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tito in edizione serale: raccontaci di questa esperienza televisiva al fianco di Bonolis, ci saranno novità per il tuo ruolo? “La televisione e la fascia preserale di Canale 5 sono stati un grande traguardo per me, ne sono molto soddisfatta. Sono felice di ricoprire il ruolo della Manga nel salottino di 'Avanti un altro!'. quest'esperienza televisiva nata per caso dopo un casting anni fa mi ha dato tanto. Anche stare davanti ad una telecamera l'ho imparato lì. 'Avanti un altro!' è una bellissima famiglia e Paolo è al naturale così come lo vedete in tv. Sarà sicuramente un’emozione ancora più grande essere presente nella fascia serale, con 'Avanti un altro!' pure di sera. Il concept del quiz è abbastanza simile, ma ci sono ante e divertentissime novità, oltre a tanti ospiti vip, in ogni puntata. Io mi occuperò di interrogare i concorrenti sui fumetti e sui cartoni animati come sempre!” Da poco è uscito il tuo primo fumetto dal titolo "La carta del fuoco" (Mondadori) in cui diventi un'eroina moderna da fumetto. Essere l'eroina di un fumetto penso che almeno una volta nella vita l'abbiamo desiderato tutti, tu ci sei riuscita: racconta questa emozione. “Un sogno che finalmente per me si realizza. Il primo libro che ho tenuto tra le mani è stato un Topolino. Sono cresciuta con i fumetti. Ho sempre amato i supereroi, i loro costumi colorati e i loro superpoteri. Esserlo diventata io stessa, è un sogno che non pensavo sarebbe mai arrivato. Sento il cuore esplodere di gioia! Spero che sia solo il primo di una lunga serie; la trama mi sono divertita a scriverla io. Per quanto riguarda le illustrazioni, invece, sono ad opera di Stefania Macera. In questo fumetto si trovano molte delle mie passioni: dal mondo degli amici a quattro zampe - le mie cagnoline sono ben presenti nell'opera e mi aiutano a sconfiggere il 'male' - alla musica, in quanto sono anche dj, al mondo del calcio - gran tifosa del Napoli - sino al mondo degli eventi, fiere del fumetto che mi mancano tantissimo. Speriamo di tornare quanto prima alle nostre vite normali”. Da Wonder Woman alla Sirenetta; tra tutti i personaggi che hai interpretato a quale sei maggiormente legata? “Tra tutti ti direi la Sirenetta. Questo perché molti mi dicono che anche senza abito cosplay ci assomiglio molto. Infatti anche io ho i capelli rossi e gli occhi azzurri e poi perché mi ci ritrovo come carattere; lei è una donna che sfida le leggi della natura per inseguire il proprio amore. insomma una donna dal carattere forte e determinato come sono io”. Possiamo dire che da un certo punto di vista sei un personaggio eclettico. L'eclettismo ti dà dei punti di forza? “Molti, il primo e fondamentale, tant'è che riesco in
un'unica vita vivere tante vite diverse. In questo modo, l'esistenza diventa un gioco variopinto e sfumato che non mi annoia mai e nemmeno deprime, anche nei momenti peggiori. E' una sorta di elisir di buona vita che ti permette di guardare il futuro sempre in modo ottimistico”. In che modo ti spinge a guardare avanti? “La versatilità ti dà la spinta a non focalizzarti su un unico tasto emotivo e nemmeno a racchiuderti sui problemi grandi o piccoli della vita. Non è un caso che tra tutti i personaggi dei fumetti che ho interpretato, i miei preferiti siano i 'supereroi', Non perché mi senta la migliore fra tutti, ma solo perché ce la metto tutta in ogni occasione per non farmi soccombere dagli eventi. Per 'trionfare', insomma, sugli incidenti di percorso o sui progetti che ho in testa. O anche per aiutare gli altri. Supereroina in questo, di credere in me stessa”. Progetti futuri? “Per ora rimango concentrata sulla tv ad avanti un altro e nelle mie quotidiane attività sui social anche su Twtch, dove, oltre a 'streammare' in diretta videogiocando, faccio anche delle live di allenamento e ballo con gli utenti. In un prossimo futuro mi piacerebbe poi dare seguito ad altri fumetti e, perché no, ad un programma televisivo tutto mio, magari per i giovani e dedicato al mondo delle serie tv, dei fumetti e dei videogiochi, che sono settori in crescita anche in Italia”.
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tempi morti, nei cambi d’ora, e il movimento aumenta la capacità di concentrazione, come testimoniato da accreditati studi neuroscientifici”. E' oltre un anno che gli studenti, in questa emergenza sanitaria, hanno a che fare con la DaD: quali sono le maggiori criticità riscontrate? “Intanto, una difficoltà a livello relazionale, sociale ed empatico: l’insegnamento a distanza va da sé che rende più difficile lo sviluppo delle conoscenze. Inoltre, difficoltà di ordine psicologico, soprattutto per gli alunni più fragili. Per un certo numero di questi allievi ‘speciali’, alcune situazioni di disagio si sono trasformate in depressione, isolamento, ansia da prestazione, abbandono dello studio, finanche a raggiungere forme più gravi di autolesionismo, complessità nel conseguimento degli apprendimenti a causa dei vari stop and go durante l’anno. Ho fatto un po’ una sintesi, perché parliamo di conseguenze importanti del nuovo approccio a cui la scuola è stata obbligata in tempo di pandemia”. Quello della DaD è un modello che può avere risvolti anche positivi per i ragazzi? “Con l’emergenza sanitaria ha fatto il suo ingresso nel sistema scolastico la Didattica Digitale Integrata, che nei prossimi anni dovrà trovare una più stabile definizione. Lo scopo è costruire una forma di proposta didattica in cui il digitale sia ad integrazione della didattica in presenza in forma complementare, per sfruttare le numerose potenzialità che gli strumenti multimediali consentono: e questo potrà rivelarsi sempre più un valore aggiunto per gli allievi. I ragazzi mediante l’utilizzo della didattica digitale hanno altresì sviluppato alcune competenze di vita, le ‘soft skills’, come l’autonomia, la responsabilità, la creatività, fortificando pure l’ambito di maturazione personale”. Una delle carenze maggiori nel mondo dell'istruzione riguarda il tema della parità di genere: secondo lei perché un tema di tale importanza sociale ha difficoltà a farsi largo nella scuola? “Si tratta di tematiche ampie, ma nello stesso tempo sfuggenti, e per questo è necessario inserire tali argomenti in percorsi sistematici: sono, difatti, spesso legati all’attualità di fatti di cronaca che presto tendono a cadere nel silenzio. Altro rischio connesso con tutte le tematiche trasversali è che ciò che è di interesse collettivo, se non chiaramente pianificato, non venga poi approfondito. Quindi, occorre un’attenta progettazione annuale, in cui ogni singola istituzione scolastica definisca come e quando analizzare questi aspetti. Le scuole possono ulterior-
mente indicare e lavorare su percorsi progettuali più specifici come, ad esempio, iter che vengono diffusamente trattati dalla lettura di testi d’autore, esperienze organizzate partendo da incontri e testimonianze dirette, etc.”. Ci parla del progetto di cui lei è promotrice, “Lo Specchio di Biancaneve”? “E’ un progetto nazionale realizzato da Dirscuola (ente di formazione riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione), in risposta al bando del 2018 del Dipartimento sulle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri indirizzato al finanziamento di progetti volti alla prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne. Vi partecipano 12 scuole superiori di diversi indirizzi di studio, ed è work in progress. La fascia d’età a cui l’azione progettuale è destinata è quella degli studenti tra i 17 e i 19 anni. E’ un progetto impostato sulla rilettura del modelli culturali del Novecento, espressi nei vari linguaggi. Dalle risposte dei ragazzi emerge il come siano profondamente consapevoli della gravità della questione e di quanto sia necessario rivedere, fino ad eliminare, gli stereotipi educativi che condizionano la formazione delle giovani generazioni”. Quanto è importante che il Ddl Zan venga approvato anche per cominciare a mettere fine ad episodi di bullismo e discriminazione che ancora si verificano nelle scuole? “Non credo che un Ddl possa 'magicamente' porre fine ad episodi di bullismo e discriminazione. E’, di certo, importante la conclusione del percorso di approvazione per avere un solido punto di riferimento normativo. Resta il fatto che i percorsi educativi su questi aspetti sono lunghi e vanno portati avanti in modo interconnesso da scuola, famiglie ed enti territoriali”. Ultima domanda: quanto è indietro la scuola italiana rispetto a quelle degli altri Paesi europei, come Inghilterra e Germania soprattutto, che propongono modelli altamente innovativi? “Penso che i paragoni con gli altri sistemi scolastici vadano fatti in maniera dettagliata, senza idealizzare la superiorità dei modelli stranieri. Alla base del confronto c’è un diverso investimento da parte degli Stati nel campo istruzione, e in questo l’Italia è in fondo alla graduatoria. Ciò pesa, senza dubbio, nel percorso verso l’innovazione. Rispetto agli apprendimenti, i confronti sono difficili da sostenere: è un dato di fatto che il sistema italiano permetta di raggiungere ottimi risultati, considerando la nota “fuga di cervelli” che presuppongono alti livelli di competenze degli studenti di casa nostra”.
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agito dei bulli. Nelle vittime provoca paura, insicurezza, disistima, preoccupazione e depressione”. Quanto è pericoloso? “Il bullismo è un fenomeno molto pericoloso soprattutto se non viene tempestivamente individuato e le vittime dei bulli se non vengono subito aiutate a sottrarsi alle vessazioni. Il bullismo è un fenomeno prettamente psicologico, i bulli spesso sono insicuri ed arroganti e non hanno una finalità pratica nei loro atti di vessazione ma sono mossi da necessità psicologiche che può essere diversa da situazione a situazione ma che ha sempre come scopo quello di dimostrare la propria forza in modo da annullare una sensazione di impotenza, inferiorità, insicurezza..Al tempo stesso è necessario un intervento mirato sui bulli poiché se non vengono aiutati, i comportamenti inizialmente volti a spaventare la vittima possono trasformarsi in comportamenti pericolosi di tipo antisociale e di vera e propria delinquenza”. Come si crea il fenomeno dell’omertà intorno al bullismo? “L'omertà si crea soprattutto a causa di un fraintendimento in quanto il bullismo viene scambiato o per goliardia o per delinquenza. Il bullismo in realtà ha delle caratteristiche specifiche ovvero è un fenomeno psicologico, reiterato, spesso limitato all'ambiente scolastico ma soprattutto è ripetuto. La goliardia per quanto possa avere anche dei risvolti pesanti, si limita a sono episodi singoli, occasionali spesso rituali, ad esempio all'inizio delle scuole superiori con le 'matricole' o in concomitanza di una vittoria di una squadra su di un'altra, eccetera, non sono mai su continua-
tivi. I fenomeni di tipo delinquenziale non hanno lo scopo di spaventare l'altro ma si accompagnano sempre a taglieggio, richiesta di soldi, ricatti, intimidazioni con uno scopo secondario, spesso di lucro. Il bullismo ha lo scopo specifico di spaventare l'altro e di metterlo in soggezione in modo da far sembrare il bullo più bravo più forte, un capo, un leader negativo ma pur sempre un leader. L’omertà dipende anche dal senso di colpa o di paura inconsci degli adulti che si sentono inadeguati a controllare le situazioni oppure è dettata dal timore delle reazioni dei genitori o semplicemente non sono in grado di capire quello che sta accadendo in classe, non sono in grado di leggere i segnali e quando li leggono può accadere che restino del tutto paralizzati
che inconsciamente si spaventino e attendono che le cose si possano 'risolvere da sole'. Poiché il bullismo non si risolve da solo, è sempre necessario l'intervento degli adulti che si comportano in modo autorevole e siano in grado di prendere decisioni anche se scomode, siano questi insegnanti, genitori, presidi e naturalmente avvalendosi anche dell’aiuto della Polizia Postale”. In che modo famiglia e scuola possono intervenire? “Come in ogni fenomeno che riguarda l'infanzia e l'adolescenza quello che fa la differenza e l'intervento pre-
coce, significa un intervento che deve essere fatto tanto più presto quanto più i bambini sono piccoli e questo vale sia per la sensibilizzazione a scuola sia l'informazione e l'attenzione dei genitori ai comportamenti dei propri figli, siano questi vittime che bulli. Tenendo presente che per i genitori il disagio o il dolore dei propri figli è sempre molto difficile da sopportare, i genitori possono avere dei processi mentali di negazione e non vedere realmente quello che sta accadendo ai loro figli se questi non gliene parlano. Quindi informare e spiegare ai genitori che cos'è il bullismo, come si manifesta nei ragazzi e che è un disturbo molto spesso indipendente dall’ambiente familiare, può aiutarli a osservare i loro figli, a parlare con loro e aiutarli a risolvere le difficoltà che portano al bullismo o che il bullismo causa. Per i genitori dei bulli è più difficile naturalmente che per i genitori delle vittime Ma se si vuole essere efficaci bisogna intervenire su tutti i genitori e pensare a un intervento psicologico volto anche ad aiutare loro nella loro funzione genitoriale. Certamente se il nucleo familiare problematico l'intervento dovrà essere mirato e con l'aiuto di professionisti, psicoanalisti dell'età evolutiva e della famiglia. Psicologi e psicoanalisti formati rispetto a questo fenomeno e alle dinamiche gruppali dell'ambiente scolastico, possono mettere gli insegnanti in grado di analizzare meglio questi eventi, gli studenti di poterne parlare con serenità e se necessario impostare degli interventi psicologici mirati. Inoltre, potrebbero indicare e suggerire alle famiglie dei percorsi dedicati e specifici per i loro figli”.
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Martina Buttar elli primi contatti ma i primi incontri sono comunque di prova: i bambini passano a trovarmi nel mio studio accompagnati dai genitori, elaborano dei disegni, parlano del proprio interesse”. Il loro slancio è diverso da quello degli adulti? “Certo, quando arrivano in studio gli adulti dichiarano spesso di non saper disegnare ma di volersi sperimentare in un’esperienza che accresca la loro personalità; disegno e pittura rappresentano un momento creativo di scoperta e sviluppo delle capacità. Le loro opere sono astratte, di fantasia o realistiche; partono dalla matita, dal chiaro scuro per arrivare al colore: l’abc sperimentato assieme nel corso dell’opera cui si applicano”.
Alessandr o Bellucci Tutto ciò è utile in tempi di Covid? “È utilissimo, è un momento di scambio, di comunicazione che prosegue a casa via pc qualora abbiano delle perplessità”. Che tipo di estrazione hanno? “Di ogni genere, non sono persone che vogliono fare gli artisti ma che vogliono un mezzo in più per esprimersi; è molto importante per i loro stati d’animo: la creatività esorcizza, ha effetto catartico specie in un momento come questo”. La testimonianza più bella? “È quando mi dicono che nelle due ore in studio si son scrollati da dosso paure e problemi, autentici ostacoli della creatività”.
Torniamo ai bambini: hai dato loro dei temi? “Stiamo seguendo un percorso legato agli eroi della mitologia greca che conoscono attraverso gli studi scolastici: la mitologia greca è ricca di storie curiose che stimolano la fantasia a livelli esponenziali allontanandoli dal digitale. Sicuramente lo stimolo della fantasia legato comunque al filo culturale delle lezioni scolastiche offrirà loro nella vita una marcia in più”. Che fai mentre lavorano? “Li osservo e guido quando incontrano qualche difficoltà tecnica: i bambini hanno una fervida capacità di cambiare il corso del progetto, sono più portati all’improvvisazione, davanti ad una difficoltà hanno sempre un maggior ventaglio di soluzioni. I perso-
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naggi che disegnano sono legati al loro mondo di cartoni o eroi ma anche alla quotidianità dei personaggi che ammirano in tv o nello sport”. Che miti hanno già rappresentato? “La medusa, il minotauro e ora stanno dedicandosi alla tigre come preambolo al leone di Nemea: sono disegni straordinari che non sembrano fatti da bambini”. Dove li porterà il corso? “Non so, spero che crescano con delle consapevolezze ovvero che abbiano chiaro che con le basi ottenute possono dire la loro almeno in ambito disegno e pittura perché ne hanno davvero acquisito gli strumenti. Non sono solo dotati, hanno anche la capacità di esprimersi. Per ora spero ci sia in ottobre di esporre le loro opere nella galleria di Palazzo Ferdinando di Savoia a viale Castro Pretorio dove sono esposti anche molti miei quadri. E’ un piccolo sogno e chissà che non si realizzi perché sarebbe bello che si sentissero protagonisti di un momento tutto loro”. Gli hai mai chiesto perché si siano iscritti? “Come no: Martina mi ha risposto 'perché è una cosa che mi piace, una cosa che mi fa stare tranquilla; io, qui, non mi sento di avere un peso nel fare quelle cose…'; Alessandro ha risposto che si è voluto iscrivere 'perché mi è sempre piaciuto disegnare e volevo conoscere
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nuove tecniche per poter migliorare'. Emanuele ha detto invece che frequenta il corso di pittura 'perché mi piace disegnare, mi rilassa e voglio coltivare questa passione'”.
nario e che difficilmente raggiunge il traguardo. Io invece sono nata contro ogni probabilità. Sono partita da questo per cercare di motivare la fretta che ho di vivere, come se non ci fosse mai tempo e, soprattutto, per trovare le radici del mio percorso che è sempre in controtendenza rispetto alla massa. L’omologazione non mi è mai appartenuta. A partire dalla vita prenatale: invece che nell’utero, ho preferito crescere tra intestino e fegato di mia madre”. Perché le persone dovrebbero leggere questo libro? “Perché è scritto in modo autentico, spontaneo e senza fronzoli. Non scrivo per assecondare le tendenze, ma per condividere storie, pensieri, emozioni. I miei lettori riconoscono la genuinità della scrittura e ci si ritrovano”. Rosa Gargiulo non è solo una scrittrice, ma anche un’agente letteraria. Cosa dice agli autori con cui lavora? “Li seguo con affetto, oltre che con professionalità, perché non si deve mai dimenticare che tra le righe, nelle pagine, ci sono prima di tutto persone. È il rispetto per loro, prima ancora che le storie che scrivono, che muove ogni mia azione. Cerco di dare loro consigli sulla scrittura, allo stile, per rendere unici e riconoscibili i loro percorsi. Abbiamo bisogno più che mai di buona scrittura, oltre che di
belle storie”. È difficile portare alla ribalta del mercato editoriale italiano autori sconosciuti? “Nel nostro Paese, la vita degli autori esordienti è molto difficile: non soltanto gli editori, ma anche molti agenti letterari e uffici stampa non vogliono occuparsi di loro. Io ritengo che sia un diritto, invece, poter contare su uno staff di professionisti che valorizzi la tua firma, i libri che scrivi, avviandoti a un percorso professionale di scrittura e di promozione. È anche così che un autore cresce e diventa credibile. Questo però non vuole dire che bisogna dire di sì a tutti: non bisogna mai speculare sui sogni altrui. Creare false illusioni non è corretto”. Rosa Gargiulo, “Extra utero – appunti di una donna che corre” (PersoneDiParola - Isola Editrice) http://www.rosagargiulo.com/i-miei-libri
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trattava di un evento istituzionale ero estremamente formale, se invece era una serata di piazza tiravo fuori la mia personalità”. C’è un evento cui ti senti maggiormente legata? “Sì, il quarentennale del Terremoto del Friuli, una conduzione emotivamente
molto forte per aver vissuto il fatto da bambina ed esser stata scelta per presentarlo al cospetto di delegazioni internazionali proprio a Gemona, località divenuta simbolo di quella tragedia”. Nel cinema invece? “A 'Rebecca la prima moglie', dove avevo un piccolissimo ruolo in un cast di altissimo livello con nomi come Mariangela Melato o Alessio Boni”. C’è un artista da cui senti di aver preso qualcosa? “Forse proprio dalla Melato, una grandissima professionista ma anche una donna di alto valore umano; ricordo di lei la passione per il proprio lavoro ma anche la gentilezza che rivolgeva a tutti”. Domanda cattiva: qualcuno che ti aspettavi diverso? “Beh, ne ho incontrati ma scordati che ne faccia i nomi!”. La tua prima volta in tv? “Nel 2009, su Tele Friuli con un programma di cui ero ideatrice, produttrice e conduttrice: 'Bettina
in cucina' all’interno di un ristorante lo chef preparava una ricetta mentre io presentavo il locale ed il territorio in cui era collocato abbinando alla ricetta il vino di una delle nostre meravigliose cantine. E’ andato in onda per sei anni con una media di quasi otto mesi l’anno, praticamente ho girato tutta la regione parlando di ricette tradizionali non espressamente friulane, cantine e territorio”. Dopodiché il libro? “Esatto: 'I ristoranti di Bettina in cucina e le loro ricette', ovviamente”. E quando sei approdata a Radio Gioconda? “Nel 2017, con un format quotidiano intitolato 'Quel che serve' dove tratto dal lunedì al venerdì argomenti disparati, consigli sul benessere, di giardinaggio, libri, film, luoghi di vacanza. Dieci minuti per spaziare a 360 gradi. Pillole che smuovano la curiosità e stimolino all’approfondimento”. Niente più teatro o televisione per il momento? “Un progetto teatrale in realtà lo avevo assieme a Barbara Errico, eccellenza del jazz e Umberto Sciba attore e regista di operetta; avevamo creato ‘Psicovid’, un recital basato su storie vere raccolte dal team di psicologi dell’Aspic FVG durante il primo lookdown ma purtroppo la ripartenza autunnale della pandemia ci ha bloccato. Per la televisione vorrei proporre nuovamente un format enogastronomico di ricette ma il periodo è quello che è per cui, per ora, mordo il freno e propongo su un canale di YouTube una nuova versione della mia 'Bettina in cucina'”. Be ttina Car niat o co n Dodi Battagl ia de i Pooh
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musica distopico, scena che ha ispirato anche il video che ne seguirà, ambientato in un videogioco. Ovviamente scappare non lo salverà. È un brano nato durante il lockdown, ho cercato di trasferire con ironia tutte le sensazioni legate a questo difficile periodo. Il senso profondo è che bisogna pensarsi come collettività nel più ampio senso del termine, agire ognuno per se stesso non ci aiuterà. Il brano è decisamente indie-pop, ma ci sono echi rock anni ’90, periodo al quale siamo affezionati io e il produttore Francesco Arpino”.
Sei un artista dalle mille anime poliedriche. Quanta fortuna e responsabilità ricade su un talento come il tuo? “Non saprei esattamente come definire il momento della consapevolezza del proprio talento, ma so che è estremamente importante riconoscerlo e assecondarlo specialmente se si ritiene di poter vivere grazie a quel talento. Per questo poi sono necessari studio, esperienza e tecnica per sostenere una carriera artistica. In questo senso la consapevolezza ti rende responsabile”.
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La tua formazione è stata versatile sin da piccolissimo. Musica, cinema, teatro doppiaggio. Hai respirato arte sin dalla tenera età, come l’hai vissuta? “Da bambino oltre a suonare e cantare di continuo con mia nonna materna, ricordo anche le lezioni di solfeggio che sua sorella maggiore insegnante al conservatorio (noi la chiamavamo zia), dava a me e a tutti i cugini che ho da parte di madre. Passavamo ore a imparare canzoni e a fare il solfeggio cantato, per poi recitare durante le feste comandate delle pièce scritte sempre da mia nonna. Pomeriggi di prove. Della famiglia di papà, invece, ricordo le estati passate a casa dei nonni con tutti gli zii. Era un continuo di imitazioni, racconti, battute e piccoli scketch con cui passavamo le giornate estive. Spesso mio padre e mio zio imitavano i papi insieme, poi ho assistito a moltissimi spettacoli teatrali. Era inevitabile che fossi quantomeno affascinato da questo mondo. Poi il talento se c’è si scopre in seguito”. Come hai vissuto e stai vivendo il periodo della pan-
demia? “Mi ritengo fortunato, in primis perché non sono solo e ho vissuto appieno la mia famiglia (ho una bambina di 6 anni). Poi dopo il primo lockdown siamo riusciti a riprendere il lavoro al doppiaggio con tutte le misure di sicurezza, perciò almeno sotto questo profilo ho potuto proseguire una delle mie attività. Manca tanto tutto il resto, i live, gli amici, la vita sociale in genere. Spero vivamente in un’accelerazione della campagna vaccinale che ci conduca il prima possibile verso la normalità. Personalmente non vedo l’ora di potermi vaccinare”. Hai consigli per giovani doppiatori e autori? “Per diventare doppiatori è importante seguire un percorso di formazione attoriale. Non si può recitare con la voce senza essere prima attori. Poi ci si specializza e ci sono vari modi per farlo: accademie, corsi professionali. Per scrivere canzoni credo che ci debba essere un preciso talento naturale che nasce dall’esigenza profonda di raccontare qualcosa e di condividere le emozioni. Ci sono sicuramente dei seminari e dei corsi anche per questo, ma credo che la strada migliore sia sempre quella di sperimentare con se stessi attraverso la curiosità, la passione e la creazione di un linguaggio accattivante e originale. Andy Warhol diceva: 'Un artista è uno che produce cose di cui la gente non ha bisogno, ma che egli - per qualche ragione - pensa sia una buona idea dare'. Il resto è circostanza, luoghi, incontri, occasioni. Per questo dobbiamo tornare alla vita di prima!”.
“Ho scritto 'Acustico' l’estate scorsa, dopo aver parlato al telefono con mia zia Monica, la mamma di Desio. Desio, mio cugino, è un bambino autistico, che ho avuto la sfortuna di veder crescere da lontano poiché abitiamo distanti. Monica mi ha raccontato della meravigliosa storia di Desio e, dopo aver ascoltato le sue parole, ho trovato l’ispirazione per scriverci un brano. 'Acustico' parla della quotidianità di mio cugino e si può definire come una sorta di 'esperienza sensoriale' che descrive attraverso parole, musica, suoni e rumori ciò che Desio prova quando è a contatto con il mondo”.
Hai scritto altri brani con tematiche forti. Così giovane e impegnatissima nel sociale. “Sono una persona sensibile, che ne ha passate davvero tante in adolescenza. In quel periodo, in cui il bullismo sembrava non abbandonarmi, mi sono avvicinata alla musica, il mio rifugio dalle parole con cui cercavano di colpirmi a scuola. Cantare mi ha dato la forza di reagire e di chiedere aiuto ai miei genitori ed è per questo che ho deciso di scrivere di temi sociali, nella speranza che i miei brani possano trasformarsi in un mantra per chi ha bisogno di forza per affrontare un periodo difficile della vita. Aiutare chi non ha voce per denunciare una problematica o una violenza è l’obiettivo primario della mia produzione musicale e mi fa sentire orgogliosa quando qualcuno mi dice che ha ritrovato la forza di reagire grazie ai miei brani”. Hai mai partecipato a Sanremo? “Lo scorso settembre ho presentato 'Acustico' a Sanremo Giovani ma non è stato accettato. Diciamo che il festival è sempre un terno al lotto perché ogni anno ci sono tantissime iscrizioni ma non demordo!”. Progetti futuri? “Mi aspetto di tornare a cantare al più presto e di poter partecipare a tutte le finali di concorsi che attualmente sono stati rimandati. Per quanto riguarda i progetti “concreti”, in lockdown ho scritto diversi brani che, insieme ai brani già editi, andranno a comporre il mio primo EP”.
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