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Giaquinta 1 novembre 25 IT

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Sommario:

Chi è il santo oggi? 1

La testimonianza sacerdotale del Vescovo Giaquinta 2

Testimone dell’amore e della tenerezza 4

Il Vescovo Giaquinta nella nostra famiglia 6

In dialogo intimo con Dio 7

Preghiere 8

Servo di Dio

Guglielmo Giaquinta Vescovo e Fondatore

Chi è il santo oggi?

Ciascuno di noi è chiamato ad essere tra i santi di oggi; accostiamoci dunque a questo studio liberi dalla tentazione di proiettare tali caratteristiche al di fuori di noi e, senza pensare quindi di cercare le caratteristiche stesse in altri, decisi a viverle sulla nostra pelle, sulla nostra carne, nel nostro tempo, nel nostro spazio, per cui ciascuno deve dire: io devo essere il santo di oggi.

Quale dunque il santo di oggi? In primo luogo un uomo aperto, che abbia la capacità di cogliere il pullulare di bene, di ansie, di attese, di speranze, che sappia cogliere nei movimenti che attorno nascono, fioriscono e forse muoiono, la voce implorante dello Spirito, una creatura, cioè, aperta a tutte le suggestioni dello Spirito. […] Secondo elemento è quello della gioia. Ormai il mondo è irretito di tristezza, di paura, di terrore, va cercando sguardi che siano pieni di serenità e di gioia: la felicità è la ricerca profonda del cuore umano.

Se realmente crediamo in Cristo, se abbiamo trovato la nostra felicità in Lui dobbiamo emanare, ispirare gioia. Quante volte siamo tristi, abbattuti, pessimisti, non diamo serenità attorno a noi, non diamo gioia! Oc-

corre avere la capacità di superare le piccole mille cose che a volte possono esserci nella vita di ciascuno per avere spazi più ampi, per dare quella gioia profonda che ci viene dal possesso di Cristo. Se tutti fossimo stati più seminatori di speranza e di gioia quante più persone si sarebbero accostate a noi: avrebbero trovato ciò che esse cercano e cioè la felicità e la gioia.

Altro aspetto è il dinamismo. Siamo in un tempo di dinamismo e di attività, il mondo attorno a noi si muove. […]

Non è possibile starsene tranquillamente a contemplare la bontà del buon Dio che abita in noi con la sua presenza trinitaria, mentre il mondo attorno crolla, sereni solo di avere con noi il Signore, disinteressandosi del resto.[…]

Tutto questo esige la perdita del proprio spazio e del proprio tempo per donarsi. È indispensabile uscire dal proprio guscio per darsi agli altri, uscire dal proprio egoismo, dalla propria autosufficienza, dalla commiserazione di se stessi, dalle personali problematiche, dagli eventuali complessi che a volte attanagliano, perché gli altri hanno bisogno di noi, della nostra donazione, di quel Dio di cui abbiamo

la presenza e il possesso datoci dall'esperienza. Ma è solo nell'amore verso il Signore, Dio nostro Padre, verso Cristo e lo Spirito, e nell'amore autentico ai fratelli, che è possibile trovare la forza di darsi a un simile ideale uscendo da se stessi e quindi trovare la motivazione della propria santità. Questo è il santo di cui oggi il mondo ha bisogno. Viene da chiedersi: sono io una persona di questo tipo? In caso di risposta negativa perché non dire: da oggi comincia la mia vita nuova della santità, secondo le esigenze del mondo di oggi?

Guglielmo Giaquinta, La santità

Servo di Dio Guglielmo Giaquinta

Guglielmo Giaquinta

Servo di Dio

Guglielmo Giaquinta

A Malta (1978)

La testimonianza sacerdotale del vescovo Guglielmo Giaquinta

Di mons. Tarcisio Camilleri

Il mio primo incontro con Mons. Giaquinta è stato negli anni Settanta, quando fu invitato nella diocesi di Gozo dal nostro Vescovo. Ho subito capito che Mons. Giaquinta era un uomo particolare, dotato di una spiritualità unica, ma nello stesso tempo di una umiltà che colpisce e lascia un segno nel cuore.

Fin dal primo incontro con lui ho sentito dentro di me una chiamata, che Monsignore aveva qualcosa da condividere con me. Col passare del tempo ho capito che questo “qualcosa” non era altro che la proposta di fare parte dell’Istituto degli Apostolici Sodales. Mi ha colpito profondamente il suo carisma della chiamata alla Santità, che nell’Istituto dei Sodales va coniugata con la fraternità sacerdotale intorno al vescovo.

Da quel tempo in poi ho partecipato agli incontri annuali dei Sodales. La presenza di Mons. Giaquinta era una ricchezza e una fonte che mi ha insegnato tanto. Durante quelle occasioni Mons. Giaquinta mi ha parlato diverse volte personalmente per farmi comprendere sempre più chiaramente lo scopo e la vocazione dei membri dell’Istituto dei Sodales, in particolare come promuovere la Spiritualità del Cenacolo.

“Mons. Giaquinta irradiava la spiritualità con la sua vita e con le sue parole”

Per me Mons. Giaquinta era sempre un Padre, un uomo di Dio, pieno dello Spirito e che irradiava la spiritualità con la sua vita e con le sue parole. Con il suo carattere paterno accoglieva tutti, dedicava il suo tempo per ascoltare ciascuno in silenzio e con un grande interesse per le persone che in quel momento si trovavano davanti a lui.

Lui insisteva sull’importanza della preghiera, essendo lui stesso un uomo di preghiera, attraverso la quale entrava in intimità profonda con Dio. Nelle sue stesse parole, la preghiera è un cammino alla presenza di Dio che conduce alla conversione e all’adesione alla sua volontà.

Da vero figlio della Chiesa, ha sempre sottomesso il suo carisma e tutta la sua opera al giudizio della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha confermato la sua visione profetica della chiamata universale alla santità.

Ha offerto la sua vita come servizio generoso alla Chiesa, e questo lo ha fatto soffrire tanto fisicamente e moralmente. Il suo silenzio, in questi momenti, era veramente ammirevole e segno di santità.

Giustamente lui è stato definito “l’apostolo della Santità”, perché non sapeva che vivere e parlare di Santità. Ha fatto del suo sacerdozio e del suo episcopato una missione dedicata alla chiamata universale alla Santità, alla quale tanti hanno aderito.

La santità è la via più sicura per la fraternità. La frase di Mons. Giaquinta: “tutti santi, tutti fratelli” indica il suo desiderio che tutti gli uomini siano come fratelli e sorelle nella famiglia di Dio Padre.

Seminario Romano Maggiore, Cappella della Madonna della Fiducia

Chi è il santo oggi?

Divino Maestro, Salvatore delle anime, per un misterioso disegno mi hai chiamato a partecipare al tuo sacerdozio, espressione di amore verso il Padre e di servizio santificante verso i fratelli. Per questo tu sei venuto tra noi, povero ed umile, pur essendo la ricchezza e l’onnipotenza; ti sei consumato nell’annuncio della buona novella che c’è un Padre che attende; ti sei stancato dietro i passi di chi tentava di sfuggire alla tua ricerca; ti sei abbandonato, stanco, nella piena adesione alla volontà divina, sul legno della croce. Signore Gesù, io voglio che la mia vita sia copia fedele della tua e desidero vivere abbandonato alla volontà del Padre, distaccato da tutto me stesso, offerto perché possa essere strumento per la santità delle anime. Per attuare ciò io oggi offro a te la piena disponibilità interiore del mio essere fisico, del mio tempo e di quanto mi appartiene, della mia volontà e delle mie capacità. È un impegno che assumo nella certezza che Maria, madre del sacerdozio e modello di santità, mi assisterà nella sua piena attuazione. Amen.

Ogni uomo è chiamato a diventare santo aspirando alla pienezza dell’amore. Nella sua vita, Mons. Giaquinta non si è mai scoraggiato, perché lui ha sempre avuto il sostegno che scaturiva dalla sua fede in Gesù Eucaristia e con la protezione della Madre della Fiducia, per la quale aveva una particolare devozione.

(G. Giaquinta, Impegno sacerdotale)

“Signore Gesù, io voglio che la mia vita sia copia fedele della tua”

Guglielmo Giaquinta, giovane sacerdote
Guglielmo Giaquinta Con un gruppo di sacerdoti

Guglielmo Giaquinta

Guglielmo Giaquinta insieme alle prime aspiranti oblate indiane

Guglielmo Giaquinta, testimone dell’amore e della tenerezza di Dio

Ho conosciuto personalmente il Servo di Dio Guglielmo Giaquinta; ho visto in lui innumerevoli virtù e ne voglio menzionare qui alcune.

Egli è stato un uomo dal cuore vasto, accogliente, pieno di amore e di grandezza. Dicendo questo, il mio pensiero ritorna al settembre del 1969, quando, come prime figlie indiane dell’Istituto delle Oblate Apostoliche, incontrammo per la prima volta il Padre Fondatore; egli ci disse: “Le figlie indiane devono compiere l’apostolato della santità prima in India, e solo dopo in altri luoghi”. Allora non riuscii a comprendere fino in fondo quelle parole. Poiché tutte noi appartenevamo alla Chiesa Siro-Malabarese, egli volle con determinazione che esercitassimo l’apostolato della santità nella Chiesa in cui eravamo nate e cresciute e già un anno dopo i voti, nel 1975, ci rimandò in Kerala.

“Ho visto in lui innumerevoli virtù”

Questa scelta evidenzia il suo profondo rispetto e amore per ogni Chiesa particolare della Chiesa universale e il suo coraggio nel farsi carico anche dei rischi. Molti altri istituti religiosi in Italia, infatti, pur avendo numerosi membri del Kerala da anni, non vi avevano ancora fondato una comunità. Se la mia memoria è corretta, fu proprio il Padre ad aver compiuto per primo un passo così audace. L’amore e la tenerezza si manifestarono chiaramente quando, nel 1973, giunse per la prima volta in Kerala con l’intento di acquistare un terreno che ci permettesse di iniziare lì l’opera apostolica. In quell’occasione, visitò le abitazioni di noi quattro, le sue figlie indiane, impartendo la sua benedizione alle nostre famiglie. A quell’epoca, le condizioni di viaggio erano estremamente limitate e le nostre abitazioni erano situate a notevole distanza l’una dall’altra. Tuttavia, né la fatica, né la distanza lo dissuasero dal venirci a visitare.

Desidero ricordare un altro episodio significativo: nel 1975, il Padre Fondatore si recò personalmente all’aeroporto di Fiumicino per accompagnarci alla partenza verso il Kerala.

Poiché l’imbarco subì un ritardo, qualcuno insistette affinché egli si concedesse una tazza di caffè. Tuttavia, prima che potesse fare ritorno, fummo accompagnate a bordo dell’aereo. Profondamente rammaricato per non essere riuscito a impartire la benedizione finale alle sue figlie, egli — secondo quanto ci fu riferito — decise di rinunciare a bere il caffè per un anno intero, in segno di tristezza.

L’umiltà e la semplicità che ho sperimentato in lui si manifestarono in modo toccante durante la sua visita, nel 1978, per l'inaugurazione della Betania e del Centro di Spiritualità. In quell’occasione, lo accompagnai a far visita all’Arcivescovo di Changanacherry.

Ricordo ancora vividamente quel momento: appena vide l’Arcivescovo, il Padre Fondatore si inginocchiò davanti a lui e disse con profondo rispetto: “Eccellenza Reverendissima, mi perdoni”. Io rimasi completamente interdetta, incapace di comprendere il motivo di una tale richiesta di perdono. Ne fui profondamente turbata.

Solo tempo dopo compresi il vero significato di quel gesto. L’Arcivescovo indossava una talare semplice, mentre il Padre Fondatore, in quanto vescovo, portava una talare arricchita degli elementi distintivi propri della dignità episcopale. Quel gesto mi insegnò una lezione profonda: ogni persona merita rispetto nella sua unicità e nel ruolo che ricopre.

Guglielmo Giaquinta, Visita in Kerala (1973)

Chi è il santo oggi?

La fede e la speranza che il Padre Fondatore riponeva in Dio e negli altri si manifestarono chiaramente anche durante la costruzione dell’edificio che sarebbe diventato un Centro di spiritualità, quando emersero diverse difficoltà e carenze. Tutte queste problematiche gli vennero comunicate tramite telegrammi e altri mezzi. Tuttavia, egli non accusò mai nessuno, né cercò colpevoli. La sua unica risposta fu: “Figlia mia, sii una donna di fede e di speranza. Il Signore vede ogni mancanza, e provvederà Lui stesso da lassù.”

E così fu. Mentre i lavori proseguivano nonostante le carenze, il Signore stesso intervenne: una parte dell’edificio crollò. Questo portò a un riesame delle mancanze e alla successiva ricostruzione, che fu portata a termine con maggiore accuratezza. Tutto ciò non può che essere visto come un fatto straordinario.

Il Padre era davvero un uomo di preghiera. Questo l’ho sperimentato personalmente quando ho avuto l’opportunità di vivere per alcuni mesi nella sua abitazione. Ogni mattina si alzava all’alba per recitare con devozione la Via Crucis. Anche durante i suoi brevi soggiorni in India, partecipava con fervore alla preghiera canonica, con una disciplina e una dedizione ammirevoli.

La sua spiritualità era profondamente toccante, permeata di devozione, amore e rispetto, con particolare venerazione e affetto verso la Beata Vergine Maria e San Giuseppe.

Mi ha insegnato che il tempo è la moneta del povero, e che non va sprecato, ma utilizzato per il bene delle anime. Era una persona estremamente precisa e attenta: si assicurava sempre che nessuno dovesse aspettarlo. Mi ha fatto comprendere che con sé stessi bisogna essere severi, ma con gli altri si deve esercitare la misericordia.

Per me, egli fu anche un profeta. Nonostante i miei problemi di salute, mi affidò la responsabilità di questo progetto in India. All’epoca, fu per me una decisione difficile da accettare. Eppure, attraverso questo incarico, egli mi trasmise la sua fiducia e la sua visione, andando oltre i limiti apparenti.

Quando confidai al Fondatore questo mio turbamento, egli mi rispose con dolcezza: “Figlia mia, il Signore ti ha donato una croce. Ora l’Istituto te ne affida un’altra. Ma non sentirai troppo il peso della prima.”

All’epoca non compresi il significato profondo di queste parole. Tuttavia, col tempo, le ho vissute e riconosciute nella mia esperienza concreta.

Il Padre Fondatore era anche un poeta. Nel 1973, durante la sua prima visita in India, trascorse alcuni giorni in Kerala. In quel breve periodo, conobbe a fondo il popolo del Kerala, le sue religioni, e la sua cultura. Da quell’esperienza nacque una poesia, che iniziava con queste parole: “Kerala terra di palme, Kerala perla dell’India, ergiti fra le tue genti, simbolo di santità.”

Questa poesia fu poi messa in musica, registrata e pubblicata su cassetta.

Il mio Fondatore è per me, nel mio cuore, l’espressione più alta dell’amore di Dio. E in proporzione a quell’amore divino, egli ha impresso nel mio cuore anche l’amore massimo che un essere umano può e deve donare agli altri.

“Kerala terra di palme, Kerala perla dell’India, ergiti fra le tue genti, simbolo di santità”

Guglielmo Giaquinta, In preghiera (1990)

Guglielmo Giaquinta

Il Vescovo Giaquinta nella nostra famiglia

“L’eredità del Vescovo Giaquinta continua a essere una parte importante della nostra vita e di quella dei nostri figli e nipoti”

Di Rita e Tom Hejkal

Il Vescovo Guglielmo Giaquinta fa parte della nostra vita da oltre quarant’anni. Non lo abbiamo mai incontrato di persona, ma è stato un compagno e una guida costante per noi, per i nostri figli, e ora anche per i nostri nipoti.

I genitori di Rita, Win e Dorothy Redding, sono diventati amici delle Oblate Apostoliche grazie a Monsignor Peter Dunne e alla parrocchia di St. Margaret Mary a Omaha, Nebraska (USA).

All’inizio abitavamo lontano, in Kentucky, ma abbiamo cominciato piano piano a conoscere le Oblate durante le nostre visite. Quando poi ci siamo trasferiti a Omaha, i nostri figli sono cresciuti partecipando ai Festival della Fede e ad altri meravigliosi eventi organizzati dalle Oblate. Siamo stati introdotti alla grande visione del Vescovo Giaquinta, che incoraggiava la chiamata universale alla santità, e siamo stati subito attratti dalla santità, dall’accoglienza e dalla gioia che abbiamo ricevuto dalle Oblate e dal Movimento Pro Sanctitate.

Nel 1995 la nostra famiglia è andata a Roma per la prima volta. Franca Salvo ci aveva preparati bene per il pellegrinaggio: ci aveva insegnato tutto l’italiano che siamo riusciti a imparare, inclusi elementi culturali, e ci era venuta a salutare all’aeroporto di Omaha con grande affetto.

All’aeroporto di Roma siamo stati accolti da Oblate che non conoscevamo e che non ci conoscevano, ma che si distinguevano nella folla per la loro gioia. Ci portarono in Via dei Riari, dove incontrammo tante meravigliose Oblate. Non solo conoscemmo le Oblate che gestivano la casa di ospitalità, ma anche diverse Oblate provenienti dall’India, tra cui Philomi, che si trovavano lì in visita. Anche Padre Vellanickal si trovava presso il nostro ostello, e don Paolo venne a trovarci insieme a molte Oblate provenienti da vari centri. Visitammo la Casa di Formazione, dove una giovane Loredana guidava le aspiranti nel loro cammino verso la santità. La Coordinatrice Generale Lisa Lissi venne a salutarci; l’Amministratrice Generale Graziella ci portò a Largo Arbe; Mirella e Donatella ci accompagnarono a diversi eventi. Tutte ci accolsero con molto affetto e abbracci sinceri e ci dimostrarono molto di più: un profondo rispetto, un’autentica premura e una fede vissuta con sincerità. Come le Oblate che già conoscevamo negli Stati Uniti, anche le Oblate italiane e indiane erano la personificazione del carisma e della spiritualità del nostro Fondatore.

Guglielmo Giaquinta e Teresa Monaghen (1978)

Quando i funzionari vaticani ci chiesero come conoscevamo il Vescovo Giaquinta, rispondemmo che lo avevamo conosciuto attraverso le Oblate Apostoliche, i Sodales e gli Animatori, che ce lo avevano fatto conoscere e amare. Le figlie e i figli spirituali del Vescovo Giaquinta sono davvero seminatori di speranza. Anche se siamo venuti a conoscere e ad amare il Vescovo Giaquinta tramite i suoi libri e le sue conferenze — L’amore è una rivoluzione, molte delle sue preghiere e Il Cenacolo spiccano in modo particolare —, l’esempio dei suoi figli spirituali ha lasciato l’impressione più profonda. L’eredità del Vescovo Giaquinta continua a essere una parte importante della nostra vita e di quella dei nostri figli e nipoti. È stata una gioia per noi quando la nostra nipotina di cinque anni ci ha detto che la sua canzone preferita era: “O Cuore Immacolato di Maria, vivo modello di ogni santità, dona tu la fiducia di diventare santi.”

Grazie ai figli spirituali del Vescovo Giaquinta siamo stati attratti dal massimalismo! Abbiamo assimilato il suo messaggio: non essere mai pigri o privi di entusiasmo, ma ardenti seguaci del Vangelo, impegnati a diventare santi! Non è un compito pesante, ma un compito gioioso e vivificante. I suoi figli spirituali sono testimoni autentici che proclamano la chiamata universale alla santità e la gioia che si prova se solo confidiamo nel nostro amato Dio, cercando di imitare la nostra Beata Madre della Fiducia, senza mai stancarci e ricominciando ogni giorno.

Ringraziamo tutti voi che ci aiutate in questo cammino verso la santità. Poiché amate e imitate il nostro Fondatore, anche noi abbiamo imparato ad amarlo e ad apprendere dal suo insegnamento.

In dialogo intimo con Dio

Mi chiamo Nina Šukste. Ho 47 anni e ho vissuto tutta la mia vita nella piccola città di Daugavpils (circa 70.000 abitanti). Ho conosciuto il Movimento Pro Sanctitate nel 1999, quando le Oblate Rita e Liliane hanno guidato per la prima volta i corsi di formazione per catechisti nella nostra parrocchia. Più tardi ho conosciuto il Fondatore del Movimento Pro Sanctitate e dell’Istituto –il vescovo Guglielmo Giaquinta. Nel 2001 sono diventata associata del Movimento, e dal 9 Maggio 2015 sono diventata Cooperatrice nell’Istituto Secolare delle Oblate Apostoliche. Ricordo veramente bene le mie emozioni e pensieri quando è venuta tra le mie mani una delle preghiere che il Vescovo Giaquinta ha scritto (adesso sfortunatamente, non posso precisare quale preghiera era, ma non è questo il punto).

La prima cosa che mi ha colpito era la profondità della preghiera. Mi sembrava non una preghiera, ma una lettera d’amore da persona a persona. Ero colpita dalla profondità del rapporto del Vescovo Giaquinta con Dio. Non era una preghiera classica da un libro di preghiera, familiare dalla mia fanciullezza. Piuttosto, era veramente una conversazione personale, come se loro (Dio e il Vescovo Giaquinta) si conoscevano da tanto tempo ed erano così amici intimi che potevano semplicemente stare insieme in silenzio, perché loro si conoscevano l’un l’altro così bene che non c’era bisogno di parole – tutto era capito. Uno poteva semplicemente godere lo stare insieme in silenzio.

Una amicizia così vera e profonda può crescere solo quando le persone passano tanto tempo insieme; quello che hanno vissuto insieme -sia sofferenza che gioia, momenti di successo o di fallimento- permette di rafforzare il legame tra di loro, tanto che non si tiene conto del quando o dove – il punto centrale è che sono insieme, per sempre.

Colpita dalle sue profonde riflessioni sull’amore rivoluzionario di Dio, la chiamata universale alla santità, che tutte le persone sono chiamati a diventare sante, anche io, e il suo rapporto profondo con il Signore, che potevo sentire mentre leggevo i Suoi libri e specialmente “Le preghiere’, cresceva in me il pensiero di poter condividere questi pensieri con tutti e quindi di tradurle in lingua Russa. Con amore, e nella preghiera, questo pensiero è diventato realtà nel 2004.

Ed ecco un’altra storia riguarda la mia relazione con il Vescovo Giaquinta. Non essendo una traduttrice professionista, durante il lavoro di traduzione mi sono trovata in situazioni dove sentivo i pensieri di Giaquinta nella mia anima, ma non riuscivo a trovare le parole per tradurre in modo preciso. In questi momenti, chiedevo nella preghiera, l’aiuto al vescovo Giaquinta. Mi sembrava in quei momenti che Dio e il Vescovo Giaquinta mi mettevano “seduta in mezzo a loro e mi spiegavano il significato”. Durante la conversazione orante ho ricevuto la risposta alle mie domande, il pensiero veniva, e le parole stesse scorrevano sui fogli. Riuscivo a malapena a scriverli. Desideravo profondamente raggiungere anch'io la stessa unione con Dio, diventare Sua amica come il vescovo Giaquinta, avvicinarmi così tanto a Dio da diventare Sua intima amica.

Nel 2010 ho visitato Roma con il gruppo Pro Sanctitate. Grazie alle Oblate Apostoliche Rita e Liliane ho avuto la grazia di visitare la casa dove Giaquinta ha vissuto. Per me era come un incontro personale con lui. Veramente lì ho sentito la sua presenza. Adesso chiedo al Vescovo Giaquinta di pregare per noi ogni giorno. Sono sicura che lui è già nel Regno di Dio, perché attraverso questa preghiera io sento che Lui ci accompagna con la sua intercessione. Lo considero mio amico spirituale e guida per la mia vita spirituale. I suoi libri e le sue riflessioni spirituali, piene di profonde intuizioni, propongono un livello piuttosto alto, ma è proprio questa sfida che mi spinge a seguire la chiamata di Gesù: “Prendi il largo!”. Credo che un giorno incontrerò di persona il Vescovo Giaquinta, e che sarà un incontro tra veri amici di Dio.

Pagina 7 Chi è il santo oggi?

“La sua preghiera era un dialogo intimo e profondo con Dio, come una conversazione tra amici”

Guglielmo Giaquinta

PER INFORMAZIONI E COMUNICAZIONI www.guglielmogiaquinta.org info@guglielmogiaquinta.org

Preghiera di intercessione

O Dio amore, Padre di ogni bontà, Cristo redentore, Spirito di santità, che nel tuo infinito amore per gli uomini non ti stanchi di ripetere l’invito alla santità, ti ringraziamo perché nel tuo servo Guglielmo Giaquinta hai fatto risplendere i tuoi doni. Egli ha contemplato l’amore infinito del tuo Figlio ed è stato instancabile apostolo della universale chiamata alla santità. Ti preghiamo, se è nel tuo volere, di manifestare in lui la tua gloria e per sua intercessione di concederci la grazia che ti domandiamo. Amen.

Gesù Divino Maestro

Gesù, divino Maestro, che dal cielo scendesti per donare l’abbondanza della grazia, accrescila in noi e fa’ che diventi fiume che trabocca nella vita eterna. Tu, che del dolore volutamente scegliesti l’abisso e nell’Eucaristia ti lasci cibo dei figli degli uomini, facci comprendere la sublimità di tale esempio. Il fuoco acceso dal tuo amore consumi le scorie della nostra mediocrità e ci dia la forza di seguire l’invito alla perfezione infinita del Padre. Della fede concedici la fermezza, della carità l’ardore, della speranza incrollabile certezza. Donaci il desiderio dell’eroismo in ogni virtù e la fiducia di raggiungere, con l’aiuto della tua e nostra Madre, la santità.

Amen.

Servo di Dio Guglielmo Giaquinta

Guglielmo Giaquinta

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