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mensile |A 3 | N 40 | M 11-2016

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LILACPHOTOMAGAZINE LILACPHOTOMAGAZINE LILACPHOTOMAG LILACPHOTOMAG


LILAC PHOTOMAGAZINE Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta in alcun modo, in ogni genere o linguaggio, per via qualsiasi tipo di sistema meccanico, elettronico o di memorizzazione delle informazioni, salvo previa autorizzazione da parte dell’ Editore, a eccezione di brevi passaggi e recensioni, purchè con obbligo di citazione della Testata. Il contenuto di quest’opera, anche se curato con scrupolosa attenzione, non può comportare specifiche responsabilità per involontari errori o inesattezze o per un uso improprio delle informazioni contenute. Gli Autori e l’Editore non potranno in alcun caso essere ritenuti responsabili per incidenti di qualsiasi natura o conseguenti danni che derivino o siano causati dall’uso improprio delle informazioni contenute. Registrazione al Tribunale di Monza con il numero 1342/2013 del 28.03.2013, decreto di accogl. iscrizione al registro stampa n. 12

REDAZIONE: Via della Taccona 27/A, - 20900 Monza (MB) Italia Tel: +39 039 325106 - Fax: +39 039 325107 redazione@lilacphotomagazine.com DIRETTORE RESPONSABILE: Riccardo Tagliabue DIREZIONE ARTISTICA: Cristina Balestrini SEGRETERIA: Lorella Maccarini WEBMASTER: Fabio Principe RESPONSABILE DI REDAZIONE: Chiara Villa CONTRIBUTORS: Fabio Principe, Davide Messora, Mattia Pozzoli STYLIST & MAKEUPARTIST: Lory LadyDiabolika www.ladydiabolika.com FOTOGRAFIE: Marcello Motisi, Claudio Colombo, Simona Pilolla.

FOTO DI COPERTINA: Francesca per Riccardo Tagliabue - Lilac


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LILAC CONTENUTI

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COVER

STORIA DI UNO SCATTO

BONUS TRACK

DIVAGAZIONI ATTORNO AD UNA COPERTINA

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MARCELLO ANDREA VMOTISI ARANI

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FRANCESCA COTUGNO SHEILA

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supermoto CLAUDIOcalendar COLOMBO

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NICCOSIMONA SANTAMBROGIO PILOLLA

INSIDE PHOTOGRAPHER

DALL’ALTRA PARTE DELL’OBIETTIVO

STORIA DI UN SERVIZIO PHOTOGRAPHER FOTOGRAFICO VITA DI UNOPHOTOGRAPHER SKATEBOARDER


editoriale Riccardo Tagliabue Questo numero arriva un po’ in ritardo rispetto al solito. Abbiamo avuto un po’ di lavori da svolgere in Studio e soprattutto abbiamo cercato qualche idea nuova per la rivista, ma non è arrivata... Capita! Vorremmo dare una nuova linfa a LILAC, ma non sempre è facile rinnovarsi e rimettere tutto in discussione, quindi se avete idee ditecelo! Ci sembra di esserci soffermati ... inizialmente spinti dalla voglia di fare... poi nel tempo ci si rende conto che l’entusiasmo si affievolisce e nostante i nuemeri siano cresciuti dalle prime uscite, arrivando a cifre insperate (alcuni LILAC si avvicinano ai 100.000 click!!!), non mi piace stare fermo... anche perché questa è fatta per passione... Purtroppo nessuno sostiene certi progetti... e la fotografia sta attraversando un periodo di transizione: tra telefonini che promettono miracoli e attrezzature che hanno costi che ormai i Professionisti fanno fatica ad ammortizzare (visto che i ‘clienti’ cercano di

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pagare un ‘tanto all’etto’)... Polemiche sul web, gente che regala foto a destra e a manca tanto per dire: SONO UN FOTOGRAFO. Tanto per poter scattare una modella (che poi non capisci se si fa pagare e quindi è una profesionsita o lo fa come secondo terzo mestiere...). Insomma un gran casino e in tutto questo c’è una rivista di fotografia come la nostra... Letta (o forse bisognerebbe dire vista) da tanti e che ha saputo ritagliarsi un suo segmento di ‘seguaci’, non solo in Italia. Adesso decideremo cosa fare da grandi e nel frattempo un altro progetto è già partito. LILAC resta e va avanti, ma vedremo come e quando. Per ora diciamo grazie a tutti voi che ci avete seguito, che ci avete stimolato, che ci avete apprezzato.

Buon fine 2016!


LILAC PHOTOMAGAZINE

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CALIL U

S toria di NO S catto Foto: Riccardo Tagliabue Model: Francesca Giacomelli Mua: Lory Ladydiabolika Backstage: Fabio Principe, Mattia Pozzoli

Divertirsi, fotografare, stare con amici: essere un gruppo. Questo è LILAC. E questo è uno dei tanti servizi fatti ... una modella una truccatrice un assistente un’altro assistente un fotografo di back stage un fotografo... Tutti insieme facciamo un gruppo di lavoro.

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PREPARAZIONE Ottimo trucco come semrpe da parte della nostra LadyDiabolika. Colori sul viso che si sono intonati con il colore dei capelli della nostra modella. Colori che si sono ‘intonati’ con il corpo decorato di Francesca. Come sempre la preparazione inizia qui: in camerino. Si scelgono i vestiti (o perlomeno definiamo quello che vogliamo far indossare alla nostra ‘cover-girl’), poi si decide lo stile delle foto e di conseguenza il trucco... poi il tutto messa sotto le attente mani della ‘disegnatrice’, della nostra Lory. Anche i capelli... hanno la loro importanza e quindi non si lascia nulla al caso.


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FRANCESCA

MODELLA Bella, particolare... simpatica, tatuata... disponibile, solare... soprattutto una professionista! Come spesso è successo abbiamo trovato una ragazza con cui è stato facile lavorare, con cui è stato divertente farlo e alla fine il lavoro che ne è uscito ci ha soddisfatto. Subito dopo il servizio, fatto alcuni mesi fa e rimasto un po’ nel cassetto... Francesca si è trasferita in Inghilterra. Speriamo torni a trovarci... e spesso vediamo suoi lavori fatti oltre manica e ci rendiamo conto di quanto è brava e che sa fare bene questo lavoro: la modella!


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MATERIALI l’abbigliamento di questo servizio è stato un po’ particolare... se di abbigliamento si può parlare. Diverse foto sono fatte con Francesca ‘poco vestita’ ma anche i particolari hanno il loro perché e richiedono uno ‘studio’. Cosa si vuole ottenre, che carattere deve avere la foto. Francesca è un ‘personaggio’ e ha portato alcune cose del suo modo di essere e ci sono piaciute. Lory ci ha messo del suo e ... questo è quello che è stato usato per fare il ‘click’ della cover.

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MARCELLO MOTISI FOTOGRAFARE: CHE PASSIONE Ha iniziato per passione frequentando alcuni corsi di fotografia, alcuni workshop e modelsharing. Poi via via la sua competenza e la sua sicurezza sul set è andata aumentando e dopo qualche anno ha iniziato a scattare non solo per piacere, ma quasi per professione. Oggi Marcello è considerato un ‘buon fotografo’ e alcune sue immagini risquotono un certo successo e presta la ‘opera’ per diversi eventi sportivi e non solo. Quello che ci piace è che nelle sue immaigni si vede qualche cosa di ‘particolare’ e anche lui è alla ricerca di quello che gli piace. Vedremo se saprà trovarlo. Per ora noi di LILAC vi mostriamo alcuensue immagini.

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on è facile per me scrivere e

cosa stessi facendo realmente; durante la

parlare di me. Ho sempre avuto la paura del

serata provai poi ad aumentare il numero

foglio bianco, uno spazio bianco da riempire

che indicava il tempo di esposizione,

con le mie considerazioni.

convinto in quel modo di tenere il diaframma

Non so dire quando ho cominciato ad

aperto per un tempo più lungo; arrivai fino a

avvicinarmi alla fotografia. Se mi guardo

1000. Risultato: il ghigno stampato sul viso del

indietro, la prima cosa che mi viene in mente

negoziante (lo stesso che mi aveva venduto il

è la macchina fotografica di mio papà, una

rullino) quando mi vide entrare in negozio per

reflex Minolta... perché “scherzi?... è italiana...

ritirare le foto diceva tutto; mi chiese “le

metti che avessi bisogno di assistenza o di un

vuole tutte?”... e poi srotolò il rullino con aria

pezzo di ricambio... non posso mica

di sfida... non ero riuscito ad impressionare

aspettare il Giappone”. Ho sempre guardato

neanche un fotogramma.

a quella macchina con molto interesse è un

Molti anni dopo ho comprato la mia prima

po' di timore reverenziale. Quando poi mia

reflex, ovviamente analogica, e nel 2009 è

mamma gli regalò un 70-200... WOW... È da lì

arrivata la prima reflex digitale, una Canon

che forse è cominciato tutto.

EOS 450D, che ancora adesso mi

Nella custodia della macchina fotografica

accompagna come secondo corpo

c'era un foglietto scritto a mano da mio

macchina.

papà; diceva “molta luce → diaframma

Il mio interesse principale è sempre stato

chiuso → numeri alti... poca luce →

rivolto al fotografare le persone; mi piaceva

diaframma aperto → numeri bassi”; questo

catturare volti, espressioni, fare ritratti.

era tutto quello che, forse, secondo lui

Guardando gli scatti di fotografi professionisti,

serviva sapere ed è stato il mio mantra per

ho cominciato a studiare le inquadrature, i

tantissimo tempo.

tagli, le luci per capire come potevo

Crescendo ho poi provato ad approfondire

migliorare le mie foto.

la teoria senza però avere l'occasione di

Poi, nel 2010 è arrivata mia figlia, e questo ha

passare alla pratica in modo spinto. La prima

creato l'occasione che mi ha permesso di

volta che mi sono trovato ad usare quella

conoscere il fotografo che scattava ai corsi

macchina e a scattare davvero da solo e in

di acquaticità dove la portavo: Fabio

condizioni particolari è stato ad un concerto

Principe.

di Samuele Bersani in teatro. Andai in negozio

Guardavo le mie foto e quelle di fotografi veri

e chiesi un rullino specificando l'uso che avrei

e volevo assolutamente capire come andare

dovuto farne... pellicola sensibile ovviamente.

verso il loro livello; così un giorno gli chiesi se

Quando mi trovai a scattare ero

lui tenesse qualche corso di fotografia o se

eccitatissimo, talmente emozionato che quel

conoscesse qualcuno a cui rivolgermi; mi

mantra e tutta le teoria che avevo studiato

rispose “StudioFocus, Monza, 21 gennaio,

erano rimasti fuori dal teatro... Ricordo che

workshop di fotografia fashion in studio”.

cominciai a scattare con tempi

Si parte!

relativamente brevi, assolutamente ignaro di

Da quel giorno mi sono attaccato a lui come


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una cozza e oggi Fabio si è guadagnato

ottenere un'immagine che riesca a

l'etichetta di “#maestronumerouno”.

trasmettere un'emozione; ma per farlo non

Ovviamente, se c'è un numerouno, ci sarà

basta avere davanti un bel soggetto. Bisogna

almeno anche un numerodue...

dialogare ed instaurare un rapporto di fiducia

Il workshop del 21 gennaio 2012 fu una

reciproca. Oggi forse posso dire che questo è

tragedia; avevo la febbre ma avevo voluto

il principale consiglio che mi sentirei di dare a

partecipare lo stesso; non avevo

chi mi chiedesse come affrontare

assolutamente idea di cosa aspettarmi da

un'avventura come la mia: la tecnica è

quella giornata: era la prima volta in uno

sicuramente importante ma da sola non

studio, la prima volta con una modella, la

serve a niente se non è finalizzata ad

prima volta in cui dovevo (o potevo...

ottenere quello che si ha in testa anche

dipende dai punti di vista... e per me in quel

dialogando e collaborando con il soggetto

momento era un “dovevo” enorme)

che si sta fotografando. E dal 2012 ad oggi

confrontarmi con altri fotografi. Non sapevo

ho cercato di lavorare molto anche su

cosa cercare, cosa inquadrare... non sapevo

questo aspetto.

neanche come avrei reagito trovandomi di

Ho imparato anche che oggi una delle

fronte una modella professionista, magari

componenti fondamentali di una bella

anche in abiti succinti... ma la cosa che più

fotografia è la post-produzione. Non sto

di tutte mi spaventava era il dialogo che

parlando di stravolgere una foto, sto

avrei dovuto instaurare con il mio soggetto.

parlando di aggiungere quel tocco che

Quando arrivò il mio turno per scattare, iniziò

magari può renderla "tua". E questa è un'altra

la mia scena muta, come fossi a scuola. Lì

delle nozioni che mi venne spiegata al primo

intervenne Riccardo Tagliabue, il Signor

workshop: oggi, il fotografo ha inglobato nel

StudioFocus, facendomi notare che forse

suo ruolo quello che una volta era del

sarebbe stato meglio che dicessi qualcosa

fotolitista (termine e figura professionale che

alla modella invece di lasciarla

non avevo mai sentito prima e che – dal

addormentare; è lui il mio

dizionario – “indica l'operaio specializzato

“#maetronumerodue”.

che eseguiva ritocchi fotografici prima della

Da quel 21 gennaio ho cominciato a

riproduzione litografica”). Ho imparato nel

frequentare tutti i workshop di StudioFocus;

tempo ad usare e dosare la mia post-

ogni volta vedevo che qualcosa cambiava,

produzione e non sono d'accordo con chi

sia nella qualità degli scatti sia nel rapporto

oggi si schiera totalmente contro a questa

con le modelle, e le mie foto cominciavano

attività.

ad essere apprezzate. Ho avuto anche

Nonostante siano passati già quattro anni da

l'opportunità di essere presente durante la

quando ho cominciato a scattare

realizzazione del primo numero di Lilac,

seriamente, ogni volta che mi trovo sul set,

anche se in quel caso il mio ruolo fu solo di

non importa che sia per piacere o per lavoro,

addetto all'aspirapolvere.

c'è sempre una grande emozione, con la

Poi, un giorno, Fabio Principe mi chiamò per

paura di sbagliare che non mi abbandona

sostituirlo per un lavoro e così è nata la mia

mai. E forse è anche per questo che oggi mi

collaborazione con lo studio.

trovo spesso a chiudermi in studio per

Ogni volta che mi ritrovo a scattare cerco di

scattare con un soggetto con cui sono


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tranquillo e con cui posso sperimentare senza problemi: io. Mi piacciono talmente la fotografia ed i ritratti che ho cominciato a giocare a fare il modello di me stesso, senza rischio di fare danno e giocando anche ad apparire come magari non sono nella realtà. Ma i ritratti non sono la mia unica passione. Continuando a frequentare lo studio, ho avuto l'occasione di conoscere un altro fotografo di fama internazionale: Davide Messora; grazie a lui ho avuto occasione di entrare nel mondo della fotografia sportiva, un mondo ovviamente totalmente diverso da quello a cui ero abituato ma che è ricco di emozioni e di situazioni davvero cariche di adrenalina. Fotografare a bordo pista una moto in azione è davvero coinvolgente; ti senti parte della scena pur restando defilato. Inutile dire che Davide si è guadagnato con estrema facilità il titolo di “#maestronumerotre”. Insomma, dopo questi quattro anni posso dire che ero presente sul set per la realizzazione del primo numero di Lilac come aiutante addetto all'aspirapolvere e che oggi mi trovo ad esserne uno dei protagonisti. E se oggi qualcuno mi chiedesse "Cosa ti piacerebbe fare da grande?" non avrei nessun dubbio; la mia risposta sarebbe una sola: un servizio fotografico a Samuele Bersani… pellicola sensibile… ovviamente!

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ogni volta che mi trovo sul set, non importa che sia per piacere o per lavoro, c'è sempre una grande emozione

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Marcello


Motisi

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M

amma e Modella questo mese presentiamo una donna che ha scoperto di essere modella non come spesso accade da giovanissima, ma quando il suo carattere era già formato e ha saputo mettersi alla prova davanti all’obiettivo della macchina fotografica 58


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Mi nutro di passione e vivo di emozioni... Forse proprio per questo motivo ho fatto tutto al contrario ...: mi sono sposata a 19 anni e a 21anni, quando ero ancora io stessa una bambina, sono diventata mamma della mia prima bimba e a 24 della seconda... Poi intorno ai 30 anni ho cominciato a posare quasi per gioco e ad un'età improbabile per poter pensare di diventare una modella ... Ma nonostante tutto ciò ho avuto la fortuna di trovarmi davanti all'obiettivo di fotografi importanti e l'onore di avere numerose pubblicazioni in riviste del settore. La passione per questo lavoro mi ha coinvolta e stregata ... adoro posare e creare insieme al fotografo delle immagini che suscitino delle emozioni in chi le guarda. Ho tanti hobbies: dalla musica alla danza, alla pole dance, al disegno e alla pittura, adoro perdermi tra le pagine ... cartacee ... di un libro ... sono una creativa e una passionale e per questo amo ogni forma ed ogni espressione!

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Sono un fotografo freelance, un tempo mi piaceva definirmi professionista in quanto gestivo uno studio di mia proprietà a Genovama dopo la chiusura di questao ho iniziato ad avere un approccio alla fotografia completamente diverso. Dopo vari anni di fotografia pubblicitaria ho deciso di riprendere la strada del freelance per essere piu libero e “viaggiare piu leggero”, per dare piu spazio alla passione piuttosto che agli aspetti commerciali. Lavoro tra Genova e Milano, spesso sono all’estero. La passione per la “comunicazione visiva” mi ha portato a ragionare anche in termini di video. Inizialmente piccole clip che riuscivano a dare quell’emozione in piu. Dalla fotografia al video.Andata e ritorno, a 360 gradi. Eseguo fotografia aerea e riprese subacque, ricerco sempre la lettura emozionale e meno quella didattica. Cominciai anni fa con la fotografia di moda, per anni ho lavorato alle in Italia, Maldive, passando per Seychelles,Egitto,Spagna, Albania … sviluppando anche la fotografia “da catalogo” e di conseguenza i video emozionali e informativi per resosrt e agenzie. Sempre piu mi avvicino,oggi, a quello che definirei semplice ritratto. Ho ripulito al massimo, spesso mi trovo solo con il mio soggetto. E’ ricomparsp ,sempre piu, il bianco e nero. Spesso la penombra. La ricerca di immagini minimaliste.Forse un viaggio introspettivo. La continua ricerca alla quale non deve rinunciare nessun fotografo. Amatore o professionista che sia. Il cambiamento è regola. www.colomboclaudio.format.com

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SIMONA PILOLLA Riceve il suo soggetto solitamente a casa o in un caffè o altrove. Ci parla e ci scherza insieme per un po’. A volte in lingue non compatibili, con il linguaggio facciale. Empatia. Attende sinchè il soggetto non diventa un amico, un complice, un compagno d’avventura. Poi parte. Questa è la particolarità di Simona Pilolla. Empatia. Simona nasce nel 1975 e si avvicina alla fotografia, per caso, nel 2010. Nel 2013 si colloca nelle prime 150 posizioni tra i fotografi di matrimonio internazionali (fonte: MyWed) Nel 2014 abbandona il mondo della fotografia di cerimonia ritenendolo “poco creativo” e si dedica a tempo pieno alla sua passione: ritratti iconici in Fine Art. Nello stesso anno si trasferisce con la sua famiglia, per la quale dedica primariamente ogni momento possibile, a Tenerife (arcipelago delle Isole Canarie, Spagna)

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Le facciamo alcune domande: - Simona, perchè ti sei data alla fotografia ? Sinceramente per caso. Amo raccontare le persone, i loro stati d’animo, Amo vederle mentre interpretano un ruolo che nella maggior parte dei casi hanno sognato, in qualche momento della loro vita, di interpretare. O amo vederle mentre si perdono nei loro personali pensieri. Non amo la fotografia, invece. Non mi porto mai la macchina fotografica dietro, non passo il mio tempo a vedere i nuovi modelli di camere e lenti, non mi interessa per nulla. La fotografia è un mezzo, mi è utile per fare quel che faccio. Tutto qui. - Preferisci la luce naturale o artificiale ? assolutamente naturale. Non posso distrarmi dall’osservare chi sta di fronte a me. Devo essere concentrata e far si che escano le sue emozioni, i suoi pensieri. E fare click al momento giusto. A volte passiamo mezz’ore intere a guardarci o a chiaccherare del più e del meno prima di impugnare la macchina fotografica. Da quando abito a Tenerife mi capita di lavorare con soggetti di provenienze internazionali. Non parlando inglese ho avuto qualche difficoltà iniziale, lo ammetto. Ma credo che il linguaggio visivo sia quel che più conta: chi ti sta di fronte deve fidarsi di te, abbandonarsi totalmente, credere in te. E questo lo si legge sempre negli occhi, non nelle parole. - Andavi molto forte, a quanto ci risulta, nella fotografia di matrimonio. Hai abbandonato, perchè ? Si è vero e mi fa molto piacere… ero abbastanza ricercata Eppure non vivevo l’emozione prima degli scatti, cosa che invece mi capita sempre prima di un mio shooting. I matrimoni che facevo erano meravigliosi (e mi han permesso di stringere amicizie che durano tutt’ora) ma non mi permettevano di raccontare “la persona” e nemmeno di “creare una storia”. La storia era quella, dovevo raccontare una storia di un giorno… non il passato, non il presente quotidiano e non le speranze future. Allo stesso modo non vi era la possibilità di inserire le persone all’interno di una storia mia e vedere come reagivano. Dovevo seguire un copione. Era poco creativo, per me. - Oggi a cosa ti dedichi principalmente ? Alla mia vita. Che in primis è la mia famiglia. Poi il mio tempo libero. Ci siamo trasferiti a Tenerife nel 2014 per questo motivo. Il lavoro in Italia non ci mancava (ma le condizioni lavorative erano quelle che tutti conoscete…). Volevamo vivere. Ora viviamo. - Ok, e per quanto riguarda la fotografia ? La fotografia occupa comunque uno spazio importante nella mia vita, non passa giorno che non ci pensi. Anzi, non passa un’ora che non ci pensi, ad essere sincera. Amo, non posso farne a meno, raccontare le persone. Amo vedere in uno sguardo una storia di vita vissuta. Amo creare storie e scenari. Mi alterno tra ritratti a soggetti casuali, non professionisti del nostro campo, e miei servizi con modelle e modelli. Nei primi la storia è creata da loro, senza distrazioni, senza scenari, senza nulla. Solo i loro occhi. A volte sono storie felici, a volte tristi o sognanti. A volte sono vuote o colme di speranza. 81


E’ emozionante per me come per loro. Invece quando lavoro per le mie storie costruisco tutto. Scelgo la location, gli abiti, il tipo di modella, il mood… e lascio che davanti a me accada il tutto. - Ci hai detto che sei poco legata alla tecnica, ci racconti come lavori per un ritratto ad una persona ? Oddio, so come funziona una macchina fotografica, precisiamo O almeno so come funziona quel che mi serve per raggiungere il mio scopo. Ammetto di non conoscerne magari alcuni aspetti ma probabilmente non mi servono, probabilmente mi distrarrebbero… Cosa succede… vengo contattata dal cliente (o scelgo io il soggetto quando vedo in lui “qualcosa", capitano entrambe le cose). Ci incontriamo, si chiacchera (e da quando sono a Tenerife è diventato un momento molto particolare… a volte chiaccheriamo in lingue differenti). Lo osservo mentre parla, guardo i suoi occhi, le sue espressioni, la sua postura. Ci si mette d’accordo per il giorno e l’ora degli scatti. Poi ci si incontra nel giorno prefissato. Ancora si chiacchera. Mai di fotografia e mai di quello che andremo a fare. Devo sentire le sue storie, devo sentire quel che ha voglia di condividere con me in quel momento (sempre un po’ imbarazzante per loro). Poi partiamo. Macchina fotografica in mano. Qui si alternano momenti di risate, momenti di altre chiacchere e momenti di silenzio. Deve “uscire". E qui accade quello che aspetto: fa un sospiro. Esce. Inizio a fotografare. Diventa tutto facile. E’ mio ed io sono sua. Siamo in sintonia. E’ un momento magico che adoro. - Raccontaci qualche momento particolare che ti è accaduto durante questi servizi? Quando la persona “esce”, dopo il sospiro di abbandono, accade di tutto. Ho visto persone piangere di fronte a me o ridere a crepapelle senza io saperne il motivo. Entrano nel loro mondo e me lo mostrano con le loro espressioni, posture, sguardi. Le parole non ci sono più, non è più il momento. - E per quanto riguarda invece i servizi che crei tu, le tue storie ? Come ogni donna ho una fantasia galoppante, mai sazia. Oltre a raccogliere le storie dei miei soggetti ho il desiderio di raccontare le mie. Nascono per caso come ogni altra fantasia per ciascuno di noi. Magari cammino per le strade e vedo un cappello o un albero o una ragazza dai capelli particolari, non lo so. Questo mi scatena i pensieri, il cervello inizia a frullare, mi vengono in mente scenari, pose, make up, luci o quel che serve per raccontare la mia fantasia. In quel momento parte l’organizzazione, solo dopo che nella mente tutto si è delineato ed allineato. Cerchiamo la location, cerchiamo i vestiti (amo pazzamente i mercatini dell’usato, nei quali ogni oggetto ha una storia addosso), cerchiamo la modella o il modello o quel serve. Sintonizziamo il tutto e partiamo. Il giorno dello shooting è sempre molto emozionante per me. Vedere arrivare separatamente tutti i componenti di ciò che ho solo immaginato. Metterli insieme. Trovare il modo per far si che i protagonisti lo comprendano, lo immaginino, lo vivano. E’ ogni volta una sfida magnifica condivisa tra tutti i partecipanti. Quando tutto finisce sono distrutta 82


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Ma nel momento in cui termino la post produzione rinasce prepotente il desiderio di raccontare la prossima storia. Mia o loro che sia. . Che attrezzatura usi per lavorare ? Aspetta che guardo‌ scherzo Ho scelto da poco di lavorare con le mirrorless. Sono piÚ comode e leggere. Focali tra 50 ed 85. Non mi serve altro. Quale macchina o quale marca di lente uso lo ritengo poco importante per quel che faccio. La mia vittoria o il mio fallimento sono sempre di fronte a me, mai addosso a me.

- Come definiresti la tua avventura fotografica sino ad oggi ? Una storia. Come le vostre ;)

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