L’ABBRACCIO n93 2018
Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova
L’Altro
L’altro di S.E. Cardinale Angelo Bagnasco ...........................................................4
Conoscere l’altro nel “quotidiano” di Andrea Castanini ........................................................... 6
L’altro e l’incontro con l’altro di Maria Rita Parsi ........................................................... 8
È bello che tu esisti! di Madre Elvira Petrozzi ......................................................... 10
Il ricordo di una città che incontra gli “altri” di Franco Enriquet ..........................................................12
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Chi è l’altro per me... come mussulmano di Salah Husein ..........................................................14
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una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro
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nasconderci da noi stessi. Fino a quando
se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi
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chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere
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non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.
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L’ABBRACCIO
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L’altro Editoriale di S.E. Cardinale Angelo Bagnasco
N
essuno è solo se stesso, ma sempre di più: è il
La persona non è una cosa che sta fuori dal nulla, ma -
frutto di una storia fatta di volti, nomi, ambienti,
molto di più - è una realtà vivente, ed è vivente in modo
tradizioni. In questa storia, i primi a cui siamo
umano, perché si dispone liberamente all’incontro con
debitori sono i nostri genitori, i nonni, gli amici. Nessuno
il tu degli altri, chiunque siano. Ognuno sa di essere
si pone, ma ognuno si riceve da Dio come un dono: il
pienamente per sona quando riconosce nell’altro non
primo destinatario di noi stessi è proprio ciascuno
un alieno, un estraneo, un concorrente, ma se stesso:
di noi. Se vivessimo veramente alla luce di questa
se stesso non perché siamo identici, sovrapponibili, ma
consapevolezza - il Creatore mi ha regalato a me stesso
perché ci riconosciamo appartenenti alla medesima
- sono certo che vivremmo meglio, riconciliati non solo
meraviglia che è l’uomo. Se questo vale per tutti, e
con il mondo, ma innanzitutto con noi stessi. Vivremmo
questo sguardo è possibile a tutti, gli occhi della fede
gli inevitabili limiti che abbiamo - fisici, psicologici,
svelano sul volto dell’altro i lineamenti di Gesù Cristo, i
spirituali... - non come una condanna insopportabile, ma
lineamenti di Dio!
come parte del dono che siamo per noi credendo che
La relazione è desiderata da tutti, tutti aspiriamo ad
tutto ha un senso, anche il limite e il bisogno. Vivere
amare e ad essere amati, ma - non ce lo nascondiamo
riconciliato con se stesso significa vivere non risentito,
- entrare in relazione, come amare, è una cosa seria. La
significa poter avere uno sguardo più sereno sugli altri e
tentazione di tirarci indietro dall’altro è ricorrente: tanto
sulla vita, sapendo che la perfezione è di Dio, datore di
più oggi siamo spinti dalla cultura unica a pensare a
ogni bene, e che ogni frammento dell’esistenza è come
noi stessi, a rinchiuderci in una libertà vuota e slegata
un germoglio di infinito, una promessa di eternità.
che nega se stessa, e che imprigiona nell’angusto
Come già detto, ciò è possibile a partire da Dio poiché
perimetro di sé. L’occidente, che si è ubriacato di
nessuno si crea e nessuno è proprietario di sé, neppure
autodeterminazione assoluta, sta diventando stanco
della propria vita. La “qualità della vita”, di cui tanto
della
si parla, non è l’efficienza, il successo, il vigore, ma il
convertirci ad una libertà che non è sciolta dai legami,
vivere dentro ad una rete di rapporti di benevolenza e
ma che dentro ai legami trova se stessa : sono i legami
di vicinanza. Sta nel non essere soli davanti all’esistenza
degli altri - dalla famiglia agli amici, del lavoro al
terrena: custodire relazioni di reciproco riconoscimento
tempo libero, alla malattia..., ma sono anche i legami
e di vicinanza è la nostra casa, non la solitudine. È
dell’educazione, della morale, delle leggi, di una società
questa l’esperienza comune che dovrebbe illuminarci
che cerca di essere ordinata. Senza legami non c’è
nei momenti di difficoltà e di prova. Comprendere che
libertà e i legami sono sempre relazione.
noi ci siamo perché Dio esiste non è una intuizione
Spesso si sente invocare una società globale più vivibile,
fredda e lontana, ma una verità che scalda il cuore e
umana e solidale: e questo è un desiderio universale.
permette di vivere “ora” in vista del “per sempre”,
Ma richiede serietà e impegno: in qualunque comunità,
permette di vivere con gli altri, come pellegrini in vista
anche per la strada, è necessario che quel desiderio,
della vita eterna, il Paradiso. Coltivare il rapporto con
quella specie di benefica utopia, sia accolta non solo dal
Dio si chiama preghiera, vita spirituale, cammino di
nostro cuore, ma anche dalle nostre mani. Dare corpo
grazia, esistenza nello Spirito... si chiama via della vita,
al sogno tocca a ciascuno senza spettare o pretendere
strada della gioia. Gesù non ha assicurato la prosperità
che comincino altri: il gioco” a chi tocca per primo” è un
su questa terra, ma ci ha promesso di stare con noi, cioè
brutto gioco che non porta a nulla. Ognuno è chiamato
di rimanere in una relazione di amore con ciascuno:
ad essere il primo... con l’onore di esserlo e certo che
relazione che non è di superficie, estrinseca, ma penetra
non è e non resterà solo, e sapendo che esistere - si
la carne e l’anima e consente di esistere non come delle
potrebbe dire - significa amare, significa poter dire a
pietre, ma delle persone.
qualcuno: è bello che tu ci sia, tu non morirai...
propria
malintesa
libertà:
tutti
dobbiamo
L’ABBRACCIO
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Conoscere l’altro nel “quotidiano” di Andrea Castanini, Vicedirettore del Secolo XIX
M
i chiedono di spiegare cosa sia l’altro nella
una casa travolta da una frana, come la maschera da
mia professione, il giornalista. Per fortuna non
sub sbalzata dai rottami di una vettura distrutta in un
è difficile, almeno nella teoria. L’altro, nella
incidente stradale. Tracce di una normalità violata, di
mia professione, è semplicemente la mia professione.
vite altrui stravolte in pochi minuti.
Niente di più, niente di meno. Il nostro lettore si aspetta
Ma guardare gli oggetti e le orme lasciate dalle persone
da noi – o ci illudiamo che lo pensi - di guardare, capire
non è sufficiente. Per capire e riferire, il giornalista
e spiegare quello che è altro da sé, quei fatti che le
deve provare a stabilire un contatto con l’altro. E, a
conoscenze all’interno dei rapporti familiari e personali
volte, gli capita di scoprire che l’altro desidera, come il
non gli consentono di venire a sapere. E questa
cronista, che la sua storia sia resa pubblica e condivisa
convinzione determina il nostro lavoro. A volte per
con migliaia di altre persone, perché si sente simile
il giornalista la conoscenza piena delle notizie e delle
a loro. Come è accaduto alla donna di Certosa, una
persone che ne fanno parte è un percorso tortuoso
sfollata, che due mesi dopo il crollo del ponte, quando
e difficile, addirittura doloroso quando si tratta di
è giunto il momento di tornare nella sua casa per
entrare in sintonia con persone mai viste che stanno
poche ore a prendere gli oggetti più cari, ha accettato
attraversando i momenti più difficili della loro vita:
di farsi accompagnare da un giornalista del Secolo
lutti, malattie, disgrazie, migrazioni, tracolli economici.
XIX. Il momento più intimo dopo la tragedia è stato
Bisogna comprendere, avvicinarsi in punta di piedi e
messo in comune con altre persone, che lo avrebbero
cercare di stabilire un legame con i protagonisti dei fatti,
raccontato ad altre decine di migliaia. E non certamente
le vittime, i testimoni. Non è mai facile, neanche per il
per esibizionismo, ma per la consapevolezza della
cronista più esperto. Certe volte capita che il mestiere
valenza pubblica di quell’evento privato. Perché gli
del giornalista sia difficile proprio perché non si riesce
oggetti salvati dalla sua casa erano il simbolo di uno
a capire fino in fondo una realtà molto lontana da noi. E
sradicamento e di una ferita per un’intera città. E i
allora, in quei casi, bisogna insistere, studiare, chiedere
lettori dovevano saperlo.
aiuto a chi ne sa più di noi, perché per riuscire a spiegare
L’altro siamo noi prima di diventarlo.
un fatto con parole semplici è necessario averlo prima
A ogni giornalista di cronaca capita, prima o poi,
compreso.
di entrare in un ospedale o in una casa di riposo per
Cercherò di fare degli esempi, per essere più chiaro e
raccontare un fatto. Può essere un caso di malasanità,
meno generico.
un episodio di maltrattamento, una protesta dei
L’altro è una finestra aperta.
familiari dei ricoverati o dei sindacati. A me capitò per
Quando un giornalista entra nel privato di una persona,
un incendio che anni fa arrivò a sfiorare una residenza
vede aprirsi un universo parallelo. Le vite degli altri non
per anziani in una zona collinare della Valbisagno. Gli
sono mai esattamente come ce le aspettiamo. E gli
infermieri e il resto del personale in quella circostanza
uomini lasciano il segno della loro personalità ovunque.
ingaggiarono una lotta disperata contro le fiamme,
L’altro e il suo mondo interiore possono fare capolino
usando le manichette per l’irrigazione fino all’arrivo
da una semplice scritta lasciata sui muri di un edificio
risolutivo dei Canadair. Quegli uomini difendevano
popolare, in una periferia problematica. Può essere
persone fragilissime, incapaci di scappare da sole.
una frase che esprime un vuoto interiore, un grido di
Insieme al loro lavoro difendevano anche se stessi,
rabbia, una pulsione che cerca sfogo e che, insieme ad
quegli anziani che un giorno sarebbero diventati e che
altre, forma un racconto e delinea un contesto sociale.
qualcun altro avrebbe dovuto difendere. Raccontarlo è
In altre circostanze, a raccontarci le vite degli altri
stato interessante.
sono gli oggetti che le persone si lasciano alle spalle.
L’altro è quello che abbiamo scelto di non essere, o
I giocattoli che fanno capolino dalle pareti sventrate di
che non siamo diventati per caso.
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L’ABBRACCIO
Le vite di tutti noi sono costruite da bivi, strade
aizzano le folle virtuali. Avere a che fare con loro può
interrotte, incontri che ci spingono in una direzione o
essere persino divertente, una volta che si prendono
in un’altra, da decisioni giuste e sbagliate che segnano
le misure. L’aspetto che ho trovato più inquietante,
un’esistenza. Molto spesso al giornalista, soprattutto
però, è un altro, ed è stata l’assenza assoluta di dubbi
in cronaca, capita di raccontare le storie di persone
sugli argomenti su cui molti lettori intervengono con
che si sono spinte troppo oltre, lungo strade da cui
i loro commenti. E alla fine mi si è aperto un dubbio,
è difficile tornare. Che si tratti di parlare di ragazzi
e cioè che la cerchia di amicizie che noi ci creiamo su
distrutti dalla droga, o di uomini che hanno lasciato la
Facebook, Twitter e gli altri social, sia in realtà una
famiglia e vivono per strada, o dei protagonisti di gesti
grande eco che serve ad amplificare i pensieri che già
sconsiderati e distruttivi, lo sforzo più grande per chi
abbiamo. La differenza tra “noi” e gli “altri” equivale,
scrive dovrebbe essere quello di non cristallizzare
per chi la pensa così, a quella tra giusto e sbagliato.
l’essenza di una persona a un singolo fatto di cronaca.
Non so dire dove ci porterà, ma lo trovo pericoloso.
Non sempre ci si riesce. Però ci si deve provare. Non
L’altro è il rivale di William Wilson
basta dire “nessuno tocchi Caino”, occorre anche
Una novella di Edgar Allan Poe racconta la lotta,
capire perché uno come noi sia diventato Caino.
durata anni, di un tale chiamato William Wilson
L’altro non è chi scrive “mi piace” sulla nostra
contro un compagno di scuola che si chiama
pagina Facebook.
esattamente come lui e che, con il tempo, finisce
Una delle esperienze professionali più istruttive che
per assomigliargli sempre di più. Soltanto quando
ho avuto recentemente è stata quella di moderatore
uccide il suo rivale, vinto dall’ossessione, William si
dei commenti sul sito internet del mio giornale, in un
accorge di avere ucciso se stesso: il protagonista e
periodo in cui mi occupavo di sport. In quell’occasione
l’altro erano la stessa persona e i loro destini erano
ho scoperto l’esistenza di alcune categorie di persone
indissolubilmente intrecciati. Ecco, io credo che sia
che allignano sui social network e che a volte ne
obbligo del giornalista raccontare l’altro che è in noi
fanno un’arma. Ci sono gli odiatori professionali, che
e quanto di nostro sia presente nell’altro. Così, forse,
insultano chiunque la pensi diversamente da loro. I
c’è una speranza che l’odio di William Wilson non
troll, che si divertono a seminare zizzania. I tribuni, che
prevalga.
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L’altro e l’incontro con l’altro di Maria Rita Parsi, psicoterapeuta - Membro del Comitato ONU per i Diritti del Fanciullo – Presidente Fondazione “Fabbrica della Pace e Movimento Bambino Onlus”
“L’
altro” e “l’incontro con l’altro” sono la fine
pienamente saziato e liberato da una fame che, crescendo,
di ogni solitudine, di ogni prenatale, diadico
diventerà, poi, piacere d’essere nutriti non solo dal cibo
contenimento, di ogni isolamento e di ogni
quotidiano ma, per simbiotica analogia, dal Sapere, dalla
separatezza dal mondo. E ci consentono, sin dalla nascita,
Bellezza, dalla Bontà, dal Bene, dall’Equilibrio psicofisico e
di “costruire un ponte” sin dalla nascita, tra la mente, il corpo
mentale che nasce dalla ricerca della conoscenza di sé e
e l’immaginario che è esclusivamente nostro e le persone
dal rapporto con l’altro. L’altro inteso, dunque, come “altro
e l’ambiente che ci circondano. Poiché all’origine di ogni
da sé”.
vita umana, c’è il “contenimento del Grembo della madre”.
L’altro inteso come lo intende Ryszard Kapuscinski nel
C’è la Diade del “Due in una”. Ovvero di quella simbiosi
libro “L’altro” (Feltrinelli 2015) quando scrive: “L’altro
madre - neonato/neonata che, fisicamente, termina con
comincia dove comincia la volontà di capire e investigare”.
la nascita e fa sperimentare, a ciascun essere umano e a
L’altro, allora, come “ponte con il mondo” e a partire dal
tutti, il trauma del primo distacco. Ovvero dell’uscita dalla
padre, dalla sua presenza che dovrebbe essere costante e
mitica “grotta” di platonica memoria, dal grembo della
protettiva per la madre e per i figli. E, dunque, se il padre
dea-madre, all’interno del quale si è maturato il percorso
c’è, se il padre è, per intenderci, il San Giuseppe della
prenatale della “vita che prende le forme della vita”. E che
situazione che si pone “a servizio”, per amore, della donna-
da feto, si trasforma in neonato/a. Quel contenimento
madre e del bambino ( che è “divino” come lo sono tutti
continua, poi, tra le braccia della madre e/o di chi, dopo
i bambini!). Se il padre - insomma - realizza il progetto
la nascita - si prenderà costantemente cura del neonato/a.
umano della Triade - madre-padre-figlio/a - a motivo della
E, ancora, attraverso l’allattamento che, col nutrimento
quale si rompe, dopo il parto, la continuità simbiotica della
primario - per amore -, se amore e cure ci sono - trasferirà
Diade madre-bambino e si crea il ponte con il mondo degli
al neonato/a il piacere di poter sopravvivere, pur se
altri, con il mondo intorno. Con il mondo, per incontrare il
nell’iniziale dipendenza totale, ancora, di poter essere
quale, proprio il padre è - o dovrebbe essere - normativo
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L’ABBRACCIO
regolatore, guida, supporto, capace, con l’esempio e la
trasformazioni e soluzioni che, invece, si possono
presenza, di favorire - insieme alla madre e ai parenti -
garantire a se stessi soltanto attraverso un’introspettiva
un contatto con l’ambiente intorno, con l’altro e con gli
conoscenza di sé. Infatti, come scrive Aristotele: “Chi
altri. Un contatto foriero del conoscersi, dell’incontrarsi,
conosce i propri limiti, non tema il suo Destino”. Laddove
del rispettarsi nonostante specialità e differenze. Per,
la conoscenza di sé permette di non proiettare sull’altro
poi, vivere insieme, nello scambio d’ogni condivisione, di
e/o sugli altri sia la parte peggiore di noi - delegando
ogni riconoscimento di sé. Proprio grazie al ri-conoscere
proprio all’altro il compito di agirla, metterla in atto,
gli altri e al vedersi dagli altri riconosciuti. Vero è, però,
rappresentarla con la nostra - inconsciamente - colpevole
che l’altro è e può diventare “altro da sé” soltanto, se e
complicità; sia attribuendo all’altro da sé compensazione
quando, ciascuno di noi riesce, anzitutto e soprattutto, a
e riscontro che appartengono alle nostre esigenze,
conoscere e a ri-conoscere se stesso e a “radicarsi” nella
fantasie, desideri. I quali, invece, dovrebbero prendere
propria anamnesi. Ovvero, a “radicarsi” nel comprendere,
forma non per una proiettiva delega all’altro ma per
decriptare, codificare, analizzare il flusso, step by
un’alleanza, una collaborazione, una comunità d’intenti,
step, della propria crescita, dell’esperienza prenatale,
obbiettivi e progettualità che consentono di realizzarsi
infantile, preadolescenziale, adolescenziale. E, ancora,
“in metropolitana”. Come appunto scriveva il prete-
nel conoscere la propria storia e quella della propria
poeta sessantottino Michel Quosit. Ovvero con gli altri
famiglia. Con tutte le considerazioni e gli approfondimenti
e grazie, anche proprio al rapporto ben definito con gli
che questa analisi comporta. Analisi e approfondimenti
altri. Così, autentico, costruttivo ed, anche foriero di
che contribuiscono a favorire - se sostenuti anche dalla
creatività, progettualità, collaborazione, è l’incontro con
conferma di figure educative - il misurarsi con la vita e con
l’altro da sé, allorquando una persona riesce a distinguere
il comportamento degli altri, empatizzando, ascoltando,
sé dall’altro, ben evidenziando le affinità elettive e la
prestando attenzione ed interagendo, senza confondere
comune, irrinunciabile umana matrice che, dall’inconscio
se stesso con l’altro. Senza “proiettare”, confusivamente,
e
sull’altro, aspettative, bisogni, difficoltà, problemi e/o
rappresentazioni che appartengono - pur nella unicità e
al contrario, attribuendo all’altro, possibilit, conferme,
specialità di ciascuno - a tutti gli esseri umani.
dall’immaginario
collettivo,
estrae
le
simboliche
L’ABBRACCIO
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È bello che tu esisti! di Madre Elvira Petrozzi - Fondatrice Comunità Cenacolo
N
elle
nostre
impegnati
Comunità nel
spesso
cammino
di
i
ragazzi
esercizio d’amore nell’accogliere l’altro, come una
risurrezione
verifica dei nostri autentici sentimenti e della nostra
vengono a chiedermi aiuto per qualcuno
fede. Accogliere l’altro dà la possibilità alla mia vita
che abbiamo appena accolto e che sta vivendo un
di comprendere che misura e che capacità ha il mio
momento di crisi; vengono con grande affetto e
cuore, il mio corpo, la mia anima, la mia vita… di
partecipazione da me per il bene di un altro, e questo
dilatarsi per fare spazio a qualcun altro. L’attenzione
mi rivela sempre chiaramente come tutti nel cuore
agli altri è una palestra che libera dalla pigrizia,
sentiamo la spinta, la chiamata, a incarnare l’amore
dall’indifferenza, dalla noia, dall’egoismo. Se non ci
che Gesù ha per l’uomo. Nella nostra esperienza,
si allena ad amare gli altri, l’anima dell’uomo diventa
quando i ragazzi arrivano in Comunità, innanzitutto
“rachitica”, “anchilosata”, e l’indifferenza poco a
li accogliamo. Il primo amore che conoscono e
poco anestetizza il cuore che diviene totalmente
incontrano è quello del volto del fratello che gli
insensibile e “si blocca”: non reagisce più, non
sorride, che gli sta accanto: e quell’amore apre il
sente più, non vive più, non “batte” più perché non
loro cuore alla fiducia di credere che è possibile
ama più! Imparare ad amare gli altri è un esercizio
cambiare vita. È questa la “scuola di vita” della
dunque fantastico perché permette all’amore dentro
Comunità Cenacolo: sperimentare che l’uscire da te
di te di aumentare sempre di più. Più amiamo
stesso e l’andare verso l’altro in un’azione concreta
gli altri più siamo ricchi noi: ricchi di libertà, di
che coinvolge la tua vita, ti rende felice. L’amore fa
volontà, di tenacia, di fedeltà, di sacrificio. L’amore
del bene certamente a chi lo riceve, ma fa tanto bene
è dinamismo, non si ferma mai e non si inceppa mai,
anche a chi lo dona. Se alla vita manca il dono di
è un fuoco sempre acceso che non si consuma, che
se stessi, manca la gioia vera. E pensare che essa
rende la vita sempre più attiva e attenta agli altri,
nasce da quei piccoli gesti quotidiani che sono alla
capace di cogliere le esigenze della persona amata o
portata di tutti: un sorriso, una parola, uno sguardo,
di quella bisognosa ancora prima che lei le esprima.
un incontro, un gesto di carità, un dirsi grazie, un
Lo sguardo dell’amore rende capaci di vedere la
chiedersi perdono... Si è davvero felici solo quando
necessità del fratello prima ancora che la sua bocca
impariamo a donare il nostro tempo, a scomodarci e
la esprima.
ad uscire dai nostri egoismi per andare incontro a chi
Un giorno uno dei nostri giovani ha testimoniato:
ha bisogno di noi.
«Ogni tanto mi veniva in mente: quando sarò papà
Quando arriva qualcuno che “bussa” alla porta del
amerò tantissimo i miei figli; quando sarò marito
tuo cuore e ti scomoda, ti dona la possibilità di vivere
amerò tantissimo mia moglie…», ma poi si è reso
l’amore autentico: se in quel momento, nonostante
conto che era un’illusione, una fantasia, una teoria
tu abbia già programmi o idee da compiere, ti fermi
che non avrebbe mai realizzato se oggi non avesse
e riesci ad ascoltare l’altro, se lo fai entrare in te
imparato ad “amare tantissimo” chi aveva accanto.
e tu entri in lui, raccogli come frutto la gioia della
E allora ha raccontato che una sera, stanco morto
comunione. A volte quando le persone ci chiedono
per aver portato mattoni e impastato cemento tutto
un favore o un aiuto nel momento che noi riteniamo
il giorno per costruire i muri di una nostra casa,
sbagliato - e spesso cadiamo nel pensare che “è
era felice di poter andare a letto a riposare. Mentre
sempre il momento sbagliato” - ci innervosiamo e
era ormai pronto al riposo, un ragazzo gli si è fatto
facciamo “pesare” il fatto di essere stati scomodati
vicino e gli ha chiesto: «Ho bisogno di parlare con
mentre abbiamo altro da fare. Invece dovremmo
te stasera. Vero che parli un po’ con me?». In quel
considerare questo “scomodarci” come un’occasione
momento ha vissuto una lotta tremenda dentro se
che la vita ci dona per imparare ad amare, come un
stesso: «Miseria! Siamo settanta in casa e proprio
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L’ABBRACCIO
da me deve venire, che ho lavorato duro tutto il
né sperimentato la pace che nasce dal chiedersi
giorno?». Era tentato di dire al giovane: «Guarda,
perdono, come potranno scegliere di vivere questo?
parliamo domani; sono stanco morto!». E invece ha
Se non hanno sperimentato che la felicità nasce
condiviso: «L’ho guardato e gli ho detto: sì, arrivo!»,
quando sai rinunciare a qualcosa di tuo per donarlo
e poi ha aggiunto: «Perché lui oggi è mio figlio, e io
agli altri, come potranno domani essere uomini e
oggi mi sento “suo” padre!». Padri e madri, fratelli
donne generosi e felici?
e sorelle, lo si diventa nella vita quando perdi il tuo
Sono consapevole che è l’incontro vivo con Dio
egoismo, le tue pretese, la tua prepotenza, e diventi
che muove a incontrare nella verità i fratelli. È nel
amico, fratello, sorella, madre, padre… di quelli che
riconoscere l’amore infinito di Dio per noi che in
oggi vivono con te. Questa è la vera Risurrezione:
Gesù si è fatto vita, presente, reale, che scopriamo
imparare che nell’amore che doni, che ti costa fatica
la verità di noi: che siamo suoi figli amati! E questa
e sacrificio, sta la pienezza della vita!
verità ci rivela che l’altro, il prossimo, è “mio
Spesso incontro i genitori che hanno portato i figli
fratello, mia sorella”. Nelle nostre case negli ultimi
“disperati” nella nostra Comunità. Alcuni di loro mi
anni quando festeggiamo la vita di un giovane o di
dicono: «Suora, ma noi non abbiamo fatto niente di
una persona accolta, usiamo cantare un ritornello
male!». Ma non basta non fare niente di male! Nella
che dice così: “È bello che tu esisti, è bello che tu
vita bisogna vivere il bene se si vuole trasmettere il
esisti…”. È un bisogno che abbiamo quello di sentire
bene. Se i tuoi figli non hanno visto con i loro occhi il
qualcuno che ci dice: “È bello che tu esisti!”, che
bene, non hanno visto gesti autentici di amore, non
ci rivela che siamo un dono! Ma è una necessità
hanno udito parole di bontà, di rispetto e di verità,
della vita anche diventare capaci dire nella verità a
L’ABBRACCIO
9
qualcuno: “È bello che tu esisti!”. Riconoscere che
provate a chiudere gli occhi e a pensare al momento
l’altro è un dono per me! Provate a farlo anche voi in
del vostro concepimento, a contemplare il miracolo
famiglia, tra amici, nei vari gruppi di appartenenza.
dell’inizio della vostra vita nel grembo di vostra
Guardatevi negli occhi con sincerità e ditevi l’un
madre. E con le orecchie del cuore ascoltate la voce
l’altro: “È bello che tu esisti!”. Sentirete la gioia di
di Dio, il sussurro dello Spirito Santo, che quando ci
ricevere queste parole, e gusterete la bellezza di
ha creati ha detto a ciascuno di noi, alla nostra vita
dirle riconoscendo nella persona che il Signore ci ha
che cominciava: “È bello che tu esisti!”.
messo accanto in quel momento un dono di Dio! Poi
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L’ABBRACCIO
Il ricordo di una città che incontra gli “altri” di Franco Enriquet, Presidente Associazione Gigi Ghirotti Onlus di Genova
I
l titolo che si è voluto dare a questo numero della
Serra. Il convegno ebbe per tema le problematiche
Rivista, L’Altro” e l’invito a scrivere il mio pensiero
della spasticità, cause, prevenzione e assistenza.
sui temi di interesse pubblico mi ha subito portato
Era il tempo di Giancarlo Piombino, Sindaco della
alla mente il ricordo di Rosanna Benzi e la sua rivista
città, di Bruno Orsini, Assessore Comunale. Incalzati
“Gli Altri”. Un ricordo che potrebbe essere di monito
da una sinistra agguerrita e particolarmente attenta
per i nostri tempi allo scopo di mantenere quei val-
ai bisogni dei più deboli ci fu consenso unanime tra
ori che la generazione passata ha fatto di Genova una
destra e sinistra. Fu raggiunto l’obbiettivo di dotare
città all’avanguardia nell’impegno sociale mirato so-
la città di più centri di educazione motoria (CEM)
prattutto alle persone più in difficoltà, disabili, malati,
gestiti dal Comune per le persone con disabilità tra
emarginati.
cui ovviamente i bambini spastici.
Rosanna Benzi era una tredicenne di poca cultura,
In questa lotta è stato partecipe Giacomo Piombo
lo ammise lei stessa, quando giunse a Genova;
che ha costituito la Consulta degli Handicappati,
non poteva essere diversamente data l’età e la
un organismo di consultazione riconosciuta dalla
provenienza da un povero paesino del Piemonte con
Regione per conoscere i problemi e le esigenze del
una famiglia altrettanto povera. Si trovò però immersa
mondo della disabilità. Per anni Piombo ha diretto
in un mondo cittadino che le diede cultura, stimoli,
la Consulta di cui Rosanna era parte. Il loro impegno
entusiasmo per combattere contro i tanti pregiudizi
è stato fondamentale nel campo della scuola e del
del tempo sulla disabilità, sui malati scomodi, sulla
lavoro per evitare le discriminazioni di cui tanti disabili
sessualità, combattere contro l’emarginazione del
soffrivano.
diverso e per il riconoscimento di diritti negati a chi
Bottaro che ha di gran lunga anticipato nei fatti la
esposto a esclusione sociale. Un impegno perché
recente legge del “Dopo di noi”, realizzando la Casa
tutti potessero essere accolti con gli stessi diritti nella
Famiglia nella ex Scuola Speciale Vidoni di via Teano
comunità. Rosanna fu un terreno fertile e diede molti
ove trovano residenza permanente molti giovani
frutti.
disabili. Una residenza che sostiene il Comune sotto
Tra i tanti ricordi emerge la lotta perché i bambini
lo stretto controllo dei familiari per sollevarli dalla
spastici
assillante preoccupazione del dopo di loro.
potessero
avere
un
servizio
pubblico
Tra i membri della Consulta Roberto
dal Comune. I loro genitori riuniti nell’AIAS, una
Figura di spicco Enrico Montobbio con la sua opera
organizzazione privata guidata da Ubaldo Mannoni
antesignana in Italia per l’inserimento lavorativo dei
non riusciva più con i propri mezzi a dare un servizio
disabili in contatto con Rosanna e i suoi collaboratori
di riabilitazione per i propri figli. La camera di
per scambi di opinioni e cose pratiche da portare a
Rosanna divenne il centro d’incontro per studiare
compimento. Don Andrea Gallo lo incontrai più volte
come raggiungere l’obbiettivo. Ne divenni il braccio
da Rosanna e con lui i suoi tossici che potevano
operativo per l’assenza di Ubaldo trasferito all’estero
entrare liberamente da lei e per lei avevano grande
dalla sua Banca. Scese in campo da Firenze anche
rispetto e certo traevano qualche utile riflessione
il Prof. Milani, neuropsichiatra, portato a Genova
sul valore della vita di fronte a una persona che era
da Camillo Arcuri, il giornalista genovese amico
stata tanto penalizzata ma senza segni di resa. Bianca
di Rosanna e nella redazione de “Gli Altri”. Il Prof
Bozzo Costa, amica di Rosanna, che a Genova ha dato
Milani, fratello di Don Milani, venne a Genova per
vita al CEIS per la riabilitazione dei tossicodipendenti,
una giornata di convegno al Teatro dell’AMGA di via
una istituzione della nostra città ora anche fortemente
L’ABBRACCIO
11
impegnata con suo figlio Enrico Costa, che ne ha
sofferenze evitabili. Nacque qualche anno dopo
assunto le redini, per l’accoglienza e l’integrazione
l’Associazione Gigi Ghirotti che oggi ha 34 anni di
di tanti migranti. Maria Chighine, di casa nel grande
vita, una organizzazione di cure palliative domiciliare.
Ospedale San Martino e quindi di Rosanna, fondatrice
Una realtà che è testimonianza di quanto nelle nostra
del Tribunale Ligure per la Difesa dei Diritti del Malato,
città si sia stati attenti ai bisogni dei più deboli e in
sempre attenta a cogliere ovunque situazione di
qualche misura vi si è fatto fronte.
disagio dei malati per mano di chi preposto alla loro
Per rispondere alla domanda “Chi è l’altro per me”
assistenza.
ho descritto la storia delle realtà cui la nostra città
Nei primi anni settanta iniziai a occuparmi della terapia
ha dato vita negli ultimi decenni e tutte per opera di
del dolore nei malati di cancro, un aspetto di cura
chi ha visto nell’altro il bisogno cui andare incontro.
del malato trascurato nelle fasi più avanzate di una
Sono dunque realtà da tenere in vita, alimentare e
malattia non più guaribile. Lavoravo come anestesista
accrescere ma richiedono sempre più forze, persone
in Chirurgia Toracica ove la gran parte dei malati era
con passione, entusiasmo, dedizione, disinteresse,
affetto dal cancro polmonare. Un impegno non facile
sacrificio. Non dobbiamo far perdere alla nostra città
poiché il farmaco più utile per alleviarne il dolore era e
quanto è stato realizzato in questi anni trascorsi, anni
resta la morfina, impiego allora generalmente escluso
che sono stati un laboratorio di idee e realizzazioni che
sia per motivi culturali sia per difficoltà legislative. Fui
molte città potrebbero invidiarci. Non bisogna lasciar
più volte ospitato sulla Rivista “Gli Altri” per parlarne.
spazio ai sentimenti di intolleranza, fastidio, rifiuto per
Il problema dell’eutanasia verso la terapia del dolore,
chi riteniamo diverso per il colore della pelle, per chi
le scelte difficili dei genitori di bambini nati con
non ha l’aspetto fisico che ci aggrada, per chi ci può
gravi malformazioni nel dilemma se mantenerli o no
infastidire peri suoi bisogni e turba la nostra routine
in vita con la prospettiva di un’esistenza costellata
quotidiana. Non lasciamo che l’indifferenza tarpi le ali
dalla sofferenza. Nessuno come Rosanna poteva
a una città che tanto si è distinta nell’impegno sociale
essere più partecipe di questo impegno contro tante
e nella solidarietà.
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L’ABBRACCIO
Chi è l’altro per me... come mussulmano di Salah Husein, Imam di Genova
L’
individuo umano si costruisce nell’interazione
del rapporto tra questa diversità etnica, nazionale
con gli altri. Ma chi è “l’altro” per me, come
e sessuale è la conoscenza che apre le porte della
musulmano?
convergenza e della convivenza.
L’altro
è
mio
fratello,
mia
madre, mia moglie, il mio vicino… l’altro è tutto ciò
Nell’Islam non deve esserci odio, non si deve ridere
che non è “io”, è il diverso da me. Nella vita di tutti
degli altri, non bisogna rubare o in generale, far
i giorni, l’universalità dell’islam ha aperto gli orizzonti
del male ad altri. Tutto ciò fa parte della cultura
della convergenza e della convivenza che unisce e
musulmana e qualsiasi comportamento sbagliato è
non differenzia e trascende i confini della razza e del
dovuto all’inosservanza dell’Islam. Il responsabile di
nazionalismo. Allah disse: “O uomo, ti abbiamo creato
certe azioni è la persona che le ha commesse e sarà
da maschio e femmina, e ti abbiamo fatto popoli e
responsabile individualmente d’avanti a Dio. L’Islam
tribù, affinché vi possiate conoscere” (Al-Hujurat:13).
è una chiamata universale che parla all’essere umano
Il discorso è rivolto a tutte le persone di diverse razze
indipendentemente dalla sua lingua, genere, cultura
e nazionalità. Mostra che l’ingresso nella formulazione
o identità: l’Islam non appartiene a nessuna nazione
L’ABBRACCIO
13
particolare e non esclude una nazione da nazioni. Fin
Bisogna avere buone relazioni sociali con l’altro:
dall’inizio, il Corano ha deciso che tutte le persone
visitare, ospitare ecc. avere un buon ascolto dell’altro
provenivano dalla stessa origine: l’Onnipotente dice:
e conversare con lui,vivere in pace, collaborare con
“Leggi nel nome del tuo Signore che ha creato l’uomo
lui per stabilire interessi ed evitare danni. L’Islam ha
da un’aderenza.”. [Al-Alq: 1-2] Il concetto di vita
fondato i rapporti fra i membri della sua società su
condivisa e convivenza effettiva è approfondito da un
due basi essenziali:
senso di libertà, protezione, rispetto e rimozione di
1) La salvaguardia della fratellanza, il legame solido
tutte le forme di paura, conflitto e umiliazione. L’Islam
che unisce gli uni agli altri.
è una religione di misericordia per tutte le persone,
2) La Protezione dei diritti e dei valori sacri che l’Islam
come è anche la religione della pace. In che posizione
ha preservato per ogni individuo di questa società.
mi trovo io, musulmano, nei confronti dell’altro?
Si tratta della preservazione del loro sangue, del loro
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L’ABBRACCIO
onore e dei loro beni.
le vostre richieste e rispettate i legami di sangue.
Ogni parola, atto o comportamento che arrecano
Invero Allah veglia su di voi” (4:1).
un’offesa o un pregiudizio a questi due principi, sono
La riconciliazione degli altri è molto importante. Se
proibiti dall’Islam. La gravità di questa proibizione
due parti in disaccordo sono tenute a regolare il loro
varia a seconda dei danni materiali o morali che ne
litigio come esige la fratellanza, è dovere della società
risultano.
farli riconciliare. La società musulmana è segnata dalla
Nei seguenti versetti ci sono degli esempi di ciò che
collaborazione e la solidarietà. Così, non è permesso
nuoce alla fratellanza fra la gente e ai loro valori sacri.
al musulmano di guardare come semplice spettatore
Allah l’Altissimo ha detto:
alcuni dei suoi membri litigare e uccidersi fra loro,
“In verità i credenti sono fratelli: ristabilite la concordia
lasciando propagare l’incendio e aggravare la rottura.
tra i vostri fratelli e temete Allah vi sarà usata
È invece dovere di coloro che sono saggi e ne hanno
misericordia. O credenti, non scherniscano alcuni di
i mezzi, di intervenire per riportare la pace fra loro in
voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le
tutta imparzialità e giustizia, e senza obbedire alle loro
donne non scherniscano altre donne, ché forse queste
tendenze. Allah l’Altissimo ha detto infatti: “ristabilite
sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non
la concordia tra i vostri fratelli e temete Allah” (49:10).
datevi nomignoli. Com’è infame l’accusa di iniquità
Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha mostrato
rivolta a chi è credente. Coloro che non si pentono
il merito della riconciliazione e il pericolo dei litigi e
sono gli iniqui. O credenti, evitate di far troppe
dell’astio. Ha detto:
illazioni, ché una parte dell’illazione è peccato. Non
“Volete
vi spiate e non sparlate gli uni degli altri. Qualcuno
della preghiera, del digiuno e delle elemosine?”
di voi mangerebbe la carne del suo fratello morto?
Dissero: “Certo, oh Messaggero di Allah!” Disse:
Ne avreste anzi orrore! Temete Allah! Allah sempre
“La
accetta il pentimento, è misericordioso” (49:10-12).
si deteriorano, questo flagello rade tutto al suo
Allah ha affermato all’inizio di questi versetti che i
passaggio. Non dico che rade i capelli, ma rade la
credenti sono fratelli uniti dalla fratellanza della fede.
fede” (at-Tirmidhi e altri).
Ora, la fratellanza implica che si conoscano fra loro e
L’Islam incoraggia la tolleranza, il che migliora la
che non si rinneghino, che mantengano i loro legami
relazione con l’altro. Come anche incoraggia la dignità
e non li rompano. che i loro rapporti siano amichevoli
e il reciproco rispetto, necessarie per risolvere le
e non ostili, che si amino e non si detestino e che si
divergenze. Per l’Islam, ogni popolo ha il diritto di
uniscano fra loro senza alcuna discordia.
difendere la propria identità e di coesistere con l’altra.
Un hadith (detto del profeta Muhammadd) dice anche:
Si può raggiungere la comunicazione tra i popoli con
“Non vi invidiate gli uni gli altri, non vi volgete le spalle,
la cooperazione con l’altro attraverso programmi
non vi odiate e siate fratelli, oh servitori di Allah!”
pratici. Tuttavia la libertà di espressione non dovrebbe
(al-Bukhari e altri).
essere considerata una scusa per indebolire la sacralità
l’Islam proibisce al musulmano di essere freddo col
dell’altro.
suo fratello, di rompere con lui e di volgergli le spalle.
Il rispetto dell’altro e la libertà di agire non è riservata
Non permette a dei musulmani che sono in disaccordo
ai musulmani, ma è estesa a tutte le persone; il profeta
di rompere i loro legami per più di tre giorni, il tempo
disse chi infastidisce una persona perché creda in
necessario a placare la loro ira. Una volta passato
un’altra religione sarà il mio avversario nel giorno del
questo termine, devono sforzarsi di ristabilire fra loro
giudizio.
che
vi
indichi
riconciliazione
un’azione
perché,
più
mentre
meritevole
le
relazioni
la pace e l’amicizia, dominando i richiami dell’orgoglio, della collera e del litigio. Una delle buone qualità lo-date dal Corano è ciò che dice a proposito dei credenti: “umili con i credenti” (5:54). La proibizione di questa rottura diventa ancora più severa quando si tratta di genitori, visto il carattere sacro dei legami di parentela decretato dall’Islam. Allah l’Altissimo ha detto: “E temete Allah, in nome del Quale rivolgete l’un l’altro
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