole tre settimane dalle Olimpiadi, “ero solo contenta di esserci”, ha ammesso, ricordando come tutta la sua famiglia avesse già prenotato i biglietti, l’alloggio e i voli per il Canada, “prima ancora che io conquistassi il posto”. Nonostante la grande pressione che sentiva, la giovane età l’ha aiutata a conservare intatto l’entusiasmo per quella straordinaria opportunità e a godersi l’esperienza nel migliore dei modi. Quattro anni dopo, a Sochi l’approccio è cambiato, anche perché, ha spiegato, “ero ormai un’atleta molto più affermata e matura: conoscevo me stessa ed ero lì con l’obiettivo di ottenere un grande risultato. Le Olimpiadi erano ancora una grande emozione, ma si è trattato di un’esperienza molto diversa. Credo di aver imparato a concentrarmi molto di più sulla gara, piuttosto che su tutto ciò che le ruota intorno. Mi sono piazzata al settimo posto, ottenendo uno dei migliori risultati della mia carriera e vivendo una gara straordinaria. Penso che sia stata una lezione davvero importante”.
BARBARA MANZINI
Sciare in Italia: un mondo tutto da scoprire
Lo sci è uno sport relativamente nuovo. Il primo sci club in Italia è stato fondato nel 1860, ma questa disciplina è diventata un passatempo invernale abituale per molti italiani.
Barbara Manzini
GRAFICA
Gianni De Nittis
L’ampio elenco di stazioni sciistiche in tutta Italia rivela una geografia degli sport invernali molto più ampia e diversificata di quanto si pensi. Sebbene le Alpi dominino l’immaginario collettivo dello sci italiano, esistono stazioni sciistiche in tutto il nord, il centro e il sud della penisola. Non c’è regione in Italia che non abbia una propria stazione sciistica. Questo potrebbe sorprendere molti, dato il clima mediterraneo dell’Italia, soprattutto nel sud. Ma la struttura geografica dell’Italia, con alte montagne che si estendono dalle Alpi fino alla Sicilia, fa sì che alla giusta altitudine si trovi neve a sufficienza per sciare - e, se necessario, l'intervento umano è sempre pronto ad aiutare con i cannoni da neve -.
Naturalmente, il Nord Italia costituisce la spina dorsale storica e infrastrutturale dello sci italiano. Regioni come il Piemonte, la Valle
d’Aosta, la Lombardia, il Trentino, l’Alto Adige e il Veneto, in particolare, ospitano una fitta rete di località che vanno da destinazioni internazionali famose in tutto il mondo a comprensori sciistici più piccoli a livello locale. Grandi comprensori interconnessi come la Vialattea, la Val Gardena, l’Alta Badia e Madonna di Campiglio coesistono con località più modeste come Ala di Stura, Bielmonte o Pian delle Betulle, ri-
flettendo diversi modelli di turismo montano. Queste zone settentrionali beneficiano di altitudini elevate, nevicate affidabili e culture alpine di lunga data in cui lo sci è radicato da oltre un secolo.
La Toscana, le Marche e il Lazio dimostrano che lo sci non è limitato alle Alpi. Località come Abetone, Amiata, Frontone-Monte Catria, Sassotetto, Terminillo e Campo Staffi mostrano come l’Appennino
sostenga gli sport invernali nonostante le altitudini più basse. Qui lo sci è spesso più stagionale e orientato alla comunità, strettamente legato al turismo del fine settimana e alla mobilità regionale, piuttosto che ai flussi internazionali su larga scala.
Più a sud, l’Abruzzo emerge come la regione sciistica più significativa della parte meridionale, con un’impressionante concentrazione di località, tra cui Roccaraso, Campo Imperatore, Ovindoli, Campo Felice e Rivisondoli. Queste zone, situate all’interno dell'Appennino centrale, combinano altipiani e massicci esposti, che consentono una notevole infrastruttura sciistica. La scena sciistica abruzzese è da tempo fondamentale per gli sciatori dell’Italia del Centro-Sud, rafforzando il suo ruolo di fulcro degli sport invernali a sud delle Alpi. Oltre all’Abruzzo, è possibile sciare in Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e persino in Sardegna. Per i napoletani, Laceno (AV) dista solo 71 km. In Sicilia si scia sulle piste dell’Etna, mentre anche la Sardegna ha neve a sufficienza per sciare a Bruncu Spina. Se volete evitare la folla del nord, una gita in una delle tante località sciistiche del sud è sempre un’alternativa valida.
Un articolo di John Hajek Professore di Italianistica presso la Melbourne University
A sinistra, Katya Crema mentre ispeziona un cantiere. Di fianco, una delle sue prime volte sugli sci. Sotto, durante una gara alle Olimpiadi di Sochi, nel 2014
si confronta con ospiti provenienti dal mondo accademico e culturale
Le “chiacchiere” di Matt Absalom diventano un podcast
MELBOURNE - Tra insegnamento universitario, ricerca e attività di divulgazione culturale, Matt Absalom continua ad allargare i confini del suo lavoro accademico. Senior lecturer di Studi italiani alla Melbourne University, linguista e traduttore, Absalom ha recentemente aggiunto un nuovo strumento al suo percorso: il podcast. Un mezzo che, racconta, nasce in maniera spontanea, dettato dalla sua innata curiosità.
Il progetto si inserisce all’interno di The Secret Life of Language, il podcast della School of Languages and Linguistics dell’ateneo, pensato come un grande spazio flessibile. “È un titolo molto suggestivo, ma anche molto ampio - ha spiegato Absalom -, e proprio per questo diventa una specie di contenitore per diverse serie o mini-serie di podcast”. Tra queste c’è Matt’s Chitchats, una raccolta di conversazioni informali con ospiti provenienti dal mondo accademico e culturale.
È un’abitudine maturata negli anni, che ha dato la genesi all’idea: “Sono una persona che non si ferma mai. Quando ho ospiti all’università penso sempre a diverse possibilità”. Così, quando qualche tempo fa la linguista Vera Gheno è arrivata a Melbourne, Absalom non ha perso l’occasione. “Già che c’è, facciamo anche una chiacchierata”, ha pensato. Da lì, ha realizzato una serie di registrazioni che ha poi raccolto e trasformato in un progetto strutturato.
Con Gheno la conversazione si è spinta ben oltre i temi per cui è maggiormente conosciuta. “Abbiamo parlato di musica, di italiano, di identità”, ha chiarito Absalom, sottolineando come non ci sia un canovaccio fisso, perché “dipende un po’ dall’ospite”. In una
delle prossime puntate interverrà il docente e sociologo Cosimo Marco Scarcelli dell’Università di Padova, che lavora sul rapporto tra media, adolescenti e sessualità. “È un tema molto attuale - ha fatto notare Absalom -, soprattutto alla luce dei dibattiti di questo periodo (il divieto dei minori di 16 anni di accedere ai social media, ndr)”. Un altro episodio sarà dedicato a Dario Fo - in vista del centenario della nascita - e ne discuterà con Joseph Farrell, studioso scozzese e autore di importanti volumi sul premio Nobel, tanto da averne scritto una delle biografie più importanti. Il legame che Absalom ha con il lavoro di Fo è profondo, tanto che lo porta regolarmente in aula con i suoi studenti, che tutti gli anni mettono in scena una pièce teatrale, un’attività considerata fondamentale per stimolare creatività e
consapevolezza linguistica.
Nel suo podcast, Absalom ha ospitato anche Kerstin Pilz, ex docente ora scrittrice, e Amanda Burns, autrice di The Italian Affair per parlare dei loro libri, ma anche del percorso che le ha portate a diventare autrici partendo da una carriera accademica, un passaggio non scontato. Creativo e curioso, Matt Absalom ha un dono poco comune: la capacità di ascoltare, coltivata anche grazie al piacere che prova nello “stare con le persone e fare domande. Per me è bellissimo”. Questo, insieme a una buona dose di creatività, lo porta a cercare sempre nuovi modi di esprimersi e di guardare il mondo da prospettive differenti.
Se quattro sono le puntate già pronte per questa prima edizione delle ‘Chiacchiere con Matt’, in lavorazione c’è già una nuova se -
A sinistra, Matt Absalom con Vera Gheno. Di fianco, la copertina del podcast The Secret life of language e il QR da scansionare per ascoltare la prima puntata di Matt’s Chitchats
Una storia che sa di famiglia
rie di episodi dedicati al cibo, che rappresenta un ottimo spunto di conversazione e punto d’incontro tra lingua, cultura e identità. Tra i nomi che vorrebbe coinvolgere ci sono lo chef Stefano de Pieri e Julia Busuttil Nishimura, sua ex studentessa diventata autrice di libri di cucina. “Conosco bene Stefano - ha chiarito Absalom - e mi piacerebbe parlare della sua storia e del rapporto con la cucina italiana”. Quando il docente di italiano racconta di aver saputo di un progetto legato a una raccolta di ricette creata come omaggio a una nonna del Sud Italia, gli si accende una scintilla nello sguardo: “Guardandolo ho notato già delle curiosità linguistiche regionali, nomi di piatti che non corrispondono a quello che ci aspetteremmo”. Matt’s Chitchats è uno dei tanti progetti di Absalom che riflette in parte il suo modo di interpretare la bellezza della lingua, che non può e non deve essere solo oggetto di studio, ma approcciata piuttosto come spazio vivo di relazione e scoperta.
BARBARA MANZINI
Un libro nato dall’amore per una nonna, dal desiderio di tramandare la lingua italiana e dalla maternità. Mangia mangia è il primo libro bilingue di Danielle Savoia, un racconto illustrato pensato per bambini, ma capace di parlare anche agli adulti, soprattutto a chi è cresciuto in una famiglia italo-australiana. L’idea prende forma nella mente dell’autrice dopo la nascita della figlia Milana e dalla volontà di crescerla bilingue, mantenendo vivo il legame con le proprie radici. Savoia, italo australiana di seconda generazione, ricorda la nonna, figura centrale della sua infanzia, sempre pronta a nutrire e accudire. Il libro non segue una trama lineare, ma raccoglie piccoli episodi quotidiani, il cibo, la chiesa, la religiosità, i gesti semplici che hanno segnato una generazione. Scritto in italiano e inglese, Mangia mangia è un omaggio alla trasmissione della lingua, fatta di dialetti, mescolanze e tentativi. Le illustrazioni, realizzate in stile digitale, sono state scelte per somigliare il più possibile alla nonna e alla bambina, rendendo il libro un ponte visivo e affettivo tra passato e presente. Auto-pubblicato e disponibile online, il volume si rivolge non solo ai più piccoli, ma a chiunque voglia riscoprire, attraverso la lingua, una memoria familiare condivisa.
Il percorso di Emilia Filomena Petrucci Fields, educatrice, dirigente e consulente per la formazione e l’inclusione culturale
“Imparare ogni giorno superando le proprie paure”
L’istruzione è la spina dorsale di una società civile, il fondamento su cui si costruisce la libertà di pensiero e la capacità di scegliere consapevolmente. Dei cittadini istruiti sono cittadini liberi: perché solo chi conosce può decidere, immaginare, trasformare. Sono cresciuta credendo profondamente nel potere dell’apprendimento e della conoscenza, una passione che mi è stata trasmessa fin da bambina da mio nonno e da mia madre. Nei libri ho sempre trovato risposte e rifugi, ma anche domande nuove, quelle che spingono a cercare oltre le pagine. Le parole stampate possono diventare mappe per orientarsi nel mondo, ma l’insegnamento, quello vero, va oltre la materia: è educare all’amore per il sapere in tutte le sue forme, sia che provenga dai testi o dalla vita stessa. Insegnare significa allora trasmettere ai propri studenti il desiderio di osservare, la curiosità verso ciò che li circonda, il rispetto per la fatica che accompagna ogni conquista intellettuale. Perché la conoscenza più preziosa non sempre si trova tra le righe di un manuale: spesso si nasconde nei viaggi, nelle esperienze, nelle scoperte quotidiane che ci arricchiscono.
Questi stessi principi trovano una concreta espressione nella figura di Emilia Filomena Petrucci Fields, educatrice, dirigente, consulente e oggi figura di riferimento internazionale per la formazione e l’inclusione culturale. Nata a San Marco in Lamis, in provincia di Foggia, Emilia lascia l’Italia all’età di 12 anni per raggiungere il padre in Australia. È il 1962. La partenza è segnata da sacrifici,
ma anche da una determinazione precoce: “Io devo andare da papà, devo studiare”, ripeteva alla madre, che infine si convince a partire con i figli più piccoli. L’arrivo a Melbourne è un tuffo in un mondo nuovo, dove tutto è da imparare, a cominciare dalla lingua. “Il primo giorno di scuola l’insegnante mi chiese di leggere. Non capivo una parola, ma provai comunque. Tutti i 50 studenti risero, e io pensai: ‘Vi farò vedere io’. Alla fine dell’anno ero la prima della classe, con 98 punti su 100”. Un risultato che le viene poi ridimensionato “per non umiliare gli australiani bocciati”, come le spiega l’insegnante – ironia della sorte, italiana anche lei.
Da quel momento, la strada di Emilia è tracciata. Dopo gli studi alla Mary Immaculate Academy e una borsa di studio che le apre le porte del Teachers College, comincia la sua carriera da insegnante. Il primo giorno in aula lo ricorda come un battesimo di fuoco: 30 ragazzi e 20 futuri docenti ad osservarla. “Ero agitata, ma mi sono ricordata di una promessa fatta. Quando avevo solo cinque anni dissi a mia madre: ‘Dietro quel tavolino della maestra… un giorno lì ci sarò io’”.
il ruolo di Director of International Programs, con la responsabilità di oltre 250 agenzie e collaborazioni in 42 Paesi. Viaggia, costruisce ponti culturali, promuove programmi di scambio e inclusione, fino a fondare la Fields International Education Consulting (FIEC), piattaforma di consulenza educativa globale che si propone di offrire strategie innovative alle scuole e supporto personalizzato a studenti, famiglie ed educatori.
“Dobbiamo ascoltare i bisogni, valutare ciò che serve e agire con compassione, cura e visione”, afferma Emilia, convinta che la leadership, per essere autentica, debba fondarsi su empatia e ascolto. È una guida instancabile, che lavora senza sosta per migliorare la qualità dell’educazione e favorire la crescita integrale delle persone. I principi su cui basa il suo operato sono semplici, ma profondi: comprendere la complessità umana, ispirare fiducia, valorizzare la curiosità, celebrare la diversità.
L’insegnamento dell’italiano la accompagna per sei anni, poi, a soli 28 anni, diventa preside al St Monica’s College. La sua carriera si amplia fino a ricoprire per vent’anni
“Il successo – dice – è imparare ogni giorno, superare le paure, difendere ciò in cui si crede”. Arrivata in Australia da bambina, senza conoscere una parola d’inglese, Emilia ha trasformato le difficoltà in incredibili opportunità. “Non esistono fallimenti – spiega –. Ogni passo è una lezione che ci conduce
verso una vita più piena”. Oggi i suoi traguardi parlano da soli: numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Best New International Education Consultancy, l’International College of the Year – Australia e il premio Joseph Tulsiani. Ma ciò che lei considera il suo più grande successo è un altro: aver insegnato a tutti i livelli, dalla scuola primaria all’università, e aver così maturato una visione globale dell’educazione. Attraverso FIEC, Emilia promuove programmi che uniscono istruzione, benessere e cittadinanza globale. Lavora per potenziare la voce degli studenti, rafforzare il dialogo interculturale e diffondere un’idea di scuola capace di formare menti libere. “La mia visione – afferma – è celebrare il multiculturalismo e la cittadinanza globale, perché solo vivendo pienamente il nostro ‘villaggio mondiale’ possiamo costruire un futuro più armonioso”. Ricordando i giorni in cui, appena arrivata in Australia, veniva derisa per la scarsa conoscenza dell’inglese, Emilia racconta di come non si sia mai arresa: “Mi mettevo testardamente davanti allo specchio, giorno e notte, a ripetere la lezione, migliorando ogni volta un po’ di più la pronuncia. Mi dicevo: ‘Ce la posso fare’“. E proprio da quei momenti di tenacia comprende una verità che la accompagna ancora oggi: solo chi continua ad apprendere può davvero insegnare. “Del resto – conclude –, un insegnante non può insegnare se prima non continua a imparare”.
IRENE ROSATI
La borsa di studio della prima edizione del festival Viva Italia ha permesso allo studente di partecipare a un corso intensivo a Siena
Per Guy Hunter studiare italiano “è stato un effetto valanga”
CANBERRA – Lo studente dell’ANU Guy Juter ha chiuso il 2025 nel migliore dei modi, con un premio, conferito dall’Ambasciata italiana a Canberra, per il suo impegno nello studio della lingua e cultura italiana. La cerimonia, tenutasi lo scorso 9 dicembre, ha visto Roberto Rizzo, funzionario Vicario dell’Ambasciata d’Italia, consegnare al giovane studente la prima borsa di studio istituita dal festival Viva Italia di Canberra, un riconoscimento nato con l’obiettivo di sostenere studenti eccezionali nel loro percorso di apprendimento della lingua italiana. Guy ha voluto ringraziare Lyndall Heddle, presidente del comitato del festival e la Dante Alighieri di Canberra, un’organizzazione gestita principalmente da volontari di origine italiana o profondamente legati alla cultura, impegnata a portare programmi educativi nelle scuole e a rafforzare la comunità italiana tramite iniziative e collaborazioni. Guy ha partecipato attivamente alle iniziative dell’Italian Culture Society dell’ANU, che collabora con la Dante Alighieri di Canberra per costruire reti e comunità. Guy spiega che il suo amore per l’Italia non nasce da radici familiari: “Non ho origini italiane, ma sono cresciuto in Australia, dove la presenza italiana è ovunque: amici, ristoranti, cultura. È stato un po’ come vivere in un piccolo angolo d’Italia”. Dopo la scuola, un semplice interesse per il cibo e la bellezza della lingua lo ha spinto a iniziare lo studio dell’italiano. Ma quello che all’inizio era curiosità è presto diventato qualcosa di più profondo. “È stato un effetto valanga”, racconta. “Più imparavo, più mi innamoravo della storia, dell’arte, della cultura. Non riuscivo più a fermarmi”. Guy ha scelto di aggiungere alla
QUEENSLAND
sua laurea in Politica, filosofia ed economia anche un Bachelor of Arts con specializzazione in studi italiani. “I miei genitori all’inizio si sono chiesti se fosse una scelta sensata - dice -, oggi penso sia stata una delle migliori decisioni della mia vita. Mi ha aperto porte e relazioni che non avrei mai immaginato”. L’inizio non è stato facile: “Ero terrorizzato e timido quando dovevo parlare in italiano. Sono stato inserito in una classe di livello superiore e all’inizio mi sentivo completamente fuori posto”. Il punto di svolta è arrivato durante una serata di pizza organizzata dall’Italian Culture Society dell’università. “Ho iniziato a parlare
Nella foto, da sinistra Lyndall Heddle, presidente del festival Viva Italia di Canberra, lo studente Guy Juter, il funzionario Vicario dell'Ambasciata Roberto Rizzo e l'addetta culturale dell'Ambasciata italiana, Valentina Biguzzi
con persone che non conoscevo, e per la prima volta mi sono sentito parte di una comunità. Da lì è nata una rete di amicizie e di persone con cui praticare la lingua”. Per Guy, la lingua non è solo uno strumento, perché è convinto che “imparare l’italiano ti permette di entrare davvero nella cultura, non solo vederla da turista. Ti dà la possibilità di connetterti in modo autentico”. Grazie alla sua dedizione e ai risultati ottenuti nei corsi di italiano, Guy ha vinto una borsa di studio che l’ha portato all’Università per Stranieri di Siena, dove per un mese ha frequentato un corso intensivo di italiano. “Ho iniziato solo 15 mesi fa a studiare questa meravigliosa lingua - ha raccontato con stupore - e oggi sono qui, a studiare all’estero a un livello così alto. Non me lo sarei mai aspettato”. Durante questa sua esperienza in Italia è ospite di una famiglia italiana che non parla inglese, una scelta che lo costringe a un’immersione totale nella lingua e nella cultura. “Mi hanno fatto conoscere piatti tipici toscani e fatto scoprire luoghi che non
avrei visitato. È un’esperienza incredibile”. Un soggiorno che ha convinto lo studente del fatto che le lingue straniere non debbano essere considerate superflue, perché, ha spiegato, se è vero che “con l’IA, oggi tradurre è facile, è altrettanto vero che non si studia una lingua per la sua utilità. È passione. È arricchimento personale. È capire davvero un’altra cultura”. Come membro del comitato dell’Italian Culture Society, Guy Juter lavora per creare spazi in cui studenti di ogni livello possano praticare l’italiano, tra cui incontri sociali in cui parlare la lingua, perché “la comunità italiana in Australia è ancora forte. Dobbiamo solo farla vedere ai giovani”. Nel futuro sogna di combinare la sua formazione in politica, filosofia ed economia con le competenze linguistiche, “mi piacerebbe lavorare in diplomazia o in politica internazionale, e contribuire a rafforzare i legami tra Australia, Italia ed Europa”. “Guy sta studiando italiano a livello intermedio. È un giovane eccezionale e, grazie al suo meraviglioso discorso pronunciato all’Ambasciata, lo abbiamo invitato a diventare il primo Youth Ambassador del nostro festival, siamo sicuri che farà grandi cose”, ha annunciato Lyndall Heddle. Questa borsa di studio è solo la prima di una serie di collaborazioni tra l’Australian National University di Canberra e l’Università per Stranieri di Siena: la docente Carla Bagna da Siena e Francesco Ricatti dell’ANU di Canberra stanno sviluppando un programma che dal 2027 vorrebbe consentire a tutti gli studenti delle classi continuative di italiano dell’ANU di trascorrere un mese a Siena per un corso intensivo.
MARCELLA MARZIANI
Assegnati i premi ai vincitori del Premio StuditaliA, la cerimonia per celebrare il ponte fra lingua e cultura
Scuola, istituzioni e comunità unite per le nuove generazioni
BRISBANE – Si è svolta nella prestigiosa Premiers’ Hall del Parliamentary Annexe di Brisbane, la cerimonia del Premio StuditaliA 2026, un appuntamento simbolo della promozione della lingua e cultura italiana nelle scuole del Queensland. Un evento, organizzato in collaborazione dal dipartimento di Educazione International – Global Engagement, con il Consolato d’Italia a Brisbane e con il sostegno della vivace comunità italiana locale. Ad aprire la cerimonia è stata Susan Boyes, Direttrice esecutiva del dipartimanto dell’Educazione, seguita dagli inni australiano e italiano e dagli interventi ufficiali del ministro dell’Istruzione e delle Arti John-Paul Langbroek, della console d’Italia Luna Angelini Marinucci e del rappresentante del Governo del Queensland. Era il 1994 quando il Consolato Italiano a Brisbane e il ministero dell’Istruzione del Queensland hanno istituito il Premio StuditaliA, ideato per riconoscere
l’eccellenza degli studenti di italiano dell’ultimo anno delle scuole superiori. Da allora, sono trascorsi 31 anni, durante i quali questo premio è cresciuto fino a diventare un modello di cooperazione educativa internazionale, oltre che un’occasione unica per promuovere rapporti culturali e linguistici tra Italia e Australia.
Relazione ancora più profonda grazie al rinnovo, lo scorso 3 aprile, del Memorandum d’Intesa tra Italia e Queensland, che rafforza e amplia una partnership nata proprio dal Premio StuditaliA. Il premio offrirà ai vincitori un’esperienza formativa di altissimo livello presso il Convitto Nazionale Paolo Diacono di Cividale del Friuli, nel cuore del Friuli-Venezia Giulia. “Un ringraziamento speciale al ministro dell'Istruzione e delle Arti John-Paul Langbroek e a tutto il team del DoE International per aver reso possibile tutto questo, ancora una volta”, ha dichiarato la console Luna Angelini Marinucci esprimen-
Storie per un caffè
In collaborazione con il Comites Victoria e Tasmania Testi del collettivo Sciame Indolente, grafiche di Chiara Fedele
Avevano deciso di lasciarsi la domenica prima della fine del mondo. Non per colpa della fine, ma perché ormai non c’era più molto da dire.
Conveniva a entrambi: niente spiegazioni, niente pianti, nessuno a cui restituire felpe o regali. “Almeno non dobbiamo fare grandi discorsi”, aveva detto lei.
do la propria gratitudine per la rinnovata collaborazione istituzionale. Una dichiarazione che sottolinea l’impegno condiviso nel sostenere le nuove generazioni e nel rafforzare la diffusione dell’italiano nel sistema educativo del Queensland. Ma il successo del Premio StuditaliA è garantito anche grazie al supporto di numerosi enti culturali e comunitari che, ogni anno, contribuiscono alla sua realizzazione. Tra questi, una menzione speciale va al Fogolar
“Almeno nessuno potrà dirci che abbiamo sbagliato”, aveva detto lui. Tanto, alle 09:01, il mondo sarebbe finito. Colazione, come sempre. Caffellatte lui, caffè lungo lei. A ogni cucchiaiata lui beveva facendo quel solito rumore aspirato, lento, snervante.
Lei lo guardava senza parlare, poi gli porse i biscotti
Furlan di Brisbane, che da sempre promuove la cultura friulana e sostiene iniziative educative legate all’Italia. La sua presenza nell’elenco dei donatori testimonia l’importanza delle associazioni regionali italiane nel preservare le proprie radici e nel favorire il dialogo interculturale con le nuove generazioni di studenti australiani. Accanto al Fogolar Furlan figurano anche Com.It.Es QLD-NT, la camera di commercio italiana del QLD e NT, la Società Dante Alighieri
Brisbane, l’Italian Language Centre (ILC), il Co.As.It., Three Saints Feast Brisbane e altre organizzazioni che operano a sostegno dell’insegnamento dell’italiano e della cultura italiana nello Stato. L’edizione 2025 del Premio StuditaliA ha confermato la potenza e l’attualità di un progetto nato più di 30 anni fa, capace di rinnovarsi pur restando fedele alla sua mis-
sione. Il viaggio studio dei vincitori rappresenta un’esperienza destinata a lasciare un’impronta duratura, contribuendo a formare cittadini globali più consapevoli, aperti e profondamente connessi alle loro radici linguistiche e culturali. Congratulazioni a tutti gli studenti che hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento: Amos Williams, Evelyn Brown, Annabel Thomas, Conrad Cavallaro, Annalise Abdelrazek e Neave David Screen.
MARIA CLARA VETRUCCIO
Rubrica di racconti brevi, 2000 caratteri - spazi inclusi - nati dalle penne di un collettivo di scrittori, lo Sciame Indolente, e selezionate dal Comites Victoria e Tasmania. Piccole storie da leggere nel tempo di un caffè, per farsi ispirare dalla creatività di questi autori. Per altri racconti, scansiona il codice QR di fianco.
secchi. Lui non li mangiò. Lui sbagliò il cassetto delle posate. Lei lo guardò, ma non glielo fece notare. Come sempre. Alle 08:30 sistemarono la cucina. Alle 08:45 controllarono il meteo online, anche se non serviva a molto. Alle 08:55 si sedettero sul divano e aspettarono.
Poi niente. Nessun boato, nessun crollo. Solo il suono lieve del frigorifero
e la voce della figlia del vicino che cantava stonata.
Un messaggio comparve sul telefono.
Lei lo lesse a bassa voce, come fosse una cosa normale.
La fine del mondo è stata posticipata per cause non specificate. Restare in attesa di ulteriori comunicazioni.
Ci scusiamo per il disagio. Si guardarono. Lei sospirò. MEMO
Gli studenti vincitori del premio StuditaliA con le istituzioni, gli insegnanti e gli sponsor
DALLE SCUOLE
La musica crea un momento speciale tra due generazioni
MELBOURNE – Gli studenti della Pascoe Vale Primary School hanno concluso lo scorso anno regalando un po’ di magia natalizia agli anziani della Northern Gardens Aged Care Nursing Home di Coburg, trasformando una semplice visita in un momento davvero speciale. Alla Pascoe Vale Primary School, il Coro Italiano è una parte fondamentale del programma di italiano. Attraverso il canto, gli studenti hanno un modo in più per avvicinarsi alla lingua: la musica diventa uno strumento positivo, coinvolgente e stimolante, che li spinge a voler capire il significato delle parole e dei testi che cantano.
E quando hanno cantato per i residenti della casa di riposo, non è stata solo un’esibizione musicale, ma una bellissima esperienza intergenerazionale, capace di creare connessioni, empatia e
rispetto tra giovani e anziani. Per molti residenti, canzoni come Mamma Maria hanno riacceso ricordi ed emozioni del passato; per gli studenti, invece, è stata la dimostrazione concreta di come
la lingua e la musica possano unire persone di ogni età e provenienza. Un progetto davvero riuscito, con i ragazzi che hanno interpretato alcune canzoni molto amate dai residenti di origine italiana, mentre
gli altri ospiti hanno potuto apprezzare il talento e l’impegno di questi giovani cantanti che si esibivano nella loro seconda lingua. Non sono mancati abbracci, biglietti di auguri e tanti sorrisi, accompa-
La sensibilità di esprimersi in versi
SYDNEY – Se è vero che da adulti è molto più difficoltoso apprendere una seconda lingua, è anche vero che non ci sono limiti né confini per chi si impegna, si appassiona e con determinazione dedica le proprie energie a raggiungere un determinato obiettivo. In questo senso, non fa eccezione Timothy Johnson che, da studente maturo, ha deciso di apprendere l’italiano frequentando le classi offerte dal St George & Sutherland Community College a Jannali, in New South Wales. E sotto la guida esperta di un’appassionata insegnate come Arsenia Neirotti, ha intrapreso un cammino non semplice ma che gli ha regalato grandi soddisfazioni e la possibilità di esplorare sé stesso e una lingua e una cultura diverse dalla sua. Una scoperta che l’ha portato ad esprimersi in versi, con grande sensibilità poetica, dimostrando non soltanto un'impressionante competenza linguistica, ma anche la capacità di dipingere con le parole delle immagini delicate e complesse al tempo stesso. Tim ha
deciso di condividere alcuni dei suoi lavori con noi, nella speranza di ispirare altre persone che stanno percorrendo il suo stesso cammino.
di Timothy
Tutta la poesia Pooh Bear, Eeyore ed il Gufo. Dov’è finita tutta la poesia?
Disse Pooh Bear.
La trovavo nel vasetto del miele Ma ora tutto ciò che è rimasto lì dentro è miele.
Eeyore ci pensa a lungo.
Non sapeva cosa intendesse Pooh per poesia
E comunque, cosa potrebbe esserci di meglio
Del miele sul pane tostato al mattino? Lui non lo sa.
Il gufo dice: Il miele è poesia. È dolce e cola
E tutti amano sentirne l’odore nei fiori.Stai facendo scatenare una tempesta in un
gnati da un grande e sentito ‘Buon Natale’. Una giornata che è stato un dono prezioso e indimenticabile, un piccolo gesto capace di lasciare un segno profondo nel cuore di tutti.
bicchier d’acqua, Pooh Bear. E inoltre non esiste un’anima. Me Pooh sapeva che ciò era sbagliato. Christopher Robin ha detto che lui è pieno d’anima.
E passò la sua giornata alla ricerca della poesia scomparsa
In un vasetto di miele differente.
Di tanto in tanto
Dimmi qualcosa di segreto
Lasciami sapere come ti senti
Impressionami, ingannami Fammi ridere
Parlami dei calzini.
Mandami onde sonore
Che si arricciano a riva sulla mia fronte
E trasportano creature viventi
Che si sentono a casa
Nelle sabbie della mia consapevolezza.
Di tanto in tanto
La saggezza ti trova Nell’allegrezza dei momenti poetici
E nella bellezza di qualcuno che ti commuove.
L’ultimo libro di Laura Imai Messina racconta la storia di un gruppo di volontari che danno un nuovo significato alla parola ‘cura’
Sapevate che in Giappone esiste davvero un ospedale dei giocattoli?
Un luogo in cui gli ingranaggi dei trenini tornano a funzionare, e i pupazzi rotti tornano a sorridere. È proprio da questa realtà straordinaria che prende spunto Laura Imai Messina nel suo ultimo libro L’Ospedale dei giocattoli. Il romanzo ci guida alla scoperta di Omocha Byōin un’organizzazione giapponese singolare, nata nel 1996, della quale fanno parte medici in pensione che, armati di cacciaviti al posto dei bisturi e di grembiuli al posto dei camici, riparano gratuitamente i giocattoli dei bambini.
Se la mission di questi medici è quella di dare una nuova vita agli oggetti amati, qual è la loro ricompensa? Per loro è sufficiente un grazie e un sorriso. Oggi esistono più di 440 ospedali di questo tipo in tutto il Giappone. Eppure, pur occupandosi di oggetti inanimati, queste strutture seguono un protocollo clinico molto rigoroso: accettazione, compilazione di una cartella clinica, colloqui con il piccolo proprietario, diagnosi, prognosi e, se necessario, ricovero o trasferimento in sedi specializzate.
La conversazione fra i medici e i bambini è un intreccio di paura, tensione e speranza: la speranza di riabbracciare presto il giocattolo del cuore.
Sono questi i sentimenti che animano la piccola Airi e gli altri bambini di fronte al Sig Fujita, un cardiologo in pensione, che ha scelto come hobby quello di riparare giocattoli rotti. Airi, protagonista del romanzo e membro della caotica famiglia Baraonda, insieme ai fratelli minori - i Baraondini - ha un’amica inseparabile, Limaca, una capibara di pezza. Un giorno Limaca scompare. Airi la cerca ovunque, a casa, in giardino, persino a scuola, ma di lei non c’è traccia. Finché, un
pomeriggio, la ritrova ferita, sporca e con un taglio sulla pancia tra le mani del signor Fujita, un uomo gentile che dice di averla trovata sulla spiaggia e volerla riparare. È così che Airi, insieme agli amici Emi e Kenta, scopre una piccola bottega che nessuno aveva mai visto aperta, dove di notte il Sig Fujita ripara con cura e dedizione giocattoli rotti. Attraverso questi personaggi, Laura Imai Messina ci permette di entrare in
punta di piedi all’interno di un ospedale dei giocattoli. Non solo ci mostra una realtà poco conosciuta ma ci offre importanti spunti di riflessione sulla nostra società consumistica. In un mondo dominato dalla logica dell’usa e getta, il romanzo ci ricorda il valore delle cose da preservare. Un giocattolo rotto non è solo un oggetto da sostituire, ma è un contenitore di memorie, emozioni, affetti. Scegliere di ripararlo significa scegliere la via più lenta della cura rispetto alla sostituzione, che è anche un modo per dare valore al passato. Come scrive l’autrice, i giocattoli non sono solo degli oggetti inanimati ma dei “contenitori colmi fino all’orlo di ricordi ed emozioni”. Ogni oggetto ha un’anima: un trenino, un orsetto, una bambola di pezza, tutti trattengono la memoria e l’energia di chi li ha posseduti o donati. E ogni riparazione è un atto d’amore, un modo per ricucire non solo stoffe, ma anche legami e ricordi. L’Ospedale dei giocattoli è una storia lieve, quasi sussurrata, che risveglia in noi la meraviglia per ciò che di solito diamo per scontato. È un piccolo rifugio dove tutti possono ritrovarsi e lasciarsi emozionare ancora una volta. Questa è la magia della scrittura di Laura Imai Messina: come un filo sottile, riesce a unire grandi e piccini, in una fiaba sospesa tra sogno e realtà, dove tutti, inclusi i vecchi giocattoli, hanno diritto a una seconda possibilità. ELGA PAPPALARDO
Sopra, il coro degli studenti della Pascoe Vale Primary School canta diretto dall'insegnante di italiano
Maria Lyon. A sinistra, i residenti della Northern Gardens Aged Care ricevono i biglietti natalizi dai ragazzi
A sinistra, la copertina del nuovo libro di Laura Imai Messina. Sopra una delle illustrazioni di Veronica Ruffato, contenute nel romanzo
Timothy Johnson
Poesie
Johnson studente della classe di conversazione in italiano al St George & Sutherland Community College
Attività PER LA SCUOLA PRimARiA
Tipologia: Spunti per attività in classe
Livello: Prep - Anno 6 Tematica: Olimpiadi Invernali Milano Cortina
2026 (AnnO 6)
Quest’anno le Olimpiadi Invernali si terranno tra Milano e Cortina. Milano è una città moderna con stadi e palazzetti al coperto e Cortina è famosa per le sue piste e i paesaggi innevati. Milano si trova in Lombardia e Cortina si trova nel Veneto. Ecco le altre sedi:
•
Bormio (Lombardia)
•
Livigno (Lombardia)
•
Val di Fiemme (Trentino-Alto Adige)
•
Anterselva (Alto Adige)
•
Verona (Veneto)
I Giochi Olimpici si terranno dal 6 al 22 febbraio 2026 e per i Giochi Paralimpici dal 6 al 15 marzo 2026. Glossario:
si terranno take place palazzetti al coperto indoor stadiums piste slopes altre sedi other locations paesaggi innevati snow covered landscapes si trova can be found
Leggi il paragrafo sulle Olimpiadi invernali 2026 e le domande. Scegli le risposte corrette.
1) In which 2 main cities are the Winter Olympics being held? a) Roma and Milano b) Milano and Cortina c) Milano and Florence
2) In which month are the Paralympics Winter Games being held?
a) March b) February c) April
3) In which region is Cortina found?
a) Lazio b) Veneto c) Lombardia
4) Which of the following locations will also host some of the events? a) Palermo and Catania b) Verona and Bormio c) Venice and Padua
5) What is Cortina famous for? a) sports stadium b) lakes c) snow covered landscapes
Attività 3 TROVA l’inTRusO (AnnO PReP)
Guarda bene ogni fila e colora la figura dello sport che non appartiene alle Olimpiadi invernali.
Ritaglia le immagini e le parole e gioca a memory. Si possono usare anche per fare il Gioco dei mimi (Charades)
fiaccola olimpica
Their names are a play on words.
Tina comes from o CorTiNA and Milo comes from MILO, as in milano. He is the mascot for the Paralympics.
Alle Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 ci sono 6 sport principali.
Lo sapevi che… …there was a competition for school students in Italy to design the mascots for the 2026 Winter Olympics? Children designed, coloured and imagined many characters for the mascots. Professional artists transformed the many ideas from the students to create the mascots, Milo and Tina. They are stoats or ermines which are like a weasel. They are generally brown but in Winter their fur turns white to blend in with the snow. (The tip of its tail is always black, even in Winter!)
Scrivi il nome di ogni sport sotto le immagini. Snowboard paralimpico
pattinaggio artistico
Curling in carrozzina
Hockey su slittino
alpino paralimpico
Gli esercizi in formato A4 sono disponibili sul sito educationhq.com
cura del co.as.it. di MelBourNe
Attività 4 le mAscOTTe (Anni 3 e 4)
Attività 2
VOcAbOli dei GiOchi OlimPici (Anni 1 e 2)
Attività 1 le OlimPiAdi e PARAlimPiAdi milAnO cORTinA
Attività 5 nUova mascotte per le olimpiadi invernali (anni prep - 2)
Disegna una nuova mascotte per le Olimpiadi Invernali sulla T-shirt.
Scegli un nome e includi la fiaccola olimpica e i colori blu, giallo, rosso, verde e nero nel disegno.
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Attività 6
Un incontro con Un’atleta italiana (anni 3 e 4)
You have just arrived at the Olympic Village in Cortina. There are many athletes from many countries from all over the world. You meet Sofia Goggia, the Italian alpine skier. You have been practising some Italian to be able to speak with some of the locals. Fill in the missing words in the conversation.
Tu: __________! Mi chiamo ______________________. Piacere. (write your own name)
Sofia: ________. Io sono _________________________.
Tu: Ciao Sofia! ______________ sta?
Sofia: Sto ________________ bene.
Tu: Dove __________________ ?
Sofia: Abito ___ Bergamo. E tu, da ____________ vieni?
Tu: ___________________ dall’Australia.
Sofia: Che bello! Mi ___________________________ l’Australia. Devo scappare. _______________!
Tu: ________________________ giornata!
dove piace arrivederci salve come molto a piacere abiti buona vengo Sofia dove piace arrivederci salve come molto a piacere abiti buona vengo Sofia
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Attività PER LA SCUOLA SECONDARiA
Tipologia: Spunti per attività in classe
Livello: Anni 7-12
Tematica: Olimpiadi Invernali Milano-Cortina
a cura del co.as.it. di sydney
Gli esercizi in formato A4 sono disponibili sul sito educationhq.com
OLiMPiADi iNVERNALi 2026
Le Olimpiadi Invernali sono uno dei più grandi eventi sportivi internazionali e trasformano per alcune settimane città e territori in luoghi di incontro tra sport, cultura e comunità. Nel caso di Milano–Cortina, le gare si svolgono in diverse località: alcune in grandi centri urbani, altre in aree di montagna. Questa distribuzione permette di valorizzare ambienti molto diversi — dalle città alle Dolomiti — e offre agli studenti l’opportunità di conoscere la geografia italiana attraverso lo sport. Le sedi olimpiche diventano quindi non solo spazi di gara, ma anche “vetrine” del territorio, con paesaggi, identità locali e tradizioni differenti.
Attività 1 il ViAggio dEllE
Scansiona il codice QR per accedere all'attività introduttiva sulle Olimpiadi invernali attraverso un percorso interattivo dedicato al Viaggio della Fiamma Olimpica dalla Grecia a Cortina.
*All’interno della presentazione si trovano due link con attività di comprensione: uno più semplice per gli studenti degli Anni dal 7 al 9, e una più complicata per gli Anni 11 e 12.
Attività 2 gli sport sullA nEVE (Anni 7-12)
Scansiona il codice QR per leggere le schede degli sport che si praticano sulla neve. Mettiti alla prova per vedere quanti ne conosci.
Attività 3 indoVin A lo sport (Anni 7-12)
Scansiona il codice QR per accedere all'attività, che può essere svolta singolarmente, leggendo la descrizione dello sport o a coppie, con uno studente/studentessa che legge la descrizione, e l'altro/a che prova a indovinare il nome.
Attività 4 quiz (Anni 7-12)
Scansiona il codice QR per accedere al quiz interattivo a scelta multipla che mira a verificare la comprensione del testo.
Attività 5 gli sport sul ghiAccio (Anni 7-12)
Per ampliare il tuo vocabolario con gli sport sul ghiaccio, scansiona il codice QR e guarda le carte.
Attività 6 Gli atleti daGli anni ’70 ad oGGi (anni 9-12)
Scansiona il codice QR per avere una panoramica degli atleti italiani degli sport invernali dagli anni ’70 a oggi, divisi per periodo storico.
Scopri i campioni e le discipline attraverso contenuti visivi e brevi testi semplificati. Ascolta l'avatar di Fausto Radici, e completa l'esercizio.
Attività
8 leaRninG BUddY (anni 7-12)
Scansiona il codice QR per ascoltare l'avatar della sciatrice italiana Sofia Goggia, che si presenta e parla del suo sport. Questa attività è collegata a un Learning Buddy, che ti permette di interagire con il personaggio tramite domande semplici.
Scansionando il codice QR di seguito, potrai parlare con il Learning Buddy. Per interagire in modalità voce selezione l’icona con le onde sonore , non il microfono. Ora puoi parlare e ascoltare le risposte. Sullo schermo è sempre disponibile anche la trascrizione delle domande e delle risposte.
Attività 7 VeRo o FalSo? (anni 9-12)
Scansiona il codice QR per verificare la comprensione dell'esercizio precedente.
Leggi le frasi e decidi se sono vere o false.
Tramite il codice QR puoi accedere all’elenco di domande da usare con il Learning Buddy.
Per scaricare le domande in PDF, aprire l’attività Wordwall e cliccare su Stampa. Nell’anteprima selezionare Salva come PDF e poi Salva per scaricare il file.
Offri ai tuoi studenti il meglio della lingua e della cultura italiana, tutto l’anno. Per soli $99,50, gli insegnanti possono accedere a un pacchetto completo dedicato alle scuole:
•Edizione cartacea di In Classe
•Edizioni digitali di Il Globo e La Fiamma
•Accesso digitale a ilglobo.com
•Abbonamento Kids/Education a Il Globo TV
Per i Più Piccoli Per i Più Piccoli
Livello: Kinder e Prep
le oliMPiADi iNVerNAli
A cura di Barbara Manzini
La discesa libera
Uno degli sport invernali più diffusi è la discesa libera, una gara di velocità.
Aiuta lo sciatore ad arrivare alla fine del percorso il più velocemente possibile.
abbina il nome corretto
Collega i nomi con le immagini corrispondenti
fiocco di neVe
letture da non perdere letture da non perdere
La spiaggia dei ciottoli
Jarvis
Edizioni Lapis (livello Kinder, Prep e Anno 1)
Un libro sull’importanza dei rituali e del tempo insieme
Un nonno e un nipotino camminano insieme fino al loro “luogo del cuore”: la spiaggia dei ciottoli. Qui scelgono un sasso speciale su cui dipingono i momenti più belli della loro giornata. Prima di rientrare, lo lasciano in una vecchia barca sulla riva, a ricordo di un giorno felice, fatto di momenti condivisi. Un giorno il nonno si trasferisce e ha difficoltà a muoversi come prima. Ma il bambino continua a visitare la spiaggia, E ora raccoglierà due sassi, uno per sé e uno per il nonno, per continuare a dipingere insieme, nella nuova casa.
Bradi va in città
Fabrizio Silei
Edizioni Corsare (livello Anni 2-6)
Una storia per celebrare la gentilezza e la diversità Bradi il bradipo e Zippo l’ippopotamo sono due animali cacciati dal loro ambiente naturale, distrutto dall’uomo, e costretti a trasferirsi in città. Qui scoprono che per sopravvivere devono trovarsi un lavoro. Ma quale? Ve lo immaginate un ippopotamo a stringere bulloni per 10 ore al giorno o un bradipo in un fast food? Nelle loro disavventure, giorno dopo giorno, i due amici scopriranno la loro vera vocazione. Una storia venata di ironia e al tempo stesso poetica. Una favola ambientalista che riconosce l'enorme valore dell’amicizia.
A cura di Francesca capelli
Verrò da te con ali di carta
Romina Casagrande De Agostini Libri (livello Anni 7-9)
Un messaggio di speranza
Due ragazzi, Bianca e Primo, si conoscono durante un’escursione in montagna e non sanno che attraverseranno in modo parallelo la Seconda guerra mondiale. Lui, ebreo, verrà arrestato e deportato ad Auschwitz. Lei, dopo l’8 settembre e l’occupazione tedesca, diventerà staffetta partigiana. La vita di Primo Levi e Bianca Guidetti Serra raccontata in modo parallelo come quella di due ragazzi costretti dalla Storia a crescere troppo in fretta. Le loro voci si intrecciano con quelle di altri uomini e donne che hanno lanciato messaggi di speranza: frammenti di memoria giunti fino a noi su ali di carta.