O BIANC ROSSO
il
Supplemento al numero odierno de La Gazzetta del Mezzogiorno Anno II numero 20 / € 0,70 più il prezzo del quotidiano
periodico di informazione sportiva de
LA DIFFERENZA
FLORIANO
L’ANALISI
CORNACCHINI QUALE FUTURO
IL RITRATTO
TURBO-SIMERI VADO A 100 ALL’ORA
LONGO
L’UOMO DELLE CARTE
BR
il
L’ANALISI
CORNACCHINI
IL VOLO DEL CONDOR Davide Lattanzi
«
Il mio compito è fare meno danni possibili». Giovanni Cornacchini si è presentato così a Bari. Senza mai nascondere di avere per le mani una corazzata che, quindi, era chiamato a condurre senza particolari alchimie, gestendo a dovere i tanti elementi fuori categoria a sua disposizione. Eppure, è difficile passare in secondo piano in una piazza che, malgrado le mortificazioni in serie degli ultimi sette anni, resta grande, attenta, appassionata. Essere l’allenatore della squadra biancorossa comporta l’inevitabile esposizione sotto i riflettori. Il trainer di Fano, onestamente, non si è mai sottratto al confronto. È un uomo che spiega, argomenta, risponde ad ogni argomentazione. Da addetto ai lavori, ha compreso, forse anche prima di tanti altri, il contesto in cui è arrivato, senza mai sottovalutare il dovere di vincere subito. Perciò c’è da star certi che non si meraviglierà se un po’ di tormenta si è alzata anche su di lui, nel frangente più delicato della stagione, ovvero dopo la sconfitta con la Turris, ora inseguitrice più vicina ed agguerrita. E allora, ecco pregi e difetti dell’ex “Condor”, almeno per quanto si è visto in questo primo mezzo anno biancorosso.
PERCHÉ SÌ
Doverosa la premessa: se il Bari è primo nel girone, con un vantaggio comunque rassicurante sulla seconda, allora è scontato che i pregi superino i difetti. Non è semplice il ruolo di Cornacchini: ha un gruppo che, escluso il solo Cacioli tra gli over, è composto da elementi provenienti da categorie superiori, comprese la B (Bolzoni, Floriano e Brienza) e addirittura la A (Di Cesare). Deve, inoltre, gestire una straordinaria abbondanza offensiva, prestando attenzione a non alterare umori ed equilibri. Ebbene, poco gli si può imputare sul piano della gestione dello spogliatoio. E se qualche sporadico mugugno è inevitabile (costantemente si parla del minutaggio più o meno ampio di Brienza), è pur incontestabile che fin qui non sia esploso alcun “caso”. Non solo: si è rivelato eclettico nelle letture tattiche, adattando di volta in volta la formazione al talento dei suoi big. Senza fissarsi su un inutile integralismo, ha alternato il 4-3-3 al 4-2-3-1, passando pure per il 4-4-2 e persino dalla difesa a tre, in talune occasioni proposta a gara in corso. E ancora: ha miscelato a dovere gli under, riuscendo a non scompensare il livello medio della squadra, a seconda dei giovani utilizzati. Merito della società che gli ha messo a disposizione un parco baby di tutto
6
15 febbraio 2019 anno II n. 20
come è costruito, ci si aspetta che il Bari faccia la voce grossa su ogni campo e contro qualsiasi avversario. In tal senso, più che la sconfitta di Cittanova, sono emblematiche tre gare piuttosto discusse: le sfide di andata e ritorno con la Turris ed il pari interno con il Roccella. Contro i campani, il Bari ha dominato all’andata, ma ha impiegato troppo per spingere con convinzione sull’acceleratore, come se fosse meglio assicurarsi di conservare innanzitutto il vantaggio di otto punti accumulato già nei primi quattro turni sui rivali più temuti. Discorso simile al ritorno: i corallini hanno disputato la partita della vita, i biancorossi hanno dato l’idea di potersi accontentare del pareggio, salvo poi rimetterci l’intera posta. Con il Roccella, invece, Cornacchini ha voluto serrare i ranghi nel frangente di sofferenza, pur a fronte di un avversario modesto, sciupando così il 2-0 di vantaggio. Il trainer stesso ammise l’errore. Forse è meglio che i galletti seguano la loro filosofia offensiva sempre e comunque. Senza far calcoli che, forse, hanno prodotto più beffe rispetto ai vantaggi.
IL FUTURO
rispetto, ma anche suo ad averne compreso le inclinazioni (spostando, ad esempio, Piovanello dall’iniziale posizione di mezzala al più congeniale ruolo di esterno offensivo) e a tenerli tutti coinvolti nel progetto: emblematico il caso di Liguori, poco utilizzato nella prima fase del torneo, ma pronto alla chiamata al momento del bisogno.
PERCHÉ NO
Gli si rimprovera il poco spettacolo. Ma davvero è possibile sciorinare un calcio brillante in serie D? Soprattutto su campi sovente ai limiti della praticabilità? Gli va dato atto che fin qui, almeno al San Nicola, alcune prove sono state nel complesso divertenti, nonché sovente ricche di gol. Piuttosto, emerge un altro particolare. Ovvero, una certa dipendenza dal risultato. In diverse circostanze, le sue scelte sono state votate alla prudenza talvolta nelle decisioni iniziali, in altre circostanze nello svolgimento dei match (con cambi conservativi che hanno visto l’ingresso di difensori o centrocampisti al posto delle punte). Ebbene, se il pragmatismo è sacro in queste categorie, è altrettanto importante non rischiare di infondere nella squadra una mentalità attendista. Per 15 febbraio 2019 anno II n. 20
PREGI E DIFETTI IN QUESTO PRIMO MEZZO ANNO ALLA GUIDA DELLA SQUADRA DEL BARI
Dando per scontato che, a meno di cataclismi, il coach marchigiano terminerà la stagione, fin da ora ci si chiede quale sarà il suo destino. La società non ha mai perso occasione per elogiarlo, sottolineandone l’abnegazione e lo spessore morale. Perciò, se porterà a termine la missione promozione, non mancherebbero i presupposti per una conferma. A patto che ogni componente sia convinta: se la prima difficoltà deve diventare un pretesto per discuterlo, allora meglio bandire a giugno ogni indugio. E magari puntare su un profilo più esperto di serie C (non arrivare in Lega Pro non è nemmeno contemplabile) oppure su un nome di spicco con cui avviare un programma almeno biennale che contempli la conferma anche in B se si riuscirà a proseguire la scalata. Cornacchini, dal canto suo, ha un contratto annuale, ma dopo tanta gavetta da tecnico (Cagliese, Canavese, San Sepolcro, Città di Castello, Fano, Fermana, Civitanovese, Ancona, Viterbese e Gubbio, praticamente sempre tra i dilettanti), è scontato che veda in Bari l’opportunità di dare una svolta al suo percorso. Senza dimenticare che senza dubbio vorrebbe proseguire il cammino cominciato da zero in questa stagione. Per ora, è bene che si concentri sulla vittoria del campionato. Che magari gli varrà una polizza per vivere in ogni caso un torneo di C nella prossima stagione. Anche se fosse lontano da Bari.
7