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GDONews Febbraio 2024

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ANNO II - FEBBRAIO 2024

GDO: AGGIORNAMENTO QUOTE DI MERCATO TUTTI PUBBLICATI GLI ULTIMI BILANCI DI ESERCIZIO, ECCO LE NUOVE QUOTE DI MERCATO DELLA GDO

LE PRESTAZIONI ECONOMICHE DEI PROTAGONISTI DELLA GDO DECINE DI RETAILER ANALIZZATI IN PROFONDITÀ. E’ CRISI NELLA STORICA DO? L’ANALISI

I DATI DI CHIUSURA 2023 DELLA GDO GRAZIE AL SUPPORTO DI NIQ E CIRCANA UN AMPIO STUDIO SUI DATI DI CHIUSURA DI UN ANNO DIFFICILE

ECORNATURASI’ EVOLUZIONE DI UN MODELLO DI BUSINESS PARTICOLARE. ANALISI E DATI

Speciale

Salumi

• Calo dei profitti del comparto. E’ crisi? • Analisi consumi interni ed evoluzione export • Benchmark: messi a confronto i grandi attori del settore

Speciale

IN COLLABORAZIONE CON

Conserve

• L’inflazione è alta ma i volumi delle vendite non ne risentono • I supermercati meglio dei discount • Lotta tra MDD e Grandi Marche nelle conserve animali


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GDOnews | Febbraio 2024

SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO


SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO

MEZZOGIORNO IN TAVOLA GDOnews | Febbraio 2024

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QUOTE DI MERCATO GDO

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10 14 16 22 24 28

Selex sarà il prossimo leader di mercato? Le nuove quote delle centrali La rinascita di Finiper La profonda trasformazione in atto riscrive la storia della GDO Conad e Selex non sono più i Re dei supermercati Il sud è leader nel format Discount ma il nord est cresce di più La GDO cresce grazie ai discount ma le redditività migliori sono dei superstore

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RISULTATI 2022

Conad Nord Ovest Sogegross ErcorNaturaSì Il Gigante (Rialto Spa) Migross, 3A, Realco, Ama Crai, Coal, Supercentro, Isa Spa, CDS, Consorzio Europa ed Etruria Retail Todis e Prix Quality Ergon Maiora e Apulia Distribuzione AZ, Cedi Marche e F.lli Ibba

30 35 37 38 42 46 48 50 52

54

VENDITE

NIQ: L’anno 2023 si chiude in positivo a volume e valore. I Discount guadagnano quote Circana: recupero in extremis dei discount. La pressione promozionale prosegue la sua risalita

54 58

Speciale Salumi

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Speciale Conserve

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GDONews è una rivista edita da PR Italia srl, via Emilia All’Angelo 3, Reggio Emilia, registrata presso Tribunale di La Spezia n° 1037/20. La riproduzione di illustrazioni o testi pubblicati nella rivista online o negli e.book è riservata e non può avvenire senza espressa autorizzazione dell’editore. Direttore responsabile

Redazione

Alessandro Grasso Peroni

Andrea Meneghini, Letizia Berciotti, Massimo Schiraldi, Benedetto Marchese, Marina Lombardi

Direttore editoriale Andrea Meneghini

Responsabile di redazione Letizia Berciotti

Contatti Redazione: T. +39 051 082 87 98 E: redazione@gdonews.it Pubblicità: E: commerciale@gdonews.it

GDOnews Redazione YouTube Facebook X


EDITORIALE

Rimpiangeremo Covid, inflazione e caos internazionale Di Andrea Meneghini In un clima sociale ed economico nazionale molto complicato, gli anni che vanno dal 2020 sino alla fine del 2023 saranno ricordati –

per molto tempo – come

periodo decisamente positivo per la Grande Distribuzione alimentare italiana. Di fatto la pandemia ha dapprima favorito notevolmente la gdo di vicinato a danno del cosiddetto out-of-home, immediatamente dopo, e per diverso tempo, l’inflazione non ha fatto altro che spingere verso l’alto i ricavi agevolando una buona parte del mercato. Le conseguenze sono note: i prezzi dei discount sono cresciuti di più rispetto a quelli dei supermercati tradizionali, ma cifra annua, e di un calo dei volumi che non il consumatore li ha premiati lo stesso è mai arrivato nemmeno al -4%, insomma perchè esistono soglie di tolleranza che la GDO ha beneficiato della situazione, – evidentemente – le Grandi Marche l’industria di produzione un pò meno. Per dare un quadro più chiaro è però

Industriali hanno oltrepassato.

Va detto che il recente ritorno in positivo necessario spiegare che non tutti delle vendite a volume (fonte Circana) hanno goduto della situazione che si è sicuramente una buona notizia, ma si

sta concludendo: i negozi di estremo

faccia attenzione e domandiamoci:

vicinato ad esempio, le superette, dopo il Covid hanno perso volumi di vendita ed

PER IL RETAILER È MEGLIO UN REGIME incrementato i loro ricavi, ma spesso ben al DI BASSA INFLAZIONE E VOLUMI IN di sotto dei valori inflattivi. Però, ad essere POSITIVO OPPURE IL CONTRARIO?

onesti, questo risultato è accaduto perchè doveva accadere (a prescindere da tutto): il

generale vicinato deve ripensare al suo modello di è preferibile l’inflazione, i numeri ci business ed accettare che il mercato e la raccontano di crescite vicine alla doppia sua offerta stanno cambiando, con o senza La

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risposta

è

semplice:

in

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E’ pur vero che alcune importanti aziende miliardi di euro, in crescita del 6% sull’anno retail hanno gestito con difficoltà l’arma precedente. esempio In pratica il 35% del fatturato gdo non Esselunga, in un primo momento, aveva è soggetto alle logiche delle Centrali o dei

prezzi

al

pubblico:

per

deciso di assorbire una parte importante Supercentrali acquisti. Non è poco. degli incrementi dei listini sperando di Lidl è cresciuta di quasi il 14%, MD del venire premiata dal consumatore, ma così

EDITORIALE

le Centrali e Supercentrali è stato pari a 47

inflazione.

12%, Eurospin del 10,5%, Selex del 10%,

non è stato ed alla fine ha presentato un Coop Italia – VèGè – Esselunga con valori bilancio diverso dai precedenti a fine 2022. inferiori al 6,5% che è la media nazionale Non è la sola: sono diverse le imprese retail, (quote di mercato GDO perimetro mass anche eccellenti, che hanno sofferto la market retail alimentare, bilanci 2022 competitività nel 2022 salvo poi recuperare

inclusi affiliati, esclusi i cash&carry). Solo

(lo vedremo nei prossimi bilanci) nel 2023.

C3 e Pam (incluso In’s) hanno avuto

Per contro, chi ha saputo modulare bene i

incrementi a doppia cifra, il resto è dietro.

prezzi riversando gli incrementi delle Grandi

Abbiamo vissuto venti anni con una

Marche Industriali e combattendo

la

costante crescita di 1-2% senza sussulti,

convenienza con una MDD competitiva,

per poi “navigare a vista” per oltre tre

ha poi prodotti bilanci positivi con forti anni a causa di vari eventi internazionali congiunturali, però in fin dei conti la gdo incrementi delle vendite. Insomma, questi sono stati anni di sicuri

italiana è passata da 95 miliardi a circa

incrementi dei ricavi per quasi tutti i

115 in poco tempo, ed il 2023 non è ancora

protagonisti del mondo retail, ma anche

conteggiato.

di contrazione dei margini (seppur in

Anni d’oro che sono destinati a finire, si

positivo) per chi non ha saputo costruire

torna alla normalità; a dicembre 2023 –

strategie adeguate ad un mercato che sta ultimo dato – il mercato è cresciuto del 4,3% (perimetro NIQ)/ 4,5% (perimetro Circana), cambiando. GDONews ha dedicato, a tal proposito, tre

il dato di incremento più basso da quasi

articoli (Articolo 1, Articolo 2, Articolo 3)

due anni, tenendo presente che la scorsa

con un focus specifico sull’evoluzione della estate si viaggiava su valori doppi e già in GDO attraverso un profondo studio – che calo rispetto al principio di anno. proseguirà anche nelle prossime settimane

Il futuro potrebbe essere simile al recente

– sul cambio delle quote di mercato.

passato, a quel pre-Covid quando l’allora

discount Presidente di Coop Italia Marco Pedroni crescono di più della media del mercato metteva tutti in allarme sul pericolo Qualche

dato:

Selex

ed

i

e più di Conad che è in linea sulla media.

deflazione.

I discount hanno realizzato 26 miliardi

Viviamo anni di grosse incertezze e nessuno

di euro di fatturato (bilanci 2022) alle è disposto a mettere la mano nel fuoco per vendite, nella loro somma tra affiliati e ulteriori venti anni di bassa inflazione, ma negozi diretti. Il fatturato – incluso quello

non sarà facile tornare ad abituarsi alla non

dei negozi di convenienza appena citati –

crescita. Finirà che rimpiangeremo tutto

che non è coperto dalle negoziazioni con questo caos. GDOnews | Febbraio 2024

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EDITORIALE

Marca by BolognaFiere edizione 2024: ecco cosa è successo Di Andrea Meneghini Si è appena conclusa la ventesima edizione di Marca by BolognaFiere, con numeri record: oltre 1.100 espositori, 24 insegne della distribuzione, 7 padiglioni su 26.000 metri quadrati di superficie netta e più di 250 buyer provenienti da oltre 30 paesi, e tanto tanto pubblico. Un record assoluto che trova una logica in base a ciò che il mercato della grande distribuzione sta esprimendo nell’ultimo anno e mezzo. Le difficoltà delle grandi marche sono evidenti e l’abbassamento dei prezzi dell’assortimento dolciario di Barilla (incredibile!) ne sono una prova eccellente. Peraltro, per ironia della sorte, la comunicazione della notizia è arrivata nel primo giorno della fiera della Marca del Distributore, cosa non voluta ma decisamente ironica. Il vento in poppa delle marche commerciali si è tradotto in una fiera dai numeri straordinari, un grande pubblico affluente da tutte le parti d’Italia, con una grossa partecipazione della grande distribuzione italiana e con un’offerta davvero amplia di imprese di produzione. Oggi come mai la GDO cerca soluzioni per allargare la sua offerta di MDD e per trovare maggiori relazioni con i fornitori. Ci sono diverse curiosità che hanno colpito chi scrive. La presentazione del progetto AltaSfera Italia, con Pippo Cannillo i colleghi di Ergon e con l’entrata di Centro Cash del gruppo Ibba con la presenta del suo Ad, Giorgio Annis (tra il pubblico anche Gian Giacomo Ibba). La nuova compagine sociale Altasfera Italia conterà adesso 21 Cash&Carry, con un’ampia e diffusa copertura in Sardegna, nel Centro Sud Italia e una presenza nelle province di

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Modena e Ferrara dove opera il nuovo partner Market Ingross S.r.l.. L’obiettivo dichiarato è diventare il punto di riferimento dei Cash&Carry a livello nazionale, alternativo a Metro ed alle imprese di Selex. Giorgio Annis ha aggiunto che ci sono oltre 80 miliardi di fatturato potenziale da conquistare (sono circa 5 quelli realizzati attualmente dal segmento di mercato) con molte opportunità da cogliere. L’argomento è quantomai interessante e probabilmente in un prossimo futuro gli dedicheremo qualche articolo, perchè anche noi siamo convinti che quel potenziale esiste davvero, ma come arrivarci non è facile, e forse le soluzioni che abbiamo ascoltato non bastano per un mercato così complesso. Un’altra curiosità viene dai soliti confronti tecnici che chi scrive ha avuto con i protagonisti della grande distribuzione. Si registra un entusiasmo generale per i risultati raggiunti, importanti progetti di crescita che escono dal cassetto, un entusiasmo che aveva davvero voglia di essere raccontato, salvo trovare un uccello del malaugurio (il sottoscritto) che non ci ha pensato due volte nel mettere tutti in allarme. Il periodo della fortuna sfacciata, che la GDO vive dal Covid in avanti, è finito. Dal 2024 – se non succedono altri “casini” – si torna ad inflazione zero e temo che per qualche retailer (più di uno e forse più di dieci) questo potrebbe significare mancata crescita e grosse tensioni di bilancio. Se il prossimo anno alla fiera vedrò ancora tanti sorrisi e tanti progetti, significa che mi sarò sbagliato. Lo spero. Diversi retailer hanno parlato di ritardi nella consegna delle merci da parte dei fornitori per la crescita della loro produzione a causa

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EDITORIALE dell’incremento dei clienti e del business. Stiamo parlando di aziende protagoniste da sempre nel segmento delle MDD, non siamo nell’alveo delle multinazionali. Questo non è uno scherzo. Vengono i brividi a pensare ad aziende retail con altissime rotazioni (e referenze concentrate) che rimangono senza merce per giorni o settimane. Vale a dire: se è vero che la MDD ha acquisito punti di quota di mercato (che si traduce in qualche miliardo di euro di incremento di fatturato e di volumi), dall’altro lato questo genera stress nella catena della produzione, perchè non sono moltissime le imprese del segmento che sono organizzate per produzioni davvero rilevanti. Altra curiosità è stata la presenza di molti espositori che sono stati distribuiti in padiglioni dove la presenza della GDO era meno rilevante (oppure quella che c’era aveva meno peso di altre) e qui, onestamente, il pubblico era decisamente inferiore. Per la prima volta in molti anni – si detto – due giorni di fiera sono pochi alla luce di tutta questa offerta. Ma come? Ma la PLMA di Amsterdam ne conta ancora di più e dura due giorni. E’ vero, ma noi siamo italiani; ad Amsterdam

– Fiera davvero internazionale – un retailer si siede allo stand, e dopo le presentazioni di rito si parla di prodotti e prezzi. A Bologna ci si conosce più o meno tutti, dentro uno stand si possono trascorrere ore. In due giorni può capitare di visitare una centesima parte degli stand presenti. Arrivo a scrivere che – forse – da noi la presenza del Retailer come espositore fa sì che non sia questo che visiti e si sieda presso gli espositori dei fornitori, ma accada esattamente l’opposto. Davanti agli stand delle varie Centrali della GDO c’era uno stuolo di fornitori che si sperticavano in complimenti verso i retailer per lo stand, per i loro prodotti, per i loro marchi ed il loro successo appena raggiunto sul mercato. Anche qualche giornalista è arrivato a sperticarsi alla stessa stregua degli agenti plurimandatari delle imprese di produzione. Insomma Marca by BolognaFiere è un evento che quest’anno ha ottenuto brillanti risultati, viaggia con il vento del mercato in poppa ed ora ha la possibilità di attrarre anche più budget delle imprese che, forse, potrebbero pensare di investire di più per un evento in cui ci sono davvero tutti (gli italiani).

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SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO 10

Selex sarà il prossimo leader di

mercato?La rivoluzione delle quote in GDO con i discount

che tallonano Esselunga Le quote di mercato appena pubblicate da Istituto Georetail Italia SRL e consegnate a GDONews in esclusiva parlano chiaro: i cambiamenti in atto sono inesorabili e definitivi. In Italia non esiste un leader, siamo in regime di co-leadership. La forte crescita dei discount minaccia storici caposaldi come Esselunga. Ultimo, ma non tale per importanza, le difficoltà delle Centrali che presidiano il vicinato, schiave di un modello da ripensare, le superette. Ecco le nuove quote di mercato della GDO Gli ultimi anni stanno costituendo, per il retail ma non solo, una grandissima sfida. Non a caso, un recente speciale realizzato dalla CNBC ha mostrato come anche oltre oceano, negli Stati Uniti, ci siano delle criticità che hanno portato alle dimissioni di moltissimi amministratori delegati. Se pensiamo all’inflazione, alla scarsa disponibilità di alcune materie prime, all’aumento dei costi energetici, all’avvento dell’intelligenza artificiale, alla sempre

maggiore competizione che fanno, alle formule di vendita convenzionali, tutti i formati di convenienza, oltre alle varie modalità in cui l’e-commerce scava quote di mercato, ci rendiamo conto di quanto “tenere la barra dritta” possa risultare più complicato del solito. Tutto ciò si palesa anche in terra italiana dove, lentamente ma inesorabilmente, la trasformazione delle logiche del mass market retail procede. E’ una lenta

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SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO


SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO 12

rivoluzione iniziata oltre dieci anni fa, in data approssimativa ma configurabile attorno alla crisi economica determinata dallo scandalo Lehman&Brothers, che ha subìto una netta accelerazione dal Covid-19 in avanti. Le quote di mercato appena pubblicate da Istituto Georetail Italia e consegnate a GDONews in esclusiva parlano chiaro: i cambiamenti in atto sono inesorabili e definitivi. L’ufficio studi di Istituto Georetail Italia ha analizzato oltre 11 mila bilanci legati al mass market retail, dai Cedi a tutti gli affiliati società di capitali; ha unito quelle società legate da vincolo di affiliazione o da associazione, ha depurato i bilanci dei centri logistici del fatturato derivante dalle vendite agli stessi soci/affiliati aggiungendo però i ricavi di questi, uno per uno. Un lavoro mastodontico che consegna al mercato le sue quote nella maniera più fedele possibile (tecnicamente)*. Le risultanze parlano chiaro: in Italia non esiste un leader, oramai si può iniziare a parlare di co-leadership. Non solo: esistono centrali che avanzano nel fatturato ed altre

che retrocedono (magari alla ricerca dei risanamenti dei bilanci), ma soprattutto è da mettere in evidenza la forte crescita dei discount. Ultimo, ma non tale per importanza, le difficoltà delle Centrali che presidiano il vicinato, schiave di un modello, le superette, che non può più limitarsi a rappresentare il supermercato in miniatura del passato. Detto ciò, andiamo a commentare grazie, appunto, al supporto dell’Istituto GeoRetail Italia, i dati relativi alla variazione delle quote di mercato di super centrali, centrali e gruppi [CONTINUA] L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER LE TUE ESIGENZE

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SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO 14

La rinascita di Finiper: ecco i

numeri che la separano dal mercato di riferimento. Unes invece scende

Gli Ipermercati sono in crisi? A vedere le prestazioni del gruppo Iper Montebello si direbbe di no. L’azienda negli ultimi anni ha venduto quella parte di rete che la rendeva poco produttiva, rimanendo nella gestione di quelli le cui prestazioni erano soddisfacenti. Ha anche aperto un grande centro commerciale nella zona est di Milano ed i risultati sono davvero interessanti. Se prima del Covid-19, che non si può dire abbia aiutato il format Ipermercati, le sorti del gruppo Finiper si sorreggevano più su Unes, che cresceva di fatturato e di utili, rispetto a Iper Montebello in costante difficoltà di margini, oggi la situazione è completamente differente. Di recente abbiamo scritto un articolo in cui si analizzavano i risultati del gruppo comparati con un altro protagonista nel settore Ipermercati (Pam-Panorama) e si metteva in evidenza le sorti opposte delle due organizzazioni: l’azienda veneta con il format Ipermercati in difficoltà e con i discount che crescono e producono ottimi margini,

Finiper che vede il format supermercati everyday-low-price in difficoltà e con gli Ipermercati tornati a grandi prestazioni. In questo vogliamo entrare nel merito delle prestazioni commerciali di Iper Montebello e di Unes, ovvero del fatturato e delle redditività per metro quadrato. Inoltre, data la brillantezza di Iper Montebello, si sono analizzate le prestazioni dei punti vendita (22 unità) e messe a confronto con il resto del mercato di riferimento. Finiper nel 2022 ha raggiunto un fatturato totale di 2,7 miliardi incrementando del 6,4% l’andamento del gruppo che l’anno precedente si era fermato a 2,5 miliardi. Al suo interno l’organizzazione ha registrato andamenti decisamente diversi a seconda dei formati di vendita. Nel dettaglio, Iper Montebello [CONTINUA]

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DOVE NASCONO GRANDI BONTÀ

Da un grande sogno nasce GranTerre come riferimento delle eccellenze gastronomiche italiane di salumi e formaggi stagionati. GranTerre è il tagliere delle grandi bontà, espressione di diverse regioni e territori, ciascuna custode delle proprie tipicità, delle proprie eccellenze. Tutto il saper fare e la specializzazione tramandati nel tempo da Parmareggio, Gran Tenerone, Teneroni, Senfter e LiberaMente si ritrovano uniti in GranTerre. www.granterre.it GDOnews | Febbraio 2024

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Aggiornate le quote di mercato nei formati di vendita: la profonda trasformazione in atto riscrive la storia della GDO La GDO è in trasformazione: dalle diverse interpretazioni che le insegne danno la Libero Servizio, alla forte battaglia che si consuma nei grandi supermercati, sino alla differente impostazione dei mini ipermercati rispetto ai più grandi. Mai come oggi il mercato è stato così vario e differente. E le quote di mercato sui singoli formati di vendita, in effetti, si aggiornano, anche grazie alla forte inflazione. Gli ultimi anni, in totale discontinuità dal anche nella GDO i leader, per rimanere primo ventennio del secolo, ci hanno portato “in sella”, debbono studiare attentamente in una dimensione di potenziale shifting i mercati ed operare abbandonando, in dominance, ovvero anni in cui l’avvento

parte, le logiche del passato.

di nuova tecnologia (vedi l’intelligenza Dopo anni di staticità oggi ci troviamo in artificiale o i negozi autonomi), l’evoluzione

un mercato liquido, l’incertezza si trasforma

e modernizzazione dei modelli di business

in opportunità se si legge la situazione dal

(vedi discount) e il rafforzamento di player

giusto punto di vista, e non è un caso se

locali (es. distribuzione regionale) hanno alcune insegne battono la ritirata ed altre portato il quadro complessivo ad essere sono sulla cresta dell’onda. Va da sè che dal molto dinamico e, dunque, in tale scenario, 2012 ad oggi ci troviamo davanti ad uno

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Una specialità per ogni gusto.

Non solo Mozzarella di Bufala Campana DOP, ma anche Mascarpone, Ricotta e Burrata.

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scenario completamente differente.

fotografia riporta uno stato dell’essere che

In tale contesto, però, l’inflazione ha è fondamentale per dare una certa identità giocato un ruolo fondamentale, ancor più alle centrali di acquisto. incisivo del Covid, almeno nella lettura delle I cinquecento ed oltre fornitori che ogni anno rinnovano i contratti nazionali hanno

quote di mercato.

L’obiettivo di questo articolo è quello di l’obbligo di avere chiara la missione del suo cominciare, anche nel 2024, a parlare di interlocutore, così come il mercato retail ha quote per formato partendo dai macro, il dovere di comprendere in quale punto del ovvero

LSP

(Libero

Servizio

Piccolo), mercato si trova e quali sono le prestazioni

Supermercati (un vastissimo range di dell’ultimo anno dei suoi diretti concorrenti. superfici che vanno dai 400 ai 2499 mq) e,

Ecco quindi la situazione: [CONTINUA]

infine, gli ipermercati (>2499 mq). Come sempre, per fare ciò si è chiesto il supporto dell’Istituto GeoRetail Italia che, studiando ed omogeneizzando migliaia di partire iva ed ogni bilancio di esercizio della grande distribuzione, tra cedi e affiliati, per poi aggregarle ed analizzarle nel dettaglio,

L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER LE TUE ESIGENZE

ci fornisce un quadro completo della vera situazione della GDO italiana. Le sorprese non mancano in nessuno dei segmenti di vendita analizzati. La

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SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO


SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO

Conad e Selex non sono più i Re dei supermercati. E’ rivoluzione discount

Dal Covid in avanti i cambi strutturali sono stati tanti, ma solo oggi si arriva ad osservarne le conseguenze: nella costruzione delle quote di mercato ottenute dai bilanci di esercizio di circa 11 mila partite IVA emerge come i negozi ad insegne Discount stiano dominando il cluster di vendita 800-1500, superando anche i grandi leader del settore. Lo studio seziona il fatturato totale per cluster di vendita ed osserva la distribuzione delle quote di mercato distinguendo in mercato totale e mercato (ancora) senza i discount Come sono differenti le quote di mercato nei vari cluster di vendita se si includono i discount o meno? Ha ancora senso una classificazione differente a seconda che si tratti di insegne tradizionali o discount? Dipende dai punti di osservazione: se questa analisi è compiuta dall’industria di marca per comprendere il potenziale di penetrazione dei suoi prodotti all’interno delle insegne della GDO potrebbe ancora avere un senso tale distinzione. Innanzitutto per capire quanta

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quota mercato le viene sottratta dai negozi di convenienza a quelli dove sono posizionati i loro prodotti, sapendo che – al contrario – questi offrono assortimenti con le loro MDD. Invece, se vogliamo spostare l’analisi dal punto di vista del consumatore questa differenziazione non ha più ragione di esistere. Con Istituto Georetail Italia, l’analisi di omogeneizzazione delle partite IVA della GDO, attività complicatissima perchè

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anche sulle principali insegne tradizionali nazionali. Lo studio fotografa uno status quo che deve essere conosciuto dal mercato per capire come organizzare le proprie strategie in un mercato quantomai liquido ed in evoluzione. L’articolo segmenta le quote di mercato per superficie di vendita, ovvero nei cluster 0-400 mq, 401-800 mq, 801-1500 mq, 15012500 mq, 2501-4500, Oltre 4500 mq. Partiamo dalle quote di mercato LSP+D, relative alla micro prossimità, ovvero quei negozi compresi nel range 0-400 mq [CONTINUA]

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SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO

esistono affiliati che sono anche grandi distributori di carni, o torrefattori etc., ha comportato un grosso sforzo rivolto costruire una mappatura del mercato che fosse più fedele possibile alla realtà della GDO. Il risultato è stato quello di mettere in ordine le quote di mercato per ogni cluster di vendita, con la consapevolezza che i negozi piccoli, da 0 a 400 mq, ma in certo senso anche quelli di 400-800 sono più in difficoltà in termini di prestazioni. Ciò che è saltato al nostro occhio, e che giriamo integrale al lettore, è stato invece comprendere la rivoluzione che ha coinvolto i supermercati da 800 a 1500 mq, ovvero quella fetta di fatturato prevalente in GDO. Ebbene, come si vedrà questa è dominata dai discount, che prevalgono

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SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO

Il sud Italia è leader di mercato nel format Discount, ma il nord est è il terreno dove si rivela la maggior crescita Istituto Georetail Italia ha di recente pubblicato uno studio sull’evoluzione dei discount in Italia. L’articolo, in esclusiva su GDONews, descrive una foto precisa dello stato dell’essere dei discount in Italia, ed è quantomai interessante sapere che la maggior crescita di fatturato è stata realizzata nelle aree 2 e 3. E’ anche curioso notare che il trend della redditività per metro quadrato nelle singole aree è inferiore all’evoluzione dei ricavi. L’area 4 è quella che cuba il maggior fatturato, ma è la Lombardia la regione che fattura di più. La più alta redditività per metro quadrato (media) si ottiene nella regione Liguria. Uno studio davvero interessante quello dell’Istituto Georetail Italia sull’evoluzione dei discount dell’ultimo periodo. Utile e dettagliato, è capace di sfatare molti credenze e di conseguenza di scattare una foto precisa della sua evoluzione e della sua presenza nelle diverse regioni italiane.

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Istituto Georetail Italia opera le sue analisi, come abbiamo più volte scritto, analizzando i bilanci di esercizio di migliaia di partite IVA, escludendo dai ricavi dei Cedi quelle vendite che non sono al pubblico (quelle agli affiliati o soci) ed esclusivamente retail (no cash).

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Oli premium Pantaleo. Qualità pura e cruda

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MEZZOGIORNO IN TAVOLA

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Ebbene, come si leggerà è interessante sapere che nell’ultimo anno di esercizio (pubblicato) la maggior crescita di fatturato è stata realizzata nelle aree 2 e 3. Però è curioso che il trend della redditività per metro quadrato nelle singole aree è inferiore all’evoluzione dei ricavi. L’area 4 è quella che cuba il maggior fatturato, ma è la Lombardia la regione che fattura di più. La più alta redditività per metro quadrato (media) si ottiene nella regione Liguria. Insomma, la fotografia è quantomai interessante per conoscere a fondo la crescita del formato di vendita più moderno

e competitivo. Iniziamo lo studio con la prima slide che espone il fatturato alle vendite realizzato nelle quattro aree Nielsen negli ultimi due bilanci di esercizio disponibili [CONTINUA] L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER LE TUE ESIGENZE

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SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO


SPECIALE QUOTE DI MERCATO GDO

La GDO cresce molto grazie ai discount ma le redditività migliori sono dei superstore. I risultati aggiornati per cluster Uno studio di recente pubblicato da Istituto Georetail Italia su tutti i bilanci di esercizio della GDO indica che la crescita del mercato è stata pari al 6%, che scende al 4,7% se si escludono i discount (+10,7%). Ma non è tutto oro quel che luccica: i formati tradizionali non sono in crisi, tutt’altro, Lo dimostrano le prestazioni di alcuni formati di vendita e le evoluzioni del loro fatturato, Nell’articolo lo studio completo che è stato realizzato nel totale GDO Italia, e poi distinto tra formati tradizionali e discount per risaltarne le differenze I dati degli ultimi bilanci di esercizio +7,7% i punti vendita tra i 1.501 e 2.500, pubblicati da tutti i protagonisti della passati da 14 a oltre 15 miliardi [CONTINUA] GDO indicano che tutti i cluster di vendita, ovvero dai Liberi servizi, Supermercati, L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI Ipermercati sino ai Discount, hanno GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI realizzato complessivamente un CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE fatturato di oltre 114 miliardi di euro con ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER un incremento del 6% rispetto all’anno LE TUE ESIGENZE precedente (107,5 miliardi). L’evoluzione più incisiva (+9,8%) nonché la quota di mercato più ampia (36.4 miliardi di euro) è stata quella che comprende i negozi con metrature da 801 a 1.500 metri quadri, mentre hanno incrementato del

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RISULTATI 2022

Conad Nord Ovest alla

prova dei tempi: un colosso che deve prendere una sua forma, attenzione al futuro a medio termine Un colosso da 2,8 miliardi di euro che, con i contributi promozionali supera i 3 miliardi. E’ la seconda cooperativa per dimensioni di tutto il gruppo Conad. Il 2022 è stato particolarmente complicato ma l’azienda è sana e rimane in territorio positivo. PAC 2000, in un altro campo operativo, ha fatto peggio, mentre le altre tre grandi cooperative hanno realizzato migliori performance. In questo studio si analizza una grande cooperativa e la si mette a confronto con le sue quattro sorelle.

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Questa analisi si concentra sull’analisi delle performance di Conad Nord-Ovest, una delle cinque grandi cooperative che compongono il Gruppo Conad e l’ultima che analizziamo.

del Gruppo Conad con oltre il 33% del totale. La presenza geografica di Conad NordOvest è estesa, operando in regioni chiave come Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Lombardia

Conad Nord-Ovest emerge come un attore di rilievo, contribuendo al 26,9% del fatturato totale del Gruppo Conad. Composta da Nordiconad (Modena) e Conad del Tirreno (Pistoia), la cooperativa si posiziona al secondo posto per fatturato, preceduta solo da PAC 2000, la principale cooperativa

e Sardegna. Nell’isola sarda, la cooperativa detiene una leadership di mercato con una quota del 21,5%. Guardando alle dimensioni dell’organizzazione, Conad Nord-Ovest conta su una base di 381 soci, gestisce quasi 600 punti vendita e impiega oltre 18.000 persone.

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RISULTATI 2022 L’analisi qui presentata si estende nel quadriennio tra il 2019 e il 2022, fornendo uno sguardo approfondito sulle performance della cooperativa. La metodologia si basa su un’esaminazione dettagliata di fatturato e costi di gestione, mentre il bilancio del 2022 sarà oggetto di un’analisi più approfondita. Come si leggerà, i risultati della cooperativa sono inferiori a tre delle cinque imprese del mondo Conad ma superiori ai risultati di PAC 2000. Non è un’associazione naturale, ma vi sono pochi dubbi su un concetto: le strategie di un gruppo come Conad, se hanno un’estensione territoriale amplia faticano a produrre controcifre interessanti, in un contesto di mercato dove l’evoluzione dei discount e la polarizzazione dei consumi obbliga i retailer tradizionali a migliorarsi al punto di conoscere perfettamente il proprio consumatore. Nelle precedenti analisi abbiamo menzionato delle difficoltà di Conad Centro Nord rispetto al suo passato, ma non vi è dubbio che le prestazioni di questa (leggi articolo) sono state migliori di quelle del colosso Conad Nord Ovest. PAC 2000 ha sofferto molto questi ultimi anni ed in particolare il 2022, ma si è scritto che l’estensione della sua sfera operativa è delicata da gestire. Cia – Commercianti Indipendenti Associati non è più da considerare un’azienda di dimensioni limitate rispetto ad altre grandi, in un articolo ne abbiamo tracciato la sua evoluzione ed evidenziato i risultati. Anche Conad Adriatico è cresciuta moltissimo negli ultimi anni e le sue prestazioni rimangono rilevanti, 32

decisamente sopra la media nazionale. Conad Nord Ovest è un colosso che vive problematiche simili a quelle di PAC 2000, pur operando in territori differenti. Si pensi solo alla gestione della logistica: l’azienda opera sui territori con ben 20 centri distributivi, di cui sei oltre i 20 mila mq. Storicamente sia Nordiconad che Conad del Tirreno hanno sempre approcciato le grandi metrature, ma oggi queste pesano all’interno della rete: a seguito dell’acquisizione di Auchan i punti vendita Iper Spazio Conad della rete sono oggi 24, oltre a 33 Conad Superstore. I risultati che mostreremo sono il frutto di un percorso complicato in via di omogeneizzazione. Iniziamo l’analisi con un esame quantitativo. Nel corso del 2022, Conad Nord-Ovest ha registrato un fatturato (ricavi dalle vendite) di 2.781 milioni di euro, segnando una crescita del 7,54% rispetto all’anno precedente. Questo incremento si attesta al di sotto dell’aumento medio dell’indice di inflazione del paniere alimentare in Italia nel medesimo periodo [CONTINUA] L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER LE TUE ESIGENZE

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PEST

HA FATTO IL

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quinquennio difficile ed un 2022 complicato. I discount non ottengono i risultati che potrebbero raggiungere

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Sogegross (Agorà): un

Il Gruppo Sogegross opera su diversi mercati: dai discount, ai supermercati sino al mondo Cash&Carry. Tre aziende, di cui una controllante. Un’analisi di cinque anni difficili che il Gruppo ha superato bene. La capogruppo potrebbe migliorare i margini di profitto ma non è semplice, Basko sta facendo grossi sforzi di ottimizzazione ma il contesto è complicato. Nume, che dovrebbe avere il vento in poppa, non sfrutta il momento come dovrebbe. Uno studio completo di un’azienda complessa Il Gruppo Sogegross - azienda genovese della famiglia Gattiglia - è un importante player del nord ovest che ha sede a Genova. E’ attivo nella maggior parte delle regioni del Centro-Nord Italia con una presenza

consolidato è espressione delle vendite all’ingrosso nel canale Cash&Carry, nonchè somministrazione ed affiliazioni di supermercati e superette, oltre a svolgere altri servizi di somministrazione.

capillare nelle più importanti tipologie distributive, dalle superette ai cash&Carry. Controlla, tra l’altro, le società Nume srl e Basko Spa e consolida il bilancio tra le tre imprese che hanno fuznioni e destinazioni diverse sul mercato. Sogegross Spa nel suo bilancio NON

Esiste, ovviamente un CONSOLIDATO, dato che l’azienda svolge anche le funzioni di Holding assimilando anche i bilanci della Basko Spa e della Nume Srl, oltre ad altre aziende minori operando anche nel settore immobiliare. In questo articolo ci occuperemo delle

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prestazioni economiche delle tre singole ragioni sociali, senza coinvolgere il consolidato. Quindi, per capire in che modo la capogruppo e queste due controllate abbiano affrontato gli ultimi 5 anni e come abbiano archiviato il 2022, prenderemo in esame i singoli bilanci, occupandoci prima di Sogegross e poi delle due controllate. L’obiettivo è far comprendere al lettore se e come queste aziende siano riuscite a sviluppare strategie resilienti per proteggere i margini e i profitti in un contesto di precarietà eccezionale dal Covid in avanti. L’analisi prende in considerazione le performance delle tre aziende nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022, al fine di ottenere una prospettiva a medio termine sull’andamento del fatturato e dei costi di gestione. Inoltre, analizzeremo nel dettaglio i bilanci del 2022 per comprendere come le imprese abbiano affrontato le complessità esterne caratterizzanti l’anno scorso. Lo studio è stato realizzato con la APP Benchmark On Line all’interno del portale

GDONews. Sogegross Spa non consolidato La Sogegros Spa nel suo bilancio NON consolidato ha registrato un fatturato di quasi 600 milioni di euro al termine del 2022. Nel corso degli ultimi 5 anni, il trend di crescita del fatturato è stato superiore al 25%, passando da 494 milioni di euro a 600 milioni. Nello stesso periodo, anche il trend dell’EBITDA è stato [CONTINUA] L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER LE TUE ESIGENZE

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EcorNaturaSì: la complessità di un modello di business che deve trovare una svolta storica

EcorNaturaSì ha presentato un bilancio con un Ebit decisamente positivo (+3,25%) ed un utile di profitto negativo (-3,14%), ma decisamente migliore rispetto al risultato dell’anno precedente (-7,65%). Quindi? Tutto meglio rispetto al passato? Non sembra. Da un’accurata analisi si è comprovato dapprima che l’Ebit positivo è tale grazie alla sospensione temporanea prevista dalla Legge degli ammortamenti. Inoltre l’utile di profitto risulta negativo da anni per via di una serie di attività di tipo finanziario legate al suo peculiare modello di business, che spesso implica la partecipazione in società che operano come punti vendita e che non generano profitti. Chi si ricorda delle vicende di EcorNatura Sì? Il retailer leader nel cambio del biologico in Italia che nel 2022 fece discutere per un drastico taglio al personale negli uffici e nei centri logistici, in tutto 392 dipendenti. Subito dopo la chiusura del bilancio 2021 l’azienda decise che era arrivato il momento di apportare un taglio drastico al personale per risanare l’azienda. Proprio in quel periodo GDONews svolge un’accurata analisi dello stato dell’essere dell’azienda per fare chiarezza sui troppi rumors e stabilire in modo più sereno cosa stava accadendo all’interno dell’azienda.

L’articolo fece un record di lettori perchè, evidentemente, l’argomento in quel momento interessava moltissimo. In questo articolo, ritorniamo a esaminare EcorNatura Sì, verificando le risultanze dell’ultimo bilancio depositato. L’articolo esplora la situazione finanziaria in essere, allargando lo sguardo anche agli ultimi 5 anni fino al 2018, per [CONTINUA]

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Rialto Spa: le difficoltà di

un’azienda che cerca soluzioni sul canale Iper. Ecco il vero stato dell’essere Rialto Spa è presente sul mercato con 60 punti vendita ad insegna “Il Gigante”. Consta di 18 ipermercati, 27 superstore e 15 supermercati. Gli anni che vanno dal 2019 al 2022 sono stati molto complicati per gli eventi che si sono susseguiti: dal Covid-19 che ha minato i conti economici degli ipermercati sino alla paurosa inflazione che ha portato ad ingenti incrementi dei costi di gestione. In questo studio il vero stato dell’essere dell’azienda lombarda che opera anche in Emilia Romagna

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Questa analisi è dedicata a Rialto SPA, un’azienda attiva attraverso il brand “Il Gigante“. È un attore storico nella grande distribuzione organizzata (GDO) italiana, avendo avviato la sua attività all’inizio degli anni ’70 con l’apertura del primo punto vendita a Sesto San Giovanni. Attualmente, conta circa 5.000 dipendenti

di difficoltà, a differenza delle superfici commerciali più contenute, per ragioni già note ai nostri lettori. Negli ultimi anni, l’azienda ha cercato di sviluppare nuove strategie per affrontare le sfide del mercato. Ad esempio, ha implementato formati verticali dedicati agli animali, come i PET store di Rialto.

e registra una cifra d’affari superiore a un miliardo di euro. Rialto SPA gestisce ampie superfici commerciali in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna, con una particolare esposizione nel settore degli ipermercati, il quale sta attraversando un periodo

Questo articolo si propone di esaminare i risultati degli ultimi quattro anni, dal 2019 al 2022, al fine di comprendere come l’azienda abbia affrontato le sfide emerse durante questo periodo. Tra queste, ricordiamo l’impatto della pandemia da Covid-19 nell’anno 2020, che,

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in molti casi, ha favorito la GDO ma non gli ipermercati, seguito da una successiva ripresa complicata dagli intoppi nelle catene logistiche di approvvigionamento e dall’aumento dei costi energetici, registrato in concomitanza con lo scoppio della guerra in Ucraina. Quest’ultima ha generato ulteriori pressioni

sui costi per la stessa GDO, ha creato tensioni con l’industria e ha significativamente limitato il potere d’acquisto dei consumatori. L’obiettivo è comprendere come l’azienda abbia affrontato questi quattro anni ed infine come abbia gestito il 2022. Per farlo, analizzeremo i dati di bilancio, cercando di capire se e come l’azienda abbia implementato strategie resilienti per proteggere i margini e i profitti in un contesto di eccezionale precarietà, partendo dal periodo post-Covid. Esamineremo prima gli anni dal 2019 al 40

2022 per poi soffermarci su quest’ultimo. Nel 2022, Rialto ha registrato un fatturato di 1.141 milioni di euro, in aumento rispetto all’anno precedente, quando aveva totalizzato un miliardo di euro di ricavi. Questo rappresenta un incremento percentuale del 5,7 rispetto al 2021. Tuttavia, tale aumento è circa la metà [CONTINUA]

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La DO, un modello di business che cresce poco e soffre nei margini. A confronto 10 note imprese del settore La crisi della GDO coinvolge principalmente quelle organizzazioni che vivono di associazionismo (escluse Coop e Conad) e di affiliazione. Il presidio del vicinato è diventato complicato, il successo dei discount e dei superstore è oramai evidente. Uno studio ha analizzato le prestazioni economiche di ben dieci retailer della cosiddetta DO. Sono Migross, 3A, Realco, Ama Crai, Coal, Supercentro, Isa Spa, CDS, Consorzio Europa ed Etruria Retail. Dal 2018 al 2022 passando per uno storico 2020. Ecco i loro veri conti economici

Cos’è oggi il mercato del vicinato in GDO? Ha ancora senso un modello di superette che rappresenti un supermercato in miniatura? Queste ed altre domande sono attualissime e girano attorno ad un semplice concetto: come sta cambiando l’offerta nelle microzone? I discount, con la loro vasta area di influenza, stanno modificando le abitudini dei consumatori? A giudicare dalla crescita delle loro quote di mercato e della qualità dei bilanci delle imprese si direbbe di si. 42

GDONews ha deciso di entrare nel merito delle prestazioni di una buona numerica di retailer che appartengono alla storica DO, ovvero di quelle imprese che si esprimono sul mercato con soci ed affiliati e con supermercati di prossimità, in pratica quella distribuzione che nacque qualche decennio fa dall’evoluzione dell’ingrosso e che è riuscita ad attraversare decenni di cambi strutturali, sia sociali che economici, per arrivare alle sfide attuali, prima da eroi durante il Covid e successivamente con

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difficoltà nei difficili anni di inflazione. In questo articolo si mettono a confronto 10 imprese: non tutte hanno modelli di business simili, prevale quello dell’affiliazione e della cooperazione, ma sono presenti anche imprese con negozi diretti. Sarà, a tal proposito, interessante verificare l’impatto di questi anni nei diversi modelli aziendali. La maggior parte sono piccole e medie imprese nel settore della DO, e sono prevalentemente situate a nord (Migross, Ama Crai, Realco, Consorzio Europa, 3A), ad eccezione di Supercentro in Puglia, Etruria Retail in Toscana, Coal ad Ancona e CDS in

Sicilia e ISA Spa in Sardegna. Una caratteristica più o meno generalizzata è quella della limitata patrimonializzazione rispetto ai discount ed ai grandi gruppi del momento (Selex e Conad). Un’altra caratteristica importante e comune è che operano principalmente in territori circoscritti regionali o al massimo interregionali, presidiando efficacemente il vicinato e i quartieri con negozi di 44

dimensioni ridotte, compresi tra 200 e 800 metri quadrati. Passando ai dati, il grafico del fatturato mostra che Migross è l’azienda più grande, con un fatturato di 570 milioni, mentre le altre si collocano principalmente tra i 150 e i 350 milioni. Non è un caso: Migross è un’anomalia in questo contesto, una di quelle imprese che opera con negozi diretti e con una buona patrimonializzazione. I trend dei ricavi del 2022 degli altri retailer mostrano, per la maggior parte, valori bassi o addirittura negativi, nonostante l’inflazione [CONTINUA]

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Circana e Gruppo CRAI. Nasce il primo RETAIL PRIVATE CLOUD GATEWAY che permetterà all’industria di beneficiare di preziose analisi sugli acquisti dei clienti. Grazie alla potente piattaforma tecnologica di business intelligence sarà possibile identificare i bisogni dei diversi target di consumatori, sviluppare azioni di marketing e CRM volte a migliorare la penetrazione dei prodotti, le vendite ed affinare le scelte assortimentali.

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Todis e Prix Quality: due

discount diversi che hanno superato le sfide di questi anni. Analisi, dati e confronti Prix Quality e Todis sono simili nell’approccio al consumatore finale e nel tipo di offerta, ma estremamente diverse nei loro modelli di business e nelle strategie di impresa. Non sono concorrenti diretti ma hanno concorrenti e sfide da vincere molto simili. Uno studio percorre gli anni dal pre Covid ad oggi seguendo l’evoluzione di queste due aziende mettendo a confronto i risultati

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Quando si parla di discount è intuitivo menzionare i grandi leader del mercato con le loro imponenti quote del settore, ma sarebbe un errore chiudere il ragionamento a queste. Abbiamo analizzato le prestazioni dei grandi, ma anche di Penny Italia e di In’s ma sarebbe bene non tralasciare nemmeno altri due protagonisti del mercato come Prix Quality SPA e Iges SRL, meglio conosciuta

termini di ricavi, siano comunque cresciute con vigore, abbinando la crescita dei ricavi a quella degli utili. Prix Quality Spa e Iges sono due imprese profondamente differenti, hanno in comune il settore di mercato in cui operano e le metrature medie di vendita, ma nella sostanza oltre a non essere concorrenti dirette, sono profondamente differenti nei

come Todis. Gli ultimi anni sono stati la consacrazione di questo formato di vendita, complice l’inflazione e la stanchezza dell’offerta dei supermercati di piccole dimensioni, e questa affermazione ha fatto si che anche le aziende discount di seconda linea, in

loro modelli di business. La prima, Prix, è una Spa che appartiene ad una famiglia ed opera con punti di vendita diretti. Iges SRL, è di proprietà di PAC 200 a sebbene operi in modo indipendente da essa sul mercato, come una business unit a parte, è

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periodo. Quindi, la nostra analisi si basa sull’esame dettagliato delle performance di queste due aziende nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022, al fine di ottenere una prospettiva a medio termine riguardo all’andamento del loro fatturato e dei relativi costi di gestione. Inoltre, analizzeremo nel dettaglio i bilanci del 2022 per comprendere come entrambe le imprese abbiano affrontato le complessità esterne che hanno caratterizzato l’anno precedente. Nel 2022, Prix ha registrato un fatturato di 550 milioni di euro, mentre Iges SRL ha chiuso l’anno con un fatturato di 563 milioni di euro (fatturato Cedi, non alle vendite al pubblico). Rispetto all’anno precedente, entrambe le aziende hanno incrementato i ricavi di circa il 10%, un valore sostanzialmente in linea con l’andamento dell’inflazione nel Paese [CONTINUA]

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una SRL che opera sul mercato con logiche simili a quelle applicate da Conad (Centrale che eroga servizi) ma non verso soci, bensì verso affiliati, che sarebbe più appropriato chiamare Franchisee. I rapporti tra Franchisor (Iges Srl) e Franchisee sono molto stretti, Iges ha quote di diverse società legate ad essa, e ad altre è collegata, si tratta di un legame molto forte che unisce la mandante ai punti vendita, in una sorta di unione di intenti molto stretta. Di fatto, però, i bilanci sono differenti e quindi anche le loro strutture ed i suoi indicatori. L’esame si articola in un approfondimento sui risultati d’esercizio conseguiti nel 2022, per capire in che modo i due player abbiano reagito alle sfide poste dall’impennata dell’inflazione, con uno sguardo più ampio all’andamento dei risultati negli ultimi 5 anni, che vanno dal 2018 al 2022, che servirà a comprendere anche come sono stati affrontati i grandi cambiamenti del mercato innescati dalla pandemia di COVID – 19. Il lockdown prima, la ripresa postpandemica poi e infine l’incremento dei prezzi determinato dall’aumento mai visto dei costo delle materie prime energetiche, hanno determinato cambiamenti inediti e profondi del mercato: la risposta delle imprese, chiamate a rivedere modelli organizzativi e strategie, ha determinato successi e fallimenti che possono adesso essere osservati e misurati attraverso l’esame dei dati di bilancio nel medio

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Ergon: il passaggio a Spa ed

il cambio dei valori a bilancio. L’analisi delle sue prestazioni Ergon è sempre stata parte di un universo che da una impresa capogruppo si ramificava sul mercato con la stessa, nelle funzioni di Cedi, e con altre società titolari di punti vendita. La costituzione della Spa ha cancellato queste diversità unendo i modelli di business. Ecco il resoconto delle sue prestazioni Questa pubblicazione è dedicata a Ergon Spa che in Italia ha operato sino al dicembre 2002 nella forma di società consortile nel settore della distribuzione organizzata di beni di largo consumo, concentrandosi in Sicilia e nelle regioni limitrofe. GDONews proprio al principio del 2022 fece un profondo studio sulla consortile, sulla società capogruppo, e sulle società collegate, nonchè su tutti gli affiliati all’azienda, restituendo al mercato una fotografia molto profonda della società e della sua capacità sul mercato della GDO. Socia di Despar Italia, Ergon ha quindi la concessione in esclusiva dei marchi DESPAR, EUROSPAR e INTERSPAR per la Sicilia (ad esclusione della provincia di Messina). L’azienda detiene inoltre i diritti dell’insegna ARD DISCOUNT e dei relativi marchi di prodotti specificatamente concepiti. Nel dicembre 2022 è stata realizzata la fusione tra loro di tutte le aziende del gruppo Ergon, 48

per la costituzione di una Spa unica. E’ così nata Ergon Spa nel quale sono confluite le società Medial Franchising Srl, Egon Scarl, Alioto Spa, Merkant Srl e Sd Immobiliare Spa. La nuova società ragusana, con un capitale sociale di 25 milioni di euro, copre una rete diretta da 138 punti vendita tra Sicilia e Calabria, che arriva a 250 con l’affiliazione alle insegne Despar e Ard, dando lavoro a circa 2.600 dipendenti. In questa analisi ci concentreremo sull’evoluzione di Ergon nell’ultimo quinquennio, commentando quindi sia l’ultimo periodo della fase consortile che l’avvio della fase operativa in forma di Spa. Iniziamo con un esame quantitativo [CONTINUA]

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Maiora e Apulia Distribuzione: differenti stadi evolutivi ma tanta solidità. Il confronto

Apulia Distribuzione e Maiora sono due imprese retail della Puglia. Assieme valgono 1,5 miliardi di euro a Bilancio e molto di più alle vendite. In questo articolo si analizzano le prestazioni economiche degli ultimi cinque anni, evidenziando i diversi approcci al business, i diversi stadi di avanzamento ma la forte solidità di entrambe

Riconoscere oggi i retailer solidi da quelli fragili è quasi impossibile; il Covid prima e poi l’inflazione hanno aiutato in modo netto la crescita, ed in alcuni casi, addirittura la solidificazione dei margini delle imprese della grande distribuzione. Ma tra qualche mese, si spera più tardi possibile, quando i venti saranno cambiati e si tornerà a crescita zero, il peso dei costi di gestione di alcuni importanti retailer salteranno agli occhi del mercato. Di sicuro non ci saranno molte imprese del sud Italia che, al contrario di quanto successe circa dieci anni fa, oggi sono grandi e molto solide a livello patrimoniale, soprattutto rispetto a molta concorrenza del nord Italia. E’ così: oggi per l’industria fornitrice investire al sud potrebbe significare qualche volta minori rotazioni, ma anche certezza della relazione patrimoniale. In Puglia, terra di importanti retailer che si allungano anche verso le altre regioni del sud, operano pochi ma importanti retailer del mass market retail, due dei quali sono 50

stati analizzati dal nostro ufficio studi; stiamo facendo riferimento a Maiora e ad Apulia. Il primo si rivolge al mercato con insegna Despar e sue declinazioni, ma anche AltaSfera nel ramo Cash&Carry mentre Apulia opera prevalentemente con il marchio Carrefour seppur sia notizia di qualche giorno fa del suo approdo in Vegè, con l’abbandono della multinazionale francese. Negli ultimi tre anni si sono alternati periodi che hanno favorito il mercato della GDO, come ad esempio il 2020 con la pandemia, e altri, come il 2022, che hanno messo a dura prova i conti di alcuni protagonisti del mercato italiano, soprattutto a causa dell’inflazione trainata al rialzo dall’aumento dei costi energetici. L’obiettivo di questa serie di analisi è comprendere quali aziende sono riuscite a sviluppare strategie vincenti per mantenere margini e profitti in questo contesto complicato e quali, invece, hanno subito conseguenze negative da queste sfide

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RISULTATI 2022 inattese. Apulia Distribuzione è una realtà importante nel commercio associato della distribuzione organizzata, operante nelle regioni del Sud Italia, Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia, con una rete di 326 punti vendita. La società svolge anche una storica attività di commercio all’ingrosso, fungendo da centro di distribuzione commerciale ed oggi gestisce direttamente ed anche tramite affiliazione numerosi punti vendita al dettaglio, oltre a partecipare indirettamente a diverse attività collegate a supermercati, ipermercati e cash and carry. Maiora, invece, è anch’esso un gruppo pugliese con sede in provincia di Bari, ed presente nel mercato della GDO nelle regioni Puglia, Basilicata, Molise, Campania, Calabria, Abruzzo e Lazio, con oltre 500 punti vendita diretti e indiretti e 7 cash and carry. L’analisi condotta in questo articolo si basa sull’esame dettagliato delle performance di queste due aziende nel periodo compreso fra il 2018 e il 2022, al fine di ottenere una prospettiva a medio termine sull’andamento del fatturato e dei costi di gestione. Inoltre, si analizzeranno nel dettaglio i bilanci dell’ultimo bilancio per comprendere come le due imprese abbiano affrontato le complessità che hanno caratterizzato l’anno scorso. Iniziamo l’analisi con un esame quantitativo relativo all’ultimo bilancio disponibile, il

2022. Premessa: le due imprese hanno un modello di business simile ma non uguale. Per Maiora la rete vendite diretta deve essere preminente, mentre per Apulia è importante ma non meno dei suoi affiliati, che nel primo sono in netta minoranza. Anche il peso del canale cash è differente pur essendo una parte importante della loro vocazione e della loro storia. Con questo si vuole spiegare che il conto economico, ed in particolare le due differenti strutture di questo, sono differenti ma si conciliano nella parte bassa dei bilanci, nell’EBIT. Maiora ha registrato ricavi per 768 milioni di euro, mentre Apulia Distribuzione ha raggiunto 804 milioni di euro (non alle vendite, a bilancio). Pertanto, osserviamo che le due imprese sono molto simili, almeno dal punto di vista dimensionale [CONTINUA] L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER LE TUE ESIGENZE

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AZ, Cedi Marche e F.lli Ibba crescono perchè il territorio glielo concede. Che fine farà la DO?

In questo articolo si analizzano dieci retailer della GDO che hanno come modello di business l’affiliazione o associazionismo. E’ il secondo articolo dedicato al tema. L’analisi certifica come questo modello sia ancora fondamentale in alcuni territori mentre in altri ha bisogno di un aggiornamento strategico. Negli articoli dedicati alle quote di mercato aggiornate della GDO abbiamo verificato che i negozi sotto gli 800 metri non sono più performanti come un tempo. Esiste un problema oggettivo di presidio e di offerta,

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anzi nel dettaglio della sua ampiezza. In Italia quella che un tempo si chiamava DO presenta un modello di business che si caratterizza per la presenza di un Cedi che fornisce merci e servizi ai sui affiliati/soci

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Fratelli Ibba; Crai Tirreno; Consorzio Europa; Cedi Sigma Campania; Cedi Marche; AZ Spa. Durante la pandemia, tali attività hanno sperimentato risultati tendenzialmente positivi, poiché le restrizioni spingevano le persone a limitarsi agli acquisti locali. Tuttavia, con il ritorno alla normalità, hanno dovuto affrontare sia le complessità di contesti già presenti prima della pandemia che sfide esterne come la guerra in Ucraina, che ha comportato un aumento dei costi e un’impennata dell’inflazione. Il primo grafico mostra le dimensioni di queste imprese, evidenziando che Fratelli Ibba è la più rilevante, con ricavi di quasi 493 milioni di euro nel 2022, mentre Cedi Sigma Campania è la più piccola (dopo Crai Tirreno di proprietà del gruppo Ibba) con circa 141 milioni di euro di fatturato [CONTINUA]

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i quali, a loro volta con negozi – appunto – normalmente inferiori agli 800 mq vendono direttamente al consumatore finale. Questa filiera, salvo il caso di Conad, non ha saputo creare valore, molte imprese non hanno patrimoni con valori rilevanti sopra i 100 milioni di euro, e talvolta sono esposte ai venti di una concorrenza sempre più agguerrita. In un articolo recente abbiamo messo a confronto ben 10 imprese con questo modello di business ed abbiamo messo in risalto, nel dettaglio, quali erano che stavano perdendo marginalità, patrimonio e fatturato, oppure chi incrementava il fatturato ma perdeva margine, oppure chi continuava a crescere senza grandi problemi. Questa analisi rappresenta la seconda parte di questo approfondimento e sottopone ad analisi ed a confronto altre 10 imprese di questo particolare segmento della grande distribuzione. Le imprese che esamineremo sono: Vega Soc. Coop; Superemme; Retail Pro; Moderna 2020 Srl;

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VENDITE

L’anno 2023 si chiude in positivo a volume e valore. I Discount guadagnano quote Il 2023 ha chiuso in crescita, sia a volume che a valore. Una bella notizia per chiudere un anno da “montagne russe” ed iniziare un 2024 pieno di incognite che assumono le sembianze della crescita zero o, nel peggiore dei casi, di deflazione. Grazie al contribuito prezioso di NIQ giriamo ai nostri lettori la situazione delle vendite dell’ultimo e difficile mese dell’anno, quello di dicembre, il più importante in termini di fatturato. il dodicesimo mese è andato in archivio con un trend positivo del +4,3% per il totale Italia Omnichannel rispetto allo

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stesso periodo del 2022. Un andamento confortante, confermato in quasi tutti i formati cresciuti da +0,1% dei Liberi Servizi al +10,8% degli Specialisti Drug. Stabili gli Iper oltre i 4.500 metri quadri mentre i canali tradizionali hanno segnato incrementi pari al +3,3%, e nel dettaglio gli Iper da 2.500 a 4.499 +2,2% e i Supermercati +5,5%. Comunque in positivo anche l’Ecommerce con +3,2% mentre i Discount sono cresciuti di +6,5%. Dati che riflettono una situazione simile anche sul progressivo del 2023 (in pratica

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VENDITE la chiusura dell’anno) dove il totale Italia Omnichannel si attesta a +7,9% e gli Specialisti drug guidano le performance di tutti gli altri con +11,4%. Chiudono invece l’anno con +8,9% Discount e Ipermercati fino a 4.499 metri quadri mentre restano sotto alla media Omnichannel i Supermercati (7,7%), i canali tradizionali (+7,4%), i Liberi servizi (+5,9%), gli Iper oltre i 4.500 metri (+5,7%)

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e l’Ecommerce che chiude comunque a +5,5%. La aree Nielsen a rete corrente A rete corrente l’area del Sud-Italia è quella che meglio ha performato a dicembre con un 5,3% di fatturato rispetto allo stesso mese del 2022 confermando così un ottimo progressivo che l’ha vista rendere come il Nord-Est (+9%), area che

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rispecchiano il trend annuo – totale Italia Omnichannel a +6,3% – visto che il fatturato più importante spetta agli Specialisti Drug con +7,9% e i Supermercati arrivano a +7% mentre i tradizionali Iper più Super più Liberi servizi piccoli pareggiano il dato totale e gli Iper fino a 4.499 metri si attestano a +6%. Sotto al +6,3% Omnichannel troviamo invece Discount

del 2023.

(+5,6%), Liberi Servizi (+5,5%) e Iper oltre 4.500 metri (+4,9%). Infine l’Ecommerce che chiude il 2023 con +3,7%. Per quanto riguarda i territori infine a parità di rete il 2023 è stato l’anno del Sud, cresciuto del +5,2% a dicembre e del 7% nel progressivo. Bene sono andati anche Centro (+6,7%) e Nord-Est (+6,9%) per un divario che è stato più netto nell’ultimo mese dell’anno in cui l’Area 2 ha visto crescere il suo trend di fatturato del +4,2% e l’Area 3 che ha segnato +3,6%. Dicembre che non è stato troppo buono invece per il Nord-Ovest che ha incrementato solo del +1,6% mentre ha concluso l’anno con +5,2% complessivo.

I dati a parità di rete Anche a parità di rete il mese scorso è stato positivo per la distribuzione, sia nel totale Italia Omnichannel (+3,3%) che nei singoli canali che hanno raggiunto in particolare il +4,6% con i Supermercati e il 3,9% con gli Specialisti Drug. Bene anche i Discount (+3,8%) e i Liberi servizi (+3,4%) mentre sono andati leggermente sotto il dato complessivo i canali tradizionali (+3,2%). Più staccati l’Ecommerce (+2,3%), Iper fino a 4.499 metri (+1,3%) e negozi oltre 4.500 (+1,4%). Andamenti che per alcuni canali

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VENDITE

nell’ultimo mese dell’anno ha comunque superato il totale Omnichannel con +4,5%. Bene anche il Centro-Italia con +4,3% a dicembre e +7,9% nei dodici mesi dell’anno mentre il Nord-Ovest ha chiuso un anno meno redditizio rispetto agli altri territori con un dato complessivo di +6,3% e +3,5% nell’ultima registrazione

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VENDITE

Circana:

recupero in extremis dei discount. La pressione promozionale prosegue la sua risalita

Anche il 2023 si è chiuso con una I dati raccolti nell’Outlook di Circana sul situazione

geopolitica

molto

incerta, Largo Consumo Confezionato, indicano

ulteriormente complicata dalla crisi nel infatti come il comparto abbia concluso Mar Rosso che sta mettendo in difficoltà

l’anno 2023 con un calo dei volumi del

il trasporto marittimo. Questo, unito ad -1,1%, mitigato da ottobre in poi. Un anno uno scenario finanziario ancora restrittivo, concluso in negativo dopo lo zero del ha contribuito a definire un quadro che

2022 e il +2,6% del 2021, ma comunque

lascia presagire ad un 2024 non senza riducendo quei valori che in piena estate difficoltà per il mercato, almeno nella sua spaventavano ancora tutti. fase iniziale.

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A valore, complice la spinta inflattiva, il

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VENDITE

Circana e Gruppo CRAI. Nasce il primo RETAIL PRIVATE CLOUD GATEWAY che permetterà all’industria di beneficiare di preziose analisi sugli acquisti dei clienti. Grazie alla potente piattaforma tecnologica di business intelligence sarà possibile identificare i bisogni dei diversi target di consumatori, sviluppare azioni di marketing e CRM volte a migliorare la penetrazione dei prodotti, le vendite ed affinare le scelte assortimentali.

Per saperne di più:

circana.com

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VENDITE

2023 è andato in archivio con un +8,3% in Dati quelli del 2021 che vedevano tutti incremento rispetto al biennio precedente

i canali in positivo, con Specialisti Casa

(+7,6% nel 2022 e +2,5% nel 2021), tradotto

e Persona e Discount attestati a +7,8% e

in 99 miliardi di fatturato.

+8,2% mentre Iper, Super e Liberi servizi

La pressione promozionale ha proseguito erano a +0,5%. la propria corsa attestandosi a +23,2% dopo Valori tutti positivi invece per quanto il 22% dell’anno precedente (nel 2021 era a

riguarda il trend dei prezzi che hanno

24,2%), trend di crescita più marcato per avuto però andamenti differenti visto che i quanto riguarda l’andamento dei prezzi canali tradizionali hanno proseguito la loro che nel 2023 si sono attestati al +9,4% con

crescita da +0,2% di due anni fa a +7,4% del

quasi due punti in più rispetto all’anno

2021 e +9,7% a fine 2023.

precedente e un distacco vertiginoso

Percorso analogo quello degli Specialisti

rispetto al 2021 quando erano scesi di Casa e Persona che hanno concluso l’anno -0,2%.

a +7,4%, dato che due anni fa era a -0,9%

Uno sguardo sull’andamento dei formati (+4,2% nel 2022). I prezzi sono invece scesi di vendita consente poi di notare come di quasi due punti nei Discount i quali con gli Specialisti Casa e Persona con il loro

dicembre si sono fermati a +9,7% dopo il

+2,9% abbiano ridotto il negativo a volume +11,6% del 2022 e +1,3% di due anni fa. del LCC che ha perso un punto con i In crescita, infine, anche i generalisti online canali tradizionali, 1,2% con i Discount i cui prezzi sono aumentati del +4,6% con e addirittura -4,7% con l’E-commerce,

quasi due punti percentuali in più rispetto

letteralmente crollato dopo il 26,1% di due all’anno precedente e oltre otto rispetto al anni fa.

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boom dell’online del 2021.

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VENDITE MEZZOGIORNO IN TAVOLA

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SPECIALE SALUMI

Speciale

Salumi Industria salumi: perso in media lo 0,6% di profitto, ma non c’è crisi nei conti economici

L’industria dei salumi nel 2022 ha sofferto ma non ai livelli del comparto dei derivati del latte. In media si è registrata una diminuzione dei margini, ma non così netta. La verità emerge dall’analisi dei bilanci della categoria In questo articolo proseguiamo la nostra analisi relativa alle prestazioni dei fornitori nei loro risultati economici del 2022. In questo articolo l’analisi si concentra sulle aziende di produzione dei salumi. In totale, in Italia ci sono 887 società di capitale attive in questo settore nel suo codice ateco di riferimento. Di queste, ad oggi, 470 hanno 62

depositato il bilancio del 2022 e costituiscono il campione per l’analisi che conduciamo in questo articolo. Lo scopo di questa serie di articoli, che ha già af frontato i comparti dei prodotti da forno, delle conser ve, della pasta fresca del caf fè e dei derivati del latte, è mettere a fuoco le conseguenze sui bilanci delle imprese fornitrici dovute agli eventi del 2022, in

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SPECIALE SALUMI particolare alla grave crisi energetica e alla conseguente impennata inflattiva. Il nostro studio osser va il comportamento di queste imprese, suddivise in quattro categorie. La prima comprende le imprese con un fatturato f ino a 10 milioni di euro, la seconda classe comprende le imprese con un fatturato compreso tra 10 e 50 milioni di euro. Nella terza classe troviamo le imprese con un fatturato compreso tra 50 e 100 milioni di euro. La quarta classe è relativa alle aziende con oltre 100 milioni di euro di fatturato. Vediamo che la maggior parte delle aziende attive nell’industria dei salumi sono piccole, perché le imprese con un fatturato inferiore a 10 milioni nel 2022 erano 299, contro le 14 imprese con ricavi superiori ai 100 milioni. Queste ultime, le imprese più

strutturate, generano il 37,8% del fatturato, mentre le aziende più piccole, con ricavi inferiori ai 10 milioni, contribuiscono al fatturato complessivo con il 12,9% . Molto rappresentata è la classe di imprese con fatturati compresi tra 10 e 50 milioni; nel 2022 erano attive 134 di queste imprese e hanno contribuito al fatturato complessivo con il 32% . Le imprese con fatturati compresi tra 50 e 100 milioni, attive nel 2022, erano 2 3 e hanno contribuito al fatturato complessivo con una quota del 17, 2% [CONTINUA]

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SPECIALE SALUMI

Salumi, listini in aumento: cause e prospettive future Importanti aumenti di listino hanno investito negli ultimi mesi il mondo dei salumi e delle carni, causando innalzamenti del prezzo finale ed influendo sul comportamento del consumatore. Se l’incremento dei prezzi è stato in gran parte determinato dall’inflazione, causa principale della maggiorazione a scaffale, è vero anche che ci sono una serie di altre voci a determinare questi aumenti. Per analizzarne quindi le cause abbiamo

coinvolto alcuni dei protagonisti dell’industria di produzione e trasformazioni nella nostra ricerca, al fine di comprendere anche come vengono accolte queste maggiorazioni da parte della grande distribuzione. “La situazione del comparto dei salumi continua ad essere piuttosto complessa – afferma Davide Calderone, Direttore Generale di Assica - stiamo registrando dei leggeri cali dei consumi dei prodotti, legati soprattutto alla spinta inflazionistica. Un calo che, anche se non a due cifre, risulta comunque significativo. Da un lato questo è legato al minor potere d’acquisto delle famiglie, che stanno già soffrendo a 64

causa dei costi dei materiali accessori (gas ed energia), quest’anno c’è inoltre uno strutturale aumento della materia prima e della carne suina in particolare, legata ad una serie di situazioni sia nazionali che europee”. “C’è un costo molto elevato della carne in Italia perché c’è stato un calo della produzione – continua Calderone - legato anche alla situazione esterna dove il mondo allevatoriale ha dovuto affrontare una crisi pesante determinata dall’aumento dei costi delle materie prime e quindi dei costi di produzione, basti pensare ai mangimi per il sostentamento degli animali”. Il mercato di cereali e mais ha infatti comportato aumenti molto importanti e significativi nell’allevamento del suino. “Questo fa sì che i prezzi siano molto elevati, oltre i 2.30€ per kg di suino misurato a peso vivo, che sono valori altissimi anche per le carni. Dall’altro canto la GDO non ha risposto alle richieste di aumenti delle aziende, il che ha indubbiamente influenzato il prezzo finale”, conclude Calderone. L’inflazione che le industrie si trovano a dover fronteggiare ha diverse genesi e diversi momenti a cui fa riferimento Enrico Farina, Marketing Manager di F.lli Beretta. Al primo forte impatto nell’autunno 2021 dovuto alle tensioni sull’energia a cui hanno fatto seguito problematiche legate ai materiali di confezionamento si è aggiunta una seconda leva nella primavera 2022, a seguito del conflitto russo-ucraino. Il mondo dei salumi ne ha risentito dal punto di vista produttivo, sia che si tratti di prodotti cotti che stagionati, che consumano parecchia energia. “La forte carenza di cereali e granaglie

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causata dal conflitto russo-ucraino che a lungo andare ha prodotto effetti in maniera significativa anche sulla filiera suinicola – afferma Farina – ha fatto sì che gli allevatori di tutta Europa abbiano deciso di allevare meno capi di bestiame. Le conseguenze si sono viste però un anno dopo. Gli effetti del 2021 e 2022 si vanno ad aggiungere alla carenza di materia prima che si è manifestata poi nella primavera 2023. Le prospettive non sono positive, perché questo si va ad aggiungere al grosso rischio della peste suina e i casi che hanno colpito il nord Italia”. L’aumento di prezzi in questione deve necessariamente fare i conti anche con l’importazione dall’estero. L’Italia, infatti, non è completamente autosufficiente per quanto riguarda la carne suina, motivo per cui circa un 40% viene importato dai partner europei: Danimarca, Germania, Olanda e Spagna, Paesi grazie ai quali si realizzano anche prodotti 100% italiani. La spinta inflattiva sul settore dei salumi risulta uno degli elementi trasversali ad aver determinato un aumento dei listini anche secondo il Direttore Marketing di Citterio, Alessandro Riva, che specifica “il settore ha caratteristiche proprie legate al fatto che la carne di suino abbia raggiunto quotazione record nel corso del tempo, soprattutto stabilmente. Non risulta infatti un effetto di picco dove è facile prevederne poi la discesa ma la condizione di aumento dei prezzi è stabile. Questo si verifica perché negli ultimi due anni si è assistito ad una riduzione della popolazione di suini, che fa sì che sia molto difficile proporre un allineamento dei listini di prezzo”. È necessario in questo scenario, secondo Riva, che le aziende abbiano un atteggiamento responsabile anche da questo punto di vista, e che cerchino di fare in modo che questo aumento di prezzo non incida troppo sulla domanda e il relativo calo dei consumi, che sti già verificando. “Un’altra possibilità è quella di proporre

nuovi prodotti che intercettino dei bisogni emergenti – aggiunge - o nuove possibilità di consumo in modo tale che il consumatore possa trovare un posizionamento distintivo diverso del prodotto”. Anche per Gian Luca Bergonzoli, Direttore vendite Italia di Clai, i costi delle materie prime sono al centro del problema, afferma infatti “durante tutto l’anno si sono registrati aumenti che siamo riusciti solo in parte a trasferire ai clienti della GDO. Siamo sempre in rincorsa perché non si fa a tempo ad aumentare i listini che la materia prima corre e continua ad aumentare”. Ad influire ancora una volta le tensioni geo-politiche,

che hanno portato ad un aumento dei costi dell’energia, che seppur stia rientrando, determina aumenti dei costi produttivi. “Gli ultimi anni sono stati molto difficili – afferma Massimo Zaccari, Direttore commerciale di Salumificio Coati - alla situazione di emergenza sanitaria si è aggiunto l’incremento dei costi di produzione e la difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime. Ci rendiamo conto della faticosa situazione che accomuna tutto il mondo produttivo, con il trend inflattivo che prosegue la sua crescita. I dati Istat parlano chiaro: i prezzi dei beni alimentari registrano un’accelerazione in termini tendenziali, e gli aumenti dei costi delle materie prime che stanno interessando tutta la filiera lasciano trasparire tensioni sui prezzi”.

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Nel corso degli ultimi anni i salumi hanno vestito un ruolo diverso rispetto al passato all’interno della scelta del consumatore, il cui comportamento d’acquisto prodotti si è modificato. Oltre al calo nella produzione quindi, il mondo dei salumi deve fare i conti anche con modificazioni dei consumi. Quali sono le cause che hanno condotto a questa trasformazione? Andiamo ad indagare gli elementi che, oltre all’inflazione, hanno portato il consumatore a rinunciare in parte ai salumi, o ad alcuni di essi nello specifico per prediligerne altri. Le maggiorazioni dei prezzi sono una delle inevitabili cause che hanno condotto i consumi a modificarsi, in particolare negli ultimi due anni, complice anche il caroenergia. “Il consumatore ha già iniziato a manifestare alcuni cambiamenti di consumo nel suo comportamento – ha affermato Enrico Farina, Marketing Manager di F.lli Beretta anche se va detto che secondo Prometeia, i salumi sono una delle categorie che non andranno a subire un ridimensionamento in termini di consumi ma semplicemente ci sarà una forte attenzione allo spreco. Uno degli effetti principali non sarà tanto nella riduzione dei consumi, quanto nel non gettare prodotti e consumarli nel miglior modo possibile. Questo incide anche sulle

SPECIALE SALUMI

Il consumatore riposiziona i salumi all’interno della propria scelta. E’ arresto dei consumi?

modalità di acquisto: meno scorta, quantità minore”. A seguito dell’inflazione generalizzata inoltre, si nota uno spostamento nella scelta del prodotto da parte del consumatore, che non smette di comprare salumi, ma che preferisce cambiare le modalità di acquisto del prodotto. Il consumatore infatti si sta orientando sempre di più verso l’acquisto al banco assistito rispetto al prodotto confezionato, il cui prezzo al chilo risulta decisamente più elevato. Un recente convegno sulle proiezioni future da parte dei player, riporta Enrico Farina, ha dato come probabile il fatto che la crisi secondo gli italiani durerà diversi anni. “Ci sarà sicuramente una continuazione nelle modalità di consumo e acquisto che stiamo registrando in questi mesi, da una parte possiamo proporre prodotti di qualità, e dall’altra ci sono attività da approcciare in maniera olistica e completa con la GDO, lavorando ad esempio nell’ottimizzazione delle categorie. È necessario lavorare assieme”. Da tenere in considerazione anche la carenza di materia prima, dovuta anche ai problemi di peste suina che tocca prevalentemente i prodotti italiani e una gran parte di salumi IGP fatti all’italiana, che non dimentichiamolo, sono realizzati

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con carne europea. “L’effetto è la minor produzione di capi allevati a seguito della carenza di alimentazione caratterizzata in conseguenza della guerra russo-ucraina” conclude Farina. “Il consumatore si sta adattando alla nuova situazione – afferma Alessandro Riva, Direttore Marketing di Citterio - la categoria dei salumi si orienta su prodotti diversi, consumando per esempio meno bresaola e meno crudo e vede in crescita il salame e la mortadella, con prezzi più bassi”. Il consumatore non sembra tanto aver smesso di acquistare salumi, che occupano ancora un posto di rilievo nella dieta italiana, ma sono avvenuti dei cambiamenti nelle modalità di scelta, in cui le opzioni più economiche fanno da padrone. “Dobbiamo prestare molta attenzione alla battuta di cassa del consumatore finale – prosegue Riva - che per mantenere la spesa sotto controllo, tende a frequentare più spesso i punti vendita e presta più attenzione ai prodotti. La penetrazione è molto alta, e anche anno su anno non si vede una erosione del parco dei consumatori, ma si vede più un rallentamento dell’acquisto medio con un aumento della frequenza, che si ricollega non solo all’aumento della materia prima (che ha costi molto alti), ma perché ce n’è anche una scarsa quantità”. La previsione di Riva per il prossimo futuro confida in un’evoluzione nel breve periodo ma non certo nei prossimi 9-10 mesi, tenendo conto anche della questione peste suina che “è un fenomeno latente ma desta preoccupazione”. “Su alcuni salumi il prezzo è diventato così alto che il consumatore si è spostato su prodotti appartenenti ad un segmento diverso – conferma anche Gian Luca Bergonzoli, Direttore vendite Italia Clai – è avvenuta una diminuzione dei prosciutti a favore di salami o mortadella. Da qui il calo delle produzioni di alcune aziende che non sono generaliste ma che hanno produzioni concentrate su segmenti che stanno perdendo volumi di vendita”. Bergonzoli evidenzia un ulteriore driver per il consumatore, ancora attento ed orientato alla qualità. “Abbiamo comunque

riscontrato che il consumatore vuole continuare a comprare prodotti di qualità – precisa – il suo comportamento è cambiato nel senso che consuma un po’ di meno ma di maggiore qualità e si è spostato da un segmento all’altro”. “Quello dei salumi è un settore che resta importante ma necessita di un consumo più veloce del prodotto e di abitudini di vita che si stanno via via eliminando – afferma Davide Calderone, Direttore generale Assica - dall’altro canto è avvenuto lo spostamento sulla scelta di prodotti a maggior valore aggiunto rispetto a prodotti a minor valore aggiunto: ad esempio abbiamo un calo nella vendita di prosciutto crudo e c’è stato un aumento a favore del consumo di salame o mortadella, di fatto meno costosi”. A differire dalle precedenti dichiarazioni è invece Massimo Zaccari, Direttore commerciale Salumificio Coati, che afferma “negli ultimi anni ci sono state delle variazioni nei comportamenti d’acquisto: in realtà nel settore Retail si è verificato un incremento degli affettati, segmento più performante ed in continuo aumento, rispetto invece al banco taglio che in effetti ha subito un calo negli ultimi anni, anche se tutto sommato leggero”. Per quanto riguarda la progressiva riduzione nei consumi, conseguente alla diminuzione della produzione spiega invece “nel nostro caso si è trattato di cause e impedimenti oggettivi, per via dell’incidente avvenuto in azienda; tuttavia, a pochi mesi dall’incendio che ha raso al suolo lo stabilimento di Arbizzano di Negrar, siamo ripartiti a pieno ritmo. La capacità di creare sinergie e individuare velocemente nuove soluzioni ha permesso di stringere immediatamente un accordo con il salumificio Pavoncelli di Pescantina. Ed è così che l’obiettivo di ripartire con il 100% della produzione entro l’estate è stato pienamente rispettato: insieme alle referenze della gamma Lenta Cottura - i prodotti di punta Coati - è ripartita la produzione dei salami Lenta Stagionatura, in particolare il Salame Milano Coati, che ha ricevuto i prestigiosi Cinque Spilli dalla Guida Salumi d’Italia 2023”, conclude Zaccari.

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L’export e salumi: fonte preziosa ma non priva di ostacoli. Le strategie per dare il giusto valore al Made in Italy Le criticità che il mercato dei salumi sta affrontando – inflazione, calo produttivo, trasformazione dei consumi, per citarne alcune -, incidono non solo sul mercato nazionale, ma anche su quello estero. E’ di estrema importanza verificare dunque qual è ad oggi lo stato d’essere dell’export, specie per un mercato così rilevante nel panorama alimentare italiano. I salumi sono infatti da annoverarsi tra i prodotti principi del made in Italy; così insieme ad alcuni tra i principali player del settore, ci siamo domandati quali strategie possono essere messe in campo al fine di restituire il giusto valore al comparto. Ad oggi, i mercati esteri rappresentano per il mondo dei salumi un terreno in espansione e ricoprono per gran parte delle aziende che abbiamo intervistato un’alta percentuale di ricavi del loro fatturato. Per il gruppo Clai il 30-35% del fatturato in questo momento è riconducibile all’export. “Le vendite all’estero rivestono un ruolo importante e sono anche quelle dove presumiamo di avere uno sviluppo maggiore - afferma Gian Luca Bergonzoli, Direttore vendite Italia di Clai - che è un mercato molto più ampio di quello italiano”. Un comparto che deve però fare i conti con una serie altri fattori che influiscono sul mercato “il comparto dei salumi è molto importante e ci vuole collaborazione sia nella filiera di produzione, che da parte del

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Governo. Un aspetto prettamente tecnico è sicuramente l’abbassamento dell’aliquota IVA per rientrare nel tecnicismo della cosa, e poi anche una comunicazione che faccia capire la bontà dei prodotti di qualità” conclude Bergonzoli. Per l’industria F.lli Beretta il mercato dell’export ammonta ad un 50% del fatturato, dove il tasso di crescita è

decisamente superiore nel mercato estero, “negli ultimi 15 anni c’è stata una crescita a doppia cifra quasi tutti gli anni per quanto riguarda le esportazioni” afferma Enrico Farina, Marketing Manager di F.lli Beretta, che spiega anche l’importanza dei prodotti italiani in Europa, dove gli unici concorrenti ad oggi, sono le aziende spagnolo. Tra aziende italiane e spagnole c’è però una grande differenza: la varietà e la differenziazione, che è incredibilmente maggiore per il patrimonio italiano. Il

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nostre problematiche. Il potere di spesa sta diminuendo, è una situazione con luci ed ombre dove c’è un mantenimento di alcune quote mentre altre si perdono”. L’export resta comunque un canale molto importante dove si riscontrano margini di crescita importanti. Da considerare però ancora una volta, il problema delle peste suina africana, che seppur non abbia alcun impatto sulla salute umana, sta comunque incidendo sulle vendite verso alcuni mercati esteri. Giappone, Cina e Serbia ad esempio hanno al momento chiuso i mercati al fine di bloccare la possibile trasmissione. “Noi siamo molto legati al made in Italy – continua Calderone - abbiamo una lavorazione tipica delle nostre terre e le nostre aziende non delocalizzano. I nostri prodotti hanno la loro specificità nei territori, e anche con i sistemi che ci sono, le istanze a livello europeo, abbiamo rifiutato la definizione di settore non sostenibile. Abbiamo messo in campo azioni di sostenibilità e stiamo investendo in una serie di attività su questo fronte”. Un percentuale di export più bassa invece per Coati, dove l’estero incide del 15% sul fatturato, ma rappresenta comunque uno scenario molto promettente. “L’internazionalizzazione è un focus importante per la nostra azienda, che ha potenziato la presenza sui mercati esteri sia direttamente, sia attraverso la Rete di Impresa “Le Famiglie del Gusto” – spiega Massimo Zaccari, Direttore commerciale Salumificio Coati - lavorando principalmente per Paesi come Germania, Belgio, Francia, Spagna, Olanda, UK, Canada e Repubblica Ceca”. “I consumatori prestano sempre più attenzione alla provenienza dei prodotti, prediligendo il made in Italy e il locale. Occorre puntare maggiormente sui prodotti IGP e DOP della tradizione italiana e strategie che puntino alla qualità, alla valorizzazione delle specificità e diversità territoriali, che garantiscano la provenienza e l’italianità delle carni”, conclude Zaccari.

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mercato spagnolo è molto presente nel nord Europa a ha saputo creare un sistema per cui nei supermercati ci sono metri dedicati ai prosciutti spagnoli. “Dovremmo lavorare di più per valorizzare il nostro gioiello – prosegue Farina - la consapevolezza dei consumatori europei sulla qualità del nostro prodotto è elevata, purtroppo però spesso si trasferisce nella ricerca di prodotti similari. Le due direttrici su cui muoverci sono: tutelare l’autenticità dei nostri prodotti perché la richiesta del made in Italy è elevata, e cercare di fare più sistema. Ad oggi se siamo presenti sui mercati esteri è grazie soprattutto all’iniziativa delle singole aziende, dobbiamo essere più aggregate e in questo caso il Governo deve darci una grossa mano”. Grande presenza sui mercati esteri anche per Citterio, il cui 65%, ossia i 2/3 del fatturato, si realizza al di fuori dei confini nazionali. “Serviamo oltre 50 mercati – spiega Alessandro Riva, Direttore Marketing di Citterio - quelli più importanti sono quello svizzero, americano, tedesco e francese”. Un successo che poggia le basi anche sulla percezione della cucina italiana all’estero, i cui salumi ne sono parte integrante e vengono quindi considerati come prodotti di qualità. “Da un lato secondo me le associazioni di consorzio e anche il governo, dovrebbero operare maggiormente sulla conoscenza del prodotto, spiegarne il valore intrinseco. Noi come azienda possiamo cercare di lavorare in maniera più diretta con i nostri clienti e anche con attività specifiche di comunicazione. Inoltre, tramite l’innovazione si portano consumi eccezionali”. “Sul mercato estero lo scorso anno c’è stato un sostanziale pareggio – afferma Davide Calderone, Direttore generale Assica - e quest’anno dopo un primo semestre ancora in positivo, abbiamo assistito a un leggero calo dovuto al fatto che anche i nostri paesi di destinazione stanno soffrendo le stesse

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Salumi: crollo dei margini. Confronto tra Fiorucci, Coati, Levoni, Ferrarini, Veroni e Raspini I salumi sono un territorio dove gli stranieri sta acquisendo imprese italiane. Nel comparto è stata di recente perfezionato l’acquisto della Veroni Salumi da parte dell’americana SugarCreek, così come Cesare Fiorucci è passata ora in mano ai Tedeschi del gruppo Navigator. Il made in Italy nei salumi è decisamente importante ed è oggetto di interesse internazionale anche in termini di acquisizioni. Queste due imprese sono state analizzate in uno studio assieme ad altre aziende italiane tra cui il Salumificio Coati che nel febbraio di quest’anno ha subito un grave incendio nel suo stabilimento e con grossi sacrifici è stato riaperto in pochi mesi. In analisi troviamo anche le italiane Raspini e Levoni. Infine anche la Ferrarini Spa oggi di proprietà del Gruppo Pini della Valtellina. Il fatturato complessivo 2022 delle imprese in analisi, tutte di dimensioni superiori ai 100 milioni di euro, è aumentato del 7,4% rispetto al 2021, raggiungendo i 762 milioni di euro rispetto ai 710 milioni dell’anno precedente. Questo aumento, inferiore alla media della categoria, è in gran parte dovuto all’effetto dell’aumento dei prezzi causato dall’inflazione.

21%. Ferrarini ha avuto problemi, con una diminuzione dei ricavi del 26% e una diminuzione dell’EBITDA di oltre il 121% [CONTINUA].

Il quinquennio 2018-2022 Il grafico successivo mostra l’evoluzione del fatturato e dell’EBITDA negli ultimi 5 anni: Coati ha incrementato i ricavi del 98% e l’EBITDA del 33%. Raspini ha visto crescere i ricavi del 17%, ma l’EBITDA è diminuito del 7%. Levoni ha sperimentato una crescita del fatturato del 28% e dell’EBITDA del 72

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SPECIALE SALUMI

IL MIGLIOR PROSCIUTTO D’ITALIA

È ITALIANO, È FATTO A MANO, È COTTO FUORI STAMPO

COTTOCAPITELLI.COM GDOnews | Febbraio 2024

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Beretta decuplica gli utili rispetto ai concorrenti diretti. Rigamonti chiude in negativo. la dura vita dei leader di mercato nei salumi In questo approfondiremo la situazione finanziaria delle principali aziende attive in questo settore. In particolare analizzeremo, sia nel loro aggregato che poi singolarmente, i risultati ottenuti da Granterre, Beretta, Citterio, Rovagnati, Rigamonti e Villani. Nel 2022, un anno che abbiamo ormai compreso essere stato particolarmente difficile per le imprese di produzione, specialmente nell’ambito agroalimentare, i ricavi totali di queste imprese sono aumentati nel loro complesso del 9,1%, passando da 1,9 miliardi nel 2021 a 2,2 miliardi nel 2022. Come si può notare dalla prima tabella sopra, stiamo analizzando imprese di dimensioni molto diverse. Ad esempio, Salumifici Granterre ha chiuso il 2022 con oltre 786 milioni di ricavi, mentre Villani ha sfiorato i 146 milioni. Beretta ha registrato 462 milioni di ricavi, Rovagnati 305 milioni, Rigamonti 160 milioni e Citterio 317 milioni. In termini di trend, nel 2022 tutte le imprese hanno incrementato i ricavi rispetto all’anno precedente [CONTINUA]

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SPECIALE SALUMI

Salumifici GranTerre festeggia gli importanti successi del Gran Tenerone

Nato il 1° gennaio 2019 dall’unione di due realtà storiche dell’agroalimentare italiano come Parmareggio e Grandi Salumifici Italiani, il Gruppo rappresenta una delle principali realtà italiane nella produzione e nella commercializzazione di salumi e formaggi stagionati di alta qualità. Dal 1° gennaio 2023 il gruppo ha cambiato la propria denominazione da Bonterre S.p.A a GranTerre S.p.A. Sebbene il Gruppo sia di recente costituzione è in realtà portatore di una storia di produzioni ed eccellenze gastronomiche iniziata già nella prima metà del secolo scorso, fino a diventare punto di riferimento sia per i consumatori italiani che per quelli esteri. Espressione di territori, tipicità ed eccellenze, Salumifici e Caseifici GranTerre è tra i principali player nella produzione e commercializzazione di salumi e formaggi tradizionali, e titolare di marche quali Casa Modena, Senfter, Alcisa, Cavazzuti, Parmareggio ed 76

Agriform. Salumifici GranTerre specialista del prosciutto cotto Salumifici GranTerre è il principale player a livello produttivo nazionale di prosciutto cotto. Questo risultato è stato ottenuto presidiando sia il mercato più tradizionale del banco taglio che i segmenti più moderni, quali affettati, merende, ma soprattutto dando vita, ormai 25 anni fa, al mercato dei “Teneroni”, i famosi hamburger di prosciutto cotto tanto amati dai bambini! La competenza produttiva di GranTerre e l’impegno strategico nel rispondere alle diverse richieste dei consumatori, fa sì che il Gruppo offra una gamma completa per ogni esigenza del trade e del consumatore, con marchi e prodotti dedicati ai diversi canali: dettaglio specializzato, ingrosso, GDO, discount e away from home.

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Frutto della maestria di GranTerre nella produzione di salumi, il Prosciutto Cotto di Alta Qualità Gran Tenerone si distingue per il suo gusto caratterizzato e la sua straordinaria morbidezza. L’accurata selezione delle cosce, con il perfetto equilibrio fra parte magra e parte grassa, e la sapiente miscela di aromi e spezie sono esaltate dal lungo massaggio di oltre 18 ore e dalla lenta cottura a vapore che conferiscono al prodotto una tenerezza e un gusto senza paragoni. A distanza di 5 anni dal suo lancio, Gran Tenerone mantiene la sua promessa di bontà continuando a segnare trend di crescita costanti. Un successo derivante dalla sempre maggiore presenza nelle principali catene della GDO italiana e sostenuto dall’aumento delle rotazioni, alimentate da importanti campagne di comunicazione TV, concorsi a premi, supporto costante sui punti vendita e presenza a volantino.

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Gran Tenerone: 5 anni di successi

Sostenibilità Il Prosciutto Cotto Gran Tenerone è anche disponibile nella pratica vaschetta da 110 gr con vassoio in carta riciclabile: un innovativo packaging eco-compatibile che conserva tutta la morbidezza e il gusto inconfondibile di Gran Tenerone e al contempo riduce del 50% l’utilizzo di plastica rispetto alle tradizionali vaschette di affettato, a dimostrazione dell’impegno concreto del Gruppo per la riduzione dell’impatto ambientale. GDOnews | Febbraio 2024

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Cotto “San Giovanni” Capitelli, una sfida diventata eccellenza Qualità, passione e tradizione sono componenti fondamentali per definire un’eccellenza. Nel caso del pluripremiato cotto “San Giovanni” del Prosciuttificio Capitelli la scintilla è arrivata da una sfida lanciata dal titolare di una celebre salumeria di Milano ad Angelo Capitelli, figlio di Claudio che nel 1976 fondò l’azienda a Borgonovo Val Tidone nel Piacentino, e che ebbe l’intuizione di puntare su un prodotto che allora era una novità sulle tavole degli italiani. “Il signor Attilio San Giovanni – racconta Angelo a GDO News – mi sfidò a creare questo prodotto nuovo e allo stesso tempo antico. “Diventerai mio fornitore – mi disse – solo se riuscirai a creare il vero prosciutto cotto di una volta”. Ci ho messo qualche anno ma alla fine, grazie all’aiuto dei miei collaboratori, sono riuscito a fare qualcosa che non esisteva: un prosciutto legato a mano e cotto in pezze di tela grezza. Un metodo e una forma innovativi ma corrispondenti ad un sapore unico e qualcosa di importante. Negli ultimi dieci antico”. anni il prodotto è cresciuto con una media del 18,5%. In questo 2023, nonostante i dati Oggi il “cotto d’altri tempi” San Giovanni del settore registrino quantitativi abbastanza è riconosciuto da tutte le guide come il negativi, San Giovanni conferma la sua migliore in Italia ma qual è stato il percorso crescita al 17,8% rispetto all’anno scorso”. dalla sfida da lei raccolta fino ai Cosa ha favorito numerosi traguardi maggiormente ricevuti dal prodotto l’affermazione di un di punta di Capitelli? prodotto che seppur di altissima qualità “Per oltre quindici – oggi ampiamente anni è stato come riconosciuta – aveva vendere il gelato bisogno di crearsi agli Eschimesi. una platea di Un prodotto che faceva trasalire chi lo consumatori ed estimatori? assaggiava, una proposta di altissima qualità, unica ed originale. Ma i salumieri, e a maggior “Il questo periodo il mercato è cambiato ragione la distribuzione, preferivano la marca molto. La Distribuzione Moderna, sulla spinta commerciale, con buona pace delle nostre della pressione commerciale determinata aspettative e del nostro lavoro. Poi però con dalla crescita dei discount, ha avuto la molta progressione il mercato si è accorto necessità di dotarsi di un assortimento di noi, il processo è stato lento ma ha creato GDOnews | Febbraio 2024


“I nostri investimenti principali sono legati allo sviluppo delle ESG e all’implementazione della filiera agricola. Sul primo fronte possiamo vantare con orgoglio un report di sostenibilità che pubblichiamo dal 2020, ma realmente differente. È stata determinante anche la crescita culturale dell’approccio del anche l’adesione al bilancio di sostenibilità consumatore che io chiamo “del chilometro della capogruppo oltre al Global Compact zero”. Questo ha infatti creato nuove delle Nazioni Unite. Per quanto riguarda opportunità per le produzioni autentiche in le materie prime abbiamo sviluppato una grado di distinguersi da quelle industriali. filiera chiusa con diversi allevatori situati sul Un contesto nuovo nel quale San Giovanni territorio nazionale, con i quali condividiamo ha trovato ulteriore visibilità grazie alle genetica, alimentazione e benessere principali guide di settore che da sei anni lo animale. Tutto per provare a migliorare premiano all’unanimità come miglior cotto ulteriormente il nostro cotto italiano, fatto a mano e cotto fuori stampo”. d’Italia”.

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Nell’ottica di un mercato molto dinamico fatto di consumatori sempre più attenti e preparati quali sono le azioni intraprese dall’azienda per consolidare questo successo?

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Il rapporto qualità-prezzo ci distingue dai competitors Salumi cotti di altissima qualità e una gamma 100% italiana sono il biglietto da visita del Salumificio Negri, marchio storico originario della Brianza, che nel 2012 si sposta nel cuore nella Food Valley dei Salumi: Modena. Contraddistinto da un’ampia gamma di Prosciutti Cotti, il core business dell’azienda, Negri Salumi propone anche Mortadelle, Porchette e Arrosti Avicoli di vario genere, tutti realizzati con materie prime selezionate e ricette fortemente legate alla Tradizione Emiliana. Quando si parla di questo Brand non si può che menzionare il Novecento, il fuori stampo fiore all’occhiello che si distingue per il tipo di lavorazione artigianale e di materia prima scelta. Un Prosciutto Cotto Alta Qualità 100% italiano, realizzato esclusivamente con cosce certificate ISO 22005, legato in corda a mano “come una volta” e massaggiato per oltre 72 ore prima di essere cotto a lungo in forni a vapore. Il risultato di questa lavorazione artigianale di circa 10 giorni è un Prosciutto Cotto di 11 Kg, elegantemente marezzato, dal sapore dolce e dalla consistenza vellutata, oggi declinato in tre varianti: Tradizionale fuori stampo, Tradizionale in stampo e Affumicato fuori stampo. Analizzando il suo percorso di crescita, Negri si distingue sicuramente per la capacità di creare prodotti ricercati e dagli elevati standard qualitativi, raggiungendo risultati sempre più performati anche in termini di resa. Uno dei suoi maggiori punti di forza su cui soffermarsi, è l’importante equilibrio raggiunto tra tecnologia e artigianalità, una sinergia capace di generare il connubio perfetto tra sapore, tradizione e innovazione dei processi. La notorietà di questo Salumificio risiede nella sua capacità di offrire un rapporto qualità-prezzo molto più competitivo rispetto a quello dei competitors, pur mantenendo la qualità di un’ Eccellenza Italiana. Altro elemento degno di nota è la nuova struttura organizzativo-direzionale, costituita da menti giovani e determinate, volenterose di approcciare un settore

ormai saturo con idee fresche e innovative e con un atteggiamento propositivo e volto al cambiamento. Grazie ad una rete vendite capillare diffusa su tutto il territorio nazionale, Negri Salumi presidia diverse tipologie di canali. Se il Normal Trade, ad oggi, è quello di maggiore riferimento, è facile intuire come tra gli obiettivi a breve termine vi sia la volontà di penetrare maggiormente canali come la GDO. L’intenzione è quella di raggiungere un duplice posizionamento sia sul banco taglio che nel Take Away, accrescendo la notorietà del brand e la sua awareness tra i consumatori finali. Tra le novità che spiccano nel 2023 troviamo infatti il lancio della nuova linea di affettati “Take&Taste”, composta da 6 referenze 100% italiane, in confezioni preformate e posate a mano. È ormai chiaro che il marchio di fabbrica di questa realtà sia lo stretto legame con il suo territorio e una forte identità incentrata sull’“Essere Italiano”. Proprio per questo motivo, grazie ad un Export Manager e ad un calendario ricco di eventi e fiere, si sta lavorando per sviluppare e strutturare nuovi mercati con la promessa di portare il vero Made in Italy anche al di fuori dei confini nazionali.

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Conserve IN COLLABORAZIONE CON

Una categoria in difficoltà e che soffre troppa inflazione Il comparto delle conserve è una parte importante degli assortimenti della GDO italiana, vale infatti circa il 2,5% del suo fatturato totale. Nei mesi scorsi abbiamo approfondito in modo esauriente l’analisi della categoria entrando nel merito delle tendenze delle materie prime e della difficoltà di reperimento di queste. Qualche mese fa avevamo analizzato i conti economici delle principali imprese del settore scoprendo che non tutte hanno sofferto la recente crisi inflattiva. Quello studio si basava sull’analisi dei bilanci di quelle società di capitali che a settembre avevano 82

già depositato il bilancio 2022, ed osservava il comportamento di 482 imprese (circa il 40% del totale) divise per quattro classi di fatturato. Ciò che ci proponiamo in questo articolo è, invece, verificare quali sono le tendenze al consumo all’interno del comparto, ov vero comprendere se e come sia cambiato il consumatore negli acquisti alla luce degli aumenti dei prezzi di vendita. Per farlo ci av valiamo delle preziose ricerche di NIQ aggiornate ad ottobre dello scorso anno, quindi molto recenti. Entrando nel merito dei numeri,

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SPECIALE CONSERVE e nello specifico osservando le vendite a valore della categoria (esclusi i derivati del pomodoro), che comprende quelle animali e quelle vegetali, il fatturato generato nell’anno terminante ottobre 2023 è stato pari a 3.156 miliardi in tutti i canali distributivi, con una crescita

del +7,2%. Entriamo nel dettaglio dei dati di NIQ elaborati da GDONews [CONTINUA]

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Conserve vegetali: la Marca del Distributore domina ma i prezzi sono cresciuti troppo. Pericolo sell out Se nelle conserve animali la MDD deve trovare difficili spazi contro una forte IDM, le caso di quelle vegetali, la situazione è decisamente differente. Come si vedrà infatti, oltre la metà del fatturato del comparto è prodotto proprio dalla marca del distributore, a conferma della debolezza delle grandi marche. Anche in questa analisi ci avvaliamo delle preziose ricerche di NIQ aggiornate ad ottobre dello scorso anno, quindi molto recenti.

Entriamo quindi nel merito delle prestazioni della private label nel dettaglio di ogni segmento del comparto, analizzando le prestazioni per singolo segmento di vendita. I dati sono riferiti all’anno 2023 AT Ottobre [CONTINUA]

Conserve vegetali: importanti incrementi dei prezzi alla vendita, ma poca perdita a volume La categoria delle conserve vegetali produce un fatturato inferiore sia rispetto ai derivati del pomodoro che alle conserve animali, ma è un comparto che non è di poco conto per la pluralità dell’offerta, delle imprese produttrici e per il fatturato che nel perimetro del totale Italia Omnichannel ha fatturato più di un miliardo di euro nel 2023. Anche in questa analisi ci avvaliamo delle 84

preziose ricerche di NIQ aggiornate ad ottobre dello scorso anno, quindi molto recenti. Entriamo nel merito dei numeri [CONTINUA]

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Conserve vegetali: i discount perdono terreno sui grandi supermercati; è crisi Liberi Servizi Nel mondo delle conserve vegetali, a rappresentare il canale distributivo più rilevante per fatturato sono i discount che detengono la maggioranza relativa del fatturato totale, nonostante il trend in crescita dei grandi supermercati che hanno ottenuto rilevanti incrementi. Entriamo nel dettaglio dei singoli cluster di vendita, suddividendo in modo opportuno anche i diversi stereotipi di supermercati (dal vicinato ai grandi negozi) per comprendere in fondo le dinamiche delle prestazioni del comparto. Entrando più nello specifico possiamo analizzare la relazione tra le conserve

vegetali ed i formati di vendita avvalendoci delle preziose ricerche di NIQ aggiornate ad ottobre dello scorso anno, quindi molto recenti. Per quanto riguarda le vendite a valore troviamo in cima alla classifica per fatturato i discount che hanno prodotto nel 2023 un fatturato di oltre 325 milioni di euro con una crescita del 9,7% [CONTINUA]

Conserve animali: il 2023 è stato di sofferenza. Inflazione troppo alta per un consumatore in crisi. I dati dettagliati Il mondo delle conserve animali è decisamente importante all’interno degli assortimenti del comparto conserviero. Le tre grandi aree in cui si divide, dai derivati di pomodoro che fanno categoria a sè e sino alle conserve vegetali, hanno diversi tratti in comune, talvolta i diversi produttori dei differenti segmenti si accomunano nelle difficoltà e trovano le medesime soluzioni. Mettendo da parte i derivati del pomodoro, le due grandi aree delle conserve sono quelle animali e quelle vegetali. In questo articolo entreremo nel merito delle prime, un comparto che esprime quasi 2 miliardi di euro di fatturato (anno 2023), vale a dire due terzi del totale (esclusi i derivati del pomodoro). Lo studio ha come obbiettivo mettere in evidenza le evoluzioni dei trend al consumo, in un periodo in cui il consumatore è in decisa 86

evoluzione ed allo stesso tempo aggiornare i lettori sull’evoluzione dell’offerta nei rispettivi formati di vendita, dalle classiche e storiche superette ai grandi ipermercati, tenendo in debita considerazione l’evoluzione dei discount. Per farlo ci avvaliamo delle preziose ricerche di NIQ aggiornate ad ottobre dello scorso anno, quindi molto recenti. Le vendite del 2023 L’andamento delle conserve nel perimetro Italia Omnichannel a valore è stato decisamente positivo [CONTINUA]

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Conserve Animali: la GDO ancora schiava delle grandi multinazionali? L’analisi delle conserve animali si comprende molto meglio leggendo gli andamenti dei singoli segmenti di vendita. Con il supporto di NIQ e dei dati delle vendite del comparto in GDO analizzeremo adesso le prestazioni delle vendite per singolo segmento di vendita. I dati sono riferiti all’anno 2023, AT ottobre 2023. Dei circa 1,957 milioni di euro di fatturato prodotto dalla categoria nel 2023, ben

1,200 miliardi sono stati prodotti dal tonno sott’olio. La crescita anno su anno è rilevante (+7,3%), seconda solo ad un altro segmento che è diventato strategico lo scorso anno [CONTINUA]

La crisi dei discount nelle conserve animali: le multinazionali tirano il fiato Le conserve animali sono una categoria, si è scritto, dove il dominio della IDM è ancora rilevante e prevalente. Risulta, quindi, particolarmente utile comprendere come si comportano i diversi formati di vendita in un anno, lo scorso, ad inflazione molto alta. Vale a dire: qual è la crescita dei discount rispetto ai canali tradizionali, scevri dell’arma delle grandi marche industriali? Anche in questa analisi ci avvaliamo delle preziose ricerche di NIQ aggiornate ad ottobre dello scorso anno, quindi molto recenti. Il canale supermercati, com’è logico, veicola la maggior parte delle vendite a valore delle conserve animali. All’interno di questo 88

vasto formato di vendita bisogna però fare delle considerazione perchè il mercato sta cambiando e le prestazioni del passato non appartengono a questo presente. Alcuni formati di vendita si stanno facendo fagocitare da altri ed il traffico delle vendite sta assumendo una nuova conformazione. Entriamo più nello specifico e verifichiamo qual è la nuova relazione tra le conserve animali ed i formati di vendita più adatti alla categoria [CONTINUA]

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Le conserve animali rappresentano un mercato competitivo dove le muiltinazionali hanno un ruolo molto attivo. Siamo nell’area grocery con tutto ciò che ne comporta: prezzi Hi-Lo violenti, prezzi a scaffale sostenuti, logiche di sell out in mano al produttore che ne manovra le attività. In questo contesto, totalmente differente da quello delle conserve vegetali, i valori delle vendite sono normalmente sostenuti anche e soprattutto grazie alla pressione promozionale. In apposito articolo trattiamo l’argomento. Qui, invece, ci occupiamo della MDD che, di conseguenza, deve lottare contro dei Giganti per farsi spazio. Si faccia attenzione: questi grandi leader

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Conserve animali: la MDD conquista quote alla IDM. Il vento inflattivo sta cambiando gli scenari anche qui della IDM, si è appena scritto, veicolano molto i volumi delle vendite, e quindi il fatturato, e l’aggressività della MDD può essere un boomerang se non è ben utilizzata dal retailer. Per tale ragione è importante definirne le prestazioni. Anche in questa analisi ci avvaliamo delle preziose ricerche di NIQ aggiornate ad ottobre dello scorso anno, quindi molto recenti. Entriamo nel merito dei numeri [CONTINUA]

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RISULTATI 2022 90

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