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HA POOL CONSTRUCTION: 2 uscite/anno, sotto il coordinamento di Professione Acqua con focus su progettazione, tecnologia, manutenzione e realizzazione di piscine e spa.
COMITATO DI REDAZIONE: Linda Marabello, Antonella Barbieri, Alessandro Favero, Beatrice Tornatore – Comitato di Redazione per l’edizione HA Pool Construction: Rossana Prola, Paolo Ferrario
HANNO COLLABORATO: Tullio Quagliotti, Marco Massari, Sonia Pecchioli, Andrea Peluso, Francesca Piccioli, Rossana Prola, Valter Rapizzi, Stefano Sghedoni. PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE: Jump Comunicazione - www.jumpcomunicazione.com
STAMPA: Graphicscalve Spa - Via Dei Livelli di Sopra, 6/a - 24060 Costa di Mezzate BG - Chiuso in tipografia: 15/03/2026
Sommario
ANNO XXVII - NUMERO 2 - MARZO - APRILE 2026
18
CONSTRUCTION
Le detrazioni fiscali 2026 valide per la piscina
Tullio Quagliotti
20 La sicurezza nelle operazioni di carico e scarico dei prodotti chimici in piscina
Stefano Sghedoni
24 Linee guida del telo in PVC armato per piscina posato
La redazione
28 I filtri a cartuccia in piscina
Valter Rapizzi
32 Le pareti d’acqua nelle piscine
Sonia Pecchioli
38 Le norme tecniche sugli acquascivoli
UNI EN 1069.1 e .2
La redazione
44 DPD e Sensori
Amperometrici per la misura del cloro libero
Andrea Peluso
Ostacoli, certezze e prospettive rassicuranti
Marco Tornatore
50 Il dimensionamento della vasca di compenso
Rossana Prola
56 Le acque di scarico delle piscine: Inquadramento Normativo, criticità e soluzioni tecniche
Francesca Piccioli
62 Sempre in carenza di liquidità? Il problema non è (solo) il fido
Marco Massari
64 Conosciamo Matteo Avigo, General Manager di Fluidra commerciale Italia
66
La redazione
Il Convegno d’Autunno 2026, l’evento per i soli Professionisti della Piscina
La redazione
EXTRA
14 La base della piramide
Rossana Prola
68 C ONSTRUCTION Imprese
72 EAA - Calendario corsi ed eventi
Foto di copertina:
Piscina turistico-ricettiva realizzata da Acquaplus srlMonteriggioni
H.A., DA 27 ANNI IL MAGAZINE PIÙ SEGUITO NEL
SETTORE PISCINA & WELLNESS
Edito da sempre in forma cartacea ogni 2 mesi, è oggi pubblicato su due portali web e promosso attraverso newsletter contenenti anche comunicati commerciali.
Dal 2019 si presenta in due linee editoriali ben definite che nel 2023 hanno cambiato nome per adeguarsi alle necessità del momento diventando così:
4 NUMERI ALL’ANNO CHE TRATTANO DI ARGOMENTI DI INTERESSE PER GESTORI E PROPRIETARI DI IMPIANTI NATATORI E CENTRI FITNESS
2 NUMERI ALL’ANNO DI APPROFONDIMENTI TECNICI PER COSTRUTTORI E MANUTENTORI DI PISCINE CURATI DA PROFESSIONE ACQUA
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Ostacoli, certezze e prospettive rassicuranti
La spesa energetica è l’insidia che condiziona pesantemente chi opera nel settore. È la principale voce di costo che penalizza i bilanci di chi è proprietario di una piscina (in genere una vasca residenziale o di centro sportivo o di hotel) o la gestisce (vasca pubblica). Un onere cresciuto a dismisura e assorbito in particolare da riscaldamento e trattamento dell’acqua, filtrazione, sistema di aerazione, illuminazione, climatizzazione ambienti: insieme pesano sull’equilibrio economico della struttura. In questo senso, non avere un piano di monitoraggio, ottimizzazione e investimento significa rischiare di pregiudicare definitivamente la marginalità e il futuro di molte piscine.
Pochi hanno la preparazione per operare le scelte più adeguate in materia energetica e, se siamo consapevoli di questo deficit, è opportuno rivolgersi ad esperti che, purché credibili, possono aiutare in un percorso finalizzato a rilevanti riduzioni dei costi. L’alternativa è arrangiarsi, con il pericolo di sbagliare decisioni o investimenti
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Ma se questo è il problema che da tempo attanaglia il settore, lo scenario odierno e in prospettiva è piuttosto confortante.
Il mercato sta vivendo una fase positiva, con un domani che può rivelarsi addirittura migliore. Certo, anche l’onda decisamente entusiasmante va cavalcata sapendo valorizzare le opzioni che il settore offre. Digitalizzazione, automatismi, monitoraggi e raccolta dei dati sono tutti fattori insostituibili che però vedono buona parte degli addetti ai lavori poco ferrata e capace di tesaurizzare queste opportunità.
I benefici, come indicano tanti operatori europei, sono veramente molti, ma bisogna padroneggiare la materia,
Lo scenario odierno e in prospettiva è piuttosto confortante
magari chiedendo aiuto a chi propone soluzioni condividendo il percorso in modo attivo, non limitando il proprio intervento alla fattura da saldare.
Le risposte devono venire dalle aziende produttrici e fornitrici, dai professionisti specializzati o dalle associazioni di categoria che possono aggiornare e formare imprenditori, manager, tecnici e manutentori.
Il fine è quello del benessere - del titolare della vasca, del fornitore, del fruitore secondo una relazione win-win – sapendo che ogni piscina, privata o pubblica, deve essere il contesto ideale per la sicurezza, la salute, la prevenzione e la migliore condizione fisico-mentale di chi si immerge in una vasca (o ci lavora).
Avere questa certezza favorisce un fenomenale futuro per ogni piscina e, più in generale, per la pool industry e il circuito che ne alimenta le fortune o le insidie, legato al comportamento responsabile, virtuoso e consapevole di tutti gli attori coinvolti.
Marco Tornatore
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ASSOPISCINE NEWS
ASSOPISCINE DAL FORUM DI BOLOGNA ALLA LEGGE QUADRO SULLA SICUREZZA, ORA SCATTA IL PASSO DECISIVO
Si è svolto dall’11 al 13 febbraio 2026 Forum Piscine, l’evento di riferimento per il settore piscine e wellness in Italia. La presenza dell’Associazione ha confermato il suo ruolo sempre più centrale in prima linea nella promozione di qualità, sicurezza e professionalità per tutta la filiera. Assopiscine è infatti impegnata in un programma di valorizzazione delle competenze tecniche e nella promozione di protocolli certificati condivisi per garantire la sicurezza degli impianti e la qualificazione degli operatori.
“ ForumPiscine rappresenta da sempre un momento fondamentale di confronto e crescita per il nostro settore” – dichiara il Presidente di Assopiscine Ferruccio Alessandria – “Essere presenti nel 2026 con questo importante afflusso di visitatori tra associati e non accorsi al nostro stand dedicato, significa rinnovare l’impegno nel sostenere imprese e professionisti attraverso una visione orientata alla sicurezza e alla qualità degli impianti”.
Nel corso della manifestazione, Assopiscine si è fatta promotrice di importanti momenti di aggiornamento e confronto dedicati ai professionisti del settore . Tra questi un incontro tecnico dedicato alla certificazione degli impianti e messa a norma delle strutture e gestione dei contenziosi con il prezioso intervento del Vicepresidente Assopiscine Maurizio Gorato, l’avvocato della Commissione Tecnica Dario Lo Re e dei Consiglieri Direttivi Sonia Greco e Paolo Redaelli.
“Il contributo di Assopiscine è stato decisivo per costruire un punto di equilibrio tra la sicurezza dei cittadini e le esigenze di un comparto che chiede risposte chiare e tempestive. Quando la politica sceglie il confronto e la condivisione, i risultati arrivano e lo dimostra il lavoro fatto fino ad oggi, dobbiamo proseguire fianco a fianco con Assopiscine per trasformare questo percorso in un risultato definitivo e portare all’approvazione del Disegno di Legge”- sottolinea Andrea Costa, rappresentante del Ministero della Salute.
“ L’impegno per la sicurezza rappresenta anche un tassello importante nella strategia generale della protezione civile. La tutela del cittadino passa anche attraverso impianti sicuri monitorati e gestiti da operatori formati e certificati.
“Queste le significative parole dell’Avv Andrea Luberti, intervenuto durante il Convegno sulla Sicurezza, organizzato da Assopiscine, giovedì 12 febbraio.
Preziosi anche gli interventi del Senatore Marco Lombardo e dell’Onorevole Chiara Tenerini: “ La sicurezza nelle piscine deve diventare una priorità nazionale. Non possiamo più tollerare vuoti normativi che mettono a rischio la vita delle persone soprattutto dei più piccoli”.
Un percorso verso una legge quadro nazionale finito poi sul tavolo della Commissione Affari sociali della Camera, martedi 17 febbraio dove è stato avviato l’esame del disegno di legge per la salute e la sicurezza delle piscine. La relatrice, Patriarca (FI) ha illustrato articolo per articolo i contenuti del provvedimento, dando avvio ad un prezioso confronto istituzionale. Un tassello motivo d’orgoglio per il Presidente Alessandria e per l’intero Consiglio Direttivo e Commissione Tecnica che quotidianamente lo affianca.
Tra le principali novità dell’edizione forum Piscine 2026, l’istituzione del premio Tecnico Assopiscine, riconoscimento che ha premiato l’impianto capace di distinguersi per caratteristiche tecnologiche con particolare attenzione a sostenibilità, risparmio energetico e idrico e sicurezza . Il vincitore , Mirani Piscine , è stato proclamato durante la Cerimonia ufficiale del Pool Award. I nostri complimenti vanno quindi al nostro associato, Gianluca Mirani e a tutto l’intero staff che, generazione dopo generazione, ha saputo affiancare la passione e la dedizione alla preparazione tecnica e il costante aggiornamento.
I prossimi appuntamenti in agenda di Assopiscine saranno: InOut Expo Rimini, 9-11 ottobre 26 , FBS Forum Italy 11-12 novembre 2026 alla Fiera di Bergamo .
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ACQUANET NEWS
ELETTO IL NUOVO CONSIGLIO
DIRETTIVO
L’Assemblea dei Soci di Acquanet Associazione dei costruttori di piscina ha eletto lo scorso 11 febbraio il nuovo Consiglio Direttivo che il 2 marzo ha designato al proprio interno le cariche di Presidente, Vice e Segretario.
Il nuovo Consiglio Direttivo è ora così composto:
• Presidente: Maria Pia Cafagna, Brugiò srl, Andria (BAT)
• Vice Presidente: Rossana Prola, di Professione Acqua srl di Solferino (MN)
• Segretario: Francesco Saverio d’Apuzzo, di d’Apuzzo Piscine srl di Lettere (NA)
I Consiglieri, entrambi di nuova nomina, sono:
• Gianluca Cordioli di Amadori Piscine srl, Padenghe sul Garda (BS)
• Pierre Spinelli di Ideal Control srl, Concorezzo (MB), già Delegato ai Rapporti Istituzionali
Il Nuovo Direttivo risulta quindi avere 4 costruttori su 5 componenti, rispecchiando perfettamente la compagine associativa.
L’Assemblea, oltre a complimentarsi con gli eletti, ha applaudito i due consiglieri uscenti, Claudio Beati e Valter Rapizzi, che hanno preferito non ricandidarsi per lasciare spazio a persone e idee nuove.
L’elezione appena avvenuta è stata la prima in cui veniva applicato il nuovo Statuto con cui i due Soci Fondatori hanno perso il diritto di sedere a vita nel Direttivo. Per la prima volta quindi, i Soci hanno potuto eleggere tutti i componenti del principale organo direzionale dell’Associazione. La non designazione della Prola a Presidente, che aveva ricoperto questo ruolo per 12 anni, rispecchia la volontà dei due soci fondatori di dare un nuovo un nuovo sviluppo ad Acquanet attraverso le idee ed il lavoro di persone nuove.
ACQUANET SI RINNOVA E CRESCE
Paragonando lo stesso periodo con quello dello scorso anno, il 2026 si è aperto con un aumento dei soci, confermando la validità del processo di rinnovamento messo in atto dal precedente Consiglio Direttivo che, di fatto, ha trasformato Acquanet da Associazione di Settore ad Associazione di Categoria, quella del costruttore di piscine, numericamente la più rappresentativa nella filiera. Lo scorso anno infatti, i Soci sono stati chiamati a votare il nuovo Statuto che ne ha cambiato la denominazione in ACQUANET Associazione dei costruttori di piscine e lo scopo, che ora è quello di tutelare gli interessi della categoria delle imprese operanti nel settore della Costruzione di Piscine. Di fatto è stato formalizzato ciò che da sempre è Acquanet, ovvero la casa dei costruttori di piscine che da molti anni costituiscono più di ¾ della compagine associativa.
LA PROSSIMA RIUNIONE DEI SOCI
I soci di Acquanet Associazione dei costruttori di piscine da sempre si ritrovano due volte l’anno, in primavera, per l’Assemblea, e in autunno, per una riunione informale che serve a porre le basi sulle iniziative da mettere in campo l’anno successivo. La prossima riunione di questo tipo si terrà il 1° dicembre a Colli del Tronto (AP) in occasione del Convegno d’Autunno di Professione Acqua che da sempre offre gratuitamente i suoi spazi ad Acquanet. Alla riunione, su cui i soci riceveranno tutti i dettagli nei prossimi mesi, seguirà la tradizionale cena associativa che nel 2025 si è svolta nell’incantevole Isola dei Pescatori, una delle località più belle e visitate del Lago Maggiore.
MASTER POOL BUILDING
NUOVI PROFESSIONISTI NEL NETWORK MASTER POOL BUILDING
Sono nove i nuovi Professionisti che, dopo aver frequentato l’impegnativo percorso di aggiornamento formativo di 72 ore e superati i due severi esami, entrano nel network MPB. Il network d’eccellenza è ora composto da 45 aziende sparse in 13 divere Regioni. Da segnalare quest’anno anche l’esclusione di due aziende già parte del network per non aver completato il percorso di formazione continua previsto per tutti i MPB, a conferma della serietà del progetto fortemente voluto e supportato da Acquanet Associazione dei costruttori di piscina. Dopo il primo percorso di ammissione, infatti, per poter mantenere la loro qualifica, i Master Pool Building devono frequentare 20 ore di corsi formativi ogni anno.
I nuovi Master Pool Building 2026 sono:
Danzi Enrico MR Soluzioni Povegliano V. (VR)
Del Nista Sara Global Piscine Casciana Lari (PI)
Lenares Giovanni Ydroterm Valmorea (CO)
Muner Gianni Progestra Trevignano (TV)
Mura Damiano Zilania Tech Pralormo (TO)
Peccia Daniele DP Piscine Città d. Pieve (PG)
Rossi Marco Acqualab Impruneta (FI)
Spinelli Giuseppe RS Piscine Caltanissetta (CL)
Zentilin Nicolò ZS Piscine Borso d. Grappa (TV)
Tra le novità di quest’anno c’è anche la creazione di un gruppo di lavoro interno ad Acquanet dedicato proprio al percorso MPB. Il gruppo di lavoro, voluto dal Consiglio Direttivo uscente e composto principalmente da MPB, inizierà presto la sua attività che apporterà nuovi suggerimenti e visioni innovative per un ulteriore sviluppo di questo percorso.
A novembre partirà il nuovo corso di qualificazione che, salvo novità che verranno introdotte dal gruppo di lavoro e dal neoletto Consiglio direttivo di Acquanet, sarà sempre composto da 72 ore di lezioni suddivise in 4 moduli didattici da 18 ore, ciascuno con un focus didattico bene definito: strutture, impianti, chimica dell’acqua di piscina, leggi e norme. Le lezioni si svolgeranno in 4 differenti settimane, ciascuna con tre giorni consecutivi di lezioni, una a novembre, una a dicembre e due a gennaio, tutte non consecutive tra loro. Il corso si terrà presso la sede dell’Associazione a Solferino (MN) ma le lezioni si potranno seguire anche da remoto.
I singoli moduli didattici potranno essere frequentati da chiunque, ad eccezione del modulo impianti per il quale è necessaria l’abilitazione di impiantista idraulico – lettera d. Chi però vorrà entrare a far parte del network, fregiandosi del logo MPB e delle promozioni che Acquanet riserva a questo suo progetto di punta, dovrà terminare anche in più anni, l’intero percorso formativo.
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IL PROSSIMO CORSO DI QUALIFICAZIONE MASTER POOL BUILDING
SEZIONE 1 - LEGGI E NORME
10-11-12 novembre 2026
L'Accordo Stato/Regioni e le leggi regionali
Le norme tecniche delle piscine
La qualificazione dell'azienda installatrice e la certificazione di conformità
La sicurezza sul lavoro
Urbanistica e permessi
La responsabilità civile e penale
Ore lezione 18
SEZIONE 3 - IMPIANTI
12-13-14 gennaio 2027
Il sistema di filtrazione
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Gli accessori interni alla vascaSkimmers, bocchette e aspirazioni
8 Il dimensionamento dell'impianto di filtrazione
Esercitazione pratica: dimensionamento impianti
9 Il riscaldamento dell'acqua
Gli impianti elettrici
Ore lezione 18
I POSTI SONO LIMITATI
PRENOTA IL TUO POSTO! per info e iscrizioni: info@acquanetpiscine.it cell.3335259383 per saperne di più: www.masterpoolbuilding.it
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SEZIONE 2 - STRUTTURE
15-16-17 dicembre 2026
Le strutture
I materiali strutturali
Esercitazione pratica: strutture
La sicurezza nella realizzazione delle piscine - Le norme
Rivestimento in PVC
Impermeabilizzazioni e rivestimenti
Ore lezione 18
SEZIONE 4 - CHIMICA
26-27-28 gennaio 2027
Cenni di chimica dell'acqua
I prodotti chimici per il trattamento dell'acqua
Il trasporto in ADR 11
I sistemi automatici di regolazione e controllo
L'elettrolisi del sale
Gli impianti ad ozono ed i raggi UV 12
Esercitazione pratica
La sicurezza nella manipolazione di prodotti
Ore lezione 18
La base della piramide Editoriale Construction
Rossana Prola prola@professioneacqua.it
Nei corsi motivazionali per le aziende si parla spesso della costruzione dell’eccellenza. L’eccellenza è passata, in pochi anni, da essere un'esperienza d’élite, destinata ai pochi che riescono a permettersela, perché per arrivarci bisogna lavorare davvero tanto, a bisogno primario. Ormai, se non eccelli non sei nessuno. Ed il risultato è che tutti dicono e/o pensano di eccellere,
ma se tutti sono eccelsi come si fa a distinguersi? L’eccellenza diventa la normalità. Una normalità bizzarra, con aziende improbabili che si mettono a fare cose, rincorrendo i crm, i lead, gli engagement, spesso senza nemmeno comprendere cosa stanno davvero facendo.
In molti settori i motivatori, i coach aziendali, gli allenatori d’impresa, i consulenti, per rappresentare l’eccellen-
Sarebbe forse il caso di pensare un po' di più alla base della piramide: siamo sicuri che quella ce l’abbiamo davvero?
za utilizzano una piramide, a diversi livelli a seconda del settore del quale ci si sta occupando. Al primo livello sta la base, quella senza la quale l’azienda non ha ragione d’essere, e nei corsi la si dà sempre per scontata. Oltre alla base si posizionano i livelli successivi e gli allenatori servono per costruire il vertice, quello dell’eccellenza, appunto, che tanto stretto non deve poi essere, visto che tutti vogliono stare lì.
Senza nulla togliere al grande valore degli allenatori, che devono giustamente puntare in alto e nella maggior parte dei casi lo fanno benissimo, sarebbe forse il caso di pensare un po' di più alla base della piramide: siamo sicuri che quella ce l’abbiamo davvero? Siamo sicuri che la nostra azienda sia davvero poggiata su basi solide, su conoscenze e capacità ormai consolidate, correttamente trasmesse e patrimonio dell’organizzazione nel suo complesso invece che di poche persone?
La base di una piramide è quella sopra la quale si costruisce tutto il resto; senza la base la piramide semplicemente non esiste. Dare per scontato che ci sia e sviluppare abilità che non posseggono adeguate fondamenta significa costruire nel vuoto qualcosa che, al primo soffio di vento, cadrà. Quanto tempo ci vuole per dare ad un'azienda una adeguata solidità di base (appunto)? Anni, tanti anni. C’è un modo, a mio parere, molto semplice per comprendere se una organizzazione può dedicarsi all’eccellenza: avere la certezza che sopravviva all’assenza del suo fondatore. Farsi questa domanda e darsi una risposta sincera è una prima importante verifica per comprendere se la nostra piramide ha una base solida e, di conseguenza, se esiste la possibilità di crescere.
Lavorare sulla base della piramide serve a costruire un futuro solido, senza dare per scontato che ci sia e che sia correttamente impostata. Moltissime aziende, di qualunque cosa si occupino, non dedicano molto tempo alla definizione dei processi interni, al consolidamento delle conoscenze, alla dotazione di strutture e semplicemente di materiali corretti ed efficienti.
Facendo un esempio pratico, nel caso della gestione di una piscina pubblica, prima di pensare a sviluppare un sistema di costumer satisfaction che ispiri l’effetto wow forse sarebbe il caso di sistemare la pulizia, la qualità dell’acqua e dell’aria, le dotazioni degli spogliatoi, la qualità degli istruttori… Oppure, per un’azienda che costruisce piscine, prima di pensare a come catturare l’emozione del cliente (e fargli firmare il preventivo) forse sarebbe il caso di verificare che la piscina che si costruirà sarà ben fatta, a norma, con un giusto valore rispetto ai soldi versati, realizzata nei tempi concordati. Altrimenti, il rischio è quello di promettere la luna senza essere in grado di dare nemmeno il dito che la indica, con conseguenze molto negative sul lungo periodo.
SUPERARE
Le detrazioni fiscali 2026 valide per la piscina
Tullio Quagliotti
tullio@studioquagliotti.com
Cerchiamo di fare chiarezza nel panorama delle agevolazioni fiscali tra percentuali, requisiti e opportunità concrete perché orientarsi in questa materia può sembrare complesso ma, con le giuste informazioni, diventa molto più semplice
Bonus Ristrutturazioni
Come principio generale, nel 2026 rimangono in vigore i bonus al 50% per la prima casa e al 36% dalla seconda dopodiché, dal 2027, anche quello sulla prima casa scenderà al 36%. Il massimale di spesa su cui sarà possibile calcolare le agevolazioni è di 96 mila euro (per anno e per immobile) e la detrazione si ripartisce in dieci rate annuali di pari importo, fruibili se capienti nell’Irpef dovuta nell’anno di riferimento.
Sono stati confermati anche per il 2026 il “sisma bonus” e il “bonus mobili ed elettrodomestici”, quest’ultimo solo se collegato a lavori di ristrutturazione e con un tetto massimo di 5 mila euro.
La Piscina: Quando Rientra nelle Agevolazioni?
Qui dobbiamo essere onesti: la piscina, di per sé, rappresenta un elemento che può creare qualche incertezza. Non esiste una normativa specifica che la includa esplicitamente tra gli interventi agevolabili come accade per le barriere architettoniche o l'efficientamento energetico; tuttavia, anche catastalmente, la piscina è “graffata” all’immobile al quale è asservita e, di conseguenza, la sua
ristrutturazione può ben rientrare nelle detrazioni anche laddove l’intervento la riguardi in via esclusiva, e non solo marginalmente in quanto correlata ad interventi sul fabbricato. In ogni caso, che si tratti cioè di un intervento esclusivo o marginale, il plafond dell’intervento è da considerarsi unitario, ovvero con il limite complessivo ed assoluto dei 96 mila euro.
Altra peculiarità degna di nota è la disparità di trattamento riservata all’intervento di manutenzione ordinaria a seconda che si riferisca alla piscina “privata” (detrazione NON AMMESSA) piuttosto che a quella “condominiale” (detrazione AMMESSA).
Infatti, il citato art. 3 del D.P.R. 380/2001, con riferimento ai lavori sulle singole unità immobiliari per le quali spetta l’agevolazione, fa riferimento agli interventi elencati nelle lettere:
a. manutenzione straordinaria
b. restauro e risanamento conservativo
c. ristrutturazione edilizia
mentre, con riferimento alle parti condominiali, oltre agli interventi di cui alle lettere b), c) e d) fa riferimento anche agli interventi elencati nella lettera:
a. manutenzione ordinaria
Eccezione: relativamente alla “piscina privata”, l’intervento della sola manutenzione ordinaria non è ammesso al beneficio fiscale delle detrazioni a meno che questo non faccia parte di un intervento più vasto di ristrutturazione. Sono da considerarsi “manutenzione ordinaria” le riparazioni, il rinnovamento e sostituzione delle finiture, il mantenimento in efficienza degli impianti tecnologici esistenti, etc.
Un ulteriore requisito differenziante, a seconda che l’intervento riguardi una piscina privata piuttosto che condominiale, attiene alla modifica o alla conservazione dei caratteri preesistenti: la piscina privata ne richiede la modifica; quella condominiale, invece, la conservazione
L'Opportunità della Pompa di Calore
Ed eccoci a un punto interessante: l'installazione di una pompa di calore (anche) al servizio della piscina, può aprire prospettive particolarmente favorevoli. La normativa riconosce tra gli interventi agevolabili quelli finalizzati al conseguimento di risparmi energetici, con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego di fonti rinnovabili.
Una pompa di calore, sfruttando l'energia termica dell'aria, si configura proprio come un sistema a energia rinnovabile.
Attenzione però: il punto cruciale è che l'efficientamento energetico deve riguardare l'intero edificio residenziale, non la sola piscina.
Che si tratti di una piscina coperta (indoor) o scoperta (outdoor), l'impianto deve essere documentato come parte di un intervento più ampio di miglioramento dell'efficienza energetica dell'abitazione nel suo complesso.
Per massimizzare le possibilità di accesso alla detrazione, è consigliabile:
• Inserire l'installazione della pompa di calore all'interno di un progetto globale di efficientamento energetico dell'edificio.
• Acquisire la documentazione tecnica che attesti il risparmio energetico complessivo conseguito.
• Valutare con un tecnico abilitato come configurare l'intervento affinché risulti qualificante per l'intera unità immobiliare.
Le
Aliquote IVA: Un Altro Aspetto da Considerare
Oltre alla detrazione IRPEF, non dimentichiamo l'IVA agevolata, che rappresenta un risparmio immediato sulle spese da sostenere.
Per gli interventi di manutenzione straordinaria, come può essere la ristrutturazione di una piscina esistente, si applica l'IVA al 10% sulle prestazioni dell'impresa che esegue i lavori. Tuttavia, c'è un meccanismo particolare da conoscere:
quando l'appaltatore fornisce "beni di valore significativo" (caldaie, pompe di calore, etc.), l'IVA ridotta si applica solo fino a concorrenza del valore della manodopera. Sul valore eccedente dei beni si applica l'aliquota ordinaria del 22%.
Facciamo un esempio pratico:
se la ristrutturazione costa 20.000 euro, di cui 12.000 per la pompa di calore e altri beni significativi, e 8.000 per la manodopera, l'IVA al 10% si applicherà sulla differenza tra il totale e i beni significativi (20.000 - 12.000 = 8.000 euro).
Sui restanti 4.000 euro di beni si applicherà l'IVA al 22%.
Questione residuale per piscine asservite ad abitazioni cosiddette “di lusso” (quelle cioè con categorie catastali A/1, A/8 e A/9): in questi casi l’aliquota IVA che inciderà sull’intero intervento è del 22%.
Pratiche e Documentazione
Necessaria
Per accedere alle detrazioni, dovrete prestare attenzione ad alcuni adempimenti fondamentali:
Pagamenti: È obbligatorio utilizzare bonifico bancario o postale "parlante", che riporti:
• La causale del versamento con riferimento alla norma
• Il codice fiscale del committente pagatore nonché fruitore dell’agevolazione
• Il codice fiscale o partita IVA dell'impresa
Titoli abilitativi: A seconda dell'entità dell'intervento, potrebbe essere necessaria una CILA (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata) o altri titoli. Un tecnico abilitato saprà guidarvi.
Comunicazione ASL: Se prevista dalla normativa locale
Se la piscina è condominiale, ogni condomino potrà detrarre la propria quota di spesa in base ai millesimi o ai criteri stabiliti dall'assemblea. La percentuale applicabile dipenderà dal fatto che l'unità immobiliare del singolo condomino sia o meno adibita ad abitazione principale.
L'onere di fare una precisa ricognizione delle differenti fattispecie riferibili ai singoli condòmini spetta all’amministratore che dovrà rilasciare una certificazione che attesti l'ammontare delle spese sostenute e la quota imputabile a ciascun condòmino.
IVA
Modalità pagamento
10% (con limiti sui beni significativi) 22% sempre su immobili di lusso
Bonifico "parlante"
10% (con limiti sui beni significativi) 22% sempre su immobili di lusso
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In Conclusione
Ristrutturare una piscina nel 2026 può consentire le detrazioni fiscali, ma richiede attenzione nella configurazione dell'intervento e nel rispetto degli adempimenti. L'installazione di una pompa di calore rappresenta sicuramente un elemento qualificante, soprattutto se inserito in un progetto complessivo di riqualificazione.
Il consiglio più prezioso? Affidarsi a professionisti competenti fin dalla fase progettuale: un tecnico abilitato e un commercialista potranno indirizzare le scelte migliori, ottimizzando sia l'aspetto tecnico che quello fiscale. Le opportunità ci sono, basta saperle cogliere nel modo giusto.
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La sicurezza nelle operazioni di carico e scarico dei prodotti chimici in piscina
Stefano Sghedoni dr.sghedoni.stefano@gmail.com
Giovedì mattina, 9 maggio 2024, poco prima delle attività in acqua, a Guastalla, un fornitore di prodotti chimici arriva con un Intermediate Bulk Container (IBC) su autocarro per scaricare il prodotto contenuto nel serbatoio della piscina. Tuttavia, si verifica un errore: viene scaricato ipoclorito di sodio in un serbatoio di stoccaggio dell’acido solforico, causando una reazione chimica che libera cloro gas. Oltre 140 persone accusano malesseri, 80 accedo-
no nei pronto soccorso con lievi intossicazioni. La città è sconvolta, vengono coinvolte decine di ambulanze e mezzi delle forze dell'ordine. L’incidente, fortunatamente senza vittime, ha innescato un’emergenza che poteva divenire molto più grave.
Si tratta di un incidente "classico", dovuto a errori comuni nelle piscine, a volte per superficialità e imprudenza, molto più spesso per poche conoscenze
sui rischi, specie dei rischi chimici. Analoghi eventi si sono verificati spesso in passato, con dinamiche del tutto simili durante la fornitura di prodotti chimici con riempimento erroneo di serbatoi contenenti sostanze differenti; il caso più eclatante è stato a Trieste nel 2011, dove, per il contatto tra due prodotti cloranti chimicamente incompatibili, ci fu anche un’esplosione che causò gravissime ferite ad una giovane bagnina.
E’ necessario non dimenticare che le piscine, per la tipologia di prodotti che utilizzano ai fini del trattamento dell’acqua, sono fonte di numerosi rischi chimici e vari errori impiantistici oppure operativi, nello stoccaggio o nella manipolazione di sostanze chimiche, che possono avere conseguenze gravi, per lo più per la liberazione di gas tossici, irritanti e generalmente molto pericolosi.
Al fine di prevenire incidenti è essenziale che i prodotti siano principalmente conformi alle normative europee sulle sostanze e sulle miscele chimiche, in conformità ai regolamenti REACH (n. 1907/2006) e CLP (n. 1272/2008) o, nel caso dei disinfettanti e alghicidi, al regolamento biocidi o BPR (n. 528/2012); tali Regolamenti garantiscono che i prodotti siano sicuri nelle condizioni d’uso per le quali le sostanze e le miscele sono registrate e valutate, o, nel caso dei prodotti “biocidi”, sono autorizzate.
I prodotti utilizzati per la disinfezione dell’acqua in piscina, infatti, devono essere autorizzati come biocidi PT2, secondo il Regolamento BPR; come tali possono essere venduti solo dopo aver ricevuto l’approvazione dei principi attivi (p.a.) ma, nell’attuale periodo transitorio, se i p.a. sono nel programma di revisione europeo ma non ancora inseriti nella “lista positiva” possono comunque continuare ad essere venduti come Presidi Medico Chirurgici (PMC) già approvati, in virtù del DPR 392/1998 e smi, o come prodotti di “libera vendita” già presenti sul mercato; questi avranno tempo 180 gg dal momento dell’approvazione del p.a. per ottenere l’autorizzazione, in caso contrario le giacenze andranno smaltite entro un anno dalla data di approvazione; i biocidi che invece non vedranno approvati i p.a. nella lista positiva dovranno essere ritirati dal mercato.
Le informazioni richiamate nelle etichette e nelle Schede Dati di Sicurezza (SDS), garantiscono di base una gestione sicura delle sostanze, miscele e biocidi. Le Schede Dati di Sicurezza (SDS), redatte obbligatoriamente per tutte le sostanze pericolose, devono essere disponibili nella lingua del paese membro in cui sono commercializzati i prodotti, per tutti gli utilizzatori a valle che siano datori di lavoro, artigiani o lavoratori
addetti alla manipolazione dei prodotti. Le SDS devono contenere 16 sezioni obbligatorie e 50 sottosezioni, tutte compilate e, per le sostanze chimiche classificate come pericolose, l’etichettatura deve seguire i criteri CLP (Reg. CE 1272/2008). Ogni datore di lavoro deve garantire che le informazioni contenute nelle SDS siano aggiornate (ad oggi non più precedenti al 2020 e comunque con tutte le informazioni obbligatorie previste alla data di scadenza del 01/01/2023) e utilizzate per effettuare la corretta valutazione del rischio chimico, come previsto dall’art. 223 del D.Lgs 81/08
Le SDS sono fondamentali per la valutazione del rischio chimico, che deve essere inclusa nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) del datore di lavoro, il cui mancato rispetto può comportare sanzioni. È obbligatorio che i lavoratori siano formati e informati sui rischi associati alle sostanze chimiche, inclusi i rischi di esposizione e le corrette procedure di stoccaggio, manipolazione, uso dei DPI e smaltimento
I depositi di prodotti chimici devono essere conformi a specifiche normative di sicurezza, inclusi requisiti di illuminazione e ventilazione, separazione dei materiali incompatibili e protezione da incendi. Gli ambienti di stoccaggio devono essere segnalati anche esternamente, con l’apposita cartellonistica di pericolo, conforme agli Allegati XXIV e XXV del D.Lgs 81/08 e al CLP, mantenuti puliti, sgombri da materiale combustibile e chiusi a chiave.
I prodotti devono essere stoccati in contenitori etichettati correttamente secondo il CLP, separati in base alle incompatibilità e, se liquidi pericolosi, inseriti in vasche di contenimento con capienza pari al 110% il volume totale, per prevenire eventuali fuoriuscite accidentali; anche i serbatoi devono essere disposti in vasche di sicurezza o, in alternativa, possedere una doppia parete con intercapedine (c.s. “doppia camicia”). Durante il caricamento dei serbatoi di stoccaggio, è necessario evitare travasi non controllati, garantire l’identificazione corretta dei prodotti prima di dare un consenso allo scarico da autocisterna o IBC, anche applicando procedure e checklistes che prevedono controlli incrociati (ordine, ddt, etichettatura dei contenitori del fornitore, corrispondenza etichettatura cisterna di destino, ecc.), prevedendo sistemi di rilevazione/allarme/troppopieno dei serbatoi che devono essere riempiti, ecc.
Le tubazioni visibili che servono a trasportare le sostanze o le miscele pericolose a servizio dei serbatoi o degli impianti, devono essere etichettate in conformità con l’All. XXVI del D.Lgs. 81/08, con i pertinenti pittogrammi di pericolo in conformità del regolamento (CE) n. 1272/2008,
e resi visibili e identificabili anche in riferimento alla norma UNI 5634:1997; tali tubazioni, inoltre, devono essere tenute separate il più possibile per ridurre il rischio di un contatto accidentale tra liquidi diversi, devono essere ben fissate ai serbatoi e agli impianti che servono e, oltre al pittogramma di pericolo e al nome della sostanza, devono riportare anche la direzione del flusso. Si deve impedire di scaricare i prodotti di fornitura in condotte anonime, non adeguatamente segnalate e identificate; le tubature di carico, inoltre, devono essere tenute chiuse da tappi e valvole con lucchetto che impedisca a chiunque di aprirle se non in possesso delle chiavi, e devono avere aggancio di sicurezza, con raccordi del tipo “camlock”, meglio se anche di dimensioni differenti per prodotti chimici diversi.
In caso di fuoriuscite accidentali, le SDS nella sezione 6 forniscono indicazioni per la bonifica e il contenimento; tuttavia, devono essere previsti piani di emergenza per i rilasci di maggiore entità. Il personale addetto deve indossare dispositivi di protezione individuale
(DPI) adeguati, come guanti, occhiali e maschere per proteggersi dai rischi chimici. indicati anche nelle Sez. 8 delle SDS:
delle mani (con guanti preferibilmente in PVC o neoprene, aventi resistenza alla permeazione almeno di classe 4 –tempo di permeazione misurato > 120 min); degli occhi, con occhiali protettivi dotati di paraschizzi; delle vie respiratorie, in particolare una maschera con filtro adatto ai vapori acidi (filtro combinato di tipo B, di colore grigio per la protezione da cloro, e di tipo E , di colore giallo, per la protezione da gas acidi – es. acido cloridrico).
Le operazioni di caricamento e scarico devono essere effettuate da personale formato. È fondamentale evitare che i lavoratori non qualificati, come spesso i bagnini, intervengano direttamente in queste operazioni. Le attività devono essere monitorate e i locali di stoccaggio devono essere dotati di dispositivi di rilevamento per evitare la saturazione di gas tossici.
Il DVR deve includere una valutazione completa dei rischi chimici e di altre possibili problematiche, come la movimentazione di carichi, il piano di emergenza e i rischi interferenziali tra attività differenti e coincidenti. I locali dove avvengono le operazioni di scarico e manipolazione di sostanze chimiche devono essere ben separati dal pubblico, dotati di sistemi di protezione e attrezzature per la gestione di emergenze, e devono seguire tutte le normative di sicurezza vigenti. Particolare attenzione deve essere posta per gli spazi e gli ambienti confinati (rif. DPR 177/2011) a rischio inquinamento chimico, privi di aerazione, con accessi e percorsi non sicuri e, soprattutto, difficoltà di intervento e/o di eventuale recupero uomo in caso di emergenza.
In conclusione, prevenire i rischi da incidenti chimici in piscina comporta conoscenza, diligenza e attenzione, nulla deve essere lasciato al caso; in logica preventiva devono essere progettati e mantenuti adeguatamente i locali e gli impianti; devono essere utilizzati i prodotti corretti, conformi ai Regolamenti Europei e correttamente identificati da regolare etichettatura e devono possedere SDS aggiornate che devono essere conosciute da un personale ben formato e addestrato; le operazioni devono essere controllate e gestite con vari livelli di responsabilità, devono essere seguite procedure di sicurezza ben individuate anche nella stesura del DVR 81/08, applicando controlli ridondanti atti ad evitare miscelazioni erronee tra sostanze chimiche incompatibili che potrebbero causare sviluppo di gas e reazioni pericolose, provocando emergenze con rischi sia per gli addetti sia per i frequentatori delle piscine.
Doccia e lavaocchi, cartellonistica sicurezza per accesso in deposito solo da addetti formati con idonei DPI
Linee guida del telo in PVC armato per piscina posato
La redazione info@professioneacqua.it
Sono state presentate al Convegno d’Autunno 2025 e al recente Forum Piscine 2026 le linee guida sui limiti di accettabilità del telo in PVC armato per piscina posato che Acquanet Associazione dei costruttori di piscina ha fortemente voluto per colmare un vuoto normativo. Il telo per piscina è infatti la prima cosa che guarda il committente ed è sempre più spesso fonte di contestazione, a volte pretestuose. Con questo documento Acquanet intende tutelare costruttori e posatori definendo quali imperfezioni siano accettabili e quali no. Al fine di diffonderlo, ne pubblichiamo di seguito il testo completo.
1. INTRODUZIONE
Negli ultimi anni le contestazioni sulle piscine sono sensibilmente aumentate e molte di queste hanno per oggetto o partono da contestazioni sul rivestimento. Le norme tecniche vigenti non definiscono in che modo debba essere preparato il supporto e posato il telo armato per piscina. È quindi nato un confronto interno tra gli Associati ad Acquanet Associazione Costruttori di Piscine per colmare questo vuoto normativo redigendo linee guida interne all’Associazione, che definiscano cosa è effettivamente contestabile dal cliente e cosa no.
2. SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE
Scopo del presente documento è definire in modo univoco quali debbano essere i limiti di accettabilità del telo armato per piscina una volta posato, ovvero cosa sia accettabile e cosa sia corretto che venga contestato. Il documento si applicherà a qualunque tipologia di piscina il cui rivestimento è costituito da telo armato per piscina in PVC.
3.
RIFERIMENTI NORMATIVI
• UNI EN 15836-2:2010 Materie plastiche - Membrane di policloruro di vinile plastificato (PVC- P) per piscine interrate - Parte 2: Membrane rinforzate di spessore nominale maggiore o uguale a 1,5 mm
• UNI EN 16582-1: 2015 Piscine domestiche – Parte 1: Requisiti generali inclusi i metodi di sicurezza e di prova
• UNI EN 15288-1:2024 Requisiti di sicurezza per la progettazione
• UNI EN 16713-3 Piscine domestiche – Trattamento acqua
4. TERMINI E DEFINIZIONI
4.1. Telo armato per piscina: membrana impermeabilizzante in policloruro di vinile plastificato (PVC- P) per piscine interrate come definita dalla norma tecnica UNI EN 15836.2.
4.2. Contestazione: segnalazione attraverso la quale il cliente e/o la persona da lui delegata segnala ed individua presunti difetti e/o non conformità del telo armato per piscina una volta posato.
4.3. Posatore: professionista in possesso di sufficiente esperienza e preparazione tecnica in grado di garan-
tire la corretta posa del telo armato per piscina.
4.4. Perdita d’acqua: abbassamento del livello / consumo anomalo dell’acqua dovuto ad una fuoriuscita della stessa dalla vasca.
4.5. Grinze/pieghe del telo armato per piscina posato: increspatura del telo armato per piscina normalmente piccola e localizzata.
4.6. Bolle o borse del telo armato per piscina posato: rigonfiamento del telo armato per piscina posato rilevabili a piscina piena dovuto a presenza di sacche d’acqua o aria sotto il telo armato per piscina.
4.7. Ondulazioni del telo armato per piscina posato: non planarità del telo armato per piscina che si manifesta attraverso la formazione di deformazioni superficiali (“onde”).
4.8. PVC liquido: prodotto liquido colorato o trasparente in soluzione utilizzato in alcune tecniche di posa per la sigillatura delle saldature.
4.9. Saldatura del telo armato per piscina: processo di fusione della membrana in pvc attraverso l’uso di appositi utensili ad aria calda (termosaldatori).
4.10. Sormonto: sovrapposizione inevitabile di due lembi del telo armato per piscina in PVC.
5. CONTESTAZIONI
5.1 Generalità
Le contestazioni vengono mosse dal cliente/committente al suo referente contrattuale, in seguito denominato appaltatore. Eventuali azioni secondarie tra l’appaltatore ed il posatore non vengono prese in considerazione in questo documento.
Le contestazioni riguardanti il telo armato per piscina posso essere fatte dopo la posa, prima del primo riempimento, oppure a piscina riempita d’acqua.
Le contestazioni devono avvenire con i tempi ed i modi stabiliti dal Codice Civile.
Le contestazioni di natura estetica devono essere verificate dopo il riempimento della vasca e con temperatura dell’acqua di almeno 23 +/- 2°C ad eccezione delle contestazioni riguardanti differenze cromatiche e/o disomogeneità del prodotto stampato, di bruciature, macchie, abrasioni, ecc. che sono immediatamente riscontrabili.
5.2 Perdite d’acqua
Non sono ammesse perdite d’acqua dovute alla mancata tenuta idraulica del telo armato per piscina e/o alla sua posa. La verifica dell'entità della perdita dovrà tenere conto anche delle condizioni climatiche locali (vento, soleggiamento, ecc.) che influiscono sensibilmente sull’evaporazione e dell’impiego della vasca da parte dei bagnanti. In caso di perdite superiori a quelle provocate dall’evaporazione
e/o alla presenza di acqua sotto il telo armato per piscina, il cliente/committente può richiedere all’appaltatore un’indagine sulle possibili cause.
Al fine di consentire l’uso della piscina, le parti possono concordare di rimandare al termine della stagione natatoria le azioni di indagine e le azioni volte alla risoluzione del problema, senza penali a carico dell’appaltatore. Nel caso in cui l’indagine evidenzi che la causa della perdita d’acqua non sia dovuta alla tenuta del telo armato per piscina e/o dalla sua posa, ma ad altri fattori (ad esempio infiltrazioni di acqua dall’esterno della struttura), all’appaltatore andranno riconosciuti gli eventuali costi sostenuti per l’indagine stessa.
Nelle piscine domestiche, le contestazioni sulle perdite d’acqua possono essere prese in considerazione solo se eccedono la classe di permeabilità prevista e dichiarata dal costruttore della piscina come previsto norma UNI EN 16582-1.
5.3 Pieghe e grinze
Pieghe, grinze e ondulazioni del telo armato per piscina posato possono essere contestate solo a piscina piena d’acqua.
Grinze e pieghe sono da considerarsi accettabili fino ad un numero massimo di una ogni 50 m² di vasca in dimensione non superiore a 15 x 3 cm nelle vasche rettangolari. Nelle vasche a forma libera e/o con elementi architettonici complessi (scale in opera, pareti curve, ecc.), sono considerate accettabili fino a 3 grinze ogni 50 m², della stessa dimensione. Il numero massimo di pieghe/grinze accettabili si calcola considerando la superficie complessiva della piscina, anche se le pieghe/grinze si trovano nello stesso punto.
5.4 Bolle o borse
La presenza di bolle e borse può avvenire anche tempo dopo il riempimento della vasca. Ai fini dell’eliminazione del problema è importante che questo venga segnalato il più rapidamente possibile e comunque nei tempi e modi previsti al punto 5.1. Il metodo di indagine e di intervento andrà realizzato in conformità a quanto descritto nel punto 7.4.
5.5 Colorazione non uniforme
Col tempo, normalmente già dopo pochi mesi dalla posa, l’azione del sole e dei prodotti chimici presenti dell’acqua di piscina può portare ad una decolorazione naturale del telo armato per piscina. In particolare, è normale una differente decolorazione tra parti immerse nell’acqua e parti non immerse, ad es. nelle piscine a skimmer e sul bagnasciuga/spiaggetta. Il non corretto trattamento chimico dell’acqua e/o l’inadeguato utilizzo di prodotti e strumenti di pulizia, l’utilizzo di creme solari da parte dei bagnanti,
possono aumentare il processo di decolorazione del telo armato per piscina. Questo effetto di decolorazione o variazione di colore non può essere oggetto di contestazione. L’uso di rotoli di telo della stessa serie e colore ma di lotti di produzione diversi tra loro è ammesso solo se preventivamente comunicato al committente ed espressamente accettato dallo stesso in forma tracciabile. La comunicazione al cliente deve precisare che i teli posati potrebbero presentare differenze cromatiche fra loro.
L’uso di acqua con elevate concentrazioni di metalli, calcare e altre sostanze non compatibili col telo armato per piscina, può portare alla formazione di macchie, cambi di colore e altre difformità cromatiche. Anche per questi motivi è raccomandato l’uso di acqua potabile. È buona prassi che il costruttore della piscina verifichi preventivamente col committente quale acqua verrà usata per riempire la vasca. L’uso di acqua non potabile porta alla decadenza della garanzia sul telo armato per piscina e sulla sua posa per quanto riguarda i danni da scolorimento o colorazioni anomale.
NOTA: Le modalità del trattamento dell’acqua di piscina sono definite dalle seguenti norme tecniche: UNI EN 16713-3 per le piscine ad uso domestico, UNI 10637 per le piscine ad uso pubblico.
5.6 Finiture con PVC liquido
Alcuni sistemi di posa prevedono l’uso di PVC liquido in corrispondenza delle saldature e/o di punti critici. L’uso del PVC liquido è accettabile in cordoni non superiori a mm.5 di larghezza o per la correzione di piccole imperfezioni avvenute durante posa.
Col tempo, normalmente già dopo pochi mesi dalla posa, l’azione del sole, dei prodotti chimici presenti nell’acqua di piscina e degli eventuali metalli disciolti nell’acqua di riempimento (soprattutto in caso di uso di acqua di pozzo), possono portare ad un viraggio cromatico del PVC liquido. Questo effetto non può essere oggetto di contestazione.
5.7 Metodi di saldatura e sormonti
Il telo in PVC armato per piscina viene normalmente prodotto in rotoli di altezza pari a 165 e/o 205 cm. È quindi sempre necessario saldare più teli tra loro per garantire la corretta impermeabilizzazione della vasca. La saldatura del telo armato per piscina può avvenire con sormonto visibile o a planarità. Nel metodo con sormonto visibile il processo di saldatura prevede una sovrapposizione del telo armato per piscina. Al fine di garantire un accettabile risultato estetico, le dimensioni dei sormonti sulla stessa superficie planare, devono avere tutti la stessa larghezza, possibilmente compresa tra 4 cm e 8 cm, con una tolleranza massima sulla differenza tra un sormonto e l’altro di 0,5 cm.
Ogni sormonto deve essere perfettamente eseguito senza difformità.
Sui gradini il sormonto può essere di dimensioni inferiori, purché tali dimensioni siano armoniche fra loro. Il sistema ad accostamento a planarità totale (comunemente detto “testa a testa”) si compone di due lembi del telo armato per piscina che creano una superficie perfettamente planare. Con questo sistema, nelle zone orizzontali, scalini esclusi, non deve essere visibile alcun sormonto, salvo diversi accordi fra le parti.
5.8 Scivolamento
Le norme tecniche UNI EN 15288-1 E UNI EN 16582-1 prevedono che alcune parti delle superfici interne ed esterne alla vasca debbano possedere caratteristiche antiscivolo. In queste aree il posatore deve utilizzare rivestimenti in possesso delle opportune certificazioni. Il non corretto trattamento dell’acqua di piscina e/o una non corretta progettazione dell’impianto di circolazione, possono comportare la proliferazione di alghe e microorganismi che possono compromettere le caratteristiche antiscivolo del telo armato per piscina. Analogamente, anche l’uso improprio di strumenti abrasivi e/o forti prodotti chimici aggressivi, ad esempio per la pulizia del telo armato per piscina, possono causare una diminuzione delle caratteristiche antiscivolo del telo stesso. La caratteristica antiscivolo del telo viene garantita dalla sola certificazione iniziale e non può essere contestata a seguito di una manutenzione non corretta.
5.9 Difetti dovuti al supporto di posa
I difetti dovuti ad una imperfetta preparazione del supporto di posa sono valutabili anche la sera, con i fari interni alla piscina accesi.
Il posatore, prima di iniziare l’attività, dovrà accertarsi del fatto che il fondo e le pareti della piscina siano privi di gobbe e/o avvallamenti; che il profilo di fissaggio superiore sia perfettamente orizzontale; che gli angoli tra piano e pareti/ inclinazioni del fondo siano uniformi con una tolleranza di pochi gradi, non superiore a 10° salvo realizzazioni particolari, perché queste irregolarità possono deformare il rivestimento e determinare successivi difetti estetici. Eventuali difformità a quanto sopra possono essere accettate solo se in riferimento ad accordi scritti fra le parti. Nel caso in cui il supporto di posa non sia idoneo, il posatore deve comunicarlo per iscritto al cliente/committente e/o la Direzione Lavori; nel caso in cui il cliente/committente e/o la Direzione Lavori decida di proseguire comunque con la posa del rivestimento lo comunica per iscritto al posatore che viene in questo modo manlevato da eventuali difetti visibili dovuti al supporto di posa. Nessuna penale potrà essere addebitata per il fermo dei lavori.
6. ISTRUZIONI PER IL
CLIENTE/COMMITTENTE
Le norme UNI 10637 e le norme UNI EN 16582 e UNI EN 16713 prevedono l’obbligo di rilasciare, alla consegna di ogni piscina, uno o più manuali d’uso e manutenzione. Il manuale d’uso della piscina deve comprendere le istruzioni d’uso, pulizia e manutenzione del telo armato per piscina posato. Gli interventi di manutenzione straordinaria sul telo armato per piscina devono essere effettuati solo da personale esperto e con attrezzi idonei. Operazioni non rientranti nella normale pulizia del telo armato per piscina, effettuate da persone non facenti parte di azienda specificatamente operante nel settore, fanno decadere la garanzia sul prodotto e sulla sua posa. Il Manuale della piscina dovrà indicare anche quali prodotti, ad esempio per la pulizia, possono essere utilizzati, nonché come effettuare il trattamento dell’acqua, in conformità alle norme UNI 10637 e UNI EN 16713-3.
7. APPENDICE– Linee guida per la posa del telo armato per piscina
7.1 Generalità
In questa appendice si intende riportare alcune accortezze che il posatore dovrebbe utilizzare durante la posa del telo e approfondire le caratteristiche di alcuni particolari di posa, anche al fine di agevolare l’individuazione di eventuali responsabilità.
7.2 Utilizzo del PVC liquido
L’utilizzo di PVC liquido viene descritto al punto 5.6.
E’ importante che il prodotto non venga diluito e che il posatore utilizzi PVC liquido non scaduto, della stessa e marca e linea/collezione del telo. Lo stoccaggio del PVC liquido dovrà essere stato effettuato lontano dal gelo e dalle alte temperature in conformità alle prescrizioni del produttore. In caso di contestazione, il posatore deve essere in grado di dimostrare che il PVC liquido utilizzato. non sia scaduto, possibilmente fotografando la confezione al momento della posa.
7.3 Difformità dei rotoli
Per rivestire una vasca è quasi sempre necessario usare più rotoli di prodotto. Al fine di garantire l’uniformità cromatica è essenziale usare rotoli dello stesso lotto di produzione. Nel caso in cui rotoli dello stesso lotto non siano identici tra loro, sia per quanto riguarda le caratteristiche cromatiche che per altre difformità, l’acquirente del telo armato per piscina segnalerà la cosa al proprio fornitore che provvederà alla sostituzione dei rotoli difformi, salvo diversi accordi fra le parti.
Nel caso in cui il fornitore non fosse in grado di fornire un sufficiente numero di rotoli identici a quelli eventualmente
già posati, oltre a fornire l’intero quantitativo necessario a rivestire la vasca dovrà rimborsare al posatore la manodopera per la sostituzione dei rotoli già posati
In entrambi i casi, se la non conformità della fornitura comporta ritardi nella consegna della piscina con conseguente risarcimento danni o penali richiesti dal committente finale questi potranno essere chiesti in rivalsa al fornitore del telo.
7.4 Acqua sotto il telo
In aggiunta a quanto descritto al punto 5.2, a puro titolo di esempio, al fine di agevolare la ricerca della causa della perdita, si evidenziano alcune possibili cause di perdita d’acqua e/o acqua sotto il telo:
• non corretta impermeabilizzazione esterna della struttura della piscina
• errata flangiatura dei componenti di vasca
• uso di accessori di vasca inadatti
• mancata sigillatura del profilo di fissaggio del telo
• mancanza o errato dimensionamento del troppo pieno
• errata pendenza della pavimentazione bordo vasca
• mancata impermeabilizzazione della canalina di sfioro
• saldatura non correttamente eseguita
• condensa.
I filtri a cartuccia in piscina
Valter Rapizzi rapizzi@professioneacqua.com
L’evoluzione del mercato delle piscine, negli ultimi anni, ha dato un significativo impulso alla popolarità dei filtri a cartuccia e del loro utilizzo. Sono spesso impiegati per la filtrazione di piscine fuori terra e, per la loro caratteristica di non avere necessità di scarico e di risparmiare acqua di lavaggio, anche in altri tipi di vasche sia ad uso pubblico che ad uso domestico.
Cos’è un filtro a cartuccia?
Un filtro a cartuccia è definibile genericamente come un’apparecchiatura per la filtrazione nella quale l’elemento filtrante, composto da una o più cartucce, racchiuso all'interno di un contenitore in pressione, viene utilizzato per la rimozione di particelle insolubili e/o altre sostanze indesiderate, dal fluido che lo attraversa. Al termine del ciclo di filtrazione, cioè al raggiungimento della capacità di trattenimento definita, l’elemento filtrante viene rigenerato mediante lavaggio o sostituito.
Le condizioni operative, quali le caratteristiche del fluido, la pressione e la temperatura di esercizio, il tipo di sostanza da trattenere, determinano la scelta della tipologia di contenitore e dell’elemento filtrante.
Nello specifico i filtri a cartuccia impiegati in piscina hanno lo scopo di rimuovere dall’acqua la torbidità formata da
particelle insolubili, principalmente di origine organica, contenute nell’acqua proveniente dalla vasca. Questo avviene attraversando l’elemento filtrante. La pressione necessaria alla filtrazione, cioè ad attraversare l’elemento filtrante, è data dalla pompa di circolazione e il livello di filtrazione è definito dalle caratteristiche del filtro, in particolare dalla dimensione dei pori delle cartucce.
Le cartucce impiegate come elemento filtrante sono generalmente di forma cilindrica. La struttura cilindrica ha la superficie esterna, dove avviene la filtrazione, rivestita con un materiale poroso, il più delle volte pieghettato, che può essere in carta, cotone o poliestere. Le due basi della struttura sono forate per permettere alla cartuccia, da una parte di essere chiusa con l’inserimento nella sede predisposta nell’elemento contenitore, e dall’altra parte aperta per il collegamento idraulico dell’acqua filtrata all’uscita.
I filtri a cartuccia nelle norme tecniche delle piscine
Nelle norme tecniche relative al trattamento dell’acqua delle piscine sono presenti i seguenti riferimenti relativi ai filtri a cartuccia, in particolare alle velocità di filtrazione e alle perdite di carico massime.
Per le piscine domestiche UNI EN 16713 1:2016
4.2 Massima velocità di filtrazione
e. Filtro con cartuccia sintetica ≤3 (m3/h)/m2; f. Filtro con cartuccia di carta da ≤2 (m3/h)/m2
4.7.2.2 Filtro a cartuccia
I filtri a cartuccia possono essere puliti automaticamente o manualmente. La durata del processo di pulizia è fino a quando i residui di filtrato visibili sulla superficie non vengono eliminati o in conformità con le raccomandazioni del produttore.
Per le piscine a uso pubblico UNI 10637/2016
3.18 filtro a cartuccia: “Serbatoio contenente una o più cartucce filtranti con capacità di trattenimento definite”.
5.3.4.3 Filtri a cartucce
Tali filtri devono essere dotati di cartucce con capacità filtrante definita.
La rigenerazione o la sostituzione delle cartucce deve essere effettuata periodicamente e comunque prima che la perdita di carico divenga >50 kPa rispetto alla perdita di carico del filtro pulito.
Nota: La rigenerazione delle cartucce può avvenire mediante lavaggio meccanico e/o chimico, secondo le istruzioni del fabbricante. Le cartucce dovrebbero essere sostituite almeno una volta l’anno. La velocità di filtrazione per i filtri a cartucce deve essere ≤ 1 m/h. Sui filtri a cartucce non è consentita la flocculazione.
La rigenerazione dell’elemento filtrante consiste, nella maggior parte dei casi, nell’estrazione dell’elemento filtrante dal contenitore e la conseguente operazione manuale di lavaggio o sostituzione delle cartucce
Il funzionamento dei filtri a cartuccia
Il componente principale è l’elemento filtrante che è composto da una o più cartucce, tra loro in parallelo. Le cartucce sono inserite in un contenitore in pressione realizzato in modo tale che l’ingresso dell’acqua da trattare sia convogliato dall’esterno all’interno, dell’elemento, da dove l’acqua filtrata viene inviata in piscina.
Fig. 1 Filtro a cartuccia singola
La Fig. 1 rappresenta in modo schematico il funzionamento in filtrazione di un filtro a singola cartuccia. Nel caso rappresentato la cartuccia è chiusa nella parte inferiore e aperta nella parte superiore. L’acqua attraversa la superficie esterna, dove si deposita il filtrato, e viene convogliata, dalla parte interna della cartuccia, verso il servizio.
Fig. 2 Filtro a cartucce multiple
La Fig. 2 rappresenta invece un filtro a cartucce multiple. Le cartucce sono tra loro collegate, a mezzo dei fori presenti nella parte superiore, con un collettore chiuso e aperto nella parte inferiore. L’acqua da trattare in pressione riempie l’interno contenitore e attraversa la superficie filtrante di tutte le cartucce dall’esterno all’interno da dove, tramite il collettore, viene convogliata, filtrata, al servizio.
La rigenerazione dei filtri a cartuccia
L’acqua proveniente dalla piscina attraversa la superficie di filtrazione dell’elemento filtrante dove si deposita il materiale filtrato. Con il passare del tempo si crea una barriera di sporco che aumenta la perdita di carico del filtro riducendone la portata e tale incremento viene segnalato dal manometro in ingresso al filtro. Al valore di perdita di carico predefinito dalle istruzioni del costruttore, o in alcuni casi con la frequenza indicata, si deve intervenire con la rigenerazione dell’elemento filtrante. La rigenerazione dell’elemento filtrante consiste, nella maggior parte dei casi, nell’estrazione dell’elemento filtrante dal contenitore e la conseguente operazione manuale di lavaggio o sostituzione delle cartucce.
La procedura per la rigenerazione differisce da un modello all’altro, i riferimenti per la corretta esecuzione delle operazioni sono le istruzioni riportate nel manuale del filtro. Un’indicazione di larga massima della procedura da eseguire è la seguente.
a. Spegnere la pompa di circolazione del filtro
b. Posizionare tutte le valvole in una posizione tale da impedire che l'acqua entri nel filtro
c. Aprire la valvola manuale di sfiato se presente
d. Aprire la valvola di scarico e far fuoriuscire tutta l'acqua
e. Smontare il filtro per avere accesso all’elemento filtrante
f. Rimuovere eventuali collettori di raccordo tra le cartucce se presenti
g. Rimuovere la cartuccia o le cartucce dal filtro
h. Verificare lo stato e l’integrità delle cartucce, in caso di deterioramento o rottura sostituirle
i. Se sono in buono stato lavare accuratamente le cartucce all’interno e all’esterno con acqua, evitando pressioni eccessive per non danneggiare le cartucce. Se lo sporco è persistente alcuni fabbricanti suggeriscono di utilizzare una spazzola, in particolare se la superficie è pieghettata, per rimuovere le particelle più piccole
j. Lavare e rimuovere ogni traccia di residuo o sporco dal contenitore
k. Riposizionare correttamente le cartucce e chiudere il filtro facendo attenzione al posizionamento di tutti gli elementi quali collettori, guarnizioni, ecc.
l. Rimettere in funzione il sistema verificando che non ci siano perdite, avendo cura di sfiatare tutta l’aria presente nel filtro e verificando la corretta pressione di lavoro.
In merito all’esecuzione dell’operazione descritta si specificano i punti seguenti: quanto tempo si impiega a lavare le cartucce?
Dipende, oltre che dall’abilità manuale dell’operatore, dal tipo di filtro e dal numero e dalla dimensione delle cartucce e dalla quantità e qualità dello sporco accumulato. Si può considerare da un minimo di pochi minuti ad un massimo di un’ora con che frequenza si deve fare?
Esistono in commercio filtri a cartuccia, anche per piscina, con il lavaggio a mezzo dell’azionamento, manuale o automatico, di una o più valvole che invertono il flusso mandando l’acqua in scarico dall’interno all’esterno delle cartucce. In questo modo il materiale trattenuto sulla superficie nella fase di filtrazione viene mandato allo scarico.
C’è però da dire che questo tipo di soluzione esclude alcuni elementi caratterizzanti del filtro a cartuccia con:
La frequenza dipende dal raggiungimento della perdita di carico massima indicata dal costruttore. Alcuni costruttori danno un’indicazione della frequenza di lavaggio e sostituzione dell’elemento filtrante. si può utilizzare un sistema automatico o manuale di controlavaggio con inversione del flusso?
• l’aumento dei costi dovuti alla diversa circuitazione idraulica per permettere il lavaggio;
• il consumo d’acqua maggiore per il lavaggio;
• la necessità di avere uno scarico in prossimità del filtro.
Fig. 3 Cartucce prima e dopo la rigenerazione
Il ciclo di filtrazione dei filtri a cartuccia
Il meccanismo di filtrazione impiegato dai filtri a cartuccia consiste nell’intercettazione diretta (o effetto setaccio), che avviene con la separazione meccanica delle particelle di sporco dall’acqua attraverso ad una superficie filtrante con dimensioni dei pori definite; la separazione avviene per le particelle di dimensioni maggiori dei pori. In questo modo la torbidità dell’acqua di piscina viene trattenuta sulla superficie esterna della cartuccia filtrante. In sostan-
pari a 20 micron verranno trattenute, indipendentemente dalla portata e quindi dalla velocità, tutte le particelle di dimensioni uguali o superiori a 20 micron.
L’acqua proveniente dalla piscina attraversa l’elemento filtrante depositando sulla sua superficie lo sporco, è quindi evidente che maggiore è la superficie, a parità di portata, maggiore sarà il tempo del ciclo di filtrazione così come l’intervallo tra una rigenerazione e quella successiva.
La definizione della superficie di filtrazione di una cartuccia, liscia e pieghettata, è riportata nella successiva Fig. 4.
A parità di lunghezza e diametro della cartuccia, quindi, la superficie di filtrazione di una cartuccia pieghettata sarà significativamente superiore.
L’aumento della superficie filtrante, a parità di portata, comporta la conseguente riduzione della velocità dell’acqua. Questo si spiega tramite la formula Q portata = v velocità x S superficie . Mantenendo costante la portata Q al raddoppio della superficie S si dimezza la velocità v.
La superficie della cartuccia incide significativamente sul ciclo di filtrazione. Ipotizzando di filtrare la stessa acqua, alla stessa portata, con due cartucce aventi lo stesso grado di filtrazione ma con una superficie filtrante una doppia dell’altra, il filtro di superficie inferiore, dopo un certo tempo, tratterrà una determinata quantità di filtrato formando un deposito sulla superficie. Se la perdita di carico aumenta sino al limite massimo il ciclo di filtrazione del filtro si considera finito.
Nel filtro con area doppia, a parità di portata, un deposito dello stesso spessore del primo filtro impiegherà si formerà in un tempo doppio. Ma il ciclo di filtrazione non è finito perché, essendo il materiale distribuito sul doppio della superficie, la perdita di carico sarà la metà del precedente. Pertanto, il secondo filtro raggiungerà la stessa perdita di carico limite del primo solo quando avrà trattenuto una quantità di filtrato pari a quattro volte quella raccolta sul primo filtro. A parità di portata raddoppiando la superficie di filtrazione si quadruplica
il ciclo di filtrazione.
Il ciclo di filtrazione può avere come interferente l’inquinamento microbiologico. Se non si mantiene un valore corretto di disinfezione nell’acqua di piscina e si allungano di molto i tempi tra una rigenerazione delle cartucce e la successiva, è possibile lo sviluppo di materiale biologico nel filtro che potrebbe far aumentare in modo repentino la perdita di carico o ancor peggio fare da habitat a microorganismi patogeni.
Conclusione
I filtri a cartuccia, se correttamente dimensionati, in alcune applicazioni di piscina con volume e carico di bagnanti limitati hanno i seguenti vantaggi:
• grado di filtrazione definito;
• ingombri ridotti;
• costo ridotto;
• non necessitano di controlavaggio;
• consumo ridotto per l’acqua di lavaggio;
• manutenzione semplice.
In merito al volume dell’acqua della piscina da trattare c’è da segnalare che sono presenti in commercio filtri a cartucce di superfice filtrante tale da permettere portate fino a 35 mc/h a velocità di filtrazione inferiori a 1 m/h, per cui idonei anche all’utilizzo in piscine ad uso pubblico.
Fig.4 Superficie filtrante delle cartucce
Le pareti d’acqua nelle piscine
Sonia Pecchioli soniapecchioli@gmail.com
Creare un’oasi di felicità e benessere nel proprio giardino è ambizione condivisa da chiunque possegga uno spazio esterno e l’acqua, o meglio, la piscina, è certo l’elemento che più di altri riesce ad evocare l’idea di piacere e relax. Realizzare una piscina è, ovviamente, un progetto che richiede competenze e professionalità ma, anche, predisposizione ai compromessi, flessibilità e capacità di sfruttare limiti e ostacoli, allo scopo di massimizzare l’impatto scenografico dell’intervento.
Se l’archetipo della piscina è la versione interrata, talvolta, per limiti oggettivi dati dall’orografia o dalla natura rocciosa del terreno, per limiti normativi o costrizioni economiche, la realizzazione di una piscina parzialmente interrata o completamente fuori terra può risultare l’unica soluzione percorribile.
Come mitigare allora l’impatto delle pareti che emergono dal terreno circostante? Come tradurre un limite strutturale in un elemento di valorizzazione estetica?
Convertire una o più delle spallette di contenimento della piscina in pareti d’acqua è un escamotage progettuale in grado di ribaltare il punto di osservazione privilegiato: non più solo dall’interno vasca verso il paesaggio ma dal giardino verso la piscina.
La conoscenza dell’ambiente
Per realizzare una parete d’acqua lungo uno o più lati di una piscina è necessario focalizzare l’obiettivo dell’intervento, in particolare in relazione al contesto nel quale ci si troverà a operare.
E’ necessario stabilire la distanza di fruizione, cioè la prossimità della piscina a passaggi o aree di sosta piuttosto che il godimento da un punto di vista distante. La visibilità di una parete d’acqua dipende, infatti, dalla quantità di acqua in movimento; perciò, la distanza di fruizione influenzerà la portata utile a realizzare il gioco. Esistono altri escamotage per potenziare l’impatto scenografico, come la scabrezza della superficie di scorrimento che arriccia il velo, ma certamente aumentare il volume d’acqua rima-
Convertire una o più delle spallette di contenimento della piscina in pareti d’acqua è un escamotage progettuale in grado di ribaltare il punto di osservazione privilegiato: non più solo dall’interno vasca verso il paesaggio ma dal giardino verso la piscina
Pompa a velocità singola
Pompa
ne lo stratagemma principale per aumentare la visibilità. È necessario anche determinare il livello del disturbo sonoro compatibile con le attività che si svolgeranno nei pressi del gioco d’acqua: maggiore sarà la quantità d’acqua in movimento e maggiore sarà il suono che produrrà cadendo. È necessario assicurarsi che in prossimità non si trovi uno spazio relax, perché il rumore dell’acqua in caduta potrebbe entrare in conflitto con la funzione principale trasformandosi da gorgoglio rilassante in fonte di inquinamento sonoro. L’impatto sonoro dipenderà da altri fattori oltre alla portata in movimento quali l’altezza di caduta, la forma dello sfioro e la superficie di raccolta. Comprendere le modalità di accensione è fondamentale per decidere se il gioco d’acqua dovrà funzionare solo contestualmente all’uso della piscina o in continuo, a prescindere dalla presenza di bagnanti. Uno stramazzo si produrrà naturalmente per il ricircolo dell’acqua della filtrazione ordinaria e la portata aumenterà, ovviamente, durante l’uso della piscina per lo spostamento del corpo idrico prodotto dal movimento dei bagnanti, ma se il gioco d’acqua dovrà mantenere il suo effetto costante, anche senza le funzioni principali della piscina, sarà necessario provvedere ad una alimentazione parallela che implementi la portata ordinaria di filtrazione spesso troppo bassa per uno sfioro scenografico.
A questi aspetti estetici si sommano altri di natura più tecnico funzionale: se lo stramazzo si troverà in prossimità di vetrate o di pavimentazioni di pregio occorrerà accertarsi che, qualsiasi sia la portata di alimentazione, non vi siano schizzi d’acqua che ricadano fuori dal bacino di raccolta per evitare che vi sia un degrado dei manufatti e un aggravio dei costi di gestione complessivi. Quando l’acqua scorre al di fuori del bacino della piscina si alza il rischio di contaminazione per presenza di foglie, pollini o polvere: l’acqua ha una molecola blandamente polarizzata perciò, entrando in contatto con sostanze minerali o organiche, potenzialmente altrettanto polarizzate, si creano interazioni elettrostatiche che formano un guscio di idratazione. L’acqua, perciò, trascinerà le sostanze “incamerate” immettendole nel sistema di filtrazione con un appesantimento del carico inquinante rispetto a quello derivante dal semplice deposito sullo specchio d’acqua statico. A parziale compensazione di questo inconveniente occorre però rilevare che l’acqua scorrendo sottrae inquinanti e polveri sottili all’ambiente rendendolo molto più salubre.
Le tipologie a sfioro
Dal punto di vista funzionale questo gioco d’acqua si produce per gravità con una caduta per stramazzo naturale, senza una ulteriore pressurizzazione locale; quindi, la
parete di sfioro dovrà essere scoperta nella parte superiore o con un franco libero sopra il livello dell’acqua tale da assicurare il funzionamento anche all’aumentare improvviso della portata.
In relazione alla portata prevista e alla forma del labbro di sfioro sarà possibile ottenere due effetti distinti: il velo d’acqua e la cascata.
Il velo d’acqua si produce con scorrimento in aderenza alla parete sottostante lo sfioro: questo effetto richiede una minima portata d’acqua, il che comporta un livello di inquinamento sonoro molto basso ma anche un impatto scenografico molto modesto se non si interviene con una attenta progettazione cromatica e materica della parete di scorrimento.
L’acqua, superata la cresta dello sfioro, sarà soggetta alla forza di attrito esercitata dalla superficie di scorrimento e si manterrà tanto più in adesione tanto minore sarà lo spessore del flusso, conservando un moto laminare molto elegante e regolare.
E’ necessario che il labbro di sfioro sia perfettamente raccordato alla superficie di scorrimento per evitare ogni discontinuità che potrebbe rompere l’uniformità della lama. Ovviamente all’effetto finale contribuiranno la finitura della superficie di scorrimento, la levigatezza, la coloritura
In tabella le portate necessarie in funzione dello spessore della lamina, i valori sono indicativi e possono variare in relazione a molti fattori.
Diagramma della parabola di caduta elaborata con l’AI tenendo conto del teorema di Bernoulli e dell’effetto della tensione superficiale. I dati sono, ovviamente, solo indicativi variando i valori in relazione alla temperatura dell’acqua, al raggio di curvatura e all’aerazione della lama
e la stabilità cromatica sia agli agenti atmosferici che ai prodotti chimici del trattamento acqua. Si definisce invece cascata d’acqua lo stramazzo che ricade indipendente senza aderenze a superfici.
La forma del labbro di sfioro, in aggetto rispetto alla parete retrostante di contenimento della piscina, e l’aumento
della portata d’acqua formeranno una lamina d’acqua indipendente con un profilo di caduta di forma parabolica. L’effetto sarà più o meno regolare in relazione alla turbolenza che l’acqua avrà nel superare la cresta di stramazzo. Il volume in movimento, ovviamente, comporterà una maggiore rumorosità e un rischio maggiore di schizzi e debordamento al di fuori della vasca di raccolta.
La velocità di caduta dell’acqua provocherà una depressione dietro la lama, per effetto del principio Venturi, che contribuirà allo schiacciamento del velo contro la parete che ne altererà l’estetica complessiva e solo la realizzazione di un canale di areazione, che apporterà una adeguata portata d’aria, potrà evitare questo effetto.
Progettazione
Per dimensionare correttamente la quantità di acqua necessaria allo stramazzo e confrontarla con quanta resa disponibile dal sistema di filtrazione è necessario stabilire l’altezza, la larghezza di caduta e la forma dello sfioro. In seguito, si potrà decidere se ridurre dimensionalmente il progetto o potenziare la portata con un sistema di ricircolo dedicato.
Maggiore sarà l’altezza di caduta e maggiore dovrà essere la portata per compensare la concentrazione del flusso al centro della parete e lo svuotamento delle ali laterali: un fluido cercherà sempre il minor attrito e concentrandosi al centro i filetti d’acqua ridurranno l’attrito con l’aria. Ugualmente, maggiore sarà l’ampiezza del fronte di
stramazzo e maggiore dovrà essere, ovviamente, la portata; inoltre, aumentando la portata aumenterà il battente di sfioro e questo permetterà di correggere eventuali errori di orizzontalità, garantendo in ogni punto della lama la portata minima a impedire zone vuote.
La forma, e quindi il materiale, del labbro di sfioro influenzerà l’effetto complessivo: con una parete sottile, come quella ottenibile con una lamiera in metallo, l’acqua si staccherà subito dalla parete, la lama sarà più sottile e veloce ma sarà molto sensibile alla ventilazione inferiore.
Con una parete spessa l’acqua rimarrà più attaccata alla parete, si creerà un moto critico sulla cresta che potrebbe vanificare la ripartizione uniforme. Se correttamente alimentata la lama sarà, comunque, più spessa e lenta e meno sensibile all’areazione.
Il rapporto può essere alterato dalla curvatura della cresta di sfioro inserendo variabili nelle dinamiche idrauliche che altereranno la semplificazione esposta.
Per il calcolo della portata è possibile ricorrere a formule complesse di meccanica dei fluidi ma esistono tabelle di riferimento empiriche in grado di definire, con una buona
approssimazione, il fabbisogno di portata in base al risultato desiderato. In ogni caso l’inserimento di un canale di ventilazione inferiore in grado di forzare la pressione atmosferica sotto la lama contribuirà in modo significativo alla qualità del risultato finale.
Criticità
È necessario individuare le potenziali criticità che si potranno verificare durante la fase progettuale. Dimensionamento della portata necessaria Nel caso in cui l’obiettivo sia quello di realizzare una cascata ma la portata d’acqua è molto bassa il risultato finale potrà non essere quello desiderato. Come risultato di effetti multipli di adesione e coesione dei flussi, l’acqua seguirà la superficie curva del profilo di sfioro, si attaccherà alla parete retrostante dalla quale si sarebbe dovuta discostare, si raccoglierà al centro lasciando vuoti i lati. Solo aumentando la portata le particelle del fluido superiori, non più condizionate dall’attrito diretto, saranno libere di cadere creando la cascata progettata. Il risultato sarà comunque disordinato, sgradevole e la
superficie della parete si potrà patinare di sedimenti biologici altamente inquinanti.
Dimensionamento della vasca di raccolta
La progettazione di una cascata, indipendente dalla parete di fondo, avrà bisogno di una vasca di raccolta, solitamente il canale di sfioro, sufficientemente larga e profonda da accogliere la parabola e la turbolenza prodotta nella caduta. In linea di massima, salvo contesti particolari nei quali il moto dell’aria risulterà un fattore a favore o sfavore, la vasca dovrebbe avere una larghezza pari all’altezza di caduta.
La perdita di acqua
Se la vasca di raccolta non sarà abbastanza larga, se la zona è molto esposta al vento, se la temperatura sarà molto elevata, il consumo di acqua che si perderà per il mancato recupero o per evaporazione sarà molto più elevato di quanto normalmente accadrebbe alla massa idrica statica della piscina. È necessario inserire la stima nel bilancio di gestione dell’impianto. A parziale compensazione di questo effetto occorre sottolineare che la dispersione di acqua nell’ambiente, per effetto della dinamica termica prodotta dall’istantanea evaporazione delle microgocce, produrrà un abbassamento della temperatura ambientale allargando l’area di benessere anche alle zone circostanti la piscina.
I consumi di prodotti chimici
Lo scorrimento dell’acqua e l’evaporazione contribuiranno in maniera significativa alla volatilizzazione dei prodotti chimici immessi per il trattamento dell’acqua e anche questo costo andrà inserito nel bilancio gestionale dell’impianto.
Inquinanti raccolti dalla fontana
Alla base del velo d’acqua o della cascata si accumulerà molto più sporco di quanto normalmente previsto nel dimensionamento del sistema di filtrazione. Sia che vi sia un bacino di raccolta che una zona drenante, occorrerà
mettere in atto ogni strategia possibile per evitare che si creino aree di ristagno o biofilm potenzialmente inquinanti. In particolare, le fasce drenanti in sasso di fiume, così gradevoli dal punto di vista estetico, per il tipo di materiale, la temperatura che possono raggiungere e la discontinua bagnatura, sono più esposte ad un attacco biologico il cui contrasto deve essere preventivato nel piano di manutenzione.
Orizzontalità della cresta di sfioro
Soprattutto nel caso in cui si voglia realizzare un velo d’acqua, l’orizzontalità è essenziale ai fini dell’effetto finale. Qualsiasi scarto, anche di pochi millimetri, pregiudica la continuità della lama soprattutto durante il funzionamento senza bagnanti. Anche nel caso delle cascate si otterrà un effetto disomogeneo e si rischierà una caduta troppo potente nei punti più bassi, con fuoriuscita dell’acqua dal bacino di raccolta.
Qualche consiglio
Infine, qualche consiglio per convertire i limiti in vantaggi, obiettivo che una buona progettazione deve perseguire per ottenere il migliore dei risultati con il minore impatto ambientale, economico e gestionale.
Dividere il labbro di sfioro in più segmenti
Invece di un fronte unico, per ridurre portata e rischi di malfunzionamento si possono ottenere piccoli sfiori in sequenza, di larghezza più o meno ampia. La parete sarà interamente valorizzata dal gioco d’acqua ma agendo su profili corti si riuscirà, in fase di installazione, a compensare eventuali fuori piano oltre a ridurre la portata in gioco. Creare cascatine successive
Per potenziare la resa scenografica dell’intervento, invece di un’unica caduta d’acqua si può far rimbalzare il flusso in più vaschette a quota diversa. L’acqua necessaria sarà minore e tutta la parete sarà valorizzata.
Realizzare finti sfiori
Se non si è in grado di garantire la portata necessaria all’effetto desiderato o si decide di intervenire in un momento successivo alla costruzione della piscina, è possibile realizzare finte cascate, incassando nella parete uno sfioratore o un collettore di mandata in grado di restituire, visivamente, l’effetto stramazzo; sarà necessario, ovviamente, prevedere un sistema di filtrazione alternativo al principale ma in questo modo, complessivamente, sarà più semplice mantenere gli standard igienici dell’acqua di balneazione.
In conclusione, un gioco d’acqua, a scorrere o a cascata, è in grado di valorizzare una parete di una piscina ma è necessario un approccio progettuale integrato in grado di prevedere vantaggi, effetti e costi di ogni scelta operata.
Esempio di sfioro in metallo a bordo arrotondato –ricostruzione tramite AI
Le norme tecniche sugli acquascivoli UNI EN 1069.1 e .2:
perché è importante conoscerne i punti fondamentali e quali saranno le novità di quest’anno
La redazione info@professioneacqua.it
La norma tecnica europea sugli acquascivoli compie 30 anni e si evolve, adeguandosi alle attuali tecnologie progettuali e costruttive e rendendo più chiara la segnaletica per gli utilizzatori e i controlli da parte degli “operatori”
Questa norma tecnica si divide in due parti: la UNI EN 1069.1 si occupa di requisiti di sicurezza e metodi di prova, mentre la UNI EN 1069.2 si occupa di istruzioni, funzionamento e manutenzione Queste due norme sono importanti sia per il numero di acquascivoli presenti nel nostro continente sia, soprattutto, perché contribuisce in modo sensibile a ridurre i rischi di incidenti su quello che, se non correttamente progettato, realizzato e gestito, è probabilmente il più pericoloso optional presente in una piscina o in un parco acquatico. Giusto per dare un’idea di cosa può essere oggi un acquascivolo, in Italia abbiamo quelli che probabilmente sono il più alto e il più lungo d’Europa: lo Space Maker del Caribe Bay di Jesolo (VE) è alto 42 metri, pari ad un palazzo di 14 piani, e permette di raggiungere una velocità di 100 km/h, il Titano Roller dell’Acquapark Odissea 2000 di Rossano (CS), è invece lungo ben 318 metri.
Tornando all’evoluzione di questa norma tecnica, nel 2023 il CEN/TC136 WG3 ha iniziato la revisione dei testi della EN 1069 che risalivano al 2017 per la .2 (istruzioni) e al 2019 per la .1 (requisiti e metodi di prova). Entrambi i te-
sti sono oramai pronti e la loro pubblicazione è prevista entro fine anno.
La novità principale è l’allargamento dell’ambito di applicazione che riguarderà qualunque tipo di acquascivolo installato sia nelle piscine che in acque libere (mare, fiumi, laghi, bacini naturali o artificiali, ecc.)1
Il futuro testo della EN 1069.1 modifica la classificazione degli acquascivoli che apparentemente si riducono da 10 a 9 ma che in realtà scorporano alcuni special elements: ciotola, elemento per l’oscillazione laterale, salita e fiume selvaggio. Nulla cambia invece nel fatto che tutti gli acquascivoli, anche quelli che sotto il metro di altezza, devono rispondere ai requisiti stabiliti da queste due norme tecniche (fino al 2017 la norma EN 1069 non si applicava agli acquascivoli più bassi di due metri).
Ma cos’è un acquascivolo? La definizione resta invariata: “attrezzatura o impianto dotata di una superficie di
1 Scope: This document is applicable to all water slides installed at open water areas for public use or in swimming pools for public use
scivolamento sulla quale l’utilizzatore scivola con acqua come mezzo di riduzione d’attrito (…)”. Quanta acqua deve esserci sullo scivolo? Ecco, questa è invece una novità perché scompare la tabella che stabiliva la portata minima dell’acqua e viene lasciato campo libero al progettista/produttore che però deve verificare la correttezza dei suoi calcoli attraverso una prova di scivolamento, parte integrante del collaudo finale, a volte “dimenticata” dai produttori/installatori poco professionali.
Altre novità del futuro testo della EN 1069.1 sono la modifica della sezione dello scivolo multipista (tipo 6) e la profondità minima dell’acqua all’arrivo per gli scivoli per i bambini (tipo 1 e 2). Viene anche modificata la dimensione della “zona di rispetto” (spazio controllato attorno all’utilizzatore sullo scivolo vero e proprio e sulla parte finale, progettato per impedire l’impatto degli utilizzatori con ostacoli)
Il futuro testo ribadisce particolare attenzione a test, controlli e collaudo che deve essere effettuato da un esperto in acquascivoli in accordo con la EN ISO/ IEC 17020. In particolare ribadisce la necessità di controlli annuali sulle parti in acciaio inox (se presente) e del test di scivolamento come parte integrante del collaudo pre-consegna dell’acquascivolo, prova da ripetere poi almeno ogni tre anni. Invariata resta la documentazio-
ne che il produttore/installatore/importatore/rivenditore deve consegnare al cliente che deve contenere almeno:
• la classificazione dell’acquascivolo
• dichiarazione di conformità del prodotto alla EN 1069 in vigore
• i disegni completi di progettazione e costruzione
• la dichiarazione dell’uso previsto
• la dichiarazione del metodo di costruzione
• l’analisi globale delle sollecitazioni e della stabilità, come previsto dagli Eurocodici
• la descrizione delle caratteristiche dell’acquascivolo
• la descrizione e le dimensioni di tutte le aree di rispetto
• le specifiche di tutti i materiali
• le specifiche dell’impianto elettrico
• le eventuali limitazioni degli utilizzatori (altezza, peso, età, ecc.)
• nome o logo ed indirizzo del fornitore
• l’analisi del rischio preliminare2
Questi documenti saranno poi completati col rapporto della prova pratica di scivolamento. La mancanza anche solo di uno di questi documenti o la non corretta marcatura dell’acquascivolo deve attenzionare l’acquirente perché potrebbe accingersi ad acquistare un acquascivolo non rispondente alla norma tecnica, esponendolo così a maggiori responsabilità in caso di incidenti.
La EN 1069.1 riguarda però un numero limitato di operatori del settore, i produttori, costruttori, installatori, importatori o rivenditori di un acquascivolo3. Di impatto ben maggiore è invece la EN 1069.2 perché interessa tutti gli operatori, ovvero il gestore dell’impianto, piscina, parco acquatico o altro, in cui l’acquascivolo viene installato. La norma infatti precisa i controlli ed il metodo di gestione e vigilanza che l’operatore4 deve adottare.
Come abbiamo scritto sopra, la prima cosa che un operatore deve controllare ancor prima di accettare la
2 Per gli acquascivoli di tipo 1 e 2 la documentazione può essere semplificata. L’analisi del rischio preliminare è sempre obbligatoria, anche per i tipi 1 e 2
3 Rivenditori e/o installatori devono verificare che il prodotto che stanno vendendo o installando sia conforme alla norma, anche se non costruito da loro).
4 Operatore: società, organizzazione, ente o persona che detiene il controllo globale ed è responsabile di un acquascivolo (art. 3.1 UNI EN 1069.2)
consegna dell’acquascivolo è la completezza della documentazione consegnata dal fornitore. Successivamente, sulla base della valutazione del rischio preliminare e del report della prova di scivolamento, ricordiamo obbligatoria per gli acquascivoli dal tipo 3 in su in fase di collaudo, dovrà a sua volta effettuare una valutazione del rischio contestualizzato nel suo impianto e sui suoi frequentatori definendo le procedure di vigilanza, controllo accessi, uscita dall’area di ammaraggio, evacuazione e possibile impatto tra gli utilizzatori. Dovrà poi anche fornire le corrette istruzioni d’uso agli utilizzatori, programmare la manutenzione interna ed esterna, effettuare le ispezioni previste dalla norma tecnica e dal costruttore. Tutto questo andrà riassunto in un documento scritto comprensivo delle procedure di emergenza, del registro della manutenzione e di quello degli incidenti. Questo documento diventerà un’appendice del manuale di autocontrollo della piscina.
La valutazione del rischio durante il funzionamento dell’acquascivolo dovrà tenere in considerazione:
• la corretta distanza tra gli utilizzatori alla partenza
• che la posizione di scivolamento non possa provocare un arresto involontario nella discesa
• che eventuali differenze di velocità tra gli utilizzatori, per posizione di scivolamento, tipologia costume da bagno, corporature diverse, non provochino improvviso arresto dell’acqua
• comportamenti rischiosi degli utilizzatori
• urti fra utilizzatori nell’area di ammaraggio
• idoneità per i bambini
• categorie di utilizzatori (solo bimbi, solo adulti, bimbi e adulti, discesa singola o scivolamento in fila, ecc.)
• uso di ausili allo scivolamento
• ingressi incontrollati
Nella definizione del metodo di sorveglianza andrà tenuto conto che devono essere controllati sia l’accesso che l’arrivo oltre agli eventuali punti critici del percorso e che tutto il personale dovrà essere in comunicazione visiva (visiva e/o audio). Da queste prime valutazioni e dall’analisi del rischio preliminare effettuata dal fornitore, si potranno redigere le linee guida per il funzionamento, sia per il personale che per gli utilizzatori. Per questi ultimi le procedure dovranno essere di facile comprensione, basate principalmente su pittogrammi (la norma ne propone ben 25). I cartelli sono quindi obbligatori e devono essere posizionati all’ingresso dell’acquascivolo
e sulla posizione di partenza (per i tipi 1 e 2 basta il secondo) e devono contenere almeno:
• il grado di difficoltà: BLU=FACILE ROSSO=MEDIO NERO=DIFFICILE
• altezza di caduta all’arrivo, se maggiore di 20cm.
• profondità dell’acqua all’arrivo
• istruzioni di sgombero dell’area di arrivo
• posizione di scivolamento
• l’utilizzo obbligatorio dell’ausilio alla discesa (ciambella, materasso, ecc.)
Particolare attenzione andrà riservata all’area di ammaraggio, soprattutto se la vasca di arrivo è comune ad altri acquascivoli o prevede la presenza di altri frequentatori. La EN 1069.1 definisce le dimensioni minime delle singole aree di ammaraggio a seconda della tipologia dell’acquascivolo. Il test di scivolamento ne confermerà la corretta progettazione. All’operatore, ancor più che al produttore, spetta però di valutare il corretto numero e posizionamento delle vie d’uscita (scalette)
Entusiasma
Attività ludico-didattiche, eventi a tema, feste di compleanno per grandi e piccini.
per evitare il rischio di urti tra chi è in acqua e chi arriva dall’acquascivolo.
Valutati i metodi di uso e sorveglianza vanno definite le operazioni di manutenzione e la sua periodicità. Per fare questo vengono in aiuto la norma tecnica e la documentazione del fornitore che deve essere composta quantomeno da:
• indirizzo completo, recapito mail e telefonico
• l’intera documentazione tecnica comprensiva di disegni e calcoli, elenco componenti e materiali, certificazioni dei singoli componenti
• piano di manutenzione
• risultati della valutazione del rischio preliminare
Tutto questo nella lingua del cliente!
Le operazioni di manutenzione devono essere indicate dal fornitore e devono essere eseguite sotto la responsabilità dell’operatore. Quando il fornitore non ne indica la periodicità, queste devono essere eseguite almeno una volta all’anno.
Le istruzioni di manutenzione devono contenere almeno:
• durata
• l’elenco dei componenti che richiedono un’ispezione regolare e la loro frequenza
• l’elenco dei test da eseguire
• le verifiche dell’impianto elettrico
• le raccomandazioni per la pulizia e la manutenzione di acciaio inox e vetroresina
Tutte le manutenzioni e le riparazioni devono essere registrate su un apposito registro e devono essere effettuate sotto la supervisione di un esperto. Nel caso in cui si rendano necessarie riparazioni, queste vanno effettuate con cautela, preferibilmente in accordo col fornitore e/o l’esperto terzo.
Indispensabili e previsti dalla norma sono le ispezioni periodiche:
ISPEZIONE VISIVA ORDINARIA: quotidiana, a cura dell’operatore, è pensata per identificare i pericoli principali che possono derivare da atti vandalici, utilizzo o meteo (pulizia, presenza di corpi estranei, usura eccessiva, ecc.). Da fare prima dell’apertura dell’acquascivolo.
ISPEZIONE DI FUNZIONAMENTO PERIODICA: mensile o trimestrale (specificato dal produttore), a cura dell’operatore, include il controllo di tutta la superficie interna di scivolamento, il controllo delle giunzioni, la presenza di
eventuali ossidazioni e/o usura e la stabilità della struttura.
ISPEZIONE PERIODICA INDIPENDENTE: annuale, prevista per gli acquascivoli dal tipo 3 in su, a cura da un organismo di ispezione indipendente in accordo con la EN ISO/ IEC 17020. Verifica il registro delle manutenzioni, quello degli incidenti, verifica l’integrità dell’acquascivolo, lo stato di usura generale e dei suoi componenti, l’impianto elettrico, quello idraulico e definisce la necessità di ripetere la prova di scivolamento.
Concludendo, l’acquascivolo rappresenta una delle principali attrazioni acquatiche e contribuisce all’aumento dei frequentatori di una piscina o di un parco acquatico. La sua presenza non va però trascurata e vanno adottate tutte le precauzioni per evitare l’insorgenza di incidenti, a partire dalla scelta del fornitore.
Questo articolo riporta solo un riepilogo dei punti principali delle norme. La lettura e lo studio dei nuovi testi rappresenteranno l’unico modo per poter applicarne con esattezza i contenuti.
IMPIANTI
E CTP
DPD e Sensori Amperometrici per la misura del cloro libero
Andrea Peluso peluso.andrea@prominent.com
La misura del cloro libero è uno dei parametri più critici nella gestione della qualità dell’acqua in piscina. Dalla sua accuratezza dipendono sicurezza igienico-sanitaria, efficacia del trattamento e stabilità dell’impianto. Oggi i due metodi più utilizzati – fotometria DPD e sensori amperometrici – forniscono valori spesso diversi tra loro. Comprendere queste differenze è essenziale per interpretare correttamente i risultati e calibrare in modo appropriato i sistemi di dosaggio.
Di cosa parliamo
Secondo la UNI10637:2024 par 5.8.3, per la misurazione del cloro in piscina devono essere utilizzate le seguenti apparecchiature:
• Comparatori colorimetrici manuali (metodo DPD)
• Fotometri (metodo DPD)
• Misuratori amperometrici
Vale quindi la pena approfondire le differenze dei due metodi di misura citati:
1. Sensori amperometrici (misura in continuo)
2. Metodo DPD (misura colorimetrica su campione) con l’obiettivo di comprenderne punti di forza e criticità, identificarne i limiti applicativi e, soprattutto, confrontarli in modo tecnicamente rigoroso, così da interpretare correttamente il comportamento dell’acqua analizzata ed in definitiva del sistema piscina in esame.
Sebbene il parametro “cloro” sia lo stesso, i due metodi non sono mai perfettamente sovrapponibili. Le differenze di misura ottenute con i due metodi sono frequenti e derivano da aspetti chimici, fisici e operativi che è importante comprendere meglio.
Descrizione dei principi di misura
Sensore amperometrico
Il sensore amperometrico misura l’intensità di una corrente elettrica proporzionale alla concentrazione dell’agente ossidante (nel caso del cloro libero, principalmente acido ipocloroso HOCl).
Nei modelli specificatamente dedicati alla misura del cloro libero e dotati di cappa a membrana, la specie ionica HOCl diffonde selettivamente attraverso la membrana, raggiunge l’elettrolita e, accettando elettroni, genera una corrente di misura agli elettrodi.
• si sviluppa una colorazione rosa/magenta proporzionale alla concentrazione di cloro libero presente in acqua ed il fotometro misura l’assorbanza alla lunghezza d’onda del rosa/magenta quindi converte la colorazione rosea in mg/l di cloro libero.
Esempio di sensore amperometrico
Caratteristiche rilevanti del sensore amperometrico:
• sensore altamente selettivo che misura solamente l’acido ipocloroso (HOCl);
• sensibilità al pH dell’acqua: poichè la concentrazione di HOCl varia con la dissociazione dell’acido ipocloroso (vedi figura 1), il segnale dei sensori varia di conseguenza;
• effetto del flusso e della portata: la diffusione degli ioni attraverso la membrana dipende dallo scambio dell’acqua sulla superficie del sensore;
• il sensore amperometrico misura la frazione disinfettante attiva HClO e non quella legata dall’acido cianurico;
• ideale per monitorare un processo: misura in tempo reale e in continuo, senza ritardi dovuti all’attesa del reagente specifico.
Metodo DPD
Il metodo DPD si basa su una reazione chimica che avviene dentro la cuvetta dell’acqua campione:
• il reagente (pastiglia/liquido) DPD1 reagisce con tutto il cloro ossidante (HOCl + OCl⁻);
• il pH del campione viene portato a circa 6,2 – 6,5 all’interno della cuvetta (soluzione buffer);
Caratteristiche rilevanti del metodo colorimetrico (DPD):
• lo sviluppo della colorazione rosea del DPD avviene con un valore di pH che è stato artificialmente portato a circa 6,2 - 6,5 quindi non rappresenta il vero valore di pH dell’acqua campionata;
• viene misurata la somma di acido ipocloroso (HOCl) + Ioni Ipoclorito (OCl⁻) e non solo l’acido ipocloroso;
• il metodo porta con sé errori di misura intrinseci, per questo è meglio ripetere almeno tre volte la misura;
• va valutata la possibile influenza di interferenti (clorammine, ossidanti vari, torbidità, bolle d’aria nel campione).
Sebbene il parametro “cloro” sia lo stesso, i due metodi non sono mai perfettamente sovrapponibili. Le differenze di misura ottenute con i due metodi sono frequenti e derivano da aspetti chimici, fisici e operativi che è importante comprendere meglio
Esempio di fotometro
Effetto del pH: la causa più comune delle differenze
Il cloro libero in acqua è presente con entrambe le specie HOCl e OCl⁻; la specie attiva per disinfettare (riduzione di germi, batteri, virus, etc) è l’acido ipocloroso HClO, mentre lo ione ipoclorito è un disinfettante molto debole. E’ quindi altamente preferibile avere in acqua la massima concentrazione possibile di H ClO.
A pH bassi (<6) → prevale l’Acido Ipocloroso HOCl
A pH alti (>8) → prevale lo ione Ipoclorito OCl⁻
A pH tipici di un’acqua di piscina (circa 7,2-7,5) ci si trova nel range in cui la concentrazione delle due specie è quasi uguale.
La conseguenza:
Il metodo DPD, portando il pH vicino a 6, misura il cloro come se fosse tutto nella forma HOCl, ma in piscina la situazione potrebbe essere diversa; se il reale pH dell’acqua si discosta sensibilmente dal valore di 6 verso pH basici (>7), è necessario tenere conto del fatto che nella realtà nell’acqua di vasca si avrà minore presenza della specie realmente disinfettante HClO e quindi il potere di disinfezione del cloro che è stato dosato è ridotto.
Se il pH dell’acqua di vasca è alto, ad esempio 7.5–7,8, solo il 30% del cloro libero si trova nella specie HClO, quindi il sensore amperometrico leggerà il 70% in meno del fotometro DPD. In questi casi non si tratta di problemi di calibrazione della sonda, ma di un normale effetto dovuto al DPD, che non legge la reale situazione in acqua.
Influenze operative sul sensore amperometrico
A livello operativo vanno considerati alcuni aspetti che si
descrivono di seguito.
Flusso / portata
Una bassa portata riduce la diffusione dell'HOCl verso la membrana → il sensore legge meno. D’altro canto, una portata superiore a quanto consigliato avrà l’effetto contrario con una lettura eccessiva del sensore. Per stabilizzare la lettura del sensore, si consiglia dunque di montare sempre i sensori amperometrici in un portasonda a bypass con controllo della portata in ingresso facendo anche attenzione a non eccedere con la pressione di lavoro.
Interferenti chimici – Acido Isocianurico
Alcuni sensori amperometrici perdono sensibilità in presenza di disinfettanti con cloro organico a base di acido isocianurico, dunque non sono consigliati in presenza di tali stabilizzanti del cloro. Il sensore va scelto quindi sulla base della misura che si vuole effettuare e avendo conoscenza di altre sostanze che possono essere presenti in vasca.
Fouling degli elettrodi
Depositi organici e biofilm sulla membrana o sugli elettrodi possono ridurre nel tempo la reattività del sensore portando a letture più basse. Esistono tuttavia sul mercato sensori che hanno elettroliti antimicrobici per mitigare questo problema e garantire letture senza interferenze.
Influenze operative sul metodo DPD
Principio ottico di misurazione DPD1 tramite fotometro
Il metodo DPD è molto affidabile, ma essendo una misurazione ottica non è immune da errori.
Temperatura dell’acqua
La velocità della reazione chimica tra pastiglia/liquido DPD e l’acqua campione dipende dalla temperatura: a basse
Fig. 1: Curva dissociazione dell'HOCl al variare del pH
temperature la maggior parte delle reazioni avviene più lentamente. Reagenti molto freddi o un campione d’acqua molto freddo possono rallentare la reazione e far sì che i tempi indicati dal metodo di analisi non siano più corretti.
Tempi di reazione e presenza di altri ossidanti
Se la lettura viene effettuata troppo presto si ha una colorazione incompleta del campione e si ottiene un valore sottostimato.
Se il campione contiene altri ossidanti la reazione è lenta o progressiva e si ottiene un valore sovrastimato.
Campionamento
Il campionamento deve essere effettuato in modo corretto. Alcuni fattori, quali bolle d’aria nella cuvetta, torbidità dell’acqua, contaminazione interna/sporcamento esterno della cuvetta, reagenti scaduti possono interferire con la lettura.
Presenza di cloro combinato
Il DPD1 misura solo il cloro libero, ma in presenza di cloro combinato (clorammine) può verificarsi un contributo additivo non desiderato.
In particolare, con valori di monoclorammine superiori a 1ppm il fotometro misurerà valori più alti del sensore amperometrico con errori anche del +20%. In caso di valori discordanti è buona norma effettuare n.5 misure successive tramite metodo DPD1, scartare il valore più alto e quello più basso, infine fare la media delle n.3 misure rimanenti.
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Interferenza della Monocloroammina sulla lettura del Cloro Libero
Tabella di confronto: Sensore amperometrico selettivo HClO vs Metodo DPD1
Parametro
Principio di misura
Specie misurata
Tipo di misura
Tempo di risposta
Dipendenza dal pH
Rappresentatività del reale potere di disinfezione
Interferenze chimiche
Ripetibilità
Sensore amperometrico HOCl selettivo
Misura elettrochimica della corrente generata dall’ossidazione di HOCl all’elettrodo
HOCl (acido ipocloroso)
Continua, in linea
Secondi (tempo reale)
Elevata (misura solo HOCl)
Ottima
Generalmente basse
Molto buona
Monitoraggio di processo Ideale
Metodo DPD1 (colorimetrico)
Reazione chimica del cloro libero con DPD1 con sviluppo di colore
Cloro libero totale (HOCl + OCl⁻)
Discontinua, su campione
Alcuni secondi + tempo di analisi
Limitata ma non rispondente al reale pH dell’acqua
Variabile dipendente dal pH dell’acqua
Possibili interferenze da altri ossidanti (cloroammine)
Dipendente dall’operatore
Non adatto
Vale la pena sottolineare che per seguire meglio l’andamento del DPD, soprattutto a pH elevati ed in presenza di cloro organico, sono state sviluppate sonde amperometriche in grado di ridurre le differenze di lettura tra i due metodi e rendere più facile l’operatività nella pratica.
Per “Cloro libero totale” si intende la somma del “Cloro disponibile” quindi sia HOCl che OCl⁻ (acido ipocloroso + ione ipoclorito) e del “Cloro stabilizzato organicamente” ad esempio con acido cianurico.
Conclusione
Le differenze di misura del cloro libero tra sensore amperometrico selettivo, che legge solo il HClO, e fotometro DPD non sono un'anomalia, ma la naturale conseguenza di:
• diversi principi di misura applicati (elettrochimico vs fotometrico)
• diversa selettività chimica (HOCl vs HOCl + OCl⁻)
• sensibilità a pH, ad interferenti (clorammine) e condizioni operative (errore umano)
• misura continua vs misura puntuale.
Il fotometro DPD e la sonda amperometrica selettiva non sono rivali, ma due lenti diverse attraverso cui osservare lo stesso fenomeno: la presenza e l’efficacia del cloro libero in vasca. Il primo offre una fotografia totale ma puntuale, il secondo un film continuo della sola frazione realmente disinfettante. Usarli in modo complementare significa trasformare un dato numerico in una vera informazione di processo, capace di guidare decisioni più consapevoli e regolazioni più precise. Conoscere i limiti e i punti di forza di entrambi i metodi non è solo un esercizio tecnico: è il presupposto per una gestione dell’acqua più intelligente, più stabile e, soprattutto, più sicura.
In un mondo dove gli impianti natatori sono sempre più automatizzati e le aspettative degli utenti sempre più elevate, chi sa interpretare correttamente la misura del cloro non ha solo un vantaggio tecnico: ha un vantaggio competitivo. Perché la qualità dell’acqua non solo si vede, ma si misura.
Il dimensionamento della vasca di compenso
Rossana Prola prola@professioneacqua.it
Il dimensionamento della vasca di compenso viene spesso effettuato in modo approssimato, senza procedere, nemmeno in fase di progettazione, ad un calcolo corretto. E’ invece opportuno, anche ai fini di ottimizzare il funzionamento dell’impianto e di evitare sprechi, conoscere ed applicare le corrette modalità di calcolo.
La nostra rivista si è già occupata della vasca di compenso in altre due occasioni, con gli articoli pubblicati nel n.11/2011 e nel numero estate/2023. Tuttavia, si leggono ancora molte affermazioni senza fondamento, e la consuetudine ad effettuare dimensionamenti senza calcoli è ancora diffusa ad ogni livello. Riteniamo quindi utile riprendere l’argomento, cercando di esprimerlo nel modo più semplice e chiaro possibile.
Cos’è e a cosa serve la vasca di compenso
La vasca di compenso è un serbatoio che contiene l’acqua che arriva dalle canaline di sfioro di una piscina, prima che quest’ultima venga aspirata dalle pompe della filtrazione. Si tratta quindi di un manufatto necessario solo per piscine con ricircolo a sfioro, nelle quali l’acqua cade a gravità dalle canaline perimetrali. Quando la piscina funziona senza bagnanti la vasca di compenso non è necessaria, poiché la pompa potrebbe aspirare anche da un qualunque piccolo serbatoio che funga da vaso di espansione, al solo fine di evitare che aspiri aria. I problemi si verificano quando entrano i bagnanti in piscina e quando è necessario aspirare acqua per effettuare il controlavaggio dei filtri. Quando
i bagnanti entrano in piscina il volume di acqua corrispondente dalle canaline va in vasca di compenso. Un tempo, all’epoca delle prime piscine a sfioro, quest’acqua andava persa, poiché le canaline perimetrali erano collegate direttamente allo scarico. Oggi, giustamente, non possiamo più accettare di mandare in scarico l’acqua spostata dai bagnanti e la dobbiamo alloggiare da qualche parte, in attesa di rimetterla in piscina quando i bagnanti usciranno. Questa è la funzione principale della vasca di compenso. A seguito di questa funzione segue quella della necessità di avere acqua a disposizione per effettuare il controlavaggio dei filtri. Nelle piscine a skimmers quest’acqua viene aspirata direttamente dalla piscina, ma se venisse fatto lo stesso con una piscina a sfioro il livello si abbasserebbe e la piscina smetterebbe di sfiorare fino al totale reintegro dell’acqua utilizzata. Oltre a queste due funzioni va considerata la necessità di ospitare l’acqua contenuta nei canali di sfioro quando si spengolo le pompe, oltre alla quantità di acqua spostata dalle onde generate dal movimento dei bagnanti e dagli eventuali giochi d’acqua.
Ciò spiega la necessità di un manufatto sufficientemente grande e correttamente regolato, come vedremo nel seguito.
Come deve essere realizzata la vasca di compenso
Le dimensioni, la forma, la collocazione ed il materiale sono molto variabili e non sono normati, poiché è praticamente impossibile disciplinare le moltissime soluzioni utili allo scopo. La norma di riferimento italiana è la UNI 10637, il cui ultimo aggiornamento è stato nel 2024. Secondo la norma, la vasca di compenso è definita come (punto 3.55) una vasca o serbatoio di accumulo non accessibile ai bagnanti, destinato a contenere l’acqua di vasca proveniente dal bordo sfioratore. Al punto 5.3.5 si specifica che la vasca di compenso deve essere:
• non accessibile ai bagnanti;
• facilmente accessibile al personale addetto alle operazioni di manutenzione e lavaggio;
• completamente svuotabile;
• dotata di troppo pieno;
• realizzata con appositi accorgimenti al fine di evitare che eventuali emissioni provenienti dalla stessa confluiscano in altri ambienti;
• con superfici facilmente lavabili.
Realizzare una vasca di compenso tramite un serbatoio prefabbricato, di qualunque materiale sia, è tecnicamente possibile ma non consente un agevole accesso da parte delle persone addette al lavaggio, che va necessariamente eseguito con una periodicità ragionevole. Ricordiamo che l’acqua contenuta nella vasca di compenso è la stessa della piscina ed un eventuale inquinamento della compenso si ripercuote, per forza di cose, sull’acqua di vasca.
Un'altra modalità di realizzazione molto gradita ai progettisti è quella di una vasca posizionata ad un livello inferiore rispetto allo sfioro, che rimane aperta, a vista. Anche questa modalità non è consentita per motivi di sicurezza: la vasca di compenso non deve essere accessibile ai bagnanti.
Come si dimensiona la vasca di compenso
La vasca di compenso, per essere veramente utile, deve essere dimensionata per accogliere tutta l’acqua spostata dai bagnanti, dalle onde e quella contenuta nelle canaline di sfioro.
Deve inoltre essere dotata di una tubazione di troppo pieno e va tenuto conto del fatto che il pescaggio della
pompa deve essere sempre sotto il battente dell’acqua di almeno 20-30 centimetri, per evitare la formazione di un vortice che possa fare entrare aria nella pompa stessa, danneggiandola. Va inoltre valutato il posizionamento dell’accesso, che potrebbe essere fatto attraverso una botola sul solaio piuttosto che da una finestra sul muro della vasca di compenso, se attiguo al locale tecnico.
Va quindi fatta una distinzione tra le dimensioni del manufatto ed il volume minimo di acqua necessario al corretto funzionamento. Il volume d’acqua contenuto nella vasca di compenso, situato, per forza di cose, tra il fondo della vasca stessa ed il troppo pieno, viene denominato dalla norma volume convenzionale
Il volume convenzionale della vasca di compenso deve essere sufficiente a contenere (punto 5.3.5):
• Il volume spostato dal numero massimo dei bagnanti in vasca;
• Il volume relativo all’eventuale moto ondoso generato dai bagnanti;
• Il volume del moto ondoso creato da eventuali apparecchiature ed attrezzature (solitamente giochi d’acqua);
• Il volume di acqua contenuto nel canale e/o nei collettori di sfioro;
• Il volume necessario al controlavaggio di almeno un filtro;
• Il volume minimo necessario per assicurare la corretta aspirazione delle pompe di ricircolo ed evitarne la marcia a secco.
Per calcolare correttamente il volume spostato dai bagnanti è necessario stimarne il numero massimo. Solitamente si considera il numero corrispondente ad un bagnante ogni 3 metri quadrati, che è l’affollamento massimo che la norma UNI 10637 considera per il dimensionamento dei sistemi di filtrazione. Nulla vieta, comunque, di considerare un numero inferiore quando il numero massimo di bagnanti è stabilito, come nel caso delle piscine turistico-ricettive, nelle quali il numero massimo dei bagnanti corrisponde al numero dei posti letto, piuttosto che per piscine collettive destinate ad una comunità con un numero massimo noto. Una volta stabilito il numero massimo dei bagnanti, il volume corrispondente si calcola, per convenzione, utilizzando una media del volume del corpo umano, corrispondente a 75 litri, cioè 0,075 metri cubi.
ESEMPIO
In una piscina di 100 mq il numero massimo dei bagnanti può essere considerato pari a 100/3 = 34 (approssimato per eccesso). Il volume di acqua spostato è pari a 34 x 75 litri = 2.550 litri, cioè 2,55 metri cubi.
Il volume relativo all’eventuale moto ondoso generato dai bagnanti è approssimabile, secondo la norma, nella metà del volume spostato dai bagnanti.
ESEMPIO
In una piscina di 100 metri quadri questo volume sarà pari a 1,28 metri cubi.
Il volume spostato da attrezzature e/o giochi d’acqua non è, obiettivamente, calcolabile tramite una formula ma va visto volta per volta e molto spesso il massimo che si può fare è una approssimazione. Tenere conto dell’acqua spostata da eventuali giochi d’acqua, soprattutto gli idromassaggi sia ad acqua che ad aria, è molto importante in particolar modo per il dimensionamento della canalina di sfioro, al fine di evitare che l’acqua inondi il piano vasca. Una volta a regime, la vasca di compenso rimanda in vasca l’acqua che accoglie, ma nei primi secondi di accensione del gioco è necessario considerare che arriverà un volume imprevisto.
Il volume di acqua contenuto nel canale e/o nei collettori di sfioro non è difficile da calcolare, basta considerare il volume del canale stesso, al livello di riempimento massimo. Si tratta comunque quasi sempre di un volume piuttosto trascurabile.
ESEMPIO
Nel caso di una piscina da 100 mq con 20 metri lineari di canale largo 20 centimetri, riempito mediamente per 5 centimetri, il volume che ricade in vasca di compenso allo spegnimento delle pompe è pari a 0,2 metri cubi.
Il volume necessario al controlavaggio di un filtro dipende, ovviamente, dal filtro. A questo punto del calcolo ci si trova in quello che il foglio di calcolo di excel chiama “riferimento circolare”: ci serve un dato per calcolare il dato stesso, poiché la portata di un impianto si calcola a partire dal volume da trattare, che è costituito dalla piscina e dalla vasca di compenso. Non se ne esce, quindi l’unica cosa che si può fare è approssimare la portata e verificarla successivamente, affinando il calcolo. La por-
tata d’acqua utilizzata per il controlavaggio di un filtro è pari alla portata al minuto della pompa, moltiplicata per la durata in minuti del controlavaggio.
ESEMPIO
Nel caso di una piscina da 100 mq di superficie e 140 mc di volume, ipotizzando una pompa da 50 mc/h, la portata d’acqua utilizzata per il controlavaggio sarà pari a 50/60 = 0,83 mc/min per 5 minuti = 4,17 metri cubi. Se la portata viene divisa su due pompe e due filtri, si calcolerà 25/60 x 5 = 2,1 metri cubi.
E veniamo all’ultimo dato, il volume minimo necessario per assicurare la corretta aspirazione delle pompe di ricircolo ed evitarne la marcia a secco. Questo dato non è facile da calcolare poiché dipende dal diametro del tubo di aspirazione, dalla portata della pompa, dal battente di acqua soprastante. Possiamo affermare che è prudente considerare che restino sempre almeno venti centimetri, meglio se trenta negli impianti più grandi, di acqua sopra il punto di aspirazione della pompa.
ESEMPIO
Il volume minimo necessario per la vasca di compenso della piscina da 100 mq considerata, considerando che non siano presenti giochi d’acqua, è pari a:
• volume spostato dai bagnanti = 2,55 mc
• volume del moto ondoso = 1,28 mc
• acqua spostata da attrezzature e/o giochi d’acqua = 0
• acqua contenuta nel canale e/o collettore di sfioro = 0,2 mc
• acqua per il controlavaggio di un filtro (nel caso di 2 filtri) = 2,1 mc
per un totale di 6,13 mc ai quali andrà sommato il volume necessario alla sommergenza, cioè ad evitare la marcia a secco della pompa. Questo ultimo dato dipende, per forza di cose, dalla geometria della vasca di compenso e dal punto di ingresso della tubazione.
Quello calcolato è il volume minimo di acqua che la vasca di compenso deve contenere, tra il fondo ed il troppo pieno, cioè il volume convenzionale. E’ importante tenere in considerazione che il volume convenzionale non è il volume del manufatto perché va tenuto in considerazione lo spazio necessario alla installazione della tubazione di troppo pieno e l’eventuale finestra di accesso, nel caso si scelga questa opzione anziché la botola sul solaio.
La regolazione dei livelli ed il troppo pieno
I comandi di riempimento della vasca di compenso, che aprono e chiudono una elettrovalvola sulla rete di alimentazione, sono costituiti da sonde che regolano i livelli all’interno della vasca stessa. I livelli principali sono due: quello di minimo, al di sotto del quale l’elettrovalvola si apre e carica acqua, e quello di massimo oltre il quale l’elettrovalvola si chiude e ferma il carico. Oltre a quelli principali viene installato sempre un livello di sicurezza, che ferma la/ le pompa/e nel caso in cui il livello a causa di un’anomalia scenda sotto il livello di minimo senza che il carico parta o riesca ad arrestare la diminuzione. Il numero di sonde impiegato può essere diverso, a seconda della tipologia.
La tubazione di troppo pieno deve essere sia adeguatamente dimensionata sia, e questo è un aspetto di fondamentale importanza, collegata alla fognatura a gravità o con sistemi dotati di alimentazione di emergenza delle eventuali pompe di sollevamento, al fine di evitare allagamenti in caso di forti piogge.
Gli eventi atmosferici straordinari ai quali assistiamo ormai sempre più spesso impongono la massima attenzione sullo scarico del troppo pieno della vasca di compenso, al punto che conviene iniziare la progettazione dalla valutazione della quota della fognatura, per cercare di adattarsi il più possibile e consentire uno scarico a gravità.
Il calcolo va riportato nella relazione che accompagna il progetto
La norma UNI 10637 prevede l’obbligo di accompagnare il progetto dell’impianto da consegnare al committente con una relazione tecnica che contenga, oltre a molte altre cose, il calcolo della vasca di compenso. Perché è importante farlo? Perché, come abbiamo visto, alcuni aspetti sono discrezionali e vanno spiegati. Non farlo significa tralasciare uno dei tanti elementi obbligatori e non rispettare, di fatto, la norma. Ricordiamo che una conformità normativa non può mai essere parziale: se si dichiara di eseguire un lavoro “a norma” è necessario rispettare tutti i requisiti previsti dalla norma stessa.
Le acque di scarico delle piscine: Inquadramento Normativo, criticità e soluzioni tecniche
Francesca Piccioli francesca.piccioli@chimici.it
La gestione delle acque reflue prodotte dagli impianti natatori rappresenta una sfida tecnica e normativa di crescente complessità per gestori e professionisti del settore idrico. La presenza di disinfettanti, solidi sospesi e sali disciolti impone una corretta interpretazione del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/06 e smi) e delle normative correlate. Il presente articolo analizza il quadro normativo vigente, distinguendo tra le diverse modalità di scarico, approfondendo i criteri di assimilazione alle acque reflue domestiche previsti dal DPR 227/2011 e le implicazioni tecniche connesse ai processi di trattamento, fino al possibile inquadramento delle acque di piscina come rifiuti speciali liquidi.
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Introduzione
La gestione sostenibile delle risorse idriche passa anche attraverso un controllo attento dei reflui cosiddetti “minori”, tra i quali rientrano a pieno titolo le acque di scarico delle piscine. Piscine pubbliche, impianti sportivi, strutture ricettive e centri benessere generano infatti volumi significativi di acque reflue che, se non correttamente gestite, possono incidere negativamente sulla qualità dei corpi idrici recettori In questo contesto, una corretta interpretazione della normativa ambientale rappresenta uno strumento essenziale per tecnici, gestori e autorità di controllo. Il riferimento normativo fondamentale è rappresentato dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., Testo Unico Ambientale, che disciplina la tutela delle acque dall’inquinamento nella Parte Terza, perseguendo l’obiettivo di prevenire e ridurre l’impatto degli scarichi sui corpi idrici superficiali e sotterranei. La corretta gestione delle acque di piscina non può quindi prescindere da una puntuale conoscenza delle definizioni giuridiche e degli obblighi autorizzativi previsti dal legislatore. Elemento centrale del sistema è la definizione di scarico contenuta nell’art. 74, secondo cui costituisce scarico qualsiasi immissione di acque reflue effettuata tramite un sistema stabile di collettamento che colleghi senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo con il corpo recettore, indipendentemente dalla natura inquinante delle acque e dall’eventuale trattamento preventivo. Da tale impostazione discende il principio cardine secondo cui tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati dall’autorità competente e conformi ai valori limite di emissione stabiliti nell’Allegato 5 alla Parte Terza del decreto, definiti in funzione della tipologia di corpo idrico recettore e degli obiettivi di qualità ambientale.
Classificazione,
origine e gestione delle acque di piscina
Uno degli aspetti più complessi nella gestione delle acque di scarico delle piscine riguarda la loro corretta classificazione all’interno delle categorie di reflui previste dal Testo Unico Ambientale. Il D.Lgs. 152/2006 distingue infatti tra acque reflue domestiche, industriali e urbane (art. 74), ciascuna soggetta a specifici regimi autorizzativi; tuttavia, le acque provenienti dagli impianti natatori non si collocano automaticamente in nessuna di queste definizioni. Pur essendo generate in contesti spesso assimilabili a strutture di servizio, sportive o ricettive, esse presentano caratteristiche chimico-fisiche peculiari che le differenziano dalle acque domestiche propriamente dette. Tali peculiarità, legate all’impiego si-
stematico di disinfettanti, correttori di pH e altri prodotti chimici per il trattamento dell’acqua, rendono evidente come la classificazione non possa basarsi esclusivamente sulla tipologia di insediamento, ma debba tenere conto della composizione del refluo e delle modalità di gestione dell’impianto.
Nel normale ciclo operativo di una piscina vengono prodotte diverse tipologie di acque di scarico. Il ricambio periodico dell’acqua di vasca e le operazioni di rabbocco generano reflui contenenti principalmente residui dei prodotti utilizzati per la disinfezione e il controllo dei parametri chimici. Le operazioni di controlavaggio dei filtri rappresentano una fase particolarmente critica, in quanto concentrano solidi sospesi e sostanze organiche rimosse dal sistema di filtrazione. Lo svuotamento annuale, triennale o straordinario della vasca comporta infine il rilascio dell’intero carico chimico presente al momento della dismissione. Queste acque, pur con carichi inquinanti variabili, sono accomunate dalla presenza di cloro residuo, solidi sospesi e sostanze organiche introdotte dai bagnanti, elementi che le rendono potenzialmente impattanti per l’ambiente acquatico in assenza di adeguati trattamenti.
Le modalità di scarico delle acque di piscina sono disciplinate in modo puntuale dagli articoli 103, 105 e 107 del D.Lgs. 152/06. Lo scarico sul suolo e nel sottosuolo è solitamente vietato, salvo specifiche deroghe, mentre l’immissione in acque superficiali o in pubblica fognatura è subordinata a preventiva autorizzazione e al rispetto dei limiti tabellari previsti dalla normativa. In particolare, l’Allegato 5 alla Parte Terza del decreto impone limiti analitici stringenti:
• il cloro attivo libero non deve superare 0,2 mg/L per gli scarichi in acque superficiali e 0,3 mg/L per quelli in fognatura; i cloruri sono limitati a 1200 mg/L;
• il pH deve rientrare nell’intervallo compreso tra 5,5 e 9,5.
Ulteriori parametri critici sono rappresentati da:
• solidi sospesi totali (80 mg/L per acque superficiali e 200 mg/L per la fognatura)
• BOD₅, indicatori fondamentali sia per la tutela degli ecosistemi acquatici sia per il corretto funzionamento dei sistemi di depurazione biologica.
Alla luce di tali prescrizioni, la corretta identificazione della natura delle acque reflue di piscina assume un ruolo determinante, poiché da essa dipende la possibilità di
accedere a regimi autorizzativi semplificati o, al contrario, l’obbligo di adottare trattamenti più spinti e procedure autorizzative più complesse. In questo contesto, il trattamento di declorazione rappresenta spesso un passaggio imprescindibile, soprattutto quando il refluo contiene cloro libero o combinato in concentrazioni incompatibili con i limiti di legge, al fine di prevenire effetti tossici sui corpi idrici recettori e garantire la piena conformità normativa.
Assimilazione alle acque reflue domestiche (DPR 227/2011)
Un’importante opportunità per i gestori di impianti natatori è rappresentata dall’assimilazione alle acque reflue domestiche, disciplinata dal D.P.R. 19 ottobre 2011 n. 227,
Tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati
dall’autorità competente e conformi ai valori limite di emissione stabiliti
nell’Allegato 5 alla Parte Terza del decreto
che definisce i criteri per l’assimilazione di alcune acque reflue industriali a quelle domestiche. Il regolamento individua specifiche categorie di attività nella Tabella 2 dell’Allegato A, includendo espressamente, al punto 19, piscine, stabilimenti idropinici e idrotermali, a condizione che le acque di controlavaggio dei filtri siano preventivamente trattate
Il trattamento richiesto può essere realizzato mediante sistemi a vasca di accumulo o sistemi in linea, progettati per attenuare i picchi di carico inquinante e di cloro che potrebbero compromettere il corretto funzionamento dei sistemi di depurazione biologica urbana. L’assimilazione è inoltre limitata alle micro, piccole e medie imprese (PMI), così come definite dal D.M. 18 aprile 2005, e non costituisce un automatismo: essa è ammessa esclusivamente nel rispetto delle limitazioni previste dal regolamento e richiede una valutazione puntuale caso per caso da parte dell’autorità competente
Soluzioni impiantistiche e casi particolari
Dal punto di vista tecnico, le soluzioni più diffuse per il trattamento delle acque di piscina comprendono sistemi a vasca di accumulo e sistemi in linea, progettati per garantire la neutralizzazione e la declorazione del refluo prima dello scarico. In questo ambito, la cre-
scente diffusione dei sistemi di disinfezione mediante elettrolisi salina introduce ulteriori elementi di complessità gestionale. Anche le cosiddette piscine “a sale” devono infatti essere considerate a tutti gli effetti potenzialmente inquinanti e sottoposte a un adeguato processo di declorazione prima dell’immissione nel corpo recettore. Un’attenzione particolare deve essere riservata alle piscine dotate di celle elettrolitiche tradizionali, che operano con elevate concentrazioni saline e possono determinare il superamento dei limiti normativi relativi ai cloruri. Al contrario, le tecnologie più recenti basate su celle elettrolitiche a bassa salinità consentono una gestione più agevole del refluo, riducendo le criticità legate alla concentrazione salina e garantendo una maggiore compatibilità con i requisiti normativi in materia di scarichi.
Conclusioni: un approccio integrato tra norma, tecnica e responsabilità
La gestione delle acque di scarico delle piscine si colloca all’intersezione tra disciplina degli scarichi e normativa sui rifiuti, configurandosi come un ambito tecnico-normativo di particolare complessità. Qualora venga meno il requisito del sistema stabile di collettamento o non sia possibile configurare il refluo come scarico autorizzato, entra infatti in gioco la disciplina dei rifiuti di cui alla Parte Quarta del D.Lgs. 152/2006. Ai sensi dell’art. 183, il rifiuto è definito come qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi; in tale contesto, le acque di piscina possono assumere la qualifica di rifiuti speciali liquidi, con attribuzione ad esempio dei codici
EER 16 10 01* o 16 10 02, e devono essere gestite secondo le procedure previste per la tracciabilità, il trasporto e lo smaltimento presso impianti autorizzati. Questo passaggio di regime comporta un significativo aggravio gestionale e documentale e rappresenta, di fatto, l’ultima ratio da adottare quando non siano percorribili soluzioni di scarico conformi alla normativa vigente
Ne deriva l’importanza strategica di una corretta classificazione del refluo, della scelta di sistemi di trattamento adeguati e della verifica puntuale delle condizioni di assimilazione alle acque reflue domestiche, ove applicabili.
In conclusione, la gestione delle acque di scarico delle piscine non può essere ridotta a una mera operazione tecnica, ma richiede un approccio integrato, fondato su competenze multidisciplinari e su un costante aggiornamento normativo. Il rispetto dei limiti analitici, la corretta applicazione dei criteri di assimilazione, il dialogo con le autorità competenti e la selezione di soluzioni tecnologiche coerenti con il quadro regolatorio costituiscono i pilastri di una conduzione conforme e responsabile, capace di tutelare le risorse idriche e di ridurre in modo significativo i profili di responsabilità amministrativa e penale in capo al gestore.
Nel normale ciclo operativo di una piscina vengono prodotte diverse tipologie
di acque di scarico
PIEMONTE
idrospeed (AT)
MIRANI (NO)
Zilania (TO) PISCINE SOLARIS (TO)
LOMBARDIA
AMADORI PISCINE (BS) APM GROUP (bg)
canada sport piscine (BS) cleverpiscine (CO)
EDEN PISCINE (BS) franzoni piscine (BS)
GREEN HOUSE & PISCINE (BS)
IDROBLUE PISCINE (BS)
PISCINE GHIROLDI (BS)
PREALPIPOOL (VA)
RM PISCINE (BS) verde acqua (PV) Ydroterm (co)
TOSCANA
acqualab (FI)
F.A.M. (GR)
Global Piscine (PI)
PROGETTO AMBIENTE PISCINE E SPA (AR)
wasser tec (LU)
WATERWORLD (Fi)
aps acqua (RM)
CAMPANIA
D’APUZZO PISCINE (NA) Lazio
TRENTINO ALTO ADIGE
GARDAPOOL (TN) Tecnoteam Piscine (TN)
FRIULI VENEZIA GIULIA
BIOTECH (go) IGP ENGINEERING (TS)
VENETO
AQUAZZURA PISCINE (TV)
Koral Piscine (VE)
MR Soluzioni (VR)
Zetaesse Piscine (TV) Progestra (TV)
EMILIA ROMAGNA
CLIMAX - ROMAGNA PISCINE (RN) ACQUAPLUS (FC)
FERRARI WATERDESIGN (PR)
GM PISCINE (PR) VANNINI AQUA&POOL (BO)
mARCHE
UMBRIA
ONDA BLU PISCINE (PG) DP Piscine (PG)
TECNO IMPIANTI (PG)
PROFESSIONE PISCINA (MC) PUGLIA
POOL SYSTEM PISCINE (BT)
sicilia
RS Piscine Group (CL)
Sempre in carenza di liquidità? Il problema non è (solo) il fido
Marco Massari marco@massariconsulting.it
La carenza di liquidità è una delle problematiche più frequentemente lamentate dagli imprenditori, indipendentemente dal settore di appartenenza. Nel comparto della fornitura e della costruzione di piscine, come in molti altri ambiti produttivi, il tema della gestione finanziaria assume un rilievo strategico: senza adeguata liquidità, anche le imprese tecnicamente valide rischiano di trovarsi in seria difficoltà operativa.
Liquidità e continuità aziendale: una metafora utile
Avere poca liquidità è come possedere un’autovettura eccellente dal punto di vista meccanico, ma trovarsi con il serbatoio vuoto. Il motore può essere perfetto, la carrozzeria impeccabile, la tecnologia all’avanguardia; eppure, senza carburante, il veicolo non si muove. Allo stesso modo, un’impresa può disporre di competenze tecniche elevate, clienti fidelizzati e un buon posizionamento di mercato, ma senza adeguata liquidità rischia di fermarsi.
Il punto cruciale è comprendere da dove origini realmente la carenza di liquidità.
In alcuni casi essa deriva da dinamiche aziendali interne: marginalità insufficiente, ciclo degli incassi troppo lungo, inefficienze operative o scarsa patrimonializzazione.
In altri casi, invece, l’attività può essere economicamente equilibrata, ma sostenuta da linee di credito insufficienti
o non coerenti con la struttura degli impieghi, generando tensioni finanziarie che non dipendono dalla qualità del business, bensì dall’assetto delle fonti.
Il dialogo con le banche: un passaggio sempre più complesso
Una parte significativa delle difficoltà di liquidità può derivare, dunque, dal rapporto con il sistema bancario. Negli ultimi decenni, le regole di concessione del credito sono cambiate radicalmente e le decisioni non si basano più, se non marginalmente, su relazioni personali o valutazio-
L’esito di una richiesta di affidamento dipende oggi in larga misura dal rating attribuito all’impresa che, a sua volta, dipende dai dati di bilancio, dal comportamento aziendale registrato nelle banche dati e dalla regolarità della movimentazione del conto corrente bancario
Conosciamo Matteo Avigo, General Manager di Fluidra commerciale Italia
La redazione
info@professioneacqua.it
Con oltre vent’anni di esperienza nel settore delle piscine, Matteo Avigo ha costruito un solido percorso manageriale iniziato in Zodiac, dove ha ricoperto il ruolo di responsabile marketing per poi assumere incarichi di crescente responsabilità nell’ambito delle attività commerciali sui mercati internazionali a partire dal 2004.
A seguito della fusione con la multinazionale spagnola Fluidra, ha assunto il ruolo di Direttore Commerciale, guidando la struttura commerciale e contribuendo in modo significativo al rafforzamento del posizionamento competitivo e allo sviluppo del business sul mercato italiano.
Dal 2025 ricopre la carica di General Manager di Fluidra Commerciale Italia, con la responsabilità di definire e indirizzare le strategie di crescita e consolidamento della società, in coerenza con gli obiettivi di sviluppo del Gruppo a livello internazionale.
Alla guida di Fluidra Commerciale Italia un esperto del settore, con una grande esperienza ed una solida conoscenza tecnica. Una scelta precisa per una grande multinazionale, che solitamente ha come focus principale la gestione economica e quindi sceglie manager con competenze in questo campo. Come ci si sente in questa posizione?
È vero che nelle multinazionali il focus è spesso fortemente orientato alla gestione economica, che resta un elemento fondamentale. Tuttavia, nel nostro settore la competenza tecnica rappresenta un valore strategico: conoscere a fondo il prodotto, le sue applicazioni e le reali esigenze di installatori e costruttori consente di prendere decisioni più consapevoli, anche dal punto di vista economico e strategico.
Il mercato delle piscine a livello internazionale spesso considera l’Italia una grande possibilità di vendita, ma sottovaluta il settore dal punto di vista tecnico. Dal suo punto di vista, come vede l’Italia nel mercato internazionale?
L’Italia viene spesso considerata un mercato ad alto potenziale commerciale, grazie alla cultura del bello e alla diffusione della piscina come elemento distintivo
dell’abitare. Ritengo però che questa sia una visione riduttiva.
Il mercato italiano è tra i più evoluti dal punto di vista tecnico: gli installatori vantano competenze molto elevate, il cliente finale è particolarmente esigente e la piscina viene frequentemente inserita in contesti architettonici complessi. Tutto questo richiede soluzioni impiantistiche sofisticate e una forte capacità progettuale. Per questo considero l’Italia non solo un’opportunità di vendita, ma un vero e proprio laboratorio di innovazione. Le soluzioni che si affermano nel nostro Paese, per qualità e livello di complessità, diventano spesso un punto di riferimento anche a livello internazionale, sia in termini di funzionalità sia di design.
Come si può conciliare l’abitudine tutta italiana a privilegiare i rapporti interpersonali anche nel business e la necessità di regole e procedure che una grande azienda deve necessariamente adottare?
Credo che la propensione italiana a valorizzare i rapporti interpersonali nel business sia un grande punto di forza. Nel nostro settore, fiducia e relazione costruita nel tempo fanno davvero la differenza.
Allo stesso tempo, un’azienda strutturata ha bisogno di regole e procedure per garantire trasparenza, efficienza e coerenza. Le procedure non devono sostituire le relazioni, ma sostenerle.
Per me sono aspetti complementari: le relazioni creano fiducia, le regole assicurano solidità e crescita nel lungo periodo. In ogni caso, sono sempre le persone a costruire valore per il cliente, e le procedure devono adattarsi a questo obiettivo.
In ogni Paese europeo la vendita delle piscine si divide sempre più tra due settori: uno più povero, fatto di piscine economiche, ed uno dedicato a clienti alto spendenti, che chiedono una qualità sempre maggiore. Come si posiziona Fluidra oggi, e come lo farà domani?
Oggi Fluidra dispone di una gamma prodotti estremamente ampia, in grado di garantire il giusto equilibrio tra qualità e prezzo e di offrire soluzioni con diversi livelli di tecnologia, così da essere un partner completo per tutti i clienti.
L’obiettivo è continuare a innovare senza scendere a compromessi sulla qualità, puntando su due driver fondamentali: innovazione e sostenibilità. Vogliamo sviluppare prodotti che rispondano concretamente alle esigenze dei clienti finali, semplificando la gestione della piscina, migliorando l’efficienza energetica e contribuendo a ridurre il consumo e lo spreco d’acqua.
In Italia il mercato delle piscine domestiche è costituito per buona parte da piscine di qualità medio-alta, spesso realizzate “sartorialmente”, sulla base delle richieste del cliente e/o dell’architetto che le disegna. Avigo condivide questa descrizione del mercato italiano delle piscine domestiche? Per Fluidra, multinazionale diffusa in tutto il Globo, questo aspetto rappresenta un problema?
Condivido pienamente questa descrizione. Il mercato italiano delle piscine domestiche si distingue per una forte attenzione alla qualità e per un approccio spesso “sartoriale”, in cui la piscina non è solo un impianto tecnico, ma parte integrante di un progetto architettonico. Il cliente finale è esigente e richiede soluzioni personalizzate, sia dal punto di vista estetico sia impiantistico. Non lo considero un limite, anzi: è un contesto che valorizza competenza tecnica, capacità progettuale e cura del dettaglio. Per una multinazionale come Fluidra non
è un ostacolo, ma una sfida stimolante: significa saper coniugare la solidità industriale e la forza di un gruppo globale con flessibilità e vicinanza al mercato locale.
Operando nella produzione di componenti, poter contare su una visione internazionale dei diversi mercati è per noi un grande vantaggio. Spesso le innovazioni tecnologiche nascono all’estero e una prospettiva globale ci consente di trasferire know-how e soluzioni evolute anche in Italia.
Credo che proprio questa integrazione tra dimensione globale e specificità locale rappresenti un valore aggiunto concreto, sia per il mercato sia per lo sviluppo dell’innovazione.
Un’ultima domanda, quella scomoda che si tiene sempre alla fine: Fluidra le piace così com’è o pensa sia necessario cambiare qualcosa?
Fluidra è un’azienda solida, con competenze, portafoglio prodotti e una struttura organizzativa di alto livello: ed è proprio questa solidità la nostra forza. Allo stesso tempo, credo che nessuna realtà possa considerarsi “arrivata”. Il mercato evolve rapidamente, le esigenze dei clienti cambiano e la competizione è sempre più dinamica: più che di cambiamento, parlerei di evoluzione continua. Il mio obiettivo è rafforzare ulteriormente la vicinanza al mercato italiano, valorizzare le competenze interne e accelerare la capacità di adattamento alle specificità locali, mantenendo al tempo stesso pieno allineamento con la visione globale del Gruppo. In sintesi, mi piace molto Fluidra per ciò che è oggi, ma credo ancora di più nel suo potenziale di crescita.
La redazione info@professioneacqua.it
Il Convegno d’Autunno 2026, l’evento per i soli Professionisti della Piscina
Il tradizionale evento formativo di Professione Acqua si presenterà quest’anno con alcune novità: durata, format e location
Il Convegno d’Autunno è l’unico evento italiano riservato esclusivamente ai professionisti della piscina. Nato nel 2014, si compone di 4 elementi principali: i convegni, in cui, senza nessuna finalità commerciale, si affrontano e approfondiscono temi cari ai professionisti del settore, i workshop, in cui alcuni espositori approfondiscono temi tecnici e presentano le loro novità di prodotto, l’area espositiva, dove 50 aziende produttrici e distributrici incontrano i players del settore in desk tutti uguali tra loro, i momenti di svago e aggregazione, che quest’anno saranno più numerosi e ricchi di soprese rispetto alle precedenti edizioni
La manifestazione si terrà a Colli del Tronto (AP) il (1),
2 e 3 dicembre e si presenterà con parecchie novità rispetto al passato. La prima novità riguarda la sede. Ogni anno il Convegno d’Autunno si sposta e quest’anno si terrà all’Hotel Casale, è un 4 stelle ricavato in un vecchio ed enorme casale splendidamente ristrutturato che ospita al suo interno il più grande centro congressi della Regione, 200 camere, 3 ristoranti e alcuni campi sportivi. L’hotel è a 4km dal casello autostradale, a metà strada tra l’Adriatico e Ascoli Piceno, offre un panorama unico sulle colline che separano le Marche dall’Abruzzo.
La seconda novità è la durata. Ai due giorni tradizionali quest’anno si aggiungerà la giornata del 1 dicembre, non a caso scritto sopra fra le parentesi, che rappre-
senterà un ASPETTANDO IL … CONVEGNO D’AUTUNNO. Negli ultimi anni infatti gli eventi sul territorio sono sensibilmente aumentati, costringendo i professionisti del settore a ore di viaggio per poche ore di evento. Professione Acqua ha quindi messo a disposizione le proprie sale alle aziende che vorranno realizzare una tappa dei propri road-show il 1° dicembre, giorno che precederà l’inizio formale del Convegno d’Autunno. In questo modo, con un’unica trasferta, si potranno seguire eventi diversi: il road show del proprio fornitore, il Convegno d’Autunno e le attività di Acquanet Associazione dei Costruttori di Piscina che da anni realizza proprio nella giornata che precede la manifestazione di Professione Acqua.
La terza novità sarà la cena del 2 dicembre che i Congressisti avranno inclusa nella loro quota di iscrizione (come in passato avranno compresi anche i pranzi). Non si tratterà di una banale cena di lavoro ma di un vero e proprio spettacolo pieno di piacevoli sorprese e, ovviamente, buon cibo!
Quarta novità il timing dell’evento, che vedrà alternarsi momenti di attività contemporanee (relazioni congressuali, workshop e area expo) a momenti in cui sarà in funzione solo uno di questi elementi. In particolare, la mattina del 2 dicembre l’accesso sarà permesso ai soli Congressisti che avranno a loro disposizione le due Sale di Professione Acqua senza altre attività che possano distrarli dall’aggiornamento tecnico e normativo. Dopo
il pranzo e prima della cena sarà l’area expo ad essere la protagonista assoluta, con due momenti su cui, per ora, Professione Acqua non vuole dare anticipazioni. Ampia visibilità avranno, più che in passato, anche i workshop e le demo pratiche degli espositori.
Le iscrizioni si apriranno in estate e, come in passato, si potrà partecipare come Congressista (a pagamento) o come Visitatore. I Congressisti potranno entrare in tutte le aree della manifestazione ed avranno compresi due pranzi e una cena nella quota di iscrizione I Visitatori gratuiti non potranno accedere alle sale congressuali e non avranno diritto ai pasti. Chi vorrà potrà poi utilizzare l’interessante convenzione alberghiera con l’Hotel Casale appositamente attivata per quelle giornate.
Cosa fare ora? Segnare le giornate del 1,2 e 3 dicembre sulla vostra agenda, chiedere al proprio fornitore di tenere una tappa del proprio road-show il 1° dicembre a Colli del Tronto, inquadrare il QR-code sotto per visualizzare le pagine del sito web dedicate all’evento per vedere quali aziende hanno già confermato la loro presenza e ricordarsi che… il Convegno d’Autunno è solo per il vero Professionista della piscina!
Per informazioni: info@professioneacqua.it - 0376854931
INVERX60 DI POOL’S: LA NUOVA FRONTIERA DEI PULITORI AUTOMATICI
InverX60 è il pulitore automatico che ridefinisce gli standard di pulizia delle piscine con la sua tecnologia wireless all'avanguardia. Grazie alla sua performante batteria consente fino a 6 ore di autonomia. Dotato di tre motori perfettamente sincronizzati, utilizza la tecnologia full inverter per garantire una maggiore performance e una pulizia impeccabile. Il sistema di controllo avanzato regola in maniera efficiente la potenza e la velocità per ottimizzare il consumo della batteria e garantire una pulizia efficace in ogni angolo della piscina. Attraverso l’esclusivo sistema di percorso “3D S” brevettato, InverX60 analizza l'ambiente della piscina e adotta la modalità di pulizia più efficiente. Con InverX60 puoi goderti le vacanze senza preoccupazioni. Grazie al timer programmabile, protegge la tua piscina con una pulizia continua fino a due settimane. Scopri la potenza della pulizia intelligente con InverX60 di Pool’s, la soluzione tecnologica per una pulizia perfetta della piscina InverX60 è il pulitore automatico che ridefinisce gli standard di pulizia delle piscine con la sua tecnologia wireless all'avanguardia. Grazie alla sua performante batteria consente fino a 6 ore di autonomia. Dotato di tre motori perfettamente sincronizzati, utilizza la tecnologia full inverter per garantire una maggiore performance e una pulizia impeccabile. Il sistema di controllo avanzato regola in maniera efficiente la potenza e la velocità per ottimizzare il consumo della batteria e garantire una pulizia efficace in ogni angolo della piscina. Attraverso l’esclusivo sistema di percorso “3D S” brevettato, InverX60 analizza l'ambiente della piscina e adotta la modalità di pulizia più efficiente. Con InverX60 puoi goderti le vacanze senza preoccupazioni. Grazie al timer programmabile, protegge la tua piscina con una pulizia continua fino a due settimane. Scopri la potenza della pulizia intelligente con InverX60 di Pool’s, la soluzione tecnologica per una pulizia perfetta della piscina.
www.pools.it - info@pools.it - tel 0376 942692
AQQUATIX E LIFE FITNESS ITALIA PER ESPERIENZE UNICHE VISSUTE IN ACQUA O IN PALESTRA
La domanda diffusa di Wellness e Wellbieng quotidiani da parte di fasce sempre più ampie di popolazione, spinge il settore dell'Hotellerie ad adeguarsi alla ricerca di servizi coerenti con lo "star bene". Soluzioni legate al fitness acquatico e terrestre che assicurano ad ogni ospite/cliente esperienze non solo piacevoli, ma fondamentali per la salute ed il benessere. L’offerta di attività fisica integrata alle diverse proposte di wellness presentate dalle strutture più attente al trend di mercato trova molte risposte nella Wellbeing Experience di Aqquatix Group.
In ambito “acquatico”, Aqquatix propone dal 2006 attrezzature per lo svolgimento dell’attività verticale in acqua: fitness, training, rehab acquatici. Il design Made in Italy, la biomeccanica e il lavoro meticoloso di R&D, garantiscono ad ogni persona un utilizzo delle attrezzature confortevole e sicuro, che eleva il valore dell’offerta oltre gli standard qualitativi del settore. Per il fitness terrestre, Life Fitness, la più ampia gamma al mondo di attrezzi per il fitness, offre soluzioni, personalizzate nei colori di telai e selleria per enfatizzare l'immagine della struttura rendendola ancor più unica ed esclusiva. Molte le linee proposte dall’ineguagliabile biomeccanica volte ad ottimizzare la prestazione sportiva, prevenire infortuni e perfezionare il movimento.
www.aqquatix.com info@aqquatix.com
DIGI PROJECT –L’ACCESSIBILITÀ È UN DIRITTO PER TUTTI
Fondata nel 2005 a Pegognaga (MN), DIGI PROJECT rappresenta oggi un punto di riferimento nel settore dell’accessibilità applicata agli ambienti acquatici, distinguendosi per qualità costruttiva, innovazione tecnologica e attenzione al design.
Presente in diversi Paesi, l’azienda sviluppa soluzioni progettate per facilitare l’ingresso in acqua a persone con disabilità o ridotta mobilità, garantendo sempre elevati standard di sicurezza, affidabilità e comfort.
Tra le principali soluzioni figurano i sollevatori mobili BluOne, PandaPool, BluPool, EcoPool e PelicanPool, affiancati da progetti personalizzati sviluppati per rispondere a esigenze specifiche, sia in ambito pubblico che privato.
L’offerta si completa con una gamma di sollevatori fissi, particolarmente indicati per centri di riabilitazione, piscine pubbliche e private, strutture ricettive, SPA, centri termali, case di riposo e strutture sanitarie.
Rendere una piscina accessibile significa scegliere inclusione, sicurezza e qualità, valorizzando la struttura e ampliandone le possibilità di utilizzo. www.digiproject.biz
MADE IN ITALY, TESTATE SUL CAMPO: LE NUOVE POMPE PENTAIR VS2M PER I PROFESSIONISTI DELLA PISCINA
Nel mondo della piscina professionale, l’affidabilità non è una promessa: è un’esperienza costruita nel tempo. La gamma di pompe a velocità variabile Pentair con driver VS2M nasce da decenni di competenza tecnica, innovazione continua e soluzioni già ampiamente collaudate sul campo. Pioniera della tecnologia a velocità variabile, Pentair ha contribuito a trasformare il mercato europeo, con migliaia di pompe VS2 installate e operative da anni: una base solida che parla di durata, continuità e prestazioni reali.
Pensato per i professionisti, il driver VS2M si distingue per un approccio concreto: facilità d’uso, regolazioni intuitive e installazione immediata, per semplificare il lavoro quotidiano in cantiere e nel locale tecnico. La produzione in Italia garantisce filiere corte, controllo industriale diretto e una profonda conoscenza delle esigenze del mercato europeo.
Il cuore tecnologico della gamma è un motore a magneti permanenti sovradimensionato, progettato per offrire elevata efficienza energetica, silenziosità e un’affidabilità nel tempo senza compromessi. Una tecnologia pensata per durare e per mantenere prestazioni costanti anche nelle condizioni più impegnative.
Grazie a una gamma completa, adatta a ogni tipologia di piscina – dalle nuove costruzioni alle ristrutturazioni e agli aggiornamenti futuri – VS2M rappresenta una soluzione evolutiva. Più di una pompa: una scelta tecnica che accompagna i professionisti nel tempo, con efficienza, sicurezza e tranquillità operativa.
Scopri il portfolio VS2M : e il calcolatore dei consumi energetici:
POLIMPIANTI DISTRIBUTORE ESCLUSIVO DELLE COPERTURE POOLSAFE
In un mercato sempre più orientato a efficienza energetica, sicurezza e automazione, le partnership strategiche diventano leve fondamentali per offrire soluzioni ad alto valore aggiunto. È in quest’ottica che Polimpianti annuncia l’accordo per la distribuzione sul mercato italiano delle coperture di sicurezza
PoolSafe: la copertura 4 stagioni, completamente impermeabile che consente di mantenere la piscina pulita tutto l’anno, ottimizzando tempi e costi di manutenzione. Durante l’estate limita la dispersione di calore e riduce l’evaporazione, contribuendo a un uso più sostenibile della risorsa acqua. Realizzata in PVC da 650 g/mq con trattamento anti-UV e finitura anti abrasione, è rinforzata per bordature in pietra e garantisce elevata durabilità. Il sistema di azionamento a chiave assicura apertura e chiusura rapide, mentre i motori idraulici permettono avvolgimenti e svolgimenti 100% automatici, senza regolazioni di fine corsa. Disponibile con motore interrato o fuori terra e con binari adattabili a ogni configurazione, offre massima flessibilità progettuale. www.polimpianti.it info@polimpianti.it
NEW POOL: FILTRI ENPIWAY UNI
Filtri laminati progettati e realizzati da New Pool per piscine pubbliche.
Progettati e costruiti in Italia, i filtri ENPiWAY UNI di New Pool rappresentano l’evoluzione della filtrazione ENPiWAY dedicata alle piscine ad uso pubblico, dove continuità di funzionamento, affidabilità e rispetto delle normative sono elementi fondamentali.
Realizzati in vetroresina stratificata a mano, i filtri ENPiWAY UNI garantiscono un’elevata resistenza meccanica e un’ottima compatibilità con i prodotti chimici impiegati per la disinfezione dell’acqua. La progettazione è sviluppata in conformità alla norma UNI 10637:2024, assicurando prestazioni di filtrazione adeguate alle diverse tipologie di vasche e ai tempi di ricircolo prescritti. L’attenzione ai dettagli costruttivi, l’utilizzo di materiali tecnici di alta qualità e le soluzioni pensate per agevolare ispezione, manutenzione e gestione dell’impianto rendono i filtri ENPiWAY UNI una scelta sicura e duratura per applicazioni professionali e pubbliche. www.newpool.it info@newpool.it
ARRIVA FREEDOM LITE: LA NOVITÀ ZODIAC PER UNA PISCINA IMPECCABILE
Freedom Lite di Zodiac è un nuovo robot pulitore cordless progettato per offrire una pulizia completa e intelligente della piscina. La sua batteria agli ioni di litio ad alte prestazioni garantisce fino a 3 ore di autonomia, permettendogli di intervenire con precisione su fondo, pareti e linea d’acqua.
La doppia filtrazione progressiva trattiene efficacemente sia i detriti più grandi sia le impurità più fini, mentre i sensori intelligenti guidano il robot lungo percorsi ottimizzati, adattandosi facilmente a ogni configurazione. Compatto, leggero e agile, Freedom Lite è ideale per piscine interrate e fuori terra fino a 15 × 5 metri. Grazie all’app Fluidra Pool®, è possibile gestire modalità di pulizia, ricevere notifiche e programmare cicli multi-giorno con la massima semplicità, trasformando la manutenzione quotidiana della piscina in un’esperienza ancora più comoda e intuitiva. www.zodiac-poolcare.it
SOPREMAPOOL: SISTEMI PERFORMANTE PER L'IMPERMEABILIZZAZIONE DELLE PISCINE
SOPREMAPOOL è il sistema completo per l’impermeabilizzazione e il rivestimento delle piscine firmato Soprema. Una gamma di membrane sintetiche armate progettata per garantire prestazioni elevate, affidabilità nel tempo e una resa estetica impeccabile.
Le membrane SOPREMAPOOL offrono stabilità dimensionale, resistenza meccanica e ottima saldabilità, assicurando giunzioni sicure e continuità dell’impermeabilizzazione. Sono ideali sia per nuove costruzioni sia per interventi di riqualificazione, con soluzioni pensate per ottimizzare tempi di posa e controllo qualità in cantiere.
La gamma comprende colori, finiture e soluzioni tecniche in grado di valorizzare ogni progetto, dal residenziale al pubblico, mantenendo elevate performance anche in presenza di trattamenti chimici e cicli termici intensi.
Con SOPREMAPOOL, ogni piscina è il risultato di un sistema integrato, sviluppato per garantire durabilità, facilità di gestione e standard tecnici coerenti con le normative di settore.
www.soprema.it
UN NUOVO ECOSISTEMA PER I PROFESSIONISTI: HUB
RENOLIT ALKORPLAN E APP ONE
RENOLIT ALKORPLAN presenta il nuovo HUB professionale, uno spazio concepito come showroom tecnico, luogo di networking e centro di training dedicato a costruttori, manutentori e progettisti di piscine. Qui i professionisti possono vedere da vicino le soluzioni RENOLIT ALKORPLAN, testare materiali, confrontarsi con esperti e partecipare a sessioni formative ed eventi pensati per migliorare competenze e qualità di installazione, ma anche per costruire un rapporto diretto con RENOLIT ALKORPLAN.
A completare l’ecosistema di servizi dedicati al professionista arriva RENOLIT ALKORPLAN ONE, l’app lanciata a fine 2025 e progettata per semplificare il lavoro sul campo: realtà aumentata per presentare i rivestimenti ai clienti, catalogo digitale sempre aggiornato e tutte le Collezioni a portata di tablet.
HUB e app, insieme, sono solo l’inizio della creazione di un servizio integrato che accompagna il professionista in ogni fase della realizzazione, dalla progettazione all’installazione.
Ed è solo l’inizio.
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BAW SPORTS, PERCORSI LUDICI E DIVERTIMENTO PER PISCINE DI ALBERGHI, RESORT, PUBBLICHE OUTDOOR E INDOOR
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I Percorsi modulari personalizzabili sono adattabili ad ogni esigenza di spazio, capienza e budget disponibile. La linea AQUAPLAY arricchisce ogni proposta di animazione e divertimento. Ciascun gonfiabile rispetta la normativa EN ISO 25649 con certificazione SGS e garanzia di 3 anni. Materiali di altissima qualità, conformi agli standard REACH per il rispetto dell’ambiente e per una durabilità eccezionale. Rapidità di consegna e servizio completo dall’ideazione del progetto all’installazione e all’assistenza post vendita.
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GESTIRE LE CONTESTAZIONI DEI CLIENTI
Lavorare è sempre più difficile, lo sappiamo tutti così come sappiamo che i clienti diventano sempre più esigenti. Cosa fare quando un cliente ci contesta il lavoro?
Per prima cosa va cercata la causa che ha portato alla contestazione che, a volte, poco c’entra con l’opera realizzata. Questa analisi va fatta con oggettività e certi che tutto sia stato fatto correttamente sia dal punto di vista realizzativo che documentale: i tempi sono stati rispettati? Le fasi di costruzione sono state documentate? I documenti ci sono tutti? Se, facendo questa analisi, ci si accorge che qualcosa non è andato come doveva meglio affidarsi ad un consulente esperto in contenziosi come Professione Acqua e delegare a lui l’analisi. Iniziare un contenzioso nel modo sbagliato può compromettere tutta la trattativa! Se solo hai il dubbio che un tuo cliente possa contestarti un lavoro, contattaci: tel. 0376.854931 - commerciale@professioneacqua.it
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Italia / Rimini / Fiera di Rimini 28-31/05/2026
FIERA INTERBAD Germania / Stoccarda / Fiera di Stoccarda 06-08/10/2026
FIERA INOUT
FIERA FSB Forum Italy
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CONVEGNO CONVEGNO D’AUTUNNO
Italia / Rimini / Fiera di Rimini 14-16/10/2026
Italia / Bergamo / Fiera di Bergamo 11-12/11/2026
Francia / Lione / Eurexpo Lyon 17-20/11/2026
Italia / Colli del Tronto (AP) / Hotel Casale 1-3/12/2026
Attenzione: date e sedi del calendario potrebbero variare per motivi organizzativi. Suggeriamo di verificare sempre sul Calendario Corsi del sito - Questa pagina è stata aggiornata il giorno 04 marzo 2026
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