ANNO I - NOVEMBRE 2023
INCHIESTA LA GDO STA DISTRUGGENDO L’INDUSTRIA DEL CAFFE? STRATEGIE DELLA GDO SUPERMERCATI E IPERMERCATI SOFFRONO NEI MARGINI, I DISCOUNT NO
VENDITE GDO IN COLLABORAZIONE CON NIQ TUTTI TREND DELLE VENDITE GDO DI SETTEMBRE
CONTI A GONFIE VELE CARNI: RICAVI, MARGINI E PROFITTI IN CRESCITA
Speciale
Prodotti da forno dolci
Speciale
Pet Food
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GDOnews | Novembre 2023
SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
MEZZOGIORNO IN TAVOLA GDOnews | Novembre 2023
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EDITORIALE Si può contrastare l’avanzata dei discount?
CENTRALI A CONFRONTO
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Aspiag, Maxi Di’, Ali’, Unicomm, Lidl, Nova Coop, Dimar, In’s, Iperal e Tigros
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VENDITE
Freschi, Grocery ed Inflazione: i dati di Settembre 2023
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RISULTATI 2022
Carni: analisi dei risultati dei principali produtori e della filiera. Gesco, Fileni, Tre Valli e Aia. Caffè: risultati economici e criticità dell’industria. Lavazza, Kimbo, Illy, Vergnano, Gimoka, Pellini, Julius Meinl, Covim, Coind e Carraro
Speciale
Prodotti da forno dolci 48
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Pet Food
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EDITORIALE
Si può contrastare l’avanzata dei discount? Di Massimo Schiraldi Nell’articolo di oggi cerchiamo di analizzare le dinamiche che caratterizzano due formati ben noti, ovvero supermercati e discount, per verificare in che modo interagiscono l’uno con l’altro e “si combattono”. Per prima cosa è importante sapere che questo articolo non basterà per chiarire, una volta per tutte, in che modo i supermercati possano “vincere” la battaglia contro il discount perché di ricette ce ne sono diverse (qui ne vedremo qualcuna) ed hanno fortune alterne. Oggi, come non mai, infatti, il mercato è dinamico e diversificato territorio da territorio. Arriviamo però a dire che ogni business, e questo è abbastanza pacifico, si basa su una premessa, ovvero una scommessa fondamentale che riguarda tendenzialmente il comportamento che adotterà il cliente nel prossimo futuro (quello che vedrà, appunto, prodotti con marchi completamente l’applicazione operativa delle ipotesi). sconosciuti perché, all’epoca, il livello Ma allora, qual è la premessa del discount? qualitativo era garantito dalle grandi industrie che potevano permettersi di fare pubblicità in La linea di fondo del formato di convenienza è, televisione e che, proprio in quelle occasioni, ribadivano quanto i propri prodotti facessero sicuramente, la seguente: bene alla salute, permettendo ai bambini di “IL CLIENTE, PER RISPARMIARE CIRCA IL 40% crescere sani e forti. Era il periodo del conflitto SULLA SPESA, ACCETTERÀ DI ACQUISTARE brand loyalty e store loyalty. UN ASSORTIMENTO LIMITATO CON MARCHI Da allora, l’industria e la legislazione alimentare hanno fatto passi da gigante fino ad arrivare ai SCONOSCIUTI”. giorni nostri dove le medie aziende produttrici Con il senno di poi, possiamo dire che la (diventate grandi anche grazie alla MDD) si scommessa, l’assunto del business discount, si sono strutturate per offrire livelli di qualità e di è rivelata corretta e, infatti, la quota di mercato gusto eccellenti anche sulle marche private. di questi players non ha fatto che crescere, I maggiori discounters hanno seguito lo sfondando addirittura la soglia del 30% in sviluppo naturale del progresso. All’inizio erano in molti ed offrivano prodotti di qualità alcune regioni della Penisola. L’avanzata dei discount (e, con essi, dell’MDD) è mediocre, ma tra gli anni novanta e duemila stata però possibile dopo alcuni passaggi non con l’estinzione di – ormai dimenticate – insegne indifferenti, avvenuti in uno spettro temporale discount, il mercato si è poi concentrato ed è aumentata vertiginosamente l’affidabilità durato decenni. Negli anni settanta/ottanta, infatti, pochissimi del suo assortimento grazie ad insegne note clienti avrebbero accettato di comprare del comparto (pensiamo a Lidl, Eurospin, MD, Penny, Todis, In’s etc.).
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GDOnews | Novembre 2023
MEZZOGIORNO IN TAVOLA
Oli premium Pantaleo. Qualità pura e cruda
Se prima comprare presso il discount significava arrivare ad un compromesso qualitativo per risparmiare denaro, oggi la comunicazione dei players del settore è ben diversa, perché sono consapevoli del lavoro mastodontico che hanno portato avanti per incrementare la qualità dei propri prodotti. Storicamente, comunque, e già agli albori dell’MDD, chi voleva fidelizzare i clienti allo store pensava al marchio proprio mentre l’industria lo avversava in ogni modo puntando alla brand loyalty. Comprare al discount diventa una scoperta, un escamotage geniale per tutelare il portafoglio senza, di fatto, rinunciare ad alcunché. Ecco perché Eurospin chiama i propri clienti gli “Einstein di tutti i giorni”, Lidl dice “Anch’io!” ed MD esclama “Buona Spesa Italia!” (leggasi: anch’io, come tutti, voglio avere accesso alla convenienza, senza rinunce). Insomma, comprare da loro è furbo, oltre che conveniente. In tutto ciò i supermercati cosa fanno? I supermercati, nel tempo, hanno osservato il fenomeno discount, adottando pratiche di contrasto più o meno efficaci. Quando il formato di convenienza trattava prodotti scadenti, i super hanno risposto con i “primi prezzi”, articoli poco qualitativi a basso prezzo che, generalmente, in origine, non avevano il marchio insegna ma che, spesso, venivano evidenziati con marchi di fantasia ideati ad hoc, poi Carrefour ha fatto “il N°1”, Coop “La Moneta che ride”, Auchan “Il meno caro” e Despar “S-Budget”. Tali prodotti, sebbene costituissero una risposta all’avanzata dei discount, alla fine risultavano estremamente ghettizzanti. In sostanza, il cliente arrivava in cassa con prodotti identificati come “quelli riservati a chi ha bisogno di risparmiare”. Non c’era nulla di furbo nel comprare i primi prezzi perché spesso non erano buoni e rappresentavano una linea non core per i retailers. Li si acquistava per necessità e non hanno mai raggiunto quote interessanti, salvo il caso Esselunga (Smart). Successivamente, la segmentazione degli assortimenti dei supermercati, visto l’aumento qualitativo dei discount, si è assottigliata con l’uscita di parecchi followers ed è toccato al marchio insegna fare la “Parte del Leone” per combattere il discount.
In questo contesto, la MDD convenzionale, prima fonte di margine, ha iniziato a sacrificare marginalità per posizionarsi sempre più vicina, in termini di prezzo, agli articoli discount e questo è, sostanzialmente, il quadro in cui ci troviamo oggi. Il discount è un gigante con i piedi d’argilla? Avendo chiara, a grandi linee, la dinamica che riguarda i due segmenti, dobbiamo fare delle precisazioni fondamentali. Se la premessa dei discount la conosciamo, dobbiamo anche ricordarci che l’obiettivo dei supermercati è molto differente e potrebbe essere riassunto nella seguente frase: “CONIUGARE I BISOGNI INFINITI DELLA CLIENTELA CON I MEZZI FINITI DEL DISTRIBUTORE”. È vero, infatti, che il discount è conveniente ma per ottimizzare il proprio business ha bisogno di concentrare i volumi perché rappresenta, per certi versi, l’industrializzazione del retail. Esattamente come accade nell’industria, infatti, aprire discount diventa un lavoro di esecuzione prettamente tecnica. Si replica, dopotutto, un modello vincente all’infinito con pochi (o pochissimi) accorgimenti peculiari (pensiamo, ad esempio, ai momenti in cui Lidl inserisce temporaneamente e a rotazione prodotti nuovi e caratterizzanti dall’estero oppure all’utilizzo del non food consumabile e di uso frequente a rotazione come leva attrattiva). Tale modello, ormai affinato e preciso, prevede un numero limitato di articoli (2.500/3.000) contro circa il triplo (o più) dei supermercati. Chiunque abbia comprato dai discount (me compreso) si è reso conto che, nel medio termine, il basket di articoli acquistati risulta abbastanza limitato e, dunque, integrare la spesa al supermercato diventa necessario. Pensiamo ai preparati del fresco, ai prodotti per gli intolleranti, a determinate bevande, alle salse peculiari, agli infusi, alle marmellate, alle spezie, ai condimenti. Diciamo che rifornirsi in toto dal formato in questione è francamente difficile, almeno nel medio termine. È qui che il discount assume la veste di specializzato della convenienza più che di format sostitutivo del supermercato. Se pensassimo ad un mondo di soli discount, in
definitiva, sarebbe un mondo non in grado di soddisfare le esigenze dei consumatori appieno e, quindi, in un sistema capitalistico, parliamo di uno scenario irrealistico. Stante il fatto, dunque, che il supermercato è di servizio complementare al discount o viceversa, esso può contrastare il formato di convenienza sull’MDD, sulla maggiore qualità dei freschissimi e dei serviti, sui localismi, capitalizzando al massimo il passaggio dei clienti. Quali sono gli scenari futuri? Chiarito quanto sopra, possiamo dire che le dinamiche di contrasto in atto (ovvero le armi cariche dei supermercati) si riassumono nei punti che seguono:
dall’industria di marca. Questa politica ha favorito i discount perché consente ai cedi di comprare ciò che conviene comprare ma non vendere. Il cliente, quindi, si trova di fronte a scaffali pieni di prodotti poco attraenti e che non intercettano bisogni reali. Se guardiamo l’assortimento di Esselunga, ad esempio, rispetto ad altri supermercati ci sembra un mosaico di colori perché il best performer non è tanto interessato ad acquistare le intere linee dai fornitori ma, piuttosto, a comprare articoli che si vendono, dando servizio al cliente e rotazione allo scaffale.
Proliferazione del formato Every Day Low Price Qui si coniuga un assortimento ampio, comprensivo dei reparti serviti (supermercato classico) con una marcata presenza di MDD, posizionata a prezzi molto convenienti ed evidenziata in corrispondenza dei prodotti di marca più noti. Grande assente è il volantino che favorirebbe oscillazioni di prezzo ampie e potenzialmente confusionarie per il cliente che ricerca convenienza. L’EDLP, personalmente, l’ho sempre interpretato così: “Io retailer ti mostro un prezzo chiaro e conveniente dei prodotti che conosci e, per ogni merceologia, ti offro un’occasione di risparmio con l’MDD. Sta poi a te cliente scegliere dove preferisci risparmiare.” Va da sé che, per fare EDLP in modo efficiente, la MDD deve presidiare bene tutte le merceologie. Non a caso Sole365, ad esempio, utilizza i prodotti a marchio “Selex” che, come centrale, tratta più di 5.000 articoli PL. Analizzare le vendite degli EDLP, poi, consente ai retailers di verificare nella pratica quali prodotti godono di una fidelizzazione tale da mantenere i volumi, nonostante il gap importante con la MDD. Cambio nel processo di acquisto
Oggi, dunque, diventa sempre più importante trasformare i buyer in product manager, ovvero professionisti in grado di conoscere perfettamente il costo industriale di un prodotto partendo dalle materie prime e di comprenderne l’utilità all’interno di un assortimento che, come unico obiettivo, ha quello di essere di servizio al cliente.
Per fare ciò è fondamentale fare ricerca Per anni, diversi retailers hanno accettato territoriale, per intercettare quei prodotti e di acquistare articoli ridondanti, basso quei fornitori che creano un valore aggiunto vendenti, posizionati su espositori destinati ad e che non potranno mai entrare (per via impolverarsi, solo al fine di ottenere contributi del differente modello di business) in un
presidio in cui i centri decisionali vengono “spalmati” sul territorio, col passare degli anni si Su questo punto preme fare una precisazione. sono ridimensionate o hanno perso redditività Per costruire gli assortimenti, a volte, è (è il caso, ad esempio, di Carrefour e di Pam necessario prendersi il rischio di scommettere ma anche, in alcuni casi, della stessa Coop). su un prodotto. Se, infatti, è utile guardare i dati di mercato relativi alle categorie per verificare Forza nei freschi e nei freschissimi quali merceologie crescono e quali decrescono, ricercare dati nazionali sui singoli fornitori Altro punto importante è lo sviluppo di freschi per sapere quali inserire in assortimento è e freschissimi che, dopo un exploit eccezionale pericoloso perché, spesso e volentieri, i prodotti negli anni ottanta e novanta (con gli iper che locali ad alto valore aggiunto non si trovano in avevano internalizzato le produzioni), si sta riaccendendo adesso con il potenziamento tali statistiche. dei mestieri. Il supermercato, a differenza dei discount, ha In altre parole: la possibilità di offrire servizio con pescheria, macelleria, gastronomia, salumi/formaggi, panetteria e ortofrutta lavorata. Attraverso gli anni la tecnologia ha permesso di abbattere il costo del lavoro, mantenendo qualità e di ciò il supermercato si può avvantaggiare, laddove possibile. Allo stesso tempo, formare il personale sui mestieri è conditio sine qua non per acquisire un vantaggio competitivo che viene capitalizzato nel tempo. È vero che se insegni a qualcuno a pescare potrà anche pescare altrove ma se impari ad insegnare, non rimarrai mai sprovvisto di talenti. assortimento discount.
Come concludere? La conclusione è semplice. Il discount si può combattere e si sta combattendo, spesso con grandi risultati ma farà assolutamente delle vittime.
“ATTENZIONE PERCHÉ COPIARE MEDIA TRASFORMA IN MEDIOCRI”.
DALLA
Regionalizzazione e concentrazione Il cambio di cui sopra rende necessario un focus dei retailers convenzionali sul territorio. È per questo che, nel tempo, le aziende più redditizie e a maggior crescita sono rimaste quelle locali. Parliamo di operatori come Dimar, Tigros, Megamark, Multicedi, Gruppo Arena, Sole365, Tosano etc. Le grandi aziende nazionali che non hanno saputo adottare un sistema consortile o di
Chi cadrà sotto i colpi del discount saranno quei retailers che decideranno di dare un livello di servizio basso, che continueranno a comprare senza pensare che ciò che acquistano si deve anche vendere, che non investiranno in formazione e che entreranno nel terreno dei discount aumentando vertiginosamente le referenze a marchio senza dargli un posizionamento adeguato. Loro sì, periranno. Per gli altri, invece, vedo un futuro roseo. Anche perché sia la concentrazione di mercato, sia la regionalizzazione sia, infine, lo sviluppo di una MDD qualificata, forzano e forzeranno l’industria ad investire ulteriormente sui propri prodotti in termini qualitativi e sui propri clienti in termini di margine.
SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
Aspiag e Maxi Dì:
strategie differenti ma anche risultati differenti. Il post Covid delle due aziende nei numeri Aspiag e Maxi Dì si comportano con strategie differenti sul mercato e raramente si trovano in competizione diretta. Appartengono alla medesima Centrale Acquisti ma sono molto distanti con le loro MDD. Gli ultimi anni sono stati difficili per tutta la GDO però, mentre nel 2022 l’inflazione ha eroso margini alla maggior parte dei player del mercato, dal Covid in avanti i grandi cambiamenti hanno, invece, spesso aiutato il mercato. Queste due grandi aziende hanno vissuto risultati diversi. Nell’articolo si dettagliano le prestazioni in tutti i suoi aspetti, dai ricavi, in crescita per entrambe, alle marginalità, sino al patrimonio delle due aziende. Maxi Dì e Aspiag sono due grandi aziende della GDO italiana che, pur essendo ubicate con le loro sedi in Veneto, operano in verità in territori diversi; la prima, infatti, è molto presente con i suoi punti vendita in Lombardia, mentre la seconda è leader nel triveneto. Come vedremo di seguito, hanno diversi elementi in comune e tanti altri che le differenziano, ma il punto di connessione forse più rilevante tra le due è che i contratti di acquisto con le grandi aziende di marca sono realizzati dalle medesima Centrale Acquisti, Selex. Il mercato è cambiato molto dal Covid in avanti, dal consumatore e le sue preferenze, agli assortimenti per arrivare al teatro competitivo ed alla gestione dei costi. In questo articolo vedremo cosa è accaduto a questi due attori in questo periodo complesso e vedremo come le due differenti strategie di approccio hanno prodotto risultati differenti.
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Nel numero scorso abbiamo messo in evidenza che alcune aziende del mondo retail nel 2022, annus horribilis del mercato, hanno attuato delle strategie che hanno consentito di districarsi bene nelle tensioni che si sono registrate fra industria e retail, scaricando bene sui consumatori gli incrementi di costo – e quindi ricavandone dei risultati positivi, anche con marginalità in crescita – e altre aziende che invece hanno sofferto di più. Fra chi è andato meglio, abbiamo visto ad esempio le aziende di Eurospin nel centro nord e Penny Market, mentre nel gruppo delle aziende che hanno sofferto di più questa situazione così complessa
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entrambe le aziende coprono il mercato con tutti i formati di vendita con le insegne tradizionali, dalle superette agli ipermercati di grandi dimensioni, è pur vero che una parte rilevante del fatturato di Maxi Dì è data da molti punti di vendita discount. Inoltre, per entrambe l’affiliazione – e quindi le vendite b2b – non è un mercato così rilevante. Lo studio si fonda su un esame analitico delle prestazioni delle due aziende negli anni che vanno dal 2018 al 2022 per avere una visuale sul medio periodo in termini di andamenti, sia in termini di [continua]
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
abbiamo visto Esselunga in primis, poi Coop Alleanza 3.0, Unicoop Firenze, Supermercati, Martinelli, PAC 2000, Commercianti Indipendenti Associati Conad. Vediamo adesso cosa è accaduto a Maxi Dì e Aspiag sia nel 2022 che negli anni immediatamente precedenti. La prima azienda è Aspiag che è concessionaria del marchio Despar in Triveneto, Emilia Romagna, Lombardia e fa parte del gruppo internazionale Spar Austria e aderisce al consorzio Despar Italia per la parte di assortimento relativa ai marchi del distributore, ed aderisce a Selex per i contratti con l’industria di marca. Maxi Dì, invece, è un operatore italiano fondato nel 1937, che oggi opera con una rete commerciale composta da quasi 700 punti vendita in un territorio piuttosto vasto, che comprende Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Valle d’Aosta. Per completare le informazioni è bene spiegare che le due aziende operano sul mercato con modelli di business in parte differenti. Infatti se è vero che
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
Alì ed Unicomm:
calano i margini, Il 2022 è stato un vero problema per queste grandi aziende
Il 2022 è stato un anno complesso a causa Unicomm SRL. delle
conseguenze
del
periodo
post-
Iniziamo
l’analisi
con
una
valutazione
pandemico e della guerra in Ucraina, che quantitativa relativa al fatturato generato hanno generato tensioni tra industria e da queste imprese nell’esercizio 2022. retail.
Unicomm ha chiuso l’anno con un fatturato
Queste tensioni hanno spinto gli attori della
di €1.758 milioni, mentre Alì SPA ha registrato
grande distribuzione organizzata (GDO) €1.234 milioni di ricavi. In termini percentuali, a implementare strategie innovative per il fatturato di Unicomm è cresciuto del 12% gestire i listini dei prezzi. Nei precedenti rispetto all’anno precedente, mentre quello articoli di questa serie, abbiamo osservato dai di Alì è aumentato del 6,22% [CONTINUA] bilanci che aziende come Spesa Intelligente, Eurospin Tirrenica ed Eurospin Lazio e MD e Penny hanno mantenuto (o incrementato) le loro marginalità, nonostante l’incremento dei costi a cui hanno dovuto far fronte. D’altra parte, altre grandi aziende del retail,
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come Unicoop Firenze, PAC 2000, CIA, Supermercati Martinelli e altre hanno subito contraccolpi più significativi. In questo articolo, mettiamo a confronto le performance del 2022 tra Ali SPA e 14
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MEZZOGIORNO IN TAVOLA
SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO 16
Lidl Italia: grande crescita
anche nel 2022 e sorprendente tenuta degli utili L’evoluzione di Lidl in Italia è un caso da studiare. L’azienda nel 2013 superava per la prima volta i 3 miliardi di euro di fatturato con un patrimonio netto di 283 milioni. L’azienda aveva da poco iniziato la sua svolta sul mercato, ma nessuno avrebbe scommesso nei risultati che ha ottenuto in questi dieci anni. Il Covid ed il post pandemia, come nel caso degli altri discount, è stato sicuramente di aiuto ma i risultati che ha ottenuto sono da studiare. In questo articolo l’evoluzione delle sue prestazioni I discount in Italia oggi sono arrivati a pesare circa il 23% del fatturato dell’intero mass market retail nazionale. Si tratta di un valore attorno ai 25 miliardi di euro. Le 3 principali insegne del paese (Eurospin, Lidl, Md) sono cresciute molto prima del Covid e “moltissimo” dopo la pandemia, di fatto dal 2018 al 2022 i bilanci di queste insegne hanno incrementato i loro ricavi del 41%. Lidl, in particolare, ha costruito un percorso di crescita che si può definire eccezionale per due motivi: il primo è che, al contrario di Eurospin, è un’azienda unica che opera sul mercato con regole che non variano
da un territorio all’altro. Eurospin, per esempio, è cresciuta anch’essa moltissimo ma, al contrario della tedesca italiana, le sue migliori evoluzioni sono state compiute dalle sue partecipate del sud, ovvero quelle che hanno realizzato più aperture negli ultimi anni. Inoltre, la crescita di Lidl sorprende per la sua solidità. Siamo abituati e vedere crescite dei ricavi in GDO, non solo dai discount, ma in tutti i casi queste lasciano sul terreno una piccola parte di utile in p (si apre in una nuova scheda)ercentuale. Sempre. Non è il caso di Lidl. E’ raro vedere tali crescite, con questi valori (oltre 6 miliardi, velocemente
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Una specialità per ogni gusto.
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e di profitti. Studiando nei precedenti articoli i bilanci di altre aziende come Spesa Intelligente, Eurospin Tirrenica ed Eurospin Lazio abbiamo ad esempio verificato che queste aziende hanno sofferto molto meno il calo di marginalità rispetto ad altre imprese del comparto retail come Esselunga, Coop e Conad. In questo articolo, quindi, analizziamo le performance di Lidl relative all’esercizio 2022 ed allarghiamo lo sguardo agli ultimi 5 anni per vedere i risultati operativi anche nel medio termine [CONTINUA] L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER LE TUE ESIGENZE
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
verso i sette), e con una tenuta dei margini percentuali di questa entità. E’ stato realizzato davvero un buon lavoro. Lidl Italia appartiene ad una catena europea di supermercati di origine tedesca che opera attraverso la formula del discount e attualmente gestisce 13.000 supermercati in tutto il mondo. L’obiettivo di questo articolo è valutare se nel 2022 Lidl abbia beneficiato o sofferto delle tensioni che si sono create nel mercato della grande distribuzione organizzata a causa delle crisi del post COVID e della guerra in Ucraina, che hanno spinto i costi delle materie prime a livelli mai visti prima e hanno indotto le aziende a trovare delle strategie e delle soluzioni per girare in tutto o in parte ai consumatori questi incrementi. Il 2022 è stato un anno molto complesso per la grande distribuzione organizzata e chi ha saputo meglio gestire le tensioni che si sono create, da un lato con l’industria e dall’altro con i consumatori, ha ricavato un beneficio, mentre chi non ha saputo sviluppare strategie adeguate ha ovviamente sofferto in termini di margini
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
Nova Coop: persi quasi
quattro punti di marginalità commerciale in 5 anni. Dimar dovrebbe crescere di più nei ricavi Dimar e Nova Coop cubano una percentuale importante del fatturato del Piemonte. I due modelli di business differenti producono risultati di bilancio diversi. Dimar, anche grazie alla sua natura di SPA, è un’azienda più solida ma non è cresciuta nel quinquennio come altre imprese simili in termini di modello di business in giro per l’Italia. In particolare i ricavi nel 2022 non sono stati pari all’incremento dell’inflazione, e questo dato si è sentito nel bilancio in modo indiretto sull’incremento dei costi di gestione. Nova Coop ha perso quasi 4 punti di marginalità commerciale in cinque anni, un’enormità. I risultati di bilancio del 2022 positivi ma complicati per entrambe. Uno studio profondo che mette a nudo le due aziende nei loro conti economici In questa analisi mettiamo a confronto Nova Coop e Dimar, due imprese attive sullo stesso territorio in Piemonte, ma che adottano differenti modelli di business. Gli ultimi anni sono stati un periodo di sfide per l’intero settore della grande distribuzione organizzata (GDO). Mentre alcuni grandi cambiamenti, a partire dalla pandemia da Covid, hanno favorito il mercato, il 2022 ha visto un’incidenza di inflazione dovuta principalmente all’aumento dei costi energetici, che ha messo a dura prova i margini di gran parte dei protagonisti del mercato italiano. Il nostro obiettivo è comprendere quali aziende sono riuscite a sviluppare strategie vincenti per mantenere margini e profitti in questo contesto avverso e chi, invece, ha subito le conseguenze delle molte sfide inattese.
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In questo articolo, ci concentreremo su Nova Coop e Dimar. La nostra analisi si basa sull’esame dettagliato delle performance di queste due aziende nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022, al fine di ottenere una prospettiva a medio termine riguardo all’andamento del loro fatturato e dei relativi costi di gestione. Inoltre, analizzeremo nel dettaglio i bilanci del 2022 per comprendere come entrambe le imprese abbiano affrontato le complessità esterne che hanno caratterizzato l’anno precedente.
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
DOVE NASCONO GRANDI BONTÀ
Da un grande sogno nasce GranTerre come riferimento delle eccellenze gastronomiche italiane di salumi e formaggi stagionati. GranTerre è il tagliere delle grandi bontà, espressione di diverse regioni e territori, ciascuna custode delle proprie tipicità, delle proprie eccellenze. Tutto il saper fare e la specializzazione tramandati nel tempo da Parmareggio, Gran Tenerone, Teneroni, Senfter e LiberaMente si ritrovano uniti in GranTerre. www.granterre.it GDOnews | Novembre 2023
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
In’s, la miglior crescita
dei discount dell’ultimo quinquennio. Ecco le differenze tra le prime cinque insegne In’s è oggi un’azienda da 1,2 miliardi di fatturato. E’ che che è maggiormente cresciuta dal 2018 al 2022, più di MD e più di Lidl. L’incremento delle quote di mercato è stato raggiunto con un modello di business sano e profittevole. Nell’articolo si mettono a confronto le prestazioni del gruppo con le altre quattro insegne di riferimento del suo mercato Il Gruppo PAM è stato sempre all’avanguardia nei format medio grandi. Negli anni ’90 i suoi negozi, che da Veneto scendevano l’Italia, erano considerati modernissimi, con profondi assortimenti, con buone posizioni, insomma un’azienda lungimirante che rappresentava al tempo una serie alternativa di qualità ai francesi ed ai loro ipermercati, ma anche a chi operava con superstore come Esselunga in Lombardia e Toscana. L’eterogeneità dell’offerta l’ha sempre rappresentata, così come l’eterogeneità dei modelli di business; a tal proposito giova ricordare che fu tra le prime a concepire il concetto di franchising con un modello a se stante, esterno all’azienda con negozi di proprietà. Insomma, un’azienda innovatrice che si è sempre distinta sul mercato. La crisi degli ipermercati non ha aiutato l’azienda che, con il tempo e con le difficoltà dovute all’evoluzione dell’offerta, ha iniziato a “tirare il fiato” chiudendo bilanci non brillanti come un tempo. Si scriveva sopra di lungimiranza ed eterogeneità: questi due fattori hanno
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sempre contraddistinto l’azienda la quale, in tempi non sospetti, ha aperto una nuova business unit con la missione dello sviluppo del format Discount: la IN’s SPA. Gli ultimi dieci anni hanno indubbiamente premiato la crescita dei discount, che hanno saputo conquistare quote a discapito dei formati tradizionali, ed anche nel caso di In’s Spa è accaduta la stessa cosa. La curiosità, però, non è solo quella della capacità dell’azienda di sviluppare un’impresa che corresse appresso all’evoluzione del mercato, ma anche quella che la “nuova” società oggi è colei che rappresenta il fiore all’occhiello del gruppo, al punto che si può considerare ossigeno puro rispetto alla capogruppo PAM Panorama, che fatica a trovare una rinnovata identità sul mercato. In questo articolo, ci concentreremo proprio sull’evoluzione di IN’s Spa nell’ultimo quinquennio, ed in particolare dal Covid in avanti, momento in cui l’azienda è definitivamente compiuto il suo exploit. La nostra analisi si basa sull’esame dettagliato delle sue performance nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022, al fine di
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO
ottenere una prospettiva a medio termine riguardo all’andamento del fatturato e dei relativi costi di gestione. Nell’articolo metteremo a confronto gli indicatori di In’s con quelli di MD, Penny Market, Lidl e dei cinque Eurospin per avere una chiara idea della sua posizione sul mercato, a prescindere dalle quote. Inoltre, analizzeremo nel dettaglio il bilancio del 2022 per comprendere come In’s ha affrontato le complessità esterne che hanno caratterizzato l’anno. Lo studio è stato realizzato con la APP Benchmark On Line all’interno del portale GDONews.
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO 24
Iperal e Tigros
sono gli avversari di Esselunga. Ecco i loro risultati Iperal e Tigros in dieci anni sono cresciute diventando le più temibili avversarie del leader Esselunga in Lombardia. Lo studio pubblicato in questo articolo analizza i risultati dell’ultimo bilancio delle due aziende mettendoli a confronto tra loro. Interessanti i risultati che ne conseguono In Lombardia non è facile il mestiere del retailer, è un territorio altamente popolato, con un consumatore il cui stile di vita è spesso differente rispetto ad altre zone d’Italia e con un’offerta molto competitiva in cui la pressione promozionale è sempre molto alta. Non è un caso infatti che, proprio per questa ragione, Unes abbia costruito la sua fortuna con una proposta (EDLP) che metteva le basi su una differente relazione con il consumatore in contrapposizione con il forte stress promozionale profuso
sul mercato. Di fatto chi opera in quest’area deve avere chiari alcuni concetti: il primo è che la competitività sui prezzi (soprattutto in promo) è molto alta. Il secondo è che il leader di mercato (Esselunga) gode di posizioni eccezionali e di grandissima qualità dell’offerta. Chi opera in questa regione deve sapere che esprimere qualità non è un’opzione, è un obbligo di sopravvivenza. In questo contesto, negli ultimi dieci anni, due imprese sono cresciute molto
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SPECIALE CENTRALI A CONFRONTO sul mercato, hanno saputo “prendere le misure” al leader di mercato ed hanno sfruttato la crisi degli ipermercati, arrivando oggi ad essere dei riferimenti importanti dell’area. Si sta facendo riferimento a Iperal ed a Tigros, due imprese che appartengono alla stessa centrale Agorà. Iperal, nasce in Valtellina nel 1986 con l’apertura del primo punto vendita alle porte di Sondrio ed è di proprietà del la famiglia Tirelli. Oggi conta 50 punti vendita tra ipermercati e supermercati distribuiti in 8 province lombarde (arriva fino alla città metropolitana di Milano) e ha quasi 3.800 dipendenti. Tigros è stata fondata nel 1979 ed oggi presente con 72 supermercati in Lombardia, ed è di proprietà della famiglia Orrigoni. Iperal, secondo Andrea Meneghini direttore di GDONews, rappresenta in Agorà una sorta di stella polare che i soci ascoltano e seguono per la qualità e l’originalità dei suoi format. Va detto che Tigros non è poi cosi seconda perchè ha
saputo, a sua volta, innovare molto la sua offerta posizionando l’azienda in quote di mercato interessanti. Quel che è certo è che entrambe danno decisamente del filo da torcere ad Esselunga. Il 2022 di quest’ultima, lo abbiamo già raccontato nel dettaglio in un articolo la scorsa estate, è stato particolarmente complicato e questo articolo cercherà di mettere a fuoco qual è stato il 2022 di queste due imprese mettendole anche a confronto nei risultati [continua]
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VENDITE
Ricavi dei freschi in forte crescita al Sud e nel Triveneto, frutta e macelleria recitano ancora la parte del leone
Un mercato che cresce nei ricavi grazie all’inflazione che, negli ultimi mesi, si sta sgonfiando. E’ quanto abbiamo spiegato leggendo e presentando i dati di NIQ sulle vendite della grande distribuzione aggiornate
al
mese
di
settembre.
In
questo articolo entriamo all’interno dei vari comparti merceologici per comprendere come il macro numero si fraziona nelle declinazioni
dei
vari
assortimenti.
Ad
esempio, il Largo Consumo Confezionato nel mese di settembre ha registrato la crescita più consistente [continua] L’ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI. VERIFICA QUALE ABBONAMENTO E’ IL MIGLIORE PER LE TUE ESIGENZE
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Come già abbiamo avuto modo di vedere analizzando i trend del mese di settembre del totale mercato e del mondo dei freschi, anche il dettaglio delle vendite del grocery conferma come l’inflazione si stia ridimensionando, con un dato progressivo da inizio anno più sostenuto e prossimo alla doppia cifra e uno del singolo mese di settembre molto pulito e con prezzi più vicini alla normalità, anche se con volumi che tendono a salire. Le variazioni raccolte da NIQ attestano, per lo scorso mese, una crescita a valore del totale Italia Omnichannel a +6,1%; una percentuale ancora alta se si considera che la depressione dei volumi è invece molto ridotta e si ferma a -1,8%. Spostandoci sul progressivo vediamo invece un +9,4% a valore con un -2,6% dei volumi che comprendono anche i Discount quindi, se consideriamo grandi e minime depressioni il dato medio è già vicino allo
VENDITE
Nel grocery l’Area 1 fatica a tenere la propria leadership. Settembre sorride a Superstore e Mini iper zero mentre in primavera eravamo intorno al 4%. Entrando nel merito dei trend nei singoli formati di vendita possiamo subito notare che i canali tradizionali (iper+super+LS) a settembre hanno realizzato +5,6% a valore e -2% a volume che diventano +9,1% nei ricavi progressivi e -2,4% nei volumi da inizio anno. Siamo poi di fronte ad una forte depressione dei volumi nei piccoli negozi di prossimità che lo scorso mese hanno si avuto un +3,7% nelle vendite ma hanno perso -4,9% a volumi. Un’oggettiva situazione di difficoltà che nel grocery i Liberi servizi confermano anche sul progressivo dei primi nove mesi dell’anno con +7,6% a valore e -4,5% a volume [continua]
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VENDITE 28
NielsenIQ:
l’inflazione si sgofia. Ecco i dati di Settembre L’inflazione si sta sgonfiando e la conferma arriva dai dati appena pubblicati da NIQ relativi alle vendite della Gdo a settembre e alla loro proiezione sul progressivo da inizio 2023. Il mese scorso infatti il dato di crescita del trend di fatturato a rete corrente è stato del +6,6% rispetto a settembre dell’anno precedente per quanto riguarda il totale Italia Omnichannel. Percentuale che si attesta invece al +5,7% nei canali tradizionali Iper, Super e Libero servizio. Una segnale di graduale ritorno alla normalità che si percepisce anche nel dettaglio dei
l’Ecommerce si è attestato al +7,4%. Il trend riferito ai primi nove mesi dell’anno indica invece un +8,9% destinato probabilmente a scendere ulteriormente da qui alla fine di dicembre seguendo un andamento iniziato ormai due mesi fa. Continuano poi a procedere in modo sostenuto gli Ipermercati con +7,2% – e +2,8% nel solo mese di settembre – a fronte di dati progressivi segno che l’inflazione si sta sgonfiando velocemente per questo canale che tornano ad un trend negativo. Superstore e Discount, invece, a rete
formati con un ridimensionamento delle vendite nei grandi formati oltre 4.500 mq (+2,8%) e dei Liberi servizi (+4,3%) mentre si sottolinea la prestazione dei Mini Iper (+8,8%) così come quella dei Supermercati (+5,9%). Andamento eccezionale invece per quanto riguarda i Discount con +7,9% e Specialisti Drug con +14,8% mentre
corrente restano sotto la doppia cifra sia nel singolo mese che nel progressivi. Le cose cambiano però analizzando l’andamento del totale fatturato a parità, con l’Italia Omnichannel che dal precedente +6,6% scende a +4,9% e i canali tradizionali da +5,7% si fermano a +5%. E’ quindi sorprendente in tal senso anche il risultato
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rete costante. Da un lato dunque bisogna porre l’accento sul Discount come canale concentrato e con pochi player che aprono però numerosi punti vendita. Aperture che risultano importanti perché il mercato a rete omogenea premia maggiormente i
fra i discount. Discorso analogo per i liberi Servizi che perdono lo 0,1% mentre si assiste a un ridimensionamento abbastanza rilevante – seppur molto alto – anche per gli Specialisti Drug che registrano un dato consistente che da +14,8% si assesta a +9,9%. Trend molto simile anche per quanto riguarda le variazioni a valore nell’arco dei primi nove mesi del 2023, con i canali tradizionali che scendono da +8,5% a +7,2%. Dato questo che nel dettaglio vede i supermercati calare da +8,5% a +7,8%, però va sicuramente sottolineato come il Discount scenda da +9,7% a +6,8%; un calo quindi non repentino come quello di settembre ma che comunque indica un ridimensionamento del valore considerando la sola
supermercati che appartengono a un’area commerciale più stratificata e meno concentrata. Stratificazione nella quale i singoli protagonisti fanno meno aperture rispetto agli attori del discount anche se, in un mercato più stabile come quello dei supermercati e meno dinamico in termini di investimenti, il differenziale è anche numerico. Il discount, soprattutto negli ultimi mesi, paga dunque le prestazioni a rete omogenea e questo è senza dubbio un dato su cui riflettere. Andiamo infine a confrontare le prestazioni dei territori dove il quadro è pressoché simile a quello già analizzato nei mesi precedenti e, volendo, anche negli ultimi anni. A settembre si segnalano così le ottime prestazioni del Nord-Est con +7,9% e del Sud-Italia
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VENDITE
del Discount che nel mese di settembre da +7,9 crolla a +3,1% mentre per quanto riguarda i canali tradizionali notiamo come i Supermercati calino da +5,9% a +5,6% confermando come in definitiva non siano le nuove aperture a funzionare da differenziale come è invece più evidente
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VENDITE
con +7,2%; area 4 che per quanto riguarda anche dalle alte attività scontistiche. Il il progressivo si conferma il territorio che mercato a parità presenta comunque una
ha realizzato il maggior incremento dei flessione che è rilevante un po’ in tutti i ricavi (+10,5%), seguito dal Nord-Est (10,1%). territori, i ridimensionamenti sono dentro Il Nord-Ovest è invece l’area che cresce di quei valori che si conoscono storicamente.
meno (+5,1%) ma sappiamo come si tratti di un mercato plafonato e competitivo sotto il profilo della pressione promozionale, con fatturati che vengono quindi limitati 30
Non ci sono grosse sorprese come quelle riscontrate nel canale Discount dove le prestazioni sono molto più limitate rispetto a quelle dei supermercati.
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VENDITE MEZZOGIORNO IN TAVOLA
Oli premium Pantaleo. Qualità pura e cruda
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VENDITE
Inflazione ancora in calo (8,8%), ma le feste per gli italiani saranno all’insegna del risparmio
NielsenIQ (NIQ) ne “Lo stato del Largo
adottare comportamenti di acquisto al
Consumo in Italia” analizza l’andamento
risparmio, riducendo ulteriormente il mix
dei consumi e delle abitudini di acquisto del carrello della spesa dello 0,9%. Ciò ha delle famiglie italiane per il mese di
reso la variazione reale dei prezzi pari al
settembre 2023, fotografando lo scenario
7,9%.
della Grande Distribuzione Organizzata
Rispetto allo stesso periodo del 2022,
(GDO) nel nostro Paese.
l’indagine di NielsenIQ sottolinea un
12,5 miliardi di € è il fatturato registrato andamento positivo per tutti i canali dalla GDO a totale Omnichannel in Italia,
distributivi. Nello specifico, la crescita
un valore cresciuto nel mese di settembre è guidata da Specialisti Drug (+14,8%), del 6,6% rispetto allo scorso anno. Per
quanto
riguarda
l’indice
seguiti da Superstore (+8,8%), Discount di
(+7,9%),
Supermercati
(+5,9%),
Liberi
inflazione teorica nel Largo Consumo Servizi (+4,3%) e infine Iper>4.500mq Confezionato
(LCC),
si
evidenzia
una (+2,8%).
diminuzione ulteriore pari al 8,8%, un Sul fronte delle vendite in promozione, dato inferiore rispetto a quello osservato prosegue il trend positivo con un’incidenza
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ad agosto (10%). Per contrastare l’impatto
promozionale del 23,2% per il mese di
dell’inflazione, gli italiani continuano ad
settembre 2023 a totale Italia (+0,3 p.p.
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VENDITE rispetto allo stesso mese del 2022).
Cosa mettono gli italiani nel carrello
Infine, in merito ai prodotti a marchio della spesa del distributore (MDD), a settembre la quota di MDD si attesta al 22,4% del LCC All’interno del comparto Grocery in merito nel perimetro Iper, Super e Liberi Servizi,
al rapporto tra valori e volumi a totale Italia
mentre a Totale Italia Omnichannel –
Omnichannel, nel mese di settembre
inclusi i Discount – sale al 31,7%.
2023 si evidenzia un andamento positivo a
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VENDITE
valore (+6,1% vs 2022), mentre si conferma
Pane & Pasticceria & Pasta si conferma
– come nei mesi precedenti – una ancora una volta al primo posto (+10,5%), contrazione a livello di volumi, pari a -1,8%.
seguita subito dopo da Frutta e Verdura
I prodotti dedicati agli Animali Domestici
(+9,9%) e Pescheria (+9,7%). La Salumeria
si attestano anche a settembre come
invece si attesta di nuovo la categoria con
l’area merceologica con l’incremento a il trend di crescita più basso rispetto alle valore più significativo (+10,9%), seguiti dai altre (+1,9%). prodotti per la Cura della Casa (+8,3%) e dal Cibo Confezionato (+8,2%). In merito ai
Gli Italiani e le feste: intenzioni e
volumi, invece, si rileva un trend negativo prospettive di spesa* per tutti i comparti e specialmente per il Fresco (-2,6%). A livello di categorie
In vista delle prossime celebrazioni e
merceologiche,
occasioni speciali, quasi la metà degli
guidano
la
classifica
TOP10 di NIQ del mese di settembre 2023 italiani (43%) intende ridurre le spese l’Olio di Oliva Vergine ed Extravergine o mantenere lo stesso budget (42%), (+29,4%), lo Zucchero (+26,9%) e i Gelati
mentre solo il 7% dei consumatori pensa
Multipack (+23%).
che spenderà di più. Tra le strategie che gli
Per quanto riguarda il Fresco (Peso Fisso italiani adotteranno per contenere i costi, + Peso Variabile) risulta in crescita in tutti
il 41% festeggerà in modo più economico,
i canali distributivi. In particolar modo,
preparando pasti in casa o scegliendo
la performance migliore si registra nei ristoranti meno cari, il 34% risparmierà Discount (+9,2%), mentre nei Liberi Servizi
approfittando di sconti speciali prima
si osserva l’incremento meno consistente
delle feste e il 33% acquisterà meno regali
(+4,2%). Tra le categorie merceologiche
(o nessuno) per se stesso.
più dinamiche all’interno del comparto,
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* Fonte: “Holiday Outlook”, Settembre 2023
VENDITE GDOnews | Novembre 2023
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RISULTATI 2022
La GDO sta distruggendo l’industria del caffè? Attenzione ai conti economici del comparto Il mercato del caffè è da tenere sotto materia prima (il caffè verde). Però, mentre controllo perchè quello che sta succedendo nel caso della pasta di semola e dell’olio, è oggettivamente pericoloso. Qualche mese i prezzi all’acquisto (sell in GDO) ed al fa, in un Cibus Lab dedicato alla categoria, pubblico sono letteralmente raddoppiati, dalla società Aretè Agrifood che analizza nel caso del caffè no. gli andamenti dei prezzi delle materie
Questa
è
la
principale
ragione
della
prime alimentari per arrivare ai principali situazione attuale, dove i conti economici di player del mercato, tutti avevano lanciato 218 imprese analizzate, che costituiscono un grido di allarme: rischiamo di andare in
un campione altamente rappresentativo
perdita, rischiamo di chiudere bilanci con
delle 515
aziende italiane del settore
i conti in rosso. Questo allarme, purtroppo, appartenenti al codice ateco 10.83.01, sono lo lanciano tutti ultimamente, le imprese oggettivamente in sofferenza. di tutte le categorie merceologiche, è Prima di iniziare aggiungiamo una nota diventato di moda, salvo poi verificare i analitica: in verità i torrefattori in Italia sono risultati di fine anno per comprendere che di più, oltre 800, ma non tutti appartengono così spesso non è stato. Ma nel caffè, al al medesimo codice Ateco. Però quando si contrario, questo è accaduto ed è arrivato fanno studi seri dei settori merceologici ci il momento che la GDO apra gli occhi e
deve essere un elemento di unione e questo
faccia una riflessione.
normalmente è il codice Ateco.
Come si leggerà in questo articolo, ed in Entriamo nel merito dei numeri del settore tutti quelli dedicati a questo comparto legati [continua] ai risultati delle prestazioni economiche del settore (in pubblicazione il prossimo giovedì), gli eventi che hanno condizionato il mercato non sono stati soltanto quelli che hanno portato a soffrire anche altri mercati (crisi energetica causata anche
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dalla Guerra, crisi dei derivati del petrolio, crisi post Covid, etc), nel caso del caffè è accaduto quello che sta accadendo per la pasta di semola, per l’olio extra vergine, cioè una seria crisi della produzione della 36
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margini e profitti. Ecatombe
RISULTATI 2022
Caffè: nel 2022 crollati
Su dieci aziende molto conosciute in grande distribuzione, da Lavazza a Gimoka, passando per Illy, Kimbo, Covim, Pellini ed altri, i bilanci del 2022 sono tutti in perdita, salvo quelli di Illy e Lavazza. Tenendo conto che Illy e Lavazza hanno modelli di business differenti rispetto agli altri – dopo lo spiegheremo – la situazione della categoria è complicata. In questo articolo abbiamo armonizzato e messo a fattor comune i bilanci di 9 aziende, tutte molto conosciute in gdo, eliminando piccoli torrefattori ed altre aziende meno conosciute nel settore del mass market. L’analisi riguarda i bilanci delle seguenti aziende: Lavazza, Illy, Gimoka, Kimbo, Vergnano, Julius Meinl, Covim, Carraro e Pellini. Iniziamo guardando i dati relativi al fatturato medio registrato nell’ultimo esercizio nel 2022: queste imprese complessivamente considerate hanno generato ricavi per oltre 3 miliardi e 150 milioni di euro, segnando un incremento medio del 21,3% rispetto all’esercizio 2021 che si era chiuso con ricavi per circa 2,6 miliardi di euro. E’ scontato affermare che questo incremento dei ricavi è stato determinato dagli incrementi dei listini di vendita [continua]
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RISULTATI 2022
PEST
HA FATTO IL
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tra Pellini, Julius Meinl, Covim, Coind e Caffè Carraro
RISULTATI 2022
Caffè: confronto delle prestazioni In questo articolo, mettiamo a confronto un altro gruppo di imprese attive nel mercato italiano del caffè e molto conosciute in grande distribuzione. Condurremo uno studio basato sull’analisi dei bilanci non consolidati degli ultimi 5 anni per valutare l’andamento di queste imprese nel medio periodo. Successivamente, ci concentreremo sui dati del bilancio 2022. Le aziende prese in considerazione sono: Pellini Caffè SPA, Julius Meinl Italia SPA, Covim SPA, Coind Società Cooperativa, Caffè Carraro SPA Unipersonale. Per realizzare questo studio ci avvarremo della app presente nel portale GDONews “Benchmark on Line”. Iniziamo esaminando il fatturato registrato da queste imprese nel 2022. Notiamo che tutte queste aziende hanno dimensioni medie, molte di loro sono quelle imprese “partner” del mass market realizzando il marchio privato per molti (Covim, Coind, Caffè Carraro e Pellini). Tutte presentano nel 2022 un fatturato inferiore a 100 milioni di euro ma superiore a cinquanta. Nel dettaglio, Pellini Caffè ha chiuso il 2022 con circa 60 milioni di euro di fatturato, Julius Meinl Italia con quasi 84 milioni, Covim con 51 milioni, Coind con 92 milioni e Caffè Carraro con 60,5 milioni di euro [continua]
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RISULTATI 2022
Benchmark: confronto tra Lavazza, Kimbo, Illy, Gimoka e Vergnano In questo articolo mettiamo a confronto le prestazioni economiche di alcune delle principali aziende attive nel mercato italiano del caffè, con riferimento al bilancio dell’anno 2022. Le aziende prese in esame sono Luigi Lavazza SPA, Kimbo SPA, Illy caffè SPA, gruppo Gimoka SPA, Casa del Caffè Vergnano SPA. Queste aziende presentano dimensioni molto diverse, così come sono diverse le attività sul mercato. E’ un benchmark voluto perché il suo obiettivo è vedere i diversi impatti delle politiche commerciali in gdo in relazione alla gestione dei costi di gestione delle imprese nel corso dello scorso anno. Lavazza, per intenderci, è una multinazionale e pertanto il fatturato italiano è solo una parte, sempre più bassa, del suo fatturato totale. Le sue strategie sono supportate da forti politiche promozionali e di marketing e, in virtù di ciò, hanno un approccio negoziale totalmente differenti, rispetto ai concorrenti. Illy, alla stessa stregua di Lavazza, è un’azienda che opera a livello internazionale, ma in Italia il suo posizionamento è sempre stato rivolto al segmento premium, quindi con un certo agio nei margini, seppur con volumi differenti rispetto ad altri player. Kimbo è il concorrente di Lavazza nel sud Italia, è il leader dell’area 4, in teoria dovrebbe avere anch’essa un certo agio nelle marginalità, attività promozionali permettendo. Questo perché nel sud le politiche promozionali sono molto più importanti rispetto al nord. Casa del caffè Vergnano fa partita a sé, opera in gdo ma è un’azienda che opera nel mercato retail, con molti punti vendita in giro per il mondo.
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Infine, Gimoka, l’azienda che ha fatto dell’aggressività del prezzo la sua arma strategica è molto attiva negli scaffali della gdo come entry level price, oppure come partner del retailer nel mercato della MDD. Insomma, un benchmark dal quadro variopinto che serve a spiegare cosa è davvero successo nel 2022. Nel dettaglio [continua]
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RISULTATI 2022 GDOnews | Novembre 2023
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In un contesto fortemente depressivo per i margini delle aziende dell’alimentare italiano, per alcuni comparti il 2022 si può definire un anno particolarmente buono. Uno di questi è l’industria delle carni. Come abbiamo già scritto a proposito dei prodotti da forno, delle conserve, della pasta fresca e quella di semola e, infine, per il caffè, questo articolo ha il proposito di analizzare un comparto molto importante dell’alimentare, le carni, per mettere a fuoco le conseguenze sui bilanci delle imprese (fornitrici) di quanto è accaduto nel 2022, soprattutto relativamente alle conseguenze della grave crisi energetica. La macrocategoria delle carni si annida e distribuisce su due codici Ateco, il 10.12 (Lavorazione e conservazione di carne di volatili) e il 46.32.10 (Commercio all’ingrosso di carne fresca, congelata e surgelata). Per quanto riguarda il codice Ateco 10.12, in Italia si contano complessivamente 66 aziende di capitale: di queste, alla data in cui svolgiamo questa analisi, 45 hanno già depositato il bilancio relativo all’esercizio 2022. Per quanto riguarda il codice Ateco 46.32.10, in Italia si contano oltre 900 imprese ma per questo studio abbiamo esaminato le 16
RISULTATI 2022
Industria delle carni: ricavi, margini e profitti tutti in netta crescita nel 2022
(bilanci 2022 gia depositati) per un totale di 26 che operano nel mercato delle carni con un fatturato oltre i 20 milioni. Il nostro studio osserva il comportamento di queste imprese che sono state suddivise in quattro classi di fatturato. La prima comprende le imprese con un fatturato fino a 10 milioni; la seconda classe comprende le imprese fra 10 e 50 milioni di fatturato; nella terza classe, le imprese con fatturato compreso tra 50 e 100 milioni di euro; la quarta classe è relativa alle aziende con oltre 100 milioni di euro di fatturato. Quest’ultima è la classe maggiormente rappresentativa, perché le imprese con oltre 100 milioni di ricavi, rappresentano il 91,7% del fatturato delle imprese analizzate in questo studio appartenenti alla categoria carni, le imprese della terza classe rappresentano il 3,3% dei ricavi totali della categoria. Le imprese della seconda classe il 4%, quelle della prima classe lo 0,9%, per cui vediamo che la maggior parte del fatturato generato dalla categoria carni proviene dalle aziende più grosse [continua]
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RISULTATI 2022
Carni bianche: 5 grandi aziende con grandi quote di mercato analizzate. Margini molto bassi ma in crescita nel 2022 Quando si parla di carni in GDO bisogna fare molta attenzione: le differenze tra il business delle carni bianche ed il resto del comparto sono piuttosto nette. Queste, oltre che per l’origine del prodotto, sono rappresentate dal fatto che le bianche sono per la maggior parte appartenenti ad un modello di business che è molto assimilabile alle regole del grocery, territorio nel quale la “brand awareness” è una componente importantissima. Siccome il mercato della GDO in generale sta rivolgendo le proprie attenzioni all’evoluzione delle distinte MDD, viene da sè che il mercato delle grandi marche stia soffrendo. Le carni bianche, che essendo carni per definizione vivono di margini risicati, sono dentro questa particolare situazione: sono grandi aziende, spesso con modelli di business differenti (cooperative e Spa), ma tutte stanno lottando con la GDO per una battaglia all’ultimo margine. Questo articolo riassume, nel loro aggregato, i risultati di cinque aziende molto conosciute sul mercato delle carni bianche in Italia, perché i loro brand sono ampiamente diffusi nei canali di vendita della grande distribuzione organizzata. Tutte hanno vissuto un 2022 difficile a causa della crisi energetica e quello delle carni bianche è tradizionalmente un comparto con margini di profitto sottili e soprattutto molto energivoro. Le aziende che esaminiamo sono Aia, Agricola Tre Valli, Gesco, Avi Coop e Fileni. Queste cinque imprese complessivamente
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hanno generato a bilancio ricavi per 10,3 miliardi di euro. Un dato che risulta in crescita del 15,2% rispetto al 2021, quando il fatturato complessivo era stato di poco inferiore ai 9 miliardi di euro. Nell’articolo che segue si entra nel merito delle singole prestazioni di queste cinque aziende a confronto. In quel caso è fondamentale spiegare che le stesse sono da dividere, a loro volta, in due grandi tronconi: quelle che assumono un modello cooperativo sul mercato e quelle che sono società per azioni. Nel numero aggregato delle prestazioni del 2022, ovvero l’oggetto di questo articolo, questo solco non è ancora così importante, ma se si entra nel dettaglio le differenze -soprattutto nel patrimonio – devono essere una parte fondamentale delle premesse dello studio [continua]
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RISULTATI 2022 MEZZOGIORNO IN TAVOLA
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RISULTATI 2022
Gesco, Fileni, Avi, Tre Valli e Aia, un 2022 con margini risicati. Sorprendono le differenze nei modelli di business
Nell’articolo precedente abbiamo esaminato in forma aggregata i dati del bilancio 2022 di cinque importanti società italiane (Gesco, Tre Valli, Avi e Fileni, Aia) che producono e commercializzano carni bianche. Le prime tre sono delle cooperative, le altre due società per azioni. In questo articolo scendiamo nel dettaglio e andiamo ad esaminare i dati di bilancio di ciascuna di queste 5 società, mettendoli a confronto. Questo si riconoscerà interessante perchè, in verità, il vero confronto è sui due diversi modelli di business, quello cooperativo e quello delle SPA. Per condurre questa analisi, abbiamo usato la web APP di GDONews Benchmark Online, disponibile per tutti gli abbonati Premium. Il primo dato che prendiamo in esame è il fatturato 2022. Già da questo primo elemento vediamo che le imprese messe a confronto in questo benchmark sono molto diverse nelle dimensioni di fatturato. Nel 2022 AIA ha generato 4,2 miliardi di ricavi ed è seguita da Agricola tre Valli e Gesco che hanno prodotto ciascuna rispettivamente ricavi per 2,5 miliardi e per 2,2 miliardi. Segue poi Avi con ricavi 2022 per quasi 850 milioni. 46
Ultima come dimensione Fileni con poco meno di 490 milioni di ricavi. Con il prossimo grafico allarghiamo lo sguardo agli ultimi 5 anni per capire l’evoluzione del fatturato e del margine ebitda dal 2018 al 2022 [continua]
GDOnews | Novembre 2023
in-salute.it |
@insalute_food
SPECIALE PRODOTTI DA FORNO
Speciale
Prodotti da forno dolce
Industria dei Prodotti da Forno: margini in estrema sofferenza nel 2022. Ma gli altissimi ricavi hanno attenuato i problemi Ogni analisi che fa riferimento a quanto accaduto nel 2022 tiene inevitabilmente in considerazione le conseguenze della grave crisi energetica che ha avuto ripercussioni maggiori nei settori più energivori. Fra questi c’è anche quello dei prodotti da forno, macro categoria che oltre ai salati e tutti i derivati del pane racchiude anche i dolci. Identificata dai codici Ateco 1071 e 1072 presenta un totale di 1.743 società di capitale che, all’interno degli assortimenti della Grande Distribuzione, raggruppano più categorie merceologiche. Un settore quindi estremamente interessante per 48
comprendere, fatte salve le battaglie con la GDO, quali sono davvero stati gli esiti di un anno vissuto tra gli incrementi dei costi e, conseguenti, incrementi dei listini. Il nostro studio, basato sulle società di capitali che hanno già depositato il bilancio 2022, osserva il
GDOnews | Novembre 2023
SPECIALE PRODOTTI DA FORNO comportamento di 453 imprese (circa il 26% deltotale)diviseperquattroclassidifatturato. Sono così 453 le imprese che a settembre hanno già consegnato i numeri relativi all’anno scorso, 392 delle quali rientrano nella classe di fatturato più piccola – da 0 a 10 milioni – che include le realtà fornitrici della grande distribuzione locale (ma possono anche esserne aliene) oppure panifici di diverse dimensioni, che pesano per il 21,1% del fatturato complessivo. Nella classe da 10 a 50 milioni – che vale il 19,5% – le aziende sono invece solo 45 (undici in più rispetto al 2021) mentre le grandi insegne che vanno da 50 a 100 milioni di fatturato sono passate da 6 a 8 e valgono il 12,8%. Sono altrettante, infine, le società che superano i cento milioni e rappresentano il 46,6% del totale in un mercato che dunque è concentratissimo si questa classe maggiore. Nel 2022 l’industria dei prodotti da forno ha avuto un trend di fatturato positivo con una crescita complessiva del 16,7% che nelle singole classi ha messo in evidenza andamenti differenti. Le piccole aziende
hanno registrato infatti un contenuto 4,85% mentre le medie hanno avuto un incremento consistente pari al 22%. Il dato più rilevante però riguarda il gruppo fra i 50 e i 100 milioni di fatturato che ha portato a casa un 51,3%, spinto senza dubbio dall’inflazione ma figlio anche di incrementi consistenti ben scaricati a valle e accettati di buon grado dalla GDO. Quanto alle grandissime aziende invece il trend si è attestato al 13,4%.
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SPECIALE PRODOTTI DA FORNO 50
Vicenzi, Balocco, Loacker e Bauli. Una in sofferenza di margini nel 2022, le altre ne escono bene Come abbiamo spiegato in un altro articolo dedicato ai prodotti da forno, nel comparto troviamo 8 aziende molto grandi che fatturano oltre 100 milioni di euro e rappresentano quasi il 50% del fatturato generale le quali hanno già depositato il loro bilancio di esercizio del 2022. Di queste otto ne abbiamo selezionate 4 – le più note alla grande distribuzione – che hanno un modello di business simile e che si focalizzano sui prodotti dolci: sono Vicenzi Spa, Bauli Spa, Balocco Industria Dolciaria Spa e Loacker Sa. Come tutte le imprese di produzione, nonostante fosse chiaro che siamo dentro un comparto a bassi margini ed estremamente energivore, la grande difficoltà nel 2022 è stata quella di far comprendere a chi acquista (la GDO nazionale ed internazionale) l’oggettiva difficoltà della categoria, questo per condividere strategie di incrementi di listino. La sfida per le grandi aziende dovrebbe essere più facile rispetto a quelle più piccole, hanno la notorietà dei loro brand a vantaggio nella negoziazione, ma l’insidia dell’avanzante MDD sta mettendo in difficoltà tutti. Vediamo quindi come sono uscite queste grandi aziende dai problemi creati dalle vicende ben note occorse nel 2022. Gli abbonati PREMIUM alla fine dell’articolo troveranno il pdf completo dell’analisi oggetto della pubblicazione. Come sempre, cominciamo l’analisi partendo dai ricavi. Nell’articolo dedicato alla categoria nel suo complesso (analisi di oltre 450 bilanci 2022 già depositati di
aziende che hanno come oggetto sociale la produzione dei prodotti da forno) avevamo visto che le 8 aziende grandissime (oltre 100 milioni) nel 2022 avevano registrato ricavi a doppia cifra (intorno al 13,30%), un dato sensibilmente inferiore al valore medio espresso dalle aziende più piccole (quelle della classe che va da 50 100 milioni di ricavi) che invece avevano incrementato il fatturato di oltre il 50%. Ebbene, nel dettaglio andiamo a vedere cosa è successo a queste quattro aziende [continua]
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canale privilegiato, torte e pasticceria vivono la crescita più florida
E’ noto il consolidamento della crescita del Largo Consumo Confezionato in termini di valore, conseguenza dell’aumento dei prezzi partito agli inizi del 2022, registrando una crescita pari al 9,9% nei primi otto mesi dell’anno corrente. Altrettanto risaputa è la flessione dei volumi, che si attesta ad un -2,4% nello stesso periodo. Circoscrivendo l’area di indagine per concentrarci sul mercato del forno dolce, i dati di Circana rilevano un mondo che in termini di fatturato vale poco più di 2,6 miliardi di euro e cresce del 18,2%, considerando i primi otto mesi del 2023. Un incremento riscontrato anche in termini di volumi (+1,5%), seppur in una misura molto più modesta rispetto a
quanto registrato a valore. Come vedremo nel dettaglio, tutti comparti presi in esame – vale a dire biscotti, merende, pasticceria e wafer, nonché torte – mostrano trend in crescita E’ bene però addentrarsi nel dettaglio di ognuno per comprendere in profondità lo stato dell’essere dell’intera categoria, cominciando dai biscotti che con il suo 43% sul fatturato complessivo risulta essere il comparto principale del mercato, segnando inoltre un trend in crescita a valore (+18%) che, come precisa Camilla Silva, è guidato prevalentemente dai prezzi. Risulta risicato, invece, l’incremento sui volumi, che non raggiunge l’1%. Discorso analogo in termini di volumi per le merendine,
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Forno dolce: supermercati
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che seguono i biscotti attestandosi ad un 35,4% sul valore complessivo dei prodotti da forno dolce con una crescita del 16,5%. Pur rappresentando le fette più piccole del comparto sia a volume che a valore, pasticceria wafer e torte sono i segmenti che hanno meglio performato in termini di crescita, incrementando rispettivamente 20,3% e 25,7% a valore. Crescita che si realizza anche a volumi, con un 4,2% per
pasticceria e wafer e un 11,2% per le torte. La crescita complessiva del mondo dei prodotti da forno dolci all’interno dei canali di vendita del comparto pari a 404 milioni di euro, distribuita principalmente nei supermercati di piccole e medie dimensioni che hanno contribuito alla crescita totale per quasi 8 punti, con un valore del 44%. I discount pesano un 22% scarso, contribuendo per 4 punti; i
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20% a valore e 6% a volume; senza latte: a valore 16,3 % a volume 3,9%. Il mondo del biologico è cresciuto a volume del 2,8%. Addentriamoci ora segmentando comparto per comparto al fine di ricostruirne sviluppo e peso all’interno del dei canali di vendita, cominciando dai biscotti. “Quello dei biscotti – spiega Silva - è un mercato in crescita a valore grazie agli aumenti prezzi. È necessario
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superstore valgono invece un 12% e hanno contribuito per 2.3 punti; infine per quanto riguarda LSP si registra un contributo di quasi 2 punti e per gli ipermercati 1.5 punti. All’interno del mondo forno dolce, si registrano trend in crescita sia a valore che a volume, in particolar modo la crescita maggiore si evince nel senza glutine per un 9.9% a volume e a 17% a valore; per il segmento del senza zucchero si ha una
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considerare che siamo reduci da due anni in cui il comparto era in flessione”. All’interno dei canali presi in considerazione (GDO – DIS – IS – LIS) il fatturato riconducibile ai biscotti è ripartito secondo una gerarchia che vede capolista i supermercati di medie e piccole dimensioni (47%), seguiti dal discount (17%). Chiudono le fila i superstore (13%), i negozi di piccola metratura (13%) e
gli ipermercati (10%). La crescita più significativa, però, è stata realizzata dai superstore che si impongono con un +19,4% sugli altri canali che, è bene notare, presentano tutti trend positivi. Un segnale importante arriva però dai discount, di cui è possibile rilevare un importante rallentamento dopo le crescite degli anni passati. Relativamente all’andamento delle referenze, notiamo che il mercato a
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Per quanto riguarda prezzi e promozioni, tutte le principali categorie del largo consumo, a partire dalla seconda metà del 2022, hanno subito aumenti di prezzo, compresa la categoria dei biscotti. L’incremento sui prezzi del comparto è arrivato all’apice nel periodo di Marzo/ Aprile, con una crescita del 18,7% per poi calare mese dopo mese ad un 13%. “Le riduzioni dei prezzi sono avvenute prevalentemente nella seconda metà del 2022, per poi negli ultimi mesi ritornare a crescere. In particolar modo il discount si è rivelato il canale che ha avuto crescite di prezzo più inflattive, perché si è dovuto adeguare ai prezzi applicando una riduzione della pressione promozionale”.
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livello totale ne conta cica 140 referenze, ma rispetto all’anno passato “si registra una leggera riduzione degli assortimenti tendenzialmente su tutti i canali, cosa che, confrontata con il 2020, denota negli ultimi anni un mercato che presenta un numero medio di referenze in crescita”, precisa Silva. “La crescita del mercato dei biscotti si è concentrata principalmente su due segmenti: il mondo tradizionale e il mondo degli integrali. Il segmento che sta avendo una performance negativa nel comparto dei biscotti è il mondo dei salutistici, al netto dei senza glutine, che ha un comunque trend positivo”, esplicita Silva.
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SPECIALE PRODOTTI DA FORNO Prendiamo in esame ora il mondo delle merendine, il cui valore si attesta a 930.6 milioni di euro. Negli anni passati, le merendine hanno vissuto un trend positivo sia a volume che a valore, tutt’ora confermato. In tutti i canali di vendita il comparto cresce a valore, ed in maniera più contenuta anche a volume, con quantitativi stabili rispetto al 2022. 58
La crescita di questo mercato (+0,8% a volume, +16,5% a valore) è sostenuta dal croissant, seguiti da tortine e panini al latte. Esistono però segmenti in sofferenza, come spiega Silva, “I segmenti che hanno avuto performance negative nell’ultimo anno sono brioche e trancini: segmenti che riducono la performance e per i quali si è ridotta maggiormente la pressione
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SPECIALE PRODOTTI DA FORNO promozionale”. Analizzando nel dettaglio la distribuzione del fatturato all’interno dei canali di vendita, è possibile notare come le merendine privilegino i supermercati medio-piccoli (+17,1%), come già visto in precedenza per i biscotti. Tutti i canali però, lo sottolineiamo, sono cresciuti, con particolare menzione al discount che tra tutti si è dimostrato il più dinamico a partire dal 2020. “Dal punto di vista dell’andamento dei prezzi si denota una crescita – aggiunge Silva - a partire dalla seconda metà del 2022, dove l’apice è nei primi mesi del 2023, che si riduce
progressivamente fino ad arrivare ad un 10% ad agosto, portandoci ad una media nei primi 8 mesi del 15% con pressione promozionale pari al 28%, che si riduce di due punti”. Possiamo dunque dedurre che il mercato del forno dolci ha registrato importanti crescite nei primi mesi del 2023, il cui contributore principale è innegabilmente l’incremento dei prezzi generalizzato. Anche nella MDD biscotti, torte e affini vantano trend positivi, mentre la pressione promozionale ha subito una forte riduzione conseguente all’aumento dei prezzi.
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Il caro energia cala, ma per l’industria l’impatto sulla produzione persiste. Ancora tensioni con la GDO? Il braccio di ferro tra industria di produzione e grande distribuzione ha visto un dibattito continuo che soprattutto nell’ultimo anno ha prodotto una serie di scontri per quanto riguarda le trattative sui listini. L’innalzamento dei costi delle materie prime, la crisi energetica e il cambiamento climatico hanno determinato uno sfondo generale di dinamiche strategiche da mettere in campo al fine di gestire al meglio il contenimento generale dei prezzi. Si dice che i costi dell’energia siano tornati a prezzi sostenibili, ma nel pratico, non tutte le aziende concordano a pieno con questa affermazione. “Stiamo tutt’ora vivendo una crisi economica senza precedenti ed i costi non sono assolutamente tornati ad essere quelli del 2021 – afferma Alessandra Balocco, presidente e amministratore delegato dell’azienda - la tensione sulle materie prime permane, si pensi per esempio allo zucchero o al cacao/ cioccolato che sono impiegati in modo rilevante nelle nostre produzioni”. Sono anche altri i fattori con cui l’industria deve scontrarsi quotidianamente “lo scorso anno l’inflazione da record non ha riguardato solo i fattori energetici – continua Balocco ma anche materie prime ed imballi. Inoltre, nel nostro settore, il rinnovo in corso del CCNL prevede un aumento del costo della manodopera da un 3 ad un 5%”. D’accordo anche Marta Muzzi, responsabile marketing e comunicazione di Industrie dolciarie Borsari, che afferma: “Non è incrementato solo il costo dell’energia sui bilanci dei produttori di prodotti dolciari da ricorrenza ma anche e soprattutto i costi GDOnews | Novembre 2023
che determina ulteriori innalzamenti dei costi per quello che riguarda il trasporto delle merci, che accompagnerà il prossimo trimestre. Sempre restando sul tema delle ricorrenze, anche il mondo del cioccolato vede la propria materia prima salire in termini di prezzo, complice l’approvvigionamento che a causa del cambiamento climatico risulta ostico. Francesca Astorri, direttore commerciale Italia di Witor’s, chiarisce la situazione del mercato: “L’offerta è stabile ma si intravede una diminuzione, la domanda mondiale per contro è in aumento. Ciò porta la materia
consumatore” conclude Muzzi. I costi dell’energia, seppur diminuiti non sono quindi tornati ai livelli pre-crisi. “E’ solo uno dei fattori che influenzano la determinazione dei prezzi dei prodotti alimentari - afferma Chiara Trabattoni, marketing manager di Sperlari - ad esempio i costi delle materie prime hanno subito delle variazioni che impattano diversamente a seconda della categoria merceologica”. A questa serie di dinamiche si somma anche la quotazione del petrolio
prima, intesa sia come cioccolato che come polvere e burro di cacao, ad essere in continuo aumento che si protrarrà anche per i prossimi anni”. Per tali ragioni, non è possibile prevedere nel breve periodo delle diminuzioni sui costi. In conclusione, il rapporto tra GDO e Industria, rimane comunque teso, a causa della preoccupazione dovuta alla possibilità di un calo ulteriore di volumi di vendita correlata all’inflazione crescente, motivo per cui si tireranno le somme definitive.
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delle materie prime che utilizzano fonti energetiche per la propria produzione e/o per il loro trasporto. La nostra politica è stata quella di mantenere il livello dei prezzi sostanzialmente stabile rispetto al 2022, creando anche opportunità di acquisto attraverso maggiore presenza size dedicate (750g) e attività promozionali”. Le trattative tra GDO e Industria, infatti, “Non sono state particolarmente tese o conflittuali (anche se qualche cliente ha provato ad invocare diminuzioni di prezzo). Piuttosto entrambi abbiamo cercato di creare situazioni favorevoli per il
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sulla conclusione delle trattive, solo in un secondo momento.
Burro, uova e zucchero in leggera deflazione, ma la stabilizzazione dei mercati è lontana
I prezzi di produzione, nonostante un rientro, non sono ancora tornati ai livelli pre-crisi e studiando i dati si denota una deflazione che fatica a vivere un consolidamento nel breve periodo, in particolare per quello che riguarda le materia prime come zucchero e uova, insieme al burro. A questo proposito Filippo Roda di Areté ci ha illustrato alcune dinamiche di produzione in relazione ai prezzi al fine di comprendere al meglio l’andamento del mercato. Il rialzo dei prezzi secondo l’industria di produzione è giustificato dai costi dell’energia, dei trasporti e delle materie prime, ma afferma Roda infatti, “l’inflazione sulle materie prime è ancora a livelli di prezzo che seppur rientrati sono ancora ampiamente superiori a quelli che possono essere definiti pre-crisi”. Esistono però anche altre variabili che Roda definisce ‘endogene’, su cui concentrare l’attenzione: “Questi aumenti dipendono anche da variabili interne all’industria, principalmente legati all’offerta e a un 62
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poco approvvigionato con scorte basse, il mercato europeo si è dovuto confrontare con quello internazionale, in particolare con i due principali paesi esportatori di zucchero: “Le provvigioni brasiliane devono essere ancora commercializzate e l’India ha messo contingenti e bloccato le esportazioni”, puntualizza Roda. Nonostante le politiche monetarie restrittive a livello globale risultino abbastanza rigide e i prezzi internazionali stiano ancora aumentando, a livello europeo si è comunque notata una deflazione. Per quale motivo? Sullo zucchero si è verificato un -20% nella fascia di tempo ottobre 2022-2023, evento dovuto in particolare alla modificazione delle variabili esogene che hanno portato a migliorare leggermente l’offerta europea, nonostante questo “l’Europa dovrebbe produrre circa 15,6 milioni di tonnellate – continua Roda – lo scorso anno ne ha prodotte 14,6 il che si traduce in un minor fabbisogno di importazione. Inoltre, il premio record generato nel 2022 tra prezzi europei e prezzi internazionali si sta andando ad assottigliare. C’è ancora spazio affinché questo premio si assottigli, ma chiaramente la pressione dal basso dei prezzi internazionali e di un contesto energetico e valutario ancora incerto, soprattutto con gli sviluppi geopolitici
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leggero calo della domanda”. Andando ad esaminare i livelli di prezzo di ottobre in relazione a settembre 2022, si può notare ad oggi come assistiamo a cali che possono oscillare tra il -15/16% sulle uova e -30% sul burro. Alcune referenze potrebbero però aver raggiunto per il momento uno stadio a margine e non vedere un ulteriore consolidamento del trend di deflazione. E’ il caso, ad esempio, dello zucchero, che “l’anno scorso ha subito una iper-inflazione, mai registrata prima, soprattutto a livello europeo” spiega Roda, sottolineando le ripercussioni della crisi energetica che ha caratterizzato l’anno precedente abbattutesi soprattutto in Europa. “I paesi europei hanno prodotto male, vivendo di conseguenza un forte aumento del fabbisogno d’importazione di zucchero in un mercato regolato dal dazio di importazione. Nel 2022 infatti l’euro era sotto la parità rispetto al dollaro e si è dovuto confrontare con un potere d’acquisto molto basso”. Questa dinamica aveva infatti giustificato i prezzi record della materia prima in questione, che sono passati da oltre 600 euro a tonnellata a picchi di oltre i 1200 euro a tonnellata, verificando oltre un 100% di aumenti. Nonostante a livello internazionale quello dello zucchero sia ancora un mercato
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delle ultime settimane, non lasciano sicuramente spazio a un consolidamento di un trend deflattivo che possa portare nel breve periodo ai prezzi i livelli pre-crisi”. Quando si parla di deflazione, aggiunge Roda, “un contro è quello di considerare una congiuntura di deflazione rispetto al record dell’anno scorso, quindi rispetto a quelli che possono essere considerati prezzi medi o degli ultimi 4-5 anni”. Un’altra commodity importante su cui focalizzare l’attenzione è quella delle uova, che nel mercato europeo e nazionale ha raggiunto prezzi record, sia guidati da shock endogeni che esogeni. A pesare in particolare è la crisi energetica, congiunturalmente al costo dei mangimi. Da non sottovalutare lo shock dell’aviaria: “Abbiamo avuto una delle aviarie più impattanti a livello storico – spiega Roda - il che ha portato ad un calo produttivo e anche ad uno delle rimonte. I prezzi rispetto ai picchi del 2022, sono andati incontro a deflazione registrando -17%, non perché sia migliorata l’offerta ma perché tendenzialmente è calata la domanda”. Una diminuzione della domanda dovuta al periodo stagionale, l’estate, momento durante il quale la domanda risulta generalmente più inferiore rispetto al resto dell’anno, con conseguente diminuzione del prezzo. “Il mercato rimane esposto all’andamento dei consumi, e questo inverno con la ripartenza stagionale dei consumi, il trend che abbiamo visto negli ultimi anni potrebbe interrompersi, come è già avvenuto nelle ultime settimane”. La previsione di Roda è che fino all’estate prossima si presenteranno ancora dei rischi e a livello medio, i prezzi delle uova rimangono ben superiori rispetto ai livelli pre-crisi: “Quando i mercati subiscono determinati shock, per tornare ai livelli di normalità, sempre che sia possibile, sono necessari anni”. Anche il mercato dei trasformati del latte è stato interessato da una deflazione verificatasi nel corso della seconda metà del 2022 e nella prima del 2023. “Una
deflazione legata più al calo della domanda che al miglioramento dell’offerta – afferma Roda - quando la deflazione segue il calo della domanda è difficile che si consolidi: si rimane sempre esposti al rischio di partenza della domanda o ad ulteriori shock lato offerta”. Sul piano dei derivati è evidente come il mercato europeo stia andando strutturalmente nella direzione di un’offerta latte che cresce in maniera sempre meno rapida. In Europa il numero dei capi di bestiame è infatti in calo da diversi anni, principalmente per le politiche di riduzione delle emissioni anche se “tendenzialmente l’aumento della resa sta trovando un’assicurazione: l’aumento delle rese non è più in grado di compensare il numero dei capi, la produzione fatica ad aumentare di latte”, precisa Roda. La curva di produzione del latte in Europa, dal 2021 in avanti si appiattisce sempre di più e nel 2023 la produzione cresce, come precisa Roda, “a tassi inferiori allo 0,5%, rispetto a un tasso di crescita che era ben superiore all’1% prima del pre-crisi: significa che non vi è grande disponibilità di latte utile né alle trasformazioni né per ricostruire le scorte di derivati del latte”. Il burro ad esempio, uno dei driver del mercato, non è un prodotto particolarmente stoccabile, ma i suoi prezzi dipendono anche dai costi della polvere di latte che invece è stoccabile. In conclusione quindi, se è vero che la deflazione degli ultimi mesi ha portato ad un -30% nell’anno in uscita ad ottobre su latte e burro, “è vero anche che il mercato oggi fatica a vedere un consolidamento di questa deflazione perché l’offerta rimane limitata”, conclude Roda. In generale nel medio termine, soprattutto sul burro ma anche sulle uova e con qualche incognita ancora sullo zucchero, si prospetta un quadro d’insieme in cui tutte le referenze faticano e difficilmente andranno in contro ad un consolidamento importante di un trend di deflazione, rimanendo a livelli mediamente più elevati rispetto a pre-crisi.
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Le farine sono uno degli elementi chiave nei prodotti da ricorrenza e quelli da forno in generale. La prima voce tra i principali costi di produzione che determinano il prezzo della farina è il costo di approvvigionamento della materia prima: il grano tenero. Per comprendere la direzione che la merceologia sta intraprendendo, è necessario indagare la situazione della commodity di riferimento, facendo una distinzione tra quelli che sono i frumenti di base, i quali vivono un momento abbastanza stabile, e i frumenti di forza,
qualche rialzo che descrive però una situazione piuttosto tranquilla. “Possiamo notare, ad esempio, un frumento numero 3 che sulla borsa di Bologna ha prezzi abbastanza stabili – afferma Saguatti – e una relativa stabilità anche sulle borse finanziarie, seppur con la consueta volatilità giornaliera. Questa situazione riflette una congiuntura di mercato che vede in qualche modo andare a compensare fattori ribassisti e fattori rialzisti”. In una panoramica globale, si nota che i paesi esportatori e produttori di frumento tenero hanno raggiunto livelli
che invece stanno vivendo criticità più evidenti, affidandoci alle considerazioni di Annachiara Saguatti di Areté. “Siamo in una situazione di mercato che vede un quadro fortemente differenziato a seconda della qualità di frumento a cui facciamo riferimento – spiega Annachiara Saguatti – una congiuntura di mercato che riguarda i frumenti di base, quindi i frumenti panificabili”. A fare da capofila alle voci che determinano il prezzo della farina è indubbiamente il costo di approvvigionamento del grano tenero. In un quadro generale che ha toccato un minimo all’inizio della campagna, è possibile notare sul mercato nazionale
di produzione lontani dall’essere ritenuti abbondanti. “Sicuramente la raccolta non è andata bene in Europa, né in termini di volumi né qualità. Le difficoltà riscontrate nella coltivazione hanno fatto sì che l’atteso rimbalzo della produzione rispetto allo scorso anno in realtà non sia arrivato: la produzione, infatti, è piuttosto in linea con quella della campagna precedente. Allo stesso tempo in termini di qualità ci sono problemi sia sul peso specifico che in termini di contenuto proteico”. Le classi di referenze con un contenuto proteico risultano sotto rappresentate in questa campagna. “Se l’Europa è andata così non è andata molto meglio negli Stati
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I frumenti di forza soffrono: scarsa qualità e cali produttivi incrementano i prezzi
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Uniti, dove la produzione è prevista in aumento ma rimanendo pur sempre tra le più basse degli ultimi anni – aggiunge - in particolare c’è stata una criticità sui frumenti primaverili. Nella migliore delle ipotesi, la produzione rimarrà in linea con quella dello scorso anno e non ha una produzione storicamente elevata”. In Ucraina, dove si è verificato un leggero rimbalzo della produzione, la capacità di export va però a calare. Il fenomeno, spiega Saguatti, è conseguenza diretta del calo degli stock nel paese. Tra le aree più problematiche annoveriamo anche il Canada, la cui produzione è maggiormente concentrata sui frumenti primaverili, ovvero quelli di forza, dove la resa in termini di volumi è prevista in calo del 12%. Per quel che riguarda i paesi dell’emisfero sud, il cui raccolto arriva nel mercato sul finire dell’anno solare, quindi nei prossimi mesi, secondo le stime più recenti sia in Argentina che in Australia le produzioni rimarranno a livelli deludenti. “Questo fa sì che a livello globale il mercato sia previsto in deficit. Esistono però fattori che compensano la carenza, in particolare l’abbondante produzione russa”. La Russia, infatti, detiene una disponibilità di prodotto utile a raggiungere un livello record di esportazioni nella campagna corrente. E se da un lato, quindi, in molti paesi non sono stati raggiunti livelli elevati né in termini di qualità che di quantità dall’altro la Russia va a bilanciare (in parte) il quadro complessivo: “Questo fa sì che sui mercati dei frumenti di base la situazione resti abbastanza tranquilla”, precisa Saguatti. Discorso differente per quanto concerne i frumenti primaverili, che presentano particolari difficoltà in termini di qualità, soprattutto in Europa dove si riscontrano deficit produttivi “o nella migliore delle ipotesi stabilità della produzione”, precisa GDOnews | Novembre 2023
Oli premium Pantaleo. Qualità pura e cruda
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Saguatti. Ciò fa sì che in nord America le quotazioni dei frumenti di forza siano particolarmente a premio rispetto ai frumenti di base. “Un numero 1 ha un premio che supera i 60 euro a tonnellata rispetto ad un numero 3. Questo crea una particolare criticità in riferimento alle farine di forza, per le quali si fatica a trovare disponibilità di grano per la produzione”. A comporre il costo della farina è anche la voce dei costi energetici: rispetto a qualche mese fa, infatti, i prezzi del gas naturale e dell’energia elettrica sono
sottoprodotti della macinazione, che vengono valorizzati dai molini con la loro vendita, rappresentano un altro elemento fondamentale da considerare nelle dinamiche di prezzi e disponibilità. “Un elevato costo della crusca contribuisce a mantenere più basso il costo della farina, un rapporto che quest’anno non riusciamo a intravedere”. Tale aspetto è riconducibile alla scarsa qualità del frumento in Europa, che genera di conseguenza una maggiore produzione di sottoprodotti nel processo di macinazione. “A parità di grano macinato,
andati in contro a maggiori tensioni. I costi sono certamente ben lontani dai picchi dell’estate 2022, ma gli aumenti sono pur sempre evidenti e la loro incidenza si fa sentire. Andando in contro alla stagione invernale, quella in cui si registra un picco della domanda, “è possibile immaginare che ulteriori tensioni possano essere all’orizzonte, questo potrà aumentare potenzialmente i costi di produzione della farina”, chiosa Saguatti. Infine, le dinamiche dei mercati dei
c’è una maggiore produzione di crusca e meno di farina. I sottoprodotti, che sono su livelli molto bassi e che difficilmente potranno rimbalzare in modo significativo nel corso della campagna, stanno deprimendo la quotazione di farina”. A seguito di questa analisi possiamo quindi evincerne considerazioni generali che nel complesso descrivono una situazione tendenzialmente stabile, accennando ad un leggero miglioramento rispetto all’anno precedente ma ancora in fase di criticità.
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Nonostante l’aumento dei prezzi ed il conseguente decremento dei volumi, il consumatore finale non rinuncia in toto ai dolci tradizionali del periodo natalizio. Pandori e panettoni ancora oggi rientrano diffusamente nelle scelte di acquisto finali, sempre più orientate alle referenze premium. Sono molte le imprese dell’industria di produzione che hanno deciso di investire sulla produzione di referenze con un posizionamento alto, puntando non solo sulla varietà, ma anche e soprattutto sulla qualità, un driver di fondamentale rilevanza nelle scelte di acquisto del consumatore moderno. “La nostra gamma è molto articolata e completa con l’obiettivo di intercettare sempre nuovi trend di consumo”, spiega Alessandra Balocco, presidente e amministratore delegato dell’azienda. “Per il Natale 2023 lanceremo
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Premium e farciti, il consumatore finale premia la qualità sulla quantità
nel segmento farciti il Panettone MaxiCiok Caramel (creme caramello salato e cacao Santo Domingo, ricoperto di cioccolato fondente e granella gusto caramello) e il Pandoro Bi-Chocolate (doppia farcitura cioccolato bianco e cioccolato gianduia, con spolvero di zucchero a velo)”. Una serie di referenze alle quali si aggiungeranno anche dolciumi non tipicamente natalizi come “la gamma ispirata ai ‘dolci al cucchiaio’ – prosegue Balocco - la nostra Panna Cotta (crema panna cotta e caramello, con zucchero a velo); il nostro Tiramisù, (creme mascarpone e caffè con spolvero al cacao); la nostra Zuppa Inglese (creme pasticcera e cioccolato fondente, inzuppitura di alchermes e spolvero al cacao) previste per il segmento ‘torte > 500g’. Inoltre, nel segmento regalo premium, a marchio Bottega Balocco, verranno lanciati due nuovi gusti con frutta candita Agrimontana:
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Panettone al Limone Costa d’Amalfi I.G.P. e Panettone Lamponi e Cioccolato Gianduia. Inoltre, l’intera gamma di panettoni incartati a mano Bottega Balocco è stata oggetto di restyling grafico con l’obiettivo di esaltarne ulteriormente la premiumness”. Ad abbracciare la rinnovata tendenza del consumatore finale è anche il gruppo Industrie Dolciarie Borsari, che lancia un messaggio ben chiaro: “Siamo stati i primi ad aver portato nel mercato della GDO il panettone incartato a mano, lanciando il messaggio che un prodotto premium non si trova solo nella pasticceria o dal piccolo negoziante” afferma Marta Muzzi, responsabile marketing e comunicazione. “Ogni anno tendiamo a rinnovare i packaging dei nostri prodotti proprio per essere al passo con i tempi, ma soprattutto abbiamo sviluppato nuove ricette che ci permettono di alzare ancor di più l’asticella della qualità e della ricerca dei nostri prodotti”. Il comportamento dell’industria è rivolto quindi alla qualità dell’offerta, diramata anche nella diversificazione del prodotto, al fine di predisporre un mercato ampio ma allo stesso tempo qualitativo. “Oltre ai lievitati classici che riscuotono da sempre grande successo come il nostro Pandoro e Panettone linea rossa – afferma Chiara Trabattoni, marketing manager di Sperlari - abbiamo cercato di intercettare questo trend con il nostro assortimento che comprende sia prodotti farciti sia ricoperti. Paluani ha da sempre a catalogo molte proposte di farciti, complice anche il fatto che la produzione delle creme avviene direttamente nel nostro stabilimento,
quindi con grandi possibilità in termini di personalizzazione del prodotto”. Anche Sperlari, infatti, ha in serbo per quest’anno una serie di novità rivolte al consumatore. Oltre ai classici Pandori con crema Chantilly o al Pistacchio Verde di Bronte D.O.P e al Panettone farcito al cioccolato fondente o con crema agli agrumi di Sicilia l’azienda presenterà, anticipa Trabattoni, “il Pandoro Paluani farcito con Crema Sperlari Zanzibar, prodotto ‘icona’ che rappresenta l’unione Sperlari – Paluani: il più classico dei lievitati Paluani arricchito da una farcitura al cioccolato gianduia Zanzibar, ricoperto di goloso cioccolato e croccanti scagliette di
cioccolato fondente”. Per incontrare i trend più recenti del mercato in termini di gusto, Sperlari ha aggiunto all’offerta natalizia un’ultima novità: il Tronco di Natale al Caramello, con farcitura al caramello salato e copertura al cioccolato, cristalli di caramello. “Un prodotto pensato per tutti coloro che cercano un dolce più goloso, una proposta che vuole incontrare anche il gusto dei più giovani con una farcitura all’ingrediente ‘più trendy’ dell’anno e diverse consistenze” precisa Trabattoni. Non solo pandori e panettoni: la qualità è
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solo ed esclusivamente nocciola italiana nell’impasto gianduia, accentuando così una caratteristica di gusto che incontra sempre di più le esigenze del consumatore. La competenza di Pernigotti nel saper lavorare cacao e nocciola, conferendo alla nostra gianduia una qualità unica e riconosciuta da oltre 160 anni, è dovuta alla maestria dei nostri pasticceri novesi che dal 1860 si tramandano questa tradizione e passione”. Nuovi orizzonti anche per Pernigotti, dunque, che presenterà a breve la nuova campagna per il Gianduiotto Fondente
Extra 70. “L’obiettivo – specifica Cazzullo - è di soddisfare un consumo in forte crescita nell’area del fondente. Una grande novità per il Natale sarà poi il Panettone Pepitas farcito con crema gianduia, copertura di cioccolato e nocciole intere, da 1 kg di peso: l’obiettivo è offrire ai consumatori la stessa esperienza delle famose barre di cioccolato Pepitas e di proporre sul mercato uno dei brand che rappresentano per definizione le feste natalizie nel centro-sud d’Italia in categorie diverse, ma legate dalla stessa occasione di consumo”. Rimanendo sempre nel mondo del cioccolato, alcune aziende dell’industria di produzione restano fortemente orientate alla fascia media, costruendo la propria offerta in funzione delle esigenze di prezzo di un consumatore il cui potere di acquisto è stato molto penalizzato. Come sottolinea Francesca Astorri, direttore commerciale Italia di Witor’s, “Il mondo delle scatole da regalo ha avuto un trend positivo, legato al mercato del cioccolato che continua a crescere. Le golosità stanno vivendo un andamento diverso, infatti, rispetto alle altre categorie riconducibile alle festività. L’aspettativa sul mercato 2023 è che il trend si consolidi e cresca. Witor’s negli ultimi due anni si sta differenziando sul mercato grazie ad un’importante innovazione, puntando alla ricerca di nuovi stimoli per il consumatore.” Per quest’anno, infatti, Witor’s ha ideato una nuova linea di praline in confezioni regalo con varie battute di prezzo per incontrare il più ampio range di necessità e tipologia di consumatore. “I pack della linea avranno come protagonista ‘Bridgerton’, la popolare serie tv che, come Witor’s, fa dell’inclusività e della diversità suoi punti di forza”.
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una prerogativa del consumatore anche di fronte ad altre specialità delle feste, dove a farla da padrone non è più la quantità in termini di acquisto ma il posizionamento del prodotto. “I consumatori Italiani sono sempre più attenti ed esigenti” spiega Gianluca Cazzullo, direttore vendite Pernigotti e Walcor. “Non si accontentano di avere dei prodotti come semplice aggregato di ingredienti, ma ricercano una qualità superiore”. Qualità che l’industria porta a scaffale attraverso la scelta degli ingredienti impiegati nelle ricettazioni, come sottolinea Cazzullo. “A livello di prodotto, abbiamo deciso di utilizzare
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Pandori e panettoni già sugli scaffali. Le prospettive per il Natale 2023 Le ricorrenze festive dello scorso anno sono state protagoniste di un crollo nelle vendite dei dolci da ricorrenza, in particolare nei segmenti del pandoro e panettone. Quale scenario si prevede invece per la campagna 2023? A tal proposito abbiamo intervistato alcuni dei protagonisti del settore al fine di elaborare una previsione per quanto riguarda le imminenti festività natalizie, ormai già protagoniste sugli scaffali. Dopo un 2022 di gravi difficoltà, in cui l’aumento generale dei prezzi causato principalmente dall’innalzamento dei costi dell’energia ha influenzato pesantemente i mercati, si è assistito ad uno scenario nel mondo dei lievitati da ricorrenza che ha registrato una crescita a valore dell’11,4% (dati Nielsen IQ, Natale 2022) influendo negativamente sui volumi. “La contrazione a volume è stata influenzata anche dalla riduzione del referenziamento e dal calo della pressione promozionale - spiega Alessandra Balocco, presidente e amministratore delegato dell’azienda - per il 2023 prevediamo una sostanziale stabilità dei volumi rispetto all’anno precedente. Non potendo controllare fenomeni esogeni come quelli che si sono manifestati nel 2022, in modo devastante, la nostra Società punta a mantenere la solidità finanziaria che ha nel proprio DNA e che consente l’ottimizzazione dei processi produttivi con conseguente controllo sull’incidenza del costo del lavoro”. A concordare con le difficoltà dell’annata 2022 è anche Chiara Trabattoni, marketing manager di Sperlari che afferma, “Per il 2023 confidiamo in una ripresa, anche
se non prevediamo un completo ritorno alla normalità”. Una difficoltà alla quale è necessario far fronte con strategie specifiche per recuperare volumi e quota di mercato. “Abbiamo deciso di investire strategicamente nel 2023 implementando un piano di ripresa in cui Sperlari e Paluani vanno ad agire sinergicamente e unendo le forze – afferma Trabattoni - sfruttando le loro specificità, non solo a livello di strategie commerciali e retail, ma anche con una nuova campagna di comunicazione integrata”. Continua Trabattoni, “Il concetto creativo ruota intorno al nuovo pay-off “Sperlari e Paluani. Insieme e più Natale” e vedrà protagonisti i due brand in un messaggio che vuole rafforzare la loro unicità e complementarietà capace di rendere il Natale ancora più magico”. Per Industrie Dolciarie Borsari il 2023 sarà, con una buona probabilità, un anno di mantenimento dei volumi ma non di decrescita, come sostiene Marta Muzzi, responsabile marketing e comunicazione dell’azienda: “Per pandori e panettoni possiamo prevedere consumi in linea con quanto avvenuto a Natale 2022. Anche sul fronte dei prezzi non ci saranno grandi scostamenti. Una prospettiva, questa, condivisa anche dai nostri maggiori clienti.” L’esito della prossima campagna Natalizia è dunque caratterizzata da un’aspettativa di carattere positivo, seppur in misura modesta e realista. Quel che è certo è che i numeri pre-crisi sono lontani ed il grande interrogativo continua ad aleggiare sulla possibilità che le ricorrenze potranno mai tornare ai volumi che erano solite registrare nel passato.
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BAKER & BAKER: anche nel 2024 “Dedicated to Delight” Nuovo appuntamento con Baker & Baker, produttore di prodotti da forno finiti surgelati, destinati a tutti i principali canali distributivi. Nata nel 2021, a seguito della separazione del ramo d’azienda da CSM Bakery Solutions, Baker & Baker si è imposta sul mercato europeo ed italiano come player di riferimento per i bakery products. Ne parliamo con Enrico Merlo, Sales Director & Country Delegate di Baker & Baker Italy. “Baker & Baker è protagonista dello scenario europeo e mondiale. Possiede 13 stabilimenti produttivi, dislocati in Europa e UK, ed una sede commerciale in ogni nazione del vecchio continente”, spiega il Dott. Merlo. “L’azienda, inoltre, ha un ufficio commerciale a Dubai, negli Emirati Arabi, che serve clienti al di fuori della comunità europea, con un’attenzione particolare per il Medio Oriente ed il Sud Est Asiatico. In Italia, il portafoglio di Baker & Baker comprende specialità dolci e salate a base di pasta danese o pasta sfoglia, American products, fritti, pane e molto altro. La croissanteria, la sfoglia dolce e salata ed i fritti sono contraddistinti dal brand Concadoro, presente sul mercato dal lontano 1981, che si propone anche oggi come partner insostituibile per tutti quei professionisti che desiderano mantenere gli standard qualitativi della pasticceria, pur utilizzando prodotti surgelati. Baker & Baker American Sweet Bakery, invece, è il brand interamente dedicato alle referenze di ispirazione americana: donuts, muffins, brownies e cookies, per tutti gli operatori più aperti verso le ultime tendenze del mercato e che necessitano
del massimo livello di servizio”. “Ma non è tutto!” aggiunge il Dott. Merlo. “Il portafoglio italiano di Baker & Baker si completa ed arricchisce con prodotti unici, nati da partnership strategiche con alcuni tra i maggiori brand a livello mondiale nel campo dolciario e dell’intrattenimento (Mondelez e Disney). Abbiamo accordi in esclusiva per l’utilizzo dei marchi Oreo, Milka e The Simpsons in abbinamento ai nostri American products. Abbiamo lanciato oltre 10 anni fa i primi Milka donuts e muffins, seguiti a breve distanza dai donuts e muffins Oreo e dal The Simpsons donut. Con orgoglio, possiamo affermare che queste referenze hanno rappresentato un vero e proprio successo, poiché hanno generato vendite incrementali nella categoria, senza cannibalizzare le vendite dei prodotti a
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Accounts. Questione non meno importante, Baker & Baker sta compiendo significativi passi in avanti nel miglioramento della propria strategia e della propria performance in materia di sostenibilità ambientale. L’azienda si è prefissata di raggiungere l’obiettivo di net zero entro il 2040 per tutte le attività del gruppo e, per realizzarlo, sta lavorando allo sviluppo di iniziative specifiche di decarbonizzazione. Nel 2024, Baker & Baker pubblicherà anche la strategia ed il report di sostenibilità aggiornati, con obiettivi Italy e d il 30% circa della categoria degli ed ambizioni dedicati alle tematiche di sostenibilità più rilevanti per l’azienda e American products. Un successo che intendiamo consolidare per i clienti”. ed estendere nel prossimo futuro, con il lancio di nuovi prodotti all’interno delle gamme Milka, Oreo e The Simpsons, e con il lancio di un nuovo brand nel mercato dei prodotti americani, Côte D’Or. La nostra strategia per il 2024, oltre allo sviluppo del licensing, prevede il mantenimento della leadership negli American products, il consolidamento della nostra posizione nel mercato dei prodotti tradizionali, oltre a continuare a rappresentare il partner di fiducia per i nostri clienti, in particolar modo nel canale dei Key
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marchio B2B. Le vendite dei nostri prodotti licensing sono in costante crescita anno dopo anno e ad oggi rappresentano il 15% circa del fatturato totale di Baker & Baker
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Forno Bonomi, n. 1 nella
produzione mondiale di savoiardi, celebra i famosi biscotti italiani protagonisti del Tiramisù e non solo FORNO BONOMI è l’azienda numero uno della produzione mondiale di savoiardi, emblema del miglior Made in Italy con un export in 110 Paesi del mondo. Ed oggi punta in comunicazione sui savoiardi, best seller della sua ricca pasticceria di montagna, che nasce nello stabilimento di Roverè Veronese a 940 metri di altitudine, sempre tra i monti Lessini, a pochi chilometri dal forno originario. Una scelta coraggiosa, anche solo per motivi logistici, quella di rimanere legati al territorio, ma vincente! Perché la pasticceria di montagna di Forno Bonomi continua a nascere in uno stabilimento circondato dalla natura, che dà forza e ispirazione. Perché l’acqua di montagna e l’aria pulita sono ingredienti altrettanto indispensabili per creare la ricetta perfetta, fondendo tradizione e innovazione. Forno Bonomi occupa oggi 190 dipendenti, di cui il 90% locali, producendo ogni giorno 900 quintali di prodotto finito, grazie a un ciclo produttivo continuo, alimentato da fonti 100% rinnovabili e totalmente automatizzato. Su un fatturato di 63 milioni di euro, la quota export mondiale è del 60%. Forno Bonomi lavora 24 ore su 24 per sfornare 200mila tonnellate annue di savoiardi, che vengono distribuiti in tutto il mondo e sono gli indiscussi protagonisti del Tiramisù fatto a regola d’’arte, da oltre 200 anni il dolce italiano più amato al mondo. Da qui l’idea in comunicazione di sostituire i monumenti più famosi di 3 metropoli
mondiali con la confezione di savoiardi, per esprimere anche visivamente la leadership assoluta su scala globale e sottolineare che Il Tiramisù più buono del mondo si fa con l’autentico Savoiardo di montagna di Forno Bonomi, prodotto in Lessinia per raggiungere anche le grandiose mete di New York, Rio de Janeiro e Parigi scelte non a caso per la Campagna OOH. Ad amplificare il messaggio dell’attività OOH, anche una campagna digital per raggiungere il più vasto pubblico del web. Un modo per creare engagement, curiosità, voglia di sperimentare, perché gli utenti hanno anche la possibilità di scaricare uno speciale ricettario di TIRAMISU’ con le ricette “alternative” ispirate alle tre metropoli attorno a cui ruota la campagna. Alberto Kruger, Responsabile Marketing FORNO BONOMI così commenta la nuova campagna “Dopo aver completato il processo di rebranding di Forno Bonomi per sostenere la costante crescita dell’azienda sia sul mercato interno che internazionale, siamo pronti per celebrare il nostro prodotto eroe, Il savoiardo, che produciamo H24 su tre linee, sfornando complessivamente 38 quintali di prodotto ogni ora. Un traguardo ambizioso che vogliamo rendere riconoscibile a tutti attraverso questa campagna di comunicazione OOH dinamica, che ha come sfondo le grandi capitali del mondo raggiunte dal nostro best seller, con grande soddisfazione dei palati che amano i sapori italiani autentici e il vero Tiramisù.
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Pasticceria Fraccaro: Una
Tradizione Familiare che dura da più di Novant’Anni Più che un’azienda dolciaria di rilievo nazionale, Pasticceria Fraccaro è una grande pasticceria dalla tradizione familiare. Il segreto del successo dei suoi prodotti è la lavorazione sapiente ed accurata degli impasti e delle ricette. Ancora oggi i prodotti sono preparati in modo artigianale, fra gli stessi profumi e la stessa atmosfera dell’ impresa familiare nata molti anni fa. L’Ingrediente segreto: Il Lievito Madre dal 1932 Il cuore della produzione di Pasticceria Fraccaro è il lievito madre, un ingrediente speciale utilizzato fin dal 1932. Questo lievito madre è il segreto di un processo di fermentazione che conferisce alle paste delle qualità superiori. Mantenendo a lungo le qualità organolettiche del prodotto come fragranza e sapore, conferisce una un secondo forno specializzato in focacce, sofficità naturale e un’ottima digeribilità. panettoni e plum-cake, in Borgo Pieve, La lavorazione con il lievito madre richiede un’altra storica via della città. attenzione particolare e cura costante per il lievito naturale originario, ma il risultato sono prodotti artigianali di altissima qualità, in grado di deliziare ogni palato. Una Storia di Amore e Semplicità Lunga Novant’Anni Nel 1932, Elena e Giovanni Fraccaro aprirono il loro primo panificio tra le mura di Castelfranco, dando inizio a una tradizione dolciaria destinata a diventare rinomata nel tempo. In pochi anni, il forno si fece notare non solo per il buon pane, ma anche per le specialità dolciarie. Tanto che, nel primo dopoguerra, inaugurarono
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Da questi valori nascono i prodotti che portano con sé il profumo delle feste e il sapore dell’autenticità. In conclusione, Pasticceria Fraccaro è molto più di un’azienda dolciaria. È una storia di amore e semplicità che dura da novant’anni, un tributo alla tradizione e alla qualità che continua a deliziare il palato di chiunque assaggi i suoi prodotti. Una testimonianza della forza della tradizione familiare e dell’artigianalità, un vero e proprio scrigno di sapori autentici che rimandano a tempi passati, ma che continuano a stupire e affascinare anche oggi.
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Questo successo fu il risultato di una lavorazione sapiente e accurata degli impasti e delle ricette, una passione mantenuta viva negli anni. Anche oggi, i prodotti Fraccaro sono preparati in modo artigianale, fra gli stessi profumi e l’atmosfera dell’ impresa familiare di novant’anni fa. Sebbene alcune fasi di lavoro siano state automatizzate, la manualità e l’attenzione artigianale rimangono predominanti in tutta la produzione. Dentro l’impresa familiare si respira la stessa atmosfera e gli stessi profumi di novant’anni fa, guidati dagli stessi valori di semplicità, genuinità e condivisione.
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Speciale
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Chi si sta mangiando il mercato dei Pet Stores specializzati? Di Massimo Schiraldi Quando si entra nell’analisi di alcuni mercati specializzati, come nel caso dei Pet Stores, si ha spesso una mappatura parziale delle performance dei singoli operatori nazionali. Ciò accade perché le società che si occupano di elaborare i dati di mercato sono consapevoli del fatto che tali segmenti rappresentano una nicchia e, dunque, gli operatori interessati ad approfondirne le dinamiche sono numericamente meno rispetto a coloro che, invece, studiano il più vasto mondo della GDO convenzionale. Detto ciò, il rapporto Assalco Zoomark (dal quale prenderemo qualche slide) costituisce un ottimo punto di partenza per approcciare il mercato: Intanto, c’è da tenere presente che, come sappiamo, la popolazione italiana segue un trend di decremento che caratterizza anche altri Paesi occidentali al quale si abbina un discreto sviluppo della presenza di animali da compagnia che, al 2022, nella Penisola sono più dei cittadini, ovvero 65 milioni circa. 80
Questo numero oggi è rilevante perché se prima dell’avvento e della diffusione dei prodotti specifici per l’alimentazione degli animali domestici, tali “consumatori” si nutrivano largamente di avanzi, nel mondo moderno alcune logiche di acquisto tipiche degli esseri umani si sono trasferite anche ai nostri amici a quattro zampe. Relativamente a questo aspetto, il rapporto Assalco Zoomark evidenzia vari trend in atto che caratterizzano, ad esempio, il cibo per cani e gatti. Parliamo di alimenti senza coloranti, sugar free, low grain, senza OGM, ricchi di proteine etc. È proprio il cambio delle abitudini di acquisto della clientela che ha generato un aumento dell’offerta di prodotti, foraggiato anche dallo sviluppo di operatori specialistici che, crescendo, hanno contribuito a generare un mercato considerevole (l’alimentazione cane/ gatto vale da sola 2.76 miliardi di euro). A questo punto, prima di rispondere, in parte, alla domanda che funge da titolo, dobbiamo
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SPECIALE PET FOOD fare una premessa sui mercati specialistici riuscendo a sopravvivere, cominciano a nel campo del retail. diventare profittevoli e, nelle zone in cui Innanzitutto, essi spesso rimangono operano, si guadagnano man mano la “sottotraccia” per molto tempo (anche per fiducia del consumatore finale, lavorando in decenni) perché, rappresentando (almeno uno stato di calma apparente. inizialmente) una nicchia, non interessano la Conseguentemente, sempre in linea di GDO convenzionale. massima, la GDO nota il mercato specialistico In questa prima fase solitamente assistiamo di riferimento e decide di presidiarlo, allo sviluppo di tanti piccoli brand e di dapprima inserendo le migliori marche negozi indipendenti che poi diminuiscono IDM nei propri assortimenti e poi, una volta gradatamente. imparate le rotazioni dei prodotti di punta, Ciò avviene perché, al principio, senza inondando il mercato di articoli MDD a prezzi economie di scala in acquisto (poco buying molto competitivi, concentrati ovviamente power), management esperto (si tratta di mercati nuovi e, dunque, di prime esperienze un po’ per tutti) e senza uno storico di vendita, calibrare il business diventa difficile, soprattutto in mancanza di una dotazione economica importante da investire. Nella fase successiva, invece, esistono generalmente pochi players (4/5) che, 81 GDOnews | Novembre 2023
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sulla 20/80. È questo il momento cruciale, ovvero quello in cui la GDO convenzionale “cala l’asso” e i player specialistici devono stare attenti a calibrare le proprie mosse. Da un lato, essi hanno la tentazione di pensare che il cliente rimanga fedele a priori, nonostante l’ingresso nel mercato della GDO. Chi crede questo, solitamente adotta una strategia difensiva, posizionando il proprio prezzo molto al di sopra di quello applicato dai supermercati e sostenendo di differenziarsi per la qualità. Nel medio/lungo periodo, però, questo approccio tende a non funzionare. Lo abbiamo visto nel caso del biologico specializzato, ambito in cui i prezzi generalmente elevati (anche sui prodotti comparabili con la GDO), applicati dai negozi specialistici, hanno generato una crisi del comparto degli organic stores. Il “colpo” sferrato dalla GDO al comparto bio specializzato è stato particolarmente forte
perché parte dell’assortimento convenzionale core del mass market retail (es. alcune referenze di ortofrutta, succhi, omogeneizzati, infusi etc.) è diventato biologico in modo continuativo presso i supermercati e ciò ha fiaccato grandemente gli organic stores. Ciò nel campo del petfood ha meno chance di accadere perché, ovviamente, un conto è sostituire un succo convenzionale con uno bio ed un conto è sostituirlo con una scatola di croccantini per cani. Diciamo che il mercato dei Pet Stores, almeno in questo, è più fortunato. Non mancano però le linee specializzate della GDO come Amici Speciali Coop, Conad Pet Friends, oltre ai prodotti a marchio Decò, Carrefour, Selex etc. Per quanto concerne il Petfood, poi, la GDO si è spinta oltre, realizzando a sua volta dei veri e propri negozi specializzati (cosa che, per esempio, nel bio non è successa proprio per i motivi addotti). La catena di Selex si chiama “Animali che passione”, quella di Coop “Amici
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di Casa Coop”, per Conad c’è “Pet Store Conad”, per il gruppo Multicedi “Ayoka” e così via. Compito di queste catene di PetShop GDO è combattere commercialmente in modo preponderante i due monoliti generatisi dalla concentrazione degli operatori del mercato, ovvero Agrifarma SpA (Arcaplanet) e DMO Pet Care (Isola dei Tesori). Per praticità e per un fatto meramente dimensionale (Agrifarma fattura il doppio di DMO Pet Care), ci concentreremo sull’analisi del primo che su un fatturato 2022 di quasi 468 milioni di euro, in crescita rispetto ai 402.5 circa del 2021, produce un utile di oltre 26 milioni (il 5.6% circa). Le strategie messe in campo da Arcaplanet per mantenere la leadership del mercato ed evitare di farsi travolgere dallo sviluppo delle catene PetShop GDO si palesano osservando i comportamenti che l’azienda nata a Carasco (Genova) nel 1995 mette in atto. Innanzitutto, Arcaplanet negli anni (con una recente propulsione) ha aperto più di 500 punti vendita in 18 regioni italiane (con recenti piani di sviluppo importanti nel Meridione), operando dunque una strategia di copertura territoriale rilevante. In seconda battuta, a differenza di quanto fatto da Isola dei Tesori, ha praticamente archiviato il franchising, dedicandosi ai soli negozi diretti (in crescita costante anche grazie all’acquisizione di Maxi Zoo Italia SpA). Questa scelta è importante perché comporta una direzione strategica chiara che si contrappone al modello utilizzato da catene come PetStore Conad la quale, attingendo da una base imprenditoriale consortile, si affida anche ai singoli soci per lo sviluppo. Gestire negozi diretti ti consente di avere un maggiore controllo sugli assortimenti e, più in generale, sul livello di servizio. Ciò è importante nel Pet e, comunque, nei mercati specialistici perché in tali contesti concentrare i volumi tende ad alzare le marginalità in modo più rilevante che in altri casi. Ulteriore volano per la crescita del leader è l’eCommerce, comparto che la società ha l’obiettivo di arrivare a far pesare il 20% circa sul fatturato. Il numero ha senso se
pensiamo che, nel pet, il cliente non è anche consumatore e, quindi, tutta l’impulsività d’acquisto tipica del mercato alimentare (dove l’online pesa sempre intorno al 2.5/3%) viene meno. Oltre al fatto che il petfood si compone anche di referenze da 15/20 Kg, difficilmente trasportabili. Elemento distintivo dei negozi pet sono anche i servizi di vario genere offerti la cui gamma è sempre in ampliamento. Parliamo di toelettatura, pet wash, referente veterinario, pet laundry etc. Come avviene di frequente nei mercati che si concentrano, sia Arcaplanet che Isola dei Tesori sono partecipate da fondi d’investimento che ne accelerano grandemente la crescita la quale impatta i negozi indipendenti, più piccoli e meno forniti della concorrenza. A questo punto, i retailer convenzionali hanno di fronte varie scelte. Possono utilizzare i propri format pet come completamento di un’offerta franchising, magari utilizzando modelli snelli e poco costosi da inserire in superfici limitrofe ai loro supermercati. Possono “approfittare” della concentrazione del mercato attraverso operazioni di M&A con i leader. Abbiamo visto, ad esempio, il caso di Joe Zampetti (catena specializzata di Megamark) che è diventata una partecipata di DMO Pet Care. Oppure, stante il fatto che la GDO sta vivendo un periodo di “regionalizzazione” che consiste nello sviluppare fatturato ed acquisire leadership nella propria regione (o macroregione) di appartenenza, le aziende di PetShop GDO potrebbero decidere di concentrarsi fortemente nei territori già coperti dalle insegne di supermercati delle proprie “case madri”, aumentando il margine e la quota di mercato detenuta. Bisogna dire che Arcaplanet ha un peso della propria MDD molto rilevante (circa il 50% dei volumi) e ciò costituisce un vantaggio competitivo laddove i clienti siano fidelizzati ai marchi dell’insegna. D’altro canto, però, ciò lascia spazio ai concorrenti per collaborare efficacemente e profittevolmente con quei partner (fornitori) che, in un modo o nell’altro, vorrebbero entrare nel mercato italiano.
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Ricerca, innovazione e prodotti premium: l’industria del pet offre il meglio agli animali da compagnia Il ruolo degli animali da compagnia nelle famiglie italiane diventa ogni anno più rilevante, rendendo i proprietari sempre più attenti alle loro esigenze e consapevoli dei bisogni nutrizionali come delle necessità quotidiane per il loro benessere. Un’evoluzione nel rapporto fra uomo e animale che, specie negli ultimi anni con l’aumento esponenziale della loro presenza nelle case della Penisola, ha spinto il comparto del Pet a una costante ricerca nell’innovazione per portare sugli scaffali prodotti sempre rispondenti alle richieste di un mercato vivacissimo. “I nuovi snack Best Friend 100% naturali sono prodotti in Italia e dedicati a chi sceglie
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un’alimentazione semplice e genuina per il proprio pet – dice Laura Patrizia Condello, responsabile marketing per la GDO di Rinaldo Franco – sono infatti fonte di proteine e ideali per uno spuntino sano e gustoso nel rispetto della natura e dell’equilibrio alimentare del cane. Inoltre, la lenta essicazione a bassa temperatura, evita la dispersione di importanti sostanze nutritive. Li proponiamo in sei differenti varianti: pelle di testa di manzo, tendine di manzo, auricolari di maiale, musetto di maiale, zampe di pollo e ali di gallina. Le strisce di carne essicate proposte da Best Friend sono monoproteiche e 100% grain free. Proposte in tre confezioni da
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integrante ed importante. Il manifesto “Better togheter” racchiude il nostro pensiero e quanto facciamo come azienda: credere che pet e persone stiano bene insieme perché insieme condividono felicità e salute”. Infine Rita Giglioli, marketing manager di Gimborn Italia: “Il nostro metodo di lavoro da sempre si basa proprio su una continua attività di ricerca, innovazione, sviluppo e numerosi lanci novità. Tra gli ultimi gli snack per cane proposti al mercato c’è GimDog Charlies The Mono, con unica fonte proteica animale, adatti per cani con restrizioni alimentari o che seguono diete particolari. Oppure la lettiera per gatto Biokat’s Bianco attracting che, grazie all’inclusione di una sostanza olfattiva specifica (attracting) brevetto esclusivo Biokat’s - permette al gatto, ad esempio in condizioni di stress o altro disagio, di trovare più facilmente la lettiera, infondendo quindi una sensazione di sicurezza e di familiarità che gli consente di sentirsi a proprio agio. In generale – afferma - il nostro assortimento è molto attento a proporre ad un prezzo equo e corretto un’offerta estremamente varia ed attenta a tutte le esigenze e alla salute degli animali come le paste per gatto GimCat Professional che supportano il benessere quotidiano del gatto contro i boli di pelo (Malt-Soft Extra Professional) e ravvivano il sistema immunitario (MultiVitamin Professional). Inoltre, all’interno della nostra ampia gamma di snack, molti vantano benefici funzionali: dal supporto all’igiene orale, all’integrazione di Taurina o ingredienti anti-hairball per il gatto, o di minerali, vitamine, e altre componenti che contribuiscano a qualche aspetto specifico del benessere del cane o del gatto. Gimborn - conclude - si impegna costantemente su questi aspetti cercando, ad esempio per gli snack gatto, che sono per noi la categoria in maggior crescita, di offrire leccornie gustose e ricche di benefici salutari e funzionali: ciò che rende felice il nostro amico a 4 zampe, può e deve infatti anche fargli bene”.
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50g (cervo, coniglio e cinghiale), sono una soluzione ideale per il training e possono essere facilmente porzionate in base alla taglia del cane”. Innovazione che ricopre un ruolo fondamentale anche nella produzione di Purina che mette la salute degli animali al primo posto partendo proprio dagli aspetti nutrizionali, sfruttando capacità e competenze del Purina Instituite, punto di riferimento globale per le comunicazioni scientifiche dell’azienda. Una struttura che ha accesso a una rete mondiale di risorse e che contribuisce a collegare le menti più innovative del settore salutistico dei pet e a portare avanti la missione di Purina per sfruttare l’enorme potenziale che la nutrizione offre per aiutare gli animali da compagnia a vivere meglio e più a lungo. Referenze che tengono in considerazione ogni aspetto, come nel caso del microbioma intestinale, l’insieme di microorganismi che popola l’intestino e il cui equilibrio è fondamentale per il benessere generale dell’uomo come del pet. Gli esperti Purina, che da sempre si impegnano per sviluppare le migliori formule nutrizionali selezionando gli ingredienti più appropriati per agire direttamente sui bisogni specifici degli animali, hanno così creato la gamma super premium Purina One® proprio per supportare il benessere intestinale di cani e gatti, strettamente legato al microbioma, grazie a ingredienti specifici come la polpa di barbabietola e la cicoria. “ADoC è leader nell’alimentazione naturale minimamente processata – sottolinea invece Mario Punzone, responsabile vendite di Whitebridge Pet Brands – abbiamo aperto questo mercato e continuiamo a lavorare su nuovi alimenti di grande valore nutrizionale sviluppando un’offerta completa sempre concentrata sulla gamma umido per cane e gatto. La competenza e le conoscenze del mercato globale – evidenzia - ci permettono di introdurre in Europa e in particolare in Italia con il marchio ADoC nuovi concetti e innovative soluzioni per il benessere della famiglia di cui i nostri pet sono parte
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I costi aumentano anche per il mercato del Pet ma le aziende non si fanno trovare impreparate “Gli incrementi delle materie prime di base e dell’energia hanno avuto forti conseguenze sui costi di produzione e sulle capacità produttive, sfiorando livelli che non hanno precedenti rispetto agli ultimi anni”. Questo il punto di vista di Purina in merito all’impatto degli elementi di criticità che hanno colpito e destabilizzato tutti i mercati, senza escludere quello del Pet che ha saputo comunque reggere l’urto, forte di una crescita costante in un contesto nazionale nel quale gli animali di compagnia stanno diventando un elemento imprescindibile nelle case degli italiani. “La relazione con la GDO – fanno sapere i responsabili dell’azienda – è attualmente più complessa e in alcuni casi si sono riscontrate tensioni commerciali legate al nuovo contesto inflattivo. Per i prossimi anni ci impegneremo a gestire con grande responsabilità le forti pressioni inflattive che ci saranno e contiamo di poter raccogliere i benefici degli investimenti in capacità produttiva attivati già da tempo. Siamo fiduciosi su una forte accelerazione delle nostre performance in una categoria che manterrà tassi di crescita importanti”. Tassi di crescita che vanno di pari passo con gli aumenti: “I costi di cartone e plastica degli imballaggi – osserva Laura Patrizia Condello, responsabile marketing GDO di Rinaldo Franco – incidono in modo rilevante sul prezzo del prodotto a scaffale. L’azienda in tal senso sta lavorando proprio sugli imballaggi primari per renderli più
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eco compatibili e su quelli secondari per ottimizzare i costi. Il conflitto in Medio Oriente? La sua incidenza sui costi di produzione è uguale a quella delle spese per i trasporti negli anni scorsi”. Voci di spesa a cui Mario Punzone, responsabile vendite di Whitebridge Pet Brands Srl, aggiunge anche noli intercontinentali, tensioni sui cambi e “le difficoltà legate agli scenari di guerra
in aree vicine all’Europa”. Ma non solo: “Dobbiamo aggiungere il fenomeno del blank sailing che ritarda i tempi e tiene i costi alti, così come l’aumento del costo del lavoro e la tendenza all’aumento dei prezzi delle principali materie utilizzate per i nostri prodotti. Un trend rialzista – conclude - con il quale facciamo i conti ormai da tre anni, a fronte di freight cost in diminuzione dal 2022 con costi accessori e aumento delle voci già citate che non permettono di poter andare in deflazione nel breve periodo”.
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Il mercato del Pet è più forte dell’inflazione, continua a crescere e guarda anche alla private label Se da un lato la crescita demografica in Italia arranca, dall’altro la popolazione degli animali da affezione continua a crescere in modo costante. Recenti dati Euromonitor hanno infatti stimato in 65 milioni gli esemplari nelle case degli italiani (che sono invece circa 60 milioni), con oltre dieci milioni di gatti e nove di cani. Un Paese parallelo con tutte le sue necessità - dal cibo ai giochi, dai servizi all’abbigliamento - che hanno fatto del Pet uno dei mercati più attivi degli ultimi anni, in particolare dopo il picco del 2021, con numeri che ancora oggi restano su valori considerevoli e anzi non accennano a frenare la propria corsa. “A differenza di altri più maturi, il mercato italiano sembra essere quello più lontano dalla saturazione – afferma Rita Giglioli, marketing manager di Gimborn Italia – perché le sue dinamiche sono ancora positive e, nel nostro caso, dopo un 2022 eccezionale, anche quest’anno sta performando bene soprattutto nei punti di forza come ad esempio le lettiere per gatto. Finora i proprietari di animali non hanno ancora reagito in modo drastico in seguito al forte aumento dell’inflazione, perché il benessere del pet rimane un obiettivo primario sia al momento della scelta del cibo come dei prodotti care. Non abbiamo ancora assistito – aggiunge – ad una deviazione massiccia verso l’abbassamento della qualità ma anzi il pet owner sta cercando di mantenerla invariata orientando però, con più regolarità, i propri acquisti verso promozioni ed offerte speciali. Una tendenza che a lungo termine potrebbe avere un effetto sulla redditività dei produttori”.
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Anche per la Rinaldo Franco la crescita del mercato è trascinata dal comparto food e quello dell’igiene, come spiega la responsabile marketing della GDO
Laura Patrizia Condello: “Stiamo registrando ottimi risultati in particolar modo sulle lettiere gatto vegetali, la cui offerta si divide tra carta, mais e tofu, presenti sugli scaffali con il marchio Best Friend. L’andamento attuale mostra come il consumatore non stia rallentando le sue scelte di acquisto, indirizzandole invece verso il canali dei Supermercati, Specialisti Casa e Persona e Discount. Retailer per i quali vengono studiati assortimenti dedicati che spaziano tra le altovedenti ossa di prosciutto e giochi a marchio Best
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determinando un leggero fenomeno di trading down: l’inflazione sulla prima parte dell’anno segna un aumento di più del 15% contro un LCC intorno al +10%. In questo scenario, la crescita del petcare a volume si attesta oltre il + 3,5 contro un LCC negativo; tale crescita a volume si afferma sul 2022 che era già in crescita rispetto al 2021”. Margine di crescita sicuramente interessante, nonostante l’attuale contesto socioeconomico, anche per quelli di Purina, player di primo piano del mercato:
“Il settore petcare è sempre più centrale nelle vite degli italiani poiché sempre più famiglie decidono di accogliere un animale da compagnia all’interno delle loro case. I dati Assalco relativi al 2022 confermano il trend positivo del comparto petfood che ha vissuto una crescita di fatturato pari al +12,1%, un anno che ci ha dato risultati ampiamente sopra la media della categoria. I pet owner scelgono di investire nell’acquisto di prodotti specifici per la salute e le esigenze dei propri animali e prestano un’attenzione sempre maggiore alla qualità dell’offerta anche sotto il profilo dell’impatto ambientale. L’inflazione? Ci sono state delle ricadute sulle scelte dei consumatori ma crediamo che non accetteranno di ridurre il budget a disposizione per i loro amici a quattro zampe ma anzi continueranno a far registrare crescite importanti”. L’evidente stato di salute di questo settore commerciale ha spinto così la Grande Distribuzione a rafforzare ed implementare anche la propria offerta di mdd come evidenzia Condello per Rinaldo Franco: “Siamo già presenti nella Grande Distribuzione come nel canale specializzato con la nostra private label e per il 2024 abbiamo in programma investimenti che amplieranno il nostro peso sullo scaffale. Forte di una grande esperienza l’azienda è in grado di fornire al retailer prodotti di pet care con elevate rotazioni sui banchi con grafiche dell’insegna, che possano favorire la fidelizzazione del consumatore. Prodotti che porteremo anche alla prossima fiera Marca di Bologna con uno stand dedicato”. Sulla private label è attiva, infine anche Gimborn: “La produzione preponderante – chiude Giglioli – è quella dedicata ai nostri brand (per gatto – GimCat e Biokat’s, per cane – GimDog, per conigli e piccoli roditori Gimbi), ma da qualche tempo l’azienda valuta con particolare interesse anche la possibilità di sviluppare collaborazioni con clienti per i loro prodotti a marchio, specie per quanto riguarda la categoria delle lettiere per gatto, di cui siamo specialisti nel segmento delle bentoniti agglomeranti”.
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Friend, fino ai mangimi per pesci rossi “Acquafriend” selezionati da un ampio catalogo per la cura non soli di cani e gatti ma anche uccelli, roditori e pesci”. “Il margine di crescita non è ancora quantificabile – sottolinea invece Mario Punzone, responsabile vendite per Whitebridge Pet Brands Srl - ma l’outlook sul mercato è stimato, fino al 2025, in crescita a volume mentre quest’anno l’aumento del petcare segna un +20% a fronte di una crescita del Largo Consumo Confezionato del 10%. Nonostante l’inflazione dunque il consumatore continuerà ad acquistare petfood
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Celmax Italia, nuove linee e progetti private label ad hoc per soddisfare le tendenze di mercato Le famiglie italiane che scelgono di godere della compagnia di un pet oggi sono in crescita, specie rispetto al periodo prepandemico. Conseguenza naturale del trend è l’attenzione sempre più incidente che gli italiani pongono nella cura e nel benessere del proprio animale. Celmax Italia nasce con l’esigenza di offrire soluzioni per il mondo Pet Care e più specificatamente nell’igiene degli animali, incontrando le nuove tendenze di mercato. Qual è il core business di Celmax Italia? Il core business di Celmax Italia è focalizzato sulla realizzazione di prodotti di alta qualità nel mondo del Pet Care ed igiene. Gli anni di esperienza maturati nel settore, congiuntamente alla continua ricerca di innovazione e di nuove tecnologie ci hanno permesso di trovare soluzioni sempre più in linea con le esigenze degli utilizzatori finali. L’attenzione e la cura dei nostri amici animali è di primaria importanza e a tal ragione ogni giorno lavoriamo con la consapevolezza di voler garantire loro una gamma di prodotti completa su tutto il fronte igiene.
sinergia totale con il cliente. Gli attori in gioco devono lavorare come parte integrante dello stesso progetto, di modo che il prodotto finale sia esattamente come è stato pensato. La rapidità di esecuzione e l’attenzione ai dettagli hanno dato vita a rapporti consolidati e di fiducia negli anni. Ciò, di fatti, ci ha permesso di essere presenti in oltre il 70% della distribuzione ponderata italiana, oltre che ad essere un’importante presenza presso clienti chiave a livello internazionale. State sviluppando nuove linee e prodotti da lanciare nel prossimo futuro?
Grazie ad una ulteriore nuova linea di produzione in arrivo entro la fine dell’anno, che va ad aggiungersi alle tre già attive al momento, nonché alla già citata costante ricerca di innovazione tecnologica, lanceremo con il nuovo anno una linea di tappetini per animali in grado di andare a colmare quelle che sono le esigenze di qualità dell’utilizzatore finale pur mantenendo un prezzo competitivo sul mercato. Una nuova tecnologia quindi che è in grado di sovvertire gli standard di questo settore. Qual è l’approccio di Celmax Italia Nel corso del 2024 sono poi in programma nell’ideare progetti di private label? numerosi lanci di prodotti che vanno a completare una già ampia gamma, per Un progetto di Private Label per come poter garantire all’utilizzatore un mondo lo intendiamo noi ha bisogno di una di prodotti Pet Care ed igiene a 360 gradi. 92
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Il tuo PARTNER per le lettiere Scegliere una lettiera di qualità è molto importante per chi ha un gatto in famiglia, sia per il benessere del gatto stesso che per ragioni di igiene e ordine in casa. Biokat’s propone una vasta gamma di lettiere agglomeranti, che offrono una serie di benefici significativi. Questa tipologia di lettiera, infatti, si lega ai liquidi formando un agglomerato facilmente rimovibile (zolla), che permette di lasciare il resto perfettamente pulito ed igienico. Diventa quindi molto semplice togliere le parti sporche e aggiungere man mano altra lettiera invece di sostituirla completamente dopo pochi utilizzi, con un’operazione veloce e vantaggiosa anche dal punto di vista del risparmio. Le lettiere non agglomeranti, invece, assorbono i liquidi senza formare zolle, quindi è necessario riempire la vaschetta con l’intero contenuto del sacco di lettiera e ogni 5-6 giorni sostituire completamente la lettiera e pulire la vaschetta. Le lettiere Biokat’s, prodotte con materiali altamente performanti – bentonite o fibre vegetali – hanno tutte le seguenti caratteristiche: • Resa del prodotto: si elimina soltanto la lettiera sporca (le zolle), risparmiando tempo e denaro • Igiene e freschezza in casa: la lettiera sporca viene eliminata via via, per cui il resto si mantiene pulito a lungo • Alto potere assorbente sia dei liquidi che degli odori • Zolle compatte di facile rimozione • Igiene 100% naturale grazie alle materie prime d’origine naturale Inoltre, le lettiere Biokat’s sono disponibili in diverse granulometrie a seconda delle esigenze (fine per le zampe sensibili, grossa per limitare lo spargimento di lettiera sul pavimento) e, alcune di queste, in delicate profumazioni o arricchite con carbone attivo. Lettiere
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Biokat’s
con
la
migliore
bentonite: la bentonite è una speciale argilla ad elevato valore di purezza, completamente naturale perché formatasi nel corso di milioni di anni da ceneri vulcaniche in condizioni di temperatura e pressione molto elevate, e completamente sicura per la salute del gatto. E’ dotata di eccezionali proprietà agglomeranti e di un elevatissimo potere assorbente, caratteristiche che ne fanno un materiale perfetto per la composizione delle lettiere.
Tutte le lettiere Biokat’s in bentonite offrono performance ottimali sia dal punto di vista pratico-igienico che economico, con un altissimo grado di neutralizzazione degli odori ed un eccezionale potere assorbente, e hanno specifiche diverse che si adattano a differenti esigenze o preferenze dei gatti. La linea Bianco è composta da bentonite naturalmente bianca, ed include: -le varianti neutre senza profumo, ad alto assorbimento degli odori e zolle particolarmente compatte. Sono disponibili due granulometrie, medio-
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Carbone Attivo naturale ricavato dai gusci delle noci di cocco. Il carbone attivo è una sostanza altamente porosa, caratterizzata da un’enorme superficie interna e che grazie a particolari forze fisiche è in grado di legare molto efficacemente e stabilmente le sostanze odorigene, conferendo alla lettiera la massima performance di assorbimento degli odori. Disponibile sia in versione neutra che fresh (profumata) -la versione Bianco attracting, che grazie all’inclusione di una sostanza olfattiva specifica (attracting), brevetto esclusivo
Biokat’s, permette al gatto in condizioni di stress o altro disagio, di trovare più facilmente la lettiera infondendo una sensazione di sicurezza e di familiarità. Biokat’s Bianco attracting può essere la lettiera più utile anche per chi ha appena accolto nella sua casa un gattino che deve essere abituato all’utilizzo della lettiera, o per gatti anziani, convalescenti e più sensibili allo stress, che potrebbero manifestare la tendenza a sporcare fuori dalla lettiera. Il colore bianco naturale di tutte le lettiere di questa linea, inoltre, è ideale per consentire un monitoraggio quotidiano della colorazione dell’urina, e quindi di riscontrare immediatamente anomalie e sintomi sospetti relativi a possibili problemi renali;
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grossa e fine (versione Micro bianco classic). -le varianti “Fresh”, delicatamente profumate grazie al brevetto AromaProtect Formula™, una formulazione speciale in grado di catturare in modo affidabile gli odori sgradevoli e sprigionare al contempo una piacevole fragranza primaverile. La fragranza viene rilasciata soltanto quando viene a al contatto con un liquido, quindi, prima di quel momento, la lettiera risulta quasi del tutto inodore. Disponibili in due granulometrie, medio-grossa e fine (versione Micro bianco fresh) -le varianti “Extra”, ovvero arricchite di
Lettiere 100% a base di fibre vegetali trattate in modo naturale Biokat’s propone Organic ed Eco light. Si tratta in entrambi i casi di lettiere agglomeranti ad alta resa e convenienza, prodotte con fibre vegetali, come ad esempio i baccelli di soia. Queste fibre agiscono come una “spugna” offrendo un efficace assorbimento dei liquidi e degli odori. La linea Eco Light presenta la versione classica e la versione “extra” arricchita con carbone attivo per un’eccezionale assorbimento degli odori ed ora anche due nuove versioni che aumentano la scelta, affiancando alla lettiera base neutra e con carbone attivo, due profumazioni fresche e floreali, molto delicate per i gatti e gradevoli per gli umani: Biokat’s Eco Light fresh Cherry Blossom e Biokat’s Eco Light fresh Spring Blossom. Anche la lettiera Organic è completamente biodegradabile e compostabile, realizzata con materie prime rinnovabili. Similarmente alla Eco Light, le sue zolle, singolarmente, possono essere smaltite direttamente nel WC, garantendo così igiene e praticità. Inoltre, la lettiera è poco polverosa, quindi adatta anche ai gatti più sensibili, non provoca tracking, ed è molto leggera da trasportare.
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Nuovi Snack Best Friend per il banco Pet! Dopo un’intensa attività di ricerca e sviluppo, Rinaldo Franco Spa, propone un nuovo assortimento di snack per cane a marchio BEST FRIEND, brand dedicato al mondo della grande distribuzione. Rinaldo Franco SpA, già presente nel mercato nazionale ed internazionale con una profonda offerta nel mondo del pet care, amplia la sua proposta per la cura e
la salute degli animali da compagnia. I nuovi snack Best Friend 100% naturali sono prodotti in Italia e sono dedicati a chi sceglie un’alimentazione semplice e genuina per il proprio pet. Fonte di proteine, sono ideali per uno spuntino sano e gustoso nel rispetto della natura e dell’equilibrio alimentare del cane. La lenta essicazione a bassa temperatura evita la ispersione di importanti sostanze nutritive.
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Sei proposte: pelle di testa di manzo, tendine di manzo, auricolari di maiale, musetto di maiale, zampe di ollo e ali di gallina. Le strisce di carne essicate proposte da Best Friend, sono monoproteiche e 100% grain free. Ideali per il training, possono essere facilmente porzionate in base alla taglia del cane. Tre proposte in confezioni da 50 g: cervo, coniglio e cinghiale. Della nuova linea di snack Best Friend è disponibile anche GUSTUS BAU, prodotto in Europa; è super appetibile ed ideale come spuntino fuori pasto o come ricompensa. È perfetto come premio dopo l’addestramento o come sfiziosità post passeggiata. Quattro gusti in confezione da 50 g: bocconcini di pollo e bacon, mini stick di manzo al barbecue, mini stick di pancetta e formaggio e strisce di pollo alla griglia. Per maggiori informazioni scrivere a: commerciale@best-friend.it Tutti i prodotti a marchio Best Friend sono visibili sul sito www.best-friend.it
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