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Fare urbanistica a Salerno

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Fare urbanistica a Salerno 29 marzo 2026, di Giuseppe Carpentieri Il prossimo Consiglio comunale ed il prossimo Sindaco di Salerno dovranno avere l’onestà intellettuale e la capacità di riconoscere la realtà urbana e territoriale consolidata da circa trent’anni: Salerno entro gli obsoleti confini amministrativi non esiste più; mentre gli abitanti di un’area vasta, circa 300 mila, usano quotidianamente un territorio che non corrisponde ai vincoli amministrativi politici che risultano superati, desueti e persino dannosi ai fini economici, ambientali e sociali. Il futuro Sindaco del capoluogo di Provincia, città centroide del proprio Sistema Locale del Lavoro (SLL) dovrà rendersi protagonista di una corretta iniziativa amministrativa: promuovere un piano intercomunale bioeconomico fra 11 comuni ormai saldatisi fra loro, e che costituiscono di fatto, da molti anni, una città estesa. L’analisi ha un approccio multidisciplinare secondo la visione geografica, storica, economica, sociologica, politica ed urbanistica1. La “nuova” struttura urbana salernitana estesa è la conseguenza fisica degli usi e delle scelte politiche nel corso dei decenni. Lo studio mette in evidenza gli attuali conflitti sociali, ambientali ed economici circa il cattivo uso del territorio e si propone di rimuovere tali conflitti attraverso scelte coraggiose ma utili a produrre un miglioramento ed invertire la tendenza a perdere abitanti che emigrano verso Sistemi Locali del Lavoro più attrattivi poiché offrono normali condizioni di lavoro. L’assenza di questa consapevolezza urbanistica2 sta creando inutili e dannosi ritardi nell’organizzazione territoriale, e gli abitanti sono costretti a vivere nel disordine spaziale che crea inquietudine urbana, disagi, affollamento e dispersione, congestionamento e speculazione, disuguaglianze intollerabili ed emigrazione verso SLL più attraenti ed accoglienti. La città estesa ha una dimensione transcalare ed è costruita dentro un bacino idrografico, nel sistema vallivo e collinare, ed è in questo contesto che bisogna intervenire per ridurre i rischi (idrogeologico e sismico), entro cui rinaturalizzare e costruire i servizi che mancano tutt’oggi dentro le zone consolidate. Tali zone vanno riprogettate, e collegate da servizi ed infrastrutture di mobilità sostenibile. Sarebbe saggio rimettere al centro l’utopia concreta e pensare a scenari di trasformazioni urbanistiche che rigenerano le zone 1

L’analisi dovrebbe approfondire la storia dei processi antropici con lo studio dei tipi edilizi e la morfogenesi degli insediamenti, poi bisognerebbe censire le aree abbandonate e sottoutilizzate ma già urbanizzate, adottare il fascicolo del fabbricato evidenziando gli edifici a rischio idrogeologico e sismico, evidenziare i conflitti ambientali e sociali determinati fra attività e funzioni localizzate in aree contigue ma incompatibili fra loro. L’approccio rigenerativo bioeconomico può suggerire la creazione di nuovi luoghi urbani, luoghi di senso, da inserire dentro un nuovo progetto di suolo, da M.S. Severino passando per Salerno fino a Battipaglia. Salerno è parte integrante di un complesso processo di trasformazione urbana, ormai consolidato, e rientra nel fenomeno già noto in letteratura, di area urbana postmetropolitana che ha creato forme e insediamenti transcalari rendendo obsoleti e dannosi gli attuali confini amministrativi. Gli abitanti vivono e usano un’area urbana estesa (intensità urbana), e tali stili di vita rendono obsoleti gli attuali piani urbanistici comunali mentre le istituzioni dovrebbero avere la cultura e la consapevolezza di adottare un piano intercomunale con una visione bioeconomica. La corretta interpretazione dell’intensità urbana salernitana costituita di materia (agglomerati degli edifici), movimenti (flussi di persone) e accadimenti (eventi) evidenzia la realtà del paesaggio urbano ed indica la strada di un piano intercomunale per governare/pianificare morfologia e relazioni. 2 La natura giuridica della disciplina urbanistica ha le sue radici nella storia e nella Costituzione (art.2, 3, 9, 41 e 42): «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo»; «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale»; la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Gli articolo 41 e 42 riguardano l’iniziativa economica privata e la tutela della stessa, in sostanza la libera impresa, seppur libera, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale e non può danneggiare la salute, l’ambiente, la sicurezza, la libertà e la dignità umana. L’urbanistica siede nel sistema delle regole che devono sovrintendere ad un ordinato assetto degli interessi pubblici e privati, prevedendo una disciplina che regola correttamente il rapporto tra autorità e libertà, evitando che quest’ultima leda gli interessi della comunità. La pianificazione urbanistica è l’attività finalizzata all’individuazione delle regole da seguire per l’utilizzazione del territorio allo scopo di consentirne un uso corretto e rispondente all’interesse generale. L’attività pianificatoria è discrezionale, libera nei mezzi ma vincolata nel fine, pena l’illegittimità dell’azione stessa e del suo risultato. La funzione propria dei piani è l’interesse pubblico primario, al cui perseguimento rappresenta il parametro preordinato per identificare il legittimo contenuto di tutti i piani.

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