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La Repubblica 11 agosto 2015

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laRepubblica MARTEDÌ 11 AGOSTO 2015

CONTATTI NAPOLI@REPUBBLICA.IT

NAPOLI.REPUBBLICA.IT

LA KERMESSE

INTERNET

IL NAPOLI

LaprincipessaCostanza al banchetto di Teggiano

Camerota,sischiude ilnidodelletartarughe

DeLaurentiisprudente “Nonsiamofortissimi”

CRISTINA ZAGARIA SU NAPOLI. REPUBBLICA.IT

PASQUALE TINA A PAGINA XIV

NINO MARCHESANO A PAGINA XIII

IlPdprendetutto eDeLucaimpone ilmodelloSalerno

ILVADEMECUM PERLA SICUREZZA

LA STORIA

Unfarmaco dagliUsa perVittoria ammalata diSma1 Sentenza del tribunale I genitori della piccola “Bisogna fare presto”

> Regione,dominiodeiDemocraticinellecommissioni > Postichiaveinentieaziendeaconcittadinidelpresidente Nomine a raffica in giunta per i professionisti salernitani di area De Luca mentre il Pd in Consiglio regionale fa man bassa di commissioni. Nelle ultime ore la nomina di Alberto De Sio che passa da Salerno mobilità all’azienda irpina di trasporti Air, e di Vincenzo Belgiorno, professore di Ingegneria ambientale all’Università di Salerno, a commissario per la gestione delle acque nell’area sarnese-vesuviana. Dai trasporti all’acqua fino alla sanità dove Enrico Coscioni, dirigente dell’ospedale Ruggi d’Aragona a Salerno, si è insediato nel ruolo di consigliere del presidente con delega alla sanità. Altri tre salernitani sono

dal primo giorno al lavoro: il vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola, il capo della segreteria Nello Mastursi e il responsabile della segreteria tecnica Alfonso Buonaiuto. In Consiglio tre i salernitani alla testa di commissioni: Franco Picarone e Tommaso Amabile del Pd al bilancio e alle politiche sociali, Luca Cascone della lista “De Luca” ai trasporti. Altre tre commissioni sono andate al Pd, una ai demitiani e una a Campania in rete. A quattro donne del Pd la vicepresidenza delle commissioni di controllo guidate tutte dall’opposizione.

L’INTERVISTA/2

D’Amelio:“5Stelle nonrappresentati”

Caldoro:“Renzi nonloconsidera”

OTTAVIO LUCARELLI

ANTONIO FERRARA

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SEGUE A PAGINA II

L’OPINIONE

La città è ferma lasciamo il posto agli investitori internazionali NICOLA GIULIANO

V

ISTO che di rado è conces-

so di essere “Profeta in patria“, ben venga l’intervento di Riccardo Tozzi sull’audiovisivo, la cui autorevole voce dall’esterno “sprovincializza” il dibattito. Tozzi dice: “Siete seduti sul petrolio del talento e della bellezza dei vostri luoghi, ma non avete intenzione di comprare le trivelle”. SEGUE A PAGINA VIII

«M

governo batte un colpo e torna, a distanza di un anno dalla venuta di Renzi a Bagnoli, a occuparsi del Mezzogiorno. Indicare tempi e obiettivi della exit strategy dallo stallo in cui versa il Meridione, vuol dire fissare i punti di riferimento per far ripartire l’economia con forze interne ed esterne.

ha colpito molto che Renzi, concludendo la direzione Pd, abbia detto: “assumo l’intervento di Francesco Pigliaru come strategia per il Mezzogiorno”, richiamandosi così al presidente della Sardegna. A conferma che molte cose che sono state dette, come quelle di De Luca, sono vecchie». Stefano Caldoro ripete che il problema del Sud è di visione d’insieme. «Prendo atto che dal Sud sono venute proposte vecchie o nessuna idea - spiega l’ex governatore - ho sentito il richiamo alle partecipazioni statali. L’intervento di De Luca sul Sud è vecchio, e infatti Renzi non ha ripreso lui, la Campania, ma le condivisibili posizioni di Pigliaru».

SEGUE A PAGINA IX

SEGUE A PAGINA II>

LI unici non adeguata-

LA POLEMICA

Ilpartito senzaidee PAOLO FRASCANI

C

STELLA CERVASIO

A PAGINA II

L’INTERVISTA/1

mente rappresentati nelle cariche del consiglio regionale sono i 5 Stelle e per questo dovremo cambiare lo Statuto. Loro sì che hanno diritto a lamentarsi. Per il resto nella maggioranza i partiti minori hanno due posti nell’ufficio di presidenza e la guida di alcune commissioni. Altri fanno i capigruppo e non era possibile avere doppi incarichi. Anche nel Pd c’è chi fa il consigliere e basta». Ora, sottolinea l’irpina Rosetta D’Amelio, presidente Pd del Consiglio regionale «la legislatura deve essere segnata dalla trasparenza e dalla rapidità nelle decisioni perché ci sono tutti i presupposti per poter lavorare seriamente».

DAL NOSTRO INVIATO

LASSE dirigente cercasi. Il

«D

MARANO DI NAPOLI OBBIAMO fare presto».

volto è un turista sicuro». È uno dei consigli del vademecum rilasciato ai crocieristi che sbarcano al porto. È operativo (fino alle 13) l’infopoint turistico al molo Beverello realizzato dalla Camera di commercio partenopea in collaborazione con l’Autorità portuale, nell’ambito dell’iniziativa “La lunga estate a Napoli 2015”.

Nelle parole e nell’espressione di Gerardo De Biase, il padre di Vittoria, c’è l’ansia di non farIL cela. La speranza RE è un respiro. VitPOR toria, un anno e TA otto mesi, affetta GE da Sma 1, atrofia muscolare spinale, è stesa su un tavolo e muove solo le manine: vicino a lei le macchine che l’aiutano a vivere, il vestitino rosa fragola all’ultima moda, un ciuffo di capelli legato sulla testa, i begli occhi che ridono ricordandoci che questa bimba ha un coraggio da leone. Se il ministero della Salute farà il suo lavoro e lo farà presto, ci sono speranze di alleviare le sue sofferenze. E da ieri la speranza è più forte: i suoi legali, Elvira Rossana Altieri, Fabio Mariniello e Antonio Maurizio D’Orta hanno vinto una importante battaglia in tribunale contro il protocollo che regola la sperimentazione della multinazionale farmaceutica Isis Pharmaceuticals Inc. che ha sede a Carlsbad, in California.

SEGUE A PAGINA IV

SEGUE A PAGINAVII

I

“Turisti,mostratevidisinvolti” maalportoèallarmescippi ANTONIO DI COSTANZO

«E

VITATE di sembrare un viaggiatore spaesato. Il turista disin-

LA LETTERA

“Giffonirischia,sonoprontoalloscontro” CLAUDIO GUBITOSI

C

ARO direttore,

è utile la sollecitazione a chiarire, nel bel mezzo di un travolgente successo di Giffoni Experience, gli allarmi e le paure che ho lanciato al Paese e alla Regione. Lo faccio adesso mentre, ovunque nel mondo, continua lo stupore e la meraviglia per questa ultima fatica. Gli argomenti sono relativamente semplici ma vari e differenti. Misurano la diversità di questa idea nello spazio e nel tempo; nuotano nel mondo della cultura e della creatività da un punto di vista aziendale e produttivo. Irrompono nella va-

lutazione di bilanci umani e sociali. A Giffoni si è creato benessere diffuso, occupazione giovanile ed intellettuale e un territorio si è unito a questo volano fondamentale di sviluppo. Giffoni è produttore di felicità e bellezza, capace di mettere in moto energie represse e inutilizzate e conferma come la piazza della Cittadella del Cinema possa diventare, senza problemi, una delle più belle piazze del mondo reale. Un lavoro così capillare, continuo, faticoso che ha determinato primati ovunque: è tra i 10 eventi più amati in Italia e al 60esimo posto nel mondo tra i festival del cinema. SEGUE A PAGINA X

L’INTERVISTA

Nina Di Majo “Un film dal libro di Ermanno Rea Mistero napoletano” I progetti della regista “Cinecittà a Bagnoli” ILARIA URBANI A PAGINA XI

REDAZIONE DI NAPOLI RIVIERA DI CHIAIA, 215■ 80121 ■ TEL. 081/498111 ■ FAX 081/498285■ CAPO DELLA REDAZIONE OTTAVIO RAGONE ■ INTERNET E-MAIL: NAPOLI@REPUBBLICA.IT ■ SEGRETERIA DI REDAZIONE ■TEL.081/498111 ■SEGRETERIA_NAPOLI@REPUBBLICA.IT ■ TAMBURINI FAX 081/498285 ■ PUBBLICITÀ A. MANZONI & C. S.P.A. ■ RIVIERA DI CHIAIA, 215 ■80121 NAPOLI ■ TEL 081/4975811■ FAX 081/406023


laRepubblica MARTEDÌ 11 AGOSTO 2015

NAPOLI X

Lalettera AllarmedelfondatoredelFestival perragazzichehaportatol’Italianel mondo:undeficitdicirca4milioni

Lasfida diGiffoni “Madovesono politicieimprese?” CLAUDIO GUBITOSI

G

<DALLA PRIMA DI CRONACA

IFFONI è un nome semplice, intenso

e ormai fortemente evocativo. La sinergia con l’amministrazione comunale e la Regione ha permesso un completo stravolgimento della sua morfologia e adesso si sono collegati, attratti da questa infaticabile macchina creativa, tutti i comuni dell’area. Alla cittadella si unisce e si integra la Multimedia Valley, che sarà uno dei più potenti acceleratori d’impresa culturale per i nostri giovani talenti. Di Giffoni si parla ovunque usando termini forti come miracolo. Centinaia di migliaia di ragazzi premono per vivere Giffoni. Si crea una tempesta emotiva di gioia, per chi ce la fa ad entrare nelle giurie e di amarezza per chi non è entrato nella famiglia. I ragazzi hanno un rapporto fisico con la terra del luogo e dei forti ideali che trovano in Giffoni. Ma le mie parole non bastano. Bisogna scendere in piazza e chiedere a tutti “cos’è Giffoni?”. Girare per strade e cortili. Leggere i loro commenti sul nostro frequentato sito, seguire Facebook e Twitter adesso e tutto l’anno. Da queste parti, nell’area dei Picentini non c’è la desertificazione. Non lo dico io ma l’Istat che nell’ultimo censimento ha confermato che oltre 10 mila famiglie si sono trasferite nell’area. Chiedetelo agli investitori privati che hanno realizzato circa 70 B&b, alla rete turistica, ai ristoratori, a piccole, medie e grandi aziende che vivono di

“Con 60 dipendenti fissi e circa 350 contratti di collaborazione, 250 giornate di attività tra Italia ed estero costiamo un terzo dei festival del cinema di Roma o Venezia o Locarno” Giffoni. La Campania con Giffoni è al centro del mondo e riceve promozione e benefici tali che non basterebbero cento eventi messi insieme e dieci borse del turismo. Siamo un’azienda e come tale lavoriamo e produciamo tutto l’anno. Cosa succede dopo il Festival di Venezia, Berlino, Cannes, la Festa del Cinema di Roma ed altri rinomati eventi o premiopoli? Nulla. Il rapporto con il territorio è pari a zero se non al di sotto; la ricaduta economica è tutta da dimostrare o un optional; l’occupazione vera e stabile è totalmente inesistente. Siamo, quindi, una delle poche aziende culturali permanenti della Regione e unici esportatori del nostro brand in 32 nazioni. Facciamo scuola nel mondo e le università italiane ci hanno donato circa 180 tesi. Oggetto di studio: il modello Giffoni. I più grandi talenti nazionali ed internazionali, di cinema, televisione, musica, arte, e poi scrittori, giornalisti, stu-

IL MINISTRO E IL DIVO Il ministro Dario Franceschini e, sotto, Robert De Niro al Festival con il direttore Claudio Gubitosi nel 1982 De Niro è cittadino onorario di Giffoni

diosi, poeti, scienziati vengono da noi senza nemmeno un euro, irrorando a più livelli gli spiriti in costruzione dei nostri giovani. E che dire del mio team. Giffoni, con 60 tra dipendenti e collaboratori fissi, tutti campani, e circa 350 contratti di collaborazione, con un cinema aperto tutto l’anno e con 250 giornate di attività tra l’Italia e l’estero costa 1/3 del Festival del Cinema di Roma di un paio di anni fa, e 1/3 di Venezia, 1/3 di Locarno, e mi riferisco al budget relativo al solo festival di luglio. Dovrebbe costare 16 milioni di euro, ma siamo in grado di realizzare tutto, al momento, con circa 9 milioni grazie ai costi più che dimezzati, alla partecipazione attiva di aziende che ci offrono beni e servizi. Attualmente il nostro budget è questo anche se, dal 2016 in poi, l’obiettivo è di raggiungere i 14 milioni di euro: 10 pubblici e 4 privati. Ricordo che per ogni milione investito noi generiamo economie pari al 250%. Anche qui lancio una sfida: chi è capace di questo? Lo spirito degli investimenti pubblici è di creare occupazione, ricaduta economica, destagionalizzazione, promozione vera del territorio e della stessa regione nel mondo, continuità. Ciò può avvenire se siamo vissuti come azienda e non come un progetto a tempo. Vedo in giro un’archeologia creativa standard ed un sistema che finanzia eventi morti. C’è un lungo elenco di necrofilia culturale spaventoso, che mi fa impazzire. Le continue vergogne di Pompei debbono essere solo un ricordo; le permanenti crisi al Teatro San Carlo debbono essere risolte al più presto con l’invito ad operare di più e ad osare di più; le baruffe locali di Ravello hanno finalmente lasciato il posto a progettualità multiple e complesse sotto la saggia guida di Domenico De Masi. Il Napoli Teatro Festival, anche se giovane, deve attecchire di più nel ventre di Napoli e porsi continuità e stabilità in una dimensione anche internazionale. Fare sistema

significa dare una spinta a Caserta, Benevento ed integrare a pieno titolo la bellezza culturale, storica e paesaggistica dell’Irpinia. Il flop mostruoso del Forum delle Culture, che ha sottratto risorse a chi ne aveva veramente bisogno, pagando un format spagnolo inutile per noi, sono scelte non più proponibili e tollerabili. Anni fa si discuteva se fare di Bagnoli luogo di Studios cinematografici. Pazzi. Fortuna che ciò non sia avvenuto. Oggi chi mastica un po’ di questa materia è consapevole che i set dove si girano i film sono in Bulgaria, Tunisia, Romania e adesso anche Albania e naturalmente in Italia. Non abbiamo bisogno di Studios. Abbiamo, però nei nostri territori, luoghi unici e fantastici, il centro di produzione Rai eccellente. Produzioni made in Campania di ottimo successo, registi di seconda generazione che ormai sono patrimonio universale e giovani autori che sgomitano stracolmi di potenzialità. A noi servono solo scelte giuste, mirate e decise:

la nostra Film Commission deve avere un ruolo prioritario e fungere, ancora di più, da investitore per catturare capitali. È questa la sfida che ci aspetta. Svegliamoci tutti, distruggiamo quello che abbiamo fatto, rimettiamoci in discussione con coraggio, diventiamo meno direttori artistici e più manager. Partiamo da qui, dalla Campania, facendo esplodere un 1968 della cultura, capace di contaminare tutta l’Italia per una nuova era, un nuovo rinascimento, proiettarci senza paura nell’innovazione, e fare della Campania la regione più creativa d’Europa. Qui a Giffoni ho fermato il tempo e nonostante questi risultati non sono soddisfatto. Questa è stata l’ultima edizione del Giffoni che fu. Per ricostruirlo nel 2016 c’è bisogno di attraversare uno “stargate”. Puliti, consapevoli e guariti dalle difficoltà che per anni abbiamo vissuto. Ci portiamo addosso un enorme deficit non dipeso da spese fatte senza fondi, ma da finanziamenti promessi e non assegnati dal nostro finanziatore pubblico, la Regione. Negli anni 2007/2009 abbiamo accumulato 3 milioni e 750 mila euro di deficit e la notizia del mancato finanziamento l’ho ricevuta nel dicembre del 2009, a spese già fatte. L’ex presidente Bassolino si ricorderà le lacrime che lasciai sulle sue spalle nel gennaio del 2010. Abbiamo ditte, aziende e collaborazioni non pagate. Ci siamo rimboccati le maniche fin quando ci è stato possibile per non mollare. L’avvento dei fondi europei nel 2010 ha segnato una svolta nella vita economica e finanziaria di Giffoni, ma non ha risanato, e non lo può fare, le dolorose ferite che ci portiamo addosso. Attualmente nell’interregno politico ed amministrativo tra la giunta Caldoro e quella di De Luca, non è stato rimodulato il finanziamento 2015 mancante di 2,5 milioni di euro. L’ex presidente Caldoro, gli assessori della sua giunta e i dirigenti regionali lo sanno bene. Mi sono preso


QUANDOFRANCOISTRUFFAUTDISSE: “QUESTOÈILFESTIVALPIÙNECESSARIO” Nel 1982 fu il regista e autore francese Francois Truffaut (nella foto al Festival) a voler visitare il Giffoni Film Festival e a consacrare definitivamente la rassegna come più importante del mondo del cinema. In una lettera Truffaut

scrisse: «Di tutti i festival del cinema, quello di Giffoni è il più necessario». Fu un’ulteriore spinta per la kermesse cinematografica che pure già aveva ottenuto ampi consensi. La cittadella del cinema ospita solo nel periodo del Festival oltre 3600 ragazzi della giuria e circa cinquecento fra ospiti e addetti.

XI

L’INTERVISTA

Nina Di Majo “Sogno una Cinecittà a Bagnoli” ILARIA URBANI

«S IL DIRETTORE ARTISTICO E FONDATORE Claudio Gubitosi e un gruppo di ragazzi al Festival; in basso, l’attore Orlando Bloom che quest’anno è stato l’ospite più assediato dai circa cinquemila ragazzi, compresi i giurati, presenti nella Cittadella del cinema

quest’anno la responsabilità di andare avanti in attesa dell’integrazione. Siamo stanchi e arrabbiati e vogliamo scuotere le coscienze, parlare chiaro e chiamare tutti ad un coinvolgimento attivo e responsabile. Tutti vogliono ed amano Giffoni, ma non può essere solo un nostro personale impegno. Già oggi la parte economica e finanziaria si regge su mutui e fideiussioni personali del giovane presidente Pietro Rinaldi, mie, del consiglio d’amministrazione, dei dipendenti e del mio team ai quali, fino a poco tempo fa, dovevamo dare 14 mensilità, sulle aziende che lavorano con noi e che a volte devono aspettare anni per avere il dovuto. Possiamo accelerare i finanziamenti, le procedure, le liquidazioni nei tempi previsti? Si deve! La sfida con l’Europa si ottiene partendo dal basso e dalla rivoluzione sessantottina che deve investire anche regole e procedure. Siamo alla vigilia della gestione dei fondi europei 2015/2020. Siamo pronti a triplicare la nostra azione. Pronti a stupire ancora di più, a prendere nuove intelligenze, belle e giovani, nel nostro team, ad aprire a nuove stimolanti progettualità. Pronti a rinascere. Cosa fare allora? Venezia, il nostro più importante festival del cinema, gode di una legge speciale ed è giusto che sia così. Ma se Giffoni è unico e speciale nel mondo, perché non dovrebbe godere della stessa misura? Il ministero dei Beni culturali ci finanzia con 300 mila euro l’anno. Portare questo finanziamento a 2 milioni non dissanguerebbe il ministero ma ci darebbe l’opportunità di poter sostenere nuove iniziative, contribuire alla presenza del personale dipendente e favorire nuova occupazione culturale, a creare l’hub dei nuovi talenti italiani. Il finanziamento PAC 2015 per Giffoni, originariamente di 7,5 milioni, si è reso disponibile solo per 5. Chiediamo quindi un immediato rifinanziamento. Giffoni non può essere un peso per la Regione

e debbo dare atto ai dirigenti regionali della loro disponibilità, pur trovandosi di fronte ad un “non progetto” più unico che raro. Ma bisogna azzerare i tempi biblici, dall’assegnazione, quindi di origine politica, alla gestione degli atti di origine prettamente tecnico-burocratica. Bisogna che non ci siano più salti ad ostacoli e labirinti nella burocrazia regionale. A volte un documento impiega settimane per essere trasferito da un ufficio all’altro. Siamo, inoltre, tutti felici che il modello Giffoni è stato sottoposto al controllo della Commissione Europea sull’uso e la gestione dei fondi. Unico fra tutti gli eventi culturali della Campania che è stato approvato, poche settimane fa, a pieni voti. È sconcertante il finanziamento della Camera di Commercio di Salerno che, per tutto il movimento economico che doniamo ai suoi associati, ci restituisce solo 25 mila euro. E gli industriali salernitani dove sono? Basta che 100

di loro si mettano in rete con un investimento di 5 mila euro per fornirci una dotazione di 500 mila euro. E dove sono le micro e macro industrie e brand regionali di prim’ordine? Eppure sponsorizzando Giffoni avrebbero le migliori performances di marketing. Non è forse uno scandalo che il Ministero della gioventù, benché sollecitato da tre anni con speciali progetti, non ci risponda e non ci finanzi? E le grandi aziende nazionali? Il mio ufficio marketing ha fatto il giro delle sette chiese producendo documenti, statistiche e progetti di prim’ordine. L’Eni mi ha ricevuto con rituale diplomazia. Risultato zero. L’Enel finanzia tanto e tanti ma vedo che l’azienda è prodiga da Roma in su. E Poste Italiane? Paghiamo lo scotto di non avere fondazioni bancarie e pur avendo dato milioni di interessi passivi alle banche, non c’è oggi un solo istituto di credito pronto a scontarci i decreti ministeriali e regionali. Eppure in un paese di appena 12.000 mila abitanti ci sono ben 4 istituti bancari di prim’ordine, le Poste e una finanziaria. Il vero scandalo, però, è l’assenza di brand della telefonia: Wind, 3, Tim, Vodafone. Loro vivono dell’enorme risorsa dei bambini e dei ragazzi. Lo dico con rabbia, ma per loro. Non è possibile non essere presente nel più importante evento del mondo per i ragazzi. Noi abbiamo fatto la nostra parte. Adesso a tutti il compito di far nascere Giffoni nel 2016. Mancano 150 giorni alla scoperta del nuovo mon-

“L’Enel finanzia da Roma in su. Il vero scandalo è l’assenza di brand della telefonia: Wind, 3, Tim e Vodafone. Loro vivono dell’enorme risorsa dei ragazzi. Non è possibile non essere presenti da noi” do. Ministro Franceschini, presidente De Luca, imprese locali, regionali e nazionali, le energie di Giffoni vanno alimentate. Questo sistema non può più continuare così. Ho donato quasi mezzo secolo della mia vita a questa idea ed ero convinto, certo e consapevole di tutto ciò, già 45 anni fa. Si facciano carico di queste criticità i parlamentari salernitani e campani promuovendo un incontro con Franceschini a Roma. Sono pronto ad audizioni in consiglio regionale o nelle varie commissioni e ad ospitare anche tutto il consiglio regionale e la giunta nella Cittadella del Cinema. Per anni abbiamo sofferto in silenzio mascherando dolori e paure. Adesso è tempo di chiarezza. I dati e i risultati di Giffoni sono sotto gli occhi di tutti. Sono pronto al confronto e, se necessario, anche allo scontro. L’autore è fondatore di Giffoni Experience ©RIPRODUZIONE RISERVATA

AREBBE bello

creare una piccola Cinecittà napoletana, a Bagnoli per esempio». Nina Di Majo immagina Napoli pullulare di set cinematografici e una legge per il cinema del Mezzogiorno. La regista napoletana, autrice di “Autunno”, “L’inverno” e il successo “Matrimoni e altri disastri”, commedia del 2010 con Margherita Buy, Fabio Volo e Luciana Littizzetto, interviene nel dibattito sul futuro del cinema in Campania lanciato da “Repubblica”. «Napoli è un territorio fecondo, incandescente e molto intrigante, una fucina di talenti. Credo che sarebbe una bella e piccola Cinecittà, perché no a Bagnoli per esempio, ma dovrebbe essere un porto franco, un piccolo paradiso fiscale con finanziamenti e sponsor legati al territorio, sarebbe un’utopia da inventare insieme ai produttori, cineasti, all’Unione Industriali, all’associazione Napoli 99, al Comune, Regione, Italia Nostra e le banche». Cosa propone per una legge del cinema in Campania? «Dovrebbero destinare dei fondi alla cultura e al cinema nel Mezzogiorno, non solo alla tv, anche se comunque è un bene per tutti anche la buona tv, sarebbe interessante una bella serie come Montalbano, magari ambientata in provincia, che raccontasse anche il bello del presente e della Campania, non solo la camorra, ma anche chi la combatte con ironia e dolcezza senza accelerare troppo sul tasto facile della violenza. Per girare a Firenze “Matrimoni e altri disastri” la regione Toscana e il Comune hanno contribuito in tutti modi, sia coproducendo, offrendo personale, uno staff di ragazzi e ragazze molto preparati che nella fase del casting e per i sopralluoghi: sono stati ospitali e professionali, ineccepibili». Quali sono le difficoltà, invece, per girare a Napoli? «Non credo siano poi molte, è una città bellissima e molto decadente, rumorosa, colorata, è una grande capitale europea, è un porto mediterraneo pieno di potenzialità inespresse. C’è solo troppo rumore, traffico, pochi parcheggi, le strade sono piene di buche, i palazzi spesso fatiscenti, andrebbe un po’ ristrutturata in diversi quartieri». Con Bassolino presidente della Regione voi cineasti napoletani provaste a gettare le basi per la Film Commission. Come andò? «Sognavo e sognavamo di realizzare una Film Commission che gestisse dei fondi e potesse realmente coprodurre e creare un database di cortometraggi, documentari e film coprodotti dalla Regione, e anche una rete di persone sul territorio che potessero continuare a lavorare in Campania, sogno che si è dissolto: la nouvelle vague napoletana ha avuto una diaspora che spero porti a qualcosa di bello e di grande anche per le registe donne e per i registi under 40». Tornerà a girare a Napoli? «Sì, vorrei fare un film dal libro di Ermanno Rea “Mistero napoletano”. Mi piacerebbe fosse come “Le vite degli altri”, Napoli è molto simile a Berlino, una città spezzata dalla guerra fredda, ma non è ancora una città internazionale come la capitale tedesca, potrebbe esserlo, è un porto, è accogliente, e i napoletani sono molto furbi, la borghesia intellettuale è un po’ depressa e gli industriali fanno fatica a fare impresa. Vorrei raccontare un grande personaggio femminile forte e fragile, un’eroina romantica. Ci sono molte attrici brave: Stefania Rocca, Luisa Ranieri o Maya Sansa, credo che sarebbero delle bellissime Francesca Spada».


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