L’ABBRACCIO 49
Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova
16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 49 • 3° Trimestre 2007 - N. 3 del 2007 Prezzo 1, 00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 tariffa R.O.C. Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova
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L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale
Fassolo
Trasta
Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello La copertina è di Sabrina Pacini
Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids, “Castore e Polluce”, Auto Aiuto. Tel. 010.7404474
Disegni Luzzati, Piccardo e Reginaldo Foto I Ragazzi di Trasta Hanno collaborato Luca Ferraris, I Ragazzi di Trasta, Guido Levi, Giovanni Mazzarello, Pier Giorgio Semboloni, Claudio Viscoli
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La nostra filosofia
• BOLZANO • BELLUNO
iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.
S
• TRENTO • VARESE
VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • VERCELLI • PARMA • MANTOVA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA
• AOSTA
Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.
• GENOVA
• SANREMO
• LA SPEZIA • PISTOIA • PRATO • FIRENZE
Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.
• AREZZO • JESI
Chi siamo Dove siamo
• MUCCIA • SPOLETO
Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.
• ALBA ADRIATICA • PESCARA • VITERBO • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA
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• ROMA • ANZIO • FORMIA • CASERTA
• BARI • AVELLINO
• GRAVINA
Enrico Costa Presidente • CAGLIARI
Paolo Merello Direttore Generale E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org
• COSENZA
• CATANZARO
Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Egidio Smacchia
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• MESSINA • REGGIO CALABRIA
• CATANIA
Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.
L’ABBRACCIO L’EDITORIALE
Ci servono volontari e tanto amore di Enrico Costa*
V
orrei condividere con voi lettori le mie riflessioni su due argomenti che mi appassionano e, benché apparentemente possono apparire molto distanti, vedo strettamente collegati tra loro. Il primo argomento è il servizio di volontariato al Centro di Solidarietà. È sicuramente uno dei principi fondanti del Centro (Bianca Costa, ha sempre insistito molto affinché lo spirito del volontariato fosse presente in tutti coloro che prestano la loro opera al Centro, anche per coloro, come gli operatori, che da questa servizio traggono il reddito famigliare), ed è stato uno dei suoi propulsori in tutti questi anni. Da qualche tempo però - questo sostegno è in sofferenza: si è ridotto il numero delle persone che donano il loro tempo volontariamente, a f ianco degli operatori, per la riuscita del percorso riabilitativo dei nostri ragazzi. È venuto meno il sostegno dei famigliari dei ragazzi perché, sempre più, le persone che seguiamo non hanno una famiglia alle spalle oppure hanno una famiglia anziana, esausta o non disponibile. L’utenza che seguiamo è sicuramente complessa e per alcuni può anche risultare assai impegnativa. Mi rivolgo quindi ai genovesi - che hanno una grande tradizione e sono molto attivi nel volontariato affinché prendano in considerazione la possibilità di dare un po’ del loro tempo anche a noi. Da noi i volontari svolgono una importante opera di sostegno al percorso dei ragazzi e alle attività che permettono di mandare avanti l’attività istituzionale del Centro; sicuramente
rendono un po’ più dolce il percorso terapeutico, arricchendolo di quelle attività personali, professionali o sociali che fanno parte della vita quotidiana individuale e famigliare. Questa mia riflessione è stata sollecitata anche dal fatto che in questi giorni, a dieci anni dalla sua morte, si faccia un gran parlare di Madre Teresa di Calcutta: una persona che ha vissuto la sua vita donandosi agli altri che soffrivano; a persone che, un po’ come i nostri ragazzi, erano evitate dagli altri. Tra le molte cose riportate, mi ha molto colpito il concetto che nella vita è importante volere e volersi bene! E questo mi collega al secondo argomento che è al centro dei miei pensieri in questi giorni: il convegno che stiamo preparando da titolo “i danni della droga: riflessioni e proposte”, il 18 ottobre all’Auditorium di Palazzo Rosso. È già qualche anno che il Centro ha deciso di organizzare un appuntamento annuale su uno dei temi collegati al nostro lavoro, incontri che si rivolgono non solo agli addetti ai lavori, e vogliono essere uno stimolo di riflessione per il territorio, un contributo al miglioramento della situazione sociale della nostra amata Città. Con i membri del nostro Comitato Scientifico ci siamo trovati d’accordo sul fatto che ci pareva opportuna una riflessione su tutte quelle che sono le ricadute negative sia soggettive che sociali del fenomeno droga e soprattutto ipotizzare eventuali rimedi e proposte migliorative.
Quando si parla dei danni della droga il pensiero corre subito alle morti per over-dose, alle malattie collegate e alle famiglie disperate, ma c’è molto di più: qual è il costo sociale delle giornate di lavoro perse dalle persone tossicodipendenti o dai loro famigliari? Quante cause legali vengono sostenute per reati connessi alla droga? Quali sono i costi sanitari a carico della collettività? Per non parlare degli incidenti stradali, di quelli sui posti di lavoro e finire con la riduzione delle potenzialità di un buon futuro per moltissimi ragazzi e ragazze. Tra i danni, secondo me, va messa anche “l’assuefazione” di gran parte della società, una abitudine a condividere l’esistenza con il fatto che attorno si consumi, ci si disperi e si muoia per la droga: potrebbe esserci anche questa assuefazione tra i motivi per cui abbiamo meno volontari? Con queste premesse, abbiamo invitato esperti locali e nazionali con la speranza di elaborare una specie di decalogo su come affrontare e superare questi danni. Da parte nostra pensiamo sia necessario un maggiore investimento in prevenzione che non sia solo dare informazione senza verif icare; crediamo anche che sia importante avere dei valori di riferimento sui quali progettare il proprio futuro; crediamo sia doveroso proporre dei programmi terapeutici eff icienti, così come è importante che esistano concrete possibilità di reinserimento sociale e lavoro per chi supera positivamente il suo percorso di recupero e per finire, come diceva Madre Teresa, un rimedio assolutamente eff icace contro i danni della droga è l’amore verso se stessi ! *Presidente Centro di Solidarietà di Genova 3
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
La diffusione dell’Aids una minaccia per il Terzo millennio di Claudio Viscoli* e Giovanni Mazzarello**
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econdo l’aggiornamento del rapporto Unaids/Oms del 2006 sull’epidemia di AIDS si stima che siano 39,5 milioni le persone che convivono con l’HIV. Nel 2006 ci sono state 4,3 milioni di nuovi casi, di cui 2,8 milioni (il 65%) nell’Africa sub-sahariana. Inoltre, si è registrata un’impennata dell’incidenza nell’Europa dell’Est e nell’Asia Centrale, dove i tassi sono cresciuti di più del 50% dal 2004. Nel 2006 i decessi per cause legate all’AIDS sono stati 2,9 milioni. I tassi di incidenza sono invariati o nuovamente in crescita in quei
L’anno scorso nel mondo ci sono stati 4 milioni e 300 mila nuovi casi di Hiv. Nell’Europa dell’est e nell’Asia centrale si è registrato un aumento del 50 per cento
Paesi dove i programmi di prevenzione dell’AIDS non sono portati avanti o adattati ai cambiamenti dell’andamento dell’epidemia. Negli ultimi dieci anni si è assistito a un miglioramento dei comportamenti sessuali fra i giovani (aumento dell’uso del preservativo, posticipo dell’inizio dell’attività sessuale, riduzione del numero dei partner) in molti dei Paesi più colpiti dall’epidemia. La prevalenza dell’HIV fra i giovani è calata significativamente tra il 2000 e il 2005 in Botswana, Burundi, Costa d’Avorio, Kenya, Malawi, Rwanda, Tanzania e Zimbabwe.
In Europa
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n Europa la situazione varia notevolmente fra Est e Ovest. Si calcola che le persone affette da HIV o AIDS in Europa centrooccidentale siano attualmente 740 mila, mentre nei Paesi vicini dell’Europa orientale e Asia centrale ve ne sono 1,7 milioni. Nell’Unione Europea si stima che la percentuale di infezioni da HIV non diagnosticate è pari al 30%, mentre probabilmente è ancora più elevata nei Paesi vicini. Secondo i dati epidemiologici della rete di sorveglianza EuroHIV,
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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
nel 2005 nell’Ue sono stati diagnosticati 23.620 nuovi casi di infezione da HIV (cifra che non comprende Italia e Spagna, dove non esistono sistemi nazionali di resoconti relativamente all’HIV). Nella maggior parte dei casi si tratta di uomini (65%), tuttavia la percentuale tra le donne è in aumento; nel 12% dei casi si tratta di giovani tra i 15 e i 24 anni. I tassi più elevati di nuove diagnosi da HIV sono stati riscontrati in Estonia (467 casi per milione) e Portogallo (251 casi per milione), mentre quelli più bassi nella Repubblica Ceca (9 casi per milione) e in Slovacchia (4 casi per milione). La Commissione europea ha adottato un piano di azione per il triennio 2006-2009, identificando le priorità nel campo della prevenzione, della comunicazione, dell’educazione e nella ricerca, e promuovendo un dialogo con le associazioni che operano sul territorio.
AIDS (Coa) 1052 casi, mentre sono 400 le diagnosi effettuate negli anni precedenti: praticamente le stesse cifre del 2005. Le regioni più colpite sono, nell’ordine: Liguria, Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. C’è un gradiente Nord-Sud, per cui i tassi di incidenza sono più bassi nelle regioni meridionali. In Liguria
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l primo caso di AIDS in Liguria è stato segnalato nel 1984; si trattava di un soggetto di sesso maschile dell’età di 46 anni, non
residente nella nostra Regione. Da allora, sino al 31 Dicembre 2005, le notifiche e gli aggiornamenti provenienti dalle strutture cliniche Liguri sono stati 2952. In particolare 2753 casi di AIDS sono relativi a persone residenti in Liguria di cui 2578 segnalati da strutture liguri e 175 notificati da Centri sanitari di altre Regioni. Per quanto riguarda i soggetti non residenti in Liguria, 313 sono stati direttamente segnalati dai Centri clinici della nostra Regione e ulteriori 61 aggiornati dopo essere stati notificati precedentemente presso altre Regioni. (Tabella 1)
Tabella 1: Casi di Aids notificati in Liguria e casi di residenti liguri notificati in altre Regioni
In Italia
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ono 60 mila i casi di AIDS segnalati in Italia dal 1982 al 31 dicembre 2006, 35 mila quelli mortali. Nel 2006 i cittadini residenti in Italia che ancora convivono con l’HIV sono 110-130 mila. I casi con malattia conclamata sono stimati in 25 mila. Il tasso di letalità è drasticamente diminuito, dal 100% del 1984 all’8,8% di oggi. Il numero dei casi è significativamente in calo da oltre dieci anni, grazie alla diagnosi sempre più precoce e alle terapie. Dal 1995 (con un picco di 5600 casi) a oggi, infatti, l’incidenza dei nuovi casi di AIDS è diminuita e si è ormai stabilizzata. Nel 2006 sono stati notif icati al Centro operativo
L’Aids compare in Liguria per la prima volta 23 anni fa e in meno di tre lustri nella nostra Regione sono segnalati 2.952 casi. Non c’è più la netta separazione tra le cosidette “categorie a rischio” e “soggetti normali”. La sindrome da immunodeficienza si diffonde anche per rapporti eterosessuali e si alza l’età media delle persone colpite dal virus. 5
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Figura 1
L’andamento dell’incidenza osservato nel corso degli anni tra i residenti liguri mostra una costante crescita sino al 1995, anno in cui si è raggiunto il picco epidemico (16,9/100.000 ab), cui fa seguito una netta e progressiva riduzione sino a 3,2 casi per 100.000 abitanti nel 2005. (Figura 1) Tale andamento è sovrapponibile a quello descritto a livello nazionale. Il tasso di letalità tende a crescere
con il tempo trascorso dalla diagnosi, fino a raggiungere il 100% nei casi diagnosticati prima del 1987 ma si si riduce alquanto drasticamente negli anni successivi, fino a raggiungere il livello più basso nel 2005 (2,0 % nei soggetti diagnosticati nell’anno); una maggiore sopravvivenza è in relazione con il migliore approccio terapeutico grazie alla disponibilità di farmaci di nuova generazione.
Il 1995 è l’anno in cui in Liguria si è raggiunto il picco massimo di diffusione della malattia, quasi 17 casi ogni 100 mila abitanti. Grazie a migliori terapie e a farmaci di nuova generazione la mortalità che fino al 1987 era del 100 per cento si è ridotta drasticamente fino a scendere al livello del 2 per cento nel 2005.
L’immagine choc di un malato di Aids ormai agonizzante firmata dal grandissimo fotografo italiano Oliviero Toscani per Benetton. I manifesti comparvero nelle città italiane nel febbraio del 1992. La foto, con un forte messaggio di provocazione, servi a focalizzare l’attenzione di tutti su una malattia fino ad allora tenuta nascosta quasi fosse una vergogna. 6
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Tabella 2
tardi rispetto alla prima fase dell’epidemia. L’età mediana alla diagnosi è di 43 anni per gli uomini e 39 per le donne. *Direttore CLINICA DI MALATTIE INFETTIVE - Università di Genova, Azienda Ospedaliera San Martino **Dirigente medico Responsabile Ambulatorio CLINICA DI MALATTIE INFETTIVE - Università di Genova, Azienda Ospedaliera San Martino
Per quanto riguarda la distribuzione delle differenti modalità di trasmissione o di esposizione al rischio si può rilevare come la tossicodipendenza e.v. rimanga, ancor oggi, il maggior fattore di rischio tra i soggetti con AIDS conclamato, sebbene vi sia stato un vistoso decremento dai primi anni ’90 ad oggi, come i contatti sessuali, analogamente alla tossicodipendenza, rappresentino una modalità di trasmissione molto rilevante, pari a circa il 23% dei casi notificati dal 1985 ad oggi. Da segnalare inoltre che negli ultimi 5 anni i casi segnalati che riconoscono come categoria di esposizione”contatti sessuali” siano quasi sovrapponibili a quelli da “tossicodipendenza” (153 vs 168) e nel corso del 2005 siano diventati la prima causa di esposizione. (Tabella 2) Questi dati indicano una maggior consapevolezza in quelle che venivano indicate come “categorie a
rischio”, contrapposta a una minor percezione della possibilità di trasmissione legata ai rapporti eterosessuali. Ciò è ancora più evidente se osserviamo il tempo che intercorre tra la diagnosi di sieropositività all’HIV e quella della malattia conclamata, informazione che viene raccolta dal 1996. Da allora è aumentata la percentuale di pazienti che arrivano allo stadio di AIDS conclamato senza sapere di essere infetti, soprattutto tra chi ha contratto il virus per via sessuale (eterosessuale soprattutto). Condizioni che provocano, da una parte, un rischio aumentato di contagio nella popolazione e, dall’altra, tempi di presentazione della sindrome più rapidi, per l’impossibilità di effettuare la terapia antriretrovirale con suff iciente anticipo. Aumenta infine l’età media delle persone colpite: il 66% del totale si concentra nella fascia tra i 30 e i 49 anni, praticamente 10 anni più 7
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Considerazioni finali, ma non definitive… di Pier Giorgio Semboloni il Responsabile del Dipartimento delle dipendenze della ASL 3, Piergiorgio Semboloni, va in pensione dal mese di ottobre. Prima del suo commiato definitivo, gli abbiamo chiesto una sua riflessione sullo stato dell'arte del settore a Genova, disponibile come sempre ci ha fatto avere queste sue riflessioni. A Piergiorgio un grazie di cuore da tutto il Centro per la disponibilità, la professionalità, l'umanità e... l'amicizia di tutti questi anni in cui si è operato a stretto contatto per un obiettivo comune: la lotta alla droga!
26 settembre 2007 Sto per uscire dal servizio pubblico, a cui ho dedicato trentanni della mia vita lavorativa, di cui venti alle tossicodipendenze in particolare, con responsabilità diverse, fino a quella apicale, nel Dipartimento Dipendenze e Comportamenti di abuso della ASL3, in questi ultimi otto anni. Mi chiedete un commento, un punto di vista su questi anni e sul presente, o forse sul futuro. È strano, ma non mi sembra che manchino pochi giorni (tre per l’esattezza) alla mia uscita. Il lavoro è più febbrile che mai, i problemi, quelli antichi e quelli nuovi sono lì a farmi pensare di dover cercare ancora delle risposte, anche se ormai non è più il tempo dei progetti: eppure mfp, il sistema inforPier Giorgio Semboloni
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matizzato per la raccolta dati, con le difficoltà connesse, anche oggi sta facendo impazzire gli infermieri in qualcuna delle sedi di somministrazione e le riunioni prossime incalzano, venerdi, mio ultimo giorno di lavoro, è prevista quella sulla qualità... Le fatture per gli inserimenti in comunità, con i problemi delle “doppie diagnosi” continuano ad arrivare mentre i registri del metadone da firmare si stanno accumulando. 3 ottobre 2007 Sono “cessato” (questa è il termine usato dalla burocrazia degli uffici del personale) dal servizio da appena tre giorni, mi giunge notizia che ancora al “timone” del servizio non è stato indicato un
sostituto. Questo può voler dire che si ha fiducia che anche senza un timoniere la barca possa navigare, è solida nelle sue strutture e con una rotta già impostata e bravi marinai che sanno mantenerla a prescindere da venti, burrasche e correnti. Ma agli occhi di alcuni potrebbe voler dire che non è poi così importante la direzione che questa barca potrà prendere, o, peggio, che si ignorano i rischi di questo tipo di navigazione e le difficoltà del navigare in certi mari, o che, infine, il carico trasportato non è poi così prezioso. Mi viene in mente quanto aveva scritto un giornalista a proposito di un direttore generale che dovendo spiegare la chiusura del centro di riabilitazione diurno del Ser.t, si dichiarava dispiaciuto di dover far cessare l’attività di danzaterapia per i tossicodipendenti, affermando però che lui doveva garantire gli infermieri per i pronto soccorso degli ospedali. Messa così la cosa non fa una piega, chi oserebbe dire il contrario: ci sono le cose serie e quelle meno serie e urgenti. Non so quanti danzaterapeuti ci vogliano per fare un infermiere, tuttavia il problema “droga” è una cosa molto seria, che di solito, viene connotato dai mass media come “emergenza Droga” ogni volta che succede qualcosa di grave. È arrivato il momento di rendersi conto che questa gravità è sempre presente e che le patologie legate al consumo di sostanze legali e illegali, con le loro patologie correlate rappresentano insieme alle malattie cardiovascolari e a quelle neoplastiche le principali patologie con le quali oggi ci si deve confrontare sul piano sanitario e sociale. Rifletto su quello che in questi anni si è realizzato in Liguria e allora vedo il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno a seconda
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
dei casi. Credo che dalla conferenza nazionale di Genova del 2000 ad oggi molte cose siano state fatte, sviluppando tra Ser.t e quello che si chiamava “privato sociale” forme di collaborazione più strutturate che anche recentemente sono andate oltre gli aspetti formali del Dipartimento e che, se portate avanti in maniera convinta e senza paura del cambiamento potranno consentire una visione più chiara delle strategie da perseguire e una forza più compatta nel portarle a compimento. Il raggiungimento di standard comuni di diagnosi, trattamento e valutazione dei risultati credo che sia l’obiettivo principale da raggiungere nel Ser.t e con il Ser.t attraverso il Dipartimento o le forme future di organizzazione che ci saranno. Ma senza la considerazione e l’appoggio della società civile la buona volontà degli operatori rischia di restare un “impegno disarmato”.
D’altra parte per chi, come me ha cominciato lavorando in ospedale psichiatrico, quando i manicomi erano ancora manicomi, lo sviluppo dei servizi territoriali, di salute mentale prima e sert poi, mostra ancora certe caratteristiche di un processo che attraverso una sua coerenza interna si è sviluppato sino ad oggi, conservando, apparentemente e pur tra mille incongruenze, una continuità con quegli ideali di cui “gli operatori” si sentivano portatori allora: l’idea che “il servizio pubblico fosse di per sé terapeutico”. Idea, peraltro, messa in crisi già venti anni fa da operatori pubblici che guardavano i servizi con un’ottica sistemica riuscendo a coniugare anche in quell’epoca di “bar ricate” gli aspetti della clinica di ogni giorno con gli approfondimenti teorici, affinché il pensiero (contrapposto all’agire) non uscisse dai servizi: si chiamavano Silvia Soccorsi, Laura Fruggeri, Massimo Matteini ed altri. Non so se analogamente è accadu-
to che si sviluppasse questa riflessione anche per chi è portatore dell’esperienze di comunità, dalle prime esperienze ad oggi, ma forse sì. In realtà il mondo dei servizi e delle comunità è cambiato, sono cambiati i tempi, i problemi, le persone, pazienti e operatori, e quei riferimenti a cui tanto siamo stati o siamo attaccati, considerandoli quasi archetipi delle nostre identità lavorative, probabilmente non conservano più alcun significato trasmissibile oggi . I servizi, le comunità devono dunque essere rinnovati e ripensati non solo dando nuove risposte ai bisogni degli utenti, ma anche favorendo la creazione di nuove identità da parte degli operatori, commisurate agli obiettivi, alle risorse e al riconoscimento anche in termini culturali concesso dal sistema a questi ipotetici nuovi servizi integrati . E infine… grazie per quanto insieme siamo riusciti a fare.
Grazie per averci accompagnato fino ad oggi. Continuate a restare con noi BASTANO 1.000 EURO ALL’ANNO PER SOSTENERE LE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E RECUPERO CHE IL CENTRO OFFRE ALLA CITTÀ DA PIÙ DI TRENT’ANNI. IL CONTRIBUTO È TOTALMENTE DEDUCIBILE. POTETE VERSARLO IN QUESTO MODO: BONIFICO BANCARIO A FAVORE FONDAZIONE “CENTRO DI SOLIDARIETÀ ONLUS” BANCA INTESA/SAN PAOLO - SEDE DI GENOVA C/C N° 60830 ABI 1025 CAB 1400 - CAUSALE “100 X CENT(R)O” Deducibilità per le imprese: Ai sensi art 13 Dlgs 4/12/97 n° 460 le offerte alle ONLUS sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi fino ad un importo di € 2.065, 83 annui o il 2% del reddito d’impresa, come documentazione è valida la ricevuta del bonifico bancario. 9
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Il programma della giornata di studi a Palazzo Rosso
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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
I danni della droga gli esperti italiani al convegno del Centro
C
ome consuetudine da alcuni anni, il Centro di Solidarietà di Genova organizza anche nel 2007 un momento di informazione e confronto su un tema collegato al proprio servizio. Il focus del convegno di questo anno sono i danni causati nella nostra società dall’uso delle droghe. Lo scopo del presente convegno è proporre agli operatori del settore e alla collettività una riflessione sulle ricadute del “fenomeno droga” sostenuta dagli interventi di testimoni privilegiati, sia impegnati nel settore terapeutico – educativo e socio-riabilitativo, sia in altri settori della società, unitamente ad una serie di proposte volte ad affrontare il fenomeno. Noi pensiamo sia fondamentale che ci si renda conto quanto sia ancora presente e pericoloso l’uso di droga nel 2007. La società si è pericolosamente “abituata” alla convivenza con le sostanze e ne è pervasa in modo pesante e assolutamente trasversale rispetto a classi sociali, età e sesso. È negli obbiettivi dell’iniziativa affermare le azioni di prevenzione, recupero e reinserimento di persone tossicodipendenti, attuate dal Centro di Solidarietà di Genova e dai partner di rete, quali fondamentali strumenti di contrasto delle negative ricadute, sociali, economiche e culturali della droga, anche in considerazione delle attuali politiche caratterizzate da carenti investimenti verso i trattamenti comunitari per la cura delle dipendenze. Nella preparazione della giornata è stato fondamentale l’apporto dei membri del nostro Comitato Scientifico, così come quello del Comune che ha concesso la prestigiosa sede di Palazzo Rosso. Ringraziamo anche banca CARIGE e Top Congress per il contributo in termini economici e di professionalità. 11
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Casa Aperta, quanta fatica i preparativi ma la festa è stata un grande successo I Ragazzi di Trasta
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atica, impegno e buona volontà, le armi vincenti per raggiungere la festa più significativa della comunità. Naturalmente a tutto questo bisogna aggiungere il piacere di stare insieme, collaborare tra noi ragazzi per arrivare a poche ore dall’arrivo degli attesi invitati, sicuri del nostro lavoro. Non tutto è stato così semplice come scriverlo su un foglio di carta o come può essere sembrato a chi è stato nostro ospite domenica 9 settembre . In realtà dietro tutta quella splendida giornata ci sono stati mesi di tensione e di duro lavoro e non pensate che sia stato poco…. Prove su prove per rendere lo spettacolo perfetto, spettacolo per il quale fino all’ultimo ci sono stati un sacco di imprevisti. La rappresentazione teatrale non aveva un vero copione, come protagonista c’era la dura realtà della nostra vita: con il nostro passato, le nostre sensazioni, le nostre emozioni, i nostri sogni e- soprattuttole nostre speranze per riuscire a raggiungere un po’ di serenità . Riuscire a gestire la giornata in comunità con regole, ruoli e senza mai dimenticare quello che si sta facendo e dove si è. Raccontarvi con molta gioia momenti e notti trascorsi in cucina, pentole e forno acceso per cercare di realizzare il meglio: chi pelava le patate, chi tagliava la zucca, chi preparava l’impasto per la focaccia, chi la pizza. 12
Il cantante Francesco Arpino, 30 anni, romano trasferito a Londra è stato protagonista della festa accompagnando con le sue note i momenti più belli di Casa Aperta. Francesca, Chiara ed Eleonora (foto sotto) le stupende ragazze del Servizio Civile, la festa è stato il momento del commiato dai ragazzi di Trasta: ci mancheranno!
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Le esclamazioni sono state tante: “Ce la faremo !!” “Sarà tutto pronto !!!!!” “È tardi ragazzi !!!” . Sono quei momenti dove il tempo stringe che ti sale la paura di non riuscire a far capire tutto l’impegno che c’è stato, sono quei momenti in cui ti sale l’adrenalina, una sensazione che sempre abbiamo cercato ma trovata nel modo sbagliato . Quella che abbiamo sentito noi è stata un’adrenalina pulita, sana e genuina, provata grazie alla nostra buona volontà e al duro lavoro per riscoprire il piacere di fare solo con le nostre forze senza il bisogno di nessuna sostanza. Il risultato ottenuto è stato dei migliori, l’abbiamo capito vedendo la sorpresa e la felicità negli occhi delle mamme dei nostri familiari e dei nostri ospiti ….. Speriamo di riuscire, anche in futuro, a vedere questa felicità e questi sorrisi sui volti di chi ci vuole bene e ai quali ne vogliamo altrettanto.
Per chiudere la festa un innocente peccato di gola con la dolcissima e buonissima torta preparata dai ragazzi di Trasta accolta dagli osptiti con entusiasmo.
Il Progetto Uomo
Con la coreografia di Riccardo i ragazzi di Trasta durante la festa di Casa Aperta hanno rappresentato il percorso del Progetto Uomo, mimando i diversi passaggi della riabilitazione dal primo incontro con gli operatori, alla fatica della routine quotidiana in comunità, alla ricostruzione di un’identità personale, fino all’abbraccio liberatorio che segna il rientro a testa alta nella società e nella vita. 13
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Sampdoria e Genoa fanno il tifo per il Centro il mondo del calcio ha un “cuore grande così” di Luca Ferraris
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olti ragazzi del Centro, tifosi delle due squadre cittadine, avranno quest’anno la possibilità di andare gratuitamente allo stadio grazie alla sensibilità e disponibilità delle due società genovesi che hanno deciso di regalarci un certo numero di abbonamenti per il campionato in corso. Dopo tanto scrivere delle “malefatte” del mondo calcistico italiano, questo gesto ci sembra un segnale che va nella direzione giusta: forse qualcosa sta cambiando? Da parte nostra e dei nostri ospiti un grazie di cuore a Sampdoria e Genoa, alle quali assicuriamo che il nostro incitamento non le abbandonerà durante il campionato! Un altro ringraziamento particolare va all’iniziativa “ un cuore grande così”organizzata dei tifosi del Genoa che ci ha consentito di avere altri 16 abbonamenti per assistere alle partite che il Grifone disputerà a Marassi. Mercoledì 12 settembre abbiamo partecipato alla cerimonia conclusiva di questa raccolta fondi che, pensate, ha ottenuto più di 35.000 Euro! Questi denari, verranno trasformati in abbonamenti per le partite casalinghe del Genoa della stagione calcistica in corso e consentiranno, a strutture come la nostra, di mandare i ragazzi allo stadio a tifare la propria squadra del cuore. Auspichiamo che il prossimo anno vi sia un vero e proprio derby tra Genoani e Sampdoria14
ni anche su iniziative del genere. Durante la cerimonia a cui hanno partecipato, oltre agli organizzatori (su tutti il soprannominato “Mago Rossoblu” Lorenzo Maura e collaboratori), anche alcuni rappresentanti delle tifoserie nonché giocatori del Genoa e rappresentanti della società. Io tifoso rossoblu ho partecipato con gioia alla serata abbracciando i miei beniamini di qualche anno fa: gli indimenticati campioni Pato Aguilera e Thomas Skuravy. Il Centro ha fatto parte di questa iniziativa grazie anche al prezioso
interessamento di Guido Levi del Genoa Club Andrea Valenti. Il Genoa Club Andrea Valenti, del quale fanno parte centinaia di soci particolarmente sensibili alle problematiche sociali, ha fatto visita alla nostra comunità di Trasta qualche mese fa al fine di conoscerci e iniziare una collaborazione di volontariato, nostro punto di contatto con il club è Guido Levi; domenica 16 settembre in occasione della partita Genoa-Livorno Guido ha accompagnato alcuni dei nostri ragazzi alla partita, ecco la sua testimonianza.
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Un pomeriggio indimenticabile allo stadio a gridare “Forza Rossoblu” di Guido Levi
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eri pomeriggio sono andato a vedere il mio Genoa in compagnia di 4 ragazzi ospiti del Centro di Solidarietà di Genova, l’istituto fondato da Bianca Costa per la lotta alle tossicodipendenze. Premetto subito che la cosa è stata possibile grazie alla straordinaria generosità del Cuore Grande Così, iniziativa del Mago rossoblu che ha raccolto più di 35.000 euro per istituti e organizzazioni di volontariato come il Centro. Sono stato ospite a pranzo del Centro a Trasta (è ironico che la Casa sia proprio lì, dove avrebbe dovuto sorgere lo stadio di “quelli là”!) e alle 13.30 siamo partiti per il Tempio con tanto di bandiera, sciarpe e canti a squarciagola. I ragazzi stanno percorrendo un diff icile cammino di recupero dalla tossicodipendenza che deve passare anche attraverso momenti di socializzazione come quello vissuto ieri. Mauro, Roberto e Gianni (non il quarto, Marco, molto simpatico ma tifoso della Roma) sono stati ragazzi della Nord che hanno perso qualche canzone dai tempi in cui la frequentavano; mi sono emozionato nell’insegnargli i numerosi aggiornamenti che ci sono stati nel frattempo. Abbiamo vissuto la partita nei distinti lato sud (io sono novello abbonato dei distinti in quanto ex abbonato G. Sud; ci sono davvero molti mugugnoni!). Non riesco a descrivervi il senso di meraviglia e di pura gioia che
ho visto nei loro occhi al momento di entrare nello stadio: ho immaginato che rivedessero e rivivessero alcuni momenti della loro adolescenza, quando il Genoa ed i suoi tifosi sapevano infiammare Marassi con scenografie mozzafiato (che obiettivamente ora non si vedono più, sic!). Ogni tanto cercavo di risollevare lo spirito di una brutta partita con qualche ben assestato grido di “CARICAAAA!”, come ormai sono abituato a fare da un paio di anni a questa parte. Non hanno preso bene il risultato finale; è comprensibile: è come fossero dei bambini; i Children (a proposito benvenuti in serie A!) sono più maturi. Ma alla f ine della giornata, quando li ho riaccompagnati alla loro Casa (dal Tempio) mi hanno commosso con i loro ringraziamenti per la giornata magnifica che hanno passato “fuori”. “Fuori” per loro significa dimenticare per un attimo i problemi di testa e di dipendenza che li assillano giornalmente; “fuori” per loro significa sognare di essere tifosi di una grande squadra in serie A; “fuori” per loro significa anche, perchè no?, sfottere i loro amici “strisciati”... Pensiamoci ragazzi: un pomeriggio con loro a vedere il Genoa ripaga di tante amarezze che la vita ci riserva anche a noi “fortunati” che non abbiamo conosciuto
l’inferno della droga o della malattia mentale. Vi assicuro che ieri sera ero molto meno incavolato del solito e di questo sono riconoscente a loro. Tornato al Centro non ho potuto che fare i complimenti all’operatrice su come si sono comportati. Per me è stata la prima volta ed è stata un’esperienza gratificante, impagabile. Anche per questo voglio ringraziare ancora una volta il Cuore Grande Così che ha messo a disposizione gli abbonamenti per i ragazzi del Centro. Ricordiamoci che sono persone che stanno cercando la loro strada, un pò come sta cercando di fare il nostro Grifone dopo 12 anni di assenza dalla serie A! L’accompagnamento dei ragazzi del Centro di Solidarietà allo stadio è un’iniziativa di volontariato del Genoa Club Andrea Valenti, di cui ho l’onore di essere socio.
Cena multietnica Giovedì 25 ottobre, alla Comunità di Trasta ci sarà una cena multietnica con piatti arabi e italiani. Saranno presenti l’Imam Salah Hussein, guida spirituale dei musulmani genovesi, e Don Fully Doragrossa, vicepresidente del Centro di Solidarietà. Un’occasione di incontro per gli amici del Centro.
Messa di Natale Lunedì pomeriggio 17 dicembre ci sarà l'annuale Messa di Natale del Centro, celebrata da Sua Eminenza Angelo Bagnasco Arcivescovo di Genova. 15