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La riparazione del nonno orecchini anteprima

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BENNI SPIDER

Nonno Telemaco 87, due soli pollici, non ha nulla da invidiare alla televisione. Gli basta un bicchiere di Barolo, e la Cattura del Toro Innamorato o la Costruzione del Campo di Calcio diventano racconti epici quanto la guerra di Troia. Vengono da ogni dove per ascoltare le sue storie. Fino alla fatidica sera in cui, colpito da un fulmine, gli si fondono i circuiti narrativi…

LA RIPARAZIONE DEL NONNO

euro 14,00

SUPERPREMIO ANDERSEN 2007

9 791255 071006

Esilarante, commovente, unico. Uno dei racconti più amati di Stefano Benni accompagnato dalle immagini di Spider in un’avventura straordinaria per la mente e per gli occhi. GL

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Un libro per ragazzi, un libro per adulti, un libro per tutti.

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STEFANO

BENNI ILLUSTRAZIONI DI

SPIDER

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che non erano solo miei, ma di tante altre persone, non avevamo la televisione, ma avevamo il camino, e davanti al camino c’era un nonno acceso che raccontava.


Noi eravamo fortunati perché avevamo in assoluto il miglior nonno della zona. Alcuni avevano dei nonni che si spegnevano subito e si addormentavano, altri dei nonni rimbambiti che non sapevano raccontare, altri ancora non avevano neanche il nonno, e passavano tristemente la sera guardando la brace e ascoltandone lo scoppiettio. Ma il nostro nonno Telemaco, un robusto esemplare di 87 anni, era uno straordinario narratore da camino, e venivano da ogni dove per ascoltarlo. Dicevano: «Stasera andiamo alla Casa Rossa, hanno un Telemaco 87 due pollici che racconta la storia della Grande Siccità…».


Oppure: «Mamma, stasera Telemaco fa il programma di fiabe e filastrocche per bambini, possiamo andare?» Il venerdì c’era la serata a luci rosse, racconti piccanti e maialate locali, il sabato c’era il racconto di guerra. Ma io preferivo la domenica, perché quella sera nonno Telemaco beveva il doppio, gli partiva una gran chiacchiera e i programmi duravano fino alle tre di notte. Mi ricordo che sedevamo tutti attorno al camino, dove c’era un bel fuoco, e nonno Telemaco rientrava dall’aia, dove era stato a dar da mangiare agli animali, si toglieva le scarpe e per prima cosa dava le previsioni del tempo, tastandosi i calli.


Seguiva il notiziario del giorno: uva, mucche, liti in paese, guasti e trattori. Poi, dopo un gran sbadiglio, che era la sigla finale delle notizie, nonno Telemaco si schiariva la voce con un gargarismo di Barolo

e iniziava.


Prima e durante il programma c’era sempre qualche spot. Gli spot erano di due tipi: nel primo caso Telemaco sparava dei gran rutti, punteggiando il racconto, e quello era il segno che aveva mangiato bene, quindi erano da ritenersi spot pubblicitari della cucina di nonna. Il secondo spot era quando il nonno faceva una pausa, gli ciondolava la testa e stava per addormentarsi. Più che uno spot era

ci scusiamo per la momentanea

come quando appare la scritta “

interruzione dei programmi”, ma bastava buttare una castagna intera sul fuoco e al rumore del botto nonno Telemaco riprendeva. E iniziava la serata: c’erano favole, itticomachie, lezioni di


agricoltura, leggende della valle e serial epici, come Il Grande Duello delle Ruspe o La Cattura del Toro Innamorato o La Costruzione del Campo di Calcio. Ma la mia preferita era L’INVASIONE DELLE

RANE GIGANTI, un kolossal di fantascienza-horror ispirato a fatti realmente accaduti cinquant’anni prima. Tutta la valle era stata invasa da migliaia di grossi batraci di provenienza misteriosa, che gracidavano diversamente dalle rane nostrane, forse in tedesco. Divoravano tutta la lattuga e non c’era veleno che potesse distruggerle, finché qualcuno si era accorto che erano ghiottissime di funghi ma non sapevano riconoscerli.


Un quintale di amanite velenose nei punti strategici e non ne restò viva una, tra vomiti, schizzi e spasimi.

Era un racconto affascinante e spaventoso.


Invece le serate più noiose erano quelle rosa, quando venivano le signore e volevano sapere Come il Nonno Aveva Incon-

trato la Nonna e Come Fallì il Matrimonio del Fattore, e dopo si facevano un po’ di pettegolezzi e il dibattito. Il nonno avrebbe preferito raccontare altro, ma il suo era un servizio pubblico e doveva accontentare tutti. Verso mezzanotte c’era la sigla finale, uno sbadiglio che sembrava un assolo di corno inglese, e poi tutti a letto. Io ero fiero di mio nonno, e non avrei perso una serata davanti al camino per nulla al mondo.

MA IL DESTINO ERA IN AGGUATO, UNA NOTTE D’INVERNO. Era una notte da lupi, c’era una bufera con lampi infernali e tuoni che spostavano le montagne come sedie. Il vento ululava nel camino, facendo danzare il fuoco come un’odalisca.


Stavamo stretti vicino al fuoco,

aspettando

la programmazione horror, perché con un’atmosfera come quella il nonno raccontava sempre la Leggenda della Capra

dai Denti di Ferro o la Storia dei Sette Lupi alla Porta, tutte storie vere o quasi, mentre dal camino scendevano gli effetti speciali, sciabolate di vento e colonna sonora di tuoni e la legna umida spetardava facendoci sobbalzare. Nonno Telemaco arrivò tutto gocciolante e si tolse gli stivali. Non diede le previsioni del tempo perché c’era poco da prevedere, accese la pipa e con voce profonda intonò la Storia dei Sette Lupi, una banda di animali sanguinari che aveva terrorizzato la zona nell’anteguerra. SEGUE…


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