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Ceis Genova L'abbraccio n°44

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L’ABBRACCIO

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Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 44 • 2° Trimestre 2006 - N. 2 del 2006 Prezzo 1,00 Euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 tariffa R.O.C. Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova


L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale

Fassolo

Trasta

Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 In questa sede sono offerti i seguenti servizi: Casa di Accoglienza per tossicodipendenti “Casabella”, Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids, progetti “Odissea 2000” “Castore e Polluce” ed “Euphòria”, servizi di Prevenzione, Auto Aiuto, Inserimento disabili, Direzione e uffici.

Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Tel. 010.7404474

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello La copertina è l’immagine simbolo della giornata contro la droga promossa dall’Onu Disegni Luzzati, Piccardo e Reginaldo Foto Barbera, Buzzi, i ragazzi di In-Chiostro, Vermini Hanno collaborato Don Mimmo Battaglia, FICT, Ivana Simonini I ragazzi di Trasta, Delegazione del Centro a Lourdes Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

Centro città Centro adolescenti “In-Chiostro”, salita S. Maria di Castello 15; Lunedi mercoledì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 Tel. 010.2468573 - 340.4821045

Siamo anche in tutta Italia

Impaginazione e stampa TotalPrint Arti Grafiche Genova S.r.l.

La nostra filosofia

• BOLZANO

Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova Periodico associato USPI

• BELLUNO

iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.

S

• TRENTO • VARESE

VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • • MANTOVA VERCELLI • PARMA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA

• AOSTA

Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.

• GENOVA

Chi siamo Dove siamo

• SANREMO

• LA SPEZIA • PISTOIA • PRATO • FIRENZE

Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.

• AREZZO • JESI • MUCCIA • SPOLETO

Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.

• ALBA ADRIATICA

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

• PESCARA • VITERBO • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA • ROMA • ANZIO • FORMIA • CASERTA

Bianca Costa Bozzo Presidente

• BARI • AVELLINO

• GRAVINA

Paolo Merello Direttore Generale • CAGLIARI

E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org

• COSENZA

• CATANZARO

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Egidio Smacchia

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• MESSINA • REGGIO CALABRIA

• CATANIA

Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.


L’ABBRACCIO L’EDITORIALE

Ascoltare i Centri e investire sulla prevenzione di Bianca Costa Bozzo*

È

stato nuovamente il 26 giugno, un’altra giornata mondiale contro la droga, la diciannovesima per l’esattezza. Per chi, come noi del Centro, è impegnato in prima linea per aiutare le persone con problemi di dipendenza, questa giornata è anche l’occasione per fare il punto della situazione. Ebbene cari amici, quello che sento e vedo intorno non è assolutamente confortante: le persone iniziano ad usare sostanze in età sempre più giovane, aumenta il poliabuso, c’è una crescita esponenziale dell’uso della cocaina, giovanissimi che usano alcol in modo smodato… ed in questo panorama la Liguria ha una non invidiabile posizione di vertice in una ideale classifica della incidenza del fenomeno sulla percentuale di popolazione. Vorrei condividere con tutti voi alcune riflessioni e proposte in merito a questo fenomeno. I dati del Dipartimento delle dipendenze della ASL 3 genovese, relativi all’anno 2005, dicono che sono stati inseriti in strutture comunitarie poco più di 400 persone; questo numero rappresenta meno del 9% del totale delle persone in carico al SerT. Se pensiamo che ogni persona ha dei genitori, spesso un “suo” nucleo familiare con partner e figli, altri parenti ed amici coinvolti arriviamo ad una stima di 25- 35 mila persone coinvolte: francamente mi sembra di poter affermare che, per una città di meno di 600.000 abitanti, sia un grosso problema!

Anche perché bisogna tenere presente che questo è solamente il dato riferito alla parte visibile del problema: quanto c’è di sommerso? Un problema che ha ricadute negative su diversi aspetti: ricordate l’autobus finito fuori strada al Righi? Il medico morto per un over-dose di cocaina ed altri eccitanti? Anche in termini di costi sociali (vite umane, famiglie distrutte, giornate di lavoro perse, spesa sanitaria, sicurezza dei cittadini…) paghiamo un prezzo altissimo. Non credo che per arginare questo fenomeno siano utili le ventilate ipotesi di “narco-sale” (mi piacerebbe sapere quanto incide la sensazione di impotenza su queste proposte), sono proposte che tornano ciclicamente, fanno molto rumore, creano un po’ di dibattito tra favorevoli e contrari, ma non vanno assolutamente ad incidere realmente sul fenomeno della tossicodipendenza e problemi correlati. Credo anche che risposte di questo tipo equivalgano un po’ a gettare la spugna, ad accettare che alcuni nostri fratelli possano cronicizzarsi in questa condotta di vita o -peggio ancora- si suicidino lentamente. Sono assolutamente convinta che dobbiamo affrontare il problema senza blocchi pregiudiziali, ma basandoci su evidenze scientifiche condivise ed accettate, e soprattutto dobbiamo ricordarci che si parla di persone. A parte altre considerazioni (quantità consentite e limite tra uso e spaccio: chi vigila? I cittadini hanno osteggiato l’apertura delle Comunità e dei SerT nei loro quartieri, come accetterebbero una realtà di questo tipo? Se lo scopo è di ordine pubblico, perché devono essere le Associazioni ad occuparsene?) mi chiedo quanto potrebbe

costare un sevizio del genere. Riflettendo sul fatto che oggi il settore dei servizi per le dipendenze è in forte sofferenza (i fondi destinati sono insuff icienti a garantire lo stato attuale di qualità, alcune Comunità hanno chiuso e qualcun’altra si appresta a farlo, non si riesce ad ottenere grandi aiuti da sostenitori perché ci occupiamo di persone che suscitano sicuramente meno interesse e compassione dei bambini o dei malati di cancro), mi sorgono spontanee delle domande per i nostri politici: Perché non dirottare su questi servizi, che sono ormai testati ed offrono garanzie, le risorse che si vorrebbero buttare in strampalate sperimentazioni? Perché non si investe seriamente e costantemente in prevenzione? Perché non viene data maggiore dignità agli attuali servizi di riduzione del danno che hanno dato riscontri positivi? (uno per tutti la forte riduzione delle morti per over-dose). Perché non sono ascoltati coloro che giornalmente sono alle prese con la tossicodipendenza prima di ipotizzare nuove politiche? Quest’anno lo slogan della campagna dell’ONU è “le droghe non sono un gioco da bambini” e rappresenta l’evoluzione di un trend negativo (lo scorso anno al centro della campagna erano gli adolescenti); se non interverremo veramente in modo serio, creando un “sistema” nazionale, puntando sulle eccellenze che operano da anni in Italia e con forti investimenti in prevenzione, credo che avremo davanti ancora molti anni in cui il sentimento prevalente sarà quello dell’impotenza. *Presidente Centro di Solidarietà di Genova 3


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Don Mimmo Battaglia alla guida della Federazione delle Comunità

L

o scorso 15 di maggio la Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche ha rinnovato il suo Direttivo, dopo due mandati Don Egidio Smacchia lascia il posto a Don Mimmo Battaglia. Di seguito riportiamo il comunicato stampa emesso nell’occasione dalla FICT ed un breve curriculum di Don Mimmo. Il Centro di Solidarietà di Genova ringrazia pubblicamente Don Egidio per il prezioso lavoro svolto durante il suo mandato. I Presidenti dei 47 Centri federati alla FICT si sono riuniti presso l’Ospizio Salesiano di Roma, per salutare il Presidente uscente Don Egidio Smacchia e procedere alla elezione del Nuovo Presidente FICT. L’Assemblea ha eletto Presidente il sacerdote Domenico Bat-

taglia che avrà un mandato di tre anni. È stato altresì nominato il nuovo Consiglio di Presidenza, composto da: - Angelo Benvegnù - Daniele Corbetta - Maria Federica Massobrio - Luciano Squillaci

do a creare a livello nazionale una Federazione ad alto profilo. Sono orgoglioso di rappresentarla e di farne parte ” - e aggiunge - “I nostri obiettivi prioritari per i prossimi tre anni sono: accrescere la presenza della FICT, consolidare i suoi contenuti ed intensificare le iniziative”.

Don Egidio Smacchia si è reso disponibile a seguire le attività della Federazione mettendo a disposizione le proprie competenze e a collaborare con il nuovo Presidente per il raggiungimento degli obiettivi della FICT. Don Mimmo Battaglia ha espresso di voler “ampliare e consolidare quanto fatto e raggiunto finora” e “Ringrazio tutti i presenti e coloro che hanno sempre creduto in questo grande organismo, contribuen-

Don Mimmo Battaglia

Una storica azienda genovese si rinnova e propone la sua gamma di prodotti di alto livello qualitativo corredata dalla certificazione della qualità ISO 9002.

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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Chi è Don Mimmo Battaglia • nasce a Satriano (Catanzaro) il 20.01.1963. Viene ordinato sacerdote il 06.02.1988 dal Vescovo Mons. Antonio Cantisani dell’Arcidiocesi di Catanzaro/Squillace. È nominato Rettore del Seminario Liceale Arcivescovile di Catanzaro dal 1988 al 1992. Dal 1990 al 1996 ha vissuto anche l’esperienza pastorale come parroco. • Dal giugno del 1992 a tutt’oggi è Presidente del “Centro Calabrese di Solidarietà”, Associazione di Volontariato, Ente Morale, Ente non profit di diritto privato, che opera nella città di Catanzaro per soggetti con problematiche di dipendenze patologiche e marginalità sociali. Da allora, la sua opera sul terreno della prevenzione e del recupero rispetto alla tossicodipendenza e all’alcolismo e ad ogni forma di marginalità non si è mai interrotta. • Dal 1992 a tutt’oggi ricopre la carica di Vice-Presidente dell’Associazione Famiglie “Arcobaleno”, Associazione di Volontariato, Ente non prof it, che opera nella città di Catanzaro, per il sostentamento e l’aiuto alle famiglie con gravi disagi economici e sociali. • Dal 1997 al 2003 è Componente del Consiglio di Presidenza della F.I.C.T. (Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche). • Dal settembre 2002 ricopre la carica di Vice-Presidente della Fondazione “Betania” ONLUS, Ente non profit di diritto privato che opera nella provincia di Catanzaro e che si prende cura e garantisce assistenza a persone disabili e anziane e a famiglie che vivono situazioni di marginalità. • È stato Coordinatore d’Area dei Centri dell’Italia Meridionale per la FICT e Responsabile della Commissione “Valori” della FICT.

La missione di Don Mimmo nella lettera ai Centri italiani Gentilissimi Presidenti e, permettetemi, compagni di viaggio, sento il bisogno di scrivervi per dare più spazio ai pensieri e ai sentimenti che in assemblea, un po’ scosso dall’impatto emotivo, non sono riuscito ad esprimervi pienamente. Innanzitutto rinnovo la gratitudine, anche a nome del nuovo Consiglio, per la fiducia che ci avete accordato e, io aggiungo, per il caloroso sostegno che mi avete genuinamente trasmesso. Ne avevo e ne ho davvero bisogno! La FICT è in un momento di grande e rinnovato slancio, molte le cose già realizzate e avviate, tante le attese e gli obiettivi da perseguire. Oggi più che mai è importante rinsaldare il nostro senso di appartenenza e di sostegno reciproco, non per apparire e conquistare riflettori, ma per esserci, testimoni viventi di una parte di società che crede e coltiva il sogno di un mondo più umano, solidale e giusto. Rappresentare tutto questo non vi nascondo che è per me motivo di grande apprensione perché la paura di non esserne all’altezza mi accompagna. Sono certo che la fiducia nella nostra fattiva collaborazione e il nostro desiderio comune di crescere, mi daranno il coraggio e l’umiltà di andare avanti. L’insegnamento di don Egidio, il cui contributo sicuramente non mi verrà mai a mancare, così come l’esperienza e il grande senso di responsabilità e servizio del nuovo Consiglio saranno da stimolo costante per metterci sempre in gioco e coltivare sempre di più la nostra mission. Il coraggio di camminare e crescere insieme. C’è bisogno davvero di tutti! Il mio maestro, don Tonino Bello, diceva che l’avvenire ha i piedi scalzi. Voleva dire che il futuro lo costruiscono i poveri. E noi tutti, rappresentanti e corpo vivo della Federazione, da sempre, con le nostre contraddizioni, risorse e fragilità, abbiamo scelto di incarnare la dignità e la ricchezza dei “poveri” tra i “poveri”. Grazie ancora di cuore, vogliate trasmettere il mio più caro saluto a tutti i vostri collaboratori e giovani in difficoltà. Spero di incontrarli quanto prima. don Mimmo Bianca Costa Bozzo e tutti gli amici del Centro di Solidarietà di Genova formulano gli auguri di buon lavoro al nuovo presidente

assicurando l’impegno di essere leali compagni di viaggio nell’impegnativa missione a favore dei giovani e delle loro famiglie. 5


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Sì alla strategia comune e condivisa No all’improvvisazione e alle stanze del buco di Don Mimmo Battaglia*

P

ermettetemi di avviare i lavori di questo convegno nazionale su un tema di grande attualità: quale quello della cocaina, condividendo con Voi la forte emozione che provo in questo momento. Fresco di nomina tocca a me oggi, dopo don Mario Picchi, Bianca Costa e don Egidio Smacchia, rappresentare questa nostra grande organizzazione che comprende ben 47 centri rappresentanti tutto il territorio nazionale. Una grande e articolata organizzazione che proprio in questo anno festeggia 25 anni di vita e di impegno. 25 anni di legame con un territorio che varia al variare di una società sempre più accelerata, individualista, insensibile, complessa e perciò aperta a esiti inattesi, in cui, con costanza e caparbietà, con il coraggio di andare anche contro corrente abbiamo continuato a gridare che il fenomeno della droga è solo un epifenomeno di un disagio diffuso, di una sofferenza morale, di un’insicurezza dilagante. In questi anni, e anche in questi ultimi giorni, siamo testimoni di grida e schiamazzi sul problema droga e di posizioni politiche che appaiono rispondere più a dei livelli ideologici che ai bisogni dell’uomo. Siamo stati testimoni, in questi anni, di leggi rispondenti più a logiche di sicurezza sociale che ad altro. 6

Le risposte per affrontare la droga sono state finora incomplete, mai unitarie, non ci è parso in questi anni che ci fosse una strategia politica per combattere l’uso di droghe, ma solo risposte parziali e unilaterali e mai largamente condivise. Vorrei ricordare che la politica non è solo fare leggi, ma soprattutto ricercare e affermare una strategia condivisa che valorizzi ciò che unisce e che non punti alla ricerca di vittorie di Pirro su ciò che divide. Una politica che sappia dare valore a tutte le intelligenze, i saperi, le fatiche di tutti coloro che realmente e quotidianamente sono impegnati a fare prevenzione, a curare, a riabilitare. Le diatribe sterili, e politicizzate, sulla liberalizzazione o meno dell’uso di sostanze, sulla legalizzazione, sulle cosiddette stanze del buco, sul vaccino preventivo contro la cocaina, non ci appartengono. Riteniamo il problema delle dipendenze un problema complesso, che come tale va affrontato. Continuare a discutere sulla legalizzazione o meno delle sostanze significa solo negare il problema stesso ed il disagio che ne è alla base, ma soprattutto negare la PERSONA in quanto tale. Siamo pronti a collaborare con chiunque ponga l’uomo, e non la sostanza, al centro del proprio intervento.

In questo senso la FICT non dice NO aprioristicamente, non ha prevenzioni di sorta, purché le proposte di soluzione, le ricerche scientifiche, i modelli di intervento, partano dall’UOMO in quanto tale, con le sue fragilità e le sue straordinarie ricchezze. Partiamo dal presupposto che nessuno è irrecuperabile e che ogni uomo è sempre portatore di enormi potenzialità. Occorre partire da questo per predisporre qualsiasi piano di contrasto alle dipendenze che possa avere un’efficacia reale e misurabile. Noi, in questi 25 anni, abbiamo continuato a gridare, a chiedere udienza, a cercare di spiegare che la vulnerabilità all’addiction che i neurobiologi ci dicono risalga a tratti biologicamente determinati, può essere superata, contrastata e ridotta da sistemi di gratificazione personali, familiari e sociali, riducendo quell’ansia del vivere che sempre più ci attanaglia, che sempre più isola l’individuo colpevolizzandolo nel tentativo di definire la nostra società “avanzata” come il migliore dei mondi possibili. In questi anni non abbiamo lavorato da soli, non vogliamo arrogare a noi il merito di risposte uniche e totalizzanti, ma abbiamo creduto che solo un lavoro integrato e di rete poteva permetterci di comprendere fenomeni complessi


L’ABBRACCIO COSTRUIRE IL FUTURO

come la dipendenza e cercare di dare risposte. Abbiamo sempre puntato all’integrazione tra pubblico e privato, un’integrazione che non ci vedesse ancelle servili, ma co-attori in un sistema di vera pari dignità e sussidarietà orizzontale. Alla logica dello scontro pubblico/privato sociale, nel quale da più parti si tenta di imbrigliare gli operatori del settore, noi contrapponiamo il valore dell’alta integrazione: Servizi Pubblici e Comunità Terapeutiche che, nella consapevolezza e nel rispetto delle rispettive mission, programmano e realizzano interventi congiunti. Tutti i Centri che io oggi rappresento hanno legami forti con il territorio; sono riusciti a sopravvivere per oltre 20 anni, nonostante le difficoltà, a volte la sordità politica delle istituzioni locali. La Provvidenza, la nostra testardaggine, e la nostra capacità di flettere l’organizzazione ai bisogni delle persone e del territorio hanno avuto ragione sugli eventi contrari. Continuiamo ad affermare che la nostra è una risposta, non la risposta, e ancora una volta tendiamo la mano a strutture pubbliche e private che con impegno lavorano e condividono il nostro fine. Ascolteremo oggi il dottore Gerra e il dottore Gatti, insieme ai nostri operatori, parlare di evidenze scientif iche e di esperienze sul campo. In piccolo, questa è un’azione concreta di integrazione. Ci si rimprovera da più parti che non siamo schierati, non vorrei che si intendesse per schieramento l’appartenenza a formazioni partitiche! E perché sia più chiaro che

il nostro obiettivo, il nostro fine e la nostra mission mette al centro la persona e non la sostanza, e che soprattutto nessuno è irrecuperabile, voglio con chiarezza affermare che siamo contro la legalizzazione di qualsivoglia sostanza d’abuso, non ritenendone nessuna innocua. Mi chiedo inoltre a che età legalizzare? Si consentirà ai minori di afferire a droghe dichiarate legali? O la legalizzazione riguarderebbe la fascia della maggiore età? E allora, visto che sempre più si abbassa l’età dei giovani che fanno uso si verrebbe ad avere un mercato legale per i maggiorenni e un mercato illegale per i minorenni? Non è così che si sconfigge il mercato illegale della droga. Siamo ancora una volta schierati quando affermiamo che non con misure repressive si ha ragione del fenomeno, ma con la depenalizzazione di alcuni reati e non con le carceri, pensate come spazi di rieducazione, ma divenute troppo spesso palestre di criminalità. E poi che strano, quando ormai la via di assunzione delle droghe ha lasciato il buco ci si propone di spendere denaro per “stanze del buco”? Ultimamente è difficile incontrare nei nostri centri giovani con le classiche stigmate sulle braccia perché le sostanze oggi vengono sniffate, inalate, fumate, calate. Mi chiedo perché parlare proprio adesso della stanza del buco. È un modo di affermare che c’è una sottopopolazione di irrecuperabili e che la sicurezza sociale ci chiede di isolarli in luoghi di contenimento? Non riusciamo ad essere d’accordo né con il principio di

irrecuperabilità della persona, né con la ricomparsa di metodi contenitivi che richiamano alla memoria strutture di controllo sociale. Ben diverso è un lavoro che riduca il danno alle persone in attesa di una loro disponibilità al cambiamento. Per noi la persona è il centro del sistema e il sistema è corresponsabile dei disagi della persona. Penso che la condivisione con il mondo degli esperti possa impedire superficialità madornali, e facili

Obiettivo sull’emergenza cocaina

Il Centro di Solidarietà di Genova ha organizzato presso In-Chiostro una mostra fotografica sulla città vecchia come la vedono i ragazzi. 7


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

seduzioni nel considerare alcune persone come irrecuperabili. Siamo purtroppo consapevoli che molte delle proposte sulla lotta alle dipendenze vengono gettate lì da un mondo politico sempre più diviso e lontano dai reali problemi, ma siamo pronti a contrastare chiunque provi a relegare la tossicodipendenza a terreno di conquista politico o, peggio ancora, provi ad “usare” il disagio e la devianza, il dolore della gente, per f ini meramente partitici e squisitamente pubblicitari. Nella lotta alle povertà, all’emarginazione, non c’è spazio per gli interessi di parte, per le faide tra partiti, pena una inevitabile sconfitta. Occorre invece una risposta unica, concertata, che ponga la persona “in disagio”, al centro della propria azione, individuandola come unico vero obiettivo di ogni intervento. Ma è proprio sul fenomeno della cocaina, argomento di oggi, che vorrei per un attimo soffermarmi. Riflettevo che stranamente questa sostanza è l’abito perfetto di una società che cerca la performance, che ha messo al centro la velocità e la competizione, che vuole carpire l’attimo fuggente. Dimenticando valori come pazienza, sacrificio, onestà, solidarietà, giustizia sociale. Droga dei ricchi, una volta si diceva, la cocaina invade adesso tutto il territorio nazionale mantenendo però un velato consenso specie in alcuni settori della nostra società. Il nostro no a tutte le sostanze è sempre stato chiaro, e non è cambiando sostanza che si trasforma un “NO” in un “NI”.

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Sulla cocaina peraltro ho una ragione in più di opposizione. La mia terra, la Calabria, è stritolata da fenomeni di illegalità diffusa, dalla ‘ndrangheta che cresce, si fa forte, soprattutto attraverso il commercio di cocaina e il suo stretto legame con i narcotrafficanti sudamericani. Soprattutto coloro che occasionalmente la usano e dicono di essere contro la mafia, dovrebbero fermarsi a riflettere che anche con quell’unica “pista” la stanno finanziando. In questo senso, anche oggi, vogliamo ribadire forte che, così come chiediamo attenzione e clemenza verso la vittima, siamo in campo, con i nostri strumenti, in una lotta senza quartiere ai veri carnefici, ai trafficanti di morte. Questa lotta però ci vedrà sempre perdenti sino a quando non riusciremo a fornire risposte unitarie contro un nemico che, nell’interesse e nel profitto, ha saputo tessere una rete di alleanze e collusioni che lo hanno reso immune da qualsivoglia attacco. Mafia e poteri forti non si sconfiggono con le polemiche, e neanche con le dotte dissertazioni. Si sconfiggono sul campo, con un lavoro complesso di prevenzione oltre che di repressione, di sviluppo oltre che di controllo del territorio, di ricerca della Giustizia Sociale, di lotta ai privilegi, di partecipazione, di tutela dei diritti di cittadinanza, perché non vi siano più cittadini di serie A e di serie B. Salutiamo con speranza il vaccino contro la cocaina. Personalmente, non ho nulla contro i farmaci nelle

dipendenze, ma dipende da come essi vengono utilizzati e inseriti nel progetto di recupero. Siamo sempre convinti che la tossicodipendenza non si possa sconfiggere solo con vaccini o farmaci ma vada sempre accompagnata con un paziente lavoro di ristrutturazione del sè e l’iscrizione del soggetto in nuove e proficue relazioni sociali. Mi lasciano perplesso però i dati preliminari sul vaccino, che indicano che il calo progressivo anticor pale contro la cocaina rappresenta una nuova caduta nella sostanza, mentre sembrerebbe utile contro l’overdose da cocaina. Rimaniamo tuttavia in attesa di nuove evidenze scientifiche e dichiariamo la nostra disponibilità a collaborare a progetti scientifici e di ricerca. Oggi, purtroppo, nonostante i nostri sforzi e gli sforzi dei Servizi Pubblici e di tutto il Privato Sociale, ci sentiamo sconfitti perchè il fenomeno della tossicodipendenza dilaga. Aumentano i primi contatti dei soggetti con le sostanze e cambiano le motivazioni e le modalità di uso e di abuso. Ecco perché il nostro impegno deve mettere in primo piano la prevenzione. Una prevenzione attenta a cercare nuove idee e nuove risposte, nuovi interlocutori e nuove proposte. Una prevenzione che diventi essenzialmente promozione di una nuova cultura della cittadinanza e che, affianco ai giovani e ai bambini, sia capace di costruire nuovi e alternativi percorsi per le loro famiglie e per gli adulti di domani. Dobbiamo osare oggi di investire in questo settore nonostante la ben


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

nota difficoltà di disporre di risor- le per una seria programmazione possono prescindere da una forse economiche. Dobbiamo sottrar- degli interventi e per la loro conti- mazione comune e dalla condivire alle sostanze il lieve consenso nuità. Invitiamo inoltre tutte le sione della mission, ambito in cui sociale che hanno da più parti Regioni ad una maggiore omoge- il nostro Istituto Progetto Uomo recuperato lavorando insieme alla neità sugli standard qualitativi e opera con costante impegno e profamiglia che, avendo nella società sui costi dei servizi. fessionalità, meritando da tutti noi postmoderna cambiato volto e E proprio in questo delicato un riconoscimento sentito e un struttura, ha perso molta della sua momento storico, decisivo per il sostegno concreto. capacità di sostegno e di indirizzo nostro futuro e il futuro dei giova- Alla segreteria, agli organizzatori dei giovani. ni affianco dei quali lottiamo nella di questo convegno, al gruppo Sembra un compito immane ed è quotidianità, mi rivolgo in modo della Rete Tematica che da più di per questo che chiediamo oggi particolare agli operatori, ai un anno lavora su questo progetto aiuto a questo governo, a cui ci volontari e ai presidenti dei Centri e a tutti i gruppi delle Reti Tematirivolgiamo, perché non solo riveda della Federazione per ricordare che che, sono certo, presto daranla legge Fini Giovanardi, ma per- che la nostra forza maggiore risie- no evidenza del loro lavoro, e, con ché soprattutto dia stabilità ad una de nel confronto, nell’appartenen- loro, a Maria Federica Massobrio struttura dipartimentale che arric- za e nell’unità. Insieme dobbiamo che segue, per il Consiglio, con chendosi del contributo di tutti, far sì che la Federazione sia segno instancabile dedizione, i lavori delle diverse anime del mondo del visibile e testimonianza dei valori delle Reti, un particolare grazie recupero e della prevenzione, non fondanti del nostro essere comu- per il lavoro svolto. ne ricerchi le appartenenze partiti- nità, per essere in grado, con azio- A tutti gli ospiti un caloroso benche, ma ne riconosca l’impegno e ni concrete, di coniugare e saldare venuto e buon lavoro. il contributo che da questa può conoscenza e coscienza, pluraliarrivare. Per questo suggeriamo smo ed uguaglianza, libertà e soli- *L’intervento di apertura al convegno ancora una volta una riflessione darietà. Obiettivi questi che non annuale della Fict più approfondita per elaborare una legge più Con un abbraccio è più facile integrarsi in un nuovo Paese organica e maggiormente condivisa, ma scritta soprattutto con il contributo di chi quotidianamente opera sul territorio e al servizio della persona. Vorremmo qui sollevare anche il problema cruciale delle risorse economiche chiedendo che l’ l,5 % del budget assegnato dalle Regioni alla Sanità venga vincolato per i percorsi di recupero residenziali e non, gestiti dai servizi pubblici e privati. Questa è una condizione irrinunciabi9


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Dal disagio di oggi all’agio di domani il contributo del Centro al Piano regolatore sociale Redazione

I

n preparazione alla stesura del Piano Regolatore Sociale, il Comune di Genova ha organizzato un’audizione il giorno 16 maggio, presso la V Commissione Consiliare presieduta dal consigliere Ermanno Pasero. A questa audizione ha invitato i rappresentanti di alcune Associazioni cittadine impegnate in diversi ambiti del vasto panorama dei servizi alla persona. Anche il Centro di Solidarietà era tra gli intervenuti, riportiamo di seguito l’intervento della nostra Presidente che è stato depositato perché fosse messo agli atti dell’audizione. Intendo ringraziare il Comune di Genova per avere intrapreso questo coraggioso percorso innovativo che dovrebbe sfociare nella realizzazione del Piano Regolatore Sociale, strumento che ritengo fondamentale per intervenire sulla qualità della vita dei nostri concittadini. Reputo molto importante anche l’incontro odierno nell’ottica di una reale collaborazione tra il Comune e le Organizzazioni impegnate in diversi campi delle “emergenze sociali” del nostro territorio. Ho trovato parecchi punti di contatto tra i valori e le azioni prefigurati nel Piano Regolatore e quelli che il Centro di Solidarietà ha sempre perseguito nel suo operato a favore delle fasce più deboli della società: 10

• La centralità della persona non si può prescindere da questo pilastro nel pensare alla qualità della vita del territorio. • Trasparenza e concretezza delle azioni - tutto quanto viene fatto deve essere assolutamente documentabile e misurabile nelle sue ricadute per evitare sprechi e correggere eventuali errori. • Forte collegamento tra economia e sociale - deve essere un collegamento bi-direzionale, occorrono investimenti di risorse economiche fresche nel sociale, ma è altrettanto vero che interventi di qualità possono dare come risultato quello instaurare un circuito virtuoso tendente a promuovere come risorse per la Società persone che prima erano considerate solo un peso per essa (tossico/alcool-dipendenti, minori a rischio, esclusi dai circuiti lavorativi, disabili…). In questo senso le risorse impegnate per il Sociale vanno intese come investimenti e non come spese.

la gestione del disagio, in qualunque forma esso si manifesti, ma ad intervenire sempre di più in un’ottica preventiva ed anticipatrice volta a garantire per il futuro una migliore qualità di vita per i cittadini genovesi. Se dovessi usare uno slogan, direi che si deve spostare l’attenzione “dal disagio di oggi all’agio di domani”.

Valori ed azioni che mi inducono a sostenere questo progetto, anche se credo utile puntualizzare ancora alcuni aspetti.

In questa trasformazione, compito del Privato Sociale è quello di perseguire una posizione non più solamente subalterna di mero esecutore dei servizi; il passaggio storico è quello di assumere un compito attivo, direi quasi “politico”, nello studio della situazione e nella compartecipazione alla creazione delle strategie più idonee ad affrontare le situazioni di disagio. Il passaggio,secondo me, è quello da gestore a manager.

Il punto nodale che vorrei sottolineare con questo mio intervento è la trasformazione di mentalità che dovrebbe attuare il sistema di “protezione sociale”: credo sia fondamentale un salto in avanti che porti la rete dei servizi- pubblici e del privato sociale- ad operare non solo sul contenimento e

Per ottenere questo risultato è auspicabile una vasta condivisione degli obiettivi ed una larga partecipazione di soggetti di tipo diverso: Istituzioni, Soggetti Economici, mondo del No-prof it, associazioni dei cittadini… perché dobbiamo pensare alla qualità di vita non solo come misure contro l’emarginazione ma interventi che coinvolgano le politiche della casa, del lavoro, della scuola e del tempo libero ovvero le diverse componenti della vita di ognuno di noi.


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Concludo offrendo già da ora la nostra disponibilità a partecipare a tutti gli organismi previsti dal Piano (Comitati, tavoli) in cui si trattino tematiche nelle quali in Centro di Solidarietà è attivo da oltre 30 anni: dipendenze, sicurezza, carcere, giovani, integrazione lavorativa.

I protagonisti dell’audizione

Il Presidente del Centro di Solidarietà di Genova Dr. Bianca Costa Bozzo I lavori sono proseguiti ed il 28 giugno si è svolto, ai Magazzini del Cotone, il II° Forum di presentazione del Piano Regolatore Sociale. È stata una giornata molto intensa con due plenarie e otto incontri tematici per analizzare i diversi aspetti affrontati nel PRS. Molto interessante è stata la tavola rotonda del pomeriggio dove veniva analizzato il rapporto tra sviluppo economico e coesione sociale. Con molto rincrescimento abbiamo notato che in esso non si parla mai di tossicodipendenza e problemi collegati. È stato fatto notare anche all’interno dell’incontro tematico sulla sicurezza e ci auguriamo che se ne tenga conto. Ricordiamo che il titolare del progetto “Odissea” è lo stesso Comune, così come lo è di altri interventi sulla riduzione del danno. Ci piace pensare che sia stata solo una “scelta” dovuta alla moltitudine di argomenti in discussione e non una precisa volontà politica dalla quale -se così fosse- dissentiamo decisamente. Rinnoviamo -invece- la nostra disponibilità a costituire un fonte sinergico per affrontare il problema nelle sue attuali e future evoluzioni.

Giorgio Pescetto, regista del Piano regolatore sociale del Comune di Genova

Bianca Costa Bozzo, presidente del Centro di Solidarietà di Genova

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L’ABBRACCIO

Cento per Centro IL CENTRO HA BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO. BASTANO 1.000 EURO ALL’ANNO PER SOSTENERE LE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E RECUPERO CHE IL CENTRO OFFRE ALLA CITTÀ DA PIÙ DI TRENT’ANNI. IL CONTRIBUTO È TOTALMENTE DEDUCIBILE. POTETE VERSARLO IN QUESTO MODO: BONIFICO BANCARIO A FAVORE FONDAZIONE “CENTRO DI SOLIDARIETÀ ONLUS” ISTITUTO S. PAOLO IMI - SEDE DI GENOVA C/C N° 60830 ABI 1025 CAB 1400 CAUSALE “100 X CENT(R)O” Deducibilità per le imprese: Ai sensi art 13 Dlgs 4/12/97 n° 460 le offerte alle ONLUS sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi fino ad un importo di € 2.065,83 annui o il 2% del reddito d’impresa, come documentazione è valida la ricevuta del bonifico bancario.

V i a P. P a s t o r i n o 1 8 6 r. - 1 6 1 6 2 G e n o v a - Te l . 0 1 0 . 7 4 . 1 5 . 0 5 4 - F a x 0 1 0 . 7 4 . 1 6 . 2 8 1 i n f o @ t o t a l p r i n t . i t - w w w. t o t a l p r i n t . i t 12


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Il Ministero: il 5% della popolazione mondiale ha fatto uso di droghe nell’ultimo anno

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“ e droghe non sono un gioco da bambini”: questo lo slogan dell'Uff icio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) per la Giornata internazionale contro l’uso e il traffico illecito di droga (26 giugno 2006). Indetta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1987, la giornata ha lo scopo di ricordare gli obiettivi concordati dagli Stati Membri delle Nazioni Unite per la creazione di una società internazionale libera dall’abuso di droga. L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) sceglie ogni anno un tema per la Giornata Internazionale, e lancia una campagna che dura tutto l’anno per accrescere la consapevolezza sul problema globale della droga. Quest’anno il tema della campagna internazionale 2006 (“le droghe non sono un gioco da ragazzi”) si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica sul potere distruttivo delle droghe e nello stesso tempo responsabilizzare la società affinché il benessere dei bambini sia sempre ritenuto come un bene assolutamente prioritario. Le stime più recenti indicano che 200 milioni di persone, ovvero il 5% della popolazione mondiale compresa fra i 15 ed i 64 anni, hanno fatto uso di droghe illecite almeno una volta negli ultimi 12 mesi. Ma che cosa si può dire dei bambini, in particolare di quelli compresi trai i 4 e i 10 anni? Sebbene essi siano raramente

oggetto di studi a livello nazionale e internazionali, i bambini di ogni età sono inclini al consumo e al traffico illecito di droghe. Tra i più vulnerabili vi sono i bambini di strada, che lavorano e vivono in condizioni disperate, i ragazzi e le ragazze che appartengono a famiglie di consumatori o trafficanti di stupefacenti. Questi bambini sono esposti sia a modelli di vita negativi, sia ai comportamenti violenti che derivano dall’uso di droghe. In alcuni casi i bambini hanno perso i genitori a causa di questa piaga e sono accuditi da zii, zie o nonni. Anche nella scuola la situazione può presentare situazioni di rischio, laddove adolescenti e coetanei spingono i bambini prima a fumare sigarette, poi a bere alcool, e infine a provare la marijuana, alla quale possono seguire altre tipologie di droga. La campagna contro le droghe dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine esorta gli adulti a proteggere i bambini, facendo sì che la casa sia per loro un luogo sicuro e che essi conoscano i pericoli associati all’uso di droghe. Insegnanti ed assistenti sociali hanno un importante ruolo da svolgere, vigilando su eventuali segnali di allarme e prendendo solleciti provvedimenti per affrontare qualsiasi problema relativo alle droghe. Gli insegnanti, in particolare, possono fornire ai bambini informazioni sui rischi connessi all’uso di droghe e dare loro

opportunità per discutere apertamente il problema. Anche altri individui ed organizzazioni hanno la possibilità ed il dovere di contribuire alla protezione dei bambini. Fra questi ricordiamo i media, le istituzioni governative e le organizzazioni non-governative. Fonte: Ministero dell'Interno

L’Onu mobilita genitori e insegnanti

“Coinvolgiamo e incoraggiamo genitori e insegnanti” La dichiarazione del segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Kofi Annan (nella foto), nella giornata mondiale della lotta contro la droga

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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Le ragioni del mio ritorno: mi mancava il volontariato al Centro di Ivana Simonini*

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ono stata lontana dal Centro molto tempo, ma avevo sempre mantenuto i rapporti con Bianca, Franca e Berni, per cui pur lontana condividevo con loro le gioie e le difficoltà. Quando mi sono laureata in giurisprudenza pensavo di poter diventare avvocato, per cui ho lasciato il Centro. Le bocciature all’esame di Abilitazione sono state per me un aiuto a superare l’orgoglio e l’ambizione; ma chi mi ha fatto capire veramente che ciò che mi mancava non era la carriera legale ma il volontariato al Centro, è stato Marco. La mia vita non era priva di interessi, ma nella cultura e nella politica non avevo trovato i valori della “nostra filosofia”. Il mio percorso di rientro è stato simile a quello dei ragazzi: ho telefonato per chiedere se potevo

ritornare ed il giorno seguente prestavo servizio al centralino con Francesca. Avevo scelto di iniziare dal centralino perché volevo risentire le voci, pranzare nel refettorio, andare in cucina a salutare Franca, Renata le mamme e Tito. Dopo un mese mi è stato chiesto di ritornare a svolgere i seminari con i ragazzi di Trasta. Il giorno del mio ingresso in C.T. ero molto intimidita, ma Ezio mi aspettava dal portone, per donarmi le chiavi di Casa, affinché potessi entrare senza esitazioni e paure. Il dono delle chiavi è stato per me un segno di Solidarietà ed Amicizia e da quel momento non mi sono più sentita né estranea né in difficoltà. Il programma dei seminari era molto pretenzioso, ma con la collaborazione di tutti gli operatori e soprattutto l’impegno e la volontà

dei ragazzi hanno fatto si che sia stato svolto. Un aiuto ai volontari è stato l’incontro mensile con il Direttore per conoscerci, per analizzare le nostre difficoltà e le nostre proposte per migliorare il servizio. In uno di questi incontri Mara ci ha chiesto perché abbiamo scelto di fare quel tipo di volontariato, non ho dovuto pensarci molto per darmi la risposta, ho scelto di fare la volontaria al Centro perché ho potuto constatare che “nessuno è tanto povero da non avere qualcosa da dare” e “nessuno è tanto ricco da non aver bisogno di qualcuno”. Grazie soprattutto per il bene che mi avete dato. Grazie Bianca, Franca, Berni e Marco per avermi aiutata a ritornare e per avermi fatto capire che il volontariato è più importante dell’ambizione. * volontaria del Centro

La struttura di Trasta dove Ivana Simonini svolge il servizio di volontariato. L’edificio (a destra) completamente rimodernato immerso nel verde della Valpolcevera

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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

I ragazzi di Trasta riscoprono il mondo del lavoro visitando la mostra a Palazzo Ducale I ragazzi di Trasta

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er noi, ragazzi tossicodipendenti, il lavoro è stato una parte della nostra quotidianità che abbiamo quasi annullato. Giorno dopo giorno il Centro di Solidarietà di Genova ci permette di dare il giusto valore a noi stessi, alla nostra vita e a quello che ne fa parte. L’opportunità, offertaci da Ivana Simonini, di visitare la mostra dedicata al mondo del lavoro, dal titolo” Tempo moderno- da Van Gogh a Warhol”, nello scenario spettacolare di Palazzo Ducale, ci permette ancora di più di aprire la mente verso il mondo reale e pensare a quello che ci aspetta nel nostro futuro. Un’arte contemporanea che focalizza l’epicentro del mondo lavorativo, con una realtà difficile ma essenziale per noi giovani. La mostra inizia con l’inestimabile dipinto di Van Gogh “lavoro nei campi” dove viene esaltata la vita contadina della sua epoca: persone costrette a lavorare, nel vero senso della parola, tutto il giorno per guadagnarsi da vivere in condizioni molto precarie, scalze e con pochi stracci addosso, ma ricche di valori autentici. Si prosegue spaziando da foto che hanno come oggetto il mondo delle fabbriche ai dipinti di vari artisti europei, ricchi di simbologia, inquadranti molto bene lo stile di vita proletario delle varie epoche.

È stato molto importante e suggestivo osservare l’uso del colore da parte dei pittori: cupo nella rappresentazione del lavoro vero e proprio o dei primi scioperi, più limpido quando invece rappresentano il mondo esterno, ad esempio il porto o la città. Tutti noi ragazzi siamo rimasti entusiasti da questa mostra e, come già detto, da Palazzo Ducale. Ecco di seguito le riflessioni e le emozioni di alcuni di noi: Giuseppe è rimasto molto colpito dalle foto che ritraggono donne che lavorano molto duramente all’interno delle fabbriche durante la guerra, negandosi persino il giusto nutrimento e la cura personale e dedicandosi completamente al sostentamento della famiglia. Giorgio ricorda le sfumature dei colori e la definizione dei personaggi raff igurati nel quadro di

Rubens; Albertino è rimasto entusiasta dell’architettura del Ducale, in particolare dagli affreschi in oro zecchino sul soff itto risalenti all’epoca barocca. Tutti quanti siamo rimasti stupiti quando, entrati nell’ultima stanza, davanti ai nostri occhi è apparsa una Madonna, racchiusa in una nicchia e con il Bambino Gesù tra le braccia, riceveva la luce da una piccola finestra posta sopra la nicchia ed invisibile ai nostri occhi. Abbiamo appreso quanto siano stati importanti i valori legati alla famiglia ed alla cultura lavorativa f ino a pochi decenni dal dopoguer ra, quanto- purtroppo- si siano in parte persi con l’evoluzione della Società ed infine quanto siano importanti per aiutarci a vivere nel rispetto di noi stessi. Grazie Ivana!

L’immagine simbolo della mostra “Tempo Moderno. Da Van Gogh a Warhol. Lavoro, macchine e automazione nelle Arti del Novecento", che si svolge a Palazzo Ducale nell’Appartamento del Doge e che resterà aperta fino al 30 luglio prossimo.

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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Il Centro con la Diocesi di Genova in pellegrinaggio a Lourdes

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ourdes... Un viaggio organizzato dal Centro per un gruppo di persone abbastanza eterogeneo: operatori curiosi, alcuni scettici e nello stesso tempo con un grande voglia di vivere una esperienza nuova e spirituale, persone veterane e “di casa” in un luogo così lontano e particolare... Un gruppo di persone che non ha avuto bisogno di molto tempo per trovare quella intimità e quella complicità necessarie a rendere ogni esperienza speciale e indimenticabile Ognuno di noi ha dato un significato particolare a questo luogo così diverso, così profondo e per certi aspetti magico, un significato che nasce dalla propria esperienza di vita, dal rapporto che ognuno di noi ha con la sofferenza e con la spiritualità. Più che un racconto ci è più facile riportare delle immagini che credo ci rimarranno impresse per molto tempo. I momenti di grandi risate e subito dopo, senza neanche dovercelo dire, si passava a un profondo e sen-

tito raccoglimento. La preparazione dei canti per il Coro, momento di grande emozione mista ad un po’ di vergogna ma anche ad un grande entusiasmo. Il passaggio dentro la Grotta dove si è in mezzo a tanta gente ma si è miracolosamente da soli con la sola vicinanza del Divino. Il guardare le persone che prestavano servizio agli ammalati e interrogarci contemporaneamente se anche noi siamo capaci di donare con tanta serenità agli altri. I momenti dove ognuno di noi

decideva il modo in cui avvicinarsi al Signore, chi osservando la natura, chi facendo la Via Crucis, chi salendo in ginocchio una scalinata, chi facendo il bagno alle Piscine o semplicemente accendendo una candela. Queste emozioni rimarranno nella nostra mente e nel nostro cuore. Grazie Bianca, per averci offerto questa grande occasione. La testimonianza dei partecipanti del CSG al pellegrinaggio diocesano

La Basilica di Lourdes meta ogni anno di pellegrinaggio di milioni di fedeli da tutte le parti del mondo

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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Il bilancio e il programma per il 2006 varati dalla Cooperativa Centro di Solidarietà

AREA ISTITUZIONALE

garantire il servizio e la continuità lavorativa dei Soci e dei dipendenti • Accreditamento Regionale: la domanda è stata presentata nei termini, aspettiamo un riscontro dalla Regione.

• La novità più evidente è il passaggio dei contratti, riguardanti gli immobili del Fassolo e di Trasta, dalla Cooperativa alla Fondazione. Infatti S.E. il Cardinale Tarcisio Bertone in qualità di Presidente della Fondazione • Certificazione di Qualità: il proBrignole Sale Negroni, propriegetto sta proseguendo il suo iter, taria dell’immobile del Fassolo, è quasi terminato il manuale poiha richiesto espresnel prosieguo dell’ansamente questa openo- verrà “testato” il Cresce il ruolo razione, perché una sistema e, in ultimo, si della Fondazione. Fondazione offre chiederà la certificaAl Centro maggiori garanzie zione. la possibilità rispetto ad una Coodi destinare perativa. La stessa • Anche per il 2006 il 5 per mille richiesta è pervenuta continueremo la dal Don Orione, nostra adesione a vari proprietaria dell’immobile di Enti e Coordinamenti sia locali Trasta. È stato quindi firmato un sia nazionali, questo lavoro di Contratto d’uso ventennale che rete ha dato ricadute positive prevede un canone di affitto ma sulle nostre attività istituzionali, che da maggiore garanzia: menvale la pena di proseguirlo. Tra tre il comodato il si può rescinquesti va ricordato l’impegno dere in qualsiasi momento, con nella Cooperativa “Multiservil’uso questo non può avvenire. ce” alla quale è stato distaccato Gianni Minuti. • Le convenzioni con le Istituzioni prevedono che l’Ente convenzio- • Il Centro di Solidarietà è tra gli nato sia titolare degli immobili Enti che possono ricevere la in cui vengono svolti i servizi. donazione del “5 x 1000” della Se le Istituzioni richiederanno propria dichiarazione dei redditi. anche il passaggio delle convenA tale proposito è stata fatta zioni alla Fondazione, sarà opera di promozione attraverso necessario un atto ufficiale tra la diversi canali. Fondazione e la Cooperativa per

AREA ORGANIZZATIVA • Riguardo al discorso sul personale va ricordato che prosegue anche per il 2006 una intensa attività formativa che vede impegnata la quasi totalità degli operatori. Le direttrici sono diverse: conoscenza di base per gli operatori giovani, tecniche dello Psicodramma per un nutrito numero di Responsabili ed operatori anziani, autoformazione attraverso la partecipazione a gruppi tematici FICT per una mezza dozzina di operatori senior. Durante il corso dei mesi saranno sfruttate anche possibilità di aggiornamento e formazione ritenute valide per i progetti della Cooperativa. Parallelamente proseguono le attività di Supervisione nelle diverse Equipes. • Altro nodo fondamentale dal punto di vista organizzativo è quello che riguarda i progetti ed il personale in essi impiegato. Sono in fase avanzata di discussione due progetti, rivolti ad un target giovane, in collaborazione con il Comune di Genova, il Consorzio Agorà ed il Dipartimento della Salute Mentale. Tali progetti dovrebbero trovare spazio in una nuova ala del Fassolo (lato Ponente) che la Fondazione 17


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Brignole Sale Negroni è disposta assetto istituzionale che prevede AREA COMUNICAZIONE a darci in uso. Utentre diverse contabilità. • Nel corso del 2005 il Centro è za dei progetti In arrivo stato presente molte volte su saranno i minor • L’organizzazione la Certificazione stampa e media locali e nazionaextracomunitari non dirigenziale interna di Qualità. li spaziando tra i diversi temi accompagnati e giocontinuerà ad essere L’accordo con la alla base dei nostri servizi e inivani con problematiarticolata su tre diverProvincia per l’inseziando a rendere familiari anche che psichiatriche. si livelli di responsarimento dei disabili altri volti del Centro. In ambito Collegati a queste bilità che fanno capo cittadino vi sono stati due novità, ci saranno al C. di A.: Presidenmomenti topici: il primo, la prenecessariamente dei movimenti za? Direzione? Coordinamento a sentazione del libro su Bianca ed alla voce “personale”. cui fa capo il gruppo dei responil Centro, in occasione della sabili, referenti dei servizi erogiornata mondiale contro la • Sempre alla voce progetti va gati dal Centro. Nell’ambito droga a giugno. Il secondo , il ricordato che prosegue quello della ripartizione dei servizi, convegno sulla doppia diagnosi, finanziato dalla Provincia per ricordiamo che da inizio anno in autunno a Palazzo S. Giorgio. l’inserimento lavorativo di fasce Prevenzione e Inserimento DisaMentre va ricordata la trasmisdeboli “over 40 anni”. Così bili sono passati da un coordinasione su RAI 1 della vigilia di come proseguono “Odissea”, mento all’altro per dare Natale con l’intervista Equal “E-Le Change”, l’ultima maggiore omogea Bianca e le riprese tranche finanziata di “Euphoneità ai due ambiti La presenza su effettuate al Centro. ria”, che terminerà a giugno, che risultano così stampa e Tv. così come sono in dirittura d’arsuddivisi: interno, i Il nuovo ruolo • Per il 2006, l’idea è rivo i vecchi progetti in ambito servizi terapeutici del Centro proseguire su questi carcerario. Prosegue anche una residenziali e non nell’assistenza binari migliorando intensa attività progettuale e culsvolti prevalenteai detenuti ulteriormente la quaturale, a livello locale e nazionamente all’interno lità della comunicale, per tutto ciò che riguarda il delle nostre struttuzione ed operando per una Servizio Civile Volontario. re; esterno, i servizi svolti prevamaggiore penetrazione a livello lentemente fuori dalle nostre di tessuto cittadino tramite un • Il MIUR (Ministero Istruzione strutture. gruppo di volontari attivo da iniUniversità Ricerca) ha conferzio anno. Con il Comitato Tecnimato anche per il prossimo anno • Come sempre va sottolineato co/Scientif ico si è convenuto scolastico 06/07 il distacco di 4 l’apporto fondamentale dei sulla periodicità annuale di un insegnanti, per tre di loro si tratvolontari i quali gestiscono in incontro culturale che persegua il ta di rinnovo, mentre la quarta modo completo alcuni servizi: duplice obiettivo di consolidare sostituisce una collega che rienauto-aiuto, cucina, telefono, la nostra immagine e visibilità, tra nella scuola. scuola, artigianato e piccole inoltre far passare la “nostra” manutenzioni. Rappresentano, filosofia di intendere il servizio • È stato implementato numericainoltre, un complemento fondaalle fasce deboli. Per il 2006 il mente il settore amministrativo mentale dei lavoratori nella tema prescelto è quello del rapper fare fronte alle aumentate gestione di tutti i settori del Cenporto tra il carcere e la comunità, richieste e complessità del nuovo tro.

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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

il periodo ipotizzato è fine autunno-inizio inverno.

AREA RIABILITATIVA

Superate le incomprensioni con gli Enti pubblici. Nuovi servizi per i giovani extracomunitari

• In riferimento al 2005, va sottolineata la sostanziale tenuta in termini numerici del percorso tradizionale che ha migliorato in qualità raggiungendo un incremento sostanziale rispetto alle giornate di effettiva presenza (stesso numero di residenti che fanno percorsi più lunghi). Si sono evidenziati ancora scollamenti ed incomprensioni con i nostri referenti del pubblico, ma si è avviata un’opera di ricucitura che si spera dia buoni risultati. • Non si è dato corso ai progetti specif ici sulla cocaina e del diurno per la doppia diagnosi perché da una analisi del territorio e delle risorse interne sono emerse possibilità diverse; come già ricordato si procederà con due progetti rivolti a fasce giovanili: uno a carico del Comune (minori extracomunitari) ed uno con la salute mentale (comunità per giovani psichiatrici). Oltre a questi va ricordato il discorso con il carcere in ambito di un progetto distrettuale che riguarda la direttissima.

Cooperativa: il “Chi è” del Consiglio d’Amministrazione L’Assemblea ha nominato all’unanimità il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Centro di Solidarietà di Genova per il triennio 2006-2009. Presidente: Bianca Costa Bozzo Consiglieri: Marco Cafiero, Enrico Costa, Gioacchino Dell’Olio, Fabio Ferrari, Ramon Fresta, Paolo Merello

BILANCIO CONSUNTIVO 2004/2005 COSTI

RICAVI

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