Settembre / September 2026 - Numero / Number 5
DISTILLERIA ROMANO LEVI
VETRERIA ETRUSCA
SCENARIO SPIRITS
Una grappa che vive nella storia
Le nuove referenze Made in Italy
Il futuro passa da nuovi mercati
MANGILLI 140 ANNI DI ARTE DISTILLATORIA SPIRITO NOBILE FRIULANO
GIN ITALIANO DOPO IL BOOM QUALITÀ, IDENTITÀ E VALORE NEL MERCATO MATURO I G R A ND I O L I D ’ ITAL IA - G ENNAIO 20 24
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DI DISTINGUERSI LA NOSTRA STORIA DICE CHI SIAMO. MA SONO LE NOSTRE SCELTE CHE CI DISTINGUONO. Con il suo gusto equilibrato e persistente, Grappa Nardini è il frutto di quelle scelte, forgiate dalla tradizione e guidate dalla passione. Perché, da quel lontano 1779, tutto è cambiato, ma non il nostro spirito.
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EDITORIALE
N. 5
n GIOVANNI PELLICCI Direttore de I Grandi Vini dal 2005, è un giornalista professionista esperto di wine&food con lunghe esperienze e collaborazioni nel mondo del gusto.
Le nuove sfide degli spirits Il mercato degli spirits non sta semplicemente cambiando: sta scegliendo. E nei prossimi anni a decidere chi resterà protagonista non saranno soltanto la qualità di una bottiglia o la forza di un marchio, ma la capacità di capire dove, come e perché quella bottiglia può ancora trovare spazio. Cambiano le geografie della domanda, si ridefiniscono i mercati, si moltiplicano i canali e diventano più selettivi i criteri con cui buyer, distributori e operatori costruiscono i propri assortimenti. Anche il consumatore non cerca necessariamente di più: cerca
meglio, in occasioni diverse e con aspettative nuove. È una trasformazione che riguarda l’intera filiera e che impone di ripensare il rapporto tra prodotto, mercato e consumatore. Lo spirit deve essere riconoscibile senza diventare prevedibile, raccontabile senza affidarsi soltanto al racconto, capace di trovare il proprio posto tanto dietro un bancone quanto su uno scaffale, in un mercato maturo come in una geografia ancora da conquistare. Il quinto numero monografico de I Grandi Distillati prova a leggere que-
THE NEW CHALLENGES FACING THE SPIRITS INDUSTRY
sta complessità attraverso prospettive diverse: il mercato e le nuove rotte internazionali, le scelte del trade, l’evoluzione dei consumi, il ruolo delle istituzioni, la comunicazione e il rapporto sempre più stretto tra brand e bancone. Il futuro degli spirits italiani, insomma, non si giocherà soltanto sulla capacità di produrre bene. Si giocherà sulla capacità di scegliere. E forse la domanda più interessante, oggi, non è quale sarà il prossimo mercato. Ma dove sarà il prossimo sorso.
The spirits market is not simply changing: it is making choices. In the years ahead, what determines who remains a key player will not be only the quality of a bottle or the strength of a brand, but the ability to understand where, how and why that bottle can still find its place. Demand is shifting geographically, markets are being reshaped, distribution channels are multiplying, and the criteria used by buyers, distributors and trade professionals to build their portfolios are becoming increasingly selective. Consumers are not necessarily looking for more; they are looking for better, across different occasions and with new expectations. This transformation affects the entire supply chain and calls for a rethink of the relationship between product, market and consumer. A spirit must be distinctive without becoming predictable, capable of being communicated without relying solely on storytelling, and able to find its place both behind the bar and on the shelf, in established markets as well as in territories yet to be conquered. The fifth monographic issue of I Grandi Distillati explores this complexity from different perspectives: the market and new international routes, trade strategies, evolving consumption patterns, the role of institutions, communication, and the increasingly close relationship between brands and the bar. The future of Italian spirits, in short, will not be determined solely by the ability to produce quality. It will depend on the ability to make the right choices. And perhaps the most interesting question today is not which market will be next, but where the next sip will be.
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COMUNICARE LO SPIRIT
IL RACCONTO CHE COSTRUISCE LA MARCA L Storia, design e posizionamento: dalla bottiglia al sito sul web, la coerenza del racconto è ciò che trasforma uno spirit in una vera e propria marca TESTO Francesco Carrubba
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rodurre bene non basta. Nel mercato degli spirits, la qualità tecnica è condizione necessaria ma non sufficiente: ciò che distingue un brand è la capacità di comunicare con chiarezza la propria identità. Storia, design e posizionamento non sono elementi accessori, ma strumenti di comprensione professionale per buyer, distributori e bartender. La differenza tra prodotto e percezione nasce dal linguaggio. Una distilleria può avere un ottimo gin o un rum impeccabile, ma se il racconto è confuso o incoerente, il valore si disperde. La comunicazione deve rendere leggibili la categoria e il posizionamento: chi parla di “artigianalità” deve mostrarla anche nel design, nei materiali e nel tono dei propri canali digitali. Il packaging è il primo messaggio, ma il sito completa la
narrazione. Schede tecniche, immagini, storytelling e social devono dialogare con chi compra e serve il prodotto, non solo con chi lo consuma. La coerenza visiva e verbale è ciò che consente al buyer di capire dove collocare lo spirit e al bartender di esprimersi correttamente. La comunicazione è anche uno strumento di efficienza. Un brand che fornisce materiali chiari e aggiornati facilita il lavoro di chi deve selezionare, presentare o servire il prodotto. Schede ben strutturate, grafiche coerenti e un portale ben fatto riducono errori di interpretazione e rafforzano la fiducia nella filiera. In un mercato dove la competenza è parte del valore, la qualità del racconto diventa un parametro di affidabilità tanto quanto quella del distillato. Il limite più frequente è
lo storytelling generico: racconti di tradizione o territorio che non aiutano a distinguere. Comunicare bene significa selezionare ciò che serve al mercato, non ciò che emoziona il produttore.
In questo equilibrio fra autenticità e chiarezza si gioca la vera forza di un brand: produrre bene è il punto di partenza, ma comunicare bene è ciò che ne garantisce il futuro.
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I GRANDI DISTILLATI
SOMMARIO 18
8 MANGILLI 140 ANNI DI ARTE DISTILLATORIA
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EVENTI ROMA BAR SHOW IL TRADE DEGLI SPIRITS THE SPIRITS TRADE HUB
BANCO E MERCATO REPUTAZIONE: “AL BICCHIERE SPETTA SEMPRE L’ULTIMA PAROLA” REPUTATION: “THE GLASS ALWAYS HAS THE FINAL WORD”
SPIRITO NOBILE FRIULANO
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SCENARIO SPIRITS IL FUTURO PASSA DA NUOVI MERCATI ITALIAN SPIRITS: THE FUTURE LIES IN NEW MARKETS
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LA STANZA DEGLI ACQUISTI
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LE DINAMICHE DEL TRADE
CRITERI, RISCHI E SEGNALI CRITERIA, RISKS AND SIGNALS
SPIRITS, SCEGLIERE IL CANALE SPIRITS, CHOOSING THE RIGHT CHANNEL
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XCELLENT SPIRITS IL NUOVO PUNTO DI INCONTRO TRA SPIRITS, VINO E COCKTAIL CULTURE THE NEW MEETING POINT FOR SPIRITS, WINE AND COCKTAIL CULTURE
32 L’EVOLUZIONE DI
DISTILLERIA NARDINI
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TREND O RUMORE
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CONSUMI E PERCEZIONI
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LA VOCE DELLE ISTITUZIONI
LA PAROLA AI CONSUMATORI THE CONSUMERS HAVE THEIR SAY
REGOLE, CULTURA E RAPPRESENTANZA DEGLI SPIRITS ITALIANI
56 LI CAUSI BOTTI RICONDIZIONATE PER NUOVI PERCORSI DI AFFINAMENTO
44 PACKAGING E POSIZIONAMENTO TRA ETICHETTA E BOTTIGLIA
48 DENTRO LA DISTILLERIA
IL PARADOSSO DELLA DISTILLAZIONE
50 COMPETENZE
DIVENTARE MASTRO DISTILLATORE
46 VETRERIA ETRUSCA: LE NUOVE REFERENZE MADE IN ITALY VETRERIA ETRUSCA: THE NEW MADE IN ITALY COLLECTIONS
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WINE & SPIRITS COSA SPINGE LE CANTINE VERSO GLI SPIRITS?
58 INGREDIENTI E IDENTITÀ
BOTANICHE, AROMI E INGREDIENTI: LA FILIERA INVISIBILE DIETRO GIN, AMARI E LIQUORI
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Settembre 2026 • Anno 4 • IN COPERTINA Grappa Mangilli • EDITORE/PUBLISHER Wom srl, Via Toscana 50/3 • 53035 Monteriggioni (SI),Tel. 05771606999 • info@womcom.it • Supplemento al N. 151 della rivista I Grandi Vini - Registrazione Tribunale di Grosseto n• 9 del 02/11/2005 • DIRETTORE RESPONSABILE/EDITOR-IN-CHIEF Giovanni Pellicci • DIRETTORE EDITORIALE/EDITORIAL DIRECTOR Fabrizio Barbagli · REDAZIONE/ EDITORIAL STAFF Stefania Abbattista, Elisa Berti, Annarita Cacciamani, Martina Baldi, Giusy Carosella, Francesco Carrubba, Cristina Cerri, Cristina Degli Agli, Francesca Granelli, Valentina Migliaccio • ART DIRECTOR Linda Frosini • TRADUZIONI TRANSLATIONS Wom Translations • PUBBLICITÀ/ADVERTISING Stefania Abbattista, Elisa Berti, Valentina Migliaccio, Giulia Spolidoro • STAMPA/ PRINTERS Petruzzi, Via Venturelli, 7 - Città di Castello (PG)
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DISTILLERIA MANGILLI
MANGILLI: 140 ANNI DI STORIA, IDENTITÀ E GRAPPA FRIULANA Spirito nobile friulano e 140 anni di arte distillatoria, Grappa Mangilli conquista il vertice delle grappe bianche a IWSC 2026 con Mitica Grappa Friulana Mangilli Distillerie sarà presente al ROMA BAR SHOW 2026
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arlare di quasi 140 anni di distillazione significa tornare all’800, quando la famiglia Mangilli iniziò a misurarsi con un’arte che sarebbe diventata parte integrante della propria identità: quella della grappa e della distillazione delle vinacce friulane. È il 1886 quando Fabio Mangilli, con l’obiettivo di valorizzare le proprie produzioni agricole, fece fermentare e distillò le susine dei suoi frutteti ottenendo uno Slivovitz, testimonianza di una pratica già conosciuta dalla famiglia. Da quella prima traccia scritta prende forma un percorso destinato a legare sempre più strettamente i Mangilli alla distillazione e, nel tempo, alla produzione di grappa. Nel 1890 Fabio Mangilli partecipò alle iniziative per diffondere le conoscenze sulle nuove tecniche distillatorie, presentando un proprio alambicco e prendendo parte alle conferenze teoriche e pratiche tenute dal professor Comboni della Reale Scuola di Conegliano. Un episodio che racconta la vocazione friulana alla sperimentazione e al perfezionamento dell’arte distillatoria. Una storia che trova nella grappa la sua espressione più autentica, profondamente legata al territorio friulano. Oggi quella storia continua attraverso una gamma che affianca alle grappe più immediate prodotti di fascia alta, espressioni di maggiore struttura e complessità. Alla 43ª edizione dell’Alambicco d’Oro, la Grappa Cuvée 3 Legni ha conquistato la medaglia Gold, mentre sempre nel 2026 Mangilli ha ottenuto tre medaglie all’International Wine & Spirit Competition: Gold per Mitica Grappa Friulana e Mitica Riserva Barrique e Bronze per Furlanina Grappa Gentile. Mitica Grappa Friulana si è affermata come la migliore grappa bianca No Age per punteggio tra quelle in concorso, mentre Mitica Riserva Barrique ha ottenuto 95 punti, confermando la capacità della distilleria di interpretare la grappa in due direzioni complementari: da un lato la freschezza e la pulizia aromatica della variante bianca; dall’altro la struttura e la complessità sviluppate attraverso l’affinamento in legno. La continuità con la tradizione passa anche dalle tecniche produttive: Mangilli combina il ciclo discontinuo con impianto a bagnomaria e il ciclo continuo con colonne di distillazione in rame. Centrale resta la scelta delle vinacce, tra Pinot Grigio, Cabernet, Merlot, Refosco,
Chardonnay e Sauvignon, espressione della materia prima vitivinicola friulana. Quasi 140 anni dopo quelle prime prove, Mangilli porta così il carattere del Friuli nel mondo: una storia di distillazione che continua a evolversi, senza perdere il legame con il territorio.
140 YEARS OF HISTORY, IDENTITY AND FRIULIAN GRAPPA
Deep-rooted heritage and nearly 140 years of distilling expertise: Grappa Mangilli reaches the top of the white grappa category at IWSC 2026 with Mitica Grappa Friulana Speaking of almost 140 years of distilling means going back to 19th century, when the Mangilli family began exploring an art that would become an integral part of its identity: the production of grappa and the distillation of Friulian grape pomace. It was in 1886 that Fabio Mangilli, with the aim of enhancing the value of his agricultural production, fermented plums from his orchards to produce Slivovitz, providing evidence of a practice already known within the family. That first experience marked the beginning of a journey that would increasingly bind the Mangilli family to distilling and, over time, to the production of grappa. In 1890, Fabio Mangilli took part in initiatives aimed at spreading knowledge of new distillation techniques in Friuli, presenting his own still and attending theoretical and practical lectures held by Professor Comboni of the Royal School of Conegliano. This episode reflects Friuli’s longstanding vocation for experimentation and the continuous refinement of distilling techniques. It is a history that finds its most authentic expression in grappa, deeply rooted in the Friulian territory. Today, this heritage continues through a portfolio that ranges from more immediate, approachable grappas to premium expressions offering greater structure and complexity. At the 43rd edition of the Alambicco d’Oro competition, Grappa Cuvée 3 Legni was awarded a Gold medal, while in 2026 Mangilli received three medals at the International Wine & Spirit Competition: Gold for Mitica Grappa Friulana and Mitica Riserva Barrique, and Bronze for Furlanina Grappa Gentile. Mitica Grappa Friulana emerged as the highest-scoring White No Age grappa among the entries, while Mitica Riserva Barrique achieved 95 points,
MANGILLI ANNIVERSARIO 140 ANNI Mangilli celebra i suoi 140 anni con Grappa Friulana Riserva, intensa, elegante e profondamente autentica in un elegante astuccio regalo. MANGILLI – 140TH ANNIVERSARY Mangilli celebrates its 140th anniversary with Grappa Friulana Riserva – an intense, elegant and deeply authentic expression presented in an elegant gift box.
confirming the distillery’s ability to interpret grappa along two complementary lines: on the one hand, the freshness and aromatic purity of the unaged expression; on the other, the structure and complexity developed through maturation in wood. Continuity with tradition is also reflected in the production techniques employed. Mangilli combines traditional batch distillation in a bain-marie still with continuous distillation. At the heart of the process is the careful selection of grape pomace, sourced from varieties including Pinot Grigio, Cabernet, Merlot, Refosco, Chardonnay and Sauvignon, all representative of Friuli’s winemaking heritage. Almost 140 years after those first experiments, Mangilli continues to bring the character of Friuli to the world: a distilling tradition that keeps evolving while remaining firmly rooted in its territory.
DISTILLERIA MANGILLI Via Tre Avieri 12 33030 Flumignano di Talmassons (UD) Tel. +39 0432 400019 mangilli@mangilli.it - www.mangilli.it
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SCENARIO SPIRITS
IL FUTURO PASSA DA NUOVI MERCATI & TESTO/WORDS Giovanni Pellicci
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l futuro degli spirits italiani non dipenderà soltanto dalla capacità di recuperare i volumi persi negli ultimi anni, ma soprattutto dall’abilità di adattarsi a una geografia dei consumi destinata a cambiare. Secondo le previsioni di IWSR, entro il 2035 il mercato mondiale delle bevande alcoliche sposterà il proprio baricentro da Europa, Nord America e Cina verso India, Sud America e Africa. Uno scenario che impone alle imprese italiane di ripensare strategie commerciali, mercati di riferimento e innovazione di prodotto.
manda. In Italia i consumi restano inferiori ai livelli pre-pandemia, ma cambiano le modalità di acquisto: diminuiscono le occasioni di consumo, cresce la ricerca di esperienze di qualità, si consolidano nuove modalità di consumo e i Ready To Drink, mentre aumenta l’interesse verso prodotti a basso contenuto alcolico. «La contrazione dei volumi non coincide con un disinteresse dei consumatori, ma con una trasformazione dei modelli di consumo», osserva Emanuele Di Faustino, Head of Industry & Retail di Nomisma.
Il contesto resta complesso. Nel 2025 l’export italiano delle bevande spiritose ha raggiunto 1,7 miliardi di euro, registrando una flessione del 5% rispetto all’anno precedente, ma mostrando una maggiore capacità di tenuta rispetto a competitor come Francia e Stati Uniti, entrambi in calo dell’11%. «Non possiamo pensare di sostituire il mercato americano, ma possiamo e dobbiamo diversificare, innovare e presidiare nuovi mercati», osserva il presidente di Federvini, Giacomo Ponti, indicando la direzione strategica per il comparto.
Le prospettive internazionali confermano questa evoluzione. Secondo IWSR, entro il 2035 i volumi mondiali degli spirits diminuiranno solo del 2%, mentre i RTD cresceranno del 17%. Per i produttori italiani la sfida sarà quindi meno legata ai volumi e sempre più alla capacità di presidiare nuovi mercati e interpretare consumatori in rapida evoluzione.
La diversificazione riguarda anche la do-
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ITALIAN SPIRITS: THE FUTURE LIES IN NEW MARKETS
Giacomo Ponti of Federvini looks to new horizons, with South America, Africa and India on the rise
Giacomo Ponti
Giacomo Ponti di Federvini punta su nuovi orizzonti: in crescita Sud America, Africa e India
The future of Italian spirits will depend not only on the ability to recover the volumes lost in recent years, but above all on the ability to adapt to a changing geography of consumption. According to IWSR forecasts, by 2035 the global alcoholic beverages market will shift its centre of gravity from Europe, North America and China towards India, South America and Africa. This scenario is prompting Italian companies to rethink their commercial strategies, target markets and product innovation.
Emanuele Di Faustino
The market environment remains challenging. In 2025, Italian exports of spirits reached €1.7 billion, down 5% compared with the previous year, but showing greater resilience than competitors such as France and the United States, both of which recorded an 11% decline. “We cannot expect to replace the US market, but we can and
must diversify, innovate and establish a presence in new markets,” observes Giacomo Ponti, President of Federvini, outlining the strategic direction for the sector. Diversification also concerns consumer demand. In Italy, consumption remains below pre-pandemic levels, but purchasing habits are changing: consumption occasions are declining, while consumers are increasingly seeking quality experiences. Mixology and Ready To Drink products are gaining ground, alongside growing interest in lower-alcohol products. “The contraction in volumes does not reflect a lack of consumer interest, but rather a transformation in consumption patterns,” observes Emanuele Di Faustino, Head of Industry & Retail at Nomisma. The international outlook confirms this evolution. According to IWSR, global spirits volumes are expected to decline by just 2% by 2035, while RTDs are forecast to grow by 17%. For Italian producers, therefore, the challenge will be increasingly less about volumes and more about establishing a presence in new markets and responding to rapidly evolving consumer preferences.
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LA STANZA DEGLI ACQUISTI / THE BUYING ROOM
CRITERI, RISCHI E SEGNALI & TESTO/WORDS Francesco Carrubba
Strategia, coerenza, capacità di leggere il valore reale dietro ogni bottiglia: nel mercato degli spirits, la scelta non dipende più solo dal gusto
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al gin al whisky, oggi si valutano identità, rotazione e coerenza più che storytelling e moda. Chi acquista spirits per mestiere buyer, importatori, horeca e retail specializzato - oggi ragiona come un curatore di portafoglio. La selezione di un distillato non risponde più solamente all’appeal del brand o alla forza del packaging, ma alla sua capacità di generare valore misurabile: dal margine alla riconoscibilità, fino al posizionamento dell’insegna o della carta. Il criterio principale resta l’identità del prodotto: l’origine, il metodo, la trasparenza produttiva e uno storytelling credibile. Ma a pesare sempre di più sono la marginalità e la fluidità di rotazione. Un’etichetta che si muove bene nel segmento, sostenuta da un servizio logistico efficiente e da una comunicazione chiara, vale più di un nome blasonato con una scarsa disponibilità o con politiche di prezzo troppo instabili. D’altra parte, il rischio maggiore per chi compra è la sovrapposizione: tanti distillati simili, senza differenze percepibili. Qui il filtro professionale diventa decisivo: si
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privilegiano referenze che aggiungono senso al portafoglio, non solo volume. Anche la coerenza tra il brand e il contesto è un segnale di valore: un gin artigianale può funzionare nel cocktail bar evoluto, ma non nel retail generalista; un rum premium richiede formazione e narrazione per sostenere il prezzo. Molti produttori spesso sbagliano nel proporsi al trade: presentano il prodotto come se parlassero al consumatore finale, ignorando dati di rotazione, margini o supporto al sell-out. Chi compra spirits vuole numeri, non slogan. Servono indicazioni chiare su disponibilità, formati, politiche commerciali e assistenza post-vendita. In conclusione, il rapporto tra il prodotto, il brand e il mercato di riferimento è in fase di ridefinizione: la forza del marchio non basta più se non è accompagnata da un servizio coerente e da una strategia di posizionamento condivisa. In un settore che si frammenta per stili e fasce di prezzo, il vero segnale di valore è la capacità di un distillato di integrarsi nel sistema commerciale, generando continuità e fiducia.
CRITERIA, RISKS AND SIGNALS
Strategy, consistency and the ability to identify the real value behind every bottle: in the spirits market, choice is no longer based solely on taste From gin to whisky, today identity, turnover and consistency are valued more than storytelling and trends. Those who buy spirits professionally – buyers, distributors, importers, horeca operators and specialised retailers – now think like portfolio curators. Selecting a spirit no longer depends solely on brand appeal or packaging impact, but on its ability to generate measurable value: from margin and recognisability to the positioning of the store or drinks menu. The main criterion remains the product’s identity: its origin, production method, transparency and credible storytelling. However, margins and sales turnover are becoming increasingly important. An expression that performs well within a channel, supported by an efficient logistics service and clear communication, is worth more than a prestigious name with limited
Dal gin al whisky, il buyer oggi valuta identità, rotazione e coerenza più che storytelling e moda
G DENTRO LA STANZA DEGLI ACQUISTI
From gin to whisky: today’s buyers value identity, turnover and consistency more than storytelling and trends
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• • • • availability or overly unstable pricing policies. On the other hand, the greatest risk for buyers is product overlap: too many similar spirits with no perceptible differences. This is where professional evaluation becomes decisive: preference is given to products that add value and meaning to the portfolio, rather than simply volume. Consistency between the brand and the channel is also a key indicator of value: a craft gin may perform well in a sophisticated cocktail bar, but not in mainstream retail; a premium rum requires training and storytelling to support its price point. Many producers often make the mistake of approaching the trade as if they were
speaking directly to the end consumer, overlooking sales turnover data, margins and sell-out support. Spirits buyers want figures, not slogans. Clear information is needed on availability, formats, distribution policies and after-sales support. In conclusion, the relationship between the product, the brand and its target channel is being redefined. Brand strength is no longer sufficient unless it is supported by consistent service and a shared positioning strategy. In a market increasingly fragmented by styles and price segments, the true indicator of value is a spirit’s ability to integrate into the commercial system, generating continuity and trust.
Valutazione della marginalità (fascia di prezzo, stabilità del prodotto) Analisi della rotazione, tra referenze veloci e a ciclo più lungo Attenzione alla logistica: fornitura, affidabilità, giacenze Coerenza tra denominazione, packaging, referenze Mantenimento della prevedibilità commerciale INSIDE THE PURCHASING ROOM
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Margin assessment (price range, product stability) Rotation analysis, between fast-moving and slower-moving products Attention to logistics: supply, reliability, stock levels Consistency between appellation, packaging and product range Maintaining commercial predictability
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LE DINAMICHE DEL TRADE / TRADE MOVES
COME SCEGLIERE IL CANALE & TESTO/WORDS Cristina Degli Agli
Horeca, retail ed export seguono logiche diverse: per restare sul mercato servono posizionamento, continuità e una distribuzione coerente
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er i distillati, entrare in distribuzione non significa automaticamente generare rotazione. In una fase in cui consumi e canali si muovono a velocità diverse, il valore di una referenza dipende sempre più dalla capacità di presidiare lo spazio giusto e di mantenerlo. I dati dell’Osservatorio Federvini con Nomisma indicano che, nel primo trimestre 2026, gli spirits sono cresciuti del 2,9% a volume nella GDO, mentre l’export italiano di spirits ha segnato un +5,8% nel primo bimestre. Sono segnali positivi, ma non descrivono da soli la reale tenuta commerciale di un prodotto. Ho.Re.Ca., cocktail bar e retail specializzato rispondono infatti a logiche differenti. Nel fuori casa pesano la pressione sui consumi e la contrazione della capacità di spesa; nel cocktail bar un’etichetta deve trovare una funzione concreta nella linea di miscelazione, oltre a essere riconoscibile. Nel retail specializzato servono invece prodotti dall’identità chiara, differenziati e sostenuti da un posizionamento del valore
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che possa essere facilmente raccontato al cliente finale. In questo scenario importatori, distributori e agenti beverage non sono semplici intermediari. I primi costruiscono l’accesso ai mercati, i distributori traducono il posizionamento in presenza commerciale, mentre gli agenti mantengono vivo il rapporto con i clienti professionali. È lungo questa catena che si misura la credibilità di un brand. La qualità resta una condizione necessaria, ma non più sufficiente. Continuità delle forniture, prezzo coerente con il canale, margini sostenibili e supporto commerciale incidono sulla possibilità di entrare e, soprattutto, restare in assortimento. Un prodotto interessante ma con criticità logistiche o fuori posizionamento rischia di perdere spazio subito dopo il primo ordine. L’export rende questa selezione ancora più evidente. Un dato positivo non equivale automaticamente a un posizionamento consolidato: mercati diversi richiedono interlocutori, fasce di prezzo e strategie distributive differenti. Per un produttore,
quindi, cercare semplicemente “un distributore” può essere un errore strategico. Prima vengono il ruolo del prodotto, il target e il canale da presidiare; solo dopo la distribuzione. La vera misura del successo non è essere presenti ovunque, ma riuscire a restare dove il prodotto genera valore.
SPIRITS, CHOOSING THE RIGHT CHANNEL
Ho.Re.Ca., retail and export follow different dynamics: to stay competitive in the market, brands need clear positioning, consistency and a coherent distribution strategy For spirits, entering distribution does not automatically mean generating sales rotation. At a time when consumption patterns and channels are moving at different speeds, the value of a product reference increasingly depends on its ability to secure the right space and maintain it. Data from the Federvini Observatory with Nomisma indicate that, in the first quarter of 2026, spirits grew by 2.9% in volume in
La vera misura del successo non è essere presenti ovunque, ma riuscire a restare dove il prodotto genera valore The true measure of success is not being present everywhere, but being able to remain where the product generates value
PERCHÉ È IMPORTANTE • •
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the modern grocery retail channel, while Italian spirits exports recorded a +5.8% increase in the first two months of the year. These are positive signals, but they do not, on their own, fully describe the actual commercial performance of a product. Ho.Re. Ca., cocktail bars and specialised retail, in fact, operate according to different dynamics. In the out-of-home sector, pressure on consumption and reduced spending power play a significant role; in cocktail bars, a label must have a clear and practical function within the mixing programme, as well as being recognisable. In specialised retail, on the other hand, products need a clear identity, differentiation and a value positioning that can be easily communicated to the final consumer. In this scenario, importers, distributors and beverage agents are not simply intermediaries. Importers build access to markets, distributors translate positioning into commercial presence, while agents maintain ongoing relationships with professional customers. It is
along this chain that a brand’s credibility is measured. Quality remains a necessary condition, but it is no longer sufficient. Supply continuity, channel-consistent pricing, sustainable margins and commercial support all influence a product’s ability to enter and, above all, remain in an assortment. An interesting product with logistical issues or an unsuitable positioning risks losing its space immediately after the first order. Exports make this selection even more evident. A positive figure does not automatically translate into an established market position: different markets require different partners, price segments and distribution strategies. For a producer, therefore, simply looking for “a distributor” can be a strategic mistake. The role of the product, the target and the channel to be developed come first; distribution comes afterwards. The true measure of success is not being present everywhere, but being able to remain where the product generates value.
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Ogni canale richiede una strategia commerciale diversa. Importatori, distributori e agenti orientano il posizionamento dei brand. Qualità, continuità del servizio e prezzo devono essere coerenti con il canale. L’export richiede strategie specifiche per ogni mercato, non soluzioni standard. Entrare in distribuzione senza un posizionamento chiaro aumenta il rischio di perdere competitività.
Each channel requires a different commercial strategy. Importers, distributors, and agents influence the positioning of brands. Quality, service continuity, and price must be consistent with the channel. Export requires specific strategies for each market, rather than standard solutions. Entering distribution without a clear positioning increases the risk of losing competitiveness.
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XCELLENT SPIRITS
IL PUNTO DI INCONTRO TRA SPIRITS, VINO E COCKTAIL CULTURE Dal debutto del 2021 alla prossima edizione 2027, Vinitaly dedica un progetto strutturato a un comparto in forte evoluzione: distillati, liquori e cultura della miscelazione
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& TESTO/WORDS Elisa Berti
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er anni gli spirits sono stati raccontati come un mondo vicino al vino, ma separato. Oggi questa distanza è sempre più sottile: cambiano le abitudini di consumo, cresce il ruolo della mixology e aumenta l’interesse verso prodotti capaci di esprimere identità, qualità e nuove occasioni di consumo. È in questo scenario che si presenta Xcellent Spirits, lo spazio rinnovato di Vinitaly dedicato al mondo degli spirits: un’area pensata per mettere in relazione produttori, buyer, distributori, bartender e professionisti dell’Horeca, con l’obiettivo di creare un luogo dove il prodotto incontra il mercato, favorendo confronto, formazione e nuove opportunità commerciali. La scelta di dedicare un progetto specifico al comparto racconta un cambiamento già in atto: gli spirits rappresentano oggi un segmento strategico del beverage internazionale, con una filiera sempre più ampia che comprende distillati, liquori, aperitivi e ready to drink. Il progetto è stato realizzato nel 2026 da Vinitaly in collaborazione con Gang of Spirits, realtà specializzata nel settore. “Xcellent Spirits rappresenta l’evoluzione di un piano strategico pluriennale con cui
Vinitaly intende valorizzare il settore, integrandolo stabilmente nella piattaforma fieristica” ha dichiarato Gianni Bruno, direttore generale vicario di Veronafiere. Un progetto che guarda oltre la singola manifestazione e punta a costruire un riferimento dedicato agli operatori del comparto. Nel 2026 l’iniziativa ha riunito diverse anime del beverage contemporaneo: l’area Spirits ha dato spazio a distillati, liquori e vini aromatizzati e fortificati, mentre Drinks & Mix ha raccontato categorie come soft drink, hard seltzer e ready to drink. Accanto alle aziende, Xcellent Spirits ha puntato sulla dimensione professionale con masterclass, incontri e momenti di networking. Tra gli spazi più rappresentativi il Temple Bar, dedicato alla cultura della miscelazione, dove bartender professionisti hanno interpretato i prodotti degli espositori attraverso tecniche e preparazioni capaci di valorizzarne caratteristiche e versatilità. Xcellent Spirits tornerà a Vinitaly dall’11 al 14 aprile 2027, nella Hall C, dalle 9.30 alle 18.00. La nuova edizione punta a consolidare uno spazio dedicato a un comparto che richiede sempre più occasioni di confronto tra produzione e mercato. Per aziende, buyer e operatori Horeca, Xcellent Spirits diventa così un luogo dove intercettare tendenze, costruire relazioni commerciali e comprendere le direzioni future del beverage internazionale.
XCELLENT SPIRITS: WHERE SPIRITS, WINE AND COCKTAIL CULTURE MEET From its debut in 2021 to the
upcoming 2027 edition, Vinitaly is dedicating a structured project to a rapidly evolving sector: spirits, liqueurs and mixology culture For years, spirits have been presented as a world close to wine, yet separate from it. Today, however, the distance between the two is becoming increasingly blurred: drinking habits are changing, the role of mixology is growing, and interest is rising in products capable of expressing identity, quality and new drinking occasions. It is against this backdrop that Xcellent Spirits, the renewed Vinitaly space dedicated to the world of spirits, comes into focus: an area designed to connect producers, buyers, distributors, bartenders and HoReCa professionals, with the aim of creating a meeting place where products meet the market, fostering dialogue, training and new business opportunities. The decision to create a dedicated project for the sector reflects a change that is already underway: spirits now represent a strategic segment of the international beverage industry, with an increasingly broad supply chain encompassing distilled spirits, liqueurs, aperitifs and ready-to-drink products. The project was developed in 2026 by Vinitaly in collaboration with Gang of Spirits, a company specialising in the sector. “Xcellent Spirits represents the evolution of a multi-year strategic plan through which Vinitaly aims to enhance the sector and permanently integrate it into its trade fair platform,” said Gianni Bruno, Deputy General Manager of Veronafiere.
The project looks beyond the individual event and aims to establish a dedicated reference point for industry professionals. In 2026, the initiative brought together different facets of the contemporary beverage industry: the Spirits area showcased distilled spirits, liqueurs, and aromatised and fortified wines, while Drinks & Mix focused on categories such as soft drinks, hard seltzers and ready-todrink products. Alongside the exhibiting companies, Xcellent Spirits placed a strong emphasis on the professional dimension, with masterclasses, meetings and networking opportunities. Among its most distinctive spaces was Temple Bar, dedicated to
mixology culture, where professional bartenders interpreted exhibitors’ products through techniques and preparations designed to highlight their characteristics and versatility. Xcellent Spirits will return to Vinitaly from 11 to 14 April 2027, in Hall C, from 9:30 a.m. to 6:00 p.m. The new edition aims to consolidate a dedicated space for a sector that increasingly requires opportunities for dialogue between producers and the market. For companies, buyers and HoReCa professionals, Xcellent Spirits is becoming a place to identify trends, build business relationships and understand the future direction of the international beverage industry.
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EVENTI ROMA - LA NUVOLA - 14/15 SETTEMBRE 2026
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ROMA BAR SHOW, IL TRADE DEGLI SPIRITS 14 e 15 settembre: la piattaforma fieristica che mette in relazione produttori, buyer, distributori, bartender e horeca
TESTO Agata Cappelletto
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TESTO/WORDS Valentina Migliaccio
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n un settore in continua trasformazione, il valore di un evento non si misura soltanto dal numero di espositori o visitatori, ma dalla capacità di creare relazioni, generare opportunità di business e anticipare le tendenze del mercato. È in questa prospettiva che Roma Bar Show si è affermato come uno dei principali appuntamenti dedicati alla bar industry: un luogo di confronto dove si incontrano brand, produttori, distributori, buyer, bartender e operatori dell’horeca. “La manifestazione si rivolge a tutti coloro che vedono nel beverage non soltanto un prodotto, ma una leva strategica per creare valore, innovazione e crescita. Per questo motivo il nostro pubblico è sempre più trasversale e internazionale”, afferma Andrea Fofi, amministratore delegato dell’evento. L’edizione 2026 segna un nuovo passaggio nel percorso di crescita della manifestazione. Il trasferimento a La Nuvola e il rafforzamento della collaborazione con Fiere di Parma e ICE-Agenzia consolidano il profilo internazionale dell’evento, mentre il Buyers Program punta a favorire l’incontro tra domanda e offerta, coinvolgendo operatori provenienti dai
mercati più strategici. «Per noi non è solo business, è cultura dell’ospitalità italiana, qualità delle produzioni e capacità di innovare per competere sui mercati internazionali», prosegue Fofi. Accanto all’area espositiva, masterclass e incontri di alto livello offrono ai professionisti occasioni concrete di aggiornamento su mercato, tecniche e nuovi modelli di business. Roma Bar Show si propone così come un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del comparto. Dalla crescita del segmento no e low alcohol alla crescente attenzione verso autenticità, territorialità e qualità delle materie prime, l’obiettivo è offrire agli operatori non solo una fotografia del presente, ma una lettura delle dinamiche che guideranno il mercato nei prossimi anni. “Il nostro obiettivo è offrire agli operatori non soltanto una fotografia del presente, ma una visione concreta delle direzioni che il mercato prenderà nei prossimi anni. A partire anche dal legame sempre più forte che si sta creando tra la filiera del food e quella del beverage nel quale Roma Bar Show intende portare valore non solo come attore di riferimento ma anche attraverso aree dedicate, contenuti formativi e momenti di confronto con professionisti e aziende”, conclude Fofi.
ROMA BAR SHOW: THE SPIRITS TRADE HUB
14–15 September: the trade fair platform connecting producers, buyers, distributors, bartenders and the HoReCa sector In an industry that is constantly evolving, the value of an event is measured not only by the number of exhibitors or visitors it attracts, but by its ability to build relationships, create business opportunities and anticipate market trends. This is the perspective that has established Roma Bar Show as one of the leading events dedicated to the bar industry: a meeting place where brands, producers, distributors, buyers, bartenders and HoReCa professionals come together. “The event is designed for everyone who sees beverages not simply as products, but as a strategic driver of value creation, innovation and growth. That is why our audience is becoming increasingly diverse and international,” says Andrea Fofi, Chief Executive Officer of Roma Bar Show. The 2026 edition marks another important milestone in the event’s growth. The move to La Nuvola, together with the strengthened partnership with Fiere di Parma and the Italian Trade Agency (ICE), further reinforces its international profile. At the same time, the Buyers Program has been expanded to facilitate business matching between supply and demand by bringing together operators from the world’s most strategic markets. “For us, this is about much more than business. It is about promoting the culture of Italian hospitality, the quality of our production and the ability to innovate
SPIRITS TRADE • Networking tra produttori, buyer e distributori internazionali. • Buyers Program sviluppato con ICE-Agenzia. • Masterclass e formazione con esperti internazionali. • Focus su no & low alcohol, sostenibilità e nuovi modelli di consumo. • Opportunità di confronto tra brand, horeca e professionisti della mixology. • Networking opportunities with producers, buyers and international distributors. • Buyers Program developed in partnership with the Italian Trade Agency (ICE). • Masterclasses and educational sessions led by internationally renowned experts. • Focus on no & low alcohol, sustainability and evolving consumer trends. • Business and networking opportunities connecting brands, HoReCa operators and mixology professionals.
Andrea Fofi
in order to compete successfully in international markets,” Fofi continues. Alongside the exhibition area, a programme of high-level masterclasses and conferences will provide professionals with valuable opportunities to stay up to date on market developments, technical expertise and emerging business models. Roma Bar Show therefore positions itself as a privileged observatory on the transformation of the beverage industry. From the rapid growth of the no- and low-alcohol segment to the increasing focus on authenticity, provenance and premium raw materials, the event aims to offer professionals not only a snapshot of today’s market, but also a forward-looking perspective on the trends that will shape the industry in the years ahead. “Our goal is to provide professionals not only with a picture of the present, but with a practical vision of where the market is heading. This also includes the increasingly strong connection between the food and beverage supply chains, an area where Roma Bar Show intends to create value not only as a leading industry platform, but also through dedicated exhibition spaces, educational content and opportunities for dialogue between companies and professionals,” Fofi concludes.
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BANCO E MERCATO
REPUTAZIONE: “AL BICCHIERE SPETTA SEMPRE L’ULTIMA PAROLA” & TESTO/WORDS Giovanni Pellicci
L’autorevolezza del bancone di un cocktail bar è fondamentale per la credibilità di un brand
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er anni il mercato degli spirits è stato letto attraverso produzione e distribuzione. Oggi esiste però un altro luogo nel quale si costruisce il successo di una bottiglia: il bancone di un cocktail bar. La crescita della mixology e della comunicazione ha modificato il rapporto tra produttori, brand e locali. Entrare in
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una cocktail list significa accedere a un contesto capace di attribuire visibilità e credibilità al prodotto. «Oggi il rapporto tra aziende e cocktail bar è diventato molto più strutturato – spiega Patrick Pistolesi, founder di Drink Kong di Roma –. Partnership commerciali, marketing, eventi, formazione e signature cocktail sono strumenti utilizzati per valorizzare un distillato e rafforzarne il posizionamento». Il locale è così diventato interprete del brand. «Il tema non riguarda l’esistenza delle collaborazioni commerciali, ormai parte integrante del settore, ma il loro equilibrio. Un prodotto può arrivare in carta grazie a una partnership, ma la permanenza dipende da altri fattori. Il bartender non si limita a servire una bottiglia: la propone, la racconta e in qualche modo la certifica agli occhi del consumatore». La presenza in una drink list diventa così una forma implicita di raccomandazione. «Una bottiglia può uscire da una carta non soltanto per la conclusione di un
accordo commerciale, ma anche perché cambia il progetto del locale, la sua filosofia o perché emergono prodotti più coerenti dal punto di vista organolettico. Alla fine, almeno per me, il bicchiere deve sempre avere l’ultima parola». Ed è qui che si misura una delle sfide della mixology contemporanea. L’immagine ha un peso enorme: design del drink, garnish, fotografia e social media. «Elementi importanti, ma che rischiano di prevalere sulla qualità dell’esperienza. Un drink può essere bellissimo e avere una storia straordinaria e poi, semplicemente, non essere buono». Per gli spirits italiani la reputazione passa anche dalla relazione con chi opera dietro al bancone. La notorietà può essere generata dalla comunicazione, ma la credibilità si forma quando il consumatore assaggia il prodotto. «La moda deve essere uno strumento al servizio del gusto, non il contrario. Lo stesso vale per i brand: nel lungo periodo un marchio deve mantenere una propria identità e una propria qualità».
REPUTATION: “THE GLASS ALWAYS HAS THE FINAL SAY”
The authority of a cocktail bar is essential to a brand’s credibility For years, the spirits market has been viewed primarily through the lenses of production and distribution. Today, however, there is another place where the success of a bottle is built: the cocktail bar. The growth of mixology and brand communication has transformed the relationship between producers, brands and venues. Securing a place on a cocktail list means entering an environment capable of giving a product both visibility and credibility. “Today, the relationship between companies and cocktail bars has become much more structured,” explains Patrick Pistolesi, founder of Drink Kong in Rome. “Commercial partnerships, marketing, events, training and signature cocktails are all tools used to enhance a spirit and strengthen its positioning.” The venue has therefore become an interpreter of the brand. “The issue is not whether commercial collaborations exist — they are now an integral part of the industry — but how balanced they are. A product may make it onto a menu thanks to a partnership, but whether it stays there
Patrick Pistolesi
depends on other factors. A bartender does not simply serve a bottle: they recommend it, tell its story and, in a sense, endorse it in the eyes of the consumer.” Being featured on a drink list thus becomes
Puoi costruire la campagna più bella del mondo e mettere una bottiglia nei locali più importanti, ma nel lungo periodo sono qualità, coerenza e identità a determinarne la permanenza “You can create the most compelling campaign in the world and place a bottle in the finest venues, but in the long run, it is quality, consistency and identity that determine its staying power”
a form of implicit recommendation. “A bottle can be removed from a menu not only because a commercial agreement has come to an end, but also because the venue’s concept or philosophy changes, or because products emerge that are more consistent from an organoleptic perspective. In the end, at least in my view, the glass should always have the final say.” And this is where one of the key challenges facing contemporary mixology becomes apparent. Image carries enormous weight: drink design, garnish, photography and social media all play a significant role. “They are important elements, but they can overshadow the quality of the experience. A drink can look beautiful and have an extraordinary story behind it, yet simply not taste good.” For Italian spirits, reputation is also built through relationships with the professionals behind the bar. Awareness can be generated through communication, but credibility is established when the consumer actually tastes the product. “Trends should serve taste, not the other way around. The same applies to brands: in the long term, a brand must preserve its own identity and quality.”
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GIN
GIN ITALIANO DOPO IL BOOM La fase espansiva è finita, ma non quella delle opportunità. Buyer e distributori selezionano oggi i marchi in base a qualità, identità produttiva e capacità di creare valore nel lungo periodo
& TESTO/WORDS Elisa Berti
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er oltre un decennio il gin è stata la categoria più dinamica degli spirits, trainata dalla crescita del Gin Tonic, dall’ingresso di numerose distillerie e dalla ricerca di botaniche originali. Oggi il mercato mostra un quadro un po’ diverso. Secondo IWSR Drinks Market Analysis (2025), la categoria sta attraversando una fase di ridefinizione: nei principali mercati occidentali rallenta la crescita del segmento premium, i volumi mostrano segnali di contrazione e il consumatore diventa selettivo. Non è crisi, ma passaggio alla maturità. Cosa significa per il trade? La semplice novità non basta più.
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L’elevato numero di referenze ha reso gli assortimenti più affollati e buyer, distributori e cocktail bar valutano i nuovi ingressi con criteri rigorosi. Packaging distintivo, botaniche insolite o storytelling territoriale continuano ad avere un ruolo, ma non sono più sufficienti se non sono sostenuti da una reale qualità della distillazione. Anche il comportamento dei consumatori sta cambiando. La ricerca IWSR Bevtrac Consumer Research (settembre 2025) evidenzia una riduzione delle visite nei locali nei principali mercati analizzati e un consumo più selettivo: meno drink per occasione, maggiore attenzione al rapporto qualità-prezzo e ricerca di espe-
rienze capaci di giustificare la spesa.Per buyer e cocktail bar sembrano acquistare maggiore importanza elementi spesso meno visibili al consumatore finale: affidabilità della produzione, disponibilità del prodotto, politiche commerciali coerenti, supporto formativo e posizionamento chiaro. Il rischio è quello di assistere alla proliferazione di etichette difficili da distinguere tra loro, costruite più sull’immagine che sulla sostanza. Le opportunità non mancano. I dati elaborati da Nomisma e dall’Osservatorio Distillati di Format Research, presentati in occasione dell’80ª Assemblea annuale di AssoDistil mostrano come il consumatore italiano stia adottando un approccio orientato al “better, not more”: meno consumo quantitativo, ma maggiore attenzione alla qualità e all’esperienza. Per il gin italiano la sfida non è aumentare il numero delle etichette, bensì consolidare i marchi capaci di coniugare competenza produttiva, identità autentica e valore concreto per tutta la filiera. In una categoria ormai matura, la differenza non la fa più la novità, ma la capacità di costruire valore nel tempo.
ITALIAN GIN AFTER THE BOOM: WHICH BRANDS STILL MATTER FOR THE TRADE
The expansion phase may be over, but the opportunities are not. Today, buyers and distributors select brands based on quality, production identity and their ability to create longterm value. For more than a decade, gin has been the most dynamic
category in the spirits industry, driven by the rise of the Gin & Tonic, the entry of numerous distilleries and the search for distinctive botanicals. Today, however, the market presents a somewhat different picture. According to IWSR Drinks Market Analysis (2025), the category is undergoing a phase of redefinition: in the main Western markets, growth in the premium segment has slowed, volumes are showing signs of decline and consumers are becoming increasingly selective. This is not a crisis, but rather a transition towards market maturity. What does this mean for the trade? Novelty alone is no longer enough. The growing number of product references has made portfolios increasingly crowded, and buyers, distributors and cocktail bars now assess new entries using much stricter criteria. Distinctive packaging, unusual botanicals and compelling regional storytelling still play
SCELTI PER VOI SAINT BERNARD DISTILLERY
VALLE D’AOSTA
Anima artigianale della Valle d’Aosta, Saint Bernard Distillery interpreta la montagna non solo come luogo d’origine, ma come valore identitario. Seleziona con cura botaniche alpine e utilizza l’acqua purissima del Monte Bianco per realizzare distillati che esprimono autenticità, rispetto del territorio e tradizione. Ogni bottiglia è il risultato di competenze artigianali, scelte sostenibili e di un profondo legame con la
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cultura alpina.
GIN MONT PREMIUM DRY SAINT BERNARD DISTILLERY
an important role, but they are no longer sufficient unless they are supported by genuine distillation quality. Consumer behaviour is also evolving. The IWSR Bevtrac Consumer Research (September 2025) highlights a decline in visits to on-trade venues across the main markets analysed, together with more selective consumption patterns: fewer drinks per occasion, greater attention to value for money and a growing preference for experiences that justify the expenditure. For buyers and cocktail bars, factors that are often less visible to the end consumer appear to be gaining importance: production reliability, product availability, consistent commercial policies, training support and a clear market positioning. The risk is the proliferation of labels that are difficult to distinguish from
one another, built more on image than on substance. Nevertheless, opportunities remain. Data compiled by Nomisma and the Format Research Distilled Spirits Observatory, presented during the 80th Annual Assembly of AssoDistil, show that Italian consumers are increasingly embracing a “better, not more” approach: lower consumption volumes, but greater attention to quality and the overall drinking experience. For Italian gin, the challenge is no longer to increase the number of labels, but to strengthen brands capable of combining production expertise, authentic identity and tangible value throughout the supply chain. In a category that has now reached maturity, the real differentiating factor is no longer novelty, but the ability to build lasting value over time.
An artisanal distillery rooted in Italy’s Aosta Valley, where the mountains are more than a place—they are a defining part of its identity. Using carefully selected Alpine botanicals and the pure waters of Mont Blanc, it crafts authentic spirits that reflect craftsmanship, respect for the land and the rich heritage of the Alpine region.
Un Premium Dry Gin che racchiude l’essenza delle Alpi valdostane. Ottenuto con artemisia Genepy, rara botanica che cresce spontaeamente tra le pietraie d’alta quota, e ginepro selvatico raccolto nella valle del Gran San Bernardo, esprime un profilo aromatico elegante, fresco e territoriale. L’utilizzo dell’acqua purissima del Monte Bianco e la distillazione sottovuoto contribuiscono a preservare la ricchezza delle botaniche, dando vita a un distillato dal carattere autentico e distintivo. Vol. 43%
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AMARI ITALIANI
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IL NUOVO VALORE È NELLE OCCASIONI DI CONSUMO
TESTO/WORDS Annarita Cacciamani
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Credit Marcello Verfe - Pexels
La categoria amplia il proprio ruolo oltre il fine pasto e trova nella mixology un nuovo motore di sviluppo. Per horeca, buyer e distributori la sfida è trasformare un prodotto identitario in una referenza capace di generare rotazione e valore
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er gli operatori del canale horeca gli amari rappresentano sempre meno una categoria confinata al fine pasto. La crescita della mixology e l’evoluzione dell’aperitivo stanno ampliando le occasioni di impiego di questi prodotti, chiamando buyer, distributori e gestori dei locali a riconsiderarne il ruolo negli assortimenti. Il tema non è sostituire il consumo tradizionale, ma affiancarlo con modalità di servizio capaci di intercettare nuove esigenze del mercato. Federvini, riprendendo un approfondimento di Drinks International, evidenzia come la diffusione della cultura dell’aperitivo stia favorendo una crescente attenzione verso gli amari italiani e il loro impiego nella miscelazione. In questo contesto, la categoria amplia il proprio ruolo oltre il tradizionale fine pasto, trovando spazio nelle cocktail list grazie alla capacità di conferire complessità aromatica e carattere ai drink. Questa tendenza contribuisce ad ampliarne l’impiego nelle carte beverage dei locali e ad aprire nuove opportunità per il canale professionale. Per buyer e distributori questo scenario rende ancora più importante ripensare i criteri di assortimento. L’Osservatorio Federvini 2025 mostra come gli aperitivi alcolici siano l’unica grande categoria degli spirits in crescita nella GDO (+3,6% a
valore e +5% a volume), mentre gli amari registrano una lieve flessione. Più che un segnale di perdita di interesse, il dato evidenzia la necessità di ampliare le occasioni di consumo della categoria, valorizzandone l’impiego nella miscelazione e in momenti diversi dal tradizionale fine pasto. In quest’ottica acquistano maggiore importanza la versatilità della referenza, la coerenza del profilo aromatico e la capacità di adattarsi a diversi contesti di servizio. Anche il rapporto con il cliente professionale evolve. Oltre alla disponibilità del prodotto, acquistano valore il supporto nella costruzione dell’offerta e gli strumenti che aiutano bartender e gestori a valorizzare gli amari nelle proposte di miscelazione. La tradizione resta il principale elemento distintivo della categoria, ma il suo potenziale si esprime pienamente quando diventa un fattore di innovazione del servizio. È su questo equilibrio che si gioca oggi il nuovo posizionamento degli amari italiani.
not to replace traditional consumption, but to complement it with serving methods capable of responding to new market needs. Federvini, drawing on an analysis published by Drinks International, highlights how the growing aperitivo culture is fuelling increasing interest in Italian amari and their use in mixology. In this context, the category is expanding its role beyond the traditional after-dinner occasion, finding a place on cocktail lists thanks to its ability to add aromatic complexity and character to drinks. This trend is contributing to a broader use of amari on venues’ beverage menus and opening up new opportunities for the professional channel. For buyers and distributors, this scenario makes it even more important to rethink assortment criteria. The 2025 Federvini Observatory shows that alcoholic aperitifs are the only major spirits category growing in the modern grocery retail channel (+3.6% in value and +5% in volume), while
amari are experiencing a slight decline. Rather than signalling a loss of consumer interest, the data highlights the need to expand the occasions in which the category is consumed, enhancing its use in mixology and in contexts other than the traditional after-dinner moment. From this perspective, the versatility of the product, the consistency of its aromatic profile and its ability to adapt to different serving contexts are becoming increasingly important. The relationship with professional customers is also evolving. Beyond product availability, greater value is being placed on support in developing the offering and on tools that help bartenders and venue managers enhance the role of amari in mixology proposals. Tradition remains the category’s main distinguishing feature, but its full potential is expressed when it becomes a driver of innovation in service. It is this balance that is shaping the new positioning of Italian amari today.
The category is expanding its role beyond the traditional after-dinner occasion, with mixology emerging as a new driver of growth. For horeca operators, buyers and distributors, the challenge is to turn an identity-driven product into a reference capable of generating turnover and value For horeca operators, amari are increasingly becoming a category that extends beyond the traditional after-dinner occasion. The growth of mixology and the evolution of the aperitivo are expanding the occasions in which these products can be enjoyed, prompting buyers, distributors and venue managers to reconsider their role within their assortments. The aim is
Credit Adam Jaime - Unsplash
ITALIAN AMARI: NEW VALUE LIES IN CONSUMPTION OCCASIONS
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VERMOUTH
& TESTO/WORDS Annarita Cacciamani
L’aperitivo è diventato una categoria strategica per il trade: a fare la differenza non sono solo identità e tradizione, ma la capacità di generare valore per horeca e distribuzione
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er buyer e distributori il sistema aperitivo rappresenta uno dei comparti più interessanti del mercato degli spirits perché combina identità, versatilità e valore aggiunto. Vermouth, bitter e liquori aperitivi non sono semplicemente ingredienti della miscelazione: consentono di ampliare l’offerta, aumentare la redditività del servizio e costruire assortimenti capaci di adattarsi a locali con identità e posizionamenti differenti. A sostenere questa evoluzione contribuisce anche il mercato. Secondo IWSR, la crescente diffusione dell’aperitivo nei mercati internazionali è sostenuta dallo sviluppo dei consumi pre-dinner e dalla domanda di cocktail a bassa gradazione, due tendenze che favoriscono vermouth, bitter e aperitivi come categoria della miscelazione. La sua forza, tuttavia, non risiede nella semplice esportazione di
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Credit Lorena Martinez - Pexels
VERMOUTH, BITTER E APERITIVI: COSA CERCA OGGI IL BUYER
una tradizione, ma nella capacità di offrire prodotti versatili e facilmente integrabili nelle carte cocktail di mercati con modelli di consumo differenti. È proprio su questo terreno che si misura il lavoro del buyer. La notorietà del marchio rappresenta solo uno degli elementi di valutazione: contano soprattutto la capacità della referenza di generare rotazione, completare l’assortimento e contribuire alla redditività complessiva del locale. Anche il packaging assume valore quando rafforza il racconto del prodotto senza prevalere sulla sua identità. Il vermouth rappresenta uno degli esempi più evidenti della competitività italiana nella categoria. Nel 2025 l’Italia ha rappresentato quasi l’89% delle importazioni statunitensi di vermouth, secondo elaborazioni ICE riportate da Federvini, confermando la forza di un prodotto che continua a essere un riferimento anche per il mercato professionale. Per il trade, tuttavia, la sfida non è cavalcare il successo dell’aperitivo, ma selezionare referenze che abbiano un ruolo preciso nell’offerta del locale. In una categoria sempre più ricca, la differenza non la fanno lo storytelling o la moltiplicazione delle etichette, bensì la capacità di coniugare identità, qualità del servizio e redditività.
Credit Ai25 StudioAi
VERMOUTH, BITTERS AND APERITIFS: WHAT BUYERS ARE LOOKING FOR
The aperitivo has become a strategic category for the trade: what makes the difference is not only identity and tradition, but also the ability to generate value for the Ho.Re.Ca. sector and distribution For buyers and distributors, the aperitivo category represents one of the most interesting segments of the spirits market because it combines identity, versatility and added value. Vermouth, bitters and aperitif liqueurs are not simply ingredients for mixology: they make it possible to broaden the offering, increase service profitability and build assortments capable of adapting to venues with different identities and market positioning. The market is also contributing to this evolution. According to IWSR, the growing popularity of aperitivo in international markets is being driven by the development of pre-dinner drinking occasions
and demand for lower-alcohol cocktails, two trends that favour vermouth, bitters and aperitifs as a category within mixology. Its strength, however, does not lie simply in exporting a tradition, but in the ability to offer versatile products that can be easily integrated into cocktail menus in markets with different consumption patterns. It is precisely in this area that the buyer’s role is put to the test. Brand recognition is only one of the factors taken into consideration: what matters above all is the ability of a product to generate sales rotation, complement the assortment and contribute to the venue’s overall profitability. Packaging also adds value when it strengthens the product’s story without overshadowing its identity. Vermouth is one of the clearest examples of Italy’s competitiveness in the category. In 2025, Italy accounted for almost 89% of US vermouth imports, according to ICE data reported by Federvini, confirming the strength of a product that continues to be a benchmark for the professional
market as well. For the trade, however, the challenge is not simply to ride the success of the aperitivo, but to select products that have a clear and specific role within a venue’s offering. In an increasingly diverse category, the difference is not made by storytelling or by multiplying the number of labels, but by the ability to combine identity, service quality and profitability.
Identità, versatilità e redditività: il valore dell’aperitivo per buyer e distributori Identity, versatility and profitability: the value of aperitifs for buyers and distributors
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GRAPPA
UN NUOVO MODO DI RACCONTARE LA GRAPPA & TESTO/WORDS
Annarita Cacciamani
La categoria deve ampliare le occasioni di consumo e rendere più leggibili identità, territori e stili per Horeca e distribuzione
L
a grappa ha un problema che i dati aiutano a mettere a fuoco. Nel primo trimestre 2026, nella GDO italiana, gli spirits sono cresciuti del 2,9% a volume, mentre la grappa ha mantenuto un andamento negativo. Non è quindi una difficoltà dell’intero comparto, ma una debolezza specifica della categoria, che deve interrogarsi sulla propria capacità di intercettare domanda e occasioni di consumo. Il primo nodo è la leggibilità. Per lungo tempo la grappa è stata identificata soprattutto con il fine pasto, mentre oggi il trade ha bisogno di categorie capaci di esprimere più chiaramente identità, stile e funzione. Territorio, vitigno, materia prima e tecniche di distillazione possono diventare elementi di differenziazione, ma devono essere tradotti in un linguaggio comprensibile anche a chi non possiede una conoscenza specialistica del prodotto. Da qui deriva anche il ruolo del servizio. Una grappa proposta in un locale non è soltanto una referenza da inserire in carta:
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temperatura, bicchiere, momento della proposta e modalità di racconto contribuiscono a determinarne la percezione. Per Ho.re.ca e distribuzione, disporre di indicazioni chiare e di personale formato significa poter trasformare le caratteristiche del prodotto in un’esperienza riconoscibile. La miscelazione può contribuire ad ampliare questo spazio, ma senza forzare la categoria dentro modelli nati per altri distillati. Più utile è individuare preparazioni e occasioni nelle quali la grappa possa esprimere le proprie caratteristiche, sostenendo il lavoro dei bartender con formazione e strumenti adeguati. Anche packaging e comunicazione hanno un ruolo: non per rendere la grappa semplicemente più contemporanea nell’aspetto, ma per aiutare il consumatore a orientarsi tra tipologie, territori e livelli qualitativi. È una questione di posizionamento, ma anche di accessibilità. Il turismo enogastronomico offre infine un contesto naturale per collegare prodotto, territorio e cultura produttiva. Per trasformare questa opportunità in
rilevanza commerciale servono però iniziative coordinate tra produttori, associazioni e istituzioni. La sfida non è allontanarsi dalla tradizione, ma renderne comprensibile il valore attraverso nuovi linguaggi, servizi e occasioni di consumo.
GRAPPA: A NEW WAY OF TELLING ITS STORY
The category needs to expand consumption occasions and make identities, territories and styles more accessible to the Ho.re.ca and distribution channels There is no doubt: mixology is Grappa has a problem that the data help to bring into focus. In the first quarter of 2026, spirits in Italian modern grocery retail grew by 2.9% in volume, while grappa continued to show a negative trend. This is therefore not a difficulty affecting the spirits sector as a whole, but a specific weakness of the category, which needs to question its ability to respond to demand and capture new consumption occasions. The first issue is clarity. For a long time, grap-
pa was identified primarily as an after-dinner drink, whereas today the trade needs categories that can express identity, style and function more clearly. Territory, grape variety, raw material and distillation techniques can become elements of differentiation, but they need to be translated into language that is also accessible to consumers without specialist knowledge of the product. This is also where service plays a role. A grappa offered in a venue is not simply another reference to be included on a menu: serving temperature, glassware, the moment in which it is proposed and the way it is presented all contribute to shaping its perception. For the Ho.re. ca sector and distribution, having clear guidelines and trained staff means being able to turn the characteristics of the product into a recognisable experience. Mixology can help expand this space, but without forcing the category into models developed for other spirits. More useful is to identify preparations and occasions in which grappa can express its own characteristics, supporting bartenders through appropriate training and tools. Packaging and communication also have a role to play: not simply to give grappa a more contemporary appearance, but to help consumers navigate the different types, territories and quality levels. It is a matter of positioning, but also of accessibility. Finally, wine and food tourism provides a natural setting in which to connect the product with its territory and production culture. However, turning this opportunity into commercial relevance requires coordinated initiatives involving producers, associations and institutions. The challenge is not to move away from tradition, but to make its value understandable through new languages, services and consumption occasions.
Credit Geert Rozendom - Pexels
Nuove occasioni di consumo per valorizzare l’identità della grappa New occasions for consumption to enhance the identity of grappa
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DISTILLERIA ROMANO LEVI Via XX Settembre, 91 12052 Neive (CN) info@distilleriaromanolevi.com + 39 0173 677139 www.distilleriaromanolevi.com
DISTILLERIA ROMANO LEVI
UNA GRAPPA CHE VIVE NELLA STORIA L Neive celebra Romano Levi con una mostra diffusa e una grappa affinata dal 2009 per il centenario della distilleria
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roseguono i festeggiamenti per il centenario della Distilleria Romano Levi. In ricordo del “Grappaiol’ angelico” prende forma una mostra diffusa che, tra la fine di settembre e la prima metà di novembre, coinvolgerà la città di Neive. A raccontarla è Lucio Scaratti, che assieme al suo socio Luigi Schiappapietra è attualmente alla guida della distilleria. Come avete scelto di raccontare il centenario della Distilleria Romano Levi? Il percorso si svilupperà in tre luoghi: la distilleria, un nuovo spazio nel centro del paese e la mostra storica nel Comune. L’idea è che Neive diventi parte del racconto di Romano Levi, attraverso luoghi nei quali ritrovare elementi della storia della distilleria e del suo rapporto con il territorio. Quanto del metodo produttivo originario è rimasto vivo nella grappa di oggi? Molto. Lavoriamo secondo procedure vicine a quelle di cento anni fa. L’alambicco a fuoco diretto è al centro della produzione e utilizziamo vinacce del territorio, Barolo, Barbaresco, Arneis… È una distillazione lenta: da circa 400 chili di vinacce, insieme a 400 litri d’acqua, si ottengono 18-20 litri di grappa a pieno grado, che viene in seguito portata a 40-45°. Questa lavorazione ci permette di preservare profumi, fragranze e aromi, che il successivo invecchiamento contribuisce poi ad arrotondare. Che cosa rende particolare la grappa scelta per il centenario? In occasione delle celebrazioni apriremo una botte del 2009, con diciassette anni di invecchiamento. È una grappa da vinacce miste Nebbiolo da Barolo, Barbera, Dolcetto che, secondo il nostro metodo, è rimasta per tutto questo tempo nella stessa botte, senza rabbocchi. È proprio il lungo mantenimento nella stessa botte a caratterizzarla. La quantità disponibile sarà molto limitata, sole 300 bottiglie, e sarà possibile degustarla durante gli appuntamenti organizzati a Neive. Che significato assume l’82° fiammifero nell’anno del centenario? La cerimonia del fiammifero nasce nel 1945, quando Lidia e Romano Levi, rimasti orfani, riaccesero l’alambicco dopo la guerra. Da allora quel gesto si ripete ogni autunno e accompagna simbolicamente l’avvio della distillazione. Quest’anno, il 31 ottobre, arriveremo all’82ª edizione. Nel
centenario, quel gesto rinnova ancora una volta il legame tra la storia della distilleria e una produzione che continua a fare dell’alambicco a fuoco diretto uno dei suoi elementi più riconoscibili.
ROMANO LEVI: A GRAPPA THAT LIVES IN HISTORY
Neive celebrates Romano Levi with a multi-site exhibition and a grappa aged since 2009 for the distillery’s centenary The celebrations marking the centenary of the Romano Levi Distillery continue. In memory of the “Angelic Grappaiol’,” a distributed exhibition will take shape, involving the town of Neive from late September through the first half of November. Lucio Scaratti, who currently runs the distillery together with his business partner Luigi Schiappapietra, tells us more. How did you choose to celebrate the centenary of the Romano Levi Distillery? The exhibition will unfold across three locations: the distillery, a new space in the town centre, and the historical exhibition at the Town Hall. The idea is for Neive itself to become part of the story of Romano Levi, through places where visitors can rediscover elements of the distillery’s history and its relationship with the local area. How much of the original production method has survived in today’s grappa? A great deal. We still work according to procedures that are very close to those used a hundred years ago. The direct-fire still is at the heart of our production, and we use pomace from the local area—Barolo, Barbaresco, Arneis, and so on. It is a slow distillation process: from around 400 kilos of grape pomace, together with 400 litres of water, we obtain 18–20 litres of fullstrength grappa, which is subsequently brought down to 40–45% ABV. This process allows us to preserve the aromas, fragrances and flavours, which are then rounded out by the subsequent ageing process. What makes the grappa chosen for the centenary so special? As part of the celebrations, we will open a cask dating from 2009, with seventeen years of ageing. It is a grappa made from a blend of Nebbiolo pomace from Barolo, Barbera and Dolcetto which, following our traditional method, has remained in the same cask for all these years, without topping up. It is precisely the long ageing
Romano Levi
period in the same cask that gives it its distinctive character. Only a very limited quantity will be available—just 300 bottles— and it will be possible to taste it during the events organised in Neive. What significance does the 82nd match ceremony have in the centenary year? The match ceremony dates back to 1945, when Lidia and Romano Levi, having been orphaned, relit the still after the war. Since then, the ritual has been repeated every autumn, symbolically marking the start of distillation. This year, on 31 October, we will reach the 82nd edition. In this centenary year, the gesture once again renews the bond between the distillery’s history and a production process that continues to make the direct-fire still one of its most distinctive features.
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DISTILLERIA NARDINI Via Madonna di Monte Berico, 7, 36061 Bassano del Grappa VI 0424 227741 www.nardini.it info@nardini.it
DUE MODI DI INTERPRETARE IL TEMPO
L’EVOLUZIONE DI DISTILLERIA NARDINI L Con Hylde e Riserva XX Secolo, la storica distilleria veneta amplia il proprio portafoglio con due proposte molto diverse per stile e destinazione d’uso, accomunate dalla stessa filosofia produttiva e da una visione che guarda sia alla mixology contemporanea sia al segmento premium
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a oltre due secoli Distilleria Nardini costruisce la propria identità attorno alla capacità di coniugare tradizione distillatoria, ricerca e continua evoluzione dell’offerta. Le ultime novità, Hylde e Riserva XX Secolo, rappresentano due interpretazioni differenti del tempo e testimoniano la volontà dell’azienda di presidiare occasioni di consumo e segmenti di mercato diversi senza rinunciare ai valori che da sempre caratterizzano il marchio. Hylde nasce dall’incontro tra il savoir-faire liquoristico della distilleria e il fiore di sambuco (Sambucus nigra), raccolto nel breve periodo della fioritura primaverile che dura solo poche settimane. È proprio questa finestra di tempo così limitata a rendere preziosa la materia prima: i fiori vengono raccolti a mano esclusivamente nel momento di massima espressione aromatica e subito lavorati per preservarne tutta la fragranza. Il risultato è un liquore dal profilo floreale ed equilibrato, pensato per un consumo contemporaneo e particolarmente adatto alla miscelazione. Grazie alla gradazione di 20% vol. e alla sua versatilità, si propone come ingrediente destinato al mondo dell’horeca e della mixology, intercettando nuove occasioni di consumo e un pubblico attento a prodotti freschi e riconoscibili. Di segno opposto è Riserva XX Secolo, espressione del valore dell’attesa e del tempo come elemento produttivo. Ottenuta da un’accurata selezione di vinacce provenienti da vitigni storici dell’area compresa tra Brenta e Piave e distillata con il tradizionale metodo Nardini a caldaiette a vapore sottovuoto, la grappa ha maturato ventisei anni nella botte n. 305 di rovere di Slavonia custodita nelle cantine aziendali. L’edizione limitata di mille bottiglie numerate ne sottolinea il carattere esclusivo e la rende una proposta destinata agli appassionati e al segmento premium. «Hylde e Riserva XX Secolo raccontano due modi diversi di interpretare il tempo, ma condividono la stessa attenzione alla materia prima, al metodo produttivo e alla qualità che guidano da sempre il lavoro della nostra distilleria», commenta Michele Viscidi, Amministratore Delegato di Distilleria Nardini. Con queste due novità l’azienda amplia il proprio racconto attraverso linguaggi
Alice Lucchi e Michele Viscidi
differenti ma complementari: da un lato una proposta orientata alla mixology e alle nuove tendenze di consumo, dall’altro una riserva che valorizza il patrimonio storico della distillazione italiana. Due prodotti lontani per stile, accomunati da una visione che continua a fare dell’equilibrio tra innovazione e tradizione uno dei tratti distintivi di Distilleria Nardini.
TWO WAYS OF INTERPRETING TIME: THE EVOLUTION OF DISTILLERIA NARDINI
With Hylde and Riserva XX Secolo, the historic Venetian distillery expands its portfolio with two very different offerings in terms of style and intended use, united by the same production philosophy and a vision that looks both to contemporary mixology and the premium segment. For more than two centuries, Distilleria Nardini has built its identity around the ability to combine distilling tradition, research and the continuous evolution of its offering. The latest additions, Hylde and Riserva XX Secolo, represent two different interpretations of time and reflect the company’s commitment to addressing different consumption occasions and market segments without compromising the values that have always defined the brand. Hylde was born from the meeting of the distillery’s liqueur-making expertise and elderflower (Sambucus nigra), harvested during the short spring flowering period, which lasts only a few weeks. It is precisely this limited window that makes the raw material so precious: the flowers are hand-picked exclusively at the peak of their aromatic expression and immediately processed to preserve their full fragrance.
The result is a balanced, floral liqueur designed for contemporary consumption and particularly suited to mixing. With an ABV of 20% and a highly versatile character, it is positioned as an ingredient for the HoReCa and mixology sectors, responding to new consumption occasions and appealing to consumers looking for fresh, distinctive products. Riserva XX Secolo, by contrast, is an expression of the value of waiting and of time as an integral part of the production process. Made from a careful selection of pomace sourced from historic grape varieties grown in the area between the Brenta and Piave rivers, the grappa is distilled using Nardini’s traditional method with small steam-heated stills under vacuum. It then matured for twenty-six years in cask no. 305, made of Slavonian oak and preserved in the company’s cellars. The limited edition of 1,000 individually numbered bottles further underlines its exclusive character, making it a proposition aimed at enthusiasts and the premium segment. “Hylde and Riserva XX Secolo tell two different stories of time, yet they share the same attention to raw materials, production methods and quality that have always guided the work of our distillery,” comments Michele Viscidi, CEO of Distilleria Nardini. With these two new products, the company expands its narrative through different yet complementary expressions: on the one hand, an offering geared towards mixology and emerging consumption trends; on the other, a reserve that celebrates the historical heritage of Italian distilling. Two products that differ greatly in style, yet are united by a vision that continues to make the balance between innovation and tradition one of Distilleria Nardini’s defining characteristics.
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DISTILLERIA MAGNOBERTA di Luparia Alberto & Figli sas Strada Asti, 6 15033 Casale Monferrato (AL) Tel. 0142 452022 info@magnoberta.com www.magnoberta.com
MAGNOBERTA
UN SECOLO DI DISTILLAZIONE CHE CONTINUA A EVOLVERSI Dalla grappa agli spirits per la miscelazione, la storica distilleria di Casale Monferrato ha costruito la propria identità coniugando tradizione familiare, metodo produttivo e una gamma pensata per rispondere alle esigenze del mercato contemporaneo
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ondata a Casale Monferrato nel 1918, Magnoberta ha attraversato oltre un secolo di storia mantenendo un’identità costruita sulla qualità della distillazione e sulla continuità familiare. Se la grappa rappresenta ancora oggi il cuore della produzione, l’azienda ha saputo ampliare nel tempo la propria offerta, sviluppando una gamma che comprende anche gin, liquori, amari, acquaviti, sciroppi, prodotti dedicati alla pasticceria professionale e alla mixology. Alla base della produzione rimane la distillazione discontinua in alambicchi di
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rame, affiancata, per alcune referenze, da processi sottovuoto a bassa temperatura che consentono di preservare il patrimonio aromatico delle uve. Una scelta che unisce tradizione e ricerca, dando vita a distillati pensati per un mercato in continua evoluzione. Oggi la famiglia Luparia continua a guidare l’azienda con lo stesso approccio che ne ha accompagnato la crescita: valorizzare il sapere artigianale, interpretare le nuove esigenze del settore e proporre una gamma capace di dialogare con distribuzione specializzata, Horeca e mixology.
MAGNOBERTA, A CENTURY OF DISTILLATION AND CONTINUOUS EVOLUTION
From grappa to spirits for mixology, the historic distillery in Casale Monferrato has built its identity by combining family tradition, production expertise and a portfolio designed to meet the demands of today’s market Founded in Casale Monferrato in 1918, Magnoberta has grown through more than a century of history while maintaining an identity built on distillation quality and family continuity. While grappa remains at the heart of its production, the
company has progressively expanded its portfolio to include gin, liqueurs, amari, eaux-devie, syrups, as well as products developed for professional pastry-making and mixology. At the heart of its production is still traditional batch distillation in copper stills, complemented, for selected products, by low-temperature vacuum distillation processes that help preserve the aromatic character of the grapes. This approach combines tradition and research, resulting in spirits designed for a constantly evolving market. Today, the Luparia family continues to lead the company with the same approach that has guided its growth: preserving and enhancing artisanal expertise, responding to the evolving needs of the sector, and offering a portfolio capable of engaging with specialist distribution, the HoReCa sector and the world of mixology.
LIMONCELLO ITALIANO
QUANDO LA TRADIZIONE DIVENTA CATEGORIA & TESTO/WORDS
Valentina Migliaccio
Il legame con il Made in Italy resta un punto di forza, ma la crescita passa da premiumizzazione, horeca ed export
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l limoncello è una delle categorie di liquori immediatamente riconoscibili dal consumatore internazionale grazie alla forte relazione con l’Italia e con il patrimonio agrumicolo del Paese. A essere apprezzati sono il suo carattere distintivo, il valore digestivo e il richiamo a un territorio percepito come espressione di qualità e stile di vita italiano. Anche il mercato interno conferma la solidità della categoria: nella GDO italiana il segmento dei liquori a base di limone vale circa 62 milioni di euro (Report Federvini 2025), a testimonianza di una presenza ormai consolidata. Allo stesso tempo, il limoncello sta progressivamente ampliando le proprie occasioni di consumo, superando il tradizionale ruolo di digestivo e trovando nuovi spazi nell’horeca e nella mixology, dove viene utilizzato come ingrediente per cocktail e proposte più contemporanee. La sfida per il futuro è
trasformare questa notorietà in maggiore valore commerciale, attraverso un posizionamento capace di coniugare origine, qualità e innovazione. Valorizza-
zione delle materie prime, cura delle tecniche produttive, packaging e capacità narrativa saranno elementi decisivi per rafforzare la categoria.
ITALIAN LIMONCELLO: WHEN TRADITION BECOMES A CATEGORY
The connection with Made in Italy remains a strong point, but growth comes from premiumization, the HoReCa sector, and exports Limoncello is one of the liqueur categories immediately recognizable to international consumers thanks to its strong connection with Italy and the country’s citrus-growing heritage. Its distinctive character, digestive qualities, and connection to a region perceived as an expression of Italian quality and lifestyle are appreciated. The domestic market also confirms the category’s strength: in Italian large-scale retail trade, the lemon-based liqueur segment is worth approximately €62 million (Federvini Report 2025), demonstrating a consolidated presence. At the same time, limoncello is gradually expanding its consumption opportunities, moving beyond its traditional role as a digestif and finding new niches in the HoReCa sector and mixology, where it is used as an ingredient in cocktails and more contemporary creations. The challenge for the future is to transform this notoriety into greater commercial value, through a positioning capable of combining origin, quality, and innovation. Valorization of raw materials, attention to production techniques, packaging, and narrative ability will be decisive elements in strengthening the category.
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TREND O RUMORE
RTD E NUOVI FORMATI: LE PROSPETTIVE PER IL TRADE & TESTO/WORDS Martina Baldi
La crescita degli RTD è un segnale concreto, ma il loro ruolo nel mercato dipende dall’equilibrio tra qualità, canale e redditività
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el mercato globale degli alcolici caratterizzato da una crescita contenuta, gli “Ready To Drink”mostrano una dinamica diversa. Secondo IWSR, nei mercati più consolidati la categoria supera il 5% dei volumi complessivi. La crescita è reale, ma è ancora prematuro parlare di un cambiamento strutturale del mercato. Lattine e premix possono alleggerire il servizio nei momenti di maggiore affluenza, garantire standard qualitativi costanti e intercettare occasioni ad alta rotazione. Restano tuttavia limiti concreti: qualità percepita, differenziazione, margini e distribuzione. A questi si aggiungono, secondo Industry Research, vincoli normativi, accise e complessità distributive. Per i produttori, la sfida non è
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confezionare uno spirit in lattina, ma sviluppare una proposta coerente con occasione, prezzo e canale. Per l’Ho.Re.Ca. contano redditività e fluidità del servizio; buyer e distributori guardano invece alla rotazione e alla continuità di fornitura, mentre per il retail è importante la riconoscibilità sullo scaffale. RTD e nuovi formati possono diventare una componente strutturale del mercato, a patto che formato, prezzo, qualità e canale trovino un equilibrio strategico. È su questo equilibrio che si misurerà la solidità del trend.
La crescita degli RTD è concreta, ma il mercato premierà solo le proposte capaci di coniugare efficienza operativa, qualità percepita e rotazione
RTD growth is real, but the market will reward only products that combine operational efficiency, perceived quality and strong turnover
RTDS AND NEW FORMATS: PROSPECTS FOR THE TRADE
The growth of RTDs is a tangible trend, but their role in the market will depend on the balance between quality, distribution channels and profitability In the global alcoholic beverages market, where overall growth remains moderate, Readyto-Drink (RTD) products are following a different trajectory. According to IWSR, in the most established markets the category already accounts for more than 5% of total beverage volumes. Growth is real, but it is not a structural market shift yet. Cans and premixed beverages can help streamline service during peak hours, ensure consistent quality standards and meet demand in high-turnover consumption occasions. However, there are some challenges such as: perceived quality, product differentiation, profit margins and distribution. Industry Research also highlights regulatory constraints, excise duties and distribution complexities as factors affecting the category. For producers, the challenge to develop a proposition that is consistent with the intended consumption occasion, price positioning and distribution channel. In the Ho.Re.Ca. sector, profitability and service efficiency are key priorities, buyers and distributors focus on product turnover and supply continuity, while retail focuses on shelf appeal and brand recognition. RTDs can become a structural component of the market, if format, price, quality and distribution channel are coherent with the strategic approach. This balance will determine the long-term strength of the trend.
TREND O RUMORE
NO/LOW: OPPORTUNITÀ E LIMITI DI UNA CATEGORIA IN EVOLUZIONE & TESTO/WORDS Martina Baldi
La crescita è concreta ma lo sviluppo nel trade dipenderà dalla capacità di offrire qualità, funzione e identità oltre la semplice assenza di alcol
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econdo IWSR, il comparto no-alcohol crescerà del 36% in volume entro il 2029. NIQ rileva inoltre che un consumatore su cinque sceglie prodotti no/low quando modera il consumo di alcol. Insomma, i dati indicano che il no/low alcohol ha ormai raggiunto una dimensione sufficiente per attirare l’attenzione del trade, pur restando una categoria eterogenea. La crescita è dunque reale, ma non significa che il consumatore smetta semplicemente di bere alcolici: cambiano piuttosto occasioni e prodotti. Per il trade, l’opportunità sta nell’ampliare le occasioni di consumo e il repertorio del servizio. Un prodotto no/low può entrare nella miscelazione, negli abbinamenti o in una proposta dedicata: un bartender può valorizzarne la
funzione aromatica in un cocktail, anziché usarlo come semplice sostituto di uno spirit. Il limite è il confronto con gli spirits tradizionali: struttura, calore e persistenza aromatica non sono sempre replicabili. A questi si aggiungono prezzo, marginalità e gestione del servizio. Per horeca e bartender, quindi, il no/low è uno strumento, non una sostituzione automatica degli spirits. Il suo consolidamento dipenderà dalla capacità di costruire un’identità propria oltre la semplice assenza di alcol.
La sfida del no/low non è imitare gli spirits tradizionali, ma conquistare uno spazio riconoscibile con qualità, funzione e valore d’uso The challenge for no/low is not to imitate traditional spirits, but to earn a distinct place through quality, purpose and practical value
NO/LOW: OPPORTUNITIES AND CHALLENGES OF AN EVOLVING CATEGORY
Growth is undeniable, but the category’s long-term success in the on-trade will depend on its ability to deliver quality, functionality and identity beyond simply being alcoholfree According to IWSR, the no-alcohol segment is expected to grow by 36% in volume by 2029. NIQ also reports that one in five consumers chooses no/low products when moderating alcohol consumption. Growth is therefore tangible, but it does not necessarily mean that consumers are replacing alcoholic beverages. Rather, consumption occasions and product choices are evolving. For the trade, the opportunity lies in expanding both consumption occasions and the range of serving options. No/low products can be successfully integrated into cocktails, food pairings or dedicated beverage offerings. Bartenders, for example, can highlight its aromatic profile and functional role within a cocktail rather than treating it as a substitute for a traditional spirit. The category’s main challenge is the comparison with conventional spirits, whose body, warmth and aromatic persistence cannot always be fully replicated. Added to this are considerations such as pricing, profitability and service management. For the horeca sector and bartenders alike, no/low products can be viewed as a tool rather than a replacement for spirits. Their long-term success will depend on their ability to establish a distinctive identity that goes beyond the simple absence of alcohol.
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AMARO SALENTO Piazza Umberto I, 23 73010 Veglie- LE Tel. +39 0832 966222 info@amarosalento.it www.amarosalento.it
DISTILLERIA
AMARO SALENTO Le radici del Salento in un sorso di artigianalità
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el cuore di Veglie, in provincia di Lecce, prende forma la storia di Amaro Salento, un progetto familiare che affonda le proprie radici negli anni Quaranta, quando nello storico Bar Venezia il liquore alle erbe preparato da Raffaele Mazzotta veniva utilizzato per “correggere” e allungare il caffè servito anche ai soldati americani presenti nel territorio nel dopoguerra. Da quell’antica ricetta, ispirata a una tradizione tramandata da un frate del convento di San Giuseppe da Copertino, nasce un percorso che il figlio Realino ha trasformato in una moderna realtà artigianale, mantenendo intatto il legame con il territorio. Oggi la produzione ruota attorno a
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un amaro ottenuto dall’armonizzazione di oltre 45 botaniche tra erbe, radici, scorze, semi e fiori, disponibili nelle versioni Classico e Amarissimo, premiate ai World Liqueur Awards di Londra. La gamma comprende inoltre il Bitter Rurale, realizzato anche con succo di melograno, un limoncello artigianale e il Tarantola Gin (disponibile in tre versioni: Classico, Floral e Citrus), nato dall’incontro con la tradizione della distillazione inglese e impreziosito dal ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus) che cresce spontaneo sulle dune del Salento. La selezione delle materie prime resta il principio guida dell’azienda, che continua a valorizzare ingredienti naturali e lavorazioni artigianali per dare vita a distillati
capaci di raccontare, in ogni sorso, l’identità autentica della propria terra.
AMARO SALENTO
The Roots of Salento in a Sip of Craftsmanship In the heart of Veglie, in the province of Lecce, lies the story of Amaro Salento, a family-run project whose roots date back to the 1940s, when the herbal liqueur prepared by Raffaele Mazzotta at the historic Bar Venezia was used to “correct” and extend the coffee served to American soldiers stationed in the area in the post-war period. From this ancient recipe, inspired by a tradition handed down by a friar from the Convent of San Giuseppe
da Copertino, a journey began that his son Realino has transformed into a modern artisanal business, while preserving its strong connection with the territory. Today, production revolves around an amaro made by blending more than 45 botanicals, including herbs, roots, peels, seeds and flowers, available in Classic and Amarissimo versions, both awarded at the World Liqueur Awards in London. The range also includes Bitter Rurale, made with pomegranate juice, an artisanal Limoncello, and Tarantola Gin (available in three versions: Classic, Floral and Citrus), inspired by the English distilling tradition and enhanced with Juniperus oxycedrus, the wild prickly juniper growing naturally on the dunes of Salento. The careful selection of raw materials remains the company’s guiding principle, with a focus on natural ingredients and artisanal methods that express the authentic identity of the land in every sip.
CONSUMI E PERCEZIONI
LA PAROLA AI CONSUMATORI & TESTO/WORDS
Francesco Carrubba
Sul campo emergono segnali di identità, fiducia e nuove modalità di consumo: una lettura qualitativa utile a chi produce e comunica in questo settore
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ra bar di quartiere, cocktail bar ed eventi estivi scorre un lessico ricorrente quando si parla di spirits italiani: autentici, territoriali ma anche più moderni di prima. Sul campo pare che i giovani intorno ai 20‑30 anni apprezzino sempre più la mixology e la facilità d’uso; tra gli over 40 sembrano prevalere riferimenti alla tradizione, alla qualità percepita e alla “serietà” del prodotto. Le occasioni di consumo influenzano la lettura: nei contesti informali si cercano leggerezza e riconoscibilità, mentre nelle serate più strutturate cresce l’attenzione per brand, provenienza e storytelling. Alcuni consumatori dichiarano di “fidarsi più dei locali che spiegano cosa versano”, segnale che il servizio resta un filtro decisivo. Per produttori e trade, questi frammenti suggeriscono tre utilità: chiarire l’identità senza complicarla, rendere leggibili gli elementi di qualità e costruire un linguaggio coerente con l’occasione di consumo. Dal punto di vista dei bartender, sono proprio queste micro‑impressioni al bancone a orientare poi le scelte del grande pubblico.
THE CONSUMERS HAVE THEIR SAY
In the field, signs of identity, trust and new consumption habits are emerging: a qualitative perspective that can be useful to those producing and communicating in this sector Across neighbourhood bars, cocktail bars and summer events, a recurring vocabulary emerges when talking about Italian spirits: authentic, rooted in their territory, but also more modern than in the past. In the field, young people in their 20s and 30s appear to be increasingly appreciating mixology and ease of use, while among consumers over 40, references to tradition, perceived quality and the “seriousness” of the product seem to prevail. Consumption occasions also influence perceptions: in informal settings, consumers seek lightness and recognisability, while during more structured evenings, attention to brands, provenance and storytelling increases. Some consumers say they “trust venues more when they explain what they are pouring”, a sign that service remains a decisive filter. For producers and the trade, these insights point to three
key areas of value: clarifying identity without overcomplicating it, making quality attributes easy to understand, and developing language that is consistent with the consumption occasion. From the bartenders’ perspective, it is precisely these small impressions formed at the bar that ultimately influence the choices of the wider public.
Uno spaccato contemporaneo delle percezioni spontanee dei consumatori sugli spirits italiani A contemporary snapshot of consumers’ spontaneous perceptions of Italian spirits
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LUOGHI DEL MERCATO
QUI NASCONO I NUOVI TREND & TESTO/WORDS
Francesco Carrubba
Sono sempre più luoghi di sperimentazione e di dialogo tra i brand e i bartender: i bar diventano così preziosi laboratori al servizio del mercato
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cocktail bar italiani oggi rappresentano il mercato degli spirits nel suo punto più dinamico. Non si tratta di locali “di tendenza”, ma di spazi dove la selezione diventa linguaggio e la carta un esercizio di posizionamento. Alcuni format si distinguono per la capacità di trasformare la ricerca in formazione: la collaborazione con i brand non è solo fornitura, ma confronto tecnico su materie prime, stili e storytelling, come da Tripstillery, vero laboratorio artigianale di distillazione a Milano. Il criterio di osservazione è professionale: si guarda alla coerenza tra proposta, pubblico e capacità di generare nuovi codici di consumo. Nei bar più attenti, la sperimentazione si traduce in micro‑trend - dall’uso di distillati locali alla riscoperta di bitter e vermouth - che anticipano le scelte del trade. Per produttori e distributori, questi luoghi offrono segnali preziosi: capire dove si forma il gusto, come si evolve la comunicazione e quali linguaggi emergono. Così il bar non è più solo un simbolo di lifestyle: si conferma come “un osservatorio tecnico”, oltre la funzione di semplice vetrina.
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I cocktail bar italiani sono luoghi da osservare, per capire come nascono le nuove tendenze spirits Italian cocktail bars are therefore places to watch closely, offering a valuable perspective on how new spirits trends emerge and evolve
WHERE NEW TRENDS TAKE SHAPE
Increasingly, cocktail bars are becoming spaces for experimentation and dialogue between brands and bartenders, transforming into valuable laboratories serving the wider market Today, Italian cocktail bars represent one of the most dynamic segments of the spirits market. They are not simply “trendy” venues, but spaces where product selection becomes a language and the cocktail menu an exercise in positioning. Some formats stand out for their ability to turn research and experimentation into a learning experience: collaboration with brands is no longer limited to supply, but becomes a technical exchange on raw materials, styles and storytelling, as exemplified by Tripstillery, a true artisanal distillation laboratory in Milan. The approach is a professional one, focusing on the consistency between the offering, the target audience and the ability to generate new consumption patterns. In the most forward-thinking bars, experimentation translates into micro-trends — from the use of locally produced spirits to the renewed interest in bitters and vermouths — that anticipate the choices of the trade. For producers and distributors, these venues provide valuable insights: they reveal where tastes are taking shape, how communication is evolving and which new languages are emerging. In this sense, the cocktail bar is no longer simply a lifestyle symbol or a showcase for products, but increasingly establishes itself as a “technical observatory” for the spirits market.
FIERE E RELAZIONI
QUANDO GLI EVENTI DIVENTANO RELAZIONE & TESTO/WORDS Giusy Carosella
Nel comparto spirits fiere ed appuntamenti acquistano peso quando favoriscono incontri qualificati e sviluppo professionale
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n uno scenario caratterizzato da luci e ombre per il mondo degli spirits, il mercato resta segnato dalla contrazione dei consumi: secondo Nomisma, nel 2025 in Italia si sono attestati a circa 125 milioni di litri, il 10% in meno rispetto al 2019. È proprio in una fase più selettiva come questa che gli eventi professionali possono acquistare nuovo peso, diventando luoghi in cui costruire relazioni, intercettare interlocutori qualificati e aprire opportunità di mercato. Per produttori, buyer e bartender, il valore passa dalla qualità degli incontri, dalla formazione e dalla possibilità di creare nuove occasioni di confronto e collaborazione. In una ricerca del 2025, NielsenIQ rileva che il 52% dei consumatori a livello globale è propenso ad acquistare una bevanda sulla base della raccomandazione del bartender, evidenziandone il ruolo nelle dinamiche dell’on-trade. Come osserva Luca Pirola, fondatore di Bartender.it, servono «professionalità e business matching»: anche premi e competition diventano strumenti utili quando rafforzano reputazione e riconoscibilità presso il trade. L’efficacia si misura quindi nella coerenza tra obiettivi, interlocutori e follow-up.
WHEN EVENTS BECOME ABOUT RELATIONSHIPS
In the spirits sector, trade fairs and industry events gain value when they foster meaningful connections and professional development Against a backdrop of both opportunities and challenges for the spirits industry, the market continues to be affected by declining consumption: according to Nomisma, in 2025 consumption in Italy stood at approximately 125 million litres, 10% lower than in 2019. It is precisely in a more selective environment like this that professional events can take on renewed importance, becoming platforms for building relationships, connecting with qualified industry professionals and opening up new market opportunities. For producers, buyers and bartenders, value lies in the quality of these encounters, in training and in the opportunity to create new avenues for dialogue and collaboration. In a 2025 study, NielsenIQ found that 52% of consumers worldwide are inclined to purchase a beverage based on a bartender’s recommendation, highlighting the latter’s role in shaping on-trade dynamics. As Luca Piro-
la, founder of Bartender.it, points out, what is needed is “professionalism and business matching”: awards and competitions can also become valuable tools when they help strengthen reputation and brand recognition among trade professionals. Ultimately, effectiveness is measured by the alignment between objectives, target contacts and follow-up.
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LA VOCE DELLE ISTITUZIONI
REGOLE, CULTURA E RAPPRESENTANZA DEGLI SPIRITS ITALIANI Dalla tutela delle denominazioni all’internazionalizzazione, fino alla formazione: il comparto tiene insieme identità, regole e mercato
TESTO Agata Cappelletto
Nuccio Caffo
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& TESTO/WORDS Elisa Berti
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a filiera italiana degli spirits si confronta con sfide che superano i confini della produzione: dazi, tutela e internazionalizzazione richiedono una rappresentanza capace di muoversi su più livelli. In questo sistema, AssoDistil presidia le istanze industriali, economiche e normative del comparto, mentre il Consorzio Nazionale Grappa rafforza la tutela e la valorizzazione di una delle principali Indicazioni Geografiche italiane nel mondo degli spirits. Per AssoDistil, l’internazionalizzazione rappresenta una direttrice strategica: secondo quanto riferito dal direttore Sandro Cobror, l’export italiano dei distillati ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, triplicando in dieci anni, mentre proseguono i programmi di promozione sui mercati extraeuropei. “Il futuro del settore dipenderà dalla capacità di innovare senza snaturare la tradizione”, sottolinea Cobror, in un contesto segnato da nuove tensioni commerciali e dazi. Un passaggio istituzionale di particolare rilievo riguarda il Consorzio Nazionale Grappa. Con il decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste del 17 ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 ottobre,
il Consorzio è stato ufficialmente riconosciuto e incaricato delle funzioni di promozione, valorizzazione, vigilanza, tutela e informazione del consumatore. “Questo riconoscimento rafforza l’intero comparto e consolida il ruolo delle bevande spiritose italiane nel panorama delle produzioni di qualità” evidenzia il presidente Nuccio Caffo. Il provvedimento offre alla filiera uno strumento istituzionale per agire in modo più strutturato sulla tutela della denominazione e sulla sua promozione internazionale. A completare questo quadro sono le attività rivolte alla crescita delle competenze: AssoDistil segnala il rafforzamento delle collaborazioni con scuole di bartender e operatori della mixology, mentre il Consorzio prevede attività di formazione e informazione rivolte a produttori e consumatori. Rappresentanza, tutela e cultura professionale diventano così leve complementari per accompagnare gli spirits italiani tra identità, innovazione e competitività sui mercati globali.
INSTITUTIONS: REGULATION, CULTURE AND REPRESENTATION OF ITALIAN SPIRITS
From the protection of designations to internationalisation and training: the sector brings together identity, regulation and the market The Italian spirits supply chain faces challenges that extend beyond production: tariffs, protection and internationalisation require representation capable of operating at multiple levels. Within this system, AssoDistil represents the industrial, economic and regulatory interests of the sector, while the Consorzio Nazionale Grappa strengthens the protection and promotion of one of Italy’s leading Geographical Indications in the world of spirits. For AssoDistil, internationalisation is a strategic priority. According to director Sandro Cobror, Italian spirits exports have reached €1.8 billion, tripling over the past decade, while promotional programmes in non-European markets continue. “The future of the sector will depend on the ability to innovate without compromising tradition,” Cobror emphasises, in a context marked by new trade tensions and tariffs. A particularly significant institutional development concerns the Consorzio Nazionale Grappa. With the decree issued by the Ministry of Agriculture, Food Sovereignty and Forestry on 17 October 2025, published in the Official Gazette on 28 October, the Consortium was officially recognised and entrusted with responsibilities for promotion, enhancement, monitoring, protection and consumer information. “This recognition strengthens the entire sector and consolidates the role of Italian spirits within the landscape of quality products,” notes president Nuccio Caffo. The measure provides the supply chain with an institutional tool to act in a more structured way in protecting the denomination and promoting it internationally. Completing this framework are initiatives aimed at developing professional expertise: AssoDistil reports strengthened collaborations with bartender
Sandro Cobror
schools and mixology professionals, while the Consortium plans training and information activities for both producers and consumers. Representation, protection and professional culture thus become complementary drivers for supporting Italian spirits as they navigate the balance between identity, innovation and competitiveness in global markets.
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PACKAGING E POSIZIONAMENTO
TRA ETICHETTA E BOTTIGLIA L Identità, funzione e sostenibilità: il design tecnico racconta il valore di un distillato e al contempo suggella il primo posizionamento dello spirit
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TESTO Francesco Carrubba
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on un semplice contenitore. Nel mondo degli spirits, la bottiglia è il primo linguaggio del brand. La forma, il peso, la chiusura e la leggibilità dell’etichetta definiscono un posizionamento immediato, spesso prima ancora che il prodotto venga assaggiato. Il packaging è oggi frutto di una decisione complessa, in cui identità, funzione e sostenibilità devono convivere in equilibrio. Identità e funzione La scelta della bottiglia è un atto strategico. Un gin artigianale può optare per vetro trasparente e linee pulite per comunicare autenticità, mentre un rum premium privilegia spessori e curvature che evocano solidità e storia. Ma la forma non è mai neutra: incide su riempimento, etichettatura e trasporto. Ogni millimetro di vetro è una decisione di costo e di percezione. Etichetta e leggibilità L’etichetta è il punto di contatto tra storytelling e normativa. Deve essere leggibile, coerente con il tono del brand e capace di orientare il consumatore anche in contesti professionali. Tra i nuovi trend si punta su materiali tattili e micro‑rilievi, ma la leggibilità resta prioritaria: un’etichetta troppo decorativa rischia di perdere chiarezza nei canali horeca, dove la velocità di riconoscimento è decisiva. Chiusura e conservazione La chiusura è spesso sottovalutata, ma rappresenta una leva tecnica e sensoriale. Sughero, legno, alluminio o sintetico non sono solo scelte estetiche: determinano la tenuta, la conservazione e la percezione di qualità. Alcuni brand sperimentano capsule ibride o sistemi di dosaggio integrato, utili per il servizio al bancone. La sfida è mantenere funzionalità e coerenza con l’immagine del
prodotto, evitando soluzioni “di moda” che complicano la logistica. Peso, logistica e sostenibilità Il peso della bottiglia è oggi una variabile di mercato. Ridurlo significa abbattere costi di trasporto ed emissioni, ma anche modificare la percezione del valore. Molti produttori scelgono vetri alleggeriti o riciclati, bilanciando estetica e sostenibilità. La bottiglia, insomma, deve essere bella da vedere e semplice da gestire. La sostenibilità non è più un argomento di comunicazione, ma un vincolo tecnico e reputazionale. Differenziazione e fattibilità Sul banco di un cocktail bar o sullo scaffale di un’enoteca, il packaging è il primo segnale competitivo. La differenziazione passa da dettagli misurabili: proporzioni, texture, chiusura, etichetta. Tuttavia, ogni innovazione deve restare fattibile: stampi, forniture e tempi di produzione impongono limiti che il design deve rispettare. Il rischio di privilegiare l’estetica rispetto alla funzione è reale, soprattutto quando il packaging diventa strumento di marketing più che di servizio. Il packaging come linguaggio di filiera Dietro ogni bottiglia c’è una catena di decisioni che coinvolge designer, fornitori di vetro, stampatori, responsabili qualità e marketing. Il dialogo tra questi attori è ciò che trasforma un progetto estetico in uno strumento di mercato. Le distillerie strutturate lavorano sempre più spesso su piattaforme condivise di sviluppo, dove il packaging viene testato non solo per la resa visiva, ma per la compatibilità con linee di imbottigliamento, etichettatrici e sistemi di tracciabilità. La coerenza tra design e processo produttivo diventa così un vantaggio competitivo: riduce errori, tempi e costi e garantisce uniformità tra lotti destinati a mercati diversi. Il futuro: materiali e percezione La ricerca sui materiali sta ridefinendo il concetto stesso di premium. Vetri alleggeriti, chiusure compostabili e carte certificate non sono più compromessi ecologici, ma elementi di valore percepito. L’operatore professionale - bartender, buyer, distributore - interpreta la sostenibilità come segno di competenza tecnica, non come semplice virtù comunicativa. Per questo, il packaging del futuro dovrà unire trasparenza e innovazione: raccontare la qualità del distillato attraverso scelte tangibili e verificabili.
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PACKAGING E POSIZIONAMENTO
VETRERIA ETRUSCA: LE NUOVE REFERENZE MADE IN ITALY
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Collezione Tocco
Design, vetro e personalizzazione: così la bottiglia contribuisce a costruire l’identità del distillato
& TESTO/WORDS
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a bottiglia rappresenta il primo elemento con cui il consumatore entra in contatto e contribuisce a definire il posizionamento del prodotto ancora prima dell’assaggio. Forma, proporzioni, trasparenza del vetro e possibilità di personalizzazione sono oggi strumenti progettuali che aiutano le distillerie a distinguersi in uno scenario sempre più competitivo e articolato. La realizzazione di una bottiglia richiede un approccio progettuale che tenga insieme estetica, funzionalità, qualità del vetro e possibilità di personalizzazione. Vetreria Etrusca, realtà italiana che dal 1920 progetta e realizza contenitori in vetro Made in Italy, con una specializzazione nella personalizzazione e nello sviluppo di modelli dedicati ai diversi comparti del beverage. L’azienda unisce esperienza industriale e ricerca, accompagnando il cliente dalla definizione del concept fino alla produzione, anche attraverso incisioni, rilievi, texture e soluzioni sviluppate su misura. La forza creativa rappresenta uno degli elementi distintivi dell’azienda. Vetreria Etrusca investe costantemente
L LA STORIA La storia di Vetreria Etrusca è legata alla tradizione toscana del vetro e al fiasco, simbolo della cultura vinicola del territorio. La famiglia Bartolozzi ne custodisce la memoria attraverso il Museo del Fiasco Toscano di Montelupo Fiorentino. L’azienda è inoltre iscritta nel Registro dei Marchi Nazionali di Interesse Storico dell’UIBM, riconoscimento del suo legame con il Made in Italy e con oltre un secolo di esperienza nel vetro.
Collezione Volo
Valentina Migliaccio
nello sviluppo di nuove forme capaci di rispondere alle evoluzioni del mercato, mantenendo la flessibilità necessaria per lavorare sia con distillerie artigianali sia con brand di dimensioni più strutturate. Un approccio che nasce da oltre un secolo di esperienza nel vetro e che continua a coniugare tradizione, innovazione e cultura del progetto. Tra le novità dedicate al comparto spirits si inseriscono VOLO e TOCCO, due bottiglie disponibili nei formati da 500 e 700 ml e realizzate in vetro extrabianco, scelto per la sua elevata trasparenza e brillantezza, qualità che permettono di valorizzare visivamente il contenuto. VOLO interpreta il concetto di slancio attraverso una silhouette che si sviluppa verso l’alto. La base compatta si apre progressivamente fino a una spalla ampia che conferisce presenza e riconoscibilità, mentre il collo corto e la bocca generosa richiamano il linguaggio dei decanter. Una geometria originale che rompe gli schemi tradizionali della bottiglia per distillati e offre al brand un elemento distintivo immediatamente percepibile sullo scaffale. Con TOCCO il progetto parte invece dall’esperienza d’uso. Le leggere concavità ricavate sulle due facce principali accompagnano naturalmente la presa della mano, mentre il corpo ovale offre una superficie ampia e continua che valorizza etichetta e decorazioni. Ne nasce una bottiglia che unisce ergonomia, funzionalità ed eleganza contemporanea,
pensata sia per il punto vendita sia per il servizio al banco. Entrambi i modelli possono essere personalizzati con incisioni e loghi a rilievo, trasformando una base di catalogo in un progetto esclusivo. È una soluzione che consente ai produttori di costruire un’identità riconoscibile senza rinunciare all’efficienza industriale, valorizzando gin, grappe, amari, vermouth, whisky e altri distillati premium. Per le aziende del settore spirits, la scelta del packaging rappresenta una decisione strategica che coinvolge immagine, funzionalità e percezione del valore. Con VOLO e TOCCO, Vetreria Etrusca conferma un approccio che mette il design al servizio del prodotto, proponendo nuove forme nate dalla creatività italiana e da una lunga esperienza nella lavorazione del vetro, con l’obiettivo di offrire alle distillerie strumenti concreti per differenziare la propria offerta.
VETRERIA ETRUSCA SPA Via Maremmana, 70 50056 Montelupo Fiorentino (FI) Tel. +39 0571 7551 info@vetreriaetrusca.it www.vetreriaetrusca.it
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DENTRO LA DISTILLERIA
TESTO Cristina Cerri
IL PARADOSSO DELLA DISTILLAZIONE L Il processo garantisce un efficace recupero degli scarti, ma al prezzo di un alto dispendio energetico
Rappresentazione grafica processo MVR
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e distillerie rappresentano un perfetto modello di economia circolare, capaci di trasformare ciò che comunemente definiamo scarto in bevande di alta qualità. Ogni anno, l’industria della distillazione raccoglie ed elabora enormi quantitativi di biomasse d’origine agricola e, in particolar modo, di residui provenienti dalla filiera vitivinicola, quali le vinacce (bucce e vinaccioli dell’uva) e le fecce di vino. Se questi sottoprodotti enologici non venissero tempestivamente recuperati e valorizzati, il loro sbagliato smaltimento rappresenterebbe un grande costo ambientale e genererebbe un volume di emissioni di inquinanti di notevole entità. La distilleria si configura pertanto come un vero e proprio filtro ecologico del comparto agricolo perché da un lato evita un impatto ambientale importante, dall’altro dà vita a prodotti di pregio che spaziano dall’alcol per uso alimentare e farmaceutico fino ai beni di largo consumo e ai fertilizzanti naturali per il terreno. Tuttavia, il settore ha storicamente dovuto confrontarsi con una criticità intrinseca e cioè che la distillazione e i processi di separazione termica sono, per propria natura chimico-fisica, operazioni ad alto assorbimento energetico. Per separare i diversi componenti di una miscela idroalcolica occorre infatti somministrare un’ingente quantità di calore, far evaporare le sostanze desiderate e, successivamente, raffreddarle per consentirne la condensazione. Nei sistemi tradizionali ad “effetto singolo”, il vapore caldo prodotto durante l’ebollizione viene semplicemente condensato mediante refrigerazione
CIRCOLARITÀ ED EFFICIENZA: I VANTAGGI DEL RECUPERO ENERGETICO
e la sua energia termica viene quasi interamente dispersa nell’ambiente. Come evidenziato dal Rapporto AssoDistil 2022 relativamente al biennio 2020-2021, sul piano energetico quasi il settanta per cento dell’energia utilizzata negli stabilimenti è stata autoprodotta valorizzando i medesimi scarti di lavorazione. I residui solidi, infatti, alimentano caldaie a biomassa, mentre le acque di vegetazione e i reflui liquidi vengono trasformati per la produzione di biogas e biometano, riducendo al minimo il ricorso ai combustibili fossili. Il vero salto di qualità si ottiene però nella gestione del processo produttivo, grazie a tecnologie avanzate come la Ricompressione Meccanica del Vapore (MVR). Per comprendere il funzionamento della tecnologia MVR in modo intuitivo, si può fare riferimento al principio della pompa di calore. Durante la distillazione, i vapori che fuoriescono dalla testa della colonna conservano un contenuto energetico pressoché pari al calore originariamente immesso, ma si trovano a una pressione e a una temperatura inferiori, non più idonee a sostenere autonomamente il processo. Invece di dissipare tale vapore tramite condensazione, il sistema MVR lo aspira e
La circolarità del processo comporta dei vantaggi economici e ambientali perché riduce l’uso di combustibili fossili e recupera il calore del sistema. L’efficienza dell’intervento è confermata da un elevato Coefficiente di Prestazione (COP - Coefficient of Performance) che esprime l’efficienza energetica di una pompa di calore o di un sistema MVR. L’indice dimostra infatti che l’energia termica recuperata supera il consumo elettrico del compressore dimostrando che il sistema è efficiente e performante.
EFFICIENZA E SOSTENIBILITÀ PER COMPETERE SUL MERCATO
L’adozione di queste tecnologie offre alla distilleria maggiore competitività rispetto agli impianti convenzionali. Coniugare l’efficienza dei processi con la riduzione dell’impatto ambientale costituisce un punto di forza per distinguersi sul mercato, soprattutto quando l’abbattimento dell’impronta carbonica (CO2 footprint) è un risultato possibile. Tale sostenibilità si può trasformare così in uno strumento in grado di consolidare il valore del brand e accedere a un mercato legato alla transizione ecologica.
lo invia a un compressore meccanico azionato ad energia elettrica. La compressione eleva istantaneamente la pressione e la temperatura dei vapori rigenerati, in questo modo il vapore è in grado di riscaldare nuovamente il reboiler della colonna. Per quanto riguarda l’affidabilità e la manutenzione, è importante il monitoraggio costante sui compressori e sui motori. I parametri chiave sono la temperatura, vibrazione e lubrificazione, specialmente
in ambienti a rischio di esplosione che richiedono specifiche norme di sicurezza (ATEX). In sintesi, l’integrazione della ricompressione meccanica del vapore con i moderni sistemi di controllo permette a un settore storicamente caratterizzato da alti consumi energetici di evolversi verso un modello circolare ed efficiente. In questo modo, l’impianto valorizza appieno sia la materia prima agricola sia la risorsa energetica.
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COMPETENZE
DIVENTARE MASTRO DISTILLATORE & TESTO Cristina Cerri
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’apprendimento nel settore della distillazione si configura come un passaggio fondamentale per approcciarsi alla materia, capace di connettere la tecnica, la gestione aziendale e il servizio al cliente. Il primo pilastro di questa filiera è la produzione, in cui è indispensabile acquisire le basi della fermentazione, della microbiologia e dell’uso dell’alambicco. Tuttavia, l’offerta formativa tradizionale tende ancora a mostrare un’eccessiva rigidità nozionistica, concentrandosi prevalentemente sugli aspetti teorici e normativi a scapito della pratica reale e del contatto diretto con gli impianti, elementi che risultano fondamentali per sviluppare la sensibilità sensoriale del mastro distillatore. Le competenze tecniche, inoltre, devono necessariamente integrarsi con la comprensione del mercato. Saper creare un ottimo distillato non basta se non si conoscono le dinamiche economiche e di posizionamento strategico necessarie per far emergere un prodotto artigianale rispetto ai grandi marchi industriali. Oggi le tematiche economico-commerciali trovano spazio nei percorsi di formazione, ma la complessità del settore richiederebbe tempi d’insegnamento più ampi. Dedicare un maggior numero di ore a moduli quali la contabilità e il marketing consentirebbe allo studente di comprendere e padroneggiare meglio le dinamiche del mercato. La realtà italiana si distingue con scuole come la Scuola Enologica di Conegliano con il Corso di Mastro Distillatore, l’Accademia delle Professioni con il corso professionale per distillatore che si svolge anche con l’ausilio di una micro-distilleria didattica e le associazioni come l’ANAG, preziose per imparare l’analisi sensoriale e affinare il palato.
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A P PRO FO ND I M E N T O
L’importanza di integrare lo studio teorico e l’esperienza diretta per una preparazione davvero utile al settore
La figura di Mario Pojer ha rappresentato il ruolo del mastro distillatore all’interno della storica azienda Pojer e Sandri, prima della separazione delle attività formalizzata nel maggio 2026. Il suo percorso dimostra come la vera padronanza del mestiere si acquisisce sul campo, dalla cura quotidiana della vinaccia alla gestione dell’alambicco. È proprio questo rigore a permettere di conservare ed esaltare gli aromi autentici della materia prima, trasformando la tecnica in un distillato pulito, equilibrato e riconoscibile.
In conclusione, la vera formazione del mastro distillatore richiede tempo, gavetta, studio continuo e ore di lavoro sul campo, con la consapevolezza che solo l’esperienza diretta permette di raggiungere quella padronanza profonda capace di valorizzare davvero il prodotto.
E-DAS 2027
DA OBBLIGO NORMATIVO A OPPORTUNITÀ DI EFFICIENZA La digitalizzazione del DAS cambia le procedure operative: prepararsi per tempo consente di ridurre errori, automatizzare le attività e integrare il nuovo adempimento nei processi aziendali
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al 1° gennaio 2027 il DAS nazionale per i prodotti alcolici dovrà essere gestito esclusivamente in modalità telematica. Per distillerie, liquorifici e aziende che movimentano prodotto ad accisa assolta, questa svolta unisce la dematerializzazione del documento all’integrazione di una nuova procedura nei flussi di lavoro quotidiani. È in questo scenario che un gestionale specializzato può trasformare un obbligo normativo in un’occasione di maggiore efficienza. Hydra Spirits Software, sviluppato da Spazio Informatico, azienda attiva dal 1995, è la soluzione completa e intuitiva progettata per soddisfare le esigenze specifiche del settore distillatorio. L’attuale gestione del DAS Cartaceo in Hydra è stata implementata con le procedure necessarie per la generazione automatizzata del documento e l’invio in modalità web service al portale ADM. L’obiettivo è rendere l’adempimento parte integrante del normale flusso operativo: controlli e avvisi aiutano a prevenire errori, scarti e ritardi
nelle spedizioni, mentre l’automazione delle attività ripetitive riduce l’intervento manuale. Questo approccio orientato alla digitalizzazione è ormai consolidato nella storia di Hydra, software nato negli anni Novanta e da allora sempre al passo con l’evoluzione del settore: dalla gestione dei registri alla contabilità telematica delle accise, e-AD, fatturazione
elettronica, Certificazione IG e, ora, e-DAS. Per chi produce distillati, il tema non è quindi soltanto adeguarsi alla scadenza. Prepararsi per tempo significa poter testare le procedure, formare il personale e verificare l’integrazione del nuovo sistema con i propri processi, evitando di concentrare tutto il lavoro a ridosso dell’entrata in vigore
dell’obbligo. Infatti, al software, Spazio Informatico affianca un’attività di consulenza e formazione, con l’obiettivo di accompagnare le aziende nella transizione digitale e trasformare gli adempimenti fiscali in un vantaggio competitivo. info@spazioinformatico.com www.spazioinformatico.com Tel. 0438 402981
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L La competitività nel mercato degli spirits richiede bottiglie capaci di distinguersi grazie a un’identità visiva forte
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DS GLASS, IL PACKAGING IN VETRO 52
el comparto dei distillati il packaging è diventato un elemento strategico che incide sul posizionamento del prodotto, sull’efficienza della filiera e sulla riconoscibilità del marchio. La scelta della bottiglia non risponde più soltanto a requisiti funzionali, ma rappresenta una decisione progettuale che coinvolge aspetti tecnici, logistici, commerciali e di marketing. È in questo scenario che opera DS Glass Srl, azienda specializzata nella fornitura di bottiglie in vetro e soluzioni dedicate al settore beverage, con una consolidata esperienza nel mondo degli spirits. L’azienda si rivolge a distillerie, liquorifici, produttori di gin, whisky, rum, grappe, amari, vermouth, bitter, liquori e aperitivi, oltre a imbottigliatori conto terzi e brand owner che ricercano un partner affidabile per lo sviluppo del packaging primario. L’obiettivo è supportare il cliente nella scelta della soluzione più idonea alle caratteristiche del prodotto, alle esigenze produttive e al posizionamento commerciale del marchio. Se parliamo di spirits, la bottiglia è parte integrante dell’identità del prodotto. Forma, capacità, peso, trasparenza del vetro e compatibilità con chiusure e accessori influenzano non solo l’impatto visivo sullo scaffale, ma
anche la percezione del valore da parte del mercato e la coerenza con il segmento di riferimento. Per questo motivo la progettazione del packaging richiede competenze specifiche e una conoscenza approfondita delle dinamiche del settore. DS Glass risponde a questa esigenza mettendo a disposizione un catalogo articolato di bottiglie dedicate ai distillati, affiancato da un’attività di consulenza che accompagna il cliente nella definizione della soluzione più efficace. L’azienda supporta i produttori nella valutazione delle diverse opzioni disponibili, considerando aspetti quali immagine del brand, funzionalità del contenitore, compatibilità con le linee di imbottigliamento, scelta delle chiusure e requisiti della distribuzione. Per distillerie e liquorifici, poter contare su un interlocutore specializzato significa ridurre la complessità nella gestione del packaging e avere accesso a soluzioni in grado di rispondere tanto alle esigenze delle produzioni standard quanto ai progetti più caratterizzati. Oltre a un’identità visiva forte, vanno considerati
anche aspetti legati alla continuità della fornitura, alla qualità del vetro e all’affidabilità del processo. Uno degli elementi distintivi di DS Glass è la capacità di operare come partner tecnico-commerciale piuttosto che come semplice fornitore di contenitori. L’azienda affianca i propri clienti nella definizione del packaging valutando le implicazioni produttive, estetiche e commerciali del progetto, con l’obiettivo di individuare la soluzione più coerente con il posizionamento del brand e con le richieste del mercato. L’ampiezza della gamma disponibile consente di rispondere alle esigenze di realtà produttive differenti, dalle distillerie artigianali ai marchi già consolidati, offrendo bottiglie destinate sia alle linee premium sia ai prodotti rivolti alla grande distribuzione o ai mercati internazionali. La disponibilità di diversi modelli e configurazioni permette inoltre di sviluppare progetti in grado di valorizzare l’identità di ogni referenza, contribuendo a differenziare il prodotto in un comparto sempre più competitivo.
In un settore dove il packaging rappresenta un investimento strategico e non un semplice costo industriale, la scelta del partner assume un ruolo determinante. Grazie a competenze specialistiche, conoscenza delle esigenze del mercato degli spirits e un approccio orientato alla consulenza, DS Glass Srl rappresenta un interlocutore qualificato per le aziende che intendono sviluppare bottiglie e soluzioni in vetro capaci di coniugare qualità, efficienza produttiva e valore di marca.
DS GLASS S.R.L. Via Sette Re 80022 Arzano (NA) Tel. +39 081 19168265 amministrazione@dsglass.it www.dsglass.it
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PACKAGING: IL DESIGN CHE RACCONTA I BRAND
L ADVISION: Tutto nasce dall’ascolto
Nel mondo degli spirits, dove sugli scaffali si incontrano storie, territori e promesse di unicità, distinguersi non è più soltanto una questione di prodotto. Prima ancora di essere assaggiato, un distillato viene guardato, scelto, riconosciuto. Bottiglia, etichetta, materiali, colori e dettagli diventano così parte del racconto, contribuendo a definire il posizionamento e a costruire un’identità riconoscibile. È su questo terreno che opera Advision, agenzia indipendente di branding, packaging design e comunicazione visiva, nata nel 2012 e con sede in Veneto. Specializzata nel settore Wine&Spirits e pluripremiata a livello nazionale e internazionale, affianca aziende e produttori nella costruzione dell’identità di marca e di prodotto, sviluppandola attraverso i diversi touch point fisici e digitali. “Siamo un’agenzia di creativi con la fissa della funzionalità. Comunichiamo per mestiere e ricerchiamo il bello per passione”: una sintesi efficace di un approccio che unisce estetica e concretezza. Ogni progetto nasce dalla comprensione di esigenze, obiettivi, valori e caratteristiche del brand. Gli input vengono poi condivisi e rielaborati dal team, trasformandosi in idee, segni, lettering, colori, materiali e texture. Creatività e metodo diventano così due facce dello stesso processo. Per Advision, la creatività non può essere separata dalla
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materia. La conoscenza di supporti, tecniche di stampa e processi produttivi entra nella progettazione fin dalle prime fasi. Etichetta e packaging vengono pensati come un sistema unico, nel quale ogni elemento contribuisce alla costruzione dell’identità. Una visione che arriva fino alla produzione, dove il rapporto con la stampa diventa parte integrante del progetto. Il lavoro, inoltre, non si ferma necessariamente alla bottiglia. Branding, creative direction, packaging design e comunicazione visiva possono confluire in un percorso più ampio, costruendo un ecosistema coerente capace di accompagnare il brand nei diversi momenti di relazione con il pubblico. Un unico interlocutore permette di mantenere una direzione creativa coerente e una conoscenza del progetto costruita fin dalle sue origini. Un altro tratto distintivo di Advision è la
capacità di non avere uno stile distintivo. L’agenzia si comporta quasi come un camaleonte, interpretando la natura di ogni brand senza imporre un linguaggio riconoscibile a priori. Una versatilità resa possibile dalla ricchezza del team, fatto di esperienze, competenze e sensibilità differenti. Nonostante le radici nel cuore della Valpolicella, Advision lavora con aziende distribuite in tutta Italia. A confermare la solidità dell’approccio sono anche le collaborazioni di lunga durata, con clienti che accompagnano l’agenzia fin dai primi anni di attività, costruendo rapporti basati su fiducia e continuità. Nel mondo spirits, tra i progetti più recenti spicca Qavum Distilled Gin, premiato nel 2026 con il riconoscimento speciale Best Use of Paper al Vinitaly Design Award e con un Red Dot Design Award 2026 nella categoria Packaging Design Contest. Perché, alla fine, il vero elemento
distintivo di Advision non è uno stile, ma le persone. È dalla somma dei talenti e delle competenze che nasce ogni progetto. E quando creatività, materia e funzionalità trovano il giusto equilibrio, l’etichetta smette di essere una semplice superficie: diventa il volto del brand, il suo primo gesto di comunicazione e una concreta possibilità di farsi ricordare.
ADVISION Via dell’Artigianato, 38 37020 Marano di Valpolicella (VR) Tel. +39 045 68 01 870 contact@ad-vision.it www.ad-vision.it
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LAVORAZIONE BOTTI
BOTTI RICONDIZIONATE PER NUOVI PERCORSI DI AFFINAMENTO L LI CAUSI rilavora botti impiegate per affinare Marsala e altri vini, preparandole a nuovi impieghi nel mondo degli spirits
TESTO
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Giusy Carosella
rima il Marsala, poi whisky, rum, brandy e altri spirits. LI CAUSI – realtà della famiglia Li Causi attiva a Marsala – ha sviluppato una lavorazione specifica per il settore della distillazione, dedicata al recupero e al ricondizionamento di botti già utilizzate per differenti affinamenti. Tra queste, un ruolo centrale è occupato dalle botti che hanno custodito il Marsala, diventate uno dei prodotti di punta dell’azienda grazie alla disponibilità sul territorio siciliano. Una volta selezionate e ricondizionate, le botte vengono preparate per nuovi cicli di maturazione, preservando nel legno una componente aromatica legata al precedente utilizzo. La richiesta è arrivata soprattutto dai mercati internazionali, dove i produttori di distillati ricercano botti capaci di contribuire alla caratterizzazione del prodotto durante la maturazione. Nel caso del Marsala, la struttura e l’intensità aromatica del vino possono lasciare nel legno sentori riconducibili anche alla frutta matura e alla frutta secca. Il valore della soluzione, però, non dipende soltanto dalla provenienza della botte. LI CAUSI interviene con un processo che comprende apertura, pulitura e rilavorazione interna; in base al risultato ricercato, il legno può essere nuovamente tostato e, su richiesta, carbonizzato. È una lavorazione che richiede esperienza nella valutazione dello stato della botte e nella gestione del fuoco, competenze che la famiglia Li Causi porta avanti da generazioni. Accanto alla barrique da 225 litri, molto richiesta nel settore, l’azienda lavora anche su capacità superiori, seguendo il crescente interesse delle distillerie per formati differenti. La botte che ha precedentemente affinato Marsala diventa così una soluzione da scegliere con accuratezza in funzione dello spirit, del percorso di maturazione e del profilo sensoriale ricercato: un nuovo impiego per un legno che conserva caratteristiche maturate durante il suo primo ciclo di affinamento.
LI CAUSI Via Favara, Zona Industriale 91025 Marsala (TP) Tel. +39 0923 721320 info@licausi.it - www.licausi.it
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WINE & SPIRITS
COSA SPINGE LE CANTINE VERSO GLI SPIRITS? La sostenibilità è solo una delle ragioni: materie prime ed esigenze di mercato possono ridisegnare i confini della produzione vinicola
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TESTO Giusy Carosella
er una cantina i resti della vinificazione possono rappresentare una risorsa; infatti, le vinacce confluiscono nella filiera distillatoria, dove vengono valorizzate come materie prime e, talvolta, vengono sfruttate anche per la produzione di energia. Secondo il Report di sostenibilità 2022 di AssoDistil, da ogni ettolitro di vino derivano mediamente 18 kg di vinacce, 6 kg di fecce e 4 kg di raspi. Il rapporto individua proprio nella lavorazione dei sottoprodotti vitivinicoli uno degli esempi più rappresentativi della circolarità dei processi di distillazione. È anche dalla possibilità di dare un nuovo valore a ciò che resta della vinificazione che alcune cantine scelgono di affiancare al vino un distillato. Marchesi Antinori, per esempio, destina alla Grappa Tignanello le vinacce fermentate trasferite in distilleria subito dopo svinatura e pressatura. La sostenibilità, però, spiega solo una parte di questa scelta. Per alcune aziende entrare in nuove categorie significa
utilizzare il vino come base; per altre vuol dire ampliare l’offerta con gin e liquori e avvicinarsi a un consumo fortemente legato alla miscelazione. Secondo una ricerca del 2026 dell’Osservatorio Distillati di Format Research per AssoDistil, il 53,8% dei consumatori di spirits intervistati preferisce berli in cocktail o miscelati, quota che sale al 68,8% tra i 18-24enni. Muoversi fuori dal perimetro del vino richiede però competenze specifiche. Non tutte le cantine possono sviluppare questo knowhow internamente. Cantina I Vini di Maremma, ad esempio, per ampliare la propria offerta a base vino ha sviluppato una nuova linea in collaborazione con The Spiritual Machine, realtà specializzata nella creazione di prodotti alcolici personalizzati. La diversificazione si gioca allora sulla capacità di tenere insieme materia prima, competenze e mercato. Più che aggiungere nuove bottiglie alla gamma, una cantina deve interrogarsi per capire quali categorie possano davvero avere senso e quale ruolo possano assumere accanto al vino.
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INGREDIENTI E IDENTITÀ
RICETTA, SELEZIONE DI MATERIE PRIME E SCALABILITÀ IL TRIANGOLO SU CUI SI COSTRUISCONO QUALITÀ E COSTANZA PRODUTTIVA
La sfida odierna consiste nell’utilizzo di materiali in grado di offrire un’eccellente performance nella protezione dell’alimento e a livello di impatto ambientale Giulia Ferrarotti
& TESTO Francesca Granelli
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ietro la complessità aromatica di gin, amari o liquori esiste una filiera che non sempre entra nel racconto del prodotto, ma in realtà lo condiziona direttamente. Nel dna del distillato troviamo bacche di ginepro, scorze, radici, semi, foglie, fiori, spezie, erbe e materie prime frutticole, elementi che costituiscono la ricetta, prodotti soggetti a variabilità, stagionalità, requisiti di sicurezza, controlli qualitativi e disponibilità sul mercato. “Nel lavoro di formulazione degli spirits, - ci spiega Matteo Fornaca, CEO & Co-founder di The Spiritual Machine - la disponibilità delle materie prime rappresenta una variabile che deve essere considerata fin dalla progettazione della ricetta. Non tutti gli ingredienti hanno la stessa reperibilità durante l’anno. Per questo la continuità della fornitura non può essere affidata soltanto alla disponibilità immediata della materia prima, ma deve essere programmata all’interno della filiera”. Provenienza, specie e varietà, parte della pianta utilizzata, grado di maturazione, essiccazione e conservazione possono modificare il profilo aromatico e la concentrazione dei composti responsabili dell’espressione sensoriale. “Un ruolo importante è svolto dalla collaborazione con aromatieri
specializzati, - spiegano i tecnici di TSM - ai quali vengono fornite formulazioni sviluppate sulla base delle specifiche esigenze del progetto. Sono loro a realizzare e aggregare estratti e preparazioni aromatiche secondo la ricetta”. La scalabilità rappresenta un ulteriore passaggio. Quando si passa dalla piccola produzione alla scala industriale, un ingrediente disponibile in quantità limitata, soggetto a raccolte stagionali o legato a una specifica area geografica, può contribuire fortemente all’identità di uno spirit ma diventare un punto critico per la continuità produttiva. “Una ricetta può funzionare perfettamente a livello sperimentale, ma deve mantenere le proprie caratteristiche quando viene trasferita a volumi produttivi maggiori. - ci spiega Giulia Ferrarotti, Operation Manager TSM - Processi standardizzati e programmazione degli approvvigionamenti durante l’anno aiutano a ridurre le variazioni che possono incidere sul prodotto finito”. Ma spesso si ha a che fare con ricette che dipendono da materie prime molto variabili ed è quindi importante la scelta dei lotti, la miscelazione di partite differenti, i parametri di estrazione o distillazione e, quando previsto, l’impiego di estratti, preparazioni aromatiche Matteo Fornaca
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o sostanze aromatizzanti. La tracciabilità è quindi un altro aspetto importante della filiera. Sapere da quale lotto proviene una botanica, quando è stata ricevuta, come è stata conservata e in quale produzione è stata impiegata consente di ricostruire il percorso della materia prima e di gestire eventuali non conformità. È come avere uno strumento di controllo della variabilità e di gestione della sicurezza, oltre che un requisito della filiera alimentare. La selezione delle materie prime, la provenienza, i lotti e i passaggi di lavorazione devono essere documentabili. La scelta di lavorare con aromatieri specializzati e con una filiera consolidata permette di applicare criteri rigorosi di selezione e controllo delle materie prime, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e della normativa applicabile. Per gli ingredienti molto aromatici c’è anche l’aspetto dell’intensità da non sottovalutare. Una materia prima può essere molto aromatica ma risultare inadatta se introduce note estranee. La valutazione deve quindi considerare caratteristiche sensoriali, purezza, stabilità, comportamento tecnologico e compatibilità con il profilo desiderato. Il punto, non è stabilire una gerarchia tra botaniche intere, estratti o altre preparazioni aromatiche, ma comprendere quale soluzione consenta di preservare l’identità della ricetta garantendo contemporaneamente disponibilità, costanza e controllo.
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