L’ABBRACCIO 57
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Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.
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Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.
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Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.
L’ABBRACCIO EDITORIALE
La droga cresce nel disagio del silenzio di Enrico Costa*
I
n occasione dell’ultima giornata ONU contro le droghe, feci una riflessione pubblica sull’intollerabile silenzio, da parte dei media e della società in genere, che aveva permeato l’evento. In un mondo dove le dipendenze si moltiplicano e l’uso di sostanze cresce in modo esponenziale, ritengo sia una grave mancanza quella di non tenere alta la guardia in tutti i modi possibili. Oggi mi sento di riprendere e allargare questo discorso fino ad arrivare all’affermazione che il silenzio è il concime che fa germogliare la droga. Innanzitutto una premessa: l’uomo è un “essere sociale” tarato per vivere in comunità con i suoi simili (famiglia, scuola, lavoro…), per vivere in queste collettività è fondamentale comunicare con gli altri membri pena l’isolamento. Da qui nasce il mio ragionamento: l’uomo arriva alla droga dopo essersi rinchiuso sempre più in se stesso, non comunicando agli altri quali siano le sue vere emozioni, i suoi problemi reali, non fa richieste per i suoi bisogni e finisce per cercare una soluzione a ciò che lo angustia attraverso l’uso di qualche sostanza. Per quanto riguarda la famiglia, spesso scatta un meccanismo che sembra rendere ciechi, sordi e muti ( tutti sanno, nessuno lo accetta e- comunque- non se ne parla); si finisce col chiedere aiuto solo quando la situazione è fuori controllo. Nella scuola sono pochi i dirigenti illuminati che investono
su azioni di prevenzione; i dati raccolti a livello nazionale e quelli che noi abbiamo rilevato nelle scuole dove abbiamo svolto attività parlano di un uso massiccio di sostanze e, solo pochi giorni fa, uno studente è stato ar restato davanti ad un liceo del centro mentre spacciava ai compagni. Anche il mondo del lavoro non sfugge a questa dinamica: gli imprenditori pensano non sia un problema loro, solo una tegola in più cadutagli addosso, i colleghi di lavoro tacciono per un malsano (in questo caso) cameratismo, spiazzando in questo modo anche i sindacati che, invece, potrebbero svolgere un ruolo forse più utile per affrontare il problema. Io credo che la famiglia debba riappropriarsi in pieno delle funzioni genitoriali, indagare quando ha dei dubbi (cambi di abitudini, di umore, nei livelli di spesa…) e, infine, non avere timori a chiedere aiuto all’esterno: ai servizi territoriali, alle Comunità, alla parrocchia ad amici… non appena i dubbi sorgono. Per quanto riguarda la scuola, penso che il suo mandato educativo non sia solo quello di passare nozioni, ma preparare a vivere in modo autonomo e nel rispetto delle regole. Quindi anche su questi temi deve intervenire attraverso la creazione di “sportelli” interni affidati ad esperti, non lasciando cadere nel vuoto i sospetti, creandosi una rete di interlocutori privi-
legiati che possano darle un supporto in caso di necessità. Per il mondo del lavoro è utile che gli imprenditori sappiano interpretare il ruolo economico e, in modo altrettanto eff icace, anche un ruolo sociale; nello specifico della tossicodipendenza, affrontarla con nuovi strumenti previsti dalla normativa vigente, ed eventualmente proporre migliorie nella parte impropria o inefficace attraverso i loro organismi di rappresentanza; per i lavoratori è bene che rinuncino ad atteggiamenti egoistici (è un problema del collega e non mio…) o collusivi (se parlo lo frego…), ma ragionino in un ottica di quale sia il bene maggiore per la persona. Anche per contribuire ad aprire brecce in questi muri creati dal silenzio, il Centro da alcuni anni organizza giornate di studio, confronto e riflessione aperte alla città. Siamo convinti sia necessario puntare sul senso di responsabilità e di solidarietà, coltivate sia a livello individuale sia collettivo, per coinvolgere il maggior numero possibile di persone su questi argomenti. Il problema, non mi stancherò mai di ripeterlo, non è della singola persona ( e al massimo dei suoi parenti) ma riguarda tutta la collettività: la droga ci priva di risorse umane per il futuro, mina la stabilità della società, aumenta la criminalità e il disagio sociale. Allora tutti insieme dobbiamo creare un forte movimento di opinione che rompa il silenzio e urli che la droga è un gravissimo problema anche nel terzo millennio; la soluzione è nel coltivare il senso di responsabilità individuale e collettivo e nella solidarietà. *Presidente Centro di Solidarietà di Genova 3
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
La cattiva notizia
Cocaina: il triste primato della Liguria aumentano i consumatori “occasionali”
U
n milione di persone usano cocaina almeno una volta nell’anno, altre 300mila gli abituali. Le indagini epidemiologiche del Cnr evidenziano incrementi significativi del consumo dal 2001 ad oggi.
È aumentato in maniera esponenziale il numero di persone che l’ha provata almeno una volta, mentre resta costante quello di coloro che la usano abitudinariamente, una o più volte al mese. Nel complesso, pertanto, il numero dei consumatori di cocaina in Italia è in forte crescita, soprattutto tra i giovani. È questo il quadro, allarmante, illustrato a Roma nel corso del Convegno Nazionale Cocaina da Sabrina Molinaro, ricercatrice dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) e responsabile delle indagini epidemiologiche Ipsad (Italian Population Survey on Alcool and Drugs) ed Espad
(European school project on alcohol and other drugs), effettuate dall’Istituto nell’arco di sette anni. “Se nel 2001 gli italiani che avevano fatto uso di cocaina almeno una volta nel corso dell’anno erano poco più di 400.000 (l’1% della popolazione residente fra i 15 ed i 64 anni) si stima che nel 2008 tale numero sia cresciuto fino a raggiungere il 2,2% e dunque circa un milione di persone”, spiega la dr.ssa Molinaro. “È invece stabile, in tutte le indagini effettuate dal 2001 ad oggi, la percentuale di persone che ne assumono sistematicamente, pari allo 0,7% e a circa 300.000 persone”. Seppur le prevalenze più alte si registrino “fra i giovani tra i 15-35 anni, che hanno visto aumentare i consumi dall’1,7% dei rispondenti del 2001 al 3,3% del 2008, l’incremento maggiore in questo arco di tempo si è evidenziato fra i 3544enni. In questa fascia d’età
coloro che hanno sperimentato la sostanza sono decuplicati: dallo 0,1% nel 2001 all’1% dei rispondenti nel 2008”, prosegue la ricercatrice Ifc-Cnr. “Le regioni dove la sostanza registra prevalenze di consumo maggiori sono Lombardia (3,4% dei residenti fra i 15 ed i 64 anni), Lazio (3,2%) Piemonte (3%) Liguria (2,6%)”, precisa Molinaro. Per quanto riguarda i sessi, “sono in maggioranza i maschi, circa il doppio rispetto alle donne: sia per ciò che riguarda i consumatori frequenti (1,1% uomini, 0,5% donne), sia per quanto riguarda il consumo occasionale, dove gli uomini registrano una prevalenza d’uso che cresce dall’1,8% dei 15-64enni intervistato nel 2001 al 3,4% del 2008, mentre le donne passano dallo 0,7% all’1,5%”. Interessante anche l’analisi effettuata dall’Ifc-Cnr per categorie professionali.
L’allarme sul consumo della cocaina lanciato dall’Organizzazione Mondiale delle Nazioni Unite. 4
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
“Nel 2008 il primato va ai disoccupati: il 5% dei partecipanti allo studio senza lavoro riferisce uso nel corso del 2008; seguono artigiani (3,9%), commercianti (3,2%) e operai (3%), imprenditori e dirigenti (2,8%), studenti (2,6%), impiegati (1,5%) e, sotto l’1%, casalinghe e pensionati. La classifica è quindi del tutto invertita rispetto al 2001 e al 2003, quando erano manager e titolari di azienda quelli con prevalenze maggiori”. Per quanto concerne poi le modalità di assunzione, “la via di consumo d’elezione è l’inalazione, ma circa i due terzi di coloro che inalano cocaina la fumano anche nelle sigarette, esiste poi una minoranza (1,2 per cento) di soggetti che assume la sostanza per via endovenosa, inalata e fumata”. Con costi che nel 40 per cento dei consumatori che hanno partecipato all’indagine nel 2008 è stato superiore ai 100 euro nell’ultimo mese.
La maggior parte di coloro che consuma cocaina fa uso anche di altre sostanze: il 74% fuma sigarette quotidianamente, l’85% cannabis saltuariamente. “Un dato costante dal 2001”, commenta la ricercatrice del Cnr, “mentre è aumentato dal 10% al 15% tra il 2003 e oggi l’uso di eroina da parte dei consumatori di cocaina”. Frequente anche la combinazione con l’alcool: tra i forti bevitori il consumo di cocaina è 15 volte più diffuso che nella popolazione media. Molti i comportamenti a rischio attuati in concomitanza dell’uso di questa sostanza, nonostante l’ammissione degli effetti deleteri che essa provoca. Sostanzialmente la totalità dei consumatori (99%) ha guidato l’auto dopo aver assunto cocaina, e tra di essi la maggioranza (il 42%) ammette di averlo fatto una decina di volta nel corso dell’anno e il 34% addirittura abitualmente, mentre solo il 25%
riferisce di averlo fatto solo in casi eccezionali. “Il 56% dei soggetti che riferisce un consumo frequente dichiara di aver riscontrato una diminuzione nel proprio rendimento lavorativo a causa dell’uso della sostanza, il 68% è rimasto coinvolto in incidenti stradali, il 55% ha avuto incidenti domestici o ferimenti, il 38% problemi giudiziari, il 30% esperienze sessuali di cui si è pentito”, conclude la ricercatrice.“I luoghi pubblici sono indicati dai consumatori come quelli dove è più facile reperire la sostanza, con una diversità tra i due generi: i maschi prediligono la strada e i parchi (50%) mentre le donne soprattutto i bar e la discoteca (40%). Il 2% dei consumatori riferisce di comprarla su internet”. ProgettoUomo-Net Fonte: Istituto di fisiologia clinica, Cnr di Pisa
Una storica azienda genovese si rinnova e propone la sua gamma di prodotti di alto livello qualitativo corredata dalla certificazione della qualità ISO 9002.
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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
La buona notizia
Sta per arrivare il vaccino contro gli effetti della coca
L’
autorevole rivista Le Scienze (Edizione Italiana di Scientific American) ha annunciato il possibile arrivo di un vaccino per eliminare gli effetti della cocaina. Il 38 per cento di quanti hanno completato il ciclo vaccinale, spiega Le Scienze, ha prodotto livelli di anticorpi nel sangue tali da non mostrare metaboliti della cocaina dall’analisi delle urine Un vaccino per trattare la tossicodipendenza da cocaina ha dimostrato di poter ridurre gli effetti dell’uso della droga in un sottogruppo di soggetti che, in risposta alla somministrazione, hanno prodotto alti livelli di anticorpi specifici per la sostanza. Tuttavia, solo il 38 per cento dei soggetti vaccinati produce livelli di anticorpi sufficientemente alti e li mantiene in ogni caso solo per due mesi. È questo il risultato pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Archives of General Psychiatry” a firma di Bridget A. Martell e
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colleghi della Yale University School of Medicine, nel New Haven, e del Veterans Affairs Connecticut Healthcare System, West Haven. Finora, la Food and Drug Administration degli Stati Uniti non ha approvato alcuna terapia farmacologica per l’abuso di cocaina. D’altra parte, le terapie comportamentali hanno un ampio range di efficacia. Studi su animali ed esseri umani hanno suggerito che alti livelli di anticorpi specifici nel sangue possano sequestrare e inattivare la cocaina prima che entri nel cervello, riducendo le sensazioni di euforia dovute alla droga e senza causare altri effetti psicoattivi o interazioni pericolose. I risultati sono stati ottenuti grazie a un trial di fase 2b in 115 soggetti dipendenti dalla droga, 58 dei quali sono stati scelti in modo casuale per ricevere il vaccino. Gli altri 57 hanno ricevuto iniezioni di placebo nell’arco di 12 settimane. Per valutare l’effetto delle somministrazioni, tutti i soggetti sono stati sottoposti all’esame delle urine tre volte a settimana per sei mesi per misurare la presenza di metaboliti della cocaina. Dei 55 partecipanti che hanno completato le vaccinazioni, 21 (38 per cento) hanno raggiunto livelli di anticorpi di 43 microgrammi per millilitro o maggiori. Questi stessi soggetti mostravano cam-
pioni di urine con livelli significativamente più bassi dei metaboliti della cocaina tra la nona e la sedicesima settimana del trial con una probabilità maggiore rispetto ai soggetti che non avevano raggiunto tali livelli o che avevano ricevuto iniezioni di placebo (45 per cento di campioni di urina senza cocaina contro 35 per cento). La proporzione dei partecipanti che avevano visto ridurre i livelli di cocaina della metà, inoltre, era maggiore nel gruppo con livelli di anticorpi più alti di quelli con livelli più bassi (53 per cento contro 23 per cento). “Il trattamento ottimale richiederà probabilmente vaccinazioni ripetute per mantenere appropriati livelli di anticorpi nel sangue”, spiegano gli autori. “Inoltre, occorre uno sforzo per trattenere i soggetti durante le serie iniziali delle iniezioni poiché i livelli di anticorpi aumentano lentamente durante i primi tre mesi previsti dal protocollo per l’immunizzazione. Occorrono poi altri trattamenti durante il primo periodo di somministrazione per facilitare l’astinenza, per esempio arruolando soggetti dipendenti dalla cocaina già in programma di mantenimento con metadone”. “Per questo l’obiettivo per il prossimo futuro sviluppo del vaccino sarà quello di incrementare la proporzione dei soggetti in grado di raggiungere i livelli di anticorpi desiderati ed estendere i periodi di astinenza attraverso un programma di mantenimento a lungo termine di tali livelli”, concludono i ricercatori. Sul fronte della lotta alla tossicodipendenza grazie alla rivista Le Scienze possiamo dare una buona notizia ai lettori dell’Abbraccio.
L’ABBRACCIO TESTIMONIANZE
Io, malato di SLA, continuo a combattere di Gian Cavallo
M
i chiamo Gian Cavallo, ho 59 anni, sono genovese. Scrittore tardivo, dopo una vita trascorsa nel campo delle spedizioni marittime, ho assaporato per poco l’inebriante piacere che solo il risultato di una passione coltivata e mai abbandonata nel tempo può procurare: la pubblicazione di un romanzo. Si chiama “Uccello migratore”, esce nel gennaio 2008. Sono andato in pensione otto mesi prima, mi dico: “Ora mi tolgo qualche soddisfazione”. Tempo un mese e zac, una leggera, ma costante contrazione del polpaccio sinistro mi fa pensare: “Accidenti, ho un po’ esagerato con il footing, stamane”. E invece no. È l’inizio di un calvario. È la fine del piacere di vivere. In poche parole, entro in guerra. Il nemico si chiama SLA, un acro-
nimo che significa Sclerosi Laterale Amiotrofica. L’ho già detto più volte, in questi lunghi mesi che mi hanno condotto ad oggi. Probabilmente, morirò per colpa di un acronimo. La cosa mi fa sorridere, in fondo è preferibile quest’idea a quella, ben più devastante, della malattia che questo acronimo rappresenta. E allora parliamone, di questa malattia. Incomincia con una banale contrazione muscolare, come detto. Non ricordo quanto a lungo questo semplice spasmo si sia protratto, è anche possibile che nei giorni immediatamente successivi si sia attenuato o addirittura sia scomparso del tutto. Rimane quell’immagine, nitida come nessuna nella mia mente, di quella prima volta. A quella volta seguiranno altre volte. Per farla breve, nei mesi
seguenti, gli spasmi si estendono ad entrambe le gambe e poi alle braccia. Il mio medico di famiglia non dà loro eccessiva importanza, le chiama fascicolazioni, probabile conseguenza di una riduzione dei minerali, mi prescrive del potassio. Ma non si tratta di questo. Il potassio non serve, le fascicolazioni aumentano di intensità. Quel che è più grave, e qui incomincio a preoccuparmi sul serio, è una riduzione nella forza muscolare. Ero abituato a correre, per carità niente più che un po’ di movimento per puro diletto, ora faccio fatica, e che fatica. Alla sera a casa, prima di ritorno all’ufficio e poi a maggior ragione ora che ho più tempo a disposizione, ho sempre fatto qualche flessione, ero appena arrivato a quaranta, un piccolo record personale. Passo da quaranta a zero. Non trentotto, o trentacinque o trenta, proprio zero. Da quaranta a niente. Non riesco a sollevarmi da terra. Sono trascorsi tre mesi da quel primo spasmo, è ora che consulti un neurologo. Lo faccio, il luminare non si sbilancia più di tanto, ma dovrei par-
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L’ABBRACCIO TESTIMONIANZE
La copertina dell’ultimo libro “La memoria” scritto da Gian Cavallo per le Edizioni La Lontra
tire per l’Austria, e lui mi dice: “Stia tranquillo, vada pure, faccia delle belle camminate e si diverta”. Intanto mi prescrive un esame, l’EMG, che evidenzia una lesione neurogena, io mi chiedo e chiedo di che si tratta, ma la risposta è ancora una volta paternalista e rassicurante. “Può dipendere da mille motivi. Comunque rifacciamo l’esame fra qualche mese”. Io vado in Austria, poi altrove, mi hanno detto di camminare ed o cammino, ma che fatica, insomma la situazione peggiora. Eccome, se peggiora. Ho gli arti deboli e le fascicolazioni non mi danno tregua, giorno e notte. E mentre continuo a consultare specialisti in neurologia e mi sottopongo ad altri esami come tac e risonanze 8
magnetiche ed inutili elettrocardiogrammi, ottenendo sempre le stesse benevoli risposte, io, fiutando il peggio, faccio la sola cosa che ritengo mi possa dare le risposte giuste ed aiutare davvero: esploro internet. Ho cinquantotto anni, col computer ci lavoro da quando è nato. So distinguere la spazzatura in rete dalle cose serie. Del resto, mica è difficile, basta digitare una parola e la risposta è lì, in tutta la sua drammatica evidenza. Il mio pc mi dice che ho la SLA. Io conosco la SLA da quando di SLA è morto Signorini, il nostro Capitano, (fra le altre disgrazie, ho anche quella di essere genoano, anche se ora ho il forte sospetto ch non si tratti più di una disgrazia), ho ancora
davanti agli occhi quella sera a Marassi, insomma, in un minuto mi crolla il mondo addosso. Naturalmente non mi accontento, continuo ad esplorare, invado mille siti diversi, faccio mille controverifiche, ma il risultato è sempre lo stesso. Così a giugno 2008, mentre tutti i neurologi del mondo continuano a rassicurarmi, io so perfettamente di avere la SLA. E poiché la SLA è una malattia neurologica degenerativa che non lascia scampo, ti indebolisce gradualmente i muscoli fino a farli scomparire, ti impedisce la deglutizione e poi il respiro, insomma ti rende prigioniero del tuo corpo, riducendoti ad una larva, perché di questo si tratta, e consapevole che
L’ABBRACCIO TESTIMONIANZE
non esiste medicina al mondo in grado di fermarla, almeno fino a quel momento e la stessa cosa purtroppo fino ad oggi, io che faccio ? Comincio a scrivere un altro libro. Saranno tre racconti, tutti giocati e descritti sul filo della memoria. Non c’è la mia malattia, in questi racconti, solo la voglia di scrivere, non c’è alcun intento testamentario nel titolo che viene naturale, “La Memoria”, solo il desiderio di raccontare tre storie, soprattutto di parlare d’amore, che è poi la cosa che mi riesce meglio fare. Così il libro nasce e cresce di pari passo con la malattia. A dicembre, ormai stremato dalle mie continue insistenze, anche il mio neurologo si convince che forse sì, c’è qualcosa che non va. Vengo ricoverato al San Martino, mi fanno diecimila esami e finalmente mi fanno la
diagnosi che io già conoscevo da sei mesi: probabile malattia del motoneurone, un modo forse più elegante per def inire sempre la stessa cosa: SLA. Nei mesi successivi il libro finisce, ad aprile viene pubblicato, faccio due splendide presentazioni, la prima a bordo di un bellissimo veliero ancorato alla Marina di Genova, raccolgo consensi, baci, abbracci, pacche sulle spalle, incitamenti a tenere duro, e intanto cammino con le stampelle, ho estrema debolezza agli arti e incominciano i primi problemi col respiro. E sono arrivato ad oggi. Che dire ? Ho cercato di coniugare la tragedia con un pochino di umorismo, perché è il solo modo che conosco per combattere questo nemico devastante. Cerco di
metterlo in pratica ogni giorno, scherzando sulle mie cadute, sulla mia goffaggine nel camminare con le stampelle, sulla mia impossibilità ad alzarmi da una sedia o tenere in mano un bicchiere e così via. Intanto il libro va. E va bene. Siamo già alla seconda edizione. Ho deciso che i proventi andranno all’AISLA, l’Associazione che si occupa della cura e della tutela dei diritti degli ammalati SLA e sovvenziona le ricerche. Ricerche, termine magico che sostiene e giustifica la fiducia mia e di tutti i miei sventurati compagni di viaggio. Così, la vendita del libro, che prima avrebbe soddisfatto esclusivamente la mia vanità di scrittore, ora regala una vaga speranza al mio futuro di uomo. La guerra continua. Io continuo a combattere.
Il Centro ha bisogno di voi! Attenzione ai nuovi dati bancari BASTANO 1.000 EURO ALL’ANNO PER SOSTENERE LE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E RECUPERO CHE IL CENTRO OFFRE ALLA CITTÀ DA PIÙ DI TRENT’ANNI. IL CONTRIBUTO È TOTALMENTE DEDUCIBILE. POTETE VERSARLO IN QUESTO MODO: BONIFICO BANCARIO A FAVORE “FONDAZIONE CENTRO DI SOLIDARIETÀ ONLUS” BANCA PROSSIMA SPA IBAN IT85 B033 5901 6001 0000 0007 632 CAUSALE “100 X CENT(R)O” Deducibilità per le imprese: Ai sensi art 13 Dlgs 4/12/97 n° 460 le offerte alle ONLUS sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi fino ad un importo di € 2.065,83 annui o il 2% del reddito d’impresa, come documentazione è valida la ricevuta del bonifico bancario. 9
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Maratona di spinning all’Acquario e concerto Jazz per il Centro di Ramon Fresta
N
el mese di settembre ci sono state due importanti manifestazioni a sostegno delle attività del Centro. La prima, organizzata dall’Ambasciata e dal Consolato di Colombia della regione Liguria in collaborazione con la Federazione Italiana Spinning, si è svolta sulla tolda della Nave Italia all’Acquario di Genova. Una giornata inserita nell’ambito degli eventi di “vita senza droga” (una serie di manifestazioni organizzate con il patrocinio del governo della Colombia, per dimostrare concretamente quanto il governo stesso sia contro il narcotraffico) che ha visto la partecipazione di 330 atleti (fra cui Enrico Costa Presidente del CSG). Lo spinning è una attività di fitness e quindi la sua filosof ia, che persegue la salute, è assolutamente in linea con quella del Centro. Al di la del successo della manifestazione, ci è sembrato importante la sinergia che si è 10
creata tra le tre entità coinvolte spinte da un interesse comune: il benessere della collettività. Il secondo appuntamento si è tenuto al Teatro della Gioventù. I Lions Club del Distretto 108 IA2Pegli, Genova Aeroporto Sextum, Andrea Doria, Capo S. Chiara, Ducale, EUR, i Dogi, Sampierdarena, San Lorenzo, Santa Lucia hanno organizzato JAZZ DI SOLIDARIETA’ una grande serata di musica il cui incasso è stato interamente devoluto al Centro di Solidarietà. Sul palco di via Cesarea si sono alternate la B.B. Orchestra diretta da Franco Finetti e la Blues by Chance diretta da Fabrizio Cattaneo. La prima, una Big Band composta da musicisti dell’area novese, ha proposto uno “swing” con l’uso di arrangiamenti anni ’30. La seconda è una formazione recente (ma che ha già prodotto un apprezzato CD) ha presentato brani della più genuina
Sulla tolda della nave Italia 330 atleti, foto a sinistra, hanno partecipato alla maratona di spinning annunciata dai manifesti, foto in alto, disseminati per tutta la città. La serata al Teatro della Gioventù, foto in basso, è stata un successo artistico scandito dalle magiche note del Jazz.
tradizione jazzistica e blues. La serata prevedeva anche la partecipazione di Luca Barbareschi, ma un inatteso intervento istituzionale (è Deputato) ha permesso solamente di averlo in audio da Roma.
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Va in scena a Trasta l’eterna lotta fra bene e male di Sonia I PREPARATIVI
LE PROVE
IL TITOLO
LO SPETTACOLO E GLI INTERPRETI
E
bbene si! A Trasta si fa teatro. Nato dalla passione di una delle nostre operatrici, Ornella Bergamaschi, che ci ha coinvolto in quest’avventura a noi praticamente sconosciuta. Credo che i ragazzi che hanno deciso - insieme con me - di lavorare a questo progetto abbiano avuto momenti d’intensa emozione; vedere che prendendo spunti da semplici idee, come possono essere una poesia, una fiaba o per l’appunto qualcosa che nasce dai laboratori di teatro che durante l’anno usiamo fare, si può realizzare un’intera rappresentazione teatrale mi ha sorpresa. Il teatro delle foglie di Trasta, racchiude in sé quella voglia di esprimere la forza e la determinazione che abbiamo dentro di noi.
Consideriamo adesso l’inizio della filosofia che al mattino condividiamo tutti insieme ad alta voce per cominciare la giornata, ma anche perché sia essa stessa a darci una marcia in più e ci sproni ad affrontare meglio le responsabilità che ci attendono: “Siamo qui perché non c’è alcun rifugio, dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando una persona, non confronta se stessa, negli occhi e nel cuore degli altri, scappa!” recita la nostra filosofia e va da sé che per far teatro, devi necessariamente metterti in gioco; per far questo bisogna mostrarsi agli altri avendo il timore e correndo il rischio d’esser giudicati ridicoli. All’inizio non è affatto semplice lasciarmi andare incondizionata-
mente, ma pian piano incomincio a sciogliermi e a sentir che mi riesce più facile, vinco le mie stesse inibizioni, mi sento più sicura di quel che faccio grazie al fatto di recitare una parte, proprio come se la stessi vivendo io. Il teatro mi ha certamente aiutato a conoscere quest’aspetto del mio carattere o forse è sempre esistito dentro di me, senza che io ne abbia mai avuto la consapevolezza. È certo che noi non ci siamo mai montati la testa, ma ci siamo sempre limitati a divertirci fra noi, felici di aver aperto una parentesi il giorno di “Casa aperta” per condividere coi nostri cari e tutti coloro che erano presenti, un lieto evento che - speriamo - sia rimasto impresso nel cuore di tutti. 11
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
LE FOGLIE DI TRASTA PRIME VACANZE DOPO LA COMUNITÀ Ho un amico di nome Gennaro che tempo fa, mi ha invitato a passare una vacanza da lui a Londra, dove ho vissuto per molto tempo. Parlandone col mio operatore Gianni, lui mi ha sconsigliato di andare ed io ho accettato il suo dissenso, senza remore; così ho proposto una vacanza a Calopezzati che è una località in Calabria, dove la famiglia di Gennaro trascorre l’estate ogni anno. Il mio amico Gennaro è partito da Londra - dove attualmente vive - mentre io da Genova ho raggiunto Lamezia Terme, dove finalmente dopo alcune ore di attesa, Gennaro è venuto a prendermi con la macchina. È stata per me una grande emozione poiché dovete sapere che nella mia vita, io ho viaggiato parecchio; la differenza quindi che passa tra questa e mille altre vacanze, consiste nell’essere in grado di fare qualsiasi cosa - in questo caso divertirmi - senza l’incubo delle sostanze, stando bene con me stesso, per via della consapevolezza che ho conquistato - grazie al lavoro su me stesso che ho fatto in Comunità - il diritto e il potere, non solo di fare una vacanza, ma anche di rientrare nel mondo con una marcia in più, rispetto a venti mesi fa, quando sono entrato in Comunità. Una vacanza dopo venti mesi e più e dico più perché venti sono i mesi di Comunità, ma la prigionia è cominciata molto prima. Sono riuscito a fare una vacanza in Calabria con uno dei miei migliori amici e la sua “pregnant girlfriend”. Non riesco a descrivere con le parole, l’emozione e l’appagamento per averli rivisti dopo un così lungo periodo di tempo, sapendo di farlo in pace con la mia coscienza; conoscendomi un po’ meglio di prima e avendo le idee più chiare, sul modo di rapportarmi con la vita. La vacanza di per sé è andata splendidamente, ciò che mi ha colpito di più è stato in ogni modo, la mia 12
maniera di stare in mezzo alla gente: non avevo bisogno di niente, tranne Aleks e gli amici. Si! Ho trasgredito alla regola del “Non bere” in Calabria; l’ho fatto in famiglia, mangiando a tavola. Non sono voluto stare a pensare - forse con un po’ di presunzione - e comunque non ho avuto nessun desiderio di alterarmi. Questo può significare benissimo il “Volersela ragionare”, ma in quel momento, a me non pareva affatto di pensare o preoccuparsi di quella regola che in ogni caso comprendo a pieno. Per il resto che dire, mi sono divertito e non sarei voluto tornare; la salita che porta qui in Comunità è stata più dura da affrontare di qualsiasi altra volta…. ed ero in macchina! Ora però sono quasi alla fine del programma e se tutto va bene, questa è stata la prima di una lunga serie di vacanze piacevoli e… sane! A.
“Le Foglie di Trasta” è il mensile che dà voce alla Comunità di Trasta. L’Abbraccio gli dedica quattro pagine. La scelta è motivata dal desiderio di far conoscere lo sforzo e l’impegno dei ragazzi della comunità. Gli articoli che L’Abbraccio ospita in questo numero sono stati selezionati dalla redazione de “Le Foglie di Trasta”.
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CI VEDIAMO… A PALAZZO TURSI! Poche settimane fa, due compagnie teatrali si sono incontrate a Palazzo Tursi per condividere una serata all’insegna di: Un laboratorio di teatro. Siamo sempre noi “Le Foglie di Trasta” insieme alla compagnia teatrale “Stranità” ad esserci esibiti nell’androne del palazzo del Comune, di fronte ad un vero pubblico entusiasta che ci ha applaudito, durante tutti gli esercizi di teatro; mi voglio soffermare a questo riguardo appunto per rendere un po’ più esplicito, il significato di “laboratorio di teatro” e di “esercizio” inteso come prova verbale o vocale, improvvisazione, spazio-movimento ed infine corporale. Queste sono le applicazioni di preparazione della fonetica e dei movimenti che danno modo agli attori, di concepire ed ideare le scene di uno spettacolo in base al tema o argomento, scelto appunto a questo scopo; debbo aggiungere che anche l’oggettistica - qualsiasi essa sia - ha grande rilevanza ed importanza, in quanto permette all’attore di interagire con essa ed esprimere al meglio se stesso ed il suo lavoro di interpretazione. L’esercizio verbale o vocale non è altro che un gorgheggio - prevalentemente di vocali, ma non solo - nel quale l’attore ha modo di cambiare timbro ed intensità del suono; L’improvvisazione - lo dice la parola stessa impone all’attore di lavorare sul momento e non su un copione prestabilito, nel merito di un qualsiasi soggetto. Quella sera per esempio, lavorammo su una narrazione, scritta appunto da uno di noi; Lo spazio-movimento tratta della gestualità ed articolazione dei movimenti all’in-
terno di uno spazio, quali possono essere il palco di un teatro, una stanza o l’androne d’accesso di Palazzo Tursi; Il corporale concerne le posizioni da assumere con tutto il corpo e le espressioni del viso che caratterizzano l’attore, a seconda dei sentimenti e delle sensazioni che una scena suscita in una persona, protagonista o semplice spettatore di un certo evento. La serata è cominciata con il video-clip di un antecedente spettacolo dal titolo “Luoghi, non luoghi sognati” dei nostri nuovi amici, incontrati per la prima volta in occasione di quest’evento - per noi - così singolare; in quanto questa è stata la prima volta che ci siamo esibiti, sia durante una prova di teatro sia pure in coppia con un’altra compagnia teatrale, più pratica ed esperta della nostra. Posso tuttavia affermare che se mai qualcuno di noi abbia provato imbarazzo - soprattutto all’inizio dell’esibizione - esso è completamente svanito, con il susseguirsi degli esercizi e con la partecipazione del pubblico che da noi è stato coinvolto e reso partecipe d’una pantomima, nella quale sono stati utilizzati per l’occasione - molti berretti ed un telone. Io - fino alla mia entrata qui in Comunità - mi ero sempre limitato ad andare a teatro ed assistere agli spettacoli che in ogni modo suscitavano in me un grande fascino, accendendo e stimolando entro me, una miriade d’emozioni e sensazioni; vivendo - anche se dall’esterno - le vicende messe in scena dai teatranti, quasi come una sorta di viaggio onirico che sempre ha lasciato un’impronta nel mio animo di sognatore. R.
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GLI ATTORI DELL’ULTIMO MINUTO Avrei dovuto partecipare allo spettacolo comunque; dovevo solamente cantare. All’inizio si trattava di sole cinque canzoni, poi - due giorni prima dello spettacolo - soltanto una. Questo però, poco importa…. finché si tratta di cantare, nessun problema! Il giorno prima della rappresentazione teatrale - appena uscita dal lavoro - la prima cosa che mi è stata detta è che all’improvviso, due persone si erano defilate e in quel momento, posso affermare d’essermela sentita abbastanza addosso…. Sapevo che non appena fosse tornata Ornella, lo avrebbe chiesto a me e così è stato. Come fai a dirle di no, dopo tutto il mazzo che si è fatta per tirare su tutto lo spettacolo? Non lo fai, dici di sì e basta! Il mio problema vedete è un altro; a differenza degli altri ragazzi, io non ho paura del pubblico perché ne ho affrontati di ben più vasti, anzi mi piace vedere le persone che si emozionano ad ascoltarmi e ovviamente più ce n’è meglio é. Il casino per me è ballare; io so d’esser brava, poiché ho fatto danza per un sacco d’anni, spaziando in tutti i generi di ballo, ma adesso come adesso, più che una ballerina di “Amici” sembro l’ippopotamo col tutù di “Fantasia”, diciamo solo che un po’ di grazia l’ho persa anche se alla fine son felice di me stessa e aggiungo che se veramente voglio diventare famosa, devo imparare ad affrontare ogni forma di spettacolo e quindi anche questa condizione, ballando davanti alla gente e vada al diavolo l’ippopotama a cui assomiglio, pure se con quel costume addosso sembravo un sacco pieno di rumenta…. ma adesso basta piagnucolare! Alla fine ho chiuso lo spettacolo in bellezza, cantando e facendo ballare la gente e poi indossavo quel cappellino esagerato che faceva dimenticare il…. Sacco di prima! Sono stata molto contenta d’avere partecipato ed è stato anche divertente e poi chissà che mai, un giorno, potrete dire: Io l’ho vista prima che diventasse famosa…. vestita da sacco della spazzatura! P. 14
Io sono M. e voglio dirvi che l’ingresso all’ultimo minuto nel cast di degli attori dello spettacolo è stato per me - veramente pesante. All’inizio ho detto di no perché a nessun costo, volevo entrarci! Ho problemi alla schiena e soprattutto perché mi pareva impossibile imparare - in ventiquattro ore - a recitare e ballare in uno spettacolo teatrale: Avevo paura di fare un figuraccia, davanti a tante persone fra le quali c’erano anche i miei genitori! Invece sono riuscito ad apprendere più o meno tutto, anche se ciò mi ha creato un po’ di ansia e benché mi vergognassi un tantino sono andato avanti lo stesso; sembravo di legno ed ero tesissimo prima di iniziare lo spettacolo, ma alla fine ci siamo fatti forza e tutti, insieme ad Ornella siamo partiti ed abbiamo dato inizio alle danze. Posso affermare che é andato tutto abbastanza bene ed inoltre, mi sono divertito parecchio! In sincerità però, vi dirò che non ho osato guardare il pubblico neanche una volta per non rischiare di andare in soggezione. Il pubblico - da parte sua - è stato molto caloroso e ci ha applaudito e riempito di complimenti, soprattutto a me che sono uno dei due personaggi, entrati all’ultimo minuto nello spettacolo. Tutto sommato sono rimasto molto contento d’aver fatto questo passo e…. non si sa mai, potrei anche rifarlo. M.
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UNA GRADITA OSPITE IN COMUNITÀ Nella prima settimana di luglio abbiamo avuto una gradita ospite in Ct, venuta dall’associazione “La ricerca” di Piacenza. Lei si chiama Silvia P. ed è una psicologa che ha svolto un lavoro qui da noi - per il quale ha effettuato uno specifico corso di addestramento - basandosi su dei test eseguiti sugli utenti della nostra Comunità. A dir suo, si tratta di uno studio su eventuali disturbi psichici i quali sono direttamente correlati all’uso di sostanze stupefacenti; questa ricerca ha per obbiettivo il miglioramento della realtà terapeutico-assistenziale, il tutto grazie ad una raccolta di dati fra le varie Comunità terapeutiche presenti sul territorio. Il consenso - dato dalla maggior parte dei miei compagni di Comunità - è stato da noi concesso dopo la lettura di un esauriente documento nel quale sono stati precisati alcuni termini molto importanti sotto il punto di vista della privacy, del nostro diritto ad entrare in possesso dei risultati ottenuti ed infine avendo l’opzione di poter ritirare la nostra disponibilità anche all’ultimo momento, nel caso una persona avesse cambiato idea a riguardo. La seduta è stata divisa sostanzialmente in tre parti, ossia tre test di cui due eseguiti in forma di colloquio diretto con Silvia la quale - parlo per mia esperienza mi ha posto delle domande di carattere personale, dopodiché ho ricevuto un questionario da compilare che in seguito ho confrontato con lei. Erano di per sé semplici domande che - almeno credo - le hanno permesso di farsi un’idea più o meno precisa della mia personalità. Il test che più mi ha colpito ed incuriosito è stato certamente il terzo. Parlo del questionario con circa cento domande, dove ho dovuto rispondere semplicemente con un si o con un no; a differenza dei primi due, esso è andato più a fondo con domande a volte ripetute, anche se poste - a mio avviso - in maniera differente: credo che in questo modo si accerti il
grado di sincerità delle persone e quindi la veridicità delle risposte date. Certe domande mi hanno toccato molto, in quanto esse hanno scavato nel mio passato fino a farmi regredire al periodo in cui avevo quindici anni o forse meno e con ciò sono stato costretto a ricordare cose sia sgradevoli sia piacevoli. Quello che poi è venuto fuori da questo suo lavoro è comunque un’idea generale che lei si è fatta di tutti noi ed anche se tutto questo rimane strettamente confidenziale, io posso dirvi - per quel che concerne la mia persona - quello che lei mi ha detto: io sono un ragazzo con una visione un po’ pessimistica della vita. Posso affermare che sto seguendo i consigli che Silvia mi ha dato, perché mi sto convincendo del fatto che su questa terra, noi possiamo tutti mettere radici e crescere. A.
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