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Ceis Genova L'abbraccio n°50

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L’ABBRACCIO

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Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

e n o u B ste e F

16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 50 • 4° Trimestre 2007 - N. 4 del 2007 Prezzo 1, 00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 tariffa R.O.C. Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova


L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale

Fassolo

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Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 In questa sede sono offerti i servizi: Accoglienze notturne per tossicodipendenti “Casabella” e “Odissea”, accoglienza per minori stranieri “Il Sestante”, Prevenzione, Inserimento disabili, Direzione e uffici.

Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids, “Castore e Polluce”, Auto Aiuto. Tel. 010.7404474

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello La copertina è di Lele Luzzati Disegni Luzzati, Piccardo e Reginaldo Foto Giuliano Ortolani, Giorgio Raffo, I Ragazzi di Trasta Hanno collaborato Elena B. Croce, Edoardo Garrone Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

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La nostra filosofia

• BOLZANO • BELLUNO

Periodico associato USPI

iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.

S

• TRENTO • VARESE

VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • VERCELLI • PARMA • MANTOVA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA

• AOSTA

Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.

• GENOVA

• SANREMO

• LA SPEZIA • PISTOIA • PRATO • FIRENZE

Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.

• AREZZO • JESI

Chi siamo Dove siamo

• MUCCIA • SPOLETO

Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.

• ALBA ADRIATICA • PESCARA • VITERBO • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

• ROMA • ANZIO • FORMIA • CASERTA

• BARI • AVELLINO

• GRAVINA

Enrico Costa Presidente • CAGLIARI

Paolo Merello Direttore Generale E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org

• COSENZA

• CATANZARO

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Egidio Smacchia

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• MESSINA • REGGIO CALABRIA

• CATANIA

Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.


L’ABBRACCIO L’EDITORIALE

Siamo pronti per un anno carico di impegni! di Enrico Costa*

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arrivato il S. Natale e inizia un nuovo anno! Quest’anno lo celebreremo e festeggeremo con il ns. Cardinale S. E. Angelo Bagnasco, tutti i ns. ragazzi, gli operatori, i volontari e tanti amici: un altro momento significativo lungo il cammino del nostro Centro. Un cammino che quest’anno abbiamo percorso con una certa fatica, ma con passi sicuri, lungo la rotta tracciata da Bianca; e possiamo ora fare qualche primo bilancio e riscontrare che siamo riusciti a seguire qualche ragazzo in più, che abbiamo consolidato la professionalità terapeutica e sanitaria del nostro intervento e che siamo pronti a accogliere quanti soffrono i vari disagi delle tossicodipendenza, incluso HIV e danni psichiatrici, anche di età molto giovane. Siamo pronti per un anno nuovo carico di impegni, con la ferma intenzione di muoverci secondo alcune linee guida che riteniamo importanti sia per il Centro sia per la realtà che ci circonda: - sollecitare la coscienza sociale sull’importanza di reagire al fenomeno droga, con la consapevolezza che il fenomeno può essere arginato e - con adeguati strumenti - anche superato! - percorrere una strategia che ha i suoi punti fondamentali nella prevenzione, nel processo riabilitativo e nel reinserimento sociale e lavorativo; il tutto tenendo come riferimento la centralità della persona, la sua vera identità, suoi eventuali disagi e tutte le sue potenzialità.

In linea con la nostra trentennale esperienza, ci siamo posti anche alcuni obiettivi da realizzare per offrire risposte a bisogni emergenti, in particolare nel 2008 vogliamo attivare alcuni nuovi interventi: - un nuovo programma specifico per persone che fanno uso di cocaina e/o sostanze con simili effetti; un programma che includerebbe disintossicazione e intervento terapeutico finalizzato alla cessazione dell’abuso di cocaina, concentrando l’intervento nelle fasce orarie serali e/o nei week-end consentendo così, laddove possibile, il mantenimento della propria attività lavorativa. - un nuovo programma per ragazzi minori affetti da problemi psichiatrici, non tossicodipendenti (in pratica sarebbe una piccola comunità psichiatrica per minori) in collaborazione con il dipartimento di Salute Mentale della ASL 3 genovese; esperienza unica in Liguria di collaborazione tra pubblico e privato rispetto allo scenario delle strutture residenziali e diretto coinvolgimento del servizio pubblico. - in linea con quanto espresso dai Ministri Turco e Ferrero, intendiamo sviluppare anche un nuovo progetto per l’ intervento in aziende ove operano persone che svolgono mansioni che comportano rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi; questo intervento verrebbe coordinato con le aziende, i sindacati, i Sert e gli altri Enti preposti. - e chissà quali altre iniziative

metteremo in pista nei prossimi mesi ! Del presente ci piace segnalare l’impegno di alcune Fondazioni e Società private che -bilanciando le sempre più magre risorse messe a disposizione dal Pubblico - ci consentono di sostenere i nostri programmi nella prevenzione; i nostri interventi nelle scuole - con gli insegnanti, gli alunni e le famiglie - per intervenire nella fase più precoce del disagio e del consumo di sostanze. Ci piace segnalare anche che l’appello per nuovi volontari è stato raccolto da qualche giovane, addirittura dai tifosi del Genoa e da tante persone armate di buona volontà. I nostri ragazzi sono proprio contenti di essere aiutati, magari anche un po’ “coccolati”, nella fatica quotidiana del programma terapeutico. Un ultimo appello lo vogliamo lanciare al mondo del lavoro, alle aziende, alle associazioni di categoria dei datori di lavoro e alle istituzioni preposte aff inché si affianchino a noi e ci sostengano nell’impegno al reinserimento lavorativo, con corsi professionalizzanti, con stage lavorativi e con maggiori opportunità di inserimento per i nostri ragazzi che tanto si impegnano per riprendere l’esistenza nelle proprie mani. A tutti voi che ci seguite un abbraccio forte forte, un grazie enorme per il vostro sostegno e i più cari auguri per un buon Natale e un felice anno nuovo. *Presidente Centro di Solidarietà di Genova 3


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Scena e “scene” delle tossicodipendenze e psicodramma analitico

Dipendenze più o meno inevitabili o patologiche e assoluta mitica indipendenza

di Elena B. Croce*

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on mi occuperò qui direttamente di clinica, ma voglio richiamare all’attenzione di chi legge alcune considerazioni sui più vistosi mutamenti verificatisi sulla scena delle tossicodipendenze negli ultimi sessant’anni, limitandomi a sintetizzare rapidamente alcuni dei testi più recenti e più significativi di autori che si sono occupati di questi problemi. È evidente, infatti, che, se vogliamo impostare programmi di intervento relativi alla cura di chi assume droghe, non possiamo prescindere da un’attenta riflessione sugli stili di vita ed i modelli culturali che li condizionano e li impongono, dato che questi non possono non influire sulla valutazione dei trattamenti che via via riteniamo utili e che siamo in

grado di offrire. Si tratta ovviamente di un impegno molto complesso che richiede ampi studi, incontri, confronti tra le diverse scuole e le diverse esperienze, evitando non solo ogni forma di “fondamentalismo”, ma anche adottando ogni prudenza e senso di responsabilità nei confronti di qualsiasi scelta ed innovazione. Qui posso solo tratteggiare il problema nelle sue linee più generali, contentandomi di alludere solo ad alcuni aspetti fondamentali dello psicodramma analitico che indicano, a parer mio, dopo quarant’anni di esperienza clinica, come possa essere considerato particolarmente interessante nel trattamento di alcuni casi di tossicodipendenza.

e ci si impegna a negare ogni forma reale di dipendenza dall’esistenza dell’Altro e degli altri e dai loro condizionamenti, si tende fatalmente a diventare dipendenti da una sostanza o da comportamenti e riti o da situazioni che possono confermare, magari a caro prezzo, l’illusione di una perfetta coincidenza tra l’Io ed un Io Ideale più o meno capace di schiacciare l’Ideale dell’Io. E questo ci induce a pensare che un’assoluta, anche se mitica, indipendenza, nella condizione umana, costituirebbe il massimo della patologia. I problemi della separazione e del distacco rappresentano un punto cruciale nell’esperienza del nostro rapporto con gli altri e, come è logico, sono spesso causa dell’alternarsi di condizioni di intensa preoccupazione e di tendenze a comportamenti regressivi, in quan-

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to, specie nella prima infanzia, separazione e distacco costituiscono la minaccia principale per il funzionamento dell’Io, promuovendo fantasmi di svuotamento e frammentazione che obbligano ad una intensificazione delle difese. Infatti, il ritiro dell’individuo in una matrice di sensazioni interamente o quasi autogenerate, che sostituisca più o meno illusoriamente la matrice interpersonale esterna e quel livello di sensazioni interne stimolato inevitabilmente da questa realtà interpersonale, rischia di dar luogo ad una condizione “autistica”, nell’ambito della quale la dimensione soggettiva di ciascuno si annienta progressivamente. Nel corso della prima infanzia, in cui si verificano esclusivamente o prevalentemente esperienze preverbali, attraverso l’uso di oggetti “autistici”, il bambino cerca di tamponare la separazione e recuperare le perdute sensazioni di conforto, ma quando questi oggetti def initi “autistici” diventano esclusivi e patologici non riescono più ad evolvere come oggetti transizionali. Come è stato detto più volte, i rapporti con gli oggetti “autistici” si percepiscono come perfetti perché rimangono al di fuori dell’imprevedibilità che è inevitabile nei rapporti umani, ma danno luogo ad un progressivo impoverimento se tendono ad occupare più o meno esclusivamente la scena psichica. E ciò anche se è innegabile che alcuni momenti di distacco dall’insieme degli abituali ruoli sociali e dalle loro esigenze, possono rappresentare per ciascun soggetto una pausa necessaria ed un rifugio sicuro al servizio dell’Io e della creatività. E tuttavia, come si è accennato, il protrarsi eccessivo di queste soluzioni nar-

cisizzanti, nell’esigere o promettere un contatto illimitato e senza imprevisti con l’oggetto primario, non permette che si crei, proprio a partire dalle prime assenze dell’oggetto, una forma di oggetto transizionale e, quindi, una rappresentazione interna dell’oggetto stesso e di fronte a situazioni frustranti non sarà possibile utilizzare questa rappresentazione usufruendo della sua funzione calmante. In altre parole, non è possibile, se non si passa attraverso l’esperienza transizionale, la formazione di immagini interne capaci di funzionare da regolatori psichici nelle situazioni di tensione. Ma, oltre ad interferire con la creazione di un oggetto transizionale, l’uso esclusivo o quasi esclusivo di questi “oggetti-sensazione”, ostacola l’accesso al regime simbolico e quindi alle relazioni umane condizionate appunto dal linguaggio verbale o meno e dalla cultura.

Quanto ai così detti “rifugi della mente”, possiamo riconoscere che si tratta di zone psichiche più o meno delimitate che consentono una modalità di comportamento alla quale si può ricorrere soprattutto quando il “Se” rischia di essere annientato da emozioni non simbolizzabilì, in quanto non si possono riconoscere, nominare e, magari, comunicare. In altre parole, in questi casi, il “Se” tende a dissociarsi e ad uscire dalla realtà ordinaria per mezzo di sensazioni piacevoli (magari in senso masochistico) alternative, ed anche se questi “rifugi della mente” possono, come si è detto, costituire una difesa adattativa o addirittura una pausa necessaria alla creatività, se limitati e temporanei, diventano pericolosi se ricorsivi e troppo prolungati. È molto diverso, infatti, potersi staccare con relativa facilità da un provvisorio “rifugio della mente”,

Anche “recitare” nello psicodramma è utile per uscire dalla tossicodipendenza

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capace di sospendere momentaneamente tutti, o quasi, gli stimoli e le risposte richiesti dalla condizione relazionale quale si costituisce ordinariamente nell’ambito sociale, rispetto all’essere, invece, obbligati a mantenere esclusivamente o quasi relazioni autistiche ed illusoriamente perfette con se stessi o con le proprie immagini interne: sono lo scambio e la possibilità di arricchimento che si verificano unicamente nelle relazioni con gli altri ad essere interrotti nel secondo caso. Ma il riconoscimento e la regolamentazione delle emozioni, così come una loro efficace elaborazione, incontrano ostacoli a volte quasi insormontabili, tanto si presentano difficili da affrontare e superare anche quando si prenda in considerazione la possibilità di ipotizzare concretamente un progetto abbastanza realistico. Ed in conseguenza è evidente che questa difficoltà di accesso al simbolico ed alla possibilità di identificare e nominare i propri sentimenti comunicandoli, compromette il ricorso ad altre persone come fonte di sostegno e di conforto. È ovvio che l’auspicata facilitazione nella regolazione degli affetti, come la possibilità di accesso alla comunicazione, si instaurano a partire dalle prime relazioni significative con le figure di riferimento agli inizi della vita. E sono queste relazioni, appunto, che aprono la strada alla possibilità di utilizzare via via altri oggetti e di riconoscere agli altri che si incontreranno in seguito la possibilità di funzionare a loro volta come fonte di rassicurazione e di collaborazione alle scelte che ci si impongono, sostenendoci nell’affrontare le conseguenze che queste scelte stesse implicano. 6

Gli anni sessanta e settanta

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egli anni sessanta e settanta diversi fattori storici e culturali hanno facilitato, soprattutto negli Stati Uniti, un particolare stile di vita che promuoveva in alcuni gruppi di giovani e di intellettuali una sorta di evasione più o meno collettiva dalla realtà, soprattutto attraverso l’uso di marijuana, allucinogeni, sostanze psichedeliche, anfetamine. Alla radice di un tale atteggiamento premeva soprattutto l’urgenza di allargare i conf ini della propria esperienza personale, di “uscire insomma dalla propria pelle” e dal “tempo degli orologi” attraverso un’espansione, ipotizzata come illimitata, delle proprie sensazioni abituali che venivano così esaltate ed ingigantite in maniera quasi magica. In questo modo il mondo della droga, svuotato di ogni riferimento etico e religioso e di ogni significato cognitivo prestabilito, nell’illusione di sbarazzarsi di ogni legame con l’Altro e con gli altri, sradicava il soggetto dalla comunità sociale e dalla sua cultura. D’altra parte, è stato detto, e forse non del tutto a torto, che queste scelte esprimevano una profonda sete di conoscenza e di apertura della propria esperienza anche a rischio di catastrofi esistenziali senza rimedio. La fantasia, generalmente schiacciata da una cultura dominante sterilmente logistica, si prendeva in questo modo una terribile rivincita in quegli anni, imponendosi con irruzioni di fatto irresponsabili nel teatro della storia e della civiltà ed esprimendo così un rif iuto dell’alienazione passiva nelle convenzioni sociali, così come un rifiuto delle ipocrisie e delle ingiustizie del mondo. Ma l’uomo, animale simbolico, come diceva E. Cassirer, non può

sottrarsi impunemente al suo destino significativo. Ogni tentativo di manipolazione del simbolico ci pone di fronte al rischio di sconvolgimenti drammatici ed imperscrutabili. Lo abbiamo constatato più di una volta considerando lo sconvolgimento preliminare del linguaggio verbale o visivo corrente da parte dei grandi artisti che ne hanno creato uno nuovo attraverso i loro capolavori, anche se l’impegno e la disciplina drastica nell’analisi della materia (visiva, auditiva, verbale ecc.) e delle possibilità della materia stessa, che caratterizzano il lavoro di preparazione e di creazione da parte del grande artista lo salvano, in genere, dalla perdita più o meno definitiva della possibilità di accesso al simbolico nella dimensione della corrente comunicazione umana. Chi si accosta alle grandi opere d’arte, che impongono un linguaggio diverso da quello ordinario, senza preparazione rischia di non recepire nulla del messaggio espresso nel linguaggio inedito o può rimanere sconvolto in maniera più o meno grave e durevole. Ora anche il viaggio di chi si “butta” in un’altra dimensione attraverso l’acido od altre sostanze allucinogene, non può contare su alcuna difesa e, in alcuni casi, si deve constatare che il soggetto si è infilato in una via senza ritorno, come si vede nel bel libro “Alice, i giorni della droga”. Gli anni ottanta e novanta

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egli anni ottanta e novanta la scena della tossicomania cambia. In questi anni il piacere che si cava in genere dall’assunzione di una qualche sostanza (per lo più eroina od oppiacei) consiste soprattutto nella ricerca di uno


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stato di trance autoindotto, un “rifugio della mente”, appunto, in cui sì tende a costruirsi una realtà psicosensoriale differente da quella sperimentata ordinariamente nel quotidiano sociale: mediante l’assunzione di eroina ed oppiacei si aveva l’impressione che i problemi sparissero e, nello stesso tempo, si rinunciava all’uso del pensiero e della riflessività a favore di scariche emozionali senza “colore” e prive di qualifiche definite, quasi sempre iterative con modalità sempre più compulsive. Ma sembra def initivamente messa da parte, almeno per la maggioranza dei soggetti, la ricerca di un viaggio avventuroso in una realtà ignota meravigliosa ed incontrollabile che liberi temporaneamente dalla piattezza e dai limiti della realtà ordinaria, aprendo uno sconfinato orizzonte. In questi anni la funzione della

sostanza sembra invece prevalentemente una funzione anestetizzante. I “rifugi della mente” attualmente più ricercati, sono luoghi mentali anodini, ma anche comportamenti ripetitivi, riti, abitudini, in cui ci si ritira quando si vuole sfuggire a questa realtà percepita come insopportabile, perché conflittuata e comunque angosciosa, ma non sembra che vi sia alcuna alternativa magica ed incandescente da raggiungere. L’ultimo decennio

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embra che in questi ultimi dieci anni la scena della tossicodipendenza sia ancora cambiata, almeno nei suoi aspetti socio-culturali più evidenti, in quanto sembra sempre più caratterizzata da una sorta di policonsumo con la prevalenza dell’uso di “cocaine”. Claudio Renzetti ci ha spiegato,

nel corso dell’incontro organizzato dal Centro di Solidarietà il 28 ottobre 2005 a Genova, che è giusto e pratico parlare, in questo caso, di “cocaine” al plurale e tra virgolette, in quanto il mercato ci pone oggi di fronte ad un’offerta, finora inedita, di un’enorme quantità di sostanze che, variamente mescolate nelle diverse occasioni di assunzione, mimano, in genere, gli effetti eccitanti e stimolanti della cocaina. Inoltre, osserva Renzetti, le “cocaine” vengono apprezzate in momenti ed in contesti diversi: come sostanze diurne che aumentano le prestazioni, come sostanze notturne che sciolgono dalle inibizioni al piacere (soprattutto nel tempo libero), ma anche come droghe “transtemporali” che hanno una funzione compensativa nei momenti di ansia, timore e depressione. In questi ambiti si possono osser-

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vare almeno due condotte prevalenti: l’autoregolazione, che è una forma di più o meno relativo autocontrollo da parte dei consumatori esperti, (quello che il Renzetti chiama anche uso performativo, che tende ad equilibrare ed a compensare gli effetti delle diverse sostanze) e d’altra parte, invece, l’occasionalità, che consiste in un consumo disordinato e non programmato senza nessun residuo di senso di responsabilità. I problemi legati a queste modalità di fruizione delle “cocaine” sono soprattutto: rischi molto concreti per la salute f isica, l’emergere sempre più frequente di disturbi mentali latenti, la maggior tendenza a delinquere, la bassa disponibilità ad impegnarsi nei trattamenti e, naturalmente, relazioni estremamente diff icili tra terapeuti e pazienti. Questi problemi hanno incrementato e, in un certo senso, esasperato, nel corso del decennio, l’insistenza sul tema della “doppia diagnosi”. Si tratta certamente di un tema ricco di interessi e di rilevanza, ma anche di questo non posso trattare qui per evidenti limiti di spazio. Perché questo genere di policonsumo sembra diventato lo stile dominante in questi ultimi anni? Difficile dare una risposta almeno relativamente esauriente. Sarà necessario lavorare e discutere molto. Ovviamente questo più recente mutamento di scena delle tossicodipendenze si aggancia ad un progressivo esaltarsi ed esasperarsi dei valori che caratterizzano lo stile di vita di una società di mercato: concorrenza e competitività senza limiti come, senza limiti, pare debbano essere i consumi che sembrano, tra l’altro, dover possedere la capacità di esaltare la per8

sonalità del consumatore. I disturbi dell’umore (ansia e depressione) ed i disturbi della personalità (rifiuto della propria incerta identità) che sembrano alla base del consumo delle sostanze in uso prevalente oggi, tendono a combattere la consapevolezza di un sé mancante e della divisione di un soggetto che tenta di spingersi con più “efficienza” possibile verso mete promosse dalla realtà sociale vigente, mete che tuttavia sembrano allontanarsi sempre di più. Se non si vuoi finire dalla parte dei perdenti e se si vuole stare al passo con le “macchine” sempre più sofisticate che la tecnica mette oggi continuamente a nostra disposizione, si deve essere disposti ad integrare la propria dotazione umana di nuove capacità, a costo di correre qualsiasi rischio, anche quello più definitivo di perdere la vita. Ma certamente ci sono altri aspetti del fenomeno che vanno studiati. Qualche considerazione sulle risorse dello psicodramma analitico nel trattamento delle tossicodipendenze

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uindi riassumendo in maniera molto grossolana, ma non priva di concretezza e di senso, si può dire che nei decenni precedenti l’inizio del III millennio, l’uso di sostanze era finalizzato soprattutto a sfuggire dalla realtà sociale e culturale e dai suoi condizionamenti, o per approdare ad un’altra realtà “magica”, o per anestetizzarsi, scegliendo, quindi, un atteggiamento sostanzialmente di fuga che si colora in qualche caso di resistenza più o meno rivoluzionaria. Nel corso di quest’ultimo decennio, invece, rispetto a questa stessa realtà, paradossalmente sembra sempre più diffondersi un atteg-

giamento di potenziamento degli strumenti più adatti ad affrontarla “fecondandola”, adeguandovisi con entusiasmo e, quindi, da un certo punto di vista, attualmente attraverso le sostanze si ricerca quasi sempre nell’“efficienza” una sorta di adattamento alla ennesima potenza, che sostituisce il precedente atteggiamento di rivolta (più o meno gratuita ed illusoria). Attraverso l’uso dell’eroina e degli oppiacei si cercava e si cerca ancora, ma meno di frequente, di raggiungere uno stato in cui tutto sembra ovattato come se non mancasse niente e pertanto un progetto non è possibile. Ma anche l’efficienza che si ottiene attraverso l’uso delle “cocaine” non da luogo ad un progetto vero e proprio inteso in senso umano, in quanto tende ad instaurare più o meno illusoriamente una specie di efficienza garantita a priori che non entra in dialettica con “l’altro da se”, sia che si tratti dell’Altro o degli altri o degli eventi che tutti ci condizionano inevitabilmente. Infatti, attraverso l’uso delle “cocaine”, l’individuo tende a trasformarsi in un robot privo di qualsiasi curiosità od interesse per quell’avventura che può essere la vita. Pertanto, non può stupire eccessivamente il fatto che, in generale, negli abituali assuntori di sostanze, sia quelli del più recente passato che quelli di oggi, la funzione onirica e la capacità immaginativa siano quasi sempre molto compromesse e non permettano di modulare l’ansia ed i sentimenti negativi ricorrendo a sogni od a fantasie svincolati dalla necessità di subire passivamente la realtà, sospendendo temporaneamente, quando sia possibile od auspicabile, l’incontro o lo scontro con gli altri o con gli eventi esterni e si


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proceda, invece, senza analizzarla, questa realtà, e senza cogliere le eventuali ipotesi alternative. E questo fa si che il senso di necessità che si presenta e si impone al soggetto divenga sempre più dittatoriale e fondamentalista. Questa è una delle ragioni che spiegano l’utilità del gioco, come è concepito nel setting dello psicodramma analitico, nel trattamento di diversi casi di tossicomania. Infatti, nel corso di questa “modalità” di gioco si riacquista la capacità di compiere mentalmente nello spazio virtuale delle nostre rappresentazioni le diverse azioni invece di agire immediatamente nella realtà esterna. La dimensione immaginale nelle sue potenzialità di rappresentazione, capace di analizzare il passato e di ipotizzare il futuro, è strettamente connessa al momento progettuale dando un almeno provvisorio ordine al caos di possibilità fluide ed infinite e superando la necessità di eventi determinati. E questo consente all’individuo di scegliere responsabilmente, di correggere, di stimolare il dato reale con il quale evidentemente prima o poi deve fare i conti. In questo modo il gioco nel setting di psicodramma analitico permette di stimolare l’apertura di uno spazio interno al soggetto in cui contenere le emozioni forti per non tradurle immediatamente in azione. D’altra parte, il movimento dei transfert verticali e laterali nel gruppo attraverso la proposta di ruoli diversi ed a volte inaspettati riesce, pian piano, nella maggior parte dei casi, ad esorcizzare la paura della realtà sociale esterna ed a stimolare l’interesse per il mondo umano in cui gli altri come noi si trovano a vivere.

Inoltre, come osserva giustamente G. Gasca, lo psicodramma permette all’individuo, attraverso il gioco, di staccarsi, in un certo senso, dalla persona che è stata nel momento della realtà a cui il gioco si riferisce e questo gli permette di non fare tutt’uno con la vicenda vissuta e con il ruolo interpretato nell’ambito di questa, acquisendo una consapevolezza più aperta e nello stesso tempo più “precisa” delle proprie responsabilità. Questa osservazione di G. Gasca mi richiama alla mente, per contrasto, una affermazione di Franzen, citato da Renzetti (sempre a Genova): le droghe sono “sexy” perché offrono al soggetto la possibilità di diventare automaticamente un altro e, quindi, di ampliare la sua soggettività aumentando illusoriamente le sue capacità percettive, emozionali, cognitive. Ma la confusione e l’equivoco tra funzione della droga e funzione del gioco in psicodramma si superano immediatamente se si pone attenzione al termine “automaticamente” utilizzato da Franzen e si

riflette un momento sul termine “gioco” come è usato in psicodramma analitico. Infatti, in questo caso, il gioco attraverso il quale il soggetto si stacca da se stesso e si dispone ad assumere per il momento l’identità di un altro non è per niente automatico, né gratuito; in questa esperienza il gioco è scelto e seguito dall’animatore, nella prospettiva psicoanalitica, secondo regole ben precise e condivise, ed è poi problematizzato ed (elaborato dagli altri partecipanti, il cui discorso è punteggiato dagli interventi del terapeuta, discorso che non è minimamente finalizzato a sedurre in modo più o meno sexy (anzi!!!), né a garantire in alcun modo qualsiasi illusione. Il gioco, in questo caso, è una struttura attiva e trasformativa che fa passare le immagini ed il reale delle sensazioni e delle emozioni attraverso il regime simbolico, nel quale inevitabilmente il soggetto deve fare i conti con la propria castrazione. *Psicoterapeuta e volontaria del Centro di Solidarietà di Genova

L’incapacità di comunicare con le altre persone è una delle maggiori cause della fuga nelle droghe 9


L’ABBRACCIO

Il Centro ha bisogno anche di te! Ecco come puoi aiutarci

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a anni abbiamo diversificato il nostro servizio per rispondere alle esigenze nuove del territorio: ci occupiamo di persone con AIDS, di altre che hanno una patologia psichiatrica unita all’uso di sostanze, abbiamo due accoglienze notturne per tossicodipendenti senza fissa dimora gestite in stretta collaborazione con la ASL ed il Comune, abbiamo aperto un centro diurno per adolescenti per combattere situazioni di disagio giovanile. Continuiamo a portare avanti il nostro progetto riabilitativo basato sul “Progetto Uomo” che- ad oggi- ha permesso a più di 800 giovani di reinserirsi a pieno titolo nella società. Nel 2003, inoltre, è nata la “Fondazione Centro di Solidarietà ONLUS” per dare un sostegno sia

in termini valoriali, sia per sostenerlo economicamente attraverso la raccolta fondi, lasciti e donazioni. Per proseguire nella nostra opera abbiamo bisogno di aiuto, di persone che prestino opera di volontariato ma anche di aiuti economici. Chi volesse donarci un po’ del proprio tempo può telefonare allo 010 254601 e chiedere del settore volontari per informazioni e un primo appuntamento. Per chi volesse aiutarci economicamente esistono diverse possibilità: si può diventare “Amici del Centro” con un versamento minimo annuo di 30 euro sul C.C.P. N° 22030167, riceverete la rivista L’Abbraccio che vi aggiornerà sulle attività del Centro. Le aziende possono partecipare al progetto “cento x il cent(r)o”, sce-

Buon Natale e Felice 2008

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gliendo così di investire nel sociale per aiutarci nella nostra attività di miglioramento della qualità della vita del nostro territorio. Il Centro pubblicizzerà il loro aiuto attraverso la pubblicazione sul sito web e saranno presenti alle manifestazioni organizzate dal Centro con presenza di autorità. Le aziende potranno pubblicizzare tale adesione nei modi che riterranno più opportuni. Si richiede un contributo continuativo di almeno 1000 euro annui interamente deducibili. Per questa iniziativa si può utilizzare il C.C.B. N° 60830 Banca Intesa - S.Paolo sede di Genova ABI 1025 CAB 1400 CIN W intestato alla “Fondazione Centro di Solidarietà ONLUS”. Si può anche destinare il 5 per mille dell’IRPEF al Centro. Non costa nulla: perché si tratta di una percentuale dell’IRPEF che altrimenti andrebbe allo Stato. È suff iciente indicare il nostro codice f iscale 95080550106 e apporre la propria firma.

e gli Amici del Centro di Solidarietà di Genova


L’ABBRACCIO CENTO PER CENTRO

Grazie per averci accompagnato tutto l’anno Restate con noi anche nel 2008 IL CENTRO HA BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO. BASTANO 1.000 EURO ALL’ANNO PER SOSTENERE LE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E RECUPERO CHE IL CENTRO OFFRE ALLA CITTÀ DA PIÙ DI TRENT’ANNI. I nostri preziosi compagni di viaggio: AGENZIE CAUVIN - AGI S.R.L. - ANSALDO ARC AZIENDE RIUNITE CAFFÈ - ASS. SPEDIZIONIERI AZIENDE CHIMICHE ANGELINI - BOERO COLORI CALVINI AGENZIE - CAMISASCA - CANEPA & CAMPI CASA DI CURA VILLA MONTALLEGRO - COLONNELLI SOCIETÀ COM.INT - COSTA CROCIERE - COSTA EDUTAIMENT COSTA ENRICO FILIPPO - FINAL - ERG - GASTALDI GIOVANNI GRIMALDI - CAMBIASO E RISSO GRUPPO VIZIANO - ISCOTRANS - MADI VENTURA NAVIGAZIONE FINEMME - VICO DRITTO PORTOFINO RIMORCHIATORI RIUNITI - SAAR DEPOSITI PORTUALI SAIF COMBUSTIBILI - SANTA MARINA S.R.L. SOLARI BELGRANO CARLA - SPIGA NORD STRADE BLU STUDIO BUFFONI STUDIO LEG. LAVATELLI - STUDIO OTTONELLO TOTALPRINT - TRA METAL - WORDS Un grazie anche a GENOA CFC, SAMPDORIA e UN CUORE GRANDE COSÌ, per ingressi partite calcio.

IL CONTRIBUTO È TOTALMENTE DEDUCIBILE. POTETE VERSARLO IN QUESTO MODO: BONIFICO BANCARIO A FAVORE “FONDAZIONE CENTRO DI SOLIDARIETÀ ONLUS” BANCA INTESA S. PAOLO - SEDE DI GENOVA C/C N° 60830 ABI 1025 CAB 1400 - CIN W - CAUSALE “100 X CENT(R)O” Deducibilità per le imprese: Ai sensi art 13 Dlgs 4/12/97 n° 460 le offerte alle ONLUS sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi fino ad un importo di € 2.065,83 annui o il 2% del reddito d’impresa, come documentazione è valida la ricevuta del bonifico bancario. 11


L’ABBRACCIO IL CONVEGNO

Esperti a confronto per valutare i danni e proporre soluzioni di Ramon Fresta

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o scorso 18 ottobre il Centro di Solidarietà ha organizzato il Convegno “I danni della droga riflessioni e proposte”. La giornata di studio si è svolta all’auditorium di Palazzo Rosso, messo a disposizione gratuitamente dal Comune di Genova. La sala ha visto una numerosa partecipazione di un pubblico molto attento. Dai lavori sono emersi interessanti stimoli che riportiamo in modo succinto per problemi di spazio; in altra parte della rivista troverete la relazione di Edoardo Garrone, alla quale abbiamo voluto dare più spazio perché abbiamo ritenuto importante sottolineare la visione di una persona che si confronta col tema della droga e che non è un “addetto ai lavori” . Don Mimmo Battaglia, Presidente della FICT, nel suo intervento ribadisce ancora una volta la centralità della persona e sottolinea come la FICT abbia sempre invitato i vari governi succeduti nel tempo ad uscire dall’ottica di un approccio alla sostanza (maggiori o minori dosi consentite, classificazione in leggere o pesanti…) per affrontare il problema droga nel suo nucleo centrale: l’uomo! Evidenzia come l’uomo di oggi sia sempre più solo e schiavo dell’apparire, l’additività è il comandamento della società e da questo ne consegue quanto sia ancora importante l’azione educativa delle Comunità Terapeutiche che è azione educativa globale includen12


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do la persona, il suo nucleo famigliare e la società. Nel suo intervento il Dr. Mazzarello Infettivologo del S. Martino ha ripercorso le tappe della infezione da HIV nel mondo dal suo manifestarsi ad oggi, ha fornito una serie di dati numerici che non esiterei a definire agghiaccianti. Tra questi, un dato che ci riguarda molto da vicino, il fatto che la Liguria sia ai primi posti in Italia rispetto all’incidenza del virus tra la popolazione residente. Tra le altre ricadute negative segnala come esista una carenza di posti letto extra-ospedale, situazione che contribuisce ad innalzare i costi per l’assistenza dovuti al fatto che le persone rimangono in Ospedale per tempi più lunghi del necessario. Al termine della sua relazione fa un accenno al futuro dell’infezione: sempre più malati nei paesi poveri dove non esistono prevenzione né cure certe; aumento di malati anziani ( gli attuali protocolli di cura hanno allungato la vita alle persone in AIDS) e con patologie correlate, nuovi effetti collaterali da valutare, per lui il punto fondamentale sarà quello di attuare un “approccio globale”: infettivologico e con alternative al ricovero ospedaliero. Il Dr. Mariani, del C.N.R di Pisa e membro della consulta ministeriale per le tossicodipendenze, ricorda come nel 2006 i SerT italiani abbiano avuto in carico 167.000 pazienti con problemi di dipendenze e, di questi, ne abbiano avviato a strutture residenziali circa 19.000. Evidenzia come la domanda di assistenza abbia avuto una costante crescita negli anni e questo trend è destinato a confermarsi anche per il futuro. Anche riguardo alle dipendenze, così come per l’AIDS, la Liguria è ai primi posti in Italia (con il Lazio)

per i tassi di mortalità e numero di consumatori problematici rapportati alla popolazione residente. Analizzando la popolazione Italiana tra i 15 e i 54 anni (poco più di 32 milioni di persone) si evidenzia come il 2% (650.000) abbiano utilizzato oppiacei nel 2006, tra questi sono 300.000 (1%) i consumatori problematici mentrecome detto- il 55% (167.000) è la percentuale in relazione con i SerT. Tra gli altri dati segnala l’aumento del consumo di Cocaina tra la popolazione e sottolinea come solo il 6% (200.000) di questi sia in trattamento presso i SerT. Il trend futuro è per una sempre maggiore richiesta di trattamento residenziale per persone non più giovani e in precarie condizioni fisiche. Evidenzia come la globalità dei costi sociali dati dalla somma di spese per l’assistenza socio-sanitaria, costi per mancata produttività, costi per l’applicazione delle leggi e costi sostenuti dai consumatori per l’acquisto equivalga ad un totale di 10 miliardi di euro che è lo

0,7 del P.I.L. italiano!! Il Dr. Consoli, del Dipartimento delle dipendenze di Torino, ha affrontato il tema della cocaina sottolineandone i danni fisici (aritmie cardiache, infarto, convulsioni, ipertermia e anche effetti letali se assunta insieme ad altre sostanze. Segnala anche la presenza di significative modificazioni psicologiche e comportamentali tra i consumatori che possono sfociare in possibili deliri o episodi psicotici con allucinazioni. Non possiamo poi non segnalare i gravi episodi antisociali di cui sono autori i cocainomani in una percentuale che supera il 50%, episodi di violenza che possono arrivare fino al delitto. Con queste ed altre indicazioni emerse, la conclusione del nostro Presidente è stato ribadire la volontà del Centro ad un costante impegno che preveda l’abituale professionalità e la volontà di un proficuo lavoro di rete con tutte le agenzie coinvolte per riuscire a fornire le risposte utili a migliorare la qualità di vita della nostra città.

La prevenzione, il percorso terapeutico e il reinserimento lavorativo sono le “tre colonne portanti” dell’attività del Centro secondo il nostro Presidente

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L’ABBRACCIO IL CONVEGNO

Enrico Costa si avvia ad “aprire i lavori”

Il Palazzo Rosso in Via Garibaldi, sede del convegno

a t a n r o i La g o s r e v a r att i n i g a le imm A. Consoli

arello G. Mazz

F. Mariani: “La Liguria è drammaticamente ai primi posti per tasso di mortalità e numero di consumatori problematici in rapporto alla popolazione”. E. Ducci: Propone una rete per affrontare gli aspetti di: - tipologia della TD, nell’oggi sempre più complessa - formazione degli operatori anche nella loro componente “affettiva” che provoca veloci quanto gravi burnout - coordinamento delle risorse reperibili sul territorio creando una rete tra SerT e CT. A. Consoli: Descrive il panorama dei danni fisici e psichici derivanti dall’uso della cocaina.

F. Mariani 14

E. Ducci

G. Mazzarello: “Per combattere l’Aids ci vuole un approccio globale: infettivologico e alternativa al ricovero ospedaliero”.


L’ABBRACCIO IL CONVEGNO

M. Battaglia

M. Battaglia: Con la breve parabola dell’albero dai frutti buoni e frutti velenosi, dice che il Male e il Bene sono indissolubilmente legati. Il giusto approccio è sulla Persona. Il Sindaco Marta Vincenzi, con Enrico Costa, il fratello Giuseppe e l’avvocato M. Cafiero

A. Repetto

G. Serpelloni

Alcuni momenti della giornata: la presenza delle autorità, la registrazione dei partecipanti, il buffet e la sala gremita.

C. Burlando

G. Serpelloni: “Le spese per la tossicodipendenza sono da leggere come investimento per ottenere benefici in termini di benessere sociale”.

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L’ABBRACCIO IL CONVEGNO

Anche il mondo delle imprese si interroga sui danni della droga di Edoardo Garrone*

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oglio innanzitutto ringraziare il Presidente del Centro Solidarietà di Genova Enrico Costa organizzato questo convegno e di avermi invitato a partecipare. Vi confesso che quando ho dato la mia disponibilità mi sono preoccupato di capire e di informarmi sulla portata del problema della droga in termini economici e sociali. E le informazioni che ne ho ricavato sono purtroppo ben più preoccupanti di quanto mi sarei aspettato. Nel programma del convegno sono indicati i tre elementi considerati essenziali nell’azione di contrasto a droga e tossicodipendenza: prevenzione, recupero e reinserimento sociale di chi purtroppo c’è cascato dentro. Cercherò quindi di illustrare alcuni dati “economici” del problema, gli aspetti legislativi e di riflettere sul ruolo delle imprese sul tema della prevenzione e del reinserimento nel mondo del lavoro • Descrizione fenomeno. Numeri e cifre della tossicodipendenza in Italia e nel mondo. Volume economico del traff ico e del consumo di droga • Descrizione attuale normativa (legge 309/90) che offre 3 anni di aspettativa per il lavoratore tossicodipendente che si sottopone ad un programma di recupero, proposta di estenderla di un ulteriore anno • Riflessione sull’impossibilità per l’impresa di valutare se un lavoratore assume o meno droghe. 16

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Ciò mette a rischio la sicurezza del lavoratore, quella dell’azienda e quella della collettività. In particolare, quando il lavoratore ricopre mansioni di responsabilità diretta e indiretta verso gli altri. Proposta di adottare anche il Italia i workplace drug test . Test all’opera da anni nella maggioranza dei Paesi occidentali e raccomandati anche dall’unione Europea. Proporre i test quali garanzia per il lavoratore. Devono essere concordati con lui e le sue associazioni ed avere l’obiettivo di tutelare la sua salute e permettergli di uscire dalla tossicodipendenza senza perdere il lavoro e senza essere sottoposto da alcuna censura sociale Propor re le imprese quali “antenne” in grado di orientare volontariato e servizi pubblici che si occupano di recupero, verso percorsi di formazione professionale di chi si sta recuperando dalla droga, costantemente adeguati al mutare del mercato del lavoro e alle sue richieste Indicare la condizione “drug free”, cioè un rapporto definitivamente chiuso con ogni droga, quale obiettivo di ogni percorso di recupero. Per essere chiaro, se non usi più eroina, ma ti stordisci di “spinelli” o sei sotto metadone ad alti dosaggi, sei recuperato? Può un’impresa ricollocarti in una mansione pari a quella di chi non usa sostanze?

La droga nel mondo

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l consumo mondiale di stupefacenti coinvolge, ogni anno, 200 milioni di persone (5% della popolazione mondiale). Di queste, almeno 110 utilizzano sostanze stupefacenti mensilmente e 22 milioni sono considerate tossicodipendenti. Le domande di trattamento per problemi di droga riguardano principalmente gli oppiacei (Europa 62,3%, Asia 62,5%), la cocaina (Sudamerica 58,5%), la cannabis (Africa 63,8%, Stati Uniti 45,1%). Significativa la percentuale di consumo di sostanze sintetiche: 9,2% in Europa, 11,7 in Nordamerica, 16,4 in Asia e 13,4% in Oceania. Droga: un mercato fiorente

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l mercato della droga produce un utile da capogiro, 322 miliardi di dollari; se fosse il fatturato di una nazione, questa cifra occuperebbe la 18° posizione nella graduatoria dei Pil, collocando l’immaginario stato narcotraff icante al di sopra dell’88 per cento dei paesi del mondo. Questi i numeri del fenomeno, secondo il “World drug report 2006” dell’ONU -Ufficio contro le droghe e il crimine. Fra le differenti sostanze, la marijuana, con i suoi 113 miliardi di dollari l’anno, conquista stabilmente la prima posizione, seguita da cocaina (70,5) ed eroina (64,8). L’ecstasy produce 16,1 miliardi di dollari, quasi tutti per i trafficanti dei paesi bassi. Confrontando i prezzi all’ingrosso delle droghe con quelli di alcuni generi di consumo, si scopre che esse hanno un costo pari a 95 bilioni di dollari, contro i 52,5 della carne, i 40,7 dei cereali e i 21,6 del tabacco: un business


L’ABBRACCIO IL CONVEGNO

senza alcuna possibilità di confronto ed in continua espansione. In Italia

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e regioni che fanno registrare il numero più alto di consumatori di droghe (una o più volte negli ultimi 12 mesi) sono il Lazio per i cannabinoidi (10,6%), la Lombardia per la cocaina (4,7%) e la Liguria per l’eroina (0,7%) regione la top nei consumi della droga più pericolosa. Il numero dei consumatori di oppiacei è stimata intorno ai 210.000 soggetti (5,4 ogni mille abitanti di età compresa tra i 15 e i 64 anni). Sono invece 147.000 gli utilizzatori problematici di cocaina (corrispondente a 3,8 abitanti ogni mille abitanti tra i 15 e i 64 anni).La regione che fa registrare la più alta prevalenza di consumatori di cocaina nell’ultimo anno è la Lombardia (4,7%). Cresce negli ultimi anni il numero dei soggetti (di età compresa tra i 15 ed i 44 anni) che riferiscono uso di cannabis. In Piemonte, si parla addirittura del 28% di soggetti che ne hanno fatto uso nello scorso anno. Le stime complessive dell’uso di sostanze stupefacenti, indicano il numero dei tossicodipendenti in una cifra di oltre 1milione di persone. (Relazione al Parlamento Italiano anno 2006) Impatto economico della droga in Italia

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ieci miliardi e cinquecento milioni di euro, lo 0,7 per cento del Pil e all’1,2 per cento della spesa delle famiglie residenti: è questo l’ammontare dei “costi sociali” legati all’uso di sostanze illegali in Italia, stimato per il 2006. Valore calcolato sommando i costi per l’acquisto delle sostanze e per l’applicazione della legge

(65%), i costi sociali dell’intervento socio-sanitario (17 per cento) e i costi legati alla perdita di produttività il (18 per cento).Si tratta di circa 269 euro pro capite se si considera la popolazione residente in Italia tra i 15 e i 64 anni di età, 2.400 euro se la stima è calcolata sulla popolazione dei consumatori di stupefacenti. Nella Relazione al Parlamento 2006 emerge che per l’acquisto delle sostanze sono stati spesi 3 miliardi e 980 milioni, 2 miliardi e 798 milioni per l’applicazione della Legge. Un dato su Genova

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mento è sì dovuto ai maggiori controlli ma se questi ultimi dovessero aumentare si avrebbe, di conseguenza, un’impennata dei procedimenti. Per quanto riguarda la guida sotto l’ effetto di stupefacenti Cozzi ha detto che i dati rilevati destano preoccupazione considerando una media mensile di procedimenti iscritti del 5,4% nel 2005, 7,8% nel 2006 e 14,4% nei primi sette mesi del 2007. (Fonte inaugurazione anno giudiziario 2007) La legge in vigore

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a legge attualmente in vigore nel nostro Paese consente un periodo di aspettativa per il lavoratore tossicodipendente fino ad un massimo di 3 anni. Poiché, alcuni percorsi di recupero hanno una durata leggermente superiore (3

ono quasi triplicati i procedimenti iscritti presso la Procura di Genova per guida sotto l’ effetto di stupefacenti considerando che, da 65 iscritti nel 2005 e 93 nel 2006, si è passati a 101 solo dal primo gennaio al 31 luglio 2007. La tendenza a crescere è rilevata anche per i procedimenti riguardanti la guida in stato di ebbrezza alcolica: 1013 nel 2005, 996 nel 2006 e 705 nei primi sette mesi di quest’anno. I dati sono stati forniti dal procuratore aggiunto Francesco Cozzi che coordina, tra l’altro, il settore dei reati in materia di codice della strada. Per quanto riguarda i procedimenti riferiti a persone denunciate per aver guidato in stato di ebbrezza alcolica vi è un aumento del 25-30% effettivo su Edoardo Garrone invita tutte le parti coinvolte base annua con una media nel problema di “uso di droghe” (aziende, sinmensile dell’84,4% nel dacati, istituzioni e agenzie sociali) a mettersi 2005, dell’83% nel 2006 in rete per avviare percorsi di formazione e reae del 100,7% nel 2007. La lizzare reinserimenti lavorativi. considerazione è che l’au-

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L’ABBRACCIO IL CONVEGNO

anni e mezzo 4 anni) si potrebbe pensare ad un’eventuale estensione del periodo. È quindi evidente la volontà del legislatore di intendete la TD, quale condizione che necessita di cura e che si pouò superare con successo. È importante ribadire come l’obiettivo di questi percorsi, deve però essere il raggiungimento di una condizione “drug free”. L’assunzione di droghe è, infatti, non compatibile con mansioni impegnative e di responsabilità. Altrimenti, si rischia di creare una categoria di lavoratori di “serie B”, legati a ruoli parabili e secondari del ciclo produttivo I test antidroga sul posto di lavoro

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ella maggior parte dei Paesi occidentali sono effettuati test antidroga sui lavoratori. In Italia esiste già un testo di legge datato 1990 (di cui manca da 17 anni il decreto attuativo), che recita: “gli appartenenti alle categorie di lavoratori destinati a mansioni che comportano rischi, per salute, incolumità e sicurezza di terzi, sono sottoposti a cura di strutture pubbliche nell’ambito del Servizio Sanitario nazionale a spese del datore di lavoro…”. Per ora, lo fanno solo i piloti degli aerei e i comandanti delle petroliere. In USA sono sottoposti ai controlli milioni di lavoratori pubblici e privati. E i risultati sono stati eccellenti: nel 1981 il 13,5% delle persone sottoposte ai test risultava positiva, dieci anni dopo nel 1991 solo il 4,2% lo era e dal 2000 in poi la cifra si è collocata su percentuali che vanno dal 1 al 2%. Chi è trovato positivo e indirizzato verso una struttura sanitaria ed è il datore di lavoro a coprire almeno l’ottanta percento del costo del percorso di recupero. Solo se si 18

rifiuta, o se viene trovato nuovamente positivo, può scattare il licenziamento. È evidente il valore preventivo dei test, la loro possibilità di essere utilizzati quale primo passo per il recupero e che devono essere costruiti concordandone forme e modi con i lavoratori, le aziende e le organizzazioni sindacali In quest’ottica vi è il Nuovo testo proposto dal ministro della salute Livia Turco, sui test antidroga per lavoratori Il provvedimento è stato inviato al ministero del Lavoro e sarà all’esame della Conferenza StatoRegioni, in una delle prossime sedute. Sottolineando che l’assunzione “anche solo sporadica” di sostanze stupefacenti è pericolosa in caso di “mansioni che comportano particolari ed estesi rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi”, la bozza d’intesa stabilisce che vengano davvero applicate “le disposizioni previste dai rispettivi ordinamenti in materia di idoneità fisica, psichica e attitudinale al servizio”. I datori di lavoro, prima di abilitare i dipendenti delle categorie prima elencate alle mansioni previste, dovranno richiedere “al medico gli accertamenti sanitari del caso”, ovvero il test per verificare il consumo di droghe, che viene effettuato al momento dell’assunzione e poi periodicamente, di norma una volta l’anno. Se il test dovesse dare esito positivo, si viene giudicati temporaneamente inidonei e inviati al Servizio per le tossicodipendenze. Il test, inoltre, viene effettuato dal Sert (servizio per le tossicodipendenze) su tutti i lavoratori coinvolti in un infortunio sul lavoro, da cui deriva - spiega il provvedimento - una lesione con prognosi iniziale di più di 20 gior-

ni, prima di poter tornare a svolgere le mansioni abituali, ma anche in tutti i casi in cui il medico lo ritenga motivatamente necessario. Se il lavoratore non dovesse sottoporsi agli accertamenti, la struttura sanitaria dispone, entro 10 giorni, nuovi esami. E se anche in questo caso nessuno si presenta, il datore di lavoro è tenuto a sospendere il dipendente in questione f ino a che non venga accertata l’assenza di tossicodipendenza. Le procedure diagnostiche e medicolegali per verificare il consumo di droga saranno individuate con un accordo ad hoc Stato-Regioni entro 90 giorni dall’entrata in vigore di quest’intesa. Un ruolo possibile per il mondo delle imprese Imprese e aziende possono offrire un contributo concreto nel sostenere i percorsi di recupero dalla droga dei lavoratori, non solo utilizzando il periodo di aspettativa per mantenere il posto di lavoro di chi si sta recuperando, senza sottoporlo ad alcun tipo di censura o sanzione, ma possono anche offrire al volontariato, al terzo settore e ai Servizi pubblici, il contributo della propria cultura ed esperienza. Nella maggior parte dei trattamenti antidroga la persona non svolge solo un duro lavoro sulle cause che lo hanno portato a consumare droghe, ma riceva anche una formazione professionale spendibile sul mercato del lavoro una volta terminato il percorso di fuoriuscita dalla tossicodipendenza. Il mondo dell’impresa può, quindi, indicare quali siano i profili professionali richiesti dal mercato, sostenere i processi formativi, fino ad arrivare da assumere persone uscite dalla TD e dotate di una formazione in linea con le richieste del mercato.


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Calendario 18 Ottobre: il Centro organizza il convegno “i danni della droga” all’auditorium di Palazzo Rosso.

Ama la vita Ama la vita così com’è Amala pienamente, senza pretese; amala quando ti amano o quando ti odiano, amala quando nessuno ti capisce, o quando tutti ti comprendono. Amala quando tutti ti abbandonano, o quando ti esaltano come un re. Amala quando ti rubano tutto, o quando te lo regalano. Amala quando ha senso o quando sembra non averlo nemmeno un pò. Amala nella piena felicità, o nella solitudine assoluta. Amala quando sei forte, o quando ti senti debole. Amala quando hai paura, o quando hai una montagna di coraggio. Amala non soltanto per i grandi piaceri e le enormi soddisfazioni; amala anche per le piccolissime gioie. Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe, amala anche se non è come la vorresti. Amala ogni volta che nasci ed ogni volta che stai per morire. Ma non amare mai senza amore. Non vivere mai senza vita!

25 Ottobre: a Trasta si svolge la “serata dell’amicizia CristianaIslamica” con la presenza dell’ Imam di Genova. 21 Novembre: il Presidente della Regione Claudio Burlando visita la Comunità di Trasta e si intrattiene con i ragazzi. 22 Novembre: Enrico Costa incontra il presidente della provincia Alessandro Repetto per parlare di inserimento lavorativo per fasce deboli. 23/25 Novembre: una delegazione del Centro è a Roma per l’investitura a Cardinale del Vescovo di Genova Angelo Bagnasco. 3/23 Dicembre: Stand del Centro di Solidarietà al Mercatino di San Nicola in Piazza Piccapietra, un’occasione per fare regali e solidarietà insieme.

10 Dicembre: alla Biblioteca Berio si terrà una commemorazione di Bianca Costa organizzata dal “Gruppo Rinascita”. 10/14 Dicembre: una esperta in tossicodipendenze del governo Bulgaro visiterà le diverse Strutture del Centro, nell’ambito di un progetto internazionale che vede coinvolti la Bulgaria, Regione Liguria, il Centro di Solidarietà di Genova e Datasiel. 12 Dicembre: nella sede di via Asilo Garbarino verrà inaugurata una targa in ricordo di Bianca realizzata dai volontari del Centro. 15 Dicembre: Messa per l’anniversario della morte di Bianca Costa nella Chiesa dell’Immacolata di Via Assarotti. 17 Dicembre: annuale Messa di Natale del Centro celebrata da S. E. il Cardinale Bagnasco nella Chiesa di S. Vincenzo De Paoli di Via Fassolo 29 e cena di Natale per ospiti, operatori, volontari e amici nella sede del Centro.

Madre Teresa di Calcutta

L’incontro di Burlando con gli ospiti della Comunità 19


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