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Ceis Genova L'Abbraccio n°92

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L’ABBRACCIO n92 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

2018

Senso e Valore del Lavoro

Lavoro giovanile: la nostra sfida di Vincenzo Spadafora ...........................................................4

Il lavoro: orientarsi nel mondo che cambia di Giacomo Costa SJ ........................................................... 6

Ripartire dal valore del lavoro per far crescere il paese di Annamaria Furlan ........................................................... 9

L’innovazione nell’organizzazione lavorativa che mette al centro l’uomo di Arianna Viscogliosi ..........................................................12

Pietre di ogni forma, colore e età, messe insieme in un ordine magico formano i nostri MURETTI A SECCO. Così siamo noi LIGURI. Ognuno ha un ruolo fondamentale. C’è un posto significativo per tutti. Magro o grasso, bianco giallo o nero, giovane o anziano; ognuno ha un ruolo; e tutti insieme teniamo su la terra

Significati del lavoro o lavoro significativo? di Guido Sarchielli ..........................................................14

Tra valore e lavoro c’è di mezzo una “E” di Anna Fiscale ..........................................................17

Di Novecento, di futuro e di lavoro di Alberto Guasco ........................................................ 20 16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 6/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 r.a. N. 92 • 3° Trimestre 2018 • N. 3 del 2018 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped. abb. postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

Colloc(azione) mirata di Eleonora Pascucci .........................................................22


L’ABBRACCIO Dove possiamo Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

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Siamo anche in tutta Italia

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Alessandro Censi Buffarini In redazione Elisabetta Aicardi, Agnese Schiaffino, Elisa Sorrentino Hanno collaborato Vincenzo Spadafora, Giacomo Costa SJ, Annamaria Furlan, Arianna Viscogliosi, Guido Sarchielli, Anna Fiscale, Alberto Guasco, Eleonora Pascucci Direzione e redazione ASS. CENTRO DI SOLIDARIETÀ di GENOVA Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002 Impaginazione Xedum srl

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LA NOSTRA FILOSOFIA Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove

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nasconderci da noi stessi. Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso

Stampa RESTART di Marina Cosco & C. sas

di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo

Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi

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chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere

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non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.

Direttore Generale CEIS Genova Paolo Merello

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2

L’ABBRACCIO

Loano Via Sant’Agostino 13 - 17025 Loano (SV)

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Senso e Valore del Lavoro Editoriale di Enrico Costa – Presidente CEIS Genova

C

os’è il lavoro oggi? Quale significato ha per la vita

l’importanza strutturale che per il fascino di cui sono

degli uomini? In questo numero dell’Abbraccio

caricati. Mi piace quindi elevare i muretti a secco come

affidiamo l’audace compito di possibili risposte

uno dei simboli del lavoro ligure, perché il risultato è

agli illustri autori che abbiamo l’onore di ospitare e che

ricco di così tanti significati che lo rende quindi un punto

ringrazio di cuore. Attraverso il loro pensiero e gli spunti di

di partenza ideale per molteplici riflessioni. Nel muretto

riflessione che ci offrono abbiamo l’opportunità di riflettere

a secco ogni pietra è fondamentale così come ogni

da una parte sul valore e sul senso del lavoro per l’uomo,

persona ha un ruolo fondamentale nell’universo. Ogni

dall’altra di provare a soffermarci sull’attuale situazione

pietra ha una sua dignità e una sua funzione, così come

italiana. Oggi, più che mai, quella del lavoro rappresenta

ogni lavoro e ogni persona ha una sua dignità e una sua

una delle questioni fondamentali rispetto alle quali si gioca

funzione. Varie sono le forme, i colori e l’età delle pietre

la capacità di una società di dare risposta alle esigenze

per chi guarda da vicino i muretti a secco, e tutti insieme

fondamentali dei singoli e della comunità. Riflettere sul

sostengono la terra in un ordine che potremmo chiamare

senso del lavoro vuol dire prima di tutto mettere al centro

magico. Allo stesso modo è per le persone: ogni persona

la dignità dell’uomo così come il concetto di bene comune.

di età, razza e genere differente ha un posto e un ruolo

Mi piace immaginare un lavoro tipico dei liguri che è

sia nel mondo del lavoro che sulla terra; e tutti insieme

rappresentato dai “muretti a secco”. I muretti a secco

formano una forza per consentire a ciascuno una vita

sono frutto di un lavoro di esperienza, di tecnica, di

dignitosa in un ordine che qui potremmo definire celeste,

dedizione, il cui risultato è del tutto magico, sia per

cioè tessuto dal Cielo.

L’ABBRACCIO

3


Lavoro giovanile: la nostra sfida di Vincenzo Spadafora – Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Pari Opportunità, Giovani e Servizio Civile

Q

uando i nostri costituenti inserirono il lavoro

turnover. L’idea del “decent work” (lavoro decente),

all’articolo 1 della Carta Costituzionale, lo

lanciata nel 1999 dai 190 Paesi dell’ILO, rischia di essere

fecero

di

difficilmente realizzabile. La volontà di riconoscere la

volontà del popolo italiano. Lo fecero pensando al

dignità intrinseca di ogni persona umana, garantendo

sudore del lavoro nei campi, alla maestria degli artigiani,

equilibrio fra lavoro e vita privata, fra diritti e doveri, è

alle geniali intuizioni degli imprenditori. Lo fecero

andata via via scomparendo oltre l’orizzonte.

soprattutto, pensando al lavoro come un bene pubblico.

Se infatti, l’alternativa è non lavorare, qualsiasi lavoro

Per questo, lo posero come pietra miliare della nostra

diventa accettabile, in qualsiasi posto, in qualsiasi

Repubblica.

giorno ed in qualsiasi momento. Di conseguenza,

Se il lavoro è quindi un bene di tutti, la piena

le politiche tayloriste delle multinazionali avranno

occupazione deve essere un obiettivo primario per

vita facile, specialmente in un contesto globalizzato

qualsiasi comunità protesa al bene comune. Purtroppo,

come quello in cui viviamo oggi, dove l’obiettivo è

questo obiettivo, per quanto nobile, è ben lontano

raggiungere la massima produzione con il minor costo

dall’essere

ovviamente

possibile. Accade così che intere aziende decidano

molteplici e non di facile individuazione. Di certo, le

di delocalizzare la loro produzione in Paesi dove le

politiche adottate in questi anni - in particolar modo a

tutele sono minori, dove la dignità umana ha un costo.

seguito della crisi - pur avendo come obiettivo quello

E, quel costo, è di gran lunga inferiore rispetto agli

di recuperare credibilità sul piano internazionale, hanno

introiti economici. Tra i diversi casi, può essere utile

finito per deprimere ancora di più l’economia, senza

citare quello della Bekaert, dove la proprietà, dopo

giovare all’occupazione. Basti pensare che, stando agli

aver rilevato l’impianto della Pirelli ed aver formato

ultimi rapporti Eurostat, l’Italia è tra i Paesi europei con

lavoratori stranieri attraverso quelli italiani, ha chiuso

il maggior tasso di disoccupazione (10,9%), tasso che si

la fabbrica, licenziato tutti e deciso di spostare la

alza ancora di più per i giovani. Infatti, ben il 32,8% degli

produzione altrove. Questo episodio dovrebbe aprirci

under 25 non ha un lavoro. Mentre i NEET (under 25

gli occhi, e spingerci a capire che, per tornare a parlare

che non studiano, non lavorano, né cercano un lavoro)

di dignità, dobbiamo riuscire a scindere il concetto

sono più di 1 su 4, a dispetto di una media europea del

di sfruttamento da quello di lavoro, rompendo così il

14,3%. Tutto ciò ha determinato, nel tempo, un vero e

ricatto della disoccupazione.

proprio esodo. Come confermato nell’ultimo rapporto

Il reddito di cittadinanza si presta quindi al nostro

SVIMEZ 2018, negli ultimi 16 anni quasi un milione di

scopo. L’Italia è l’unico Paese europeo, insieme alla

under 34 ha scelto di lasciare il Paese. Quelli che invece

Grecia, a non avere ancora una tale misura, che - sia ben

restano, ma che purtroppo non riescono ad accedere al

chiaro - non dovrà tradursi in mero assistenzialismo ma

mondo del lavoro, rischiano di scivolare nell’isolamento.

anzi, oltre al liberare l’individuo dal giogo del precariato

Augurare “buon lavoro” ai giovani quindi, può risultare

esistenziale dovrà riuscire a formarlo, rendendolo

paradossale, a maggior ragione quando le politiche

quindi più conscio delle sue capacità. Per riuscirci però

che si sono alternate lo hanno reso più flessibile,

è necessario rilanciare i Centri per l’impiego, eredi dei

riducendone anche le tutele. La riduzione delle tutele

vecchi uffici di collocamento. Secondo una ricerca Isfol

non ha però portato ad un aumento della produttività.

Plus del 2015, solo il 3,4% di chi vi si è rivolto, dichiara di

Per questa ragione, il primo punto messo a segno dal

aver trovato lavoro. Un dato che, da una parte manifesta

Governo è stato il decreto dignità, un primo passo

la loro inefficacia ma, dall’altra, ci aiuta a percepire in

per creare stabilità e spingere le aziende ad investire

maniera netta la necessità di investire sulla formazione

nel proprio capitale umano, piuttosto che ricorrere al

e sulla riqualificazione professionale.

4

consapevoli

raggiunto.

L’ABBRACCIO

Le

dell’enorme

cause

sono

forza


La consapevolezza del proprio lavoro infatti, introietta

adeguatamente specializzato.

nell’individuo la consapevolezza del proprio ruolo

Pensare alla qualità del lavoro del futuro vuol dire

all’interno della società, rendendolo conscio della

immaginare luoghi, non necessariamente fisici, dove

sua importanza nell’intero sistema. Questo processo

valorizzare quell’universo di competenze espresse

migliora l’aspetto satisfattivo sia del lavoratore che

dal Made in Italy, puntando sulla sua innovazione,

dell’eventuale fruitore, si pensi - per l’appunto - agli

attraverso percorsi professionalizzanti che coinvolgano

uffici pubblici.

il settore pubblico e quello privato, a partire dal sistema

A tale scopo, è necessario mettere in piedi una

dell’istruzione. Da quanto si legge all’interno del nuovo

serie

dal

“Rapporto sulla conoscenza” dell’Istat, siamo sotto la

Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel

di

misure

strutturali.

Come

sostenuto

media europea per utilizzo di strumenti informatici.

suo ultimo intervento durante il 64° convegno di Studi

In relazione a ciò, quello che deve interessarci, non è

Amministrativi: “Nel medio-lungo periodo, l’aumento

certo il dibattito sulle occupazioni che la tecnologia ha

del potenziale di crescita deriva dall’apertura di nuove

sostituito e sta sostituendo, bensì quello sulle ulteriori

opportunità per l’attività economica e dallo stimolo

trasformazioni del mondo del lavoro, da cui deriveranno

all’innovazione; questi effetti possono essere conseguiti

nuove e più innovative occupazioni. La sfida che deve

con la realizzazione di infrastrutture materiali, specie se

affrontare il nostro Paese è questa. Possiamo riuscirci,

ad alto contenuto tecnologico, e soprattutto attraverso

attuando i cambiamenti strategici che il nuovo Governo

investimenti in ricerca e conoscenza”.

si è prefissato, ma soprattutto se saremo capaci di

Per stimolare l’occupazione quindi non è necessario

dare forza al protagonismo giovanile. Se riusciremo

ridurre le tutele, bensì aumentare gli investimenti.

ad accantonare - finalmente - le logiche del più bieco

Investimenti che risultano quindi improrogabili in virtù

clientelismo, costruendo una società fondata sulla

anche delle trasformazioni tecnologiche che stiamo

meritocrazia. Allora, ne sono certo, riusciremo a

vivendo. Ma, per non ripetere gli errori del passato è

passare il guado, risollevando così la nostra economia,

necessario lavorare per il presente, proiettati verso il

liberando i nostri giovani (e meno giovani) lavoratori

futuro. Dobbiamo quindi cambiare il nostro sistema di

dal limbo del precariato economico ed esistenziale in

formazione, a scarseggiare infatti non è la manodopera.

cui sembrano imprigionati, rompendo così il ricatto

Il problema è che questo capitale umano non è

della disoccupazione.

L’ABBRACCIO

5


Il lavoro: orientarsi nel mondo che cambia di Giacomo Costa SJ - Direttore della rivista Aggiornamenti Sociali

Q

uando si parla di lavoro, l’attenzione dei media

fisso” in cui si trascorre l’intera vita è una prospettiva

e dell’opinione pubblica pare focalizzata su

sempre più remota, specie per i più giovani. Di fronte a

una serie di temi relativamente ristretta:

questo quadro serve uno sforzo per mettere nuovamente

l’andamento del tasso di disoccupazione, gli effetti delle

a fuoco le coordinate umane e sociali dell’esperienza

politiche pubbliche e delle riforme legislative, le crisi

del lavoro, oltre che per capire come declinare in modo

aziendali e i relativi esuberi, gli ammortizzatori sociali,

efficace oggi preoccupazioni antiche, ma non per

l’età della pensione... In fin dei conti, lavoro viene assunto

questo obsolete: tutela dei diritti e della sicurezza di chi

come sinonimo di occupazione e di remunerazione. Si

lavora, inclusione e protezione di chi un lavoro l’ha perso

tratta

condurre

o non riesce a trovarlo. Il fattore di cambiamento più

un’esistenza dignitosa e progettare il proprio futuro, ma

evidente è il progresso tecnologico, legato in particolare

limitarsi alla considerazione di questi elementi conduce

all’introduzione nel mondo produttivo degli sviluppi più

a far prevalere un approccio puramente economico al

sofisticati nel campo della robotica, dell’informatica e

lavoro, che lascia in ombra aspetti non meno importanti,

dell’intelligenza artificiale. Con un termine sempre più in

come il senso umano del lavoro e la sua comprensione

voga, lo si chiama “industria 4.0”. Che impatto avrà sul

nel quadro dei mutamenti radicali che il mondo del

mondo del lavoro? Non credo agli scenari fantascientifici

lavoro sta attraversando. Certo, l’immaginario collettivo

o catastrofisti, secondo cui i lavoratori sono destinati a

si sta trasformando: per scelta o per necessità il “posto

diventare

6

di

condizioni

L’ABBRACCIO

indispensabili

per

semplici

“terminali

umani”

di

sistemi


tecnologici interconnessi, fino a essere completamente

condivisione), che promuove anche nuove forme di

sostituiti; neppure mi seduce l’entusiasmo acritico per

legame

ciò che è nuovo. Mi sembra molto più promettente

dell’applicazione delle nuove tecnologie a settori quali il

cominciare a riflettere, sulla base di quanto siamo in

consumo critico: le piattaforme digitali aumentano la

grado di percepire e nella consapevolezza dei limiti di

possibilità di interazione a distanza tra produttori e

quanto

consumatori,

sappiamo,

sugli

effetti

delle

innovazioni

sociale.

Pensiamo

offrendo

una

alle

tutela

potenzialità

della

stabilità

tecnologiche, senza pregiudizi e con la disponibilità ad

lavorativa ai primi e della qualità ai secondi. Si tratta

accogliere ciò che rappresenta un progresso nella linea

dunque di chiedersi come orientare e governare questi

della dignità del lavoro e a respingere ciò che ci porta in

processi che restano ancora aperti a esiti diversi. Papa

altre direzioni. Un esempio: tra gli effetti delle nuove

Francesco, nella consapevolezza che non gli compete

tecnologie c’è la possibilità di produrre on demand e di

offrire soluzioni che peraltro neppure ha, ci ha aiutato

fornire prodotti sempre più personalizzati e meno

proponendo nell’enciclica Laudato si’ la prospettiva

standardizzati. Crescono quindi le pressioni perché

dell’ecologia integrale: un quadro di riferimento capace

anche i lavoratori accettino questa logica, uscendo da

di articolare anche i temi del lavoro1 in un’ottica di

un modello basato su prestazioni lavorative all’interno

sostenibilità non solo sociale, ambientale ed economica,

di un orario prestabilito, per offrire invece la propria

ma anche spirituale ed educativa. In questa luce si

opera quando un’applicazione tecnologica ne trasmette

possono comprendere con maggiore profondità i suoi

la richiesta. Se tutto questo può aprire qualche nuova

moniti a ricordare che «i costi umani sono sempre anche

opportunità di conciliazione tra vita personale e

costi economici e le disfunzioni economiche comportano

lavorativa, non mancano però inquietudini dal punto di

sempre anche costi umani» (Laudato si’, n. 105) e che

vista delle tutele dei lavoratori. I fattorini che pedalano

«rinunciare a investire sulle persone per ottenere un

per consegnare pasti a domicilio sono l’esempio più

maggior profitto immediato è un pessimo affare per la

evidente di questa situazione. Di fronte non abbiamo

società» (LS, n. 128). Un secondo ambito di mutamenti

però solo rischi o minacce, ma anche risorse e

radicali è la dimensione sociale del lavoro. La fabbrica

opportunità.

dall’innovazione

come luogo simbolo del XX secolo metteva in risalto la

tecnologica anche la sharing economy (economia della

dimensione collettiva del lavoro, recepita con chiarezza

Ad

esempio,

nasce

L’ABBRACCIO

7


anche dalla nostra Carta costituzionale. In quell’epoca, il

Considerare il lavoro unicamente come fonte di reddito

lavoro costituiva la base dell’identità sociale, veicolata

significa

dal mestiere esercitato e dalla posizione occupata nelle

monetaria, che risulta molto riduttiva se non fuorviante:

gerarchie

progressiva

merita infatti di essere definita lavoro «qualsiasi attività

parcellizzazione della produzione, unita al prevalere di

che implichi qualche trasformazione dell’esistente»

una cultura individualista, spiegano l’indebolimento

(Laudato si’, n. 125). Infatti la Bibbia non teme di

della percezione del carattere sociale del lavoro. Oggi

presentare la creazione come un lavoro e Dio come un

non è più la base principale dell’identità sociale,

lavoratore, in assenza di qualunque remunerazione.

affiancato e talvolta rimpiazzato dal consumo, mentre

Senza trascurare il dramma di chi è condannato alla

la crisi delle solidarietà di tipo sindacale risulta evidente

povertà dalla mancanza di lavoro, è tempo di tornare a

nella maggior parte dei Paesi del mondo. Anche il lavoro

interrogare anche il rapporto tra lavoro, remunerazione

sembra spinto sempre più nella sfera del privato. È in

e gratuità, per riscoprire sia la dignità di tutti quegli

questo

impegni che trasformano la realtà (spesso in meglio)

del

mondo

scenario

che

del

va

lavoro.

La

collocato

il

necessario

accettarne

una

definizione

ripensamento di istituti e pratiche della nostra società:

escludendo

pensiamo al welfare (il cui modello universalista

economica, sia la necessità che la logica della gratuità

novecentesco sembra entrato in una crisi irreversibile,

trovi spazio anche all’interno dei rapporti economici

ma di fronte alla quale emergono risposte innovative

(lavoro

anche interessanti, come il welfare di comunità), al

rapidamente inabitabili .Nel nostro mondo, interrogarci

mondo cooperativo e a quello associativo, al sindacato,

sul senso umano del lavoro non può non chiamare in

alla promozione di luoghi di lavoro accoglienti e inclusivi.

causa il rapporto con la natura. Nel corso della storia, in

Ancora – e questa è una terza dinamica cruciale – i

particolare

mutamenti tecnologici e sociali sopra ricordati stanno

strumento di un paradigma di dominio e sfruttamento

riconfigurando la tradizionale bipartizione tra lavoro

della natura che oggi mostra tutta la sua inadeguatezza

formale e informale, che torna in evidenza anche nei

nella complessa e profonda crisi socio-ambientale che

Paesi normalmente considerati sviluppati. L’informalità

stiamo attraversando. Abbiamo bisogno di costruire un

lavorativa rappresenta una sfida per la tutela della

paradigma alternativo, in cui il lavoro sia invece inserito

dignità e dei diritti dei lavoratori, oltre che una minaccia

nella logica della cura, delle persone e della casa

per la solidità delle istituzioni e la sostenibilità

comune. Sono sempre più numerose le professioni che

economica, sociale e ambientale del sistema produttivo,

mettono al centro la dimensione della cura, ma non

e un danno per le finanze pubbliche. Anche se molto

siamo ancora riusciti a farne la base di una nuova cultura

spesso lavoro informale coincide con precarietà e un

del lavoro. Un ultimo elemento non va dimenticato:

certo grado di esclusione, questo non significa che si

nell’esperienza storica come nell’immaginario collettivo,

tratti di un fenomeno marginale: si stima infatti che

oltre a essere spesso il luogo di forme odiose di

operino nel settore informale circa 3 dei 7 miliardi di

sfruttamento e oppressione (schiavitù, tratta, lavoro

abitanti del pianeta, non solo nei Paesi in via di sviluppo.

forzato, ecc.), il lavoro è posto sotto il segno del dovere

Si

e della necessità. Ma ci sono anche momenti in cui

tratta

di

una

accompagnarne

realtà

una

complessa

transizione

e

occorre

graduale

verso

questa

deliberatamente

compreso),

che

dell’Occidente,

cappa

si

squarcia

una

puramente

retribuzione

altrimenti

il

lavoro

e

diventano

è

l’impegno

diventato

per

la

l’economia formale che preservi e sviluppi il potenziale

trasformazione dell’esistente diventa l’occasione per

imprenditoriale, la creatività, il dinamismo e la capacità

sperimentare libertà, creatività, realizzazione e pienezza

innovativa che spesso contraddistinguono il settore

di sé: è quanto accade non solo agli artisti, ma a tutti

informale. L’attenzione alla concretezza del lavoro e

coloro che portano a termine qualcosa di cui sentono di

della vita dei lavoratori, con i mutamenti profondi che li

poter andare fieri. Riflettere sul senso del lavoro è

stanno attraversando, le contraddizioni che vi si possono

dunque un modo di riattraversare anche il delicato

nascondere e le forme di tutela che richiedono, ci aiuta

rapporto tra dovere e scelta, tra necessità e libertà.

ad affrontare la domanda più profonda e sostanziale,

Prendere sul serio il lavoro è dunque un investimento

quella sul senso del lavoro: a che scopo lavoriamo? A

che ci permette di guadagnare, come singoli e come

quali criteri e valori si ispira il nostro lavoro e il modo in

società, in dignità e inclusione, in gratuità, cura e libertà.

cui lo svolgiamo? Quanto il lavoro ci aiuta a crescere in

È questo il lavoro che vogliamo e che dobbiamo

umanità,

imparare a promuovere in maniera concreta.

8

e

L’ABBRACCIO

quindi

a

realizzarci

come

persone?


Ripartire dal valore del lavoro per far crescere il paese di Annamaria Furlan – Segretaria generale CISL

I

l lavoro è il principio fondamentale su cui si fonda la

e si sta accentuando il ruolo proattivo del lavoratore.

nostra Repubblica, il valore unificante tra le diverse

Nel

generazioni e tra le diverse aree del nostro Paese, al

opposta: aumentano a tassi elevati i posti di lavoro

di là del colore della pelle, della religione, della cultura.

a basso contenuto di competenze, soprattutto nel

Attraverso il lavoro, le donne e gli uomini esprimono le

settore dei servizi. In realtà, quindi, è lo stesso lavoro,

loro attitudini, la loro personalità, i loro talenti. Il lavoro è

oggi, a generare insicurezza. Nel nostro Paese il 10%

lo strumento in grado di far emergere valori e virtù della

dei lavoratori hanno retribuzioni inferiori a quanto

persona, come la creatività, la cooperazione, l’onestà, la

previsto dai minimi contrattuali. La quota di part-time

lealtà, l’appartenenza comunitaria.

involontario è ormai salita oltre il 12%, mentre il numero

Tuttavia, come sappiamo, il lavoro oggi è investito da

di occupati sovraistruiti arriva ad essere quasi un quarto

una profonda, veloce e incessante trasformazione, dopo

dell’intera forza lavoro.

anni di crisi e di recessione che hanno avuto ripercussioni

Sarà quindi necessario che i soggetti sociali mettano

sui livelli dell’occupazione e sulla distribuzione del

in campo politiche che accompagnino la rapida

lavoro in tutti i settori. Nell’insieme della produzione

trasformazione in corso per governarla e prevenirne

manifatturiera, anche di minor complessità, infatti, si

effetti negativi sulle persone. Questo è il grande obiettivo

stanno innalzando le competenze e i profili professionali

del “patto della fabbrica” che abbiamo sottoscritto

contempo,

però,

si

manifesta

una

tendenza

L’ABBRACCIO

9


alcuni mesi fa con Confindustria e tutte le associazioni

è decisivo per migliorare le performance e alzare la

imprenditoriali. In molti paesi europei questo accordo è

qualità della produzione. Il lavoro è strettamente legato

già considerato un “modello” di sviluppo. I cambiamenti

al lavoratore, non può cambiare il primo senza ricadute

sono spesso associati, per chi li vive, a incognite, timori,

sul secondo.

ansie che possono e devono trovare risposte attraverso

Per un lavoro più sostenibile, più qualificato e più

un nuovo protagonismo delle parti sociali che sappia

tutelato, le riforme del mercato del lavoro, su cui troppo

contribuire a definire le regole e a realizzare le riforme

a lungo i Governi si sono concentrati, devono lasciare

che l’innovazione del lavoro esige. È bene ricordare che

spazio alla centralità delle politiche per il lavoro. Per

la storia del capitalismo è segnata da continue rivoluzioni

anni ci siamo dedicati a interventi di riforma, modifica,

tecnologiche,

professionali,

adeguamento, ammodernamento del lavoro, con la

dei modelli di organizzazione della produzione e del

convinzione che tutto questo, da solo, potesse creare

lavoro e che il segno di civiltà che decide la direzione

posti di lavoro. Siamo, infatti, il Paese delle continue

dei passaggi d’epoca sta nella lungimiranza e nella

riforme del lavoro incomplete per mancanza dei

capacità delle grandi rappresentanze sociali e politiche

decreti attuativi, dei regolamenti, della modulistica, del

di essere puntuali all’appuntamento con le domande

complesso corollario tecnico-burocratico.

della storia. La rivoluzione che avanza di impresa 4.0

Meno norme, più investimenti in innovazione, ricerca,

ci chiede di valorizzare le persone, che sono sempre

formazione, infrastrutture, più politiche per il lavoro:

portatrici di conoscenze; un capitale per lo più poco

questa è la ricetta della CISL per la crescita del Paese.

coinvolto, spesso sottoutilizzato, raramente valorizzato

La CISL continua a rivendicare misure per diffondere e

e accompagnato con la formazione continua. Eppure

facilitare l’utilizzo del contratto a tempo indeterminato.

prendersi cura dei dipendenti vuol dire prendersi cura

In un ambiente competitivo, nel quale investire nel

dell’impresa. Per questo valorizzare il capitale umano

capitale umano è una delle principali leve della

10

L’ABBRACCIO

strategiche,

gestionali,


produttività e del successo dell’impresa, puntare sul

di fatalità. Nel nostro paese ogni giorno in media tre

contratto a tempo indeterminato, lungi dall’essere

persone muoiono sul lavoro. Sono soprattutto edili,

antistorico, è una scelta di incalzante attualità. Ciò non

operai dei porti, della logistica, della chimica, lavoratori

toglie che una quota crescente di lavoratori abbiano,

dei

nell’arco della vita lavorativa, il problema di gestire

ed anziani. Una lenta morte collettiva, silenziosa,

la loro transizione da una mansione a un’altra, da un

incrementata dalla precarietà, dai mancati investimenti

contratto precario o stabile a un altro, da un’azienda a

in sicurezza, dall’omissione di controlli. In nome spesso

un’altra. E spesso in questa transizione sono soli e non

del profitto ottenuto sulla pelle dei lavoratori. No, non

possono contare su un quadro di strumenti, tutele e

ci piace questo modello di sviluppo dove c’è tanto

accompagnamenti come accade, invece, in altri Paesi

sfruttamento, negazione dei diritti umani essenziali

europei.

e della dignità della persona. Il sistema va cambiato

servizi,

delle

aziende

agroalimentari,

giovani

vuoto

con norme legislative chiare, con le giuste garanzie

colpevole di chi ha il dovere di realizzarle e non sono più

della contrattazione tra azienda e sindacati, con più

sopportabili in un Paese che si dice moderno e civile.

partecipazione e protagonismo dei lavoratori nelle

L’insicurezza dei lavoratori oggi è legata alla mancanza

scelte delle imprese. Questo è il modello che vuole la

di tutele nelle più delicate fasi di transizione lavorativa.

Cisl. Anche la digitalizzazione va governata per metterla

Occorre puntare non più solo su un sistema di tutele per

al servizio di migliori condizioni nel mondo del lavoro. E’

difendere il posto di lavoro, ma è necessario costruire un

evidente che le imprese grandi e piccole sono chiamate

sistema di tutele per la persona nel lavoro.

oggi ad un ruolo di grande responsabilità. Devono

Bisogna passare dal tutelare il lavoratore nel suo posto

investire in nuovi macchinari più sicuri, rendere i luoghi

di lavoro a tutelare il lavoratore in quanto persona e

di lavoro sempre meno vulnerabili agli incidenti ed

soggetto sociale. Dobbiamo, infatti, pensare a strumenti

alle malattie professionali. Ed anche il sindacato deve

che vengano garantiti in tutto il percorso lavorativo,

fare di più: denunciare gli appalti al ribasso, l’eccesso

che potrà avere episodi di discontinuità o variabilità nel

di esternalizzazioni, pretendere il rispetto integrale di

tempo.

tutte le norme sulla sicurezza. C’è bisogno di vincoli,

Il diritto personale alla formazione, alla ricollocazione,

garanzie, di discutere sui carichi eccessivi di lavoro e di

alla sostenibilità del lavoro in caso di cronicità, alla

straordinari, contrattare il lavoro festivo e domenicale,

conciliazione vita-lavoro per carichi di cura, non solo

eliminare o ridurre al minimo i rischi per la salute. E’

verso i figli ma anche verso i genitori, al miglioramento

anche un problema culturale, di rispetto per la dignità

delle

corretto

del lavoro che va difeso in questa società sempre più

collegamento tra scuola e lavoro, alla partecipazione

globalizzata ed individualista, come spesso ci ricorda

ai risultati di impresa deve diventare, per il sindacato, il

Papa Francesco. Se ne dovrebbe parlare anche nelle

perno attorno al quale potenziare, ripensare e ricostruire

scuole, nelle università, attraverso i mass media, in tutti

la contrattazione e tutta l’azione sindacale.

i luoghi in cui si può costruire una vera alleanza per

La formazione continua è la leva decisiva per qualificare

imporre il rispetto della vita e del valore del lavoro. Si

il lavoro e far crescere l’occupazione e il ruolo dei

deve puntare ad uno sviluppo industriale compatibile con

lavoratori. È un terreno di azione fino ad oggi riservato

la tutela dell’ambiente ( lo abbiamo fatto con il recente

a pochi specialisti che, invece, deve acquisire priorità nel

accordo all’Ilva) e con il benessere delle comunità,

confronto tra le Parti sociali e tra queste e il Governo.

senza contrapposizioni ideologiche, populismi, ritorni

Non a caso la CISL, da tempo, assegna a questo tema la

antistorici al passato. Se vogliamo far crescere la nostra

priorità per raggiungere un’intesa moderna e avanzata

economia dobbiamo investire sull’innovazione, sulla

che rilanci il sistema di relazioni industriali nel nostro

ricerca, sulle nuove infrastrutture, sulla formazione dei

Paese.

giovani. A questo devono essere mirati gli incentivi

Ma, soprattutto, la sicurezza e la tutela della salute nei

fiscali, con un piano serio di prevenzione e di controlli in

luoghi di lavoro sono la condizione essenziale in una

tutto il territorio nazionale. Bisogna rafforzare il dialogo

società civile e sviluppata. Non si può continuare a

sociale, costruire alleanze, assumendo il tema del lavoro

morire di lavoro. Dobbiamo fermare questa carneficina,

e della sua sicurezza come la “questione nazionale” su

questo bollettino di guerra che quotidianamente porta

cui si misurare la reale e concreta volontà ed attenzione

tragedie e lutti nelle famiglie italiane. Non si può parlare

della politica ai problemi dei cittadini e dei più deboli.

Le

politiche

attive

competenze,

rappresentano

a

un

il

qualificato

vero

e

L’ABBRACCIO

11


L’innovazione nell’organizzazione lavorativa che mette al centro l’uomo di Arianna Viscogliosi – Assessore al Personale e Pari opportunità, Comune di Genova

L

a digitalizzazione, i progressi tecnologici e la

duzione dell’assenteismo (riduzione dell’uso permessi

crescente connettività stanno trasformando il

e giorni di malattia). Vi sono vantaggi anche a favore

mondo del lavoro. Si tratta di una vera e propria

dell’ambiente con la riduzione dei mezzi per lo sposta-

rivoluzione che tocca il modo di lavorare e come si vive

mento, per non parlare della soddisfazione e motivazi-

lo spazio di lavoro. La digitalizzazione rappresenta un

one del dipendente perché l’aumento della possibilità

pilastro per una riorganizzazione del lavoro più intelli-

di bilanciare vita e lavoro, nonché il superamento delle

gente, con vantaggio reciproco tra le parti e con una

classiche strutture gerarchiche del lavoro, porterebbe

grande valorizzazione del lavoratore nel pieno rispetto

a una migliore realizzazione personale ed un aumento

del suo bilanciamento della vita privata e lavorativa. Lo

del valore della Rete familiare. L’Amministrazione del

Smart Working (Lavoro Agile) è uno di questi strumenti

Comune di Genova, con l’Assessorato al Personale ha

e rappresenta una nuova filosofia manageriale fondata

voluto sin dal principio porre un accento sul Benessere

sulla restituzione alle persone di flessibilità ed autono-

Organizzativo mantenendo un alto grado di benessere

mia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti

fisico, psicologico e sociale dei lavoratori, che va ad

da utilizzare a fronte di una maggiore responsabiliz-

incidere positivamente anche sulla qualità del servizio

zazione sui risultati. I vantaggi sono a favore dell’Ente

reso alla cittadinanza. Tra l’altro questi strumenti in-

per la riduzione dei costi di gestione, per la drastica ri-

novativi di organizzazione del personale sono molto

12

L’ABBRACCIO


importanti per gestire le calamità naturali o i disastri.

operative. Obiettivo di tutti è adeguare l’ambiente la-

Dopo il crollo del ponte Morandi abbiamo accelerato

vorativo in modo che risponda meglio ai nuovi bisogni

il processo di messa a regime di questa flessibilità or-

delle persone e dell’organizzazione. Al tavolo tecnico

ganizzativa. Un progetto che subisce una accelerazione

delle rete cittadina, promossa e coordinata dal Comune

necessaria per ridurre il traffico cittadino consentendo

di Genova, per lo smartworking, partecipano Camera di

ad almeno 500 dipendenti comunali di lavorare da casa.

Commercio, Asl 3 genovese, Città Metropolitana, Unige,

Inoltre a seguito di un progetto finanziato dal Pon Gov-

A.LI.SA, Regione Liguria, IIT, ABB, RINA, Esaote, Sie-

ernance abbiamo previsto che nel caso di eventi mete-

mens Industry Software, Liguria Digitale e trattano e

orologici con diramazione di Allerta Arancione o Rossa

condividono aspetti legati alla prevenzione e sicurezza,

alcune strutture della Pubblica Amministrazione (scu-

formazione, comunicazione, promozione, cambiamento

ole, biblioteche, cimiteri, impianti sportivi, ambulatori,

culturale, privacy, innovazione e soluzioni tecnologiche.

etc.) prevedono la chiusura al pubblico. In questi casi, il

Tra gli obiettivi che il Comune di Genova si è posto a

personale è dispensato dal servizio per tutta la durata

breve termine v’è senz’altro la sottoscrizione di un pro-

della vigenza dei suddetti stati di Allerta e la giornata

tocollo d’intesa per implementare la comune collabo-

di forzata astensione dal lavoro, che comunque non è

razione a sostegno di azioni dirette a favorire forme di

programmabile ancorché prevedibile, verrà sostituita da

flessibilità organizzativa, di conciliazione vita lavoro e

Smartworking rendendo accessibile ai dipendenti, ad

di benessere dei lavoratori e di valorizzare le specificità

esempio, una formazione on-line precedentemente or-

e le risorse di ciascuna Parte, nello sviluppo di azioni e

ganizzata sia sui temi più direttamente afferenti alle sin-

progetti comuni. Tutti i soggetti della rete s’impegnano,

gole specifiche competenze, sia sui tempi dell’impatto

ognuna nell’ambito delle proprie funzioni e compe-

dei cambiamenti climatici, della sostenibilità ambientale

tenze, mediante il reciproco contributo a partecipare

e della riduzione del rischio, spesso poco noti e trat-

allo sviluppo e alla realizzazione di progetti e interventi

tati. Gli obiettivi e vantaggi di questa azione nell’ambito

comuni nel campo della flessibilità organizzativa, della

delle allerte e calamità o disastri sono quelli di favorire il

conciliazione vita lavoro e del benessere lavorativo, con

benessere del dipendente, diminuire la mobilità in città

attenzione particolare alle esperienze di smart working

in situazione di criticità, favorire l’acquisizione di misure

che verranno attuate; a sviluppare iniziative e progetti di

di autoprotezione indicando i comportamenti corretti

Fundraising; a collaborare nell’ambito di iniziative, anche

da attuare in caso di emergenza, evitare l’intralcio per i

innovative, volte al miglioramento della vita lavorativa,

mezzi di soccorso, introdurre soluzioni organizzative in-

alla conciliazione vita/lavoro dei lavoratori; ad effettu-

novative di miglioramento funzionale ed infine di svilup-

are iniziative e attività di comunicazione e su quanto

pare competenze in materia di protezione civile. I criteri

realizzato e sui risultati ottenuti, organizzare seminari e

di valutazione e le priorità per l’individuazione dei “red_

produrre materiale informativo rivolto a diversi target di

smart workers”: sono legati alla residenza/domicilio del

destinatari. Stiamo inoltre lavorando alla costituzione di

dipendente fuori Comune, all’età del dipendente, alla

un “Osservatorio Cittadino del Welfare” composto dalle

presenza di figli under 12, al domicilio o transito per rag-

realtà pubbliche locali, da Confindustria, dal Terzo set-

giungere la sede di lavoro di zone rosse a rischio inon-

tore e dai Sindacati. Si tratta di un importante strumen-

dazione. In questi casi, anche in base ad un preventivo

to che potrà contribuire all’attrattività e allo sviluppo

censimento dei luoghi di lavoro condivisi tra le pubbli-

economico della Città. Si tratta di creare un contesto

che amministrazioni e le imprese in rete, il personale in

operativo e di confronto, dal quale possono scaturire

Co-working potrà prendere servizio presso le strutture

progetti finalizzati a migliorare il Welfare cittadino e che

più prossime al luogo di residenza. Ed è in corso una

stimoli chi sta pensando di venire a Genova per lavoro,

mappatura di sedi in grado di ospitare anche tempora-

per studio o semplicemente perché vuole trasferirsi in

neamente personale in smartworking. La Rete cittadina

una nuova città, di scegliere un luogo in cui la Persona

per lo smartworking, partita lo scorso anno come un in-

è al centro sotto tutti i punti di vista; sia come servizi

contro tra istituzioni, ha suscitato via via l’interesse delle

alla persona/agli studenti, sia come strumenti innova-

aziende private, con realtà economiche molto impor-

tivi aziendali che consentono di valorizzare le risorse

tanti, un mondo dell’impresa in continua evoluzione, in

umane. Solo così potremo attrarre i giovani, i ricercatori,

cui occorre rispondere in modo innovativo coniugando

i migliori professionisti che possono contribuire davvero

al meglio i bisogni delle persone, tecnologie e modalità

ad un rilancio (anche economico) della Città.

L’ABBRACCIO

13


Significati del lavoro o lavoro significativo? di Guido Sarchielli - Professore emerito di Psicologia del lavoro, Università di Bologna

N

on è facile riflettere sul lavoro poiché si tratta di

del posto. Entrambe le rappresentazioni contrapposte,

un oggetto sociale “caldo”. Esso attiva passio-

pur evidenziando qualcosa di vero, appaiono insoddis-

ni e prese di posizioni ideologiche contrastanti

facenti nel delineare cosa sta succedendo nell’universo

che spesso dipingono scenari catastrofici per il futuro

dei significati attribuiti al lavoro anche in relazione ai

del lavoro e immagini estremizzate sulle persone e il

cambiamenti dovuti alle nuove tecnologie e alla glo-

loro rapporto con il lavoro. Da un lato, i giovani sarebbe-

balizzazione dell’economia. Soprattutto non aiutano

ro sempre meno orientati al lavoro e meno pronti a per-

molto a cogliere linee di azione sensate per contrastare

cepirlo come una valida bussola per la propria identità.

le difficoltà evidenti, ad esempio, nel sistema formativo

La spiegazione di solito è la seguente: nelle giovani gen-

(che persiste nel suo distacco dal mondo del lavoro) o

erazioni, il fatto che oggi sembra impossibile conseguire

nelle politiche e nei servizi del lavoro quasi sommersi

ciò che le generazioni precedenti hanno ottenuto in ter-

da richieste di posti (o di un reddito qualsiasi) ma poco

mini di carriera (occupazione stabile, con benefici gar-

attrezzati per sostenere e accompagnare le persone

antiti e pensioni interessanti) genera tentativi di ridurre

nel loro sforzo di progettare un ingresso efficace in un

la conseguente frustrazione e la “dissonanza cognitiva”

mondo del lavoro assai diverso dal passato nelle richi-

abbassando o addirittura rifiutando il valore di quei ri-

este di sensibilità e competenze e nei modi di gestire le

sultati. Tali tendenze a restringere o contestare i signi-

persone stesse. Forse può essere utile cercare di capire

ficati del lavoro, ad assumere un atteggiamento disin-

meglio i termini della questione. Senza voler riprendere

cantato, strumentale e contrattualistico (“faccio questo

un vecchio dibattito è necessario tuttavia sottolineare

solo in cambio del ritorno economico”) o a dirottare le

che parlando di lavoro troppo spesso si mescolano i sig-

energie migliori verso altre sfere di vita sarebbero esac-

nificati (personali e sociali) di questa attività con il gra-

erbate dagli ostacoli all’ingresso nel mercato del lavoro,

do di significatività che essa può avere per la persona.

dalla persistente disoccupazione o sottoccupazione e

E tale errore comporta linee di azione confuse da parte

dalla diffusione del lavoro precario. Dall’altro lato, nulla

dei vari attori sociali (scuola, organizzazioni di lavoro,

invece sarebbe cambiato nel rapporto con il lavoro. Si

comunità, politici, ecc.).

tratterebbe solo di trasmettere meglio ai giovani i valori

I significati del lavoro si riferiscono al senso intrinseco

di fondo del lavoro. Essi rappresentano standard valuta-

del lavorare (“perché fare una certa cosa e cosa si può

tivi universali attraverso i quali gli individui discernono

ricavarne”) e alle differenti funzioni che esso svolge

ciò che è “giusto”, valutano l’importanza delle loro pref-

per la persona e la società: fornisce alle persone

erenze e si impegnano comunque nella ricerca di oc-

l’opportunità di delineare scopi importanti per la

cupazioni che sono scelte perché coerenti con le loro

loro vita; è un mezzo per raggiungerli grazie ai ricavi

aspettative di dare un senso alla loro vita. Nella maggior

intrinseci (un’attività interessante e corrispondente

parte dei casi essi cercherebbero nel lavoro opportunità

alle proprie competenze) ed estrinseci che offre (un

per una maggiore auto-espressione e realizzazione di

buona retribuzione, un’alta probabilità di promozione,

sé connotando il “buon lavoro” con tratti post-materi-

sicurezza e stabilità); è un organizzatore del tempo

alistici come: essere un’attività interessante in se stes-

di vita e di lavoro; assicura uno status sociale; aiuta

sa, che produce sentimenti di soddisfazione personale,

a costruire l’identità personale e sociale, a sviluppare

crea reti di relazioni interpersonali positive, permette di

legami interpersonali e sociali significativi, a recepire il

apprendere cose nuove e assicura risultati di valore per

senso del diritto/dovere di cooperare a un’impresa dai

sé e per gli altri, oltre che un buon reddito e la sicurezza

risvolti collettivi. Funzioni che esprimono lo specifico

14

L’ABBRACCIO


valore del lavoro anche in rapporto agli altri ambiti

parte delle agenzie di socializzazione (famiglia, scuola,

significativi per la vita delle persone come la famiglia

università, ecc.) a valorizzare i significati del lavoro

o gli amici, il tempo libero, ecc. Al di là delle opinioni

nell’offrire ai giovani occasioni di apprendimento ed

aneddotiche o giornalistiche, la ricerca psicosociale

esperienze lavorative sensate e nell’effettuare servizi di

sottolinea che il significato generale del lavoro risulta

orientamento e di counselling di carriera più efficaci.

ancora attrattivo e centrale nel sistema dei valori della

La significatività del lavoro esprime invece quanto il

persona, si mantiene piuttosto stabile e simile tra le varie

lavoro è significativo per la persona cioè si riferisce al

generazioni (ad esempio, il lavoro compare sempre al

valore da essa attribuito al ruolo che svolge o intende

secondo posto nella graduatoria degli aspetti importanti

svolgere (quanto sono importanti “il cosa fai” e “il

della vita dopo la famiglia) e varia semmai al crescere

come lo fai”). In altri termini il lavoro concreto diventa

dell’età della persona. Lo stesso avviene per singoli

significativo in base all’interpretazione della persona

elementi valoriali di tipo individualistico (ad esempio,

stessa. La significatività esprime: a) quanto il lavoro è

aspetti intrinseci del lavoro, buona retribuzione e buon

percepito in grado di soddisfare aspettative e bisogni

orario, stabilità) che nelle età più elevate sembrano un

fondamentali (ad esempio: autenticità, autoefficacia,

po’ meno importanti rispetto all’utilità sociale del lavoro.

autostima, scopo, appartenenza e identità sociale,

In altri termini, almeno nel caso dei paesi euro-atlantici,

trascendenza, cioè sentire di contribuire a qualcosa

l’ipotesi che le coorti più giovani siano sempre meno

al di fuori o al di sopra del proprio sé tangibile); b)

orientate al lavoro risulta sostanzialmente sbagliata

in quale grado nel lavoro siano possibili esperienze

e ciò dovrebbe giustificare una spinta più decisa da

dirette di riuscita, di indipendenza e autonomia, di

L’ABBRACCIO

15


riconoscimento del proprio valore e impegno, di

urgente poiché una gran parte delle persone (non solo

sostegno

di

i giovani) nelle società contemporanee non ha grandi

interazioni sociali costruttive in un contesto concreto

possibilità di scelta ed è costretta a fare lavori scadenti

attento ai risultati da ottenere, ma anche al benessere dei

o che raramente sono fonte di autorealizzazione e

lavoratori. Quindi la significatività del lavoro, derivando

generatori di significati importanti per la loro vita. Le

dalla concreta esperienza soggettiva del lavorare, è

stesse organizzazioni intelligenti si rendono conto

meno stabile nel tempo e ciò rende evidenti anche le

che non è più sufficiente un trattamento economico

notevoli differenze nel modo di porsi nei confronti del

anche equo a fronte di lavori insensati (cioè alienanti)

lavoro. Alcuni si limitano a vedere il lavoro solo come

e organizzati in modo da non permettere autonomia,

compito da svolgere in cambio della remunerazione; altri

flessibilità, riconoscimenti, equilibrio tra lavoro e vita

riconoscono in quello che fanno l’idea di un percorso

privata, ecc.. Del resto, concettualizzare il lavoro solo

da seguire, di una carriera, da autogestire attivamente

in termini economici, senza tener conto del legame

e che può prevedere crescita professionale e progetti

tra lavoro e scopi di vita, può spingere i lavoratori ad

di sviluppo; altri si rapportano con il lavoro in termini

adottare un atteggiamento transazionale nei confronti

di vocazione e si sentono profondamente coinvolti

del lavoro. Il ché significa fare il minimo indispensabile,

sull’attività svolta con forte creatività, identificazione e

svalutare l’impegno discrezionale e andarsene alla prima

passione altruistica. Il riconoscimento delle differenze

offerta di stipendio migliore. Inoltre, l’incapacità di

nel modo di relazionarsi con il lavoro (dovute alle

comprendere il bisogno di padroneggiare il significato

differenti biografie psicosociali, alle diseguaglianze

profondo di ciò che si fa può portare a una forza lavoro

di opportunità, ma anche alla qualità dei lavori offerti)

insoddisfatta, con persone che si focalizzano solo sulle

dovrebbe stimolare una più forte attenzione agli ostacoli

condizioni contrattuali ma perdono il loro senso di

da rimuovere affinché il lavoro sia o ritorni ad essere

altruismo e spirito di squadra e la voglia di investire i

significativo per la persona. E ciò è particolarmente

propri talenti in un’impresa di rilevanza anche collettiva.

16

e

accompagnamento

L’ABBRACCIO

nelle

difficoltà,


Tra valore e lavoro c’è di mezzo una “E” di Anna Fiscale – Presidente Progetto Quid, Verona

F

in da piccoli veniamo educati a percepire il la-

le lettere che le formano sono le stesse, fatta eccezi-

voro come un dovere e a dividere le nostre gior-

one per una vocale. Sostituendo la ‘o’ di lavoro con una

nate tra ‘lavoro’ e ‘tempo libero’. Da qui nasce

‘e’, ecco che otteniamo l’equazione con valore. Pur es-

il luogo comune per cui il lavoro è un dovere e non un

sendo tra le congiunzioni semplici la più semplice, la

diritto nonché la certezza, inculcata già sui banchi di

‘e’ ha il potere di capovolgere la realtà unendo universi

scuola, che per lavoro si soffre e ci si annulla mentre

paralleli e sciogliendo contraddizioni, creando forme e

nel tempo libero ci si riposa e si rinasce. Se da un lato

modelli nuovi. E’ stata proprio questa particella a seg-

riconosciamo al lavoro un valore economico e di sta-

nare il punto di svolta, nel mio cammino di donna e nella

tus, dall’altro cerchiamo di minimizzarne o nasconderne

mia esperienza di imprenditrice sociale impegnata nella

l’impatto e il valore emotivo ed esistenziale: ‘non pren-

missione dell’inclusione lavorativa. Come sul piano per-

derla sul personale, alla fine è solo lavoro’. Tra valore e

sonale e professionale la ‘e’ ha fatto tutta la differenza

lavoro c’è di mezzo un mondo. Allo stesso tempo tra

per me, così credo che la ‘e’ possa fare la differenza per

valore e lavoro c’è di mezzo una ‘e’. ‘Valore’ e ‘lavoro’

trasformare il lavoro in valore non solo per i singoli ma

sono due sequenze di lettere simili ma non identiche:

anche per la società. Sono stati quattro i crocicchi ai

L’ABBRACCIO

17


quali mi sono fermata e che ho trasformato in punti di

cambiano. Abbracciare, potenziare e celebrare le

svolta, trasformando le ‘o’ in ‘e’, le disgiunzioni in unioni,

infinite sfumature e caratteristiche dell’umano ci aiuta a

sfumando il nero nel bianco.

essere resilienti sul lungo termine e a scoprire nuove e

Il primo bivio che ho affrontato è stato appunto quello

inaspettate combinazioni. Una storia d’amore sfumata

tra lavoro come dovere e lavoro come diritto, ovvero

in una storia di controllo mi ha fatto capire che io

lavoro come valore. Il lavoro non è solo un dovere,

stessa, Anna, potevo essere forte, brillante e coraggiosa

il lavoro è un dovere e un diritto, e proprio come tale

e allo stesso tempo fragile e succube. Proprio l’incontro

esso genera valore sia economico che esistenziale.

con questa duplicità ha fatto sì che fondassi Quid,

Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta

inizialmente una realtà che sosteneva soprattutto

dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di

donne vittime di violenza, come Sandra. Sandra, una

lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

delle addette al controllo qualità in Quid, porta con sé

L’articolo 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti

un passato difficile in cui è stata vittima di sfruttamento

dell’Uomo sancisce che ‘ogni individuo ha diritto

sessuale e un passato da intrecciatrice di fili nella sua

al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e

nativa Nigeria. In Quid nessuno sa annodare le collane

soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione

come lei - con nodi sempre diversi. Ciascuno di noi ha

contro la disoccupazione’, in un passaggio logico che

almeno due storie: una di forza e una di debolezza. Per

unisce lavoro, libertà, giustizia e soddisfazione con

questo siamo fragili - cioè frangibili - se ci troviamo

un ultimo accenno al diritto alla protezione contro la

in circostanze sfavorevoli e per questo siamo forti se

disoccupazione. L’articolo continua nel suo secondo

riusciamo a fare del nostro passato il punto di partenza

emendamento che invece si cristallizza attorno ai

per il nostro futuro. Come rendere questo nodo, che è

concetti di non-discriminazione ed eguale retribuzione.

un nodo esistenziale, rilevante per la società? Per me

Il diritto al lavoro e il diritto al pieno godimento del

la risposta è arrivata con l’imprenditoria sociale - un

valore economico ed esistenziale legato allo stesso

concetto che mi ha permesso di trasformare un altro

è un diritto scarsamente garantito nel nostro paese.

vicolo cieco in una strada di scambio e di incontro:

Secondo l’OECD Employment Outlook 2018 l’Italia è il

Quid.

quarto mercato del lavoro meno inclusivo in Europa,

Questo è la terza empasse che ho affrontato: il finto

con un tasso di disoccupazione drammaticamente più

dilemma tra ‘il sociale’ e ‘l’imprenditoria’.

basso per i gruppi così definiti vulnerabili: mamme,

Ci sono molti modi di cambiare il mondo. L’economia

giovani NEETs, lavoratori con età compresa tra i 55 e

è agli occhi di alcuni un pessimo candidato. Eppure si

i 64 anni, stranieri e persone con invalidità. Tra quanti

tratta di una scienza che si occupa di valori non solo

appartengono a queste categorie solo una persona

matematici o finanziari, ma anche umani ed esistenziali.

su tre gode pienamente del proprio diritto a lavorare,

Le relazioni e le dinamiche di scambio e di creazione

a sostenersi attraverso un impiego e a dare e ricevere

che sono alla base della nascita di un nuovo prodotto,

attraverso quella rete relazionale unica e complessa

la percezione del bisogno da cui un prodotto nasce

che può essere un ufficio, una scuola, una fabbrica.

e l’innato desiderio umano di rispondere ai propri

Perchè? Una domanda che mi sono fatta diverse volte

bisogni con la propria inventiva sono quanto di più

in almeno tre angoli del pianeta: dall’India a Haiti, da

esistenziale ci si possa immaginare. Nel mio percorso

Verona a Parigi a Londra - la vulnerabilità veniva letta

di studi ho incontrato prima l’economia sociale e poi

univocamente come debolezza. Ed è così che arriviamo

l’imprenditoria sociale, approcci ibridi capaci di mettere

al secondo vicolo cieco: la scelta obbligata tra forza e

al servizio del cambiamento sociale la creatività

debolezza. Un mercato del lavoro iniquo è un mercato

dell’imprenditoria. In Quid il nostro obiettivo è quello

che ignora le sfumature e procede per cesure nette

di generare valore economico e valore sociale perché i

- bianco o nero, abile o disabile, forte o debole. Un

due sono inscindibili.

mercato così ignora l’importanza e la funzionalità delle

L’inserimento lavorativo di persone vulnerabili - a oggi

sfumature. Ogni essere umano è una combinazione

siamo in 104 tra sarte e sarti, commesse, personale

unica di caratteristiche. L’evoluzione ci insegna che sono

amministrativo e direzione - genera un duplice valore

solo le circostanze, non dei principi assoluti, a rendere

sociale. Da un lato ciascuno di noi impara a confrontarsi

una certa caratteristica un punto di forza o un punto

con i propri limiti e con quelli altrui in un contesto di

di debolezza. La storia ci insegna che le circostanze

collaborazione lavorativa e di crescita professionale,

18

L’ABBRACCIO


dall’altro ciascuno di noi diventa - al di fuori del lavoro

lavoro che sa generare valore. Crediamo che questa

- ambasciatore e ambasciatrice di una visione del

visione sia contagiosa anche per l’universo della moda

mondo inclusiva e rispettosa dei tempi e delle storie di

tradizionale ‘for profit’, e così sembra: ai nostri clienti

ciascuno.

si aggiungono oltre 12 brand con cui collaboriamo

Questo duplice valore sociale non esisterebbe tuttavia

stabilmente, creando linee di accessori sostenibili. Da

senza il valore economico che Quid esprime. Tutti e

Intimissimi a Vivienne Westwood, da Kiko a NaturaSì,

104 siamo imprenditori, ciascuno del proprio piccolo:

sono gli imprenditori stessi a vedere il valore che si

proviamo, sbagliamo, riproviamo, con l’obiettivo di

innesta nel nostro lavoro. In questo modo, in meno di

creare un prodotto capace di rispondere a un bisogno

cinque anni, Quid nel 2018 raggiungerà i 3 milioni di

effettivo sul mercato. Qui arriviamo all’ultimo bivio,

euro, generando al contempo lavoro e valore.

quello tra profit e non profit.

Quattro svolte, quattro volte una vocale breve: è

In Quid crediamo che tra i tanti muri che l’età

così che una congiunzione al limite del banale può

contemporanea farà crollare ci sia anche la dicotomia

trasformare il lavoro in valore grazie a un meccanismo

tra consumi e giustizia. I consumatori sono sempre

capace di dare senso e creare senso a livello sociale ed

più attenti alle condizioni di chi produce e all’impatto

esistenziale, mettendo la persona e la società al centro

dei prodotti. Dietro ai nostri capi si nascondono oltre

di dinamiche creative e imprenditoriali.

cento svolte, oltre cento trame che raccontano storie piene di ‘e’, mentre tutte le nostre collezioni nascono da

Anna Fiscale ha fondato Quid, una cooperativa sociale con la

eccedenze di produzione recuperate grazie a una rete

missione di inserire lavorativamente persone con un passato

di tessutai del Made in Italy. I sei negozi a marchio Quid permettono a migliaia di consumatori di sperimentare un consumo diverso indossando capi nati da un

di fragilità, specialmente donne, attraverso il marchio di moda etica Progetto Quid. Il team, cresciuto da 9 a 104 persone nell’arco di cinque anni, disegna, crea e innova per un Made in Italy sostenibile e accessibile.

L’ABBRACCIO

19


Di Novecento, di futuro e di lavoro di Alberto Guasco – Scrittore e Docente di Storia Contemporanea, La Link Campus University, Roma

D

ire che nel corso del Ventesimo secolo e del

Gang – a reperti d’un tempo inesorabilmente lontano;

primo quinto del Ventunesimo il mondo del

d’un tempo, per l’appunto, ormai oggetto di storia.

lavoro e il lavoro stesso siano cambiati è una

Tuttavia, nonostante ciò che alcuni (molto ben pagati)

scoperta molto vicina a quella dell’acqua calda. Salvo

aruspici si spinsero ad affermare ai tempi del crollo del

qualche nostalgico, tutti si sono accorti che l’universo

muro di Berlino e dell’implosione del sistema sovietico,

del taylorismo e del fordismo di fabbrica – reso

la storia non finisce, anche se ai suoi mutamenti è

immortale da Charlie Chaplin nel suo Tempi moderni

sempre difficile abituarsi, in modo particolare per i

(1936) – per non parlare di quello agricolo dei nonni

nati all’interno di quell’età dell’oro, apparentemente

e dei bisnonni, rievocato da Ermanno Olmi in L’albero

immobile, che sono stati – a spanne – i tre decenni

degli zoccoli (1978) è stato spazzato via dalle ripetute

centrali del secolo scorso. Comunque, oltre alla storia

e spesso rapidissime ondate di mutamenti che, nel

non finisce neppure il lavoro, questa trave portante

corso dell’ultimo quarantennio, hanno rivoluzionato le

della vita dell’uomo – che, per dirla con il Salterio,

nostre vite. E hanno derubricato quel mondo e le sue

all’alba “esce per il suo lavoro, per la sua fatica fino a

espressioni culturali – si pensi a quanto appaiano oggi

sera” – in grado di dare più d’un significato alla sua vita

preistorici (o forse no?) i canti dell’emigrazione o quelli

o, al contrario, di fargli conoscere la vergogna del non

delle mondine, o tremendamente ideologici motivi

senso o della dipendenza. Piuttosto, per parafrasare

come Operai e contadini, il Contessa di Pietrangeli o (e

la vecchia ma sempre popolare formula di Lavoisier,

siamo già nel 1993) il dolente Sesto San Giovanni dei

anche il lavoro si trasforma – l’ha sempre fatto: basti

20

L’ABBRACCIO


richiamare qui i secoli a cavallo dell’invenzione della

nell’epoca delle cosiddette intelligenze artificiali – basta

stampa, o quelli dell’eclisse artigiana e dell’alba

una visita all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova

dell’industria

–

cancellando

vecchie

o

magari

per rendersi conto di esservi già entrati – che cosa

ma

anche

accadrà di quel rapporto? Ovviamente, nessuno ha

colmando i vuoti e ridisegnando nel senso letterale

già la risposta; ma forse, più che le risposte, sarebbe

del termine le geografie dei mestieri.Dunque, come è

opportuno non eludere alcune domande: 1) Qual è

cambiato il lavoro negli ultimi quarant’anni? Almeno

oggi la concezione dominante del lavoro? “L’Italia è

due volte e in due modi, figli e nipoti dello sviluppo

una repubblica fondata sul lavoro”: l’articolo 1 della

tecnologico – per parlar chiaro: della computeristica e

Costituzione – fino a molte prove contrarie la carta

della robotica sviluppate fin dagli anni Settanta – e della

valoriale di questo paese – è molto chiara nell’indicarlo

cosiddetta “terziarizzazione dell’occupazione”, o se si

come fondamento e insieme come promessa, come

preferisce della vittoria delle competenze dell’intelletto

via di santificazione (confessionale o laica qui poco

su quelle della forza. Dunque, come sempre accade

importa), come una bussola da orientare verso il futuro.

– negli ultimi due decenni del secolo scorso – prima

Oggi è lecito dubitare che sia questa l’idea dominante,

è venuta una sorta di contaminazione tra il vecchio

tra chi considera il lavoro come un mezzo per far soldi

mondo dei rapporti tra capitale e lavoro e quello nuovo

il più velocemente possibile (make money quickly e

dei personal computer immessi sul mercato negli anni

poco importa di chi ne pagherà costi e conseguenze),

Ottanta e Novanta; poi, cioè adesso, un passaggio

e chi si trova ad attraversare gli oceani d’un precariato

più radicale, il trionfo dello smartphone, della rete

permanente – una tra le grandi povertà del nostro

luogo

tecnologiche

tempo – all’inseguimento della pensione come Tantalo

mediatrici tra mercato e produttori, dei singoli – ma

del cibo. 2) Di fronte alle novità sopra delineate o che

non sempre, se si pensa al crowfunding – come “nuovi

si profilano, qual è stato il livello di coinvolgimento e di

capitalisti”. Tutto questo cambia, anzi, ha già cambiato,

apporto culturale espresso dal nostro paese? Per dirla

le economie come le società e il rapporto stesso

in questi termini, il fallimento di Lehmann Brothers, del

tra uomo e lavoro. Dunque, la domanda è semplice:

quale si celebra quest’anno il glorioso decennio, e la

del

certo

lavoro,

ridimensionando professionalità,

delle

piattaforme

successiva crisi economica, la più grave dai tempi del Ventinove, ha innescato percorsi di riflessione in materia di responsabilità sociale oppure è una voce isolata quella di papa Francesco quando parla – è accaduto il 27 maggio 2017 all’Ilva di Genova – del lavoro come “priorità umana” e dell’economia “senza volto” come di “un’economia spietata”? 3) Si può anche pensare il contrario, ma non esiste un ceto politico che non sia espressione della società che lo produce. Dunque, in quali modi – molto pragmaticamente: quante risorse, quali obiettivi, quali settori, quali forme contrattuali, eccetera – la classe dirigente di casa nostra ha provato a immaginare e tentato di aprire le vie al lavoro che verrà? Certo, l’incasso elettorale di oggi è più vicino del bene comune di domani e il coraggio dell’azione in un orizzonte di senso è come il coraggio di don Abbondio: se uno non ce l’ha, non se lo può dare, anche in politica. Che di suo, nonostante l’invasione dei mestieranti – quelli che, ricordando le sagge e mai troppo ascoltate parole di don Luigi Sturzo, in certe epoche ci si sceglie per beniamini – resterebbe pur sempre l’arte di leggere la realtà per inventare il futuro; non quella, forse più praticata ma di certo più devastante nei suoi esiti finali, di inventarsi la realtà per garantirsi il futuro.

L’ABBRACCIO

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Colloc(azione) mirata di Eleonora Pascucci – CEIS Genova

I

l lavoro è diritto di ogni persona in quanto incide

misurati ed equilibrati, lavoro come bisogno personale

direttamente sulla qualità del progetto di vita di

e collettivo poiché è fonte di rapporti sociali, di

ciascuno: l’uomo cerca di realizzarsi nella sua vita,

scambio e di confronto ed è forse il modo più evidente

ma realizzarsi nella vita cosa significa? Si potrebbe fare

per combattere la discriminazione culturale e sociale.

un elenco interminabile di condizioni essenziali che

Prendendo spunto da tutte queste evidenze, il lavoro

avvicinino l’uomo alla sua realizzazione e, in questa

può quindi diventare uno degli strumenti più preziosi

lista infinita, si arriverà sicuramente alla voce lavoro. Al

al servizio dell’autorealizzazione dell’individuo ma

giorno d’oggi è indispensabile una riflessione globale

ciò avviene se alla base vi è una concezione inclusiva

sul senso, sul fine e sul significato umano e sociale

della società ed una cultura della valorizzazione

del lavoro: lavoro come diritto, lavoro come dovere,

delle differenze. Una prima grande valorizzazione

lavoro come espressione delle proprie potenzialità e

delle differenze viene designata in sede normativa

parte della vita delle persone, lavoro come dimensione

dall’importante Legge del 12 Marzo 1999 n.68 che

che aiuta la realizzazione dell’uomo e contribuisce

definisce il diritto dei lavoratori disabili abbandonando

fortemente a definire l’identità di una persona, lavoro

una filosofia assistenzialistica e strutturando invece

come percorso di crescita umana che induce a mettere

una norma impostata sul collocamento del disabile

in atto comportamenti autonomi, creativi, responsabili,

che rispetti le potenzialità lavorative del lavoratore stesso senza, nel contempo, penalizzare le aspettative dell’azienda. Il concetto chiave che viene introdotto è all’articolo 2 della suddetta legge in cui viene delineato il Collocamento Mirato quale “serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione.” L’intento è di regolamentare l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, riconoscendo l’importanza del lavoro per gli stessi. Anche se nella realtà il mondo della disabilità ed il mondo del lavoro difficilmente si incontrano in modo spontaneo, nello specifico l’inserimento di persone svantaggiate è un bene poiché aumenta la coesione sociale e di contro diminuisce radicalmente il pregiudizio verso queste persone ed il loro possibile operato e ne migliora quindi la qualità della vita. Ancor più nel campo dell’inserimento lavorativo delle persone disabili si innesca quindi il meccanismo d’inserimento della persona giusta al posto giusto che, sul versante del lavoratore significa avere l’opportunità di ricostruire e valorizzare le proprie competenze, utili alla definizione di un profilo personale e professionale

22

L’ABBRACCIO


realmente spendibile sul mercato del lavoro e, sul

all’interno di un progetto di vita, non si possono quindi

versante aziendale, significa dare una realistica risposta

proporre percorsi lavorativi in modo generalizzato

ad esigenze organizzative e di produttività con forme

poiché in alcuni casi un certo profilo potrebbe non

di incentivazione che contribuiscono a considerare

essere coerente con i bisogni della persona.

la persona disabile come vera e propria risorsa

Innanzitutto si conosce la persona con la propria storia,

lavorativa. Una buona legge è importante ma da sola

si cerca di capire il significato stesso che la persona

non è sufficiente: emerge l’importanza di valutare il

dà al concetto di lavoro ed insieme si definiscono

significato che deve assumere l’integrazione lavorativa

quelle che sono le capacità e le competenze di base,

e si inserisce qui l’esperienza del Ceis, all’interno del

quali sono le attitudini poiché solo così si possono

CPI Levante del Collocamento Disabili che, su progetto

individuare le mansioni corrette. Dopo un lavoro

regionale ed in collaborazione con l’ATI Isforcoop offre,

da parte del Mediatore di match aziendale - dove

attraverso i percorsi di Orientamento e successivamente

magari vengono adattate le modalità di svolgimento

nel percorso di Mediazione, la possibilità di prendere in

- l’avvio del tirocinio ha come obiettivo un percorso

carico la persona disabile con l’obiettivo di coniugare le

che possa sfociare nella piena acquisizione di capacità

varie istanze sopra descritte utilizzando lo strumento

di sostenere i ruoli gradualmente affidati. Si cerca

del tirocinio o work experience. Il progetto che viene

insomma di far collimare da una parte le competenze

ritagliato sulla persona e con la persona è incrementale

della persona disabile con il rispetto delle abilità e dei

e flessibile: la necessità è quella di formulare dei progetti

limiti della stessa da parte dell’azienda. Il tirocinio,

di inserimento lavorativo partendo dal recupero

che diventa integrazione lavorativa, non deve essere

delle reali potenzialità per arrivare all’acquisizione

considerato un atto a sé stante ma la conclusione di un

di un ruolo attivo nel sistema sociale e produttivo;

processo educativo, formativo e riabilitativo che può

tuttavia, il ruolo lavorativo non può essere assunto

dare inizio o far proseguire la persona in una fase di

se non attraverso un processo coordinato e coerente

vita “adulta” adeguata e sufficientemente autonoma.

Foto Archivio Ceis Genova

L’ABBRACCIO

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