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Ceis Genova L'abbraccio n°47

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L’ABBRACCIO

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Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 47 • 1° Trimestre 2007 - N. 1 del 2007 Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 tariffa R.O.C. Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

Noi andiamo avanti non lasciateci soli


L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale

Fassolo

Trasta

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello In copertina Federica Pasca

Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids, “Castore e Polluce”, Auto Aiuto. Tel. 010.7404474

Disegni Luzzati, Piccardo e Reginaldo Foto I ragazzi di Trasta Hanno collaborato Roberto Buzzi Centro Studi Asl 3 Paolo Merello

Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 In questa sede sono offerti i servizi: Accoglienze notturne per tossicodipendenti “Casabella” e “Odissea”, accoglienza per minori stranieri “Il Centro adolescenti “In-Chiostro”, salita S. Maria Sestante”, Prevenzione, Inserimento disabili, di Castello 15; Lunedi mercoledì e venerdì dalle Direzione e uffici. 14.30 alle 18.30 Tel. 010.2468573 - 340.4821045

Centro città

Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 Impaginazione e stampa TotalPrint Arti Grafiche Genova S.r.l.

Siamo anche in tutta Italia

Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova

La nostra filosofia iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.

S

Periodico associato USPI

Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.

Chi siamo Dove siamo

Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire.

Enrico Costa Presidente Paolo Merello Direttore Generale E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Egidio Smacchia

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Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.


L’ABBRACCIO L’EDITORIALE

Non abbassare la guardia di Enrico Costa*

B

ianca, il “nostro” Angelo in Cielo, è qui sempre con noi ! Ecco quindi l’impegno di tutti operatori, volontari ed amici- a portare avanti con pari determinazione la solidarietà, l’affetto e la fede in cui Bianca ha creduto e per cui Bianca ha vissuto. I ragazzi ed anche tante persone di ogni età caduti nella tossicodipendenza ci guardano, ci cercano, sanno -o forse solo immaginanoche nel Centro di Solidarietà possono trovare la strada per riprendersi la vita. Le persone del Centro si impegnano con eccezionale professionalità e spirito di servizio, siano essi operatori, volontari, professionisti o amici che a vario titolo fanno parte del Centro; parimenti chiediamo a gran voce che anche il sistema istituzionale, con cui di fatto il Centro si deve relazionare, possa sostenere i nostri sforzi e le nostre opere sia nel campo terapeutico e sociale che nella prevenzione. Purtroppo dobbiamo registrare che nell’anno passato tale sostegno non è stato in linea con i bisogni e con le aspettative. Parlando di futuro -ma tenendo presente la realtà odierna- tre sostantivi sollecitano immediatamente le mie riflessioni: cocaina, eroina e prevenzione. Da qualche anno ormai, quando si parla di droghe, sempre più persone sottolineano l’enorme diffusione che ha avuto il consumo di cocaina nel nostro paese. Nella sua relazione del mese scorso, il Ministro dell’Interno Giuliano Amato, ha ricordato la quantità di stupefacente sequestrato, il dato è impressionate: 4,6 tonnellate di cocaina, 1 tonnellata e mezza di

Eroina ed oltre 5 tonnellate di marijuana! Globalmente c’è stato un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Il dato non ha sorpreso noi del Centro più di tanto, sono anni che urliamo a tutte le Istituzioni che non bisogna abbassare la guardia, non bisogna disinvestire nei servizi che si occupano di dipendenze. Il fenomeno è sempre di proporzioni allarmanti ancorché recepito dall’opinione pubblica con minore evidenza rispetto al passato. È bastato qualche anno in cui non si vedevano più le “piazze” degli anni 70 e 80 perché ci fosse un rilassamento generale; è lo spaccio che ha cambiato modalità non la sua diffusione che -anzi- è più capillare e differenziata di una volta. Noi ci stiamo attrezzando per dare una risposta più organica alle persone dipendenti da cocaina, una risposta che altri centri della FICT già forniscono da qualche tempo, e della quale c’è un grande bisogno. È fondamentale che le ASL decidano di alzare il budget a disposizione dei servizi per le dipendenze: fino ad oggi -a questa partita- era destinato circa l’1%, cifra assolutamente inadeguata, secondo noi, a fornire risposte di qualità ad un fenomeno così differenziato qual è oggi la dipendenza da sostanze; pensiamo che sarebbe utile arrivare al 2%, altrimenti è inutile lanciare grida d’allarme. Attualmente il Centro di Genova (come tutti gli altri servizi deputati) fa una grande fatica a mantenere tutti i servizi, ma diventa ogni giorno più dura, per cui un investimento maggiore sarebbe quanto mai utile, anzi inderogabile, visto che senza un adeguato sostegno l’attività terapeutica e sociale viene direttamente compromessa. Tutto questo parlare di cocaina rischia di far passare in secondo piano il fatto che in Afghanistan nel 2006 il raccolto abbia prodotto

oltre 6.000 tonnellate di oppio, un fiume di stupefacente che entrerà presto nei circuiti dei paesi consumatori di eroina, tra cui l’Italia. Il Capo della Narcotici di Milano, Fabio Bernardi già a febbraio diceva che c’è stato in città un aumento del 34% dei sequestri di eroina, e chi lavora nel settore sa che il mercato milanese è l’anticipatore delle tendenze. Senza fare grandi sforzi di immaginazione, è sufficiente girare per le strade di Genova per vedere nuovamente tanta gente alla ricerca di sostanze o vagare con lo sguardo perso nel nulla tipico di chi usa eroina. A queste due sostanze dobbiamo sommare il diffusissimo uso di cannabinoidi e -da poco- anche quello di sostanze dopanti e di altri medicinali comprati attraverso internet. Per tentare di arginare tutto ciò, il Centro ha sempre investito molto nelle attività di prevenzione. Ancora oggi siamo convinti che il “prevenire è meglio che curare” sia una colonna sulla quale costruire la qualità della vita della nostra e delle future generazioni. Per noi l’attività di prevenzione è composta da due aspetti fondamentali: l’informazione corretta e l’adesione ad un progetto personale di vita sensato basato su scelte valoriali, anche su questo versante auspichiamo un maggior investimento da parte delle Istituzioni. Voglio concludere assicurando il massimo impegno da parte nostra nella proposta di servizi di qualità, e mi permetto un suggerimento ai nostri Amministratori: invece di impegnare risorse economiche nell’analisi degli scarichi cittadini, per scoprire ciò che è evidente circolano tante droghe e moltissimi le usano- sarebbe più utile destinarle per rinforzare i servizi esistenti sul territorio. *Presidente Centro di Solidarietà di Genova 3


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Il Sestante, dove i minori stranieri possono ritrovare la rotta giusta di Ramon Fresta

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lla f ine di gennaio, nei locali di via Asilo Garbarino 6b, è stato inaugurato un nuovo servizio per minori frutto della collaborazione del Centro con il Consorzio Agorà ed il supporto del Comune e della Provincia. Abbiamo intervistato la coordinatrice del servizio, Rita Sgarban, per spiegare meglio cosa è e come opera il “Sestante”. Cosa è il Sestante? “IL SESTANTE è una struttura d’accoglienza a bassa soglia che ospita minori stranieri non accompagnati segnalati dall’UOCst (ex ufficio stranieri) - Assessorato alla Città Solidale del Comune di Genova. Per minore straniero non accompagnato si intende “il minorenne

non avente cittadinanza italiana o di altri stati dell’Unione Europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa sul territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitore o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigente nell’ordinamento italiano” La struttura può accogliere fino a 10 minori di sesso maschile di età compresa tra i 14 e i 18 anni. È un centro sia di pronta accoglienza sia di permanenza residenziale, funzionante 365 giorni all’anno, nel quale è possibile avviare percorsi educativi volti ad acquisire consapevolezza della necessità di essere aiutati e seguiti, premessa necessaria per poter, durante la permanenza in struttu-

ra, definire un Progetto Educativo veramente Personalizzato perché fortemente condiviso dal minore stesso. I minori vengono accolti, previa richiesta di inserimento dell’Unità operativa del Comune per i giovani stranieri, per un periodo variabile che può arrivare a 90 giorni, per ciò che riguarda la sezione pronta accoglienza. Terminato questo periodo, durante il quale verrà stilato il progetto personale individualizzato, il minore potrà completare il proprio percorso a Il SESTANTE, nella sezione residenziale, o in altra struttura d’accoglienza”. Come è nata l’idea di questo nuovo servizio “Il progetto nasce dall’esperienza e dalla collaborazione de il Centro di Solidarietà di Genova, da sempre impegnato nel trattamento delle tossicodipendenze e delle patologie ad esse correlate anche attraverso interventi di tipo resi-

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denziale. Focus delle attività del C.S.G. è sempre stato il disagio dei giovani nelle diverse forme in cui si presentava sul territorio. il Consorzio Sociale Agorà, forte di un’esperienza ormai decennale a favore delle persone immigrate, maturata nell’ambito del Servizio di Accompagnamento educativo e sociale dei percorsi d’integrazione sia di minori stranieri provenienti soprattutto da alcuni paesi dell’est europeo , in particolare Albania e Romania, e dalla zona del Maghreb che di adulti stranieri extracomunitari . Da diversi anni, inoltre, il Consorzio Agorà è coinvolto nel supporto educativo e logistico, attraverso l’impiego di educatori professionali, di diverse strutture che accolgono cittadini stranieri extracomunitari. Tutto ciò nell’ottica di progettare e realizzare dei percorsi che permettano di giungere ad una vera integrazione nel tessuto sociale, avendo raggiunto un’ autonomia lavorativa e abitativa. Abbiamo creduto che insieme sarebbe stato possibile affrontare situazioni e problematiche complesse, forti della condivisione e dell’integrazione dei diversi tipi di esperienze pregresse messe in gioco da questi due enti”. Quali sono gli Enti coinvolti e in che modo? “Prima di tutto, il Comune di Genova ed in particolare l’Assessorato alla Città Solidale che garantisce già il sostegno economico della gestione quotidiana delle attività rivolte ai minori stranieri ed amplia, in questo modo, le possibilità e la capacità di offrire loro più risposte e più servizi . La Provincia di Genova che ha

dato il suo contributo per la ristrutturazione dei locali che ospitano il Sestante. Il Centro di Solidarietà di Genova che non solo mette a disposizione dei propri spazi, ubicati in un contesto centrale della città e facilmente collegabili ad altre iniziative a favore dei minori stessi, ma intende implementare le proprie iniziative in favore dei minori stranieri mettendo a disposizione di questa nuova esperienza il proprio know how maturato in anni di interventi residenziali nell’ambito della cura e della prevenzione del disagio giovanile. Il Consorzio Sociale Agorà è coinvolto nella gestione del servizio sia per quanto riguarda il coordinamento che l’impiego di buona parte del personale educativo impiegato”.

Come si svolge una giornata tipo? “La giornata a Il Sestante inizia alle ore 18. A partire da questa ora i minori vengono accolti in struttura dagli educatori e dai volontari del servizio civile. Insieme potranno: - cenare come in una famiglia e consumare insieme i piatti preparati dal servizio mensa del Centro di Solidarietà; - occuparsi della propria igiene personale e di quella dei propri effetti personali così come passare del tempo insieme e riposarsi. La mattina seguente gli ospiti lasceranno la struttura per andare a scuola, come tutti i ragazzi della loro età, piuttosto che al CEL (centro di educazione al lavoro) o al lavoro”.

Rita Sgarban, responsabile del Sestante il giorno dell’inaugurazione in via Asilo Garbarino, insieme al presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto e a Valerio Balzini del Consorzio Sociale Agorà partner del Centro di Solidarietà 5


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Quali obiettivi si propone di raggiungere? “Obiettivo de Il SESTANTE è ospitare minori stranieri che versano in particolari condizioni di disagio sia per la carenza o assenza di figure di riferimento che per la tendenza alla piccola criminalità che per disagi derivanti da difficoltà d’integrazione, offrendo loro un sistema d’accoglienza ovviamente organizzato ma non rigidamente marcato così da poter offrire un certo grado di flessibilità tenendo conto dei loro percorsi, delle loro esigenze e caratteristiche. Il SESTANTE integrerà la propria attività con quella del Servizio di Accompagnamento Educativo rivolto ai cittadini stranieri extracomunitari del Consorzio sociale Agorà, che si occuperà di “ accompagnare il minore” durante la giornata ,al di fuori della struttura, nella costruzione e realizzazione del progetto . Ad un mese dalla sua apertura… “Potrei dire un bilancio abbastanza positivo. Il primo mese ha visto l’ingresso di 3 minori e la segnalazione di altri due che nei prossimi giorni dovrebbero diventare nostri ospiti. Anche noi, come tutte le esperienze nuove, abbiamo avuto bisogno di un periodo di rodaggio e il primo mese di apertura, se vogliamo fare un bilancio, è stato soprattutto questo. Rodaggio per l’equipe di lavoro che ha iniziato a lavorare veramente insieme dopo il periodo di preparazione precedente. Rodaggio per il lavoro di avvicinamento e conoscenza dei minori nostri ospiti”. 6

Che sviluppi ipotizzi nel breve periodo? “Speriamo, come gruppo di lavoro, di accogliere presto sempre nuovi ragazzi. Ma riteniamo molto importante anche il fatto che il servizio continui a “crescere”, diventando una parte determinante e integrante della rete di risorse attive sul territorio della provincia di Genova nel campo dell’aiuto ai minori stranieri. I problemi dell’inserimento di questi ragazzi rappresenta un fenomeno che è tra le emergenze più importanti del momento. Quindi ci aspettiamo che le istituzioni decidano di utilizzare al massimo tutte le possibili e disponibili risposte presenti e noi, come Sestante, siamo pronti e decisi a dare il nostro contributo per risolvere il problema e accogliere i ragazzi che vengono in Italia da tutte le parti del mondo nella speranza di trovare un futuro migliore”.

Un particolare dell’accogliente salotto del Sestante; sulle pareti i disegni di Corto Maltese l’eroe dei fumetti disegnato da Hugo Pratt, che trasmette un messaggio positivo ai ragazzi

Enrico Costa presidente del Centro con (alla sua sinistra) l’assessore comunale Paolo Veardo, il direttore del Centro Paolo Merello e (alla sua destra) Valerio Balzini e Alessandro Repetto, durante la presentazione del nuovo servizio per i minori stranieri


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L’importanza della funzione educativa e riabilitativa nel sistema dei servizi per le tossicodipendenze

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ell’ambito della Conferenza del Dipartimento delle Dipendenze della Azienda Sanitaria Locale 3 di Genova, svolta nel marzo scorso alla “Sala della Piramide” di via Fiume, il Centro di Solidarietà ha partecipato agli incontri sulla funzione educativa e riabilitativa e la Rete. “Siamo connessi o disconnessi sul territorio?” è il titolo che Ramon Fresta ha scelto per il suo contributo, l’intervento ha inteso focalizzare brevemente l’attuale situazione con i suoi punti di forza e le sue criticità. Termina con una proposta operativa. Paolo Merello ha invece presentato la relazione introduttiva sulla tematica educativa. Qui di seguito pubblichiamo la sintesi delle relazioni dei rappresentanti del Centro di Solidarietà.

di Paolo Merello*

I

n questa tavola rotonda vorrei discutere della funzione educativa in riferimento alla persona, alla famiglia, e alla società. Vorrei quindi dare qualche spunto di discussione utile al proseguo del dibattito. Vorrei partire da qualche flash sulla CULTURA E LA SOCIETÀ La società è in continua evoluzione, come lo sono i valori che ci vengono proposti. Con l’avvento della globalizzazione e di tutte le nuove tecnologie la comunicazione è radicalmente cambiata come sono cambiati i valori di riferimento dei giovani. I riferimenti valoriali di dieci, venti anni fa a cui la maggior parte degli operatori che lavorano nel Dipartimento delle Dipendenze facevano, e fanno tuttora riferimento sono cambiati. Senza dare

giudizi in merito alla qualità maggiore o minore di quelli di un decennio fa, ora ci troviamo a operare con persone che hanno punti di riferimento diversi dai nostri; bisogna comprenderli e lavorarci insieme affinché ci siano punti di riferimento comuni e condivisi, senza per questo giudicare questi nuovi valori di riferimento volendoli modificare a tutti i costi. Le sostanze illegali, l’alcool, gli psicofarmaci, come il gioco d’azzardo, i comportamenti devianti, il problema di anoressia e bulimia erano fino ad un decennio fa catalogati come comportamenti “sbagliati”, per assurdo chi non fa uso di sostanze a scuola, nelle discoteche, fra le persone comuni è “out”. La Famiglia, le Scuole e le Parrocchie con gli oratori erano punti di riferimento per i giovani . Tutto questo contesto ora è mutato. Nella famiglia si evidenzia una crisi sugli aspetti educativi, la tele-

visione è diventato il mezzo educativo per i propri figli per buona parte delle famiglie; ma quali punti di riferimento, quali valori di riferimento emergono dalla televisione? L’immagine esteriore a tutti i costi. Nella nostra società sta emergendo un aumento a dismisura del consumo di antidepressivi e ansiolitici, la soluzione alle nostre ansie e preoccupazioni viene delegata ai farmaci e non alla persona. Questo è un sistema dove ci dobbiamo proteggere, bisogna fare comunità sociale Se dovessimo fare una foto di questi ultimi cinque anni all’interno degli Enti Accreditati si vedrebbe che se gli inserimenti di nuovi ospiti sono rimasti costanti, le persone inserite evidenziano una lunga storia di tossicodipendenza, di carcere, terapie con farmaci sostitutivi, con circa un 30% di persone con problematiche di doppia diagnosi, sempre più vicine a problematiche psichiatriche. Inoltre una grossa parte di persone inserite non sono in grado di intraprendere un percorso comunitario e vengono inserite in strutture a bassa soglia. Quindi le comunità in questo quinquennio si sono strutturate per gestire queste persone, non per riabilitarle, diventando comunità di vita e non comunità terapeutiche. L’intervento educativo ha perso importanza perchè non è assimilabile dagli utenti, è di conseguenza ha preso sempre più campo il contenimento e l’accudimento. 7


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Il Dipartimento delle Dipendenze tra specificità e trasformazioni Giovedì 22 Marzo - Venerdì 23 marzo

Sala della Piramide - Agenzia delle Entrate - Via Fiume, 2 - Genova Prima giornata 8.30 Registrazione Partecipanti 9.00 Saluti Autorità 9.30 I Tavola rotonda: “La cura del corpo nelle tossicodipendenze” Coordinatore: Urciuoli R. • Relatori: - “Il Punto di vista medico” Varagona G.; - “Il Caring del personale infermieristico” Spina M. - “Dalla cura del corpo alla costruzione della relazione terapeutica” Congiu R. - “Il corpo e il sociale” Esposito C.

10.30 II Tavola rotonda: “La Funzione Educativa e Riabilitativa” Coordinatore: Merello P. • Relatori: - “Essere genitori oggi” Schiappacasse G. - “Dalla cultura della società all’intervento con l’utente” Schichter N. - “Esperienza educativa” Androsiglio M.

11.30 Pausa 12.00 III Tavola rotonda: “La Rete” Coordinatore: Ridella R. • Relatori: - “Dipartimento: sistema o confederazione?” D’Alessandro R. - “Il Collegamento con i distretti sociali” Patito M. - “Tossicodipendenze e psichiatria” Lunetta A. 8

- “Connessioni o disconessioni sul territorio” Fresta R.

13.00 Pausa pranzo 14.00 IV Tavola rotonda: “Il pensiero preventivo” Coordinatore: Zanone M.G. • Relatori: - “La scuola e l’area della prevenzione primaria” Roccatagliata M.G. - “L’accoglienza, i nuovi ingressi e le famiglie” Zanone M.G. - “Il pensiero preventivo senza limite” Repetto M. - “La prevenzione del malessere dell’operatore e altri aspetti del pensiero preventivo” Lanza A.

15.00 V Tavola rotonda “La metodologia dell’intervento nell’area penale interna ed esterna” Coordinatore: Ducci E. • Relatori: - “L’attività del Sert nelle strutture penitenziarie” Di Folco S. - “Quale trattamento psico-riabilitativo nell’area penale interna? Paradiso E. - “L’esperienza del privato sociale nel trattamento dei tossicodipendenti detenuti e in alternativa alla pena” Androsiglio M., Fer rari F., Gaspari M. - “I percorsi possibili in alternativa all’ingresso in carcere: Il progetto La cura vale la pena” Ducci E.

Seconda giornata 9.00 Introduzione “I numeri nel Dipartimento delle Dipendenze” Lanza A. U.F. Epidemiologia e Qualità Dipartimento Dipendenze

9.30 Tavola rotonda sul tema: “Le specificità del lavoro con le dipendenze” Coordinatore: Schiaffino S. Regione Liguria

• Relatori: Ducci E., Merello P., Ridella R, Urciuoli R., Zanone MG • Discussants: - Coletti M. Comitato Scientifico Min. Solidarietà Sociale

- Ferrannini L. Dipartimento Salute Mentale ASL3

- Maimone M. Comune di Genova

13.00 Pausa pranzo 14.30 Tavola rotonda: “Trasformazioni e modelli organizzativi. Quale futuro” Introduzione Semboloni PG. Dipartimento Dipendenze ASL3

Coordinatore Vaccari G. Comm. Consultiva sulle Dipendenze Ministero della Salute sono stati invitati :

• Montaldo C. Asses. alla Sanità Regione Liguria

• Veardo P. Assessore alla Città Solidale Comune di Genova

• Parodi A. Direttore Generale ASL 3

• Fisci M. Direttore Sanitario ASL 3

• Costa E. Pres. Centro Solidarietà Genova

• Don Martini Pres. Consorzio Cometa Spezia


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L’aspetto educativo e riabilitativo viene relegato ad un livello inferiore. Prima ci sono i bisogni primari (mangiare, dormire, lavarsi) che devono essere risolti; e purtroppo spesso non si riesce ad andare oltre. Possiamo affermare che oggi le strutture del Privato Sociale lavorano molto sul contenimento e molto poco, sull’intervento educativo e riabilitativo. Questo vuol dire che il dipartimento per forza maggiore ha dato risposta a questi bisogni primari , ma non ha dato risposta ai nuovi bisogni molto più nascosti (e quindi meno scomodi per la nostra società) ma molto più articolati e grandi, determinanti per l’eventuale recupero della persona e per il suo reinserimento sociale. L’INTERVENTO EDUCATIVO RIABILITATIVO DEVE RITROVARE LE RADICI Relativamente a quanto detto finora, le Comunità devono interrogarsi sul loro ruolo, devono ritrovare la loro forza che è complementare ai trattamenti ambulatoriali. Questo, non vuol dire tornare indietro nel tempo con tutta la rigidità che ne consegue, ma guardare ai nuovi bisogni e mirare all’intervento come un punto nodale per il cambiamento e non come un accessorio ulteriore al contenimento. Saper miscelare l’intervento contenitivo, all’intervento educativo e riabilitativo, questa è la nuova scommessa di oggi. Le strutture devono riorganizzarsi e “specializzarsi” per le tipologie di utenti che prendono in carico (adolescenti, poliassuntori integrati), con spazi adeguati per tipologia di utenti che permettano la divisione chiara degli interventi, per rispettare i bisogni delle perso-

ne che chiedono aiuto. I vari dipartimenti (Dipendenze, Salute Mentale, Neuro Psichiatria infantile) dovranno uscire dai personalismi e lavorare in rete, in quanto la persona che poi è in carico alle varie strutture non può essere divisa in compartimenti stagni ma è una persona unica e irripetibile. Quindi, i dipartimenti, al servizio della persona che ha bisogni diversi che spesso toccano tutti e tre le peculiarità dei dipartimenti. Inoltre altrettanto fondamentale sarà l’alleanza fra l’intervento sanitario e l’intervento sanitario e l’intervento sociale. Se vogliamo che una persona che cerca di fare un percorso educativo e riabilitativo, abbia poi la possibilità di avere una sistemazione lavorativa e abitativa, bisogna entrare anche in sinergia con i Comuni del territorio La nostre strutture riabilitative inoltre dovranno tener conto che all’interno del percorso educativo riabilitativo proposto, dovranno dare maggiore spazio di sperimen-

tazione di percorsi formativi integrati e individualizzati che, permettano di avere più sicurezza per un futuro rientro del mondo lavorativo. IL BUDGET RIGIDO DELLE CONVENZIONI Per permettere un intervento multidisciplinare in rete pubblico/privato e Pubblico/pubblico bisogna per forza guardare anche l’aspetto economico. Emergono diverse contraddizioni che è utile e doveroso porre all’attenzione; • L’intervento sulle dipendenze ad oggi rientra nei L.E.A., stride avere un budget rigido e molto limitato che non permette di poter organizzare delle risposte strutturali alle problematiche sopra esposte. • L’intervento dovrebbe prevedere anche una quota sociale e non solo sanitaria e questo poi alla fine non dovrebbe andare a gravare sui cittadini se l’Ente Locale non ha le risorse necessarie.

Due ospiti del Centro durante una pausa del percorso di recupero riabilitativo 9


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• Abbiamo il DPR 308, che ad oggi non è più stata ancora aggiornata. Quindi riconosciute solo rette residenziali e semiresidenziali, non ci sono possibilità di rette flessibili che rispondano ai bisogni delle persone che si avvicinano ai vari servizi. • Il Budget utilizzato per gli interventi territoriali quali i nostri incide molto meno e molto poco di quanto incidano i budget delle Aziende Ospedaliere e Farmaceutiche. • Gli interventi degli Enti Accreditati hanno un impatto economico minore di quanto lo abbiano gli interventi Ospedalieri e Penitenziari, che giocoforza sono il punto di arrivo per le persone che non possono rientrare nelle varie strutture accreditate SCOMMESSE FUTURE Ci sono due richieste emergenti cui il Dipartimento delle Dipendenze deve dare una risposta organizzata.

Mi riferisco sia ai giovani fra i 18/25 anni, sia alle persone fra i 25/40 anni, che usano e abusano di sostante lecite ed illecite, leggere e/o pesanti. Per i giovani emerge che nelle scuole, nelle discoteche nei luoghi di ritrovo e nei centri aggregativi c’è un massiccio uso di sostanze. Questi giovani sono paradossalmente aiutati dalla cultura della società contemporanea che da diversi anni ha inizialmente subito e successivamente accettato l’uso di sostanze psicotrope lecite od illecite, e non avverte il rischio di far diventare questi giovani soggetti dipendenti da sostanze. Questo fenomeno rimane sommerso e fa si che non ci sia una richiesta di aiuto organizzata rivolta alle Istituzioni Pubbliche o Private Accreditate; probabilmente un altro aspetto aggravante della situazione è che i servizi Pubblico/Privati, rimangono intrappolati nella loro definizione di servizi che operano esclusivamente per tossicodipen-

denti, non in grado di gestire adolescenti che non sono né si sentono tossicodipendenti. Chiaramente i Servizi Pubblico/Privati devono assolutamente riadeguare i loro interventi e le loro strutture, sia in termini di immagine sia di contenuto. Questi ragazzi vanno saputi agganciare, interessare, individuando insieme a loro le problematiche. E successivamente impostare un intervento flessibile personalizzato, diurno o serale che comprenda anche una fase orientamento scolastico e/o di formazione professionale. La fascia di persone compresa fra i 25 e 40 anni, è composta prevalentemente da poliassuntori integrati nel tessuto sociale e buona parte di loro hanno professioni/lavori di successo. Difficilmente si iniettano le sostanze, ma le tirano e le fumano, i usano mischiare la cocaina con l’alcool i cannabinoidi e gli psicofarmaci. Anche per loro i servizi si devono adeguare e rinnovare, sono persone ad oggi poco conosciute, preferiscono l’anonimato, hanno paura che poi la loro situazione si conosca nell’ambito del loro quotidiano. L’intervento che si può attivare per loro dovrebbe essere flessibile prevedere momenti di colloqui e gruppi serali, con brevi momenti residenziali per definire meglio alcune problematiche emerse. Questi sono alcuni spunti che ho voluto mettere sul tavolo. Spero che siano utili per avviare una discussione fertile di idee ma soprattutto di alleanze e di lavoro insieme.

La vita in residenza è una tappa fondamentale nella riabilitazione. Nell’immagine la nuova sala da pranzo e soggiorno della comunità Castore e Polluce a Trasta 10

*Direttore Centro di Solidarietà di Genova


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Rafforzare il rapporto con il territorio e verificare se siamo connessi o disconnessi di Ramon Fresta

O

ggi quando si parla di connessioni o di rete, il pensiero va subito a Internet “la rete” per antonomasia. Per chi lavora nel campo della relazione d’aiuto, quello che è veramente importante è la connessione e la rete che si creano tra esseri umani che operano per uno stesso risultato: in questo caso la risoluzione dei problemi di dipendenza delle persone che si rivolgono ai nostri servizi. Ho iniziato con un breve excursus temporale che parte dagli anni ’70, anni caratterizzati dall’evidenziarsi dell’emergenza drogasoprattutto eroina- e dalle prime risposte offerte da alcuni “PIONIERI” che erano in relazione tra loro: nasce il primo Centro in via Cesarea, successivamente i “Poli” e le risposte del volontariato (tra le quali anche quella del Centro di Solidarietà). In un secondo momento -anni ’80si sono strutturati dei servizi, pubblici e del privato sociale, supportati da riferimenti legislativi e le connessioni hanno iniziato a svilupparsi anche tra Enti. Negli anni ’90 c’è l’istituzione dei SerT. Per arrivare al 2001 con la nascita del “Dipartimento delle Dipendenze”, un organismo della ASL che prevede al suo interno anche la partecipazione di una componente “extra-aziendale” rappresentata dalle Comunità accreditate. Il Dipartimento è sicuramente innovativo e rappresenta un note-

vole passo avanti sulla via di un “lavoro di squadra” tra tutti i servizi che operano; esiste ancora un livello asimmetrico e non una completa “pari dignità” tra le due componenti- intra ed extra aziendale- su alcuni versanti. A me piace immaginare anche una svolta dal punto di vista lessicale: superare la dicotomia esistente nella attuale definizione di servizi pubblici e servizi del privato sociale e parlare solo di un servizio pubblico offerto da soggetti diversi. Parlando di punti di forza, vanno sottolineati i grandi investimenti di tutti intermini di formazione continua per essere sempre in grado di garantire servizi di qualità e, in alcuni casi, addirittura di eccellenza. Sempre sul versante degli aspetti positivi, metto anche la conoscenza e le relazioni interpersonali tra le persone che operano nei servizi, molti di loro sono ”cresciuti” insieme e la loro “connessione” è un volano importante. Proseguendo nell’evidenziare i punti di forza, va ricordato il fatto che si è sempre prestata molta attenzione all’evoluzione del fenomeno e al conseguente adattamento/costruzione di risposte adeguate, un atteggiamento “plastico” che ha permesso di offrire alle persone quello di cui avevano bisogno; il tutto corroborato da un notevole impegno personale di tutti gli operatori che, anche in situazioni oggettivamente difficili, non è mai mancato. Terminando la lista degli aspetti positivi, voglio

sottolineare che, a lato di quella istituzionale, esiste una rete informale, non codif icata composta dalla cooperazione sociale, dall’Associazionismo, dalla rete dei Centri di Ascolto che offrono un supporto importante agli appartenenti al Dipartimento nel dare risposte vincenti all’utenza. Passando a valutare le criticità di questo organismo, la prima sottolineatura riguarda le risorse economiche disponibili: la somma destinata dalle ASL italiane alla tossicodipendenza, e quella genovese non fa eccezione, è mediamente attorno all’1% del budget delle Aziende, ideale per noi sarebbe quello di arrivare al 2%. Oggi il panorama degli interventi da fare è talmente differenziato che l’impegno richiesto ai servizi è notevolmente cresciuto mentre le risorse allocate non hanno avuto lo stesso trend, questo è molto pericoloso perché l’esiguità di risorse genera una sorta di guerra tra poveri. In questo modo la logi-

Due mani che si stringono è il simbolo della relazione alla Conferenza del Dipartimento delle Dipendenze (immagine dal sito lucanianet.it) 11


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ca che dovrebbe promuovere l’unione del Dipartimento, rischia di perdersi nella ricerca di obiettivi perseguiti dalle singole componenti. Altra notazione riguarda il fatto che dalla rete operante sono “disconnessi”, o connessi solo parzialmente, alcuni nodi importanti: la Scuola, attraverso la quale passano tutti i giovani e che permetterebbe quindi di lavorare in un’ottica preventiva, intercettando in fase nascente il disagio dei giovani, disagio che potrebbe trasformarsi anche in dipendenza. La Prefettura Ente al quale vengono segnalati tutti coloro trovati in possesso di quantitativi di sostanze tali da non configurare il reato di spaccio, comunque persone che usano sostanze illecite. Il Ministero della Giustizia attraverso l’U.E.P.E. per pianificare al

meglio il passaggio dal carcere alle diverse misure alternative. La Provincia in quanto titolare di tutta la partita riguardante la formazione professionale e l’inserimento lavorativo di fasce deboli; è importante predisporre dei percorsi di reinserimento che prevedano anche l’ acquisizione di competenze in campo professionale per soggetti che, magari non più giovanissimi, non hanno alle spalle altro che trascorsi “in strada” o in carcere e nulla da spendersi nell’ambito lavorativo. Il Comune fondamentale per fornire un sostegno dal punto di vista di politiche abitative o di supporto alle famiglie. Tutto quello detto fino ad ora porta ad un’altra criticità: oggi la rete esistente è troppo connotata dall’aspetto sanitario, la tossicodipendenza è una problematica di tipo socio-sanitario, se non la si affronta in questa ottica si rischia di

compiere un intervento parziale. Dopo questa analisi, arrivo alla formulazione di una proposta che potrebbe migliorare il grado di connessione attuale: la formalizzazione di una “cabina di regia” in cui tutti i soggetti nominati sopra devono stabilmente essere in relazione con l’attuale rete dipartimentale. Un “luogo” dove mettere in connessione domanda ed offerta di servizi, può dare tutte le risposte solo se ha dentro tutte le risorse! Sono anche convinto che in questo modo si arriverebbe ad una maggiore armonizzazione degli interventi e ad una migliore razionalizzazione delle scarse risorse perché si eviterebbe il rischio di creare sovrapposizioni, doppioni o di tralasciare interventi importanti. Così come la connessione a Internet non funziona se non si ha un modem, anche noi dobbiamo creare un modem per connettere al meglio la nostra rete territoriale.

V i a P. P a s t o r i n o 1 8 6 r. - 1 6 1 6 2 G e n o v a - Te l . 0 1 0 . 7 4 . 1 5 . 0 5 4 - F a x 0 1 0 . 7 4 . 1 6 . 2 8 1 i n f o @ t o t a l p r i n t . i t - w w w. t o t a l p r i n t . i t 12


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Le tante facce del Servizio Civile e i progetti della Regione Liguria di Aldo Castello*

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na realtà per gli addetti ai lavori, un magma indistinto per i più. Questa potrebbe essere l’immagine che identifica al meglio le diverse facce del servizio civile. Vediamo allora di provare a fare un po’ di chiarezza. Fino al 2005 esisteva un unico albo nazionale in cui si iscrivevano, previa procedura di accreditamento, tutti gli enti che volevano partecipare al servizio civile. A partire dal 1° gennaio 2006, le Regioni e le Province autonome istituiscono un proprio albo, cui saranno iscritti gli enti di servizio civile nazionale con sede legale nella regione e sedi di attuazione di progetto in non più di altre tre regioni. Questo vuol dire che gli enti a sviluppo nazionale continuano a presentare progetti ed avere rapporti con l’UNSC a Roma, mentre gli enti più piccoli si relazionano con la regione di competenza. Si parla sempre di servizio civile nazionale ma queste sono le prime due facce della stessa medaglia con possibili piccole differenze soprattutto per i ragazzi fruitori del servizio che potranno avere qualche piccola confusione se le due facce non si parlano fra loro, soprattutto in relazione alle attività di promozione dei bandi di selezione a loro rivolti. La terza faccia della medaglia è costituita dal servizio civile regionale. Ogni regione infatti ha la possibilità di istituire un servizio civile regionale, complementare a

quello nazionale. La Regione Liguria, ad esempio, per sviluppare aspetti peculiari della realtà ligure e promuovere una più larga partecipazione si è dotata di una legge (legge regionale 11 dell’11 maggio 2006) che ha già previsto un primo bando sperimentale con approvati 14 progetti presentati da enti accreditati e dagli istituti superiori liguri per portare il servizio civile tra gli studenti dai 16 ai 18 anni. Collegato a tale aspetto, alla presenza del sottosegretario del ministero della Solidarietà sociale, Cristina De Luca, si terrà a Genova, il 12 marzo, la Conferenza regionale per il servizio civile, prevista dalla legge regionale che istituisce e disciplina il sistema regionale del servizio civile. L'incontro, che si tiene ogni tre anni, rappresenta un momento di confronto e approfondimento tra tutti gli enti che attuano progetti di servizio civile. È quindi sempre più importante muoversi a livello locale per creare rete tra gli enti che si occupano di servizio civile: la dimensione locale è quella che forse permette di influenzare maggiormente i necessari adeguamenti ad una legge (la 64 del 2001) che comincia a necessitare di una revisione per gli inevitabili mutamenti sociali e di esperienza maturata dagli enti gestori. Quali sono le considerazioni da fare sul meccanismo del servizio civile? Solo le prime due che mi

vengono in mente. Elevare gli standard per partecipare al servizio civile non vuol dire elevarne la qualità. Questo dovrebbe essere per certi versi un’inversione di rotta rispetto a quanto sta accadendo oggi. Le successive correzioni per accreditare nuovi enti o per presentare progetti hanno reso sempre più difficile avvicinare il servizio civile agli enti territoriali. Solo chi ha mezzi e risorse ingenti riesce a adeguarsi alla miriade di dettagli necessari per raggiungere gli scopi sanciti dalle normative UNSC. Questo non produce necessariamente qualità nell’esperienza di servizio civile che ha bisogno invece di attenzione al territorio e della necessaria flessibilità per intercettare le mutazioni caratteriali dei nostri giovani. È quasi impossibile far aspettare un ragazzo un anno prima di farlo partire per il servizio civile, dopo averlo selezionato. È altrettanto difficile non poter prevedere cambiamenti di sede o progetto facilmente realizzabili per un giovane che non si trovi a suo agio nella realtà inizialmente scelta. E intanto si profila all’orizzonte lo spettro dell’approvazione dei progetti presentati il settembre scorso. Per i volontari nel 2007, a fronte 13


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di un budget di quasi 350 milioni di euro ci saranno a disposizione 47.500 posti di servizio civile. Lo dice il documento di programmazione finanziaria presentato dall'Uff icio nazionale. Nella cifra sono compresi sia il bando ordinario, sia i micro bandi straordinari. Rispetto ai circa 53mila posti del 2006, quest'anno gli enti dovranno quindi spartirsi 5.500 posti in meno, malgrado siano già giunte richieste per oltre 100mila posti solo per il bando ordinario di maggio che dovrebbe essere di 39.400 volontari (il 65% attribuito su base nazionale, il resto attraverso la mediazione delle Regioni). C’è il rischio di essere fuori dalla graduatoria dei progetti approvati per scarti di punteggio infinitesimi difficilmente verificabili a livello oggettivo con le griglie di valutazione dell’UNSC. E anche qua gli enti più piccoli avranno difficoltà a farsi le proprie ragioni in caso di eventuali errori nelle valutazioni fatte. Tutto questo è in parte mitigato dalla positività dell’esperienza, così come scaturisce dai ragazzi, fatta nei nostri centri FICT. Dal questionario di monitoraggio somministrato ai nostri ragazzi in servizio emerge che il 98% ne da una valutazione positiva, così come gli OLP, gli operatori locali di progetto che stanno a fianco dei nostri volontari. Da questo dato ripartiamo per andare avanti. Con fatica ma continuando a pensare che il servizio civile sia uno strumento importante per i nostri centri e per i giovani che vogliano fare un’esperienza formativa di cittadinanza attiva. * Referente Servizio Civile Nazionale FICT 14

Un’opportunità per i giovani e per gli enti Il Servizio Civile Nazionale, istituito con la legge 6 marzo 2001 n° 64, che dal 1° gennaio 2005 si svolge su base esclusivamente volontaria, è un modo di difendere la patria, il cui “dovere” è sancito dall'articolo 52 della Costituzione; una difesa che non deve essere riferita al territorio dello Stato e alla tutela dei suoi confini esterni, quanto alla condivisione di valori comuni e fondanti l'ordinamento democratico. È la possibilità messa a disposizione dei giovani dai 18 ai 28 anni di dedicare un anno della propria vita a favore di un impegno solidaristico inteso come impegno per il bene di tutti e di ciascuno e quindi come valore della ricerca di pace. Il servizio civile volontario garantisce ai giovani una forte valenza educativa e formativa, è una importante e spesso unica occasione di crescita personale, una opportunità di educazione alla cittadinanza attiva, un prezioso strumento per aiutare le fasce più deboli della società contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro Paese. Chi sceglie di impegnarsi per dodici mesi nel Servizio civile volontario, sceglie di aggiungere un'esperienza qualificante al proprio bagaglio di conoscenze, spendibile nel corso della vita lavorativa, quando non diventa addirittura opportunità di lavoro, nel contempo assicura una sia pur minima autonomia economica. Le aree di intervento nelle quali è possibile prestare il Servizio Civile Nazionale sono riconducibili ai settori: assistenza, protezione civile, ambiente, patrimonio artistico e culturale, educazione e promozione culturale, servizio civile all'estero. Opportunità per gli Enti: Gli enti di servizio civile sono le amministrazioni pubbliche, le associazioni non governative (ONG) e le associazioni no profit che operano negli ambiti specificati dalla Legge 6 marzo 2001 n° 64. Per poter partecipare al SCN gli enti devono dimostrare all'UNSC di possedere requisiti strutturali ed organizzativi, nonché di avere adeguate competenze e risorse specificatamente destinate al SCN. L'ente deve inoltre sottoscrivere la carta di impegno etico che intende assicurare una comune visione delle finalità del SCN e delle sue modalità di svolgimento, in un patto stretto con l'Ufficio ed i giovani. Solo tali enti, iscritti in un apposito albo, Albo degli enti accreditati, possono presentare progetti di Servizio Civile Nazionale. Il Servizio Civile Nazionale consente agli enti accreditati di avvalersi di personale giovane e motivato, che, stimolato dalla possibilità di vivere un'esperienza qualificante nel campo della solidarietà sociale, assicura un servizio continuativo ed efficace. I progetti d'impiego dei volontari, predisposti dagli enti pubblici e dalle organizzazioni del Terzo Settore, vengono presentati all'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile che li esamina, li approva e li inserisce nei bandi per la selezione dei volontari che vengono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica (GURI). dal sito www.serviziocivile.it


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Disagio, trasgressione e bullismo il difficile rapporto tra giovani e adulti di Roberto Buzzi*

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ggi le cronache, nei mass media, parlano di un mondo giovanile, minorile attraversato da fenomeni, o sarebbe meglio dire epifenomeni, riguardanti il consumo di sostanze illegali, i comportamenti rischiosi in campo sessuale e alimentare, i comportamenti violenti tra coetanei, contro il patrimonio, contro gli adulti. Giovani dissacranti, irrispettosi, senza valori, che se ne “fregano di tutto siiii”, canterebbe Vasco Rossi. Quotidianamente la fotografia è impietosa e spesso non lascia spazio che al senso di impotenza di coloro che scrivono, dicono e pensano sui giovani, preadolescenti e adolescenti che dir si voglia. La prima constatazione è che le disamine sono spesso parcellari, denotate da rilievi “sintomatologici”, che vanno a designare in modo reciso se non ontologico l’adolescente e il sottogruppo di assegnazione: i bulli, i consumers di droghe per dirne due molto frequentate. Sono le parole chiave e gli slogan modaioli che diventano rappresentativi dell’Essere giovanile. Parole che diventano gabbie ineff icaci anche sul versante orientato al “che fare”. Sembra che il mondo degli adulti ruoti intorno a questi asserti e intavoli progetti, interventi, azioni di prevenzione proprio sulla base di singole fotostatiche e su quello che le fotostatiche descriverebbero: contro il bullismo ci vogliono interventi sul bullismo, per ridurre il consumo di cannabis si abbassa

il principio attivo ad uso personale o lo si alza per ridurre il rischio di carriera deviante e via discorrendo, comunque sempre con qualche colpo ad affetto Ministeriale, con relativo decreto o direttiva. Questo agire “spensato” e disgiunto dimentica immediatamente quello che magari ha appena teorizzato nelle pagine dei libri e dei progetti, ovvero un approccio conoscitivo di contesto, multidisciplinare, complesso. La percezione è che, mutuando Morin, “...si aggrava l’ignoranza del tutto, mentre progredisce la conoscenza delle parti”. È dozzinale dirlo ma i giovani, quegli stessi giovani che ci sfuggono, abitano lo stesso mondo, dei loro genitori, insegnanti, educatori e adulti in genere. Ma il noto viene ri-velato appena si disvela, perché considerare le responsabilità dei grandi sferza i loro saperi, le loro “capacità”, i loro inderogabili compiti educativi. Esser-ci come adulti responsabili significa fare un salto conoscitivo e passare dalla logica della contrapposizione intergenerazionale che si annida anche nella pervasiva, a volte pervicace, indagine, osservazione -giudizio sui giovani da parte degli adulti- a quella della relazione, sia orizzontale, in un dialogo tra adulti, che verticale, in un dialogo adulti e giovani. Ma prima del salto serve dotarsi, come adulti responsabili e referenti, di un pensiero complesso, che sappia quindi tenere insieme i pezzi di un puzzle sociale, e di

fatti sociali che coinvolgono anche i giovani, comprendendoli nella loro fenomenologia generale, non generica e semplice. I fatti sociali quando diventano problemi sociali riguardano coloro che questi problemi dovrebbero quantomeno fronteggiare, anche teorizzando e applicando metodi di prevenzione. Ma non è possibile pensare alla prevenzione se non valutando la realtà degli adulti che educano. Il mondo adulto fatica a costituirsi come base sicura per consentire il crescere, è spesso incerto, confuso sul futuro, fatica a svolgere un ruolo di riferimento e guida. Le agenzie educative per eccellenza, famiglia e scuola vivono in maniera, a tratti lacerante, questa difficoltà. Ma non solo, le istituzioni e quelle entità pubbliche e private che si occupano di dare

La locandina del celebre film di Stanley Kubrick che ha documentato più di trent’anni fa il disagio giovanile, dimostrando che è un fenomeno senza tempo 15


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risposte educative, preventive e sempre più spesso terapeutiche ai problemi dei giovani precipitano o nell’autoreferenzialità o agiscono in sistemi intervento spesso decontestualizzati o sin troppo ottimisticamente orientati a produrre folgoranti soluzioni. Ognuno di noi è figlio della sua epoca, quindi si può dire che i ragazzi di oggi non sono peggiori di quelli di ieri. La differenza sta nel forte mutamento economico e sociale, in uno scenario di contesto che vede: • una società complessa, globale, plurietnica, mass mediatica; • strutture socio economiche in costante e repentina trasforma-

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zione, con una crescente burocratizzazione degli apparati politici, legislativi, giuridici (distanti dal cittadino e dal suo quotidiano); una presunta flessibilità, ma in direzione della precarizzazione, dell’istituto lavoro e delle sue politiche (dalle partecipazioni statali al mercato dei privati); una cultura prevalente e imponente della performance e della competizione, della rincorsa al benessere materiale e all’acquisizione di “status” ad ogni costo; una costante riduzione degli spazi di relazione e impoverimento del legame; l’istituto della famiglia (negli

Marlon Brando simbolo del mito ribelle nel cinema degli anni Cinquanta 16

ultimi 20 anni) in una progressiva crisi del codice paterno -da una famiglia “edipica” a famiglia affettiva- nel ridimensionamento del principio autorità-anteriorità; Un’epoca che tutti investe, grandi e meno grandi, e che tutti destabilizza; spesso e per sempre più persone, di ogni censo, età, cultura, il vivere si ripiega su dimensioni di svuotamento e disorientamento, con la perdita di senso e significato esistenziale. Tutto questo ci deve por re davanti a radicali riflessioni e interrogativi, specialmente quando come adulti ci rapportiamo ai giovani e alla condizione giovanile: non dobbiamo stupirci se, come rileva lo IARD, le tendenze evolutive si definiscono nella proiezione nel presente, nella caduta dei modelli di riferimento forti, nell’imporsi di canali a doppia moralità (pubblica e privata), nella diffusione della dispercezione del rischio, nella reversibilità delle scelte, nella rinuncia di responsabilità, nella sfiducia e spesso nel disconoscimento dell’altro. È in questo “regime” di cose (vero in senso letterale) che gli adulti educatori devono inscrivere, con forza simbolica e di trasformazione, il loro pensiero e la loro azione a beneficio degli adolescenti tutti e a maggior ragione di quelli in difficoltà. Nei centri per l’adolescenza, nella scuola, nei gruppi sul territorio occorre operare piccole “rivoluzioni culturali”, da vivere e condividere: di cittadinanza sociale, di riconoscimento, di poter contare su qualcuno e di essere importanti per qualcuno, di espressione di sé e delle proprie risorse, di comunicazione e ascolto in dialogo, di significato delle esperienze e di apprendimento dalle esperienze. * Responsabile settore prevenzione


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Io, al centralino della comunità di Trasta ho dimenticato la mia sofferenza e mi sono sentita una regina

I

l Centro Studi della ASL 3 Genovese realizza, ormai da più di trent’anni, esperienze di integrazione lavorativa di persone disabili all’interno del mondo del lavoro: in contesti lavorativi alquanto diversificati persone con differenti disabilità, sia mentali che sensoriali e motorie, si misurano con il lavoro nelle sue diverse forme avendo il supporto e la mediazione di progetti individualizzati monitorati da Operatori specializzati. Si tratta di una straordinaria esperienza a cui hanno collaborato il mondo imprenditoriale, il mondo cooperativo, il volontariato organizzato e l’associazionismo e che ha consentito a molte centinaia di persone, con disabilità anche molto gravi, un graduale accesso al mondo del lavoro. La possibilità di sperimentare in contesti ‘veri’ e ‘concreti’ le complesse regole del mondo del lavoro ha fatto sì che ogni esperienza rappresentasse, per ciascuno di loro, una importante opportunità di crescita personale oltre che una preziosa occasione formativa. Tutti sono cresciuti come persone, tanti hanno conquistato buone competenze professionali. Molti di loro sono diventati nel tempo lavoratori a tutti gli effetti, altri, con disabilità più gravi e poco compatibili con il lavoro pieno, hanno trovato ruoli sociali attivi. Tutti hanno conquistato il diritto ad una cittadinanza piena ed hanno contribuito a costruire nell’immaginario collettivo, anche per le persone disabili, il diritto di accedere al

mondo di tutti. Nel lungo cammino percorso nei trent’anni di attività a favore dell’integrazione lavorativa abbiamo incontrato molte persone disabili, conosciuto i loro mondi pubblici e privati, le loro sofferenze e le loro paure; abbiamo spesso ammirato il loro coraggio e li abbiamo sostenuti nei momenti di difficoltà che il lavoro comporta aiutandoli a conquistare ed affermare i loro diritti di persone e di lavoratori. Abbiamo anche incontrato molte aziende, molti lavoratori e molti volontari e non abbiamo smesso di stupirci dei valori di solidarietà e di alleanza che il mondo del lavoro ha continuato a manifestare anche in momenti storici di diffusa crisi valoriale: i differenti con-

testi lavorativi utilizzati per i progetti di professionalizzazione delle persone disabili hanno offerto una collaborazione che ha consentito e favorito ai disabili interessati percorsi evolutivi straordinari e a volte del tutto inaspettati. Con questo spirito e con questo retroterra esperienziale abbiamo iniziato la collaborazione con la Comunità di Trasta per un percorso di professionalizzazione di Anna B., persona con grave disabilità motoria obbligata all’uso della carrozzina. Nel contesto della Comunità, del tutto nuovo a questo tipo di esperienza, abbiamo potuto apprezzare, in primo luogo, la collaborazione e la disponibilità di Ezio Lazzari e di Aldo Castello

Una camera da letto nella comunità di Trasta; ogni giovane deve provvedere alle pulizie e a tenere sempre in ordine la propria stanza e i locali del centro 17


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

che ci hanno aperto la loro porta e ci hanno aiutato ad orientarci in una realtà così delicata come quella che la Comunità rappresenta. Quando Anna ha iniziato la sua esperienza ha avuto sempre al suo f ianco, a causa della sua grave disabilità, i giovani della Comunità che le hanno garantito l’indispensabile supporto per lo svolgimento delle sue mansioni. Si è venuta a creare, pertanto, una vicinanza personale tra Anna e i vari giovani che si sono alternati al suo fianco che, come spesso accade nei nostri progetti, ha rappresentato, ben al di là dell’occasione formativa, il vero nucleo centrale dell’esperienza: Anna ha testimoniato, a giovani molto feriti da esperienze traumatiche e impegnati in un percorso personale difficile e delicato, l’importanza di assegnare valore ad ogni piccola cosa e la fiducia nella possibilità di ‘potercela fare’ anche se le condizioni esterne sono poco favorevoli. Dal canto loro i giovani della Comunità hanno offerto ad Anna una relazione di accoglienza e di fiducia che, nella sua sincerità e profondità, non contiene pregiudizi né barriere. L’esperienza si è conclusa, dopo otto mesi, ed Anna continuerà il suo cammino come pure i giovani della Comunità ma nulla sarà più come prima né in Lei, né in Loro, né in noi. Non c’è altro da aggiungere se non pubblicare, qui di seguito, la lettera ricevuta da Anna: “Un giorno, circa verso la metà di Aprile, mi recai per svolgere un tirocinio nella Comunità di Trasta. Siccome per me era un mondo nuovo, mi sembrava come il primo giorno di scuola. Sinceramente ho ricevuto un’accoglienza da regina, da parte di 18

tutti e per questo mi sono sentita come a casa. È ammirevole l’organizzazione, ogni persona ha una mansione a rotazione. Le prime volte in Comunità sembrava tutto tranquillo, perché non c’era confidenza, poi piano piano i ragazzi mi parlarono dei loro malesseri. Non sapendo cosa fare per loro, in modo positivo, l’unica cosa era essere me stessa; allora scherzai e quando vidi dei sorrisi mi sentii felice. Non so cosa penseranno di me, ma li ricorderò perché mi hanno dato molto, e gli auguro di trovare la strada della serenità.”

L’esterno della comunità di Trasta

Il pane della solidarietà

Il laboratorio della comunità di Trasta dove si produce tutti i giorni il pane per tutto il Centro di Solidarietà di Genova. I panettieri sono gli stessi ospiti della comunità che con il loro lavoro oltre ad assicurare un cibo genuino e gradevolissimo al gusto compiono parte del tragitto di formazione e recupero. Il Progetto Uomo infatti prevede che i giovani ritrovino con la responsabilità il piacere e l’orgoglio di sentirsi utili agli altri. Il panificio è una sorta di palestra per continuare a crescere e poter poi rientrare in società liberi dal disagio. Dal forno escono quotidianamente alcune decine di chili di pane che la comunità dona anche a un convento di religiose di Genova


L’ABBRACCIO COME AIUTARCI

Chi decide di destinare nella dichiarazione dei redditi il 5 per mille della propria IRPEF al Centro di Solidarietà deve apporre la propria f irma nel riquadro: “Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), delle associazioni di promozione sociale e di altre fondazioni e associazioni riconosciute (art. 1, comma 337, lettera a) L. 266/05)” e inserire il Codice Fiscale del CENTRO 95080550106. Con una semplice firma ci aiutate nella nostra opera a servizio di ragazzi e famiglie che vivono il disagio della dipendenza. È nostra intenzione utilizzare la somma raccolta per l’attività di prevenzione che non è garantita da nessuna convenzione. Se lo ritenete opportuno, promuovete la nostra causa anche con parenti e amici.

Anche nella prossima dichiarazione dei redditi potete scegliere di aiutare il Centro di Solidarietà a costo zero La Finanziaria (Legge 23 dicembre 2005 n. 266, articolo 1, comma 337) prevede, per l’anno 2006, la possibilità di destinare una quota, pari al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, al sostegno di volontariato, onlus, associazioni di promozione sociale fondazioni e altre associazioni riconosciute, di gradimento del contribuente. Una possibilità che consente di aiutare le Associazioni come il Centro di Solidarietà senza alcuna spesa a carico.

Contiamo sul vostro aiuto!

Grazie per averci accompagnato tutto l’anno. Restate con noi anche nel 2007 IL CENTRO HA BISOGNO DI VOI. BASTANO 1.000 EURO ALL’ANNO PER SOSTENERE LE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E RECUPERO CHE IL CENTRO OFFRE ALLA CITTÀ DA PIÙ DI TRENT’ANNI. IL CONTRIBUTO È TOTALMENTE DEDUCIBILE. POTETE VERSARLO IN QUESTO MODO: BONIFICO BANCARIO A FAVORE FONDAZIONE “CENTRO DI SOLIDARIETÀ ONLUS” ISTITUTO S. PAOLO IMI - SEDE DI GENOVA C/C N° 60830 ABI 1025 CAB 1400 - CAUSALE “100 X CENT(R)O” Deducibilità per le imprese: Ai sensi art 13 Dlgs 4/12/97 n° 460 le offerte alle ONLUS sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi fino ad un importo di € 2.065,83 annui o il 2% del reddito d’impresa, come documentazione è valida la ricevuta del bonifico bancario. 19


Le soluzioni Boero per il Restauro e la Ristrutturazione: Silicati Silossani Acrilici Elastomerici Via del Campo. La strada cantata da Fabrizio De André. (Realizzata con Sistemi Applicativi Minerali a base di Polisilicati di Potassio: LINEA SILNOVO).

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Ceis Genova L'abbraccio n°47 by gammaufficiosrl - Issuu