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Ceis Genova L'abbraccio n°74

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l’abbraccio n74 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

Fotografie coi ragazzi della Comunità di Samarcanda ...........................................................4

Tema di Natale di Giorgio Chiarva ........................................................... 6

Natale afghano di Laura Sicignano ......................................................... 10

Il Natale a cura dei Ragazzi della Comunità di Trasta ..........................................................14

Un grigio Natale a cura dei Ragazzi della 16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 6/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 r.a. N. 74 • 4° Trimestre 2013 • N. 4 del 2013 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped abb.postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

Comunità di Trasta ..........................................................15


l’abbraccio Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione del Ceis Genova

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Michele Serrano In redazione Aldo Castello

Fassolo

Trasta

Foto Gian Luca Groppi Courtesy VisionQuesT gallery

Via Asilo Garbarino, 6-9/B

Salita Cà dei Trenta, 28

16126 Genova

16161 Genova

Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002

Hanno collaborato Giorgio Chiarva, Laura Sicignano e i Ragazzi della comunità di Trasta Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002 Impaginazione Xedum srl Stampa Tipografica Derthona srl

In

servizi:

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Accoglienza notturna per tossicodipendenti

questa

sede

sono

Comunità

“Odissea”, accoglienza per minori stranieri

Comunità semiresidenziale e residenziale di

“Samarcanda”,

i

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Siamo anche in tutta Italia

Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova Periodico associato USPI

La nostra filosofia Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona

Chi siamo Dove siamo

può alla fine manifestarsi chiaramente a se

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002

offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti

Presidente Enrico Costa Direttore Generale Paolo Merello ceisge@ceisge.org csgenova@pec.csgenova.org http://www.ceisge.org

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l’abbraccio

stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri. Aosta Ivrea Torino Varese Vercelli Sanremo Genova Milano Piacenza Parma

Cremona Verona Vicenza Trento Bolzano Belluno Treviso Padova Venezia Mantova

Reggio Emilia Modena Bologna Ravenna La Spezia Pistoia Prato Firenze Arezzo Jesi

Spoleto Muccia Viterbo Anguillara Civitavecchia Roma Alba Adriatica Pescara Anzio Formia

Caserta Avellino Bari Gravina Cosenza Catanzaro Messina Reggio Calabria Catania Cagliari


Editoriale di Enrico Costa

O

gni anno a Natale il pensiero va inevitabilmente a Gesù Bambino, ma noi al Ceis di Genova, quest’anno, invece di vederlo adagiato nella

mangiatoia, vogliamo proporvi di immaginarlo mentre osserva le mani abili e laboriose di Giuseppe intento al suo lavoro. Imparare per gioco quei gesti e imitarli, come fanno tutti i bambini. Cristo è il nostro Salvatore ma è anche un lavoratore, lui non era destinato a diventare un falegname, ma da quella esperienza possiamo ugualmente raccogliere una lezione sulla dignità del lavoro. Gesù a bottega da suo padre ha potuto raccogliere i segreti del mestiere, raffinare la propria arte. Comprendere il significato di obbedienza e, attraverso quella, imparare ad accettare le regole del gioco. Immaginiamo

il

padre

dedicarsi

all’insegnamento,

col desiderio di trasmettere al figlio, insieme alle competenze, anche la saggezza per portare avanti l’impresa di famiglia, tramandata da una generazione all’altra. Pensiamo alla soddisfazione che nasce dal vedere riconosciuto e retribuito il proprio lavoro, da cui si ricavano i mezzi materiali per sostenere sé stessi e i propri cari. Pensiamo alla qualità di quel lavoro: il falegname taglia, pialla, inchioda, incolla, costruisce qualcosa di reale.

Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery

l’inizio di una attività lavorativa. La sua formazione, l’attenzione alle regole, l’obiettivo di raggiungere l’eccellenza in un settore produttivo. Il gusto di

Oggi drammaticamente ci accorgiamo di quanto sia

sperimentare e ricercare coltivando attività innovative,

stata dannoso, per la nostra economia, inseguire le

senza

sirene di un mercato virtuale in cui si è perso il senso

tramandate dalle precedenti generazioni.

necessariamente

trascurare

le

esperienze

più vero del lavoro, che è fatto principalmente di azioni, di sforzi che producono oggetti concreti.

Comprendere insomma che il lavoro non è uno scotto da pagare per ottenere i beni materiali che desideriamo,

Del Natale di solito si raccoglie l’aspetto festoso, invece

ma è centrale per lo sviluppo armonioso dell’esistenza

quest’anno, insieme ai nostri ragazzi (che compiono

di ogni individuo. Il Lavoro è vita.

grandi sforzi per riprendersi la propria vita), vogliamo celebrare la nascita di Cristo facendola coincidere con

Felice Natale a tutti dal CEIS di Genova.

l’abbraccio

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Fotografie coi ragazzi della Comunità di Samarcanda

Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery

Q

uest’anno

il CEIS di Genova ha deciso di

Se ripenso a quella giornata non mi viene in mente

dedicare i calendari e i biglietti natalizi ai

niente… abbiamo fatto delle foto strane… mi veniva

ragazzi. Gian Luca Groppi, un affermato

da ridere e non sapevo nemmeno io perché facevamo

artista, ha realizzato per noi una serie di scatti con

queste fotografie, poi me lo hanno spiegato..

gli ospiti della Comunità Samarcanda, ovviamente

In tutte le foto non ci sono mai le facce eppure si

nel rispetto della loro privacy. I ragazzi sono rimasti

capisce qualcosa lo stesso

coinvolti in questo “gioco” e hanno partecipato da prima con una certa diffidenza che ben presto si è trasformata in entusiasmo. Il risultato sono questi 12 scatti a colori, visionari e poetici, che ben rappresentano la vita nella Comunità, le speranze e i timori dei nostri assistiti. Non sapevo che con le mani tenevo la luna prima di vedere la fotografia… non capivo bene cosa stavamo

Sono stato attaccato ad un tubo con le mani e mi hanno fatto una foto, anche il mio futuro è attaccato a un tubo uguale Mi sono divertito quando ci tiravamo le mele davanti al lavandino però non ci ho capito tanto di quello che facevamo

facendo, ma mi piaceva lo stesso fare le cose insieme a

Io ho capito dopo quello che facevamo e che qui devi

questa persona

scegliere fra giocare e studiare

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l’abbraccio


Il fotografo era molto gentile e ci faceva fare delle cose strane Io sorridevo anche se avevo davanti alla faccia una mattonella con disegnata la faccia Ci ha detto che queste foto diventano un calendario di tutto l’anno prossimo, ma io non ci sarò qui Dopo ho visto le foto e sono belle e mi sono divertito a guardarle perché c’ero anch’io Magari possiamo stampare le foto e farci un quadro da mettere a Samarcanda insieme alle altre perché sono belle Io però volevo vedere anche la mia faccia che la foto veniva più bella, ma lui non ha voluto perché non si poteva fare

Dovevo tenere sulle ginocchia tutti quei libri che pesavano tanto e quasi non ce la facevo più che mi scivolavano via Bello quando facevamo volare le mele e mi sono divertito Non ho capito bene cosa facevamo ma l’ho fatto lo stesso perché il fotografo era simpatico Se torna ci facciamo fare le foto in faccia Quella volta che ci ha detto di far finta di fare un gioco, ma io non lo conoscevo, anche nel mio paese si fanno i giochi tutti insieme però sono più belli, forse perché li conosco Spero che il calendario me lo danno anche a me cosi poi me lo porto via

Con la certezza che apprezziate il nostro sforzo, vi proponiamo di sostenerci acquistando i nostri biglietti o i calendari di cui trovate di seguito le caratteristiche tecniche e in allegato l’immagine. L’offerta è libera e può essere effettuata con bonifico bancario a:

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Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery

l’abbraccio

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Tema di Natale di Giorgio Chiarva

Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery

Tema:

guardarmi. Io questo tema non lo voglio fare! È tutti giù

É Natale, la mia famiglia riunita intorno all’albero.-

a ridere.

La voce della maestra risuona nel silenzio forzato

No, non va bene. Peró se lo faccio poi magari lo legge

dell’aula. Guardo la maestra poi guardo il foglio e,

davanti a tutti e sai che ridere. Non so cos’é peggio.

ubbidiente, scrivo. Sono perplesso. Guardo di nuovo la

Continuo a guardare il bianco del foglio come se fosse

maestra, poi i miei occhi tornano sul foglio bianco con

un nemico. Sto seduto al mio banco con la testa china,

le righe sottilissime nere. Orizzontali, parallele.

fermo, immobile, quasi senza respirare, la biro tra le

Sul quale sta scritto con la mia calligrafia incerta il

dita.

titolo: É Natale, la mia famiglia riunita intorno all’albero.

Peró bisogna che mi decida perché per un po’ va bene

La mia famiglia.

così ma non devo esagerare altrimenti poi è la maestra

È adesso? Mi chiedo.

che mi viene a chiedere.

Come faccio a dirglielo? E se le dicessi che non sto

Mi devo decidere, anzi, ho deciso, quasi quasi lo scrivo.

bene? Oppure che non lo voglio fare?

Poi peró lo dico alla mamma.

Potrei chiamarla, Maestra! Tutti che si voltano a

E la mamma? Cosa fa? Viene dalla maestra a dirle per

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l’abbraccio


favore non lo legga in classe?

mamma. Poi c’é nonno Fino che é papà di mio papà.

Perfortuna la mia mamma sa cosa fare. Certo che sa

La nonna non l’ho mai conosciuta. Poi sicuramente

cosa fare.

arrivano anche nonno Tano e Carmela, Carmelina come la chiamano tutti perché è piccina e sta sempre in disparte. Loro sono i papà e mamma della moglie di mio padre, la prima. Poi viene anche Amanda con

Svolgimento:

un signore che dicono sia un suo amico. Amanda é la

Guardo fuori dalla finestra e vedo i primi fiocchi di neve

mamma del marito di mia mamma.

che stanno scendendo. L’inverno si é fatto aspettare

Invece i miei cuginetti sono: Piero, Felicita, Marghe,

quest’anno ma ora la neve scende e renderà bianco

Adolfo, Ernesto, Gianni, Paolo 1 e Paolo 2, li dobbiamo

tutto il paesaggio proprio come deve essere il Natale.

chiamare così altrimenti non li distinguiamo, Andrea,

Le strade sono tutte illuminate e le vetrine sono

Marco, Giovanni, Pierpaolo, Nicola e Valeria. Poi

piene di cose bellissime. A me piace tanto l’ allegria

quest’anno ne sono nati due che non ho ancora visto

delle luminarie appese in centro. Ci sono gli angeli

ma che credo si chiamino Giuseppe e Maria. A me fa

che suonano le trombe e grandi fiocchi di neve che

un po’ ridere che Giuseppe e Maria arrivino proprio a

riflettono le loro luci nelle strade.

Natale e quando l’ho detto alla mamma ci siamo mesi a

A natale arrivano i giochi. Io ho chiesto tante cose

ridere da matti tutti e due.

perché siamo tanti in famiglia e sono tanti che mi fanno

Come dicevo la nostra e una grande famiglia e ci

i regali. Non è Babbo Natale che li porta, me l’ha detto

vogliamo tutti bene e ci divertiamo un sacco quando

mio fratello e allora quest’anno mi sono fatto furbo e ho

riusciamo a radunarci tutti. Ci vediamo a casa di nonno

scritto una lettera lunga lunga.

Fino che é la più grande e riesce a contenerci tutti e

La mia famiglia é tanta e a Natale ci incontriamo tutti.

stiamo insieme due giorni.

Siamo davvero tanti, non come le altre famiglie e io mi

Il nostro Natale é il 24, anche il 25 ma i regali arrivano

piace e mi diverto perché ho tanti fratelli e cugini.

il 24 alla sera. Ci sono ancora i piccoli che credono a

Adesso che sono in quinta e sono già

grande mia

babbo natale e quindi dobbiamo fare attenzione a

mamma mi ha spiegato che la nostra famiglia non è

come parliamo. La mia mamma é da due mesi che me

come le altre ma io non mi interessa, mi diverto ancora

lo ripete: non dovete dire che babbo natale non esiste,

di più.

non dovete dirlo.

Mia mamma ha un marito che é anche mio padre. Peró

Nonno Fino fa un grande albero nell’entrata di casa che

prima di questo marito ne aveva un altro e io ho anche

é molto grande e quindi ci stanno l’albero e anche tutti i

due fratelli più grandi di me che però non sono proprio

regali. Alla sera facciamo un grande tavolo dove stiamo

fratelli ma ci gioco lo stesso. Mio papà aveva una moglie,

tutti seduti e mangiamo tante cose buonissime che

molto, molto simpatica, una pittrice che parla sempre

non mangiamo mai. Sono cose che si mangiano solo

e ride tantissimo e mi fa dei regali che sento che mi

a Natale e solo da nonno Fino. Il nesquik di prosciutto

piacciono e me li tengo in camera però non sono regali

e la finanziera, ad esempio. il nesquik é una cosa di

che mi fanno divertire. Sono piccoli quadri divertenti,

prosciutto, pezzi di pollo e verdure tenuti insieme con

oppure tazze del caffellatte con dei colori bellissimi. Mi

una gelatina che trema tutta quando la mangi. Sembra

ha regalato anche un asse del gabinetto tutto colorato

quasi che tremi di paura.La finanziera é uno spezzatino

ma dopo qualche giorno é sparito. Chissà cosa mi

un pó acido con dentro anche le creste di gallo, i

regala quest’anno.

fegatini e la cervella. La mangiamo con la polenta fritta

Viene sempre con quattro bambini che sono due figli

é una bontá assolutamente spettacolosa. Poi mangiamo

di mio padre e due di uno che non sò. Però a Natale

i ravioli, ma quelli li mangiamo anche altre volte. Ogni

vengono tutti a festeggiare con noi meno il padre degli

tanto qualcuno dei cugini scappa da tavola per vedere

altri due che non conosco. Poi ci sono due zie che

se Babbo Natale è arrivato. È invece niente. Ma io lo

hanno anche loro dei figli, una é sorella di mio padre

so che non é Babbo Natale, ma dove sono i regali? I

e una sorella di mia madre, poi altri due zii che mi

grandi ridono e scherzano e noi figli invece siamo

confondo sempre di chi sono fratelli.

nervosissimi. Il signor Pino, che é l’amico di Amanda, a

Poi ci sono i nonni. Ambrogio e Tina sono i nonni di

un certo punto si alza e ci versa a tutti noi cuginetti

mia mamma, cioè sono i nonni miei ma genitori di mia

un goccio di vino, un po’ di più ai più grandi e un po’

l’abbraccio

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di meno ai più piccoli ma per farlo vuole che stiamo

suo biglietto e noi cerchiamo quelli nostri e quando ne

tutti attenti perché poi dobbiamo alzare il bicchiere e

troviamo uno strappiamo la carta più in fretta possibile

bere tutti insieme brindando al Natale ed alla nostra

e poi col gioco subito dalla mamma e da papà a far

famiglia. Noi dobbiamo alzarci in piedi e la più piccola,

vedere. Paolo 1 e anche Paolo 2 mangiano di continuo,

che é Valeria, non proprio la più piccola ma fa solo la

sono uguali di nome e di abitudini, vengono sempre a

prima, deve recitare la poesia di natale, sale sulla sedia

cercare i regali col panettone in mano e anche in bocca,

e noi dobbiamo stare tutti zitti ed ascoltare Valeria che

così quasi sempre ti trovi un pezzo di panettone che ti

non si ricorda le strofe e sua mamma che le suggerisce.

gira tra i piedi. L’altr’anno uno dei due ha infilato la testa

Abbiamo il bicchiere in mano e non vediamo l’ora di bere

sotto un mobile e poi non riusciva più a toglierla, ha

ma intanto ci diamo di gomito tutte le volte che sbaglia

fatto un gran baccano di pianti e lacrime dallo spavento

e ridiamo di nascosto.Poi, quando ha finito, i grandi

ma poi é arrivato Piero, il più grande, che gli ha tolto

applaudono e Il signor Pino prende anche lui il bicchiere

la mano da sotto la testa così gli é uscita subito. Che

e ci fa brindare tutti. Dobbiamo bere tutto il bicchiere,

scemo che é, si é messo con la testa sotto il mobile e

guai a lasciarne un po’, Il signor Pino si offenderebbe

poi ha cercato di infilare anche la mano così la testa gli

da matti e poi, dice lui, porterebbe sfortuna. Il signor

é rimasta incastrata. Ma lui é piccolo e queste cose non

Pino ci fa posare solennemente il bicchiere sul tavolo

le capisce ancora.

e poi battendo col coltello sul suo bicchiere ci da il via

Il difficile é raccogliere ognuno i suoi regali ma noi

a cercare i regali. É arrivato Babbo Natale!!! Ma come

abbiamo tutti una bella memoria e non é mai successo

ha fatto, nessuno di noi se n’é accorto, eppure ci sono

che ci confondessimo. Poi dobbiamo andare a dormire

decine di pacchi e pacchetti attorno all’albero che

ma siamo tutti molto eccitati e ogni tanto qualcuno si

solo dieci minuti fa non c’erano. Ogni pacchetto ha il

becca uno scappellotto, allora stiamo tutti bravi e piano

Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery

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l’abbraccio


Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery

piano c’è ne andiamo a dormire.

e legge il mio tema? Se piange? Poi mi da un brutto

Qualcuno sta dal nonno e gli altri devono tornarsene

voto? È se invitassimo anche lei? Se é sola... Ma forse

a casa, quelli che abitano più vicini però poi il giorno

ha la sua famiglia, numerosa che si vogliono tutti bene.

dopo siamo di nuovo tutti insieme a giocare coi nostri

La guardo seduta alla cattedra. Non ha la faccia di una

nuovi regali.

persona felice. Gli occhi non sorridono mai. É anche

La nostra é una grande famiglia e ci vogliamo tutti

vestita male. Non curata. Anche troppo magra. Forse é

bene.

triste. Forse non ha nessuno con cui festeggiare. Allora mi alzo, col foglio in mano, sento gli occhi di tutti che mi seguono, il pavimento di legno, consumato e un po sconnesso, nel silenzio scricchiola sotto i miei

Tre bei fogli pieni di scritto, penso che possa bastare.

piedi. Guardo la maestra. La maestra alza gli occhi, mi

Forse dovevo descrivere meglio la nostra famiglia, ma

guarda, posa la penna, mi sorride, allunga una mano

é così complicata. Mi vergogno un po’ a consegnare il

per prendere il mio foglio.

mio tema, se la maestra lo legge in classe cosa penserà Guido Cimbri che ha la mamma separata e fa il natale solo con lei? Loro due soli. A Natale. Io, se fosse per me, li inviterei con noi, anche tanto due più due meno. Solo che Cimbri non mi è simpatico.

- Hai già finito? - Si, e, signora maestra, volevo dirle...pensavo che se voleva venire con noi a Natale....per la cena...sono sicuro che la mamma ne sarebbe felice.

Riguardo il foglio. Chissà com’é la famiglia della maestra. Saranno in tanti? E a Natale stanno insieme? È se invece fosse sola

20 dicembre 2012

l’abbraccio

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Natale afghano di Laura Sicignano

Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery

N

ella mia famiglia il Natale non si è mai

spiaggia. Mi facevano male le ossa, perché ero stato

festeggiato perché siamo Afghani. Mi chiamo

a mollo nella barca senza mangiare 4 giorni, quindi

Saim e sono arrivato da solo a piedi dal mio

andava bene anche Italia. Mi hanno mandato in questa

paese, perché mi volevano sparare. Ma ora non voglio

comunità con altri minorenni arrivati soli da tutto il

raccontare questa storia. Ho compiuto 16 anni in Italia

mondo, un po’ matti come me. Dopo il viaggio tutti

nella comunità per minorenni dove mi hanno mandato.

diventano un po’ matti, nessuno dorme la notte e ci

Per Natale abbiamo fatto un albero tutti insieme: mi

suoniamo un sacco di botte. Io no. Non gioco a calcio e

sono divertito ad appendere le palle colorate. A gennaio

non faccio a botte perché ho male a un polmone: faccio

hanno buttato via l’albero. Mi è dispiaciuto, ma era tutto

partire la rissa, ma poi mi tiro indietro. Mentre facevamo

storto, perché gli altri ragazzi lo prendevano a pallonate.

l’albero diNatale, sottovoce ho detto a un africano:

Io no, io non posso giocare a calcio.

“Puzzi” e lui mi voleva dare le botte, ma il mio amico

Sono arrivato 2 anni fa e sapevo parlare 4 lingue, ma

afghano Sadakat, che è molto muscoloso, mi ha difeso.

nessuna europea. Sono in Italia perché i trafficanti, che

Il nero ha rotto una palla di Natale in testa al mio amico

mio zio ha pagato in dollari, mi hanno mollato su una

Sadakat e lui con la testa piena di sangue mi ha detto:

barca in mezzo al mare tra Grecia e Italia. “Che cos’ė

“Saim, non mi parlare mai più.

Italia?”, ho chiesto quando la polizia mi ha preso sulla

La mia testa è rotta per colpa tua”. Ma dopo è tornato

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l’abbraccio


mio amico. Con chi sta, se no? Qui siamo solo due

essere eleganti per Natale e soprattutto per le nipoti

afghani e lui è molto timido. Se una ragazza si avvicina,

della maestra. Ma quando stavamo per uscire, Sadakat

lui guarda per terra e non dice una parola. Allora arrivo

è diventato bianco come un morto. Gli era venuto il

io, parlo alla ragazza e lei tira un respiro di sollievo,

suo attacco di mal di pancia. Piangeva quasi, più per le

perché può lasciare quel noioso. Ma è lui il preferito

nipoti, che per il dolore. Ogni tanto gli succede e non

della maestra Linda e io non capisco perché: dopo

esiste la medicina giusta. Il Natale lo avrebbe passato a

un anno non sa ancora leggere né scrivere. Eppure la

letto. Allora mi sono incamminato da solo sotto la neve

maestra Linda a Natale lo ha invitato a casa sua. Poi si è

che mi faceva pensare all’Afghanistan. Era già buio, la

accorta che non faceva bella figura e ha invitato

gente correva da tutte le parti, carica di pacchetti e io

anche me. Non mi sono offeso. Che mi interessa se la

attraversavo la città illuminata di lampadine colorate,

maestra preferisce Sadakat? L’importante era uscire

verso la casa della maestra.

dalla comunità, sperare di mangiare qualcosa di diverso

Quando ho suonato al citofono, la voce allegra della

dalla solita pasta e soprattutto conoscere le nipoti

maestra ha detto: “Salite, ragazzi: quarto piano!” Non

della maestra! Lei ne parlava sempre e io ero andato

sapeva che c’ero solo io. Aveva lasciato la porta aperta:

a vederle su FaceBook: molto belle. Non come la

sono entrato nella sala tutta rosa, calda, con un tavolo

maestra Linda, che ha una certa età, è sempre agitata

apparecchiato per 7 persone. Alla radio mandavano

e non ha mai trovato il marito, perché è brutta. Vedevo

della musica allegra. Dalla cucina sentivo dei forti colpi

già il povero Sadakat in cucina a lavare i piatti con la

molto strani e la voce della maestra che borbottava

maestra, mentre io parlavo alle due ragazze del mio

qualcosa. Io non volevo disturbare: non ero mai stato in

viaggio, mangiando i dolci di Natale della loro zia.

una casa italiana, quindi sono rimasto in piedi in mezzo

Io e Sadakat al pomeriggio ci siamo fatti la barba, lavati

alla sala. C’era un albero di Natale con le palle tutte rosa

i capelli e messi il costume tradizionale afghano, un

e tanti pacchetti sotto.

camicione bianco lungo e i pantaloni larghi: volevamo

Ognuno aveva un biglietto con scritto un nome. C’era

Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery

l’abbraccio

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anche il mio, quello di Sadakat, delle nipoti e di due

Le nipoti non rispondevano al cellulare. A me stava

maestri uomini, che i ragazzi africani prendevano in

venendo una gran fame, ma la maestra era troppo

giro perché dicevano che erano due femminucce.

agitata per ricordarsi che era ora di cena. A quel punto

Su un tavolino la maestra aveva messo tantissime

è squillato il suo telefono. Lei ha fatto un salto ed è

statuine di piccoli animali, case, mulini e bambini, tutti

corsa a rispondere. Erano i due maestri femminucce. Si

rosa, ricoperti di una polvere luccicante: mi piacevano

scusavano, facevano tanti auguri, ma la loro macchina

tantissimo. In particolare quella di un ragazzino che

era bloccata per il ghiaccio e non erano riusciti a

nascondeva una palla di neve dietro la schiena e aveva

scendere dalle alture dove abitavano.

la faccia furba di chi sta per tirarla. Era dietro alle

Alla notizia del ghiaccio, la maestra Linda si era agitata

altre statuine, ma io l’ho notata subito e l’ho presa in

ancora di più e io avevo paura che nella confusione

mano per guardarla da vicino. Mentre ero lì a guardare

avrebbe fatto bruciare la pasta o peggio mi avrebbe

la statuina della palla di neve, la testa della maestra è

mandato via senza cena. Allora le ho detto che avrei

spuntata dalla cucina. Si era vestita elegante, anche

provato io a chiamare le nipoti dal mio cellulare, così

lei di rosa come la casa: “Benarrivati ragazzi! Venite

lei si poteva occupare della pasta con calma. Lei mi ha

in cucina”. Ho posato la statuina al suo posto e sono

ringraziato, mi ha dato il numero e ha ricominciato a

andato in cucina. La maestra stava dando dei calci

spostare le

al frigorifero, che non si chiudeva. Ecco cos’era quel

bottiglie dal frigo al tavolo. Mentre dava i soliti calci, io

rumore che avevo sentito. Dopo due o tre calci, la porta

telefonavo. Una voce di ragazza mi ha risposto. Sentivo

del frigo si è chiusa e lei tutta felice si è girata verso di

dall’altra parte del telefono le risate di tante persone e

me. Ma il sorriso le è caduto dalla faccia appena ha

musica ad alto volume, come una festa. “Pronto? Pronto

capito che ero solo e ha chiesto: “Dov’è Sadakat?”. Le

chi parla?” diceva la voce allegra della ragazza, ma io

ho spiegato del mal di pancia e lei guardava per terra,

sono stato zitto e ho messo giù.

con le braccia lunghe sui fianchi. Non sapevo cosa dire,

Intanto la maestra Linda si era un po’ bruciata la mano

allora, indicando la casa e il suo vestito, le ho detto che

nel forno, controllando la cottura della pasta, ma era

il rosa era il mio colore preferito, anche se è una bugia.

tutta contenta perché diceva che era venuta buona.

Lei ha alzato la faccia e mi ha guardato. Mi ha detto

Io le ho detto: “Maestra, credo che con questo brutto

che anche a lei piaceva molto il mio vestito afghano e

tempo le sue nipoti sono a casa a dormire”.

mi ha fatto delle domande sui costumi tipici del mio

A lei di nuovo è caduto il sorriso e ha detto: “E ora chi

paese, ma mentre raccontavo, non ascoltava. Era molto

mangerà tutta la mia pasta?” e si è fermata in mezzo

agitata per la teglia nel forno con dentro la pasta al

alla stanza che quasi si metteva a piangere. Io avevo

sugo. Io speravo di mangiare qualcosa di diverso dalla

una gran fame e paura che la teglia finisse per terra.

pasta, ma ero ospite e poi la maestra aveva detto che

Allora gliel’ho presa dalle mani piano piano, con uno

la pasta al forno era l’unico piatto che sapeva cucinare

straccio per non scottarmi e le ho detto: “Maestra,

bene, perciò sono stato zitto. In cucina c’era un gran

mangiamola noi”. La pasta proprio non mi piace, ma

disordine: “Posso aiutarla, maestra?” Ma lei non voleva,

saltare la cena era peggio. Ci siamo seduti in cucina:

diceva che gli ospiti non devono fare niente, solo

la maestra era così stanca che non sembrava riuscire

godersi la casa. Allora stavo seduto mentre lei correva

a spostarsi in sala, anche se il tavolo era apparecchiato

da una parte all’altra. Ogni due minuti guardava nel

di là. Io ho preso due forchette e abbiamo iniziato a

forno perché temeva di bruciare tutto.

mangiare la pasta, così, dalla teglia. Le ho detto che era

Spostava in continuazione le bevande dal frigo al

molto buona. Lei mi ha sorriso.

tavolo della sala e dal tavolo al frigo: diceva che non

Mangiavamo in silenzio e si sentiva la musica alla radio.

voleva servire le bevande calde, ma neanche gelate.

Ormai avevamo quasi finito tutta la pasta, quando

Ogni volta doveva prendere a calci il frigo per chiuderlo

improvvisamente è saltata la luce, è diventato tutto

e sempre si beveva anche un pochino di vino. In questa

buio, la maestra ha fatto cadere il bicchiere di vino e io

confusione, improvvisamente mi chiede: “Ma che ore

sono scoppiato a ridere. Anche lei si è messa a ridere nel

sono, Saim?” Erano le otto passate. Solo io ero arrivato

buio. Allora ci siamo avvicinati alla finestra per vedere

puntuale. La maestra era preoccupata perché alla

se la luce fosse andata via in tutto il quartiere. Fuori

radio avevano detto che le strade erano bloccate dalla

era nero e la neve batteva contro il vetro. Le nostre

neve. Allora ha ini iato a telefonare agli altri ospiti.

facce si riflettevano sul vetro come in uno specchio. La

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l’abbraccio


maestra Linda ha detto: “Sono vecchia”. Io per non farla

e mi annoiavo, allora ho iniziato a guardarmi in giro.

rimanere male, le ho risposto: “Maestra, lei è vecchia

C’erano delle foto della maestra da giovane a braccetto

bella”. Poi ha acceso una candela, mi ha preso per

con un ragazzo, vestito da soldato.

mano e mi ha portato in sala a vedere le statuine rosa.

Forse era il fratello. La maestra dormiva con gli occhiali

Così illuminate una per una dalla candela, sembravano

storti sul naso e la luce rosa dell’albero le illuminava la

vive e magiche. Mi ha spiegato che cambiano colore

faccia. Sono andato in cucina per aggiustare il frigo, ma

con il tempo. Se è brutto e fa freddo diventano rosa.

non ci sono riuscito. Ho guardato dalla finestra. Fuori

Se c’è il sole e caldo, azzurre. Io le ho detto che non

aveva smesso di nevicare. Ho disegnato una faccia che

ci credevo. Allora la maestra mi ha promesso che mi

ride sul vetro. Dovevo andare via. Ho messo a posto gli

avrebbe invitato a cena un giorno di sole, così avrei

occhiali sul naso della maestra e, prima di uscire, ho

visto che mi diceva la verità.

spostato in prima fila la statuina del bambino con la

Improvvisamente è tornata la luce e si è acceso l’albero.

palla di neve. Magari la prossima volta la maestra me

Era bellissimo, tutto pieno di palle rosa. Allora abbiamo

l’avrebbe regalata. Fuori l’aria era fredda e pulita come

battuto le mani come a teatro e la maestra mi ha dato il

in Afghanistan, spuntava l’alba e per terra c’era un

mio regalo. L’ho aperto e dentro c’erano dei cioccolatini

tappeto di neve. In giro si vedeva soltanto uno spazzino

buonissimi che abbiamo deciso di mangiare subito, lei

che puliva la strada, cantando sottovoce. Io ho preso

con un bicchiere di vino, io di succo di frutta, seduti sul

una manciata di neve, ho fatto una palla e gliel’ho tirata.

divano, mentre la radio aveva ricominciato a funzionare.

Lui ha alzato la testa e mi ha lanciato anche lui una

La maestra era molto contenta adesso e voleva che

palla. Mentre correvo via mi ha gridato, ridendo: “Buon

ascoltassimo una storia che stavano raccontando alla

Natale, marocchino “. “ Non sono marocchino! Sono

radio. Era una storia di Natale famosa, mi diceva, che

afghano!” gli ho risposto. Nella strada le voci hanno

parlava di un bambino povero, molto buono. Ci siamo

fatto l’eco fino ai tetti. Era bello quel rumore nel silenzio

messi ad ascoltare e la maestra si è addormentata

del mattino. Gli gridato

subito. Era tardi. Io non capivo bene la storia alla radio

ancora: “Buon Natale, italiano!” e sono scappato via.

Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery

l’abbraccio

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Il Natale a cura dei Ragazzi della Comunità di Trasta

Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery

N

atale. Mi ricordo il Natale di quando ero piccolo e

è diventata una giornata di tristezza interiore, a volte

aspettavo papà che tornasse dalla nave, a volte

anche di dolore. A parte quelle due persone che mi sono

non lo vedevo da mesi. Il mio papà era imbarcato

rimaste affettivamente, passo il Natale solo con i miei

sulle petroliere e stava sempre via sei, otto mesi all’anno, a

ricordi d’infanzia, pensando con un po’ di rammarico alle

volte non lo vedevo nemmeno a Natale. Quando arrivava

cose perdute. Si, è sempre una gran festa, ma non ha più

papà era un momento di gioia infinita, averlo vicino a me nel

l’importanza e il valore che aveva un tempo per me. A volte

giorno di Natale quando eravamo tutti riuniti tra fratelli, zii,

vorrei che non venisse neanche, oppure vorrei che passasse

cugini, faceva diventare tutto più bello fino dai preparativi

senza che io me ne accorgessi, specialmente quando

per l’albero. L’atmosfera che si creava in casa era unica,

sono in queste situazioni… come essere in comunità. E’

la stessa casa sembrava più grande, più bella; prendeva

molto triste veramente non poterlo passare con quelle

una luce particolare che a volte è difficile anche spiegare.

poche persone care che mi sono rimaste. Certo a volte

Durante i momenti dei pranzi e delle cene che a noi bambini

vorrei tornare indietro nel tempo e rivivere i momenti di

parevano interminabili, mio papà diventava un narratore

spensieratezza e felicità che avevo in quei giorni sereni a

e i suoi viaggi romanzi di avventura. Io rimanevo a bocca

casa mia, ma è solo una grande utopia. Poi penso che ci

aperta. Ovviamente il momento dei regali era meraviglioso.

sono ancora dei bambini, che questo è iul momento del

Il 24, la vigilia, andavo a letto aspettando l’indomani con

loro Natale, di accumulare bei ricordi di momenti felici e di

molta ansia. Poi sfasciavo i regali e salutavo i parenti che

calore, per me vuol dire già tanto. Questo è il mio Natale,

piano, piano arrivavano a casa. Era bello, molto bello.

forse non è un granché, ma comunque faccio i miei auguri

Ora non è più così, ha preso tutta un’altra piega. Ora lo spirito del Natale è solo nei ricordi e per me quella

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l’abbraccio

a tutti. Luca


Un grigio Natale a cura dei Ragazzi della Comunità di Trasta

Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery

Q

uello che vi voglio raccontare è un Natale

protetto, un nido caldo, un’isola felice e tutto intorno

trascorso, non troppo lontano nel passato.

sai che c’è il delirio. Tutto passa, mi sono rifatto una

Natale dovrebbe essere la festa in cui nessuno,

vita, ho trovato un lavoro, una casa, avevo una gatta

dico nessuno, si senta solo e abbandonato, invece a me

che mi faceva le fusa….e una donna che mi amava e

è successo. Non avevo mai dato molto valore a questa

che senza di me si sentiva persa……Poi tutt’un tratto

festa, mi sembrava tutta una montatura pubblicitaria,

è crollato tutto come un castello di carte. E’ sceso di

solo soldi e consumo, ma, con l’allontanamento

nuovo il grigio, un grigio molto scuro con sfumature

dalle sostanze, per quasi otto anni ho piano-piano

di nero. Tutto intorno il mondo era pieno di colore, ma

ricominciato a dargli un valore.

io dentro ero grigio, triste, mi vergognavo di essere

Era il secondo Natale che passavo in comunità da

tornato indietro di 10 anni….vagavo per la città senza

Don Gallo e mi accorgevo che il valore più grande

meta, stavo male, malissimo, anzi di più! Mi sentivo gli

era passarlo insieme alle persone che erano li con me,

occhi della gente addosso, che mi giudicava, ma erano

perché avevamo uno scopo comune. Soprattutto era

i miei occhii, ero io che mi giudicavo e vedevo quanto

importante vivere quella giornata con la mente lucida.

ero caduto in basso. E tutto per cosa?? Per poche ore

Senza droghe o alcol era ancora più bello, più sereno,

di sballo! Non ne valeva proprio la pena. Ora sono qui in

felice e tranquillo. Sei sereno perché non ti manca nulla,

comunità…aspetto un altro Natale e spero di riprovare

quel poco che c’è è di tutti, sei felice di condividerlo

quelle emozioni di un tempo. Ora sono convinto sempre

con altre persone, persone che fino a pochi mesi prima

di più….BASTA! Gigi

sconosciute. E la tranquillità di essere in un luogo

l’abbraccio

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Gian Luca Groppi Gian Luca Groppi è nato a Piacenza nel 1970, dal 2012 vive e lavora a Genova. Dal 1997 si dedica alla fotografia, realizzando immagini che stampa personalmente.

“I” Internazionale di fotografia - Solighetto 2005 “Kilometri” Casa del Popolo - Lodi 2003 “Kilometri” Festival Internazionale “Carovane” 2003 “Duality” - Grazzano Visconti (PC) 2000

Fra le sue mostre personali: “B(e)sides, riunione di famiglia con figli unici”, Genova, VisionQuesT Contemporary Photography 2013

Fra i suoi premi principali: Segnalato al Premio Celeste 2010, Finalista “Art prize laguna 2008” Venezia 2008, Menzione speciale “Art prize laguna

“Mutazioni”, Parigi, Galerie Hautefeuille, 2012

2008” - Venezia 2008, Secondo premio Concorso

“Mutazioni” – Brescia, Wavephotogallery, 2012

fotografico “Crediamo ai tuoi occhi” Bibbiena (AR)

“L’Ultima Mutazione” - Piacenza, Spazio Biffi, 2011

“Portfolio 2004” Prato 2004, Primo premio Concorso

portfolio 2006, Secondo Miglior portfolio Italiano

“L’Ultima Mutazione di Groppi” - Acqui Terme, Palazzo

fotografico “lettura portfolio” Bibbiena (AR) 2004,

Chiabrera, 2010

Primo premio Concorso fotografico “Crediamo ai tuoi

“Mutazioni” Festival START - Galleria Joyce&Co Genova 2007

occhi” Bibbiena (AR) portfolio 2004 è stato curatore delle mostre collettive “LABIRINTI

“Mutazioni e altre storie” Galleria MICAMERA - Milano

E UMANITà” presso la Galleria d’Arte Moderna Ricci

2007

Oddi di Piacenza (Festival Carovane 2006, con la

“Il ritorno” Museo della fotografia - Bibbiena 2006 “I” Galleria Joyce&Co - Genova 2005

partecipazione del regista Giuliano Montaldo) e “CADUCITà” presso la galleria Joyce & Co. di Genova, 2010.

www.gruppoboero.it www.gruppoboero.it


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