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Il giardino estivo dove frescheggiare

Un cocktail bar con signature drink e classici intramontabili









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La serra da riservare in esclusiva

Il giardino estivo dove frescheggiare

Un cocktail bar con signature drink e classici intramontabili













13 EDITORIALE
Trame contemporanee
SPETTACOLO
16 JACOPO LUCHINI
Gold style
di Matteo Grazzini
22 A ME PIACE CAMMINARE
Prato passo dopo passo, tra ricordi, incontri e nuovi orizzonti di Franco Legni
32 PRONTI PER VERITA?
Una mostra al Centro Pecci riscopre Verita Monselles, fotografa e fgura afascinante della scena culturale degli anni ’90
40 NON FERMATE LA MUSICA
Gino Castaldo a Prato per Seminare Idee Festival: un viaggio tra canzoni, emozioni e desiderio di Virginia Mammoli














44 COLLAGE O DÉCOLLAGE
di Francesca Lombardi
Layout Melania Branca
54 LA NOSTRA STORIA
Un unicum pratese, l’Istituto di studi
storici postali Aldo Cecchi, raccontato dal suo presidente
Bruno Crevato-Selvaggi di Teresa Favi
60 IL FUTURO DEL PASSATO
La storia di Fortex ha radici lontane, nutrite dalla lungimiranza e dalle idee innovative
68 CROCEVIA DI LENTI CAMMINI
Le vie e i cammini che attraversano il territorio pratese. Un modo diverso di esplorare a piedi la provincia di Sandra Nistri
78 UN’ELEGANZA ‘FINISSIMA’
La nuova pizza leggera e croccante f rmata Tiratissima di Martina Olivieri
80 PRATO ESSENTIAL GUIDE
82 MESSAGGI DALLE STELLE
DIRETTORE RESPONSABILE
Matteo Parigi Bini
MODA
Francesca Lombardi
REDAZIONE
Teresa Favi, Matteo Grazzini, Francesca Lombardi
Virginia Mammoli, Martina Olivieri
CONTRIBUTI
Sandra Nistri
FOTOGRAFI
Archivio Fotograf co Toscano, Fondo Verita Monselles, Marco Badiani
Silvia Bavetta, Francesco Bolognini, Lorenzo Cotrozzi, Mauro Faldi
Serena Gallorini, Dario Garofalo Giacomo Maestri - Elastica, Alessandro Moggi
Pasquale Paradiso, Ottavia Poli, Claudio Seghi Rospigliosi
GRAFICA
Melania Branca, Clelia Giardina
DIRETTORE COMMERCIALE
Alex Vittorio Lana
PUBBLICITÀ
Nicola Brigandì, Gianni Consorti Alessandra Nardelli, Monica Offi dani
SOCIETÀ EDITRICE
Alex Vittorio Lana, Matteo Parigi Bini via Cristoforo Landino, 2 - 50129 Firenze - Italia tel +39.055.0498097 redazione@gruppoeditoriale.com
Registrazione Tribunale di Prato - n° 5/2009 del 10.03.2009
Spedizione in abbonamento postale 45% art. 2, lettera b – legge 662/96 – Filiale di Firenze - Contiene IP
STAMPA
Baroni & Gori - Prato













Ci sono città che sorprendono proprio quando meno te lo aspetti. Prato è una di queste: concreta, operosa, eppure capace di raccontare storie che vanno ben oltre i confini immaginati. Storie di talento, di cultura, di memoria e di trasformazione.
Come quella di Jacopo Luchini, montemurlese e campione paralimpico, che dalla pianura ha trovato nella neve la sua dimensione più autentica. Il suo percorso, fatto di tentativi, cambi di rotta e determinazione, è il simbolo di una città che non si ferma davanti ai limiti, ma li trasforma in possibilità. È la stessa energia che attraversa il Seminare Idee Festival Città di Prato, dove voci diverse si incontrano per leggere il presente. Tra queste, Gino Castaldo, il giornalista e critico musicale, firma storica de la Repubblica, e voce radiofonica, che torna a Prato con Ti amo, ti canto, la conferenza-spettacolo dedicata al desiderio, filo conduttore di questa seconda edizione del Festival. Ma Prato è anche memoria viva, custodita in luoghi meno noti eppure fondamentali, come l’Istituto di Studi Storici Postali Aldo Cecchi, raccontato dal presidente Bruno Crevato-Selvaggi, dove milioni di lettere raccontano storie individuali e collettive, restituendo il senso profondo del tempo e delle relazioni. E poi c’è la città che si attraversa, passo dopo passo. Nei racconti di Franco Legni, tra centro e Calvana, emerge un territorio in continua evoluzione, un vero laboratorio sociale dove culture diverse convivono e si trasformano in identità condivisa. Lo stesso spirito che si ritrova nei cammini che attraversano la provincia: itinerari come la Via della Lana e della Seta o la Via Medicea, che invitano a scoprire il territorio pratese. Infine, lo sguardo si apre all’arte contemporanea, con la mostra sull’artista e fotografa Verita Monselles al Centro Pecci, che indaga identità e rappresentazione attraverso un linguaggio potente e attuale.


CENTRO PECCI
C’è tempo fno al 10 maggio 2026 per vedere VIVONO. Arte e afetti, HIV-AIDS in Italia. 1982-1996, la mostra che racconta la storia dimenticata delle artiste e degli artisti italiani colpiti dalla crisi dell’HIV-AIDS, e Luigi Ghirri. Polaroid ’79’83, interamente dedicata al lavoro su polaroid del fotografo italiano del secondo dopoguerra più conosciuto al mondo.
Prosegue invece fno al 1° gennaio 2027 Villa Delizia. Lorenza Longhi: ricorrendo al fai-da-te e a tecniche imperfette e disfunzionali l’artista dà nuova vita ai materiali e oggetti di vita quotidiana, là dove l’errore diventa una presa
di distanza dalla retorica dell’efcienza. Inaugurano il 31 maggio Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli (fno al 1° novembre) e Carnale. Verita Monselles (fno al 30 agosto). La prima presenta una selezione fra le centinaia di opere donate nel 2025 al Centro Pecci da Carlo Palli, tracciando le ‘rotte’ predilette dal collezionista pratese, dedicate soprattutto a pratiche di rottura, controcorrente e fuori dalle regole, come quelle del Gruppo 70, del movimento Fluxus, del Nouveau Réalisme, fno all’afermazione dell’immaginario femminile nelle neoavanguardie. Strumento di riappropriazione di sé e della sogget-
tività femminile, le fotografe di Verita Monselles (1929, Buenos Aires – 2004, Firenze) vogliono disfarsi delle immagini stereotipate della donna-oggetto prodotte dalla cultura dominante nei media e nella pubblicità, andando minare i simboli della tradizione patriarcale e religiosa.
MUSEO DEL TESSUTO
C’è ancora tempo fno al 3 maggio 2026 per spaziare tra gli abiti di due stilisti iconici della moda francese, con la mostra Azzedine Alaïa, Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma, e per ammirare tessuti europei dal Quattro al Settecento, con Tesori di seta. Capolavori tessili dalla donazione Falletti
VILLA ROSPIGLIOSI
Negli spazi della settecentesca Villa Rospigliosi, dal 10 maggio al 30 settembre, ChorAsis presenta la mostra collettiva costruita su 4 appuntamenti dal titolo Promemoria personale (ad uso pubblico): la messa a fuoco di uno sguardo che si propone di riunire, in un’unica esposizione plurale, articolata in varie parti, e volutamente non esaustiva, ben 27 artisti, che a partire dal 1990 a oggi hanno operato in maniera più e meno continuativa in Toscana. Opere che coabitano, si alternano o si succedono per far ‘rinascere’ continuamente l’insieme, un’identità che permane al di là del mutamento.


MAGGIO
Al Circolo Arci Spola d’oro a La Briglia, domenica 3 maggio, la Banda Putiferio porta musica teatro e storie fuori dagli schemi. Giovedì 7, al Teatro Politeama, alle 21.00, il direttore musicale della Camerata Jonathan Webb chiude la Stagione sinfonica con il penultimo capitolo dell’ambizioso progetto da lui voluto insieme all’Orchestra, l’esecuzione integrale delle sette Sinfonie di Jean Sibelius. Il programma si apre nel nome di Sibelius, col poema sinfonico Finlandia, eseguito però nella versione meno conosciuta che prevede anche l’intervento del coro. È un richiamo simbolico alla partecipazione e
alla condivisione, qui afdato al Coro cittadino e al Coro di Voci bianche della Scuola di musica Verdi. Nel mezzo ci sono The Walk to the Paradise Garden di Delius e La Moldava, Poema sinfonico n. 2 di Smetana.
Venerdì 15, alle 21.00, a Il Garibaldi, il nuovo spettacolo di Ginevra Fenyes Non sapevo di essere toscana è la storia comica di una ragazza che si trasferisce da Firenze a Milano e scopre che il cambio di città diventa anche un viaggio dentro sé stessa, un modo per capire meglio le proprie origini e la propria identità. Un racconto ironico su come per capire chi siamo a volte bisogna partire, per poi scoprire che certe radici non si perdono mai. Merco-
ledì 20, alle 21.00 (talk alle 19.00), al Nuovo Cinema Pecci, nell’ambito della rassegna Periferie. Domande dai margini, viene proiettato Roma Illegale docuflm di Andrea Scarcella sulla scena techno che negli anni Novanta a Roma nasce da dj e produttori che importano dall’Europa il nuovo suono, trasformando la città in un polo rave internazionale (ingresso gratuito fno a esaurimento posti).
GIUGNO
Dal 5 al 7 giugno, torna Seminare Idee Festival Città di Prato, che apre con la lectio dello psicoanalista Massimo Recalcati, dal titolo Il volto del desiderio. In tutto, più di 30 appuntamenti gratuiti e altrettanti relatori e
relatrici tra cui Gino Castaldo, il 5 giugno alle 21.45 al Teatro Politeama, Marina Spadafora, Valerio Aprea e Giuseppe Pastore. L’ultimo appuntamento della rassegna Periferie. Domande dai margini del Pecci è il 24 giugno alle 21.00 (talk alle 19.00), con il flm Orlando, My Political Biography di Paul B. Preciado: il flosofo e attivista esordisce alla regia e usa il cinema per rifettere sulla nostra società di oggi. LUGLIO
Dal 9 al 14 luglio, al Giardino Buonamici, ogni martedì, alle 21.15, va in scena la musica corale della scena amatoriale cittadina tra cui, il 7 luglio, il Coro Femminile di Santa Maria a Colonica diretto da Claudio Bianchi.



La neve non è certo una delle caratteristiche di Montemurlo, dove un minimo di coltre bianca si vede sempre più raramente e dove lo sport più praticato non è certo lo snowboard, anche se il vicino Abetone fa da richiamo per molti appassionati.
Sorprende un po’ quindi che una delle medaglie d’oro delle recenti Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 sia arrivata da un montemurlese, Jacopo Luchini che, dopo tante esperienze nello sport, ha trovato nello snowboard una dimensione vincente.
Nei suoi quasi 36 anni di vita Luchini, atleta delle Fiamme Oro, si è lasciato ammaliare dalle competizioni spaziando dal nuoto al calcio, dalle arti marziali al surf e allo skateboard: un lungo giro durante il quale ha scoperto anche lo snowboard, regalandosi molti anni dopo la gloria olimpica con l’oro nel banked slalom, ma con la tavola ha portato a casa anche due ori ai Mondiali 2023 in Spagna.
È in pratica la dimostrazione vivente di come una malattia impattante come l’aplasia, che lo ha privato dalla nascita della mano sinistra, non sia un freno per chi ha determinazione, passione e voglia di emergere, nello sport come nella vita:
una laurea e una medaglia inseguita a lungo dopo averla sfiorata ai Giochi Paralimpici invernali di Pyeongchang e Pechino sono lì a confermarlo. Cosa si prova a salire sul gradino più alto del podio in una Olimpiade?
Anche a distanza di un po’ di tempo rimane una cosa indescrivibile. Di podi ne ho fatti tanti e guardare tutti dall’alto è sempre bello ma stavolta c’era la consapevolezza di aver fatto la storia. È la cosa più bella che mi potevo regalare in vita mia.
Com’è possibile vivere in pianura ed essere giganti in montagna?
Noi montemurlesi siamo tosti e testardi e se vogliamo fare una cosa arriviamo in fondo. Le montagne non sono così lontane, sono cresciuto vedendo le vette innevate del Corno alle Scale e dell’Abetone e sentendo crescere la curiosità. Quando ci sono andato per la prima volta è stato amore a prima vista e ho dedicato tutto me stesso a diventare un gigante in montagna.
Che consiglio dai a chi sogna di diventare un campione?
Il fatto che abbia sperimentato molte specialità mi ha creato un bagaglio motorio e tecnico importante e per fortuna vengo da una generazione ancora abi-
tuata a correre nei campi, arrampicarsi sugli ulivi e saltare la corda, tutte cose che si sono un po’ perse. È provato che la troppa specializzazione in un solo sport porti a risultati eccellenti. La chiave di lettura è sempre il divertimento e il consiglio più importante è quello di metterci tanta passione, senza paura di farsi male o di sporcarsi.
Montemurlo è fucina di medaglie olimpiche. C’è un segreto o il merito è delle strutture sul territorio che invogliano i giovani?
Oltre a Marco Innocenti nel tiro a volo ci sono anche Dalla Porta con le moto, Pucciarelli che ha giocato in serie A e altri. Il segreto non lo conosco, però qui si vive bene, siamo a contatto con la natura. Già a Prato certe libertà non le hai. Da ragazzo, con gli amici, siamo stati scalmanati e litigavamo ma finivamo sempre a far pace con giochi e partite. Oggi purtroppo i ragazzi preferiscono stare in casa coi telefonini e se ne vedo-
no ormai pochi con i motorini. Le strutture ci sono, stanno migliorando e non sono limitate al calcio.
Come vivi Montemurlo e Prato quando sei a casa?
Mi godo gli amici e la famiglia, per esempio con grigliate nel campo o con qualche giro in centro a Prato. Per quel poco che riesco, perché mi alleno in Trentino vivendo lì in quei periodi e d’estate preparo gare di surf all’estero, sull’Oceano.
I prossimi obiettivi nello sport e nella vita?
Punto al Mondiale del prossimo anno, motivato dalla medaglia d’oro, senza la quale forse avrei anche smesso. Ora andrò avanti di competizione in competizione. E a novembre voglio essere anche ai Mondiali di surf, col sogno di partecipare alla Paralimpiade estiva di Brisbane 2032. Per la vita spero di trovare tempo per le relazioni sociali e mettere su famiglia, anche se al momento sono single.




PRATO PASSO DOPO PASSO, TRA RICORDI, INCONTRI E NUOVI ORIZZONTI
DI FRANCO LEGNI
Mi piace camminare. E vado veloce. Forse perché son stato un corridore da ragazzo, nella Roberto Colzi. Allora ci allenavamo ai giardini del viale Galilei, dove da piccolo passavo le giornate a dar calci al pallone. Via Casella contro Via Gozzi era il nostro clásico. Ma che stavo dicendo? Ah sì, mi piace camminare.
«Non ho ben chiaro chi io sia e forse saperlo non m’interessa neppure: non sento di avere un destino scritto, quindi mi adeguo al mondo che mi circonda, pedalo e vado al mio passo: sono un ciclista della domenica in un mondo di velocisti all’inseguimento della vittoria a tutti i costi.»
Anche in salita. Infatti smesso di correre ho cominciato col trekking, con le Toghe Sudate, gruppo alcolico/sportivo col quale da anni solco monti e colline intorno a Prato. Il trekking, mi piace talmente tanto che quando per un problema di salute ho rischiato di lasciarci la pelle, la prima cosa cui pensai, fu che da morto non avrei più vissuto quei momenti coi miei amici, quando c’è la nebbia, sopra Javello e fa freddo, che ci fermiamo a bere qualcosa e il cane ci gira intorno. In mezzo alle boscaglie infatti ho tanti luoghi del cuore: Casa Bastone, la salita della Retaia fino alla croce dove ci si siede a
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guardare la città o il monte Ferrato (che non è un vulcano!). Ma su tutti il posto che amo è di più il mausoleo Malaparte. Lo cito anche nei miei libri: lì mi sento a casa e appoggiato al sarcofago dell’Arcitaliano provo un senso di appartenenza che non so descrivere. Sono di Coiano, come lui. Ho origini miste, come lui e l’essere un po’ immigrato mi fa sentire ancora più pratese. Da quando poi abito a Santa Lucia, anche fisicamente non sono tanto lontano da Curzio. Insomma si è capito chi è il mio idolo? Che poi non so se a lui piacesse camminare, anche perché la foto più famosa lo ritrae in bici, a Capri, sul tetto di casa… ma si trattava di uno scatto così… e non era nemmeno sua la bici. A me invece piace camminare (forse l’ho già detto). Mi piace così tanto che ho fatto il cammino di Santiago in 17 giorni, insieme al mio amico Lorenzo, avvocato e grande camminatore, come me e come Gandhi.
Dopo la riabilitazione penale, accantonate le accuse di spaccio, tratta delle bianche, evasione e peculato, Nichi Moretti torna finalmente a piede libero e ricomincia a praticare il noiosissimo hobby dell’avvocato. Ogni tanto qualcuno si fa vivo per usufruire dei suoi servigi ma quando si presentano un tizio tatuato dal forte accento siciliano e il suo scagnozzo, finisce particolarmente male e Nichi viene rapito. Il duo appartiene a una grande “Famiglia” che sta pagando alcune incomprensioni con quella che la società civile chiama “giustizia”. Ha bisogno di un buon legale che li tiri fuori dai guai, uno che non si impegni tanto ad assolvere gli imputati, bensì a farli condannare! Irreprensibile e puntualmente risolutivo, Moretti si trova così di nuovo nei guai ed è più che mai pronto alla fuga. Marsiglia, Pamplona, Bilbao… sempre braccato da vecchi e nuovi inseguitori, incredibilmente abile a cacciarsi nelle peggiori situazioni e a uscirne malconcio, ma vivo.
Il capitolo finale delle rocambolesche avventure dell’avvocato più sfigato d’Italia: Nichi Moretti, un antieroe o forse eroe suo malgrado.



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Amo il mausoleo Malaparte. Lo cito anche nei miei libri: lì provo un senso di appartenenza che non so descrivere
Il Soccorso è il quartiere perfetto per un blade runner in salsa pratese. Perché a Prato, anche andando semplicemente per locali, si possono apprezzare le sfumature cangianti delle culture, disegnate sulla pelle variopinta dei suoi abitanti


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Da piccolo passavo le giornate a dar calci al pallone ai giardini del viale Galilei. Via Casella contro Via Gozzi era il nostro clásico


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La pizzeria Da Lazzaro a Casale è forse il posto più pulp di Prato: adoro quel locale, lo adoro e non so perché ma mi fa sentire bene





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Smesso di correre ho cominciato col trekking, insieme al gruppo Toghe Sudate. In mezzo alle boscaglie ho tanti luoghi del cuore: Casa Bastone, la salita della Retaia fino alla croce dove ci si siede a guardare la città o il monte Ferrato
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Il mio luogo preferito in assoluto nel centro storico è il bancone del Bar Hegel, dove c’è una targhetta in ottone che ricorda che quel posto è riservato a me.
Con le due bariste Irene passo tutti i giovedì a bere Margarita


I punti in comune col Mahatma però finiscono qui. Anche se a pensarci bene a Galciana c’è via Gandhi. E a Galciana ci ho dormito per 25 anni. Solo dormito, il giorno stavo fuori, a lavorare, a vedere il mondo e a capire chi fossi. A Galciana ci dormivo. Ricordo più pigiami che panorami, ma anche donne di passaggio, feste in casa e le luci lontane dell’autostrada e del Parco Prato: panorama post atomico dal terrazzo a tasca. Lì c’è la pizzeria Tre Sapori, davanti alla chiesa romanica. Gestita da egiziani che ti apparecchiano in strada. Strepitoso. Come del resto la pizza di Lazzaro a Casale, forse il posto più pulp di Prato: adoro quel locale, lo adoro e non so perché ma mi fa sentire bene. Forse perché ho gusti strani e mi piacciono cose strane. Una cosa normale che mi piace fare però è
‘ALLORA TI CHIEDI: PERCHÉ GIRARE IL MONDO SE È IL MONDO CHE VIENE A PRATO?’
camminare, non so se ve ne ho mai parlato di questa mia passione. Camminare soprattutto con Ares, un pastore tedesco di quasi cinquanta chili che si crede un barboncino. E col Commissario, il mio amico che al contrario non è altissimo ma che ha il carisma di un cestista. Lui è di Villa Fiorita; non che ci entri troppo con questo articolo ma lui ci tiene e non dirlo sarebbe come andare a un programma TV e perdere l’occasione di dire: “saluto tutti quelli che mi conoscono”. La domenica facciamo spesso un giro che parte dalla casa di Paolo Rossi e via per il lungo fiume, fino al centro, passando per piazza San Marco in ossequio al buco di Moore, strisciando il ristorante indiano di Tabi in via Mazzini dove davvero si mangia da Dio (Ganesh). Poi passiamo il Castello e arriviamo nel



mio luogo preferito in assoluto: il bancone del Bar Hegel, in via Cairoli, dove c’è una targhetta in ottone che ricorda che quel posto è riservato a me. Con le due bariste Irene passo tutti i giovedì a bere Margarita. Proseguendo, si arriva in Santa Trinita, da Uscio e bottega, per tanti anni il mio ‘Smoke’, il locale dove cioè si va addirittura più per la gente che lo frequenta che per il resto. E che gente! Quattro passi e c’è altro posto fotonico: Da zio e nipote insieme, al Soccorso, il locale albanese nel quartiere più transindico della città, dove si incontrano persone di ogni latitudine. Allora ti chiedi: perché girare il mondo se è il mondo che viene a Prato? Il Soccorso è il quartiere perfetto per un blade runner in salsa pratese: ho visto cose che voi
IL NUOVO LIBRO
pistoiesi non potete immaginare... perché a Prato, anche andando semplicemente per locali, si possono apprezzare le sfumature cangianti delle culture, disegnate sulla pelle variopinta dei suoi abitanti, gustandone i rumori che hanno sostituito la meravigliosa sinfonia dei telai che ha accompagnato tutta la mia infanzia, con sonorità dell’altrove profondo. Siamo un esperimento sociale, un laboratorio vivo e un giorno saremo la compagine più colorata e spero unita del paese. Dobbiamo credere in noi come lo fa chi si trasferisce qui da migliaia di chilometri di distanza. Fare squadra, restare uniti, crederci un po’ alla volta nel nostro melting PO, passo dopo passo, al ritmo del primo senza lasciare indietro nessuno. Camminando bene.

UNA MOSTRA AL CENTRO PECCI RISCOPRE VERITA MONSELLES, FOTOGRAFA E FIGURA AFFASCINANTE DELLA SCENA CULTURALE DEGLI ANNI ’90
FRANCESCA LOMBARDI
COURTESY ARCHIVIO FOTOGRAFICO TOSCANO, FONDO VERITA MONSELLES


Chi era Verita Monselles? C’è uno scritto bellissimo di Lea Vergine che la descrive in maniera dolce e potente. Si intitola La forentina con il samovar. Dramatis Personae, è del 2006. Inizia così: “Firenze le pareva Bellissima. L’unico posto dove coltivare i giochi e i sogni (…)” e continua: “Aveva un viso perfetto. Ed una fgura da dea india che lasciava senza fato. Un’apparizione.” Bella e diversa, come continua la Vergine: ironica, contestatrice, ascetica e sensuale. La mostra al Museo Pecci Verita Monselles. Carnale fno al 30 di agosto, prima esposizione in un centro d’arte contemporanea italiano dedicata all’artista e fotografa, esplora il suo linguaggio legato al pensiero femminile e femminista attraverso la moda e i generi del ritratto e del nudo. Verita Monselles nasce a Buenos Aires e si trasferisce ancora bambina a Firenze, dove cresce in un contesto che segnerà profondamente la sua sensibilità. Poco più che ventenne, a seguito del matrimonio con un cardiologo, si stabilisce a Napoli, entrando in contatto con gli ambienti dell’alta borghesia cittadina. Tuttavia, quella dimensione sociale le appare presto distante: come ricorda Lea Vergine, che la conobbe propri in quegli anni, Monselles non condivideva le abitudini del suo contesto, preferendo una ricerca inquieta e personale fatta di musica, letture e sperimentazioni artistiche. La svolta avviene alla fne degli anni Sessanta,
quando si avvicina alla fotografa, mezzo attraverso cui inizia a raccontare non solo sé stessa, ma anche l’esperienza condivisa di un’intera generazione di donne cresciute in un contesto cattolico e segnate da frustrazioni e limitazioni sottili ma pervasive. In questo percorso, Monselles entra in dialogo con fgure centrali della scena artistica e critica italiana come Ketty La Rocca, Tomaso Binga e Lara-Vinca Masini, intrecciando inoltre la propria esperienza con quella delle compagnie teatrali Magazzini Criminali e Krypton. La mostra Carnale propone oggi una rilettura complessa e stratifcata della sua opera, mettendo in dialogo le diverse anime della sua produzione. Fin dagli esordi, Monselles utilizza l’ironia per intervenire sui simboli della tradizione patriarcale e religiosa, decostruendone i codici e i signifcati. Le sue immagini costruiscono vere e proprie messe in scena, popolate da manichini, animali impagliati, gabbie e oggetti devozionali, elementi che diventano strumenti per ribaltare stereotipi e dinamiche di potere tra i generi. Come osserva Masini, nelle sue fotografe non prevale l’aggressività, bensì un “doloroso rifuto” nei confronti delle forme di dominio maschile, siano esse legate alla sessualità, alla religione o alle convenzioni sociali. Negli anni Ottanta il linguaggio visivo dell’artista evolve verso una maggiore essenzialità scenografca.



Al centro resta il corpo femminile, rappresentato nella sua dimensione erotica e sensuale, ma soprattutto come soggetto consapevole e autonomo del proprio desiderio. Le immagini assumono una qualità volutamente pop e kitsch, rielaborando generi tradizionali come il nudo, il ritratto e la natura morta. Parallelamente, Monselles sviluppa un’intensa attività nel campo della fotografa di moda e pubblicità, collaborando anche con l’azienda toscana Cavallini, ampliando così il raggio della propria ricerca. Il percorso espositivo di Carnale non segue un ordine cronologico, ma costruisce un dialogo trasversale tra le diverse fasi della produzione dell’artista, evidenziandone la continuità. L’estetica pubblicitaria e l’uso dei tessuti diventano elementi centrali nella defnizione di un linguaggio incisivo e originale, che trova una prima espressione nei lavori di denuncia femminista come Ecce
Homo (1976) e Paolina Borghese come Venere contestatrice (1977). Nonostante ciò, la sua opera è stata a lungo fraintesa: come sottolineava La Rocca, il lavoro di Monselles si muove su un piano politico “nei lunghi tempi”, radicato nella sua esperienza di donna borghese e nella sofferenza che ne deriva.
‘AVEVA UN VISO PERFETTO.
E UNA FIGURA
DA DEA INDIA
CHE LASCIAVA SENZA FIATO’
A distanza di vent’anni dall’ultima grande retrospettiva a lei dedicata, Carnale restituisce al pubblico una voce ancora estremamente attuale. L’opera di Verita Monselles si colloca infatti in un punto di tensione tra istanze politiche radicali e linguaggi visivi provenienti dalla moda e dalla pubblicità, oggi più che mai dominanti nell’immaginario contemporaneo. Le sue immagini continuano a interrogare il corpo, l’identità e il desiderio, invitando a una rifessione critica sulle costruzioni culturali che ancora oggi defniscono il ruolo delle donne nella società.



GINO CASTALDO A PRATO PER SEMINARE IDEE FESTIVAL:
Gino Castaldo è tra i più importanti critici musicali d’Italia, frma storica di la Repubblica, voce radiofonica – oggi in onda su Rai Radio2 con Back2back insieme a Ema Stokholma – e scrittore. Nella sua carriera ha intervistato giganti come Bob Dylan, Paul McCartney, Lou Reed e Bruce Springsteen. È lui uno dei protagonisti di Seminare Idee Festival Città di Prato, la tre giorni che intreccia cultura, scienza e spettacolo, e che, dopo il successo dell’anno scorso, dal 5 al 7 giugno torna con ospiti come lo psicoanalista e saggista Massimo Recalcati, la stilista Marina Spadafora, l’attore Valerio Aprea e il giornalista sportivo Giuseppe Pastore. Incontriamo Castaldo in attesa di ascoltarlo il 5 giugno al Teatro Politeama con Ti amo, ti canto, la conferenza-spettacolo dedicata al desiderio, flo conduttore di questa seconda edizione del Festival. Ha raccontato la musica per decenni e incontrato vere e proprie leggende: c’è un artista che le è rimasto più impresso?
pito di più sul piano umano è Paul McCartney. Pur essendo uno dei più grandi musicisti viventi della cultura pop, anche ‘solo’ per la sua storia con i Beatles, è una persona estremamente cordiale, generosa, attenta. Ha un’educazione e un’empatia tutt’altro che scontate. L’autore italiano a cui è più legato e perché?
Dal punto di vista professionale sono molto orgoglioso di essere l’unico giornalista in Italia ad aver intervistato Bob Dylan. Tra i grandi che ho incontrato, però, quello che mi ha col-
Con i grandi italiani ho avuto un rapporto diverso, più diretto e in alcuni casi duraturo e profondo. Con qualcuno ho viaggiato o trascorso giornate intere. A diferenza degli artisti stranieri, poi, molti di loro mi conoscevano già prima del nostro incontro. Tra tutti, quello che mi manca di più è Lucio Dalla (a cui Gino Castaldo ha dedicato un libro insieme a Ernesto Assante, ndr), forse la persona con cui ho costruito il rapporto umano più forte. Anche Rino Gaetano l’ho conosciuto molto bene: eravamo amici, coetanei, io iniziavo a fare il giornalista, lui il cantautore. Uscivamo spesso la sera. Ho scritto anche un romanzo su quegli anni e un’amica, tempo fa, mi ha ricordato un episodio che avevo completamente dimenticato: eravamo in studio mentre registrava il coro di Ma il cielo è sempre più blu





Vivevamo tutto con una tale naturalezza da non renderci conto di assistere – o forse partecipare – a momenti che sarebbero poi diventati importanti per la musica italiana.
Il concerto più emozionante della sua vita?
È difcile sceglierne uno. Ho vissuto un’epoca in cui i concerti erano esperienze trasformative: entravi in un modo e ne uscivi cambiato. Tra i più sconvolgenti, direi quelli dei Pink Floyd e di Bruce Springsteen.
Oltre alla musica, c’è la scrittura: cosa le permette di raccontare un libro che i giornali, la radio o il palco non riescono a fare?
Il libro è come una sinfonia rispetto a una canzone. Ti ofre un respiro più ampio, una profondità di racconto straordinaria. Ho sempre subìto il fascino dei libri: sono un modo per vivere altre vite, altre esperienze, e per arricchirsi. Anche sul piano del pensiero rappresentano un’occasione preziosa, sia per chi scrive sia per chi legge.
Se dovesse spiegare a qualcuno perché la musica è così importante nelle nostre vite, da dove partirebbe?
Ho provato a rispondere a questa domanda in diversi libri, tra cui l’ultimo, La musica è fnita. Appunti per una rivoluzione in uscita proprio in questi giorni. Lì rifetto sull’importanza della musica e sul fatto che stiamo rischiando di perdere qualcosa di estremamente prezioso. Viviamo un periodo di crisi, anche dal punto di vista musicale. La musica è sempre stata uno strumento di formazio-
ne, conoscenza, educazione alla vita; per un certo periodo ha avuto una centralità assoluta. Oggi assistiamo a un impoverimento, non solo nella qualità media, ma anche nel sistema che tende a marginalizzarla, a renderla più superfciale. È cambiato il modo di viverla, e spesso la musica contemporanea sembra privata della sua capacità di incidere davvero nella crescita delle persone.
Torna a Prato per il Seminare Idee Festival: cosa l’ha convinta a partecipare di nuovo e cosa porterà al Politeama quest’anno?
Nella scorsa edizione parlavo del mio libro Il cielo bruciava di stelle, uno storytelling dedicato ad alcuni grandi cantautori dei primi anni ’80. È stata una serata entusiasmante, tra le più belle degli ultimi anni. Quando mi hanno invitato a tornare, dicendomi che il tema sarebbe stato il desiderio, la cosa mi ha subito stimolato: il desiderio è una spinta fondamentale, e moltissime canzoni nascono proprio da lì.
Sto ancora lavorando all’incontro, quindi non so esattamente come lo afronterò, ma mi appassiona l’idea di costruire qualcosa di completamente nuovo.
Tornando alla scorsa edizione, cosa ti ha colpito di Prato?
Al di là della bellezza della città, mi hanno colpito il Teatro Politeama e soprattutto la partecipazione del pubblico. L’entusiasmo dei pratesi è stato straordinario, e spero davvero di ritrovarlo anche quest’anno.





































































































































































































































































UN UNICUM PRATESE, L’ISTITUTO DI STUDI STORICI POSTALI ALDO CECCHI, RACCONTATO DAL SUO PRESIDENTE BRUNO CREVATO-SELVAGGI
DI TERESA FAVI





A Prato c’è un luogo speciale che molti pratesi ancora non conoscono. È l’Istituto di studi storici postali, nato nel 1982 grazie ad Aldo Cecchi un appassionato collezionista di francobolli che il caso volle fare imbattere contro una montagna di lettere in procinto di finire al macero: erano di soldati della Prima guerra mondiale.
Il resto è una storia di ricerca, impegno, catalogazione e studio di reperti postali che per quasi mezzo secolo ha trovato spazio a Palazzo Datini ma che entro l’anno, si trasferirà in via Franchi 17, nella nuova sede più adatta alla complessa vita degli archivi: metri e metri quadrati al piano terra che agevoleranno il lavoro di ricercatori e studiosi, oltre a quello dei volontari che conservano, rendono fruibile e accrescono il materiale archiviato.
re del Novecento. Ma l’Istituto di studi storici postali ‘Aldo Cecchi’ non è solo un luogo di conservazione: è anche uno spazio vivo, con conferenze, corsi e pubblicazioni che fanno conoscere la ‘posta’ in modo moderno. E adesso, ce lo facciamo raccontare meglio dal suo presidente Bruno Crevato-Selvaggi. Parlando di ‘storia postale’ molti pensano a qualcosa di polveroso. Qual è invece la cosa più sorprendente che si nasconde nel vostro archivio?
La vocazione naturale dell’uomo alla comunicazione: fino alla prima metà del Novecento, il modo più diffuso di comunicare a distanza era la posta. Quindi, la storia postale è la nostra storia. Qual è la vostra missione?
Dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri migliaia di volumi, riviste e un grande archivio di documenti storici, tra cui –appunto – materiali della posta milita-
Ci siamo dati quattro compiti: conservare quanto è stato scritto o prodotto sulla posta; metterlo a disposizione di tutti; fare didattica e divulgazione culturale; fare ricerca scientifica. Questo è l’Istituto.
Perché è considerato un unicum a livello internazionale?
Perché è un’associazione privata e indipendente che studia la posta non solo come servizio, ma come parte della storia della società e delle persone. Esiste una struttura simile in Francia, ma è un’emanazione della Posta francese; gli addetti sono dipendenti delle Poste, le risorse non sono comparabili alle nostre. Si occupano soprattutto di storia aziendale. Il nostro respiro, invece, è senza tempo. C’è una lettera o un documento che l’ha colpita tanto da non dimenticarlo più?
Beh, leggere i fascicoli personali di giovani che hanno passato cinque anni di guerra, è sempre un’emozione. Recentemente abbiamo anche avuto modo di studiare il fondo di un prigioniero di guerra pratese, Gino Nardi: oltre a 300 fra lettere e cartoline spedite fra il 1940 e il 1946, ha scritto ben 6 diari durante la prigionia e scattato quasi un centinaio di foto, fornendoci così il materiale per una mostra che è stata allestita nel palazzo della Provincia a Prato lo scorso settembre.
Che tipo di energia si respira oggi all’Istituto?
È un luogo effervescente dove la storia della posta vive grazie ai volontari –come me, del resto: cultori appassionati
che lavorano con spirito di servizio. Tra le attività di punta ci sono i convegni, come quello che si terrà a Prato dal 18 al 20 giugno su Storia postale. Sguardi multidisciplinari, sguardi diacronici con circa trenta studiosi internazionali. In quei due giorni Prato sarà il centro mondiale della storia postale!
Tutto il vostro lavoro si basa dunque su volontariato e donazioni?
Abbiamo lanciato da poco una simpatica campagna di fundraising dal titolo Adotta uno scaffale: ogni donazione consente di dare il proprio nome, attraverso un’etichetta inamovibile, a uno scaffale della biblioteca o ad altri oggetti presenti nella sede.
Come se lo immagina l’Istituto tra dieci anni?
Come una realtà viva e vitale capace di accogliere nuove generazioni di studiosi preparati e interessati, che a loro volta possano portare la nostra disciplina verso nuovi risultati. Un luogo dove chiunque abbia voglia di approcciarsi allo studio delle fonti storiche postali possa essere sostenuto e incoraggiato.
Se domani tutti gli archivi del mondo sparissero, cosa perderemmo?
La memoria dell’umanità, il senso di chi siamo, cosa siamo stati e, quindi, cosa saremo.


LA STORIA DI FORTEX HA RADICI LONTANE, NUTRITE DALLA LUNGIMIRANZA E DALLE IDEE INNOVATIVE DI MATTEO GRAZZINI


Pergentino Rosati fu il fondatore, nel 1931, della Cassa Rurale di San Giusto, istituto bancario che ebbe vita relativamente breve e che cessò di esistere nel 1948. Chissà se Roberto Rosati, titolare del lanifcio Fortex, sarebbe stato un banchiere di successo se l’iniziativa del prozio avesse avuto miglior sorte: di certo il distretto di Prato avrebbe perso uno degli imprenditori più (e forse troppo) lungimiranti. E chissà se sarebbe mai nata questa passione per l’industria Tessile Pratese, senza i due fratelli Rosati, Donatello e Francesco, cenciaioli degli anni ’20, quando esserlo signifcava importare abiti dagli Usa e avere una posizione sociale ed economica importante. “Avevano l’automobile, nel 1929” ricorda Roberto Rosati – attuale proprietario di Fortex insieme al cugino Alberto – riferendosi a chi, di fatto, ha gettato il seme che ha poi portato alla moderna Fortex. Adesso l’azienda, nome fsso nelle principali fere europee (anche se Parigi sta diventando un ricordo del passato per una scelta di strategia che privilegia la qualità alla quantità), è nota per le produzioni responsabili, per le collezioni fatte anche esclusivamente con fbre riciclate, per la linea storica di tessuti per capispalla, cappotti e pantaloni, e per l’inusuale linea di tessuti in cotone a km 0. Nel 2014, da presidente di Pratotrade, Ro-
sati ebbe l’idea di creare un marketplace digitale quando mettere un tessuto su Internet non era cosa comune, anzi. Nacque Pratoexpo.com, progetto mai concretizzatosi fno in fondo perché troppo precursore dei tempi: sei anni dopo, in tempi di pandemia, arrivò la dimostrazione che Rosati ci aveva visto lungo, con i tessuti e le fere che fnirono precipitosamente in rete. Altro esempio di lungimiranza riguarda il tema della sostenibilità: “Nel 1998 – racconta Rosati – facemmo una joint venture con una spalmatura veneta per la prima collezione di nostri tessuti di lana colorati con coloranti di terra, naturali. Fu un fop colossale perché allora di colori naturali e ecologia non importava a nessuno e così è stato fno al 2015 ma nel frattempo noi avevamo fatto almeno altre due campagne su questo tema perché ho e abbiamo coscienza di quanto la nostra industria sia impattante e sofocante per l’ambiente. Ora che è arrivata la crisi ce ne stiamo accorgendo ed infatti i consumi sono calati”. E crisi signifca ridimensionamento per l’intero distretto pratese ma per Fortex lo sguardo rimane proiettato al futuro: se da un lato è già pronto il progetto per una nuova sede, a poche centinaia di metri dall’attuale, dall’altro, accanto a tessuti per abbigliamento e collezioni in continuo divenire, sono arrivati progetti legati ancora all’ambiente.


Con altre aziende è nata infatti una rete che ha portato a due indirizzi: uno riguarda gli scarti tessili, l’altro quelli della pelletteria. Wetex da una parte, Releather dall’altra ma il principio è lo stesso, ovvero recuperare gli scarti non riciclabili e trasformarli in altro, nel senso più esteso del termine. La prima ha già dato e darà esempi virtuosi, dalla moquette nei corridoi di Milano Unica realizzata con i tessuti usati nello spazio tendenze, ai tavoli e alle sedie che arrederanno lo stand di Fortex alla prossima edizione del salone italiano, anche questi fatti con rifuti recuperati, macinati e compattati con un macchinario installato vicino alla Cormatex, un imponente impianto pilota capace di lavorare tutti i materiali. Progetti che uniscono tessile, chimica, metalmeccanica e competenze di tutto il distretto dando una speranza in più al pianeta e portando, per esempio, a pannelli isolanti, pavimenti camionabili, copertine di agende e libri e grucce. Idem con la pelle, dove però il riciclo da pelle a pelle ha meno estimatori
a causa di un settore in cui la ‘purezza’ è ancora un dogma per i brand della moda. “È nato tutto intorno al 2015 – conclude Rosati – dai sacchi neri che venivano e vengono abbandonati nelle campagne e sulle colline pratesi. Eravamo a Confndustria Toscana Nord a chiederci come fosse possibile che noi, i re del riciclo tessile da secoli nel mondo, non riuscissimo a trovare il modo per trasformare questa irregolarità in risorsa. Iniziammo a studiare il problema e capimmo che una strada c’era, unendo le forze”.
Intanto il futuro a Fortex è in corso d’opera e ha forme e contorni contemporanei, dal passaporto digitale al magazzino dei flati inutilizzati interamente digitalizzato per assicurare la completa tracciabilità. Grazie all’ Intelligenza Artifciale questo magazzino e l’Archivio Digitale si interfacciano continuamente, creando una collezione di recupero, ad alto contenuto etico e sostenibile. Chissà che ne penserebbe il prozio Pergentino.



LE VIE E I CAMMINI CHE ATTRAVERSANO IL TERRITORIO PRATESE. UN MODO DIVERSO DI ESPLORARE A PIEDI LA PROVINCIA DI SANDRA NISTRI


Nel mondo del trekking si parla spesso di ‘vie’ e ‘cammini’, che però non sono esattamente la stessa cosa. Le vie storiche sono antichi tracciati di collegamento: percorsi nati per motivi commerciali, militari o religiosi, spesso ancora leggibili nella loro struttura originaria. I cammini, invece, sono itinerari escursionistici organizzati in tappe, pensati per essere percorsi a piedi con servizi di accoglienza e segnaletica, che uniscono paesaggio, cultura e spiritualità in un’esperienza continua. In entrambi i casi, però, il flo conduttore è lo stesso: rallentare, osservare e attraversare i territori con uno sguardo diverso, passo dopo passo.
La provincia di Prato è un vero snodo di attraversamenti storici e naturalistici, dove la rete dei cammini racconta secoli di scambi, spiritualità e paesaggi modellati dall’uomo.
Tra i percorsi più signifcativi che attraversano la provincia di Prato si intrecciano storie e paesaggi molto diversi tra loro, come se ogni cammino fosse una chiave per leggere un frammento di Appennino e di Toscana.
DELLA
Tra tutti, questa via è forse quella che meglio racconta l’identità di questi luoghi. Un cammino di circa 130 km suddiviso in 6 tappe che unisce Bologna a Prato, seguendo antiche connessioni idrauliche e industriali legate alla produzione tessile. Un itinerario che racconta l’anima industriale e insieme selvaggia di questi territori, dove l’acqua, i boschi e i
vecchi opifci tessili a nord della provincia –la Calvana, la Val di Bisenzio, l’area di Montepiano e il crinale verso Bologna – disegnano ancora oggi un paesaggio riconoscibile.
Non è solo un percorso escursionistico: è un viaggio nella storia dell’acqua e del lavoro. Si parte dalla Diga del Cavalciotto sul fume Bisenzio, a Prato e si arriva alla Chiusa di Casalecchio, sul Reno: due opere idrauliche che raccontano come, fn dal Medioevo, i canali abbiano alimentato mulini, gualchiere e manifatture. Il primo tratto partendo da Prato o l’ultimo per chi parte da da Bologna, è tra i più spettacolari: il crinale della Calvana. Qui lo scenario è decisamente selvaggio e spettacolare, tra pascoli aperti e panorami ampi dopo la salita impervia sui sentieri che si impennano repentini dalla Val di Bisenzio.
VIA ROMEA GERMANICA IMPERIALE
Non lontano rispetto alla VLS, ma con un respiro completamente diverso, si sviluppa la Via Romea Germanica Imperiale, un antico asse di pellegrinaggio e collegamento che unisce idealmente Trento a Roma. Un percorso più ampio, quasi europeo, che attraversa secoli di passaggi, commerci e spiritualità. Nel territorio della provincia di Prato, la Romea Germanica Imperiale segue soprattutto la fascia pedecollinare e di pianura ai margini della Calvana e della Val di Bisenzio. L’uscita progressiva dalla città di Prato, spesso lungo percorsi dolci e infrastrutture moderne come la ciclabile del Bisenzio, le aree rurali di Figline, il sistema di













ville storiche verso Bagnolo come la Villa del Barone, Montemurlo con la sua struttura difensiva e la Rocca). A diferenza di cammini più ‘selvaggi’, qui il paesaggio è un continuo dialogo tra natura antropizzata e storia urbana
VIA DELLE ROCCHE
Più raccolta e medievale nell’atmosfera è la Via delle Rocche, un itinerario che mette in fla borghi, fortifcazioni e antiche rocche, dove il tempo sembra essersi stratifcato tra pietre, mura e sentieri sospesi tra storia e bosco. Più che un cammino lineare, la Via delle Rocche si presenta come una sequenza di presìdi sospesi tra colline e vallate, una sorta di costellazione medievale che un tempo controllava i passaggi tra la Val di Bisenzio e la piana di Prato. Le fortifcazioni non si susseguono semplicemente lungo una linea, ma si rispondono da un’altura all’altra, costruendo un paesaggio fatto di sguardi e controllo del territorio. In questo disegno si inserisce la Rocca di Cerbaia nel territorio comunale di Cantagallo, afacciata sulla valle come punto di osservazione strategico. Più in basso, la Badia di San Salvatore a Vaiano unisce dimensione spirituale e funzione di presidio, mentre la Rocca di Montemurlo chiude idealmente il sistema, dominando l’accesso alla piana e alle vie verso l’Appennino.
VIA MEDICEA
Sul lato opposto, sul fronte sud-occidentale della piana di Prato, a fare da ponte tra natura e cultura rinascimentale, c’è la Via Medicea Essa attraversa le terre legate alla famiglia
dei Medici e si apre su paesaggi che ancora conservano l’impronta del loro gusto per la caccia, la villeggiatura e la trasformazione armoniosa del territorio, lo stesso che ha ispirato anche lo sguardo di Leonardo da Vinci. Nel suo tracciato principale collega l’area di Cascine Medicee di Tavola, passa per Carmignano, e arriva a Fucecchio, attraversando un ampio arco di territorio tra le province di Prato, Pistoia, Firenze e la Valdinievole. Una delle caratteristiche più interessanti della Via Medicea è proprio la sensazione di attraversare un territorio “progettato” nel tempo.
PICCOLO CAMMINO DI SANTIAGO
Attraversando questo mosaico di percorsi, si incontra anche il tratto del Piccolo Cammino di Santiago, che collega Firenze a Livorno passando anche da Prato, Pistoia, Pescia e Lucca, costituendo un tratto del Cammino verso Santiago di Compostella. Un paesaggio variegato e sorprendente: si passa in pochi chilometri da boschi ftti e crinali ventosi a pievi isolate, da borghi medievali a segni evidenti della storia industriale. È proprio questa alternanza continua a rendere il territorio pratese un atlante a cielo aperto. Nel tratto pratese, facile o al massimo di media difcoltà, il Piccolo Cammino di Santiago attraversa la piana seguendo antiche direttrici come la Cassia-Clodia, tra pievi antiche, l’Area Protetta del Monteferrato dove, salendo al punto più elevato della tappa a circa 350 ml s.l.m, si scorge già la cupola della Basilica della Madonna dell’Umiltà di Pistoia.





C’è un momento, nella vita di un locale, in cui l’identità smette di essere solo riconoscibile e diventa racconto. Da Tiratissima questo passaggio prende forma in una parola sola: Finissima. Non una semplice variazione sul tema, ma l’esito di una ricerca precisa, quasi sartoriale, che mette al centro l’impasto e, soprattutto, l’esperienza del gusto. Finissima nasce per ampliare, non per sostituire. È una dichiarazione di intenti chiara: ofrire un’alternativa alla base classica della pizza che ha reso iconico il marchio Tiratissima, mantenendo intatta quella flosofa fatta di qualità, equilibrio e convivialità. La pizza, oggi, si fa più sottile, quasi impalpabile, e al morso restituisce una croccantezza elegante e mai invasiva. È una pizza pensata per chi ama la leggerezza senza rinunciare al carattere, per chi cerca una nuova dimensione del gusto che sia insieme rafnata e immediata. La possibilità di scegliere tra base classica e Finissima introduce inoltre un elemento quasi ludico, trasformando l’ordine in un gesto personale, consapevole, su misura. Ma Tiratissima è molto più di una pizzeria. È un luogo che interpreta il tempo libero come esperienza da vivere lentamente, dove ogni dettaglio contribuisce a costruire atmosfera. Il progetto, ideato da Simone Arnetoli e frmato nel design da Laura Tosetti, si sviluppa infatti su più livelli in un dialogo continuo tra estetica e cucina. Gli interni parlano un linguaggio contemporaneo fatto di ma-
teriali ricercati, luci calibrate e dettagli inaspettati, creando uno spazio che invita a fermarsi, condividere, lasciarsi andare. Qui, la celebre pizza lunghissima diventa una vera scenografa conviviale: servita su taglieri in legno, sollevati da eleganti alzate in ottone, trasforma il tavolo in un palcoscenico informale dove il gesto del mangiare si fa esperienza collettiva. Si assaggia, si chiacchiera, si vive. E poi c’è il bere, che da Tiratissima non è mai un complemento, ma parte integrante del racconto. La carta dei cocktail, dinamica e curata, afanca grandi classici a signature drink pensati per dialogare con il menu, mentre la selezione di vini e champagne accompagna ogni scelta con coerenza. Tutto contribuisce a creare un ritmo che rende la serata qualcosa di più di una semplice cena. A rendere l’esperienza ancora più completa è la scenografca serra privé: uno spazio indipendente, pensato per eventi, cene riservate e occasioni speciali. E quando la musica live anima il dehor, l’atmosfera cambia ancora: Tiratissima si accende, si trasforma, diventa luogo d’incontro, energia condivisa, piccolo rituale urbano. In questo contesto, Finissima (protagonista del menù anche nell’indirizzo forentino) non è soltanto una nuova base. È il simbolo di un’evoluzione naturale, capace di intercettare il gusto contemporaneo senza perdere il legame con le proprie origini. Una pizza che si fa più sottile, sì, ma anche più consapevole.
APERITIVO APOTHEKE
Via Verdi, 17 ph. +39 0574 25099
ARTEGO BAR
Via Garibaldi, 65 ph. +39 388 7897303
BIG EASY
Piazza Mercatale, 177 ph. +39 0574 1824218
BACARO TORTO
Piazza del Duomo, 31 ph. +39 379 2438411
BARTAT
Via Pugliesi, 24 ph. +39 0574 35613
BOTTEGA DELLE CAMPANE
Via Settesoldi, 2 ph. +39 351 7481552
BOTTEGA PRATO
Piazza Sant’Antonino, 10 ph. +39 0574 1828554
CAFFÈ 21
Viale Piave, 5 ph. +39 0574 42064
CAFFÈ POIROT
Via Benedetto Cairoli, 56 ph. +39 0574 1828007
CAVEAU
Via Settesoldi, 36/38 ph. +39 0574 063153
DA LUCIO
Piazza del Comune
DOVEC’ERALACOPPE
Via Udine, 56 ph. +39 0574 961591
FLAMINGO SURF BAR
Via Settesoldi, 42I
FITZ GIN BAR
Via Cesare Guasti, 14 ph. +39 392 2008894
FRARI
Via Garibaldi, 120 ph. +39 334 3442532
GRADISCA 1973
Via Settesoldi, 30 ph. +39 0574 1827470
HEGEL BAR
Via Benedetto Cairoli, 21 I FRARI DELLE LOGGE
Piazza del Comune,16 ph. +39 0574 35490
IL SINDACO
BACARO DI PRATO
Via Santa Trinita, 9 ph. +39 388 1441486
LAB 59100
Via Settesoldi, 25 ph. +39 348 0588472
LA TAZZA D’ORO
Viale della Repubblica, 290 ph. +39 0574 593771
LE BARRIQUE
Via G. Mazzoni, 19 ph. +39 0574 30151
MAG56
Via Don G. Arcangeli, 58 ph. +39 389 1689731
OZNE
Via Pugliesi, 35 ph. +39 0574 076857
PLANTAGO NATURAL
WINE BAR
Piazza del Duomo, 12 ph. +39 0574 1824047
PO’STÒ CAFÈ
Via Borselli, 89 ph. +39 0574 965208
PRATO CITY
Via Valentini, 7 ph. +39 0574 964673
SQUISIO
Via Santa Trinita, 87 ph. +39 328 4269495
SNODO BIRRERIA URBANA
Via Galcianese, 23c ph. +39 0574 966269
STURA!
VINO & COMPANATICO
Via Giuseppe Verdi, 15 ph. +39 375 9213193
THE COVEN
Via dei Lanaioli, 21
TO WINE
Viale della Repubblica, 23 ph. +39 0574 550462
WIRED
Via Pugliesi, 2 ph. +39 392 4520625
RISTORANTI
A CASA GORI
Piazza Sant’Agostino, 14 ph. +39 0574 24893
A MANGIA’ FORA
Via Sant’Ippolito, 16 ph. +39 328 3032343
ANTICHI SAPORI
Via F. da Filicaia, 40/A ph. +39 0574 461189
BAGHINO
Via dell’Accademia, 9 ph. +39 0574 27920
BOVES
Via dei Lanaioli, 31 ph. +39 0574 742052
CARGO BAR BISTROT
Centro Pecci
Viale della Repubblica, 277 ph. +39 0574 531829
CASA TARGI
Piazza Mercatale, 180 ph. +39 0574 847698
CHE CICCIA C’È
Piazza del Collegio, 9 ph. +39 0574 30416
DOMUS CARNI DRY AGED
Via Giuseppe Valentini, 102 ph. +39 0574 1821221
DOPOLAVORO
Via Giuseppe Verdi, 28 ph. +39 0574 1826528
IL DEK ITALIAN BISTROT
Piazza delle Carceri, 1/2 ph. +39 0574 475476
ENOTECA BARNI
Via Ferrucci, 22 ph. +39 0574 607845
GI DOC RISTOBISTRÓ
Via dell’Accademia, 49 ph. +39 0574 611069
IL CAPRIOLO
Via Roma, 306 ph. +39 0574 1825326
IL PIRANA
Via Valentini, 110 ph. +39 0574 25746
INTERLUDIO
Via Pomeria, 64 ph. +39 0574 605200
LA BOTTEGA
DEL TIRO A SEGNO
Via di Galceti, 68 ph. +39 0574 693707
LAMÉ
Piazza Mercatale, 155/A ph. +39 0574 755473
LE FONTANELLE
Via Traversa del Crocifsso, 7 ph. +39 0574 622316
LE GARAGE BISTROT
Piazza San Domenico, 26 ph. +39 0574 24842
LIMONAIA 22
Via Firenze, 83 ph. +39 0574 592515
LISCA
Piazza S. Domenico, 1 ph. 39 0574 968326
MADDALENA
Piazza Sant’Agostino ph. +39 0574 31734
MANGIA
Via Ferrucci, 173 ph. +39 0574 57291
MEGABONO
Via Ser Lapo Mazzei, 20 ph. +39 347 8908892
MOLO16 FISHBAR
Via Settesoldi, 16 ph. +39 333 3254569
MURÀ
Piazza San Marco, 24 ph. +39 0574 961941
MYO RISTORANTE
Centro Pecci
Viale della Repubblica, 277 ph. +39 0574 1597312
OSTERIA
DEI FRANCESCAIOLI
Piazza S. Francesco, 8/A ph. +39 0574 040511
OSTERIA SU SANTA TRINITA
Via de’ Neroni, 4 ph. +39 0574 605899
PACA
Via Fra’ Bartolomeo, 13 ph. +39 0574 1820222
RAGIONA
Via del Melograno, 40 ph. +39 0574 1597416
RISTORANTE LA NASSA
Piazza Mercatale, 136 ph. +39 0574 606082
SCHIACCINO
Museo del Tessuto
Via Puccetti, 3 ph. +39 380 1795969
SHARK
Piazza S. M. delle Carceri, 5 ph. +39 0574 20523
SU.GO
Via Pomeria, 84 ph. +39 324 7837711
TO WINE IN PIAZZETTA
Via Cairoli, 15 ph. +39 0574 965874
VIENNA
Viale Piave, 41 ph. +39 371 3765085
TRATTORIE
AROMA DI VINO
Via Santo Stefano, 24 ph. +39 328 9557490
LA FONTANA
Via di Canneto, 1 ph. +39 0574 27282
LAPO
Piazza Mercatale, 141 ph. +39 0574 23745
OSTERIA CIRIBÈ
Piazza Mercatale, 49 ph. +39 0574 607509
OSTERIA LE CENTO BUCHE
Via degli Abatoni, 7 ph. +39 0574 694312
SOLDANO
Via della Sirena, 10 ph. +39 0574.830913
Via Pomeria, 23 ph. +39 0574 34665
TRATTORIA VIVANDA
Via Santa Trinita, 53 ph. +39 0574 1953198
PIZZERIE
CAVALLINO ROSSO
Via Curtatone, 3 ph. +39 0574 23143
DA TOMMI
RIDAMMI UN BACINO
Via Cesare Guasti, 11 ph. +39 0574 1594200
ELEMENTI
Via Agnolo Firenzuola, 33 ph. +39 331 393 3068
FANCY KING
Via Valentini, 21 ph. +39 0574 581343
IL CIRCO DELLA LUNA
Via dei Lanaioli, 17
Piazza del Duomo, 54 ph. +39 0574 954369
IL BORGO ANTICO
Via Gherardacci, 25/27 - Iolo ph. 0574 622707
IL RAGNO
Via Valentini, 133 ph. +39 0574 596700
IL SIPARIO
Via Firenze, 40 ph. +39 0574 562282
LA PIZZA DI REBE
Via A. Sofci, 32 - Fontanelle ph. +39 0574 634503
LA TORTELLERIA
Via Bologna, 196 ph. +39 0574 692641
MANI IN PASTA
Piazza Mercatale, 134 ph. +39 0574 063969
OFFICINA DEI GUSTI
Via del Capannaccio, 4 ph. +39 347 4997110
OFFICINA DOORS
Via del Palco, 64 ph. +39 379 3045341
OPIFICIO
Piazza San Marco, 39 ph. +39 0574 870500
PASSAPAROLA
Viale Galilei, 8 ph. +39 0574 468350
PIZZERIA MAGGIE
Via Bologna, 326 ph. +39 0574 460493
SECONDO TEMPO
Via F. Ferrucci, 164 ph. +39 0574 182 8960
TIRATISSIMA
Viale della Repubblica, 236 ph. +39 334 3565349
VOGLIA ‘E TURNA!
Via dei Lanaioli, 30 ph. +39 0574 754592
CUCINA ETNICA E BIO
CAVEAU RESTAURANT
Viale della Repubblica, 225 ph. +39 0574 022227
DE’STO BY KIZUNA
Via Jacopo Modesti, 9 ph. +39 0574 206959
FISH NUDE
Via Quirico Baldinucci, 3 ph. +39 350 0936626
GINZA JAPANESE
Via Traversa Il Crocifsso, 5 ph. +39 0574 966858
ISSHIN RAMEN
Via Roma, 113 ph. +39 0574 206160
JINDALAI
Via Pietro Mascagni, 57-61 ph. +39 388 1778110
KALDI’S KAFFE
Via Settesoldi, 31 ph. +39 339 535 5010
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Via Santa Trinita, 3
L’ORTO DI NENÈ
Via Santa Trinita, 47/A ph. +39 349 8478186
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Viale Piave, 14 ph. +39 0574 065595
RAJA
Piazza del Collegio, 8 ph. +39 0574 32032
RAVIOLI LIU
Via Fabio Filzi, 39 ph. +39 0574 830973
RAVIOLI DI CRISTINA
Via Cavallotti, 36 ph. +39 0574 1820920
TODO BIEN
Via Settesoldi, 11 ph. +39 389 0013201
YOXI YOXI
Via Valentini, 61 ph. +39 0574 596942
OUTSIDE ARTIMINO
BIAGIO PIGNATTA
Viale Giovanni XXIII, 1 ph. +39 055 8718086
BOTTEGA PERUZZI
Via Cinque Martiri, 21 ph. +39 055 8718322
CANTINE DEL REDI
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ARIETE (21 marzo - 20 aprile)
Si confrontano energie diverse: Saturno fa rifettere 1° e 2° decade, Giove porta i nati di aprile a esagerare, Marte crea tensioni fno a metà maggio. Nati 21-25 marzo in un periodo ‘chiave’ della vita personale.
TORO (21 aprile - 20 maggio)
In aprile/maggio vi fanno compagnia l’intrigante Venere e l’asteroide Cerere, poi da metà maggio l’arrivo di Marte crea stress fsici e dissapori. Infussi gioviani per la 3° decade, ottimi per la crescita personale.
GEMELLI (21 maggio - 21 giugno)
L’evento clou è l’ingresso di Urano nel segno il 26 aprile, che si realizza ogni 84 anni e che per ora coinvolge i nati 21-25 maggio. Energia in risalita da metà aprile con la 2° decade alla ricerca di concretezza.
CANCRO (22 giugno - 22 luglio)
Fino a metà maggio il quadrato di Marte dall’Ariete crea nervosismo, impulsività e piccoli ostacoli. Nati fno al 6 luglio in difcoltà, anche pratiche, nati dall’8 a fne segno ancora sotto la protezione gioviana.
LEONE (23 luglio - 23 agosto)
Dal 15 aprile al 18 maggio si accentuano energia e determinazione, segue una fase di stress e contrattempi. Per i nati 24-28 luglio: qualcosa si chiude per far nascere da inizio luglio nuove opportunità.
Urano può creare cambi di rotta inattesi ai nati di agosto, mentre i nati 11-22 settembre dispongono di tutta la primavera per modifcare gli obiettivi di vita con un giugno che li vede lucidi e carichi di energie.






(23 settembre - 22 ottobre)
L’opposizione saturnina crea freni esistenziali prima ai nati di settembre e poi ai nati 1-8 ottobre, ma da fne maggio il Cielo si rasserena. La 1° decade alterna confusione e incertezza a spinte verso cambi positivi.
SCORPIONE (23 ottobre - 22 novembre)
In aprile alti e bassi in amore; da metà maggio a fne giugno fase di contrasti. Fanno eccezione i nati 10-19 novembre supportati da Giove che espande idee e programmi. Si stabilizzano i nati 20-22 novembre.
SAGITTARIO (23 novembre - 21 dicembre)
Dal 26 aprile l’entrata epocale di Urano nel segno opposto dei Gemelli potrebbe sconvolgere i piani dei nati 23-27 novembre: seguite le intuizioni! Impegno e realismo accompagnano sia 1° che 2° decade.
CAPRICORNO (22 dicembre - 20 gennaio)
1° e 2° decade in progressiva difcoltà pratica e con un fsico afaticato, anche se, dopo le tensioni di fne aprile, il supporto di Marte da metà maggio sarà di grande aiuto. Nati 10-20 gennaio troppo sicuri di sé.
ACQUARIO (21 gennaio - 19 febbraio)
Fino a metà maggio rilancio energetico con 1° decade intuitiva, aiutata dall’asteroide Cerere, e 2° concreta; più complesso giugno. Cambi positivi per i nati 21-25 gennaio, purché in luglio non esagerino.
PESCI (20 febbraio - 20 marzo)
In maggio le idee si sovrappongono, insieme ad alti e bassi sentimentali. Giugno è vivace con notevole verve per tutti. I nati 11-20 marzo, liberatisi di Saturno, possono espandersi verso nuove mete.
a cura di Claudio Cannistrà, la “Bottega dell’Astrologo”, Associazione culturale pratese Le indicazioni interpretative si riferiscono alla sola posizione del Sole nei segni, perché un’analisi previsionale specifca richiede la conoscenza di data, ora e luogo di nascita del soggetto. Per informazioni sui corsi e le attività culturali organizzate scrivere a: labottegadellastrologo@gmail.com; canniclau@libero.it Disegni dei segni zodiacali opera di Pacpainter - www.pacpainter.it

