METE EUROPEE NEL REGNO DELL’ AUROR A / EUROPEAN DESTINATIONS IN THE RE ALM OF THE AUROR A / SI VIAGGIA PAR ADISE M AURITIUS / BR AND AT WORK K ITON, IL BAT TITO SILENZIOSO DEL LUSSO FAT TO A M ANO / BR AND AT WORK K ITON: THE SILENT PUL SE OF HANDM ADE LUXURY /FASHION M OTUS FUTURI
COPIA OMAGGIO
ISSN 2611-965X
Mensile n.58/2026 5,00
MADONNA DI CAMPIGLIO
UN INVERNO DI EVENTI TRA SPORT, SHOW E TRADIZIONE NELLE DOLOMITI DI BRENTA / A WINTER OF EVENTS CELEBRATING SPORT, SPECTACLE AND TRADITION IN THE BRENTA DOLOMITES
www.brettjohnson.co @brettjohnsonofficial
QUESTO MESE
www.gatemag.it N. 58 - 2026 – PERIODICITÀ MENSILE/MONTHLY PERIODICITY DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE/DIRECTION AND ADMINISTRATION Piazza G. Grandi 3, 20129Milano, Italia direzione@gatemag.it amministrazione@gatemag.it DIRETTORE RESPONSABILE/EDITOR IN CHIEF Francesca Noto REALIZZAZIONE GRAFICA/GRAPHIC DESIGNER Rachele Tonioni grafica@gatemag.it Tel +39 340 783 3557 HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO/ COLLABORATORS OF THIS ISSUE Lucilla Biffi, Syusy Blady, Alessandro Cecchi Paone, Idra Editing, Cristiana Gentileschi, Rajan Gualtieri, Rodolfo Mangiagalli, Enza Pietrangelo, Vanna Greggio, Asia Mangione, Chiara Viti, Virginia Merlini, Patrizio Roversi, Ilaria Santi, Chiara Valle, Bianca Humoceanu CONSULENTE MODA/FASHION CONSULTANT Paolo Gelmi EDITORE/PUBLISHING COMPANY GATE s.r.l. Piazza G.Grandi 3 20129 Milano AMMINISTRATORE UNICO Sabina Premoli PUBBLICITA’ DIRETTA/DIRECT ADVERTISING GATE s.r.l. Piazza G.Grandi 3 20129 Milano Tel + 39 347 277 5347 info@gatemag.it TRAFFICO/ADVERTISING TRAFFIC traffico@gatemag.it BUSINESS PARTNER EQUIPE INTERNATIONAL SRL Corso Sempione,30 - Milano Responsabile del trattamento dei dati personali (D.L. 196/2003) Francesca Noto Contenuto pubblicitario non superiore al 45% Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte della rivista può essere in alcun modo riprodotta senza autorizzazione scritta da Gate s.r.l. Registration at the Court of Milan n. 5 of 1/4/2018. Responsible for processing personal data (Legislative Decree 196/2003) Francesca Noto. Advertising content not exceeding 45%. All rights reserved. No part of the magazine can be reproduced in any way without written authorization from Gate s.r.l. COMUNICATI STAMPA E INFO VANNO INVIATI A/PRESS RELEASES AND INFO MUST BE SENT TO direzione@gatemag.it
THIS MONTH
2026: UN ANNO CHE CAMBIA IL TURISMO Il 2026 si apre come una soglia: non un semplice passaggio di calendario, ma un punto di svolta per il modo in cui viaggiamo. Dopo anni in cui il turismo ha oscillato tra accelerate improvvise e frenate inattese, quest’anno sembra inaugurare una fase nuova, più consapevole, più matura e, paradossalmente, più libera. È come se il mondo avesse imparato a misurare diversamente il proprio tempo, e i viaggiatori con esso. I dati che arrivano dagli osservatori internazionali parlano chiaro: cresce il desiderio di esperienze, non di collezione di destinazioni; aumenta la domanda di viaggi sostenibili e di itinerari fuori dai circuiti dominanti; si afferma un’idea di turismo che non consuma ma dialoga. Nel 2026, l’esplorazione non è una conquista, ma un incontro. E i viaggiatori scelgono luoghi che sappiano raccontare storie, non solo mostrare panorami. C’è anche un’evoluzione nel ritmo dello spostamento: si torna a viaggiare lentamente. Si rivalutano treni panoramici, cammini, itinerari ciclabili. Gli aeroporti stessi cambiano pelle — come raccontiamo in questo numero — diventando nodi di servizi, di esperienze, persino di benessere. Il viaggio non inizia più alla meta, ma nel momento esatto in cui ci si mette in movimento. Accanto al desiderio di scoperta, emerge una nuova dimensione del viaggiare: il bisogno di equilibrio. Il turista del 2026 non cerca solo fuga, ma rigenerazione. Cresce la domanda di terme, di ritiri di mindfulness, di destinazioni che permettono di ricaricare la mente oltre che lo sguardo. Non è un caso che molte mete, dalle isole tropicali ai borghi italiani, stiano ripensando la propria identità in chiave di benessere diffuso. Infine, il 2026 porta con sé un’idea forte: il turismo è un dialogo reciproco. I luoghi non sono scenografie, ma ecosistemi vivi che richiedono attenzione, cura, responsabilità. Visitare significa inserirsi temporaneamente in un ritmo che non ci appartiene, e rispettarlo. È questa maturità del viaggiatore contemporaneo — più informato, più sensibile, più consapevole — a rappresentare la vera svolta dell’anno. Se il 2026 sarà un buon anno per viaggiare? Lo sarà nella misura in cui sapremo farlo con occhi nuovi: non per vedere di più, ma per vedere meglio.
INDICE | QUESTO INDEX MESE
THIS MONTH
DESTINAZIONI DA SOGNO DREAMING DESTINATIONS
METE EUROPEE EUROPEAN DESTINATIONS
2026: A NEW WAY OF TRAVELLING 2026 opens like a threshold: not just a turn of the calendar, but a shift in the way we experience travel. After years marked by sudden accelerations and unexpected pauses, this new year signals a more conscious, mature and—paradoxically—freer phase. It feels as if the world has learned to measure time differently, and travellers along with it. International reports confirm the trend: the desire for experiences is growing, while the urge to merely collect destinations is fading. Demand increases for sustainable journeys and off-the-beaten-path itineraries. Tourism is becoming less about consumption and more about conversation. In 2026, exploration is no longer a conquest but an encounter. Travellers seek places capable of telling stories, not just showcasing scenery. The pace of travel is changing as well: slow travel is back. Scenic trains, long-distance walking routes, and cycling itineraries are gaining ground. Even airports — as discussed in this issue — are transforming into hubs of service, experience and wellbeing. A trip no longer begins at the destination but at the very moment we set ourselves in motion. Alongside the desire for discovery, a new dimension emerges: the need for balance. The traveller of 2026 doesn’t look for escape alone but for regeneration. The demand for spas, mindfulness retreats and destinations that recharge the mind as much as the eye is steadily rising. Tropical islands and small Italian towns alike are reimagining themselves as spaces of holistic well-being. Ultimately, 2026 brings a powerful idea: travel is a mutual exchange. Places are not stages but living ecosystems that require attention and responsibility. To visit means to enter—temporarily—a rhythm that isn’t ours, and to respect it. This maturity of the contemporary traveller — more informed, more sensitive, more aware — is the true turning point of the year. Will 2026 be a good year for travel? It will be, if we learn to travel with new eyes: not to see more, but to see better.
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VIAGGI NEL MONDO TRAVELING IN THE WORLD
VIAGGI SLOW SLOW TOUR
DOVE E COME WHERE AND HOW
BRAND AT WORK BRAND AT WORK
8
16
22
30
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SOMMARIO
TUTTO QUANTO FA TENDENZA EVERYTHING THAT IS TRENDING
MODA FASHION
ARTE
SUMMARY
52
60
70
ART
BRAND AT WORK DESIGN
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BRAND AT WORK DESIGN
HIGH-TECH PER VIAGGIATORI HIGH-TECH FOR TRAVELERS
EVENTI EVENTS
BELLEZZA IN VIAGGIO BEAUTY ON THE GO
RILASSA LA MENTE RELAX YOUR MIND
LE NOTIZIE DALL’AEROPORTO NEWS FROM THE AIRPORT
CONSIGLI DI LETTURA READING TIPS
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44
BRAND AT WORK FRANCESCO RUSSO, CEO BOGLIOLI
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86
96
106
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WELLNESS TIPS ITALY’S THERMAL WONDERS
ENJOY YOUR TRIP | 7
DESTINAZIONI DA SOGNO | DREAMING DESTINATIONS
MADONNA DI CAMPIGLIO
Dalla 3Tre alle finali rookie, un inverno di eventi tra sport, show e tradizione nelle Dolomiti di Brenta MADONNA DI CAMPIGLIO | From the 3Tre to the Rookie Finals, a winter of events celebrating sport, spectacle and tradition in the Brenta Dolomites
di Rajan Gualtieri
Photo by ©Manuel Righi
DESTINAZIONI DA SOGNO | DREAMING DESTINATIONS
Madonna di Campiglio è una destinazione che non vive soltanto di neve impeccabile e piste celebri, ma di eventi che, ogni inverno, trasformano il paese in un vero palcoscenico alpino. L’inizio del 2026 si annuncia particolarmente ricco: sport internazionali, snowboard creativo, freestyle, tradizioni storiche e show adrenalinici. Una successione di appuntamenti che scandiscono l’inverno e animano la SkiArea come un grande festival diffuso tra Miramonti, Grostè e Pinzolo.
La 3Tre: la notte delle leggende
Il 7 gennaio 2026 torna uno degli appuntamenti più iconici della Coppa del Mondo: la 3Tre, lo slalom speciale in notturna che infiamma il Canalone Miramonti. Un rito collettivo che Campiglio custodisce da oltre settant’anni e che richiama migliaia di appassionati lungo il tracciato illuminato e scandito da passaggi tecnici. La 3Tre è molto più di una gara: è un simbolo, un frammento di memoria sportiva diventato spettacolo puro.
Burton Mountain Mash: creatività sulla neve
Tra gli appuntamenti più attesi dell’inverno ritorna anche il Burton Mountain Mash, il festival che celebra la cultura dello snowboard in tutte le sue forme. Tre giorni di contest,
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EN. Madonna di Campiglio is a destination that thrives not only on flawless snow and iconic ski slopes, but on a calendar of events that turns the town into a true alpine stage every winter. The beginning of 2026 promises to be particularly rich: international sports, creative snowboarding, freestyle competitions, historical traditions and high-adrenaline shows. A succession of appointments that punctuate the season and animate the SkiArea like a vast open-air festival spread across Miramonti, Grostè and Pinzolo. The 3Tre: the night of legends
On 7 January 2026 one of the most iconic events of the World Cup returns: the 3Tre, the night slalom that ignites the Miramonti slope. A collective ritual preserved by Campiglio for over seventy years, drawing thousands of enthusiasts along the illuminated course, marked by technical passages and the unmistakable atmosphere of a historic race. The 3Tre is far more than a competition: it is a symbol, a fragment of sporting memory turned into pure spectacle. Burton Mountain Mash: creativity on snow
Among the most anticipated events of the winter is also
musica, performance e riding creativo negli snowpark di Campiglio, con l’Ursus Snowpark come teatro principale. Un evento che unisce freestyle, street style e community, rivolto tanto ai rider più giovani quanto ai professionisti che qui trovano strutture progettate con standard internazionali.
Rookie Snowboard e Freeski: i campioni di domani
A fine gennaio, Madonna di Campiglio accoglie gli atleti del Rookie Tour, il circuito mondiale dedicato ai giovani talenti dello snowboard. È l’occasione per vedere da vicino le future stelle della tavola: trick, salti, big air e slopestyle in cui tecnica e fantasia si fondono in un’unica adrenalina. L’appuntamento culmina poi dal 15 al 20 marzo 2026, quando l’Ursus Snowpark ospita le World Rookie Freeski Finals, per la quarta volta consecutive. I migliori under 18 del mondo si sfidano in una settimana di evoluzioni, spettacolo e competizioni internazionali, con punti e titoli in palio. Il Grostè diventa così una cattedrale del freestyle incastonata nella scenografia delle Dolomiti di Brenta.
Campioni in Pista: l’energia Ducati sulla neve
Tra gli eventi più spettacolari della stagione non manca Campioni in Pista Ducati, l’appuntamento che porta a Madonna
the Burton Mountain Mash, the festival that celebrates snowboard culture in all its forms. Three days of contests, music, performances and creative riding in Campiglio’s snowparks, with the Ursus Snowpark as the main stage. An event that blends freestyle, street style and community, appealing both to young riders and professionals who find here world-class structures and a vibrant scene. Rookie Snowboard and Freeski: tomorrow’s champions
At the end of January, Madonna di Campiglio welcomes the athletes of the Rookie Tour, the world circuit dedicated to young snowboarding talents. It’s the chance to see future stars up close: tricks, jumps, big air and slopestyle where technique and imagination merge into one burst of adrenaline. The season then reaches its peak from 15 to 20 March 2026, when the Ursus Snowpark hosts the World Rookie Freeski Finals for the fourth consecutive time. The world’s best under-18 freeskiers compete in a week of performances and international competitions, with titles and points at stake. Grostè becomes a cathedral of freestyle framed by the breathtaking scenery of the Brenta Dolomites. ENJOY YOUR TRIP | 11
DESTINAZIONI DA SOGNO | DREAMING DESTINATIONS
Photo by ©Simone Romina 12 |
di Campiglio piloti, mezzi e atmosfera del motorsport. Una giornata che nasce dall’incontro tra velocità e montagna, in cui i campioni Ducati incontrano il pubblico, si raccontano e trasformano la località in un’arena dove il rosso della scuderia incontra il bianco della neve. Un evento trasversale che unisce appassionati delle due ruote e sciatori.
Campioni in Pista: Ducati energy on the snow
Among the most spectacular events of the season is Campioni in Pista Ducati, which brings riders, machines and the atmosphere of motorsport to Madonna di Campiglio. A day born from the meeting of speed and mountain landscapes, where Ducati champions meet the public, share their stories and turn the town into an arena where the team’s signature red meets the white of the snow. A transversal event that unites motorsport lovers and skiers alike.
Carnevale Asburgico: Campiglio come corte imperiale
Ogni febbraio, la storia torna viva con il Carnevale Asburgico, una delle tradizioni più amate della località. Per alcuni giorni, Madonna di Campiglio indossa gli abiti dell’Ottocento e si trasforma in una piccola Vienna alpina: cortei in costume, balli imperiali, sfilate e atmosfere d’altri tempi attraversano il centro del paese, ricordando il legame con la principessa Sissi e con l’aristocrazia dell’epoca.
Asburgic Carnival: Campiglio as an imperial court
Every February, history comes alive with the Asburgic Carnival, one of the town’s most cherished traditions. For a few days, Madonna di Campiglio wears nineteenth-
DOS DEL SABION 104
PASSO GROSTÈ 60
BAR RIST. STOPPANI
63
62
68
60 112
61
VAL BRENTA
RIF. GRAFFER
60
71
VAGLIANA 2080 m
BAR RIST. CHALET FIAT
72
41
48 64
73
73
73
1896 m
49
80
66
45
1733 m
37
93 STADIO SLALOM MIRAMONTI
73 77
39
66
76
79
APRÈS-SKI
55
54
MALGHET AUT 1855 m 2
3
3
13
8 6
9
34
14
5 4
6
MONTE SPOLVERINO 2092 m
56
32
PISTA ILLUMINATA
A
D GIUSTINO
770 m PINZOLO
MONTE PANCUGOLO 2276 m
10
49
48 46
48
2143 m
CIMA LASTE 2770 m
35
22 19
21
30
13
35
18
20
25
VAL PANCIANA
20
DOSS 35 DELLA PESA 2155 m
19 21
29
38
PRADALAGO
45
47
1800 m 45
11
MONTE ZELEDRIA 2426 m
BAR RIST. PRADALAGO 2100 m
MINI SNOWPARK
46
6
22 VAL MASTELLINA
EN
50
34
50
51
RIF. ORSO BRUNO
7
16
ORTI
24
1886 m
RIFUGIO 1886 m
26
23
32
36
16
20
STAZIONE 39 INTERMEDIA 1370 m
24 1
MONTE VIGO 2179 m
R
MALGA PANCIANA
1
33
9
L
90
RIF. VIVIANI 2080 m
57
33
49
37
26
2
FOLGARIDA
5
RIF. SOLANDER 2040 m
10
2
11
3
1400 m
9
32
1 15
12 7
18
BAR APRÈS-SKI
VA
89
57 53
52
7
60
88 89
57
31
BAR RIST. CASCINA ZELEDRIA
1937 m
23
4
117
EN
85
50
8
88
88
56
54
CAMPO CARLO MAGNO 1680 m
CENTRO FONDO BAR RISTORANTE
BAR RIST. 1745 m
BRESCIA TIONE
61
CARISOLO
85
50
CAMPO SCUOLA
92
91
TRENTO
TULOT
58
89
94
PATASCOSS
93
91
GROSTÈ
78
AGRITUR MALGA MONDIFRÀ
72
APRÈS-SKI
LAGO MONTAGNOLI
100
85 87
57
BAR RIST. 1508 m FAMILY PARK
100
88
85
55
COLARIN
63
FOSSADEI
BAR RIST.
71
MADONNA DI CAMPIGLIO 1524 m
70
BAR RIST. MONTAGNOLI 1805 m
81 76
110
64
CINQUE LAGHI 86 BAR RIST. MALGA RITORTO
PLAZA
40
74
75
73 119
115
S. ANTONIO DI MAVIGNOLA 1123 m
70
65
109
PRA RODONT
102
65
107
VALAGOLA
38
60
62
69
70
74
101 114
118
MALGA CIOCA
106
108
RIFUGIO
113
BAR RIST.
105
MALGA GRUAL
PUZA DAI FÒ
MONTE SPINALE 2101 m
60 BAR RIST. BOCH
ZAPEL
66
111 GRUAL
47 46
67
LAGO GRUAL
M.TE GRUAL
2100 m
103
116
2444 m 2504 m
FAZZON
PISTA
23 31
1300 m
27 ILLUMINATA
15
28
14
MARILLEVA 1400 25
PELLIZZANO 937 m
12
ALMAZZAGO TRENTO AUTOSTRADA A22
CARCIATO
DIMARO 766 m
COSTA ROTIAN
COMMEZZADURA 810 m
DAOLASA 814 m
VA L D I S O L E MALÈ 736 m
CROVIANA
MONCLASSICO
PIANO
DEGGIANO
MASTELLINA
MESTRIAGO
PASSO TONALE
MARILLEVA 900
© by
VA L D I S O L E – www.cormar.info – RIPRODUZIONE VIETATA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI
MEZZANA 941 m
ENJOY YOUR TRIP | 13
DESTINAZIONI DA SOGNO | DREAMING DESTINATIONS
È un evento che unisce spettacolo, memoria e teatralità in un contesto naturale straordinario.
Marzo Freestyle e Snowboard: il mese più dinamico dell’inverno
Il mese di marzo è da sempre sinonimo di creatività sulla neve, complici giornate più lunghe e temperature più miti. Madonna di Campiglio dedica questo periodo agli eventi freestyle, con competizioni, workshop e sessioni aperte che animano gli snowpark. Rider internazionali e giovani talenti trasformano i park in laboratori a cielo aperto, mentre il pubblico assiste a evoluzioni e trick sempre più sorprendenti. Un calendario fitto che rende marzo uno dei mesi più vivaci dell’intera stagione.
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century attire and transforms into a small alpine Vienna: parades, imperial dances and nostalgic atmospheres fill the historic centre, recalling the bond with Princess Sissi and the aristocracy of the era. It is an event that blends theatre, memory and spectacle in a truly extraordinary natural setting. Freestyle and Snowboard March: the most dynamic month of winter
March has always been synonymous with creativity on the snow, thanks to longer days and milder temperatures. Madonna di Campiglio dedicates this period to freestyle events, with competitions, workshops and open sessions that animate its snowparks. International riders and young talents transform the parks into openair laboratories, while spectators enjoy increasingly bold tricks and performances. A packed schedule that makes March one of the liveliest months of the entire season.
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METE EUROPEE | EUROPEAN DESTINATIONS
NEL REGNO DELL’AURORA Norvegia d’inverno, dove il cielo diventa un viaggio IN THE REALM OF THE AURORA | Norwegian
winters, where the sky becomes a journey di Rajan Gualtieri
Aurora Borealis activity above the coast in Norway 16 |
Di fronte ai cieli del Grande Nord, la Norvegia mostra il suo lato più sorprendente: un Paese che d’inverno sembra rallentare i gesti e accelerare la luce, trasformandola in una danza magnetica. Da novembre a marzo, soprattutto oltre il Circolo Polare Artico, il territorio entra nella stagione dell’Aurora Boreale. Non è solo un fenomeno naturale: è una cultura, un’attesa, una forma di vita che scandisce le notti artiche. Tromsø, Narvik, Alta, le isole Lofoten, la remota Senja: tappe che negli ultimi anni hanno sviluppato una rete efficiente di tour, app di tracciamento in tempo reale e servizi pensati per chi arriva con un unico desiderio, vedere il cielo aprirsi in scie di verde e viola. Il momento migliore della notte è di solito tra le 21 e l’una, ma l’Aurora può sorprendere anche fuori orario: nelle regioni più settentrionali capita che compaia già nel tardo pomeriggio, quando la luce blu della polar night colora la neve di riflessi metallici. E se il cielo resta coperto, le guide locali conducono i visitatori in “caccia mobile”, spostandosi tra fiordi, vallate e altopiani finché non trovano un varco di sereno. Una parte del successo norvegese sta infatti nella geografia: catene montuose e microclimi diversi permettono di passare rapidamente da un versante all’altro, aumentando le probabilità di osservazione. Che si viaggi in auto o con i mezzi, è utile sapere che il clima artico può cambiare in pochi minuti. Le strade sono però mantenute in condizioni eccellenti, anche in pieno inverno, e gli aeroporti funzionano regolarmente perfino in situazioni che altrove paralizzerebbero il traffico. Per temperature comprese tra -5 °C e -20 °C servono abbigliamento tecnico a strati, scaldamani e batterie di ricambio: il freddo intenso prosciuga rapidamente
EN. Facing the skies of the Far North, Norway reveals its most unexpected side: a country that seems to slow gestures and accelerate light, turning it into a magnetic dance. From November to March, especially beyond the Arctic Circle, the land enters the season of the Northern Lights. It is not just a natural phenomenon: it is a culture, an expectation, a way of life that shapes Arctic nights. Tromsø, Narvik, Alta, the Lofoten Islands and remote Senja have developed efficient networks of tours, real-time tracking apps and services designed for travellers arriving with a single wish—to watch the sky open into trails of green and violet. The best viewing window is usually between 9 p.m. and 1 a.m., though in the far north the Aurora may appear earlier, during the deep blue hours of polar night. And if clouds intervene, local guides lead visitors on mobile “aurora hunts”, moving across fjords, valleys and plateaus until they find a clear gap. Norway’s success owes much to geography: mountain ranges and varied microclimates allow quick shifts from one side to another, increasing the chances of a sighting. Whether travelling by car or public transport, it helps to know that Arctic weather can change in minutes. Roads are kept in excellent condition even in mid-winter, and airports operate smoothly in situations that would halt traffic elsewhere. With temperatures between -5 °C and -20 °C, layered technical clothing, hand warmers and spare batteries are essential, as extreme cold drains devices rapidly. Photographers should use a tripod and disable the flash; many travellers simply choose to observe without technology, as the human eye catches subtle colour variations that cameras often flatten. The phenomenon also carries intriguing stories. In the
Bruges, Norway
ENJOY YOUR TRIP | 17
METE EUROPEE | EUROPEAN DESTINATIONS
Hamnoy fishing village on Lofoten Islands, Norway
smartphone e fotocamere. Chi sceglie di fotografare l’Aurora dovrà impostare il treppiede e disattivare il flash; molti viaggiatori preferiscono comunque godersi la scena senza mediazioni tecnologiche, perché l’occhio umano percepisce variazioni cromatiche che la fotocamera spesso appiattisce. Non mancano curiosità affascinanti legate al fenomeno. Nel XIX secolo alcuni esploratori norvegesi sostenevano di udire “crepitii” simultanei alle luci: suoni misteriosi che per molto tempo furono considerati leggende, finché alcune ricerche recenti non hanno dimostrato che, in rare condizioni, scariche elettrostatiche possono davvero generare rumori debolissimi al suolo. In diverse comunità sami l’Aurora era considerata un’entità da rispettare, da non fischiare né indicare con il dito; un codice culturale che ancora oggi molti abitanti
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19th century, Norwegian explorers claimed to hear soft “crackling” sounds accompanying the lights—tales long dismissed as folklore until recent studies showed that, under rare conditions, electrostatic discharges can indeed create faint noises at ground level. In several Sámi communities, the Aurora was considered something to respect—never whistle at it, never point a finger. Locals still share these narratives as an essential part of Arctic identity. Norway also offers complementary winter experiences: dog-sledding excursions, orca safaris in the Lofoten waters, reindeer encounters in Finnmark’s snowy plains, and panoramic saunas overlooking the fjords. They reveal that the journey is not just about the sky, but about the entire ecosystem that makes it possible: silence, vastness,
Little girl feeding reindeer on sunny winter day in Northern Norway ENJOY YOUR TRIP | 19
METE EUROPEE | EUROPEAN DESTINATIONS
slowness. For those wishing to travel even further, paraccontano ai visitatori come parte essenziale dell’identità artinoramic trains link Oslo to Bodø, domestic flights reach ca. La Norvegia offre poi esperienze invernali complementari: remote islands, and the Hurtigruten coastal ships follow escursioni con cani da slitta, safari alle orche nelle acque delle the historic postal route along the Arctic coast. Lofoten, osservazione delle renne nelle distese innevate di FinOn board, tradition holds that whenever the Aurora appenmark, saune panoramiche affacciate sui fiordi. Un modo per ars, the crew makes an immediate announcement—often capire che il viaggio non è fatto solo di un cielo luminoso, ma in the middle of the night—inviting everyone on deck. dell’intero ecosistema che lo rende possibile: silenzio, vastità, Details like these show how Norway has transformed a lentezza. Per chi desidera spingersi ancora oltre, esistono treni natural event into shared heritage: cyclical in its patterns, panoramici che collegano Oslo a Bodø, voli interni che raggiununpredictable in its colours. gono isole remote, e persino crociere postalidi Hurtigruten che seguono la rotta storica lungo la costa artica. A bordo, la traCity view of Spitsbergen Longyearbyen, Svalbard - Norway dizione vuole che, se compare l’Aurora, l’equipaggio faccia un annuncio immediato invitando tutti sul ponte, spesso anche nel cuore della notte. Sono dettagli che raccontano come il Paese abbia trasformato un evento naturale in un patrimonio condiviso: prevedibile nei suoi cicli, imprevedibile nei suoi colori.
HAPPY TRAVELS!
BUON VIAGGIO! 20 |
demarquet.com
VIAGGI NEL MONDO | TRAVELING IN THE WORLD
22 |
MALDIVE OLTRE LA CARTOLINA Isole, correnti e meraviglie nascoste dell’arcipelago
BEYOND THE POSTCARD MALDIVES | Islands,
currents and the hidden wonders of the archipelagounforgettable di Rajan Gualtieri
Muttrah Corniche, Muscat, Oman
VIAGGI NEL MONDO | TRAVELING IN THE WORLD
Le Maldive sono spesso raccontate come un’unica immagine: acqua turchese, sabbia bianca, resort sospesi sull’oceano. Eppure, l’arcipelago più celebrato dell’Oceano Indiano è molto più complesso e sorprendente, soprattutto se lo si osserva con lo sguardo curioso di chi viaggia non solo per il relax, ma per scoprire le dinamiche naturali e culturali che governano questo mondo frammentato in oltre mille isole coralline. Gennaio è uno dei mesi ideali per esplorarlo: il clima è secco, la visibilità subacquea eccezionale, i colori saturi come pochi altri luoghi al mondo. Ma è anche un periodo in cui il Paese mostra il suo equilibrio più fragile e affascinante: quello tra terra, acqua e correnti. Non tutti sanno che le isole maldiviane sono in costante evoluzione. Molte non superano i due metri di altitudine, alcune si ampliano grazie ai moti ondosi, altre si assottigliano lentamente. Camminando su un sandbank—una lingua di sabbia che emerge e scompare secondo le maree—si ha la sensazione di essere su un paesaggio temporaneo, quasi provvisorio. In alcune zone gli isolani raccontano come la forma della loro isola sia cambiata più volte nel corso dei decenni. È un’osservazione preziosa per il viaggiatore: alle Maldive tutto è movimento, e anche il turismo si adatta a questa natura mutevole. L’arcipelago offre esperienze che vanno oltre il classico soggiorno nei resort. Le local islands, aperte ai visitatori da pochi anni, permettono di entrare in contatto con
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EN. The Maldives are often reduced to a single image: turquoise water, white sand, overwater villas. Yet this celebrated Indian Ocean archipelago is far more intricate and surprising, especially for travellers curious to understand the natural and cultural mechanisms that shape a nation made of more than a thousand coral islands. January is one of the best months to explore it: dry weather, crystal visibility underwater, colours of an intensity found in few other places. But it is also the season when the delicate balance between land, sea and currents becomes most evident. Few realise that Maldivian islands are in constant motion. Many rise no more than two metres above sea level; some expand thanks to wave action, others slowly narrow. Walking on a sandbank—those ribbons of sand that appear and vanish with the tides—feels like stepping on a temporary landscape. In some areas, locals recount how the shape of their island has changed several times over the decades. It is a reminder that everything here moves, and tourism adapts to this fluid nature. The archipelago offers much more than resort life. The “local islands”, open to travellers only recently, allow a glimpse into Maldivian daily rhythms: fish markets, small ports where dhoni boats arrive, modestly designed mosques, cafés overlooking the lagoon. Here one can try mas huni, the traditional breakfast of tuna, coconut and lime, or watch artisans prepare roshi flatbread. For many
Water lakes cover by plants and a view point on one of the Fuvahmulah island in Maldives
la quotidianità maldiviana: mercati del pesce, piccoli porti dove arrivano le dhoni, moschee dalle geometrie semplici, caffè affacciati sulla laguna. Luoghi dove assaggiare il mas huni, la colazione tradizionale a base di tonno, cocco e lime, o osservare la lavorazione del pane roshi. Per chi vive sulle isole, l’oceano è ancora oggi una risorsa decisiva. Non a caso, alcuni pescatori sostengono di riuscire a prevedere i cambiamenti del tempo ascoltando la direzione del vento nelle vele: una competenza profondamente radicata nella cultura locale. Sott’acqua si apre uno dei mondi più spettacolari del Pianeta. Gennaio è perfetto per immergersi lungo le pareti dei kandu, i canali oceanici che convogliano correnti ricche di nutrienti: qui è possibile osservare mante, aquile di mare, tartarughe verdi, banchi di carangidi in formazione compatta, e persino gli squali martello nelle zone più profonde. Tra le curiosità meno conosciute, c’è la presenza di coralli bioluminescenti che, nelle notti senza luna, rivelano bagliori blu elettrico quando mossi dall’acqua. Un fenomeno raro, visibile solo in alcuni atolli e spesso ignorato dalle guide turistiche. Sul tema del mare, è interessante ricordare un’antica usanza: in passato gli abitanti di alcuni atolli usavano il suono delle conchiglie come strumento di comunicazione tra villaggi distanti. Ogni segnale indicava un messaggio diverso—richiesta di aiuto, avviso di temporale, celebrazione—e ancora oggi alcuni anziani conservano la tecnica. È un elemento che racconta quanto l’arcipelago sia stato,
islanders, the ocean remains a central resource. Some fishermen claim they can forecast weather by listening to the wind’s pressure on the sails—a skill deeply rooted in local culture. Underwater lies one of the most spectacular marine worlds on Earth. January is ideal for diving along the walls of the kandu, ocean channels rich in nutrients that attract manta rays, eagle rays, green turtles, dense shoals of jacks and, in deeper waters, even hammerhead sharks. A lesser-known curiosity is the presence of bioluminescent corals which, on moonless nights, emit electric-blue glows when disturbed by the current. This rare sight appears only in specific atolls and is often overlooked in guidebooks. The islands also preserve traditions tied to the sea. In earlier times, some communities used conch shells as long-distance communication tools: each sound pattern conveyed a different message—help needed, approaching storm, celebration—and a few elders still know the technique. It reflects the archipelago’s history as a mosaic of micro-communities connected by currents and tides. Exploring remote areas may reveal another unexpected phenomenon: drift sand, carried by currents and forming small, short-lived dunes along the shore. Lagoons shift in colour through the day, from pale morning turquoise to milky green at midday and silver at sunset. Watching these transitions is like observing the ocean’s own clockwork.
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per secoli, un sistema di micro-comunità in costante dialogo attraverso l’oceano. Un dettaglio che permette di intuire la forza culturale delle Maldive al di là delle immagini patinate. Chi esplora le isole lontane dai circuiti principali può imbattersi in un altro fenomeno inatteso: la drift sand, sabbia trasportata dalle correnti che, accumulandosi, forma piccole dune effimere sulla riva. Talvolta durano giorni, altre volte scompaiono in poche ore. Anche le lagune cambiano tonalità secondo l’ora del giorno: il turchese del mattino lascia spazio a un verde lattiginoso nelle ore calde, fino a virare verso l’argento al tramonto. È possibile percepire la rotazione del sole sul colore dell’acqua come se fosse un enorme quadrante. Sul piano pratico, muoversi alle Maldive richiede una certa pianificazione. Gli spostamenti avvengono in idrovolante, barca veloce o voli interni; è consigliabile prevedere margini di tempo generosi tra un trasferimento e l’altro, perché le condizioni del mare possono cambiare rapidamente. Nelle isole locali è richiesto un abbigliamento rispettoso, soprattutto nei centri abitati e nelle aree vicino alle moschee. I resort, invece, mantengono un’atmosfera più internazionale.
Travelling within the Maldives requires planning. Transfers rely on seaplanes, speedboats or domestic flights; schedules can shift due to changing sea conditions, so generous buffers are advisable. On local islands, modest clothing is expected near mosques and in village centres, whereas resorts maintain an international atmosphere.
Aerial view of Dharavandhoo airport in Baa Atoll Maldives
A gennaio le temperature oscillano tra i 27 e i 30 gradi, con umidità moderata e brevi rovesci tropicali che spesso durano meno di un quarto d’ora. Per gli appassionati di snorkeling è utile portare una maschera con lente correttiva—non sempre disponibili in loco—e una maglietta protettiva per evitare scottature. Molti atolli vantano curiosità inattese. A Baa Atoll, dichiarato Riserva della Biosfera UNESCO, esiste una zona dove, secondo alcuni biologi, si forma un vortice stagionale di plancton che attira decine di mante nutrice in un’unica baia. A Fuvahmulah, una delle rare isole “solitarie” non appartenenti ad alcun atollo, vive una popolazione unica di squali tigre che ha attirato ricercatori da tutto il mondo. E proprio a Fuvahmulah si dice che, in certe notti, la foschia
January temperatures range between 27 °C and 30 °C, with brief tropical showers. Snorkellers should consider bringing prescription masks and protective rash guards to avoid sunburn. Several atolls offer intriguing features. Baa Atoll, a UNESCO Biosphere Reserve, includes an area where a seasonal plankton vortex can attract dozens of reef mantas into a single bay. On Fuvahmulah, a rare “standalone” island not belonging to any atoll, a unique population of tiger sharks draws researchers from around the world. Locals say that on certain nights a golden halo may appear around the moon, caused by microcrystals of sea salt suspended in the air. Evening life in the small harbours is worth observing: fishermen return with impressive yellowfin
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marina renda visibile un alone dorato attorno alla luna: un effetto ottico dovuto alla sospensione di microcristalli salini nell’aria. Un’altra esperienza preziosa è osservare la vita serale dei piccoli porti: i pescatori rientrano con tonni
tuna, and the atoll fills with the aroma of charcoal grills. Some islands still build dhoni boats by hand, without written plans—an artisanal heritage carried from generation to generation.
pinna gialla di notevoli dimensioni e l’atollo si riempie di profumi di carbone e pesce fresco. È un buon modo per capire quanto l’economia maldiviana, al di là dei resort, resti fortemente ancorata alla pesca. In alcune isole si può assistere anche alla costruzione tradizionale delle dhoni, imbarcazioni in legno che ancora oggi vengono realizzate senza disegni tecnici, basandosi unicamente sull’esperienza tramandata di generazione in generazione. L’odore della resina di cocco e il suono della levigatura del legno offrono un’immersione sensoriale rara.
Areal view of Zanzibar 28 |
italycarrent.com
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GLI SGUARDI DI SUSSUNDENGA VIAGGIO IN MOZAMBICO THE GAZES OF SUSSUNDENGA JOURNEY THROUGH MOZAMBIQUE di Emanuele Pinna Massa
Sentirsi osservati Una folla di bambini festanti ci accoglie curiosa, gli adulti seduti osservano il nostro arrivo come un’opportunità per vendere i loro prodotti. Siamo nel villaggio di Sussundenga, Mozambico centroccidentale, vicino al confine con lo Zimbabwe. Nella piazza polverosa e assolata del paese è il giorno del mercato: chi mandarini, chi banane, chi pesce secco o pomodori, ognuno vende qualcosa anche nei vicoli stretti dove i colori degli ortaggi e della frutta si alternano alle fantasie cromatiche dei caratteristici tessuti africani. Come spesso accade per chi arriva dal Nord al Sud del mondo, non manca quella sensazione del sentirsi osservati: essere percepiti come diversi è un fatto comune per noi giunti dall’Occidente industrializzato. Allora diventa comprensibile lo sguardo dei tanti venditori che richiamano la nostra attenzione ad ogni angolo. Questi occhi curiosi fanno anche piacere per chi è abituato alla indifferenza nostrana: privi di sospetto o pregiudizio, siamo visti come opportunità.
Mozambico - Emanuele with Patrizio
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EN. Feeling observed A crowd of cheerful children welcomes us with curiosity, while the adults sitting nearby watch our arrival as an opportunity to sell their products. We are in the village of Sussundenga, in central-western Mozambique, close to the Zimbabwean border. In the dusty, sun-drenched village square it’s market day: some sell mandarins, others bananas, dried fish or tomatoes – everyone has something to offer, even in the narrow alleyways where the colours of fruit and vegetables blend with the vivid patterns of traditional African fabrics. As often happens when travelling from the North to the global South, you can’t shake the feeling of being watched: being perceived as different is common for those of us arriving from the industrialised West. And so the insistent looks of the many vendors calling for our attention at every corner are easy to understand. These curious eyes even feel pleasant for those accustomed to the indifference back home: free of suspicion or prejudice, here we are simply seen as an opportunity.
L’elefante del Chimanimani National Park Tuttavia, passiamo da questo ridente paese non tanto per indagare gli aspetti antropologici del viaggio, ma per raggiungere le montagne del Chimanimani National Park. Nel parco, immerso in una foresta vergine, battiamo le tracce di una famiglia di elefanti. Come segnalato dai cartelli di pericolo sulla strada principale, i mammiferi la attraversano di frequente e non è raro trovarseli improvvisamente davanti. Nel nostro safari a piedi camminiamo un po’ intimoriti, proprio quando troviamo un grosso maschio staccare con la sua proboscide grandi rami per cibarsene. Il silenzio è d’obbligo in queste situazioni. Dalla mole di questi animali non si direbbe che possano avere un udito, ma anche un olfatto, molto sviluppati. Imbattersi in un elefante, dopo averne seguito a lungo le tracce, condotti sapientemente da una guida locale, è un evento straordinario. Non è stata solamente la paura a farci mantenere il silenzio, ma soprattutto il rispetto. Questa quiete obbligata è la stessa che possiamo provare nelle navate delle nostre magnifiche chiese europee. Ci troviamo a dover star muti per rispettare ciò che abbiamo davanti e per non rovinare, almeno per una volta, questo spettacolo naturale. Finalmente possiamo tenere il silenzio e stare a guardare. Indifferenza e sopravvivenza Il nostro viaggio continua: il Mozambico è un paese enorme con una densità abitativa media di trentuno abitanti per chilometro quadrato. Oltre ai classici paesaggi che paiono infiniti, non ci soffermiamo a lungo sui già ampiamente descritti tramonti africani, ma sulle comunità. Giustamente in un viaggio non si può pensare unicamente di astrarsi da un contesto fatto di storia e persone, non si può credere di scampare al destino che altri umani condividono con
The elephant of Chimanimani National Park Yet we pass through this lively village not so much to explore the anthropological side of travel, but to reach the mountains of Chimanimani National Park. In the park, immersed in untouched forest, we follow the tracks of a family of elephants. As the warning signs along the main road make clear, these mammals often cross it, and it’s not unusual to find them suddenly standing in your path. On our walking safari we move forward with a mix of awe and apprehension – and right then we spot a large male tearing thick branches with his trunk to feed on them. Silence is essential in moments like these. You wouldn’t guess it from their size, but elephants have an extremely sharp sense of hearing – and smell. Coming face-to-face with one, after following its tracks for so long, skilfully guided by a local ranger, is extraordinary. It wasn’t only fear that kept us quiet, but above all respect. This enforced stillness resembles the hush one feels inside the naves of our magnificent European churches. We remain silent to honour what is in front of us and to avoid disturbing, for once at least, this natural spectacle. At last we are able to keep still and simply watch. Indifference and survival Our journey continues: Mozambique is a vast country with an average population density of thirty-one inhabitants per square kilometre. Beyond the classic landscapes that seem endless, we focus less on the much-celebrated African sunsets and more on the communities. On a journey, one cannot detach from the context of history and people; one cannot pretend to escape the fate other human beings share with us, even on the other side of the planet. The indifference of those who enjoy only safaris and breathtaking African scenery is evident. This story began in a crowd in Mozambique, and to the crowd
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noi anche se dall’altra parte del pianeta, l’indifferenza di chi si gode solamente safari e paesaggi mozzafiato dell’Africa è palese. Proprio da un bagno di folla è partito il racconto di questa esperienza mozambicana e alla folla torniamo per conoscere meglio la cultura del posto che ci ospita. Partiamo per Ndoro attraversando una strada sconnessa, le buche sono lasciate volontariamente: se i capitali cinesi si affannano nell’impiantare infrastrutture nel cuore dell’Africa, qua ogni stagione delle piogge lascia crateri lunari che impongono una cauta andatura. Siamo nell’area dell’opposizione ad un governo monocolore fin dai tempi dell’indipendenza dal Portogallo. In quest’area e non solo, non arrivano i recursos (fondi, in portoghese) per non rafforzare la zona dei nemici, per accanirsi sulla miseria in un contesto dove la lotta alla sopravvivenza è competizione, è realtà.
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La pazienza dei contadini di Ndoro Superate le buche si giunge nella comunità rurale di Ndoro, situata a sud del Distretto di Caia nella centrale Provincia di Sofala. Qui le donne colpiscono con dei pesanti bastoni le piante secche di sorgo, ottengono così le granaglie che pesteranno col mortaio per ricavarne farina, fonte primaria della polenta
we return to understand more about the culture of the place that is hosting us. We head towards Ndoro along a rough, potholed road – the holes left intentionally. While Chinese capital rushes to build infrastructure in the heart of Africa, here every rainy season creates moon-like craters that force you to drive slowly. We are in a region historically opposed to the single-party government in power since independence from Portugal. In this area, and not only here, recursos (funds, in Portuguese) never arrive: withholding them avoids strengthening the territory of political adversaries and adds pressure to a context where survival is competition – a stark reality.
quotidiana. Le donne camminano chilometri per raggiungere il pozzo pubblico più vicino, si occupano della prole, cucinano con la carbonella, lavano i consunti abiti laddove hanno riempito i bidoni d’acqua per dissetare i loro numerosi bambini. Fin da neonati sono attaccati alla madre dovunque, anche quando lei deve zappare con la disperazione di chi non vede pioggia da mesi. I mariti stanno sui campi dall’alba al tramonto. In questa comunità di Ndoro tra i contadini c’è anche qualcuno che fa
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The patience of the farmers of Ndoro After the potholes comes the rural community of Ndoro, located south of the Caia District in the central Province of Sofala. Here, women strike dry sorghum plants with heavy sticks, gathering the grains they will later grind with a mortar to produce flour – the base of their daily polenta. Women walk kilometres to reach the nearest public well, take care of the children, cook with charcoal, wash worn-out clothes wherever they have filled jerrycans with water to quench the thirst of their numerous children. From birth, babies cling to their mothers everywhere, even while the women hoe the dry earth with the desperation of those who haven’t seen rain for months. Husbands work in the fields from dawn to dusk. In this Ndoro community, among the farmers, there are also a few beekeepers – and with them I share a common passion. They focus heavily on the result, the honey, without paying much attention to the care of the means (the hive). And here we understand another important African lesson: living day by day is not carefree, as we Westerners imagine, but relying entirely on one’s daily labour to produce something – anything – to put over the fire. Exercising patience is a virtue of the Ndoro farmers; the need for an immediate reward is their weakness. Models of life Getting back into our car to continue exploring a Mozambi-
l’apicoltore, con loro parlo di una passione condivisa. Si concentrano molto sul risultato, il miele, senza tener conto della cura del mezzo (l’alveare). Ora capiamo un altro grande messaggio africano: vivere alla giornata non significa spensieratezza, come noi occidentali crediamo, ma affidarsi al proprio lavoro che quotidianamente deve portare qualcosa da mettere sul fuoco. Esercitare la pazienza è un pregio dei contadini di Ndoro, la necessità di un frutto immediato è il loro difetto. Modelli di vita Riprendendo la nostra auto, per proseguire il viaggio in un Mozambico tutto da scoprire – per osservatori e persone interessate ad ascoltare –, penso che sia importante spogliarsi di molti pregiudizi. Credere che il nostro modello di vita possa funzionare da queste parti è una stupidaggine – se sarebbe poi così desiderabile non ce lo si chiede. Allora cooperiamo, scambiamoci conoscenze e interroghiamoci sul nostro desiderio di accrescere la loro quantità di recursos che spesso si accompagna a una deformazione della società rurale tradizionale mozambicana, magari verso l’omologazione alla nostra che piaga un pianeta in sofferenza. Pensiamoci quindi unici in questo viaggio, parte di una grande comunità nella quale è fondamentale tutelare le diversità. A partire da quella di chi ci guardava curioso nel mercato polveroso di Sussundenga.
que that has so much to reveal – for attentive observers and those ready to listen – I realise how crucial it is to shed many prejudices. Believing that our lifestyle model could work here is foolish – and whether it would even be desirable is another question entirely. So let’s cooperate, exchange knowledge, and reflect on our desire to increase their recursos, which too often leads to the distortion of the traditional rural fabric of Mozambique, pushing it towards an imitation of our own society – a society that is already straining a suffering planet. Let’s think of ourselves as unique travellers in this journey, part of a large community where preserving differences is fundamental. Starting with those who watched us with curiosity in the dusty market of Sussundenga.
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DOVE E COME | WHERE AND HOW
In collaborazione con/ In collaboration with
PARADISO MAURITIUS di Ilaria Santi
Mauritius dolphins ©MTPA
Mauritius è sicuramente un’isola da sogno, ma è anche un mondo a parte. Questa, infatti, è l’isola più indicata per chi sogna la luce, la quiete e panorami che restano impressi a lungo nella mente. Ogni spiaggia racconta una storia diversa. Alcune si aprono con larghe distese di sabbia, altre svelano insenature raccolte e tranquille. Le acque dell’arcipelago delle Mascarene cambiano colore ad ogni passo: azzurro intenso, turchese trasparente e blu profondo si alternano come le pennellate di un dipinto. Le palme e la ricca vegetazione spontanea creano ombra e profumi inconfondibili: quello del sale del mare, della vaniglia, dei fiori di frangipane, del caffè, del cacao e quello del rum. Chi cerca lagune cristalline e sabbie bianche le troverà sulla costa est, lungo i 10 km di sabbia fine di Belle Mare – dove dal 1975 c’è uno dei resort più storici di Mauritius, il Constance Belle Mare Plage, - o alla meravigliosa Île aux Cerfs, un isolotto nel bel mezzo dell’Oceano Indiano, o poco più a sud, sulla spiaggia raccolta di Palmar, dove si trova il C Mauritius, nominato Best All-Inclusive Hotel in Africa ai TripAdvisor Travelers’ Choice Awards 2025, o ancora sulla famosa Trou aux Biches, punto di partenza per chi ama fare snorkeling. La costa meridionale dell’isola, invece, è molto più selvaggia, con 36 |
PARADISE MAURITIUS EN. CMauritius is undeniably a dream island, but it is also a world of its own. This is the perfect destination for those who long for light, quiet and landscapes that linger in the mind long after the trip is over. Every beach tells a different story. Some open onto wide stretches of sand, others reveal intimate, sheltered coves. The waters of the Mascarene archipelago shift colour with every step: deep azure, crystal turquoise and intense blue alternate like brushstrokes on a canvas. Palms and lush natural vegetation cast shade and release unmistakable scents— the salt of the sea, vanilla, frangipani flowers, coffee, cocoa and rum. Anyone in search of crystal lagoons and white sand will find them along the island’s east coast, on the ten kilometres of fine sand at Belle Mare—home since 1975 to one of Mauritius’s most iconic resorts, Constance Belle Mare Plage. Or on the stunning Île aux Cerfs, a small island set in the heart of the Indian Ocean. Or just a little further south, on the quiet beach of Palmar, location of C Mauritius, named Best All-Inclusive Hotel in Africa at the 2025 TripAdvisor Travelers’ Choice Awards. And of course
scogliere e paesaggi drammatici. Ci sono spiagge come Gris Gris dove le onde si infrangono sulle scogliere scure, generando scenari spettacolari e intensi. È qui che si trova Le Morne, un monolito a picco sul mare simbolo della storia della schiavitù sull’isola e, per questo, Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Nella sua baia ventosa e poco frequentata si danno appuntamento immensi branchi di delfini con i quali è possibile fare il bagno. Qui c’è anche è una delle poche spiagge ancora completamente selvagge dell’isola, Riambel, una distesa quasi infinita, senza resort né folla, dove l’unico suono è quello delle onde che si ritirano e ritornano. Ma Mauritius non è solo spiagge. Ci sono cascate nella foresta (Les 7 Cascades, Tamarind Falls, Alexandra Falls, Cascade de 500 Pieds sono tra le più belle), montagne colorate – Chamarel e le Terre dai Sette Colori - e branchi di cervi introdotti nel periodo coloniale, come fossimo sull’arco alpino. Nell’interno dell’isola si possono fare trekking e tour in qad, visite a piantagioni di caffè e degustazioni di rum nelle celebri Rhumerie de Chamarel o Rhumerie de Saint Aubin, quest’ultima una storica tenuta coloniale, corsi di cucina creola mauriziana ricca di spezie e di contaminazioni afro-indiane. Non si può lasciare Mauritius senza essersi immersi tra i mercati di frutta colorata e di artigianato di Port Louis, la capitale, avere visitato il Natural History Museum, che racconta la storia dell’isola, ed essere saliti alla Citadelle, nota anche come Fort Adelaide, costruita durante l’era britannica all’inizio del XIX secolo, in cima a una collina.
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Trou aux Biches, famous starting point for lovers of snorkelling. The island’s southern coast is far wilder, with cliffs and dramatic scenery. Beaches like Gris Gris offer views where powerful waves crash against dark rock, creating spectacular and intense panoramas. This is also where you’ll find Le Morne, a cliffside monolith overlooking the sea, a symbol of the island’s slavery history and an official UNESCO World Heritage Site. In its windy, secluded bay, large pods of dolphins gather—swimming with them is a once-in-a-lifetime experience. Nearby lies one of the last completely wild beaches on the island, Riambel: an almost endless stretch with no resorts and
Info: www.mauritiusnow.com SiViaggia: https://siviaggia.it/idee-di-viaggio/mauritius-spiagge-piu-belle/563017/ Mauritius from le Morn Mountain ©MTPA
Mauritius Ilot Flamants ©MTPA
no crowds, where the only sound is the rhythmic retreat and return of the waves. But Mauritius is not only about beaches. There are forest waterfalls—Les 7 Cascades, Tamarind Falls, Alexandra Falls, Cascade de 500 Pieds are among the most beautiful—colourful mountains such as Chamarel and its Seven-Coloured Earths, and herds of deer introduced during colonial times, making some landscapes resemble the Alpine arc. Inland, visitors can go trekking or quad touring, explore coffee plantations and taste rum at the famous Rhumerie de Chamarel or at Rhumerie de Saint Aubin, a historic colonial estate. Cooking classes reveal the flavours of Creole Mauritian cuisine, rich in spices and Afro-Indian influences. A visit to Mauritius wouldn’t be complete without wandering through the vibrant fruit and craft markets of Port Louis, the capital; visiting the Natural History Museum, which traces the island’s story; and climbing up to the Citadelle, also known as Fort Adelaide, built during the British era in the early 19th century atop a hill overlooking the city. Info: www.mauritiusnow.com SiViaggia: https://siviaggia.it/idee-di-viaggio/mauritiusspiagge-piu-belle/563017/
DOVE E COME | WHERE AND HOW
MOTTOLINO, CUORE OLIMPICO
Durante le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, Livigno, il Piccolo Tibet d’Italia, e la ski area Mottolino ospitano le discipline più spettacolari del freestyle e dello snowboard. Con il suo snowpark, tra i più rinomati d’Europa, e una tradizione pionieristica che ha fatto scuola, Mottolino diventa il palcoscenico olimpico con il maggior numero di medaglie in palio: 19 gare e 8 discipline. Durante i Giochi, la ski area resterà pienamente operativa e il 95% delle piste sarà accessibile, con tutti gli impianti e i punti ristoro aperti al pubblico, permettendo di vivere da vicino l’atmosfera olimpica e di sciare con i campioni. Info: https://www.mottolino.com SiViaggia: https://siviaggia.it/notizie/dove-sciare-piste-olimpiadi-milano-cortina/567161/
MOTTOLINO, OLYMPIC HEART
During the Milano–Cortina 2026 Olympic Games, Livigno—Italy’s “Little Tibet”—and the Mottolino ski area will host the most spectacular freestyle and snowboard disciplines. With one of Europe’s most renowned snowparks and a pioneering tradition that has set the standard, Mottolino becomes the Olympic stage with the highest number of medals at stake: 19 competitions and 8 disciplines. During the Games, the ski area will remain fully operational and 95% of the slopes will be accessible, with all lifts and restaurants open to the public, allowing visitors to experience the Olympic atmosphere up close and ski alongside the champions. Info: https://www.mottolino.com SiViaggia: https://siviaggia.it/notizie/dove-sciare-piste-olimpiadi-milano-cortina/567161/
In order from this page: Mottolino Faro Capel Rosso Case Montana in Valle dei Templi, Agrigento - Photo by Giuseppe Bennica ©FAI
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DORMIRE IN UN FARO IN ITALIA
A Sud dell’Isola del Giglio, la seconda più grande dell’arcipelago toscano, c’è un antico faro dove si può dormire. Uno di quei posti che ricordano la costa normanna, ma che è una delle tante bellezze d’Italia. Il Faro Capel Rosso, sul limitare del promontorio che si getta nel mare, è un buon retiro immerso in un’area di grande valore naturalistico. Inaugurato nel 1883 e posto sotto l’egida della Marina Militare Italiana per illuminare la parte meridionale dell’isola, dal 2016 è in concessione a tre sorelle fiorentine che si sono occupate anche del progetto di riqualificazione terminato nel 2021 con la realizzazione di quattro alloggi perfetti per chi cerca privacy e ispirazione (è anche una residenza artistica). Info: https://www.farocapelrosso.it SiViaggia: https://siviaggia.it/wanderlust/fotonotizia/fari-piu-belli-italia-poesia/316562/
SLEEPING IN AN ITALIAN LIGHTHOUSE
South of the Island of Giglio—second largest in the Tuscan archipelago—stands an ancient lighthouse where guests can stay overnight. One of those places reminiscent of the Normandy coast, yet unmistakably part of Italy’s heritage. Faro Capel Rosso sits at the edge of a dramatic promontory overlooking the sea, a perfect retreat immersed in an area of great natural value. Inaugurated in 1883 and placed under the Italian Navy to illuminate the island’s southern coast, it has been leased since 2016 to three Florentine sisters who oversaw a careful restoration completed in 2021. The lighthouse now offers four unique accommodations, ideal for those seeking privacy and inspiration (it also functions as an artist residency). Info: https://www.farocapelrosso.it SiViaggia: https://siviaggia.it/wanderlust/fotonotizia/fari-piu-belli-italia-poesia/316562/
THE TREASURES OF THE VALLEY OF THE TEMPLES
La Valle dei Templi di Agrigento è il Parco Archeologico regionale tra i più grandi e importanti del Mediterraneo, una zona di interesse nazionale e Patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco. Di recente è diventato anche anche “paesaggio rurale di interesse storico”, riconosciuto dal ministero dell’Agricoltura italiano tanto che il Fondo Ambiente Italiano ha contribuito al restauro di una tradizionale casa di contadini della campagna agrigentina, semplice e povera, eppure preziosa, vivida e imperdibile testimonianza della civiltà rurale che ha curato per secoli, coltivandolo, questo paesaggio unico al mondo. Nel parco si possono quindi visitare anche Case Montana, un edificio rurale storico che, dal ‘700, domina la valle della Kolymbethra, sul versante opposto al Tempio dei Dioscuri, restaurato, valorizzato e aperto al pubblico che visiterà il Giardino della Kolymbethra, un agrumeto con oltre 600 piante, a cui si aggiungono altrettante piante tipiche.
The Valley of the Temples in Agrigento is one of the largest and most important archaeological parks in the Mediterranean, a national landmark and a UNESCO World Heritage Site. It has recently also been recognised as a “historic rural landscape” by the Italian Ministry of Agriculture—so much so that the Italian Environmental Fund (FAI) contributed to restoring a traditional farmhouse from the Agrigento countryside: simple and humble, yet precious, vivid and indispensable testimony to the rural civilisation that cultivated this unique landscape for centuries. Visitors can now explore Case Montana, a historic rural building that has overlooked the Kolymbethra valley since the 1700s, on the opposite side from the Temple of the Dioscuri. Restored and opened to the public, it forms part of the Kolymbethra Garden experience: an orchard with over 600 citrus trees, plus hundreds of additional endemic plants.
Info: https://fondoambiente.it/
Info: https://fondoambiente.it/
I GIOIELLI DELLA VALLE DEI TEMPLI
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In collaborazione con/ In collaboration with
BRAND AT WORK
KITON,
IL BATTITO SILENZIOSO DEL LUSSO FATTO A MANO Direttamente dalla venticinquesima edizione del Forum Retail a Milano abbiamo incontrato Antonio De Matteis il CEO del brand Kiton per scoprire aneddoti e novità All photos are from the KNT collection
di Paolo Gelmi
Nel cuore di Napoli, dove la sartoria è un’arte tramandata come una lingua antica nasce il brand Kiton, era il 1968 quando Ciro Paone decise di dare vita ad un suo personalissimo sogno: portare nel mondo la quintessenza dell’eleganza napoletana, non solo attraverso un marchio, ma con una chiara filosofia - quella del fatto bene, del fatto per durare, del fatto con amore. Ogni giacca Kiton è un piccolo miracolo di precisione e poesia, venticinque ore di lavoro di mani esperte che si muovono lentamente, occhi che misurano millimetri come fossero battiti del cuore, nessuna ostentazione, solo il silenzio nobile della perfezione. “Il meglio del meglio, più bello del bello” questo affermava Ciro Paone raccontando dell’anima del suo brand. Oggi la nuova generazione della famiglia custodisce quella stessa eredità di pensiero e visione in un’ottica contemporanea, le collezioni Kiton parlano di un lusso autentico, discreto che non cerca riflettori ma riconoscimenti dalle fibre più rare di cashmere e vicuña, sino alle linee sartoriali impeccabile dei suo abilissimi maestri, un abito Kiton è una carezza che interpreta ed evoca lo stile più elegante di Napoli, questa seconda generazione della famiglia Paone continua a rappresentare il lusso autentico e silenzioso, le sue collezioni parlano a chi conosce e ama il valore del tempo e della tradizione, ma anche a chi cerca nel vestire un gesto d’identità e cultura. Da Napoli al mondo, Kiton resta un simbolo indissolubile del “fatto a mano” che non passa mai di moda, il Presidente dell’azienda è Maria Giovanna Paone, figlia del fondatore che ha anche il ruolo nel gestire la linea donna, il CEO è Antonio De Matteis detto “Totò” che è anche responsabile creativo del Menswear, nel 2018 è stato insignito dal National Italian American Foundation (NIAF) del premio “Italian Fashion Ambassador per la promozione del Made in Italy negli Stati Uniti d’America, tra le cose più importanti che ha fatto per il brand c’è la promozione e la ricerca tessile e lo sviluppo dei filati esclusivi come la vicuña tramata, nel 38 |
KITON: THE SILENT PULSE OF HANDMADE LUXURY | Directly from the twenty-fifth edition of Forum Retail in Milan, we sat down with Kiton’s CEO, Antonio De Matteis, to uncover stories, insights and new perspectives EN. In the heart of Naples, where tailoring is an art passed down like an ancient language, the brand Kiton was born. It was 1968 when Ciro Paone decided to bring his dream to life: to take the quintessence of Neapolitan elegance into the world—not simply through a fashion label, but through a clear philosophy: things made well, made to last, made with love. Every Kiton jacket is a small miracle of precision and poetry: twenty-five hours of work by expert hands that move slowly, eyes that measure millimetres as if they were heartbeats. No showmanship—only the noble silence of perfection. “The best of the best, more beautiful than beautiful,” Ciro Paone would say when speaking of his brand’s soul. Today, the new generation of the family preserves that same vision and heritage with a contemporary approach. Kiton’s collections embody an authentic, discreet luxury that seeks no spotlight—luxury revealed through the rarest fibres, from cashmere to vicuña, and through the impeccable tailoring of its master artisans. A Kiton suit is a caress, an interpretation of the most elegant spirit of Naples. This second generation of the Paone family continues to represent quiet, genuine luxury, speaking to those who understand the value of time and tradition, and to those who see clothing as an expression of identity and culture. From Naples to the world, Kiton remains an enduring symbol of craftsmanship that never goes out of style. The company is led by President Maria Giovanna Paone, daughter of the founder, who
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2023 è stato nominato Presidente del Pitti Immagine. Durante la venticinquesima edizione del Forum Retail a Milano, Gate Magazine ha seguito l’intervista che ha visto protagonista sul palco dell’evento proprio Antonio De Matteis e ne ha colto gli spunti più importanti e alcuni aneddoti decisamente interessanti. Ci racconti il suo esordio in azienda? L’azienda di famiglia ha una lunga tradizione che si tramanda generazione in generazione, io ho imparato tutto da mio zio Ciro Paone fondatore della Kiton, uomo dal carattere forte e sicuramente non facile da gestire, da lui ho imparato la determinazione e il sacrificio al lavoro, la costanza e la serietà, ricordo che nel 1986 il 1^ maggio ricordo perfettamente la data, mi caricò in macchina direzione Milano per farmi entrare definitivamente nell’universo Kiton, da quel momento ogni giorno è stato ed è un’esperienza unica, dove non si smette mai d’imparare e sperimentare. Che rapporto ha con i suoi dipendenti/collaboratori? L’azienda ha sempre avuto un gran rispetto dei suoi dipendenti, dei sarti e di tutta la manovalanza in generale, in tantissimi anni posso dire che solo 3 persone sono uscite dalla nostra società e questa la dice lunga sul nostro modus operandi, ricordo che ci fu un momento di grande crisi del settore e per la nostra azienda, ai tempi non avevamo neanche i sindacati, gestivamo tutto internamente, eravamo noi la garanzia per i nostri dipendenti, sia dal punto di vista interno che esterno, in quel periodo ci consigliarono per il bene e la sopravvivenza della Kiton di tagliare 200 posti di lavoro, una cosa inammissibile e dura da digerire per un azienda come la nostra dove i dipendenti sono visti come parte integrante della famiglia, ricordo che un pomeriggio salì nel mio ufficio una delegazione di lavoratori
also oversees the womenswear line. The CEO is Antonio “Totò” De Matteis, who also serves as Creative Director of Menswear. In 2018 he received the “Italian Fashion Ambassador” award from the National Italian American Foundation (NIAF) for promoting Made in Italy in the United States. Among his key contributions is the development of exclusive fabrics—such as woven vicuña—and research in textile innovation. In 2023 he was appointed President of Pitti Immagine. At Forum Retail in Milan, Gate Magazine followed his on-stage interview and collected the most meaningful insights and anecdotes. Tell us about your beginnings at the company. Our family business has a long tradition passed down through generations. I learned everything from my uncle, Ciro Paone, Kiton’s founder—a strong-willed man, not always easy, but he taught me determination, discipline and dedication to work. I remember perfectly: it was May 1st, 1986. He put me in the car and drove to Milan to start my journey in the Kiton universe. From that moment, every day has been a unique experience, one where you never stop learning or experimenting. What is your relationship with your employees? The company has always shown deep respect for its employees, tailors and all craftsmen. In all these years, only three people have ever left our company—that says a lot about our approach. I remember a difficult moment, a severe crisis for the sector and for us. We didn’t even have unions back then; we managed everything internally. We were the guarantee for our workers. We were advised to cut 200 jobs to save the company—an unthinkable, unbearable idea for a business like ours, where
Antonio De Matteis, CEO Kiton
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che mi dissero queste poche ma significative parole: signor Matteis siamo molto legati a questa società e per lei saremmo disposti a lavorare anche gratis, dopo quell’incontro decidemmo di lavorare tutti 4 ore al giorno, così riuscimmo a salvare il posto di lavoro di tutte le persone, quello per me fu un momento epico sia dal punto di vista umano che aziendale, oggi dopo parecchi anni siamo più di mille a far parte di questa bellissima realtà. Ci dica una delle cose che la rendono più fiero della sua attività? Una delle cose più belle che ricordo fu la creazione della nostra scuola di formazione nella nostra sede ad Arzano una località a pochi km da Napoli, i ragazzi che la frequentano sono sostenuti in tutto e per tutto e anche rimborsati delle spese di spostamento. All’inizio non fu facile reclutare nuove leve che volessero imparare l’arte della sartoria napoletana, non tanto perché disinteressati, ma per un pregiudizio che con il tempo abbiamo sfatato, questo tipo di arte era custodita gelosamente da ogni singolo sarto di Napoli che difficilmente permetteva che qualcun’altro potesse carpirne i segreti, in passato le giovani leve dovevano imparare spiando segretamente i propri maestri, con tutta una seria di difficoltà ad apprendere il mestiere, così facendo si rischiava davvero che questa artigianale arte scomparisse, molti genitori dell’epoca di conseguenza per evitare questa frustrazione ai propri figli sconsigliavano vivamente di intraprendere questa professione, allora abbiamo pensato di coinvolgere i nostri sarti più esperti e vicini alla pensione, per insegnare e tramandare queste tecniche alle nuove generazioni, oggi la nostra scuola ha una valore importantissimo ed è super richiesta, garantendo il proseguo di una professione che fa parte dell’eccellenza italiana del saper fare. Cosa ne pensa delle nuove generazioni? Le nuove generazione sono davvero speciali, non è vero che non hanno voglia di lavorare, anzi lo fanno con molta passione e dedizione, solo chiedono e pretendono giustamente di “essere pagati e bene”, la cosa mi sembra corretta, un lavoratore soprattutto se svolge un’attività manuale e creativa come la nostra deve avere la mente libera ed essere sereno e felice, solo così potrà svolgere al meglio la propria arte professionale. Che consiglio darebbe loro? Consiglio loro di essere pronti al sacrificio, nel nostro settore non esistono in certi periodi i sabati e le domeniche, questo lavoro richiede sacrifici e dedizione totale, che comunque vengono ripagati da tante soddisfazioni professionali e una buona retribuzione. In tema di sostenibilità come vi state muovendo? Sostenibilità è una parola profonda che racchiude in se tanti aspetti, il primo: un nostro abito deve durare nel tempo, questa è davvero sostenibilità, non c’è nulla di più gratificante nella longevità di un capo, vedere mio figlio che indossa un vestito che portavo da giovane mi fa capire che siamo sulla strada giusta, secondo: la nostra azienda è quasi tutta artigianale, sono pochi i macchinari industriali, quindi inquiniamo poco e rispettiamo tutte le normative vigenti, ultimo ma non in termini d’importanza: riteniamo che sostenibilità significhi lavorare in un ambiente sano, non soltanto dal punto di vista ambientale e logistico, sano anche nei rapporti tra azienda e lavoratori, sano dal punto di vista delle tutele e dei diritti, tutte queste cose sono importantissime e creano un concetto di sostenibilità allargata.
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employees are considered family. One afternoon, a delegation of workers came to my office and told me: ‘Mr. De Matteis, we are deeply attached to this company. For you, we would even work for free.’ After that meeting, we decided to work four hours a day—all of us—so that every job could be saved. For me, that was an epic moment on both a human and corporate level. Today, many years later, there are over a thousand of us in this extraordinary reality. What achievement makes you most proud? One of the things that makes me proudest is the creation of our training school in Arzano, just outside Naples. The students receive full support, including reimbursement for commuting expenses. At first it was difficult to find young people willing to learn the Neapolitan tailoring tradition—not because they lacked interest, but because of a long-standing prejudice. Tailors in Naples guarded their secrets fiercely; apprentices had to learn by secretly observing the masters. This made the craft extremely hard to access, and parents often discouraged their children from pursuing it. We decided to involve our most experienced tailors, those approaching retirement, and ask them to teach and pass on their techniques. Today our school is highly respected and in great demand, ensuring the continuity of a profession that represents one of Italy’s greatest artisanal excellences. What do you think of the new generations? The younger generations are truly extraordinary. It’s not true that they don’t want to work—quite the opposite. They work with passion and dedication, but they rightly ask to be paid well. And they’re right. Especially in a manual and creative profession like ours, workers must have a clear mind, feel at ease, and be happy. That’s the only way to express their artistry. What advice would you give them? “I would tell them to be ready for sacrifice. In our industry, there are times when Saturdays and Sundays don’t exist. This work requires total dedication—but the rewards come in the form of meaningful accomplishments and solid earnings. What does sustainability mean for Kiton? Sustainability is a profound concept with many facets. First: our garments must last a long time. That is true sustainability. There is nothing more gratifying than longevity—seeing my son wear a suit I wore as a young man shows we are on the right path. Second: our production is almost entirely artisanal. We use very few industrial machines, which means we pollute little and fully respect environmental regulations. Finally—and this is just as important—sustainability means working in a healthy environment, not only physically and logistically but also in human relations: respect between company and workers, proper protection of rights, and wellbeing in the workplace. This is what we call extended sustainability.
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BOGLIOLI, IL CLASSICO CHE SI REINVENTA
Incontro con il CEO di un brand che ha fatto della sartoria e dell’innovazione un lusso disinvolto
di Paolo Gelmi
Nel mondo della moda maschile, la parola “sartorialità” evoca immediatamente immagini di tessuti pregiati, tagli impeccabili e una cura maniacale per il dettaglio, ma la vera sartoria non è solo tecnica ma anche visione, anima, cultura e la capacità di coniugare tradizione e innovazione senza mai dover sacrificare l’eleganza, in questo panorama Boglioli si distingue come interprete assoluto di autenticità e stile italiano nel settore dell’abbigliamento maschile. Boglioli nasce nel 1973 a Gambara in provincia di Brescia ma la sua storia è ben più antica perché la famiglia aveva già nei primi anni del novecento una sartoria che produceva anche per conto terzi, gli anni settanta data di nascita del brand erano un periodo storico dove l’abito maschile era ancora sinonimo di rigore, grazie al know-how acquisito in tanti anni di scrupolosa attività il marchio si spinse in breve tempo a scardinare le regole classiche della sartoria, mettendo da parte le imbottiture e le costruzioni pesanti iniziando a lavorare con tessuti lavati, trattati, vissuti, ricordiamo con piacere la celebre K-Jacket una giacca destrutturata lavata e tinta in capo, una originale dichiarazione d’intenti e di libertà stilistica che portò Boglioli alla ribalta a livello internazionale. Boglioli non costruisce solo abiti ma attitudini, il suo uomo non cerca l’attenzione degli altri preferisce una leggera discrezione, i capi del brand parlano di leggerezza, di cotone tinto in capo e di morbidezza delle spalle destrutturate, un equilibrio sottile tra comfort e raffinatezza, la giacca diventa un’estensione del corpo, il marchio bresciano nel tempo ci ha insegnato che il vero lusso sta nella semplicità, non quella banale bensì quella ottenuta attraverso ricerca, innovazione, stile e savoir-faire. I tessuti usati da Boglioli sono frutto di una conoscenza profonda dei materiali e delle lavorazioni, cashmere leggerissimi, lini italiani, cotoni doppi ritorti, ogni fibra viene selezionata per offrire un’esperienza estetica e sensoriale, ogni sua creazione è pensata per durare nel tempo, sia in termini di qualità che di gusto estetico, il lato distintivo del brand è racchiuso nella sua grande sensibilità nel creare abiti di carattere ed eleganza senza tempo, ma con uno spirito contemporaneo e autentico. Per l’occasione noi di Gate Magazine abbiamo incontrato Francesco Russo CEO di Boglioli per farci raccontare aneddoti e novità di questo brand simbolo d’italianità e stile. 44 |
BOGLIOLI, THE CLASSIC THAT REINVENTS ITSELF | Conversation with the CEO of a brand that has made tailoring and innovation a form of effortless luxury EN. In the world of menswear, the word tailoring immediately evokes images of fine fabrics, impeccable cuts and obsessive attention to detail. Yet true tailoring is not just technique—it is vision, soul, culture, and the ability to combine tradition and innovation without ever sacrificing elegance. In this landscape, Boglioli stands out as a quintessential interpreter of authenticity and Italian style in men’s fashion. Boglioli was founded in 1973 in Gambara, in the province of Brescia, although its history is far older: in the early 1900s the family already ran a tailoring workshop producing garments also for other brands. The 1970s—the official birth of the label—were a time when men’s suits were still synonymous with rigidity. Thanks to decades of meticulous craftsmanship, the brand soon dared to break the classic rules of tailoring, setting aside heavy padding and structured constructions to experiment with washed, treated, lived-in fabrics. The celebrated K-Jacket—a deconstructed, garment-dyed blazer—became a bold declaration of stylistic freedom that brought Boglioli international recognition. Boglioli does not just build garments but attitudes. Its man does not seek attention; he prefers quiet sophistication. The brand’s pieces speak of lightness— garment-dyed cotton, soft deconstructed shoulders, a subtle balance between comfort and refinement. The jacket becomes an extension of the body. Over time, the brand has shown that true luxury lies in simplicity, not the obvious kind, but the kind achieved through research, innovation, style and savoir-faire. Boglioli’s fabrics reflect deep knowledge of materials and craftsmanship: airy cashmeres, Italian linens, double-twisted cottons. Every fibre is chosen to offer both aesthetic and sensory experience. Each creation is designed to last, in quality and timeless taste. What distinguishes the brand is its extraordinary sensitivity in crafting garments of character and elegance with an authentic contemporary spirit. For this feature, Gate Magazine met with Francesco Russo,
Francesco Russo, CEO Boglioli
Dai primi del 900 come piccola sartoria sino a diventare un brand importante della moda maschile, quali sono i punti fermi che non sono mai cambiati? I nostri punti fermi restano la lavorazione artigianale e il controllo diretto su ogni fase produttiva. Il capospalla viene realizzato internamente presso la nostra sede di Gambara, in provincia di Brescia, dove possiamo garantire standard qualitativi elevati e una supervisione costante del processo produttivo. Nata inizialmente come realtà specializzata nella produzione conto terzi, l’azienda ha mantenuto una forte vocazione manifatturiera, che rappresenta un vero e proprio patrimonio di competenze tecniche e know-how. A questo si affianca una continua ricerca tecnologica, che ci consente di innovare senza perdere di vista la tradizione. Oggi, infatti, collaboriamo con alcune delle più importanti aziende di tessuti per sviluppare tessuti esclusivi, frutto di un dialogo costante tra creatività, innovazione e qualità. La giacca è il vostro capo più importante vogliamo approfondire l’argomento? La giacca rappresenta il cuore identitario del nostro marchio, che si distingue per un approccio creativo e la capacità di coniugare tradizione sartoriale e stile contemporaneo, al di fuori degli stereotipi. Il nostro capo iconico è la giacca da uomo destrutturata, pensata per essere indossata in ogni momento della giornata. Ne proponiamo una varietà pressoché infinita, grazie a una selezione attenta dei materiali e a una palette ricca di colori, sia in tinta unita che in fantasie. La K-Jacket, in particolare, ha segnato un punto di svolta: è stata la prima giacca destrutturata e tinta in capo presentata al Pitti Uomo, ed è quella che ha dato maggiore visibilità al brand Boglioli. Ancora oggi, per quanto molti brand abbiano adottato nel loro stile il concetto di giacca destrutturata, la vestibilità Boglioli è unica e inimitabile, e nessun altro brand è in grado di presentare giacche tinte in capo su materiali preziosi come seta, cashmere, e lane pregiate.
CEO of Boglioli, to discuss insights, anecdotes and the future of a brand that represents Italian style at its finest. From a small tailoring shop in the early 1900s to a major menswear brand: what core values have never changed? Our constants remain artisanal craftsmanship and direct control over every production phase. Our jackets are made in-house at our Gambara headquarters, where we ensure high-quality standards and constant supervision. Originally a company specialising in third-party production, we have preserved a strong manufacturing vocation—a true heritage of technical skills and knowhow. Alongside this, we pursue continuous technological research, allowing us to innovate without losing sight of tradition. Today we collaborate with some of the most renowned textile manufacturers to develop exclusive fabrics born from a constant dialogue between creativity, innovation and quality. The jacket is your most important garment. Can you elaborate? The jacket represents the core identity of our brand, distinguished by a creative approach that blends tailoring tradition and contemporary style, free from stereotypes. Our iconic piece is the deconstructed men’s jacket, designed to be worn at any time of day. We offer an almost infinite variety, thanks to a careful selection of materials and a rich palette of colours, both solid and patterned. The K-Jacket marked a turning point: it was the first deconstructed, garment-dyed blazer presented at Pitti Uomo and remains one of our most recognisable pieces. Even though many brands now offer deconstructed jackets, Boglioli’s fit is unique and unmatched, as is our ENJOY YOUR TRIP | 45
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Come è cambiato il modo di costruire un abito negli ultimi anni? Negli ultimi anni abbiamo evoluto il nostro modo di costruire l’abito introducendo nuove linee pensate per rispondere alle esigenze di un mercato sempre più attento a vestibilità, funzionalità e stile. Accanto alle nostre iconiche proposte sfoderate, abbiamo inserito soluzioni con una struttura interna più definita, capaci di offrire un’alternativa elegante e versatile. La linea Milano, ad esempio, è foderata e si distingue per la spalla leggermente costruita: un perfetto equilibrio tra raffinatezza e comfort. La linea B-Line, invece, è semi-costruita e può essere semi-foderata o completamente foderata. Questa scelta progettuale garantisce un comfort superiore. Nella SS26 abbiano inoltre lanciato forme ancora più fluide, sia di giacca che di pantalone, da affiancare alla nostra proposta continuativa. Quali sono i tessuti con cui amate confrontarvi? La scelta dei tessuti è il punto di partenza imprescindibile del nostro lavoro. Selezioniamo con cura solo materie prime di altissima qualità, rigorosamente italiane, privilegiando fibre naturali accomunate da un’eccellente morbidezza. Il concetto di soft touch guida ogni nostra decisione: lavoriamo principalmente con cotone, lino, cashmere, seta e lana, scelti per la loro leggerezza e sensazione tattile unica. Anche nei casi in cui i materiali non nascono con questa caratteristica, come lo shetland, interveniamo con lavorazioni manuali e artigianali. La garzatura con cardi naturali ci consente infatti di trasformare anche i tessuti più ruvidi, donando loro una mano morbida e piacevole al tatto, senza comprometterne la struttura. L’obiettivo è offrire un’esperienza sensoriale che unisca comfort, estetica e qualità sartoriale.
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ability to garment-dye precious fibres such as silk, cashmere and fine wools. How has the construction of a suit changed in recent years? “We have evolved our tailoring approach by introducing new lines that respond to a market increasingly attentive to fit, functionality and style. Alongside our iconic unlined proposals, we have added options with more defined internal structures. The Milano line, for instance, is fully lined and features a lightly constructed shoulder—a perfect balance of elegance and comfort. The B-Line, instead, is semi-constructed and can be semi-lined or fully lined, offering superior comfort. For SS26, we introduced even more fluid shapes, both in jackets and trousers, complementing our continuous offering. What fabrics do you most enjoy working with? “The choice of fabrics is the essential starting point of our work. We select only the highest-quality Italian raw materials, favouring natural fibres with exceptional softness. The concept of soft touch guides every decision: we primarily work with cotton, linen, cashmere, silk and wool for their lightness and unique tactile feel. Even when materials aren’t naturally soft—such as Shetland wool—we intervene with artisanal treatments. Natural thistle brushing allows us to soften even the roughest fabrics without compromising their structure. Our goal is to offer a sensory experience that blends comfort, aesthetics and sartorial quality. Cutting, sewing and pressing are fundamental stages. How have they evolved? Our approach merges innovation and tradition. At Boglioli, several generations of tailors work side by side, passing down craftsmanship with passion. Every garment is cut with extreme precision. Nothing is left to chance: each detail ensures impeccable fit and comfort. In recent years, we have incorporated advanced technologies, such as automated pattern placement and computerised cutting, which optimise time and materials while preserving quality. Yet human oversight remains essential: expert staff perform quality checks capable of identifying even the smallest imperfections. Hand-sewing remains one of the emblematic gestures of our tradition. The details requiring the greatest care are finished by hand, because manual craftsmanship is still, today, the hallmark of excellence. Can innovation and tailoring coexist? They not only coexist—they enhance
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Taglio, cucito e stiro sono fasi importanti nella vostra attività, che variazioni hanno subito negli ultimi anni? Il nostro approccio al prodotto unisce innovazione e tradizione, anche nelle fasi fondamentali di taglio, cucito e stiro. All’interno dell’azienda convivono più generazioni di sarti, che tramandano il sapere artigianale con passione e dedizione. Ogni capo è tagliato con estrema precisione, seguendo un processo attento in cui nulla è lasciato al caso: la cura per ogni singolo dettaglio è ciò che garantisce una vestibilità impeccabile e un comfort assoluto. Negli ultimi anni abbiamo integrato tecnologie avanzate nei nostri processi produttivi, come il piazzamento automatico e il taglio computerizzato, che ci consentono di ottimizzare tempi e materiali mantenendo intatta la qualità. Queste innovazioni sono però sempre accompagnate da un forte presidio umano: il controllo qualità viene effettuato in linea da personale esperto, capace di rilevare anche le più piccole imperfezioni. Il cucito resta uno dei gesti più emblematici della nostra tradizione sartoriale. I dettagli che richiedono maggiore attenzione sono rifiniti a mano, perché crediamo che la manualità sia ancora oggi il segno distintivo dell’eccellenza. Le cuciture diventano così il trait d’union tra estetica, funzionalità e maestria artigianale, contribuendo a definire l’identità e il valore di ogni singolo capo. Innovazione e sartorialità posso convivere? Innovazione e sartorialità non sono concetti in contrasto, anzi: rappresentano per noi due facce complementari dello stesso approccio alla qualità. L’eccellenza artigianale, che resta il cuore pulsante del nostro lavoro, si affianca a una costante ricerca tecnica e stilistica, dando vita a capi in cui ogni dettaglio è frutto di esperienza, passione e innovazione applicata. Ne è esempio emblematico il nostro esclusivo processo di tintura in capo, una tecnica nata in Italia negli anni ’70 e che Boglioli ha saputo reinterpretare in chiave evoluta. Per ogni articolo della collezione elaboriamo trattamenti specifici, con formule calibrate per ciascun tessuto e tonalità. Il risultato è un capo dalla mano ‘vissuta’, con una texture raffinata e un’eleganza non convenzionale, che conserva la sua anima sartoriale pur assumendo una forte personalità contemporanea. Questo processo, frutto di anni di ricerca e sperimentazione, è stato perfezionato fino a diventare un segno distintivo del nostro brand. Oggi siamo l’unica azienda in grado di applicarlo con successo anche a materiali nobili come lino, seta e cashmere, conferendo ad ogni giacca un carattere unico e inconfondibile. La nostra visione si fonda proprio su questo: unire il valore della tradizione con il coraggio dell’innovazione, per creare capi che raccontano una storia fatta di eccellenza, ricerca e identità.
one another. Craft excellence, the beating heart of our work, is paired with constant technical and stylistic research. A clear example is our exclusive garment-dyeing process, born in Italy in the 1970s and refined by Boglioli into an evolved technique. We develop specific treatments for each fabric and shade, resulting in garments with a lived-in touch, refined texture and unconventional elegance. Today we are the only company capable of applying this method successfully to noble fibres such as linen, silk and cashmere, giving each jacket a unique, unmistakable character. Our vision is built on merging tradition and innovation to create garments that tell a story of excellence, research and identity. What are the first steps in creating a jacket? It all starts with the paper pattern—the foundation where silhouette, proportions and stylistic coherence take shape. Designed with maximum
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Quali sono i primi passi da fare per la realizzazione di una giacca? La realizzazione di una giacca Boglioli nasce da un gesto che unisce arte sartoriale e rigore tecnico: la costruzione del cartamodello. È in questa fase che l’idea prende forma, non solo attraverso la definizione della silhouette, ma anche nella cura minuziosa dei dettagli, che saranno poi il tratto distintivo del capo. Il cartamodello rappresenta molto più di una base tecnica: è il fondamento su cui si costruisce la vestibilità, l’equilibrio delle proporzioni e la coerenza stilistica dell’intera collezione. Progettato con la massima precisione, consente non solo di garantire un fit impeccabile, capace di valorizzare le forme del corpo, ma anche di ottimizzare il consumo del tessuto, riducendo al minimo gli sprechi. Ogni giacca nasce così, da un equilibrio sapiente tra forma e funzione, estetica e sostenibilità, in cui nulla è lasciato al caso. Ci vuole spiegare cosa si intende per giacca destrutturata? La giacca destrutturata di Boglioli nasce con l’idea di coniugare la raffinatezza sartoriale con un nuovo senso di libertà. Realizzata in tessuti nobili come cashmere, lana merino, lino o seta, è impreziosita da dettagli sartoriali interni ma priva di elementi rigidi come spalline e fodere. Questa essenzialità la rende leggera, morbida e naturalmente adattabile alla forma del corpo, garantendo al tempo stesso comfort e una silhouette impeccabile. Il nostro iconico modello tinto in capo ha contribuito a definire questo stile: una giacca che, pur mantenendo un’identità elegante, si presta a una vestibilità disinvolta e rilassata. È il perfetto equilibrio tra rigore sartoriale e spirito contemporaneo. Oggi, la giacca destrutturata è diventata un must del guardaroba dell’uomo moderno: versatile, sofisticata e capace di elevare anche i look più casual con un tocco di autentica classe. Chi disegna le vostre collezioni? La direzione creativa delle nostre collezioni è stata affidata a Marco Re, uomo prodotto che conosce profondamente il marchio, avendo lavorato in azienda sin dalle sue origini. Il suo ritorno ha rappresentato un elemento chiave nel rilancio del brand. Al suo fianco opera un team stilistico consolidato, che lavora con grande attenzione e rispetto per il DNA di Boglioli, curando con coerenza e visione l’intera progettazione della collezione. Quali sono i vostri mercati di riferimento? La presenza dell’immagine Boglioli nel mondo è mantenuta da una catena di oltre 400 selezionati negozi multibrand di alta gamma. Stretti rapporti di collaborazione con i rivenditori hanno consolidato il posizionamento del marchio sul mercato italiano. In Italia l’azienda opera attraverso una piattaforma di circa 150 rivenditori, e il brand ha sviluppato una propria presenza nei più importanti mercati esteri, in particolare Europa continentale, Asia e Stati Uniti. In questi mercati Boglioli è presente nei migliori negozi multimarca con shop-in-shop e pop-up nei punti vendita e nelle città più importanti nel mondo. 48 |
precision, the pattern ensures impeccable fit and optimal fabric use, minimising waste. Every Boglioli jacket is born from the balance between form and function, aesthetics and sustainability. What defines a deconstructed jacket? A deconstructed Boglioli jacket blends sartorial refinement with a new sense of freedom. Crafted in noble fibres like cashmere, merino wool, linen or silk, it includes refined internal details but lacks rigid components such as padding and full linings. This essentiality makes it light, soft and naturally adaptable to the body, while maintaining elegance. Our iconic garment-dyed version further shaped this identity: a jacket that, while refined, offers relaxed wearability. It has become a modern menswear staple—versatile, sophisticated and capable of elevating even casual looks. Who designs your collections? Creative direction is entrusted to Marco Re, a product expert who deeply knows the brand, having worked with us since the beginning. His return has been crucial to the brand’s relaunch. He leads a consolidated design team
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that works with great attention and respect for Boglioli’s DNA. What are your key markets? Boglioli’s global presence is supported by over 400 selected high-end multibrand retailers. Close partnerships with our Italian retailers have strengthened our domestic position. In Italy we operate through a platform of about 150 retailers, and we have developed a strong presence in major international markets—particularly continental Europe, Asia and the United States—where we appear in top stores with shop-in-shops and pop-ups. How are you approaching sustainability? A significant step is our eco-friendly tinto terra dyeing project, using natural pigments derived from clay. This technique gives life to a unique colour palette—yellow, mastic, ochre, water green—while preserving softness, even in natural fibres. It is a concrete first step toward a production increasingly attentive to environmental impact. Who is the Boglioli man? He is a conscious, quality-driven man with refined taste. He appreciates tailoring but interprets it personally, blending elegance and ease. He loves well-crafted garments, natural materials, authentic textures and sophisticated colour palettes. He does not follow trends; he chooses what represents him. His elegance is essential and never rigid. His charisma lies in the balance between understatement and character—an elegance that never needs to shout, yet never goes unnoticed.
Sul tema della sostenibilità come vi state muovendo? Un passo significativo nel nostro percorso verso una produzione sempre più sostenibile è rappresentato dal progetto di tintura ecosostenibile ‘tinto terra’, realizzato con sostanze naturali ricavate direttamente dalle argille. Questa tecnica ci consente di ottenere una palette cromatica unica che va dal giallo al mastice, fino all’ocra e al verde acqua. I capi risultano estremamente morbidi al tatto, nonostante l’utilizzo di fibre di origine naturale, generalmente più rigide. Si tratta di un primo, concreto passo verso una visione Boglioli sempre più attenta all’impatto ambientale. Chi è l’uomo che veste Boglioli? L’uomo che veste Boglioli è consapevole, ha un gusto raffinato ed è attento alla qualità. Apprezza la sartoria, ma la interpreta in modo personale, con uno stile che unisce eleganza e disinvoltura. Ama i capi ben costruiti, i materiali naturali, le texture autentiche e una palette di colori mai scontata. Non segue le mode, ma sceglie ciò che lo rappresenta, con naturalezza. Preferisce un’eleganza essenziale, mai rigida, che gli permetta di sentirsi a proprio agio in ogni contesto. Il suo carisma risiede nell’equilibrio tra understatement e carattere: è quel tipo di eleganza che non ha bisogno di farsi notare, ma che difficilmente passa inosservata.
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Riccardo: 27/09/2023
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SUNNEI,
LA REALTÀ COME PERFORMANCE SUNNEI, REALITY AS PERFORMANCE di Andrea Bertolucci
Inizia tutto con una linea. Non quella di un disegno, ma la traccia di un gesto: semplice, preciso, quotidiano. È da qui che prende forma Sunnei, il marchio fondato a Milano da Loris Messina e Simone Rizzo, due designer che hanno scelto di osservare la moda prima ancora di farla, di indagare su ciò che accade tra le persone, negli spazi, nei movimenti, nei comportamenti. Il risultato è un’estetica lucida e profondamente umana, capace di trasformare la quotidianità in un racconto visivo e in una forma di verità. Quando il marchio prende vita, nel 2015, Milano è nel mezzo di una vera e propria rinascita culturale che segue all’Esposizione universale. La città si sta riformulando dopo anni di immobilità, riscoprendo la propria vocazione più autentica, quella di essere un laboratorio di idee ed energie. In questo contesto, Messina e Rizzo — provenienti entrambi dal mondo del lusso, ma affamati di libertà — decidono di costruire qualcosa che non appartenga a nessun codice, che non segua regole preesistenti. Aprono un piccolo spazio nel quartiere Bovisa, lontano dai percorsi convenzionali della moda milanese, e cominciano a lavorare su una collezione di capi oversize, proporzioni inusuali, materiali italiani, colori saturi ma controllati. Fin dall’inizio, Sunnei è un modo di interrogare la moda dall’interno, un esercizio critico e allo stesso tempo poetico, un invito a guardare il mondo con più attenzione. Ma nel tempo, il brand costruisce un linguaggio inconfondibile, dove l’architettura dei capi convive con una dimensione emotiva e ironica. Le sfilate non sono mai semplici passerelle, ma esperimenti di percezione: i modelli si muovono a ritmo rallentato, corrono, interagiscono con lo spazio e con il pubblico, ribaltando la logica dello show in favore di una riflessione collettiva. Ogni presentazione è un piccolo manifesto sul rapporto tra individuo e sistema, tra chi guarda e chi viene guardato, tra realtà e rappresentazione. Sunnei usa la moda come dispositivo critico, ma lo fa con un’ironia tutta italiana, leggera e tagliente, che riesce a mettere a nudo la rigidità del settore senza mai perdere il senso del gioco. Dietro una apparente spontaneità c’è, però, un rigore profondo. Mes52 |
EN. It all begins with a line. Not the line of a drawing, but the trace of a gesture: simple, precise, everyday. This is where Sunnei takes shape. The brand, founded in Milan by Loris Messina and Simone Rizzo, was born from the intuition of two designers who chose to observe fashion before creating it—examining what happens between people, in spaces, in movements, in behaviours. The result is a clear, deeply human aesthetic capable of transforming daily life into a visual narrative and a form of truth. When the brand came to life in 2015, Milan was in the midst of a cultural renaissance following the Universal Exposition. The city was reshaping itself after years of inertia, rediscovering its most authentic vocation: being a laboratory of ideas and energy. In this context, Messina and Rizzo— both coming from the luxury world, but hungry for freedom—decided to build something that didn’t belong to any existing code, something that refused predefined rules. They opened a small space in the Bovisa district, far from Milan’s traditional fashion circuits, and began working on a collection defined by oversized silhouettes, unusual proportions, Italian materials, saturated yet controlled colours. From the outset, Sunnei has been a way of questioning fashion from within: a critical and poetic exercise, an invitation to look at the world more closely. Over time, the brand has constructed an unmistakable language, where architectural precision coexists with emotional and ironic nuances. The shows are never conventional runways, but experiments in perception: models move in slow motion, run, interact with the space and the audience, overturning the logic of the fashion show in favour of collective reflection. Each presentation becomes a small manifesto about the relationship between individual and system,
Sunnei’s cofounders Simone Rizzo and Loris Messina from WWD
sina e Rizzo lavorano infatti con la precisione dei designer e la curiosità dei sociologi: studiano il comportamento, la postura, la percezione, costruendo capi che sono prima di tutto esperienze. “Non prendere la moda troppo sul serio per prenderla sul serio davvero”: è questa, da sempre, la loro regola non scritta. Nel 2020, con l’ingresso di Vanguard Group, Sunnei entra in una nuova fase di espansione. Il marchio cresce, ma resta fedele a sé stesso: il Palazzo Sunnei, quartier generale e spazio simbolico del brand, diventa un luogo di scambio continuo tra moda, arte e design, un ambiente vivo in cui il concetto di collezione si dilata fino a comprendere installazioni, performance, oggetti, esperienze condivise. Qui ogni progetto è parte di un discorso più ampio, di un ecosistema che si nutre della città e ne restituisce l’energia. In pochi
between observer and observed, between reality and representation. Sunnei uses fashion as a critical device, but does so with a distinctly Italian irony—light yet sharp—that exposes the rigidity of the industry without ever losing its sense of play. Behind this apparent spontaneity lies a deep rigour. Messina and Rizzo work with the precision of designers and the curiosity of sociologists: they study behaviour, posture, perception, creating garments that are first and foremost experiences. “Don’t take fashion too seriously in order to take it seriously”—this has always been their unwritten rule. In 2020, with the entry of Vanguard Group, Sunnei entered a new phase of expansion. The brand grew but remained true to itself. Palazzo Sunnei, its headquarters and symbolic space, has become a hub of constant exchange between fashion, art and design—a living environment where the idea ENJOY YOUR TRIP | 53
TUTTO QUANTO FA TENDENZA | EVERYTHING THAT IS TRENDING Sunnei x Camper
Sunnei Spring 2026 Ready-to-Wear Collection
Rubberized Earrings from Virtus Magazine Sunnei Fall 2025 Ready-to-Wear Collection 54 |
Sunnei Fall 2025 Ready-to-Wear Collection
anni, Sunnei ridefinisce così l’immagine della nuova italianità, liberandola dal peso della tradizione per renderla più leggera, contemporanea e consapevole. Le sue collezioni, apparentemente semplici, sono costruite come piccole architetture di equilibrio: volumi controllati, tagli essenziali, cromie calibrate con la precisione di un pittore e la libertà di un ragazzo di strada. Ogni capo parla di vita quotidiana, ma in un modo che la trasfigura, la rende quasi filosofica. È una moda che osserva, che riflette: non si limita a vestire ma propone un modo di pensare. Un equilibrio raro, costruito con la calma di chi non deve inseguire nulla perché ha già trovato la propria direzione. of a collection expands to include installations, performances, objects and shared experiences. Here, every project is part of a broader conversation, an ecosystem nourished by the city and returning that energy to it. In just a few years, Sunnei has redefined the image of a new Italian identity, freeing it from the weight of tradition and rendering it lighter, more contemporary and more self-aware. Its collections, seemingly simple, are constructed like small architectures of balance: controlled volumes, essential cuts, chromatic compositions calibrated with the precision of a painter and the freedom of a street kid. Every garment speaks of everyday life, but in a way that transforms it—almost making it philosophical. It is a fashion that observes, that reflects: it does not simply dress, it proposes a way of thinking. A rare equilibrium, built with the calm of those who need not chase anything, because they have already found their direction.
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In collaborazione con/ In collaboration with
BRAND AT WORK
SittingSuits
IL CALORE CHE SI INDOSSA Dalla Danimarca un brand sostenibile che abbraccia il comfort
di Paolo Gelmi
La fondatrice del brand SittingSuits è Rebecca Johansen una donna danese che gestiva ristoranti con molti posti all’aperto che a un certo punto della sua carriera da ristoratrice si è stancata di usare i soliti riscaldatori esterni o delle coperte per scaldare gli ospiti dei suoi locali, insieme alla designer Vibe Johansson hanno trovato una originale alternativa e “indossabile”, creando una sorta di “coperta-suit” che fosse calda, funzionale e personalizzabile. Il modello è nato per estendere il piacere di stare all’aperto anche con il freddo senza ricorrere a risorse inefficienti o sprechi, inoltre il brand propone un design sostenibile usando materiali riciclati e mettendo in primo piano la durabilità: l’idea era quella di ridurre gli sprechi senza rinunciare alla performance. SittingSuits nasce 2019 non da una passerella, ma da un gesto quotidiano: sedersi. È lì, in quell’istante sospeso tra movimento
SittingSuits: WARMTH YOU CAN WEAR | From Denmark, a sustainable brand that embraces comfort EN. The founder of SittingSuits is Rebecca Johansen, a Danish entrepreneur who managed restaurants with extensive outdoor seating. At a certain point in her career, she grew tired of relying on outdoor heaters or blankets to keep her guests warm. Together with designer Vibe Johansson, she developed an original, wearable alternative: a kind of “blanketsuit” that would be warm, functional and customisable. The concept was born from the desire to extend the pleasure of staying outdoors even in cold weather, without resorting to inefficient resources or waste. The brand embraces sustainable design by using recycled materials and prioritising durability — the idea was to reduce waste without compromising performance. 56 |
Francesco Russo, CEO Boglioli
e pausa, che prende forma l’idea di un capo che non impone, ma accompagna. Un abito pensato per chi non vuole scegliere tra comfort e stile, tra libertà e identità. Ogni SittingSuit è progettato come una seconda pelle urbana, le caratteristiche delle sue collezioni sono: linee pulite, materiali intelligenti, volumi che respirano con il corpo. Oggi il brand non è solo moda ma un modo di stare nel mondo — rilassato, consapevole, elegante senza sforzo. SittingSuits veste chi non ha bisogno di dimostrare, ma di esprimere. Chi cammina veloce, ma sa fermarsi. Chi vive la città, ma porta dentro il silenzio delle proprie idee. Perché il vero lusso, oggi, è potersi sentire a proprio agio ovunque.
SittingSuits was created in 2019 not from a runway, but from a simple everyday gesture: sitting down. It is in that suspended moment between movement and pause that the idea of a garment that does not impose, but accompanies, takes shape. A piece designed for those who refuse to choose between comfort and style, between freedom and identity. Each SittingSuit is designed as an urban second skin. The hallmarks of its collections include clean lines, intelligent materials and volumes that move and breathe with the body. Today the brand is not just fashion, but a way of being in the world — relaxed, conscious, effortlessly elegant. SittingSuits dresses those who do not need to prove anything, but simply express themselves. Those who walk fast, yet know when to stop. Those who live in the city, yet carry within them the quiet of their own thoughts. Because true luxury today is feeling at ease, everywhere. ENJOY YOUR TRIP | 57
MOTUS FUTURI FASHION ART DIRECTION GAIA STELLA VITALE PHOTOGRAPHER ANDREA BENEDETTI MAKEUP CARLA CURIONE HAIR NAOMI TUNDO
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Giacca TRC
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Poncio LA MARTINA T-shirt ALESSANDRO ENRIQUEZ Giacca BRETT JOHNSON
Occhiali, portachiavi e cappello MISENITHE Maglietta, gilet, pantalone, shorts HALO calzini HAPPY SOCKS Sneakers LOTTO Borraccia NINTENDO SWITCH 2
STYLIST ASSISTANT ILARIA DAL PIVA, GIULIA CICCARELLI, MIRIAM MORONI MODELS NICCOLO C. AND LUUK D. FROM MAJOR VIRTUAL MGMT, MOMO N. AND LUCAS S. FROM CMA MODELS THANKS TO AREA2REZZONICO COMO AND THE PEPEGAS TEAM STUDIO
TEATRO | THEATRE
a new way of experiencing events/
UN NUOVO MODO DI VIVERE GLI EVENTI di Enza Pietrangelo
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TEATRO INTREAD DI VARESE Il nuovo anno per la stagione 2026 del Teatro Intred, inizia proponendo artisti e spettacoli di grande richiamo tra musica, danza, comicità, musical e prosa - quest’ultima realizzata in collaborazione con il Comune di Varese. Il claim scelto da AD Management per i propri teatri, WALKING ON A DREAM, invita a vivere il palcoscenico come uno spazio sospeso tra realtà e immaginazione. Con il nuovo nome, il Teatro di città, si prepara a vivere una stagione di rinnovata energia. PROGRAMMA DI GENNAIO 6 gennaio Lo Schiaccianoci Balletto di Milano 10 gennaio Vincenzo Schettini 11 gennaio Giuseppe Ninno 16 gennaio Katia Follesa 17 gennaio Katia Follesa 24 gennaio Din Don Down Paolo Ruffini 30 gennaio Pre-giudicato Alessandro Sallusti 31 gennaio Enrico Montesano PREVENDITE TEATRO DI VARESE Online: Ticketone.it https://www.ticketone.it/city/varese-1595/ venue/teatro-di-varese-15296/ Punti vendita: circuito Ticketone BIGLIETTERIA per info spettacoli e biglietti E-mail: biglietteria@teatrodivarese.com Tel: +0332.482665
Katia Follesa
EN. TEATRO INTREAD OF VARESE
The new year opens the 2026 season of Teatro Intread with a lineup of high-profile artists and performances spanning music, dance, comedy, musicals and theatre—the latter presented in collaboration with the Municipality of Varese. The claim chosen by AD Management for its theatres, WALKING ON A DREAM, invites audiences to experience the stage as a space suspended between reality and imagination. With its new name, the city’s theatre is ready to embrace a season filled with renewed energy.
JANUARY PROGRAMME 6 January – The Nutcracker, Balletto di Milano 10 January – Vincenzo Schettini 11 January – Giuseppe Ninno 16 January – Katia Follesa Alessandro Sallusti
17 January – Katia Follesa 24 January – Din Don Down, Paolo Ruffini 30 January – Pre-giudicato, Alessandro Sallusti 31 January – Enrico Montesano
TICKET PRESALES – TEATRO DI VARESE Online: TicketOne.it Sales points: TicketOne network
BOX OFFICE For information on shows and tickets: Email: biglietteria@teatrodivarese.com Tel: +39 0332 482665 ENJOY YOUR TRIP | 69
ARTE | ART
the artist ALFONSO CAIAZZO di Enza Pietrangelo
the Designer of Dreams: “Every project is an adopted child to be cared for with love” Un talento precoce, classe ’98, con radici solide in Campania e uno sguardo già proiettato verso le capitali del design, da Roma a Milano. Alfonso Caiazzo, fondatore di AC DESIGN S.R.L., si racconta in un’intervista che svela la sua filosofia: concretezza, passione e l’arte di trasformare gli spazi in esperienze autentiche. Alfonso, la tua carriera è iniziata prestissimo, a soli 19 anni, curando i primi appartamenti residenziali. Come ha influito la tua formazione tecnica iniziale, quella da geometra, nel tuo approccio al design? La formazione da geometra mi ha fornito una base fondamentale di concretezza e un occhio attento alla struttura tecnica. L’edilizia residenziale e commerciale le ho conosciute direttamente sul campo, in cantiere. Questo approccio ‘con i piedi per terra’ è essenziale nel mio lavoro:
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EN. A precocious talent, born in ’98, with strong roots in Campania and an outlook already projected toward the capitals of design, from Rome to Milan. Alfonso Caiazzo, founder of AC DESIGN S.R.L., shares his story in an interview that reveals his philosophy: concreteness, passion, and the art of transforming spaces into authentic experiences. Alfonso, your career began very early, at just 19, when you designed your first residential apartments. How did your initial technical training as a surveyor influence your approach to design? My training as a surveyor gave me a fundamental grounding in concreteness and a keen eye for technical structure. I learned residential and commercial construction directly on site, in the field. This ‘feet on the ground’ approach is essential in my work: aesthetics must always be in dialogue with technical
l’estetica deve sempre dialogare con la fattibilità tecnica. Ho poi perfezionato la mia visione con un corso avanzato di Luxury Interior Design all’Accademia del Lusso a Roma, ma la base pratica rimane il mio punto di forza. Parli dei tuoi progetti come di ‘figli acquisiti’ che coccoli e custodisci. È un’immagine molto forte. Cosa significa per te questo legame emotivo con il lavoro? “Significa che ogni progetto non è solo un incarico, ma una responsabilità. Assorbo i sogni e le aspettative dei clienti e sento il dovere emotivo di realizzarli al meglio. Che si tratti di una villa a Napoli o di un attico a Milano, curo ogni minimo dettaglio, dalla disposizione degli arredi alla scelta cromatica. È un legame profondo che mi spinge a dare sempre il massimo, a voler ‘proteggere’ il risultato finale. Negli ultimi anni hai ampliato i tuoi orizzonti, sbarcando a Milano. Il progetto in centro, a due passi dal Duomo, è stato un banco di prova importante. Ci racconti l’esperienza? Milano rappresenta una sfida e uno stimolo continui. Avere carta bianca in una location così strategica è stato un onore. Ho osato con colori forti — rosso borgogna, oro e blu — per creare un impatto estetico deciso che rispecchiasse la personalità dei proprietari senza mai dimenticare il contesto lussuoso e sofisticato della città. Il successo di quel progetto ha confermato che il mio stile può funzionare bene anche fuori dalla mia regione. Hai fondato la tua società, “AC DESIGN S.R.L.”, e parli di un team che consideri una famiglia. Che tipo di leader sei? Mi piace guidare, ma credo fermamente nel lavoro di squadra, senza gerarchie rigide. Un buon team è la chiave per arrivare lontano. La mia filosofia è parlare poco e produrre molto, un approccio molto concreto alla vita e al lavoro. La mia squadra condivide questa etica e questo fa la differenza. A livello umano, emerge un forte legame con la tua famiglia d’origine. C’è un motto che ti guida? La mia famiglia è il mio pilastro. Ogni traguardo è dedicato a loro, specialmente a mia madre, che mi supporta in ogni difficoltà. La fortuna, a volte, non è un quadrifoglio trovato per caso, ma la presenza di persone così. Il mio motto, che mi accompagna ogni giorno, è: ‘Dove c’è una grande volontà, non possono esserci grandi difficoltà.’ È con questo spirito che affronto il futuro, sapendo che questo è solo l’inizio.
feasibility. I later refined my vision through an advanced course in Luxury Interior Design at the Accademia del Lusso in Rome, but that practical foundation remains my real strength. You describe your projects as ‘adopted children’ that you nurture and protect. It’s a powerful image. What does this emotional bond with your work mean to you? It means that every project is not just an assignment but a responsibility. I absorb the dreams and expectations of my clients and feel a genuine emotional duty to bring them to life. Whether it’s a villa in Naples or a penthouse in Milan, I take care of every detail—from the layout of the furnishings to the colour palette. It’s a deep bond that pushes me to give my very best and to ‘protect’ the final result. In recent years, you expanded your horizons by working in Milan. The project in the city centre, steps away from the Duomo, was an important test. Can you tell us about that experience? Milan is a constant challenge and source of inspiration. Being given complete creative freedom in such a prestigious location was an honour. I dared to use bold colours— burgundy red, gold and blue—to create a strong aesthetic impact that reflected the owners’ personality without ever losing sight of the city’s luxurious and sophisticated context. The success of that project confirmed that my style works well even outside my home region. You founded your own company, AC DESIGN S.R.L., and you describe your team as a family. What kind of leader are you? I like leading, but I firmly believe in teamwork without rigid hierarchies. A good team is the key to going far. My philosophy is to speak little and produce a lot—a very concrete approach to life and work. My team shares this ethic, and that makes all the difference. On a personal level, your strong connection to your family emerges clearly. Is there a motto that guides you? My family is my foundation. Every milestone is dedicated to them, especially my mother, who supports me through every challenge. Sometimes luck isn’t a four-leaf clover found by chance, but the presence of people like them. My motto, the one that accompanies me every day, is: ‘Where there is great will, there cannot be great difficulties.’ This is the spirit with which I face the future, knowing that this is only the beginning.
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BRAND AT WORK DESIGN
ARCHITETTURA EMOTIVA, tra memoria e sperimentazione Incontro con lo studio Nick Maltese, un duo di architetti capace di raccontare l’architettura
di Paolo Gelmi
Dall’incontro tra le esperienze e le sensibilità di Nick Maltese e Federico Pagetti nasce una visione progettuale intensa, colta e profondamente personale, un dialogo continuo tra memoria e sperimentazione, tra disciplina e intuizione, dove la tecnica si apre a una forte tensione scenica e narrativa. A Milano prende forma uno studio che rifiuta formule precostituite e sceglie la libertà come principio fondante, trasformando ogni progetto in un racconto irripetibile, modellato sul luogo e sulle persone che lo abiteranno, che si tratti di hospitality, retail, ristorazione o spazi domestici, ogni intervento è il risultato di un ascolto attento e stratificato del contesto, per Maltese e Pagetti lo spazio non è mai un fondale neutro, ma un’esperienza da attraversare: un percorso emotivo costruito per sequenze, la luce diventa linguaggio narrativo, la materia si fa voce, il progetto si carica di valenze sensoriali, l’imperfezione non vie-
Lounge
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EMOTIONAL ARCHITECTURE BETWEEN MEMORY AND EXPERIMENTATION | A conversation with Nick Maltese Studio, a duo of architects who turn space into storytelling EN. From the meeting of the experiences and sensitivities of Nick Maltese and Federico Pagetti emerges a design vision that is intense, cultured and deeply personal—a continuous dialogue between memory and experimentation, discipline and intuition, where technique opens itself to a strong scenic and narrative tension. In Milan, they have built a studio that rejects predetermined formulas and embraces freedom as its founding principle, transforming every project into an unrepeatable story shaped by the place and by the people who will inhabit it. Whether hospitality, retail, restaurants or private homes, each
Nick Maltese and Federico Pagetti
ne celata ma valorizzata, il contrasto non è evitato ma cercato: è nella tensione tra opposti che lo studio individua una bellezza più autentica, complessa e vitale. Oggi Nick Maltese Studio è una realtà matura e immediatamente riconoscibile, capace di fondere architettura, interior design e art direction in un’unica regia coerente, il dialogo costante con artigiani e aziende d’eccellenza permette allo studio di sviluppare progetti dal carattere sartoriale: ambienti immersivi in cui luce, memoria e linguaggi contemporanei si intrecciano con naturalezza, restituendo un’identità profondamente italiana, tra i lavori che meglio raccontano questa visione si annoverano il Didimos Hotel a Salina, Casa D’Este a Ferrara, fino a Otium e Basho a Milano e Aqua a Reggio Calabria. In questi progetti emerge una rara abilità nel far convivere epoche e codici differenti: suggestioni barocche e accenti pop, rimandi al Cubismo, al Futurismo e al design degli anni Cinquanta dialogano con materiali attuali e superfici tattili, espressione di un sapere artigiano che continua a trasformarsi e reinventar-
intervention is the result of close and layered listening to the context. For Maltese and Pagetti, space is never a neutral backdrop but an experience to be crossed: an emotional journey composed in sequences, where light becomes a narrative language, material becomes voice, and the project takes on sensory depth. Imperfection is not hidden but enhanced; contrast is not avoided but sought. It is precisely in the tension between opposites that the studio identifies a more authentic, complex and vital beauty. Today, Nick Maltese Studio is a mature and instantly recognisable reality, capable of merging architecture, interior design and art direction into a single coherent vision. Constant dialogue with artisans and leading manufacturers allows the studio to develop projects with a sartorial character: immersive environments where light, memory and contemporary languages intertwine with ease, expressing a deeply Italian identity. Among the works that best embody this approach are the Didimos Hotel in Salina, Casa D’Este in Ferrara, Otium and Basho in Milan, and Aqua in Reggio Calabria. In these projects emerges a rare ability to make ENJOY YOUR TRIP | 73
BRAND AT WORK DESIGN
si, l’incontro tra due personalità forti, diverse e complementari genera un’identità culturale e progettuale eclettica, sofisticata e mai prevedibile, ogni progetto è pensato come un abito su misura: unico, ma sempre riconducibile a uno stile preciso, la loro firma è un’armonia irregolare, un equilibrio instabile che rompe le convenzioni e restituisce al progetto un senso profondo di libertà. Frammenti, contrasti e ricomposizioni diventano strumenti progettuali, eco delle avanguardie artistiche e di un pensiero complesso e stratificato. Il rigore del minimalismo incontra la forza sensuale del massimalismo, dando forma a uno stile che è architettura ma anche racconto, nulla è seriale, nulla è replicabile: ogni spazio è un universo autonomo, un’esperienza totale in cui luce, materia e memoria si intrecciano. Per questo studio autorevole e riconosciuto, progettare significa coltivare la curiosità e aprirsi all’inaspettato, un processo Hotel Casa d’Este
Rodrigo
fluido, in cui il design diventa narrazione e ogni luogo si trasforma in un palcoscenico emotivo, l’obiettivo resta costante: creare atmosfere capaci di coinvolgere, sedurre e lasciare un segno duraturo, la loro architettura non impone uno stile, ma costruisce mondi ibridi e dinamici, profondamente umani, anche il tema della sostenibilità viene affrontato con misura e consapevolezza: più che dichiarata, è praticata, dove possibile, lo studio privilegia materiali a chilometro zero, come nel progetto in sviluppo a Catania, in cui la pietra lavica diventa elemento identitario e narrativo, tra i materiali prediletti spicca il metallo, esplorato in tutte le sue declinazioni: segno distintivo di una visione proiettata verso il futuro, sempre in equilibrio tra sperimentazione e rispetto della tradizione.
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different eras and codes coexist: Baroque suggestions meet pop accents, references to Cubism, Futurism and 1950s design converse with contemporary materials and tactile surfaces—expressions of an artisanal know-how that continues to transform and reinvent itself. The encounter between two strong, diverse and complementary personalities generates an eclectic, sophisticated and never predictable cultural and design identity. Every project is conceived like a bespoke garment: unique, yet always attributable to a precise style. Their signature is an irregular harmony, an unstable balance that breaks conventions and returns a profound sense of freedom to the project. Fragments, contrasts and recompositions become design tools, echoes of artistic avantgardes and of a complex, layered thought process. The rigour of minimalism meets the sensual force of maximalism, shaping a language that is architecture but also narrative. Nothing is serial, nothing is repeatable: every space is an autonomous universe, a total experience where light, matter and memory intertwine. For this authoritative and acclaimed studio, designing means cultivating curiosity and embracing the unexpected—a fluid process in which design becomes storytelling and every place becomes an emotional stage. The goal remains constant: to create atmospheres capable of engaging, seducing and leaving a lasting impression. Their architecture does not impose a style but constructs hybrid, dynamic and deeply human worlds. Even sustainability is approached with balance and awareness: not loudly proclaimed, but quietly practised. Wherever possible, the studio favours local materials, as in an ongoing project in Catania where lava stone becomes an identity and narrative element. Among their preferred materials, metal stands out—explored in all its expressions, a distinctive sign of a vision projected toward the future, always poised between experimentation and respect for tradition.
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Organizzare un viaggio è sempre più semplice grazie a una nuova generazione di app che permettono di gestire ogni dettaglio: voli, alloggi, spostamenti, budget e perfino la connessione all’estero. Non servono decine di applicazioni: bastano poche scelte ben ponderate per trasformare lo smartphone in un assistente di viaggio completo.
EN. Planning a trip has become easier thanks to a new generation of apps that streamline every aspect of travel—flights, accommodations, navigation, budget management and internet access abroad. You don’t need dozens of tools; a handful of well-chosen apps can turn your smartphone into a complete travel assistant.
Trovare voli e offerte
Finding flights and deals
Skyscanner è ancora una delle app più efficienti per cercare voli economici, anche per destinazioni flessibili. Funziona con alert sui prezzi e confronta in un attimo centinaia di compagnie. Momondo, molto utilizzata dai viaggiatori frequenti, individua combinazioni alternative e offerte last minute altrimenti difficili da scoprire. Kayak offre un motore integrato che mette insieme voli, hotel e auto a noleggio, utile per chi preferisce gestire tutto da una sola interfaccia.
Skyscanner remains one of the most efficient apps for lowcost flights, offering flexible destination searches and price alerts. Momondo is excellent for last-minute combinations and alternative routes you might not find elsewhere. Kayak integrates flights, hotels and car rentals in a single interface, ideal for travellers who want everything in one place.
VIAGGIARE SMART :
LE APP CHE CAMBIANO IL VIAGGIO TRAVEL SMART: THE APPS THAT TRANSFORM YOUR TRIP di Rodolfo Mangiagalli
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HI-TECH PER VIAGGIATORI | HI-TECH FOR TRAVELERS
Alloggi e itinerari
TripIt è ideale per chi desidera avere in un unico luogo tutte le conferme di volo, hotel e noleggi: l’app crea automaticamente un itinerario ordinato e condivisibile. PackPoint aiuta a preparare la valigia in base alla destinazione, al meteo e alle attività previste. Semplice ma sorprendentemente efficace per evitare dimenticanze. Rome2Rio è perfetta per capire come spostarsi da una città all’altra: mostra combinazioni di treni, autobus, traghetti e voli, con tempi e costi stimati.
Mappe e navigazione
Google Maps resta il riferimento: navigazione in auto, a piedi o con i mezzi, recensioni dei locali, mappe offline e indicazioni affidabili nella maggior parte del mondo. OsmAnd, app open-source, permette di scaricare mappe dettagliate e usarle completamente offline. Consigliata per viaggi in zone remote.
Valute e budget
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Accommodation and trip planning TripIt gathers all confirmations—flights, hotels, rentals—into one clean, shareable itinerary. PackPoint helps you build a tailored packing list based on destination, weather and planned activities. Rome2Rio shows how to get from one city to another by train, bus, ferry or plane, with approximate timing and costs. Free.
Maps and navigation Google Maps remains essential: reliable navigation, offline maps, restaurant reviews and public transport routes. OsmAnd, an open-source option, lets you download highly detailed maps for complete offline use—ideal for remote destinations.
Currency and budget XE Currency Converter provides fast, accurate exchange rates and real-time conversions. TravelSpend tracks daily expenses, splits bills and automatically converts currencies—very useful for group trips.
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Elgato Stream Deck
Connectivity and extra tools Holafly offers international eSIMs for mobile data abroad without roaming fees. Sygic Travel helps build daily itineraries with estimated visit times, distances and personalised suggestions.
TravelSpend aiuta a tenere traccia delle spese quotidiane in viaggio, utile soprattutto per viaggi di gruppo: suddivide i costi, gestisce rimborsi e converte automaticamente le valute.
Connessione e strumenti extra
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INDICE | INDEX
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EVENTI E MOSTRE | EVENTS AND EXHIBITIONS
FROM ROME TO MILAN | Music, art and cinema
DA ROMA A MILANO Musica, arte e cinema
HOMI: IL NUOVO VOCABOLARIO DEL LIFESTYLE ITALIANO
Milano si prepara a riscrivere le regole dello stile contemporaneo. HOMI – il salone dedicato agli stili di vita – torna a Fiera Milano come uno dei palcoscenici più attesi per capire dove stiamo andando: nelle nostre case, nei nostri riti quotidiani, nei nostri modi di vivere il bello. Il filo rosso dell’edizione di quest’anno è la consapevolezza: materiali responsabili, artigianalità evoluta, tecnologie discrete ma intelligenti, collezioni che parlano di benessere, cura e connessione. Non più l’oggetto fine a sé stesso, ma un compagno di quotidianità. Tra i trend più attesi: il design bio-based, l’home therapy: oggetti che favoriscono relax e vitalità – dalle fragranze agli accessori wellness, il minimalismo caldo e lo smart living discreto, la tecnologia integrata invisibilmente, al servizio della comodità. HOMI 2026 racconta una casa che non è solo rifugio, ma anche luogo di incontro. Le proposte dedicate all’arte della tavola e al convivio sono centrali: mise en place scenografiche, oggetti da collezione, tendenze che uniscono tradizione italiana ed estetiche internazionali. Molto attese le collaborazioni tra designer emergenti e brand storici, che ridisegnano l’atto del ricevere con nuove ritualità: più lente, più curate, più intime. Dove Fieramilano Rho Quando 22-25 gennaio 2026 Orari dalle 9,30 alle 18,30 Sito e biglietti www.milanohome.com HOMI: THE NEW VOCABULARY OF ITALIAN LIFESTYLE Milan is preparing to rewrite the rules of contemporary style. HOMI – the lifestyle trade fair – returns to Fiera Milano as one of the most eagerly awaited stages for understanding where we are headed: in our homes, in our daily rituals, in our ways of experiencing beauty. The common thread running through this year’s edition is awareness: responsible materials, advanced craftsmanship, discreet but intelligent technologies, collections that speak of well-being, care and connection. No longer an object for its own sake, but a companion for everyday life. Among the most anticipated trends are bio-based design, home therapy (objects that promote relaxation and vitality, from fragrances to wellness accessories), warm minimalism and discreet smart living, and invisibly integrated technology at the service of comfort. HOMI 2026 presents a home that is not only a refuge but also a meeting place. Proposals dedicated to the art of the table and conviviality are central: spectacular table settings, collectibles, trends that combine Italian tradition and international aesthetics. Much anticipated are the collaborations between emerging designers and historic brands, which 80 |
redesign the act of entertaining with new rituals: slower, more refined, more intimate. Where Fieramilano Rho, Milan When January 22-25, 2025 Opening hours from 9,30 a.m. to 6:30 p.m. Website and tickets www.milanohome.com
NATURA, BELLEZZA E LENTE SUL MONDO: IL 61° WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR
Milano apre le porte alla natura in tutta la sua bellezza e potenza: le 100 fotografie premiate della 61ª edizione del Wildlife Photographer of the Year, il concorso di fotografia naturalistica più prestigioso al mondo, approdano al Museo della Permanente in un’esposizione che trasforma l’arte visiva in esperienza immersiva. Gli scatti selezionati provengono da un arco globale: 60.636 candidature da 113 paesi, giudicate in forma anonima da una giuria internazionale secondo creatività, originalità ed eccellenza tecnica. Le immagini spaziano tra animali selvatici, paesaggi incontaminati, habitat fragili, scenari urbani riconquistati dalla fauna — un mosaico di storie che celebra la diversità del pianeta. In un’epoca in cui il rapporto tra uomo e natura è costantemente messo alla prova, il Wildlife Photographer of the Year diventa uno strumento potente di sensibilizzazione: arte e fotografia come veicoli di un messaggio urgente e universale sul valore della biodiversità e il dovere di proteggerla. Dove Museo della Permanente, Milano - Via Filippo Turati, 34 Quando
fino al 25 gennaio 2026 Orari tutti i giorni dalle 10 alle 19 (giovedì e venerdì dalle 10 alle 22) Sito e biglietti www.radicediunopercento.it NATURE, BEAUTY AND A LENS ON THE WORLD: THE 61ST WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR Milan opens its doors to nature in all its beauty and power: the 100 award-winning photographs from the 61st edition of Wildlife Photographer of the Year, the world’s most prestigious nature photography competition, arrive at the Museo della Permanente in an exhibition that transforms visual art into an immersive experience. The selected shots come from across the globe: 60,636 entries from 113 countries, judged anonymously by an international jury on creativity, originality and technical excellence. The images range from wild animals to unspoilt landscapes, fragile habitats and urban settings reclaimed by wildlife — a mosaic of stories celebrating the diversity of the planet. At a time when the relationship between humans and nature is constantly being tested, Wildlife Photographer of the Year becomes a powerful tool for raising awareness: art and photography as vehicles for an urgent and universal message about the value of biodiversity and the duty to protect it. Where Museo della Permanente, Milan - Via Filippo Turati, 34 When until 25 of January 2026 Opening hours every day from 10 a.m. to 7 p.m. (Thursday and Friday from 10 a.m. to 10 p.m.) Website and tickets www.radicediunopercento.it
IL DIVINO GUIDO RENI
Torino torna protagonista con una mostra omaggio a Guido Reni presso la Galleria Sabauda dei Musei Reali di Torino. Curata da Annamaria Bava e Sofia Villano, la rassegna celebra i 450 anni dalla nascita di Guido Reni, pittore bolognese che ha incarnato l’eleganza, la luce e la grazia del classicismo seicentesco. Il percorso si articola in più sezioni pensate per raccontare non solo l’arte, ma anche la storia del collezionismo sabaudo e la fortuna di Reni nel Piemonte. La forza dell’esposizione non sta solo nella qualità dei singoli dipinti, ma anche nel racconto collettivo di come l’arte di Reni, con la sua armonia, luminosità e bellezza ideale, sia stata adottata e valorizzata dalla corte sabauda come simbolo di gusto, potere e spiritualità. In un periodo in cui il Seicento italiano cercava un equilibrio tra grazia, moralità e bellezza, Reni si impone come “pittore della grazia”, in opposizione a correnti più drammatiche e caravaggesche, e si adatta perfettamente ai palazzi e agli altari piemontesi. Dove Galleria Sabauda (Musei Reali Torino, Piazzetta Reale) Quando fino al 18 gennaio 2026 Orari martedì-domenica dalle 9 alle 19 Sito e biglietti www.museireali.beniculturali.it THE DIVINE GUIDO RENI Turin returns to the spotlight with an exhibition paying tribute to Guido Reni at the Galleria Sabauda in the Royal Museums of Turin. Curated by Annamaria Bava and Sofia Villano, the exhibition celebrates the 450th anniversary of the birth of ENJOY YOUR TRIP | 81
EVENTI E MOSTRE | EVENTS AND EXHIBITIONS
Guido Reni, the Bolognese painter who embodied the elegance, light and grace of 17th-century classicism. The exhibition is divided into several sections designed to recount not only the art, but also the history of Savoy collecting and Reni’s fortune in Piedmont. The strength of the exhibition lies not only in the quality of the individual paintings, but also in the collective narrative of how Reni’s art, with its harmony, luminosity and ideal beauty, was adopted and valued by the Savoy court as a symbol of taste, power and spirituality. At a time when 17th-century Italy was seeking a balance between grace, morality and beauty, Reni established himself as the “painter of grace”, in opposition to more dramatic and Caravaggesque currents, and was perfectly suited to the palaces and altars of Piedmont. Where Galleria Sabauda (Royal Museums of Turin, Piazzetta Reale) When until 18 of January 2026 Opening hours Tuesday-Sunday from 9 a.m. to 7 p.m. Website and tickets www.museireali.beniculturali.it
bolognesi e al contesto artistico e culturale in cui si formò nei suoi anni giovanili. Il racconto si sviluppa attraverso un percorso che combina opere originali, calchi storici, disegni, libri antichi e documenti d’archivio, offrendo uno sguardo ampio ma analitico sull’evoluzione del genio michelangiolesco. Il progetto espositivo, che si arricchisce inoltre della presenza di opere di altri grandi protagonisti del periodo, tra cui Ercole de’ Roberti, Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini, vuole essere come un omaggio corale al Rinascimento italiano e ai suoi intrecci artistici e culturali più fertili. Dove Palazzo Fava via Manzoni, 2 Bologna Quando fino al 15 febbraio 2026 Sito e biglietti www.vivaticket.com
MICHELANGELO A BOLOGNA In occasione del 550° anniversario della nascita di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), è in programma, nelle storiche sale di Palazzo Fava di Bologna, la mostra Michelangelo e Bologna, un importante e originale progetto espositivo. La mostra propone un’iter che approfondisce il legame tra Michelangelo Buonarroti e la città emiliana, con particolare attenzione ai suoi soggiorni 84 |
MICHELANGELO AND BOLOGNA To mark the 550th anniversary of the birth of Michelangelo Buonarroti (1475-1564), the historic rooms of Palazzo Fava of Bologna will host Michelangelo and Bologna, an important and original exhibition project. The exhibition explores the link between Michelangelo Buonarroti and the city of Bologna, with particular attention to his stays in Bologna and the artistic and cultural context in which he was trained in his youth. The narrative unfolds through a combination of original works, historical casts, drawings, antique books and archival documents, offering a broad but analytical overview of the evolution of Michelangelo’s genius.The exhibition project, which is further enriched by the presence of works by other great protagonists of the period, including Ercole de’ Roberti, Francesco Francia, Lorenzo Costa and Amico Aspertini, is a true choral tribute to the Italian Renaissance and its most fertile artistic and cultural intertwining. Where Palazzo Fava, Via Manzoni, 2, Bologna When until February 15, 2026 Website and tickets www.vivaticket.com
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BELLEZZA IN VIAGGIO | BEAUTY ON THE GO
BELLEZZA AL FREDDO Come prendersi cura della pelle e dei capelli durante l’inverno di Vanna Greggio
Siamo nel cuore dell’inverno, le temperature si abbassano e il freddo pungente inizia a farsi sentire. Se da un lato la stagione invernale regala paesaggi mozzafiato e atmosfere magiche, dall’altro può essere un vero nemico per la nostra bellezza. Pelle secca, labbra screpolate e capelli spenti sono solo alcuni degli effetti indesiderati del gelo. Ma niente paura: con i giusti accorgimenti, è possibile affrontare anche il freddo più intenso… con stile.
Pelle sotto zero: cosa succede
Quando fa freddo, i vasi sanguigni si restringono e la pelle riceve meno ossigeno e nutrienti. Il risultato? Un colorito spento e una barriera cutanea indebolita, che favorisce la disidratazione. In più, il vento e il riscaldamento artificiale seccano ulteriormente l’epidermide, rendendola più sensibile e soggetta a irritazioni.
La beauty routine invernale
1. Detergere con delicatezza 2. Idratazione profonda 3. Protezione solare: non dimenticarla! Parola d’ordine: rigenerare! BECOS garantisce una pelle come la luce con il trattamento rigenerante agli acidi, con Acido Tranexamico. Crea una nuova pelle: rigenerare, rinnovare e levigare la pelle, contrastando la comparsa dei principali inestetismi del viso. Un trattamento viso dall’azione rinnovante e rigenerante, con formule straordinariamente performanti grazie alla combinazione di acidi e principi attivi concentrati e puri.
BEAUTY IN THE COLD | How to care for your skin and hair during winter EN. We are in the heart of winter: temperatures drop, the air becomes sharper and the cold starts to leave its mark. While this season gifts us breathtaking landscapes and magical atmospheres, it can also become a real enemy of our beauty. Dry skin, chapped lips and dull hair are just some of the unwanted effects of low temperatures. But fear not— with the right strategies, even the harshest cold can be faced… in style.
Skin below zero: what happens
When the weather turns cold, blood vessels constrict and the skin receives less oxygen and fewer nutrients. The result? A dull complexion and a weakened skin barrier that encourages dehydration. Wind and indoor heating worsen the situation, drying the epidermis even further and making it more sensitive and easily irritated.
Your winter beauty routine
1. Cleanse gently 2. Deep hydration 3. Sunscreen: don’t skip it! The password: regenerate! BECOS guarantees radiant, glowing skin with its acid-based regenerating treatment featuring Tranexamic Acid. Create new skin: regenerate, renew and smooth the complexion, counteracting the appearance of the most common skin concerns. This renewing and revitalising facial treatment features exceptionally performing formulas thanks to the combination of acids and highly concentrated, pure active ingredients.
SOS lips and hands
Lips are among the first victims of cold weather: without sebaceous glands, they dry out and crack easily. A good lip balm—preferably with natural ingredients— is essential. Hands, constantly exposed, also need protection with targeted creams and gloves. WYCON Cosmetics unveils Peptide Lip Treatment, the new beauty ritual designed for those who love taking care of themselves through small, everyday gestures that make a real difference. A special lip treatment that blends science and sensorial pleasure, combining the power of peptides with nourishing and hydrating ingredients for lips that look healthy, full and naturally radiant.
Winter hair: how to protect it
Cold and humidity make hair frizzy, fragile and dull. To avoid the dreaded “straw effect”: • Apply nourishing masks once or twice a week. • Wear a cotton cap under wool hats to reduce static electricity. Beauty also comes from within: drinking plenty of water is essential even when the cold reduces our sense of thirst. A diet rich in fruit, vegetables and healthy fats (such as those in salmon or nuts) helps skin stay elastic and bright. And above all, support from science comes with ASPRIVA®, which has taken a major step toward longevity—not in the sense of making everyone a centenarian, but in living more years in good health: slowing biological aging to maintain independence and an active life for as long as possible. Each ASPRIVA® product is the result of over three years of scientific research and development in collaboration with leading German nutrition experts. Every sachet contains an exclusive blend of natural ingredients selected for their positive impact on body,
SOS labbra e mani
Le labbra sono tra le prime vittime del freddo: senza ghiandole sebacee, tendono a seccarsi e screpolarsi facilmente. Un buon balsamo labbra, meglio se con ingredienti naturali, è essenziale. Anche le mani, continuamente esposte, vanno protette con creme specifiche e guanti. WYCON Cosmetics svela Peptide Lip Treatment, il nuovo rituale di bellezza pensato per chi ama prendersi cura di sé con piccoli gesti quotidiani che fanno la differenza. Un trattamento labbra speciale che unisce scienza e sensorialità, unendo la potenza dei peptidi a ingredienti nutrienti e idratanti per regalare labbra dall’aspetto sano, pieno e naturalmente luminoso.
Capelli d’inverno: come proteggerli
Il freddo e l’umidità rendono i capelli crespi, fragili e opachi. Per evitare l’effetto “paglia”: Applica maschere nutrienti una o due volte a settimana. Indossa cappelli di cotone (sotto quelli di lana) per evitare l’elettricità statica. La bellezza viene anche da dentro, bere molta acqua è fondamentale, anche se il freddo ci fa sentire meno sete. Inoltre, una dieta ricca di frutta, verdura e acidi grassi (come quelli contenuti nel salmone o nelle noci) aiuta la pelle a restare elastica e luminosa. E soprattutto, un aiuto dalla scienza con ASPRIVA®, che ha fatto un grande passo verso la longevità, non intesa come diventare tutti centenari, ma vivere più anni in salute: rallentare l’invecchiamento biologico per vivere il più a lungo possibile in modo indipendente e attivo. Ogni prodotto ASPRIVA® rappresenta il risultato di oltre tre anni di ricerca scientifica e sviluppo, realizzati in collaborazione con alcuni dei
BELLEZZA IN VIAGGIO | BEAUTY ON THE GO
principali esperti nutrizionisti tedeschi Ogni bustina contiene una miscela esclusiva di ingredienti naturali, scelti per il loro impatto positivo sulla salute di corpo, pelle, umore, sonno… vita! ASPRIVA® GLOW Un approccio innovativo alla cura della pelle che rivoluziona la routine della longevità grazie alla combinazione di Vitamica C, E, Selenio, Zinco e Collagene. Le cellule della pelle sono così protette dallo stress ossidativo. ASPRIVA® CORE Un Nuovo Standard Quotidiano per supportare la salute intestinale, la resilienza immunitaria e il benessere generale. Dimentica la gestione di molteplici pillole o capsule. Ogni bustina di ASPRIVA® CORE si dissolve facilmente in acqua, creando una bevanda dal gusto piacevole di limone e pompelmo. Questo formato comodo si integra senza sforzo nella tua giornata, trasformando un integratore alimentare in un momento di piacere. VITAQ Omega3 1100 di ASPRIVA rappresenta un nuovo standard nell’integrazione di OMEGA-3. Progettato per soddisfare i più alti standard di qualità e purezza ha la straordinaria concentrazione di 1.100 mg di acidi grassi omega-3. Ogni pillola sostituisce da 2 a 4 pillole standard.
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skin, mood, sleep… life! ASPRIVA® GLOW An innovative approach to skin care that revolutionises longevity routines through a combination of Vitamins C and E, Selenium, Zinc and Collagen. Skin cells are protected from oxidative stress. ASPRIVA® CORE A new daily standard to support gut health, immune resilience and overall well-being. Forget managing multiple pills or capsules: each sachet dissolves easily in water, creating a pleasant lemon-grapefruit drink. This convenient format fits seamlessly into your day, turning a supplement into a moment of pleasure. VITAQ Omega3 1100 by ASPRIVA represents a new benchmark in OMEGA-3 supplementation. Designed to meet the highest standards of purity and quality, it offers an extraordinary concentration of 1,100 mg of omega-3 fatty acids. Each pill replaces 2 to 4 standard capsules.
ADVICE ON THE FLY IL SUPERSIERO STAMINALIS: un siero viso unico al mondo
La bellezza non è mai solo un gesto estetico, ma un rituale che intreccia ricerca, scienza, natura e benessere interiore. È da questa visione che nasce IL SUPERSIERO STAMINALIS: un siero viso unico al mondo. Un trattamento straordinario, unico nel suo genere, capace di racchiudere in poche gocce tutta la forza e le virtù rigeneranti del mondo vegetale. Molto più di un semplice siero, è un vero alleato universale, pensato per tutti i tipi di pelle dai trent’anni in su e per ogni stagione dell’anno. Grazie a una formula esclusiva, è l’unico siero viso al mondo a contenere 15 cellule staminali vegetali, ricavate dalla accurata selezione di 15 piante dalle straordinarie virtù. Un risultato sorprendente di biotecnologia cosmetica che unisce scienza e natura per una pelle più vitale, compatta e luminosa.
THE STAMINALIS SUPERSERUM: a one-of-akind facial serum Beauty is never just an aesthetic gesture—it’s a ritual woven from research, science, nature and inner well-being. From this vision comes the Staminalis Superserum: a truly unique facial serum. An extraordinary treatment capable of capturing, in just a few drops, all the strength and regenerative virtues of the plant world. More than a serum, it is a universal ally designed for all skin types from age thirty upward, and for every season of the year. Thanks to its exclusive formula, it is the only facial serum in the world containing 15 plant stem cells, extracted from a meticulous selection of 15 plants with exceptional properties. A remarkable achievement of cosmetic biotechnology that bridges science and nature for skin that appears more vibrant, firm and radiant. ENJOY YOUR TRIP | 89
DERMOKLOTHO
quando la scienza incontra la bellezza
when science meets beauty In un momento in cui la skincare assume sempre più valore all’interno della nostra routine quotidiana, DermoKlotho si afferma come un brand d’avanguardia capace di coniugare scienza e cura della pelle. Fondata su oltre quarant’anni di ricerca nel campo della biologia molecolare, della longevità e del metabolismo cellulare, il marchio si distingue per l’utilizzo del complesso brevettato HEAAC® (Highly Efficient Amino Acid Complex), una miscela esclusiva di aminoacidi che stimola la sintesi di collagene, migliora l’efficienza cellulare e contrasta i segni dell’invecchiamento. Il loro sistema integrato inside out & outside in combina trattamenti topici e integrazione alimentare. Al centro c’è il Klotho, una proteina recettore chiamata non a caso come la Moira che tesseva il filo della vita: regola metabolismo, autofagia e sintesi proteica, proteggendo dall’invecchiamento cellulare. Il Klotho Active Serum è il prodotto iconico del brand: un concentrato attivo che agisce come un booster di longevità per la pelle. Grazie al complesso HEAAC®, stimola la rigenerazione cellulare e migliora la densità cutanea, donando alla pelle un aspetto più levigato e radioso. La texture leggera si assorbe in pochi secondi, lasciando una sensazione di comfort immediato: perfetto come base make-up o come trattamento intensivo. Accanto al siero, c’è il Klothamin, integratore alimentare a base di aminoacidi essenziali che mantengono e promuovono la sintesi del collagene, potenziando l’azione antiage del trattamento realizzato con il siero. Ricco di bioattivi, peptidi e antiossidanti di ultima generazione, Klothamin lavora in sinergia con il siero per migliorare l’elasticità e proteggere la barriera cutanea.
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At a time when skincare is becoming an increasingly valued part of our daily routine, DermoKlotho stands out as a pioneering brand that seamlessly combines science and skin care. Founded on over forty years of research in molecular biology, longevity, and cellular metabolism, the brand is distinguished by its use of the patented HEAAC® (Highly Efficient Amino Acid Complex), an exclusive blend of amino acids that stimulates collagen synthesis, enhances cellular efficiency, and combats the visible signs of aging. Their integrated “inside out & outside in” system combines topical treatments with nutritional supplementation. At the heart of it lies Klotho, a receptor protein aptly named after the Moira who spun the thread of life: it regulates metabolism, autophagy, and protein synthesis, protecting cells from aging. The Klotho Active Serum is the brand’s iconic product, a potent concentrate that acts as a true longevity booster for the skin. Thanks to the HEAAC® complex, it stimulates cellular regeneration and improves skin density, leaving the complexion smoother and more radiant. Its lightweight texture absorbs in seconds, delivering an immediate feeling of comfort, perfect as a makeup base or as an intensive treatment. Alongside the serum is Klothamin, a dietary supplement based on essential amino acids that sustain and promote collagen synthesis, enhancing the anti-aging effects of the serum treatment. Rich in bioactives, peptides, and next-generation antioxidants, Klothamin works in synergy with the serum to improve elasticity and protect the skin barrier.
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CONSIGLI DI BENESSERE | WELLNESS TIPS
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ITALIA TERMALE DA SCOPRIRE
I centri più sorprendenti e le terapie originali da provare almeno una volta di Rajan Gualtieri
L’Italia custodisce uno dei patrimoni termali più ricchi d’Europa: acque vulcaniche, sorgenti alpine, stabilimenti storici e trattamenti che uniscono tradizione e innovazione. Oggi le terme non sono solo luoghi di relax, ma laboratori di benessere che propongono terapie originali, spesso legate alle proprietà uniche delle acque locali. Ecco una selezione dei centri più interessanti, perfetti per un weekend rigenerante fuori dalle rotte più prevedibili. Saturnia (Toscana): il potere dello zolfo Le Terme di Saturnia nascono da una sorgente che sgorga a 37,5°C da oltre 3.000 anni. La sua acqua sulfurea è una delle più pure al mondo e qui viene utilizzata in trattamenti specifici per pelle e respirazione. Tra i più originali c’è il “Percorso Bioaquam”, una serie di vasche idromassaggio con getti mirati su punti energetici del corpo. Molto richiesto anche il fango termale maturato, creato lasciando riposare per mesi un impasto di argilla e acqua sorgiva secondo un processo naturale. Pré Saint Didier (Valle d’Aosta): benessere alpino Ai piedi del Monte Bianco, QC Terme Pré Saint Didier sfrutta le acque che sgorgano da sorgenti calde naturali conosciute già dai romani. La particolarità del centro è l’integrazione tra paesaggio e trattamenti: saune panoramiche, vasche circola-
ITALY’S THERMAL WONDERS | The most unique spa centers and their original treatments EN. Italy boasts one of Europe’s richest thermal heritages, with volcanic springs, alpine waters and spas that blend ancient tradition with modern wellness science. Today thermal centers are more than relaxation spots—they are innovative laboratories offering original therapies deeply tied to local waters. Saturnia (Tuscany) Famous for its sulphur-rich spring at 37.5°C, Saturnia offers unique treatments such as the Bioaquam path, a series of hydro-massage stations designed to stimulate the body’s energy points, and matured thermal mud, created through a long natural ripening process. Pré Saint Didier (Aosta Valley) Here, thermal wellness meets alpine landscape: panoramic saunas, outdoor pools in the snow, the two-step Japanese bath ritual, and emotional waterfalls designed to evoke different moods. Sirmione (Lake Garda) Sirmione uses a highly mineralised spring renowned for respi-
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CONSIGLI DI BENESSERE | WELLNESS TIPS
Sirmione
ri all’aperto sotto la neve, e il “bagno giapponese”, un rituale in due fasi caldo-freddo che aumenta la microcircolazione. Molto apprezzato anche il percorso delle cascate emozionali, con luci e aromi calibrati per stimolare diversi stati d’animo.
ratory and muscular benefits. Its most unusual proposal is the vocal wellness therapy, designed for professionals who rely on their voice. Aquaria’s lakeside pools complete the experience.
Sirmione (Lombardia): acque termali e cura della voce Il lago di Garda ospita una sorgente rarissima, ricchissima di minerali, utilizzata alle Terme di Sirmione per cure respiratorie e muscolari. Una delle proposte più insolite è la terapia termale per la voce, nata per cantanti, insegnanti e professionisti che usano molto le corde vocali: inalazioni e docce nasali sono combinate a esercizi di respirazione guidata. Da provare anche il “Percorso Aquaria”, con vasche idromassaggio fronte lago e trattamenti dedicati al riequilibrio del ritmo sonno-veglia.
Ischia (Campania) In this geothermal island, visitors can try natural steam caves, hot-sand treatments, and parks with dozens of thermal pools at different temperatures.
Ischia (Campania): l’isola dei parchi termali Ischia è un laboratorio naturale di geotermia: qui l’acqua termale convive con fumarole e sabbie bollenti. I parchi come Poseidon, Negombo e Castiglione offrono piscine a diverse temperature e trattamenti radicati nella tradizione locale. Da non perdere il bagno nelle “grotte di vapore”, cavità naturali dove il calore geotermico crea un ambiente simile a un hammam naturale. Originale anche la sabbia termale di Maronti, usata in impacchi che favoriscono la circolazione e alleviano tensioni muscolari.
Bormio (Lombardy) The historic Caverna Sudatoria, a natural steam cave carved into the mountain, remains one of Italy’s most distinctive spa experiences.
Abano e Montegrotto (Veneto): il fango più premiato d’Europa Il Bacino Euganeo è noto per il fango termale D.O.C., riconosciuto a livello internazionale per le sue proprietà antinfiammatorie.
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Abano & Montegrotto (Veneto) Famous for Europe’s most awarded matured thermal mud, these spas offer personalised mud therapy and floating salt baths enriched with mineral thermal water.
Acireale (Sicily) Close to Mount Etna, Acireale specialises in respiratory care through combined inhalation therapies, enhanced by volcanic mineral waters and thalassotherapy elements.
Parco Termale di Ischia
Acireale (Sicilia): mare, vulcano e trattamenti respiratori Le Terme di Acireale, a pochi chilometri dall’Etna, si distinguono per le acque ricche di anidride carbonica e minerali vulcanici. Qui una delle terapie più interessanti è il “percorso inalatorio combinato”, utilizzato per rinforzare le vie respiratorie grazie a un mix di aerosol e nebulizzazioni. Molto richiesti anche i trattamenti che uniscono thalassoterapia e termalismo, sfruttando sia l’acqua marina sia quella vulcanica.
Le terme di Abano e Montegrotto offrono programmi personalizzati di fangoterapia maturata per dolori articolari, stress cronico e recupero post-infortunio. Tra i trattamenti più curiosi c’è il galleggiamento in vasca di sale, ispirato alle floating therapy moderne ma arricchito da acqua termale ad alta densità minerale. Bormio (Lombardia): terme storiche e grotte millenarie Nei Bagni Vecchi di Bormio, citati già da Leonardo da Vinci, l’esperienza più originale è il “Percorso della Caverna Sudatoria”, una grotta naturale scavata nella montagna in cui il vapore termale crea ambienti progressivamente più caldi. Nei Bagni Nuovi, invece, l’attenzione è rivolta ai rituali all’aperto: vasche panoramiche, saune in chalet di legno e bagni tonificanti nella neve.
Terme di Acireale
Terme di Bormio
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RILASSA LA MENTE | RELAX YOUR MIND
INIZIARE L’ANNO CON PRESENZA Mindfulness come pratica quotidiana per ritrovare direzione e stabilità
di Rajan Gualtieri
L’inizio dell’anno è spesso un territorio ambiguo: da un lato la spinta al cambiamento, dall’altro la fatica del rientro, l’impressione di dover “ripartire” prima ancora di aver riposato davvero. È proprio in questo spazio sospeso che la mindfulness diventa uno strumento prezioso. Non come buona intenzione di gennaio, ma come pratica concreta per ristabilire un ritmo mentale più lucido, meno reattivo e più adatto a sostenere le settimane che verranno. Il primo passo consiste nel disinnescare l’idea del “anno nuovo, vita nuova”. La mindfulness invita a lavorare su scale molto più piccole: non cambiare tutto, ma notare cosa c’è, momento per momento. Significa cominciare l’anno non con progetti grandiosi, ma con un ritorno alla presenza. Un esercizio semplice consiste nell’ascoltare il corpo al mattino, prima di alzarsi: percepire il contatto delle lenzuola, il peso della respirazione, la qualità dell’energia. Non si tratta di interpretare queste sensazioni ma di riconoscerle, come si farebbe osservando il meteo interno. È un modo per iniziare la giornata senza essere immediatamente trascinati nelle abitudini reattive. Molte persone scoprono che il periodo post-festivo porta con sé nervosismo, insonnia o un senso di irrequietezza diffusa. La mindfulness lavora proprio su questi spazi di micro-tensione. Un esercizio utile è la pausa dei tre respiri: tre inspirazioni profonde e tre espirazioni consapevoli prima di iniziare qualsiasi attività significativa. Nel mezzo del traffico, al computer, in coda al supermercato. Tre respiri non cambiano la realtà esterna, ma modificano il modo in cui ci entriamo: creano un millimetro di distanza tra stimolo e reazione, e quel millimetro è spesso sufficiente a impostare una giornata diversa. Per affrontare l’inizio dell’anno con presenza è fondamentale anche ridefinire il concetto di obiettivo. La mindfulness sostituisce la logica del risultato con quella dell’intenzione. Non “devo correre tre volte a settimana”, ma “scelgo di dedicare attenzione al corpo”. Non “devo leggere dieci libri”, ma “mi impegno a creare spazi di nutrimento mentale”. Le intenzioni sono più flessibili, meno punitive, e paradossalmente più efficaci: danno direzione senza trasformarsi in gabbie. Uno degli aspetti più 94 |
STARTING THE YEAR WITH PRESENCE | A mindful approach to direction, clarity and emotional balance EN. The beginning of the year is often a contradictory space: the urge for change mixed with the fatigue of returning to routine. Mindfulness becomes valuable precisely here—not as a New Year’s resolution, but as a practical method to restore clarity, reduce reactivity and set a sustainable tempo for the months ahead.
sottovalutati della mindfulness è la sua dimensione ecologica. In altre parole: non si pratica solo seduti, ma ridisegnando l’ambiente interno ed esterno. Nei primi giorni dell’anno questo può tradursi in un’azione semplice, come scegliere un angolo della casa da dedicare alla presenza. Non serve un altare né una stanza silenziosa; basta una sedia, una coperta, una luce morbida. L’importante è che quel luogo diventi un promemoria visivo: ogni volta che lo si guarda, la mente ricorda la possibilità di una pausa.
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La pratica formale, quella seduta, gioca comunque un ruolo centrale. Un protocollo efficace per l’inizio dell’anno è la meditazione dei cinque minuti. Si imposta un timer, ci si siede comodi, si porta attenzione al respiro. Non allungarlo, non manipolarlo, solo seguirlo. Quando la mente scappa — e scapperà molte volte — si riporta gentilmente l’attenzione al respiro. Questo semplice gesto è il cuore della mindfulness: non trattenere il pensiero, non giudicarlo, non scacciarlo. Notarlo e lasciarlo passare. In poche settimane di pratica regolare si nota una maggiore stabilità emotiva e una diminuzione della ruminazione mentale, uno dei fenomeni più frequenti all’inizio dell’anno, quando le aspettative sono alte e l’energia spesso bassa.
The first shift is abandoning the “new year, new life” mythology. Mindfulness works on smaller scales: noticing rather than reinventing. A simple morning practice is to pause before getting out of bed and observe bodily sensations—the breath, temperature, energy. No interpretation, just recognition. Post-holiday restlessness is common. A helpful tool is the three-breath pause: three slow inhalations and exhalations before beginning any meaningful activity. It creates a mental gap between stimulus and reaction, often changing the tone of the day.
Esiste poi la dimensione del corpo. La mindfulness ha una componente somatica molto forte. Un esercizio che molti trovano rigenerante a gennaio è il body scan, la “scansione corporea”: si porta l’attenzione alle diverse parti del corpo, dai piedi alla testa, osservando tensioni, formicolii, zone neutre. L’obiettivo non è rilassarsi, ma ascoltare. Il rilassamento arriva come conseguenza naturale, non come scopo. La scansione corporea, ripetuta per alcuni giorni, aiuta a individuare le zone dove si accumula lo stress invernale — spalle, mascelle, diaframma — e permette di trattarle con maggiore delicatezza durante la giornata.
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Mindfulness reframes goals as intentions: flexible, non-punitive and more effective. Instead of fixed targets, intentions provide direction without pressure.Preparing an environment for presence helps anchor the practice. A dedicated corner of the home—a chair, a blanket, a soft light—can become a visual reminder to pause. Five-minute breathing meditations, practiced regularly, improve emotional stability and reduce rumination. The body scan connects mindfulness to embodied awareness, highlighting tension zones typical of winter stress. Meanwhile, an evening practice of noting
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RILASSA LA MENTE | RELAX YOUR MIND
Un altro passaggio essenziale per iniziare l’anno con mindfulness riguarda il tempo. Gennaio ci inganna con l’idea che tutto debba cominciare subito. La pratica propone invece un ritmo più naturale: distinguere ciò che richiede azione da ciò che richiede maturazione. Un esercizio utile è annotare ogni sera tre eventi della giornata in cui si è stati davvero presenti. Possono essere gesti minimi: bere un caffè con attenzione, ascoltare una persona senza interrompere, camminare sentendo il contatto dei piedi a terra. Questo diario della presenza aiuta a ridurre la sensazione di dispersione, tipica del ritorno alla routine. Infine c’è la dimensione emotiva, forse la più complessa. La mindfulness non elimina l’ansia o le aspettative, ma insegna a stare con esse, a riconoscerne la forma. Un modo per farlo è praticare la gentilezza verso sé stessi: quando emergono pensieri di giudizio (“non sto facendo abbastanza”, “non riesco a ricominciare”), si risponde mentalmente con una frase semplice: “posso fare un passo alla volta”. Questa pratica, se ripetuta, riduce l’autocritica e consolida la resilienza emotiva. Iniziare l’anno con la mindfulness non significa aggiungere un’altra voce alla lista delle cose da fare, ma trasformare la lista stessa: da maratona di impegni a percorso di attenzione. È un modo per ricordare che la vita non inizia ogni gennaio, ma ogni mattina, ogni respiro, ogni passo che scegliamo di compiere con consapevolezza. three moments of genuine presence helps tame the sense of fragmentation common in January.
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Mindfulness doesn’t erase emotions; it teaches us to meet them gently. Responding to self-criticism with phrases like “one step at a time” fosters resilience. Beginning the year mindfully means restructuring how we inhabit time—not adding tasks, but rediscovering attention as a daily starting point.
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ACCENDIAMO I MOTORI | START UP YOUR ENGINES
NUOVA FORD PUMA LA CROSSOVER CHE CAMBIA PASSO / New Ford Puma: a compact crossover that grows up
La Ford Puma di nuova generazione arriva sul mercato con l’ambizione di confermare — e migliorare — il successo del modello precedente, uno dei più venduti in Europa nella categoria delle crossover compatte. Il design, pur mantenendo le linee morbide e riconoscibili, evolve verso una maggiore maturità stilistica: frontale più pulito, proporzioni più solide, fari più sottili e un’attenzione maggiore all’efficienza aerodinamica. L’aspetto che colpisce è l’equilibrio tra sportività e razionalità, una cifra che Ford ha scelto come tratto distintivo della nuova serie. L’abitacolo rappresenta il salto più evidente. L’ergonomia è stata ripensata con un approccio quasi minimalista: meno tasti fisici, comandi più intuitivi, sedili ridisegnati con imbottiture più contenitive e una qualità percepita nettamente superiore rispetto al passato. A dominare la plancia c’è il nuovo sistema multimediale — più rapido, più luminoso, con un’interfaccia finalmente moderna — e un quadro strumenti digitale che permette una personalizzazione molto ampia. È evidente l’intento di Ford di rendere la guida quotidiana meno dispersiva e più immediata, anche per chi non è amante della tecnologia. Sul piano tecnico, la nuova Puma conferma la vocazione cittadina e dinamica del modello originario. Le sospensioni sono state irrigidite quel tanto che basta per ridurre il rollio nelle curve veloci, senza sacrificare il comfort sui fondi irregolari. Lo sterzo, leggero ma preciso, rende la vettura reattiva soprattutto nei percorsi urbani. A disposizione ci sono motorizzazioni ibride leggere e, a seconda dei mercati, anche varianti più potenti pensate per chi cerca prestazioni superiori. In tutte le configurazioni emerge un aspetto interessante: la facilità di guida. La Puma è una di quelle auto che richiedono pochissimo tempo 100 |
EN. The new-generation Ford Puma arrives with the goal of strengthening the success of its predecessor, one of Europe’s best-selling compact crossovers. The exterior design evolves without losing its identity: a cleaner front end, sharper headlights and a more robust stance. Ford’s intention seems clear— give the car a more mature, balanced look while preserving its sporty edge. Inside, the transformation is even more pronounced. The cabin adopts a cleaner layout, with improved materials, fewer physical buttons and a multimedia system that finally feels up to date: faster, brighter and easier to navigate. The digital instrument cluster offers wide customisation, while the new seats provide better support on longer drives. It’s a cabin designed to simplify life rather than complicate it. On the road, the Puma maintains its lively character. Slightly firmer suspension reduces body roll without compromising comfort, and the steering remains light yet precise—ideal for city driving. Mild-hybrid engines lead the lineup, with more powerful variants available in some markets. What stands out is how quickly the car becomes intuitive: the Puma feels natural from the first kilometres. Safety systems have been enhanced as well. Lane-keeping assistance, autonomous emergency braking, adaptive cruise control and improved road-sign recognition all come as part of the updated package. High-definition cameras now support a full 360-degree parking view, especially helpful in tight urban spaces. Practicality remains one of the Puma’s greatest strengths. The boot is still one of the most generous in the segment,
per sentirsi “proprie”. Molto curato anche il comparto dei sistemi di sicurezza. La dotazione include assistenza al mantenimento di corsia, frenata automatica d’emergenza, cruise control adattivo e sensori più precisi per il riconoscimento della segnaletica. La novità più apprezzata è però il potenziamento degli ausili di parcheggio, ora coadiuvati da telecamere ad alta definizione che forniscono una visione a 360 gradi, utile in contesti cittadini sempre più congestionati. Un punto di forza resta lo spazio interno, organizzato con un’intelligenza rara per una vettura compatta. Il bagagliaio mantiene una capacità sorprendente per la categoria e conserva soluzioni pratiche come il doppio fondo o vani lavabili, pensati per chi utilizza l’auto in modo attivo e quotidiano. I sedili posteriori offrono una buona abitabilità anche per adulti, e l’apertura delle porte è ampia quel tanto che serve per facilitare i movimenti in presenza di bambini o seggiolini. Su strada la nuova Puma trasmette una sensazione di continuità con l’anima Ford: una guida vivace, comunicativa, poco filtrata, ma allo stesso tempo equilibrata. Non è estrema, non è rigida, non è pensata per stupire con numeri da sportiva: è, piuttosto, un’auto sincera, stabile, prevedibile. E questo, nella categoria delle crossover urbane, è un pregio notevole. Anche i consumi si mantengono competitivi grazie alle motorizzazioni ibride, che offrono risparmi tangibili soprattutto nei percorsi misti. Il risultato complessivo è quello di una vettura che non rivoluziona, ma perfeziona. La nuova Ford Puma diventa più tecnologica senza perdere immediatezza, più raffinata senza diventare pretenziosa, più sicura e più confortevole pur mantenendo un’anima dinamica. È un’evoluzione attesa, logica e ben eseguita, che la conferma una delle protagoniste nel segmento delle crossover compatte.
complemented by clever compartments and washable storage solutions. Rear-seat space is good for adults, and wide door openings make life easier for families. Driving dynamics reflect Ford’s unmistakable DNA: responsive, engaging and balanced. The Puma is not extreme nor overly sporty; it is simply pleasant and predictable, with competitive fuel efficiency thanks to its hybrid engineering. In short, the new Ford Puma doesn’t break with the past— it refines it. More polished, more digital, more comfortable, yet still agile and friendly to drive, it stands out as one of the most convincing compact crossovers on the market.
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Perchè non parli Inglese? Per imparare davvero, non serve tanto tempo: serve tempo speso bene. Perché ci chiamiamo Velocemente Inglese: non saltiamo i passaggi, li mettiamo nell’ordine giusto. Che senso ha partire da verbi e pronuncia se ancora non conosci le parole? Sarebbe come mettere le scarpe prima di indossare pantaloni attillati.. una inutile perdita di tempo. Ti faccio una domanda: sai perché l’inglese sembra complicato? Non ci crederai mai..
Why you don't speak English? It doesn’t take much time to really learn; it takes time spent well. That’s why we call ourselves Fast English: we don’t skip the steps, we put them in the right order. What is the point of starting from verbs and pronouncing if you do not know the words yet? It would be like putting on shoes before wearing tight pants. a useless waste of time. Let me ask you a question: do you know why English sounds complicated? You will not believe it.
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..è impossibile! La nostra esperienza ci ha insegnato che le persone non imparano per mancanza di tempo, per paura di fare figuracce, o perché qualcuno le ha fatte sentire “non portate”. Basta tornare a quel modo naturale con cui da bambino imparavi senza sforzo. Sbaglierai? Sì, certo! È parte del gioco! Quante volte hai ripetuto “precipitevolissimevolmente” prima di impararla? Ma tranquillo: nessuna parola inglese è così difficile.
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Our experience has taught us that people don’t learn because of lack of time, fear of making a mess, or because someone made them feel "not carried". Just go back to that natural way you learned as a child without effort. Will you miss? Yes, of course! It’s part of the game! How many times did you repeat "precipitevolissimevolmente" before learning it? But don’t worry: no English word is that difficult.
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With our method we trigger a "chain reaction" in your mind, and the words are fixed in memory... and remain there. A storm of memories, emotions, sounds, images and... your voice that is expressed in English with an amazing naturalness. Because the perfect tool did not exist, we created it: 3000 Fast Words, a smart and intuitive tool that teaches you the essentials, even if you think you are not good at it, even if you doubt you will succeed or feel like you are hopeless.
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LIFE ON THE GROUND
GENNAIO 2026: GLI AEROPORTI ITALIANI CAMBIANO VOLTO / JANUARY 2026: A NEW ERA FOR ITALIAN AIRPORTS / ROMA DI NOTTE / ROME AFTER DARK / ROMA CITTÀ D’ACQUA / ROME, CITY OF WATER
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LE NOTIZIE DALL’AEROPORTO | NEWS FROM THE AIRPORT
GENNAIO 2026:
GLI AEROPORTI ITALIANI CAMBIANO VOLTO Tecnologie, servizi e nuovi spazi per chi vola nel nuovo anno JANUARY 2026: A NEW ERA FOR ITALIAN AIRPORTS | Technology, comfort and new services transforming the travel experience5
Il 2026 si apre con una stagione di trasformazioni importanti negli aeroporti italiani. Gennaio è il mese in cui molte innovazioni — tecnologiche, strutturali e di servizio — entrano ufficialmente in funzione, rendendo l’esperienza di viaggio più veloce, più intuitiva e, soprattutto, più vicina alle esigenze del passeggero contemporaneo. Dai nuovi varchi biometrici ai servizi wellness, dalle aree lounge rinnovate ai primi “living terminal” che integrano sostenibilità e design, la rete aeroportuale italiana si allinea ai maggiori hub europei con interventi concreti e visibili già nelle prime settimane dell’anno.
Biometria e controlli più rapidi La novità più evidente riguarda l’introduzione estesa dei varchi biometrici. Molti scali principali — fra cui Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Venezia — attivano a gennaio sistemi che permettono l’accesso ai controlli utilizzando il riconoscimento facciale in sostituzione del documento. Il passeggero registra il proprio volto al momento del check-in e può attraversare i varchi senza mostrare passaporto o carta d’identità. Il risultato è una riduzione delle code e una gestione più fluida del flusso dei viaggiatori, soprattutto nelle ore di punta. A questi sistemi si aggiunge una nuova generazione di scanner per il bagaglio a mano, che consente — finalmente — di non estrarre liquidi e dispositivi elettronici dal trolley. Il tempo di controllo si dimezza e il livello di sicurezza aumenta grazie alla ricostruzione tridimensionale del contenuto delle valigie.
Lounge rinnovate e servizi personalizzati Gennaio 2026 segna anche l’apertura o la riapertura di diverse aree lounge riprogettate secondo un modello più flessibile: spazi di coworking, cabine per videoconferenze, stazioni di ricarica potenziate e aree relax con luci regolabili. Cresce l’attenzione per i viaggiatori che lavorano in mobilità, ma anche per quelli che cercano un tempo di decompressione prima del volo. Alcuni aeroporti introducono aree silenziose, separate acusticamente, dove sono disponibili poltrone reclinabili e percorsi di light therapy pensati 106 |
EN. Italian airports start 2026 with a wave of significant upgrades. Many of the innovations planned over the past months debut in January, reshaping the passenger experience with faster procedures, smarter services and more welcoming spaces.
Faster controls with biometric gates
Several major airports — including Rome Fiumicino, Milan Malpensa and Venice — introduce bio-
metric access gatesallowing passengers to clear controls using facial recognition instead of presenting documents. New 3D scanners for hand luggage also make it possible to keep liquids and electronics inside bags, cutting waiting times dramatically.
Renewed lounges and micro-wellness
January also brings redesigned lounges featuring coworking areas, video-call cabins, silent rooms and adjustable-light relaxation spaces. A notable innovation is the introduction of 15-minute micro-spa booths, offering automated massages, breathing exercises and short mindfulness sessions.
More regional food and sustainable shopping
Airports invest in culinary identity by opening new restaurants and shops focused on regional products: fresh-pasta workshops in Bologna, Sicilian specialties in Palermo, alpine cuisine in Turin. Sustainable duty-free stores adopt compostable packaging and locally sourced goods.
Greener and more digital terminals Terminals become more energy efficient thanks
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LE NOTIZIE DALL’AEROPORTO | NEWS FROM THE AIRPORT
per ridurre lo stress del viaggio. Tra le innovazioni più originali, fanno il loro debutto i micro-spa da 15 minuti, piccoli moduli che offrono massaggi automatici, percorsi di respirazione guidata e brevi sessioni di mindfulness. Diffusi già in Nord Europa, arrivano ora anche in Italia con formule a pagamento rapido tramite app o contactless.
Ristorazione e prodotti locali Il 2026 porta negli aeroporti anche una ristorazione più identitaria: vengono aperti nuovi punti che valorizzano la cucina regionale e i prodotti tipici delle aree circostanti. A Bologna, per esempio, debutta un laboratorio di pasta fresca con dimostrazioni dal vivo; a Palermo nuove botteghe selezionano prodotti di mare e dolci dell’isola; a Torino aumenta l’offerta di ristoranti dedicati alla tradizione alpina. L’obiettivo è trasformare l’aeroporto in una sorta di “primo assaggio” del territorio, e non in uno spazio anonimo e standardizzato. Accanto alla ristorazione cresce anche l’offerta di negozi duty free sostenibili, che privilegiano packaging compostabili e prodotti locali certificati. Una tendenza che si allinea alle politiche ambientali inaugurate nel 2025 e che nel 2026 trova la sua piena applicazione.
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LE NOTIZIE DALL’AEROPORTO | NEWS FROM THE AIRPORT
Terminal più verdi e più digitali Sul fronte infrastrutturale, diversi scali introducono a gennaio nuovi sistemi di monitoraggio energetico basati su sensori intelligenti. L’obiettivo è ridurre sprechi di elettricità e climatizzazione, soprattutto nelle aree meno frequentate. Alcuni aeroporti adottano anche superfici fotovoltaiche integrate nelle vetrate dei terminal, invisibili ma efficaci, che contribuiscono a ridurre la dipendenza energetica. Si diffondono inoltre i wayfinder digitali, totem interattivi che permettono di orientarsi nel terminal in tempo reale, seguire percorsi accessibili, trovare gate, ristoranti e servizi. In alcuni scali, questi sistemi integrano notifiche personalizzate sincronizzate con la carta d’imbarco digitale.
Nuovi collegamenti e servizi per chi viaggia con bambini Gennaio 2026 vede anche il potenziamento dei collegamenti ferroviari diretti con diversi aeroporti, in particolare nel CentroNord. Crescono le aree dedicate alle famiglie, con mini playground indoor, stanze per l’allattamento rinnovate e servizi di noleggio passeggini gratuiti a disposizione fino al gate.
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to smart sensors, improved climate control and photovoltaic glass surfaces. Digital wayfinders help passengers navigate the airport with real-time orientation and personalised notifications synced with digital boarding passes.
Better access and family services
Improved rail links and expanded family areas — including indoor playgrounds, upgraded nursing rooms and free stroller rental — complete the set of innovations travelers will encounter from January 2026 onward.
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LA CAPITALE CON GUSTO | ROME: THE CAPITAL OF TASTE
ROMA DI NOTTE
Percorsi, locali e curiosità della capitale dopo il tramonto ROME AFTER DARK | Routes, venues and curiosities in the capital after sunset
Roma cambia volto di notte. Quando il traffico rallenta e i monumenti si illuminano, la città rivela una dimensione più spontanea, fatta di piazze che diventano salotti all’aperto, club nascosti dietro portoni anonimi, teatri che sperimentano nuovi linguaggi e quartieri che vivono soprattutto dopo le 23. È un divertimento notturno che non assomiglia a quello delle capitali del Nord Europa: a Roma la notte è un ritmo più dolce, allungato, sorprendente perché disseminato in tanti micro-luoghi diversi. Trastevere resta uno dei punti di riferimento. Il quartiere si anima tra vicoli, trattorie e bar storici, con una scena che mescola studenti, turisti e romani di lunga data. Ma un elemento poco noto è la presenza di antiche fraschette rivisitate in chiave contemporanea: locali che recuperano l’idea della mescita popolare, dove il vino scorre in caraffe e la musica è spesso dal vivo. Nelle notti d’estate alcune piazzette ospitano performance improvvisate di cantautori e piccoli gruppi jazz, un fenomeno non ufficiale che contribuisce al fascino del quartiere. A Testaccio, invece, la notte ha un’identità più decisa. L’area del Mattatoio e gli spazi dell’ex Città dell’Altra Economiaospitano festival, dj set e rassegne di teatro urbano. Il Monte dei Cocci, antica collina artificiale composta da frammenti di anfore romane, fa da sfondo a un quartiere che dagli anni ’90 è considerato uno dei centri storici della nightlife romana. Qui si trovano club iconici che hanno contribuito alla diffusione della musica elettronica in Italia, accanto a locali più recenti che puntano su contaminazioni latine, afrobeat e house melodica. Un EN. Rome changes face at night. When traffic slows and the monuments light up, the city reveals a more spontaneous dimension—one made of piazzas that turn into open-air living rooms, clubs hidden behind anonymous doorways, theatres experimenting with new languages, and neighbourhoods that truly come alive only after 11 p.m. Its nightlife doesn’t resemble that of Northern European capitals: in Rome, the night unfolds with a softer, slower rhythm, surprising in its multiplicity of micro-venues scattered across the city. Trastevere remains one of the main hubs. The neighbourhood comes alive among narrow streets, trattorias and historic bars, with a scene that blends students, travellers and long-time Romans. What few people know is that some of the old fraschette have been reimagined in a contemporary key: places that revive the tradition of popular wine taverns, where wine flows in carafes and live music often fills the room. On summer nights, spontaneous performances by singer-songwriters and small jazz groups occasionally animate the squares—an unofficial but charming phenomenon that adds to the district’s allure. 112 |
ENJOY YOUR TRIP | 113
LA CAPITALE CON GUSTO | ROME: THE CAPITAL OF TASTE
dettaglio curioso: alcuni vecchi magazzini del mercato sono stati convertiti in sale da ballo con soffitti bassi e acustica sorprendentemente favorevole, un’eredità architettonica casuale che ha caratterizzato il suono dei club di zona. San Lorenzo rimane il quartiere universitario per eccellenza. Di notte le strade si riempiono di studenti, circoli culturali, pub indipendenti e spazi alternativi. Via dei Volsci e le vie circostanti sono un laboratorio permanente di creatività: reading poetici, concerti punk, serate techno, cineforum, mostre temporanee. Pochi sanno che sotto alcuni locali del quartiere sopravvivono porzioni di antiche cave di tufo, usate per decenni come depositi e talvolta riadattate per eventi sperimentali grazie alla particolare acustica.
Testaccio, by contrast, has a more defined nocturnal identity. The former slaughterhouse area and the spaces of the ex Città dell’Altra Economia host festivals, DJ sets and urban theatre events. The Monte dei Cocci—an ancient artificial hill made entirely of broken Roman amphorae—forms the backdrop of a neighbourhood that, since the ’90s, has been considered one of the historical hearts of Roman nightlife. Iconic clubs that helped spread electronic music in Italy coexist with new venues that explore Latin contaminations, afrobeat and melodic house. An unusual detail: some of the old market warehouses have been converted into dance halls with
Negli ultimi anni, il Pigneto ha acquisito un ruolo centrale nella movida. È un quartiere giovane, multiculturale, con un’anima un po’ berlinese e un po’ mediterranea. I cocktail bar puntano su mixologia d’autore, mentre le strade laterali ospitano micro-club che aprono dopo mezzanotte. L’isola pedonale è il cuore del quartiere, ma la vita notturna si estende anche nelle sue zone più nascoste, dove ex botteghe sono state trasformate in spazi di musica dal vivo, spesso con programmazioni dedicate a generi di nicchia. In estate, molti bar allestiscono cinema all’aperto o piccoli palchi che ospitano comici emergenti.
low ceilings and surprisingly favourable acoustics—an accidental architectural heritage that helped define the sound of the area’s clubs. San Lorenzo remains the quintessential university district. At night its streets fill with students, cultural circles, independent pubs and alternative spaces. Via dei Volsci and the surrounding streets form a constant workshop of creativity: poetry readings, punk concerts, techno nights, film clubs, temporary exhibitions. Few know that beneath some of these venues survive fragments of ancient tuff quarries, used for decades as storage rooms and sometimes repurposed for experimental events thanks to their unique acoustics. In recent years, Pigneto has become a central figure in the city’s nightlife. It is young, multicultural, with a vibe that is part Berlin, part Mediterranean. Cocktail bars focus on signature mixology, while the side streets host micro-clubs that open after midnight. The pedestrian island is the beating heart of the district, but the nightlife extends into its quieter pockets, where former workshops have been transformed into live music spaces, often featuring niche genres. In summer, many bars set up openair cinemas or small stages that showcase emerging comedians. Rome also offers more elegant nocturnal experiences. In Monti, wine bars alternate with lounge
Roma offre anche un divertimento notturno più elegante. A Monti, le enoteche si alternano a lounge bar con terrazze che guardano i tetti del rione. Sono luoghi più raccolti, amati da chi preferisce un’atmosfera rilassata rispetto alla vitalità di Trastevere. A Prati, la vita notturna si concentra in locali che fondono cucina gourmet, musica soft e cocktail ricercati; in estate, la vicinanza del Tevere favorisce la nascita di spazi temporanei e pop-up raffinati. Non mancano le esperienze notturne culturali. Le visite serali ai Fori Imperiali, ai Musei Capitolini o alle Terme di Caracalla offrono una prospettiva alternativa sulla città; spesso includono percorsi multimediali o aperture speciali di aree normalmente chiuse al pubblico. Durante la bella stagione, i teatri all’aperto – dal Globe Theatre di Villa Borghese alle rassegne nelle arene del Parco degli Scipioni – arricchiscono l’offerta notturna con programmi 114 |
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LA CAPITALE CON GUSTO | ROME: THE CAPITAL OF TASTE
che spaziano dal classico al contemporaneo. Il Lungotevere, d’estate, diventa un’arteria di eventi. Le banchine ospitano mercatini, bar galleggianti, serate di tango e piccoli concerti. È un divertimento eterogeneo, perfetto per chi non cerca necessariamente una discoteca ma una passeggiata musicale tra diversi micro-mondi. Più defilati, ma molto apprezzati, sono gli spazi dell’EUR: locali moderni, terrazze panoramiche, club che offrono programmazioni elettroniche fino all’alba. Chi vuole scoprire qualcosa di più insolito può partecipare a tour urbani notturni che raccontano leggende romane, delitti storici o luoghi considerati “energetici” dai racconti popolari. Oppure esplorare i piccoli teatri storici che ospitano cabaret e standup comedy, un genere in forte crescita nella capitale. Il divertimento notturno a Roma, più che un singolo quartiere, è una costellazione di esperienze: lente o frenetiche, eleganti o informali, storiche o sperimentali. È il risultato di una città che continua a reinventarsi dopo il tramonto, mantenendo intatta la sua capacità di sorprendere.
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bars and terraces overlooking the rooftops of the neighbourhood—intimate spaces preferred by those who seek a calmer atmosphere than the bustle of Trastevere. In Prati, nightlife revolves around venues that blend gourmet cuisine, soft music and refined cocktails. In summer, the proximity of the Tiber inspires sophisticated pop-up spaces along the riverbank. Cultural nightlife is equally rich. Evening visits to the Imperial Forums, the Capitoline Museums or the Baths of Caracalla offer alternative perspectives on the city, often enhanced by multimedia itineraries or special openings of usually closed areas. During the warmer months, open-air theatres—from the Globe Theatre in Villa Borghese to festivals in the Parco degli Scipioni—enrich the night with programmes that range from classics to contemporary works. In summer, the Lungotevere becomes an artery of events. The riverbanks host markets, floating bars, tango nights and small concerts—an eclectic kind of entertainment perfect for those who prefer a musical stroll to a nightclub. More secluded yet highly appreciated are the nightlife spaces in the EUR district: modern venues, panoramic terraces and clubs offering electronic music until dawn. Those looking for something more unusual can join nocturnal urban tours exploring Roman legends, historical crimes or locations considered “energetic” in local folklore. Or they can venture into the city’s small historic theatres that host cabaret and stand-up comedy, a genre rapidly growing in the capital. Rome’s nightlife is not defined by a single neighbourhood but by a constellation of experiences: slow or frenetic, elegant or casual, historical or experimental. It is the expression of a city that continues to reinvent itself after sunset, while keeping intact its timeless ability to surprise.
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UNA VISITA DA NON PERDERE | A VISIT NOT TO BE MISSED
ROMA, CITTÀ D’ACQUA Un viaggio tra i resti delle terme antiche ancora visitabili ROME, CITY OF WATER | A journey through the ancient bath complexes still visitable today
A Roma l’acqua era più di una risorsa: era una scenografia pubblica, un segno di civiltà. Gli acquedotti convogliavano fiumi domestici dentro la città e le terme trasformavano quell’acqua in un’esperienza collettiva. Oggi i grandi complessi termali superstiti permettono di leggere la capitale da una prospettiva insolita: non solo come centro del potere, ma come metropoli dell’ingegneria del benessere. Visitare le terme romane significa seguire una geografia sotterranea fatta di ipocausti fumanti, volte altissime, marmi perduti e tecnologie che continuano a stupire per precisione e modernità. Le Terme di Caracalla, inaugurate nel 216 d.C., sono tra i resti più spettacolari dell’antichità. Il loro frigidarium era grande quanto una basilica, un ambiente sorretto da volte che raggiungono ancora oggi altezze impressionanti. Passeggiando tra le strutture, si riconoscono le tre vasche principali, gli spogliatoi, i giardini e la vasta palestra. Molti visitatori non sanno che i pavimenti originari erano decorati con mosaici geometrici in bianco e nero, e che alcune statue oggi conservate ai Musei Vaticani provengono proprio da qui. Un dettaglio curioso riguarda l’acustica: le grandi absidi erano studiate per amplificare la voce, tanto che alcune risonanze sono percepibili ancora oggi durante visite serali o concerti estivi. Non meno straordinarie sono le Terme di Diocleziano, il più grande complesso termale mai costruito a Roma. Oggi parte degli ambienti ospita il Museo Nazionale Romano e la Basilica di Santa Maria degli Angeli, progettata da Michelangelo proprio sulle strutture antiche. Visitare queste terme significa camminare dentro una gigantesca reinterpretazione rinascimentale dell’architettura romana: la navata centrale della basilica coincide con l’antico frigidarium, mentre le grandi aule musealizzate conservano tracce di tubature in terracotta e delle intercapedini dell’ipocausto. Qui emerge in EN. In Rome, water was more than a resource: it was a public stage, a sign of civilisation. Aqueducts channelled domestic rivers into the city, and the baths transformed that water into a collective experience. Today, the surviving thermal complexes allow us to read the capital from an unusual perspective—not only as the centre of political power, but as a metropolis of engineering devoted to well-being. Visiting Rome’s baths means following an underground geography made of steaming hypocausts, soaring vaults, vanished marbles and technologies that still astonish for their precision and modernity. The Baths of Caracalla, inaugurated in AD 216, are among the most spectacular remains of antiquity. Their frigidarium was as large as a basilica, an immense hall supported by vaults that still rise to impressive heights. Walking through the structures, one can identify the three main pools, the changing rooms, the gardens and the vast gymnasium. Many visitors are unaware that the original floors were decorated with black-and-white geometric mosaics, and that several statues now housed in the Vatican Museums once belonged here. A curious detail concerns the acoustics: the large apses were designed to amplify the human voice, and some of these resonances can still be perceived during evening tours or summer concerts. No less extraordinary are the Baths of Diocletian, the largest thermal complex ever 118 |
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UNA VISITA DA NON PERDERE | A VISIT NOT TO BE MISSED
modo evidente la complessità dei sistemi di riscaldamento: canali d’aria collegati a forni esterni, pareti cave che distribuivano il calore, pavimenti sospesi su pilastrini che lasciavano circolare il vapore. Più intimo e sorprendente è il percorso che porta alle Terme di Tito, sul colle Oppio. Spesso trascurate, si trovano in un’area verde affacciata sul Colosseo. Sono tra i complessi più antichi, costruite sopra parte della Domus Aurea, e presentano un impianto più raccolto rispetto ai colossi imperiali successivi. Gli ambienti, oggi parzialmente inglobati nel parco, permettono di osservare da vicino lo schema basilicale delle prime terme pubbliche: piccole sale riscaldate, vasche meno monumentali, strutture murarie che rivelano l’evoluzione graduale della tecnica termale. Interessante è la prossimità alle grandi cisterne che rifornivano il colle: qui si intuisce come la gestione dell’acqua fosse parte integrante dell’architettura. Un altro sito irrinunciabile, benché noto soprattutto per il ninfeo, è il complesso delle Terme di Traiano, costruito sopra i resti della Domus Aurea. Oggi ne restano porzioni minori, ma le dimensioni originarie erano immense: una terrazza artificiale di oltre otto ettari che incorporava giardini, padiglioni e ambienti termali. Alcuni corridoi sotterranei, aperti solo con visite guidate, mostrano ancora il sistema di canalizzazione delle acque e dei fumi. Le pareti conservano le impronte dei tubuli fittili, le condutture cave che portavano aria calda nei muri, un tratto distintivo dell’ingegneria romana. Camminando in queste gallerie si percepisce un aspetto spesso ignorato: le terme erano anche infrastrutture logistiche, con percorsi dedicati al personale addetto alla gestione del calore e dell’acqua. Tra i resti meno conosciuti, ma estremamente affascinanti, ci sono le Terme di Agrippa, il primo grande complesso pubblico di Roma. Oggi ne rimane soltanto un corpo absidato, inglobato nel tessuto urbano dietro il Pantheon. Questa sala, soprannominata la Rotonda, conserva ancora la poderosa muratura in opera laterizia e parte della volta originaria. È una testimonianza preziosa dell’inizio dell’“età dell’acqua”: da qui partiva un sistema di distribuzione idrica che serviva non solo le terme ma anche fontane e giardini della zona
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built in Rome. Today, parts of the complex host the National Roman Museum and the Basilica of Santa Maria degli Angeli, designed by Michelangelo directly atop the ancient structures. Visiting these baths means walking within a Renaissance reinterpretation of Roman architecture: the basilica’s central nave corresponds to the ancient frigidarium, while the museum halls preserve traces of terracotta piping and the cavities of the hypocaust system. Here, the complexity of Roman heating technology emerges clearly: air channels linked to external furnaces, hollow walls that distributed heat, floors suspended on small pillars to allow steam circulation. More intimate and surprising is the visit to the Baths of Titus, on the Oppian Hill. Often overlooked, they are set within a green area overlooking the Colosseum. Among the earliest public baths, built over part of the Domus Aurea, they have a more compact layout than the later imperial giants. The partially preserved rooms allow visitors to observe the early basilica-like scheme of public bathing: small heated chambers, less monumental pools, masonry that reveals the gradual evolution of thermal engineering. Their proximity to the great cisterns that
del Campo Marzio. Un dettaglio insolito emerso durante gli scavi ottocenteschi riguarda il pavimento della vasca principale, realizzato con pietre porose per migliorare il grip dei bagnanti, una scelta tecnica sorprendentemente moderna. Non si può parlare di terme romane senza citare gli Horti Sallustiani, dove restano ambienti termali privati immersi in quello che un tempo era uno dei giardini più ricchi della città. Anche se i resti sono frammentari, alcune sale mostrano ancora nicchie per statue e rivestimenti di marmo. In epoca imperiale, molte dimore aristocratiche possedevano piccoli impianti termali privati, spesso con soluzioni ingegneristiche derivate dai grandi impianti pubblici: un’anticipazione lontana delle spa domestiche. Roma conserva anche resti “diffusi”, come le strutture sotterranee sotto Palazzo Massimo o i pavimenti mosaicati delle terme di Ostia Antica, perfettamente leggibili in un contesto urbano romano d’epoca. Questi siti dimostrano come la cultura termale non fosse circoscritta ai grandi complessi, ma pervadesse ogni livello della società. Visitare i resti delle terme a Roma significa dunque attraversare un museo a cielo aperto del comfort romano: luoghi dove l’acqua, il calore e la tecnica dialogavano con la vita quotidiana. E dove la modernità dei sistemi — dalla regolazione termica alle scelte architettoniche — sorprende forse quanto la loro imponenza.
once supplied the hill highlights how water management was an integral part of the architecture. Another unmissable site—known mainly for its nymphaeum— is the complex of the Baths of Trajan, built atop the remains of the Domus Aurea. Today only fragments survive, but the original dimensions were vast: an artificial terrace of more than eight hectares, incorporating gardens, pavilions and bathing facilities. Some underground corridors, accessible only through guided tours, still reveal the networks that channelled water and hot air. The walls preserve the imprints of the tubuli fittili, the hollow terracotta conduits that carried warmth through the masonry—a distinctive trait of Roman engineering. Walking through these galleries makes one realise that the baths were also logistical infrastructures, with dedicated routes for workers who managed heat and water. Among the lesser-known but deeply fascinating remains are the Baths of Agrippa, the first great public bath complex in Rome. Today, only an apsidal chamber survives, embedded within the urban fabric behind the Pantheon. This hall, nicknamed the Rotonda, still displays its powerful brickwork and part of its original vault. It is a precious testament to the dawn of Rome’s “age of water”: from here extended a distribution system that supplied not only the baths but also the fountains and gardens of the Campus Martius. An unusual discovery from nineteenth-century excavations concerns the main pool’s floor, made with porous stones to improve grip—a surprisingly modern technical solution. No exploration of Rome’s baths would be complete without mentioning the Horti Sallustiani, where fragments of private thermal suites survive amidst what was once one of the city’s richest gardens. Although the remains are partial, some rooms still show niches for statues and traces of marble cladding. In imperial times, many aristocratic villas featured private bath complexes, often borrowing engineering solutions from the great public facilities—an early ancestor of the modern home spa. Rome also preserves “diffuse” remains: subterranean structures beneath Palazzo Massimo, or the mosaic floors of the baths at Ostia Antica, still perfectly legible in their urban Roman context. These sites show how thermal culture permeated every level of society, not just the monumental complexes. Visiting the remains of Rome’s baths means traversing an open-air museum of Roman comfort—places where water, heat and engineering shaped daily life. And where the modernity of these systems, from thermal regulation to architectural choices, astonishes perhaps as much as their monumental scale. ENJOY YOUR TRIP | 121
CONSIGLI DI LETTURA | READING TIPS
UN
libro DA LEGGERE A BOOK TO READ di Enza Pietrangelo
lettori. La scrittura è fluida e coinvolgente, capace di creare un’immediata empatia con la protagonista. Rose non è solo una vittima delle circostanze; è un personaggio resiliente, guidato da un amore filiale incrollabile e da una sete di giustizia che la spinge a superare ostacoli apparentemente insormontabili. Il suo viaggio diventa così un’opportunità di metamorfosi e crescita, un’avventura che, pur non lesinando sulla durezza della realtà, lascia spazio a un messaggio di speranza e consapevolezza. Il viaggio di Rose è un invito a guardare oltre l’etichetta del prezzo, a interrogarsi sulle filiere produttive globali e a sviluppare un senso critico sul mondo che ci circonda. Un romanzo che sensibilizza senza moralismi, lasciando nel lettore il desiderio di saperne di più e, forse, di agire.
EN. Nicoletta Bortolotti, The Journey of Rose, Mondadori (€10)
Nicoletta Bortolotti, Il Viaggio di Rose, Mondadori (euro 10) Non tutti sanno che i milioni di rose vendute a San Valentino provengono spesso dal Kenya, coltivate sulle sponde del lago Naivasha. Rose lo sa bene: è nata lì. Sua madre, Nancy, ha lavorato per anni in condizioni di sfruttamento nelle serre, e ora è scomparsa. Il romanzo segue la giovane Rose nel suo coraggioso viaggio alla ricerca della madre, un percorso che è al tempo stesso fisico e metaforico, attraverso le ingiustizie e le speranze della sua terra. Con Il viaggio di Rose, Nicoletta Bortolotti non offre solo una storia di formazione, ma un vero e proprio pugno allo stomaco, delicato nella forma ma potente nel contenuto. L’autrice utilizza la metafora delle rose, simbolo universale di amore e bellezza, per svelare una realtà fatta di sfruttamento ambientale e umano, un’ombra che si allunga dalle serre africane fino ai nostri vasi occidentali. Il punto di forza del libro risiede nella sua capacità di affrontare temi complessi e dolorosi – migrazione, sfruttamento, ingiustizia sociale – con una prosa accessibile, diretta e mai banale, adatta ai giovani
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Not everyone knows that the millions of roses sold on Valentine’s Day often come from Kenya, grown along the shores of Lake Naivasha. Rose knows this all too well: she was born there. Her mother, Nancy, worked for years in exploitative conditions inside the greenhouses—and has now disappeared. The novel follows young Rose on her courageous journey to find her mother, a path that is both physical and metaphorical, leading her through the injustices and hopes of her homeland. With The Journey of Rose, Nicoletta Bortolotti offers not only a coming-of-age story but a true punch to the gut—delicate in form yet powerful in substance. The author uses the metaphor of roses, universal symbols of love and beauty, to reveal a reality shaped by environmental and human exploitation, a shadow stretching from African greenhouses all the way to the vases in our Western homes. The strength of the book lies in its ability to tackle complex and painful themes—migration, exploitation, social injustice—through an accessible, direct and never simplistic prose, perfectly suited to young readers. The writing is fluid and engaging, capable of creating instant empathy with the protagonist. Rose is not merely a victim of circumstance; she is a resilient character, driven by unwavering filial love and a thirst for justice that pushes her to overcome seemingly insurmountable obstacles. Her journey becomes an opportunity for metamorphosis and growth—an adventure that, while not shying away from harsh realities, still leaves room for hope and awareness. The Journey of Rose is an invitation to look beyond the price tag, to question global production chains, and to cultivate a critical understanding of the world around us. A novel that raises awareness without moralising, leaving the reader with a desire to know more and, perhaps, to act.
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