L’ABBRACCIO n96 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova
2019
Il Valore dell’Educazione
Editoriale di Enrico Costa ........................................................... 3
Ascoltare i desideri, individuare le capacità, addomesticare le motivazioni di Leopoldo Grosso ...........................................................4
Il Valore dell’educazione di Livia Turco ........................................................... 7
Strategie per contrastare il consumo di sostanze psicotrope: la promozione delle competenze sociali di Linda Lombi ........................................................... 8
Educare nella società dell’incertezza di Mauro Palumbo ...........................................................11
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Il coraggio di educare e la forza della relazione di Marco Vagnozzi ..........................................................13
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se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno
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L’ABBRACCIO
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Editoriale di Enrico Costa, presidente CEIS Genova
Q
uanto è cruciale l’educazione! Ci accorgiamo
izzazione ci impegniamo quotidianamente, con giovani e
quanto sia fondamentale che le persone e la
adulti, nell’educare ad amare sé stessi, al rispetto dell’altro,
società siano impostate secondo una sana edu-
al bene comune e al senso di comunità. Amare sé stessi
cazione tanto nei momenti positivi quanto - e forse so-
vuol dire conoscersi, accettare i propri limiti, prendersi cura
prattutto – nelle situazioni di maggior criticità individuale
di sé e progettare il futuro. Rispettare l’altro vuol dire ac-
e sociale. Tuttavia, parlare e/o scrivere di “educazione”
cettare l’altro nella sua individualità, unicità anche diversità;
rischia di essere un esercizio sterile e vuoto se non si tenta
vuol dire lavorare per una società aperta ed inclusiva: un
di declinarlo con contenuti chiari e precisi. Senza preten-
ambiente in cui regna il rispetto è favorevole allo sviluppo
dere di avere un modello ideale, per noi del CEIS Genova
di una comunità solidale, in cui anche i più fragili e i più pic-
“educare” significa impegnarsi a “tirar fuori” il meglio che
coli riescono a trovare il proprio spazio; educare al bene
c’è dentro alla persona e che spesso non sa di avere, ov-
comune vuol dire lavorare insieme sui temi della pace, dei
vero valorizzare quanto di buono ci sia potenzialmente in
diritti umani, della legalità, dell’ambiente e dello sviluppo,
un individuo. In che modo? Con la relazione, con l’ascolto
del dialogo tra le culture, a cominciare dal proprio territo-
attento e non giudicante, un ascolto in cui è importante
rio. Il perseguimento del bene comune implica l’essere uniti
talvolta spegnere il cervello e accendere il cuore. La
da un progetto esistenziale accomunante e che guardi al
relazione rappresenta dunque una delle caratteristiche
futuro, così come il rispetto e la garanzia dei diritti/doveri
distintive della figura di un buon educatore e della sua
inalienabili di ciascuna persona. Infine, educare al senso
“missione”, il modo attraverso il quale le intenzioni edu-
della comunità, al sentirsi parte di una comunità (tema a
cative diventano lavoro e risultati educativi; laddove non
cui abbiamo dedicato un intero numero dell’Abbraccio)
c’è relazione interpersonale non c’è la possibilità di dare
vuol dire molto semplicemente aiutare a comprendere
seguito alle intenzioni educative e, conseguentemente,
la bellezza del farsi carico gli uni degli altri nel rispetto e
aspirare a ottenere dei cambiamenti positivi.
nell’amore di tutti e di ciascuno. L’importanza che ricopre
È chiaro comunque che educazione è un termine che deve
questo tema ci ha spinti, ancora una volta, a intercettare e
essere declinato, riempito di contenuti; è un po’ come il ter-
condividere con voi il pensiero illuminato degli autori che
mine qualità, che di per sé sembra dire tanto ma se non
hanno accettato generosamente di scrivere, e che qui desi-
specificato rimane solo pura retorica. Nella nostra organ-
dero ringraziare di cuore, in questo numero dell’Abbraccio.
L’ABBRACCIO
3
Ascoltare i desideri, individuare le capacità, addomesticare le motivazioni di Leopoldo Grosso, psicologo-psicoterapeuta e presidente onorario “Gruppo Abele”
L
a riabilitazione, ma anche lo stesso trattamento
stimolo, supporto e contenimento, che si rendono nec-
delle persone tossicodipendenti, si sviluppa su
essarie a seconda dei momenti e delle situazioni. La
quattro assi, strettamente integrati e inter-
relazione dell’educatore, le sue parole, il suo modo di
dipendenti, senza alcun predominio di un piano sull’altro:
essere, si appoggiano a loro volta sulla concretezza
medico-farmacologico, psicologico, sociale, educativo.
dell’intervento, sul terreno prescelto per lo svelamento
Su questo presupposto sono stati creati i Ser.t e le co-
di potenzialità e della messa alla prova di capacità, a
munità terapeutiche, anche se successivamente i tagli
fronte della sfida dell’impegno e della costanza richiesta
alla spesa sociosanitaria e la riduzione degli organici
nella piccola-grande impresa condivisa. L’ “empower-
hanno sottratto risorse e ridotto drasticamente alcuni
ment”, l’acquisizione di competenze, l’incrementata fi-
essenziali ambiti di intervento, sbilanciando e depoten-
ducia e stima di sé, una maggiore sicurezza personale e
ziando la globalità dell’impostazione degli interventi. La
la sensazione di contare e potere di più, costituiscono
dimensione educativa nei progetti e nei percorsi di re-
l’esito atteso del processo di capacitazione, così come
covery (di recupero dai lacci e dalle devastazioni della
declinato dalla scuola indiana di Amartya Senn e di Yu-
dipendenza conclamata) non consiste nel semplice
nus. Quale terreno di condivisione e quale costruzione
epigono complementare di un intervento clinico che fa
di capacità? L’ascolto dei desideri è il punto di parten-
perno sulla diagnosi, né si configura come mero codice
za. I desiderata (de-sidera) sono spesso stelle luccicanti
di attinenza comportamentale alle prescrizioni riabilita-
e irraggiungibili. Indicano tuttavia la direzione del desi-
tive, ai corretti rapporti intra-familiari, o alla prevenzi-
derio, che non può essere ignorata, perché costituisce la
one delle ricadute. Il lavoro educativo dispiega tutta la
sorgente della motivazione. La direzione va colta, per
propria autonomia e potenzialità di risorsa approccian-
essere declinata ed addomesticata, con la formulazione
dosi in via prioritaria non ai deficit, le mancanze, man-
di obiettivi alla portata del soggetto, che richiedono,
chevolezze e limiti delle persone in difficoltà, ma cer-
per il loro raggiungimento, capacità da costruire o raf-
cando di valorizzarne le capacità esistenti e possibili, di
forzare. La formazione di capacità è un processo gradu-
stimolare interessi e voglia di fare. Solo in seconda bat-
ale, che a sua volta esige disciplina, tenacia, costanza.
tuta, a partire da un rapporto che ha saputo guadag-
La scarsa tolleranza alla frustrazione, propria di molte
narsi fiducia e interessamento, vengono affrontati i
persone dipendenti (concausa o co-risultato della
blocchi, le interferenze, i condizionamenti negativi inte-
dipendenza qui poco importa), è un primo duro osta-
riorizzati che precludono l’espressione delle qualità per-
colo da superare. Ci aiuta la pedagogia del principio di
sonali o impediscono la realizzazione di parti “sane” di
frustrazione ottimale, che definisce l’obiettivo appena
sé. La relazione è la chiave dell’intervento educativo.
poco sopra alla portata del soggetto, che, affiancato e
Una relazione che si costruisce su una proposta di con-
accompagnato (stimolato, supportato, contenuto), ri-
divisione, nel condurre insieme un’esperienza, nel fare
esce a sostenere la prestazione richiesta. La remuner-
qualcosa di coinvolgente, in un ruolo di co-protagonisti,
azione è duplice: la soddisfazione premiale estrinseca
da soli oppure in un gruppo . Condivisione è affianca-
per l’obiettivo conseguito, ma, soprattutto, il riverbero
mento, dialogo permanente che si alimenta dal confron-
intrinseco dell’”impresa” compiuta, che significa non
to sul fare, e si declina nell’alternanza delle funzioni di
tanto
4
L’ABBRACCIO
l’acquisizione
di
competenze
quanto
l’interiorizzazione dello sforzo, l’acquisizione della cons-
nel rispetto e nel non giudizio dell’altro, che l’educatore,
apevolezza che con costanza e applicazione alcuni sco-
ma anche il volontario formato, trascorrono insieme alle
pi a cui si tiene, e qualche piccola ambizione, sono con-
persone in comunità, a facilitare l’aprirsi spontaneo e
seguibili. Sono imprese alla portata del soggetto
l’ascolto e, soprattutto a consentire l’esercizio di
(appena qualche centimetro sopra le sue corde, dove in
un’osservazione ravvicinata, fondamentale per intra-
genere il punto di debolezza si colloca nella mancanza
vvedere potenzialità, riconoscere capacità, cogliere cu-
di tenuta dello sforzo necessario) e ciò significa, nella
riosità ed interessi. Il secondo passo è allestire un set-
pratica educativa, lavorare per micro-obiettivi, progetti
ting specifico, idoneo all’emersione delle capacità
che possono apparire a scartamento ridotto, piccoli tas-
intraviste, dove prima l’accorgersi e poi il riconoscimen-
selli, ma essenziali, all’interno della dinamica della cura e
to delle abilità personali possano avvenire soprattutto
della finalità complessiva dell’approccio terapeutico. Il
dai compagni di viaggio, il cui rimando risulta sempre
conseguimento della patente guida col superamento
più
dell’esame di teoria, un diploma da saldatore, un tiro-
dell’operatore, perché vissuto come più “vero”, meno
cinio di restauro mobili, un corso da OS, per rimanere in
rituale, senza sconti e sospetti di paternalismo. Una vol-
ambito pre-professionale; oppure un’esperienza tea-
ta acquisita la consapevolezza di possedere alcune doti
trale o altri ambiti espressivi; senza dimenticare i con-
(i propri “doni” o “talenti” secondo il linguaggio evan-
testi sportivi, ecc… sono tra gli esempi più diffusi e ba-
gelico) l’ultimo passo prevede l’interlocuzione diretta
nali. In comunità, soprattutto con i ragazzi più giovani, il
dell’educatore che propone alla persona interessata un
compito di favorire e facilitare una possibile individu-
investimento specifico sul potenziamento e talvolta sul-
azione personale è una delle quattro funzioni cardine
la pre-professionalizzazione delle proprie capacità.
del lavoro terapeutico (l’abbandono del consumo, la
Quando il percorso ha successo, il risultato è la formazi-
ridefinizione dello stile di vita, l’esperienza affettiva-cor-
one di uno spezzone di identità, una maggiore evidenzi-
rettiva sono le altre tre). Come si favorisce un processo
azione di un tratto “forte” di sé in cui ci si riconosce e si
di formazione identitaria? E’ la condivisione del tempo,
è riconosciuti: un parziale percorso di costruzione di
pregnante
e
convincente
della
restituzione
L’ABBRACCIO
5
un’immagine positiva di sé stesso che risponde in qual-
senza costruire una reale alleanza di lavoro, che può
che misura alla domanda: ”Chi sono io, se non sono più
rendere più difficile conseguire obiettivi magari più
un tossicodipendente?”. Terminato il percorso comuni-
modesti ma raggiungibili, perché si vogliono perseguire
tario, per evitare il ritorno devastante dello stigma so-
mete di più alto livello, ma irrealistiche in base alla grav-
ciale, non basta infatti essere un “ex-tossicodipenden-
ità della situazione, all’ “arrendevolezza” della motivazi-
te”, dove l’aspetto positivo è unicamente definito dal
one e alle effettive capacità in atto. Il secondo è
negativo che non c’è più, che pur continua a persistere
l’accanimento terapeutico, stretto parente del primo er-
nella definizione dell’identità. L’educazione non mira al
rore, che avviene quando l’operatore si ostina a pensare
miglior bene dell’altro senza che l’obiettivo venga con-
che una persona debba e possa raggiungere determi-
diviso dalle persone che si intendono aiutare. Altrimenti
nati risultati a prescindere da altre variabili che non ven-
è il paternalismo autoritario, di chi sa che cosa è bene
gono tenute in debito conto e che invece giocano un
per l’altro, a prescindere dal fatto che il diretto interes-
ruolo spesso decisivo. In questi casi è l’equipe che ha il
sato possa essere d’accordo o meno. I fraintendimenti
compito, nella sua funzione caledoscopica, di tutelare le
che possono originare da questo posizionamento sono
persone da alcuni atteggiamenti e comportamenti dei
più di uno. Il primo è una tendenza a “salvare” l’altro,
propri operatori.
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L’ABBRACCIO
Il Valore dell’educazione di Livia Turco, Presidente Fondazione “Nilde Iotti”
C
iascuno di noi è educatore/educatrice.
patrimonio di conoscenze, sia ispirato da un corredo
Ciascuno di noi deve svolgere una funzione
di valori che sa testimoniare con la forza dell’esempio.
educativa.
Sono convinta che oggi il messaggio educativo viene
In questo nostro tempo, in questa nostra società il va-
accolto ed è efficace se viene raccontato attraverso la
lore della educazione va riscoperto, rinnovato, valoriz-
forza dell’esempio e se è proposto mettendo in gioco
zato, rimesso al centro. Perchè bisogna ricostruire la
una relazione umana significativa.
forza dei legami sociali e della comunità, ricostruire una
Questi sono ingredienti preziosi nella società di oggi at-
comunicazione ed anche una solidarietà tra le gener-
traversata da solitudini, individualismi, impoverimento
azioni.
delle relazioni umane.
L’educazione è un nutrimento fondamentale per vivere
L’altro compito fondamentale della educazione è quello
bene, per creare coesione sociale e per sentirsi soll-
di tirare fuori tutte le capacità delle persone perché
ecitati in quanto singole persone ad essere attive nella
ciascuno sia protagonista della propria vita.
società e protagoniste della propria vita. L’educazione
Bisogna avere creatività e capacità di innovazione cos-
si basa sull’esercizio di alcune doti fondamentali.
tante per trovare lavoro, creare lavoro, creare sviluppo.
La relazione di fiducia con l’altro, l’altra basata sulla au-
L’educazione deve sconfiggere ogni atteggiamento
tentica capacità di ascolto;
assistenzialistico e promuovere una forte capacità im-
L’arte maieutica di tirare fuori le capacità nascoste, le
prenditiva, di creazione ed invenzione di attività e la-
abilità contenute in ciascuna persona perché essa sia
vori.
sempre protagonista della sua vita; L’autorevolezza che
L’operatore sociale può e deve svolgere una eccellente
deriva prima di tutto dalla forza dell’esempio e dalla
formazione educativa. proprio a partire dalla sua attitu-
forza della competenza;
dine a costruire relazioni umane di ascolto e di confron-
La sollecitazione alla curiosità per conoscere i fatti nuo-
to con l’altro, l’altra. Proprio a partire dall’arte maieu-
vi della vita e per avere uno sguardo largo che conidce
tica di tirare fuori le capacità delle persone. In questo
il passato e guarda al futuro
modo si combatte la cultura dello scarto e si promuove
L’educazione presuppone che l’educatore abbia un
la cultura della dignità umana.
L’ABBRACCIO
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Strategie per contrastare il consumo di sostanze psicotrope: la promozione delle competenze sociali di Linda Lombi, sociologa e docente presso Università Cattolica di Milano
N
onostante oggi nel dibattito pubblico si parli
drugs, no future. Le droghe nell’era dell’ansia sociale”,
meno di sostanze psicotrope rispetto a qual-
edito da Feltrinelli), affermava che «l’intensificazione
che anno fa, il consumo di alcol e droghe resta
dello svolgimento del lavoro, l’abbattimento di strut-
un fenomeno diffuso e preoccupante. L’ultima “Relazi-
ture temporali profonde e interiorizzate, così come
one al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia”,
lo smantellamento di domeniche e vacanze, il cam-
pubblicata nel 2018, conferma come oltre un terzo degli
bio sistematico di orari e luoghi di lavoro, il dissolvi-
studenti italiani (circa 880.000) abbia provato almeno
mento di relazioni sociali e legami emotivi conducono
una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria
molto spesso a stati d’animo estremi e vacillamenti
vita e che il 26% lo abbia fatto nell’anno precedente la
della personalità che incentivano proprio la disponi-
rilevazione. Tuttavia, ad abusare di sostanze psicoattive
bilità all’automanipolazione chimica». Come ci ricorda
non sono solo i giovani studenti, ma spesso anche gli
Bauman, l’uomo postmoderno si configura sempre più
adulti, soprattutto se prendiamo ad esame, oltre alle
come un consumatore di merci in cui assume il ruolo
droghe illegali, anche l’alcol.
di “collezionista di piaceri” o “recettore di sensazioni”.
Sono numerosi gli studi che testimoniano come oggi
In questo quadro, le sostanze stupefacenti tendono
le motivazioni che spingono le persone alla fruizione
sempre più a caratterizzarsi come merci al pari di al-
di sostanze con effetti psicotropi siano diverse, almeno
tri prodotti, in grado di soddisfare bisogni funzionali,
in parte, rispetto a quelle del passato. Certo, in taluni
incrementare le situazioni di piacere e produrre sen-
casi il consumo (e soprattutto l’abuso) risponde ancora
sazioni più o meno intense, secondo una strategia di
ad una funzione di tipo consolatoria rispetto al disagio
approvvigionamento influenzata da un’abile offerta di
personale e sociale, al male di vivere, all’insofferenza
mercato. Come è possibile allora intervenire in questo
per le proprie condizioni di vita. Tuttavia, in molti casi
scenario per tutelare la salute degli adolescenti, ma
nella società odierne l’uso di alcol e droghe può es-
anche degli adulti? Molti lamentano che non si parli più
sere ricondotto a finalità che potremmo definire “per-
di droghe, che esse siano ormai “normalizzate”, che bi-
formative” (orientate cioè ad aumentare la socialità, la
sognerebbe tornare a fare informazione nelle scuole,
resistenza, la forza, l’energia, la creatività, il piacere).
e magari bisognerebbe farlo con toni allarmanti. Oggi
In una società che accelera i suoi tempi, che si fa sem-
abbiamo a disposizione studi che ci dicono in modo
pre più esigente nei confronti dei singoli soggetti at-
chiaro (secondo un approccio evidence-based, direb-
traverso la prescrizione di una molteplicità di ruoli e di
bero gli esperti) che cosa funziona e cosa no in ma-
relative aspettative, il consumo di sostanze psicotrope
teria di prevenzione del consumo di sostanze. Queste
può rappresentare il tentativo di indurre artificial-
ricerche convergono nel rilevare come, sebbene la tr-
mente la capacità di sopportare la fatica, di socializ-
asmissione di informazioni che mirano ad accrescere
zare, di raggiungere uno stato di decompressione e di
la consapevolezza sui rischi legati all’assunzione di
relax. Amendt, in un suo famoso libro del 2003 (“No
sostanze psicoattive rappresenti la strategia alla base
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L’ABBRACCIO
di ogni intervento condotto nell’ambito della preven-
un processo denominato di “ottimismo irrealistico” per
zione, essa non è sufficiente a scongiurare il consumo
descrivere il fenomeno di distorsione cognitiva basato
(anzi, a volte può essere pure dannosa, perché au-
su un errore di giudizio circa la pericolosità dei rischi.
menta la curiosità verso le droghe). Neppure usare le
Tale distorsione si esplica nel fatto che le persone ten-
strategie che fanno appello alla paura (ossia basate su
dono a collocarsi in uno stato di basso rischio rispetto
comunicazioni dal forte impatto emotivo, per esempio
ad altri soggetti coinvolti nella medesima situazione,
attraverso l’impiego di immagini “forti”), sembra funzi-
ritenendosi sempre meno minacciati rispetto ad un
onare perché – dicono gli studiosi – esse generano un
generico individuo medio. Questa distorsione è neces-
processo di “evitamento difensivo”, ossia una rimozi-
saria per ridurre l’ansia associata agli eventi e permette
one del contenuto del messaggio considerato spesso
ai soggetti di conservare un buon livello di autostima.
esagerato o inverosimile.
Sulla base di questo meccanismo psicologico, gli indi-
Inoltre, a supporto della tesi che adottare un approccio
vidui tendono ad attribuire a se stessi caratteristiche
meramente informativo non sia efficace, vanno ricor-
di invulnerabilità ed immunità personale, che li porta
dati alcuni fenomeni di ordine psichico che neutraliz-
a sottostimare la probabilità di cadere vittime di un
zano i messaggi sui rischi. Già negli anni Ottana Neil
evento negativo collegato alla propria condotta per-
Weinstein, un ricercatore americano, aveva descritto
sonale. “Non può capitare proprio a me” pare essere
L’ABBRACCIO
9
un’asserzione, assai diffusa, che riassume questo at-
sesso di tali abilità rafforza le strategie di fronteggia-
teggiamento.
mento (coping) non solo verso le sfide quotidiane, ma
Che cosa fare allora, se informare sui rischi non è suf-
anche verso le pressioni del gruppo dei pari aiutando
ficiente? Gli esperti convergono che oggi si può fare
la persona a resistere alle influenze sociali. Chi dovreb-
prevenzione sulle sostanze e, più in generale, promu-
be insegnare queste abilità? Certamente, esistono pro-
overe la salute, rafforzando alcune abilità sociali del-
grammi specifici e strutturati che possono essere im-
la persona. Gli esperti le chiamano le “Life Skills” (le
plementati soprattutto in ambito scolastico. Tuttavia,
abilità di vita). Si tratta di competenze che mettono
la prima agenzia di socializzazione ove queste abilità
in grado la persona che le possiede di controllare il
si apprendono resta la famiglia. Ricordo un esimio col-
proprio comportamento, affrontare meglio le sfide
lega che mi diceva come la prevenzione al consumo di
della quotidianità, migliorare le relazioni interper-
sostanze psicotrope inizi al banco dei giocattoli: quan-
sonali, gestire le emozioni. Possedere un buon livello
do il genitore educa il bambino a sopportare la frus-
di queste abilità consente al soggetto di “sapere cosa
trazione dell’attesa, rafforza la sua resilienza e la sua
fare ed essere consapevole di poterlo fare”. Questo ap-
capacità di procrastinare la ricompensa, ma gli insegna
proccio, detto altrimenti “educativo-promozionale”,
anche a gestire le emozioni e a sopportare la pressione
sposta l’attenzione dall’acquisizione di conoscenze
sociale, la spinta all’emulazione. Certamente questo
all’interiorizzazione di abilità, come per esempio la
non sarà sufficiente a scongiurare ogni rischio ed il ru-
capacità di prendere decisioni e risolvere problemi, di
olo educativo del genitore va ben oltre questo esem-
essere asserviti, resilienti, empatici, consapevoli delle
pio, ma si tratta di un primo passo verso un processo
proprie emozioni e risorse, di sapere deferire una grati-
sfidante che, per funzionare, deve durare nel tempo e
ficazione nel tempo. La cosa interessante è che il pos-
trovare l’alleanza delle altre agenzie educative.
10
L’ABBRACCIO
Educare nella società dell’incertezza di Mauro Palumbo, docente di Sociologia, Università di Genova
S
ociologi e filosofi sociali da tempo sottolineano
Problema che si pone per tutti i membri di una società,
la forte discontinuità della società contempora-
ma che ovviamente è percepito in modo più drammatico
nea con quella che l’ha preceduta, anche di pochi
dagli adolescenti e dai giovani, e più in generale da tutte
lustri. La società liquida, la società degli individui, la so-
le persone alle quali la vita ha fornito meno certezze e
cietà dell’incertezza, sono solo alcune delle più fortunate
meno sponde su cui appoggiarsi. La perdita del senso
e illuminanti definizioni che pensatori come Zigmunt
del confine e del limite, ossia di quelle “sponde” scon-
Bauman, Norbert Elias, Ulrich Beck, hanno utilizzato per
trando le quali generazioni di giovani hanno costruito
sottolineare tre aspetti chiave, che generano a livello per-
la propria identità e hanno ridefinito l’insieme di real-
sonale difficoltà molto più forti di quelle affrontate dalle
izzazioni (le certezze) e opportunità (le speranze) con
precedenti generazioni.
cui progettare il proprio futuro, ha prodotto un eterno
Società liquida, forse il termine di maggior successo,
presente e un eterno senso di indefinitezza. Non so chi
segnala il progressivo opacizzarsi di strutture forti,
sono e quindi non so cosa voglio, potrei essere tutto e
regole chiare e diffuse (anche se non necessariamente
volere tutto ma non sono nulla e nulla vale la pena di
condivise), percorsi standard di vita, che potevano cos-
essere perseguito. Naturalmente il sociologo è por-
tituire riferimenti forti grazie ai quali le persone costru-
tato ad analizzare le caratteristiche sociali che produ-
ivano la propria identità contestandole, adeguandosi,
cono questi vissuti, quindi a constatare che la “società
ribellandosi, ma in ogni modo crescendo in una dial-
dell’incertezza”, terzo elemento chiave, è tale perché
ettica produttiva. Non ostante tuttora siano molto im-
sono sempre meno presenti strade ben definite, conseg-
portanti la famiglia di origine, il tipo di lavoro svolto, il
uenze chiare di scelte irreversibili, che permettono alle
titolo di studio conseguito, la parte di mondo in cui si è
persone di costruire la propria vita attraverso un mix di
nati, l’influenza di queste sulle persone viene percepita
vincoli e opportunità. Questa incertezza si traduce tra
in modo attenuato se non falsato e il passaggio da una
l’altro, per i giovani e anche per i meno giovani, nel pas-
fase di vita ad un’altra, da un gruppo sociale ad un altro,
saggio dal “ciclo di vita” ai “percorsi di vita”, ossia da
da una condizione ad un’altra, viene vissuto come frutto
una sequenza di tappe consolidata e condivisa (conclu-
delle scelte individuali piuttosto che come risultato di
sione degli studi, inizio di un lavoro stabile, autonomia
decisioni assunte all’interno di condizioni e vincoli più o
economica e indipendenza abitativa, formazione di una
meno rigidi. Di qui la “società degli individui”, in cui le
nuova famiglia…) ad una eterna transizione da una tappa
persone sono fin da piccole abituate a pensare che tutto
all’altra, con percorsi sempre più lontani dalla linearità e
dipende da loro e (correlativamente) tutto ruota intorno
dagli standard delle generazioni precedenti. Si traduce
a loro, venendo meno la percezione dei condizionamenti
quindi nella impossibilità di pianificare nel lungo periodo,
sociali (di tipo sia materiale che morale). Questo genera
di dare per acquisita una volta per tutte una tappa rag-
non solo biografie centrate su valori di autorealizzazione
giunta, perché potrà essere messa in discussione in un
di tipo “egoistico” o narcisistico, ma soprattutto vite vis-
futuro anche prossimo. Quindi nella difficoltà di rispon-
sute come se tutto ciò che conta possa essere frutto es-
dere in modo convinto alle domande di base (chi sono,
clusivo di scelte individuali, producendo quindi quel mix
cosa voglio, dove sto andando …). In breve, tutti questi
di senso di onnipotenza (solo io sono artefice del mio
cambiamenti sociali, in parte irreversibili e amplificati
destino) e di impotenza (se fallisco capisco che non pos-
anche dalla diffusione dei social, forniscono guide, riferi-
so fare nulla per decidere della mia vita), che a sua vol-
menti, percorsi, sempre meno leggibili e chiari. Come se
ta forieri ad un tempo di individualismo e frustrazione.
il flusso di un fiume in una valle ben tracciata si trasfor-
L’ABBRACCIO
11
masse nell’avanzare dell’acqua in una pianura melmosa,
“leve” esterne. Le nostre ricerche evidenziano l’aumento
o se il cammino lungo un sentiero di montagna sfociasse
delle persone in condizioni di vulnerabilità, in partico-
in un canalone ghiaioso privo di segnavia. Di qui la sfida
lare tra i giovani, condizioni spesso collegate all’essere
educativa: aiutare le persone a trovare al proprio inter-
ai margini di agenzie educative quali la scuola, il lavoro,
no quelle certezze e quei riferimenti che sempre meno
la formazione (i cosiddetti NEET), ma anche ai margini
trovano all’esterno, o perché assenti o perché nascosti.
della vita sociale e culturale del loro ambiente di riferi-
In passato la sfida educativa era volta principalmente a
mento. Sono condizioni spesso frutto di contraddizioni
conciliare la necessità di seguire le regole e di adeguarsi
sociali reali: basti pensare alla disoccupazione, alla dif-
ad esse con il desiderio di essere protagonista della pro-
ficoltà di trovare un lavoro adeguato agli studi compiuti,
pria vita e del proprio futuro, facendo di queste regole i
di modificare il proprio status sociale con lo studio e con
punti di appoggio su cui costruire il proprio destino. Ora
il lavoro, che dipendono dalla stagnazione economica
non ci sono più punti di appoggio su cui fare leva per
piuttosto che dalla cattiva volontà delle persone. Come
cambiare il mondo o noi stessi e l’educazione si traduce
ha scritto Beck, nella società contemporanea si chiede
nella capacità di aiutare le persone a leggere un mon-
alle persone di cercare soluzioni biografiche alle con-
do sempre più complesso (ma non per questo “incom-
traddizioni sistemiche, colpevolizzandole quindi anche
prensibile”) e a costruire al loro interno quei riferimenti
per eventi che non dipendono da loro e favorendo così
e quelle certezze che in precedenza potevano trovare
reazioni sfiduciate o pretese irrealistiche (il mix di senso
“specchiandosi” in (o ribellandosi a) quelle che potevano
di onnipotenza e impotenza che deriva da una cattiva
osservare all’esterno. Una sfida che richiede operatori
rappresentazione della realtà). Aiutare a riportare i piedi
sempre più lucidi e maturi (anche loro sono figli della
per terra e aiutare a capire su quali risorse personali far
società dell’incertezza e la vivono sulla propria pelle)
leva per camminare sulle proprie gambe è la sfida che
nella capacità di fornire stimoli per una non facile lettura
ogni educatore si trova oggi a dover affrontare, quale
della realtà (per trovare riferimenti “solidi” in una soci-
che sia il suo pubblico di riferimento. Ripulendo innanzi
età “liquida”) e di evidenziare le “leve” interne (le risorse
tutto il terreno dalle scorie lasciate dai cattivi maestri
delle persone) su cui queste possono agire per uscire
che hanno fatto credere che esistano soluzioni semplici
da situazioni di difficoltà e per supplire la carenza di
a problemi complessi…
12
L’ABBRACCIO
Il coraggio di educare e la forza della relazione di Marco Vagnozzi, educatore del CEIS Genova. direttore della collana di saggistica per la casa editrice Divergenze.
A
partire da una definizione particolarmente
frontare gli ostacoli e le difficoltà della vita1. Dinanzi alle
efficace di Duccio Demetrio, all’educare si
molteplici sfide a cui l’attualità ci espone, come edu-
possono attribuire almeno tre significati: in
catori, professionisti nelle relazioni d’aiuto, insegnanti
primo luogo, dare sostentamento, nutrimento (dal la-
o genitori, è necessario innanzitutto riprendere questa
tino edere, “mangiare”) quindi la capacità di tirar fuori
definizione e ripartire da essa. Senza scadere in facili
le risorse insite nell’educando (educere), come voleva
logiche emergenziali, che vogliono mostrarci quotidi-
già la maieutica socratica. In altre parole, educare non
anamente come la nostra società sia di volta in volta
vuol dire solo trasmettere nozioni, ma cogliere le abil-
attraversata da problematiche sempre più urgenti ed
ità e le particolarità di chi si ha davanti, valorizzandole.
allarmanti (l’emergenza droga tra i giovani, la paura del
Infine vi è anche un terzo significato di questa parola,
diverso, le nuove forme di dipendenza, e così via), si
ovvero condurre fuori (ex-ducere), portare l’altro ad af-
tratta qui di affrontare fenomeni di difficile compren-
1. D. Demetrio, L’educazione non è finita. Idee per difenderla, Cortina, Milano 2009
L’ABBRACCIO
13
sione e risoluzione con le uniche armi che abbiamo:
certi versi ancor più difficile poiché pone l’educatore,
quelle dell’educazione come capacità di costruire ponti
talvolta, nella scomoda condizione di dover superare il
fra le persone, di rinforzare le relazioni. Come disse in-
luogo comune, la paura, la diffidenza, e non di rado la
fatti Martin Buber, nel momento in cui ci occupiamo di
discriminazione come pensiero dominante. In tal senso,
cogliere nei destinatari dei nostri interventi educativi
il valore dell’educazione sta altresì nel coraggio di osare,
determinate capacità e risorse, ed appunto di porli di
di andare contro corrente, di essere in campo anche e
fronte alle sfide della vita, non possiamo dimenticare
soprattutto per gli ultimi. L’educatore è dunque colui
che il nostro compito più importante sia quello di aiu-
che ha il coraggio di credere che un cambiamento sia
tare la persona a riallacciare e recuperare quei rapporti
possibile, anche laddove si trova di fronte a sfide appar-
interpersonali, familiari e sociali che oggi si stanno a
entemente impossibili, è colui che ha il coraggio di non
poco a poco perdendo . Questo monito vale per tutti
cedere alla rassegnazione e alla banalità della chiacch-
noi educatori, indipendentemente da chi siano tali des-
iera comune, è colui che prova a costruire ponti laddove
tinatari e da quale sia il livello d’intervento. Per chi si
i più non vedono altro che muri.
occupa di comportamenti a rischio legati al consumo di
Ritornando ora ai tre significati che abbiamo origi-
sostanze, nel campo della prevenzione e della promozi-
nariamente delineato per la parola “educazione”,
one della salute, l’azione educativa deve strutturarsi
non si può non considerare quanto essi ci ricordino
proprio come costruzione di relazioni, offerta di alterna-
l’urgenza dell’intervento educativo di fronte ad una
tive, attenzione alle esigenze delle famiglie dei ragazzi
serie di trasformazioni sociali in atto, che rendono ul-
che s’incontrano; deve essere ri-costruzione del tessuto
teriormente ardua la nostra sfida. Una certa cultura
sociale, prevenzione di comunità come coinvolgimento
predominante del successo ad ogni costo, della per-
dei diversi attori in gioco, perché la persona non sia mai
formance e della mercificazione di ogni aspetto della
sola di fronte alle sfide del mondo. Deve essere supporto
vita umana, ha notevolmente trasfigurato le tre dimen-
e affiancamento alla scuola come luogo di crescita, di
sioni dell’educare. Al nutrimento e al sostentamento si
incontro e di auto-realizzazione, per fronteggiare i cres-
è sostituito l’ingozzamento forzato di una società dei
centi fenomeni di abbandono e dispersione scolastica.
consumi che ci spinge veramente a “parlare come man-
Per chi lavora come educatore a fianco di chi è ancora
giamo”, nel senso che tendiamo a parlare mediamente
più in difficoltà, perché già coinvolto in una dipendenza,
male, con un impoverimento grave del linguaggio e del
è doppiamente importante ricostruire le relazioni che
sapere, e a nutrirci ancor peggio, sia spiritualmente sia
sono andate perdute, disgregate dalla preminenza di
materialmente. Troviamo, di conseguenza, figli sem-
una sostanza che ha alterato i rapporti sociali e familiari.
pre più imbottiti di prodotti di consumo d’ogni genere,
Educare anche in questo caso significa sostenere, val-
genitori che rispondono ad ogni loro richiesta per la dif-
orizzare le risorse e riabituare la persona alle sfide della
ficoltà di porre dei limiti. Lo stesso educare come “tirar
vita. Significa ridare regole, abitudini sane, spingere
fuori” le capacità del singolo cede il passo ad una liber-
l’individuo a riscoprire autenticamente le proprie emoz-
tà di espressione e di scelta sempre più ampia, quanto
ioni, ma anche reinserirlo nel tessuto sociale, fornirgli
fasulla, perché non lascia al giovane la capacità di sa-
strumenti per affrontare le difficoltà quotidiane di una
pere come e cosa scegliere, insomma gli strumenti per
precarietà non esclusivamente economica, ma sempre
orientarsi nella vita quotidiana3. Le persone appaiono
più esistenziale. Lo stesso, in fondo, si potrebbe dire per
sempre più disorientate da una sovrabbondanza di in-
la questione dell’integrazione, che porta l’educatore a
formazioni nella quale non sanno discernere quali cose
diventare guida e supporto ai nuovi figli delle migrazioni,
siano realmente valide ed importanti. Difficile, in tal
a chi fugge da situazioni di guerra o disperazione nella
senso, che emergano quei talenti e quelle capacità, che
speranza di trovare un nuovo futuro; l’accoglienza, da
finiscono per disperdersi nel mare magnum di un voci-
sempre parte integrante del mestiere dell’educare, sia
are indistinto in cui tutto ha lo stesso apparente valore.
come ascolto sia come aiuto concreto, è un campo per
Se poi pensiamo all’educare come “portar fuori”, come
2
2. M. Buber, Discorsi sull’educazione, Armando, Roma 2009 3. M. Vagnozzi, Liberarsi con la filosofia, in L. Lombardo, L’alunno. Tutto ciò che la scuola non ha il coraggio di rivelare, Divergenze, Belgioioso 2018
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L’ABBRACCIO
esporre al mondo e alle sue sfide, esso è sovente inteso
la necessità di mettersi in gioco, di rischiare, senza
(erroneamente) come trasmettere ai figli una cultura
l’accezione negativa che normalmente s’attribuisce a
e una logica del più forte o della competizione, in una
questa parola4. Rischiare vuol dire infatti essere aut-
specie di realtà spaventosa, dove chiunque può minac-
enticamente presenti a se stessi, scegliere consapevol-
ciare la nostra incolumità, come nello stato di natura di
mente, affrontare la vita senza fuggire da essa, vivere
Hobbes. Si crede allora che il giovane vada tutelato, in
realmente anziché consumare la vita e ciò che ne fa
qualche modo protetto da tutto questo. Ciò non las-
parte.
cia spazio all’errore, all’incidente di percorso, come el-
Se sapremo insegnare all’altro il grande valore di ques-
emento dal quale si potrebbe invece imparare e grazie
to rischio autentico che è l’accettare la sfida del vivere
al quale si potrebbe crescere. Una normale sfida quo-
quotidiano, saremo stati buoni educatori. Lo saremo
tidiana diventa, per le nuove generazioni, un ostacolo
stati ancor di più, se riusciremo a trasmettere l’idea
spesso insuperabile, uno sbaglio viene vissuto come un
che questa stessa sfida sia un viaggio che va compiuto
fallimento per il quale ci si può colpevolizzare o auto-
insieme, non da un Io isolato, ma da una molteplicità
punire. Di fronte a tutto questo, l’educatore ha un com-
relazionale di individui che riconoscono finalmente se
pito quasi titanico, quello di trasmettere all’educando
stessi e gli altri come persone libere.
4. R. Buzzi, F. Leo, N. Vaccamorta, M. Vagnozzi, Perché non rischiare? Forme di relazione e di espressione corporea nella promozione della salute e nella prevenzione al disagio in adolescenza, Erga, Genova 2009.
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