l’abbraccio n72 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova
Responsabilità e partecipazione: un impegno comune di istituzioni e cittadini di Giovanni Balsamo, Prefetto di Genova ...........................................................4
Peso e leggerezza della Responsabilità di Adriana Albini ........................................................... 7
Storia di Roberto ........................................................... 9
Intervista a George de Leon di Michele Bellasich Traduzione di Mara Lai ...........................................................11
Anche la certificazione di bilancio può essere solidale di Enrico Costa ..........................................................14
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Il Piccolo Principe, dalla terapia al palcoscenico ..........................................................15
l’abbraccio Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione del Ceis Genova
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La nostra filosofia Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona
Chi siamo Dove siamo
può alla fine manifestarsi chiaramente a se
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offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti
Presidente Enrico Costa Direttore Generale Paolo Merello ceisge@ceisge.org csgenova@pec.csgenova.org http://www.ceisge.org
2
l’abbraccio
stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri. Aosta Ivrea Torino Varese Vercelli Sanremo Genova Milano Piacenza Parma
Cremona Verona Vicenza Trento Bolzano Belluno Treviso Padova Venezia Mantova
Reggio Emilia Modena Bologna Ravenna La Spezia Pistoia Prato Firenze Arezzo Jesi
Spoleto Muccia Viterbo Anguillara Civitavecchia Roma Alba Adriatica Pescara Anzio Formia
Caserta Avellino Bari Gravina Cosenza Catanzaro Messina Reggio Calabria Catania Cagliari
Ricordo di Don Andrea Gallo di Enrico Costa
H
o conosciuto Don Gallo alla fine degli anni
e l’affiatamento che aveva con lei, in questo modo la
sessanta. Andavo a prendere mia madre
Comunità di San Benedetto e il Ceis di Genova hanno
nell’ufficio
l’Auxilium
contiunato e continuano a collaborare insieme per gli
occupava in via Assarotti e quando giunsi la trovai in
stessi obiettivi di sempre, e io ho avuto il privilegio di
che
a
quel
tempo
potermi
riunione con un sacerdote.
confrontare
e
appoggiare ad un uomo Insieme
si
sforzavano
di quella umanità, così
in
profonda che a volte ti
tutti i modi per trovare delle
lasciava senza fiato.
soluzioni utili per fornire una prima assistenza alle persone con problemi di
Quando penso a lui lo
tossicodipendenza.
rivedo nel suo studio, una stanzetta umile, piccola, ingombra di carte dove lui
Il fenomeno era dilagante,
giganteggiava
ma allora non esistevano i
come un faro che indica
SERT, né alcun protocollo
la via, sempre pronto a
terapico, al contrario anche i
consumatori
considerati
dare a chi chiedeva.
venivano
delinquenti
luminoso
e
finivano in carcere, quindi
Quello che mi ha sempre
la cosa era urgente e stava
colpito, e credo colpisse
loro molto a cuore.
anche
tutte
numerossisime Tra
Bianca
Costa,
mia
Courtesy Silvia Ambrosi
altre
persone
che ha incontrato, era il modo
madre, e Don Gallo l’intesa spirituale e la comunione d’intenti erano stupefacenti
le
in
cui
guardava
la realtà della vita e soprattutto gli altri, perché riconosceva negli altri l’essere umano, un altro se stesso,
Era lo stesso cuore che batteva in due corpi diversi,
con cui condividere e convivere la vita.
lo stesso pensiero costante che si rivolgeva verso gli esclusi, quelli che, prima ancora di non nutrire fiducia
Ora il Dio che aveva già visto negli occhi degli uomini lo
nei confronti delle istituzioni, non hanno fiducia in sé
vede davanti a sé.
stessi, nelle proprie risorse. Quelli che pensano, loro per primi, di non essere abbastanza per meritare qualcosa nella vita. Tutte le grandi battaglie per ottenere diritti e assistenza per queste persone, loro due le hanno combattute insieme, a braccetto. Poi, dopo la morte di mia madre, Don Gallo mi ha fatto il regalo immenso di riversare su di me l’amore
l’abbraccio
3
Responsabilità e partecipazione: un impegno comune di istituzioni e cittadini di Giovanni Balsamo, Prefetto di Genova
Courtesy Silvia Ambrosi
I
l tema della responsabilità e della partecipazione è
osmosi inscindibile, di talché non potrebbe ragionarsi
sostanzialmente il tema della nostra democrazia, di
sull’una senza coinvolgere l’altra.
quella scelta fondamentale fatta dall’Italia dopo il
è la scelta di campo che emerse prepotentemente nelle
disastro della guerra mondiale, in un più ampio quadro
aspirazioni diffuse dei cittadini di tutti i paesi europei
di condivisione a livello europeo. è, dunque, il tema
di fronte alla degenerazionea dei nazionalismi, che
del nostro modo di intendere l’essere comunità, ai vari
pure avevano rappresentato il motore propulsivo dello
livelli in cui questa dimensione si realizza: nazionale,
sviluppo economico-sociale del vecchio continente per
comunale e intermedio, senza sottovalutare la centralità
un ininterrotto periodo di oltre cento cinquant’anni, a
di un altro livello, non istituzionale, ma di fondamentale
cavallo tra l’ottocento ed il novecento. Scelta maturata
importanza, quale è quello della famiglia.
quasi inconsapevolmente, se è vero che generazioni
Non a caso ho parlato del tema al singolare. In effetti
cresciute
responsabilità e partecipazione esprimono e incarnano
dell’ordine gerarchico, si ritrovarono naturalmente,
la medesima essenza concettuale, si integrano in una
senza un preventivo confronto di idee, sulla opposta
4
l’abbraccio
in
aree
geografiche
lontane
nel
mito
opzione
democratica.
E
fu
tanto
è lo spirito di libertà con il quale l’una e l’altra sono
miracolosamente spontaneo, quanto prolungato nel
condivise e accettate: non più frutto di una imposizione
tempo, come emerge dalla lunga incubazione della sua
autoritaria poco rispettosa della dignità umana, mal
elaborazione dottrinaria, coltivata attraverso la solitaria
sopportata, subita acriticamente; ma il risultato di una
riflessione di singoli pensatori nella vigenza di regimi
libera adesione, della consapevolezza di un impegno
autoritari.
personale vissuto come indispensabile presupposto
Nacquero così, nel pensiero di uomini liberi, la
della effettiva fruibilità dei diritti.
costruzione teorica del valore etico della libertà come
Nella
fondamentale
progressiva affermazione dei diritti di partecipazione,
presupposto
un
della
processo,
dignità
umana;
nostra
legislazione
abbiamo
assistito
alla
maturò, in un contesto di intuizioni personali destinate
non
a diffondersi rapidamente, l’idea di una dimensione
implementazione
comunitaria europea come strumento di pace e di
All’inizio degli anni novanta - con due leggi fondamentali,
sviluppo di un intero continente; si affermò in questa
quella sul nuovo ordinamento delle autonomie locali
favorevole realtà l’accettazione di una rete di vincoli
e quella sulla disciplina generale del procedimento
sovrannazionali come presupposto della distensione
amministrativo - siamo arrivati a dare spazio adeguato
dei rapporti tra le nazioni.
agli “istituti di partecipazione”, riconoscendone la
Un processo così imponente e radicalmente innovativo
valenza generale e disciplinandone per legge le varie
non avrebbe potuto realizzarsi in assenza di quel
modalità di esercizio. Ma poi, man mano, abbiamo
motore propulsivo che fu costituto dalla affermazione
perso il senso di un equilibrio complessivo senza il
dei principi democratici; ed il principi democratici
quale gli stessi diritti di partecipazione rischiano di
non avrebbero avuto la forza di superare le resistenze
diventare vuoti simulacri.
del passato se non fossero stati sostenuti dalla forza
Come ci ha ricordato Papa Benedetto XVI nella
propulsiva di quel diffuso coinvolgimento sociale che si
Enciclica Caritas in veritate, “molte persone, oggi,
concretizza nella responsabile partecipazione alla vita
tendono a coltivare la pretesa di non dover niente a
delle istituzioni.
nessuno, tranne che a se stesse. Ritengono di essere
La nostra Costituzione - quella costituzione che,
titolari solo di diritti e incontrano spesso forti ostacoli
per essere “la più bella del mondo”, come ha detto a
a maturare una responsabilità per il proprio e l’altrui
Natale Roberto Benigni, meriterebbe forse di essere
sviluppo integrale”. “I diritti individuali, svincolati da
attuata con maggiore entusiasmo - ha colto questa
un quadro di doveri che conferisca loro un senso
intima compenetrazione di impulsi apparentemente
compiuto, impazziscono e alimentano una spirale di
contraddittori, in alcune delle sue enunciazioni più
richieste praticamente illimitata e priva di criteri”. Sono
avvincenti, non a caso inserite nei primi articoli, quelli
considerazioni la cui valenza supera l’ambito della
dedicati ai “principi fondamentali”: l’articolo 3, che
dottrina cristiana per riflettere principi etici universali,
accosta significativamente la “partecipazione” dei
sintesi dal complessivo cammino dell’umanità.
cittadini al “pieno sviluppo della persona umana”; ma
La crisi economica, politica e sociale che attraversiamo
soprattutto il successivo articolo 4, vero architrave della
è frutto dello smarrimento della consapevolezza di
Repubblica, sintesi mirabile degli equilibri generativi di
questa stretta correlazione.
ricchezza sociale dai quali non può prescindere una
Partecipazione
non
democrazia matura.
coinvolgimento
personale
è in quest’ultimo articolo che le tante declinazioni dei
direttamente ci riguardano, perché, intesa in questo
diritti di cittadinanza sparse in ogni parte della carta
senso,
costituzionale trovano la misura della loro effettiva
spinte ideali, sarebbe destinata ad aprire le porte
dimensione, divenendo fondamentale strumento di
all’arroccamento
edificazione dell’ordinamento.
Partecipazione è, innanzitutto, capacità di filtrare
Non può esserci effettiva partecipazione e, per il suo
la ricerca della soddisfazione dei propri bisogni
tramite, garanzia effettiva dei diritti civili e politici
attraverso la lente della loro armonica composizione
senza l’adesione al principio di responsabilità. Ma
con le aspirazioni degli altri, in un sistema concentrico
quel che dà il segno della osmosi che in democrazia
che, dalla più prossima dimensione, sia capace di
lega positivamente partecipazione e responsabilità
raggiungere anche la più lontana. è la sfida della
sempre
per
accompagnata del
l’inevitabile nella
dalla
principio
può
di
responsabilità.
essere nelle
soltanto
del
il
decisioni
attenuazione trincea
parallela
delle proprio
che iniziali ego.
l’abbraccio
5
globalizzazione, che, accanto alle opportunità di una straordinaria accelerazione della circolazione delle idee e dei beni materiali, pone drammaticamente il tema della espansione delle responsabilità verso aree di apparente estraneità. è questo il tema centrale della nostra democrazia, il nodo che minaccia la sua stessa conservazione, la questione che grava sui governi dei popoli; il tema la cui soluzione rischia di condizionare, nel sistema globalizzato, il futuro dell’umanità. è il tema degli strumenti attraverso i quali si possa garantire un livello di consapevolezza, e quindi di partecipazione e di corresponsabilità, dei cittadini sui problemi della coesione sociale e della coesistenza tra i popoli che la singola persona, pressata dalla quotidianità dei bisogni e dalle spinte verso la loro enfatizzazione indotte dai modelli consumistici, può non riuscire a focalizzare da solo. C’è una contraddizione nel nostro sistema istituzionale che occorre risolvere. L’aver privilegiato la dimensione più prossima al cittadino di tutela dei suoi interesse e di assunzione delle decisioni di rilevanza collettiva, quella scelta che, anche sulla base di impulsi promananti dalle istituzioni europee, la nostra Costituzione ha fatto propria nel 2001 recependo il principio di sussidiarietà, non può significare rinchiudersi in un atteggiamento di indifferenza verso i temi universali.
Courtesy Silvia Ambrosi
Bisogna avere consapevolezza che è la considerazione di questi ultimi che garantisce la cornice di sicurezza
“società naturale” fondata sulla eguaglianza morale e
entro la quale possono essere garantito gli interessi e i
giuridica dei coniugi e affidata alla diretta responsabilità
bisogni nella immediata percezione del cittadino, che lo
dei suoi componenti, della funzione sociale del lavoro,
agitano e lo coinvolgono emotivamente.
della libertà della scuola, della emancipazione culturale;
E
dunque,
torna
partecipazione
prepotentemente
nella
sua
duplice
il e
tema
della
inscindibile
valori che legittimano la Repubblica a richiedere, come
quasi
enfaticamente
enuncia
l’articolo
2,
dimensione di strumento di effettività dei diritti
“l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà
di cittadinanza e, in pari tempo, di garanzia di
politica, economica e sociale”.
responsabilità.
Oggi, che viviamo in una democrazia compiuta, ma che
Se si cede alla tentazione di separare partecipazione e
siamo chiamati ad affrontare difficoltà fino a qualche
responsabilità diviene concreto il rischio del populismo,
anno fa inimmaginabili, la sintesi tra partecipazione
che apparentemente raccoglie i bisogni della gente,
e responsabilità assume un ruolo decisivo: per le
ma che in effetti, magari in una dimensione temporale
istituzioni, che non possono rinunciare a garantire,
non immediata e quindi meno percepibile, mina le
con lungimiranza e fedeltà al bene comune, il governo
fondamenta della convivenza civile, o apre la porta ad
della cosa pubblica; per ciascuno di noi chiamato
una semplificazione dei processi decisionali destinata a
ad interrogare la propria coscienza sul contributo
sfociare in forme più o meno esplicite di autoritarismo.
alla costruzione di quel bene che è nella doverosa
Ecco che tornano in evidenza in questo scenario i valori
disponibilità di ciascuno.
fondamentali che saggiamente la nostra Costituzione ha
Sono straordinariamente attuali le parole di John
posto a base della democrazia: i valori della pari dignità
Fitzgerald Kennedy: “non chiederti cosa può fare il tuo
dei cittadini di fronte alla legge, della famiglia come
paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”.
6
l’abbraccio
Peso e leggerezza della Responsabilità Una ricercatrice in jeans e camice bianco di Adriana Albini
Courtesy Silvia Ambrosi
C
redo di averne avvertito il peso la prima volta
l’atomo attorno al quale la vita sulla terra ha deciso di
ancora da ragazzina, quando nelle lunghe
svilupparsi, il carbonio. Avendo assunto la responsabilità
passeggiate con mia madre sulla sabbia della
di capire qualcosa del DNA, di capirne quel tanto che mi
spiaggia del Lido di Venezia, osservavo la vita. Aveva la
è consentito in qualità di essere umano, ho acquistato il
forma di granchi alla rincorsa dell’acqua che si ritraeva,
biglietto di un lungo viaggio, viaggio faticoso con l’unico
di pesciolini lucidi e guizzanti, di cozze abbarbicate
premio di un paesaggio affascinante, quello dentro la
alla roccia. E mi domandavo “Di cos’è fatta la vita?”.
ricerca scientifica.
Già sapevo che non avrei mai potuto rispondere.
A dciannove anni quando le mie compagne di scuola
Ma di nascosto, dentro il romanzo estivo da leggere
che avevano scelto materie umanistiche, dopo le
sotto l’ombrellone nascondevo un’ altra narrazione, un
lezioni uscivano e vivevano da teen-agers, io vestivo
racconto che ancora mi appassiona: il volume intitolato
con orgoglio, sacro senso di appartenenza, e talvolta il
“DNA, la molecola della vita”. Quanti colloqui da allora
dubbio che forse si poteva faticare di meno… il camice
ho intrattenuto con quella doppia elica intrecciata, e con
bianco del chimico, e trascorrevo le ore, fin dal primo
l’abbraccio
7
anno di università, dietro un bancone, a miscelare
chiedere contemplando un granchio inseguire l’onda
elementi.
che si ritraeva, cosa lo rendesse in grado di camminare,
Assistetti al primo miracolo che non avevo ancora
mangiare, riprodursi e che poi mi ha fatto domandare
vent’anni: combinare un acido e una base, due liquidi
perché un cancro possa crescere, penetrare i tessuti,
trasparenti, che evaporando lasciavano sul fondo della
pizzicare con le sue chele, ancora troppo spesso
beuta di vetro magnifici cristalli azzurri. Da dove veniva
uccidere. Quella vita che ho studiato, senza capirla,
quell’azzurro che prima non c’era? Avevo sintetizzato
poiché ci è solo dato di avvicinarci alla conoscenza
del solfato di rame, con una ricetta letta nella pagina di
senza mai possederla, ho desiderato trasmetterla ai
un libro paragonabile a un libro di cucina. Quei cristalli,
figli.
ancora ora sullo scaffale della mia stanza, materia
Non ho mai pensato che una donna che lavora debba
solubile congiuntasi a formare un sale, l’essenza
rinunciare a essere madre. L’amore ha riempito la mia
dei minerali, mi ricordano la responsabilità della
vita, al principio come figlia devota, poi come amica,
conoscenza molecolare.
moglie, madre, mentore.
L’intero viaggio passa da cinque anni di chimica
La responsabilità che ho sentito verso i figli è stata,
organica a indirizzo biologico all’Università di Genova,
più che quella di dare ordini e chiedere, di fornire loro,
tre di biochimica in Germania all’Istituto Max Planck di
assieme all’ amore e all’accudimento, gli strumenti
Biochimica, quasi quattro all’Istituto Nazionale per la
per studiare a loro volta e per scegliere. Già bambini
Sanità a Bethesda, il centro di ricerche di Washigton
e adolescenti, le loro aspirazioni, le loro scelte, di
DC, la Capitale degli USA, poi il rientro in Italia.
scuole,
Ho vissuto ogni giorno della mia vita da giovane con
accompagnandole dai solidi principi della nostra
un camice sopra i jeans, e una fila di provette sul banco
etica, ma consci del libero arbitrio che fa crescere
del laboratorio, ogni giorno della mia vita passando
consapevoli..Secondo le stesse convinzioni mi piace
da una biblioteca, prima cartacea e ora virtuale a
avere intorno giovani promesse della ricerca che su un
documentarmi su cosa si era appreso di nuovo, nel
progetto condiviso lavorino il più possibile in autonomia
mondo, in quella settimana, in quel mese.
e mettano in gioco la propria creatività ed intuizioni.
Dalla mia curiosità sul DNA dei granchi, pesci, e mitili,
La responsabilità come scienziata, che mi ha dato
la maturità mi ha fatto scegliere di capire un altro
grandi soddisfazioni e serenità, senso di appartenenza,
granchio, il cancro. Studiare per curare. Anzi, essendo
mi
io un biochimico, studiare perché altri potessero curare.
quotidianamente
Passando a lavorare in Sanità, questo ha significato
incomprensioni, gelosie subite nei momenti della
tenersi per mano coi colleghi medici per unire la loro
carriera, “carriera” talvolta necessaria a poter accedere
competenza anatomica, al mio studio molecolare, alla
ai mezzi per poter condurre la ricerca, che costa e per
mia ricerca di nuove scoperte, delle possibili vie per
la quale i finanziamenti sono tristemente scarsi. Ho
circondare questo cancro che può mordere da dentro.
dovuto affrontare troppo stesso i pregiudizi di una
Indagare nelle provette possibili nuovi farmaci che
società che non è ancora paritaria, la diffidenza contro
possano portare via quel cancro, senza danneggiare
una donna di carattere e impegnata. Per ricordarmi che
l’organismo sano.
c’è qualcosa di nobile nelle battaglie tra pari, che non si
ha
sport,
fatto
amicizie
spesso
sono
anche
con
state
soffrire,
difficoltà,
assecondate,
misurandomi burocrazie,
Responsabilità allora fu di studiare per ore e ore
deve aver paura a difendere le proprie idee e talvolta a
rinunciando
pur
partire in attacco per non perdere il terreno, due volte
mantenendo sempre uno spazio profondo dell’anima
a settimana scendo in pedana a incrociare le lame
per l’amicizia e gli affetti, poi fu di sperimentare
con spadisti e fiorettisti in una palestra di scherma. Mi
nuove tecnologie, di mettere in pratica le conoscenze,
diletto di questo sport cavalleresco ed eroico in cui
di scrivere articoli scientifici per trasmettere questa
vedo rispecchiato molto di me.
conoscenza.
La responsabilità di figlia e madre, di amica verso molti
Ora, nella maturità della vita sento come responsabilità
amici, di sportiva verso gli avversari, di giornalista
quella di condividere con i giovani che vengono da me
pubblicista verso i miei lettori, è il senso vero di tutto, la
a loro volta a studiare e a progettare esperimenti, ciò
completezza di un’anima assetata di sapere e di vita. Il
che ho appreso. Trasmettere certezze ma soprattutto
piacere di voler bene e di condividere.
i tanti dubbi. Propagare quella curiosità che mi faceva
La sostenibile leggerezza della responsabilità.
8
spesso
l’abbraccio
a
uscire
con
gli
amici,
Storia di Roberto
Courtesy Silvia Ambrosi
H
o iniziato a usare droga intorno ai quattordici
temevo il loro giudizio. Ero consapevole di sbagliare,
anni: canne e alcool. Poi sono passato alle
ma sentivo di averne bisogno perché mi dava quella
pastiglie allucinogene e lentamente mi sono
sicurezza in me stesso che non avevo.
trovato a sperimentare anche droghe piu’ pesanti.
In famiglia non stavo male ma il mio tentativo di tenere
Ricordo che non avevo la sensazione di essere in pericolo,
nascosto l’uso di droga mi portava a essere sempre
pensavo di riuscire a tenere tutto sotto controllo, avevo
più sfuggente. I miei genitori facevano molta fatica a
la netta sensazione che non mi potesse succedere nulla;
credere di avere un figlio tossicodipendente e questo mi
mi sentivo onnipotente.
permetteva di manipolarli meglio per ottenere dei soldi
Il rapporto con i miei coetanei e amici era buono,
e farmi i fatti miei.
riuscivo comunque a stare in mezzo agli altri. A dire il
A sedici anni ho iniziato a frequentare gente diversa,
vero cercavo di nascondere la mia dipendenza perché
più grande, che usava cocaina ed eroina; per sentirmi
l’abbraccio
9
loro pari ho provato anche io, ero molto curioso di
Io stavo ancora lavorando alla mia dipendenza ma ero
sperimentare gli effetti. Non avevo assolutamente preso
ancora molto fragile e il richiamo della vita passata era
sul serio la situazione, pensavo comunque di riuscire
forte. Ho rischiato di far saltare sia il programma che la
a gestire tutto. All’inizio ti senti sempre esterno alla
scuola e da solo non ce l’avrei fatta. La voglia di finire
tossicodipendenza. Il tossico era quello che si bucava
gli studi era grande, ma lasciare il programma significava
sulle mattonate, siccome io invece cocaina ed eroina le
perdere i miei punti di riferimento e perdere il sostegno
fumavo, potevo dire a me stesso che non ero un tossico.
della mia famiglia. Mi sono ritrovato al S.E.R.T a colloquio
Questo modo di pensare mi ha portato a non chiedere
con la mia dottoressa referente e gli educatori della
aiuto, a peggiorare i rapporti con i miei, a perdere i
comunità. Erano tutti d’accordo a propormi uno stop
vecchi amici e a compiere i primi reati per procurarmi la
della scuola per recuperare a tempo pieno il mio percorso
roba.
comunitario. Anche la mia famiglia era d’accordo con
Ho vissuto in questo modo fino a vent’anni, il mio
questa linea di progetto. Non ho fatto altro che fidarmi
consumo giornaliero era molto alto, anzi la droga mi
e ricominciare a credere nel programma; anzi, ho scelto
controllava, e mi sono ritrovato a chiedere aiuto al
di crederci ancora di più e di tirare fuori i miei scheletri
S.E.R.T. Lì ho potuto avere il metadone che mi aiutava
nell’armadio.
a non stare male per l’astinenza, ma dopo un po’ ho
A posteriori mi accorgo che questo è stato il mio vero
cominciato a farmi nuovamente di eroina, quindi mi sono
cambiamento e, come spesso accade quando si imbocca
ritrovato ad usare metadone e eroina.
la strada giusta, ho trovato in comunità un volontario che
Per fortuna, strano a dirsi, mi è arrivata la condanna
mi ha aiutato a studiare e a prepararmi da privatista per
per un reato che avevo commesso qualche anno prima
la maturità che ho poi conseguito l’anno stesso, senza
e questo fatto mi ha spinto a scegliere l’inserimento in
perdere anni scolastici!
comunità terapeutica invece che scontare la pena in
Oggi sento che quando la mia pazienza viene messa a
carcere. Cosi’ sono entrato al CEIS. Ero spaventato, mi
dura prova, in tante situazioni della vita e del lavoro, e
avevano detto che era un posto duro e mi “consolavo”
viene voglia di mollare tutto, ho la forza di tenere duro
pensando che sarei rimasto lì solo il tempo necessario
e di continuare. In comunità ho spesso avuto voglia di
per scontare la pena.
mollare e mi hanno insegnato a non farlo, a tirare fuori
Invece stare al Centro mi ha consentito di sperimentare
le mie energie e la mia forza di volontà, a contrapporre
che riuscivo a pensare diversamente rispetto a quando
all’orgoglio l’amore responsabile, come recita una
ero fuori e mi facevo, mi sono detto che mollare in quel
tavoletta che usiamo a Trasta:
momento avrebbe significato perdere una possibilità: non mi sono dato un limite, ma mi sono detto di provare a rimanere il tempo necessario, provare a fidarmi degli
Codice della strada
operatori e del medico del S.E.R.T. che mi seguiva.
Disonestà Onestà
Non è stato facile. Ragionare da lucido è sicuramente
Orgoglio e presunzione
Umiltà
meglio ma è molto più impegnativo, devi assumerti la
Omertà e manipolazione
Sincerità
responsabilità delle scelte che compi, giuste o sbagliate
Menefreghismo
Amore responsabile
Ribattere sempre
Gestione
Tutto e subito
Avere pazienza
che siano. Nel cammino che ho fatto al Ceis ho affrontato molte difficoltà: la mia dipendenza, il rapporto con la famiglia, la mia fatica ad accettare che gli altri mi dicessero cosa dovevo fare; ma soprattutto il coraggio di assumermi le responsabilità anche di fronte ai miei sbagli. Fatiche enormi, ma necessarie per poter cambiare il mio modo di pensare e di essere. Mi ricordo un episodio fra molti. Stavo frequentando la scuola per recuperare il diploma, parallelamente al percorso terapeutico; andavo a scuola la mattina e il pomeriggio stavo in comunità. Dopo qualche tempo ho incontrato un grosso ostacolo: a scuola girava droga.
10
l’abbraccio
Codice della vita
I vostri fratelli di Spoleto, 1985
Intervista a George de Leon di Michele Bellasich – Traduzione di Mara Lai
N
el mese di novembre si è svolto a Bali il
Grazie di averci concesso il suo tempo
XX
per
Congresso
mondiale
delle
Comunità
Terapeutiche.
è
stata
una
queste
brevi
domande.
Nella
sua
presentazione Lei ha parlato di chiarezza,
esperienza
interessante
centrata
di sistemi integrati per il recupero, ci può
prevalentemente sulle realtà asiatiche, con una grande
parlare un pò di piu di questo argomento?
partecipazione di donne e di gruppi di auto-aiuto
Si, ma prima vorrei dire che sono contento di essere
familiare.
qui a parlare con te e spero che quanto diremo ti possa essere utile. La frase che mi hai sentito dire durante il
Vi propongo una intervista fatta da un collega italo-
mio intervento è sistema integrato di orientamento
svedese, Michele Bellasich, al Dr. De Leon. George
per il recupero (ROIS). Ho detto ciò perché sempre
De Leon è PhD, fondatore ed ex direttore del Centro
più gruppi nel mondo sono interessati a questo
di Ricerca delle Comunità Terapeutiche a New York.
approccio, sistemi integrati per il recupero. Ho cercato
Fa
d’America
di sviluppare questo concetto perché vorrei aumentare
(TCA) e della Federazione Mondiale delle Comunità
le iniziative per fornire una assistenza continua alle
Terapeutiche (WFTC). La sua dedizione nel settore
persone in programma. Ho iniziato a vedere che la CT,
della gestione dei problemi di abuso gli è valsa molti
la formulazione originale dell’approccio della CT che
riconoscimenti come TCA Awards for Distinguished
prevede un reinserimento, era la base per le linee guida
Service (1978), NIDA Pacesetter Award (1993) a anche
per sviluppare il sistema. Come possiamo cambiare un
Award for Distinguished Contribution della Federazione
sistema? E rendere quel sistema sempre piu orientato al
Europea delle Comunità Terapeutiche (2005). è stato
recupero? Oggi il nostro programma di trattamento per
terapeuta privato nel settore delle dipendenze per oltre
chi usa sostanze è più diretto a trattare una malattia
40 anni.
piuttosto che promuovere un percorso. Cosi l’idea è di
parte
delle
Comunità
Terapeutiche
avere una policy che possa considerare come possiamo L’intervista affronta vari temi dibattuti anche durante il
riformulare il trattamento contro l’uso di droga così
Convegno e vorrei mettere l’accento su due di essi che
da permettere un modo migliore per capire le fasi del
ritengo di particolare interesse:
recupero, dove sono gli individui nel loro percorso e di
- La
necessità
sull’efficacia
di del
fare lavoro
uno
studio
della
CT.
scientifico Date
le
cosa hanno bisogno per accedere alla fase successiva del programma.
problematiche correlate alla raccolta dei dati e all’impossibilità di fare una ricerca parallela con un
Grazie è molto interessante. Ma ora una
gruppo di controllo. Antico problema di difficile
domanda più europea. Quando eravamo ad
soluzione;
Oxford l’ultima volta, avra’ sentito parlare
- Le CT si stanno evolvendo e modificando in
molto di “evidence based”. Potrebbe dirci
base agli invii di persone che sempre più spesso non
qualcosa di più su cosa intende Lei circa “
portano solo il problema della tossicodipendenza.
evidence based “?
La CT deve attrezzarsi per affrontare più tematiche
Ci sono molti modi per affrontare questa domanda. Di
oltre all’uso delle sostanze per poter permettere un
solito rispondo che la frase, trattamento basato sulle
reale reinserimento nella società della persona che
evidenze è oggetto di discussione perché l’approccio
intraprende un percorso affidandosi ai nostri centri.
della CT, che ha molta letteratura al riguardo, è ancora elemento di discussione tra chi determina le “policy”,
Mara Lai
i fondatori del pensiero e anche tanti scienziati che
l’abbraccio
11
continuano a discutere se il lavoro della CT è basato su
questo aspetto considerando quello che abbiamo
dati scientifici. La CT nel suo complesso è il programma.
imparato da almeno 50 anni di esperienza nelle CT.
Quindi quando sento parlare di “evidence based”, lo
Per primo noi conosciamo che se possiamo definire
sento come se le CT venissero messe in discussione. E
con proprietà la particolare problematica, stiamo già
certamente la mia carriera è stata caratterizzata molto
trattandola. Una persona che arriva con un problema
dalla ricerca ed ha aiutato a sviluppare molti elementi o
di abuso di sostanze ma ha anche problemi psicologici,
almeno ho cercato di iniziare a svilupparne alcuni.
magari schizofrenia, o un individuo che arriva con un
Un punto importante è di riconoscere quali sono i
problema di abuso di sostanze che e’ anche senza casa
limiti dei dati oggettivi che noi abbiamo. Noi abbiamo
ed ha diversi problemi sociali, allora bisogna iniziare
molte ricerche di cui mi sono occupato che offrono la
a identificare il sottogruppo di cui stiamo parlando
possibilità di dire che abbiamo evidenze che la CT si
fino a quando non si evidenzia il problema di abuso
basa su elementi oggettivi. Parliamo dei limiti e il limite
di sostanze. Sappiamo che se si continua ad avere il
che normalmente i critici o i valutatori utilizzano è che
focus in primis sull’abuso di sostanze, anche se si sa
molti dei dati non sono basati su studi di controllo come
che esistono altre problematiche, ci sarà sempre uno
si fa per esempio negli studi farmacologici e cio’ e’ vero.
spazio per lavorare anche sugli altri problemi. Questa è
C’è un aumento della raccolta di questi dati ma sono
la strategia e questo era il primo punto.
ancora pochi. La critica maggiore che ci viene portata
Il secondo punto e’ che bisogna conoscere le differenze
dai critici o dai valutatori che non riconoscono il lavoro
dei sottogruppi con cui si lavora. è importante capire i
della CT come un lavoro scientifico è basato su questo
problemi e chi risponderà meglio a una certa situazione:
fatto. Questo è un grave problema epistemiologico
questo deve essere l’aspetto principale per ogni piano
nel mondo scientifico. Una scienza può discutere con
e pensiero. Siamo realmente capaci di riconoscere e
un’altra all’infinito su quali sono i dati oggettivi e quali
organizzare i sottogruppi?
no. Così io penso che dovremmo capire, ed anche i
Il terzo punto è quello relativo ai tempi di durata
nostri educatori, che abbiamo molti elementi ma non
del trattamento e al luogo del trattamento, perché
quelli che alcuni dei critici accettano. Quindi se siamo
noi sappiamo che la residenzialità è un setting, non
ancora interessati nell’essere un partner valido con i
il trattamento. La CT è un approccio e il più delle
Servizi Pubblici dobbiamo ancora fare una differenza:
volte questo approccio è in quel setting ma non è
essere in grado di sviluppare questi dati scientifici o
necessarriamente il setting. Quindi l’idea oggi è di
dobbiamo cercare in qualche modo di dimostrare che
iniziare a pensare di definire il posto o il setting che
è troppo difficile sviluppare questi dati ed abbiamo
ottimizza l’uso della CT. La ricerca è molto chiara in
bisogno di una nuova prospettiva per raccogliere e
questo, se il problema che avete è di abuso di sostanze
osservare i risultati. Se facciamo uno sforzo particolare
dovete avere un setting residenziale almeno all’inizio
in questo campo ne ricaveremo delle conclusioni
del trattamento, noi sappiamo questo perché non si
interessanti sotto molti profili.
può ridurre o eliminare l’uso di droghe in altro modo. Quindi quando si ha un problema serio di assunzione
Siamo un po’ preoccupati circa la situazione
di sostanze bisogna iniziare con un periodo in un luogo
attuale dei nostri utenti, la loro situazione
residenziale. Successivamente si può considerare di
complessa. Non e’ piu’ un problema solo di
costruire un sistema, se dopo tre o quattro mesi in fase
abuso di sostanze, ci sono problematiche
residenziale l’utente non usa più sostanze e si sono
fisiche, psicologiche e di esclusione sociale.
identificati gli altri problemi, allora si può ragionare qual
Quale potrebbe essere una nuova strada per
è il passaggio successivo per loro ma deve essere parte
lavorare nel futuro?
dell’approccio di sistema, non si può semplicemente
Ho capito la tua domanda, ma la domanda pone molti
inviarli da un’altra parte, deve esserci un progetto.
aspetti diversi. La natura dell’utente che intraprende
Bisogna costruire un sistema così da creare continuità,
un programma ha problemi diversi e tu hai un periodo
cosi come ne parlavo nella prima domanda a proposito
breve di tempo per occupartene, come puoi affrontare
del sistema integrato di orientamento.
questo? Questo è un aspetto che stiamo affrontando
Abbiamo sviluppato una CT modificata per abusatori
tutti nei vari tipi di trattamento compreso certamente
di sostanze e un tipo di problema, per esempio
le CT. Sto parlando di come dobbiamo affrontare
la
12
l’abbraccio
schizofrenia,
con
dodici
mesi
di
trattamento
residenziale a Wienn, seguiti da sei mesi di alloggio
abbiamo appreso dall’esperienza e dagli studi. Il mio
protetto. Il lavoro nell’alloggio protetto è altrettanto
suggerimento è che oggi ripartiamo di nuovo. Noi
pressante e dimostra che praticamente quelli che
possiamo ricostruire le CT meglio di prima nonostante
hanno usufruito dell’appoggio negli alloggi protetti
in questi 50 anni abbiano avuto un ottimo successo.
hanno avuto risultati migliori di chi ha seguito altri
Noi dobbiamo ripartire in piccoli gruppi con una certa
percorsi. Questo ci permette di dire che è possibile,
utenza ed essere sicuri che loro capiscano che questo
anche con persone con problematiche diverse, ottenere
è il trattamento scelto, nulla deve lavorare per loro,
risultati validi e gli utenti possono reagire bene. Il primo
proprio il concetto di CT lavorerà con loro. Il mondo
trattamento e’ nella CT, li è dove superano la loro fase
dovrebbe rendersi conto che questo è il trattamento
di abuso di sostanze e poi ci sono altri problemi di
per questo tipo di problematiche, la più difficile da
carattere psichiatrico, quindi la CT ha molte opportunità
trattare. Quindi il concetto che io sto usando é ripartire
da offrire quando è modificata e si occupa di questa
con l’aiuto dell’esperienza. Non torniamo indietro ma
varietà di problemi. Se iniziamo ora possiamo costruire
andiamo avanti con quanto abbiamo imparato. Questa
un sistema che verta intorno a queste tematiche.
è una delle ragioni per cui viaggio e parlo con le
Molte CT stanno cambiando, molte stanno chiudendo,
persone perché tutto quello che facciamo da ora in poi
si stanno cercando nuove strade e nuovi modi, la strada
deve essere supportato da ricerche. Di conseguenza
che io raccomando è che in modi diversi noi dovremmo
c’è il problema della formazione, deve partire da quello
riflettere sul fatto che le CT hanno 50 anni di storia,
che già sappiamo ma la formazione deve cambiare ed
almeno per i tossicodipendenti, per i malati psichiatrici
io ho qualche idea anche su questo argomento che vi
ne hanno di più, e noi dovremmo ragionare su quanto
racconterò al prossimo incontro.
Courtesy Silvia Ambrosi
l’abbraccio
13
Anche la certificazione di bilancio può essere solidale di Enrico Costa
C
i piace davvero, e siamo quindi molto lieti nel farlo, ringraziare, e nel contempo sottolineare, il
prezioso
ed
importante
contributo
professionale che riceviamo ormai da molto tempo dalla società di revisione e di certificazione dei bilanci, Deloitte & Touchè, che ci accompagna ogni anno nei meandri sempre più articolati della disciplina di redazione del bilancio di esercizio. Da quest’anno, poi, lo sforzo encomiabile della Deloitte & Touchè si è di fatto duplicato, in quanto si è rivolto non solo al bilancio di esercizio della nostra Cooperativa, ma altresì a quello predisposto dalla Fondazione Centro di Solidarietà Bianca Costa Bozzo Onlus. La collaborazione professionale e, ci si consenta, anche la forte vicinanza umana ed il calore delle persone “Deloitte” che negli anni si sono avvicendate ai conti del nostro Centro, nasce da lontano, ancora da quando chi guidava la nostra nave era la nostra indimenticabile fondatrice, Bianca Costa. Proseguire
in
questi
ultimi
anni
il
lavoro
di
collaborazione con la Deloitte è stato anche un po’ come proseguire in quella rotta tracciata di scrupolosa attenzione alla correttezza sostanziale, ma anche formale dei nostri “conti”, che Bianca Costa ha sempre
Courtesy Amandine Piommelli
voluto nella consapevolezza avere il bilancio chiaro e trasparente fosse una vera e propria precondizione, quasi una “carta vincente” (oltre che un preciso obbligo di legge) per potere dialogare con tutti: i nostri soci e dipendenti, i nostri fornitori di beni e di servizi, i nostri interlocutori istituzionali. Per il nostro Centro ed in modo particolare dal punto di vista operativo per il nostro comparto amministrativo,
servizi socio sanitari e soci assistenziali finanziati dalle risorse pubbliche. Parimenti, tale apporto costante e prezioso da parte di Deloitte è stato fonte di serenità per gli stessi organi direzionali ed amministrativi. Di tuto ciò vogliano rendere omaggio e sincero
sapere di avere al proprio fianco il supporto di
ringraziamento, a tutte le persone Deloitte ed al
consulenza e professionale di Deloitte ha voluto
Responsabile
significare in tutti questi anni essere maggiormente
Corrado Toscano.
tranquilli e sereni; ciò a maggiore ragione pensando
Grazie, davvero di cuore.
del
comparto
di
revisione,
dottor
alla evoluzione delle normative civile e fiscali ed altresì al fatto che il nostro Centro opera in prevalenza su
14
l’abbraccio
Enrico Costa
Il Piccolo Principe, dalla terapia al palcoscenico a dipendenza da sostanze. Malgrado le difficoltà che questi/e ragazzi/e devono superare siano immense, la Doppia Diagnosi, la cui conduzione è affidata alla dottoressa Paola Ottenga, non è un parcheggio dove sistemare dei casi disperati, al contrario. Per quanto il percorso degli utenti sia complesso e articolato l’obiettivo è il reinserimento sociale e lavorativo. Nasce così, da un idea di Ornella Bergamaschi, la compagnia teatrale I Calzini Spaiati, che da circa tre anni porta avanti un laboratorio pedagogico teatrale aperto a tutti. Lavorare sulla scena per rappresentare uno spettacolo offre due importantissime possibilità: compiere un lavoro di introspezione ed elaborazione dei propri stati emotivi fino a poterli esprimere da un lato. Dall’altro lo stimolo a rapportarsi con gli altri, a rispettare date e impegni, ad assumere delle responsabilità, che diventa propedeutico verso un futuro reinserimento. Il teatro diventa quindi un percorso terapeutico e Courtesy Silvia Ambrosi
L
una palestra per il reinserimento sociale. Questo lungo e paziente lavoro ha condotto la compagnia a un appuntamento a teatro: gli utenti della comunità
a compagnia teatrale I Calzini Spaiati del CEIS. un percorso espressivo per uscire dalla dipendenza.
Quando si pensa al Ceis e a Bianca Costa la prima cosa che viene alla mente è la Comunità terapeutica che si occupa del recupero dalla tossico dipendenza, ma
Doppia
Diagnosi
hanno
portato
in
scena
un
adattamento de Il Piccolo Principe per le scuole al Teatro Verdi di Sestri Ponente giovedì 23 maggio. Un impegno che per le persone della comunità Doppia Diagnosi significa molte cose, non ultima la soddisfazione di sé stessi, così spesso a loro negata.
il Ceis oggi dà vita a 7 comunità terapeutiche che si occupano di problemi diversi. Tra queste, la Comunità Castore e Polluce, meglio nota come Doppia Diagnosi, offre una possibilità a persone che manifestano patologie psichiatriche unite
l’abbraccio
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Bianca Costa
è sufficiente una firma e l’indicazione del codice fiscale del Centro di Solidarietà nella casella “sostegno al volontariato”
AIUTARCI NON è DIFFICILE E NON COSTA NIENTE
CEIS CENTRO DI SOLIDARIETà DI GENOVA Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Tel. 010 254601 ceisge@ceisge.org www.ceisge.org
- PREVENZIONE - RECUPERO DIPENDENZE E DISAGIO - REINSERIMENTO SOCIO LAVORATIVO - ACCOGLIENZA STRANIERI
www.gruppoboero.it www.gruppoboero.it