L’ABBRACCIO 67
Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova
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La nostra filosofia
• BOLZANO
S
• BELLUNO
iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.
• TRENTO • VARESE
VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • VERCELLI • PARMA • MANTOVA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA
• AOSTA
Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.
• GENOVA
• SANREMO
• LA SPEZIA • PISTOIA • PRATO • FIRENZE
Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.
• AREZZO • JESI
Chi siamo Dove siamo
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Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.
• ALBA ADRIATICA • PESCARA • VITERBO • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA
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Paolo Merello Direttore Generale E-mail: csgenova@csgenova.org E-mail certificata: csgenova@pec.it Pagina Web: http://www.csgenova.org
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• CATANZARO
Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Don Mimmo Battaglia
• MESSINA • REGGIO CALABRIA
• CATANIA
Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.
L’ABBRACCIO EDITORIALE
La missione della scuola e della famiglia aiutare i giovani a scoprire se stessi di Enrico Costa*
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incertezza causata dalle difficoltà economiche di questo periodo, acuisce alcune criticità, tra cui l’abitudine di affidare a sostanze illecite piuttosto che all’alcool o all’ebbrezza del gioco d’azzardo quelle emozioni che una persona dovrebbe ricercare dentro se stessa e trovare nella soddisfazione di un percorso di vita virtuoso ed operoso. È quindi doppiamente importante l’attenzione che va posta nell’educazione e formazione dei giovani al fine di offrire loro gli strumenti con cui impostare virtuosamente il proprio futuro. Per guardare con serenità al proprio futuro, un giovane deve conoscere la propria identità e le predisposizioni naturali di cui è dotato, e così facendo iniziare ad abbozzare la propria missione di vita; è in questa delicatissima fase che bisogna educare i giovani! Oggi i genitori, la scuola, i media e le istituzioni hanno una responsabilità enorme e possono dare un contributo meraviglioso alla formazione dell’identità dei giovani, in uguale misura possono produrre danni altrettanto importanti quando sono assenti o trasmettono valori affatto virtuosi. La famiglia, che per istinto è protettiva, dovrebbe cercare di essere anche un agente di formazione, creando nelle piccole cose l’abitudine alla responsabilità, a sviluppare dalle piccole cose l’abitudine alla solidarietà; l’esperienza fami-
liare è palestra di vita. La seconda missione della famiglia è quella di sostenere la formazione dell’identità dei figli. Il duplice impegno della famiglia è condiviso con la scuola che dovrebbe amplificarne il risultato. La scuola, oltre all’aspetto puramente nozionistico, sappia coltivare nei giovani la capacità di identificare le proprie predisposizioni individuali. Se un giovane conosce se stesso, le proprie predisposizioni, le proprie ambizioni e i propri obiettivi, riesce a trovare dentro di se la forza per impegnarsi nella vita e negli studi. Ed è proprio questa forza la barra che guiderà in modo virtuoso la sua esistenza. Un ragazzo, una ragazza che abbia scoperto se stesso sarà anche un esempio per gli amici, una forza per il gruppo, per il “branco”. Purtroppo questo modello ideale si scontra con la debolezza della
famiglia, della funzione educativa scolastica e con moltissimi dei modelli proposti dai media e da una parte del mondo degli adulti. Le sirene della vita facile e del successo ottenuto attraverso scorciatoie, sono spesso più attrattive dell’impegno che occor re per costruire ed affermare una propria identità virtuosa. Anche il ruolo delle istituzioni è fondamentale perché possono, nel bene e nel male, condizionare questo processo virtuoso di formazione dell’identità, e fornire ai giovani gli strumenti per affermarla nella propria esistenza adulta. Oso dire che questa è prevenzione, la formazione è prevenzione; ed è una forma di prevenzione chetutto sommato- richiede un investimento di tipo educativo a costi veramente limitati. *Presidente Centro di Solidarietà di Genova
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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Le residenze della solidarietà di Paolo Merello *
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alla fine dell’anno 2011 è iniziata una trattativa tra la Regione Liguria e gli Enti Gestori delle Strutture Residenziali e Semiresidenziali dei quattro comparti (Dipendenze, Disabilità, Psichi tria e Anziani). A questo tavolo hanno partecipato per la Regione gli Assessori Claudio Montaldo e Lorena Rambaudi, il Direttore Generale Dipartimento salute e servizi sociali della Regione Franco Bonanni e i due dirigenti Regionali Sergio Schiaff ino e Daniela Mortello, per le ASL i direttori Generali delle cinque ASL liguri e/o loro delegati, le diverse sigle contrattuali e i quattro coordinamenti, per gli Anziani la presenza di Enti Gestori è stata sempre molto folta, anche perché
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occupa il 50% di tutto il fatturato regionale della residenzialità. In funzione delle difficoltà economiche dell’Europa e dello Stato Italiano, il riparto della quota sanitaria alle Regioni è stato inferiore all’anno precedente. E’ subito emersa la possibilità di fare dei tagli a pioggia al Servizio Sanitario Regionale, con il rischio di non essere più in grado di dare delle risposte ai bisogni dei cittadini più deboli, diminuendo la possibilità al cittadino di accedere ai servizi socio sanitari e in ultimo, conseguentemente a ciò, anche la seria possibilità di una riduzione di posti di lavoro. Tutti gli Enti Gestori, insieme alle Sigle Contrattuali, hanno organizzato una giornata di mobilitazione presso il Consiglio Regionale. Siamo stati ricevuti dal Presidente della Giunta Regionale, dal Presidente della Regione insieme al Consiglio Regionale ed a diversi Assessori. In quell’occasione si è aperto un confronto fra le parti dove abbiamo preso l’impegno condiviso di cercare, a fronte delle note diff icoltà economiche, di garantire i servizi mantenendo elevata la qualità nei servizi erogati. I punti cardine dell’accordo sono: • Un risparmio per la Regione del 5% della spesa complessiva in riferimento al 2011, cercando di mantenere le stesse prestazioni erogate. • Esternalizzazione strutture a Gestione diretta delle ASL: si è verif icato che il costo della gestione diretta di strutture da parte dell’Ente Pubblico è notevolmente superiore ai costi degli Enti gestori, si è definito che entro l’anno ci saranno le esternalizzazioni delle strutture a gestione pubblica diretta. • Recupero invii fuori Regione:
per il comparto delle Dipendenze, da me rappresentato, è emerso che circa il 40% degli invii in CT avvengono fuori Regione. Si è convenuto di comune accordo di non inviare più fuori regione le persone che hanno bisogno di Comunità, ad eccezione della verificata indisponibilità delle Strutture Regionali o, per disposizioni della Magistratura. Contestualmente si cercherà di recuperare le persone che attualmente sono in Comunità Extra Regionali facendole rientrare nelle Comunità della Regione Liguria. • Trasparenza nei criteri di realizzazione delle liste d’attesa e Gestione Integrata ASL / Enti Gestori accreditati delle stesse. • Monitoraggio trimestrale congiunto fra la Regione le ASL e gli Enti Gestori sull’andamento degli obiettivi assunti. L’incontro fra la Regione, le Direzioni delle cinque ASL, le sigle contrattuali e gli Enti Gestori, che sono molto diversi fra loro (Enti Gestori No Profit e Profit), è stato molto complesso ed articolato, ma ha fatto si che, per la prima volta in assoluto, tutti gli attori si sono seduti intorno ad un tavolo e hanno cercato di trovare delle soluzioni condivise, dove la garanzia primaria è stata quella di garantire servizi sanitari e socio sanitari alla popolazione ligure. Questo, ritengo, sia stato il senso di responsabilità che tutti i partecipanti hanno dimostrato. Riconosco, inoltre, il grande impegno che l’Assessore Montaldo e l’Assessore Rambaudi si sono assunti per la gestione di tutta questa delicata iniziativa. * DG del Centro di Solidarietà di Genova
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
L’azzardo non un gioco ma una trappola per i deboli di Giovanni Lizzio *
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Giovanni Lizzio
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Il Cardinale di Genova, Angelo Bagnasco, recentemente ha lanciato un allarme sulle ricadute sociali del gioco d’azzardo. Per questo motivo la fondazione anti-usura della Curia ha organizzato un incontro per dibattere su questa “nuova dipendenza”, all’incontro è stato presentato anche il nascituro sportello del Centro che risponderà a persone che chiedono aiuto su questa tematica. Di seguito due relazioni presentate all’incontro.
azzardo non è un gioco! Siamo assolutamente d'accordo con quanto è già stato detto questa mattina rispetto ai rischi correlati al gioco con lotterie, macchinette, gratta e vinci e quant'altro è contenuto nella dicitura "gioco d'azzardo". Un conto è accettare di correre un rischio, valutare le conseguenze e decidere sulla base di un bilancio costo-sacrificio, altra cosa è banalizzare il concetto stesso di rischio ed esporre le persone alla sottovalutazione delle potenziali perdite, concrete e reali, abbagliate da una ipotetica e statisticamente improbabile vincita. Che, proprio per le sue caratteristiche di improbabilità può permettersi di promettere vincite esagerate. Il gioco non va demonizzato, fa parte della natura umana, è espressione e strumento di dialogo fin
dai primissimi giorni della nostra vita. Ma il gioco d'azzardo che martorizza la nostra società oggi non ha nulla a che vedere con l'immagine ludica e pedagogica del bambino. Di più, oggi viene incentivato il gioco d'azzardo perché la vincita ipotetica può permettere al fortunato vincitore di andare in vacanza per sempre, di non lavorare più ed essere beato e spensierato. Che immagine di uomo si costruisce con queste premesse? Vediamo da diversi anni che molte persone che hanno iniziato con il gratta e vinci in maniera sporadica sono arrivate a giocare sempre di più. I bar e i tabacchini oltre ad offrirti perennemente gratta è vinci hanno quasi tutti le macchinette slot machine. Vediamo in costante aumento le richieste di persone che rimangono senza soldi per il gioco d'azzardo, sono persone che hanno rovinato la famiglia e tutti i rapporti interpersonali, sono le nuove forme di dipendenza. L'aspetto drammatico che i questi circoli viziosi cadono le persone più fragili, (esattamente come per le dipendenze "classiche") Non è deontologicamente corretto che lo Stato faccia pubblicità per il gioco d'azzardo, anche se non emerge mai la parola d'azzardo, ma in realtà è solo questo. Uno stato e una società civile che dovrebbe preoccupare delle fasce più deboli, non può e non deve 5
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fare pubblicità sul gioco d'azzardo. Si rende complice di creare nuove dipendenze. Ma cosa conviene allo stato? Fare pubblicità e guadagnare sugli introiti del Gioco d'azzardo e poi spendere più del triplo di quanto incassa, in comunità che curano persone che sono dipendenti dal gioco d'azzardo e che hanno molti debiti da saldare e rotto tutti i rapporti familiari per il gioco d'azzardo? Trent'anni fa la nostra fondatrice, Bianca Costa, si trovò nella situazione di volere e dover rispondere ad una emergenza del tempo che piagava la società e che non riusciva a trovare ancora risposta: la tossicodipendenza. Lavorando in rete con le altre associazioni di volontariato e con il servizio pubblico, è nato il nostro Centro di Solidarietà, strumento per la città, per dare risposta a chi era caduto nella trappola della droga ed aveva bisogno di ritrovare se se stesso. L'attenzione alla persona, ai suoi valori ed alla dimensione spirituale sono pilastri fondamentali del nostro lavoro. Il percorso terapeutico che offre il Centro aiuta la persona a riappropriarsi della propria capacità di affrontare le situazioni diff icili della vita, a recuperare la propria capacità di essere responsabile delle proprie scelte e delle proprie azioni, a scegliere il vivere sociale invece che l'emarginazione. Non è con la fortuna che i nostri ragazzi superano i loro problemi ma con la consapevolezza che, come recita la nostra f ilosof ia, "solo tu puoi farcela, ma non da solo". Oggi, come ieri, siamo di fronte ad una nuova emergenza che distrugge le persone e le rende schiave di chimere, il gioco d'azzardo, la vincita facile, il guada6
gno senza fatica. Oggi, come ieri, il Centro di Solidarietà si unisce a quanti si sono già mossi per cercare di dare una risposta concreta per sostenere le persone vittime del gioco patologico aprendo un nuovo sportello di sostegno per chi si trova in questa difficoltà. Un servizio necessario, una risposta alla città. Un nuovo impegno per il Centro di Solidarietà, non sostenuto economicamente da finanziamenti pubblici o privati, ma nella consapevolezza di dover essere presenti per dare una risposta. Auspicando poi in una legiferazione nazionale che sostenga economicamente in
maniera specifica le persone colpite da questa nuova piaga e gli enti accreditati del Terzo Settore impegnati in questi servizi riabilitativi. Uno sportello di accoglienza e di sostegno, ad accesso diretto mediante appuntamento telefonico, in rete con gli altri servizi del Centro e con gli attori, pubblici e privati, che sostengono il Centro nella sua opera riabilitativa, in grado di offrire supporto educativo e terapeutico nella garanzia del rispetto della privacy. *responsabile sportello GAP del Centro di Solidarietà di Genova
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La Fondazione Antiusura Santa Maria del Soccorso: fermare l’emergenza del gioco d’azzardo di Mons. Marco Granara
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nch’io, come presidente della Fondazione Antiusura Santa Maria del Soccorso, promotrice di questo convegno – dopo i (convincenti) saluti delle autorità – ho il compito di introdurre e, per certi aspetti, motivare questo Convegno. Mi si consenta prima di salutare tutti i presenti e di compiacermi per quanti, con un interesse crescente in questi ultimi mesi, si sono ritrovati ad appassionarsi concretamente intorno al tema/problema “Gioco d’azzardo”. Pur nella problematica sottesa a questo tema che non esiterei a definire, senza enfasi, drammatica, questo è il dato più positivo che si deve registrare in merito: il dato che l’attenzione intorno al fenomeno non solo sta crescendo, ma sta diventando indignazione
collettiva. Un dato di notevole importanza dal quale partire. Si, perché ogni azione conseguente a questo interesse non varrà solo per ostacolare il fenomeno ma, possibilmente per restringerlo, isolarlo fino a cancellarlo. Non piangerebbe nessuno man mano che questo avvenisse, se non chi ha, in materia, enormi interessi economici sempre più al limite della malavita. Se non vogliamo correre il rischio dell’ipocrisia della sola denuncia, dobbiamo – con la stessa coralità crescente nella società civile – alimentare, giustificare con dei dati e motivare un dato culturale che venga al più presto a incidere nel costume collettivo, nelle centraline delle agenzie educative di ogni tipo (scuola, comunità civili e religiose, organi della
comunicazione …), nell’attenzione della magistratura e degli organi di pubblica sicurezza, fino ad arrivare al livello legislativo proprio della Politica più nobile che – tra le urgenze – non ha solo da risanare bilanci amministrativi,ma da verificare le emergenze morali legate alle quali non ci sono solo le derive qualitative del vivere sociale, ma la stessa economia del paese. Si, perché a fronte degli introiti che il fenomeno porta a un erario collassato, sarebbe bene che si facessero i conti dei veri costi, anche economici che questo fenomeno di degrado sociale comporterebbe. Fatti bene i conti – è una sfida a chi sa contare per il bene comune - c’è da chiedersi se un reale ingresso di denaro nelle dissanguate casse del paese prove-
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niente da queste fonti è davvero anche economicamente conveniente. Spesso, in tempi recenti, chi si è determinato a contrastare questi fenomeni, si è sentito, come noi, tacciato di “moralismo” e di “ingenuità”. Si, “moralismo”, quasi che ogni riferimento etico ai problemi economici non debba essere un contributo in positivo al valore stesso dell’economia (“ragazzini … lasciatemi lavorare”, sembra che si dica) ma quasi un ostacolo. “Ingenuità” perché, in un tempo dove chi di dovere tenta di raspare quattrini in ogni dove possibile, pretendere che il governo si chiuda una possibilità di ingresso di denaro liquido per un’esigenza morale verso le famiglie dei suoi cittadini che scivolano di giorno in giorno in veri e propri disastri, sembra davvero per i “praticoni della real politic” una vera e propria un’ingenuità. La nostra, anche in questo senso, è una sfida di principio e di fatto: si facciano pure dei conti – quasi che le motivazioni etiche non possano essere per se stesse sufficienti e pertinenti – e si riduca pure il problema in soldoni. Ci si chieda pure quanto entra e quanto dovrà uscire dalle casse dello stato con operazioni del genere, quando un costume da sempre più prossimo alla malavita che al senso civico del vivere, invece che relegato in, pur discutibili, margini eccezionali, facesse diventare “normale” l’accesso al denaro per queste vie portate sotto casa e proposte come “gioco”, che pur sempre è normale e legittima espressione del vivere umano. La nostra costituzione, che si è onorata di “fondare sul lavoro” la stessa convivenza civile, dovrà forse essere corretta? Si dovrà forse scrivere “fondata sul gioco, sui quiz, sugli enalotti, e su mille altri marchingegni” inventati
per far soldi comunque? Ascolteremo questa mattina interventi da parte di illustri competenti – e ringrazio questi autorevoli amici per aver accettato di aiutarci a riflettere - e avremo nuovi elementi concreti di giudizio. Ma, subito, dovremo tradurre le riflessioni - ciascuno secondo sue possibilità, ruoli e competenze - in iniziative concrete. La Fondazione Antiusura, con i suoi oltre quaranta collaboratori volontari di grande competenza e valore, dopo 16 anni di presenza attenta e fattiva, secondo il suo fondamentale criterio ispiratore che è quello della prevenzione prossima e remota ai fenomeni di degrado delle nostre famiglie, non solo ha investito oltre 25 miliardi di lire in convenzioni bancarie per ridare accesso al credito normale e dignità a tanta gente, ma ore e ore di lavoro, contatti, consigli, raccordi tra i privati, il privato sociale e le istituzioni. Questa Fondazione, espressione della Chiesa ligure, in costante raccordo con le istituzioni e gli enti locali, in questi ultimi tempi, ha seguito con grande interesse e spesso promosso il crescendo di attenzione di altri intorno al fenomeno “gioco d’azzardo” e, a margine di questo convegno, vorrebbe anche propor re al legislatore, quanto in parte già proposto a livello nazionale dalla nostra “Consulta delle Fondazioni Antiusura”, una serie di misure urgenti, necessarie, opportune e doverose. Il questi giorni è stato detto dal presidente della Commissione parlamentare antimafia Sen. Giuseppe Pisanu che diversi contributi, in merito a una nuova legge quadro, sono già stati calendarizzati per il consueto iter parlamentare di cui se ne può presumere la conclusione entro la prossima estate. Abbiamo scritto ai nostri parlamentari
liguri – e anche da questa sede vogliamo pubblicamente responsabilizzarli – perché si impegnino con convinzione ad affrettare questo iter, a difendere l’iniziativa da tutte le insidie che incontrerà inesorabilmente da parte di chi ha in gioco interessi enormi e a promuovere comunque, al di là di una legge quadro che potrebbe trovare grandi ostacoli, queste precise istanze che da qui riformuliamo. 1) La dipendenza psicologica da gioco (definita dall'Organizzazione Mondiale della Sanita' come G.A.P.) deve dare diritto alla necessaria terapia da parte del Servizio Sanitario Nazionale. 2) Dal punto precedente discende la responsabilita' civile per i concessionari del gioco d'azzardo, con conseguente dovere di risarcibilita' dei danni patiti dalla persona affetta da G.A.P. 3) Stante l'analogia fra la dipendenza psicologica da gioco e la dipendenza psicologica da fumo, si rende necessaria e coerente l'estensione alla prima, della normativa restrittiva prevista per quest'ultima (divieto di reclamizzare; obbligo dell'informativa sui rischi per la salute; ecc.). 4) Stabilire che le eventuali sanzioni pecuniarie a carico dei concessionari del gioco d'azzardo vengano reinvestite in iniziative a favore delle persone danneggiate (quale la costituzione di un apposito fondo per l'assistenza anche psicologica). 5) Limitare l'incidenza sul territorio delle sale da gioco, vietandone l'apertura al di sotto di determinate soglie di popolazione residente. Con questo, rimaniamo ora in ascolto di chi può intervenire con competenza in questa materia e disponiamoci a diventare tutti, a diversi livelli, operatori convinti di riforma in merito. 9
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I minori stranieri rifugiati a Genova garantire i diritti e la formazione di Simona Binello *
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l giorno 14 marzo, nell’auditorium del Museo del mare, si è tenuto l’incontro seminariale “Rifugiati a Genova”. L’obiettivo era quello di fare il punto sulla situazione dell’accoglienza dei profughi a Genova negli ultimi 10 anni, fare un confronto ed uno scambio di saperi con altre città. Davanti ad una sala stracolma si sono succeduti una serie di relatori con interventi , non solo importanti ed esaustivi dal punto di vista dei contenuti, ma anche molto emozionanti dal punto di vista delle suggestioni proposte. Già all’apertura un “colpo di teatro” ha catturato l’attenzione dei presenti e fatto capire che non sarebbe stato il “solito” convegno: in diversi punti della sala, alcuni profughi – ospiti delle strutture genovesi- si sono alzati declamando articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo oppure dicendo le motivazioni che li hanno portati ad abbandonare i loro paesi e cercare un futuro diverso qui da noi… il tutto seguito da un momento di riflessione silenziosa che ha preceduto un caloroso, interminabile applauso. Nel corso dei lavori è stato presentato anche il progetto “Tangram”, un servizio per profughi minorenni (l’unico del genere in Liguria) che il Centro gestisce in collaborazione con altre due associazioni: Agorà e Arci. Di seguito una sintesi della relazione presentata all’incontro da Simona Binello, coordinatrice del progetto. 10
Il Progetto Tangram: in Liguria un esempio virtuoso di accoglienza. Inizierò il mio articolo riportando una breve ma esaustiva citazione ripresa dalla Prefazione di Marco Deriu al testo di Chiara Marchetti, Un mondo di rifugiati. "Il fenomeno globale dei rifugiati non può essere trattato alla stregua di eventi naturali come quelli occasionati dai terremoti, dai nubifragi, dagli tsunami. La questione dei rifugiati in realtà è al cuore dei processi politici, economici e sociali della nostra modernità. È espressione di questi processi, ma assieme contribuisce a illuminarli e a svelarne il significato e l'impianto ideologico implicito e nascosto." (Marco Deriu) Un insieme di affermazioni che, da sole, sono in grado di raccontarci qualcosa di non secondario sulla complessità del nostro lavoro.
Per questi motivi, prima di entrare nel merito specifico di ciò che ha significato e rappresentato il percorso attivato con il "Progetto Tangram", un servizio rivolto a minori stranieri richiedenti asilo o rifugiati e gestito da tre entità diverseAgorà , Arci e Centro Solidarietà di Genova- in collaborazione tra loro, mi pare, non solo opportuno ma necessario, puntualizzare l'ordine discorsivo nel quale stiamo per calarci. Per farlo userò una citazione di Hannah Arendt. È a lei che, con ogni probabilità, dobbiamo ancora guardare quando ci troviamo ad affrontare quell'insieme di "situazioni limite" di cui, la figura del rifugiato", ne incarna, al contempo, la sintesi e l'essenzialità. Oggi la condizione di rifugiato sembra infatti imporsi come figura, oltre che quantitativamente rilevante, esemplificativo di una crisi che investe, al contempo, l'ambito del giuridico e del politico. A tal fine vorrei ricordare un breve passo tratto da Le origini del totalitarismo. "Non la perdita di specifici diritti, ma la perdita di una comunità disposta e capace di garantire qualsiasi diritto è stata la sventura che si è abbattuta su un numero
I relatori nell’auditorium al Galata Museo del Mare
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
crescente di persone. L'individuo può perdere tutti i cosiddetti diritti umani senza perdere la sua qualità essenziale di uomo, la sua dignità umana. Soltanto la perdita di una comunità politica lo esclude dall'umanità" (Hannah Arendt) Mi sembra evidente che ci troviamo di fronte a qualcosa che è ben distante dal presentarsi come fenomeno di nicchia e/o marginale ma, al contrario, siamo dinnanzi a qualcosa che sta ridefinendo ciò che l'argomentazione schmittiana ha def inito come nomos della terra. A partire da ciò credo si possa ampiamente concordare con quanto scritto di recente da Giovanni Schiavone: "Il diritto d'asilo può essere considerato la spia più evidente della crisi attuale in cui si trova il sistema internazionale di tutela dei diritti umani, ed è altresì indicatore della fragilità di quella nozione di cittadinanza politica basata sul principio assoluto dell'appartenenza, al quale siamo stati abituati. " (Gianfranco Schiavone). Resta altresì da sottolineare che, nonostante l’apparente facilitazione determinata dalla conoscenza dei fenomeni e delle dinamiche migratorie, l’operatore dell’accoglienza si trova di fronte a persone in carne ed ossa, impregnate di tutti i problemi sopra elencati. Questa breve esposizione mi sembra che abbia reso in poche battute il quadro teorico/concettuale nel quale siamo immessi. Ma tutto questo ha delle ricadute operative e drammaticamente pratiche sulla vita delle persone che vestono i panni del rifugiato. Una condizione che mi sembra essere stata colta con non poca lucidità da Bauman che, sulla figura del rifugiato, ha ragionato a lungo: "Nel caso dei rifugiati, la loro condizione porta tutti i tratti (e le con-
Che cos’è il progetto Tangram? Struttura di accoglienza aperta nel 2008 a Genova per Minori Stranieri non Accompagnati Richiedenti Asilo (MNARA). CHI È IL RICHIEDENTE ASILO? In Italia, ogni migrante può fare domanda di protezione internazionale presso le Questure competenti. L’esito dipende dalla Commissione Territoriale designata presente sul territorio nazionale, organo competente ad effettuare l’istruttoria del richiedente. Lo status di rifugiato viene dato se sussiste un fondato timore di persecuzione (minacce alla vita, torture, privazioni alla libertà personale, violazione dei diritti umani) per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un gruppo sociale o opinione pubblica. Esistono anche altre forme di protezione che riconoscono anche motivi legati a condizioni più personali ed economiche e sociali fortemente svantaggiate. IL PROGETTO Il Progetto Tangram (questo il nome del Servizio) è l’unico presidio SPRAR per MNARA nella Regione Liguria e si trova a Genova presso il Ceis in Via Asilo Garbarino, 9/b. Lo SPRAR, sistema di protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, si occupa della loro accoglienza, tutela ed integrazione ed è coordinato dal Servizio Centrale dell’Anci. Il Tangram è un progetto integrato che a Genova vede come protagonisti il Comune di Genova (Ente promotore) e i tre enti gestori del servizio: ARCI Solidarietà Genova, il Ceis di Genova e il Consorzio Agorà. La Comunità può ospitare sino a 12 minori, generalmente di età compresa tra i 15 e i 18 anni, ma ci sono anche casi di ragazzi più piccoli. Dall’apertura della struttura, i ragazzi sono arrivati prevalentemente da Afghanistan, Eritrea, Kurdistan turco, dalla Somalia, dal Ghana e recentemente anche dal Bangladesh. Tutti sono giunti in Italia soli, senza parenti e dopo lunghissimi viaggi, spesso pericolosi ed insostenibili, fuggendo da situazioni di guerra o persecuzione con un pesante bagaglio emotivo di traumi, violenze, ferite fisiche e psicologiche. SE VUOI SAPERNE DI PIU’ scrivi una mail a: tangram@progettotangram.org 11
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
seguenze) della nudità sociale caratteristica dello stadio di passaggio intermedio, transitorio (mancanza di definizione sociale, e diritti e doveri codificati) - senza però che questo stadio sia intermedio o transitorio, o senza che conduca a qualche steady state specifico e socialmente definito. La condizione verosimilmente intermedia si estende indefinitivamente" (Zygmunt Bauman). Per fare delle considerazioni concrete si deve pensare a questa dimensione indeterminata come alla condizione di chi si deve adeguare ad essere considerato perennemente come ex di qualcosa; infatti possiamo immaginare di essere considerati ex tossicodipendenti, ex mariti, ex carcerati, senza emanciparsi mai da ciò che si è stati. Questa condizione che tende a universalizzarsi, si porta appresso quel processo di vittimizzazione che Chiara Marchetti ha ben argomentato nel suo lavoro: “La vittimizzazione del rifugiato è un processo complesso e dalle molte implicazioni, sia sul piano della legittimazione internazionale degli interventi sia sul piano dell'effettiva politica di assistenza. Non si tratta semplicemente di riscontrare lo "stato di vittima" dei rifugiati, di rilevarne la condizione di im"potenza e vulnerabilità , ma di contribuire attivamente a plasmare gli assistiti e renderli vittime anche - e soprattutto - laddove non lo sono. Possiamo a questo proposito parlare di un vero e proprio processo di vittimizzazione, nel quale agenzie internazionali e Ong hanno un ruolo attivo, innovativo." Tradotto in soldoni tutto ciò cosa significa? Mantenere il rifugiato in una condizione di permanente subordinazione dal quale non può emanciparsi. A questo punto, a distanza di quattro anni 12
dalla sua nascita, posso affermare che il "Progetto Tangram" si è posto sin da subito, e si è ulteriormente sviluppato in corso d'opera, in maniera decisamente contro corrente. L'obiettivo sul quale abbiamo lavorato è stato il conseguimento dell'autonomia. Un percorso, quindi, f inalizzato a un'acquisizione piena e integrale della cittadinanza. Tutto ciò non è stato semplice. In alcuni casi, la contiguità con strutture incentrate sulle logiche della vittimizzazione hanno comportato attriti e conflitti anche all'interno della nostra struttura. Per alcuni ragazzi passare da una situazione di completa e totale "presa in carico" a una dove loro, con tutte le responsabilità individuali che ciò comporta, diventavano il vero "oggetto" del lavoro non è stato per nulla semplice e ancor meno lineare. Abbiamo lavorato specificatamente sul consentire un dimensione in cui i minori potessero riprendere un obiettivo di vita reso impossibile nel paese di origine; abbiamo cercato di riannodare il trauma subito con la rivitalizzazione di un pensiero produttivo. La costruzione del regolamento di comunità dal quale sia operatori che ospiti traggono
ispirazione, ha consentito loro di comprendere che esiste un “altro della legge”caratterizzato da giustizia e non da arbitrio e morte. Grande importanza è stata conferita alla conoscenza ed all’avvicinamento del mondo femminile con quello maschile, partendo dall’universale per arrivare al particolare; infatti hanno imparato che le donne (esseri umani) hanno pari diritti degli uomini, appartengono al genere umano ed hanno capito che devono essere giudicate in base alle loro caratteristiche (Simona ha quel carattere a prescindere dal ruolo che riveste e Laura ne ha un altro) e non in base a dei pregiudizi culturali.Tangram è una delle 8 strutture Sprar per minori presenti sul ter ritorio nazionale e dopo soli 4 anni dalla sua nascita è considerato l’esempio più virtuoso ed un modello di riferimento per il sistema Sprar grazie agli ottimi esiti raggiunti: tutti i ragazzi accolti (tranne coloro che hanno abbandonato il percorso) hanno trovato occupazione stabile e si sono inseriti sul territorio, sono totalmente autonomi. I ragazzi accolti sono stati 42. * Responsabile Progetto Tangram
Grande partecipazione di pubblico al seminario
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
La mia nuova vita ricomincia dove è nato il Centro di Bianca di Fabio Ferrari
T
utte le mattine parcheggio la macchina in via S.S. Giacomo e Filippo e passo davanti ad un locale con le serrande perennemente abbassate che penso sia ancora di proprietà del Comune di Genova. Ogni volta il pensiero vola indietro nel tempo sino a quell’ottobre del 1985 dove ho mosso i primi passi al Centro: non dimenticherò mai lo sguardo spento di quei ragazzi che si chiedevano cosa ci facevano in quel posto e quello disperato dei loro genitori che si domandavano perché quella tegola era caduta proprio sopra la loro testa. Erano anni in cui non si pensava ancora che dalla droga si poteva uscire: non c’era il Ser.T , la legge prevedeva solo il carcere per i tossicodipendenti e la società civile (sacerdoti, genitori, associazioni ecc…) si inventavano di tutto pur di trovare delle soluzioni. Dovevo rimanere solo qualche mese e invece ci sono rimasto ventitre anni…una vita! Impossibile racchiudere l’enormità di questa esperienza umana in poche righe; posso solo ringraziare tutti i genitori che hanno avuto fiducia in me affidandomi i loro figli, i ragazzi che ho conosciuto e con i quali siamo cresciuti insieme, i volontari che hanno messo il loro tempo e le loro energie in un compito molto spesso poco gratificante e infine i colleghi con i quali ho condiviso infinite battaglie. Naturalmente un pensiero particolare a Bianca, persona alla quale devo tutto! 14
Un anno fa sono andato via dal Centro voltando completamente pagina e ad un anno esatto di distanza è nata la “Living immobiliare s.r.l.”, come avrete capito si tratta di tutto un altro campo lavorativo ma la mia radice, i miei valori sono quelli del Centro e cerco (faticosamente) di portarli avanti tutti i giorni. Per chi avesse voglia e piacere di venirmi a trovare la sede della società è in Via Assarotti 26/1, i più timidi invece possono telefonarmi allo 010813955 oppure mandarmi una mail a livingimmobiliare1@gmail.com.
Festa della Mamma Il giorno 13 maggio alle ore 17, nei locali di via Asilo Garbarino 6b, si farà un momento di incontro in occasione della “Festa della Mamma”. La novità di quest’anno è che il Centro organizza l’evento insieme al “Forum regionale della famiglia”. Ci saranno testimonianze di genitori, la messa e una cena a buffet. In questa occasione ci sarà anche l’ideale passaggio di testimone tra Don Fully (che andrà a reggere la Missione che la Curia genovese ha a Cuba) e il nuovo Assistente Spirituale del Centro: Don Stefano Olivastri: auguri ad entrambi dalla redazione dell’ABBRACCIO!
Ramon volta pagina Cari amici e lettori de “L’ABBRACCIO”, con questo numero si conclude la mia avventura con questa rivista che- insieme a Bianca, Daniela Ameri e Armando Besio- ho ideato nel 1994 e redatto da allora. Per me è stata una meravigliosa avventura, un viaggio attraverso 18 anni di persone, fatti e notizie percorso sempre con un unico obiettivo: far sapere al mondo esterno le idee e le azioni del Centro e far riflettere il Centro su quello che avveniva intorno a noi. Anche le cose più belle, purtroppo, finiscono ed è giusto che nuove persone e nuovi stimoli facciano il loro ingresso sulla scena. Continuerò a lavorare al Centro occupandomi, con la stessa passione, di altre cose. A tutti voi un GRAZIE per averci seguito in questi anni e un invito a continuare a leggere la rivista, approfitto di questo spazio per stringervi tutti in un caloroso, ancorché virtuale, ABBRACCIO. Ciao Ramon
Cambio di guardia in redazione Cari amici con questo numero dell’Abbraccio salutiamo il nostro amico e caporedattore Ramon Fresta che, per meglio rispondere all’impegno nell’area terapeutica del nostro Centro, lascia la redazione del nostro giornale. Ramon in questi anni ha profuso energie e saputo egregiamente portare la voce del Centro nelle case dei genovesi, raccontando la vita del Centro, le sue iniziative e le novità. A lui la nostra gratitudine e la rinnovata stima ed un augurio per la missione educativa che proseguirà nel nostro Centro. Grazie Ramon!
L’ABBRACCIO COME AIUTARCI
Grazie! In questo momento di grande crisi i fondi del 5 x 1000 sono una risorsa ancora più importante per il no-profit. Ringraziamo le 362 persone/aziende che hanno scelto di donarci 31.773,06 euro attraverso la destinazione alla Fondazione Centro di Solidarietà del 5 x 1000 dell’ultima dichiarazione dei redditi.
Onlus età Bianca Costa ntro di Solidari Fondazione Ce va no Ge 6 12 16 rino, 6 - 9B • Via Asilo Garba 002 • Fax 010 2546 Tel. 010 254601
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L’ABBRACCIO COME AIUTARCI
RESTATE CON NOI ANCHE NEL 2012 BASTANO 1.000 EURO ALL’ANNO PER SOSTENERE LE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E RECUPERO CHE IL CENTRO OFFRE ALLA CITTÀ DA QUASI 40 ANNI. IL CONTRIBUTO È TOTALMENTE DEDUCIBILE. POTETE VERSARLO IN QUESTO MODO: BONIFICO BANCARIO A FAVORE
“FONDAZIONE CENTRO DI SOLIDARIETÀ BIANCA COSTA BOZZO ONLUS” BANCA PROSSIMA SPA IBAN IT85 B033 5901 6001 0000 0007 632 CAUSALE “100 X CENT(R)O” Deducibilità per le imprese: ai sensi dell'art. 13 Dlgs 4/12/97 n° 460 le donazioni alle Onlus sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi fino ad un importo di euro 2.065,83 annui ovvero del 2% del reddito d'impresa dichiarato. Come documentazione è valida la ricevuta del bonifico bancario. In alternativa, ai sensi del D.L. 35/05 (conv. legge 80/05), le erogazioni liberali sono deducibili nei limiti del 10% del reddito complessivo annuo dichiarato e, comunque, sino al massimale annuo di euro 70.000. Deducibilità per le persone fisiche: ai sensi dell'art. 15 comma 1^ lettera i-bis) del TUIR (DPR 22.12.1986 nr. 917) le donazioni in denaro sono detraibili dall'imposta lorda nei limiti del 19% delle medesime da calcolarsi su di un importo massimo di euro 2.065,83; in alternativa, ai sensi dell'art. 14 del D.L. 35/05 (conv. legge 80/05), le erogazioni liberali, in denaro e/o in natura, sono deducibili nei limiti del 10% del reddito complessivo annuo dichiarato e, comunque, sino al massimale annuo di euro 70.000. 16
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
le foglie di trasta
CE LA METTO PROPRIO TUTTA PER DARE UN SENSO ALLA VITA Ciao mi chiamo D. e ho 22 anni. Sono in questa comunità da un mese e, a dirvi la verità, sto patendo molto, forse per il fatto che sono abituato ancora alla vita di fuori, ma anche perché mi manca molto la mia ragazza e la mia famiglia. Ma tutto questo l’ho voluto io per la mia “testa” e prima o poi si pagano le conseguenze. Parlando sempre un po’ di me: sono italiano, nato a Genova e da quando avevo 15/16 anni che fac-
“Le Foglie di Trasta” è il mensile che dà voce alla Comunità di Trasta. L’Abbraccio gli dedica due pagine. La scelta è motivata dal desiderio di far conoscere lo sforzo e l’impegno dei ragazzi della comunità. Gli articoli che L’Abbraccio ospita in questo numero sono stati selezionati dalla redazione de “Le Foglie di Trasta”.
cio uso di sostanze. Ho iniziato subito a fare reati e, siccome ero già fin da bambino molto vivace, fu una spinta a fare cose nuove, dentro di me, a farmi trasportare. Quando ho conosciuto la mia ragazza (che si chiama M.) ho iniziato a riflettere sulla mia vita. Lei mi ha aiutato molto e tutt’ora mi sta vicino e anche per lei sono entrato qui. Mi sono reso conto che alla fine non ne vale la pena, perché la libertà è la cosa più bella. Qui ho trovato persone che mi aiutano ad affrontare le paure, le ansie e mi aiutano a dare un senso a questa vita, anche se voglio cercare di uscire il prima possibile dalla comunità. Ce la devo mettere tutta perché è quello che voglio. D. 17
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
le foglie di trasta
INSIEME
VITA IN COMUNE
Mette allegria stare insieme Vivere insieme
per arrivare dove voglio, tanta strada dovrò fare
é un po’ come viaggiare;
non è poi così lunga e la faremo
posti nuovi, nuova gente
Insieme
altri usi da acquisire.
è più difficile perdere
E’ un po’ come volare,
c’è più gioia e comprensione se parleremo
prender quota poi abbassarsi
Insieme
non c’è modo di fermarsi,
è superare
se non vuoi cadere.
Insieme
E’ come nell’amore,
è conquistare
dare o avere
proviamo dai!
non importa,
Proviamoci
ciò che conta è solo amare.
insieme
E’ qualcosa S.
di trascendentale, dar valore ad ogni vita, condivider il bene e il male. R.
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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
QUI MI TROVO BENE E MI CONFRONTO CON GLI ALTRI
le foglie di trasta
Ciao a tutti, ho 35 anni e inizio con il dirvi che, in vita
famiglia, nei rapporti di coppia ed anche sul lavoro.
passata ero una di quelle persone “contro” le comu-
Per non parlare di quelli economici e di salute. Intor-
nità, oggi mi ricredo.
no ai 18 anni sono andato a vivere da solo e in casa di
Mi trovo bene in questo ambiente, qui si impara a
mia madre sono rientrato dopo un periodo di alti e
confrontarsi con varie problematiche anche comuni e
bassi, intorno ai 25 anni. Dentro di me ho conservati
finalmente a dedicarsi a sé stessi. I miei compagni di
molti ricordi. I miei si separarono quando avevo circa
avventura sono tutti diversi e non basterebbero queste
10 anni, ma non credo che questo abbia influito sulle
poche righe per parlare di loro, quindi racconterò di
mie scelte. Il mio rapporto con le droghe pesanti è ini-
me. Sono nato a Genova. Già a 14 anni facevo uso di
ziato con uno stupido ricatto che feci a mio fratello: o
sostanze, anche se leggere, stupefacenti, mi sono
me la fai provare o lo dico alla mamma. Ora maledico
ritrovato venti anni dopo ad analizzare la situazione.
quella frase.Non voglio parlare molto di me perché si
Si può dire che le droghe sono state sempre presenti e
capirebbe chi sono. Quindi chiedo scusa
questo mi ha creato non pochi problemi, anzitutto in
G.
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