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Il Biancorosso n.19 - periodico de "La Gazzetta del Mezzogiorno"

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O BIANC ROSSO

il

Supplemento al numero odierno de La Gazzetta del Mezzogiorno Anno II numero 19 / € 0,70 più il prezzo del quotidiano

periodico di informazione sportiva de

VERSO IL BIG MATCH

BRIVIDO TURRIS

FOCUS

DILEMMA BRIENZA

IL RITRATTO

L’UNDER BIANCHI

FASCETTI

MASINGA LEADER


BR

il

FOCUS

DILEMMA BRIENZA PRESENZE

13

1

GOL

MINUTI GIOCATI 569’

7 6 5 2

SOSTITUZIONI SUBITE FATTE PARTITE SALTATE PARTITE IN PANCHINA

Davide Lattanzi

RESTA L’UOMO PIÙ RAPPRESENTATIVO DEL BARI E L’IDOLO DEI TIFOSI LA SCELTA DI VITA PIÙ CORAGGIOSA HA PORTATO AD UN PERCORSO CHE FORSE NON È STATO DORATO COME SI ASPETTAVA

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L

a scelta di vita più coraggiosa ha portato ad un percorso che forse non è stato dorato come si aspettava. Franco Brienza resta l’uomo più rappresentativo del Bari. Per il suo curriculum extra lusso, ma soprattutto perché è l’idolo dei tifosi. L’unico conforto che la piazza ha trovato nel momento più drammatico in 111 anni di storia. Non è sembrato vero che scegliesse la serie D dopo aver dimostrato anche lo scorso anno in B di essere ancora in grado di fare la differenza. Il popolo del San Nicola, così, ha ricevuto il regalo di vedere la maglia numero dieci indossata da chi ha spalle, personalità e classe per impreziosirla, anche tra i dilettanti. Malgrado le premesse, però, il fantasista di Cantù non è stato un inamovibile nel Bari edizione 2018-19. Tredici le presenze totalizzate in venti incontri di campionato, il conto sale a 14 se si considera il match di Coppa Italia contro il Bitonto. Solo in sette occasioni è stato titolare, mentre in sei occasioni è entrato dalla panchina. 569 i minuti totalizzati nelle sue apparizioni, alla media di 43’ 26 gennaio 2019 anno II n. 19


Perché sì In qualsiasi categoria Brienza resta pure sempre Brienza. Ovvero, il calciatore dotato di tecnica sopraffina, di carisma ed esperienza ineguagliabili, in grado di vedere trame inimmaginabili anche in serie A, di accendere la manovra con un’idea geniale o una giocata a sorpresa. Con lui la palla è in banca, lo sviluppo del calcio biancorosso diventa imprevedibile e fantasioso ed anche quando lui sembra brillare meno, si può rimanere sicuri che la sua presenza diventa benefica nei confronti dei compagni di reparto. In più, c’è il particolare determinante dei calci piazzati. Nessuno in D si avvicina nemmeno lontanamente al sinistro di Brienza. Che, sebbene non sia ancora andato a segno su punizione, ha centrato legni con Turris (traversa) e Messina (palo) dimostrando di non aver smarrito occhio e precisione. Senza dimenticare la capacità di rendere letali corner e palle ferme da posizione defilata. Un’arma preziosissima, soprattutto nei match tatticamente complicati.

a partita, ovvero meno di un tempo. In una gara soltanto, il genietto cresciuto nell’isola di Ischia ha disputato 90’ (contro la Palmese), rimediando la sostituzione soltanto sui titoli di coda, ma mai ha terminato completamente un incontro cominciato dall’avvio. Altra particolarità: il San Nicola è stato il suo teatro pressoché esclusivo, in trasferta è stato titolare solo ad Acireale e a Rotonda, mentre negli altri viaggi è partito puntualmente tra le riserve, talvolta limitandosi a piccole comparsate. E se le tre giornate di squalifica, retaggio della scorsa stagione (fu espulso a Cittadella, nel turno preliminare dei play off che decretò l’eliminazione del Bari dalla corsa alla serie A) sono state cause inevitabili di esclusione, stridono non poco i due match trascorsi interamente in panchina (con Roccella e Sancataldese). E allora il dibattito è aperto: Brienza è sempre l’uomo dei sogni biancorossi? Il suo talento è indispensabile oppure va centellinato? Ecco, allora, pro e contro sul suo utilizzo.

26 gennaio 2019 anno II n. 19

Perché no Gli anni passano pure per lui. La corsa non può avere la costanza e l’intensità di qualche stagione fa, la tenuta non può coprire 90’ per 34 partite. Non bisogna, peraltro, dimenticare che dopo l’infortunio dell’aprile 2017, Brienza convive con un ginocchio malandato. Già nello scorso torneo di B, il fantasista ha impiegato oltre quasi due mesi per raggiungere uno buono stato di forma che gli consentì di diventare a tutti gli effetti il dodicesimo calciatore biancorosso: ovvero, l’uomo che, entrando dalla panchina, cambiava il volto delle gare. In questo torneo, però, non si è mai avuta l’impressione di vederlo a pieni giri. Lo spunto nell’uno contro uno non è devastante come ai bei tempi, le conclusioni a rete si sono rarefatte. Tuttavia, una cosa è certa: alla soglia dei 40 anni (li compirà il 19 marzo), questa gestione a singhiozzo certo non gli giova a trovare continuità nel rendimento e stabilità sul piano fisico. Forse bisognerebbe partire da lui nella compilazione della formazione: in fondo, i ritmi della D non sono forsennati e, nel girone di ritorno, non sono previsti turni infrasettimanali. Forse ci si può permettere Brienza in campo dall’avvio e valutarne strada facendo la gestione. Il campionato è ormai nel vivo: il Bari non può prescindere dal suo simbolo.

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