ANNO I - DICEMBRE 2023 - GENNAIO 2024
LATTE E DERIVATI SFIDA TRA GRANAROLO E PARMALAT DAI RISULTATI INCERTI I CONTI ECONOMICI DELLA GDO 17 GRANDI RETAILER SOTTO LA LENTE: ECCO GLI EFFETTI DELL’INFLAZIONE
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
MEZZOGIORNO IN TAVOLA GDOnews | Dicembre 2023 - Gennaio 2024
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CENTRALI A CONFRONTO
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CediGros e Magazzini Gabrielli
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In’s e Penny
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Coop Liguria e Coop Lombardia
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Eurospin Puglia e Sicilia
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New FDM e Fratelli Arena
24
Conad Centro Nord e Tosano
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Conad Adriatico e Megamark
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Iper Montebello e Pam Panorama
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Carrefour-GS SpA
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RISULTATI 2022
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Industria del latte e derivati
48
Parmalat, Granarolo, Sterilgarda, Centrale del Latte d’Italia
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Colla, Ambrosi, Inalpi, Igor, Auricchio e Biraghi 52
GDONews è una rivista edita da PR Italia srl, via Emilia All’Angelo 3, Reggio Emilia, registrata presso Tribunale di La Spezia n° 1037/20. La riproduzione di illustrazioni o testi pubblicati nella rivista online o negli e.book è riservata e non può avvenire senza espressa autorizzazione dell’editore. Direttore responsabile
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CediGros e Magazzini Gabrielli: due aziende diverse che oggi si sfidano direttamente. Ecco i risultati CediGros e Magazzini Gabrielli si stanno sfidando nel Lazio: sono i due leader della prossimità. Hanno modelli di business molto differenti così come le prestazioni. In questo articolo un esame dei risultati dei punti vendita, suddivisi per formato ed a seguire un’analisi delle prestazioni delle due aziende nei bilanci del 2022. CediGros e Magazzini Gabrielli sono due eccellenze retail del centro Italia che appartengono al gruppo di acquisto Selex. Sebbene abbiano la sede nei versati opposti della penisola da diversi anni si toccano e si confrontano nella regione Lazio, dove opera appunto il gruppo Gros. Quest’anno l’attenzione di Magazzini Gabrielli per questo territorio è diventata molto più rilevante grazie all’acquisizione sul territorio dei punti vendita ex Unicoop Tirreno. Di fatto, oggi sono due diretti concorrenti nella difficile
“piazza” di Roma. Si tratta di aziende molto diverse nella loro struttura e nei loro obiettivi però è interessante oggi metterne in luce le prestazioni ed i risultati. Per vedere la loro conformazione operativa è sufficiente visitare i loro siti web: Magazzini Gabrielli e CediGros. Con il supporto del software Datafinder di Istituto Georetail Italia, che supporta l’industria fornitrice della GDO a conoscere in profondità clienti e potenziali del mass
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market retail, iniziamo ad osservare le redditività dei due gruppi nella definizione di ogni formato di vendita. Dopo questa analisi entriamo nel merito della prestazioni che hanno ottenuto nel 2022. L’obiettivo di questa analisi è, infatti, comprendere come abbiano affrontato l’anno 2022, considerando le sfide dovute all’inflazione delle materie prime energetiche, che ha colpito pesantemente l’intero settore. L’articolo offre anche la possibilità di osservare l’evoluzione dei bilanci di queste due aziende dal 2018 al 2022, ovvero negli ultimi 5 anni. L’analisi è stata condotta attraverso l’APP benchmark online disponibile per gli abbonati Premium alla rivista. Le prestazioni dei punti vendita
5000 mq): sono sedici in tutto. Secondo Istituto Georetail Italia il fatturato medio degli Oasi si aggira attualmente attorno ai 15 milioni di euro (secondo Nielsen si tratta di un valore superiore) con una redditività media per MQ che tocca i 5 mila euro. Il format di vicinato sono i supermercati Tigre, superano le 120 unità tra diretti ed affiliati, si tratta di punti vendita tra i 500 ed i 1500 mq, ma la cui metratura media è attorno ai 680 mq. Il fatturato medio è di poco superiore [CONTINUA]
L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER LE TUE ESIGENZE
Di quasi 300 punti vendita attivi, Magazzini Gabrielli suddivide in tre format la sua offerta, sia con negozi diretti che in franchising. Il format più grande sono gli Oasi (2500-
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I piccoli supermercati sono al traguardo, solo il Discount può crescere sull’estrema prossimità. I casi
In’s e Penny
La profonda crisi del Libero Servizio fa da contraltare alla grande crescita dei discount che si dedicano all’estrema prossimità. Ecco i numeri delle vendite e delle redditività di In’s e Penny. Della crisi del Libero Servizio si stanno Si sta facendo riferimento a due discounters scrivendo
fiumi
di
inchiostro
perchè che nei ultimi anni sono cresciuti molto:
è un dato di fatto che il modello del In’s e Penny Market. “Convenience Store” all’italiana deve essere Entrambi rappresentano uno stereotipo completamente ripensato, la sua funzione
di format di convenienza rivolto al vicinato
di supermercato in miniatura è arrivata al senza la presenza strategica di grandi capolinea.
marche e con una centralità rilevante
In verità esistono già nuovi modelli di
delle proprie MDD. In due parole il format
format su queste metrature che stanno
discount in versione estrema prossimità.
funzionando molto bene, a giudicare dai Lo studio dei grandi retailer della categoria
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bilanci di esercizio delle imprese che hanno
(Lidl, Eurospin, Aldi e MD Spa) è attuale e
come focus questo modello di business.
complesso, gli effetti dei grandi formati
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cambiano
a
seconda
dei
territori,
in
relazione ai distinti assortimenti ed
alle
distinte
strategie. Differente
è
l’interpretazione dell’offerta di chi si rivolge al vicinato, come
appunto
Penny e IN’s. È
bene
precisare che la pubblicazione dei loro
risultati
di
bilancio di qualche settimana
fa
ci
ha dato qualche certezza: le due aziende non sono più due comprimarie del mondo discount, stanno entrando di diritto nello scenario che conta grazie ai risultati che stanno ottenendo negli ultimi anni. In questo articolo
esaminiamo i loro
numeri, le loro strategie di vendita, i risultati dei negozi suddivisi per format e mettiamo a confronto i numeri che il datafinder, software della società Istituto Georetail Italia ci consegna. È bene specificare che i numeri riportati sono estratti dai bilanci di esercizio e non dalle vendite a scanner, che comprendono solo una parte dell’assortimento. L’analisi metterà in risalto alcuni aspetti
si concentrano maggiormente, per arrivare ai risultati delle vendite (medie dei punti vendita e redditività per mq) esistono differenze che in questo studio verranno messe in evidenza. Penny market consta di quasi 420 punti vendita di cui il 44% nel nord ovest, il 6% nel nord est, il 25% nel centro Italia e Sardegna ed il 25% nel sud Italia Sicilia compresa [CONTINUA] L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER LE TUE ESIGENZE
peculiari dei loro business, ad esempio, pur concentrandosi entrambi nei formati di vicinato, esistono solide differenze tra le due insegne: dalla geografia in cui si distribuiscono ai formati di vendita con cui 14
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Coop Liguria e Coop Lombardia: 2022 positivo
grazie al prestito soci? Debiti netti molto alti per entrambete Coop Lombardia e coop Liguria hanno chiuso il 2022 con un Ebit negativo. Grazie al recupero della “Gestione Straordinaria”, che per il gruppo spesso si traduce negli interessi derivanti dagli investimenti dei contributi dei soci prestatori, l’utile di profitto di entrambe è stato leggermente positivo. Sono aziende solide e ben patrimonializzate, tuttavia presentano situazioni debitorie molto rilevanti da tenere sotto controllo Il 2022 di Coop Italia è stato complicato. Nelle analisi svolte sulle sue principali imprese sono emersi diversi dati su cui fare riflessioni e da verificare negli anni a venire. Il principale è la metamorfosi di Coop Alleanza 3.0 che sta cambiando la sua struttura organizzativa e, nonostante un rilevante negativo nel 2022, si intravvedono segni positivi (si legga articolo dedicato). Unicoop Firenze nel 2022 è cresciuta nei
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ricavi ma per la prima volta ha davvero sofferto nei margini; abbiamo supposto che questo potrebbe essere derivato anche dall’atteggiamento di Esselunga nel medesimo periodo (si legga articolo dedicato). Nova Coop, pur non brillando, non perde posizioni rispetto alla concorrenza pur vedendosi cambiare il tessuto retail che lo circonda, con le numerose aperture di
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discount e superstore nei suoi territori da parte della concorrenza (si legga articolo dedicato). Questo articolo si focalizza altre due importanti cooperative del gruppo, ovvero Coop Liguria che conta circa 2700 dipendenti e gestisce 54 punti vendita, di cui 47 supermercati e 7 ipermercati e Coop Lombardia opera con una rete vendita di 88 negozi, tra cui 14 ipermercati e 74 supermercati. L’articolo esplora come entrambe le cooperative abbiano affrontato le sfide del 2022, un anno caratterizzato da notevoli pressioni inflazionistiche che hanno impattato i costi delle materie prime energetiche, colpendo pesantemente l’intero settore della grande distribuzione organizzata. Viene offerta anche la possibilità di osservare l’evoluzione dei bilanci di queste due aziende dal 2018 al 2022, cioè negli ultimi 5 anni. Questa analisi è stata condotta attraverso l’APP benchmark online disponibile per gli
abbonati Premium, che possono utilizzarla autonomamente per condurre le proprie indagini. Iniziamo con un esame quantitativo, rilevando che nel 2022 Coop Lombardia ha registrato un fatturato complessivo di 990 milioni di euro, mentre Coop Liguria ha raggiunto un fatturato di oltre 793 milioni di euro. Questi risultati sono cresciuti rispettivamente del 2,93% per Coop Lombardia e del 5,76% per Coop Liguria rispetto al 2021 [CONTINUA]
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Eurospin Puglia e Sicilia:
due fiori all’occhiello del leader di mercato discount Eurospin Puglia e Sicilia sono le due imprese dell’organizzazione leader nel settore discount che sono maggiormente cresciute negli ultimi cinque anni. In questo articolo vengono analizzate le prestazioni delle due aziende e messe a confronto tra loro I discount nel 2022 sono andati molto bene, ed oggi si può affermare che l’inflazione gli ha fatto bene. In generale tutte le imprese sono cresciute non solo le più grandi. In’s Mercato e Penny Market, ad esempio, che rappresentano il vicinato dell’offerta, hanno espresso prestazione eccezionali. Ma anche MD ha vissuto un anno d’oro. Lidl e Eurospin si sono confermate, ma quello che ha più sorpreso sono state le prestazioni di due aziende legate proprio al leader di mercato: Eurospin Puglia e Eurospin Sicilia. Ricordiamo che il modello di business di Eurospin si ispira alla logica della distribuzione organizzata tradizionale, con una società controllante che svolge le funzioni di centrale acquisti e 5 controllate territoriali alle quali è assegnata la funzione di gruppo Cedi territoriale. Si tratta di un’organizzazione efficiente, come dimostra l’evoluzione dei ricavi degli ultimi 10 anni. Il confronto tra i bilanci di queste due imprese è stato condotto attraverso l’APP di GDOnews benchmark online, che gli
abbonati Premium possono usare in autonomia per indagini sulle prestazioni economiche di tutti i cedi della GDO, gli affiliati e i fornitori suddivisi per categoria merceologica. Eurospin Puglia è attiva in Puglia, Basilicata e nella parte settentrionale della Calabria, mentre Eurospin Sicilia opera in Sicilia e in parte della Calabria. La prima parte di questo esame è di natura quantitativa e rivela che nel 2022 Eurospin Sicilia ha generato ricavi per oltre 983 milioni di euro, mentre Eurospin Puglia ha avuto un fatturato complessivo di poco inferiore agli 890 milioni di euro. Il fatturato del 2022 di Eurospin Sicilia è cresciuto del 13,7% rispetto al 2021, mentre quello di Eurospin Puglia è cresciuto del 12,8% rispetto all’esercizio precedente [CONTINUA]
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DOVE NASCONO GRANDI BONTÀ
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New FDM e Fratelli Arena, le quote di mercato
regionali garantiscono i risultati. Strategie a confronto La GDO del sud Italia è piena di aziende grandi, solide ed in continua crescita. E’ ciò che accade anche in Sicilia dove le due imprese locali New FDM Coop e Fratelli Arena da molto tempo sono in continua crescita. Il confronto tra le due è su due livelli differenti sia per i rispettivi modelli di business che per le loro dimensioni. Ma, in ogni caso, si tratta di due grandi imprese italiane i cui conti economici sono davvero consolanti. Nell’articolo si vedrà come anche il difficile 2022 sia stato superato brillantemente. La curiosità è data dall’evoluzione - nel tempo - dei margini industriali, conseguenza della loro forza in termini di quote di mercato In questa analisi, mettiamo a confronto due aziende attive in Sicilia, Fratelli Arena e New FDM, per comprendere come abbiano affrontato gli ultimi anni, ricchi di sfide per il settore della grande distribuzione
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organizzata, compresi i cambiamenti dovuti alla pandemia di COVID-19. Nel 2022, un notevole aumento dell’inflazione, principalmente a causa dei costi energetici in crescita, ha aumentato gli
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oneri per le aziende e influenzato il potere d’acquisto dei consumatori, mettendo alla prova i margini di molte imprese italiane. Il nostro obiettivo è capire quali aziende siano riuscite a mantenere margini e profitti in questo contesto complesso e chi ha subito le conseguenze negative di queste sfide. In questo articolo, ci concentriamo su New FDM e Fratelli Arena. La nostra analisi si basa
sull’analisi dettagliata delle performance di queste due aziende nel periodo dal 2018 al 2022, fornendo una prospettiva a medio termine. Esamineremo il loro fatturato e i rispettivi costi di gestione per comprendere come hanno affrontato le complessità esterne dell’ultimo esercizio. Iniziamo l’analisi con una visione quantitativa. Nel 2022, New FDM ha generato un fatturato di 530 milioni di euro (si fa riferimento al fatturato del Cedi, non alle vendite), mentre 26
Fratelli Arena ha registrato ricavi di poco più di un miliardo. Rispetto al 2021, il fatturato di New FDM è cresciuto del 17,5%, mentre quello di Fratelli Arena è aumentato del 9,5% nel 2022. Rispetto all’anno precedente, la crescita dei ricavi di Fratelli Arena è stata leggermente inferiore all’indice di inflazione alimentare, mentre i ricavi di New FDM sono cresciuti in modo più consistente [CONTINUA]
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Conad Centro Nord:
i dolori del post…. Auchan. Il confronto con Tosano spiega tante cose Due grandi imprese simili nei fatturati e che nel quinquennio che va dal 2018 al 2022 hanno vissuto incrementi di ricavi quasi uguali. In verità sono, però, differenti non solo i modelli di business (Srl vs Cooperativa di imprenditori, negozi diretti per una, solo servizi ai soci per l’altra) e la numerica dei negozi, ma soprattutto i risultati di marginalità. Ci si accorge così, che Conad centro Nord da quando ha acquisito gli ex Auchan SMA è un’altra azienda. I numeri che l’azienda esprime, infatti, sono profondamente cambiati ed il confronto con un competitor così differente è proprio quello che estremizza questa evoluzione non voluta In questa analisi mettiamo a confronto Supermercati Tosano e Conad Centro Nord, due imprese che adottano modelli di business diversi (la prima è una srl, la seconda è una cooperativa) e si confrontano direttamente nella ricca regione della Lombardia.
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Due imprese molto diverse ma il cui confronto mette in evidenza peculiarità dell’una e dell’altra che non sono così scontate. Questo è parte di una serie di articoli con cui si vuole di spiegare in che modo i principali attori del mercato italiano della
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caratterizzato l’anno precedente. Nel 2022 Tosano ha registrato un fatturato di 1,2 miliardi di euro, mentre Conad ha chiuso l’anno con un fatturato di 1,26 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente, Tosano ha visto una crescita del 18,4%, mentre Conad ha registrato una crescita del 6,3%. Qui la prima interessante novità: Tosano ha incrementato i ricavi in misura ben superiore all’incremento dell’inflazione, mentre è stata inferiore per Conad. Nel corso degli ultimi cinque anni, il fatturato di Tosano è aumentato del 53,4%, mentre quello di Conad è cresciuto di oltre il 51%. Tuttavia, l’EBITDA di [CONTINUA]
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GDO hanno risposto alle sfide deli ultimi anni. Mentre alcuni grandi cambiamenti, a partire dalla pandemia da Covid, hanno favorito il mercato, il 2022 ha visto un’incidenza di inflazione dovuta principalmente all’aumento dei costi energetici, che ha messo a dura prova i margini di gran parte dei protagonisti del mercato italiano. Attraverso l’esame delle prestazioni di queste due importanti imprese, vogliamo far a comprendere quale modello di business e quale insegna sono riuscite a sviluppare strategie vincenti per mantenere margini e profitti in questo contesto avverso e chi, invece, ha subito le conseguenze delle molte sfide inattese. Analizzeremo in modo dettagliato le performance del periodo compreso tra il 2018 e il 2022, al fine di ottenere una prospettiva a medio termine riguardo all’andamento del loro fatturato e dei relativi costi di gestione. Inoltre, analizzeremo nel dettaglio i risultati del 2022 per comprendere come entrambe le imprese abbiano affrontato le complessità esterne che hanno
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Conad Adriatico e Megamark grandi e solide. Ma Megamark ha sofferto l’inflazione
Megamark e Conad Adriatico hanno molti elementi in comune pur essendo molto differenti. In questo articolo si analizzando gli impatti delle due imprese a tutti gli eventi che hanno caratterizzato questi anni, dal pre covid, alla pandemia, passando per la crisi post covid e la grande inflazione dello scorso anno. Conad Adriatico è uscita rafforzata rispetto al 2019, mentre Megamark, pur essendo cresciuta molto, la sua solidità nell’ultimo anno è tornata ai livelli sotto il pre covid
La GDO del sud Italia è composta da grandi aziende decisamente solide. Fatta salva la Campania, i centri decisionali oggi sono pochi, si tratta di un mercato concentrato ed in espansione. E’ vero che nel territorio le quote di mercato dei discount sono rilevanti, 32
ma queste si sono costruite in tempi in cui le insegne tradizionali erano in crisi, prima dell’attuale concentrazione. In Puglia, ad esempio, due grandi player sono Megamark e Conad Adriatico. Sono organizzazioni diverse, la prima è una Srl
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO e la seconda una cooperativa di piccoli imprenditori, ma i modelli di business non sono così lontani. Conad Adriatico, alla stessa stregue delle altre imprese del gruppo, è una centrale territoriale che fornisce merci e servizi ai soci dalle Marche alla Puglia. I punti vendita 34
sono prevalentemente supermercati con una misura media di 860mq, ma anche Ipermercati che mediamente misurano quasi 5 mila mq. Megamark si sviluppa dalla Puglia sino alla Campania, la ragione sociale non possiede punti vendita diretti (come Conad) ma opera
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con un’altra società del gruppo direttamente sul mercato, la Megagest Srl, che consta di oltre 60 punti vendita con une metratura media di 950 mq. In Campania Megamark opera direttamente con la società Mida3 Srl ma, soprattutto, è presente sul territorio grazie alla grande dinamicità di un socio, la AP Commerciale Srl, che oggi possiede circa 60 punti vendita che misurano mediamente poco meno di 1.000 mq. A tal proposito vale la pena ricordare la pubblicazione di uno studio sulle prestazioni di AP Commerciale messe a confronto con quelle di Unes. Proprio la AP Commerciale è oggi una delle poche espressioni del concetto di vendita everyday-low-price e la sua incidenza nel fatturato di Megamark è decisamente rilevante. Tutte queste premesse per affermare che sia Conad Adriatico che Megamark sono grandi aziende interregionali, che operano in una vasta parte del sud Italia (arrivando al centro) e che sono diventate imprese con fatturati decisamente rilevanti, entrambe sopra il miliardo di fatturato. In questo articolo abbiamo messo a confronto le loro prestazioni. L’interesse sta nel fatto che, a parte avere sede entrambe in Puglia, hanno modelli di business piuttosto simili perchè entrambe vendono ad altre imprese (b2b) senza arrivare mai al consumatore finale direttamente. Sono imprese solide e che hanno saputo conquistare il mercato anche attraverso strategie commerciali che si sono rivelate vincenti. Per questo andranno correttamente interpretati alcuni indicatori di bilancio, a partire dal margine industriale che risulta basso per entrambi gli operatori agendo attraverso la vendita all’ingrosso e di conseguenza hanno anche costi molto bassi. Conad Adriatico è attiva con tutte le declinazioni del suo marchio, mentre Megamark opera con il brand A&O, oltre che con Iperfamila, Famila Superstore, i Supermercati Dok e i supermercati Sole 365. Complessivamente Megamark conta circa 500 punti vendita, Conad Adriatico ne ha oltre 400. Attraverso questa analisi andremo a vedere
in che modo gli avvenimenti degli ultimi anni hanno impattato sui bilanci di queste due imprese che, come accennavamo sopra, si sono contraddistinte nell’ultimo decennio per aver portato dei risultati eccellenti. In questa serie di pubblicazioni abbiamo a più riprese evidenziato che alcune aziende del mondo retail durante il 2022 hanno saputo ben reagire alle difficoltà, comportate principalmente dall’incremento dei costi trainato dall’impennata delle materie prime energetiche, attuando delle strategie che hanno consentito di muoversi bene nelle tensioni che si sono generate fra industria e retail. Alcune imprese hanno scaricato bene sui consumatori gli incrementi di costo subiti e ne hanno ricavato dei risultati positivi, alcune anche con marginalità in crescita. Altre aziende hanno invece sofferto di più. Fra chi è andato meglio, ad esempio, abbiamo visto in particolare i discount. Tra chi ha sofferto di più abbiamo visto Esselunga, ma anche Unicoop Firenze, e i Commercianti Indipendenti Associati di Conad. A questo punto andiamo a vedere che cosa è successo a Megamark e a Conad Adriatico sia nel 2022 che negli anni immediatamente precedenti. Il quinquennio 2018-2022 Questo studio, quindi, si fonda su un esame analitico delle prestazioni delle due aziende negli anni che vanno dal 2018 al 2022, per avere una visuale sul medio periodo riguardo gli andamenti del fatturato, dei costi di gestione e dei risultati ottenuti in termini di marginalità e di profitti. Iniziamo con l’analisi facendo un esame quantitativo. Nel 2022 Megamark ha avuto un fatturato pari a circa un miliardo e 600 milioni di euro, mentre Conad Adriatico ha generato ricavi complessivi per circa un miliardo e 100 milioni di euro [CONTINUA]
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
PEST
HA FATTO IL
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Le sorti opposte di Iper Montebello e Pam Panorama: dalle crisi alle rinascite Due grandi imprese che operano nel canale più difficile: gli Ipermercati. Entrambe con due controllate che valgono oltre un miliardo di euro, ovvero quasi quanto le controllanti. Iper Montebello, dopo aver vissuto all’ombra dei successi di Unes, oggi è in gran salute e vede la sua piccola creatura in difficoltà. Pam Panorama soffre da anni, ma la sua controllata gode di ottima salute. Ecco i numeri di due imprese con destini opposti In questa analisi confrontiamo Pam Panorama con Iper Montebello, due gruppi imprenditoriali della grande distribuzione organizzata presenti sul mercato italiano con diversi formati di vendita, ma soprattutto ipermercati, settore che da anni affronta consistenti difficoltà. In questo articolo si chiarirà come le due organizzazioni stanno superando questi difficili anni, complicati per la GDO ed ancor di più per il format Iper.
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Come si vedrà i risultati delle due imprese sono decisamente diversi, e sebbene PAM Panorama presidi sia gli Ipermercati che si supermercati ed Iper Montebello solo i grandi formati, è proprio quest’ultima ad ottenere ottimi risultati. Entrambe i gruppi posseggono imprese controllate operative in GDO che abbiamo già analizzato. In particolare Gruppo Pam, è la capogruppo a cui appartengono Pam Panorama e In’s Mercato, l’insegna italiana
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discount con sede a Venezia e presente in 12 regioni italiane con oltre 560 punti vendita che sta ottenendo ottimi risultati sul mercato. Iper Montebello è proprietaria di Unes Spa, la società che portò in Italia il modello Everyday-low-price, di recente abbandonato (si legga articolo al riguardo) dopo i deludenti risultati ottenuti negli ultimi anni (leggi studio di recente pubblicazione). L’obiettivo di questo articolo è capire se queste due aziende, già alle prese con
I risultati di fatturato Prima di entrare nel merito dei numeri una doverosa premessa: Iper Montebello negli ultimi anni ha operato una sostanziosa dismissione di punti vendita perdendo molto fatturato. Un’operazione coraggiosa che aveva come obiettivo il miglioramento dei propri profitti. Iniziamo ora dall’esame quantitativo: dal punto di vista numerico, le due imprese sono sostanzialmente equivalenti;
momenti complessi per via della loro entrambe, infatti, hanno chiuso l’esercizio esposizione sul segmento iper, siano 2022 con un fatturato di circa 1,7 miliardi di riuscite a sviluppare strategie resilienti euro [CONTINUA] per proteggere i margini e i profitti in un contesto avverso. L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI L’analisi si basa sull’esame dettagliato delle GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI performance di entrambe le aziende nel CONTENUTI SONO RISERVATI periodo compreso tra il 2018 e il 2022, al AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER fine di ottenere una prospettiva a medio LE TUE ESIGENZE termine sull’andamento del fatturato e dei costi di gestione. Inoltre, analizzeremo nel dettaglio i bilanci del 2022 per comprendere come le due imprese abbiano affrontato le complessità esterne caratterizzanti l’anno scorso. 40
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Carrefour-GS SpA:
riorganizzazione con benefici rilevanti (e nascosti), ma il profitto in negativo pesa ancora. Ipotesi sui prossimi tagli Vendite di Ipermercati, chiusure, cessioni a Master Franchisee, ma anche a Franchisee. Ricerca spasmodica di nuovi affiliati in tutto il nord Italia, abbandono degli ipermercati. Il tutto dentro una società che ha raggruppato le altre e che oggi perde oltre 100 milioni di euro. Ma il futuro potrebbe essere decisamente migliore perchè diversi risultati si stanno già notando. Mancano ancora tagli da fare; l’articolo spiega le strategie di Carrefour desunta dagli indicatori delle sue prestazioni lungo un quinquennio dal 2018.
A leggere i numeri il giudizio su Carrefour Italia (GS Spa) non può che essere negativo. Tuttavia un’attenta lettura delle dinamiche in corso cambia completamente la valutazione. La forte riorganizzazione del gruppo francese sta dirigendosi verso numeri che nel prossimo futuro possono cambiare, ma la strada è ancora lunga. L’articolo spiega dove saranno i prossimi tagli. Questo articolo si focalizza sull’analisi dei 42
bilanci degli ultimi cinque anni di Carrefour, multinazionale francese con una presenza significativa in Italia nel settore degli ipermercati. In questo periodo, l’azienda ha affrontato sfide consistenti che hanno portato a una profonda revisione della sua strategia, con un particolare orientamento verso il franchising nel mercato italiano. Oggi il gruppo, contando circa 1500 punti vendita in Italia, di cui oltre 1000 gestiti da franchisee,
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ha scelto una direzione diversa rispetto ad altri player transalpini, come ad esempio Auchan. Infatti, mentre Auchan in Italia ha optato per la cessione di un ramo d’azienda, Carrefour ha deciso di scommettere sulla riconoscibilità del suo brand in un paese con un forte richiamo turistico. Questa scelta strategica mira a capitalizzare soprattutto sul flusso di visitatori internazionali. Nel 2021, GS SPA ha presentato il suo primo bilancio unificato, risultato di una fusione avvenuta nel 2020 tra tre diverse società che ha dato vita appunto ad un’unica GS SPA. Contestualmente, parte dei punti vendita
Carrefour Nederland B.V. al 70,005%. Opera sul mercato italiano con le insegne Carrefour (ipermercati), Carrefour Market (supermercati), Carrefour Express (negozi di prossimità), Doks Market e Gross Iper per l’ingrosso. Alla data del 31 dicembre 2022 opera con 42 ipermercati, di cui tre sono modelli denominati Hybrid Store ovvero con spazi dedicati alla preparazione ed evasione degli ordini delle vendite e-commerce (Paderno Dugnano, Moncalieri e Tor Vergata). Il canale supermercati Carrefour Market è rappresentato da 151 punti di vendita diretti, 153 in franchising e affiliazione e 135 gestiti
è stata ceduta a due partner: Etruria Retail, attiva in Toscana e nell’Alto Lazio, e Apulia Distribuzione, che gestisce le attività nel Meridione d’Italia. Attualmente GS Spa è una società di proprietà della Carrefour Italia Spa al 99,84% e per il rimanente da altri azionisti. La stessa Carrefour Italia è di proprietà al 29,995% di Carrefour SA Spagna e di
con la formula franchising di insegna. La rete è poi composta da 72 Carrefour Express diretti, 635 punti vendita in affiliazione e 317 con la formula Franchising d’insegna. Secondo Carrefour Italia (fonte Bilancio 2022) questi punti vendita hanno una metratura compresa tra i 100 e 900 mq. Infine bisogna considerare i punti vendita ad insegna Doks Market (9 pdv) e Gross Iper
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(3 pdv) per il canale ingrosso. Questo articolo si propone di esaminare i conti di GS SPA nell’arco degli ultimi cinque anni, offrendo un’analisi approfondita delle evoluzioni legate alla strategia adottata dall’azienda transalpina per riconfigurarsi sul mercato italiano. Ci concentreremo sull’evoluzione di GS Spa nell’ultimo quinquennio, ed in particolare dal 2020 in avanti, quando l’azienda ha dovuto gestire il Covid e poi ha scelto di riorganizzarsi. Inoltre, analizzeremo nel dettaglio l’ultimo bilancio per comprendere come ha affrontato le complessità esterne che hanno caratterizzato l’anno. Lo studio è stato realizzato con la APP Benchmark On Line all’interno del portale GDONews. Nel 2022, GS SPA ha registrato un fatturato di circa 3,84 miliardi di euro, con una leggera flessione rispetto al 2021. Nel quinquennio
omogeneizzare i ricavi ai margini, il vero problema da risolvere. Ed infatti, il nostro benchmark on line mette in evidenza un dato: l’EBITDA negli ultimi cinque anni è sceso di oltre il 148%. L’analisi dei ricavi indica che l’operazione di
invece, i ricavi sono cresciuti del 2,2%, una percentuale notevolmente inferiore all’inflazione. va però detto che negli ultimi 3 anni la crescita è stata a doppia cifra.
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I trend del quinquennio 2018-2022
riorganizzazione condotta nel 2021 non ha ancora prodotto un impatto significativo sui risultati di bilancio, ma sotto vedremo che alcuni cambiamenti positivi si stanno già materializzando [CONTINUA]
Fatte queste premesse sull’andamento dei ricavi, è da sottolineare il profondo cambiamento che sta coinvolgendo l’azienda, e l’obiettivo di tutto ciò è 46
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RISULTATI 2022 GDOnews | Dicembre 2023 - Gennaio 2024
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RISULTATI 2022
Industria latte e derivati:
2022 catastrofico. Le imprese medio grandi perdono il 50% dei profitti, quelle grandi il 30% Sono anni complicati per il comparto del dairy a causa della flessione della produzione del latte spot che da qualche anno investe il mercato italiano ed europeo che si somma ad una domanda che è leggermente in crescita. Era quanto emerso qualche mese fa dall’analisi che Filippo Roda di Aretè Agrifood il quale, inoltre, ha anche chiarito come lo scorso anno il prezzo del latte spot si fosse praticamente raddoppiato nel giro di pochi mesi. Questo shock della materia prima ha fortemente condizionato il mercato della produzione, chiuso tra costi di gestione impazziti ed il prezzi di vendita (al retail) che hanno vissuto forti negoziazioni, con poche concessioni e con forti differimenti temporali. In questo articolo, finalmente, abbiamo i veri risultati economici che le imprese hanno dichiarato al fisco e da questi si può comprendere come l’industria (dalle PMI alle grandi aziende) abbiano gestito le politiche commerciali con la GDO. Per svolgere l’indagine sono stati presi in esame 680 bilanci 2022 di società di capitali attive nella categoria “latte e derivati” che lo hanno depositato al momento della stesura dell’articolo. Si tratta di oltre la metà delle 1263 aziende complessivamente attive in Italia in questa categoria merceologica. Le imprese esaminate sono state suddivise in classi in base al fatturato
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generato. La prima categoria include aziende con fatturati fino a 10 milioni di euro, la seconda aziende con fatturati compresi tra 10 e 50 milioni di euro, la terza aziende con fatturati compresi tra 50 e 100 milioni di euro, e la quarta aziende con fatturati superiori a 100 milioni. Come mostra il primo grafico, la gran parte del fatturato complessivo è generata dalle imprese con pro capite oltre 100 milioni di ricavi, che contribuiscono al fatturato totale per il 49,7% [CONTINUA]
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RISULTATI 2022 GDOnews | Dicembre 2023 - Gennaio 2024
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All’interno del grande mondo del dairy i comparti del latte fresco, uht e yogurt sono decisamente importanti. E’ un comparto dominato da grandi aziende multinazionali in un quadro di fortissima competitività. Il 2022 è stato molto difficile per tutto il comparto, lo si è spiegato in modo analitico in una recente pubblicazione e si è confermato in un’altra interessante analisi di benchmark su alcune grandi imprese del segmento dei formaggi. In questo articolo, invece, ci concentriamo sul settore del latte esaminando alcune delle principali imprese italiane: Granarolo, Parmalat, Sterilgarda e Centrale del Latte d’Italia. Parmalat e Granarolo sono i due colossi del mercato, la prima è quotata presso la Borsa valori di Milano (FTSE) e dal luglio 2011 è controllata dalla francese Lactalis e possiede 68 stabilimenti produttivi, in Italia si rifornisce di latte da circa 800 stalle. La seconda è controllata per il 77,48% da Granlatte, 19,78% da Intesa San Paolo ed il restante 2,74% da Cooperlat. Dispone di 14 stabilimenti produttivi ma soprattutto controlla un insieme di società sia in Italia che all’estero. Parmalat ha chiuso
RISULTATI 2022
Parmalat surclassa Granarolo: otto punti di differenza nell’utile di profitto. A confronto le prime quattro imprese d’Italia
il 2022 con un fatturato di un miliardo, praticamente come Granarolo. Meno rilevanti in termini di ricavi ma grandi aziende, sono anche Centrale del Latte d’Italia e Sterilgarda. La prima consta di 7 stabilimenti produttivi, 163 stalle conferenti e nel 2022 ha fatturato 308 milioni di euro. Sterilgarda è il quarto produttore italiano di latte, dopo Parmalat, Granarolo e Centrale del Latte d’Italia anche se nel 2022 ha fatturato di più, 464 milioni di euro. Entriamo nel merito degli andamenti delle imprese in analisi e la valutazione delle loro redditività sia nel 2022 che nel quinquennio 2018-2022 [CONTINUA]
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RISULTATI 2022
Risultati 2022: Biraghi esce con il miglior utile nel confronto con Colla, Ambrosi, Inalpi, Igor e Auricchio
In un recente articolo abbiamo spiegato, numeri alla mano, che l’industria lattierocasearia ha sofferto molto il 2022, di fatto è accaduto che gli incrementi dei costi di gestione non sono stati sufficientemente coperti dagli adeguamenti dei listini, pur incrementando – nel dato medio ponderato – i ricavi a doppia cifra, con valori differenti a seconda delle dimensioni delle imprese. Però, è una realtà che tutte le classi di impese, dalle piccole sotto i 10 milioni di euro alle grandi oltre i 100 milioni, hanno diminuito i loro utili operativi rispetto all’anno precedente. In questo articolo abbiamo voluto mettere a confronto i bilanci del 2022 di cinque grandi aziende del settore formaggi per comprendere come il dato medio ponderato prima citato ha impattato su queste conosciute aziende del settore, 52
quindi un segmento importante di questo mercato.
Le imprese in analisi sono Colla, Ambrosi, Inalpi, Igor, Auricchio e Biraghi [CONTINUA]
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RISULTATI 2022
A Putignano, nel cuore della Puglia.
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