L’ABBRACCIO 46 BUONE FESTE Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova
16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 46 • 4° Trimestre 2006 - N. 4 del 2006 Prezzo 1,00 Euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 tariffa R.O.C. Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova
“Ama la vita così com'è Amala senza pretese” Madre Teresa di Calcutta
L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale
Fassolo
Trasta
Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello In copertina Lele Luzzati
Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids, “Castore e Polluce”, Auto Aiuto. Tel. 010.7404474
Disegni Luzzati, Piccardo e Reginaldo Foto Modestino Hanno collaborato Don Mimmo Battaglia, Marco Cafiero, Franco Della Casa, Don “Fully” Doragrossa, Elena Ducci, Operatori Sp.In/Genova, Ragazze in Servizio Civile, Ivana Simonini Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010. 25.46.01 Fax 010.25.46.02.02
Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 In questa sede sono offerti i seguenti servizi: Accoglienze notturne per tossicodipendenti Centro adolescenti “In-Chiostro”, salita S. Maria “Casabella” e “Odissea”, i servizi di Prevenzio- di Castello 15; Lunedi mercoledì e venerdì dalle ne, Inserimento disabili, Direzione e uffici. 14.30 alle 18.30 Tel. 010.2468573 - 340.4821045
Centro città
Siamo anche in tutta Italia
Impaginazione e stampa TotalPrint Arti Grafiche Genova S.r.l.
La nostra filosofia iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.
S
Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova
Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.
Periodico associato USPI
Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.
Chi siamo Dove siamo
Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.
Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02
Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire.
Bianca Costa Bozzo Presidente Paolo Merello Direttore Generale E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org
Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Egidio Smacchia
2
Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.
L’ABBRACCIO L’EDITORIALE
La nostra grande famiglia come un Presepe di speranza di Bianca Costa Bozzo*
C
ari Amici, con immensa gioia, una delegazione del Centro, è stata in visita da S.E. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova. Fede, Enrico, Paolo, Don Fully ed io, siamo stati accolti, nella stupenda cornice del Palazzo Arcivescovile, dal Vescovo che ha voluto sapere del Centro di Solidarietà ed ha ascoltato con grande attenzione ed interesse. Il suo abbraccio e la sua benedizione erano rivolti non solo a noi presenti, ma anche alla intera famiglia del Centro: i ragazzi, i volontari, gli operatori. Desidero anche ringraziare il Ministro per la Famiglia Rosi Bindi, per essere stata in visita nella nostra città: la sensibilità finora dimostrata è di buon auspicio per il grande lavoro che , sono certa, porterà avanti con grande attenzione e dedizione. Sapete bene quanto la famiglia sia importante nel lavoro che il Centro svolge da oltre 30 anni: il coinvolgimento dei famigliari nel percorso di recupero degli utenti e il supporto per migliorare le relazioni del nucleo al suo interno sono colonne portanti del nostro “Progetto Uomo” che negli anni hanno poi adottato anche altre organizzazioni private e pubbliche che si occupano di dipendenze. Personalmente ho sempre cercato di portare avanti l’opera del Centro di Solidarietà senza nulla togliere alla mia famiglia anzi, il supporto e l’approvazione di Fedemio marito- e dei miei f igli a quanto stavo facendo, è stato un
incentivo costante a proseguire. Immaginate, quindi, la mia gioia quando la mia famiglia mi ha comunicato di voler partecipare maggiormente alla vita del Centro, li ringrazio per questo dono di Natale anticipato, che mi sembra si leghi a perfezione con lo splendido disegno della “Sacra famiglia” che Lele Luzzati ha regalato al Centro per illustrare i nostri auguri del 2006. E parlando di Famiglia, con l’avvicinarsi del S. Natale, il mio pensiero e la mia riflessione vanno alla Sacra Famiglia. “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire” dice Gesù, che con infinita umiltà mette il suo sigillo alla parola Amore. Perché l’umiltà è la cornice semplice del quadro che rappresenta la Sacra Famiglia : inizia nelle parole di Maria nel Magnificat “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva…”, continua nel piccolo Gesù che giace tra la paglia in una mangiatoia, e si conclude in Giuseppe che sembra non apparire tra le pagine del Vangelo: servo fedele e prudente, accetta, si mette da parte, ma con attenzione sostiene la sua Famiglia, anche a costo di grande sacrificio. Chiediamogli di essere presenti nelle nostre case e negli affetti, suggerendoci sempre la “ricetta” del Suo Amore. Chiediamogli di avere sempre attenzione agli altri,
di sapere accogliere nel nostro cuore, tutti coloro che incontriamo nella nostra professione, casualmente, e anche tutti coloro che chiedono aiuto. Con l’esempio di San Giuseppe sarà più facile amare. Anche quest’anno prepariamo il nostro semplice Presepe con umiltà e tra le varie figure aggiungiamo noi stessi come personaggi: offriamo al piccolo Gesù i nostri doni, le preghiere, le promesse, le ansie, la sofferenza… ma anche la nostra gioia e la nostra speranza. Buon Natale a tutti voi *Presidente Centro di Solidarietà di Genova
Bianca Costa
3
L’ABBRACCIO IL CONVEGNO
La problematica dei detenuti tossicodipendenti e la riqualificazione della polizia penitenziaria di Marco Cafiero*
I
l detenuto tossicodipendente fa parte di un gruppo di soggetti eterogeneo con carriera criminale diversificata e, soprattutto, con differente rapporto con la sostanza. La concentrazione di tossicodipendenti in carcere è molto elevata e costituisce un serio problema per gli operatori sociali che devono intervenire a gestire le situazioni più disperate: autolesionismo, AIDS e sindromi da astinenza. La tossicodipendenza ha rappresentato, nel tempo, un fattore di cambiamento del carcere. La massiccia presenza di tossicodipendenti in carcere ha richiesto la preparazione specifica degli operatori addetti, con particolare riguardo alla
Favorire sempre di più la collaborazione tra i presidi del territorio e quelli interni alla realtà carceraria. Necessaria la partecipazione degli operatori del privato sociale a frequentare gli Istituti penitenziari riqualificazione del personale di polizia penitenziaria. Ha favorito la collaborazione tra gli operatori del territorio e quelli dei presidi interni. Ha consentito, altresì, la
partecipazione operatori del privato sociale ammessi a frequentare gli Istituti ai sensi dell’art. 78 dell’Ordinamento penitenziario. La normativa vigente in Italia prevede che la pena detentiva nei confronti di persona condannata per reati commessi in relazione al proprio stato di tossicodipendenza debba essere scontata in istituti idonei per lo svolgimento di programmi terapeutici e socio-riabilitativi (art. 95 T.U.DPR 309/90). In realtà non è sempre così! Esistono sezioni c.d a “custodia attenuata” che consentono al tossicodipendente di prendere le distanze dagli altri detenuti e coscienza del fatto che la commis-
Una storica azienda genovese si rinnova e propone la sua gamma di prodotti di alto livello qualitativo corredata dalla certificazione della qualità ISO 9002.
DA OGGI LE PITTURE PER L’EDILIZIA, L’INDUSTRIA E LA MARINA AVRANNO IL NUOVO MARCHIO
Una garanzia in più di continuità e adattamento alle mutevoli esigenze del mercato Colorificio Federico Torre S.p.A. - Via Romairone, 72 16163 Genova - S. Quirico Tel. 010.72.64.911 - Fax 010.72.64.948 4
L’ABBRACCIO IL CONVEGNO
sione del reato è avvenuta in stato di necessità psico-fisica e non per istinto criminale. L’intento è quello di utilizzare la detenzione come fase di cambiamento e come momento di valutazione motivazionale, e trasformare, per quanto possibile, l’ambiente carcerario in una struttura a carattere trattamentale, vagamente similare alle comunità terapeutiche. La spinta motivazionale di accedere a tali sezioni è molto strumentale.
l’esperienza del progetto inframurario “Arcobaleno”, all’interno del Carcere le Vallette di Torino. Il tentativo di utilizzare il periodo di detenzione come una occasione di riscatto individuale e di recupero sociale è apprezzabile ma presenta il rischio che l’iniziativa sia valida solo per quei pochi in grado di reggere la vita di comunità e che anche per essi, si instauri una sorta di “dipendenza da comunità
terapeutica”, ennesima varietà di quel generale processo di prigionizzazione delle persone. Il tentativo di dare una soluzione al problema della tossicodipendenza in carcere richiede, quindi, sforzi di notevole entità e coordinamento di energie, che non sempre ha funzionato. *Avvocato specializzato in criminologia clinica. Consulente legale del Centro di Solidarietà Genova
L’esperienza del progetto “Arcobaleno” all’interno del carcere “Le Vallette” di Torino La commistione tra la realtà custodiale e quella trattamentale rappresenta un motivo per cui la realizzazione di progetti inframurari è discutibile. Ed è per questo che l’esperienza presenta alcuni rischi tra cui quello secondo il quale il tossicodipendente sperimenta, in una situazione particolare, e non completamente volontaria, l’illusione di una relazione diversa con forti cariche affettive che non troverà nell’ambiente esterno. Per cui sorge necessariamente l’interrogativo per il quale ci si chiede se sia possibile parlare di trattamento all’interno delle carceri. Riteniamo che un progetto sia valido se prevede un accompagnamento fuori dal carcere, sia che si tratti di un reinserimento sociale, sia che si tratti della prosecuzione del trattamento all’esterno o con i servizi territoriali di competenza o con le realtà del privato sociale. Eccezione a questa concezione è 5
L’ABBRACCIO IL CONVEGNO
La normativa sul detenuto tossicodipendente: evoluzione, potenzialità e contraddizioni di Franco Della Casa*
L
a relazione ha per oggetto l’evoluzione dell’ordinamento penitenziario italiano, varato nel 1975 per adeguare il trattamento dei detenuti alla direttiva sancita dall’art.27 comma 3° Cost., dove si proclama che la pena (in particolare, quella detentiva), oltre a rispettare il senso di umanità, deve tendere alla “rieducazione”, cioè al reinserimento sociale, del condannato. Si considera opportuno guardare retrospettivamente alle radici più profonde dell’ordinamento penitenziario per poter ritrovare la “retta via” di percorrenza dopo talune leggi - ci si riferisce principalmente, se non altro per ragioni di attualità, a quelle emanate nella parte finale della XIV legislatura che hanno inasprito, senza convincenti motivazioni, la normativa penitenziaria, cedendo ancora una volta al pericoloso miraggio della coercizione carceraria come toccasana rispetto ai problemi della devianza: a prescindere dal fatto che la stessa sia riconducibile a trasparenti ragioni di disagio sociale. Questa volta è stato il turno dei recidivi e dei tossicodipendenti, poco prima era toccato agli stranieri. Senza valutare, però, quanto sia economicamente/socialmente costosa la pena detentiva e senza considerare gli effetti devastanti del sovraffollamento carcerario, suscettibile ormai di pesanti censure a livello europeo da parte dei 6
La Costituzione vuole che la pena detentiva oltre a rispettare il senso di umanità deve tendere alla rieducazione del detenuto al fine di favorire il reinserimento Giudici di Strasburgo. Tant’è che per correggere i guasti di questa e di altre analoghe “sbandate” è stato necessario ricorrere ad un intervento d’urgenza, l’indulto (l.31 luglio 2006, n.241), un antidoto ricco, a sua volta, di intuitivi e non bénefici “effetti collaterali”. Con l’inizio della nuova legislatura bisognerebbe bandire gli “eccessi” e le “urgenze”, ritornare nell’alveo della “normalità”, che nel nostro caso significa ragionare sulla Costituzione (tuttora così ricca di insegnamenti), sul trattamento penitenziario (andando a verificare finalmente con impegno se davvero non può essere altro che “una nobile bugia”) e soprattutto, su un sostanziale rilancio delle misure alternative. Che potranno essere - bisognerà discuterne - gestite dal giudice della condanna, dalla magistratura di sorveglianza o, più verosimilmente, da entrambi. Visto che si parla ricorrentemente di Europa (anche se quasi sempre, purtroppo, solo in chiave di entità
economica), può essere opportuno precisare che si tratta, del resto, dell’unica prospettiva in linea con le più recenti - ma consolidate direttive dei competenti organismi europei. *Professore Ordinario di Diritto Processuale e Penale all’Università di Genova
Un po’ di storia
Il 23 luglio 1873 viene emanato il Regolamento che stabilisce le nuove qualifiche di capoguardia, sottocapo e guardia, introduce la denominazione di guardia carceraria in luogo di guardiano e stabilisce i requisiti per l’accesso al corpo, eccone alcuni: sapere leggere, scrivere e far di conto; attestato di buona condotta e di non aver riportato pene criminali e correzionali. (dal sito www.fpcgil.it - Funzione pubblica Cgil)
L’ABBRACCIO IL CONVEGNO
Trovare soluzioni alternative per evitare la detenzione di Elena Ducci
L
a relazione dell’ attività U.O.Sert Strutture Penitenziarie nei sei anni dall’entrata in vigore Legge 230-99 prende in considerazione in prima istanza le caratteristiche del bacino di utenza nonché le attività assistenziali erogate di primo e secondo livello. Trattasi di utenza con problematiche complesse (tossicodipendenza, aspetti delinquenziali, problematiche infettivologiche e di immigrazione) che il Sert assiste con competenze sanitarie e psicosocio-riabilitative in un contesto istituzionalmente deputato al controllo e al rispetto della norma. Si svilupperanno di seguito alcune riflessioni inerenti la metodologia di intervento che non possono prescindere dal concetto epistemiologico di tossicomania e da cio’ che rappresenta per il tossicodipendente l’ evento detenzione.
L’innovativo progetto “La cura Vale la Pena” finanziato con i fondi per la lotta alla droga. Le caratteristiche e l’organizzazione territoriale
A seguito della esperienza di questi anni di lavoro è maturata la necessità di orientarsi verso nuove forme di intervento di alternativa non solo alla pena ma di evitamento della detenzione per i soggetti processati per direttissima (come già in atto presso ASL Città di Milano).
possibile proporsi ai pazienti con messaggi chiari e di seguito sostenere il livello di responsabilizzazione e di maggior consapevolezza del bisogno di cura degli stessi.
Si entrerà quindi nel merito del Progetto la cura Vale la Pena (finanziato con fondi finalizzati lotta alla droga) e delle sue caratteristiche ed organizzazione rispetto risorse rete territoriale regionale.
La maggior interazione tra Servizi nel rispetto delle specifiche competenze potrà ridurre il gap tra def inizione di percorsi di cura standardizzati e personalizzati con progettazione condivisa col paziente.
*Dottoressa responsabile Sert Valbisagno e Struttura Penitenziaria ASL 3 genovese
La cerimonia Si evidenzia di seguito la necessità del Servizio di strutturarsi come sistema terapeutico curante (centralità della costituzione del gruppo di lavoro) e come sistema in rete con le istituzioni pubbliche e private deputate a farsi carico del detenuto tossicodipendente (DirezioneCasa Circondariale, Polizia Penitenziaria, Servizio Sociale Adulti Tribunale Sorveglianza, Comunità terapeutiche. Sert territoriali). Il lavoro organizzato in sistemi sufficientemente interagenti rende
Il 4 ottobre 2006 a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica è stata celebrata la Festa Nazionale della Polizia Penitenziaria, il cui motto è “Al servizio del Paese”. La Cerimonia ha avuto luogo presso l'Arco di Costantino.
7
L’ABBRACCIO IL CONVEGNO
Voglia di Comunità... voglia di umanità Sacerdote Mimmo Battaglia*
U
no splendido racconto di Kafka, dal titolo “La tana” narra di un animale che scava la sua tana per difendersi, ma la sicurezza della sua tana non sarà mai sufficientemente garantita né dai suoi nemici di superf icie, né verso quelli in profondità. L’unica possibilità, per non restare paralizzato dal terrore è continuare a scavare, non fermarsi mai, scavare… scavare… scavare alla ricerca di una sicurezza impossibile da raggiungere. Ed è proprio il tema della sicurezza il leit motiv della nostra società. Da dove nasce questa ricerca ossessiva di sicurezza…? Dalla nostra progressiva solitudine. La flessibilità dell’uomo post moderno, necessaria alla sopravvivenza in una società altamente competitiva e accelerata, ha via via indebolito e sfilacciato i legami rendendo l’uomo libero da vincoli sì, ma… sempre pronto a revocare i propri impegni e le proprie scelte, anche quelle affettive. Solo. L’individuo che abita il qui e ora è veloce, mobile, accelerato, fortemente individualista. Ha contratto il tempo e lo spazio, ha annullato passato e futuro sacrificandolo ad un presente continuo, abitato sempre più da individui atomizzati. L’IO ha sostituito il NOI, un IO nato dalla progressiva e agognata pratica della libertà individuale, troppo spesso tradotta in potere di acquisto e in accumulo di ricchezza, incapace di discriminare mezzi e valori. La libertà, come libertà di 8
consumo, diventa propulsore della divisione, sempre più profonda, tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Poveri che diventano inevitabilmente sempre più miseri e disperatamente pericolosi. Sicurezza… e libertà: piatti di una bilancia che non raggiungerà mai un equilibrio compiuto, termini che se ben analizzati risultano antitetici. Chi privilegia questo tipo di libertà, dell’avere, del consumismo, di essere una minoranza ricca e opulenta, paga necessariamente il prezzo della riduzione della sicurezza, proprio come oggi sta avvenendo e allora cominciano a serpeggiare i frutti velenosi dell’ansia e della paranoia e ad alzarsi muri contro altri “diversi” da noi e quindi nemici. E se nell’89 cadeva il muro di Berlino con l’Europa in piazza per esprimere il senso di libertà o di liberazione che la caduta di quel muro significava, pochi anni dopo Israele alzava un muro più lungo e più alto. E ormai si alzano muri o si scavano fossati che impediscono i contatti tra gli individui che hanno il diritto di esserlo e gli altri individui “di scarto”. Questo scenario lascia poco spazio alla speranza, la restrizione della libertà degli esclusi non aggiunge nulla alla libertà di chi è libero, e il piacere affannosamente ricercato nella nostra società, si dissolve nella paura e nell’angoscia. La pratica della libertà individuale non è in grado di generare da sola la solidarietà se orfana di una comunità
politica deputata a salvaguardare i diritti di tutti. E… un’antica nostalgia stringe il nostro cuore. Nostalgia di luoghi protetti, caldi, accoglienti, amici. Nostalgia di relazioni solidali, stabili, avvolgenti. Nostalgia del per-durare, oggi sacrificato al di-venire. Il contenitore dà forma all’acqua e la nostra, come dice Bauman, è una società liquida che ha perduto i legami che la rendevano solida e con essi una forma stabile. L’individualità, regina incontrastata della nostra epoca, ha via via assunto la forma dell’individualismo. Al suo altare abbiamo sacrificato la possibilità di relazione umana, il senso di appartenenza e di comunione. La competizione, vera regolatrice dei rapporti fra uomini, ha progressivamente eroso terreno alla solidarietà e alla giustizia sociale. E ancora una volta la nostalgia ci attanaglia il cuore… È la mutevolezza degli oggetti e delle relazioni, che scadono velocemente di valore e divengono ben presto rif iuti, a farci provare nostalgia della fedeltà, valore di costruzione e di impegno. Ma valore che si vorrebbe dismettere perché dissonante con il principio del tutto e subito, dell’uso e getta. La “costruzione lenta” è il disvalore della post modernità. E ancora una volta la nostalgia afferra il nostro cuore… Nostalgia di aria pulita, nostalgia di onestà. Tutti oggi parliamo di
L’ABBRACCIO IL CONVEGNO
legalità, dimenticando forse che in realtà è la sorella minore dell’onestà. L’illegalità e la disonestà sono sempre più diffuse e come unica soluzione invochiamo restrizioni e punizioni. L’educazione e la rieducazione, che sono modalità lente di intervento, sono abbandonate. E quando le carceri sono piene, compaiono indulti frettolosi e del tutto privi di progettualità. Siamo convinti che la responsabilità individuale faccia parte della democrazia, siamo convinti che la certezza della pena abbia un senso di profonda giustizia nei confronti delle vittime, siamo altrettanto convinti che la maggior parte dei reati, essendo reati contro il patrimonio, siano un segnale allarmante dell’ingiustizia sociale che fa vivere individui di fatto e individui di scarto su uno stesso piano giuridico. Segnale questo di una profonda ingiustizia sociale. Ma quello che deve far riflettere è che c’è una perdita di senso laddove si buttano le chiavi e con esse la speranza e l’impegno sia personale che sociale per il recupero e il reinserimento. Le carceri devono cambiare volto divenendo luoghi dove il recupero, laddove esso è possibile, assuma il valore prioritario. Non è pensabile che solo il tempo dietro le sbarre sia la soluzione e al contempo il deterrente, la dignità umana non si smarrisce nei luoghi di pena. È forse compito di questa società riflettere alla responsabilità sociale di molti reati e quindi riprendere su di se l’obbligo della rieducazione e al contempo la soluzione delle ingiustizie sociali. Non è possibile riaprire le sbarre a individui che dietro di esse abbiano perduto un tempo utile alla possibilità dell’ educazione valoriale e professionale. Non è possi-
bile che l’unica educazione in quei luoghi sia l’educazione al crimine. Non prevedendo, ad esempio, l’elemento riparativo che è un elemento che permette all’altro la comprensione non solo dei suoi bisogni, ma soprattutto dei bisogni dell’altro. È possibile che in un circuito virtuoso di tipo riparativo individui di fatto e individui di scarto possano trovare sinergie e solidarietà, e talvolta, chissà, soluzioni non solo legali, ma soluzioni umane ai problemi. Questo elemento riparativo, presente già nella giustizia minorile anche se ancora scarsamente adoperato, sarebbe bello poterlo esportare anche per gli adulti, convinti come siamo che la riparazione è già frutto di un lento e lungo processo di rieducazione e di comprensione reciproca. È segnale di un “prendersi cura” che travalica l’individualismo e opera in maniera bidirezionale verso un più profondo senso di cittadinanza. Come FICT abbiamo sempre dato grande rilievo al diritto/dovere della riparazione e del recupero, è un elemento fondante della nostra carta valori, che ben lungi dall’essere solo un assunto teorico e ideale, si concretizza giorno per giorno nei nostri centri, che accolgono in pena alternativa sempre più persone e che opera nella rieducazione valoriale e nel reinserimento sociale. Tante sono le vite di giovani e anche meno giovani, che ad oggi, hanno ripreso dignità, nuova speranza e, soprattutto, sono diventati cittadini consapevoli. Infine, consentitemi di condividere un allarme che sento pressante in questi giorni: la violenza che riempie giornali e telegiornali e che sempre più si connota come violenza giovanile, proprio questa
ci deve fare riflettere e farci mettere immediatamente all’opera con progetti di prevenzione che, superando le semplicistiche finalità di dare informazioni, siano davvero capaci di promuovere nuovi stili di vita e nuovi traguardi educativi e valoriali sia tra i giovani, sia come sostegno ad una genitorialità più consapevole e intenzionale che oggi vediamo allo sbando, tanto da confliggere con la scuola invece di entrare in un livello sinergico di collaborazione e di “patto” educativo. Il tanto da fare ci lascia attoniti e spaventati, consapevoli che le notizie di corruzione politica, il bombardamento televisivo di scene violente, gli abusi dei soldati che “esportano” la democrazia nelle zone di guerre, la violenza sulle donne, sui bambini e sui diversamente abili, diventano scuola di indifferenza verso la sofferenza umana. E il valore della differenza viene travolta in un mare dilagante di indifferenza. Tutto questo bussa alle nostre porte. È troppo, siamo pochi, ci sentiamo soli, spesso impotenti, ma come diceva madre Teresa di Calcutta: “siamo una goccia di acqua nel mare, ma tante gocce formano un oceano”. E come diceva Mao: “una scintilla può incendiare la prateria”. In questo scenario sarebbe un gran peccato non esserci e la nostra battaglia diventa soprattutto una battaglia contro l’indifferenza, male sottile che avviluppa il cuore di molti e uccide le radici del senso di responsabilità individuale in tutto ciò che accade. In questa battaglia nessuno di noi può consentirsi vacanze o assenze. Non solo voglia di comunità, quindi, ma voglia di umanità… e la nostalgia si deve trasformare in 9
L’ABBRACCIO IL CONVEGNO
operosità e impegno. Tra il riconoscere l’origine dei mali e la loro risoluzione, si apre un lungo e tortuoso cammino. Compiere il primo passo ci permetterà di proseguire e il primo passo è contenuto nell’educazione e rieducazione critica, volta al riconoscimento del terreno sacro contenuto nell’altro. Il primo passo che ci consente di svelare le fitte ragnatele sui legami causaeffetto tra la sofferenza individuale e le circostanze collettive che la producono. • l’Etica dell’altro, etica intesa come elemento precedente alla costruzione sociale e culturale. Etica come qualcosa che fa vibrare le nostre f ibre più profonde, come scintilla divina con cui veniamo al mondo espressa compiutamente nel riconoscimento del volto dell’Altro; • la Giustizia sociale, processo attraverso cui a tutti possa essere riconosciuta pari dignità e cittadinanza; • il Senso di responsabilità. Responsabilità intesa nel suo antico senso etimologico che non è solo “rispondere di” ciò che faccio, ciò che dico, di ciò che sono, ma nel senso di “rispondere a chi” mi interpella, a chi ha bisogno di me. • la Riconquista del senso di Legalità come rispetto di regole eque e condivise, ma soprattutto come senso di onestà e di coerenza da parte di tutti, a partire da chi ricopre ruoli di funzione pubblica. E questo, è un aspetto di cui specialmente la mia Calabria ha urgente necessità, non più differibile, non più delegabile. È su queste basi che la nostra voglia di comunità umana diventa processo politico di costruzione di 10
una “buona società”. Parola perduta nell’agenda della politica attuale, divenuta una servile ancella dell’economia. Solo il NOI, le varie maglie di una rete che concor re a creare un mondo più giusto, può restituire alla politica il suo senso più profondo. Solo il NOI può chiedere che il mondo economico sia regolato da principi etici di uguaglianza.
Mimmo Battaglia, sacerdote e presidente FICT
*Presidente FICT
La richiesta
Ciao !!! Siamo i ragazzi di In-Chiostro !!! Quest'anno ci piacerebbe
imparare a suonare la CHITARRA e a pattinare...
CI PUOI AIUTARE ???
Raccogliamo materiale nuovo o usato:
PATTINI A ROTELLE, ginocchiere e protezioni per pattinare, CHITARRE (anche da sistemare),
GIOCHI in SCATOLA, VIDEOCASSETTE,
LIBRI e FUMETTI x ragazzi, STRUMENTI MUSICALI GRAZIE !!!
Tel. 010-25460203
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Sullo sportello Sp.In. Genova l’onda lunga dell’indulto gli Operatori Sp.In./Genova*
L’
osservatorio dello Sp.In. Sono 200 le persone indultate che si sono presentate allo Spin tra il 2 agosto e fine settembre. Da ottobre la frequenza è iniziata a diminuire con una media di 3-4 persone “nuovi indultati” alla settimana. Dei 200 soggetti, 116 hanno continuato a mantenere contatti differenti con il servizio Sp.In e circa il 50% di questi ha come riferimento in prevalenza un Ser.T. ed in numero molto minore il Distretto Sociale e l’Ufficio Operativo Cittadini Senza Territorio, mentre il rimanente 50% non ha un servizio territoriale di riferimento prevalente (soggetti con contatti molto lontani con i servizi). Attualmente sono seguite dallo Sp.In circa 30 persone in percorsi di presa a cuore. Circa l’80% dei soggetti è recidivo; nei primi due mesi si sono presentati soggetti, in prevalenza, scarcerati da istituti liguri e, in misura minore, da fuori regione (Viterbo-Roma-Vigevano-Alessandria-Sassari-Bologna-LivornoTorino...). Tipologia dei soggetti : Età in prevalenza tra i 40 e i 65 anni, con una fascia d’età intermedia tra i 25 e i 35 anni. Il 35 % della popolazione scarcerata è straniera . Lo Sp.In. di Genova ha deciso, di concordo con l’UEPE, di sospendere la chiusura estiva di agosto e di estendere l’apertura. Abbiamo dunque ricevuto le persone dalle
ore nove alle ore tredici dal lunedì al venerdì. Il martedì e giovedì pomeriggio abbiamo accolto il pubblico secondo gli orari dell’UEPE.
Q
uesti sono i dati su cui iniziare una riflessione. Le persone che si rivolgono ad un servizio portano un bisogno, talvolta diverso dall’esplicita richiesta. Lo Sp.In. è un servizio abituato a lavorare sul bisogno primario ma in un’ottica più globale, tenendo conto che la pura soddisfazione del bisogno fisiologico e/o di sicurezza (mangiare, alloggio, reddito, salute) non è significativa per una reale uscita dal problema penale. Il problema che noi (più facilmente vittime che autori di reato!) consideriamo penale spesso è un problema “esistenziale” della persona che lo commette. Chi commette il reato non riflette certo su di sé, sulla vittima, sulle conseguenze per entrambi. Non ha un sistema morale sano e completo, amore per la vita, il rispetto verso gli altri e verso di sé. Un lavoro o il cibo o un tetto di per sé non possono certo darglielo. Lo Sp.In. indirettamente ha sempre lavorato sui bisogni di appartenenza, di stima di autorealizzazione. Le persone vengono seguite per il bisogno primario, ma vengono prese a cuore. Vengono conosciute, chiamate per nome e ricordate, contattate telefonicamente, vengono rafforzate e riconosciute nelle loro parti buone ed aiutate a trova-
re un proprio percorso di vita. Non credo sia nulla di originale quello che facciamo, credo sia il senso del servizio sociale, in parte “umanizzato” e reso “creativo” dalla presenza dei volontari delle varie associazioni. Quello che ci è mancato nel periodo dell’indulto è stata la possibilità di compiere questo lavoro, poiché ci siamo dovuti concentrare sul reperimento delle risorse di sopravvivenza non legate ad un contesto più ampio. La persona, dunque, crediamo vada guardata nella sua totalità, poiché un singolo intervento, se non inserito in un contesto di ampio respiro, risulta vano. La riflessione successiva dunque è la reazione che noi società civile, istituzioni, operatori dei servizi, volontari, abbiamo saputo avere di fronte all’“emergenza” indulto. Abiamo ascoltato l’intervento del Ministro della Solidarietà Sociale Ferrero a Roma ai primi di settembre, poi quello a Genova circa un mese dopo. Il ministro ha fortemente sostenuto il bisogno di coordinare gli interventi, di non spezzettarli per non frammentare le persone stesse. Ma così non è stato. È un duplice piano: da una parte sarebbe stato auspicabile che i vari ministeri (Giustizia, Lavoro, Affari Sociali) ed a ricaduta gli enti e le istituzioni locali, andassero all’organizzazione di una politica comune (esplicitata da un unico “bando”: nella realtà ce ne saranno tre) e dall’altra noi tecnici dei servizi e volontari delle tante associazioni, avremmo dovuto lavorare insieme agendo sui singoli problemi di ciascuna persona (coordinandoci seguendo ognuno la propria mission e il proprio com11
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
pito) ma pensando in un’ottica globale di crescita della persona stessa. La crescita di cui parlo è una crescita anche morale, completamente dimenticata nell’“emergenza”. Si è finto, invece, di non ricordare che le persone stavano uscendo da un carcere, non erano semplicemente “sbarcate”, non stavamo chiudendo un ospedale, non stavamo sgomberando un teatro! Nell’emergenza di questo non si è parlato lasciando pieno e per certi aspetti giusto campo a quel coro di voci contrarie a priori ad un indulto. Se questa è una riflessione di tipo teorico, ci sentiamo comunque di poter dare dei suggerimenti operativi proprio per le caratteristiche di osservatorio che lo Sp.In ricopre . Sinteticamente possiamo indicare i più significativi temi ai quali è necessaria una risposta “politica” a livello nazionale e locale: • Abitazioni a costi troppo elevati, scarsità di “comunità di accoglienza” temporanea che rispondano al bisogno immediato. • Necessità di ampliare la legge sulla cooperazione sociale estendendo le categorie di “fasce deboli” • Corretta valutazione del disagio psichico, psichiatrico, psicosociale nella commissione dei reati e relativo intervento • Legge sull’immigrazione da rivedere: persone regolarmente assunte (grazie ad un protocollo tra Min. di Giustizia e Min. del Lavoro che fornisce un “permesso per motivi di giustizia”) si trovano a tornare nella clandestinità a fine pena senza la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno. È evidente che tali problemi non 12
possono essere risolti dalla buona volontà dei singoli, operatori, volontari, funzionari. È importante che il livello politico ascolti i tecnici del settore e progetti gli interventi integrati sulla
La salute in carcere L’articolo 32 della Costituzione dispone: “La Repubblica tutela il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Il diritto alla salute di coloro che si trovano in condizione di privazione della libertà trova quindi tutela e garanzia quale diritto inviolabile della persona. Tale tutela avviene nel contesto sociale dove la personalità dell’individuo trova espressione, e l’istituto penitenziario, concretizzandosi in una formazione sociale, é il luogo in cui il detenuto esplica la propria personalità. Il servizio sanitario all’interno degli istituti penitenziari é previsto anche dalle Regole Minime dell’O.N.U. per il trattamento dei detenuti, approvate il 30 agosto 1955 (artt. 22-26) e ribadite dal Consiglio d’Europa il 19/01/1973. L’Amministrazione penitenziaria applica le norme della legislazione italiana relative all’assistenza sanitaria dei detenuti. Esse dettano principi e criteri organizzativi per l’adeguamento del sistema alle esigenze della popolazione detenuta e il criterio generale dell’integrazione tra il Servizio Sanitario Penitenziario e il Servizio Sanitario Nazionale, in modo che l’istituzione penitenziaria possa rispondere a qualsiasi esigenza anche avvalendosi di quello Nazionale. L’articolo 11 della legge sull’Or-
base dei bisogni. In tal senso diamo totale disponibilità per qualsiasi tipo di incontro. *Maria Pia Bandini e Fabio Ferrari sono i due operatori che il Centro di Solidarietà ha destinato allo Sp.In.
dinamento penitenziario (L.354/1975), stabilisce che ogni istituto sia dotato di “servizio medico e servizio farmaceutico rispondenti ad esigenze profilattiche e di cura della salute dei detenuti e degli internati e che disponga di almeno uno specialista in psichiatria”. Con le espressioni “servizio medico” e “servizio farmaceutico” si deve intendere l’organizzazione in ogni istituto, anche di dimensioni ridotte, di un servizio che assicura un armadio farmaceutico, una infermeria, attrezzature diagnostiche e cliniche e la presenza continuativa di un medico, mentre gli istituti di maggior dimensione, dispongono di strutture sanitarie organizzate e personale presente nell’intero arco della giornata e possono disporre di Centri Diagnostici Terapeutici. Sempre nell’articolo 11 si definiscono le attività sanitarie interne agli istituti: - l’obbligo di visita all’ingresso nella struttura, - la discrezionalità di visita medica dei detenuti indipendentemente da richiesta, - la disponibilità del medico per le visite quotidiane dei malati, - l’adozione di misure per l’isolamento sanitario in caso di malattie contagiose e nel rispetto delle norme in tema di malattia psichiatria e salute mentale, - particolare attenzione alla tutela della salute delle detenute madri e dei loro figli.
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Noi volontarie della Pace sul fronte della solidarietà
S
iamo otto ragazze di varia provenienza tutte con un’età compresa tra i 20 e i 24 anni che hanno scelto di prestare un anno di Servizio Civile presso questo Centro di Solidarietà ognuna per una motivazione diversa. Abbiamo iniziato da poco più di un mese e siamo tutte soddisfatte della nostra scelta infatti non è stato difficile inserirci nella struttura in quanto tutti si sono mostrati molto gentili e disponibili, come se si trattasse di una grande famiglia. Abbiamo scelto di vivere quest’esperienza per arricchirci di nuovi valori, per coerenza agli studi fatti o in corso e per aver la possibilità di aggiungere un’esperienza qualificante al nostro bagaglio di conoscenze, spendibile nel corso della vita lavorativa. Siamo arrivate a presentare la nostra domanda grazie ad informazioni ricevute tramite quotidiani, media e internet, grazie al sito del servizio civile, www.serviziocivile.it . I progetti presentati che ci hanno interessato sono: “IN-DIPENDENZA” al cui interno è presente uno spazio riguardante il “Collocamento Disabili”; “MINORI E GIOVANI CON LORO, PER LORO”. Il progetto In-Dipendenza vuole raggiungere determinati obiettivi attraverso l’attuazione di una molteplicità di azioni contro la tossicodipendenza, tra cui: • recupero di tossicodipendenti attraverso il reinserimento nel
mondo del lavoro e nella società • servizi specifici sia per chi fa uso di “nuove droghe”, sia per persone a “doppia diagnosi”, che alcoliste • strutture sia diurne sia residenziali, per persone sieropositive e malate di AIDS • interventi mirati e specifici per detenuti tossicodipendenti Tutto ciò nel rispetto di valori fondamentali quali la centralità e l’unicità della persona, la promozione della solidarietà e della cooperazione con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali e ai servizi per le dipendenze. Ecco alcune righe scritte da Camilla, a un mese dall’inizio del servizio: “Il mio ruolo si svolge all’interno della casa alloggio “Tartaruga”, residenza per utenti positivi al virus dell’HIV. Questa piccola comunità è composta da 8 persone che io aiuto per far fronte alle esigenze della vita quotidiana, alleggerendo e agevolando il lavoro dei
quattro operatori che a turno svolgono il servizio all’interno della “casetta”. In particolare mi occupo di accompagnare i ragazzi alle visite mediche e a comprare tutto ciò di cui essi hanno bisogno. Ambientarsi non è stato semplice in quanto spesso mi sentivo inadeguata, ma adesso che il rodaggio è finito mi riempie di soddisfazione riuscire ad aiutare queste persone che riconosco essere davvero speciali”. Il progetto Minori e Giovani, con loro per loro vuole raggiungere determinati obiettivi attraverso l’attuazione di una molteplicità di risposte ai bisogni dell’area dell’infanzia e dell’adolescenza. Ciò viene svolto attraverso: • servizi per l’assistenza di esclusi sociali • strutture diurne per minori • interventi mirati e specifici per minori con problematiche psichiatriche Il ruolo del volontario consiste nell’affiancamento degli operatori 13
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
nelle attività necessarie alla conduzione e alla gestione del centro “In-Chiostro” attraverso il sostegno scolastico, attività di animazione sportivo-culturali e interventi ricreativi all’interno della struttura stessa. Altro settore in cui il volontario può affiancare gli operatori riguarda l’ambito della prevenzione all’interno delle scuole attraverso incontri con classi, uno sportello di ascolto e attività di formazione agli insegnanti. Ora ci presentiamo: siamo Eleonora che momentaneamente opera negli uffici e come servizio navetta per Trasta, Mara che opera negli uffici così come Federica, Francesca che opera negli uffici in attesa che inizi il centro In-chiostro ubicato a Santa Maria di Castello, Chiara che svolge il suo servizio in comunità a Trasta, Camilla che si trova nell’unità operativa “Tartaruga”, Anita che opera in “Doppia diagnosi” ed infine Francesca che si occupa del collocamento disabili. Noi prestiamo servizio per 30 h settimanali con orari diversi in base alle nostre esigenze e a quelle degli operatori dei vari settori. Il servizio civile comprende varie attività di formazione specifica e generale ( corsi, convegni, riunioni), in particolare pochi giorni fa ci è stato proposto di partecipare ad una giornata organizzata dalla CARITAS che facesse riflettere sulla guerre che sono già state combattute e che ci sono anche oggi giorno e sulla pace. Si è trattato di un “ViaggioMemoria” a S. Anna di Stazzema, luogo dove il 12 agosto del 1944 è avvenuto l’eccidio di circa 600 persone in poco più di due ore. Questa esperienza ci ha dato l’occasione di: 14
• approfondire la conoscenza del contesto storico in cui si inserisce l’eccidio • conoscere il Museo e il Centro Studi della Pace del posto • ascoltare la testimonianza di un sopravvissuto, Ennio Mancini • riflettere presso i luoghi dell’eccidio sul significato della guerra Siamo rimaste molto toccate dalla tragedia che ha colto inaspettatamente questo paese, per quanto ci siano testimonianze, libri, racconti, documentari e film che tentano di farci capire ciò che è accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, nessuno di noi può veramente immaginare la sofferenza e la distruzione che una guerra porta. Sicuramente chi l’ha vissuta porterà dentro un dolore che non potrà mai superare, ma che magari potrà alleviare grazie alla voglia di testimoniare il male che è stato fatto, aiutando così a non dimenticare. Cos’è il servizio civile nazionale? Il Servizio Civile Nazionale, istituito con la legge 6 marzo 2001 n. 64, che dal 1°gennaio 2005 si svolge su base esclusivamente volontaria- è la possibilità messa a disposizione dei giovani dai 18 ai 28 anni di dedicare un anno della propria vita a favore di un impegno solidaristico inteso come impegno per il bene di tutti e di ciascuno e quindi come valore della ricerca di pace. Il servizio civile volontario garantisce ai giovani una forte valenza educativa e formativa, è una importante occasione di crescita personale, un’opportunità di educazione alla cittadinanza attiva, un prezioso strumento per aiutare le fasce più deboli della società contribuendo allo sviluppo sociale, economico e culturale del nostro paese. Le aree di intervento nelle quali è
possibile prestare il servizio civile sono riconducibili ai settori: assistenza, protezione civile, ambiente, patrimonio artistico e culturale, educazione e promozione culturale e servizio civile all’estero. Il servizio civile fa uso di un simbolo che rappresenta un’innovativa sintesi grafica, cioè la stella della Repubblica, i colori della bandiera italiana, il blu dell’Europa, l’abbraccio della solidarietà e dell’aiuto reciproco. Le ragazze in Servizio al Centro
Le radici La storia del Servizio Civile Nazionale affonda le sue radici nella storia dell'obiezione di coscienza di cui è il naturale erede in un rapporto di continuità che non lascia né vuoti né rimpianti. Nel 1972 - sotto la spinta delle azioni di protesta condotte dalle organizzazioni non violente, del crescente interesse dei cittadini nei confronti dell’obiezione di coscienza e del gran numero di giovani disposti ad affrontare il carcere pur di non prestare un servizio armato - il governo approvò la legge n. 772 “Norme in materia di obiezione di coscienza”, che sanciva il diritto all'obiezione per motivi morali, religiosi e filosofici ed istituiva il servizio civile sostitutivo del servizio militare e, pertanto, obbligatorio. La legge dedicava un solo articolo su 17, alle finalità e all'organizzazione del servizio civile, istituito chiaramente per trovare un impiego agli obiettori.
L’ABBRACCIO TESTIMONIANZA
Viaggio nella memoria a Sant’Anna di Stazzema di Ivana Simonini* Siamo partite da Genova alle 8 per problemi al pullman essendo troppo lungo per le strade di montagna, risolto il problema con l’aiuto di due navette. Arrivo a Sant’Anna alle 10, incontro con il sopravissuto Ennio Mancini. Sant’Anna si trova in mezzo ai boschi circondata dalle Alpi Apuane a 670 m di altezza sul livello del mare. Cielo terso, aria frizzante, sole che ci aiutava a riscaldare i nostri cuori. L’incontro si è svolto nella chiesa di Sant’Anna diventato luogo di culto e di meditazione finchè il maggior numero di vittime sono state sacrificate. La caccia all’uomo e agli animali è iniziata alle 6 del mattino. I raggruppamenti delle truppe naziste erano 4 ed erano riuscite a chiudere a tenaglia il paese formato da tante frazioni. Le guide dei nazifascisti erano i fascisti versilliani. Questa azione è stata un’azione dimostrativa. Le vittime 600 le case tutte bruciate sopravvissuti una ventina. Alcuni bambini salvati dai corpi dei genitori e la famiglia del Signor Mancini salvata da un giovane tedesco che ha fatto finta di ucciderli sparando in aria. La vittima più piccola è stata Anna di un mese e il più piccolo assoluto un bimbo appena partorito a cui non è stato possibile dare nome, perché uccisi lui e la mamma. Tra le vittime una famiglia genovese sfollata : Scalero Dopo l’introduzione la visione di
un video il cui attore era Massimo Dapporto. Le immagine e le foto e la chiesa ci hanno impedito di parlare, ma ci hanno aiutato a meditare sulla inutilità della guerra. Dopo pausa pranzo siamo saliti verso il sacrario meditando la Via Crucis. Una rappresentativa della Via Crucis di Cristo e l’altra parallela a quella degli abitanti di Sant’Anna. Il sacrario è alla sommità del colle, illuminato giorno e notte da un faro che si vede da tutta la Versilia e i borghi della montagna, per cui possano ricordare quotidianamente. Il monumento era formato da una mamma con il bimbo piccolo salvato da lei mentre lo allattava e il cane sacrificato con loro. Partenza alle 16 arrivo a Genova alle 19.15. *Volontaria Centro di Solidarietà di Genova
Le immagini del paese teatro dell’eccidio nazifascista nell’agosto 1944: 600 vittime, tutte le case bruciate. Il sacrario, illuminato giorno e notte, è come un faro che si vede da tutta la Versilia.
15
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
La famiglia del Centro alla Messa di Natale di Don “Fully” Doragrossa*
I
l tema di quest’anno è la Famiglia. Il Centro di Solidarietà ha bisogno di sentirsi famiglia, perché come famiglia è nato e come famiglia, temporanea, intende proporsi ai suoi ragazzi perché riprendano quel progetto educativo di autonomia che ha nella famiglia la sua protagonista ideale. Specialmente in questo anno, dove la mamma è ammalata, il centro si stringe intorno a lei per sentirsi famiglia. Vogliamo riprendere nella simbologia di quest’anno un elemento semplice che richiami la famiglia: è il presepe!! E nel presepe il cuore centrale ovvero l’icona della Sacra Famiglia come la tradizione la presenta.
Strutture a bassa soglia: mangiatoia Le strutture a bassa soglia portano la mangiatoia, segno dell’ospitalità e del giaciglio offerto a tante persone prive anche del posto dove dormire, così come è accaduto a Gesù. Trasta: la capanna La comunità tradizionale, Castore e Polluce, e la casa-famiglia della Tartaruga riunite insieme a Trasta portano la capanna, simbolo della casa e della struttura dove le persone sostano per poter ripartire nella vita con forza e dignità Le famiglie: Maria Le famiglie del centro portano la f igura di Maria, la mamma di Gesù che ha saputo seguire nel silenzio il suo figlio per tutta la vita. 16
Gli operatori: Giuseppe Gli operatori del Centro portano la figura di Giuseppe, padre putativo di Gesù, cosi come gli operatori sostituiscono per un certo periodo le figure genitoriali per far compiere ai ragazzi il loro percorso educativo I volontari: l’asino e il bue I volontari sono il calore della casa che è il Centro di Solidarietà; nutrono e riscaldano col loro cuore e il loro affetto e gli operatori e i ragazzi Bianca Fede e figli: La stella cometa La famiglia Costa porta la stella Cometa. Bianca è per il Centro di Solidarietà la stella che guida il cammino e lo conduce all’incontro con il Signore Gesù nella carità attiva e operosa.
Prevenzione: Gesù è il pane e il vino L’eucarestia è la vera presenza di Gesù nella famiglia del Centro che si sente parte della grande Famiglia della Chiesa. Il pane e il vino sono Gesù presente in mezzo a noi e il Vescovo che celebra l’eucarestia è il segno tangibile dell’amore di Dio per la sua Chiesa e dell’amore della Chiesa per ogni uomo. Mettere la persona umana al centro del progetto educativo è seguire nell’oggi questa presenza di fede.
*Assistente spirituale del Centro di Solidarietà
S. Messa di Natale del Centro Solidarietà di Genova
Lunedì 18 dicembre alle ore 18.00 Chiesa San Vincenzo De Paoli Via Fassolo, 29
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Riconoscimento a Bianca
Il 14 dicembre Bianca ha ricevuto un ennesimo, prestigioso riconoscimento per l’attività svolta in tanti anni al servizio dei più deboli e bisognosi. Il premio consiste in una medaglia d’oro conferita con Decreto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (nella foto), del settembre scorso. La motivazione del riconoscimento riguarda il prodigarsi di Bianca a favore dei più deboli già dal lontano ‘64, dapprima alla Caritas e successivamente tramite la fondazione e l’animazione continua del Centro di Solidarietà di Genova. Il suo impegno nel mondo del volontariato a supporto del disagio è sempre stato esemplare, sia attraverso l’operato del Centro sia attraverso il contributo che Bianca ha dato alla FICT e a realtà singole che chiedevano il suo aiuto.
V i a P. P a s t o r i n o 1 8 6 r. - 1 6 1 6 2 G e n o v a - Te l . 0 1 0 . 7 4 . 1 5 . 0 5 4 - F a x 0 1 0 . 7 4 . 1 6 . 2 8 1 i n f o @ t o t a l p r i n t . i t - w w w. t o t a l p r i n t . i t 17
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Calendario Ama la vita Ama la vita così com'è Amala pienamente, senza pretese; amala quando ti amano o quando ti odiano, amala quando nessuno ti capisce, o quando tutti ti comprendono. Amala quando tutti ti abbandonano, o quando ti esaltano come un re. Amala quando ti rubano tutto, o quando te lo regalano. Amala quando ha senso o quando sembra non averlo nemmeno un pò. Amala nella piena felicità, o nella solitudine assoluta. Amala quando sei forte, o quando ti senti debole. Amala quando hai paura, o quando hai una montagna di coraggio. Amala non soltanto per i grandi piaceri e le enormi soddisfazioni; amala anche per le piccolissime gioie. Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe, amala anche se non è come la vorresti. Amala ogni volta che nasci ed ogni volta che stai per morire. Ma non amare mai senza amore. Non vivere mai senza vita! Madre Teresa di Calcutta
18
Dicembre: anche quest’anno i volontari del Centro sono presenti al tradizionale appuntamento con il Mercatino di San Nicola in piazza Piccapietra 12 dicembre: è la giornata del Convegno “Dopo il Carcere” 13 dicembre: Il Presidente della FICT- Don Mimmo Battagliaincontra operatori, ragazzi e volontari del Centro 18 dicembre: Tradizionale messa di Natale del Centro, preceduta da
un momento di saluti e auguri nel refettorio di via Asilo Garbarino. Il tema di quest’anno della Messa è la famiglia. Il Centro di Solidarietà ha bisogno di sentirsi famiglia perché come famiglia è nato Gennaio: con l’anno nuovo parte il progetto “Il Sestante”. L’iniziativa, finanziata dal Comune, realizzata dal Centro di Solidarietà insieme al Consorzio Sociale Agorà, si rivolge ai minori extracomunitari non accompagnati. Sono gli stranieri arrivati in Italia senza i genitori
La solidarietà in musica il concerto di Natale con Finardi Nel rinnovato Teatro Verdi di Sestri Ponente, giovedì 14 dicembre si è svolto il grande concerto in favore del Centro di Solidarietà organizzato da Padebo/Eventi. Mattatore della serata è stato il cantautore Eugenio Finardi, i cui successi discografici sono conosciuti in tutto il mondo. Al concerto della solidarietà hanno partecipato fra gli altri Giampaolo Casati e Marco Prefumo Group. Al successo della manifestazione hanno partecipato diverse aziende genovesi fra cui Giglio Bagnara e l’Acquario.
L’ABBRACCIO CENTO PER CENTRO
Grazie per averci accompagnato tutto l’anno Restate con noi anche nel 2007 IL CENTRO HA BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO. BASTANO 1.000 EURO ALL’ANNO PER SOSTENERE LE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E RECUPERO CHE IL CENTRO OFFRE ALLA CITTÀ DA PIÙ DI TRENT’ANNI. I nostri preziosi compagni di viaggio: AGI SRL - ANSALDO ENERGIA - BOERO BARTOLOMEO BUFFONI GIAMPERO - CALVINI AG DI CALVINI A & C. CAMBIASO E RISSO - CAMISASCA CANEPA E CAMPI SRL - CEI COSTRUZIONI SPA CHANCE SRL - COM INT SPA COSTA CROCIERE - COSTA EDUTAIMENT ECOLOGITAL - ENECARBO SRL - ERG GRUPPO VIZIANO - ISCOTRANS MADI VENTURA SPA - MARIOTTI MOTONAUTICA DINO CALZA NAVIGAZIONE FINEMME OTTONELLO GRAZIANO P.L. FERRARI E CO - SAAR SPIGA NORD SPA STILMODE MAIOCCHI TOTALPRINT TRAMETAL - WORDS SRL
IL CONTRIBUTO È TOTALMENTE DEDUCIBILE. POTETE VERSARLO IN QUESTO MODO: BONIFICO BANCARIO A FAVORE FONDAZIONE “CENTRO DI SOLIDARIETÀ ONLUS” ISTITUTO S. PAOLO IMI - SEDE DI GENOVA C/C N° 60830 ABI 1025 CAB 1400 - CAUSALE “100 X CENT(R)O” Deducibilità per le imprese: Ai sensi art 13 Dlgs 4/12/97 n° 460 le offerte alle ONLUS sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi fino ad un importo di € 2.065,83 annui o il 2% del reddito d’impresa, come documentazione è valida la ricevuta del bonifico bancario. 19
Le soluzioni Boero per il Restauro e la Ristrutturazione: Silicati Silossani Acrilici Elastomerici Via del Campo. La strada cantata da Fabrizio De André. (Realizzata con Sistemi Applicativi Minerali a base di Polisilicati di Potassio: LINEA SILNOVO).
www.boero.it