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Manuale Private Label 2026

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MANUALE PRIVATE LABEL 2026

Sommario

EDITORIALE

MDD al 32,1%: stabilità nei numeri, sfide nei format

SEGMENTI

Marca del distributore al 32,1%: cresce più del mercato, ma rallenta la spinta dei discount

Carni a peso imposto: un mercato maturo e MDD sempre più centrale nel presidio dell’insegna

Acque confezionate: crescita strutturale, ma la MDD resta forte solo nei segmenti più funzionali

Conserve ittiche: perché il vero spazio della MDD inizia dove finiscono le multinazionali

Caffè sotto pressione: l’inflazione riscrive gli equilibri e apre spazi inattesi per la MDD

Birra: mercato fermo, ma la MDD può giocare la partita solo fuori dal mainstream

Derivati del pomodoro: una categoria matura tra pressione promozionale e stagnazione dell’innovazione

Fuori pasto dolci: alta redditività, bassa contendibilità per la MDD

salutari e MDD: perché la frutta secca è uno dei comparti più promettenti

Latticini UHT tra stagnazione e private label: il ruolo chiave della GDO

Latte fresco e panna: mercato stabile, volumi in calo e MDD in crescita

Non solo discount: la MDD domina la quarta e quinta gamma anche nei supermercati

Pane e bakery salato: quote MDD elevate e pressione sui brand industriali

e promozioni: come cambia l’equilibrio della pasta secca in GDO nella MDD

Tra Gruppo Rana e private label: come evolve il mercato della pasta fresca in GDO

Crescono volumi e private label nel mercato dei sughi pronti

protagonisti e MDD oltre il 56% dei volumi nei

Yogurt: Skyr e funzionali trainano le vendite. Volumi in forte aumento e MDD protagonista

RETAIL

Dalla revisione delle categorie allo scouting: come Coop costruisce la sua MDD

Conad e la MDD come piattaforma strategica tra benessere, sostenibilità e servizio

Dalla convenienza al ready-to-eat: come Crai ridisegna la sua Marca del Distributore

Tuttigiorni, il laboratorio EDLP con cui CRAI ripensa MDD e modello di vendita

La MDD come architettura di valore: l’evoluzione del modello Selex

Dal discount al premium: come il Gruppo Arena articola la sua MDD

INDUSTRIA DI MARCA

La MDD come progetto ad alto contenuto industriale: la visione Inalpi

Quando la specializzazione diventa leva competitiva: il modello

Flessibilità produttiva come vantaggio competitivo: Fumaiolo a Marca 2026

Competenza industriale e flessibilità produttiva: il modello Comal per la MDD

Il fresco convenience come leva di categoria: l’approccio La Linea Verde

Dalla gestione dei volumi alle referenze premium: l’approccio Pantaleo alla MDD

Co-sviluppo, servizio e affidabilità: il posizionamento MDD di Grissin Bon

Come MartinoRossi mette filiera, ricerca e flessibilità al servizio della MDD

Dal tramezzino al kids food: come ParmaFood Group amplia il perimetro della MDD

Quando la MDD del caffè richiede solidità industriale: il caso Covim

Retail Link è una rivista edita da PR Italia Edizioni srl, via Emilia All’Angelo 3, Reggio Emilia. La riproduzione di illustrazioni o testi pubblicati nella rivista online o negli speciali di filiera è riservata e non può avvenire senza espressa autorizzazione dell’editore.

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Stefania Lorusso

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MDD al 32,1%: stabilità nei

numeri, sfide nei format

Alla vigilia dell’apertura di Marca 2026, la fiera internazionale della Marca del Distributore organizzata da BolognaFiere in collaborazione con ADM, i dati aggiornati sul segmento tracciano un perimetro di stabilità e consolidamento, più che di espansione accelerata.

A novembre 2025, la MDD ha raggiunto un valore di 28,9 miliardi di euro, in crescita del +3,6% rispetto all’anno precedente, a fronte di un mercato complessivo che cresce del +2,6%

L’incidenza della marca del distributore è più marcata nei canali fisici, mentre resta marginale online: nel canale e-commerce, infatti, la MDD si attesta all’ 11,7% di quota, con un fatturato di 261 milioni di euro su 2,23 miliardi complessivi. Un dato che riflette un posizionamento ancora limitato, nonostante la crescita della spesa digitale.

A livello territoriale, l’Area 1 (Nord-Ovest) guida per valore assoluto, ma è l’Area 3 (Centro) a mostrare la maggiore incidenza percentuale della MDD, con il 34,1% Seguono Area 2 (Nord-Est) con il 32,7% , Area 4 (Sud) con il 32,2% e Area 1 con il 31,5%

Questi dati confermano la capillarità della MDD sul territorio, ma anche una dinamica disomogenea legata alla distribuzione dei format.

I discount, format a più alta incidenza di MDD, mostrano segnali di rallentamento. Parallelamente, crescono i supersto-

re e i grandi supermercati, dove la MDD ha un peso più contenuto. Questa evoluzione, unita a un’inflazione tendenzialmente stabile con rialzi localizzati nei freschi e nelle carni, condiziona l’andamento della quota MDD.

In questo scenario si apre il 14 gennaio la 22ª edizione di Marca by BolognaFiere & ADM. La manifestazione conferma il proprio ruolo centrale con 28 insegne espositrici, 1.540 aziende presenti, 10 padiglioni e oltre 25.000 visitatori attesi. Forte anche la presenza internazionale, grazie all’ICE e a buyer selezionati da Europa, Medio Oriente, Nord Africa, Americhe e Asia

Il programma include le aree tematiche Marca Fresh, Marca Tech e Marca Trend. Il calendario convegnistico affronterà temi di grande attualità, tra cui il Position Paper di ADM e TEHA-Ambrosetti, il focus di CONAI sulla normativa PPWR e il 22° Rapporto Marca di Circana.

La MDD si conferma un asse strutturale dell’offerta: non più solo leva di convenienza, ma scelta strategica per le insegne che puntano su progetti valoriali e distintivi, in sintonia con identità e aspettative del consumatore.

Marca del distributore al 32,1%: cresce più del mercato, ma rallenta la spinta dei discount

Il mercato grocery italiano, considerando l’anno 2025 con dati cumulati fino a novembre, registra una crescita complessiva del +2,6% a valore sul totale delle vendite Italia. All’interno di questo quadro, la marca del distributore (MDD) mostra una dinamica più sostenuta, con una crescita del +3,6%, passando da 27,9 miliardi a 28,9 miliardi di euro. Questo andamento si riflette direttamente sulla quota di mercato: la MDD sul totale delle vendite Unichannel Italia passa infatti dal 31,8% di novembre 2024 al 32,1% di novembre 2025, confermando un percorso di progressivo rafforzamento, seppur senza accelerazioni significative.

Diverso è il quadro che emerge osservando il canale e-commerce. A novembre 2025, l’e-commerce grocery sviluppa

un fatturato complessivo pari a 2.230 milioni di euro, dei quali 261 milioni riconducibili alla marca del distributore. L’incidenza della MDD si attesta quindi all’ 11,7%, in calo. Questo dato evidenzia come, nel mass market retail alimentare, l’e-commerce non abbia ancora espresso una forte propensione verso la marca del distributore, che resta nettamente meno rilevante rispetto ai canali fisici.

Analizzando le vendite a valore della MDD per area geografica, emerge una chiara prevalenza del Nord-Ovest (Area 1), con 8,5 miliardi di euro, seguito dall’Area 3 con 7,3 miliardi, dall’Area 4 con 6,4 miliardi e infine dall’Area 2 , che presenta un valore complessivo sostanzialmente allineato all’Area 4. In termini

di peso percentuale sul totale MDD a valore, l’Area 1 rappresenta circa il 30%, l’Area 3 il 25,7%, l’Area 4 il 22,3% e l’Area 2 il 22,1%.

Ancora più interessante è il dato relativo all’incidenza della MDD sul totale delle vendite nelle singole aree: in tutti i territori l’incidenza supera il 30%. L’Area 3 è quella con la quota più elevata, pari al 34,1%, seguita dall’Area 2 con il 32,7%, dall’Area 4 con il 32,2% e, infine, dall’Area 1, che pur essendo la più rilevante a valore è anche quella con l’incidenza più

contenuta, al 31,5% .

Sul fronte dei prezzi medi, le dinamiche seguono l’andamento delle singole categorie merceologiche. Nel complesso, l’inflazione tendenziale rimane contenuta, con alcune eccezioni significative, in particolare le carni, che registrano incrementi rilevanti, e più in generale il comparto del fresco. Anche nell’e-commerce, pur con differenze tra categorie, si osservano incrementi di prezzo, confermando una pressione diffusa, seppur non omogenea.

L’analisi dell’evoluzione mensile mostra una crescita costante del mercato,

mentre la MDD appare relativamente stazionaria, con andamenti disomogenei “a macchia di leopardo”. L’Area 3 si conferma estremamente rappresentativa, mentre l’Area 4, pur esprimendo un fatturato inferiore, mostra un’incidenza MDD molto elevata.

Questo risultato è fortemente influenzato dalla composizione della rete distri-

re. Parallelamente, i formati che stanno crescendo maggiormente, soprattutto nelle vendite a parità di rete, sono i grandi supermercati e i superstore, caratterizzati però da un’incidenza MDD più bassa. Questo elemento potrebbe costituire, nel medio periodo, un ulteriore fattore di rallentamento nella crescita della quota MDD.

butiva: i discount, per loro natura, sono i formati che sviluppano la maggiore incidenza di marca del distributore, anche se non sempre il maggior fatturato assoluto. Proprio il rallentamento della crescita dei discount, osservabile nell’ultimo periodo, rappresenta uno dei principali fattori che contribuiscono alla fase di stabilizzazione della quota MDD, considerando che questi format concentrano una parte rilevante del fatturato complessivo della marca del distributo-

Conclusioni

In sintesi, il quadro che emerge conferma una marca del distributore solida, ma in fase di consolidamento, più che di espansione accelerata. Il consumatore ha già compiuto il proprio cambiamento; l’evoluzione futura della MDD dipenderà principalmente dalle scelte industriali e strategiche del mass market retail e dall’andamento dei format distributivi che ne costituiscono il principale motore.

Carni a peso imposto: un mercato maturo e MDD sempre più centrale nel presidio dell’insegna

Analisi di scenario

Il comparto delle carni a peso imposto mostra nel 2025 una dinamica stagnante ma stabile. Secondo i dati NielsenIQ, il mercato supera i 2 miliardi di euro, con una crescita lieve ma pulita, non so-

stenuta dall’inflazione (che nel 2025 rimane moderata per il comparto). Si tratta quindi di un mercato che non arretra, ma che evolve con lentezza, evidenziando un equilibrio maturo, solo parzialmente movimentato da specifici territori (ad esempio l’Area 4, più dinamica della

media) o da specifici formati distributivi, come superstore e supermercati, che mostrano performance migliori rispetto ai discount — comunque in leggero progresso. La pressione promozionale si posiziona sotto la media del largo consumo, segnalando una categoria che procede con continuità e non è fortemente influenzata dalle logiche tattiche di prezzo.

alcune segmentazioni, il peso è ancora più marcato: nel segmento del Bovino è quasi il 70% di incidenza MDD a valore. Avicolo/Vicunicolo il 51,7% a valore, pur rappresentando il segmento più grande dell’intera categoria. La forza della MDD si conferma anche in termini di volumi, con quote molto superiori alla media del grocery: Vicunicolo: 57,7% di quota a volume. Bovino: 75% a volume, un valore praticamente dominante. Il suino mo-

La Marca del Distributore: un ruolo centrale

stra anch’esso percentuali rilevanti. La quota media MDD a volume raggiunge

La carne è una delle categorie più strategiche e identitarie per la MDD. L’incidenza della marca del distributore raggiunge infatti livelli molto elevati: 57,3% a valore sull’intero comparto. In

61,5% . Questi valori non solo certificano l’importanza strategica della categoria per la private label, ma indicano anche un rapporto di forza strutturale che difficilmente ritroviamo in altre merceologie.

Prezzo e posizionamento: un’anomalia della categoria

Un elemento particolarmente interessante emerge confrontando incidenza a valore e incidenza a volume: La distanza percentuale è relativamente contenuta, segno che il prezzo medio della MDD nella carne non si discosta molto da quello delle marche industriali. Questa caratteristica — un’anomalia rispetto al resto del largo consumo — deriva da un fattore chiave: l’intervento diretto e strategico del retailer. È infatti il distributore gioca un ruolo protagonista, molto più forte che in altre categorie. Le dinamiche che lo determinano includono: maggiore controllo della filiera, grazie a rapporti diretti con macelli e piattaforme di lavorazione. Gestione interna dei reparti freschi, con presidio su lavorazioni, tagli, assortimento e pricing. Scaffali e banchi a forte presenza MDD, spesso con una numerica di referenze superiore rispetto alle marche industriali. Impostazione commerciale che privilegia la private label, non solo come alternativa economica, ma come pilastro identitario dell’insegna. Il risul-

tato è un comparto dove la marca industriale trova spazi sempre più ridotti, mentre la MDD, grazie all’integrazione operativa con i reparti freschi, si posiziona come marchio primario e non semplicemente come opzione “value”.

Conclusione strategica

La carne a peso imposto rappresenta una delle categorie più performanti e strategiche per la marca del distributore in Italia. L’elevatissima incidenza MDD, la vicinanza dei prezzi rispetto alle marche industriali e il ruolo operativo del retailer nella gestione del reparto rendono questa categoria un elemento identitario del posizionamento complessivo dell’insegna.

È un comparto maturo, con crescita moderata e poca spinta promozionale, ma dove la MDD ha costruito una leadership strutturale, difficilmente erodibile, e che continuerà a rappresentare un presidio fondamentale nell’immagine di convenienza, qualità e freschezza di ogni retailer italiano.

NUOVA LINEA

Acque confezionate: crescita

strutturale,

ma la MDD resta forte solo nei segmenti più funzionali

Analisi di scenario

Il comparto delle acque confezionate conferma nel primo periodo del 2025 una dinamica di crescita strutturale, sostenuta sia dal valore sia dai volumi. Il

presenta oltre il 70% del totale venduto e continua a essere il riferimento primario per i consumatori. Seguono, in ordine di peso, l’effervescente naturale, la gassata e, con incidenze decisamente più contenute, la lievemente gassata

mercato raggiunge circa 2,7 miliardi di euro, con un incremento del +2,2% sul periodo precedente. Si tratta di una crescita “sana”, accompagnata da un avanzamento dei volumi del +1,7% , segnale di una domanda ancora vivace in un comparto maturo. La struttura del mercato resta fortemente sbilanciata verso l’acqua naturale non gassata, che rap-

La Marca del Distributore nella categoria

L’acqua confezionata rimane una delle categorie dove la private label fatica maggiormente a esprimere il proprio potenziale: non raggiunge il 20% di quota a valore, collocandosi quindi ben al di

sotto della media generale dell’MDD nel largo consumo. Tuttavia, l’incidenza varia significativamente tra le diverse tipologie: l’Acqua lievemente gassata mostra una quota MDD molto elevata, 38,2% a valore, la più alta del comparto. L’Acqua gassata presenta un’incidenza significativa, 29,7% , sostanzialmente in linea con la media nazionale della MDD. La Effervescente naturale e non gassata invece, si confermano le tipologie meno presidiate dalla marca del distributore, con livelli di penetrazione ridotti. L’analisi dei volumi accentua ulteriormente il ruolo della MDD nelle due tipologie più “funzionali”: la Lievemente frizzante oltre il 50% di quota a volume, segno di una scelta d’acquisto fortemente indirizzata verso il prezzo. La Gassata 38% di quota a volume. La non gassata pur restando lontana dai livelli delle altre tipologie, registra un incremento significativo e raggiunge il 25,7% .

Intensità promozionale

Uno degli elementi più caratterizzanti della categoria è la quasi assenza di pressione promozionale sulla MDD. L’intensità promo non supera il 3–4% , configurando l’acqua a marca del distributore come un assortimento stabile, poco soggetto a dinamiche tattiche e più orientato al prezzo netto. Questo la distingue da molte categorie core del grocery dove la leva promozionale è storicamente più rilevante.

Sintesi strategica

La categoria acqua rappresenta un territorio ancora in parte inesplorato per la private label, con margini di sviluppo soprattutto nelle referenze gassate e lievemente gassate, dove la MDD già oggi mostra performance robuste. La naturale, pur dominando i volumi complessivi del comparto, rimane invece uno spazio competitivo dove il brand mantiene un presidio rilevante. La bassissima intensità promozionale della MDD rende la categoria particolarmente interessante per strategie di pricing stabile, fidelizzazione e ampliamento dell’offerta value for money.

REPORT GDO DATA

ACQUE MINERALI

In un mercato sempre più competitivo, comprendere i consumi delle famiglie italiane è fondamentale per guidare le strategie e anticipare i trend. In questo scenario, l’acqua minerale si conferma un pilastro del largo consumo confezionato, con oltre

2,6 miliardi di euro di fatturato e un export in crescita, offrendo importanti opportunità ma anche nuove sfide.

Cosa troverai nel report

Evoluzione dei consumi di “Acqua

Minerale” delle famiglie italiane

Analisi dei principali driver di acquisto della categoria

Indicazione dei trend evolutivi della categoria

Reportistica dei dati di esportazione dell’ultimo anno

L’evoluzione del mercato globale e quote di mercato internazionali

Ranking delle aziende per classi di fatturato

Quote di mercato delle aziende del comparto per classi di fatturato

Evoluzione del fatturato del comparto per classi di fatturato

Evoluzione del primo margine del comparto per classi di fatturato

Analisi delle incidenze per costo del lavoro per classi di fatturato

• Risultati operativi (EDITDA, EBIT e profit) per classi di fatturato

SCARICA IL REPORT E TRASFORMA I DATI IN STRATEGIA

REPORT GDO DATA

CONSERVE ITTICHE

Tra i protagonisti del largo consumo confezionato, il comparto delle conserve ittiche si conferma un presidio strategico: con un giro d’affari che supera i 2 miliardi di euro di valore complessivo e una presenza capillare nei carrelli della spesa, rappresenta un settore dinamico, ricco di potenzialità ma anche di criticità da presidiare.

Cosa troverai nel report

Analisi dei principali driver di acquisto della categoria

Indicazione dei trend evolutivi della categoria

Reportistica dei dati di esportazione dell’ultimo anno

L’evoluzione del mercato globale e quote di mercato internazionali

Ranking delle aziende per classi di fatturato

Quote di mercato delle aziende del comparto per classi di fatturato

Evoluzione del fatturato del comparto per classi di fatturato

Evoluzione del primo margine del comparto per classi di fatturato

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Risultati operativi (EDITDA, EBIT e profit) per classi di fatturato

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ORIENTARE LE TUE STRATEGIE

Conserve ittiche: perché il vero spazio della MDD inizia dove finiscono le multinazionali

Analisi di scenario

Le conserve ittiche rappresentano uno dei comparti più rilevanti del largo consumo confezionato: il mercato supera 1,9 miliardi di euro, secondo i dati riferiti alla prima parte del 2025. L’andamento appare duale: si osserva un trend positivo a valore e negativo a volume. La causa non è principalmente inflattiva — l’inflazione del comparto è stata moderata — ma strutturale: il settore è fortemente sbilanciato verso un singolo segmento, il tonno sott’olio, che da solo genera oltre 1,25 miliardi di euro.

Proprio questa concentrazione rende la

categoria estremamente sensibile alle logiche competitive delle grandi marche industriali e delle multinazionali che dominano il tonno sott’olio.

Un mercato condizionato dal tonno sott’olio e dalle grandi marche

Il tonno sott’olio è il motore principale dell’intera categoria e, allo stesso tempo, il fattore che ne determina i limiti competitivi per la marca del distributore. La presenza di multinazionali forti implica: politiche promozionali consolidate e aggressive, pressione commerciale costante, strategie condivise con il retailer molto vincolanti. La pressione

promozionale nel tonno sott’olio industriale è infatti superiore al 50%, una

tuazione varia molto tra i segmenti:

delle più alte del largo consumo. Questo mette in seria difficoltà la MDD, che non può replicare la profondità e la frequenza promo dei brand leader. Il risultato è

Segmento tonno

Il Tonno sott’olio ha un’incidenza MDD poco sopra il 30% a valore (penalizzata

una categoria dove la MDD cresce, ma in modo selettivo e con margini non esplosivi ma davvero interessanti.

La Marca del Distributore nella categoria

dall’iper-presidio dei brand). Il Tonno al naturale ha quasi 50% di quota MDD, molto più contendibile e con dinamiche meno dipendenti dalla marca industriale. I Tonni ricettati posseggono una quota MDD superiore alla media.

Nonostante le difficoltà strutturali, la MDD ha un ruolo rilevante nelle conserve ittiche: il 34,8% di quota a valore su tutta la categoria. Una quota non bassa e perfettamente in linea con la media del largo consumo italiano. Tuttavia, la si-

Altre conserve di pesce

Qui la MDD supera sensibilmente i valori del tonno e raggiunge le incidenze più elevate della categoria, grazie a minore pressione promozionale e presenza in-

dustriale meno dominante.

Promo: un nodo centrale della categoria

La pressione promozionale è il principale elemento di complessità: ad esempio nella MDD del tonno sott’olio la pressione promo è >30%, molto alta per gli standard MDD, mentre la Promo totale categoria è >50%, trainata ovviamente dalle multinazionali. In questo scenario, la private label non può abbandonare la leva promozionale, ma non può nemmeno eguagliare l’intensità del leader. La strategia tipica diventa quindi: si scorge una partecipazione selettiva alle promozioni, un’associazione tattica alle iniziative industriali, ed un presidio forte su linee continuative e sul differenziale di convenienza. Guardando ai volumi, la private label mostra una penetrazione più forte: 40,5% di quota MDD a volume sul totale categoria, con una crescita sensibile anche nel tonno sott’olio. Vi sono incrementi molto marcati negli altri segmenti (naturale, ricettati, conserve

alternative). Il passaggio fra quota valore e quota volume dimostra che la MDD è competitiva nel prezzo, viene scelta come alternativa economica in un contesto di forte pressione promo industriale, ed ha un ruolo solidissimo nei segmenti non dominati dalle multinazionali.

Conclusione strategica

Le conserve ittiche costituiscono una categoria ad alta complessità competitiva, guidata da poche multinazionali che dettano le regole di prezzo e promozione. Per questo motivo la crescita della MDD nel tonno sott’olio è strutturalmente limitata. Tuttavia, la private label svolge un ruolo fondamentale perché sostiene quasi un terzo del valore della categoria, supera il 40% a volume, e domina ampiamente molti segmenti diversi dal sott’olio. Non solo, coopera con le grandi marche per mantenere la redditività del reparto. È una categoria statica, senza grandi slanci né a valore né a volume, ma con una funzione strategica essenziale per il retailer perché porta traffico, genera battute di cassa elevate, ha il limite che richiede attenzione alla sicurezza (taccheggio) e alla gestione delle promo, ma allo stesso tempo permette alla MDD di consolidarsi dove i brand non hanno la stessa forza.

REPORT GDO DATA CAFFÈ

Comprendere come si trasformano le abitudini di consumo è fondamentale per chi vuole competere in modo efficace in una categoria simbolo del largo consumo italiano. Analizza i dati, interpreta le tendenze e costruisci strategie vincenti per valorizzare sia i brand industriali che la Marca del Distributore.

Cosa troverai nel report

Evoluzione dei consumi di “Caffè” delle famiglie italiane

Analisi dei principali driver di acquisto della categoria

Indicazione dei trend evolutivi della categoria

Reportistica dei dati di esportazione dell’ultimo anno

L’evoluzione del mercato globale e quote di mercato internazionali

Ranking delle aziende per classi di fatturato

Quote di mercato delle aziende del comparto per classi di fatturato

Evoluzione del fatturato del comparto per classi di fatturato

Evoluzione del primo margine del comparto per classi di fatturato

Analisi delle incidenze per costo del lavoro per classi di fatturato

• Risultati operativi (EDITDA, EBIT e profit) per classi di fatturato

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Caffè sotto pressione: l’inflazione riscrive gli equilibri e apre spazi inattesi per la MDD

Analisi di scenario

Il mercato del caffè in Italia si trova in una fase di forte tensione inflazionistica, un fenomeno che ne sta condizionando profondamente dinamiche, pricing e comportamenti d’acquisto. Nonostante il contesto economico complesso, la categoria ha registrato un’importante crescita a valore: nel 2025 raggiunge circa 1,6 miliardi di euro, con un incremento vicino al +10% . Si tratta tuttavia di una crescita principalmente inflattiva, più che strutturale. Il caffè macinato tradizionale continua a rappresentare una quota significativa del giro d’affari, ma la leadership volumetrica e valoriale è ormai nelle mani dei sistemi porzionati. Sommando infatti le capsule Nespresso–compatibili, Dolce Gusto, A Modo Mio e gli altri

sistemi chiusi o aperti, questi formati superano oggi la maggioranza del mercato. Da evidenziare la performance delle cialde, che continuano a crescere a ritmi superiori alla media. In un contesto di pressione sui prezzi, la convenienza del costo per singola porzione rende questo formato particolarmente attrattivo per i consumatori più sensibili all’aumento dei listini.

La Marca del Distributore nella categoria

La marca del distributore mantiene una presenza poco significativa, con una quota del 17,4% a valore. Il dato, pur non elevato rispetto ad altre categorie MDD-oriented, assume però un significato strategico importante: la MDD cre-

sce molto più della categoria, trainata dal contesto inflazionistico. In condizioni di aumento dei prezzi, infatti, la private label tende storicamente a rafforzarsi.

La crescita della MDD nell’ultimo anno è

tinua a essere bassa per la marca del distributore, mentre rimane uno strumento essenziale per il leader industriale, costretto dalle dinamiche di prezzo a sostenere il sell-out con iniziative fre-

stata interessante: +15% a valore complessivo, con punte eccezionali nelle cialde (+34,4%), e incrementi rilevanti anche in alcuni sistemi a capsule, come Dolce Gusto (+18%). A volume, la marca del distributore supera leggermente l’incidenza a valore, con il 18,2%, segnale di un posizionamento mediamente più competitivo rispetto ai brand leader. Tuttavia, il trend volume cresce meno del

quenti e profonde. I sistemi a capsule presentano intensità promo leggermente maggiori, ma piattaforme come Dolce Gusto, A Modo Mio ed Espresso mostrano comunque livelli promozionali molto contenuti per la MDD. Le cialde, segmento presidiato anche da operatori di primo prezzo, si confermano fra i meno promozionati. In sintesi, la private label opera prevalentemente con logi-

valore (+11,2%), confermando un quadro ancora fortemente influenzato dall’inflazione.

Intensità promozionale

L’intensità promozionale del caffè con-

che di prezzo continuativo, contribuendo a definire una sorta di everyday low price del banco caffè, a fronte della forte pressione tattica esercitata dai brand industriali.

Lettura strategica: il ruolo del leader e

le opportunità per la MDD

La categoria è storicamente dominata da un grandissimo leader industriale, con un potere di marca elevatissimo e un ruolo determinante nelle dinamiche di prezzo, innovazione e pressione promozionale. Tuttavia, proprio la spirale inflattiva degli ultimi anni ha reso più complessa la gestione di questo equilibrio: il leader è costretto a sostenere volumi attraverso canvas promozionali intensi, mentre il retailer utilizza la marca industriale come leva di traffico, e allo stesso tempo cerca di costruire una proposta MDD stabile, credibile e conveniente

Il futuro della MDD nel caffè dipenderà fortemente da due variabili: l’andamento dell’inflazione, se la pressione sui prezzi dovesse proseguire, la private label continuerà inevitabilmente a crescere, trainata dal differenziale di valore percepito. Il comportamento del leader, cioè se Lavazza rimane un player totalizzante la sua strategia di pricing, sviluppo e promozionalità influenzerà direttamente l’intero comparto. In condizioni di stabilità, la MDD avrebbe margini di crescita limitati; in condizioni di tensione, come l’attuale, si aprono invece spazi di ampliamento significativo.

Conclusione strategica

Il caffè rappresenta una categoria complessa, altamente brand-driven e caratterizzata da forte pressione competitiva, ma nello scenario inflattivo attuale la private label si sta ritagliando un ruolo crescente, soprattutto nei formati più orientati al prezzo come le cialde e nei sistemi a maggiore contendibilità. La crescita della MDD non è strutturale ma congiunturale, guidata dalle tensioni dei listini più che da un vero riposizionamento strategico della categoria. Tuttavia, questa fase offre ai retailer la possibilità di consolidare assortimenti MDD più forti, più visibili e più coerenti con una logica di everyday low price, creando una base solida che potrà rimanere anche quando la pressione inflazionistica diminuirà.

Birra: mercato fermo, ma la MDD può giocare la partita solo fuori dal mainstream

Analisi di scenario

Il mercato italiano della birra mantiene un valore consistente, pari a circa 2,2 miliardi di euro, ma mostra un andamento stagnante, sia in termini di fatturato sia

La Marca del Distributore nella categoria

La penetrazione della private label rimane contenuta: la MDD supera di poco i 250 milioni di euro, raggiungen-

di volumi. Il comparto, fortemente presidiato da grandi gruppi multinazionali, evidenzia dinamiche competitive consolidate e uno spazio limitato per nuovi ingressi o espansioni significative.

do un’incidenza complessiva di circa l’11,5%. Il dato varia sensibilmente tra birre alcoliche e analcoliche, evidenziando un diverso livello di contendibilità. Le Birre alcoliche rappresentano la

quasi totalità del mercato. Qui la MDD scende a un’incidenza dell’ 11,2% a valore, confermando una struttura dominata dai brand internazionali e difficilmente scalabile dal distributore. Le Birre analcoliche raggiungono un’incidenza MDD leggermente più elevata, 15,7% a valore, pur rimanendo su livelli modesti. Questa

La pressione promozionale sulla birra è contenuta. Nelle alcoliche si attesta intorno al 12%, nelle analcoliche sale al 15%, ma resta comunque su livelli bassi per una categoria ad alta presenza industriale. La MDD, in questo contesto, opera anch’essa con un’intensità promo ridotta, indice di assortimenti essenziali,

subcategoria, più giovane e meno consolidata, offre un margine di manovra leggermente più ampio. A volume, la private label performa meglio, confermando una maggiore appetibilità nel segmento più orientato al prezzo: il 16,3% di quota MDD nelle birre alcoliche ed il 31,4% nelle birre analcoliche, sono dati più alti rispetto alla quota a valore e indicativo di posizionamenti prezzo significativamente più competitivi. Intensità promozionale

posizionamenti lineari e strategie mirate più al presidio che alla competizione aggressiva.

Lettura strategica: le opportunità per la MDD

La birra è una categoria dominata da grandi multinazionali: portafogli ampi, forti investimenti in comunicazione, consolidamento storico dei brand e supply chain globali. In questo scenario, la marca del distributore difficilmente può aspirare a un ruolo significativo nel segmento delle birre alcoliche, che da sola genera la quasi totalità del fatturato. Esistono tuttavia spazi più realistici in comparti paralleli: Nelle Birre analcoliche, un segmento in espansione nei trend europei di consumo, non presenta barriere così elevate. La MDD ha già una buona incidenza a volume e potrebbe consolidarsi con linee base e linee funzionali (0.0, isotopiche, aromatizzate). Le Birre artigianali a marchio del distributore in alcune catene italiane si stanno iniziando a collocare consegnando un territorio di premiumizzazioni MDD, come già avvenuto in categorie “affini”, per immagine o storytelling, ad esempio

i vini o gli oli regionali. Proporre referenze craft selezionate, con piccoli produttori locali o con ricette esclusive, può rappresentare una leva di valore e distintività. Anche le Linee regionali / territori brassicoli che sono birre legate a sorgenti territoriali, ai mastri birrai locali e alle micro–tradizioni regionali potrebbero inserirsi nell’evoluzione “gourmet” della MDD, intercettando consumatori attenti alla qualità, al racconto del prodotto e al legame con il territorio.

Conclusione strategica

La birra rimane una categoria dove la private label non può competere nella parte “core” del mercato, cioè le birre alcoliche mainstream, dominate da brand globali e da economie di scala difficilmente replicabili. Tuttavia, la MDD può giocare un ruolo significativo in segmenti di nicchia, emergenti o ad alto contenuto identitario, come l’analcolico, il craft e le proposte regionali. In questa prospettiva, il comparto non rappresenta un terreno di crescita quantitativa per la marca del distributore, ma

può diventare un terreno di sviluppo qualitativo, utile al rafforzamento dell’immagine assortimentale e del posizionamento della catena.

Derivati del pomodoro: una categoria matura tra pressione promozionale e stagnazione dell’innovazione

I derivati del pomodoro rappresentano un’estensione del grande comparto delle conserve che, per volumi sviluppati e rilevanza economica, vengono analizzati

all’interno di un contesto caratterizzato da una pressione promozionale molto elevata, soprattutto su segmenti chiave come la passata di pomodoro.

come categoria autonoma. Il mercato in GDO vale oggi circa 850 milioni di euro e, secondo i dati NielsenIQ, nel 2025 –riferito quindi alla campagna 2024 – ha attraversato una fase di lieve deflazione, che in alcuni casi ha favorito anche un moderato incremento dei volumi,

Analizzando le prestazioni della marca del distributore, la quota MDD nel comparto risulta complessivamente significativa e in linea con la media del largo consumo, ma con un trend sostanzialmente stazionario: nel dettaglio, la pas-

sata di pomodoro registra un’incidenza MDD pari al 30,1% , a fronte di una media complessiva del 33,5% dell’intero comparto dei derivati del pomodoro, con un andamento leggermente in calo, mentre il pomodoro concentrato continua a essere oggetto di attenzione nello sviluppo di progetti di private label, pur rimanendo un segmento dal peso economico limitato.

L’intensità promozionale della MDD, in particolare su pelati, pomodorini e passata di pomodoro, si colloca intorno al 17–18% , un livello tutt’altro che marginale se si considera che nella passata di pomodoro l’incidenza promozionale

grandi marche industriali, che finiscono per imporre anche alla marca del distributore oscillazioni di prezzo legate alle

complessiva di categoria è molto elevata, attestandosi intorno al 37–38%; questo dato conferma la forte presenza di

attività promozionali, rendendo difficile sostenere strategie completamente flat.

Osservando il trend a volume, la quota MDD cresce e raggiunge il 38,7% , ma nel complesso quella dei derivati del pomodoro rimane una categoria con limitata capacità di innovazione, caratterizzata dalla presenza di numerosi operatori di dimensioni ridotte e con un know-how spesso circoscritto; i principali player, soprattutto quelli di maggiori dimensioni, mostrano invece una fortissima vocazione all’export, in particolare nello sviluppo di private label per i mercati esteri, mentre i progetti MDD destinati al mercato italiano restano appannaggio dei soliti soggetti, configurando una categoria complessivamente piuttosto banale e poco stimolante dal punto di vista evolutivo.

Categoria fuori pasto dolci: alta redditività, bassa contendibilità

per la MDD

I fuori pasto dolci si confermano una delle categorie più rilevanti del largo consumo confezionato, fortemente presidiate da

pasto dolci assumono un ruolo centrale nelle dinamiche di vendita.

grandi multinazionali che beneficiano di posizionamenti strategici, in particolare nelle aree di prossimità alle casse, fattore che contribuisce in modo determinante a generare un fatturato complessivo stimato in circa 3 miliardi di euro annui.

A rafforzare ulteriormente il peso economico del comparto intervengono le principali ricorrenze stagionali, come Natale e Pasqua, durante le quali i prodotti fuori

Dal punto di vista delle performance, la categoria mostra una crescita a valore del +6,7% , sostenuta in larga parte dall’inflazione, a fronte di un calo dei volumi pari al –3% . Una dinamica fortemente influenzata dall’andamento delle materie prime, in particolare dal prezzo del cacao, caratterizzato da elevata volatilità e da incrementi significativi, elemento critico considerando il peso

strutturale del cioccolato all’interno del comparto.

L’intensità promozionale complessiva rimane contenuta, coerentemente con la natura di vendite d’impulso della categoria, che non richiedono un forte supporto promozionale per stimolare l’acquisto, trovando invece la propria efficacia nel posizionamento e nella visibilità a scaffale; una maggiore pressione promozionale si concentra quasi esclusivamente nei periodi di ricorrenza, quando le attività tattiche diventano funzionali all’aumento dei volumi e del traffico in punto vendita.

In questo scenario, il ruolo della marca del distributore resta marginale: la forza dei brand industriali, che rappresentano un potente elemento di attrazione per il consumatore finale, limita fortemente gli spazi competitivi per l’offerta MDD. La quota della marca del distributore a valore si attesta infatti intorno al 16,3% , con livelli di pressione promozionale generalmente molto bassi nella maggior parte delle sottocategorie e più elevati solo nei segmenti coinvolti nelle campagne legate alle ricorrenze, dove le operazioni promozionali risultano inevitabili.

Il trend della MDD a valore risulta positivo, ma anch’esso fortemente condizionato dall’inflazione, mentre sul fronte dei volumi l’andamento resta negativo; seb-

bene la quota percentuale della MDD mostri un lieve incremento, i volumi assoluti rimangono comunque marginali rispetto al totale della categoria, confermando i fuori pasto dolci come un comparto strutturalmente brand-driven e difficilmente contendibile dalla marca del distributore.

REPORT GDO DATA

FUORI PASTO DOLCI

Nel panorama della GDO, i fuori pasto dolci si confermano una delle categorie più dinamiche e trasversali. Snack, barrette, praline, caramelle e prodotti pronti al consumo rispondono alle esigenze di gratificazione, praticità e varietà, rafforzando la loro presenza sugli scaffali

Cosa troverai nel report

Evoluzione dei consumi per i “fuori pasto dolci” delle famiglie italiane

Analisi dei principali driver di acquisto della categoria

Indicazione dei trend evolutivi della categoria

Reportistica dei dati di esportazione dell’ultimo anno

L’evoluzione del mercato globale

Ranking delle aziende per classi di fatturato

Quote di mercato delle aziende del comparto per classi di fatturato

Evoluzione del fatturato del comparto per classi di fatturato

Evoluzione del primo margine del comparto per classi di fatturato

Analisi delle incidenze per costo del lavoro per classi di fatturato

Risultati operativi (EDITDA, EBIT e profit) per classi di fatturato

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TRASFORMA I DATI IN STRATEGIE

REPORT GDO DATA FRUTTA SECCA

In un mercato GDO sempre più guidato dalla domanda di benessere e praticità, la frutta secca si afferma come una delle categorie più trasversali e strategiche. Tra snack salutari, ingredienti per la cucina e prodotti per ricorrenze, il comparto si distingue per varietà dell’offerta, stagionalità e dinamismo promozionale.

Cosa troverai nel report

Evoluzione dei consumi di “Frutta Secca” delle famiglie italiane

Analisi dei principali driver di acquisto della categoria

Indicazione dei trend evolutivi della categoria

Reportistica dei dati di esportazione dell’ultimo anno

L’evoluzione del mercato globale

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Snack salutari e MDD: perché la frutta secca è uno dei comparti più promettenti

La frutta secca è un comparto estremamente interessante, innanzitutto perché è tra i pochi a mostrarsi realmente dinamico; si tratta di un prodotto apparentemente banale, in larga parte importato e quindi soggetto anche alle dinamiche inflattive legate alla fluttuazione del dollaro, ma allo stesso tempo molto attrattivo perché l’industria italiana ha saputo intercettare e valorizzare una domanda crescente da parte di un consumatore sempre più attento alla salute, che riconosce in questi prodotti una chiara valenza “healthy”, determinando livelli di consumo nettamente superiori rispetto al passato.

Nel 2025 il trend di crescita si è attestato intorno al +10% , superando 1 miliardo di euro di vendite in GDO, con un incre-

mento dei volumi pari al +6,4%; si tratta quindi di una crescita in cui l’inflazione è presente ma non determinante, a conferma che l’espansione non è riconducibile esclusivamente a dinamiche di prezzo, ma piuttosto a una combinazione tra estensione dell’offerta da parte della grande distribuzione e un interesse concreto e strutturale del consumatore finale.

I segmenti più attrattivi per la GDO sono quelli della frutta secca senza guscio, in particolare mandorle, mix senza guscio, noci senza guscio e pistacchi senza gu-

scio, ma risultano meritevoli di grande attenzione anche i monoprodotti in forte crescita, che segnalano una chiara volontà del consumatore di sostituire snack dolci o salati tradizionali con alternative percepite come più salutari, rafforzando ulteriormente l’attrattività della categoria.

quota del 54,1% a valore; la frutta secca con guscio presenta un’incidenza MDD superiore rispetto a quella senza guscio e i trend di crescita risultano elevati in entrambi i casi, con valori compresi tra il 7,5% e il 10,6% , a conferma di una categoria che traina in modo significativo il mercato.

In questo contesto la marca del distributore mostra performance particolarmente solide, in controtendenza rispetto a molti altri comparti, poiché l’assenza di grandi multinazionali dominanti sugli scaffali rende la frutta secca un territorio ideale per la MDD, che raggiunge una

Anche le vendite a volume risultano in crescita, mentre l’intensità promozionale rimane contenuta, configurando la frutta secca come uno dei comparti più interessanti, aperti e realmente innovativi per lo sviluppo della marca del distributore.

Latticini UHT tra stagnazione e private label: il ruolo chiave della GDO

La categoria dei latticini UHT si conferma un comparto rilevante sotto il profilo del fatturato, con circa 2,5 miliardi di euro di vendite in GDO nel 2025, ma evidenzia segnali di debolezza strutturale. L’anno si chiude infatti con una flessione sia a valore (–1,4%) sia a volume (–1,3%), dopo

un 2024 sostanzialmente stabile, con variazioni prossime allo zero. Il quadro complessivo restituisce l’immagine di una categoria matura e poco dinamica, che fatica in molti dei suoi segmenti, con poche eccezioni rappresentate dai sostitutivi del latte UHT a valenza salutistica,

che mostrano performance più vivaci e risultati migliori, a fronte di un latte UHT tradizionale – che concentra la quota prevalente del fatturato – in evidente difficoltà.

In questo scenario, la marca del distributore riveste un ruolo centrale e strutturale nei latticini UHT, con un’incidenza media del 38,2%; nel dettaglio, la quota MDD si attesta al 37,7% nel latte UHT, sale al 44,1% nei dessert e raggiunge il 52,4% nelle besciamelle, delineando una categoria fortemente presidiata dalla grande distribuzione. Anche i sostitutivi del latte UHT presentano un’incidenza MDD intorno al 40%, un dato particolarmente significativo che conferma come anche questi segmenti, pur più dinamici, siano già ampiamente sotto il controllo del retailer.

La pressione promozionale rimane complessivamente contenuta e non supera il 15%, fatta eccezione per i dessert che mostrano livelli leggermente più elevati, ma comunque lontani dalle intensità tipiche di altre categorie grocery. Sul fronte dei volumi, la quota MDD cresce in modo sensibile e raggiunge il 44,4%, con un trend lievemente positivo, segnale che, in un contesto di contrazione della categoria nel suo complesso, i consumatori tendono a orientarsi maggiormente verso la marca del distributore. Nel complesso, i latticini UHT restano una categoria in grado di generare un fatturato significativo, ma con limitata capacità di rinnovamento, in cui la MDD svolge un ruolo chiave di presidio e stabilizzazione più che di reale innovazione.

Latte fresco e panna: mercato

stabile, volumi in calo e MDD in crescita

Il latte fresco integra l’offerta dell’UHT e il comparto latte–panna fresca si conferma un’area rilevante per la GDO, con un fatturato prossimo al miliardo di euro,

è pari al 27,8% nel latte fresco, scende al 23,2% nel latte fermentato e sale al 40,4% nella panna fresca, mentre il trend a valore della MDD risulta positivo

ma presenta dinamiche molto simili a quelle osservate nel lungo termine: un mercato sostanzialmente staziona-

(+1,1%), in controtendenza rispetto all’andamento complessivo della categoria. La pressione promozionale rimane

rio, con una crescita a valore limitata al +0,4% e una contrazione dei volumi pari a –1,5% . Non emergono elementi di discontinuità significativi e il presidio del latte fresco rimane centrale all’interno della categoria, mentre molte delle considerazioni già valide per l’UHT risultano applicabili anche al fresco, confermando un quadro di maturità avanzata.

Analizzando il ruolo della marca del distributore, nei banchi frigo l’incidenza MDD risulta significativa ma inferiore rispetto all’UHT, attestandosi su una media del 28,2%; nel dettaglio, la quota MDD

molto contenuta: supera il 12% solo nel latte fermentato e si mantiene su livelli minimi negli altri segmenti, a conferma di una categoria poco dipendente dalle leve tattiche. Sul fronte dei volumi, il trend resta negativo, evidenziando come sia soprattutto l’inflazione a sostenere il dato a valore, con una quota MDD che cresce e raggiunge il 35%, senza tuttavia modificare in modo sostanziale il quadro generale, che rimane quello di una categoria matura, poco dinamivca e con prospettive di evoluzione limitate, in linea con quanto già osservato nel comparto UHT.

Non solo discount: la MDD domina la quarta e quinta gamma anche nei supermercati

Il mondo dell’ortofrutta rappresenta uno degli ambiti più ampi e complessi della GDO, articolato tra frutta e verdura, peso imposto e peso variabile, con logiche profondamente diverse tra loro. All’interno di questo perimetro estrema-

la quarta e quinta gamma, un’area ad alto contenuto di servizio e innovazione, dove si intrecciano in modo strutturato le strategie dell’industria di trasformazione e quelle del mass market retail.

La quarta e quinta gamma di frutta e verdura rappresentano oggi un comparto di dimensioni rilevanti: il fatturato supera 1,25 miliardi di euro, con una crescita superiore al 3% e un incremento dei volumi anch’esso intorno al +3% . Si tratta quindi di un’area dinamica, che nella prima parte del 2025 mostra un’inflazione sostanzialmente prossima allo zero, confermando una crescita reale e non legata a dinamiche di prezzo. Anche la pressione promozionale risulta contenuta, con una media che non raggiunge il 15% , configurando il comparto come uno dei più stabili in termini di pricing all’interno del fresco evoluto.

mente esteso, l’analisi della marca del distributore trova una delle sue espressioni più interessanti nel comparto del-

Entrando nel dettaglio delle sottocategorie, il cuore del mercato resta saldamente in mano alla quarta gamma, con

un peso dominante delle insalate miste, delle insalate tenere monotipo, delle insalate croccanti monotipo e delle verdure da cuocere, mentre le altre referenze mostrano un’incidenza più limitata. La quinta gamma, in particolare le

supermercati e discount resta marcata: a valore, i supermercati realizzano quasi il doppio del fatturato dei discount, e includendo anche superstore e liberi servizi il divario diventa ancora più evidente. Inoltre, il trend di crescita dei

verdure cotte e pronte al consumo, evidenzia valori in crescita significativa, ma rimane ancora secondaria rispetto alla quarta gamma, che continua a fare la parte del leone.

Dal punto di vista dei formati distributivi, emergono elementi di forte interesse strategico. A differenza di quanto osservato in categorie come le carni, dove il peso dei discount è determinante, nella quarta e quinta gamma la distanza tra

discount risulta nettamente inferiore rispetto a quello dei supermercati e dei superstore, confermando come in questo comparto i formati tradizionali continuino a detenere la quota principale del mercato.

La MDD nella categoria

Nonostante ciò, la marca del distributore domina in modo netto la categoria. Nella quarta e quinta gamma, infatti,

quasi il 60% delle vendite è realizzato a marchio del retailer, un dato particolarmente significativo se si considera che non è trainato prevalentemente dai discount, ma piuttosto – e soprattutto – dai supermercati e dai superstore. A valore, la quota MDD raggiunge il 59,3% , con una crescita del +4,8% , quindi superiore a quella del mercato complessivo, e con un’intensità promozionale molto contenuta.

Il quadro si conferma anche osservando le vendite a volume, dove la quota MDD sale al 63,5% , con un trend positivo del +4,2%; l’intensità promozionale a volume risulta leggermente più elevata rispetto al valore, ma rimane comunque su livelli moderati e coerenti con la struttura del comparto.

Nel complesso, la quarta e quinta gamma dell’ortofrutta si configurano come un mercato importante e in crescita, fortemente dominato dalla marca del distributore, non solo nei formati discount –come avviene in altre categorie –ma anche nei canali tradizionali.

Un contesto in cui il retailer esercita un controllo molto forte sull’offerta, sull’innovazione e sul posizionamento a scaffale, mettendo sotto pressione l’industria di marca e riducendo significativamente gli spazi di differenziazione, in un equilibrio competitivo che resta favorevole alla private label.

REPORT GDO DATA

IV E V GAMMA

Il comparto è uno dei principali pilastri dei consumi domestici in Italia, trainato soprattutto dalle insalate di IV gamma, che coprono oltre due terzi del mercato pur mostrando segnali di maturità. L’analisi di prezzi, promozioni e intensity index evidenzia uno spostamento della crescita verso referenze più innovative e a maggior valore aggiunto.

Cosa troverai nel report

Evoluzione dei consumi di “Ortofrutta IV & V gamma” delle famiglie italiane

Analisi dei principali driver di acquisto della categoria

Indicazione dei trend evolutivi della categoria

Dati di esportazione dell’ultimo anno

L’evoluzione del mercato globale

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Pane e bakery salato: quote MDD

elevate e pressione sui brand industriali

Il comparto del pane e dei sostitutivi riveste nella cultura alimentare italiana un ruolo centrale e strutturale, decisamente più rilevante rispetto a quanto avviene in molti altri Paesi. Si tratta di un universo merceologico ampio, che va ben oltre il pane fresco panificato in-store e che nel tempo si è consolidato anche all’interno del grocery confezionato, sviluppando una profondità e un’ampiezza assortimentale seconde solo a poche grandi categorie come la pasta.

Dal punto di vista economico, il mercato presenta dimensioni molto rilevanti: nonostante un trend inferiore al 2% e un’inflazione sostanzialmente pari a zero, il valore complessivo sfiora i 2,4 miliardi di euro. La crescita si manifesta in modo equilibrato, con un +1,7% a volume e un incremento delle vendite a confezioni del +2,6% , a fronte di un prezzo medio stabile. Il quadro che emerge è quello di una categoria matura e sostanzialmen-

te satura, ma che continua a esprimere lievi margini di crescita, sostenuti da un consumo quotidiano profondamente radicato.

categoria sembra privilegiare logiche di continuità e presidio piuttosto che una competizione aggressiva basata sulla leva promozionale.

Un elemento particolarmente interessante riguarda l’intensità promozionale, che risulta sorprendentemente bassa, nonostante la presenza storica di un grande leader industriale come Barilla. Questo aspetto segnala una forte maturazione del mercato e delle strategie della grande distribuzione, che in questa

La struttura della categoria è estremamente articolata, con numerosi segmenti che includono specialità regionali ormai diventate di consumo nazionale. Prodotti come piadine, taralli e grissini hanno superato da tempo i confini territoriali, contribuendo a rendere il comparto uno dei più frammentati e sviluppati del gro-

cery. Anche la distribuzione delle vendite per formato riflette in modo fedele l’equilibrio complessivo del mercato: i supermercati guidano con una quota del 43% , seguiti dai discount con il 24,4% , quindi superette al 15,7% , liberi servizi al 10,2% e ipermercati al 6,07% . Il pane e i suoi sostitutivi rappresentano quindi una fotografia molto aderente delle quote complessive della GDO italiana.

La MDD all’interno della categoria

All’interno di questo contesto complesso, il ruolo della marca del distributore è tutt’altro che marginale. La quota media MDD della categoria raggiunge infatti il 37,3% , un valore molto elevato per un comparto storicamente presidiato da brand forti. In numerosi segmenti, la private label assume una posizione addirittura dominante: i taralli registrano un’incidenza MDD del 51,3% , i panini del 41% , i panificati da cuocere precotti arrivano all’82% , il pane per sandwich al 53% ,

il pane per tramezzini al 46% , il pan bauletto al 54,8% e le gallette al 54,5% Esistono anche segmenti con un presidio MDD più contenuto, come i cracker al 29,6% , le specialità morbide al 30,9% e le specialità croccanti al 17,1% , ma nel complesso la media resta molto elevata.

La forza della marca del distributore si conferma ulteriormente nelle vendite a volume, dove la quota sale al 45,7% , senza modificare però la sostanza del quadro competitivo: la categoria è caratterizzata da una bassa intensità promozionale e da un presidio molto forte del retailer, che negli ultimi anni ha progressivamente ridotto lo spazio competitivo anche per i grandi brand industriali. Il pane e i suoi sostitutivi si configurano così come uno degli ambiti in cui la grande distribuzione esercita un controllo più strutturato sull’assortimento, sul prezzo e sulla relazione con il consumatore finale.

REPORT GDO DATA PANE E SOSTITUTIVI

In un contesto GDO sempre più competitivo e orientato alla funzionalità del consumo, comparto del pane confezionato e dei suoi sostitutivi continua a ricoprire un ruolo centrale nelle scelte d’acquisto delle famiglie italiane.

Cosa troverai nel report

Analisi dei principali driver di acquisto della categoria

Indicazione dei trend evolutivi della categoria

Reportistica dei dati di esportazione dell’ultimo anno

L’evoluzione del mercato globale

Ranking delle aziende per classi di fatturato

Quote di mercato delle aziende del comparto per classi di fatturato

Evoluzione del fatturato del comparto per classi di fatturato

Evoluzione del primo margine del comparto per classi di fatturato

Analisi delle incidenze per costo del lavoro per classi di fatturato

Risultati operativi (EDITDA, EBIT e profit) per classi di fatturato

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Deflazione e promozioni: come cambia l’equilibrio della pasta secca in GDO nella MDD

La pasta secca ha attraversato nell’ultimo anno una fase di marcata deflazione, legata in modo diretto al calo dei prezzi della materia prima, dinamica che ha inciso in modo significativo sulle performance a valore della categoria. Un contesto che genera preoccupazione so-

te a valore della pasta secca – includendo pasta di semola e altre tipologie – hanno registrato un calo del 4,5% , a fronte di una contrazione molto più contenuta a volume (–0,9%), confermando la natura di mercato saturo del comparto.

prattutto per i produttori, mentre risulta complessivamente più favorevole per la grande distribuzione, che beneficia di prezzi più competitivi su una categoria ad altissima attrattività. In GDO, le vendi-

Il fatturato complessivo si attesta a 1,594 miliardi di euro, un valore ancora molto rilevante ma ormai non così distante da quello della pasta fresca, a conferma di come i due mondi stiano progressiva-

mente avvicinandosi in termini di peso economico, a differenza di quanto accadeva in passato. Anche le vendite a confezioni mostrano un lieve arretramento (–0,9%), mentre il prezzo medio al chilo registra una riduzione del 3,6% , spiegando gran parte della flessione a valore: i volumi restano sostanzialmente stabili, ma il fatturato diminuisce.

La categoria è caratterizzata da una pressione promozionale elevata, che raggiunge il 36,2%, sostenuta principalmente dai grandi leader industriali, tra cui Barilla, De Cecco e Divella, quest’ultima particolarmente forte nel Sud Italia. Le strategie promozionali sono fortemente legate ai canvass promozionali e alle attività tattiche in generale, un approccio che contribuisce a mantenere elevata la competitività di marca ma che, allo stesso tempo, limita gli spazi di crescita della marca del distributore.

Dal punto di vista assortimentale, la pasta secca si presenta con una profondità e ampiezza molto elevate sugli scaffali della GDO italiana; tuttavia, questa complessità si traduce in una forte concentrazione dei volumi. I formati corti classici e la pasta lunga tradizionale

La distribuzione territoriale delle vendite evidenzia dinamiche opposte rispetto a quelle osservate nella pasta fresca. La leadership spetta al Sud Italia (Area 4), che concentra il 32% delle vendite a valore, seguito dal Centro (Area 3) con il 25% , dal Nord Ovest (Area 1) con il 24,5% e infine dal Nord Est (Area 2) con il 18,6% . Analizzando le vendite a volume, il peso del Sud risulta ancora più

(spaghetti, linguine, fettuccine) rappresentano insieme circa il 60% delle vendite a valore e arrivano a coprire oltre il 70% dei volumi, mentre tutto il resto dell’assortimento, pur ampio, incide per circa il 30%.

marcato, rafforzando l’immagine della pasta secca come prodotto profondamente radicato nei consumi delle regioni meridionali.

Per quanto riguarda i formati distributi-

vi, i supermercati detengono una quota dominante, pari al 47,3% delle vendite a valore, mentre i discount si fermano al 17,4% , un’incidenza relativamente contenuta se confrontata con altre categorie

grocery e spiegabile anche con l’elevata pressione promozionale esercitata dai brand industriali nei canali tradizionali.

La MDD all’interno della categoria

In questo contesto, la marca del distributore mostra una quota di pertinenza limitata, si attesta al 25,1% a valore, che scende al 23,7% nel segmento classico pasta di semola, di gran lunga più rilevante; il trend risulta fortemente negativo (–7,2% complessivo, –10,2% nella pasta di semola). A volume, la quota MDD cresce al 30,4% (29,4% nella pasta di semola), ma anche in questo caso il trend rimane negativo (–6,5%).

La pasta secca si conferma quindi una categoria fortemente condizionata dalle grandi marche industriali, caratterizzata da consumi concentrati nel Sud Italia, da un’elevata pressione promozionale e da una capacità limitata della marca del distributore di espandere il proprio ruolo, soprattutto nei segmenti core della categoria.

REPORT GDO DATA PASTA SECCA

Il Report Pasta Secca analizza in modo integrato l’andamento delle vendite nella GDO italiana e le performance economicofinanziarie delle aziende produttrici, offrendo una lettura completa della categoria, dal punto vendita al conto economico.

Cosa troverai nel report

Evoluzione dei consumi di “Pasta Secca” delle famiglie italiane

Analisi dei principali driver di acquisto della categoria

Indicazione dei trend evolutivi della categoria

Analisi delle performance finanziarie delle aziende del comparto suddivise per classi di fatturato Reportistica dei dati di esportazione dell’ultimo anno L’evoluzione del mercato globale

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Tra Gruppo Rana e private label: come evolve il mercato della pasta fresca in GDO

La pasta fresca si conferma una categoria di grande interesse strategico per la GDO italiana. Dopo anni di sviluppo, il comparto ha raggiunto una fase di maturità, pur continuando a crescere, e oggi esprime un valore superiore a 1,15 miliardi di euro, con un trend positivo sia a valore che a volume; la dinamica ri-

Il mercato è caratterizzato dalla presenza di un leader industriale molto forte, Gruppo Rana, soprattutto nel segmento della pasta fresca ripiena, affiancato da una serie di follower che nel tempo hanno consolidato posizioni rilevanti. Tuttavia, uno degli elementi più distintivi del comparto è l’evoluzione della marca del

sulta ancora più favorevole osservando le vendite a confezioni, che mostrano un incremento superiore alla media. Nel 2025 l’inflazione risulta sostanzialmente assente, contribuendo a delineare una crescita reale e non guidata dal prezzo.

distributore, che ha accompagnato e in parte guidato la crescita della categoria. Un caso emblematico è quello di Esselunga, che ha scelto di autoprodurre una parte dela propria offerta di pasta fresca, assumendo un ruolo diretto di produttore e rafforzando in modo significativo il presidio della private label, una strategia che caratterizza in modo peculiare il gruppo lombardo.

Sul fronte delle leve commerciali, l’intensità promozionale si colloca su livelli relativamente elevati, sfiorando il 32% , ma risulta comunque inferiore rispetto a quanto storicamente osservato in categorie dominate da grandi industrie di marca, dove in passato

si raggiungevano livelli oltre il 40% . La riduzione della pressione promozionale è un segnale chiaro dell’avanzamento competitivo della MDD, che ha progressivamente ridimensionato il ruolo esclusivo delle marche industriali, rendendo il mercato più equilibrato.

Dal punto di vista assortimentale, il fatturato si concentra in alcuni segmenti

colare quella ripiena che, pur partendo da valori assoluti contenuti registra tassi di crescita molto elevati, prossimi al 50%.

La pasta ripiena mostra una forte concentrazione geografica nel Nord Italia (Area 1), dove la quota di consumo sfiora il 37% , risultando più che proporzionale rispetto al totale assortimento; a volume,

chiave: pasta fresca ripiena base carne, pasta fresca non ripiena (gnocchi), pasta fresca ripiena al prosciutto crudo e pasta fresca ripiena all’uovo rappresentano i quattro pilastri della categoria e generano una quota rilevante del valore complessivo. Accanto a questi, emergono nicchie ad altissimo potenziale, come la pasta fresca senza glutine, in parti-

tuttavia, l’incidenza dell’Area 1 si riduce, a causa di politiche di prezzo e di una pressione promozionale più competitiva nel Sud Italia, finalizzate a stimolare la domanda.

Analizzando i formati distributivi, la distribuzione delle vendite appare sostanzialmente allineata alle quote di mercato

generali della GDO: i supermercati guidano con una quota del 44,6% , seguiti dai discount al 21,7% , un’incidenza leggermente inferiore rispetto alla loro media complessiva ma comunque significativa.

La MDD all’interno della categoria

All’interno di questo scenario, il ruolo del-

la marca del distributore è ormai strutturale. La MDD pesa quasi il 40% delle vendite a valore della categoria, con picchi molto elevati nella pasta fresca non ripiena, dove raggiunge il 48,4%; nella pasta fresca ripiena l’incidenza è più contenuta, pari al 34,2% , soprattutto nei segmenti maggiormente presidiati da Rana, ma resta comunque su livelli molto alti. I trend della MDD risultano complessivamente in linea con quelli della categoria, con lievi differenze tra ripieno e non ripieno, ma senza scostamenti significativi.

Il dato più rilevante emerge osservando le vendite a volume, dove la quota MDD sale al 53% . Una forbice così ampia tra quota a valore e quota a volume evidenzia un differenziale di prezzo marcato rispetto alle grandi marche industriali e spiega la capacità della private label di generare volumi molto elevati. La pasta fresca si conferma quindi una delle categorie in cui la marca del distributore ha raggiunto una massa critica tale da influenzare in modo strutturale gli equilibri competitivi, riducendo il vantaggio storico dei brand leader e rafforzando il ruolo del retailer come protagonista del mercato.

REPORT GDO DATA PASTA FRESCA

Il Report Pasta Fresca analizza in modo integrato l’andamento delle vendite nella GDO italiana e le performance economicofinanziarie delle aziende produttrici, offrendo una lettura completa della categoria, dal punto vendita al conto economico.

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Evoluzione dei consumi di “Pasta Fresca” delle famiglie italiane

Analisi dei principali driver di acquisto della categoria

Indicazione dei trend evolutivi della categoria

Analisi delle performance finanziarie

delle aziende del comparto suddivise per classi di fatturato

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L’evoluzione del mercato globale

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Crescono volumi e private label nel mercato dei sughi pronti

Il comparto dei sughi pronti rappresenta un ambito di analisi particolarmente interessante, anche se il perimetro utilizzato dalle principali società di Big Data risulta coerente soprattutto dal punto di vista produttivo e meno aderente alla reale percezione del consumatore. Come più volte evidenziato da GDO News in analisi dedicate, restano infatti esclusi segmenti rilevanti come i sughi freschi e i sughi surgelati a base pesce, mentre vengono inclusi prodotti come ketchup e maionese, che nel contesto italiano svolgono una funzione d’uso differente rispetto ai sughi pronti per la pasta. Nonostante queste criticità di perimetrazione, il mercato così definito – che comprende sughi e salse pronte a base pomodoro, a base olio e pomodoro, maionese, ketchup e creme spalmabili salate – presenta dimensioni e dinamiche di assoluto rilievo.

Il valore complessivo del comparto supera 1,1 miliardi di euro, con un trend di crescita superiore al +2,5% a valore e un incremento dei volumi pari al +2,7%; anche le vendite a confezioni seguono un andamento analogo. L’inflazione risulta sostanzialmente assente, delineando una crescita reale della categoria. L’intensità promozionale media si colloca su livelli moderati, pari al 23,2% , un dato significativo se si considera che il riferimento industriale del comparto resta Barilla, azienda storicamente molto attiva sulle leve promozionali, ma che in questo contesto non spinge la categoria verso livelli estremi di pressione tattica.

Dal punto di vista dei segmenti, i sughi pronti a base pomodoro e olio rappresentano la componente principale e pesano circa il 30% del valore complessi-

vo. Il secondo segmento per importanza è la maionese, che secondo una lettura più orientata al consumatore meriterebbe un posizionamento analitico distinto,

dite risulta equilibrata e coerente con il totale grocery: l’Area 1 concentra il 32,6% delle vendite a valore, seguita dall’Area 2 con il 22,8% , dall’Area 3 con il 22,1%

seguita dai sughi pronti tipo pesto, che incidono per il 16,7% del totale. Completano il quadro le salse spalmabili vegetali, il ketchup e le altre salse, in un contesto assortimentale ampio ma piuttosto polarizzato.

La distribuzione territoriale delle ven-

e dall’Area 4 con il 22,5% . Analizzando i volumi, l’Area 4 cresce fino al 25,2% , mentre le altre aree mostrano una lieve flessione, segnale di una maggiore sensibilità al prezzo nel Sud Italia.

Per quanto riguarda i formati distributivi, i supermercati guidano la catego-

ria con una quota del 41,9% , seguiti dai discount , che raggiungono una quota prossima al 25% , un dato tutt’altro che marginale. Seguono i superstore con il 16,9% , i liberi servizi con il 9,7% e gli ipermercati con il 6,7% , confermando una buona penetrazione della categoria anche nei canali orientati alla convenienza.

La MDD all’interno della categoria

All’interno di questo scenario, la marca

del distributore ricopre un ruolo di primo piano. La quota MDD complessiva si attesta al 34,9% a valore, con una crescita allineata a quella della categoria (+2,7%). Il contributo più rilevante arriva dai sughi pronti e basi, dove la quota della private label sale al 35,6% , con un trend ancora più sostenuto (+3,4%) e un’intensità promozionale molto contenuta, a conferma di una strategia orientata più al prezzo continuativo che alla leva tattica.

Osservando le vendite a volume, la forza della MDD emerge in modo ancora più evidente: la quota complessiva raggiunge il 45,8% , evidenziando una forbice di prezzo significativa rispetto ai prodotti di marca industriale. Nei sughi pronti e basi, la quota MDD a volume sale ulteriormente al 46,6% , con un trend di crescita del +2% , sostanzialmente in linea con l’andamento complessivo del comparto. Il quadro che ne deriva è quello di una categoria in cui la marca del distributore ha raggiunto una massa critica importante, soprattutto in termini di volumi, pur continuando a convivere con brand industriali forti e ben strutturati.

REPORT GDO DATA Sughi, salse, condimenti

ll Report Sughi, salse, condimenti offre una fotografia completa del mercato, con un’analisi strutturata che ti permette di interpretare trend, performance e opportunità in un comparto che combina consumo quotidiano, innovazione e crescente pressione competitiva.

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Analisi dei principali driver di acquisto della categoria

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Discount protagonisti e MDD oltre il 56% dei volumi nei surgelati

Il comparto dei surgelati ha raggiunto una fase di piena maturità dopo anni di riflessioni, trasformazioni strutturali e anche critiche rivolte alla grande distribuzione. Oggi i numeri confermano in modo netto questo passaggio: il mercato dei surgelati in Italia vale circa 3,8 miliardi di euro, con una crescita a valore del +2,9% e un incremento ancora più sostenuto a volume (+3,6%), per un totale di circa 2,8 miliardi di chili venduti. Anche le vendite a confezioni mostrano una dinamica positiva (+4,2%), a conferma di un comparto tornato a crescere in modo strutturale.

Dopo gli anni della crisi energetica, durante i quali i surgelati avevano registra-

to forti incrementi inflattivi, la categoria è stata l’ultima tra quelle cresciute in quel periodo a entrare in una fase di normalizzazione. Oggi i prezzi risultano stabilizzati, con un contesto di leggerissima deflazione, e un’intensità promozionale che si colloca leggermente al di sotto della media del totale assortimento, pari al 26,4% delle vendite in promozione. Un segnale di equilibrio raggiunto, sia sul fronte dei prezzi sia su quello delle leve commerciali.

La categoria dei surgelati è per sua natura molto complessa: l’unico vero elemento comune è la catena del freddo, mentre i singoli segmenti presentano logiche di consumo e dinamiche competitive molto differenti. Il segmento più rilevante resta quello dei surgelati vegetali naturali e della frutta, che sviluppa

circa 1 miliardo di euro di fatturato, con una crescita a valore del +2,3% . Segue il pesce surgelato naturale, che genera circa 800 milioni di euro e mostra un trend ancora più dinamico (+3,6%). Le

è l’evoluzione territoriale dei consumi: uno dei limiti storici dei surgelati, tradizionalmente più diffusi nel Nord Italia, appare ormai superato. Negli ultimi anni la crescita delle Aree 3 e 4 è stata molto

pizze surgelate si avvicinano ai 500 milioni di euro, con una crescita del +3% , mentre i piatti pronti surgelati superano i 400 milioni di euro, seguiti da una lunga coda di sottocategorie minori ma sempre più specializzate.

Anche sul fronte dei volumi, l’andamento è positivo e coerente con la crescita a valore. Particolarmente interessante

rilevante, segno di una diffusione culturale ormai nazionale. In questo processo, un ruolo determinante è stato svolto dai discount , che hanno contribuito in modo significativo all’ampliamento della base di consumo.

La lettura per formato distributivo conferma questa trasformazione. A valore, i supermercati restano il primo canale

con il 38,5% delle vendite, ma i discount seguono da vicino con una quota del 31% . Il sorpasso avviene a volume, dove i discount diventano leader con il 38,4% , contro il 34,7% dei supermercati. I surgelati si configurano quindi come una delle categorie più strategiche per il canale discount, sia in termini di rotazione sia di posizionamento prezzo.

La MDD all’interno della categoria

In questo contesto, la marca del distributore gioca un ruolo assolutamente centrale. La quota MDD a valore raggiunge il 47,8% sull’intera categoria, con livelli molto elevati in numerosi segmenti: 43,1% nelle pizze, 51,9% nei vegetali naturali e frutta, 51,8% nei piatti pronti, 50% nel pesce naturale. Si tratta di

un presidio trasversale, che coinvolge sia produttori nazionali sia grandi operatori internazionali.

Osservando le vendite a volume, la forza della MDD emerge in modo ancora più evidente: la quota sale al 56,4% , con un differenziale di quasi 9 punti rispetto al valore. Questo scarto segnala una forbice di prezzo significativa rispetto ai brand industriali e conferma il ruolo della marca del distributore come leva fondamentale di accessibilità e convenienza. I surgelati si configurano così come uno dei territori più favorevoli alla MDD, ma soprattutto come una categoria ormai pienamente matura, diffusa in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale e articolata in una pluralità di segmenti solidi e in crescita.

REPORT GDO DATA SURGELATI

Nella GDO i surgelati sono una categoria strategica per ampiezza dell’offerta, versatilità e capacità di rispondere ai nuovi bisogni dei consumatori. Comprendere le dinamiche di consumo, i canali più performanti e le strategie industriali è fondamentale per competere efficacemente a scaffale.

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Evoluzione dei consumi di “Surgelati” delle famiglie italiane Analisi dei principali driver di acquisto della categoria

Indicazione dei trend evolutivi della categoria

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L’evoluzione del mercato globale e quote di mercato internazionali

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Yogurt: Skyr e funzionali trainano le vendite. Volumi in forte aumento e MDD protagonista

Il comparto degli yogurt si conferma una delle categorie più interessanti e dinamiche del largo consumo, nonché una delle poche ad aver intrapreso negli ultimi anni una vera e propria rivoluzione strutturale. Una trasformazione tutt’altro che scontata, se si considera un contesto generale caratterizzato da una rete di punti vendita sostanzialmente stabile, una popolazione in lieve calo e una capacità di spesa mediamente sotto pressione. In questo scenario, crescere a ritmi sostenuti significa aver intercettato in modo efficace nuove esigenze del

consumatore, e lo yogurt rappresenta uno dei casi più emblematici.

Nel 2025 la categoria registra una crescita a valore superiore al +4% , mentre a volume supera il +5%; ancora più marcato l’incremento delle vendite a confezioni (+6%). Si tratta di una crescita non inflattiva, anzi, con un’inflazione media leggermente negativa, elemento che conferma una dinamica di sviluppo

reale, trainata dall’evoluzione dell’offerta e dei consumi. Anche la pressione promozionale resta contenuta, attestando-

si al 23,1% , un livello coerente con una categoria che cresce più per contenuto e posizionamento che per leva tattica.

bicompartimentale supera i 200 milioni di euro, pesa quasi il 10% del totale ma mostra una crescita più contenuta (+1,5%), mentre i sostitutivi dello yogurt restano su valori assoluti più ridotti (64 milioni di euro), pur registrando un trend interessante (+4,6%).

Le dinamiche risultano ancora più evidenti osservando i volumi: lo skyr cresce del +22,1% , mentre lo yogurt funzionale segna un +6,6% , confermando un netto spostamento delle abitudini di consumo verso prodotti legati a sport, benessere e nutrizione evoluta. Una trasformazione che ha restituito vitalità a una categoria che in passato appariva matura e

Analizzando i segmenti, emerge con chiarezza il cambiamento in atto. Lo yogurt intero, storico pilastro della categoria, pesa ancora poco meno del 30% delle vendite, ma cresce solo dell’ 1,5% , ben al di sotto della media complessiva (+4,3%). A trainare il mercato sono invece i segmenti a maggiore contenuto funzionale e salutistico. Lo skyr registra una crescita a valore del +17% , raggiunge 430 milioni di euro e conquista una quota del 20,7% , affermandosi come uno dei principali motori della categoria. Anche lo yogurt funzionale continua a crescere (+4,1%) e rappresenta ormai il 25,9% del mercato.

Accanto a questi segmenti, lo yogurt

fortemente sbilanciata sullo yogurt tradizionale.

Dal punto di vista territoriale, la distribuzione delle vendite appare estremamente equilibrata, sia a valore sia a volume, segnale di una diffusione omogenea dei nuovi modelli di consumo su tutto il territorio nazionale. Anche l’analisi per formato distributivo restituisce indicazioni interessanti: i supermercati detengono una quota del 45,4% , leggermente superiore alla loro media, ma i discount mostrano un ruolo tutt’altro che marginale, con una quota del 21,4% e soprattutto un trend di crescita del +6,2% , superiore a quello dei supermercati (circa +5%). Positivo anche l’andamento dei superstore, che crescono del +4,9% e rappresentano il 16,9% delle vendite.

La MDD all’interno della categoria

In questo contesto, la marca del distributore gioca un ruolo rilevante ma differenziato per segmento. Nel complesso, la quota MDD nel mondo yogurt e similari si attesta al 33,2% , ma è nello skyr che la private label esprime il massimo potenziale: qui la MDD cresce del +25,8% e raggiunge una quota del 48,4% a va-

lore. Diversa la situazione nello yogurt funzionale, dove, pur a fronte di una crescita MDD del +12,2% , la quota resta più contenuta (21,7%), segno di una maggiore forza dei brand industriali. Lo yogurt intero presenta una quota MDD del 33,6% , con una crescita moderata (+3,4%).

A volume, la forza della marca del distributore emerge in modo ancora più netto: la quota complessiva sale al 40,9% , con lo yogurt intero che raggiunge il 42,4% (pur con trend contenuti) e lo skyr che arriva addirittura al 56,4% dei volumi, sostenuto da una crescita MDD del +32,2% . Anche il funzionale mostra una quota MDD a volume del 27,8% , con un trend positivo del +12,1% .

Nel complesso, lo yogurt si conferma una categoria estremamente dinamica, capace di crescere in un contesto complesso grazie all’innovazione di prodotto, all’evoluzione dei bisogni del consumatore e a un equilibrio competitivo in cui la marca del distributore, soprattutto nei segmenti emergenti, gioca un ruolo sempre più strategico.

REPORT GDO DATA

YOGURT E SIMILARI

Tra le categorie più dinamiche del comparto lattiero-caseario, lo yogurt si conferma una presenza quotidiana nel carrello degli italiani. Un segmento articolato con performance in evoluzione, spinte dal successo della Marca del Distributore e da una differenziazione sempre più marcata tra canali e aree geografiche.

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Ranking delle aziende per classi di fatturato

Quote di mercato delle aziende del comparto per classi di fatturato

• Evoluzione del fatturato del comparto per classi di fatturato

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Dalla revisione delle categorie allo scouting: come Coop costruisce la sua MDD

Dopo un triennio di profondo ridisegno dell’offerta a marchio, Coop Italia entra in una fase di consolidamento evolutivo della propria Marca del Distributore, orientata meno alla rivoluzione delle architetture e più a un affinamento continuo delle categorie. Un lavoro puntuale che mette al centro monitoraggio delle performance, ottimizzazione e capacità di leggere in anticipo le trasformazioni dei consumi.

A raccontare questo passaggio è Alessia Liguori, Responsabile Prodotto a Marchio della Direzione Grocery di Coop Italia, che sottolinea come oggi il focus sia “su un monitoraggio costante delle performance per ottimizzare le categorie esistenti, intervenendo con aggiustamenti mirati”. Gli ambiti di intervento

sono molteplici e trasversali: dalle ricette ai formati, dalle formulazioni al packaging, inteso come leva strategica non solo di differenziazione ma anche di sostenibilità.

Sul fronte food, l’attenzione resta alta sull’innovazione di ricetta, con l’obiettivo di coniugare valori, gusto e ingredienti in linea con i trend emergenti, “dalle proteine vegetali ai sapori etnici”, per rispondere a una domanda influenzata da cambiamenti demografici e nuovi stili di vita. Parallelamente, nel mondo non food, in particolare beauty e home care, il lavoro riguarda le formulazioni, con la ricerca di nuove profumazioni e attivi capaci di intercettare mercati in continua evoluzione.

Grande attenzione viene riservata anche ai formati, sempre più “intelligenti e ottimizzati”, con un focus sulle porzioni, e al packaging, considerato uno strumento chiave per raccontare il prodotto, renderlo più leggibile e contribuire in modo concreto a “costruire un futuro più sostenibile”.

Lo sviluppo della MDD Coop si fonda inoltre su un’attività di scouting strutturata e continuativa, che non viene legata a singole finestre temporali ma rappresenta un metodo di lavoro consolidato. La ricerca di nuovi partner produttivi riguarda sia il mercato italiano sia quello internazionale, soprattutto nei contesti in cui la dimensione estera costi-

tuisce un fattore competitivo. Allo stesso tempo, Coop è fortemente impegnata nel preservare e rafforzare le relazioni con i fornitori strategici, con cui costruisce percorsi di miglioramento continuo e reciproco. Il focus resta sulle aree in cui la marca privata può generare maggior valore, dal presidio delle linee core allo sviluppo di quelle a più alto contenuto di innovazione, qualità e sostenibilità.

Dal punto di vista del consumatore, i progetti per il 2026 puntano a rendere l’assortimento sempre più aderente alle nuove sensibilità, lavorando in modo integrato su salute, sostenibilità, qualità e convenienza. “L’obiettivo è qualificare e rendere l’offerta più leggibile”, spiega Liguori. Questo si traduce in ricettazioni nutrizionalmente più equilibrate, maggiore trasparenza informativa e aggiornamento delle linee più specifiche con claim funzionali, prodotti plant-based e soluzioni ready to cook, pensate per offrire risposte pratiche alla vita quotidiana senza rinunciare ai valori fondanti di Coop, dalla sicurezza alla responsabilità lungo tutta la filiera.

Anche la selezione dei fornitori risponde a un modello strutturato, che bilancia performance industriali, capacità di innovazione e affidabilità del servizio. Centrale è l’analisi del rischio, insieme

all’adesione a un codice etico condiviso. Coop adotta inoltre una logica di accompagnamento dei fornitori, investendo in audit e KPI comuni, con l’obiettivo di “elevare ulteriormente i già alti standard Coop” attraverso un percorso di crescita condivisa.

La centralità della Marca del Distributore emerge anche dai numeri: oggi la MDD Coop supera il 40% di incidenza a quantità sul totale delle vendite. Un dato che conferma il ruolo strategico della marca privata, su cui l’insegna continua a investire per rafforzarne non solo il peso quantitativo, ma soprattutto l’equity, la capacità di innovazione e la sintonia con un mercato in costante evoluzione.

Conad e la MDD come piattaforma strategica tra benessere, sostenibilità e servizio

Nel disegno strategico di Conad, la Marca del Distributore continua a rappresentare molto più di una leva assortimentale: è uno strumento identitario, un motore di innovazione e uno spazio di relazione strutturata con il cliente e il sistema produttivo. Una visione che orienta lo sviluppo delle gamme e che trova in Marca un momento di sintesi e confronto con il mercato.

A delineare le direttrici di questo percorso è Alessandra Corsi, Direttrice Marketing dell’Offerta e MDD di Conad, che individua nella MDD “il cuore pulsante della nostra strategia, motore di innovazione, qualità e fidelizzazione”. I progetti che Conad porterà a Marca 2026 si muovono lungo cinque direttrici chiave: convenienza con elevati standard qualitativi, benessere inteso in senso olistico, sostenibilità e naturalità lungo l’intera filiera, praticità come servizio al consumatore e una dimensione premium legata alla scoperta e alla gratificazione. Un perimetro chiaro che, come sottolinea Corsi, “rappresenta il terreno ideale per presentare un assortimento capace di esprimere la nostra identità e anticipare i bisogni del consumatore”.

La fiera rappresenta per Conad sia il punto di arrivo di percorsi già avviati sia uno spazio aperto allo scouting. Una parte rilevante delle novità nasce infatti da collaborazioni di lungo periodo con fornitori storici, molte delle quali superano gli otto anni di relazione, spesso con pic-

cole e medie imprese italiane. Rapporti che consentono stabilità e crescita condivisa, soprattutto nei progetti a maggiore contenuto di sviluppo. Allo stesso tempo, resta costante l’attenzione verso nuovi partner: “siamo alla continua ricerca di realtà capaci di portare qualità, valore aggiunto, soluzioni innovative e un approccio sostenibile e flessibile”.

La scelta del fornitore avviene attraverso un processo rigoroso che valuta capacità innovativa, qualità, sostenibilità, solidità economica e volontà di collaborare attivamente, condividendo valori ESG.

Guardando al 2026, l’innovazione di prodotto interesserà in modo trasversale più aree dell’offerta. Nell’health & wellness, il brand Piacersi continuerà a crescere per rispondere a un bisogno di benesse-

re olistico con nuove referenze che avranno benefici mirati al supporto dell’equilibrio intestinale, della massa muscolare, del sistema immunitario e delle funzioni cognitive sviluppate , “sempre con un’attenzione al gusto e alla praticità ”. Nel plant-based, l’intervento riguarda ricette e formulazioni, con l’obiettivo di ridurre le liste ingredienti e migliorare il profilo organolettico, rendendo la proposta più accessibile e piacevole anche per un pubblico non esclusivamente vegetariano o vegano.

Sul fronte premium, le linee Sapori&Dintorni e Sapori&Idee continueranno a distinguersi per la valorizzazione del territorio, le materie prime ricercate, gli abbinamenti innovativi e le nuove esperienze di gusto, rafforzando una proposta orientata alla scoperta e all’eccellenza. Nei freschissimi e nel ready-to-eat, invece, l’evoluzione passa dall’ampliamento delle soluzioni ad alto contenuto di servizio, dai piatti veloci alle soluzioni complete per chi vive ritmi intensi e cerca risposte immediate ma affidabili.

Alla base di tutti i progetti resta una visione fortemente consumer-centrica, in cui innovazione, sostenibilità e accessibilità procedono in modo integrato. “Al centro della strategia di sviluppo della

nostra Marca del Distributore c’è una visione orientata ai bisogni del consumatore, all’innovazione continua e ai principi ESG ”, ribadisce Corsi. In questo quadro, il brand Piacersi interpreta il benessere come stile di vita, mentre il plant-based intercetta anche la crescente fascia dei consumatori flexitariani. La sostenibilità attraversa ogni progetto, con filiere tracciabili, packaging a basso impatto e un impegno concreto nella riduzione delle emissioni di CO₂ lungo tutta la catena del valore.

Anche nella valutazione dei partner produttivi, Conad privilegia una logica di lungo periodo. L’obiettivo è instaurare rapporti di mutua crescita con fornitori affidabili, dotati di capacità industriale e di un mindset orientato all’innovazione, in grado di garantire rapidità di esecuzione e time-to-market. Qualità certificata e sostenibilità restano valori non negoziabili, insieme alla coerenza valoriale e all’affidabilità produttiva.

I numeri prospettici non vengono anticipati, ma il percorso delineato conferma l’ambizione di Conad di rafforzare ulteriormente il ruolo strategico della Marca del Distributore, rendendola sempre più uno spazio di sintesi tra valore, identità e risposta evoluta ai bisogni del consumatore.

Dalla convenienza al ready-to-eat: come Crai ridisegna la sua Marca del Distributore

Nel percorso di evoluzione della Marca del Distributore, CRAI sta costruendo una strategia che guarda oltre la semplice estensione di gamma e punta a ridefinire il ruolo della MDD come leva strutturale di posizionamento, relazione con il consumatore e dialogo con l’industria. Una strategia che prende forma attraverso progetti concreti, scelte assortimentali mirate e un crescente livello di specializzazione.

A guidare questo percorso è Pietro Poltronieri, Direttore MDD di CRAI, che individua nella prossima edizione di Marca un momento chiave di racconto e confronto con il mercato. Tra i progetti più rappresentativi c’è il lancio di Larancio, nuova linea pensata per presidiare in modo organico il segmento della convenienza. Con circa 150 referenze, dal food al non food, Larancio amplia la copertura del primo prezzo all’interno dell’assortimento, con l’obiettivo di intercettare una domanda sempre più sensibile al valore senza rinunciare agli standard qualitativi dell’insegna.

Marca resta, per CRAI, un passaggio strategico non solo per presentare le novità, ma anche per misurare il proprio percorso rispetto all’evoluzione del mercato. Alcuni progetti sono già stati avviati con fornitori consolidati, ma la fiera continua a rappresentare un osservatorio privilegiato per lo scouting e l’innovazione.

«Marca è un appuntamento fisso nelle nostre agende, fondamentale per ottenere una visione allargata degli scenari

e dei trend più importanti del settore», sottolinea Poltronieri, evidenziando il valore del confronto diretto con i produttori e con le loro proposte industriali.

Guardando al 2026, una parte significativa dello sviluppo MDD si concentrerà sul mondo del freschissimo, in particolare carne e ortofrutta, categorie in cui CRAI individua margini di crescita ancora rilevanti. Qui l’innovazione passa attraverso la revisione di ricette, formati e packaging, con un’attenzione crescente alla freschezza, alla qualità e alla provenienza delle materie prime. A questo si affianca il rafforzamento dell’area salutistica, con il lancio di una nuova linea senza glutine composta da oltre 30 referenze certificate AIC , pensata per rispondere in modo puntuale alle esigenze dei consumatori celiaci e intolleranti.

Il biennio 2026–2027 sarà inoltre caratterizzato da un importante lavoro di rebranding del segmento mainstream, con l’obiettivo di rinnovare l’immagine delle linee più diffuse e migliorarne la leggibilità a scaffale. Parallelamente, CRAI sta ripensando la segmentazione del mondo salutistico per renderlo più coerente con le diverse esigenze di consumo e con le tendenze emergenti, dai prodotti free from alle soluzioni funzionali. Un percorso che apre spazi di collaborazione con nuovi partner produttivi, chiamati a contribuire allo sviluppo di referenze sempre più mirate.

In questo quadro si inserisce anche l’integrazione tra la MDD e CRAIGO! , il format convenience dell’insegna pensato per i contesti urbani e i ritmi contemporanei. «Lavoreremo per un assortimento di Marca del Distributore perfettamente consono a tale modello», spiega Poltronieri, indicando come prioritari i

segmenti dell’acquisto d’impulso e del ready-to-eat , sempre più centrali nelle scelte quotidiane dei consumatori.

La selezione dei fornitori resta un passaggio chiave della strategia MDD. CRAI ricerca partner solidi e affidabili, ma anche capaci di flessibilità e di co-creazione. L’obiettivo è costruire relazioni di lungo periodo basate su un vero lavoro progettuale condiviso, che includa ricerca, sviluppo e innovazione. La sostenibilità, dalla gestione dei processi produttivi alla qualità delle materie prime, fino alla valorizzazione dei territori, è parte integrante dei criteri di valutazione.

Con oltre 3.000 referenze attive, la Marca del Distributore rappresenta oggi una componente strutturale dell’assortimento CRAI, capace di coprire tutte le principali fasce di consumo, dal mainstream al premium. Dopo una crescita di oltre 1,5 punti percentuali nel 2025, che ha portato la quota MDD al 23,5% a valore e al 28% a volume sul totale LCC, l’obiettivo per il 2026 è proseguire su questa traiettoria, rafforzando ulteriormente il peso strategico della MDD all’interno del modello CRAI.

Tuttigiorni, il laboratorio EDLP

con cui Crai ripensa MDD e modello di vendita

Nel percorso di trasformazione di CRAI, il format Tuttigiorni rappresenta oggi uno degli esperimenti più avanzati e osservati. Non solo un nuovo modello di punto vendita, ma un banco di prova per ripensare struttura dei costi, ruolo della Marca del Distributore e relazione con l’industria in un contesto di pressione inflattiva e crescente attenzione al prezzo da parte dei consumatori.

A descriverne il perimetro è Roberto Comolli, Direttore Generale Food 5.0 di CRAI, che inquadra Tuttigiorni come un progetto costruito attorno a una

scelta netta: l’Every Day Low Price puro. Un modello che elimina la leva promozionale tradizionale e punta sull’efficienza operativa per garantire prezzi bassi tutto l’anno. Una differenza sostanziale rispetto ad altri modelli discount o ibridi presenti sul mercato, e anche rispetto alla prossimità storica dell’insegna.

All’interno di Tuttigiorni, la Marca del Distributore assume un ruolo centrale e strutturale. La quota MDD pesa in media il 43–44% del carrello, con punte che arrivano al 60–65%, diventando un pilastro sia in termini di marginalità sia di differenziazione dell’offerta. L’assortimento è volutamente ridotto e altamente selezionato, pensato per semplificare l’esperienza d’acquisto, ridurre l’eccesso di scelta e ottimizzare i costi logistici. Anche la relazione con l’industria di marca è impostata in modo selettivo, limitata ai prodotti essenziali e costruita su logiche di prezzo tipiche dell’industria stessa. “In questo senso noi di CRAI siamo pionieri ”, sottolinea Comolli.

Tuttigiorni viene definito come un supermercato ibrido, che integra dimensione fisica e social e-commerce in un’esperienza omnicanale fluida. Un modello di nuova generazione che combina convenienza costante, innovazione digitale e costruzione di una community, con un assortimento fortemente focalizzato sulla MDD. Un ecosistema retail pensato per intercettare nuovi comportamen-

ti di consumo e una clientela sempre più sensibile alla trasparenza del prezzo.

Dal punto di vista strategico, Tuttigiorni si colloca oggi in una fase di sperimentazione avanzata. Attualmente sono 12 i punti vendita attivi, con un piano di sviluppo che prevede l’apertura di altri 30–40 negozi nel prossimo anno. I format sono differenziati per adattarsi alle specificità territoriali, ma condividono lo stesso impianto di base. Se i risultati confermeranno robustezza e scalabilità, Tuttigiorni potrebbe diventare il nuovo baricentro strategico di CRAI, affiancando – e in parte riequilibrando – il modello storico della prossimità tradizionale, che resta un asset distintivo dell’insegna.

In questo contesto, l’Every Day Low Price non viene letto come una tattica difensiva o territoriale, ma come una scelta strategica valida a prescindere dal con-

testo competitivo locale. “È un format di vendita che consente lo sviluppo delle MDD, offrendo una proposta di valore consistente e aumentando il livello di fidelizzazione del cliente verso il nostro brand ”, spiega Comolli. Una visione che rafforza il legame tra politica di prezzo, marca privata e identità dell’insegna.

Se chiamato a sintetizzare il ruolo di Tuttigiorni nel futuro di CRAI, Comolli non sceglie una sola definizione. “Tutte e tre”, risponde, riferendosi all’idea di laboratorio, acceleratore di cambiamento e possibile modello di convergenza futura. Tuttigiorni stimola infatti la trasformazione dell’intera rete CRAI, influenzando logiche assortimentali, modelli operativi e approccio alla MDD, con l’obiettivo di guidare l’evoluzione verso un ecosistema retail più moderno e coerente con la complessità del mercato italiano.

La MDD come architettura di valore: l’evoluzione del modello Selex

Nel percorso di evoluzione della propria Marca del Distributore, il Gruppo Selex si prepara a presentare a Marca 2026 una visione sempre più strutturata e sistemica, capace di integrare visione industriale, conoscenza del consumatore e presidio delle categorie. I pilastri su cui si articolerà la proposta sono chiari: benessere, servizio, innovazione, alto di gamma e risparmio, temi trasversali che guideranno lo sviluppo delle marche e degli assortimenti nel corso del prossimo anno.

« Sono direttrici che attraversano in modo diverso le categorie e le nostre marche del distributore», spiega Luca Vaccaro, direttore marche commerciali del Gruppo Selex. « Accanto a nuovi sviluppi, porteremo avanti anche

progetti di rilancio di categorie già presidiate, con adeguamenti di gamma, restyling grafici e un’attenzione crescente ai temi della sostenibilità».

A Marca 2026 sarà presente l’intera struttura che lavora sulla Marca del Distributore: dai buyer alla Ricerca & Sviluppo, dall’Assicurazione Qualità al Marketing, fino alla Direzione Generale. Una partecipazione corale che conferma il ruolo centrale della MDD nelle strategie del Gruppo.

«Per noi Marca è prima di tutto un momento di lavoro», sottolinea Vaccaro. «La presenza di tutte le funzioni coinvolte sulla MDD ci consente di affrontare la fiera in modo operativo, con confronti concreti sui progetti in corso e su quelli futuri».

La manifestazione rappresenta infatti per Selex un’occasione sia di continuità sia di scouting. Accanto ai fornitori storici, con cui sono già attivi progetti strutturati, la fiera diventa un contesto privilegiato per individuare nuovi partner, in particolare sui fronti dell’innovazione.

«In alcuni casi lavoreremo con partner con cui collaboriamo da tempo, in altri cercheremo nuove realtà, soprattutto sui progetti più innovativi», precisa Vaccaro. «Marca resta un appuntamento fondamentale sia per lo scouting sia per il dialogo con i fornitori attuali: due giorni di lavoro intensi e proficui».

Guardando al 2026, l’evoluzione della Marca del Distributore interesserà in

modo significativo alcune aree strategiche. È previsto l’ampliamento dell’offerta salutistica, della linea senza glutine e dei prodotti senza l’impiego di proteine animali, in risposta a una domanda sempre più attenta agli aspetti nutrizionali.

« Amplieremo in modo importante queste linee, che intercettano esigenze ormai strutturali nei consumi», spiega Vaccaro. « Allo stesso tempo continueremo a investire sulla linea premium, soprattutto attraverso le tipicità regionali, valorizzando la profonda conoscenza del territorio che caratterizza le nostre Imprese Associate».

ambiti, dagli imballaggi alle certificazioni, fino alla tutela delle condizioni di lavoro lungo la filiera».

Anche il comparto vini sarà oggetto di un intervento rilevante. «La linea subirà un profondo restyling, con un’immagine più moderna», aggiunge Vaccaro, «coerente con il posizionamento che vogliamo rafforzare».

L’innovazione di prodotto continuerà a rappresentare un driver centrale, sostenuta dalla credibilità e dalla fiducia che i consumatori stanno riconoscendo alle marche Selex negli ultimi anni.

«La fiducia conquistata ci permette di spingere maggiormente sull’innovazione», osserva Vaccaro. «I nostri progetti rispondono ai cambiamenti negli stili di vita: più attenzione alla salute, maggiore servizio per chi ha poco tempo da dedicare alla cucina e un’offerta adeguata nelle categorie più sensibili al prezzo».

Tutti i progetti MDD del Gruppo sono inoltre vincolati a regole di ingaggio precise in tema di sostenibilità. «È un percorso che abbiamo avviato già nel 2020 », ricorda Vaccaro, «e che riguarda diversi

Nella selezione dei fornitori per i progetti 2026–2027, il Gruppo Selex conferma un approccio orientato alla partnership di lungo periodo, evitando logiche di asta.

«Privilegiamo rapporti duraturi», sottolinea Vaccaro. «La scelta del fornitore si basa su qualità del prodotto, condizioni commerciali sostenibili, capacità di servire in modo capillare tutti i nostri Soci – isole comprese – con minimi d’ordine e tempi di consegna coerenti con le categorie, oltre naturalmente alle certificazioni e ai requisiti di sostenibilità».

Per la fine del 2026, la numerica assortimentale delle Marche del Distributore del Gruppo Selex si attesterà intorno alle 8.400 referenze, articolate su marchi differenti in funzione delle insegne.

«In alcune Imprese Associate l’incidenza della MDD sulle categorie è già vicina al 30%», conclude Vaccaro. « Sono risultati molto importanti, perché la Marca del Distributore è una leva fondamentale di successo per le insegne: deve essere unica, qualitativa, economicamente sostenibile e soprattutto capace di creare fedeltà».

Dal discount al premium: come il Gruppo Arena articola la sua MDD

Nel percorso di sviluppo della Marca del Distributore, il Gruppo Arena ha costruito una strategia capace di muoversi su più registri, adattandosi ai diversi canali presidiati e ai differenti bisogni di consumo. Un modello che combina in modo strutturale convenienza e qualità e che trova applicazione nelle insegne Decò e SuperConveniente, mantenendo una forte coerenza industriale e commerciale.

A delinearne i contorni è Dario Marchì, Responsabile MDD del Gruppo Arena, che definisce chiaramente l’impostazione della private label: “la strategia di Private Label del Gruppo Arena per i canali Decò e SuperConveniente si fon-

da su un binomio inscindibile: massima convenienza e qualità garantita”. Un approccio che si traduce in un portafoglio che supera le 3.000 referenze e che consente al gruppo di “presidiare il mercato con precisione chirurgica”.

La declinazione della MDD varia in funzione del canale. Su Decò, l’offerta conta circa 1.800 prodotti a marchio Decò e Gastronauta, quest’ultimo posizionato nel segmento alto di gamma e pensato per intercettare una domanda più orientata alla qualità e alla gratificazione. Su SuperConveniente, invece, il perimetro supera le 1.500 referenze, tra prodotti già a scaffale e nuove introduzioni con brand di fantasia, sviluppate con “prez-

zi allineati ai benchmark dei discount”, per rispondere in modo competitivo a un consumatore fortemente sensibile al prezzo.

I risultati confermano la solidità del modello. La MDD del Gruppo Arena esprime una quota di mercato del 24% , superiore alla media nazionale del 22%, ed è presente in tutte le categorie merceologiche. In alcuni segmenti, il marchio del distributore raggiunge “picchi di leadership quantitativa che arrivano fino al 60%”, diventando il principale punto di riferimento per il consumatore.

Guardando al biennio 2026–2027, la roadmap di sviluppo prevede l’ingresso in categorie oggi non presidiate, come infusi, oral care, frutta secca e cioccolato, insieme a un rafforzamento deciso dell’area benessere. Sono previsti lanci dedicati ai segmenti Bio, Proteico, Senza Glutine e Senza Lattosio, pensati per rispondere a una domanda

sempre più orientata alla salute e alla consapevolezza. A supporto di queste novità, il packaging assume un ruolo centrale, con soluzioni distintive e sostenibili. “Innovazione e responsabilità ambientale sono i pilastri su cui costruiamo il packaging del futuro”, sottolinea Marchì.

Il 2026 segnerà inoltre la conferma e lo sviluppo di Terre di Arena, il brand premium che porta il nome della proprietà. Una linea che valorizza “una selezione esclusiva di eccellenze realizzate con materie prime e fornitori 100% siciliani”, rafforzando il legame identitario tra il Gruppo Arena e il proprio territorio. Un progetto che unisce posizionamento premium, filiera locale e valore simbolico, e che contribuisce a rendere la MDD non solo una leva di convenienza, ma anche uno strumento di racconto e differenziazione.

La MDD come progetto ad alto contenuto industriale: la visione

Inalpi

Nel percorso di sviluppo della Marca del Distributore, Inalpi si presenta a Marca 2026 come un partner industriale strutturato e affidabile, in grado di garantire qualità costante, sicurezza alimentare e continuità di fornitura. Un posizionamento che si fonda su elementi distintivi chiari: una filiera corta e controllata del latte, processi certificati e una capacità produttiva che consente di gestire volumi importanti con flessibilità, rispondendo in modo puntuale alle esigenze della distribuzione moderna.

«Il nostro obiettivo è essere percepiti come un partner strategico orientato al servizio», sottolinea Inalpi. «La filiera corta e controllata ci permette di garantire tracciabilità e standard qualitativi elevati, elementi oggi centrali per i buyer che operano nella Marca del Distributore».

Novità di prodotto e sviluppo dell’offerta MDD

A Marca 2026 Inalpi presenterà alcune novità di prodotto coerenti con questa visione. In primo piano il Mascarpone Latterie Inalpi, proposto nei formati da 500 e 250 grammi, pensato per rispondere alle esigenze di un consumatore sempre più attento alla qualità delle materie prime e alla versatilità in cucina, sia in ambito domestico sia professionale.

Accanto a questa referenza, Inalpi presenterà le Fettine al Parmigiano Reggiano, ampliamento della linea Gourmet:

un prodotto che unisce praticità e valore della tradizione italiana, valorizzando un ingrediente iconico e riconosciuto a livello internazionale.

«Entrambe le novità riflettono il nostro impegno nello sviluppo di soluzioni che coniughino gusto, qualità e innovazione», evidenzia l’azienda, «in linea con le richieste della distribuzione moderna e dei progetti MDD».

Leve competitive, organizzazione e servizio

Le principali leve competitive messe a disposizione dei retailer sono riconducibili alla qualità della materia prima, alla gestione della filiera e al servizio. Il Mascarpone rappresenta un esempio concreto di questa filosofia: nasce dalla valorizzazione della panna e si distingue per

cremosità e profilo organolettico riconoscibile, offrendo ai retailer un elemento di differenziazione a scaffale.

«La qualità è il punto di partenza imprescindibile», sottolinea Inalpi. « A questo si affianca una gestione attenta della filiera che ci consente di assicurare tracciabilità, affidabilità e continuità nelle forniture, oltre a un servizio flessibile e collaborativo».

Il rafforzamento della struttura organizzativa passa attraverso InLab Solutions, il centro R&D di Inalpi, che non si limita al controllo qualità ma rappresenta il motore dello sviluppo di nuovi prodotti, processi e progetti spesso pionieristici. Negli ultimi cinque anni, l’azienda ha inoltre investito in modo significativo nell’automazione della linea dedicata alle fettine, migliorando qualità, continuità produttiva e flessibilità del confezionamento, rendendo le soluzioni altamente personalizzabili in base alle esigenze dei clienti.

Sostenibilità e visione futura della Marca del Distributore

La sostenibilità rappresenta un asse strategico di lungo periodo per Inalpi. L’azienda ha avviato un percorso strutturato che include la certificazione Carbon e Water Footprint di stabilimento, con l’obiettivo di ridurre progressivamente gli impatti ambientali e ottimizzare i processi produttivi.

Particolarmente rilevante il progetto di recupero e riutilizzo dell’acqua, che punta a una capacità di recupero di oltre un milione di metri cubi all’anno, fino all’obiettivo di un sistema industriale a ciclo chiuso.

«La sostenibilità per noi è un percorso concreto, misurabile e integrato nel modello industriale», afferma Inalpi.

Guardando ai prossimi tre anni, l’azienda vede la Marca del Distributore come una prestazione ad alto valore aggiunto, lontana dalle logiche di primo prezzo. «La nostra visione è condividere con il cliente un percorso che valorizzi materia prima, ricettazione e processi», conclude Inalpi. «Flessibilità produttiva, personalizzazione dell’offerta ed efficienza di filiera saranno competenze decisive per l’industria che vuole essere partner credibile della distribuzione».

Quando la specializzazione diventa leva competitiva: il modello Vallefiorita

Vallefiorita si presenta a Marca 2026 con un messaggio chiaro rivolto ai buyer della distribuzione moderna: essere un partner industriale solido, affidabile e flessibile, capace di garantire qualità costante, sicurezza alimentare e un elevato livello di personalizzazione nei prodotti da forno.

« A Marca vogliamo ribadire la nostra identità di partner MDD specializzato nel bakery, in grado di affiancare le insegne non solo sul prodotto ma anche sul progetto», afferma Andrea Minisci, direttore generale di Vallefiorita. «La nostra forza è saper coniugare competenza tecnica, continuità qualitativa e capacità di adattarci alle esigenze specifiche di ogni retailer». Un posizionamento che poggia su ele-

menti distintivi chiari: una profonda conoscenza delle ricette da forno tradizionali e funzionali, investimenti costanti in innovazione di processo e automazione e una forte focalizzazione sui prodotti da forno regionali italiani.

“Viaggi di Bontà”: la nuova linea che valorizza il bakery regionale

Tra le principali novità presentate in fiera spicca “Viaggi di Bontà”, il nuovo progetto dedicato ai prodotti da forno regionali italiani. Una linea che racconta il percorso che sta dietro ogni prodotto Vallefiorita: dalla selezione delle materie prime al saper fare artigianale, integrato con l’innovazione industriale, fino alla tavola del consumatore.

«Viaggi di Bontà nasce dall’idea di raccontare il valore che c’è dietro ogni nostro prodotto», spiega Minisci. «È un percorso che unisce tradizione e industria, con l’obiettivo di offrire al consumatore finale prodotti buoni, sicuri e coerenti con diversi momenti di consumo».

Il progetto si inserisce in una strategia più ampia che comprende anche l’evoluzione del packaging. « Stiamo lavorando su soluzioni più sostenibili e su formati pensati per rispondere alle esigenze di insegne e canali diversi», aggiunge il direttore generale. «Il packaging deve proteggere il prodotto, ma anche raccontarlo e conferirgli valore a scaffale».

Marca 2026 come piattaforma di sviluppo MDD ad alto valore

La partecipazione a Marca 2026 rappresenta per Vallefiorita un momento chiave di confronto con il mercato. L’obiettivo è consolidare le partnership esistenti e avviare nuovi progetti MDD ad alto valore aggiunto, presentando al contempo il progetto “Viaggi di Bontà” come leva di specializzazione competitiva. «Cerchiamo interlocutori con cui costruire progetti strutturati, non semplici forniture», sottolinea Minisci. «In particolare siamo interessati a retailer che vogliano sviluppare linee premium, funzionali o

con un elevato contenuto di innovazione nel comparto bakery ».

Vallefiorita si dichiara inoltre aperta a progetti di ampliamento di categoria, sia nel core business sia in segmenti adiacenti, privilegiando collaborazioni di medio-lungo periodo basate su una visione condivisa.

MDD e brand: una strategia complementare

La Marca del Distributore rappresenta oggi una quota significativa del fatturato aziendale e conferma il ruolo di Vallefiorita come partner industriale nel settore bakery. Tuttavia, la crescita della MDD procede in parallelo allo sviluppo dei brand proprietari.

«Non vediamo MDD e brand come percorsi alternativi», conclude Minisci. «Il nostro obiettivo è creare valore condiviso tra industria e distribuzione: è su questo equilibrio che costruiamo una crescita sostenibile e di lungo periodo».

Flessibilità produttiva come vantaggio competitivo: Fumaiolo a Marca 2026

Nel percorso di sviluppo della Marca del Distributore, Fumaiolo si presenta a Marca 2026 con l’obiettivo di rafforzare la propria riconoscibilità e il dialogo con i buyer della distribuzione moderna. La partecipazione alla fiera rappresenta un

momento chiave per valorizzare un modello produttivo fondato su qualità, personalizzazione e rispetto del territorio.

«Marca è per noi l’appuntamento annuale in cui raccontiamo i nostri prodotti ai buyer di settore», spiega l’azienda.

«È l’occasione per consolidare le partnership esistenti e creare nuove collaborazioni, mettendo in evidenza ciò che rende Fumaiolo un partner affidabile e flessibile».

Restyling di gamma e attenzione al packaging

Nel corso dell’ultimo anno Fumaiolo ha lavorato a un progetto di restyling dei packaging della linea di prodotti surgelati. Le novità riguardano in particolare i tortelli sulla lastra, il sugo di carne e i tortelloni, con l’obiettivo di rendere i prodotti facilmente riconoscibili a scaffale.

«Il restyling nasce dall’esigenza di comunicare meglio la qualità dei nostri prodotti», sottolinea Fumaiolo. «Vogliamo garantire al consumatore finale la migliore esperienza possibile, attraverso un packaging chiaro, comprensibile ed ecosostenibile».

Personalizzazione e servizio al retailer

Tra le principali leve competitive messe a disposizione dei retailer, Fumaiolo evidenzia la capacità di personalizzare l’offerta. L’azienda offre infatti la possibilità di modificare formati e ricette delle proprie referenze, sviluppando prodotti coerenti con le esigenze specifiche dei clienti.

«La personalizzazione del prodotto è uno degli aspetti su cui lavoriamo maggiormente», spiega l’azienda. «Il mercato food è in costante evoluzione e la competitività passa anche dalla capacità di adattarsi rapidamente alle nuove richieste dei consumatori».

Sul fronte organizzativo, Fumaiolo ha rafforzato la propria struttura sia in termini

di capitale umano sia di ricerca e sviluppo, avviando collaborazioni con laboratori esterni per ottimizzare le analisi e il controllo dei prodotti.

Sostenibilità, territorio e visione MDD

La sostenibilità rappresenta un valore fondante del mondo Fumaiolo, fortemente legato al rispetto del territorio. L’azienda utilizza ingredienti selezionati, 100% naturali e quanto più possibile locali, adottando il gelo come unico metodo di conservazione.

«La scelta del surgelato ci consente di evitare l’uso di conservanti o additivi», afferma l’azienda. «In questo modo realizziamo prodotti genuini, con una shelf-life molto lunga, riducendo al minimo gli sprechi alimentari».

La Marca del Distributore rappresenta oggi circa il 15% del fatturato complessivo di Fumaiolo. «Ci piacerebbe incrementare questo dato», conclude l’azienda, «pur restando consapevoli che la MDD non rappresenta il nostro core business, ma un ambito di sviluppo complementare e strategico».

Competenza industriale e flessibilità produttiva: il modello Comal per la MDD

Nel percorso di sviluppo della Marca del Distributore, Comal si presenta a Marca 2026 come un partner industriale solido, flessibile e orientato al lungo periodo, specializzato nello sviluppo di salumi cotti a MDD. Un posizionamento che poggia su oltre quarant’anni di esperienza nella produzione conto terzi, su una struttura produttiva moderna e su un know-how consolidato nello sviluppo di ricette personalizzate.

«Il messaggio che vogliamo trasmettere ai buyer è la nostra capacità di coniugare competenza produttiva, affidabilità dei processi e una visione industriale orientata all’efficienza», spiega l’azienda.

«Negli ultimi anni abbiamo investito sul-

le linee produttive per migliorare i processi e ottimizzare i costi, con l’obiettivo di garantire standard qualitativi costanti e competitività nel tempo».

Clean label e innovazione di packaging

La principale novità presentata a Marca 2026 è il consolidamento della gamma completa di Prosciutti Cotti senza zuccheri aggiunti, introdotta a partire dal 2024 e oggi pienamente integrata nell’offerta MDD. Un progetto nato da un importante lavoro di ricerca su ricette e processi, con l’obiettivo di offrire prodotti clean label capaci di mantenere gusto e qualità anche nelle linee entry level.

Accanto all’innovazione di prodotto, Comal sta testando nuove soluzioni di packaging monomateriale, progettate per essere riciclabili o facilmente smaltibili. L’obiettivo è arrivare progressivamente all’eliminazione dell’alluminio dai pack, mantenendo invariati standard di sicurezza, shelf life e performance a scaffale.

Marca 2026 come piattaforma di sviluppo MDD

La partecipazione a Marca 2026 è orientata al rafforzamento delle partnership già attive con la distribuzione moderna e all’avvio di nuovi dialoghi qualificati, sia sul mercato italiano sia in una prospettiva internazionale.

«Marca è l’occasione di confronto con quei buyer che vedono nella MDD uno strumento strategico di crescita», sottolinea l’azienda. «Oltre a consolidare la presenza sul territorio nazionale, uno degli obiettivi principali per il 2026 è l’incre-

mento delle vendite sui mercati esteri e il presidio di canali oggi ancora marginali ma strategici nel medio periodo».

Attualmente la Marca del Distributore rappresenta circa il 40% del fatturato aziendale, una quota che Comal intende sviluppare ulteriormente, mantenendo

al contempo un investimento costante sui propri brand, in una logica di crescita parallela e complementare.

Qualità, sicurezza e gestione del fresco

La costanza qualitativa e la shelf life sono garantite da una struttura produttiva altamente tecnologica, estesa su 15.000 metri quadrati completamente refrigerati. Ogni fase del processo è monitorata e analizzata, a partire dalla selezione della materia prima, acquistata esclusivamente da macelli certificati.

rafforzato da certificazioni come BRC e IFS, da procedure di sanificazione quotidiane e da una gestione rigorosa della catena del freddo, garantita anche nella fase di trasporto attraverso mezzi refrigerati dotati di rilevatori di temperatura.

Programmazione flessibile e continuità di fornitura

In un mercato caratterizzato da forti oscillazioni dei volumi, Comal gestisce la programmazione produttiva attraverso un modello flessibile, supportato da processi strutturati e da un dialogo costante con i clienti.

Su tutti i lotti vengono effettuate analisi approfondite e stress test, mentre i processi standardizzati consentono di mantenere costanti resa e qualità nel tempo. Il flusso produttivo è progettato secondo il principio dell’unica direzione “tutto avanti”, riducendo al minimo i rischi di contaminazione.

Il presidio della sicurezza alimentare è

Grazie a un ciclo produttivo rapido, compreso tra i 3 e i 5 giorni, l’azienda è in grado di reagire tempestivamente alle variazioni della domanda, riducendo sprechi e rotture di stock. L’esperienza maturata in oltre quarant’anni consente di mantenere volumi mensili stabili, necessari per le economie di scala, senza rinunciare all’agilità operativa.

Il fresco convenience come leva di categoria: l’approccio La Linea Verde

Nel percorso di evoluzione del reparto ortofrutta, La Linea Verde si presenta a Marca 2026 con una visione chiara: il fresco convenience rappresenta una leva strategica per lo sviluppo delle categorie e un ambito chiave anche per i progetti di Marca del Distributore. Un approccio che integra innovazione, responsabilità e sostenibilità lungo l’intera filiera.

«Il consumatore oggi cerca prodotti buoni, sicuri e veloci da utilizzare», spiega La Linea Verde. «Il reparto ortofrutta può evolvere da semplice spazio di acquisto di ingredienti a luogo dedicato a soluzioni pronte, complete e di qualità».

La presenza industriale e commerciale in gran parte d’Europa consente all’azienda di osservare da vicino l’evoluzione dei consumi e di intercettare con antici-

po trend legati alla praticità, alla qualità delle materie prime, alla semplicità delle ricette e all’attenzione verso l’impatto ambientale dei prodotti e dei processi.

Innovazione di categoria e nuove soluzioni di prodotto

Negli ultimi mesi La Linea Verde ha lavorato sull’evoluzione delle principali categorie, con un focus particolare sulle zuppe fresche. L’offerta è stata ampliata con nuove ricette e con l’introduzione del formato monoporzione, sempre più rilevante per nuclei familiari ridotti e per la riduzione degli sprechi alimentari.

«Le zuppe rappresentano per noi una categoria strategica», sottolinea l’azienda. « Abbiamo investito anche in comunicazione, con campagne TV e radio, e

in un restyling dei packaging per rendere più chiari i benefici di prodotto e rafforzarne la riconoscibilità a scaffale».

In fiera verranno inoltre presentate alcune novità in lancio nel 2026, tra cui la nuova linea di verdure pronte da cuocere SpadelliAMO: mix studiati per essere cucinati rapidamente in padella e pensati come contorni pratici, gustosi e di qualità.

«Non si tratta di semplici verdure fresche», precisa La Linea Verde. «Il progetto nasce per unire semplicità, piacere e un approccio più emozionale alla cucina quotidiana, con un packaging e un tono di comunicazione pensati anche per un pubblico più giovane».

Dati, servizio e comakership con il retail

Le leve competitive messe a disposizione dei retailer si fondano su tre pilastri: dati, innovazione e comunicazione, supportati da una filiera integrata e affidabile.

Attraverso collaborazioni con partner come Thimus e Fresh4cast, La Linea Verde analizza in profondità i comportamenti di acquisto e le dinamiche del reparto ortofrutta, condividendo le evidenze con i retailer per costruire decisioni più efficaci e orientate alla crescita.

«L’innovazione nasce sempre dai bisogni reali delle persone», spiega l’azienda.

«Quando prodotto, servizio e freschezza si combinano in modo coerente, la risposta del mercato è positiva. Serve però

spazio e tempo perché l’innovazione possa esprimere tutto il suo potenziale».

A supporto di questo percorso, una strategia di comunicazione multicanale – dalla TV al digital – accompagna il consumatore prima, durante e dopo la spesa, generando valore anche per il reparto ortofrutta e per i progetti MDD.

La visione MDD nei prossimi anni

Guardando ai prossimi tre anni, La Linea Verde vede la Marca del Distributore come un fattore sempre più rilevante per sostenere la crescita del mercato e sviluppare categorie che oggi esprimono un potenziale ancora parzialmente inespresso.

«Brand industriali e private label dovrebbero agire in modo complementare», afferma l’azienda, «contribuendo insieme ad ampliare il valore complessivo del mercato e a generare spesa incrementale».

Per i produttori, le competenze decisive saranno la capacità di leggere i dati e anticipare i bisogni del consumatore, una competenza industriale solida ma flessibile nella gestione del fresco convenience e la capacità di operare in una logica di vera partnership basata su condivisione di visione e obiettivi di lungo periodo.

Dalla gestione dei volumi alle referenze premium: l’approccio Pantaleo alla MDD

In un mercato oleario globale caratterizzato da forti instabilità climatiche e da una crescente volatilità dei prezzi, Nicola Pantaleo S.p.A. si presenta a Marca 2026 con un messaggio chiaro rivolto ai buyer della distribuzione moderna: garantire stabilità nella complessità. Un

posizionamento che qualifica l’azienda come partner industriale in grado di assicurare continuità di volumi, costanza qualitativa e affidabilità lungo tutta la filiera.

«Il nostro valore distintivo è la capacità di gestire la complessità del mercato oleario senza trasferirla sul retailer», spiega Nicola Pantaleo S.p.A. «Grazie a una supply chain diversificata e a una solida struttura industriale, siamo in grado di garantire scaffali sempre presidiati e prodotti coerenti nel tempo».

Blending, flessibilità produttiva e visione internazionale

L’expertise nel blending consente all’azienda di selezionare e armonizzare oli di diverse origini per mantenere inalterato il profilo organolettico delle Private Label durante tutto l’anno.

Gli impianti produttivi sono progettati per gestire con la stessa efficienza grandi formati promozionali e bottiglie premium di nicchia, permettendo al retailer di costruire un assortimento completo e coerente.

Il DNA internazionale, maturato servendo mercati come Stati Uniti e Giappone, viene oggi messo a disposizione anche della distribuzione italiana.

Innovazione di prodotto, packaging e trasparenza

Tra le novità presentate a Marca 2026 spicca la linea “Zero senza Pesticidi residui ”, che garantisce l’assenza totale di residui chimici, rispondendo alla crescente domanda di prodotti sicuri.

Accanto a questa proposta, l’azienda rilancia il format “Squeeze Me”, un packaging pratico e anti-spreco pensato per migliorare l’esperienza d’uso del consumatore.

Il progetto EVO a Filiera Tracciata offre infine una garanzia certificata dell’origi-

ne e del percorso qualitativo di ogni bottiglia.

Un approccio one-stop-shop per la categoria oli

Nicola Pantaleo si propone come unico interlocutore per la gestione dell’intera architettura di assortimento oli, dalle referenze mainstream fino alle linee premium DOP, IGP, Bio e 100% Italiano.

La Marca del Distributore rappresenta oggi la quota maggioritaria del fatturato aziendale ed è considerata il principale motore di crescita industriale.

Qualità, servizi e visione futura della MDD

Un sistema di controllo su più livelli, investimenti in tecnologia 4.0 e servizi a valore aggiunto consentono di garantire qualità costante, continuità produttiva e supporto completo al retailer.

Guardando ai prossimi anni, l’azienda vede una MDD sempre più orientata alla trasparenza, alla qualità certificata e alla costruzione di fiducia con il consumatore finale.

Co-sviluppo, servizio e affidabilità: il posizionamento MDD di Grissin

Bon

Nel panorama della Marca del Distributore, Grissin Bon si presenta a Marca 2026 come un partner industriale solido e flessibile, specializzato nello sviluppo di grissini e fette biscottate per la MDD. L’azienda porta in fiera una combinazione di tradizione produttiva, capacità di innovazione e forte orientamento al servizio, proponendosi non come semplice fornitore, ma come interlocutore strategico capace di affiancare il retailer in tutte le fasi del progetto.

«Il nostro valore aggiunto è la capacità di personalizzare ricette e confezionamenti, partendo dalle esigenze del buyer», sottolinea Grissin Bon. « Affianchiamo il cliente sin dalle fasi più embrionali del progetto, grazie a un team di ricerca e sviluppo altamente specializzato».

senta un asset storico per Grissin Bon. La private label vale circa il 40% a valore sul totale dei ricavi, sia nel comparto dei grissini sia in quello delle fette biscottate, con una presenza consolidata presso la quasi totalità della distribuzione italiana e alcuni importanti player esteri.

Accanto alla MDD, l’azienda continua a investire nello sviluppo dei propri brand, a partire dai Fagolosi, grissini ondulati con sale grosso in superficie, oggi leader di categoria. Nel tempo la gamma è stata ampliata con numerose varianti e con l’evoluzione in formato snack, i MiniFagolosi.

La produzione per conto terzi rappre -

Nel mondo delle fette biscottate, Grissin Bon punta su LeFrescheBiscottate, caratterizzate dalla monoporzione da quattro fette, che garantisce freschezza e riduzione degli sprechi. La gamma si è ulteriormente ampliata con referenze ad alto contenuto proteico e con la nuova Fetta Biscottata Salata, pensata come

Private label e sviluppo di gamma

alternativa al pane e soluzione versatile per tutti i momenti di consumo.

Servizio, qualità e personalizzazione per il retail

Le principali leve competitive messe a disposizione dei retailer riguardano la qualità delle materie prime, processi produttivi evoluti e un servizio orientato alla personalizzazione. Grissin Bon offre soluzioni di packaging flessibili, con linee in grado di gestire sia incarti flessibili sia astucci, valutando le esigenze del cliente anche in ottica di sostenibilità.

Particolare attenzione è riservata al salutismo, con lo sviluppo di referenze a basso contenuto di sale, prodotti proteici, grissini a basso contenuto di grassi e soluzioni fonte di iodio, in linea con le esigenze di un consumatore sempre più attento alla dieta.

Digitalizzazione, logistica e sostenibilità

Negli ultimi anni Grissin Bon ha investito in modo significativo nella digitalizzazione dei processi, adottando un sistema MES che consente il monitoraggio completo della produzione e una reportistica puntuale, rafforzando l’affidabilità nei confronti dei partner MDD.

Un passaggio strategico è stato il ritorno alla logistica interna, con l’apertura nel 2022 di un nuovo polo logistico a Campegine (RE). La struttura consente una gestione integrata delle operazioni, risposte rapide al mercato e un maggiore controllo del servizio, con soluzioni progettate anche in ottica di sostenibilità energetica e riduzione delle emissioni.

«Continueremo a investire in digitalizzazione, controllo qualità e monitoraggio dei consumi», conclude l’azienda. «Coerenza di servizio, qualità, innovazione continua e apertura verso pratiche sempre più sostenibili saranno i principi guida per rafforzare il nostro ruolo di partner della MDD italiana e internazionale».

Come MartinoRossi mette filiera, ricerca e flessibilità al servizio della MDD

Nel percorso di evoluzione della Marca del Distributore, MartinoRossi si presenta a Marca 2026 come un partner industriale strutturato e affidabile per lo sviluppo di progetti MDD nel mondo dei prodotti plant-based e proteici, senza glutine ed allergeni. Questo posizionamento è il risultato di un modello basato su una filiera integrata e tracciata, competenze agronomiche dirette e una forte capacità di co-sviluppo.

Il nostro principale elemento distintivo è il controllo diretto delle materie prime. Cereali e legumi sono coltivati all’interno di una filiera coordinata dai nostri agronomi, che garantisce qualità, sicurezza e continuità di fornitura. A questo si affianca una R&D interna strutturata e una

flessibilità produttiva che ci consente di sviluppare soluzioni clean label e competitive, sempre con una visione di partnership di lungo periodo.

Plant-based, clean label e innovazione di prodotto

A Marca 2026 MartinoRossi presenterà novità focalizzate sulle proteine vegetali, sviluppate per rispondere ai principali trend di mercato e alle crescenti aspettative dei consumatori in termini di funzionalità, etichette corte, qualità nutrizionale e semplicità delle formulazioni.

Le novità esposte si inseriscono pienamente nella nostra strategia MDD. Puntiamo a offrire ai partner progetti ad alto

valore aggiunto, personalizzabili e scalabili, supportati da competenze interne di Ricerca e Sviluppo, da un modello industriale flessibile e da una filiera integrata e controllata.

Questo approccio consente ai nostril partner di sviluppare line innovative ed affidabili, capaci di valorizzare I punti di forza della MDD nel segment plna-tbased, con prodotti che combinano qualità funzionale, sostenibilità e sicurezza lungo tutta la filiera in linea con le richieste attuali dei consumatori di oggi e di domani.

Marca 2026 come leva di sviluppo e scouting

La partecipazione a Marca 2026 risponde a un duplice obiettivo: rafforzare il dialogo con i partner MDD già attivi ed entrare in contatto con retailer che ancora non conoscono il potenziale di MartinoRossi nello sviluppo di categorie plant-based e senza allergeni.

Lavoriamo con un approccio strutturato e di medio-lungo period. Vogliamo costruire progetti MDD solidi, capaci di valorizzare la filiera e di integrare concretamente i temi della sostenibilità.

La Marca del Distributore rappresenta oggi un’area di sviluppo in forte crescita per MartinoRossi e riveste un ruolo strategico nel percorso dell’azienda, in una logica complementare allo sviluppo dei brand proprietary, rafforzando la capacità di offrire soluzioni innovative e competitive per il mercato proteico e plant-based.

Servizi a valore aggiunto e struttura organizzativa

Le principali leve competitive messe a

disposizione dei retailer si fondano su filiera integrata e innovazione. MartinoRossi è in grado di offrire un servizio completo, dal seme allo scaffale, trasformando cereali e legumi tracciati in soluzioni plant-based e senza glutine performanti e personalizzabili.

Negli ultimi anni l’azienda ha rafforzato la propria struttura organizzativa investendo nell’integrazione tra Ricerca e Sviluppo, controllo qualità e supply chain, per gestire con efficacia la crescente complessità dei progetti MDD e garantire ai partner risultati coerenti con gli standard più elevate di qualità e innovazione.

Tecnologia, sostenibilità e visione futura della MDD

Gli investimenti più significativi di MartinoRossi hanno riguardato l’innovazione dei processi produttivi, con particolare attenzione allo sviluppo delle proteine vegetali da filiera, attraverso processi 100% naturali, senza utilizzo di chimica né di acqua.

La sostenibilità è parte integrante del nostro modello industriale. Dalla coltivazione delle materie prime allo sviluppo del packaging, l’obiettivo è coniugare responsabilità ambientale, qualità del prodotto e solidità industriale.

Guardando ai prossimi tre anni, MartinoRossi vede la Marca del Distributore come una leva strategica sempre più orientata a categorie ad alto valore aggiunto, come il plant-based e il salutistico. In questo contest, qualità della filiera, R&D strutturata, flessibilità e capacità di co-sviluppo rappresenteranno le competenze decisive per costruire progetti MDD innovativi e sostenibili, capaci di creare valore per retailer e consumatori.

Dal tramezzino al kids food: come ParmaFood Group amplia il perimetro della MDD

Nel panorama della Marca del Distributore, ParmaFood Group si presenta a Marca 2026 come una delle realtà più dinamiche nel mondo del fresco e dell’ultrafresco, con un posizionamento costruito su innovazione di prodotto, competenze tecnologiche e una visione della MDD come ambito di collaborazione strutturata con la distribuzione.

«Vogliamo comunicare ai buyer che ParmaFood Group è oggi una delle realtà leader nel panorama italiano del largo consumo, in particolare nel mondo del fresco», spiega Igor Furlotti, direttore commerciale del Gruppo. «Mettiamo a disposizione della distribuzione un know how consolidato per costruire progetti di valore e partnership che vogliono durare nel tempo portando innovazione di prodotto e di modalità di consumo». Un portafoglio di novità trasversale alle categorie

ferenze gourmet e due referenze 100% vegetali.

Nel mondo delle salse fresche etniche, ParmaFood Group con il brand Fresche Idee presenta il Pico de Gallo, salsa mes-

Le novità presentate a Marca 2026 coprono un ampio spettro di categorie e intercettano alcuni dei principali trend di consumo. Nel segmento dei tramezzini con il brand Il Pagnotto debutta una linea 100% veg e una linea gourmet senza glutine, mentre nel comparto dei piatti pronti l’azienda introduce tre re -

sicana fresca a base di pomodoro e jalapeño, affiancata dalle vaschette Snack on the road, che abbinano le salse a prodotti da forno e aprono a nuovi momenti di consumo.

Elemento di forte discontinuità è l’ingresso in una nuova categoria dedicata al Kids Food, con piatti pronti, snack e prodotti di IV gamma pensati per bambini dai 3 ai 10 anni. «È una categoria vera

e propria, che nasce per rispondere a bisogni specifici e ancora poco presidiati», sottolinea Furlotti.

Marca 2026 come momento di confronto strategico

ParmaFood Group con i brand Terre Ducali, Fresche Idee, Il Pagnotto e Vegeluna opera già con la quasi totalità delle insegne italiane, spesso però con un portafoglio prodotti limitato. La presenza a Marca 2026 ha quindi l’obiettivo di rafforzare le relazioni esistenti e ampliare la collaborazione su nuove categorie e canali.

«Il nostro obiettivo è continuare a spingere sull’innovazione, come abbiamo fatto negli ultimi anni», afferma Furlotti. « A Marca incontreremo tutti i nostri clienti per condividere in modo strutturato i progetti del 2026».

Oggi la Marca del Distributore rappresenta circa il 50% del fatturato complessivo del gruppo. «Cerchiamo di mantenere un equilibrio tra marca industriale e MDD, gestendo in modo consapevole la coopetition con i nostri clienti distributori».

Il fresco come competenza industriale

Flessibilità, dinamicità e innovazione sono pilastri del DNA aziendale. ParmaFood Group, forte di una consolidata tradizione di famiglia dal 1964 vanta una lunga esperienza nel fresco e nell’ultrafresco, con una proposta che spazia dallo snack al piatto pronto e che punta su qualità e servizio.

«Il cibo sano e realmente fresco per noi fa la differenza», sottolinea Furlotti. «La nostra proposta è unica per varietà di gamma, qualità e capacità di rispondere alle esigenze quotidiane del consumatore».

Un elemento distintivo è rappresentato dalla pastorizzazione a freddo (HPP –High Pressure Processing). « Siamo stati pionieri di questa tecnologia nel mercato food italiano», spiega Furlotti. «L’HPP ci consente di offrire prodotti freschi, sicuri e distintivi, prolungandone la shelf life senza comprometterne la qualità».

Siamo il punto di riferimento nazionale per questa fantastica tecnologia anche per altre aziende del food.

In un mercato caratterizzato da forti oscillazioni giornaliere dei volumi, l’orga-

nizzazione produttiva resta centrale. «Il fresco lavora da sempre in logiche AXA o AXB, e per questo investiamo continuamente in servizio e struttura».

Struttura, servizi e sostenibilità

Le principali leve competitive messe a disposizione dei retailer sono tecnologia alimentare e innovazione di prodotto. A supporto dei progetti MDD, ParmaFood Group ha rafforzato una struttura in cui R&D, qualità e supply chain operano in modo integrato tra marca industriale e private label.

Un investimento chiave è il nuovo stabilimento produttivo di Traversetolo, dedicato a tramezzini, piatti pronti e spedizioni, progettato per concentrare il massimo livello tecnologico in ogni fase del processo. Dotato al suo interno di una ulteriore macchina HPP.

La sostenibilità viene affrontata in modo concreto. «Il nostro stabilimento principale non è collegato alla rete del gas metano», evidenzia Furlotti, «ma sfrutta il calore recuperato dagli impianti di refrigerazione». Inoltre, l’HPP contribuisce a ridurre gli sprechi grazie all’allungamento della vita commerciale dei prodotti.

La visione sulla MDD

Guardando ai prossimi tre anni, ParmaFood Group vede una Marca del Distributore destinata a crescere ulteriormente, sempre più centrale nelle strategie delle insegne.

«Comprendere l’evoluzione della MDD e stare al passo con questa tendenza», conclude Furlotti, « sarà un fattore determinante per il successo dell’industria, e noi questa sfida vogliamo vincerla».

FRESCHE IDEE è un marchio di parmafood.it SIAMO A MARCA 14-15 GENNAIO 2026 PAD. 29, STAND F/44-G/43

Quando la MDD del caffè richiede solidità industriale: il caso Covim

Nel percorso di crescita della Marca del Distributore nel comparto del caffè, Covim si presenta a Marca 2026 come un partner industriale strutturato, capace di coniugare qualità di prodotto, solidità organizzativa e un modello logistico evoluto. In un contesto di mercato caratterizzato da forte competizione e crescente complessità operativa, l’azienda si propone come interlocutore affidabile per i buyer della distribuzione moderna, orientato alla continuità di servizio e allo sviluppo di progetti MDD di medio-lungo periodo.

La partecipazione a Marca 2026 rappre -

senta per Covim un momento strategico di confronto con il retail, finalizzato sia al consolidamento delle relazioni già attive sia allo sviluppo di nuove collaborazioni, in Italia e all’estero. Un’occasione per presentare una proposta MDD sempre più completa, supportata da investimenti industriali significativi e da una struttura logistica progettata per garantire efficienza, flessibilità e rapidità di risposta.

Ampliamento di gamma e nuove opportunità di sviluppo

Sul fronte dell’offerta, Covim arriva a Marca 2026 forte di un importante ampliamento della propria capacità pro -

duttiva. Dopo l’estensione della torrefazione e la rivisitazione delle linee di caffè in grani, oggi disponibili nei formati da 250 g, 500 g, 1 kg e 3 kg, l’azienda ha registrato un crescente interesse da parte del retail.

Parallelamente, è stato ampliato lo spazio dedicato ai prodotti solubili, con nuove linee di produzione, e si rafforza il focus sullo sviluppo delle capsule compatibili.

Oggi la Marca del Distributore rappresenta circa il 35% del fatturato aziendale, con un obiettivo di crescita che punta al 50% del totale.

Le leve competitive: qualità, servizio e logistica

Le principali leve messe a disposizione dei retailer sono riconducibili a qualità del prodotto, servizio e logistica efficiente. Il cuore del modello operativo è rappresentato da un sistema logistico automatizzato.

Automazione e continuità produttiva

Gli investimenti più rilevanti degli ultimi anni riguardano la realizzazione di un magazzino automatizzato di circa 5.000 mq, dedicato alla pallettizzazione, allo stoccaggio e alla spedizione dell’intera produzione.

Sostenibilità e visione della MDD

Guardando ai prossimi tre anni, l’azienda vede una Marca del Distributore sempre più centrale nelle strategie del retail, in cui solidità industriale e affidabilità del servizio diventeranno fattori decisivi.

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